lunedì 28 luglio 2014

Read Key : post-genomica

orso castano : la complessita' della geno,ica e della pos genomica ed ancor di piu' della epigenomica , cioe'dellom studio dell'ambiente sul DNA e degli altri operatori intracellulari come l'mRna CHE INTENVENGONO SULLA COSTRUZIONE DELLE PROTEINE , DEV E TENER CONTO SIA DELLA COMPLESSITA' (ADDIRITTURA SONO MOLTI I GENI CHE INTERVENGONO , A NCHE DISTANTI TRA LORO) E  DELLA IMPREVEDIBILITA' DEI FATTORI AMBIENTALI. qUALE MODELLO TEORICO PUO' GFAR FRONTE A QUESTI PROBLEMI .vEDREMO. fINORA TUTTI GLI ALGORITMI APPAIONO TROPPO SEMPLICI

da Wikipedia : Il ruolo dell'ingegneria genetica nella post-genomica

L'ingegneria genetica è oggi il gold standard nella ricerca sulle proteine. Tra gli strumenti di base che essa mette a disposizione figurano i seguenti.
  • Studi di loss of function (dall'inglese, perdita di funzione). Si tratta di esperimenti, genericamente chiamati di knock-out, che permettono di ingegnerizzare un organismo in modo tale da eliminare l'attività di un determinato gene. Ciò permette di studiare il difetto causato da questa mutazione, e può essere utile come screening iniziale della funzione di un gene. Spesso viene utilizzato in biologia dello sviluppo. Un esperimento di knock-out viene messo a punto attraverso la manipolazione in vitro di un costrutto di DNA che, nelle versioni base di un esperimento di knock-out, consiste nel gene di interesse modificato a sufficienza per perdere la funzione originale. Questo costrutto può essere poi inserito in una cellula incoltura, all'interno della quale sarà in grado di sostituire la versione originale (detta wildtype) del gene. Se le cellule che ricevono tale costrutto sono cellule staminali, esse possono essere inserite in una blastocisti, a sua volta inserita nell'utero di madri surrogate. Con questa tecnica, chiamata Embryonic Stem Cell Transfer (dall'inglese, trasferimento di cellule staminali embrionali), è possibile realizzare un organismo transgenico. Un metodo più semplice per lo screening di knock-out, che tuttavia può essere applicato solo ad animali meno complessi, consiste nell'induzione di mutazioni casuali in una popolazione molto ampia (ad esempio diDrosophila melanogaster, il moscerino della frutta). La progenie verrà strettamente analizzata alla ricerca della mutazione che si intende studiare. Tale metodo è correntemente utilizzato per gli organismi unicellulari, specialmente prokaryota, e talvolta per le piante.

  • Studi di gain of function (dall'inglese, acquisizione di funzione). Si tratta della logica controparte della produzione di knock-out. Sono spesso portati avanti insieme ai knock-out per valutare in modo più fine la funzione dei geni in esame. I procedimenti che vengono svolti per introdurre una mutazione ''gain of function sono molto simili a quelli utilizzati per produrre knock-out. In questo caso il costrutto porterà con sé alcuni accorgimenti tali da incrementare l'espressione della proteina (come ad esempio un promotore forte).
  • Studi con traccianti. Permettono di individuare l'esatta localizzazione e l'interazione della proteina in esame. Un metodo per ottenere ciò consiste nella sostituzione del gene wildtype con un gene di fusione, contenente il gene originale fuso con una terminazione visibile dall'operatore. Un esempio di tali terminazioni visibili è la GFP(dall'inglese Green Fluorescent Proteinproteina fluorescente verde). Tale proteina è molto utile perché permette nella maggior parte dei casi un corretto funzionamento della proteina originale con cui è fusa: uno dei principali problemi legato a questo tipo di tecnica consiste infatti nell'instabilità della maggior parte delle proteine di fusione. Il desiderio dell'operatore in questo tipo di saggi, infatti, è quello di seguire la proteina, non di modificarne i parametri strutturali e funzionali. Una strategia attualmente in sviluppo per migliorare la stabilità dei prodotti di fusione è la possibilità di realizzare code facilmente riconoscibili attraverso la somministrazione di anticorpi.
Sviluppi e applicazioni della postgenomica 
La scoperta delle basi molecolari delle malattie ha compiuto enormi progressi negli ultimi decenni; per esempio, si conoscono molti geni la cui mutazione causa l'insorgenza di tumori, e inoltre sono stati identificati tutti i geni responsabili dei difetti genetici più frequenti di tipo mendeliano e si dispone di strumenti per la diagnostica molecolare degli agenti infettivi patogeni più diffusi. 
  • Allo stesso tempo queste scoperte hanno ancor più evidenziato la complessità dei sistemi biologici e la necessità di applicare le discipline genomiche e postgenomiche alla ricerca biomedica. 
    In particolare, per alcuni settori della medicina è lecito attendersi ricadute concrete nei prossimi anni grazie agli sviluppi della genomica e della postgenomica. Il primo traguardo consiste, come già descritto, nell'identificazione dei geni che predispongono o contribuiscono all'insorgenza di malattie multigeniche e multifattoriali di elevato impatto sulla popolazione, quali vari tipi di tumori, le malattie cardiovascolari, la demenza e altre neuropatologie, il diabete e così via. La maggior parte di queste scoperte sarà dovuta all'utilizzazione di tecnologie a elevata produttività, come l'analisi degli SNPs che già oggi prevede applicazioni nelle quali vengono analizzati milioni di dati al giorno. Ci si può attendere, in un futuro non troppo lontano, che sia possibile valutare il nostro personale rischio di sviluppare una patologia comune (per es., una malattia cardiovascolare) in base alla particolare combinazione di geni ereditata e quindi poter ricorrere a misure preventive quali una dieta appropriata o farmaci adatti per quel tipo di patologia. 
    La tipizzazione del DNA genomico per un certo numero di SNPs permette anche, in linea di principio, di studiare come il materiale ereditario individuale influenzi la risposta dell'organismo alla somministrazione dei farmaci, e quindi di trovare per ognuno il trattamento farmacologico più efficace, limitando al tempo stesso gli effetti collaterali. Questo intreccio di genomica e farmacologia (a sua volta un esempio di ricerca postgenomica) è stato chiamato 'farmacogenomica'. Un esempio pratico di come la farmacogenomica rappresenti una forma di 'medicina personalizzata' è il caso del farmaco abacavir nel trattamento delle infezioni da HIV. Il 4% degli individui trattati con questo farmaco sviluppa una specifica reazione di ipersensibilità che determina gravi effetti collaterali. Lo studio del genoma ha identificato i marcatori genetici (SNPs) che comportano per il paziente una probabilità del 97% di sviluppare la reazione negativa. Quindi, è oggi possibile evitare gli eventi non favorevoli con un semplice test sul DNA prima che i pazienti assumano il farmaco. 
    Un aspetto importante della farmacogenomica, che ha attratto gli investimenti di tutte le multinazionali farmaceutiche, risiede nell'identificazione di nuovi bersagli molecolari per i farmaci; è noto, infatti, che le proteine con cui interagiscono i farmaci attuali sono in totale meno di 500 e che le ricerche di nuovi farmaci con i sistemi di screening tradizionali producono sempre più raramente nuovi bersagli. Le oltre 100.000 proteine identificate dalla proteomica rappresentano invece altrettanti potenziali bersagli per i farmaci del futuro. 
    Un altro sviluppo della postgenomica di grande interesse medico e commerciale è legato alla diagnostica molecolare: è stato dimostrato che l'identificazione di profili proteici o dell'espressione di RNA caratteristici di specifiche patologie può avere valore diagnostico e prognostico. 
    Per esempio, è stato riportato che l'analisi del profilo delle proteine del sangue mostra differenze tra il sangue di un individuo sano e quello di pazienti con carcinoma delle ovaie. Sebbene ancora sperimentali (identificano il tumore nel 95% dei casi) questi test sono comunque estremamente incoraggianti per future applicazioni che possiedono il vantaggio sia di non essere invasive sia di rilevare modifiche del profilo proteico già dagli stadi iniziali della malattia. 
    Diagnostica e predizioni sull'evoluzione delle malattie si possono effettuare anche con i microarray. Un esempio in questo senso è rappresentato dal Lymphochip sviluppato da una collaborazione tra ricercatori del NIH e della Stanford University. Il Lymphochip contiene oltre 18.000 frammenti di DNA corrispondenti a geni associati allo sviluppo normale e patologico dei linfociti umani e permette di caratterizzare in grande dettaglio l'espressione genica dei linfociti umani nelle condizioni più svariate. È stato dimostrato che, utilizzando il Lymphochip, si possono distinguere diversi tipi di un tumore del sangue chiamato DLBCL (diffuse large B cell lymphoma) che rappresenta, dopo il linfoma di Hodgkin, il più frequente tumore delle cellule B. È stato inoltre osservato che i profili trascrizionali permettono di riconoscere due gruppi di pazienti DLBCL la cui prognosi differisce assai nettamente. Tali gruppi, altrimenti non distinguibili, vanno quindi sottoposti a terapie differenziate sin dalla diagnosi con vantaggi per entrambi. 
    Con la stessa logica del Lymphochip e del tumore DLBCL sono in fase avanzata di ricerca applicazioni simili allestite con appositi microarray per i tumori del seno e il mieloma multiplo. 

    9. Conclusioni 

    Collins, uno dei principali coordinatori del Progetto genoma umano e direttore del National human genome research institute (NHGRI), in un suo editoriale, intitolato Microarrays and macroconsequences, ha analizzato le 'macroconseguenze' della tecnologia genomica e postgenomica sugli aspetti scientifici così come gli effetti che tali studi avranno sulla società. Per questo motivo è stato istituito, sin dall'inizio del Progetto genoma umano, un progetto parallelo denominato ELSI (Ethical, legal and social implications) a sua volta ripartito in quattro aree di attività: (1) privacy ed equità nell'uso e nell'interpretazione delle informazioni genetiche (per es., le eventuali conseguenze della futura disponibilità dell'informazione genetica individuale nei rapporti del cittadino con i datori di lavoro, con le compagnie di assicurazione e con la società in senso lato); (2) adozione a livello clinico delle nuove tecnologie genetiche (quali criteri adottare per l'introduzione delle nuove tecnologie diagnostiche e con quali conseguenze; quando e con quali costi verrà adottata la 'medicina personalizzata' al momento in cui questa sarà disponibile; cercare di capire se l'introduzione della medicina genetica avrà l'effetto di diminuire, oppure al contrario aumentare, il divario nell'accesso alla sanità delle varie popolazioni del pianeta); (3) controversie legate alla ricerca genetica (in particolare esaminare le conseguenze della ricerca genetica in tutti i settori non medici, per es., quello agroindustriale e l'ambiente; come cittadini abbiamo avuto recentemente un'anticipazione del contenuto di questi temi a causa delle controversie suscitate dalla commercializzazione degli organismi geneticamente modificati, OGM); (4) istruzione e informazione dei cittadini e dei professionisti (uno degli obiettivi principali è naturalmente di informare esaurientemente i cittadini in modo che le decisioni sugli usi di queste ricerche possano essere prese democraticamente; altri obiettivi riguardano la valutazione delle conseguenze che le nuove conoscenze scientifiche hanno su specifici aspetti filosofici, legali ed etici; si auspica che i risultati della ricerca genetica potranno modificare i concetti di razza, gruppo etnico, clan, identità familiare e individuale e potranno finalmente definire normali le malattie e le caratteristiche fisiche e comportamentali). 
    Il progetto ELSI e altri analoghi in Europa hanno probabilmente un'importanza equivalente a quella della ricerca primaria, non ultimo per il fatto che la comunità scientifica non ha alcun interesse a mantenere segreti sulle proprie attività, ma anzi desidera che i risultati della ricerca e le loro applicazioni siano effettivamente compresi, valutati ed eventualmente apprezzati dai cittadini. 
    È stato scritto che gli storici del futuro indicheranno nel completamento della sequenza del genoma umano l'evento scientifico più significativo del XX sec.; si può sostenere con certezza che quanto fin qui avvenuto non smentisce questa affermazione. 

    Bibliografia 
    Collins 2003: Collins, Francis S. - Green, Eric D. - Guttmacher, Alan E. - Guyer, Mark S., A vision for the future of genomics research, "Nature", 422, 2003, pp. 835-847. 
    Wulfkuhle 2003: Wulfkuhle, Julia D. - Liotta, Lance A. - Petricoin, Emanuel F.,Proteomic applications for the early detection of cancer, "Nature reviews cancer", 3, 2003, pp. 267-275. 

    Siti internet 
    The institute for genomic research (http://www.tigr.org/ ). 
    Genoma programs of the US department of energy office of science (http://DOEgenomes.org ). 
    Genomics & Genetics at the Sanger institute, sequencing genomics projects,Caenorhabditis genome sequencing projects (http://www.sanger.ac.uk/Projects/C_elegans/ ). 

giovedì 24 luglio 2014

read Key :Antiaging: nutrizione e attività fisica contro l’invecchiamento muscolare

orso castano: interessante articolo che da indicazioni preziose , da aggiornare costantemente sulla'anti aging, vera e propria lotta contro l'inabilita' chee puo' essere praticata eseguendo particolari esercizi fisici ed adottando una dieta particolare. Da leggere e memorizzare.
http://www.thenewstribe.com/2012/08/04/9-best-anti-aging-food/

Rivista della Società Italiana di Medicina Generale N. 2 • Aprile 2011 http://www.progettoasco.it/riviste/rivista_simg/2011/02_2011/4.pdf
Antiaging: nutrizione e attività fisica contro l’invecchiamento muscolare 
Massimo Negro*, Sara Rucci**, Fulvio Marzatico***
* Prof. (ac) Master in Nutrizione Umana, Università di Pavia; Coordinatore Commissione Scientifica SINSEB (Società Italiana Nutrizione Sport
e Benessere); * Ricercatrice Lab. di Farmacobiochimica, Nutrizione Sportiva e Nutriceutica del Benessere, Università di Pavia; *** Direttore Lab. di
Farmacobiochimica, Nutrizione Sportiva e Nutraceutica del Benessere, Università di Pavia; Vicepresidente Nazionale SINSEB (www.sinseb.it)

.................La sarcopenia inizia a comparire intorno alla quarta decade di vita, portando ad una perdita di massa muscolare del 3-5% entro i 50 anni  e successivamente dell’1-2% ogni anno 2. Un andamento che in circa il 40% dei soggetti porta a dimezzare il patrimonio muscolare entro i 75 anni di età 3, con una prevalenza leggermente maggiore negli uomini rispetto alle donne 4. Il fenomeno della sarcopenia ha profonde ripercussioni sulle capacità motorie e sul livello di attività fisica dei soggetti: nei casi più gravi compromette l’autonomia di movimento, l’equilibrio diviene instabile, si diventa incapaci di salire e scendere le scale o portare a casa la spesa, la frequenza del passo è
fortemente ridotta. Nell’anziano la sarcopenia contribuisce ad aumentare il rischio di cadute e di fratture correlate, rappresentando la principale causa di invalidità e debolezza 5. Il problema
della sarcopenia in Italia, analogamente ad altri paesi industrializzati, ha un notevole impatto socio-economico se si considera che la struttura demografica della popolazione si sta modificando, con una riduzione delle fasce d’età più giovani e un progressivo aumento di quelle anziane.............. Una pratica regolare dell’attività fisica e l’adozione di un’alimentazione adeguata rappresentano le
linee guida, mentre si stanno facendo strada nuove strategie che includono l’utilizzo d’integratori e supplementi dietetici.
Cause della sarcopenia 
Metabolismo proteico . L’omeostasi del muscolo scheletrico è garantita da un continuo turnover di aminoacidi attraverso i processi di sintesi e degradazione proteica. Diversi studi hanno riportato come la sintesi proteica muscolare nei soggetti anziani sia ridotta del 30% rispetto ai giovani 6 ed il catabolismo sia notevolmente aumentato 7, soprattutto a causa della mancanza di attività fisica. Questo conduce in tempi più o meno lunghi ad una diminuzione della massa muscolare, sia per la perdita numerica delle fibre, sia per la riduzione della sezione delle fibre rimanenti . Il fenomeno interessa prevalentemente le fibre di tipo II, responsabili dell’attività contrattile ad elevata produzione di forza. Inoltre, con l’età diminuisce anche il numero delle cellule satelliti, responsabili della rigenerazione post-traumatica delle fibre muscolari, e questo contribuisce ulteriormente alla perdita di massa muscolare e di forza .
Livelli ormonali
Il livello degli ormoni anabolici (testosterone, GH, estrogeni) decresce con l’età, e questo sembra favorire lo sviluppo della sarcopenia 8. La diminuzione dei loro livelli circolanti è stata, infatti, messa in relazione alla riduzione della massa muscolare e della forza 10.
Alterazioni neuromuscolari 
Con l’invecchiamento il muscolo scheletrico va incontro a processi di denervazione irreversibili 11. Il numero dei motoneuroni spinali diminuisce già di circa il 50% dopo i 60 anni , portando ad atrofia muscolare 11. Per cercare di limitare il fenomeno l’organismo mette in atto processi di reinnervazione che normalmente coinvolgono fibre nervose a scossa lenta (Slow Twitch, ST), adiacenti a quelle andate perse. Questo se da un lato riduce l’atrofia muscolare, dall’altro modifica
i pattern muscolari di contrazione portando parte delle fibre muscolari di tipo II verso profili funzionali ST . Le unità motorie “rimodellate” producono, quindi, meno forza rispetto a quelle
originarie, e hanno minor efficienza, precisione e potenza di movimento.
Livello di attività fisica 
Nonostante la sarcopenia non possa essere arrestata dall’attività fisica, la scarsità di movimento e soprattutto l’assenza di carichi di forza sul muscolo ne accelerano la progressione 1. L’inattività aumenta il catabolismo proteico , riduce la capacità di reclutamento muscolare e facilita i fenomeni di denervazione conducendo i soggetti a un più rapido declino delle abilità motorie. Da questo punto di vista l’attività fisica pregressa (soprattutto con carichi di forza/potenza) sembra possa costituire un fattore di protezione per la sarcopenia, rallentandone insorgenza ed evoluzione.
Nutrizione 
Spesso gli anziani presentano quadri di malnutrizione che possono incidere pesantemente sull’evoluzione della sarcopenia. Un’indagine condotta dal dipartimento americano dell’agricoltura
(United States Department of Agricolture, USDA) ha mostrato che circa il 25% delle donne sopra i 65 anni non ha un adeguato apporto giornaliero di proteine . Viene inoltre segnalato che l’RDA (Recommended Dietary Allowance) per le proteine, fissato a 0,8 g/kg/die, nei soggetti anziani non
sembra adeguato e dovrebbe essere rivisto
Aumento del tessuto adiposo 
Il tessuto adiposo bianco (White Adipose Tissue, WAT) elabora diversi peptidi ad azione regolatoria che prendono il nome di citochine. Con l’avanzare dell’età l’aumento del WAT contribuisce
ad elevare il tasso ematico di alcune citochine, in particolare TNF-a e IL-6, i cui livelli circolanti possono aumentare da 2 a 4 volte nel corso dell’invecchiamento . Questo porta l’organismo di un soggetto anziano verso una situazione d’infiammazione cronica che oltre ad agire negativamente sul
metabolismo di vari distretti (sistema vascolare, immunitario, ormonale e osseo), inibisce la sintesi proteica muscolare favorendo lo sviluppo della sarcopenia . Lo scenario descritto assume maggiore gravità in condizioni di obesità o sovrappeso, in cui l’eccesso del WAT aumenta ulteriormente la produzione di TNF-a e IL-6 favorendo ancor più le alterazioni a carico del muscolo scheletrico .
Stress ossidativo 
La progressiva riduzione del numero e dell’efficienza mitocondriale è stata proposta quale meccanismo capace di indurre sarcopenia . Nel corso dell’invecchiamento, infatti, la produzione
mitocondriale di specie radicaliche (Reactive Oxigen/ Nitrogen Species, RONS) aumenta e le difese antiossidanti sono sempre meno efficienti. Questo comporta crescenti fenomeni di stress ossidativo e perossidazione lipidica che danneggiano le fibre muscolari . I danni cellulari da RONS colpiscono
prevalentemente le fibre muscolari di tipo I (ossidative) , data la maggior presenza di mitocondri, ma non si esclude che tali danni possano interessare anche le fibre di tipo II.
Schema riassuntivo dei principali fattori che intervengono 
nella genesi della sarcopenia
• alterazioni del metabolismo proteico; 
• variazione dei livelli ormonali; 
• alterazioni neuro-muscolari; 
• assenza di stimoli di forza sul muscolo; 
• ridotta assunzione di proteine con la dieta; 
• aumento del tessuto adiposo; 
• fenomeni di stress ossidativo.
Effetti della sarcopenia 
Nei soggetti anziani non allenati il declino della prestazione muscolare è particolarmente evidente con conseguenze che interessano l’autonomia funzionale motoria e il metabolismo di altri tessuti. La forza diminuisce di circa il 40% passando dai 30 agli 80 anni 19, fino a dimezzarsi negli ultra novantenni 20, e questo è stato correlato direttamente con la perdita della massa muscolare 19 20. La perdita di forza interessa sia i grossi gruppi muscolari, sia i muscoli distali degli arti 21 22, influenzando negativamente la capacità deambulatoria e la velocità del passo , riducendo l’abilità di effettuare movimenti e gesti tipici dell’attività quotidiana: salire e scendere le scale, sollevare oggetti, alzarsi dalla sedia . Viene meno anche la capacità di reazione muscolare ed il controllo motorio, con aumento del rischio di cadute per instabilità posturale 8. La diminuzione di forza è quindi causa di disabilità che nelle forme più gravi necessita di assistenza ed è stata associata anche ad un più elevato rischio di mortalità . In correlazione alla sarcopenia, è stato inoltre dimostrato che la perdita di potenza anaerobica (watt/kg peso) decade al ritmo di 1% all’anno e a 70 anni è circa il 50% in
meno rispetto ad un giovane di 20 anni 25. La sarcopenia contribuisce poi ad abbassare il dispendio energetico a riposo 11 e la sensibilità periferica all’insulina 19, facilitando l’accumulo di grasso sottocutaneo e viscerale 8. La sarcopenia condiziona in misura importante anche l’invecchiamento dell’osso, favorendo l’insorgenza dell’osteoporosi in età senile . La perdita della massa muscolare e della forza di contrazione riducono, infatti, il carico meccanico sullo scheletro, fondamentale per stimolare l’attività metabolica del tessuto minerale. La diminuzione della massa muscolare nell’anziano si ripercuote, infine, anche sulla termoregolazione, rendendo i soggetti meno capaci di adattarsi alle variazioni della temperatura ambientale.
Schema riassuntivo delle implicazioni cliniche della 
sarcopenia nell’anziano:
• aumento disabilità; 
• aumento osteoporosi; 
• aumento rischio cadute; 
• aumento rischio fratture; 
• alterazione della termoregolazione; 
• aumento tessuto adiposo. 
Strategie di trattamento 
per la sarcopenia
L’approccio più razionale da seguire per rallentare il decorso della sarcopenia vede l’abbinamento di un’adeguata nutrizione e di un regolare programma di esercizio fisico. Trattamenti alternativi basati su somministrazioni di preparati ormonali trovano ancora qualche controversia e richiedono ulteriori indagini .
Esercizio fisico 
Nonostante i benefici scientificamente dimostrati, l’allenamento di forza negli anziani continua a ricevere scarse considerazioni e solo in pochi centri specializzati entra a far parte delle linee guida ufficiali di trattamento per la sarcopenia. L’allenamento di forza è l’unico in grado di contrastare
efficacemente la perdita di massa muscolare, agendo specificamente sulle fibre muscolari di tipo II e producendo risposte anaboliche di adattamento non ottenibili con gli allenamenti aerobici . Diversamente dal lavoro aerobico, gli esercizi muscolari di forza inducono ipertrofia, aumentando
forza e potenza contrattile ; stimolano, inoltre, la capacità neuro-motoria specifica di reclutamento delle fibre muscolari di tipo II e questo consente sia un miglioramento dell’output muscolare di forza, sia d’intervenire positivamente nel rallentarei fenomeni di denervazione descritti . Gli allenamenti di forza negli anziani possono essere eseguiti in totale sicurezzase ben programmati, ed è stato dimostrato che attraverso stimoli di appropriata intensità si possono produrre guadagni di
massa muscolare e di forza comparabili con quelli ottenibilinegli individui più giovani . In letteratura esistono alcuni lavori con protocolli di training che mostrano risultati piuttosto interessanti .
Condizionare l’espressione di forza negli anziani attraversoesercizi e metodologie specifiche  ne consente poi  l’utilizzo funzionale in varie attività che la richiedono (deambulazione,velocità del passo, spostamento di carichi, ecc.) .Programmi di allenamento con i pesi riducono di oltre il 30% il
rischio di cadute, come dimostrato in studi a lungo termine (2 anni) ,modificando significativamente uno degli aspetti che maggiormente caratterizza il quadro di “fragilità” dell’anziano.
Complessivamente i benefici migliori si osservano sui soggettiche già mostrano forti segni di sarcopenia .
Precauzioni e controindicazioni
Pur essendo sicuri e scientificamente validati, gli allenamenti con i pesi devono, tuttavia, essere individualizzati nei soggettiportatori di patologie croniche come diabete e malattie cardiovascolari. Pazienti con insufficienza cardiaca, disfunzioni valvolari o neuropatie devono essere attentamente valutatiprima di essere sottoposti a training di forza a che se di bassa intensità . Assoluta controindicazione a sforzi di forza-potenza vedono, invece, l’angina instabile, aritmie e ipertensione
incontrollate, cardiomiopatia ipertrofica, alcune forme di retinopatia.
Nutrizione
L’alimentazione in età geriatrica deve essere curata enfatizzandosoprattutto l’introduzione di nutrienti come proteine,calcio, vitamina D e B12, importanti nel trattamento della sarcopenia. Per le proteine in particolare, negli ultimi anni è stata ipotizzata l’inadeguatezza delle attuali RDA in ragione dell’aumentato catabolismo proteico che comunemente si osserva negli anziani 29. Studi hanno, infatti, dimostrato come  un apporto giornaliero di proteine pari a 0,8 g/kg di peso produca
un bilancio azotato negativo nei soggetti sedentari e solo marginalmente positivo nei soggetti attivi . Da diversi autori e da istituzioni internazionali (International Society of Sports Nutrition) arriva dunque la raccomandazione di considerare appropriate introduzioni proteiche superiori (1,2-1,4 g/kg/die), da adattare in relazione al carico di lavoro.
Allenamento di forza: metodologia pratica
L’esercizio di forza o contro resistenza (strength training (ST) o resistence training (RT)) vede l’esecuzione di movimenti con l’utilizzo di pesi liberi,elastici, macchine isotoniche o a corpo libero contro gravità. L’intensità dell’esercizio si misura in percentuale dell’1-RM, cioè del massimo carico
che consente di effettuare un’unica ripetizione. Intensità pari al 60-90% dell’1-RM sono tipicamente utilizzate nei programmi di sviluppo della forza e massa muscolare. A seconda dei casi, tuttavia, si possono impiegare inizialmente intensità notevolmente inferiori (30% 1-RM) da aumentare
progressivamente fino ad individuare la percentuale di carico utilizzabile. Un basso carico nelle fasi preliminari permette di educare i soggetti alla percezione del tipo di lavoro e studiare eventuali limitazioni articolari o deficit di forza in determinati angoli di movimento. Per stabilire la percentuale
di carico i test massimali possono essere evitati; attraverso metodiche indirette (test di Brzychi) si possono svolgere test submassimali in sicurezza e con pesi moderati assicurando

"Indicazioni di base – I programmi di ST prevedono di norma da uno a due esercizi per gruppo muscolare (petto-spalle-braccia-dorso-addome-arti inferiori); due o tre set da 8-15 ripetizioni per ogni esercizio. Gli esercizi possono essere multiarticolari (Squat, Leg press, ecc. o monoarticolari(Biceps curling, Triceps extension, ecc.). La ripetizione definisce il ciclo completo di movimento costituito da contrazioni “concentriche” ed “eccentriche” alternate. Ogni set è seguito da una pausa di lavoro di circa uno o due minuti. La respirazione deve accompagnare l’esecuzione delgesto, coordinando l’espirazione alla fase concentrica di movimento, evitando espirazioni forzate a glottide chiusa (manovra di Valsalva).In generale si svolgono due o tre sessioni di allenamento settimanali (30-40 minuti) per avere incrementi di prestazione, mentre per programmi di mantenimento anche una sola sessione di lavoro ha dimostrato di poter mantenere buoni livelli di forza ."
sulla sicurezza dell’intervento . L’apporto energetico, inparticolare da carboidrati, dovrà essere adeguato per poter gestire diverse situazioni ponderali: tendenza alla diminuzionedel peso oppure ricerca di una riduzione della percentuale di grasso.
Integratori e supplementi
Prodotti dietetici a base di proteine sono stati valutati negli anziani al fine di poterne sfruttare gli effetti positivi sullo sviluppo della massa muscolare e della forza. In tal senso si è dimostrata efficace l’assunzione di proteine in polvere immediatamenteal termine di training di forza piuttosto che in tempi successivi (2 ore dopo) 44. Rispetto all’utilizzo di proteine, effetti superiori sullo stimolo della sintesi proteica sembrano essere ottenibili con supplementi a base di aminoacidi essenziali (Essential Amino Acids, EAA), anche in assenza di esercizio fisico . Si stanno, inoltre, valutando miscele di EAA arricchitedi leucina: un aminoacido che stimola la sintesi proteica
agendo direttamente sui meccanismi biomolecolari di regolazione. Diversamente dai giovani, infatti, nei soggetti anziani la presenza di una maggiore concentrazione di leucina in un supplemento a base di EAA (41% contro il 26% normalmente presente in questi aminoacidi) sembra essere fondamentale per avere significative risposte di stimolo sulla sintesi proteica muscolare.
Alcuni lavori hanno dimostrato i benefici derivanti dall’utilizzo di creatina in soggetti anziani, specialmente quando accompagnatoda lavoro muscolare . L’assunzione cronica di creatina
(settimane) sembra stimolare la proliferazione delle cellule satelliti e dei mionuclei nei muscoli sottoposti ad allenamentidi forza . Un interessante studio è quello pubblicato nel 2007 da Tarnopolsky et al. 50 nel quale la supplementazione con creatina è stata associata all’assunzione di acido linoleico coniugato (Coniugated Linoleic Acid, CLA), una sostanzanota in letteratura per la sua efficacia nel ridurre la massa grassa in soggetti adulti in sovrappeso. Nello studio durato sei
mesi, i volontari (soggetti con età media di circa 70 anni) sonostati sottoposti a un programma di esercizio contro resistenza (macchine isotoniche) due volte a settimana. I risultati
mostrano come, rispetto al placebo, la supplementazione con creatina + CLA negli anziani abbia favorito un significativo miglioramento della massa magra, riducendo la massa grassa;
un risultato che offre ulteriori prospettive per ciò che concerne la modulazione antiaging della composizione corporea. Anche l’impiego di supplementi a base di acidi grassi omega-3 può essere valutato; il tentativo è quello di ridurre i fenomeni d’infiammazione cronica e conseguentemente prevenire lealterazioni strutturali e funzionali dei tessuti nel corso dell’invecchiamento
Conclusioni
Secondo dati ISTAT nel 2050 circa il 34% della popolazione italiana avrà più di 65 anni, contro il 19,5% del gennaio 2005 51. Un fenomeno che richiede una modifica delle politiche di programmazione sanitaria e la predisposizione di interventispecifici di educazione alimentare e alla pratica regolare dell’esercizio fisico. Diversamente si avranno pesanti ricadute in termini di costi sociali per assicurare servizi di assistenza (domiciliare o residenziale) a un crescente numero di soggetti incapaci di svolgere le normali attività quotidiane in sufficienteautonomia. Abbinato a una corretta alimentazione e all’utilizzo di eventuali supplementi, l’esercizio di forza è l’intervento
più produttivo e scientificamente validato per conservare lamassa muscolare, la forza e la potenza esecutiva di un gesto. Esercizio aerobico e ginnastica dolce, raccomandate per anni come uniche attività per gli anziani, pur essendo capaci di regolare il peso, migliorare la capacità aerobica e la flessibilità articolare non possono certo sostituirsi al lavoro contro resistenza. Come citano autori anglosassoni riferendosi allafunzione muscolare specifica di forza: “use it or lose it” (usala
o la perderai).


mercoledì 23 luglio 2014

red Key : stamin mesenchimali : nuove fibre muscolari



orso castano: prevenire o combattere l'invecchiamento muscolare e' un problema notevole in una societa' che vede allungarsi l'eta' media  di vita e che , da numerosi studi, osserva come nell'invecchiamento le fibre muscolari 1 e , meno ,2. Qui sotto una proposta terapeutica utile quando la sarcopenia e' avanzata. In altro articolo come prevenirla.

Cellule ringiovaniscono muscoli e li rinforzano dopo esercizio

  • ADNKronos Salute
Roma, 22 lug. (AdnKronos Salute) - Un'iniezione di giovinezza e forza per i muscoli, sfiancati da un esercizio di resistenza. Il tutto grazie alle cellule staminali mesenchimali. Un recente studio, condotto sui topi, ha mostrato che queste cellule aiutano a ringiovanire i muscoli spossati dopo un'attività fisica intensa. Iniettando le staminali nei muscoli delle zampe degli animali prima di una serie di esercizi (simili alle contrazioni eseguite da persone che fanno un allenamento di resistenza), i ricercatori sono stati in grado di aumentare il tasso di riparazione e la forza di questi muscoli nei topi sotto 'allenamento'.
I risultati, descritti dal team dell'University of Illinois su 'Medicine and Science in Sports and Exercise', potrebbero un giorno portare a nuovi approcci per combattere il declino muscolare legato all'età, spiega al ricercatrice Marni Boppart, che ha diretto lo studio. "Siamo interessati a comprendere in che modo i muscoli rispondono all'esercizio, e quali componenti cellulari contribuiscono all'aumento della riparazione e alla crescita muscolare - spiega - ma il primo obiettivo del nostro laboratorio è quello di comprendere in che modo possiamo ringiovanire i muscoli, in modo da prevenire la disabilità che si manifesta con l'età, e di aumentare la qualità della vita generale".
Le staminali mesenchimali si trovano naturalmente nell'organismo e sono in grado di differenziarsi in diversi tipi di cellule. Ebbene, secondo il lavoro queste staminali secernono fattori di crescita che stimolano le cellule precursori del muscolo, chiamate cellule satelliti, ad espandersi nei tessuti, e contribuiscono a ripararli dopo un trauma. Una volta presenti e attive, le cellule satelliti si fondono con le fibre muscolari danneggiate, formando nuove fibre per ricostruire il muscolo e aumentarne la forza.
"Il trapianto di staminali mesenchimali può offrire una soluzione valida per 'svegliare' le cellule satelliti 'invecchiate'", conclude la studiosa.

lunedì 21 luglio 2014

Human European Brain Project

orso castano : le neuroscienze hanno bisogno dell'apporto di  piu' punti di vista "pesati e credibili.. Nessuno di questi puo' e deve essere escluso. E' una battaglia di democrazia nella scienza , tanto piu' importante quanto riguarda le scienze del cervello. Tagliare fuori le scienze cognitive e' un errore e ricorda i tempi in cui le scienze cognitive non venivano considerate scienze e  chiavi dilettura "disumanizzate" ed "organiciste"-esasperate dominavano la cultura scientifica nello studio del cervello.

Open message to the European Commission
concerning the Human Brain Project

Sign the letter
Open message to the European Commission concerning the Human Brain Project
July 7, 2014
We the undersigned members of the European neuroscience community are writing to express our concern with the course of the Human Brain Project (HBP). The HBP, and its cousin the U.S. BRAIN Initiative, have the noble goal of making major advances in our understanding of both normal and pathological brain function. Given the potentially enormous benefits to society that would be gained from achieving this goal, it deserves a significant collective investment of our societies’ resources.
However, the HBP has been controversial and divisive within the European neuroscience community from the beginning. Many laboratories refused to join the project when it was first submitted because of its focus on an overly narrow approach, leading to a significant risk that it would fail to meet its goals. Further attrition of members during the ramp-up phase added to this narrowing. 
In June, a Framework Partnership Agreement (FPA) for the second round of funding for the HBP was submitted. This, unfortunately, reflected an even further narrowing of goals and funding allocation, including the removal of an entire neuroscience subproject and the consequent deletion of 18 additional laboratories, as well as further withdrawals and the resignation of one member of the internal scientific advisory board.
A formal review of the HBP is now scheduled to evaluate the success of the project’s ramp-up phase and the plan for the next phase. At stake is funding on the order of 50M€ per year European Commission for the “core project” and 50M€ in “partnering projects” provided largely by the European member states’ funding bodies.
In this context, we wish to express the view that the HBP is not on course and that the European Commission must take a very careful look at both the science and the management of the HBP before it is renewed. We strongly question whether the goals and implementation of the HBP are adequate to form the nucleus of the collaborative effort in Europe that will further our understanding of the brain.
It is stated that the review must address the excellence, impact as well as the quality and efficiency of implementation. We believe that a review will show that there are substantial failures to meet these criteria, especially concerning the quality of the governance demonstrated and the lack of flexibility and openness of the consortium. 
In order to carry out the upcoming review in the most transparent and accountable manner possible, we hold that it should meet the following criteria:
  • The panel should be composed of highly regarded members of the scientific community whose views reflect the diversity of approaches within neuroscience.
  • The review process should be transparent: review panel members identities should be disclosed and the goals, procedures and output of the review process should be public.
  • The panel should be independent: the members of the panel should not be involved in the development of, advocacy for, or governance of the HBP; they should provide a signed disclosure of any significant funding or scientific relationships to the HBP.
  • The EC must by regulation evaluate if the HBP is meeting the core criteria of the FET Flagship Project, including scientific excellence, impact and quality of implementation. We call attention to concerns raised by the sparse community support and systematic loss of HBP partners that appear highly relevant to the FET criteria of:
    • Extent to which the consortium enables fostering complementarities, exploiting synergies, and enhancing the overall outcome of regional, national, European and international research programmes.
    • Quality of the proposed governance and management structure.
    • Openness and flexibility of the consortium.
  • Based on this review, the panel should make binding recommendations concerning the continuation of the HBP as a whole as well as continuation of individual subprojects, including the allocation of resources across subprojects and the possible creation of new subprojects.
  • The panel should be tasked and empowered to create a transparent process for the formulation of the calls for partnering projects and the review of applications for those calls, such that these reflect community input, are coordinated with the core but are independent of the core administration.
  • One or more members of the panel should continue to serve as the core of an external steering committee for the period of the funding under review. These continuing members would need to be fully independent of the project (i.e. receiving no funding).
In the case that the review is not able to secure these objectives, we call for the European Commission and Member States to reallocate the funding currently allocated to the HBP core and partnering projects to broad neuroscience-directed funding to meet the original goals of the HBP—understanding brain function and its effect on society. We strongly support the mechanism of individual investigator-driven grants as a means to provide a much needed investment in European neuroscience research. The European Research Council would provide a well-proven mechanism for allocating such funds.
In the event that the European Commission is unable to adopt these recommendations, we, the undersigned, pledge not to apply for HBP partnering projects and will urge our colleagues to join us in this commitment.

la risposta della Commissione Europea finanziatrice:

No single roadmap for understanding the human brain
published by Robert MADELIN on Fri, 18 Jul 2014 12:45:37
-
The European Commission has received an open letter from a number of scientists expressing concerns about the EU's Human Brain Project, its scope and governance.
As a public research funding agency, we take all such signals seriously. We welcome debate. And we will do our best to address concerns, while bearing in mind that, overall, Brain Science is, in Europe as in the world, an increasingly diverse and very big community, with tens of thousands of actors in neuroscience alone.
The Human Brain Project (HBP) addresses what is arguably in the Top Ten unknowns facing Mankind. Understanding better our human brain is one of the greatest challenges of our century; but unlocking its mysteries is far from easy.
The HBP supported since last year by the Commission is an ambitious and innovative initiative. It represents a €1 billion investment over the 10 next years, selected as the best among several proposals to offer scientific and technological excellence, sound implementation, and the greatest value and impact on science, technology, the society and the economy.
The central aim is to build a world-class experimental facility to study the structure and functions of the human brain. This new information and communications technology (ICT) infrastructure will integrate neuroscience data and will be used to design brain-computer models to understand and simulate the human brain.
This endeavour brings together many different research communities – notably in neuroscience, computing and medicine. Each of them is vital to the project and each should be part of it. The Commission will continue to engage with all those communities. We also want all professional brain communities as well as civil society brain-focussed groups to be part of the broader eco-system for this mega-project.
The exact scope of the project is a matter for the project itself, and that is the subject of the current public debate. In parallel, the HBP's own proposal for a Framework Partnership Agreement (FPA) with the Commission is currently being evaluated by high-level and independent experts. It outlines how the project could be implemented under Horizon 2020. The evaluation results are expected in September.
We expect recommendations on the proposed structure of the partnership – that is, the balance between the core project and a number of partnering projects – as well as on the governance of the overall initiative. This will address therefore the issue of the most effective integration of the cognitive neuroscience community in HBP's activities.
I am pretty confident that the next months will see a satisfactory approach even on the issues raised by the critics of the current project plans. That will in turn unlock the HBP's ring-fenced budget in Horizon 2020. While HBP does not use resources dedicated to such as the European Research Council or the health "societal challenge", which give parallel support to neurosciences, I am also confident that HBP will complement such programmes and projects, at EU and at Member State level.
In parallel with assessing the HBP in detail, we are currently working on the details of collaboration with national research funding agencies. We also aim at more coordination and efficiency beyond our continent. Collaboration with the very ambitious U.S. BRAIN Initiative is on the right track; this is a global challenge which will benefit from a global approach.
In short, at this stage of the definition of the HBP in detail, it is helpful to have all views out in the open: but we must now wait and see for some weeks. Setting up such ground-breaking projects is not an easy task: researchers have to play their part to meet the challenge.
Obstacles will come along the path, but at the end there are huge potential benefits for our society, our economy and for science.


music armatrading


These are the times
Tears fill the back of your eyes
These are the times
The birds migrate across the skies

These are the times
What hope you had, you forget
These wicked times
You're bound to feel all sanity is lost

In these times everyone needs love
In these times do you pray to God

In these times everyone needs comfort
And would welcome a hand to hold
Compassion is the fire that burns the hurt that pains the soul
And though my eyes are so polluted
By the sight of lost desires
I can see you standing by

This is my fear
That distance will come between us
And it could mean nothing, nothing
To get from here to there

We own the world
And everything that's in it
Let our love shine
Like glistening raindrops, resting on a rose

In these times celebrate our love
In these times let's be thankful of

All the days we can spend together
And I'm happy to hold your hand
Your passion is the food that feeds the hunger in my heart
And now my eyes are clearly open
No more longing for the past
Now I have you in these times

In these times everyone needs love
In these times do you pray to God

In these times everyone needs comfort
And would welcome a hand to hold
Compassion is the fire that burns the hurt that pains the soul
And though my eyes are so polluted
By the sight of lost desires
Good to have you in these times



Sinking Caught up in a whirling motion
Such a strange sensation
The currents uncertain
Like sails of a mill
I spin
Like wheels I move in a circle
While you stand on the bank
Immune or evasive
Throw me a lifeline
Save me...

Intimacy and affection
Frozen
In this game of chance
I forfeit
Full hand of love
With no counters
Like a moth
With no flame
To persuade me
Like blood in the rain
Running thin
While you stand on the inside
Looking in
Save me...

Inside looking in
Complete in yourself
Throw me a lifeline
Save me...

Stand on the bank
Immune or evasive
Throw me a lifeline
Save me...

domenica 20 luglio 2014

Il "Piano giovani " e la generazione del grazie - Blog

0rso castanouna foto sintetica , un po' ironica, efficace, ma l'autrice nei commenti ha avuto qualche critica. La situazione e' drammatica!!!

Claudia Rizzo 16 luglio 2014“

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„Grazie, anche oggi, per il nostro tirocinio quotidiano.Grazie, anche oggi, per il nostro Progetto Amva-Neet, Piano Giovani, Garanzia Giovani o che dir si voglia quotidiano.

Il "Piano giovani " e la generazione del grazie - Blog
„Grazie, anche oggi, per il nostro tirocinio quotidiano.
Grazie, anche oggi, per il nostro Progetto Amva-Neet, Piano Giovani, Garanzia Giovani o che dir si voglia quotidiano.
Grazie, anche oggi, per il nostro sfruttamento quotidiano.
Grazie, anche oggi, per la nostra elemosina quotidiana.
Grazie, anche oggi, per la nostra retribuzione misera quotidiana.
Grazie, anche oggi, per il nostro “Tanto se te ne vai, dietro di te c’è la fila” quotidiano.
Grazie, anche oggi, per il nostro presente: eternamente incerto, precario, instabile e sospeso.“






La chiamavano “Generazione mille euro”, invece si è trasformata, nel giro di pochi anni, nella “Generazione del grazie”: una generazione composta da milioni di giovani e meno giovani che vengono derisi, sbeffeggiati e umiliati ogni giorno. Una generazione che ormai vive sotto continuo ricatto e che si trova costretta a dire "meglio questo sfruttamento che niente". Che cala la testa e sopporta perché ha perso qualsiasi speranza e fiducia nei confronti di Istituzioni che l'hanno completamente dimenticata e abbandonata. Una generazione che, vinta dal non avere rappresentanza, si aggrappa alle briciole di politicanti allo sbaraglio che, invece di intervenire in modo strutturale sulla questione occupazionale, mettono a tacere la disperazione per qualche mese regalando pochi spiccioli. Già, la tanto propagandata Rivoluzione della campagna elettorale coincide oggi (a quasi un anno dal Progetto Neet, tanto sbandierato dall’ex Premier Letta) con l’ormai noto, e intriso di polemiche, cavallo di battaglia dell’Assessore Scilabra (che, a trent’anni, forse ha scordato cosa voglia dire avere trent’anni in Sicilia): il più che fieramente pubblicizzato “Piano Giovani”.In cosa consiste? Negli ennesimi tirocini che servono da contentino per tappare la bocca a chi è ormai esausto della propria esistenza, a chi si sente perso e inutile, a chi si trova in un vicolo cieco e non sa come uscirne, a chi manda centinaia di curricula al mese ma non riceve mai una risposta, a chi deve rinunciare ai propri sogni perché non si può più permettere di sognare, a chi studia per un mestiere e fa tutt’altro, a chi pensa “non ce la farò mai a costruirmi un presente, un futuro, una famiglia” e si rinchiude nella propria rassegnazione, a chi si vede scavalcare dal raccomandato di turno e non può fare nulla a causa di una politica sempre più complice, a chi è costretto ad abbandonare la propria città in cerca di una vita dignitosa e si ritrova a piangere di nostalgia, a chi rinuncia ai propri diritti e accetta paghe da fame e orari disumani, a chi passa ore a pigiare un tasto e scopre che nel giro di un batter di ciglia le molliche sono state quasi tutte accordate, a chi si trova costretto a dire sì a 500 euro lordi al mese per sei mesi perché l’alternativa è stare a casa a guardare chi, senza arte né parte, ne guadagna migliaia al giorno.Le percentuali della disoccupazione, così come quelle dell’emigrazione, crescono: in Sicilia hanno raggiunto vette spaventose e destinate a non fermarsi. Noi, però, sembriamo ormai assuefatti a certi numeri da capogiro: numeri che non ci stupiscono e non ci indignano, ma che, al contrario, ci svuotano e ci fanno aggrappare alla prima propaganda da quattro soldi (lordi) di alcuni politici che utilizzano lo sconforto in modo strumentale.

.......... E qual è la risposta alla domanda sempre più rassegnata e scoraggiata “Che ne sarà di noi”? I soliti titoli sensazionali, i già sentiti slogan che alludono alla questione senza realmente attraversarla e viverla, le arcinote promesse da campagne elettorale che lasciano il tempo che trovano smentendosi da sole col passare dei giorni, i famosi discorsi di comprensione che servono soltanto a pulirsi la coscienza mentre tutto rimane uguale a prima: chiacchiere insomma, chiacchiere utili al consenso e a rivoluzioni evidentemente mancate.
C'era un tempo in cui le parole avevano un significato. C'era un tempo in cui, se non si dava peso ai significati, si alzava la testa e si protestava. Ecco perché io dico che è tempo, adesso, di riprenderci la nostra dignità: da quella emotiva a quella esistenziale, da quella lavorativa a quella morale.

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