mercoledì 14 agosto 2013

femminicidio, omofobia, bullismo, razzismo oppure caduta del valore della vita umana, della "ragione degli altri"

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orso 
castano: non convince del tutto la spiegazione che lo psichiatra Di Giannantonio ci propone . Possesso, gelosia, poca autostima, sonom solo a conseguenza psicologica di un comportamento prevaricatorio e piu' diffuso: femminicidio , bullismo e cyberbullismo, omofobia, sfruttamento pornografico dei minori, razzismo rinascente verso i diversi per razza , hanno , a mio avviso, un comune denominatore : una cultura sempre piu' diffusa  della predazione, della violenza come strumento per raggiungere i propri scopi, sia da parte del gruppo-branco che dell'individuo. Il rapinatore che uccide la vecchia gioielliera per un misero bottino, mostra un disprezzo per il valore dellaq vita umana, i compagni di scuola del ragazzino omosessuale che restano indifferenti rispetto al suicidio del loro compagno , i vecchi maltrattati nei ricoveri per anziani, idem i minori. il marito geloso che ammazza la moglie di fronte ai figli piccoli; questi fenomeni potrebbero avere un comune denominatore , una "fluidita'" nel sistema di valori , una grave , superficiale considerazione del valore della vita umana , un considerare "gli altri" oggetti e non essere umani. Abbiamo dimenticato, la nostra cultura ha dimenticato la profondaa lezione che l'esistenzialismo ha dato, lezione ripresa , su altro versante , dalla religione cristiana. Sottovalutare il problema della caduta dei valori e psicologizzare a tutti i costi un fenomeno cosi' impressionante non ci aiuta a capirlo ed a cercarne le soluzioni. E' un tema centrale che riprenderemo


..........“Possesso, gelosia e mancanza di autostima – per l’esperto – sono i tre fattori psicopatologici, che descrivono il profilo del potenziale assassino. Non si tratta di una persona malata di una qualche patologia psichiatrica, ma di soggetti predisposti, che di fronte a situazioni scatenanti possono compiere atti estremi”. I tre punti ‘chiave’ che possono far scattare questi comportamenti estremi sono dunque, spiega, “il possesso: l’uomo crede che la donna sia un oggetto nella sua assoluta disponibilità e non ne accetta il rifiuto; la gelosia, che divampa perché il no fa subito pensare che sarà un altro a possedere quella donna; la mancanza di autostima. Nell’uomo che non ha alcuna sicurezza di se stesso, trovarsi in situazioni che mettono in dubbio la propria identità, il proprio essere maschio, può scatenare reazioni estreme che sfociano in comportamenti estremi”.
Dello stesso parere anche la presidente della Commissione Giustizia Giulia Bongiorno, che parla di ‘radici’, peraltro molto profonde da estirpare: la donna, la ex gli appartiene e dunque la uccide per questo, o nel caso di ex, appunto, la insegue per riappropriarsi di qualcosa che reputa, nonostante tutto, suo.
“Prevenire la violenza è la soluzione migliore”, spiega Bongiorno, che con Michelle Hunziker ha fondato l’associazione Doppia Difesa. Parlando poi della legge anti- stalking (si “Gente” di sabato scorso, ndr), che certo offre alcuni strumenti efficaci in questo senso, prevedendo, infatti, che prima ancora di sporgere querela la vittima possa chiedere l’intervento del questore, mette però in guardia e avverte: “una legge da sola, anche se perfetta, non basta, perché, appunto, la violenza e’ molto spesso espressione di discriminazione”, nasce, come si diceva da radici profonde, che non possono essere estirpate da una legge. “A complicare ulteriormente la situazione, il fatto che alcune donne quando lasciano un compagno nutrono un senso di colpa che le induce a giustificare certe manifestazioni di violenza”, continua Bongiorno, aggiungendo che “Ci sono donne che si rassegnano alla violenza. So perfettamente che denunciare non e’ facile, soprattutto quando e’ in atto una convivenza”.”Molte donne subiscono per anni perché hanno il terrore di non ricevere un aiuto adeguato dallo Stato. Molte ci chiedono: ‘Dove vado se lo denuncio?’. Nonostante questi timori, però, la via da percorrere – afferma Bongiorno- è senza dubbio quella della denuncia. Non vedo alternative”. “Le donne devono rendersi conto che la rassegnazione non attenua, tanto meno sconfigge, la violenza. Anzi -sottolinea Bongiorno – troppe sono state massacrate in attesa che il partner cambiasse atteggiamentola dimostrazione più efficace che il silenzio e’ la peggiore delle soluzioni”.
Il tema della violenza contro le donne ha tenuto banco questo fine settimana anche a Brindisi, in occasione del convegno ‘La donna tra scrittura e violenza’, promosso dall’Associazione Progetto per la Vita, che ha registrato tra le/gli altre/i, la presenza della sottosegretario alla Giustizia Elisabetta Casellati, che ha definito il  dibattito offerto dall’incontro, uno stimolo a riflettere sull’incrocio di due mondi: la comunicazione e l’universo femminile. La scrittura e la parola non sono, di per sé, né violente, né salvifiche, né buone, né cattive, tutto dipende dall’uso”, ha detto la Sottosegretaria. Citando poi Olympia de Gouges, autrice della ”Dichiarazione dei Diritti della Donna”, Simone de Beauvoir e Carol Pateman, Casellati ha voluto mettere in luce l’annosa questione dell’ effettiva uguaglianza tra i sessi. ”Se la globalizzazione è un fatto rivoluzionario, non è una rivoluzione che riscatta la condizione femminile –  afferma la Sottosegretaria – e, per quanto in Italia la situazione sia migliore che altrove, c’e’ ancora molto da fare. La scrittura può essere uno strumento di contrasto alla discriminazione quanto alla violenza, ma non possiamo ignorare che, a tutt’oggi, 5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali, ma le denunce sono soltanto il 7,3%”.
La legge del 2009 contro il reato di stalking, che mira a prevenire e a punire i comportamenti violenti e persecutoria fatto registrare finora 5200 e le Forze dell’Ordine hanno già eseguito oltre 1000 arresti.  La prova provata, per Casellati, che ”Solo attraverso la testimonianza, la consapevolezza e la comunicazione si giunge alla denuncia”.
(Delt@ Anno VIII, n. 149 del 12 luglio 2010)

intervista a Bonanni : le lobby favoriscono lo spreco

Bonanni: c’è una lobby che difende lo spreco nella spesa

«Intanto, vorrei dare la massima solidarietà al ministro Cecile Kyenge. È una minoranza, ma non si può sottovalutare questa persistente denigrazione razzistica. Inaccettabile di per sé, e perché punta a bloccare la sacrosanta diffusione di diritti politici e amministrativi per tutti coloro che lavorano e pagano le tasse in Italia».
Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, passiamo alla situazione economica del paese. Usciremo dalla crisi? 
«Non lo so. Io concordo con un commentatore come Panebianco quando dice che c’è un sistema di potere che difende uno status quo basato sullo spreco e sulla spesa pubblica. Un sistema che ha incamerato, nonostante tutte le promesse, i recuperi di gettito dall’evasione fiscale. Una spesa pubblica che non è fatta di stipendi o di “fannulloni”, ma di prebende per i politici, di appalti, convenzioni e concessioni manovrate da gruppi politico-economici. È un grumo che non si giustifica. Finche questa storia non cambia saremo schiacciati dalle tasse. E finché le tasse saranno così alte non usciremo dalla crisi».
Un sistema di potere, dice. 
«Un esempio? Giustamente si stanno pagando alle imprese i soldi dei beni e servizi acquistati dalle pubbliche amministrazioni. Ma nessuno si chiede in che modo e a che prezzi si acquistano quei beni e servizi. Pur sapendo che anche se gli acquisti centralizzati dalla Consip sono molto più convenienti, solo l’8% delle amministrazioni vi aderisce. E invece ci dicono che bisogna vendere Eni, Enel e Finmeccanica, che invece fanno reddito e prestigio. O si fa saltare questo blocco di potere, altrimenti è inevitabile che ci saranno rivolte e movimenti sociali. C’è troppo divario tra questo spreco continuo e le tantissime famiglie che non ce la fanno più». 
Tagliare la spesa, però, è molto difficile. Ci vuole tempo. 
«Una volta pensavo che prima si dovevano trovare le risorse e poi si potevano tagliare le tasse. Ora ho capito che questo incentiva a non ridurre la spesa mai. La crisi ci ha stroncato; le tasse sono al top; la corruzione è diffusissima; la credibilità della politica è a zero. Siamo a un punto di rottura. Per questo dico che se vogliamo uscirne dobbiamo tagliare le tasse. E subito».
Ma le riduzioni fiscali non compensate da tagli sono incostituzionali, verrebbero bocciate dalla Consulta. 
«Invece è costituzionale che uno stessa risma di carta costi il doppio del normale se l’acquista una pubblica amministrazione? È costituzionale mettere all’angolo Equitalia perché è troppo aggressiva verso gli evasori, e dare la riscossione ai Comuni e ai privati, che costeranno di più e non faranno nulla contro chi non paga? È costituzionale restituire i soldi del prelievo di solidarietà del 10% ai grandi dirigenti pubblici, lasciando invece il personale senza rinnovi contrattuali? Bisogna tagliare la spesa, ma prima le tasse».
Ma il «blocco dello status quo» non taglierà mai la spesa, lei dice. 
«Preferiscono sprechi, dissipazione, consorterie. Un rovo di spine che strangola l’Italia, a cominciare da lavoratori e pensionati».
Ma cominciare da una riduzione delle tasse farà esplodere il deficit pubblico. Ue, Bce e mercati ci distruggeranno. 
«Gli diremo che abbiamo cominciato a rilanciare l’economia. E Letta gli dovrà spiegare che vuole tagliarla, questa spesa pubblica, in concreto».
E se non si riducono le tasse, che succederà quest’autunno? 
«Vorrà dire che faremo casino, che reagiremo. Letta ha tutte le possibilità per allestire una manovra di crescita, basata sugli sgravi fiscali. Per questo dobbiamo spingere fortemente, anche per dargli più coraggio. Ma se non lo fa saranno guai. Daremo voce alla protesta sociale».
La settimana scorsa avete incontrato il premier a pranzo. Che idea si è fatto? 
«La discussione è andata bene, ci ha detto che è d’accordo con noi. Ma capisco che tra quello che dice lui, che è in buona fede, e quello che gli consentiranno questi del blocco della spesa, ci può essere una grande differenza. La si può colmare con un grande coraggio del premier, se vorrà mettere il carro davanti ai buoi; oppure con la forza di un grande movimento di protesta. Su questo Cgil-Cisl-Uil sono molto unite e determinate La gente non ce la fa più e si ribellerà».





In tutti questi anni ci ha mangiato sopra anche lui con i sui altri 2 colleghi e si accorge adesso...

Ultima modifica di ceck78 : 29-07-13

domenica 11 agosto 2013

http://understandingsociety.blogspot.it/ , sempre acuti i post di questo blog

Thursday, August 1, 2013

orso castano : empirismo e cognitivismo possono trovare un vocabolario comune? Goodman se lo augura


Nelson Goodman on psychology


Nelson Goodman is best known within philosophy as an iconoclast within the logical empiricist tradition. He published Fact, Fiction and Forecast in 1954, offering a "new riddle of induction." Goodman was deeply interested in the arts and he argued that artistic expression is on a par with other forms of assertion and representation -- for example, in Languages of Art (1968). And his 1978 book, Ways of Worldmaking, cast doubt on the empiricist project of extracting concepts directly from experience. So Goodman was an important voice within American analytic philosophy. But he had a significant influence on me during my graduate studies in the context of a very different set of problems -- the philosophy of psychology.

Goodman taught a course titled "Philosophical Problems in Psychology" at Harvard in 1971. The course contained material from the tradition of empiricist philosophy -- Locke and Berkeley -- as well as then-current research on cognition and representation by empirical psychologists. These included Jean Piaget, Jerome Bruner, T.G.R. Bower, Ray Birdwhistell, Paul Kolers, Michael Posner, and R. W. Sperry. Goodman was interested in how perception works -- according to the philosophers and according to the psychologists. The guiding concern was this: what is the nature and origin of the conceptual systems through which human beings make sense of the world around them? The course began with an examination of the theories of perception and representation offered by Locke and Berkeley, beginning with the empiricists' critique of innate ideas, and then proceeded to contemporary efforts to analyze the same processes in real human beings.

Some of the writings of Jean Piaget played a central role in the topics and discussions of this class, including The Construction Of Reality In The Child. Goodman was interested in Piaget's efforts to chronicle the development of the child's conceptual world -- the formations through which the child makes sense of sensorimotor experience at various ages.

Another noteworthy component of the course was an extensive discussion of Paul Kolers' work on motion perception eventually published in Aspects of Motion Perception (1972). (This research was published in 1971 as "Figural Change in Apparent Motion"; link.) The phenomenon that Kolers described was a flashing pair of images that oscillated between one geometrical figure and another. The images are stationary, but the visual impression is of a smoothly moving object that changes from one shape to the other. Goodman provided a detailed and perceptive analysis of the methods and assumptions that underlaid Kolers' treatment of the phenomenon.

One idea that is pervasive throughout many of Goodman's writings is the idea of conceptual relativism. This is the key contribution of Ways of Worldmaking. The idea comes up repeatedly in the 1971 course. Here is a paragraph taken from my notes from the course that captures a lot of Goodman's own views about conceptual schemes:
Experience is always organized in one way or another. Moreover, not all ways of organizing are equally good; some work much better than others, some may be ineffectual; others may lead to internal inconsistencies. When one proves unsatisfactory, this leads to a reorganization. But doesn't this require that there be a world out there to which our schemes conform? Yes and no; no because there is no unalterable way of looking at the world in which facts about the world are expressed; but yes, within any given system of organization there are true facts about the world to which other schemata must form. The important thing here is that there is no unique "structure of the world"…. Goodman calls his point of view "neutralism" or "conceptual pluralism". (11/9/1971)
What is most impressive about this course is the fact that Goodman paid close attention to current work in psychology and the cognitive sciences. Goodman followed a philosophical method in this course that I continue to admire -- the idea that philosophical reflections about an area of science can be valuable to the degree that they are closely connected to real research problems in that area of research. This approach leans against a primary focus on big issues -- is behaviorism correct? Are there mental entities? -- in favor of more specific questions within philosophical and psychological studies of perception.

What I now find most interesting about the design of this course is the underlying assumption that philosophers and empirical scientists can find common questions where their methodologies can fruitfully interact to shed greater light on the issues.  In this case, philosophers have a lot of questions about perception and conceptual schemes; and cognitive and developmental psychologists are doing experimental and theoretical work that sheds light on exactly these issues. Finding a common vocabulary is challenging for the two research traditions, but it seems clear that the collaboration can be highly fruitful.

(Here is an interesting collection that takes seriously some of Goodman's strictures on conceptual systems from the point of view of problems in the social sciences: Mary Douglas and David Hull, eds., How Classification Works: Nelson Goodman Among the Social Sciences.) Alessandro Giovannelli's article on Goodman in the Stanford Encyclopedia of Philosophy is excellent; link. Here is an extensive bibliography of Goodman's works; link.http://understandingsociety.blogspot.it/

da Understanding Society, an academic study capturing information every year about the social and economic circumstances and attitudes of people


Two generations of worklessness

Young people whose fathers were unemployed when they were growing up are more likely to be out of work themselves, according to research presented today (Friday, July 26) at the Understanding Society Conference 2013.


Social policy website Society Central reports on research presented at today’s conference showing young people whose fathers were unemployed when they were growing up are more likely to be out of work themselves and happier
And while the unemployed offspring of working fathers tended to suffer psychological effects from being out of work, those who had unemployed fathers were happier.
Wouter Zwysen, a PhD student at the Institute for Social and Economic Research, finds being out of work is associated with lower life satisfaction – but only for the children of working fathers.
The research used data from 2,500 respondents aged between 16 and 25 in Understanding Society. Among those respondents, 342 had fathers who did not work when they were 14 and a further 630 had fathers who worked in low-paid jobs.
Those whose fathers were unemployed were 15 per cent more likely to be unemployed than those whose fathers worked in low-paid jobs. Those offspring of workless fathers who did have jobs worked on average three hours less per month than those whose fathers had low-paid jobs, and their incomes were between £150-200 lower.
For a more detailed report see Society Central.

da Understanding Society , an academic study capturing information every year about the social and economic circumstances and attitudes of people



Government should look at the family in efforts to curb teenage binge drinking

One in ten teenagers has been involved in binge drinking in the last month according to new research which also shows that girls are more likely to binge drink than boys, that teenagers who binge drink are more likely to have parents who drink heavily and that middle class parents drink alcohol more frequently than poorer parents.
The research, which is being presented at the Understanding Society 2013 Conference this week, comes just as the Government has shelved plans to introduce a minimum price for a unit of alcohol in England and Wales, one of the policies it was considering to curb binge drinking in the UK.
It shows that:
  • 12% of girls and 8% of boys admitted binge drinking in the last month
  • Nearly one in three 16 year-olds compared with one per cent of ten year-olds admitted binge drinking in the last month, showing a marked increase in binge drinking over the teenaged years
  • Young people whose parents drank weekly were five times as likely to report binge drinking in the past month compared to youth whose parents did not drink in the past 12 months
  • Young people living in England (10%) and Wales (14%) were more likely to report binge drinking at least once in the past month compared to young people in Scotland (7%) and Northern Ireland (6%)
Researcher Dr Cara Booker, from the Institute for Social and Economic Research at the University of Essex, used information provided by nearly 5,000 young people and their parents who take part in Understanding Society.
Participants in the survey were asked questions about their drinking behaviour in recent weeks and months including how often they had drunk in the last month and the number of times they had drunk five or more drinks in the past month, a measure of binge drinking.
Among parents, who were asked about frequency of drinking in the past 12 months and maximum daily alcohol consumption in past seven days, fathers were more likely to drink alcohol weekly, 59%, than mothers, 50%. Mothers were also more likely than fathers to report drinking less than monthly, or not drinking in the past 12 months.
When asked about the frequency of their drinking, heavy drinkers were much more likely to also drink weekly, 84 per cent compared to regular, 58 per cent, and light drinkers, 15 per cent.
Children of parents who drank weekly over the previous 12 months were more than four times more likely to have binge drunk at least once in the past month.
Commenting on the findings, Dr Booker said:
“The Government says it wants to curb binge and heavy drinking, particularly among young people, and change the drinking culture in the UK. This research helps us better understand the underlying drinking norms, which are transmitted through peer and family networks and indicates that the family might be an important place to start when it comes to formulating policies aimed at achieving this.”
Photo credit: Fernando Ariotti

sabato 10 agosto 2013

Democrazy Web

paradigma farmacocellulare/bioingegneristico : stem cell anche per i tumori solidi

orso castano : riusciranno le stem cells , le cellule staminali a soppiantare la chemioterapia , metodo ammazzatutto, sostituendo, o meglio accoppiando, le staminali alla chemioterapia tradizionale? E' una scommessa, ma si intravedono risultati positivi, ovviamente da comprovare e monitorare. Il percorso e' lungo. La speranza e' quella di sconfiggere maqlattie terribili e mortali, fonte di disperazione . La "scienza" rida' la speranza, la creativita' e la fantasia dei clinici e dei ricercatori, che dovrebbero collaborare piu' diffusamente insieme per gli stessi obiettivi , sono una nuova regola estensibile anche ad altri "territori"umani. E' possibile esportare il metodo scientifico , con tutti i suoi limiti relativi alla falsificabilita' , anche nel campo delle cosiddetteb "scienze umane". Vorremmo occuparci di questo problema , cosa non da poco , anche se sappiamo che la complessita' umana (valori,n affettivita', intenzionalita' soggettiva, narcisismo, volonta' di potenza, rigidita' mentale , ecc) renderanno questo confronto arduo.
Il trapianto di cellule staminali emopoietiche, rappresenta in casi selezionati, l'atto conclusivo di un complesso percorso terapeutico in pazienti in terapia oncologica. 

Il midollo osseo è un tessuto spugnoso contenuto all'interno delle ossa, in prevalenza di quelle piatte e corte, che ha la funzione di produrre tutte le cellule dei sangue e precisamente i globuli rossi senza i quali l'ossigeno non arriva dai polmoni ai vari organi, le piastrine necessarie alla coagulazione dei sangue e i globuli bianchi detentori della immunità che ci difende da quanto è estraneo al nostro organismo e in particolare dalle infezioni e dai tumori.
Tutte queste cellule derivano da una sola, chiamata cellula staminale emopoietica che, attraverso successive e ripetute divisioni, dà luogo alle cellule mature prima ricordate e cioè ai globuli rossi, ai globuli bianchi e alle piastrine. Queste cellule staminali sono contenute in prevalenza nell'interno dei midollo osseo, ma sono presenti anche nel sangue periferico e nel sangue dei cordone ombelicale al momento della nascita.
La tecnica dei trapianto consiste nell'asportare e conservare in modo adeguato tali cellule, quindi reinfonderle al malato al momento opportuno; in altre parole il cosiddetto trapianto di midollo osseo è in realtà un trapianto di cellule staminali emopoietiche totipotenti che abitualmente sono estratte dal midollo osseo ma che possono essere recuperate anche dal sangue periferico e dal cordone ombelicale. Deriva da quanto detto, che è più esatto il termine "trapianto di cellule staminali emopoietiche" che non quello di "trapianto di midollo osseo".
Le cellule staminali di cui sopra si reinfondono al paziente allo stesso modo di una trasfusione di sangue e hanno la meravigliosa capacità di raggiungere attraverso la circolazione dei sangue gli spazi midollari dove sistemarsi, accasarsi (homing) e ricostruire il midollo osseo. Appare chiaro a questo punto che gli spazi dove queste cellule nuove si devono "accasare" devono essere vuoti e quindi è necessario che prima di reinfonderle, il midollo dei malato sia stato svuotato dei suo contenuto cellulare, sia stato cioè distrutto da un trattamento chemioterapia e/o radioterapico che va sotto il nome di "condizionamento". Si tratta di una terapia molto aggressiva, che rappresenta il primo dei rischi e delle difficoltà che il malato che viene trapiantato deve affrontare ma che abitualmente supera facilmente.
La chemioradioterapia di condizionamento non serve solo per fornire lo spazio midollare necessario all'impianto e allo sviluppo delle cellule staminali emopoietiche normali trapiantate ma anche a distruggere le cellule anormali responsabili della malattia.............................

La novità degli ultimi anni è però rappresentata dall'applicazione di tale strategia terapeutica a tumori non dei sangue ma di altri organi, i cosiddetti tumori solidi e principalmente a quelli della mammella, dell'ovaio, dei testicolo, al neuroblastoma, al tumore a piccole cellule dei polmone ecc. Queste neoplasie che non intaccano abitualmente il midollo osseo sono molto sensibili alla chemioterapia e possono quindi essere trattati con dosi molto alte, la cosiddetta terapia sovramassimale che di solito è molto efficace, ma sfortunatamente non distinguendo tra cellule normali e cancerose non distrugge solo le cellule dei cancro ma anche molte di quelle normali, comprese le cellule dei midollo osseo; solo provvedendo a rimpiazzare il midollo osseo con il trapianto, il paziente può ricevere queste grandi ed efficaci dosi di terapia, altrimenti mortali. Particolarmente estesa ed interessante la casistica riguardante il carcinoma della mammella, soprattutto negli Stati Uniti d'America, ma ormai anche in Europa.1 pazienti che è opportuno sottoporre a tale trattamento sono quelli dal Il stadio in su e i risultati sono davvero incoraggianti in quanto la sopravvivenza libera da malattia a lunga scadenza (6 anni e oltre) raggiunge il 60% nel Il stadio, il 50% nel III stadio e nell'infiammatorio, attestandosi intorno al 20% nel IV.
Infine, si è visto che il trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche dà risultati esaltanti anche in malattie autoimmuni a grave prognosi quali il lupus erimatoso sistemico (LES) o fortemente invalidanti quali l'artrite reumatoide e la sclerosi multipla. In quest'ultima affezione si ottengono risultati veramente buoni per cui malati costretti su una sedia a rotelle riprendono spesso e per molti anni la loro normale funzione motoria.

Linee di ricerca del S. Raffaele (link)

L’Unità di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo (UOE-TMO) svolge attività di ricerca clinica in collaborazione con numerosi laboratori dell’Istituto Scientifico San Raffaele e con altri centri italiani e europei. L’UOE-TMO è accreditata secondo sistema qualità ISO-9001 dal gennaio 2008 ed è in corso di accreditamento Jacie-EBMT (European Group for Blood and Marrow Tranplantation, www.ebmt.org  www.jacie.org) per l’attività di trapianto di Midollo e Cellule Staminali.
L’attività clinica è dedicata all’attività di assistenza, cura e ricerca clinica di pazienti ematologici nell’intero spettro delle malattie ematologiche, sia oncologiche che non-oncologiche. L’UOE-TMO è centro di riferimento per la cura delle leucemie acute, mielodisplasie, neoplasie mieloproliferative, mielomi e linfomi. I protocolli diagnostico-terapeutici interni prevedono per queste patologie una sistematica copertura delle attività di cura da parte di linee guida e protocolli di società scientifiche e gruppi cooperativi di riferimento:
  • Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto (GIMEMA);
  • Gruppo Italiano Trapianto Midollo Osseo (GITMO);
  • Northern Italian Leukemia Group (NILG);
  • European group for Blood and Marrow Transplantation (EBMT);
  • European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC).
L’UOE-TMO è in Italia una delle tre principali unità di trapianto di midollo da donatore; l’attività di ricerca nel trapianto include procedure complesse di trapianto da familiare parzialmente compatibile, sangue da cordone ombelicale, donatori volontari parzialmente compatibili.
L’attività di ricerca clinica è rivolta a tutte le aree di indicazione clinica, con particolare focus su leucemie acute, mieloma e linfomi. La ricerca clinica dell’ UOE-TMO è in stretta connessione “traslazionale” con numerosi laboratori di ricerca dell’Istituto Scientifico San Raffaele: è attivo il trasferimento in clinica di nuovi strumenti di terapia cellulare e terapia genica prodotti dallo sviluppo della ricerca la ricerca e sviluppo del San Raffaele.

paradigma farmacologico : farmaci biotech

orso castano  :il modello di fabbricazione dei farmaci biotech sta avanzando cosi'come quello dei biosimilari. Questo importante documento , messo a disposizionen da UNIVADIS ne chiarisce molti aspetti..........univadis - un servizio offerto da MSD...........Il principio attivo dei farmaci biologici è una sostanza prodotta o
estratta da una sorgente biologica. Nel caso dei farmaci biotecnologici,
il principio attivo è ottenuto, in particolare, da procedimenti
biotecnologici, che comprendono tecnologie da DNA ricombinante,
l’espressione controllata di geni codificanti proteine biologicamente
attive nei procarioti e negli eucarioti, i metodi a base di ibridomi
e di anticorpi monoclonali. Appartengono alla categoria dei farmaci
biologici prodotti quali ormoni ed enzimi, emoderivati e medicinali
immunologici come sieri e vaccini, immunoglobuline ed allergeni,
anticorpi monoclonali.
I nuovi concetti farmacologici sono oggi alla base dell’utilizzo dei
farmaci biotecnologici, in genere proteine modificate che agiscono
selettivamente su recettori cellulari specifici. L’azione mirata del
farmaco influenza positivamente il risultato terapeutico, risparmia
le cellule sane, con un miglioramento del profilo di tollerabilità del
trattamento, a tutto vantaggio del paziente e della sua qualità di vita
I farmaci tradizionali (non biotecnologici) sono ottenuti da molecole
e reagenti chimici standard, quindi da materiale non vivente
tramite reazioni di chimica organica standardizzate e riproducibili
grazie alle metodiche analitiche attualmente disponibili; i prodotti
biotecnologici sono invece sintetizzati a partire da organismi viventi,
mediante tecniche di ingegneria genetica.
Un’altra caratteristica differenziante è il diverso peso molecolare
che riflette la diversa complessità strutturale (decine di migliaia di
Dalton per i biotech, centinaia di Dalton per i tradizionali).I medicinali
sintetizzati per via biotecnologica differiscono dalle
sostanze attive ottenute tramite metodiche di chimica farmaceutica
tradizionale per numerosi altri aspetti, tra cui, ad esempio, la complessità
strutturale, la stabilità del prodotto finale, e la possibilità di
differenti modifiche co- e post-traduzionali rilevanti (ad esempio, del
profilo di glicosilazione).
Inoltre, mentre i farmaci tradizionali costituiti da piccole molecole
sono prodotti tramite sintesi chimica, la maggior parte dei biofarmaci,
ottenuti tramite biotecnologie che operano su sistemi viventi
(microrganismi o cellule animali), presentano numerosi aspetti di
eterogeneità legati alla cellula ospite utilizzata, ai plasmidi impiegati
per transfettare/infettare la cellula ospite e per trasferire il gene necessario
al fine di indurre l’espressione della proteina voluta, nonchéalle condizioni di crescita e fermentazione e alle differenti metodiche
di purificazione. Tutti questi materiali e procedure presentano elementi
di unicità e non sono immediatamente trasferibili da un laboratorio
ad un altro contribuendo a determinare l’unicità del prodotto.
È importante sottolineare che i farmaci biologici non sono un’unica
classe, ma presentano differenti gradi di complessità, legata ad
esempio al peso molecolare, al meccanismo d’azione, al processo
di sviluppo e a quello di produzione. Pertanto, anche all’interno dei
farmaci biologici è possibile distinguere una “prima generazione”
quali ad esempio le eritropoietine, ed una “seconda generazione” di
molecole più complesse, quali ad esempio gli anticorpi monoclonali.
L’immunogenicità
Una caratteristica fondamentale dei prodotti biologici è la loro
immunogenicità, definita come la capacità di indurre una reazione
immunitaria nell’organismo: queste molecole vengono riconosciute
come “non-self” dall’organismo del paziente e, quindi, possono essere
neutralizzate nel loro effetto.
L’immunogenicità può essere clinicamente insignificante, ma in
alcuni casi può portare a conseguenze gravi (come l’anemia aplastica
per l’eritropoietina).
L’immunogenicità degli agenti biologici dipende da vari fattori,
tra cui:
• Laqualità del composto (impurità, contaminanti)
• Il processo di produzione
• La durata del trattamento
• La sede di somministrazione
• Il tipo di paziente (condizioni sistema immunitario, profilo genetico)
Peculiarità dei principi attivi biologici è che, a differenza di quelli
ottenuti per sintesi chimica, richiedono per la loro caratterizzazione
e controllo di qualità non solo una serie di esami fisico-chimico-biologici,
ma anche indicazioni sul processo di produzione: la struttura
molecolare dipende dal processo (“the product is the process”: cioè il
processo produttivo determina l’unicità del prodotto). Ne consegue
che la stessa molecola ottenuta da aziende diverse (o dalla stessa
azienda in seguito a modifiche di processo) può presentare modificazioni
strutturali significative e quindi differenti caratteristiche di
sicurezza ed efficacia. Le Autorità regolatorie controllano in maniera
rigorosa che ogni processo della filiera di produzione e di distribuzione
avvenga in ottemperanza alle Good Manufacturing Practices
(GMP) e alle Good Distribution Practices (GDP).
I farmaci biologici, per la variabilità intrinseca delle molecole e
per la complessità delle tecniche di produzione, sono particolarmente
difficili da caratterizzare e da riprodurre. Tale difficoltà cresce
in maniera proporzionale alla complessità della molecola originatrice:
ad esempio, una eritropoietina alfa con un peso molecolare
di circa 30.000 dalton è molto più “semplice” per dimensioni, peso,
caratteristiche di produzione e meccanismo d’azione rispetto ad un
anticorpo monoclonale che ne pesa oltre 145.000.
Vengono qui sintetizzati brevemente gli avanzamenti più importanti
che si sono avuti in alcune delle più vaste aree terapeutiche con
l’introduzione dei farmaci biotech....................................
Principali applicazioni cliniche dei farmaci
biotecnologici
Tumori I recettori per i fattori di crescita e le vie di trasduzione del segnale intracellulare
– “step” critici per la progressione della malattia in quanto in grado
di modificare l’espressione di geni e proteine coinvolti nella regolazione
della crescita, differenziazione e sopravvivenza cellulare – rappresentano
i bersagli, particolarmente attraenti e potenzialmente sfruttabili, della
maggior parte dei numerosi farmaci antineoplastici biotech oggi disponibili.
Gli anticorpi monoclonali diretti contro il Vascular Endothelial Growth
Factor (fattore di crescita dell’endotelio vascolare o VEGF), come il bevacizumab,
agiscono inibendo l’angiogenesi, processo di formazione di un
nuovo network sanguigno che alimenta il tumore.Trastuzumab, anticorpo
monoclonale impiegato nella neoplasia mammaria HER-2 positiva, interagisce
con il recettore 2 del fattore di crescita epiteliale umano (HER2).
Nei tumori epiteliali (l’85% di tutte le neoplasie) sono invece oggi impiegate
e in fase di studio numerose altre molecole “biologiche” che bloccano
l’attività dei recettori per l’Epidermal Growth Factor (EGFR) di tipo 1 e 2 o
dell’enzima ciclo-ossigenasi di tipo 2.
Malattie renali In nefrologia l’avvento dei farmaci biotecnologici ha portato a una rivoluzione
nel trattamento dell’anemia uremica con l’introduzione delle molecole
eritropoietiche, e la prevenzione e il trattamento del rigetto da trapianto
d’organo, tramite l’impiego di anticorpi monoclonali.

from Ben Gurion University

Pianta un albero per Seed Desert ResearcheImpact

da Quotidiano Sanita' .it :Ecm. Fissati i contributi per i provider. Confluiranno nelle casse dell'Agenas

Il provvedimento (sulla Gazzetta dell'8 agostro) prevede una quota annuale fissa di 2.582 euro per i provider. In più, per le specifiche attività Fad i costi variano tra 258 euro e 2.582 euro in relazione ai crediti e al numero di partecipanti. In base solo al numero crediti è invece il contributo (fino a un massimo di 1.948 euro) per la formazione residenziale.

09 AGO - Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'8 agosto il decreto datato 26 marzo del Ministero della Salute (era Ministro Balduzzi) che indica il contributo alle spese dovuto dai soggetti pubblici e privati e dalle società scientifiche che chiedono il loro accreditamento per lo svolgimento di attività di formazione continua ovvero l’accreditamento di specifiche attività formative promosse o organizzate dagli stessi ai fini dell’attribuzione dei crediti formativi. Il testo vale per l’anno solare in corso.

I contributi, come precisa lo stesso decreto, confluiranno nel bilancio dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali.
Il testo, oltre a fornire tutta una serie di indicazioni per gli adempimenti ha il suo punto cardine nel cristallizzare le cifre che dovranno essere corrisposte dai soggetti pubblici o privati che sono accreditati per l’erogazione di attività di formazione continua.

Ma ecco quanto dovranno pagare i provider:
Il contributo alle spese annuale, dovuto dai soggetti pubblici o privati e dalle società scientifiche che hanno ottenuto il loro accreditamento in qualità di provider per lo svolgimento di attività di formazione continua, è stabilito in 2.582,28 euro. E questa è la quota fissa per tutti. In più per gli eventi Fad e Residenziali le cifre variano in base ad alcuni criteri. Vediamo quali:

Fad
Il contributo alle spese dovuto dai provider soggetti pubblici o privati e dalle società scientifiche per l’accreditamento di specifiche attività formative a distanza, promosse o organizzate dagli stessi ai fini dell’attribuzione dei crediti formativi, è determinato per ogni anno di erogazione secondo criteri (Vedi Tabella) che prevedono una variazione dei costi da un minimo di 258,22 euro fino a un massimo di 2.582 euro in base al numero di crediti erogati e al numero di partecipanti.
Nel caso il provider chieda e ottenga il prolungamento della formazione a distanza per un ulteriore anno, gli importi devono essere ripetuti;

Formazione Residenziale
Il contributo alle spese dovuto dai provider soggetti pubblici o privati e dalle società scientifiche per l’accreditamento di specifiche attività formative residenziali, promosse o organizzate dagli stessi ai fini dell’attribuzione dei crediti formativi, è fissato in un importo compreso tra un minimo di 258,22 euro ed un massimo di 1.498,22 euro in base al numero crediti forniti.


09 agosto 2013

Femminicidio. Governo vara decreto: “Denuncia irrevocabile. Arresto obbligatorio in flagranza”

da Quotidiano Sanita'.it
Giro di vite contro la violenza nei confronti delle donne. È stato approvato dal Cdm di oggi il decreto “Femminicidio”. Tre gli obiettivi: prevenire la violenza di genere, punirla e proteggere le vittime. “Un intervento molto duro – ha spiegato Letta – di contrasto a tutto ciò che va sotto il nome di femminicidio”.

08 AGO - Il governo ha deciso di usare la mano forte contro quel fenomeno chiamato femminicidio che vede vittime le donne che subiscono violenza. Al Decreto legge approvato oggi in Consiglio dei ministri, ha lavorato il vice ministro Guerra che ha raccolto le deleghe dell’ex ministro Idem. Ilpremier Letta ha spiegato che è un decreto “leggero, in tutto 12 articoli, semplice ed agile che interviene su temi essenziali”. In particolare ha aggiunto il Capo del governo “abbiamo promesso di svolgere un intervento molto duro di contrasto a tutto ciò che va sotto il nome di femminicidio”.

Ecco dunque alcune delle misure previste dal decreto legge. Innanzitutto
le pene vengono aumentate con aggravanti in casi particolari di violenza (se la donna assiste un minore di 18 anni o se la stessa donna è in gravidanza); la denuncia diventa irrevocabile una volta presentata; le vittime di violenza continuamente informate sull'andamento del processo a carico dell'aggressore; assunzioni in via protetta di testimonianze; arresto obbligatorio in flagranza per maltrattamenti contro familiari e stalking; patrocinio gratuito per le vittime di violenza, a prescindere dal reddito; permesso di soggiorno per motivi umanitari agli stranieri che subiscono violenze in Italia; pene più severe per il “cyber bullismo”.
 
"Ci siamo accorti che spesso violenze e stalking non erano fine a sè stessi, ma finalizzati poi a un reato più grave: per questo crediamo di avere realizzato un ottimo risultato, che i cittadini, le donne e i minori che hanno subito queste violenze capiranno bene", ha spiegato il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, illustrando alla stampa il provvedimento.
 
Il ministro dell’Interno ha quindi illustrato i 12 articoli del provvedimento: "Viene aumentata la pena di un terzo se alla violenza assiste un minore di 18 anni. È aumentata la pena se la donna vittima di violenza è in gravidanza, con un'aggravante per lo stalking e non solo per aggressioni o violenze. Una volta che è stata presentata la denuncia la querela diventa irrevocabile".
 
Il ruolo della polizia. “Viene data alle forze di polizia, su mandato della magistratura – ha proseguito Alfano – l'autorizzazione di buttare fuori da casa con urgenza il coniuge molesto che compie violenze. È un'azione preventiva. Siamo poi intervenuti su un altro aspetto di vulnerabilità: spesso la vittima non sapeva più che fine aveva fatto il processo a carico dell'autore della violenza nei suoi confronti. Ora invece la vittima di violenza sarà sempre continuamente informata sul processo a carico e saprà se c'è stata una scarcerazione o il fine pena".
Il decreto legge, ha aggiunto Alfano, prevede anche “l'assunzione in via protetta di testimonianze, da esempio c'è un minorenne o un maggiorenne in stato di vulnerabilità, per proteggere queste persone. È previsto l'arresto obbligatorio in flagranza per maltrattamento contro familiari e stalking e questa fattispecie di violenza viene inserita tra quelle per cui c'è una corsia preferenziale”.
 
Inoltre da subito si dà la possibilità a chi sente o sa di una violenza in corso di telefonare alle forze di polizia non anonimamente, ma dando nome e cognome: a mantenere anonimato e protezione ci pensa lo Stato. Si può quindi intervenire su denunce fatte da terzi soggetti.
 
Infine, ha concluso Alfano, “monitoreremo con un osservatorio della polizia l'andamento di queste vicende per dare precise comunicazioni anche al Parlamento su come evolve questo fenomeno”.
 
Quello del governo è dunque “un segnale forte ma anche di cambiamento radicale – ha detto Letta – sul tema. Una lotta senza quartiere al fenomeno”.
 

08 agosto 2013

Lorenzin: “Dopo le strutture per anziani, controlli anche negli ospedali" , da QuotidianoSanita'.it

...............Dopo i controlli sulle strutture socioassistenziali, la ministra ha fatto sapere che partiranno i controlli a campione sulle strutture ospedaliere. Obiettivo “il rispetto dei diritti umani e delle condizioni igienico-sanitarie”. Ha spiegato Lorenzin: “Anche se devo dire che molte ispezioni sono state già fatte dal mio ministero e, in alcuni casi accertati di malasanità, erano stati già monitorati e allertati proprio da queste ispezioni e segnalati alle autorità”.
 
La ministra ha precisato il ruolo dei Nas: “sono estremamente operativi nel quotidiano: adesso è salito alla ribalta questo caso che desta clamore ma i controlli sono quotidiani. Soltanto sulla contraffazione dei farmaci, ne sono stati effettuati 40.000 in un anno. Dopo il 12 luglio abbiamo predisposto una campagna a tappeto su tutto il territorio nazionale, dei veri e propri blitz a sorpresa che avvengono ogni settimana”. E ha spiegato che la task force ha “effettuato, in 3 operazioni, 368 ispezioni su tutto il territorio nazionale. E abbiamo voluto focalizzare gli interventi proprio sulle strutture di socio/assistenza sanitaria, di accoglimento e cura per anziani e disabili”.
 
Purtroppo il caso di Sorrento non è isolato “ne abbiamo riscontrato un altro grave a Catania, ha proseguito Lorenzin – dove una persona sola, straniera, accoglieva senza alcun tipo di permesso in una struttura del tutto abusiva 12 anziani, alcuni affetti da gravi patologie, senza assistenza medica, senza trascrizioni, senza informare gli organi sanitari preposti. Abbiamo sequestrato molto materiale di medicinali scaduti, denunciato molte persone per abbandono di persone non autosufficienti e per commercio e somministrazione di medicinali guasti”.
 
Comunque, ha concluso, “voglio dare un dato rassicurante: su 368 ispezioni, abbiamo comminato 74 sanzioni amministrative e 26 penali, pertanto la media delle strutture mostra una qualità complessiva che è andata al di là delle nostre aspettative; però, non intendo sottovalutare i casi come quelli Sorrento e Catania, che sono molto gravi”.

09 agosto 2013

venerdì 9 agosto 2013

il PD e la Riforma della Giustizia

orso castano: il PD e' per la non separazione delle carriere, temendo un'eccessia influenza del Guardasigilli sulle decisioni della Procura ed insiste sull'autonomia della giustizia. Ma separazione delle carriere non vuol dire automaticamente influenza del guardiasigilli sulle Procure. La eccessiva contiguita' tra Procuratori e Giudici genera diseguaglianza tra difesa e procura , questo problema va risolto ,(e non si capisce la paura del PD del Referendum radicale, infatti sostenendo la necessita' di "un'iniziativa parlamentare" si sottrae ai cittadini il sacrosanto diritto di esprimersi su un argomento cosi' importante , quasi non ne fossero capaci. E' una posizione che lascia fortemente perplessi e che rischiA di favorire le pressionin delle caste giudiziarie , cosi' numerose ed agguerrite in Parlamento. Non dovrebbe funzionare cosi' la democrazia!!) cosi'come si dovra' andare ad un superamento della legge Vassalli , sulla responsabilita' civile del Giudice , oggi contradditoria ed inattuabile. Vedremo cosa ne verra' fuori. Certamente un dibattito che non si puo' piu' evitare.
............“Noi – dice a Lindro.it Donato Leva deputato, 35 anni, responsabile Giustizia del Partito Democratico che sta preparando un pacchetto complessivo che verrà presentato il 7 settembre nell’ambito della Festa Nazionale del Pd – non vogliamo la riforma del titolo IV della Costituzione, ma siamo favorevoli a procedere per alcuni questioni con leggi ordinarie. Non ci nascondiamo dietro a un dito. Siamo – aggiunge Leva – per riformare la giustizia nel merito su alcuni temi a patto e a condizione che ciò su cui si discute non sia un’appendice delle questioni giudiziarie di Berlusconi”. E accenna ad alcune leggi già in discussine alla Commissione Giustizia della Camera, come quelle sulla “decarcerizzazione” o sulla “riforma della custodia cautelare”.
“Per noi – aggiunge Leva – la giustizia non è un tabù”. Una delle questioni più spinose e di divergenza tra i due schieramenti appare ancora oggi quello della separazione delle carriere dei giudici. Sposando la proposta referendaria dei radicali il Pdl infatti sostiene la previsione di “un giudice “terzo”, ossia realmente equidistante – come commentano i Radicali - tra il Pubblico Ministero e il difensore. Al riguardo la posizione del Pd è chiara. No – ribadisce Leva – alla separazione delle carriere, sì a norme che vadano a precisare le funzioni e le incompatibilità in materia. Un no deciso arriva anche sui referendum radicali. “In materie così complesse – sottolinea Leva – ci vogliono iniziative legislative”.
Tra le idee pi diessine in campo e di cui parla Leva c’è inoltre la questione dell’azione disciplinare “per trovare una soluzione che l’affidi ad un giudice terzo esterno al Csm”. Leva inoltre parla inoltre, in fatto di responsabilità civile dei giudici – oggetto di un quesito referendario dei radicali – di flop della Legge Vassalli sul “Risarcimento dei danni cagionati nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e responsabilità civile dei magistrati” che “va cambiata senza attentare all’autonomia della Magistratura”. Altro tema sul quale il Pd si dice pronto a discutere è quello di una “rimodulazione dell’obbligatorietà dell’azione penale” anche per considerare le priorità in fatto di reati da perseguire. Al riguardo uno specifico disegno di legge costituzionale di modifica dell’articolo 112 della Costituzione italiana, di un solo articolo, è stato presentato al Senato da Lucio Barani del gruppo parlamentare Grandi Autonomie e Libertà. “Ciascun procuratore generale – è la proposta di Barani per un nuovo articolo 112 della Costituzione  – presso la corte d'appello stabilisce di anno in anno, per il proprio distretto di competenza, le priorità nell'esercizio dell'azione penale, in attuazione delle linee guida definite a livelli nazionale dal Ministro della giustizia, che le illustra, entro il 30 novembre di ciascun anno, in una relazione annuale alle Camere”.
Allo stato attuale del dibattito si potrebbe osservare che se si sgombrasse il campo da questioni personalistiche la via per procedere ad una riforma della giustizia, senza intaccare il titolo IV della Costituzione, potrebbe essere intrapresa avviando qua e là alcuni piccoli e grandi aggiustamenti.
Più liscia appare la strada che riguarda la giustizia civile. Entrambi gli schieramenti si dicono propensi a trovare soluzioni che accelerino i processi visto il forte impatto sull’economia reale. Non a caso la giustizia civile è stata indicata come una maggiori criticità anche dal guardasigilli Cancellieri in occasione della presentazione delle linee programmatiche del Governo Letta al Parlamento.
Efficienza del sistema della giustizia civile e competitività del Paese sono elementi tra loro strettamente legati” ha detto Cancellieri. Ed ancora “l’Italia è uno dei Paesi, europei e non, in cui la durata del processo civile è maggiore, come testimoniato dalla comparazione operata dalla Commissione Europea per l’efficienza della giustizia (Cepej) e dalla Banca Mondiale. A ciò deve aggiungersi il tasso di litigiosità  che in Italia è pari a 3,5 volte quello della Germania e quasi due volte quello di Francia e Spagna”.
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giovedì 8 agosto 2013

paradigma biomolecolare : Caratterizzazione molecolare del tumore epiteliale dell’ovaio , da "Attivita' Mario Negri 2011"

Caratterizzazione molecolare del tumore epiteliale dell’ovaio
Uno dei principali obbiettivi dell’ unità di Genomica Traslazionale e’ studiare direttamente su
biopsie di pazienti le caratteristiche molecolari del tumore epiteliale dell’ovaio, utilizzando
tecniche di genomica trascrizionale quali analisi del profilo del trascrittoma e del miRNoma. I
miRNA sono delle corte molecole di RNA, non codificante, con funzione regolatoria sia a
livello trascrizionale che traslazionale e rappresentano oggi importante paradigma per
comprendere l’eziopatogenesi e la prognosi di molte patologie.
Utilizzando ampie collezioni di pazienti provenienti da diversi presidi ospedalieri (San GerardoMonza, Spedali Civili-Brescia, San Anna-Torino e Mount Sinai Institute-New York) si e’
cercato di integrare i profili di miRNA (noto come miRNoma) con i classici parametri clinico
patologici per determinare nuovi fattori prognostici in una patologia complessa come il tumore
epiteliale dell’ovaio. In particolare, utilizzando la tecnica dei microarray, e’ stata analizzato il
miRNoma (circa 1200 miRNA) di 144 pazienti con tumore dell’ovaio sadio I, con un follow up
di circa 18 anni. Per 29 di queste pazienti la prognosi era infausta in quanto la malattia
recidivava entro i cinque anni dalla diagnosi. Questo studio retrospettivo ha evidenziato come
pazienti con prognosi peggiore avevano significative alterazioni nel profilo di alcuni miRNA
rispetto a pazienti con prognosi migliore. In particolare, bassi livelli di miR-200c erano un
fattore prognostico negativo di sopravvivenza e indipendente da altri parametri clinici quali il
grado o l’istotipo.Una seconda peculiarità dei miRNA e’ quella di essere tessuto specifici. Su una casistica
multicentrica di oltre 250 biopsie e’ stato possibile stratificare i diversi istotipi (mucinoso clear
cells ) in base al profilo di miRNA. Queste osservazioni potrebbero essere utilizzate per
ritratificare i protocolli terapeutici nel tumore epiteliale dell’ovaio in base alle caratteristiche
molecolari dei diversi istotipi.
In collaborazione con il Memorial Sloan Kettering di New York e l’Istituto Toscano Tumori, e’
stato definito il ruolo di un fattore trascrizionale embrionale, ZIC2, nell’eziopatogenesi del
tumore epiteliale dell’ovaio. I dati ottenuti su tre casistiche indipendenti mostrano che nei
tumori dell’ovaio a basso potenziale di malignità (noti come borderline) ZIC2 non e’ espresso,
mentre risulta overespresso e associato alla prognosi peggiore nei tumori epiteliali dell’ovaio,
sia di stadio I che III. Cellule tumorali ingenerizzate per overesprimere ZIC2 hanno un aumento
del potenziale di crescita e proliferazione. Potenziale che viene perso se si spegne
completamente l’espressione del gene ZIC2.

mercoledì 7 agosto 2013

controparadigma bioingegneria : oncogeni da stem cell

 2009 Nov-Dec; 13 (11-12) :4377-84. doi: 10.1111/j.1582-4934.2008.00664.x. Epub 2009 Jan 16.

Oncogenesi e cancro cellule staminali: opinioni correnti e le direzioni future.

Fonte

Scuola di Biochimica e Biologia Molecolare, Facoltà di Scienze, Università Nazionale Australiana, Canberra ACT, Australia.

Estratto

Vi sono crescenti prove che dimostrano che solo un sottogruppo di cellule tumorali guida la crescita e la progressione di un tumore. Queste cellule condividono caratteristiche simili con le cellule staminali normali e sono denominate "cellule staminali del cancro. Le cellule staminali tumorali sono state identificate in leucemia mieloide acuta e in alcuni tumori solidi da loro espressione distinta di antigeni di superficie cellulare. Loro lungo termine, la capacità di auto-rinnovano è pensato per essere un fattore determinante per la manutenzione e la ricrescita del tumore. Studi sui tumori ematopoietici dimostrano che importanti vie di segnalazione e geni per emopoiesi normale, come Wnt, NF-kB, Notch, Hedgehog (Hh) e BMI1, sono oncogeni, quindi potenzialmente coinvolte nella regolazione delle cellule staminali del cancro. Eliminazione delle cellule staminali tumorali nei tumori potrebbe provocare la degenerazione delle cellule a valle, il che li rende potenziali bersagli per nuove terapie oncologiche.

PMID:
 
19175465
 
[PubMed - indexed for MEDLINE]

paradigma bioingegreristico : la ricostruzione con staminali

Quando la frattura non guarisce intervengono le nuove tecniche ortopediche che comportano l'impiego di fattori di crescita, cellule staminali multipotenti, supporti di materiali sintetici o biologici. La nuova frontiera si chiama rigenerazione dei tessuti e le ultime novità sono state presentate a Milano in occasione del convegno della società scientifica europea Estrot.

Bruno Marelli
, direttore del dipartimento di Ortotraumatologia e chirurgia specialistica dell'istituto G.Pini di Milano, ha spiegato: "Capita dal 6 al 9 per cento dei casi che le fratture non guariscano, non si riparino. Le cause sono diverse: una situazione di immunodepressione del paziente, un intervento non eseguito correttamente o un'infezione".
La "terapia sartoriale"
Per far fronte a queste situazioni gli ortopedici hanno realizzato la cosiddetta "terapia sartoriale" a misura di paziente. In base alla gravità dei casi vengono usate tecniche di ingegneria e rigenerazione dei tessuti diverse. Marelli continua: "Per esempio per ricostruire i tessuti usiamo cellule staminali multipotenti (mesenchimali stromali) come nuovi mattoni dell'osso da riparare. Queste si ottengono in sala operatoria in circa quindici minuti. Con una siringa ad hoc si aspira del tessuto midollare dal paziente, che poi viene preparato mediante centrifugazione. Queste tecniche sono sempre più impiegate nella pratica clinica, ma vanno usate in casi selezionati". 

I vantaggi
Grazie a questo tipo di pratiche si possono evitare tecniche dolorose e invasive. Giorgio Maria Calori, presidente di Estrot e primario del Pini spiega: "Si può evitare il prelievo di osso dal paziente con tutti i rischi connessi. Oltre all'amputazione che si richiedeva in precedenza per i casi più gravi. Nel nostro ospedale abbiamo testato su cento pazienti una nuova tecnica per il trattamento della necrosi della testa del femore: si toglie la "carie" dall'osso, lo si bonifica e si mettono dei fattori di crescita, con un'operazione di mezz'ora e un taglio di 1 cm. Il risultato è stato la guarigione nel 90 per cento dei casi".

controparadigma bioingegneristico : nanopatologia

nanopathology.jpg
Nel 1999, grazie ad una tecnica particolare da lei messa a punto, la dottoressa Antonietta Gatti, ricercatrice dell’Università di Modena, scoprì che particelle inorganiche di dimensioni dal centomillesimo al miliardesimo di metro possono entrare nell’organismo attraverso inalazione ed ingestione e, trasportate dal sangue, finire in diversi organi dove restano imprigionate e da dove possono innescare tutta una serie di malattie classificate finora come criptogeniche, cioè di origine ignota. Tra queste malattie ci sono parecchie forme di cancro.Un’ulteriore scoperta è che queste particelle possono finire nello sperma e, da lì, nell’ovulo, non sappiamo con quali conseguenze.Nel 2001 la Comunità Europea finanziò la ricerca con un milione di Euro, somma che servì ad acquistare un microscopio elettronico a scansione ambientale e a sostenere l’inizio della ricerca.Da allora, le scoperte si sono susseguite e, tra queste, la spiegazione dell’origine della cosiddetta Sindrome dei Balcani, l’insieme di malattie, cioè, che colpisce i militari ed i civili coinvolti nella guerra combattuta nella ex-Jugoslavia.La particelle responsabili delle malattie hanno una provenienza abbastanza varia, ma sempre riconducibile ad inquinamento, sia esso di origine industriale, venga dal traffico o, per fortuna più raramente, dall’esplosione di ordigni bellici, ordigni che non sono, però, limitati alle zone di guerra ma anche ai territori dei poligoni di tiro militari.Gli inquinanti particolati diventano sempre più comuni nell’aria che respiriamo e nei cibi che mangiamo, e poco o nulla si fa per difendersi, anche per l’ignoranza, non sempre involontaria, che avvolge l’argomento.Ora il denaro concesso è esaurito e con il denaro rischia di esaurirsi la ricerca.Ricerca che sarà fondamentale nel prossimo futuro quando saremo invasi dalle nanoparticelle usate per scopi "pseudoutili" come, ad esempio, per rivestire i vetri per non farli sporcare o gli indumenti per non farli macchiare.

paradigma bioingegneristico : nanoparticelle contro tumori e riparazione ossea

orso castano: la cosa che stupisce , e non poco,  e' che la creativita, la fantasia, lo sforzo per cercaerr soluzioni utili a debellare malattie terribili , e' incessante e, spesso, da luogo a scoperte semplici ma ingegnose. Paragonato alla politica questo movimento , cosi' dinamico, lascia impressionati. c'e' un cooperazione/competitivita', anche a fini di guadagno, che la politica puo' solo sognare. Bisognerebbe che i politici frequentassero i migliori laboratori di ricerca per qualche tempo , magari uno o due stage, per apprendere il metodo e la tensine innovativa che' c'e' dentro.

Nanoparticelle magnetiche per la rigenerazione del tessuto osseo. La nuova applicazione, nel campo della medicina rigenerativa, arriva dalla collaborazione tra l'Istituto di Scienza e tecnologia dei materiali ceramici Istec-Cnr e Finceramica.
Dispositivi impiantabili - Istec-Cnr e Finceramica hanno sviluppato e brevettato nuove nanoparticelle magnetiche, a base di idrossiapatite. Gli studi che hanno portato a questo risultato hanno l'obiettivo di sviluppare dispositivi medici innovativi, impiantabili, per la medicina rigenerativa, in grado di generare tessuto osseo e osteo-cartilagineo. La loro è un'azione di "imitazione" della componente ossea dei tessuti. Sono sicure e perfettamente tollerate perché l'organismo le riconosce come proprie, avendo la stessa composizione chimica dell'osso. 

Utili in oncologia - Queste nanoparticelle possono avere una applicazione anche in ambito oncologico, per l'individuazione precoce di tumori e per la somministrazione di terapie finalizzate alla distruzione delle cellule tumorali.Una volta iniettate nella massa cancerosa, infatti, queste nanoparticelle sottoposte a campo magnetico raggiungono una temperatura compresa tra i 42 e i 46°C colpendo in maniera selettiva le cellule tumorali senza danneggiare quelle sane e minimizzando gli effetti collaterali. 

Necessari ulteriori studi - Finceramica ha dato il via all'iter medico-scientifico, caratterizzato da passaggi fondamentali come la valutazione di fattibilità del progetto, la presa in carico del brevetto e la fase pre-clinica (studi di tossicologia, verifica della biocompatibilità), per poi procedere alla sperimentazione clinica, in ottemperanza allo specifico percorso regolatorio presso il ministero della Salute.