giovedì 17 marzo 2016

Sembra che dietro i recenti fervori antiproibizionisti si celino le pressioni economiche della Monsanto. Anche la marijuana potrebbe diventare ogm?

l.m.: siamo contro gli OGM che non controlliamo (colossi come la Monsanto non lo permetterebero), nmon sappiamo quali effetti sul DNA produrrebbero cibi di qualsiasi specie  o piante di qualsiasi specie sempre sul  sul DNA . Le malattie epigenetiche ed autoimmuni stanno aumentando notevolmente ed ancora non sono stati messi apunto farmaci efficaci per le malattie epigenetiche. Quindi qualsiasi manipolazione del DNA con l'inserimento di geni che potrebbero rendere le piante a fattori ambientali possono contemporaneamente disturbare seriamente la riproduzione delle proteine codificate nel DNA entrando in interazione con gli mRMA o altri meccanismi di trasduzione genetica. La monsanto sembra voler mettere le mani anche sulla cannabis dal momento che sta per essere riconosciuta come farmaco. La vendita delle sementi ai produttori diventa ALLORA UN FATTORE DI RISCHIO DA CONTROLLARE E MONITORARE CON GLI OCCHI BENE BENE BENE APERTI!!Risultati immagini per ogm MORTALI
Sembra che dietro i recenti fervori antiproibizionisti si celino le pressioni economiche della Monsanto. Anche la marijuana potrebbe diventare ogm?
LEGALIZE IT – Il proibizionismo ha perso il suo fascino o almeno questo è ciò traspare dalle recenti politiche adottate da Uruguay e alcuni stati federali degli Usa. Dopo 100 anni di regali al narcotraffico mondiale a discapito dei comuni cittadini e dei malati che dalla cannabis avrebbero potuto trarre benefici, finalmente si è innescato un fenomeno inverso che vede nella legalizzazione della cannabis un’opportunità sul fronte sociale, medico e soprattutto economico. Grande merito si deve alle battaglie di José Alberto “Pepe” Mujica, presidente uruguaiano e persona illuminata, che nella marijuana ha intravisto una potenziale fonte di ricchezza per un Paese con scarsi livelli di welfare e quotidianamente flagellato dalle pressioni sociali del narcotraffico. Da allora molti altri Paesi hanno cominciato a chiedersi se fosse utile e profittevole legalizzare, e alcuni stati federali statunitensi hanno fatto da apripista per un tema oramai dibattuto globalmente.
L’entusiasmo generalizzato non basta però a giustificato questo improvviso e quantomaiinaspettato fervore antiproibizionista da parte di alcuni Paesi notoriamente contrari ad una sostanza che viene associata all’idea di “droga”. Alcuni elementi ci inducono a pensare che l’apertura mentale non solo sia dovuta ad opportunità di business, e questo è ovvio, ma che qualcuno si stia dando da fare per sfruttare la marijuana come fattore critico di successo nella propria area d’affari. Insomma, se “pensar male spesso ci si azzecca” non sembra così strano che dietro lo slogan “Legalize it” si celi la “mano invisibile” della Monsanto.
LA “MANO INVISIBILE” – Il vero business della marijuana non è, come molti ritengono, legato alla vendita dell’erba da fumare, ma alle possibili applicazioni farmaceutiche e allo sviluppo delle sementi. Entrambe le strade portano a St. Louis, città natale della Public Company più nota d’America. La Monsanto, a causa delle criticità che porta con sè essendo la principale produttrice mondiale di sementi transgeniche, non ha mai avuto vita facile nell’entrare in quei mercati emergenti di cui fa parte lo stesso Uruguay. La possibilità di nuovi sbocchi commerciali però gli è stata suggerita proprio dagli ostili sudamericani, che hanno commissionato ad alcune imprese locali la produzione di semi di cannabis e la successiva distribuzione nazionale. Occasione ghiotta per il gigante americano, se non fosse per la sua presenza sgradita.
Eppure si sa, ai giganti è permesso smuovere gli oceani e persino scardinare dogmi culturali di uno dei Paesi più bigotti e moralisti del pianeta, tanto più se tra i propri alleati, ma forse dovremmo dire shareholder, si annovera il famoso filantropo George Soros, ideatore di Open Society, una fondazione che si occupa tra le altre cose di contrastare il narcotraffico. «Lui ha influenza in alcune Ong importanti, ha collaborato e lo continuerà a fare in questo senso» disse Mujica in un’intervista alla BBC, confermando la partecipazione del filantropo nel progetto di legalizzazione intrapreso in Uruguay. Una coincidenza che non può certo intaccare l’inossidabile immagine del rispettabile Soros, ma che certamente, in tempi più maturi, potrebbe tornare utile per ripercorrere la scalata di Monsanto. Non sorprenderebbe che la multinazionale americana abbia esercitato, direttamente o indirettamente, graduali ma determinanti pressioni sui governi degli stati Usa.



MONSANTO WEED – Come affermato in precedenza, sarebbe un errore grossolano ricondurre il mercato della marijuana alla mera vendita di erba al dettaglio per il piacere dei fumatori. L’esperienza olandese in tal senso ci ha insegnato a comprendere come core business del segmento la tanto la produzione quanto la vendita dei semi. In aggiunta a questo, gli Usa offrono anche la possibilità di diversificare l’attività concentrandosi sulla ricerca medica. In Agosto l’Illinois è diventato il ventesimo stato federale a legalizzare la marijuana per uso medico, confermando un trend ormai decennale. Insomma, per quanto riduttivo, possiamo ricondurre la profittabilità del business della cannabis ai settori delle sementi e della ricerca genetica e biotecnologica. Niente di meglio per Monsanto, che sembra destinata a ricoprire il ruolo di società pioniera nello sviluppo di nuovi ceppi genetici per i test e la ricerca alla luce di quella che sarà una domanda sicuramente crescente negli anni a venire.
Inoltre, l’azienda di St. Louis può vantare uno sviluppo avanzato nella tecnologia denominata RNAi. Questo tipo di processo genetico permette di modificare lo sviluppo della pianta, dal colore al grado di thc in essa contenuto, fino a renderla indigesta per gli insetti che solitamente danneggiano i campi coltivati. Insomma, tutti i fattori critici che hanno decretato il successo di Monsanto nel settore agroalimentare possono applicarsi nella produzione della marijuana, medicinale o ricreativa che sia. Soltanto negli Usa si stima che i volumi di affari possano superare il miliardo e mezzo di dollari annuali: un’occasione irrinunciabile per qualsiasi impresa operi nel menzionato settore. Per ora Monsanto non ha esplicitamente dichiarato di voler entrare nel business, ma in molti, noi compresi, credono che la marijuana ogm abbia tutte le credenziali economiche per sbarcare il lunario nel mercato americano. Chissà cosa ne penseranno i fumatori, illusi dalla legalizzazioni, per veder passare il monopolio dal narcotraffico ad una multinazionale dei prodotti transgenici. Non tutti i fenomeni che appaiono spontanei lo sono davvero…

una precisazione farmacologica sulla cannabis sativa

...............DIFFERENZA TRA THC E DROGHE – Per quanto si tenda ad assimilarle, c’è una bella differenza tra il meccanismo di attivazione del THC e quello di qualsiasi altra droga. Nella ricezione della sostanza, mentre per il THC esistono recettori in molte zone dell’encefalo, che ci predispongono all’assorbimento della molecola, le altre droghe hanno un carattere decisamente intrusivo e distruttivo. Ciò che crea lo stato psicoattivo dovuto a uno spinello è un’attivazione, la cocaina invece è un’interruzione del normale funzionamento celebrale.
Per chiarire questa distinzione c’è bisogno di esempi. Tutti i nostri sensi funzionano tramite la stimolazione di alcuni recettori: la vista subisce stimolazioni dalle onde elettromagnetiche della luce, il tatto quelle di pressione, l’udito da vibrazioni dell’aria e il gusto e l’olfatto sono stimolati dalla ricezione di  molecole. Così, il sistema nervoso autonomo si autogestisce tramite il sangue “registrando” quante e che tipo di molecole arrivano nei centri di controllo, per far sì che in un feedback costante se ne producano altre, permettendo l’omeostasi del nostro organismo.
Metaforizzando con un sistema come quello visivo, un’allucinazione può essere provocata da una luce particolare o da una da un mal funzionamento celebrale: entrambi creano l’allucinazione ma il modo e gli effetti sono completamente diversi. Ugualmente, la cocaina interrompe il riassorbimento della dopamina e il THC genera una stimolazione.
GLI ENDOCANNABINOIDI – Hanno molto a che fare con il funzionamento di queste sostanze gli endocannabinoidi. Sono molecole che produce il nostro organismo capaci di legarsi ai recettori di cannabinoidi CB1 e CB2 presenti nel nostro cervello. Noi, volenti o nolenti, siamo programmati per secernere e ricevere la stessa sostanza che è presente nellacanapa, e come noi, tutti gli esseri viventi, dotati di un sistema nervoso centrale abbastanza sviluppato.
Gli endocannabinoidi regolano o contribuiscono alla regolazione di molti fattori come:appetito, riproduzione, stress, memoria, attività analgesica e proliferazione cellulare.  Questo non vuol dire che la loro presenza è data dalla presenza di una pianta che produce la stessa sostanza, assolutamente! Ma che abbiamo un’organismo in grado di assorbirla non patologicamente.
Rational_scale_to_assess_the_harm_of_drugs_(mean_physical_harm_and_mean_dependence)_it.svgLA SENSAZIONE – Che cosa ci succede? Potrei elencare tutti isintomi descritti da molti siti che prendono spunto da manuali medici, ma richiamano attività difficilmente riconoscibili da chi ne fa un uso di cannabis. Infatti, la sensazione è molto influenzabile dal contesto sociale, emotivo e fisiologico del soggetto. Ad esempio, la nota mancanza diconcentrazione riscontrabile se si assiste ad una lezione scolastica (se di poco interesse), tende ad aumentare se si osserva un film o un documentario interessante.
Spesso si ha l’impressione che i pensieri vadano più veloci delle parole o delle situazioni che si vivono, in quanto una delle azioni principali del THC è quella di velocizzare,fluidificare e disorganizzare il pensiero, come se non si facesse in tempo a pensare a una cosa, che già se ne pensa una conseguente, tendenza che diverge da quella di un bambino, che invece sposta l’attenzione da un oggetto all’altro senza nessi.
Ovviamente, l’abuso porta a paranoie e disturbi psicotici: porta il soggetto a non riuscire più a governare i suoi pensieri, e se l’abuso dura giorni, mesi o addirittura anni ciò diventa patologico e nocivo alla salute mentale del soggetto. Come in tutto, l’abuso crea sempre danni, e molti studi lo confermano: un uso frequente e per tempo prolungato della cannabis crea dei disagi, non tanto fisici quanto psichici: normale, se si pensa alla sua modalità di attivazione. E’ come se si osserva per tanto tempo il sole: i nostri recettori visivi si bruciano!
Molti grandi artisti, studiosi o filosofi facevano e fanno tutt’ora uso di marijuana proprio per questa qualità psicoattiva, proprio perché ad una maggior sensibilità sensoriale ed emotiva del soggetto si associa la fluidità di pensiero creando uno stato mentale che genera idee, euforia o ilarità.
EFFETTI BENEFICI? – Da decenni si studia la sostanza in mille modi diversi e ciò che rimane è la prova della sua innocua se non salutare azione. Se a metà del ‘900 era definitadroga killer dalla propaganda proibizionista, oggi è molto usata a scopi terapeutici. Molti scienziati hanno proclamato le sue funzioni benefiche, decretandola utile a molte trattazione mediche, e molti Stati hannolegalizzato il possesso personale.
Ultimi dati scientifici riportati da Wen Jiang e colleghi, ad esempio, hanno fornito la prima evidenza che i cannabinoidi possono regolare la proliferazione di cellule ippocampali, agendo sui recettori CB1 (in particolare il cannabinoide sintetico HU210 e l’endocannabinoide anandamide). Tali recettori, attivati per via endogena da derivati vegetali o da cannabinoidi sintetici, possono promuovere la neurogenesi ippocampale, ossia la formazione di nuovi neuroni.
Sembra quasi che più si lascia libera la ricerca sulla cannabis più essa sembra innocua se non benefica. Per confermare tutto ciò, provate ad andare da un medico a chiedergli se preferirebbe un figlio con il vizietto del bicchiere o dello spinello (che inoltre non è affatto accertato crei dipendenza).
cannaIL PROBLEMA PIU’ GRANDE – Il problema maggiore è il controllo. Tutti gli studi eseguiti e anche le attivazione fisiologiche benefiche sono esatti, se esatta è la molecola: il nostro corpo è in grado di ricevere le molecole della famiglia dei cannabinoidi e non di altre sostanze.  Quindi, l’illegalità della sua raccolta, fornitura e lavorazione non crea sicuramente i presupposti per far sì che ciò accada. Il narcotraffico non sta attento al prodotto ma al guadagno e così ciò che ci arriva in mano non sempre è “naturale” e coerente con molti degli effetti qui descritti.
La legalizzazione, oltre a provuore lo sviluppo di farmaci decisamente meno dannosi di quelli da laboratorio, oltre al più grande taglio ai guadagni mafiosi provenienti dal narcotraffico, darebbe anche più sicurezza a tutti quei milioni e milioni di consumatori che esistono soltanto in Italia. Ma forse è proprio per questo che rimane illegale...

martedì 15 marzo 2016

Affidamento condiviso dei figli : una legge inosservata


Affidamento condiviso dei figli
"Mi rassicura che anche il parlamentare Maurizio Paniz, promotore della legge sull'affido condiviso, ne abbia riscontrato i limiti nell'applicazione. Possiamo intervenire con un rimedio efficace portando avanti l'iter del ddl 957 sull'affidamento condiviso di cui sono relatrice in Commissione Giustizia al Senato".
Lo afferma la senatrice del Pdl, Alessandra Gallone. "Sono convinta -- spiega -- che l'intelligenza politica deve far si' che i provvedimenti che vengono proposti, discussi e poi approvati siano il piu' possibile in linea con le reali esigenze e i bisogni che l'evoluzione sociale e civile richiede. La legge 54 del 2006 e' una buona legge ma in fase di attuazione ha presentato delle criticita'. Di qui la necessita' di rivederla questa sacrosanta legge che e' nata come legge di tutela e garanzia di cura per i figli in caso di separazione dei coniugi e, di conseguenza, per garantire i diritti dei genitori".
"Non si tratta solo di migliorare una legge. Rivedere la legge 54 del 2006 nei suoi criteri di attuazione -- conclude la senatrice Gallone -- significa contribuire a un vero cambiamento culturale".


vedi anche :

L'ascolto del minore nel procedimento di separazione




vedi anche : 

Mamma multata: non fa stare il figlio col padre

Intervista La 7 Marcantonio Vallini (Cnttv) La Corte d'appello di Firenze ha condannato una madre a pagare 650 euro al figlio e 350 euro al padre del ragazzo e suo ex marito, per aver impedito loro di trascorrere alcuni giorni insieme come stabilito dalla sentenza di divorzio. Intervista su La7 dell'Avvocato Vallini

https://youtu.be/jCHBBwYmkvc

se il giudice "dimentica" di applicare questa legge, ricorrete alla Mediazione Familiare , purtroppo non e' prevista tra le mediazioni obbligatorie, ma si puo' lo stesso fare. Questa della pbbligatorieta' della legge per ni giudici pena la non procedibilita'  e' una battaglia da fare contro lo strapotere dei giudici e degli assistenti sociali, che spesso , essendio per legge i referenti del giudice sul territorio non danno gliudizi pesati e prudenti . Tali giudizi pesano enrmemente sulle sentenze e provvedimenti dei giudici. Battiamoci perche' questa legge venga applicata nell'interesse dei minori che hanno diritto ad ambo i  genitori. Questo sito e' a disposizione dichni vuokle denuciare sopprusi e non applicazioni della legge.   l.m.


un po' di musica : AURORA : HANS ZIMMER, UN GRANDE!! SIMPLY WONDERFULL


Risultati immagini per AURORA HANS ZIMMERRisultati immagini per AURORA HANS ZIMMER
Pubblicato il 27 lug 2012
"Aurora" is dedicated to those who lost their lives and were affected by the tragedy in Aurora, Colorado. I recorded this song in London in the days following the tragedy as a heartfelt tribute to the victims and their families. 100% of the proceeds will be donated to Aurora Victim Relief organization. The track is available on iTunes shortly and you can donate here: http://bitly.com/QmUiWM " - Hans Zimmerhttps://youtu.be/1oTbyENpX58

.Nella notte tra il 19 e il 20 luglio James Holmes, ex dottorando di neuroscienze ventiquattrenne, ha aperto il fuoco durante la proiezione della prima del film Il cavaliere oscuro - Il ritorno in un cinema di Aurora, in Colorado negli Stati Uniti d'America.
L'attacco ha ucciso 12 persone e ne ha ferite 58[1].................. circa 30 minuti dall'inizio del film, intorno alle 00:30, la polizia affermò che il killer rientrò in sala attraverso la porta di emergenza. Inizialmente in pochi, nel pubblico, avevano considerato la figura mascherata una minaccia. Sembrava indossare un costume, come gli altri membri del pubblico vestiti per la proiezione. Alcuni credevano che il killer stesse facendo uno scherzo, mentre altri pensavano che fosse parte di effetti speciali organizzati per la prima del film oppure di una trovata pubblicitaria dello studio o del teatro.
Il killer improvvisamente gettò due bombole di gas lacrimogeno oscurando parzialmente la visione del pubblico colpito ormai da forti pruriti alla pelle e notevoli irritazioni agli occhi, sparando poi con una calibro 12 prima al soffitto e nel retro della sala e poi al pubblico. Una pallottola passò attraverso il muro colpendo tre persone nella sala 8 adiacente, dov'era proiettato lo stesso film. I testimoni hanno affermato che l'allarme antincendio del cinema è iniziato a suonare subito dopo la sparatoria ed il personale immediatamente incominciò a far evacuare tutti coloro che vi si trovavano nella sala 8..............

morti per colpa dell’inquinamento. Il nuovo rapporto Oms

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l.m. : il rapporto OMS e' impressionante : 12 milioni di morti sono una cifra enrme.Come da molte ricerche non e' un caso se i paesi del sud est asiatico e quelli del pacifico occidentale, cioe quelli a piu' basso reddito sino i piu' esposti. La correlazionen tra poverta', scarsa attenzione all'ambiente e malattie e' nota da tempo!


Ogni anno 12,6 milioni di morti per colpa dell’inquinamento. Il nuovo rapporto Oms

Fattori di rischio ambientali, come l'aria, l'acqua e l'inquinamento del suolo, le esposizioni chimiche, i cambiamenti climatici e le radiazioni ultraviolette, contribuiscono a più di cento malattie e lesioni e causano 1 decesso su 4 sul totale delle morti. Ictus e cardiopatie le cause di morti più frequenti per colpa dell'inquinamento. IL RAPPORTO

15 MAR - L’inquinamento uccide ogni anno 12,6 milioni di persone nel mondo. In pratica una morte su quattro del totale delle morti. E la colpa è dell’acqua poco salubre, dell’aria inquinata, del suolo contaminato, dei cambiamenti climatici, delle radiazioni ultraviolette e delle diverse esposizioni chimiche che sono la causa diretta o indiretta di almeno 103 malattie sulle 133 esaminate e per le quali si evidenzia un nesso causale con l’inquinamento.

I dati sono stati diffusi oggi dall’Oms che ha presentato il secondo rapporto su "La prevenzione delle malattie attraverso ambienti sani: una valutazione globale del carico di malattia da rischi ambientali ", che giunge a dieci anni esatti dal primo report sul tema dell’Organizzazione mondiale della sanità.

I decessi dovuti a malattie non trasmissibili (MNT), in gran parte attribuibili all'inquinamento atmosferico (compresa l'esposizione al fumo di tabacco di seconda mano), costituiscono il grosso delle morti per inquinamento per un totale di 8,2 milioni di decessi. Stiamo parlando di ictus e malattie cardiovascolari, tumori e malattie respiratorie croniche che da sole sono quindi quasi i due terzi dei decessi correlati all’inquinamento.
Mentre le morti per malattie infettive, come la diarrea e la malaria, spesso legate all'acqua insalubre, a servizi igienico-sanitari scadenti e alla gestione dei rifiuti, sono in diminuzione. E questo grazie al maggiore accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici che stati fattori chiave per combattere le morti dovute a un ambiente di vita insalubre insieme  a un migliore accesso alle vaccinazioni, a zanzariere trattate con insetticida e alla disponibilità di farmaci essenziali. 
I rischi ambientali fanno pagare il loro pedaggio più pesante ai bambini e agli anziani:  i bambini sotto i 5 anni e gli adulti di età compresa tra 50 e 75 anni sono infatti i più colpiti. Ogni anno, la morte di 1,7 milioni di bambini sotto i 5 e di 4,9 milioni di adulti di età compresa tra 50 a 75 potrebbero essere evitate attraverso una migliore gestione ambientale. 
La morte per inquinamento nel mondo: i più colpiti il Sud Est Asiatico e il Pacifico Occidentale. 
A livello globale sono i paesi a basso e medio reddito del Sud-Est asiatico e quelli del Pacifico occidentale i più colpiti dalla morte per inquinamento con un totale di 7,3 milioni di morti. Seguono i paesi africani con 2,2 milioni di morti, la regione europea dell’Oms con 1,4 milioni, i Paesi dell’Est del Mediterraneo con 854mila morti e infine le due Americhe con 847mila decessi.
 

Principali cause di decessi legate all'ambientedel sud est asiatico e 
1.     Ictus - 2,5 milioni di morti ogni anno
2.     Cardiopatia ischemica - 2,3 milioni di morti ogni anno
3.     Lesioni involontarie (come morti per incidenti stradali) - 1,7 milioni di morti ogni anno
4.     Tumori - 1,7 milioni di morti ogni anno
5.     Malattie respiratorie croniche - 1,4 milioni di morti ogni anno
6.     Malattie diarroiche – 846.000 decessi all'anno
7.     Infezioni delle vie respiratorie – 567.000 decessi all'anno
8.     Condizioni neonatali – 270.000 decessi all'anno
9.     Malaria – 259.000 decessi all'anno
10.   Lesioni intenzionali (come ad esempio i suicidi) – 246.000 decessi all'anno
 
Strategie per ridurre il carico di malattia ambientale
L'utilizzo di tecnologie pulite, per la cottura dei cibi, il riscaldamento e l'illuminazione potrebbe ridurre le infezioni respiratorie acute, le malattie respiratorie croniche, le malattie cardiovascolari e ustioni.
 
Aumentare l'accesso all'acqua potabile e servizi igienici adeguati insieme alla promozione del lavaggio delle mani ridurrebbe ulteriormente le malattie diarroiche.
 
Ma anche intervenire sulle legislazioni sul tabacco per ridurre l’esposizione al fumo passivo darebbe una scossa alla lotta contro malattie cardiovascolari e respiratorie.
 
Lorenzo Proia 

15 marzo 201
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due righe sul Piano Marschall

Nella primavera del 1946 Churchill lancia un appello agli Stati Uniti per la difesa della democrazia in Europa, resa tanto più urgente dalla situazione in cui versa una Gran Bretagna uscita talmente stremata dal conflitto da non avere più incidenza sulle sorti della politica mondiale. In uno storico discorso, Truman ribadisce la necessità di liberare l`Europa dalla miseria e dal bisogno per fermare l`avanzata del comunismo.
Il 2 aprile del 1948 il Congresso degli Stati Uniti approva il piano Marshall, così denominato per via del nome del segretario di Stato americano che lo ha ispirato. Si tratta di un programma di ricostruzione economica che gli Stati Uniti avrebbero finanziato, ponendosi in continuità con gli aiuti forniti sin dal 1943 alle popolazioni colpite dalla guerra. Contro l`attuazione del Piano alcuni movimenti politici e sindacali, in Europa, organizzano manifestazioni di protesta. L`America viene accusata di voler colonizzare l`Europa.
Al di là di ogni convinzione ideologica, è difficile negare che ragioni umanitarie si coniugano con strategie e obiettivi politici che gli Stati Uniti definiscono in chiave antisovietica. Tuttavia, appena due anni dopo l`approvazione del Piano, l`Europa mostra i segni di una rapida rinascita economica, che investe soprattutto i livelli della produzione industriale

lunedì 14 marzo 2016

OCCORRE PARTECIPARE ATTIVAMENTE DENUNCIANDO LO STRAPOTERE DELLE CORPORAZIONI DELLA GIUSTIZIA IN iTALIA, CHE IN EUROPA E' CONSIDERATA TRA LE PEGGIORI

Al via il 
IV° 
convegno nazionale:

"Arbitrato & Mediazione Civile"
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Torino,15 aprile 2016
 Ritorna, sulla scia del successo della passata edizione (cui hanno partecipato 32 illustri relatori di chiara fama e oltre 400 professionisti di cui 85% avvocati), la IV° edizione del convegno nazionale "Arbitrato e Mediazione civile, valide soluzioni alle liti e un'opportunità professionale". Anche quest'anno si svolgerà il 15 aprile 2016, presso l'Auditorium del Museo Nazionale dell'Automobile Avv. Giovanni Agnelli. Si riconferma la stessa formula vincente dello scorso anno che prevede due sessioni: al mattino quella sull'arbitrato e al pomeriggio quella sulla mediazione civile, con orario 8,30-13 e dalla 14 alle 18,30. Partecipanti, relatori, ospiti e autorità potranno usufruire, senza necessità di uscire dalla prestigiosa location, del servizio di caffetteria e di ristorazione interno, gestito con professionalità e qualità dalla signora Defilippis, gerente del bar ristorante posto all'interno del Museo dell'Automobile.Scopo del convegno è la promozione e la diffusione di un maggior uso del procedimento arbitrale e di mediazione civile, come strumenti moderni di risoluzione delle controversie rispetto al lungo e costosissimo processo dai risultati molto spesso incerti per ciascuna delle parti...........................  

NUOVO IMPEGNO DEL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA ANDREA ORLANDO IN MATERIA DI ADR: PER RAFFORZARE E ARMONIZZARE GLI STRUMENTI STRAGIUDIZIALI ADR HA COSTITUITO UN'APPOSITA COMMISSIONE DI STUDIO.

l.morticelli.  :  
Orlando non la conta giusta. Basta guardare alla composizione del gruppo di lavoro : non c'e' nessun , dico nessuno, rappresentante delle associazioni che gestiscono l'ADR. Solo giuristi , giuristi ed ancora giuristi cioe' i peggiori nemici della mediazione  ufficiale. Orlando sembra in realta' voler tornare ad uno stato corporativo, dove la corporazione giudici-avvocati faccia parte di un fascio con altre professioni accuratamente non liberalizzate. Orlando e' figlio di Renzi, cioe' l'amico di Verdini  e di Berlusconi. Questo "gruppo di lavoro" e' pericoloso , deve essere aperto ai mediatori, altrimenti diventa uno strumento che rappresenta e difende  gli interessi della corporazione giudici-avvocati.

Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha costituito, presso l’Ufficio legislativo del dicastero, una Commissione di studio per l’elaborazione di una riforma organica degli strumenti stragiudiziali di risoluzione delle controversie. 

L’obiettivo è quello di armonizzare e razionalizzare un quadro normativo che attualmente sviluppa forme eterogenee di strumenti negoziali, a causa dei ripetuti interventi legislativi sulla materia, adottati per favorire la formazione e lo sviluppo di una cultura della conciliazione, agevolandone l’uso e abbattendone i costi.

La Commissione, pertanto, ha il compito di elaborare, entro il 30 settembre 2016, un’ipotesi di disciplina organica e di riforma che sviluppi gli strumenti di degiurisdizionalizzazione, con particolare riguardo alla mediazione, alla negoziazione assistita e all’arbitrato.

Il gruppo di lavoro è così costituito:
Guido Alpa, Presidente, ordinario di diritto privato Università di Roma “La Sapienza”
Franco Amadeo, notaio in Imperia-Sanremo
Giovanni Amoroso, presidente di sezione della Corte di Cassazione
Ferruccio Auletta, ordinario di procedura civile, Università di Napoli “Federico II”
Antonio Briguglio, ordinario di procedura civile, Università di Roma Tor Vergata
Luciana Breggia, presidente sezione Tribunale di Firenze
Alessandro Cardosi, avvocato del Foro La Spezia
Fabio Cintioli, ordinario di diritto amministrativo Università studi internazionali di Roma UNINT
Antonella Ciriello, magistrato sezione lavoro tribunale Napoli
Giovanni Giangreco Marotta, avvocato del Foro di Roma
Alberto Giusti, magistrato Corte di Cassazione
Michele Marchesiello, magistrato già presidente sezione Tribunale di Genova
Giuseppina Raguso, notaio in Bari
Chiara Tenella Sillani, ordinario di diritto privato Università di Milano

la mediazione è lo strumento alternativo di risoluzione delle controversie civili che registra una crescita esponenziale.

Secondo l'ottavo rapporto Isdaci presentato giovedì scorso alla Camera di Commercio di Milano,
 AgoraVox Italia
E' stato presentato giovedì 1 ottobre a Milanopresso la Camera di Commercio l'ottavo rapporto Isdaci sull'utilizzo in Italia dei sistemi ADR, ovvero i metodi di risoluzione delle controversie alternativi al Tribunale. I dati si riferiscono all'anno 2014.
Il dato che balza maggiormente all'occhio è quello relativo all'impressionante crescita, definita esponenziale, del ricorso alla mediazione come metodo privilegiato rispetto all'arbitrato (nel 2014 non era ancora entrata in vigore la "negoziazione assistita", altro metodo di risoluzione delle controversie disciplinato dalla riforma della giustizia civile voluta dal ministro della giustizia Andrea Orlando).
Nel 2014 il numero di domande di mediazione registrate è risultato pari a 179.587, oltre il doppio rispetto alle domande registrate nel 2013, anno in cui non vigeva l’obbligatorietà del tentativo di mediazione quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale, a causa della Sentenza n. 272/2012 della Corte Costituzionale.
In relazione alla modalità di avvio della domanda, la mediazione obbligatoria (e quindi ai sensi dell’art. 5, comma 1 bis, D.Lgs. n. 28/2010) rappresenta l’83,8% del numero complessivo di mediazioni (nel 2013 costituiva il 57,5%), mentre la mediazione volontaria il 10% (il 41,9% nel 2013), la mediazione disposta dal giudice, il 5,6% (rispetto al 2% del 2013) e la mediazione attivata in forza di clausola contrattuale, lo 0,6% (contro l’1,5% del 2013).
Per quanto riguarda la collocazione geografica, il 45% delle domande si concentra al Nord, il 20% al Centro, il 25% al Sud e il 10% nelle isole.
La materia che riguarda il maggior numero di mediazioni risulta quella dei contratti bancari  con il 25,1% del totale complessivo, seguita dai diritti reali con il 13,1%. La locazione  riguarda l’11,6% delle domande, il condominio il 10,7%, il risarcimento del danno da responsabilità medica il 6,7%, i contratti assicurativi il 6%, le divisioni dei beni il 4,7%, le successioni ereditarie il 4%, i contratti finanziari il 2,9% e il comodato l'1,3%.
Infine, l’11,9% delle domande risulta di "altra natura" (che, presumibilmente, riguardano prevalentemente la mediazione volontaria e la mediazione avviata in forza di clausola contrattuale).
Il valore medio delle mediazioni è di € 110.556(contro i 156.464 euro dell’anno precedente).
La durata media di una procedura è pari a 63 giorni (-33% rispetto ai 94 giorni del 2011-2012), qualora l’aderente sia comparso e non sia stato raggiunto un accordo, mentre nel caso in cui l’accordo sia stato raggiunto, la durata media risulta di 83 giorni.
Il dato cambia se si considerano le mediazioni gestite unicamente dagli organismi espressione del Sistema camerale, che hanno una durata media pari a 42 giorni.
Nel 63% dei casi chi propone la domanda di mediazione, partecipa all’incontro facendosi assistere da un avvocato mentre gli aderenti si fanno assistere nel 73% delle procedure.
Risulta in crescita, rispetto al 2013, la percentuale di adesione della parte chiamata in mediazione (40,5% contro il 32,4%) e, contestualmente, è diminuita la percentuale di mancate adesioni (56,7% contro il 57,3%).
Quando la parte chiamata alla mediazione compare, l’accordo viene raggiunto solo nel 24,4% dei casi (in calo rispetto al 42,4% dell’anno precedente). Il tasso di accordi raggiunge il 47% quando le parti non si fermano al solo primo incontro, in particolare, il 67% nelle mediazioni volontarie, il 45% in quelle obbligatorie e il 33% nelle mediazioni demandate dal giudice.

Recentemente il Ministro della Giustizia Orlando ha annunciato lo stanziamento di incentivi per far conoscere e utilizzare le procedure alternative al giudizio. Lo scopo è quello di deflazionare il carico giudiziario delle aule dei tribunali ma anche quello di favorire accordi concilianti e soddisfacenti per le Parti in tempi certi e costi ragionevoli. Alla luce dei dati del rapporto Isdaci si evince quindi chiaramente come la mediazione sia uno strumento valido ed efficace su cui il Governo dovrà puntare l'attenzione.