martedì 18 giugno 2013

DECRETO (integrale) LEGGE TITOLO I DISPOSIZIONI PER IL RILANCIO DELL’ECONOMIA CAPO I MISURE PER IL SOSTEGNO ALLE IMPRESE E ALL’INTERNAZIONALIZZAZIONE

Art. 1
(Rafforzamento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese).
1. Al fine di migliorare l’efficacia degli interventi del Fondo di garanzia per le piccole medie
imprese di cui all’articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n.662, con
decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, sono adottate, entro 30 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto e nel rispetto degli
equilibri di finanza pubblica, specifiche disposizioni volte a:
a) assicurare un più ampio accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese, anche tramite:
i. l’aggiornamento, in funzione del ciclo economico e dell’andamento del mercato
finanziario e creditizio, dei criteri di valutazione delle imprese ai fini dell’accesso alla
garanzia del Fondo e della misura dell’accantonamento a titolo di coefficiente di rischio;
ii. l’incremento, sull’intero territorio nazionale, della misura massima di copertura del Fondo
fino all’80% (ottanta percento) dell’importo dell’operazione finanziaria, con riferimento
alle “operazioni di anticipazione di credito, senza cessione dello stesso, verso imprese che
vantano crediti nei confronti di pubbliche amministrazioni” e alle “operazioni finanziarie
di durata non inferiore a 36 mesi” di cui, rispettivamente, agli articoli 4 e 5 del decreto del
Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, 26 giugno 2012, ai sensi e nei limiti stabiliti nei medesimi articoli;
iii. la semplificazione delle procedure e delle modalità di presentazione delle richieste
attraverso un maggior ricorso a modalità telematiche di accesso e di gestione della
garanzia;
iv. misure volte a garantire l’effettivo trasferimento dei vantaggi della garanzia pubblica alle
piccole e medie imprese beneficiarie dell’intervento.
b) limitare il rilascio della garanzia del Fondo alle operazioni finanziarie di nuova concessione ed
erogazione, escludendo la possibilità di garantire operazioni finanziarie già deliberate dai
soggetti finanziatori alla data di presentazione della richiesta di garanzia, salvo che le stesse non
siano condizionate, nella loro esecutività, all’acquisizione della garanzia da parte del Fondo.
2. Le condizioni di ammissibilità e le disposizioni di carattere generale di cui all’articolo 13 del
decreto ministeriale 31 maggio 1999, n. 248 sono approvate con decreto del Ministro dello sviluppo
economico, sentito il Ministro dell’economia e delle finanze.
3. Il comma 3 dell’articolo 11 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con
modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 3 è abrogato. 2
4. Al comma 3 dell’articolo 39 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con
modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, è eliminato l’ultimo periodo.
5. Il comma 10-sexies dell’articolo 36 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito,
con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, è abrogato. Conseguentemente,
all’articolo 39, comma 4, del decreto-legge n. 201/2011, le parole: “nonché alle grandi imprese
limitatamente ai soli finanziamenti erogati con la partecipazione di Cassa depositi e prestiti,
secondo quanto previsto e nei limiti di cui all’articolo 8, comma 5, lettera b), del decreto-legge 13
maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106” sono
soppresse.
Art. 2
(Finanziamenti per l’acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature da parte delle piccole e
medie imprese)
1. Al fine di accrescere la competitività dei crediti al sistema produttivo, le piccole e medie
imprese, come individuate dalla Raccomandazione 2003/361/CE della Commissione del 6
maggio 2003, possono accedere a finanziamenti e ai contributi a tasso agevolato per l’acquisto,
anche mediante operazioni di leasing finanziario, di macchinari, impianti e attrezzature nuovi di
fabbrica ad uso produttivo.
2. I finanziamenti di cui al comma 1 sono concessi, entro il 31 dicembre 2016, dalle banche
aderenti alla convenzione di cui al comma 8, a valere su un plafond di provvista, costituito, per le
finalità di cui all’articolo 3, comma 4-bis del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito,
con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, presso la gestione separata di Cassa depositi
e prestiti S.p.A., per un importo massimo di 5 miliardi di euro.
3. I finanziamenti di cui al comma 1 hanno durata massima di 5 anni dalla data di stipula del
contratto e sono accordati per un valore massimo complessivo non superiore a 2 milioni di euro
per ciascuna impresa beneficiaria, anche frazionato in più iniziative di acquisto. I predetti
finanziamenti possono coprire fino al 100 per cento dei costi ammissibili individuati dal decreto
di cui al successivo comma 5.
4. Alle imprese di cui al comma 1 il Ministero dello sviluppo economico concede un contributo,
rapportato agli interessi calcolati sui finanziamenti di cui al comma 2, nella misura massima e con
le modalità stabilite con il decreto di cui al comma 5. L’erogazione del predetto contributo è
effettuata in più quote determinate con il medesimo decreto. I contributi sono concessi nel rispetto
della disciplina comunitaria applicabile e, comunque, nei limiti dell’autorizzazione di spesa di cui al
comma 8.
5.Con decreto di natura non regolamentare del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con
il Ministro dell’economia e delle finanze sono stabiliti i requisiti e le condizioni di accesso ai
contributi di cui al presente articolo, la misura massima di cui al comma 4 e le modalità di
erogazione dei contributi medesimi, le relative attività di controllo nonché le modalità di raccordo
con il finanziamento di cui al comma 2.
6.La concessione dei finanziamenti di cui al presente articolo può essere assistita dalla garanzia del
Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese di cui all’articolo 2, comma 100, lettera a), della
legge 23 dicembre 1996, n. 662, nella misura massima dell’80 per cento dell’ammontare del
finanziamento. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro 3
dell’economia e delle finanze sono disciplinate priorità di accesso e modalità semplificate di
concessione della garanzia del Fondo sui predetti finanziamenti.
7.Per l’attuazione delle disposizioni di cui ai precedenti commi, il Ministero dello sviluppo
economico, sentito il Ministero dell’economia e delle finanze, l’Associazione Bancaria Italiana e
Cassa depositi e prestiti S.p.A. stipulano una o più convenzioni, in relazione agli aspetti di
competenza, per la definizione, in particolare:
delle condizioni e dei criteri di attribuzione alle banche del plafond di provvista di cui al comma 2,
anche mediante meccanismi premiali che favoriscano il più efficace utilizzo delle risorse;
dei contratti tipo di finanziamento e di cessione del credito in garanzia per l’utilizzo da parte delle
banche della provvista di scopo di cui al comma 2;
delle attività informative, di monitoraggio e rendicontazione che svolgono le banche aderenti alla
convenzione, con modalità che assicurino piena trasparenza sulla misura.
8.Per far fronte agli oneri derivanti dalla concessione dei contributi di cui al comma 4, è autorizzata
la spesa di 15 milioni di euro per l’anno 2014, di 42 milioni di euro per l’anno 2015, di 70 milioni
di euro per ciascuno degli anni dal 2016 al 2019, di 34 milioni di euro per l’anno 2020 e di 12
milioni di euro per l’anno 2021. I predetti oneri sono posti a carico delle maggiori entrate di cui
all’articolo 16.
Art. 3
(Rifinanziamento dei contratti di sviluppo)
1. Agli interventi di cui all’articolo 43 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 sono attribuite risorse pari a 150 milioni di euro per
il finanziamento dei programmi di sviluppo nel settore industriale, ivi inclusi quelli relativi alla
trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, da realizzare nei territori regionali che,
sulla base delle fonti finanziarie disponibili alla data di entrata in vigore del presente decreto, non
possono essere destinatari di risorse per la concessione delle agevolazioni.
2. I programmi di cui al comma 1 sono agevolati tramite la concessione del solo finanziamento
agevolato, nel limite massimo del 50% dei costi ammissibili. Alla concessione del contributo a
fondo perduto si provvede, conformemente a quanto previsto dall'articolo 8, comma 1, del decreto
interministeriale del 24 settembre 2010, nel limite finanziario dell'eventuale cofinanziamento
regionale disposto in favore dei singoli programmi d'investimento.
3. Per le finalità di cui al comma 1 il Ministero dello sviluppo economico utilizza le disponibilità
esistenti del Fondo per la crescita sostenibile di cui all'articolo 23 del decreto legge 22 giugno 2012,
n. 83, secondo le procedure e le modalità previste dal decreto 8 marzo 2013 del Ministro dello
sviluppo economico di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze. Le somme di cui al
comma 1 che non risultano impegnate entro il 30 giugno 2014 per le finalità previste dal medesimo
comma ritornano nella disponibilità del Fondo per la crescita sostenibile.
4. Il Ministro dello sviluppo economico, con proprio decreto, provvede a ridefinire le modalità e i
criteri per l'attuazione degli interventi di cui al comma 1, anche al fine di accelerare le procedure
per la concessione delle agevolazioni, di favorire la rapida realizzazione dei programmi
d'investimento e di prevedere specifiche priorità in favore dei programmi che ricadono nei territori
oggetto di accordi, stipulati dal medesimo Ministero, per lo sviluppo e la riconversione di aree
interessate dalla crisi di specifici comparti produttivi o di rilevanti complessi aziendali.
Art. 4
Norme in materia di concorrenza nel mercato del gas naturale e nei carburanti 4
1. All’articolo 22, comma 2, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164, come modificato
dall’articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 1 giugno 2011, n.93, le parole “Per gli stessi clienti
vulnerabili” sono sostituite dalle seguenti “Per i soli clienti domestici”.
2. Per le gare d’ambito di cui al primo periodo di applicazione, i termini di cui all’articolo 3 del
Decreto ministeriale 12 novembre 2011, n.226 sono da intendersi di natura perentoria. In
particolare, scaduti tali termini, la Regione con competenza sull’ambito, avvia la procedura di gara
attraverso la nomina di un commissario ad acta, ai sensi dell’articolo 14, comma 7, del decreto
legislativo 23 maggio 2000, n. 164.
3. Le date di cui all’Allegato 1 del decreto di cui al comma 2, relative agli ambiti ricadenti nel
primo e secondo raggruppamento dello stesso Allegato 1, devono intendersi prorogate
rispettivamente di otto mesi e quattro mesi. Per tutti gli ambiti dello stesso Allegato in cui non è
presente il capoluogo di provincia, la designazione della stazione appaltante di cui all’articolo 2,
comma 1, del Decreto ministeriale 12 novembre 2011, n.226, avviene a maggioranza qualificata dei
due terzi dei comuni appartenenti all’ambito che rappresentino almeno i due terzi dei punti di
riconsegna dell’ambito, come risultanti dai dati di riferimento per la formazione degli ambiti
pubblicati sul sito internet del Ministero dello Sviluppo Economico.
4. Decorsi quattro mesi dalla scadenza dei termini di cui al comma 2 senza che la Regione
competente abbia proceduto alla nomina del commissario ad acta, il Ministero dello sviluppo
economico, sentita la Regione, interviene per dare avvio alla gara, nominando un commissario ad
acta.
5. Nei casi in cui gli Enti locali concedenti non abbiano rispettato i termini di cui all’articolo 3 del
Decreto ministeriale 12 novembre 2011, n.226, come modificati dal comma 3, il 20% degli oneri di
cui all’articolo 8, comma 4, del Decreto ministeriale 12 novembre 2011, n.226, ad essi spettanti a
seguito della gara, sono versati dal concessionario subentrante, con modalità stabilite dall’Autorità
per l’energia elettrica e il gas, in uno specifico capitolo della Cassa conguaglio settore elettrico per
essere destinati alla riduzione delle tariffe di distribuzione dell’ambito corrispondente.
6. Al fine di facilitare lo svolgimento delle gare e di ridurre i costi degli enti locali e delle imprese il
Ministero dello sviluppo economico può emanare linee guida su criteri e modalità operative per la
valutazione del valore di rimborso degli impianti di distribuzione del gas naturale, in conformità
con l’articolo 5 del Decreto ministeriale 12 novembre 2011, n. 226.
7. All’articolo 83-bis, comma 17, del decreto legge 25 giugno 2008, n.112, convertito con
modificazioni dalla legge 6 agosto 2008, n.133, le parole “se tale ultimo obbligo comporta ostacoli
tecnici o oneri economici eccessivi e non proporzionali alle finalità dell’obbligo” sono sostituite
dalle parole “o la presenza di altri obblighi asimmetrici”.
8. All’articolo 28, comma 4, del decreto legge 6 luglio 2011 n. 98, convertito con modificazioni
dalla legge 15 luglio 2011 n. 111, come modificato dall’articolo 18 del decreto legge 24 gennaio
2012 n. 1, convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012 n. 27, è aggiunto in fine il
seguente periodo: “Nel caso i Comuni non provvedano entro i termini perentori sopra indicati, il
provvedimento è adottato dalla Regione entro i quattro mesi successivi e, decorso tale termine, dal
Ministero dell’interno.”
9. Entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto i soggetti indicati all’articolo 6,
commi 1 e 2, del decreto legislativo 13 agosto 2010, n.130, indicano al Ministero dello sviluppo
economico la loro volontà di mantenere la loro partecipazione nello sviluppo delle nuove effettive
capacità di stoccaggio tuttora da realizzare da parte dei soggetti di cui all’articolo 5 dello stesso
decreto. Nel caso tali conferme non ammontino al valore complessivo di 4 miliardi di metri cubi di
capacità di stoccaggio, il piano di realizzazione di nuove capacità di cui al comma 3 dello stesso
articolo 5 è conseguentemente ridotto di un pari ammontare. Il Ministero dello sviluppo 5
economico, sentita l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, adotta misure compensative
a carico del soggetto di cui all’articolo 5, comma 1. La attestazione di cui all’articolo 3 del decreto
legislativo 13 agosto 2010, n.130, è dovuta da parte dei soli soggetti detenenti quote di mercato,
calcolate con le modalità ivi indicate, superiori al 10%.
Art. 5
(Disposizioni per la riduzione dei prezzi dell’energia elettrica)
1. Al comma 16 dell’articolo 81 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6
agosto 2008, n. 133, e successive modifiche e integrazioni le parole: “volume di ricavi superiore a
10 milioni di euro e un reddito imponibile superiore a 1 milione di euro” sono sostituite dalle
seguenti: “volume di ricavi superiore a 500.000 euro e un reddito imponibile superiore a 80.000
euro.
2. Le maggiori entrate generate dalle disposizioni di cui al comma 1 sono destinate, al netto della
copertura finanziaria di cui all’articolo 2 (verificare numerazione), alla riduzione della componente
A2 della tariffa elettrica deliberata dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas sulla base delle
modalità individuate con decreto di natura non regolamentare adottato dal Ministro dell’economia e
delle finanze di concerto con il Ministro dello sviluppo economico entro 60 giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto.
3. I commi 7-bis, 7-ter e 7-quater dell'articolo 25 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, come
introdotti dal comma 364 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, sono abrogati.
4. A decorrere dal 1 gennaio 2014, il valore della componente del costo evitato di combustibile di
cui al provvedimento del Comitato interministeriale dei prezzi n.6/92, pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale n. 190 del 12 marzo 1992, da riconoscere in acconto fino alla fissazione del valore annuale
di conguaglio, è aggiornato trimestralmente in base al costo di approvvigionamento del gas
naturale nei mercati all’ingrosso come definito dalla deliberazione del 9 maggio 2013, n.
196/2013/R/GAS e degli ulteriori provvedimenti dell'Autorità per l’energia elettrica e del gas, ferma
restando l’applicazione dei valori di consumo specifico di cui al decreto del Ministro dello sviluppo
economico 20 novembre 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 280 del 30 novembre 2012. Il
Ministro dello sviluppo economico, con provvedimento da adottare entro 60 giorni dall’entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto su proposta dell’Autorità per l’energia
elettrica e il gas, stabilisce le modalità di aggiornamento del predetto valore, in acconto e in
conguaglio, nonché le modalità di pubblicazione dei valori individuati secondo i criteri di cui ai
commi 5 e 6.
5. Per l’anno 2013, il valore della componente di cui al comma 4 è determinato sulla base del
paniere di riferimento di cui alla legge 23 luglio 2009, n.99, in cui il peso dei prodotti petroliferi sia
progressivamente ridotto in ciascun trimestre e posto pari all’ottanta per cento nel primo trimestre,
al sessanta per cento nel secondo trimestre, al quaranta per cento nel terzo trimestre e al venti per
cento nel quarto trimestre. Restano ferme le modalità di calcolo della componente relativa al
margine di commercializzazione all’ingrosso e della componente di trasporto nonché i valori di
consumo specifico di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 20 novembre 2012. 6
6. In deroga ai commi 4 e 5, per gli impianti di termovalorizzazione di rifiuti ammessi al regime di
cui al provvedimento del Comitato interministeriale dei prezzi n.6/92, che alla data di entrata in
vigore del presente decreto siano in esercizio convenzionato da un periodo inferiore a otto anni,
fino al completamento dell’ottavo anno di esercizio il valore della componente di cui al comma 4 è
determinato secondo il paniere di riferimento di cui alla legge 23 luglio 2009, n. 99, in cui il peso
dei prodotti petroliferi è pari al sessanta per cento.
7. Sono abrogate le disposizioni di cui all’articolo 30, comma 15, della legge 23 luglio 2009, n.99
incompatibili con le norme del presente articolo.
8. Le disposizioni di cui al presente articolo sono attuate in modo da comportare una riduzione
effettiva degli oneri generali di sistema elettrico e dei prezzi dell’energia elettrica.
Art 6
(Gasolio per il riscaldamento delle coltivazioni sotto serra)
1. A decorrere dal 1° agosto 2013 e fino al 31 dicembre 2015, a favore dei coltivatori diretti e degli
imprenditori agricoli professionali iscritti nella relativa gestione previdenziale ed assistenziale è
applicata, sul gasolio utilizzato per il riscaldamento delle coltivazioni sotto serra, secondo quanto
previsto dall’articolo 17 della direttiva 2003/96/CE del Consiglio del 27 ottobre 2003 e successive
modificazioni, l’accisa al livello di imposizione, per l’anno 2013, pari a euro 25 per 1.000 Litri,
qualora gli stessi soggetti, in sede di richiesta dell’assegnazione del gasolio, ai sensi del decreto
ministeriale 14 dicembre 2001, n. 454, si obblighino a rispettare la progressiva riduzione del
consumo di gasolio per finalità ambientali.
2. Ai sensi dell’articolo 25 del regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione del 6 agosto 2008,
il livello di accisa da corrispondere non deve essere inferiore al livello minimo di imposizione
definito dalla direttiva (CE) n. 2003/96/CE, e successive modificazioni. Qualora tale livello minimo
sia modificato l’accisa dovuta per il gasolio utilizzato per il riscaldamento delle coltivazioni sotto
serra viene corrispondentemente adeguata. La sintesi delle informazioni relative alla misura di cui al
comma 16-bis è comunicata alla Commissione europea con le modalità di cui all’articolo 9 del
citato regolamento (CE) n. 800/2008.
3. All’onere derivante dall’attuazione dei commi 1 e 2, pari a 4,75 milioni di euro per l’anno 2013 e
11,4 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014-2015 si provvede mediante riduzione dei consumi
medi standardizzati di gasolio da ammettere all’impiego agevolato di cui al decreto del Ministro
delle politiche agricole e forestali 26 febbraio 2002, recante « Determinazione dei consumi medi dei
prodotti petroliferi impiegati in lavori agricoli, orticoli, in allevamento, nella silvicoltura e
piscicoltura e nelle coltivazioni sotto serra ai fini dell’applicazione delle aliquote ridotte o
dell’esenzione dell’accisa», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 67 del 20 marzo 2002, in misura
tale da garantire la copertura finanziaria di cui al presente comma.
4. Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro
dell’Economia e Finanze viene disciplinata l’applicazione del presente articolo. 7
Art. 7
 (Imprese miste per lo sviluppo)
1. Il comma 1 dell’articolo 7 della legge 26 febbraio 1987, n. 49, è sostituito dal seguente:
 “1. A valere sul Fondo di rotazione di cui all’articolo 6 e con le stesse procedure, possono
essere concessi ad imprese italiane crediti agevolati per assicurare il finanziamento della quota
di capitale di rischio, anche in forma anticipata, per la costituzione di imprese miste. Possono
altresì essere concessi crediti agevolati ad investitori pubblici o privati o ad organizzazioni
internazionali, affinché finanzino imprese miste da realizzarsi in Paesi in via di sviluppo (PVS)
o concedano altre forme di agevolazione identificate dal CIPE che promuovano lo sviluppo dei
Paesi beneficiari. Una quota del medesimo Fondo può essere destinata alla costituzione di un
Fondo di garanzia per prestiti concessi dagli istituti di credito a imprese italiane o per agevolare
gli apporti di capitale dalle imprese italiane nelle imprese miste.”
Art. 8
(Desk Italia: modifiche all’articolo 35 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179)
1.All’articolo 35, comma 3, del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con
modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, le parole: “il Ministero dello sviluppo
economico, in raccordo con il Ministero degli affari esteri,” sono sostituite dalle seguenti: “la
Presidenza del Consiglio dei Ministri, avvalendosi del personale del Dipartimento per la
programmazione e il coordinamento della politica economica, in raccordo con il Ministero dello
sviluppo economico ed il Ministero degli affari esteri,”.
Art. 9
 (Accelerazione nell’utilizzazione dei fondi comunitari)
1. Le amministrazioni e le aziende dello Stato a ordinamento autonomo, ivi compresi gli istituti e le
scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le istituzioni universitarie, le Camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura, gli enti pubblici non economici nazionali, le
amministrazioni, le agenzie di cui al d.lgs. 30 luglio 1999, n. 300, sono tenuti a dare precedenza,
nella trattazione degli affari di competenza, ai procedimenti, provvedimenti e atti anche non aventi
natura provvedimentale relativi alle attività in qualsiasi modo connesse all’utilizzazione dei fondi
strutturali europei, compresi quelli inerenti allo sviluppo rurale e alla pesca e alla realizzazione dei
progetti realizzati con i medesimi fondi.
2. Al fine di adempiere alla Raccomandazione della Commissione europea del 29 maggio 2013 e al
fine di non incorrere nelle sanzioni previste dall’ordinamento dell’Unione europea per i casi di
mancata attuazione dei programmi e dei progetti cofinanziati con fondi strutturali europei e di
sottoutilizzazione dei relativi finanziamenti, relativamente alla programmazione 2007-2013, lo
Stato, o la Regione, ove accertino ritardi ingiustificati nell’adozione di atti di competenza degli enti
territoriali, può intervenire in via di sussidiarietà, sostituendosi all’ente inadempiente secondo
quanto disposto dai commi 2 e 3 del presente articolo. 8
3. Le amministrazioni competenti all’utilizzazione dei diversi fondi strutturali, nei casi in cui
riscontrino criticità nelle procedure di attuazione dei programmi, dei progetti e degli interventi di
cui al comma 1, riguardanti la programmazione 2007-2013, convocano una Conferenza di servizi al
fine di individuare le inadempienze e accertarne le eventuali cause, rimuovendo, ove possibile, gli
ostacoli verificatisi.
4. Ove non sia stato possibile superare le eventuali inadempienze nel corso della Conferenza di
servizi di cui al comma 2, le amministrazioni, per la parte relativa alla propria competenza,
comunicano all’ente territoriale inadempiente i motivi di ritardo nell’attuazione dei programmi,
progetti e interventi di cui al comma 1 e indicano quali iniziative ed atti da adottare. In caso di
ulteriore mancato adempimento, entro il termine di 30 giorni dalla comunicazione,
l’amministrazione dello Stato, sentite le Regioni interessate, adotta le iniziative necessarie al
superamento delle criticità riscontrate, eventualmente sostituendosi all’ente inadempiente attraverso
la nomina di uno o più commissari ad acta.
Art. 10
(Liberalizzazione dell'allacciamento dei terminali di comunicazione alle interfacce della rete
pubblica)
1. La registrazione della traccia delle sessioni, ove non associata all’identità dell’utilizzatore, non
costituisce trattamento di dati personali e non richiede adempimenti giuridici. Se l’offerta di accesso
ad internet non costituisce l'attività commerciale prevalente del gestore, non trovano applicazione
l’articolo 25 del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259 e l’articolo 7 del decreto legge 27 luglio
2005 , n. 144, convertito in legge 31 luglio 2005, n. 155.
2. Al decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 198 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) l’articolo 2 è soppresso;
b) all’articolo 3 il comma 2 è sostituito dal seguente: “2. Il decreto del Ministro delle poste e
telecomunicazioni 23 maggio 1992, n. 314 è abrogato”.
Art11
(Proroga del credito d’imposta per la produzione, la distribuzione e l’esercizio cinematografico)
1. Per i periodi d’imposta 2014 e 2015 spettano i crediti d’imposta di cui all’articolo 1, commi da
325 a 328 e da 330 a 337, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e successive modificazioni. Ai
relativi oneri, pari ad euro 80 milioni per l’anno 2014 e ad euro 40 milioni per l’anno 2015, si
provvede ai sensi dell’articolo 1, comma 4, del decreto legge 31 marzo 2011, n. 34, convertito, con
modificazioni dalla legge 26 maggio 2011, n. 75, fermo restando quanto stabilito dall’articolo 24,
comma 1, della legge 12 novembre 2011, n. 183. 9
CAPO II
MISURE PER IL POTENZIAMNETO DELL’AGENDA DIGITALE ITALIANA
Art. 12
(Governance dell’Agenda digitale Italiana)
1. Il comma 2 dell'articolo 47 del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, convertito con modificazioni
dalla legge 4 aprile 2012 n. 35 é sostituito dal seguente:
"2. È istituita la cabina di regia per l'attuazione dell'agenda digitale italiana, presieduta dal
Presidente del Consiglio dei Ministri o da un suo delegato e composta dal Ministro dello sviluppo
economico, dal Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, dal Ministro per la
coesione territoriale, dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dal Ministro
dell'economia e delle finanze. La cabina di regia è integrata per gli aspetti relativi al settore
sanitario con un componente designato dal Ministro della salute. La cabina di regia presenta al
Parlamento, entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, avvalendosi anche
dell'Agenzia per l'Italia digitale e delle amministrazioni rappresentate nella cabina di regia, un
quadro complessivo delle norme vigenti, dei programmi avviati e del loro stato di avanzamento e
delle risorse disponibili che costituiscono nel loro insieme l’agenda digitale. Nell'ambito della
cabina di regia è istituito con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri il Tavolo permanente
per l’innovazione e l’agenda digitale italiana, organismo consultivo permanente composto da esperti
in materia di innovazione tecnologica e da esponenti delle imprese private e delle università,
presieduto dal Commissario del Governo per l’attuazione dell’agenda digitale posto a capo di una
struttura di missione per l'attuazione dell'agenda digitale istituita presso la Presidenza del Consiglio
dei Ministri. All'istituzione della cabina di regia di cui al presente comma si provvede con le
risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.”
2. Al decreto legge 22 giugno 2013, n. 83, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’articolo 19, comma 1, sono soppresse le parole da “del Ministro dell’economia e delle
finanze” sino alla fine del periodo;
b) all’articolo 20, comma 2, sono soppresse le parole da “altresì, fatte salve” sino a “istituzioni
scolastiche”;
c) all’articolo 21, il comma 2, è sostituito dal seguente:
“2. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, o il Ministro delegato, nomina il Direttore Generale
dell’Agenzia tra persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di
innovazione tecnologica e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella
gestione di processi di innovazione.”
d) all’articolo 21, comma 4, sono soppresse le parole da “su proposta del Ministro dello
sviluppo economico” sino a “con il Ministro dell’economia e delle finanze”;
e) all’articolo 22, il comma 6, è sostituito dal seguente:
“6. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, o del Ministro delegato, di concerto
con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro quarantacinque giorni dalla 10
nomina del Direttore generale dell'Agenzia, è determinata la dotazione delle risorse umane
dell’Agenzia, fissata entro il limite massimo di 130 unità, con corrispondente riduzione delle
dotazioni organiche delle amministrazioni di provenienza, nonché la dotazione delle risorse
finanziarie e strumentali necessarie al funzionamento dell'Agenzia stessa, tenendo conto del
rapporto tra personale dipendente e funzioni dell'Agenzia, in un'ottica di ottimizzazione delle
risorse e di riduzione delle spese per il funzionamento e per le collaborazioni esterne. Con lo
stesso decreto è definita la tabella di equiparazione del personale trasferito con quello
appartenente al comparto Ministeri. I dipendenti trasferiti mantengono l'inquadramento
previdenziale di provenienza, nonché il trattamento economico fondamentale e accessorio,
limitatamente alle voci fisse e continuative, corrisposto al momento dell'inquadramento. Nel
caso in cui il trattamento risulti più elevato rispetto a quello del comparto Ministeri, il personale
percepisce per la differenza un assegno ad personam riassorbibile con i successivi
miglioramenti economici.”
Art. 13
(Misure per favorire la diffusione del domicilio digitale)
1. All’articolo 10 del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito dalla legge 12 luglio
2011, n. 106 sono apportate le seguenti modifiche:
a) dopo il comma 3-ter è aggiunto il seguente comma: “ 3-quater. All’atto della richiesta della
carta d’identità elettronica o del documento unificato, è riconosciuta al cittadino la possibilità di
richiedere una casella di posta elettronica certificata, ai sensi dell'articolo 16-bis, comma 5, del
decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio
2009, n. 2, e di indicare la stessa quale proprio domicilio digitale, di cui all’articolo 3-bis del
decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82. Con il decreto del Ministro dell’Interno di cui al
comma 3 sono stabilite le modalità di rilascio del domicilio digitale all’atto di richiesta della
carta d’identità elettronica o del documento unificato.”.
2. Dall’applicazione della disposizione di cui al comma 1 non derivano nuovi o maggiori oneri
a carico della finanza pubblica.
Art. 14
(Razionalizzazione dei CED Centri elaborazione dati- Modifiche al decreto-legge 18 agosto
2012, n. 179)
1. All’articolo 33-septies del decreto-legge 18 agosto 2012, n. 179, convertito, con
modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, dopo il comma 4 è inserito il seguente:
“4-bis. Nell’ambito del piano triennale di cui al comma precedente sono individuati i livelli
minimi dei requisiti di sicurezza, di capacità elaborativa e di risparmio energetico dei CED,
nonché le modalità di consolidamento e razionalizzazione, ricorrendo ove necessario
all’utilizzo dei CED di imprese pubbliche e private nel rispetto della legislazione vigente in
materia di contratti pubblici.” 11
Art. 15
(Misure per favorire realizzazione del Fascicolo sanitario elettronico)
All’articolo 12 del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito nella legge 17 dicembre
2012, n. 221, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 2, dopo le parole “Il FSE è istituito dalle regioni e province autonome,” sono
inserite le seguenti “entro il 31 dicembre 2014”;
b) al comma 6, le parole “senza l'utilizzo dei dati identificativi degli assistiti e dei documenti
clinici presenti nel FSE” sono sostituite dalle seguenti “senza l'utilizzo dei dati identificativi
degli assistiti presenti nel FSE”;
c) al comma 15, dopo le parole “dei servizi da queste erogate” sono inserite le seguenti “,
ovvero avvalersi dell’infrastruttura centrale per il FSE, fruibile in modalità cloud computing e
conforme ai criteri stabiliti dal decreto di cui al comma 7, resa disponibile dall’Agenzia per
l’Italia digitale, avvalendosi della società di cui al comma 15 dell'articolo 83 del decreto-legge
25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.
d) dopo il comma 15 sono aggiunti i seguenti commi:
“16. Entro il 31 dicembre 2013, le regioni e le province autonome presentano all’Agenzia per
l’Italia digitale il piano di progetto per la realizzazione del FSE;
17. L’Agenzia per l’Italia digitale sulla base delle esigenze avanzate dalle regioni nell’ambito
dei rispettivi piani cura la progettazione e la realizzazione dell’infrastruttura centrale per il FSE
di cui al comma 15;
18. L’Agenzia per l’Italia digitale e il Ministero della salute operano congiuntamente, per le
parti di rispettiva competenza, al fine di: a) valutare e approvare, entro 60 giorni, i piani di
progetto presentati dalle regioni e province autonome per la realizzazione del FSE,
verificandone la conformità ai criteri stabiliti dal decreto di cui al comma 7; b) monitorare la
realizzazione del FSE, da parte delle regioni e province autonome, conformemente ai piani di
progetto approvati;
19. Per la realizzazione dell’infrastruttura centrale di FSE di cui al comma 15, è autorizzata una
spesa non superiore ai 10 milioni di euro per il 2014 e ai 5 milioni di euro a decorrere dal 2015,
da definirsi su base annua con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze su proposta
dell’Agenzia per l’Italia digitale. ” 12

domenica 16 giugno 2013

Bonanni : ci vuole la patrimoniale ed uno shock fiscale. Altrimenti senza lavoro si muore

venerdì 14 giugno 2013

“SI RISPETTI LA DECISIONE DEL TAR OPPURE OCCUPEREMO IL PRESIDIO”

orso castano : Il Tar dunque sconfessa l'assesorato alla Sanita' del Piemonte. Una bella notizia, una vittoria di tutti quelli che si sono impegnati in prima fila e sopratutto il riconoscimento dell'eccellenza delle strutture che si volevano chiudere !! 

#OCCUPYVALDESE, ANAAO ASSOMED: 

39130Anaao Assomed Piemonte chiede lasospensione delle delibere relative al trasferimento di attività dall’ospedale Valdese di Torino. In caso contrario si studieranno, a difesa della legalità, azioni di contrasto e di protesta, come losciopero, manifestazioni sotto la sede della direzione e l’occupazione del presidio Valdese da parte degli operatori. L’associazione dei medici dirigenti del Servizio sanitario piemontese ha infatti inviato in mattinata una lettera al direttore generale dell’Asl To1 Giovanna Briccarello e all’assessore Ugo Cavallera.
L’obiettivo è chiedere il rispetto dell’ordinanza del Tar, che sottolinea l’importanza dell’ospedale Valdese come servizio di eccellenza per il territorio. Dopo la bocciatura, sempre da parte del Tar, della chiusura dei laboratori di emodinamica, Anaao Piemonte vuole evidenziare l’ennesimo fallimento della politica sanitaria della giunta Cota.
“Visto che non ci fidiamo di un Direttore che fa nomine contra legem e che fa della arroganza il suo principale mezzo di comunicazione, chiediamo all’assessore Cavallera di intervenire rapidamente e di ricondurre alla ragione uno dei peggiori Direttori che mai la Sanità piemontese abbia avuto”, ha dichiarato il segretario regionale di Anaao Assomed Gariele Gallone.
Scarica il comunicato stampa
Scarica il testo della lettera

come viene governata la Sanita' del Piemonte

ASL1, INDAGATO IL RESPONSABILE ANTI CORRUZIONE (REPUBBLICA TORINO)IL RESPONSABILE del servizio di prevenzione della corruzione è indagato per turbativa d’asta. La notifica, recapitata ieri a cinque componenti della commissione che doveva assegnare un grosso appalto interaziendale per lo smaltimento dei rifiuti (anno 2011), riguarda anche Pasqualino Schifano, che negli ultimi anni ha accumulato una serie di incarichi assegnati dalla direzione generale dell’azienda To1. Il capo d’imputazione indicato sulla notifica firmata dal pm Andrea Padalino per tutti gli indagati è turbativa d’asta. Nei giorni scorsi, Schifano era comparso in una lettera indirizzata dal sindacato medici Anaao all’assessorato, ai sindacati e anche al Prefetto. Nei giorni successivi la Procura di Torino ha aperto un’indagine.

LEGGI L’ARTICOLO COMPLETO SU REPUBBLICA

LEGGI ANCHE:

martedì 11 giugno 2013

orso castano: e la psichiatria? ormai siamo soli !!  

Ercolano, fioraio si dà fuoco e si uccide
gettandosi dall’ufficio del sindaco


ANSA
Curiosi e forze dell’ordine davanti al Comune di Ercolano (Napoli) dove un fioraio si è dato fuoco negli uffici del sindaco e poi si è lanciato dalla finestra

Il gesto contro un divieto di sosta davanti al negozio. Ferito passante
In strada l’ira dei commercianti.
Il cardinale Sepe: «Drammi estremi
Questa crisi invade tutto e tutti»

La Net Comunicazione Politica

Reuters IT
11/6/2013................Pochi minuti dopo la pubblicazione del post, apparso come di consueto come un editoriale online di Grillo, compare un altro messaggio, firmato Beppe Grillo nel quale il comico, come un qualunque altro follower del sito, chiede al movimento cosa pensi delle critiche rivoltegli dalla senatrice Adele Gambaro. Ditemi "se sono io il problema".
Parlando a SkyTg24, la Gambaro aveva detto che il problema del movimento è Grillo: "Due comuni conquistati [Pomezia e Assemini] non sono un successo, ma una debacle elettorale. Inoltre ci sono percentuali molto basse. Stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi. Mi chiedo come possa parlare male del Parlamento se qui non lo abbiamo mai visto. Lo invito a scrivere meno e osservare di più".
"Il problema del MoVimento è Beppe Grillo, noi il lavoro lo stiamo facendo e questo non viene percepito. Credo che altri all'interno del Parlamento abbiano le mie stesse idee; il disagio c'è ed è evidente, ma non arriva a un dissenso vero e proprio", aggiunge la senatrice.M5S HA FATTO PROPOSTE, DOVEVA BRUCIARE il PARLAMENTO (ndr per farsi ascoltare)?Grillo difende il movimento dalle critiche che attribuiscono il calo dei consensi alla scarsità di iniziative rispetto alle promesse elettorali: "M5s ha presentato proposte di legge per le Pmi, per l'abolizione dei contributi pubblici ai giornali e ai partiti, ha spinto l'iniziativa di cancellazione del Porcellum, e per il ritiro delle nostre truppe dall'Afghanistan. E ha rinunciato ai rimborsi elettorali per 42 milioni, si è dimezzata lo stipendio parlamentare pari circa a 350.000 euro al mese"."Le proposte di legge del M5s sono ignorate, respinte. Il M5s è legalitario, pacifico, ghandiano. Cosa ci si aspettava? Che dessimo fuoco al Parlamento?", scrive Grillo.Se si esclude Gambaro, i parlamentari a 5 stelle, che stamani hanno votato per il nuovo capogruppo in Senato al posto di Vito Crimi - il calabrese Nicola Morra -, non hanno fatto finora cenno al deludente risultato elettorale.

vedi anche :

La Net Comunicazione Politica

Conosco Francesco Pira da tanti anni, ed una cosa su cui mi sono sempre trovata d’accordo con lui è che parlare di “propaganda” oggi può essere qualcosa di più di una mera provocazione, o di un vezzo da intellettuale d’altri tempi.Tempi oramai passati e superati, rispetto alla nostra esperienza democratica non meno che all’evoluzione della sfera mediatica in senso stretto. Ma non erano, quelli, i tempi del populismo? E non è di comunicazione, di immagini, di semplificazioni che quest’ultimo si nutre? Il libro di Francesco Pira, docente di Relazioni Pubbliche e Comunicazione delle Organizzazioni Complesse presso l’Università di Udine, ci ricorda che esiste il rischio concreto – recentemente sottolineato anche da Morcellini – che la rete stia “attivamente collaborando alla diffusione dell’ignoranza pubblica … uno degli ingredienti fondamentali, se non la matrice profonda, del populismo”. Se «compito della comunicazione politica è quello di utilizzare in una strategia efficace i nuovi e i vecchi strumenti per rendere i messaggi chiari e agevolare la partecipazione» (p. 9), il fatto è che, nonostante le grandi potenzialità offerte dalla rete, tale compito resta sostanzialmente disatteso, specialmente in Italia. D’altra parte, è inutile cercare le origini di un problema “vecchio” nei media “nuovi”: il problema sta semmai nella politica, da una parte, e nel sistema della comunicazione, dall’altra. Ma anche nella debolezza di una società civile che, a fasi alterne e a geometrie variabili, finisce con l’essere o troppo vicina o troppo lontana rispetto ai partiti.Meritevole da parte dell’autore è anche il tentativo di mantenersi equidistante dall’ottimismo globalista di Castells (pure abbondantemente citato nel testo) o di Lévy, non meno che dal pessimismo apocalittico di Morozov.“La Net Comunicazione Politica” propone invece una panoramica del quadro istituzionale e sociale nel quale la Net-Politica si inserisce, per cercare di tracciare i contorni di un fenomeno destinato ad essere sempre “nuovo”: l’evoluzione della sfera pubblica ai tempi del televisione-centrismo; la frammentazione dei luoghi della produzione culturale – ma anche delle pratiche politiche e partecipative; la post-politica e la disaffezione dei cittadini-elettori nei confronti dei partiti tradizionali; il difficile compito dell’informazione giornalistica, fra user-generated content, iperlocalismi … e chiacchiericcio (pardon, buzz).L’agorà virtuale non di rado diventa piazzetta. Qui da noi poi, nel Paese dei paesi, è più che probabile che accada.Lo stile partecipativo che la Rete sollecita appare all’Autore «molto difficile da coniugare con lo stile comunicativo italiano»: «Partiti e candidati che non costruiscono la relazione all’interno di un discorso politico chiaro non sono in grado di costruire un vero spazio di condivisione» (p. 33-35).Ed in effetti, i siti meglio confezionati seguono le regole del marketing politico, e sono ben poco partecipativi: a volte, c’è proprio poco a cui partecipare; in altri, si avverte invece la difficoltà di gestire un contesto in beta permanente. La veloce evoluzione delle tecnologie mal si accorda infatti con i rituali delle decisioni di partito. Last but not least, il sistema dei media ha abituato i partiti (e non solo) ad avere il controllo su comunicazione e contenuti, facendo apparire adesso il web 2.0 come un mare troppo aperto.Passando dai siti dei partiti o dei candidati più in vista alla miriade di soggetti (a vario titolo definibili) politici si dovrà riconoscere che ogni tanto, sulla rete, «la politica riesce anche ad essere più volgare della televisione» (p. 36). Senza par condicio néwisdom of the crowds, chi può frenare il post-populismo e/o la politica neo-pop. Del resto, proprio nel fitto della subpolitica e dei candidati locali, possono nascondersi (rare) esperienze innovative, che testimoniano di quella “resistenza comunitaria” a cui fanno riferimento – per aspetti diversi – Bauman e Castells. Se insomma nel volume appare alquanto sottovalutata la complessità della relazione globale / locale nel definire luoghi e configurazioni della network society, ed in particolare la dimensione prettamente locale del discorso politico, è anche vero che le forme contemporanee del populismo e della propaganda trovano il loro humus nel fatto che, in linea di massima, «la nostra dimensione politica si genera tutta all’interno dell’arena mediatica di cui anche i social network fanno parte» (p. 30). La politica italiana, poi, «anche in virtù della nuova legge elettorale, che ha creato uno scollamento forte tra territorio/cittadini ed eletto, si muove tutta all’interno dei contenitori mediatici tra i quali la televisione gioca il ruolo principale» (p. 22).I rilevanti segnali di cambiamento che si sono osservati nelle ultime elezioni amministrative e nella campagna referandaria, infatti, hanno riguardato più il subpolitico che la politica istituzionale, la quale, in rete, deve «prima di tutto comunicare con queste comunità che corrispondono in alcuni casi al cosiddetto “movimentismo”» (p. 68), avendo ben chiaro che «per essere inclusi nella rete globale è necessario diventare un nodo, utile alla rete stessa» (p. 59).Diversamente, conclude Pira, «siamo alle solite: si vende per comunicazione politica il marketing elettorale che rischia di essere “propaganda”» (p. 106).

giovedì 6 giugno 2013

Sentenza Eternit: Guariniello è una "guida" anche per l'Ilva

http://youtu.be/JZaIxpXOrIg , vai al video
Napoli (TMNews) - La sentenza Eternit è un precedente per processi analoghi, come quello sull'Ilva di Taranto. Ne è convinto il Pm di Torino Raffaele Guariniello, che ha parlato a Napoli a margine di un convengno sulla salute e la sicurezza nell'edilizia."E' un esempio - spiega - purtroppo girando nel nostro paese trovo molte zone che sappiamo essere zone in cui sono capitate molte morti per mesotelioma in cui non viene fatto nessun processo penale"Guariniello ha condotto le indagini sulle migliaia di morti e ammalati di tumore nei comuni piemontesi sede degli stabilimenti Eternit; indagini che hanno portato alla condanna a 18 anni di reclusione per il manager dell'azienda, Stephan Schmidheiny. Una strada che, spiega, hanno già imboccato anche i giudici impegnati sul caso Ilva."Ho potuto rilevare - conclude il giudice - che i reati che sono stati contestati dai colleghi di Taranto sono proprio i reati che formano oggetto della sentenza Eternit e cioé il disastro doloso e l'omissione dolosa di cautele antifortunistiche. Questo vuol dire che abbiamo delle norme che possono essere di base per interventi incisivi".Spazio infine per una stoccata a chi mette in dubbio l'indipendenza dei magistrati. "Questo successo, ha detto Guariniello, viene visto con ammirazione in tutto il mondo grazie ai nostri padri costituenti che hanno reso il pubblico ministero indipendente dal potere politico".

ancora sull'intervento di impianto di cell pancreas nel bacino

All'ospedale San Raffaele di Milano hanno aggiunto un'altra stelletta al loro già ricco medagliere nel campo della ricerca scientifica. Un'equipe di medici e ricercatori è riuscita a impiantare cellule pancreatiche nel midollo osseo di quattro pazienti a cui in precedenza era stato asportato il pancreas. Un intervento, il primo al mondo di questo genere, straordinario per due motivi: il primo per la sede dell'impianto e cioè il midollo dove normalmente vivono le cellule staminali dedicate alla produzione di sangue. Il secondo perché si è trattato di un trapianto autologo: le isole pancreatiche impiantate erano state prelevate da quella parte ancora sana del pancreas dello stesso paziente. Con il risultato che non è stata necessaria alcuna terapia immunosoppressiva, come è necessario invece nei trapianti da donatore, e che il tessuto impiantato ha attecchito, funzionato e continua a funzionare a tre anni dall'intervento. Lo studio è stato appena pubblicato su Diabetes, la più importante rivista di diabetologia al mondo affiliata all'American Diabetes Association.
Il punto di partenza della ricerca sono stati i quattro pazienti sottoposti all'asportazione totale del pancreas per ragioni diverse che vanno dalla pancreatite cronica, alla presenza di tumori benigni oppure di cisti. In seguito all'intervento, sono diventati diabetici molto particolari, cioè di tipo 3C, difficile da controllare anche con le più avanzate terapie insuliniche. Infatti, se nel diabete di tipo 1 o tipo 2 il danno è sostanzialmente limitato alla cellula che produce l'insulina (denominata cellula beta), nel diabete 3c vengono meno sia le cellule beta, sia tutte le altre cellule endocrine che risiedono nel pancreas e che producono altri ormoni altrettanto importanti per la regolazione dei livelli di zucchero nel sangue. Le conseguenze sono il peggioramento della qualità di vita e il rischio di complicanze, anche gravi, come il possibile coma ipoglicemico.
La prospettiva era quella del trapianto di isole pancreatiche, procedura adottata finora nel diabete di tipo 1, cioè quello giovanile, in casi in cui la terapia insulinica non è efficiente, e che prevede il trapianto di cellule pancreatiche da donatore nel fegato del ricevente. Il fegato subentra così al pancreas iniziando a produrre insulina. Il rigetto è però una possibile complicazione e non sempre le isole trapiantate riescono a sostituire del tutto la funzione del pancreas. Modificando questa procedura, i ricercatori del San Raffaele hanno recuperato dal pancreas prelevato chirurgicamente le cellule endocrine «ricostruendolo» nel midollo osseo dello stesso paziente, a livello del bacino, spiega Lorenzo Piemonti, responsabile del programma di trapianto di isole e dell'Unità della biologia delle beta cellule del San Raffaele.
«L'approccio utilizzato è innovativo e dimostra che è possibile per un tessuto non ematopoietico, e nella fattispecie endocrino, sopravvivere e funzionare in un ambiente molto particolare come quello del midollo osseo», aggiunge lo scienziato. «La nostra speranza è che il microambiente del midollo osseo possa essere utilizzato anche nei pazienti con diabete di tipo 1 sottoposti a trapianto da donatore d'organo. Abbiamo già iniziato uno studio clinico anche se la situazione è più complessa perché si deve tenere conto della reazione del sistema immunitario».
Importanti prospettive si potrebbero aprire anche per i tumori del pancreas.

Caso Cucchi. Ingroia: “Eppure c’è un dato sicuro: è entrato vivo ed è uscito morto”

lurlodimunch


orso castano : Sapete quante furono le vittime della guerra al brigantaggio meridionale fra il 1861 e il 1871?”......La verità è un’altra. Secondo lo storico inglese Denis Mack Smith, l’esercito italiano perse complessivamente 23.013 uomini (contro i circa 6.000 caduti nelle tre Guerre d’Indipendenza) mentre, come documentano le ricerche archivistiche di Alessandro Romano, ben 266.370 furono le vittime tra i “Briganti” (tali erano considerati anche vecchi, donne e bambini residenti nei paesi semplicemente sospettati di fornire loro appoggio). Altri autori, meno attendibili, arrivano a un milione (nel 1861 la popolazione del Regno delle Due Sicilie è stimata intorno ai nove milioni di abitanti). Comunque stiano le cose, ciò che risulta evidente è che la vera guerra d’indipendenza non fu combattuta contro l’Austria, ma contro il popolo del Regno delle Due Sicilie che, contrariamente a quanto è stato propagandato dalla retorica patriottarda, non accolse i soldati italiani come liberatori ma come invasori.E come tali essi si comportarono, rendendosi responsabili di quello che potremmo definire un vero genocidio.Così scrive Antonio Gramsci: “Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti”.L’esercito italiano distrusse 51 paesi e ne massacrò la popolazione. I casi più tragici furono quelli di Pontelandolfo e Casalduni che, all’alba del 14 agosto del 1861, furono circondati da due colonne di bersaglieri, al comando del colonnello Negri e del maggiore Melegari (il “mandante” era il generale Cialdini, Cavaliere dell’Ordine della Santissima Annunziata e Gran Croce dell’Ordine Militare di Savoia).I paesi furono dati alle fiamme ed ebbero inizio il massacro, il  Foscolo nei Sepolcri ricorda anche due vittime illustri della protervia del potere :Machiavelli e Galileo . 
Io quando il monumento
vidi ove posa il corpo di quel grande
che temprando lo scettro a’ regnatori
gli allòr ne sfronda, ed alle genti svela
di che lagrime grondi e di che sangue;
.........e di chi vide
sotto l’etereo padiglion rotarsi
piú mondi, e il Sole irradïarli immoto,
........................
- Te beata, gridai,
Quindi  non ci stupiamo : quanti altri CUCCHI ci sono stati nei Manicomi ed oggi, probabilmente in alcune Case di Cura, gonfi di farmaci nefasti, obbligati dallo stato  (e...purtroppo da alcuni medici) ad assumerli, senza che prima siano sperimentate cure mediche alternative? La battaglia su CUCCHI riguarda anche loro! 

L’ex pm di Palermo Antonio Ingroia
di Malcom Pagani - 6 giugno 2013
Si dice sempre che le sentenze non si commentano, ma si impugnano. Questa volta, in attesa delle decisioni della procura, è difficile non commentare perché alla base della tragedia di Stefano Cucchi c’è un dato inconfutabile. Il ragazzo è entrato in carcere vivo e ne è uscito morto”. Della vicenda del geometra romano piegato nell’ottobre 2009 da una piccola storia ignobile di angherie gratuite, volontari occultamenti della verità e sottovalutazione del quadro clinico, Antonio Ingroia, conosce quasi ogni dettaglio. A Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il pubblico ministero aveva offerto un posto da capolista nel Lazio e una candidatura in Parlamento nel suo movimento. Rivoluzione Civile non ce l’ha fatta. Tra i Cucchi e Ingroia sono rimaste stima ed amicizia. “Per Ilaria e per la sua famiglia provo un sincero dispiacere. Oggi a Rebibbia non c’è stata una vittoria della giustizia, ma abbiamo assistito a una sua lampante sconfitta”. Andranno lette le motivazioni. Ovviamente, come sempre. Ma uno Stato di diritto che sia tale, ha il dovere di giudicare senza indulgenza anche se stesso. Restituire giustizia a chi la chiede. Non dare l’impressione di sfere intangibili o peggio, di opacità. Non voglio buttare la croce addosso ai magistrati e non ho chiaro il quadro probatorio che il giudice ha dovuto esaminare, ma certamente c’è stata una ferita. Una mancanza di giustizia complessiva. Un vuoto di senso e di chiarezza. È stato smentito anche il lavoro dei pm Barba e Loy, pur aspramente contestati dai Cucchi. Si è andati al di là della peggiore previsione. Per la famiglia un’ulteriore ferita. In effetti la sentenza si allontana sostanzialmente anche dalla richiesta dei pubblici ministeri. I pm avevano chiesto condanne per tutti gli imputati. Mi pare che l’impostazione del giudice sia andata in tutt’altra direzione. E adesso? Adesso, non diversamente da ieri, continueremo con Ilaria una battaglia che abbiamo fatto nostra fin dal princìpio. Ilaria Cucchi è una ragazza fragile solo all’apparenza. In realtà è forte e straordianariamente tenace, quasi ai limiti dell’ostinazione. La gente in aula protestava. Una commozione rabbiosa. Continueremo ad appoggiare Ilaria nella sua sacrosanta richiesta di giustizia e rispetto del diritto. Lo merita. Glielo dobbiamo.
Tratto da: Il Fatto Quotidiano

mercoledì 5 giugno 2013

Disoccupazione, è record dal 1977 Il Colle: fermiamo episodi tragici.

napolitano box
orso castano : Caro Presidente , purtroppo ci sono ASl  che mettono i bastoni tra le ruote a chi vorrebbe , con forza e determinazione costruire spazi di ascolto per i neet, i precari, chi perde il lavoro a 40-50 anni. Piu' che appelli e richiami forse occorrerebbe formare una lista nazionale dei medici e psicoterapeuti  del Serv. Sanit. Naz. che intendono perseguire questo obiettivo. Poi bisognerebbe far si che questi colleghi si incontrino in seminari per discutere cosa e' meglio fare. Finora la stragrande maggioranza delle ASL nulla ha fatto nel merito. Quindi non ci si puo' illudere. I Distretti ed i Medici di Medicina Generale non si sono mossi in maniera sistematica per fare questo tipo di Prevenzione secondaria. Lei forse potrebbe interessare la aitante Ministra della Salute che finora nulla ha fatto nel merito. Grazie!  




«31 maggio 2013  , Vi chiedo, nell'ambito della generale attività di prevenzione, la massima attenzione alle situazioni di maggior disagio e bisogno, promuovendo iniziative di ascolto, di sostegno e di integrazione per evitare il più possibile episodi tragici come quelli verificatisi di recente»È un messaggio inviato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in vista dell'anniversario della nascita della Repubblica, ai prefetti. «Ho vivamente apprezzato - spiega il capo dello Stato - la convinta adesione che avete riservato all'invito a celebrare la solenne ricorrenza della Festa della Repubblica con la sobrietà che il momento richiede, riaffermandone, comunque, il profondo significato nel rinnovato richiamo ai valori sui quali si fonda la nostra Comunità nazionale».«Come tutti coloro che esercitano pubbliche funzioni sul territorio - continua - voi siete interpellati quotidianamente dalle ansie e dalle aspettative di persone, famiglie ed imprese in gravi difficoltà. Di questa vera e propria 'questione socialè, che si esprime soprattutto nella dilagante disoccupazione giovanile, bisogna farsi carico ponendola al centro dell'azione pubblica, che deve connotarsi per un impegno sempre più assiduo nella ricerca di soluzioni tempestive ed efficaci alle pressanti istanze dei cittadini». «La fiducia potrà rinascere, ed essere a sua volta volano di migliori risultati, se le risposte saranno coerenti e mirate in uno sforzo continuo, volto a razionalizzare e semplificare gli apparati e l'azione amministrativa ed a riorientare l'utilizzo delle risorse pubbliche perché possa concretamente avviarsi una nuova fase di sviluppo e di coesione sociale. In questa direzione, chiedo a voi prefetti, chiamati ad una interlocuzione sistematica con le componenti istituzionali e le forze sociali attive sul territorio, di dare il massimo impulso ad iniziative per una maggiore apertura, efficacia e trasparenza dell'azione pubblica, favorendo la semplificazione e un lavoro comune delle amministrazioni che tenga conto delle esigenze più avvertite in ambito locale». «Con questi auspici - conclude - a voi prefetti ed a tutti coloro che con voi celebrano la Festa della Repubblica rivolgo il più intenso augurio di buon lavoro».

Staminali: primo test sull’uomo per la cura delle lesioni alla colonna vertebrale. Risultati positivi

Conservazione cordone ombelicale e cellule staminaliSono buoni i risultati preliminari del primo trial clinico portato avanti in Usa che mira a verificare l’efficacia di un trattamento con cellule staminali su pazienti che hanno riportato fratture alla spina dorsale.Dopo lo studio dell’università di San Diego che ha sperimentato su modelli animali la possibilità di trattare le lesioni al midollo spinale con cellule staminali neuronali (di cui vi avevamo parlato nell’articolo “Cellule staminali per riparare il midollo spinale“), arriva la notizia che una azienda statunitense di nome StemCells ha già potuto iniziare un trial clinico per la sperimentazione di un trattamento per le fratture alla spina dorsale basato sull’infusione di cellule staminali. Non solo: i primi risultati di questa sperimentazione sembrano essere molto positivi. Due persone su tre tra quelle trattate, infatti, hanno ricominciato ad avere qualche sensazione agli arti inferiori.Anche in questo caso sono state impiegate cellule staminali neurali, responsabili della generazione del sistema nervoso, prelevati da feti in seguito ad aborto. Sono già passati sei mesi da quando l’infusione ha avuto luogo e nessuno dei tre pazienti trattati ha avuto reazioni di rigetto. Due di loro, anzi, hanno dato i primi segni di riuscire a percepire stimoli tattili e elettrici al di sotto della frattura.Servono naturalmente molti più dati per stabilire se il trattamento possa essere effettivamente definito efficace, ma i primi risultati sono, anche a detta della stessa azienda che sta conducendo i test, molto incoraggianti. L’azienda si è detta inoltre intenzionata a testare prossimamente questo tipo di trattamento su pazienti che hanno riportato fratture parziali della colonna vertebrale, mentre i tre soggetti che si sono sottoposti al trattamento nella prima fase del test erano tutti i tre con fratture totali.

Stamina, morta una bimba malata di Sma1: le accuse di Davide Vannoni

Sofia, una bimba malata di Sma1 (ovvero atrofia muscolare spinale) e che non è riuscita ad accedere alle infusioni di staminali a Brescia, purtroppo non ce l'ha fatta.Vannoni ha precisato: "Non vogliamo strumentalizzare ma ci sono centinaia di famiglie che dice hanno un diritto acquisito che non può essere violato dallo stato. Sono casi di urgenza per terapie compassionevoli. Dall'8 aprile al 2 giugno era comunque già passato troppo tempo".Il fatto è stato reso noto da Davide Vannoni, presidente di Stamina Foundation, che ha attaccato duramente 'chi non l'ha lasciato fare' (fonte ilFattoQuotidiano): si tratta a suo dire "del primo morto causato dalla legge [...] Con l'ok del giudice le famiglie hanno un diritto acquisito. Con il primo testo del Senato la bambina poteva essere curata subito. Così si sono invece allungati i tempi e speriamo che non sia la prima di una lunga serie".Il ricorso al tribunale presentato dalla famiglia della piccola di Civitavecchia infatti era stato accolto l'8 aprile, ma il 2 giugno la piccola è morta. Agli Spedali Civili di Brescia non c'era posto perchè, come prevede la legge (approvata dal Parlamento alla fine del mese scorso), solo un centinaio di persone potranno accedere alla sperimentazione Stamina - a fronte di migliaia di inevitabili richieste -.Ricordiamo però che la comunità scientifica è ancora molto critica su questo 'metodo', così come lo sono le famiglie di molti malati. E che le accuse di Vannoni, che era stato critico anche nei confronti della legge (per la sperimentazione, che partirà il 1° luglio e durerà 18 mesi, saranno stanziati fino a 3 milioni di euro), suonano un po' troppo pro domo sua.

Ricostruito pancreas nel midollo osseo di 4 pazienti Prima volta al mondo al San Raffaele di Milano

Una equipe del San Raffaele di Milano ha ricostruito nel midollo osseo una parte della funzione del pancreas dopo l'asportazione completa dello stesso per malattia.
L'intervento e' stato condotto per la prima volta al mondo su quattro pazienti e lo studio e' stato pubblicato su Diabetes, la piu' importante rivista di diabetologia.
Il punto di partenza è stato il trapianto di isole pancreatiche che permette di curare il diabete e che viene eseguito in chi soffre di diabete mellito di tipo 1, refrattario alla normale terapia, e di diabete di tipo 3c.
I ricercatori hanno recuperato dal pancreas prelevato chirurgicamente le cellule endocrine "ricostruendolo" nel midollo delle ossa dello stesso paziente, a livello del bacino e ottenendo una sorta di "organo puzzle" che ha attecchito e funzionato per quasi 3 anni. 

Squinzi: distrutto 15% base produttiva. A rischio manifatturiero


Roma, 5 giu. (TMNews) - Dall'inizio della crisi abbiamo distrutto il 15% della base produttiva industriale e rischiamo di vedere ulteriori defezioni se non invertiamo subito la rotta, ma ce la possiamo fare". A lanciare l'allarme è il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, chiudendo i lavori del seminario del Csc durante il quale è stata data l'allarmante cifra sul manifatturiero a rischio sopravvivenza: quasi 55mila imprese del settore hanno chiuso i battenti a causa della crisi nel quadriennio 2009-2012.
"Siamo ancora la seconda potenza industriale europea, la settima al mondo - ha ricordato Squinzi - con oltre il 3% di quota sulla produzione industriale mondiale: è un risultato conseguito con fatica e dobbiamo difenderlo a tutti i costi". Secondo il leader degli industriali "abbiamo grandi potenzialità su cui puntare".
Nel solo manifatturiero le aziende attive nel 2012 erano quasi il 5% in meno di quelle attive nel 2009. A fotografare l'impatto della crisi sulle aziende italiane è il Centro Studi di Confindustria negli "Scenari Industriali". Inoltre ogni giorno spariscono 40 imprese manifatturiere, ha sottolineato il vicepresidente di Confindustria con delega al Centro Studi, Fulvio Conti, aprendo i lavori del seminario del Csc. In questo contesto di crisi oltre mezzo milione di lavoratori del settore manifatturiero hanno perso la propria occupazione a causa della crisi nel periodo 2007-2012. E altra manodopera rischia di perdere il lavoro.
"La produzione industriale - ha ricordato Conti - è crollata del 25% in media e in alcuni settori di oltre il 40% dal picco pre crisi, primi mesi del 2008, con circa 40 imprese manifatturiere che che spariscono ogni giorno. In questa crisi la caduta di occupati nel manifatturiero ha già raggiunto le 539mila persone (2007-2012)", ha spiegato il direttore del Csc, Luca Paolazzi, aggiungendo che si tratta di "un bilancio provvisorio perchè questa recessione non è ancora finita".Gli economisti di Confindustria hanno calcolato che la crisi ha già causato la distruzione di oltre il 15% del potenziale manifatturiero italiano, con una punta del 40% negli autoveicoli e cali di almeno un quinto in 14 settori su 22. In Germania, invece, il potenziale è salito (+2,2%)."A metà 2013 - ha avvertito il Csc - la manifattura italiana è in condizioni molto critiche. Le due violente recessioni hanno determinato una caduta così profonda e prolungata dei livelli di attività da mettere a repentaglio decine di migliaia di imprese". Se nel primo trimestre dell'anno in corso il Pil è risultato inferiore dell'8,6% al picco pre-crisi, la produzione industriale, secondo le stime del Csc, è quasi del 25% più bassa, con diversi settori che registrano flessioni anche superiori. Inoltre la stretta creditizia mette a rischio di fallimento anche le aziende sane.L'associazione guidata da Giorgio Squinzi chiede, dunque, di "rompere il circolo vizioso recessione-credit crunch e sviluppare canali alternativi di finanziamento".

calano i finanziamenti per le imprese da parte bancaria

Milano, 05-06-2013In Italia "il finanziamento alle imprese da parte delle banche si è contratto di 44 miliardi nel 2012". Lo rileva un rapporto di Standard & Poor's che prevede un crescente ricorso delle imprese al mercato obbligazionario per compensare la stretta creditizia da parte delle banche. A fronte della flessione del credito bancario, nota l'agenzia, già nel 2012 la quota di debito in obbligazioni corporate è cresciuta di 20 miliardi. Complessivamente tuttavia "il finanziamento netto delle imprese è sceso di circa 24 miliardi. Questo in contrasto con la maggior parte dei Paesi europei dove il finanziamento netto è cresciuto. Solo la Spagna ha fatto peggio", rileva ancora Standard & Poor's sottolineando che "il 2012 è stato il primo anno nell'ultimo decennio in cui il flusso netto di finanziamento corporate è risultato chiaramente negativo. Visto che solo le grandi e alcune medie imprese hanno avuto accesso al mercato dei bond, il credit crunch ha colpito certamente in modo più intenso la piccola e media impresa"."Notizia positiva, comunque, è che l'anno scorso è stata la prima volta che le medie imprese hanno emesso bond con successo, guadagnando l'accettazione del mercato finanziario".

martedì 4 giugno 2013

Inglobare la Turkia nell'EU , e' una enorme sfida. Eppure va affrontata. Due culture diverse si dovranno "mischiare". E' un compito arduo, eppure in Germania sembra essere riuscito........


Uno dei temi geopolitici che maggiormente sta suscitando discussioni in Europa, è quello concernente l'opportunità o meno di accogliere la Turchia nell'Unione. Ambizione turca già di vecchia data, essa fu lo scorso anno fortemente rilanciata dalla promozione accordata da George W. Bush al vitale alleato anatolico; la stessa Unione ha infine acconsentito ad avviare dei negoziati che si prevedono molto lunghi (dieci-quindici anni probabilmente), ma che dovrebbero concludersi con l'entrata della Turchia nell'UE. Dato che la prolissità di tali negoziati, inevitabilmente, distoglierà l'attenzione dell'opinione pubblica da questo tema oggi molto caldo, tanto vale battere il ferro ardente, e cercare di riordinare e chiarirci l'idea.
Gli opposti schieramenti, di "turcofobi" e "turcofoni", non sono affatto ben delineati politicamente, poiché la questione offre innumerevoli chiavi di lettura e prospettive: identitarie, religiose, umanitarie, geopolitiche, sono solo alcune delle principali. E' per questo che, ad esempio, se in Italia le forze d'estrema destra o affini (l'Area antagonista di destra e la Lega Nord) hanno avviato un'intransigente campagna d'ostruzionismo anti-turco, in Austria il Governatore della Carinzia Jorg Haider, ad esse vicine politicamente, si è dichiarato favorevole all'entrata di Ankara nell'Unione Europea. Oppure potremmo notare il beneplacito di Berlusconi e dei suoi alleati cattolici in Italia, e la levata anti-turca verificatasi nella CDU tedesca. Insomma, la situazione è complessa, non certo riconducibile - come qualcuno vorrebbe - ad un problema del tipo "amici dell'Europa contro nemici dell'Europa". Proviamo ad analizzarla nei suoi singoli aspetti.
Uno dei campi di battaglia più frequentati è quello identitario-religioso, particolarmente battuto poiché trova terreno fertile nelle ancor fresche polemiche sorte al momento di varare la Costituzione europea. In effetti, è forse la più grave mancanza di Bruxelles quella di non essere riuscita a dare, insieme ad un'unità economica e (più o meno) politica, anche una comune e sentita identità all'Europa. Sicché l'UE è ancor oggi un colosso senz'anima, un golem non vitalizzato, una nazione in gestazione o, secondo i più pessimisti, già abortita. In tale gigantesco vuoto si sono facilmente inserite le rivendicazioni dei gruppi più disparati, che vorrebbero conferire una ragion d'essere all'Europa, che vada al di là di mere convenienze economiche. C'è chi la vorrebbe una mediatrice pacifica e disarmata, chi una fida vassalla del "grande fratello" americano, chi una superpotenza antagonista agli Yankees, e così via. Molti credono ch'essa debba fondarsi in maniera determinante sulla sua identità "occidentale" e "(giudeo)cristiana". Non voglio soffermarmi a esaminare la giustezza e veridicità storico-culturale di queste teorie: mi limito a sottolineare come una simile posizione, sostenuta anche da alcuni che vorrebbero dichiararsi alternativi alla globalizzazione unipolare, finisca inevitabilmente per appiattirsi sulle posizioni dei Nordamericani stessi. Infatti, se si stabilisce che l'Europa è "Occidente" - non nel senso geografico, poiché così non è, e comunque risulterebbe irrilevante, ma nella sua connotazione ideologica - la si pone inevitabilmente contro ciò che è Oriente e Meridione (Asia, Africa, Sudamerica), e cioè sola con gli Anglosassoni; dacché ogni rivalità con essi risulta essere una semplice bega tra amici o peggio congiunti, impossibilitando la costituzione d'una radicale alternativa, quale credo auspichino molti di coloro che stanno leggendo queste righe. Allo stesso modo, affermare che l'Europa s'identifichi nella Cristianità, oltre ad essere un errore di valutazione storico e culturale, è anche un riportarci alla condizione precedente, in cui il nostro Continente non può trovare altri alleati che i cristianissimi Stati Uniti nordamericani. Questi due casi implicano una pericolosa alienazione dell'Europa dal resto del Mondo, un suo ridursi a pura dialettica con gli USA, in un sistema di "vecchio" contro "nuovo", entrambi contro "il resto"; mentre la dimensione corretta dovrebbe essere quella di "antico" (o "naturale", o "tradizionale") contro il "degenerato", coinvolgendo in questa lotta l'intero pianeta. Ciò detto, torniamo al nostro problema.
Chi afferma che l'Europa sia Occidente, si trova nel bisogno di dover dimostrare questa sua asserzione fissando dei rigidi paletti, una "cortina di ferro" che separi l'Europa (Occidente) dall'Asia (Oriente), poiché questi non esistono naturalmente. In realtà esse sono inserite e relazionate in un complesso sistema eurasiatico, per cui gli Urali e i Dardanelli sono solo confini da geografi, cioè speculazioni mentali senza corrispondenza nella realtà: volendo dare una definizione d'Europa, essa può essere descritta come l'estremo lembo d'Asia, la terra ove i popoli provenienti dalle steppe incontrarono il mare, e dovettero lasciare i cavalli per l'aratro. Tenere dentro o fuori l'Europa paesi come la Russia e la Turchia, si riduce a una mera risoluzione ideologica, poiché esse, in effetti, sono a pieno titolo protagonisti della nostra storia. Rifuggendo da considerazioni ideologiche, possiamo cercare criteri oggettivi. Se l'Europa è occidentale perché "indoeuropea", allora essa - conformandosi rigidamente al principio etnico - dovrebbe escludere gli Ungheresi, gli Estoni, i Finlandesi e almeno mezza Russia, ma comprendere Iran, India, Pakistan, Inghilterra, USA, Australia e Nuova Zelanda. Volendo dirla tutta, la Turchia ne farebbe egualmente parte - poiché pare che la sua popolazione sia alfine più indoeuropea che turanica, così come l'Italia longobarda era comunque più latina che germanica - e lo stesso dovrebbe dirsi di Israele - perché se andassimo a verificare la "purezza etnica" che i suoi cittadini vantano, avremmo senz'altro delle belle sorprese, anche tra i sefarditi. Se invece, l'Europa volessimo dirla occidentale perché cristiana, ritorneremmo a una situazione similare, che escluderebbe non solo i Bosniaci e gli Albanesi, oltre alla Turchia e a un 30% della Russia - sempre includendo i "cari" Anglo-sassoni -, ma pure una significativa fetta di tutti i cittadini d'ogni paese europeo, che seguono culti differenti - Islam, Buddhismo, Induismo, culti tradizionali o altro - o semplicemente non ne seguono nessuno; inoltre, molte popolazioni africane e tutte quelle sudamericane potrebbero ambire a farne parte, ricordando il debito coloniale che ci siamo colà lasciati. E neppure intersecare uno  o entrambi questi due principi con un criterio geografico renderebbe le cose più lineari, anche per quanto già detto riguardo alla convenzionalità di tali confini. Il risultato sarebbe sempre quello: una gran confusione all'interno e un legame indissolubile con gli USA all'esterno. E allora tanto varrebbe dire: l'identità europea è quella dei locali paesi colonizzati dagli statunitensi, e così risolvere il problema. Ma chiudiamo qui questa parentesi molto generale sul problema dell'identità europea, e scendiamo sul particolare del problema turco.
La Turchia potrebbe essere l'avamposto di una "invasione islamica" o "turcomanna" in Europa? A dire il vero, i musulmani in Europa ci sono già - e non stiamo parlando solo degli immigrati -, sono numerosi e, se escludiamo l'interpretazione confessionale dell'UE, abbiamo già risolto il problema. Del resto, anche fosse, essa non sarebbe poi molto distante dalla "invasione cristiana" che, duemila anni fa, sommerse l'Europa pagana! Ma non sarà. E' vero che tra la Turchia e i paesi turcomanni dell'Asia Centrale (Kazakhistan, Kirgyzistan, Turkmenistan, Tajikistan, Uzbekistan) vige la libera circolazione delle persone, ma ciò non significa automaticamente che 120 milioni di turcomanni o giù di lì decidano di trasferirsi in massa in Europa... i tempi di Tamerlano sono passati da secoli, e chi denuncia seriamente una simile fantasiosa eventualità, dovrebbe forse rendersi conto che i Turchi non sono più una popolazione nomade da molti, molti anni! Del resto, una simile situazione avrebbe potuto avvenire anche nel 2001 con l'ingresso dei paesi dell'Europa Orientale nell'Unione; tanto più ch'essi sono di parecchio più vicini a noi, e soprattutto i loro flussi emigratori tradizionali vertono proprio sui nostri paesi e non, come per i Turcomanni dell'Asia Centrale, sulla Russia. La verità è che l'UE ha anche degli strumenti e delle regole per tutelarsi da una simile eventualità. Anzi, potrei persino ipotizzare che, con la Turchia nell'Unione Europea, gli immigrati in entrata nel nostro paese potrebbero diminuire sensibilmente. Infatti, una Turchia più ricca e integrata nel sistema economico europeo diventerebbe la meta ovvia per gli immigrati arabi che, oggettivamente, preferiranno trasferirsi in un paese musulmano piuttosto che in uno cristiano. Potremmo così concludere che, a ben vedere, ci sono maggiori probabilità che una Turchia europea faccia diminuire, anziché aumentare, il numero degli immigrati musulmani nei paesi dell'Europa occidentale.
Inoltre, da un punto di vista squisitamente culturale, potrebbe essere interessante scoprire che, in fondo, la Turchia è parecchio più vicina all'Europa di quanto lo siano gli Stati Uniti d'America: a tal fine rimando agli interessanti saggi realizzati da Claudio Mutti (alcuni, come "La Turchia e l'Europa" e le conseguenti "Risposte" a Milà e Steuckers circolano facilmente su Internet, mentre lo studio "Roma ottomana" è stato pubblicato pochi mesi fa su "Eurasia", nr.1/2004).
Veniamo ora al problema di gran lunga più importante che si presenta in riferimento alla probabile (sicura) entrata della Turchia nell'Unione Europea: quello geopolitico. Molti si oppongono - o semplicemente dubitano della sua opportunità - all'ingresso turco nell'UE perché essa potrebbe costituire una sorta di "cavallo di Troia" nordamericano: tale ipotesi non è affatto peregrina, tutt'altro; ma si deve considerare che la faccenda è complessa e difficilmente riducibile a schemi troppo semplicistici. Va innanzitutto notato, a conferma di questo timore (espresso in particolare dall'estrema destra e dall'estrema sinistra - cioè coloro che in Italia s'oppongono più o meno apertamente al dominio americano sul nostro paese, ma pure da elementi politicamente più "moderati" o meno "schierati", in Italia e soprattutto in paesi come Francia o Germania), che la Turchia è un alleato di lunga data degli USA, avendo abbracciato la NATO durante la Guerra Fredda. Seppure tale forte legame sta scemando a partire dalla disintegrazione dell'Unione Sovietica - che ne costitutiva la ragion d'essere - la Turchia ha comunque rilanciato il suo ruolo di testa di ponte occidentale in Medio Oriente, con l'alleanza stipulata con Israele in tempi relativamente recenti. E benché Bush sia stato il principale fautore dell'adesione europea turca, spalleggiato da larga parte delle fazioni collaborazioniste nel Continente, le due alleanze di cui sopra appaiono sempre più scricchiolanti. Il giro di boa è stato rappresentato dall'ascesa del partito musulmano moderato di Erdogan, i cui militanti mostrano una chiara ad acuta insofferenza verso la protezione americana, che ha finora utilizzato la Turchia in funzione anti-europea e anti-russa, lusingandone le vecchie ambizioni pan-turaniche che l'hanno portata a destabilizzare i Balcani e l'Asia Centrale. Oggi la situazione è però diversa: i Balcani appaiono molto più tranquilli, e largamente in mano agli Europei - mentre gli USA si sono ridotti a fomentare il terrorismo albanese -, mentre la Russia sta rapidamente riconquistando le posizioni perse nei paesi turcomanni asiatici, sfruttando lo stallo nordamericano in Iraq. Inoltre la classe dirigente turca sta ripensando radicalmente la sua condotta geopolitica, poiché ha finalmente realizzato che il suo ruolo nel Nuovo Ordine Mondiale americanocentrico non andrebbe al di là del gendarme custode del "Grande Medio Oriente" - e in ciò si è trovata in piena sintonia con l'opinione pubblica, che non vuol perdere la sua tradizione nel grande pentolone del melting pot globale. E' per questo che, dopo una rivalità sorta in tempi immemorabili, i rapporti tra Ankara e Mosca si vanno rapidamente sviluppando verso una riconciliazione storica. Di più, Erdogan ha speso tutte le energie possibili per accelerare l'entrata nell'UE. Infine, segnali di tensione neppure dissimulati sono apparsi con USA e Israele. E' noto come Ankara abbia duramente stigmatizzato la politica di repressione attuata dagli Ebrei nei territori occupati, arrivando addirittura a ritirare momentaneamente l'ambasciatore da Tel Aviv e ad annullare le consuete esercitazioni militari congiunte. Inoltre, il "cavallo di Troia americano", a differenza di Londra, Madrid, Roma, Varsavia, Amsterdam, Kiev, ecc., si è rifiutato di partecipare all'invasione dell'Iraq: un'operazione, tra l'altro, che la danneggia non poco, giacché sta portando alla formazione a ridosso dei suoi confini, d'un forte e ostile stato curdo nutrito d'irredentismo anti-iracheno, anti-turco, anti-siriano e anti-iraniano. Inoltre il piano del "Grande Medio Oriente", il quale verte