domenica 11 ottobre 2009

a caccia di un'identita':la pubblicità del futuro sarà molto breve, anche molto personalizzata.

Ma in questo gioco del farsi notare vinceranno gli sms che arrivano dalle aziende, o gli status update che partono dalle persone? Di un fenomeno, quello della pubblicità sui cellulari, ci sono i numeri. Vittorio Rangone, responsabile dell'Osservatorio sui nuovi servizi a valore aggiunto sui telefonini del Politecnico di Milano, qualche mese fa affermava che le aziende italiane, lo scorso hanno, avevano investito ben 67 milioni di euro per inviare messaggi ai loro clienti. Perché grazie a questi servizi, che dal 2000 le compagnie telefoniche hanno attivato in abbondanza, si arriva prima a colpire l'obiettivo: in modo personalizzato, preciso, efficace. Degli status update, invece, ancora niente numeri. E tuttavia, milioni di persone a scrivere sempre, costantemente, dei fatti propri, e rendersi target appetibile di qualsiasi messaggio software, collegato al contenuto delle proprie esternazioni digitali. A detta di tutti gli esperti del settore, è il cellulare la frontiera. Ma cosa accadrebbe se al cellulare si unisse la domanda «che cosa stai facendo»? Se lo sono chiesto indirettamente i creativi del gruppo Arilo Navi, che avendo capito l'importanza del tema status update si sono inventati un'iniziativa parecchio nuova, tutta incentrata sul «chi siamo, oggi». Se la città non va su Facebook, allora Facebook invade la città. Questa l'idea portante di un'invasione urbana partita a Milano il 20 settembre scorso con l'obiettivo di coinvolgere i cittadini (non target, non consumatori). Un'operazione di veri status di massa, di persone iscritte a social networks che diventano veri e propri cartelli affissi per la città. Nome in codice: IS. Identità Sociale. Significato: tutti possono diventare status update fisico, compilando cartelli volutamente lasciati vuoti, scrivendo per strada il tuo nome e status. Un progetto che servendosi delle strade, delle piazze, delle mostre, delle università, dei mezzi pubblici ha usato il dilagante fenomeno «a che cosa stai pensando?» come strumento di ribellione, come manifesto di identità non solo digitali, e che però ha fatto sorgere due ulteriori domande. Se le persone smaniano così tanto per dire che cosa stanno facendo, perché non usare tutto ciò per capire cosa vogliono consumare? E se lepersone oggi si sentono persone in quanto - anche - consumano, e se i gruppi si sentono gruppi a seconda - anche -dei consumi comuni (esempio, moda, libri, computer eccetera) e non più delle ideologie, allora perché non seguirle in questo comparsismo a fini autoprómozionali? È diffìcile ricucire in un'unica persona (target?) l'identità internet del lettore, l'identità mobile del parlatore, l'identità chat del digitatore folle, l'identità radiofonica dell'ascoltatore, l'identità visiva del telespettatore. Figuriamoci l'identità social-media del commentatore! Anche perché ognuno, a seconda di cosa sta facendo diventa un consumatore differente. Incomprensibile ai diagrammi, incontrollabile anche con la più perfida persuasione occulta, il consumatore si divincola. In questo lo status update davvero rispecchia, la contemporaneità del consumatore, oggi. «Tentiamo di sviluppare una sensibilità nei confronti di quello che rappresenta la società - spiegano i creativi di Alilo Navi-, Siamo affascinati dal rapporto con i media, dalle dinamiche relazionali, dalle credenze popolari, dagli usi e costumi variegati, dai trend di massa (e da quelli di nicchia). Per comunicare, ci appropriamo degli spazi che ci offre la città: strade, parchi, università, marciapiedi; gli spazi in cui vìviamo giorno dopo giorno e che ci appartengono». Avevano appeso falsi "affittasi" sui portoni, qualche mese fa. Chissà cosa s'inventeranno la prossima volta. Cristìna Tagliabile , da noo'va del 8 ott. 09 per saperne di piu' : clicca qui'

Queste le tre domande (Cosa stai facendo? Cosa pensi? Cosa dici?) che il progetto Identità Sociale intende porre a tutti noi, ma non nei luoghi oramai legittimati come i social network, bensì per le strade di Milano. La città verrà invasa da centinaia di cartelli da compilare con il vostro nome e status e con il quele i passanti potranno interagire. Ma è possibile anche inviare il tutto sul sito del progetto e con tutto il materiale raccolto verranno realizzati altri manifesti.

L’obiettivo del progetto, come si legge sulla pagina fan di facebook dedicata a IS, è stimolare una riflessione collettiva sullo stravolgimento identitario in atto.

sabato 10 ottobre 2009

Lavoro e diritti: la crociata di Brunetta

Disegno di legge Brunetta sulla Pubblica amministrazione: la fine della contrattazione nel settore pubblico Valutazioni di CGIL CISL UIL sul progetto di riforma delle pubbliche amministrazioni presentato dal Ministro Brunetta per saperne di piu' : valutazioni della stampa , clicca qui' IL testo : clicca qui' orso castano : il teso andra' letto con attenzione. per ora il Ministero ha pubblicato solo stralci. La riforma a quanto pare e' bipartisan , cioe' realizzata con la collaborazione dell'opposizione. Continueremo a monitorare.

venerdì 9 ottobre 2009

internet e sanita':La trasparenza potrà migliorare la consapevolezza e l'offerta di servizi

da noo'va del 10 sett 09 SANITÀ partecipata di ESTHER DYSON Giornalista e tecnoioga, coinvolta in diversi progetti di «Sanità 2.0» E possibile che l'internet diffuso faccia per la sanità quello che sta facendo per la politica? La cultura politica americana è stata rivitalizzata negli ultimi anni dopo che i cittadini hanno potuto tornare a essere coinvolti facendo sentire la loro voce in larga parte attraverso il web. La rete da a ciascuno di noi la possibilità di partecipare sia firmando per un candidato presidenziale o coinvolgendosi nella politica locale con blog o anche solo condividendo foto e interessi nei social network. Qualsiasi sia l'esito della riforma sanitaria di Barack Obama, la stessa cosa si sta verificando nel campo della sanità stessa. ....... Internet sta modificando le aspettative delle persone su quello che hanno il diritto di sapere e di dire: come pretendono maggiore trasparenza in politica, allo stesso modo vogliono avere maggiori informazioni sulle istituzioni sanitarie, e poterle criticare pubbli-camente. Ci sono siti che permettono di giudicare medici e ospedali, proprio mentre l'opinione pubblica chiede maggiore trasparenza. .......... Invece di affidarsi unicamente all'establishment medico, cercano informazioni in rete per ottenere ciò che le istituzioni non possono garantire. Utilizzano gli strumenti J del web per ottenere e gestire le informazioni su loro stessi. A differenza della politica, la salute e la cura sono questioni squisitamente personali. Sul modello di malati cronici come i diabetici che condividono e si scambiano dati e informazioni in siti come -PatientsLike-Me , le persone sane tengono sotto controllo il loro stato di salute, la pressione e altri dati. Se questo può apparire bizzarro, basta pensare che solo pochi anni fa sarebbe risultato strano "gestire" le amicizie on line; oggi è normale. Le persone creano e condividono contenuti generati dal basso; perché non raccogliere e condividere anche dati generati dagli utenti? Molte start up stanno sviluppando strumenti e servizi che permettono agli individui di gestire le proprie informazioni sanitarie, mentre il governo incoraggia le istituzioni a digitalizzare tutti i dati sanitari. Ma queste stesse istituzioni utilizzano le informazioni elettroniche per il proprio uso: i pazienti sono considerati come soggetti di dati, non come proprietari. In HealthDataRights.org ci si può registrare per sostenere il diritto ai propri dati sanitari personali................. L'establishment è scettico ma basta pensare a com'è cambiato l'atteggiamento nei confronti del fumo o alla rilevanza del contributo della comunità (per esempio gli Alcolisti anonimi). Abbiamo solo iniziato a verificare come la buona informazione può avere effetto sui comportamenti. Infine il coinvolgimento degli individui può di certo avere effetti benefici sul sistema sanitario. Qualsiasi decisione venga presa dal Congresso sulla riforma sanitaria, persone sempre più informate potranno fare scelte più consapevoli su medici, cure e ospedali, fornendo un meccanismo di mercato che finora è mancato nel sistema. I medici sono terrorizzati dal poter essere scelti come un ristorante... ma perché no? Scegliamo un ristorante per ragioni diverse, partendo dalla base comune della certezza della sicurezza del cibo. Ora spetta all'establishment medico iniziare a presentare le informazioni in maniera veritiera, pertinente e comprensibile. Non è impossibile per le persone comprendere che gli ospedali che trattano pazienti con patologie più gravi possono avere statistiche peggiori e che bisogna concentrarsi sui risultati relativi. Se la gente può comprendere le statistiche del baseball, può anche capire che una percentuale di tumore del 30% non rappresenta una condanna a morte, ma neanche una licenza per evitare lo screening preventivo. Un miglioramento reale del sistema sanitario dipende solo in parte da chi paga. Ha a che fare anche con chi fa le scelte; e sul fatto che abbia sufficienti informazioni e incentivi per scegliere in maniera consapevole. ........... © Pittartela! Times orso castano: e' quello che ci auguriamo accada, anche con questo blog. Sappiamo che la strada e' lunga, ma sappiamo che va percorsa perche' e' una strada obbliogata, davanti a noi .

giovedì 8 ottobre 2009

il nostro esercito va rinforzato. Perche' ? Peace keeping opp. ordine interno? clicca immg

una proposta di legge su un argomento centrale per la liberta' sulla rete , clicca

Eletto nella circoscrizione X (LIGURIA), Lista di elezione: IL POPOLO DELLA LIBERTA'

da "Il Blog dell’Intergruppo Parlamentare 2.0"

..........una proposta di legge che ho da poco presentato alla Camera, la quale va a modificare alcuni punti dell’attuale normativa sul diritto d’autore che mi paiono cruciali per lo sviluppo delle nuove tecnologie intese come strumento di diffusione della cultura e del pensiero. Chi avesse piacere di approfondire la questione, è caldamente invitato a visitare il mio blog in cui è presente ogni dettaglio, e a farmi pervenire, tramite i commenti, la propria opinione. Buona lettura! Roberto Cassinelli

CAMERA DEI DEPUTATI N. 2525 PROPOSTA DI LEGGE d’iniziativa del deputato CASSINELLI Modifiche alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in materia di libere utilizzazioni di contenuti protetti da diritto d’autore Presentata il 23 giugno 2009 CAPO I PROTEZIONE DELL’UTILIZZAZIONE ECONOMICA DELL’OPERA ART. 1. 1. Al comma 1 dell’articolo 13 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, le parole: « , come la copiatura a mano, la stampa, la litografia, l’incisione, la fotografia, la fonografia, la cinematografia ed ogni altro procedimento di riproduzione » sono soppresse. ART. 2. 1. All’articolo 15 della legge 22 aprile 1941, n. 633, è aggiunto, in fine, il seguente comma: « Non è altresì considerata pubblica l’esecuzione, rappresentazione o recitazione dell’opera effettuata gratuitamente nei locali di una biblioteca per finalità di valorizzazione e di promozione del patrimonio culturale dello Stato ». ART. 3. 1. All’articolo 16 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente comma: « 2-bis. Non costituisce esercizio del diritto esclusivo di comunicazione al pubblico l’inserimento, nei repertori e nei cataloghi delle biblioteche accessibili tramite rete pubblica, di elementi paratestuali o di parti non essenziali dell’opera, purché effettuato nell’ambito dell’attività di valorizzazione al solo scopo di migliorarne la descrizione e la segnalazione ». Atti Parlamentari — 5 — Camera dei Deputati — 2525 XVI LEGISLATURA — DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI — DOCUMENTI CAPO II UTILIZZAZIONI LIBERE DI OPERE PROTETTE DAL DIRITTO D’AUTORE ART. 4. 1. La rubrica del capo V del titolo I della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, è sostituita dalla seguente: « Utilizzazioni libere ». ART. 5. 1. Al comma 1 dell’articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, dopo le parole: « o giornali, anche radiotelevisivi, » sono inserite le seguenti: « nonché nei siti delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, dei gestori di servizi pubblici e degli organismi di diritto pubblico, ». ART. 6. 1. All’articolo 68 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 2 è sostituito dal seguente: « 2. È libera la riproduzione, con qualsiasi mezzo, di opere esistenti nelle biblioteche accessibili al pubblico, negli istituti di istruzione, nei musei pubblici o negli archivi pubblici, nelle discoteche e cineteche dello Stato e degli enti pubblici, effettuata dai predetti organismi per i propri servizi, senza alcun vantaggio economico o commerciale diretto o indiretto »; b) il comma 3 è sostituito dal seguente: « 3. Fermo restando il divieto di riproduzione di spartiti e partiture musicali, la riproduzione per uso personale è consen- Atti Parlamentari — 6 — Camera dei Deputati — 2525 XVI LEGISLATURA — DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI — DOCUMENTI tita nei limiti del quindici per cento dell’opera complessiva o di ciascuna annata di periodico, escluse le inserzioni pubblicitarie »; c) al comma 4, le parole: « per fotocopia, xerocopia o analogo sistema di riproduzione » sono sostituite dalle seguenti: « idonei alla riproduzione di cui al comma 3 »; d) il comma 5 è sostituito dal seguente: « 5. Le riproduzioni per uso personale delle opere esistenti nelle biblioteche pubbliche, fatte con qualsiasi mezzo all’interno delle stesse, possono essere effettuate liberamente nei limiti stabiliti dal comma 3 del presente articolo con corresponsione di un compenso in forma forfetaria a favore degli aventi diritto di cui al comma 2 dell’articolo 181-ter, determinato ai sensi del secondo periodo del comma 1 del medesimo articolo 181-ter. Tale compenso è versato direttamente ogni anno dalle biblioteche o dagli enti dai quali le biblioteche dipendono. I limiti di cui al citato comma 3 non si applicano alle edizioni esaurite in commercio ». ART. 7. 1. L’articolo 69 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: « ART. 69. 1. Il prestito eseguito dalle biblioteche pubblicamente accessibili e dalle discoteche e cineteche dello Stato e degli enti pubblici, avente ad oggetto esemplari di opere esistenti presso le istituzioni suddette, ovvero, nel caso di opere non fissate su un supporto materiale, la messa a disposizione per la consultazione non contemporanea da parte di singoli utenti individuati, inclusa quella nel luogo e nel momento scelti, per un tempo determinato, ai fini esclusivi di promozione culturale e di studio personale, non è soggetto ad autorizzazione da parte del titolare del relativo diritto. Le opere cinematografiche Atti Parlamentari — 7 — Camera dei Deputati — 2525 XVI LEGISLATURA — DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI — DOCUMENTI o audiovisive o le sequenze di immagini in movimento, sonore o meno, possono essere prestate decorsi almeno diciotto mesi dal primo atto di esercizio del diritto di distribuzione ovvero, non essendo stato esercitato il diritto di distribuzione, decorsi almeno ventiquattro mesi dalla realizzazione delle opere e delle sequenze di immagini. Tale limite non si applica nel caso di allegati a opere a stampa. 2. Per i prestiti effettuati dalle biblioteche e discoteche dello Stato e degli enti pubblici, fatta eccezione per quelli eseguiti dalle biblioteche universitarie e dalle biblioteche di istituti e scuole di ogni ordine e grado, è dovuto un equo compenso; a tal fine è istituito, a carico del bilancio dello Stato, presso il Ministero per i beni e le attività culturali, il Fondo per il diritto di prestito pubblico. I criteri per la ripartizione di tale Fondo da parte della SIAE tra gli aventi diritto e per la determinazione della provvigione spettante alla stessa società per l’opera di ripartizione, da prelevare a valere sulle risorse del Fondo medesimo, sono stabiliti con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentite le associazioni di categoria interessate. 3. Per preservare l’opera o l’esemplare originale dal deterioramento, e comunque in caso di obsolescenza tecnologica del supporto originale, è consentito, agli istituti e nei modi di cui all’articolo 68, comma 2, il prestito o la messa a disposizione del pubblico di una riproduzione dell’opera o dell’esemplare, purché tale copia sia l’unica messa a disposizione degli utenti in sostituzione dell’esemplare originale ». ART. 8. 1. All’articolo 70 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 1 è sostituito dal seguente: « 1. Sono libere la riproduzione e la comunicazione al pubblico, compresa la messa a disposizione in maniera che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente, di opere e di altri materiali protetti quando l’utilizzo abbia esclusivamente finalità illustrativa per uso didattico o di ricerca scientifica, di critica e di discussione e a condizione che, salvo in caso di impossibilità, si indichi la fonte, compreso il nome dell’autore. In ogni caso sono liberi il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico, compresa la messa a disposizione in maniera che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente, se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera. Il riassunto, la citazione o la riproduzione devono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratta di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta »; b) il comma 1-bis è abrogato; c) il comma 3 è sostituito dai seguenti: « 3. Sono libere la riproduzione e la comunicazione al pubblico, compresa la messa a disposizione in maniera che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente, di opere di architettura o di scultura realizzate per essere collocate stabilmente in luoghi pubblici. 3-bis. Sono altresì libere la riproduzione e la comunicazione al pubblico, compresa la messa a disposizione in maniera che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente, di opere o di altri materiali protetti nel caso di loro inclusione occasionale in opere o in materiali di altro tipo ». ART. 9. 1. L’articolo 71-ter della legge 22 aprile 1941, n. 633, è sostituito dal seguente: « ART. 71-ter. – 1. È libera la comunicazione o la messa a disposizione destinata a singoli individui, a scopo di ricerca o di attività privata di studio, su postazioni dedicate situate nei locali delle biblioteche e dei sistemi bibliotecari accessibili al pubblico, negli istituti di istruzione, nei musei e negli archivi, limitatamente alle opere o ad altri materiali contenuti nelle loro collezioni. 2. Previo accordo con le associazioni delle categorie interessate, è libera la comunicazione o la messa a disposizione, in modo che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente, di edizioni non più in commercio, effettuata da biblioteche accessibili al pubblico, istituti di istruzione, musei e archivi a scopo di ricerca o di attività privata di studio, decorso un termine non inferiore a cinque anni dalla data di pubblicazione ». ART. 10. 1. All’articolo 71-quinquies della legge 22 aprile 1941, n. 633, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1 è aggiunto, in fine, il seguente periodo: « I titolari dei diritti sono altresì tenuti a rimuovere tali misure, su espressa richiesta di una delle istituzioni di cui all’articolo 68, comma 2, o all’articolo 69, comma 1, o all’articolo 69-bis, per consentire l’esercizio delle eccezioni ivi previste »; b) il comma 2 è sostituito dal seguente: « 2. In ogni caso i titolari dei diritti sono tenuti, anche solo temporaneamente, a rimuovere o ad autorizzare la rimozione delle misure di protezione di cui all’articolo 102-quater per consentire l’esercizio delle eccezioni di cui al presente capo, su espressa richiesta dei beneficiari, a condizione che questi abbiano acquisito il possesso legittimo degli esemplari dell’opera o del materiale protetto, o che vi abbiano avuto acceso legittimo ai fini del loro utilizzo, nel rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 55, 68, commi 1 e 2, 69, comma 2, 70, comma 1, 71-bis e 71-quater; compresa la corresponsione dell’equo compenso, ove previsto »; Atti Parlamentari — 10 — Camera dei Deputati — 2525 XVI LEGISLATURA — DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI — DOCUMENTI c) al comma 3 le parole: « avvenga sulla base di accordi contrattuali » sono sostituite dalle seguenti: « all’opera protetta dalle misure tecnologiche di cui all’articolo 102-quater è consentito sulla base di accordi contrattuali ». ART. 11. 1. All’articolo 71-sexies della legge 22 aprile 1941, n. 633, sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 1 è sostituito dal seguente: « 1. È libera la riproduzione di fonogrammi e videogrammi, su qualsiasi supporto, effettuata da una persona fisica per uso personale, purché senza scopo di lucro direttamente derivante dall’attività di riproduzione e senza fini direttamente o indirettamente commerciali, anche nel caso in cui all’opera siano apposte misure tecnologiche di protezione di cui all’articolo 102-quater »; b) il comma 2 è sostituito dal seguente: « 2. La riproduzione di cui al comma 1 non può essere effettuata da terzi. È in ogni caso permessa la prestazione di servizi finalizzata a consentire la riproduzione di fonogrammi e videogrammi da remoto da parte di una persona fisica per uso personale, fatto salvo l’equo compenso stabilito ai sensi dell’articolo 71-septies »; c) al comma 3: 1) le parole: « l’opera è protetta » sono sostituite dalle seguenti: « l’accesso all’opera protetta »; 2) e parole: « ovvero quando l’accesso » sono soppresse; d) è aggiunto, in fine, il seguente comma: « 4-bis. Le condizioni pattuite in violazione del comma 4 sono nulle ».   ART. 12. 1. Alla sezione III del capo V della legge 22 aprile 1941, n. 633, dopo l’articolo 71-decies è aggiunto, in fine, il seguente: « ART. 71-undecies. – 1. Le libere utilizzazioni di cui al presente capo non possono essere impedite per contratto né attraverso l’apposizione all’opera di misure tecnologiche di protezione di cui all’articolo 102-quater ». CAPO III DEPOSITO DELLE OPERE DESTINATE ALL’USO PUBBLICO ART. 13. 1. Dopo l’articolo 69 della legge 22 aprile 1941, n. 633, come da ultimo sostituito dall’articolo 7 della presente legge, è inserito il seguente: « ART. 69-bis. – 1. Ai sensi della normativa vigente in materia di deposito legale, le biblioteche nazionali centrali, nonché gli istituti indicati come depositari delle opere destinate all’uso pubblico raccolgono, conservano, documentano e rendono accessibili tali opere. 2. Gli istituti depositari di cui al comma 1, sono, in particolare, autorizzati alla conservazione e alla riproduzione delle opere pubblicate su supporti digitali o diffuse tramite rete informatica nei modi adeguati alle esigenze dei loro servizi e alle specificità delle opere stesse, per le quali garantiscono l’accesso a utenti registrati nei modi e nei tempi stabiliti da accordi con i titolari dei relativi diritti ».

orso castano: siamo molto lontani dalla comprensione della realta' del web, fenomeno in grande espansione che non puo' e non deve essere imbrigliato con contradditorie, piccole concessioni. Non si vuole capire che la portata del fenomeno impone che l'accesso ad internet debba essere paragonato al telefono o alla televisione, cioe' ad uno strumento pubblico, o meglio ad un servizio pubblico ad acceso  gratuito dove dovrebbe esserci la massima liberta' possibile, ovviamente ciascuno rispondendo di quel che pubblica. Uno strumento che  e' sempre piu' indispensabile per la crescita culturale e scientifica.

mercoledì 7 ottobre 2009

Bunny Harvey [ woman american painter, 20th Century] clicca

 Releasing Forces, 1998

 I Miss It, 2002

 

  Harmonies of the World, 1990  artic echoes 1906   Mind: A Place of Memory, 1987  

Operai Alstom Colleferro protestano, ma niente sequestri (orso castano : solo un fermo precauzionale) clicca

da APCOM , 21:14 - CRONACA- 06 OTT 2009
Operai Alstom Colleferro protestano, ma niente sequestri
I tre manager sdrammatizzano Roma, 6 ott. (Apcom) - I 'manager sequestrati' dagli operai alla Alstom di Colleferro assicurano: "Non siamo stati sequestrati, siamo qui da stamattina impegnati in riunioni"; polizia e carabinieri confermano: nessun sequestro, tutto tranquillo; sindaco e sindacati idem: solo una protesta contro rischio chiusura fabbrica; e il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi non solo smentisce il sequestro, ma punta il dito: drammatizzazione mediatica. Quindi, sembra proprio che alla Alstom di Colleferro, uno degli stabilimenti della multinazionale francese specializzata nella costrizione di convogli ferroviari che conta sedi in oltre 60 Paesi, di cui 8 in Italia, gli operai non abbiano messo in pratica la tattica francese 'sequestro manager', ma una tranquilla e civile protesta all'italiana; 80 di loro si sono riuniti in sit-in mentre dentro i manager discutevano...............................

Il re e' nudo ? non ancora , ma lo stanno spogliando, siamo alle mutande !!!

da ANSA del 7/10/09 ore 19

IN PRIMO PIANO

'Lodo Alfano illegittimo' il Premier, vado avanti

Berlusconi:'La Corte e' di sinistra'. Bossi: non ci piegano, se salta federalismo faremo guerra

Consulta, Lodo Alfano illegittimoConsulta, Lodo Alfano illegittimo
-- POLITICA --

La Corte a maggioranza: serviva una legge costituzionale. Franceschini: ristabilito principio d'uguaglianza. Bersani: si vada a sentenza. Di Pietro: Berlusconi si dimetta

Il Lodo Alfano :

DISEGNO DI LEGGE

___

ART. 1.

1. Salvi i casi previsti dagli articoli 90

e 96 della Costituzione, i processi penali

nei confronti dei soggetti che rivestono la

qualità di Presidente della Repubblica, di

Presidente del Senato della Repubblica, di

Presidente della Camera dei deputati e di

Presidente del Consiglio dei ministri sono

sospesi dalla data di assunzione e fino alla

cessazione della carica o della funzione.

La sospensione si applica anche ai processi

penali per fatti antecedenti l’assunzione

della carica o della funzione.

2. L’imputato o il suo difensore munito

di procura speciale può rinunciare in ogni

momento alla sospensione.

3. La sospensione non impedisce al

giudice, ove ne ricorrano i presupposti, di

provvedere, ai sensi degli articoli 392 e 467del codice di procedura penale, per l’assunzione

delle prove non rinviabili.

4. Si applicano le disposizioni dell’articolo

159 del codice penale.

5. La sospensione opera per l’intera

durata della carica o della funzione e non

è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina

nel corso della stessa legislatura.

6. Nel caso di sospensione, non si

applica la disposizione dell’articolo 75,

comma 3, del codice di procedura penale.

Quando la parte civile trasferisce l’azione

in sede civile, i termini per comparire, di

cui all’articolo 163-bis del codice di procedura

civile, sono ridotti alla metà, e il

giudice fissa l’ordine di trattazione delle

cause dando precedenza al processo relativo

all’azione trasferita.

7. Le disposizioni di cui al presente

articolo si applicano anche ai processi

penali in corso, in ogni fase, stato o grado,

alla data di entrata in vigore della presente

legge.

8. La presente legge entra in vigore il

giorno successivo a quello della sua pubblicazione

nella Gazzetta Ufficiale.

orso castano: era ora , stiamo a vedere cosa fara questa sinistra e sopratutto il PD.

Mercedes Sosa , argentina , musica popolare

Cantando ao sol como a cigarra, depois de um ano sob a terra, como um sobrevivente que volta da guerra. Na voz da Mercedes Sosa, essas palavras ganham mais força, um ensinamento para todos nós!

martedì 6 ottobre 2009

la semantica ed Il futuro di Google e Bing: tecnologie che entrano nel cuore della lingua e della cultura

da Noo'va , Sole24ore,. del 27/sett09 , DI MARCO VARONE Fra gli addetti ai lavori, ha fatto scalpore la recente dichiarazione dell'amministratore delegato di Googe, Eric Schmidt, che rappresenta un significativo cambio di direzione per il colosso di Mountain View: dopo avere sostenuto per anni che la tecnologia a keyword era più che sufficiente per ottenere i risultati migliori, Schimdt ha affermato che devono passare dalle parole al significato, per capire meglio cosa chiedono gli utenti e quale sia il contenuto dei documenti indicizzati. Da un certo punto di vista, non si tratta di nulla di nuovo perché ormai da tempo è in atto, sull'onda lunga del "semantic web", una qualche integrazione di tecnologie semantiche (cioè in grado di capire il significato) all'interno dei motori di ricerca: Microsoft, al momento del lancio di Bing, ha indicato che utilizzava elementi semantici (anche se, per ora, non è molto chiaro quali e in che modo essi diano un vantaggio nelle normali ricerche). Il fatto però che lo dichiari il leader assoluto di mercato costituisce una legittimazione e uno spartiacque fra prima e dopo: si apre ufficialmente l'era della semantica diffusa applicata al web. I motori di ricerca per internet ne hanno fatta di strada in questi anni, dai primi successi di Altavista e Lycos fino allo strapotere (giustificato dai risultati migliori di tutti gli altri) di Google ma negli ultimi due o tre anni Google stesso ha raggiunto una sorta di "plateau" dove le innovazioni che fanno la differenza sono sempre meno e la concorrenza (Bing in particolare) si avvicina molto più rapidamente che in passato. La tecnologia a keyword (integrata da una serie di elementi statistici come il famoso PageRank) ha avuto l'enorme vantaggio di essere semplice, facilmente applicabile a tante lingue e molto veloce: caratteristiche che erano fondamentali nei primi anni del web (dove investimenti e potenze di calcolo erano molto più ridotti) ma che adesso non sono così più importanti. Applicata al web, ha anche sfruttato il lavoro assolutamente gratuito e volontario di centinaia di milioni di persone che ogni giorno, facendo delle ricerche e cliccando su uno o più risultati, forniscono ai produttori una quantità enorme di informazioni di inestimabile valore per ordinare i risultati delle ricerche in modo ottimale (in un certo senso, questo volontariato è il prezzo che gli utenti pagano per usare servizi che sono gratuiti: invece di soldi, lavoro). Nonostante tutto questo, è ormai tempo che questa tecnologia sia affiancata da qualcosa di nuovo: non bisogna buttare via quanto fatto ma aggiungere tecnologie in grado di migliorare i risultati delle ricerche attualmente problematiche e di rendere più semplice trovare le informazioni desiderate anche alle persone che non sanno come comporre una ricerca ottimizzata. Occorre non avere paura di sporcarsi le mani e buttarsi nel cuore della lingua e della cultura di ogni paese: fino a ora, si è utilizzato un approccio molto "asettico" che non entrava nel merito ma lavorava a livello simbolico. Per comprendere il significato, invece, bisogna scendere al livello sottostante, capire che un testo è un insieme di frasi, concetti, attributi e relazioni che vanno analizzati nel loro insieme per riuscire a cogliere tutti gli aspetti importanti del contenuto e rispondere in maniera puntuale alle ricerche degli utenti. Servono investimenti significativi (ogni lingua è complessa di per sé e diversa dalle altre ed è spesso inscuidibile dalla cultura di un paese), più lavoro manuale e meno automatico e più potenza di calcolo rispetto a ora: questi aspetti accelereranno ancora di più la polarizzazione già in corso che porterà ad avere sostanzialmente solo due player, Google e Bing, nel mercato dei motori di ricerca generalisti. Realtà più piccole, esistenti o start-up, potranno dare il loro importante contributo per aspetti tecnologici innovativi o su contesti verticali (la semantica è una tecnologia ancora giovane e con molti spazi di crescita) ma molto difficilmente potranno competere su larga scala con i due giganti attuali. http://marcovarone. nova1oo. ilsole24ore.com

per saperne di piu' sulla semantica : da Wikipedia :......."La semantica è quella parte della linguistica che studia il significato delle parole (semantica lessicale), degli insiemi delle parole, delle frasi (semantica frasale) e dei testi.La semantica è una scienza in stretto rapporto con altre discipline, come la semiologia, la logica, la psicologia, la teoria della comunicazione, la stilistica e la filosofia del linguaggio. La posizione della semantica, studiata nell'ambito di una teoria generale dei segni, diventa più chiara se messa a confronto con la pragmatica e la sintassi."............

orso castano : un notevole passo avanti. Cercare il significato piu' pregnante tra le righe di quanto viene pubblicato sul web , studiare questa massa di dati importanti, elaborarne una staistica , accelerera' tutti i processi di costruzione e rilevazione di senso nell'analisi del mondo reale di cui, va sottolineato , il web e' solo un'immagine riflessa in uno specchio, immagine dinamica e cangiante, ma sicuramente sempre piu' importante nella costruzione della cultura in senso lato.

Vladimir Jankélévitch :il valore del soggetto. (da non mai dimenticare!)

da Domenica del 27 sett 09 , di Remo Bodei In questo libro di abissale profondità quello che dapprima colpisce come un paradosso è che l'autore, dopo aver dichiarato che la morte è inafferrabile e indicibile, ci scrive (o, meglio, ne parla, perché il testo - pubblicato nel 1966 - nasce da conversazioni radiofoniche registrate tra il 1957 e il 1959) nell'edizione italiana ben 463 fitte pagine. Si potrebbe fare dell'ironia, ma si avrebbe torto, perché Jankélévitch fa giustizia di tutte le invenzioni e le fantasie consolatorie o minatorie che gli uomini hanno elaborato per «immaginare l'inimmaginabile», sicuri di non poter essere smentiti dai morti. Egli sembra, tuttavia, oscillare - secondo le sue stesse categorie - tra l'«indicibile» e l'«ineffabile». Dell'indicibile, infatti, non si può dire nulla, mentre dell'ineffabile non si finirebbe mai di dire. Succede, in quest'ultimo caso, come quando si cerca di sviluppare il n o la frazione 22/7: si potrebbero aggiungere all'infinito numeri non periodici. Ad esempio, in opere come La musica e l'ineffabile (Milano, Bompiani, 1998), «la musica non dice quanto dice, o meglio, non dice niente, nella misura in cui dire significa comunicare senso». Si propone anzi di «esprimere l'inesprimibile all'infinito, l'ineffabile, ciò su cui c'è infinitamente, interminabilmente da dire». Anche la pittura, come osserva altrove, ha il compito di evocare ineffabilmente l'infinito, come nei quadri di Claudio Lorenese, nelle sue marine dove il sole al tramonto in un giorno d'estate allude alla dolce nostalgia delle partenze, «alla nascita che è morte», a tutto ciò che finisce e ricomincia. Anche per chiarire che nella morte non c'è niente - o c'è solo «un quasi niente» - da svelare occorrono, dunque, molte parole. Riprendendo la definizione che Bichat diede nel 1800 della vita come «l'insieme delle funzioni che si oppongono alla morte», Jankélévitch sottolinea l'inscindibilità tra vita e morte, l'equivocità - che non va resa univoca - dei loro rapporti, per cui la vita, in fondo, resiste a qualcosa che è essa stessa. In altre parole, noi siamo sempre, insieme e indissolubilmente, ospiti della vita e ospiti della morte, perché la vita è presa a prestito dalla morte e «la morte è quell'informe che da forma alla vita». Una posizione, questa, sostenuta a suo tempo anche da Schopenhauer, attento lettore di Bichat: «Nascita e morte appartengono del pari alla vita: si fanno equilibrio: sono condizioni reciproche l'una dell'altra» (per inciso, una pregevole ricostruzione, in chiave storico-filosofica, della questione è apparsa recentemente grazie al volume di DanielaSteila Vita/morte, nella collana Lessico dellafilosofia, Bologna, il Mulino, 2009). Jankélévitch dice tanti no: alla banalizzazione della morte, ridotta alla sua fisicità; alla fine serena e consolatoria della vita esemplata dal Socrate del Fedone platonico; al non volerci pensare o all'indifferenza nei suoi confronti; agli esercizi spirituali per prepararsi a essa, alla maniera di Seneca o di Sant'Ignazio; alla promessa dell'ai di là o, più specificamente, del Paradiso cristiano o mussulmano, che la riduce a un«semplice cambiamento diresidenza». Annientamento e sopravvivenza dell'anima dopo la morte sono assurde e non spiegano niente. Senza ridurre il mistero a un problema, la morte è, piuttosto, un «non senso» che si avvicina al «vizio assurdo» di Pavese o, secondo l'immagine di Rilke, al nocciolo di cui «siamo solo la buccia e la foglia». Ogni individuo è unico, espressione di una «semelfattività indelebile», di «un io che vive una sola volta» (sarebbe bello, pur rinunciando all'immortalità, vivere almeno due volte, come diceva Vittorio Gassmann: la prima come prova teatrale, la seconda come spettacolo rifinito). Di fronte all'impossibilità dichiarata da Jankélévitch di trovare un significato alla morte si potrebbe essere presi dalla disperazione, ma egli in parte vi sfugge, combattendo su due fronti: da un lato contro i filosofi necrofili (leggi, soprattutto, lo Heidegger di Essere e tempo), i quali «cercano il non-essere nell'essere, e rifiutano ciò che la vita offre»; dall'altro contro i filosofi consolatori, che promettono l'impassibilità o il premio finale per una vita ben spesa. Certo, Jankélévitch riconosce che il tempo non può ritornare sui suoi passi e che la caducità e fragilità del nostro essere è innegabile. Eppure, a ciascuno di noi è offerta la propria, paradossale quota di immortalità: «colui che è stato non può non essere stato; ormai questo fatto misterioso e profondamente oscuro dell'essere stato è il suo viatico per l'eternità» (L'irreversible et la nostalgie, Paris, Flammarion, 1974). La morte è un'ovvietà che non finisce di stupirci: «Come mai se, da quando esistono gli uomini muoiono, il mortale non si è ancora abituato a questo evento naturale e tuttavia sempre accidentale?». Alla fine del volume in positivo non si scopre propriamente nulla, ma come sostiene Tolstoi alla fine di Anna Karenina: «Non ho scoperto nulla, ho soltanto imparato a conoscere quel che sapevo». Vladimir Jankélévitch, «La morte», Einaudi, Torino, pagg. 464, €28,00.

da Wikipedia :Vladimir Jankélévitch (Bourges, 31 agosto 1903 – Parigi, 6 giugno 1985) è stato un filosofo francese. Insegnò all'Istituto francese di Praga e all'Università di Tolosa e di Lilla............ egli innesta un'originale filosofia dell'istante, come cesura radicale di portata rivoluzionaria. Il tempo come istante è occasione di creazione conoscitiva, morale, ed artistica. La morte è nel suo pensiero qualcosa che esclude ogni forma di pensabilità e comprensibilità, e che al contempo è presupposto necessario alla vita stessa ("La morte è un vuoto che si spalanca all'improvviso nella pienezza della continuità. La morte è per eccellenza l'ordine straordinario"). ..................... 

Lo Statuto dei Lavoratori : ricordiamolo !!

IL LAVORO CONTINUA A UCCIDERE Convegno, Torino, 23 Maggio 2009. Riprese e montaggio di Silvia Tagliabue. Verità e giustizia per le vittime operaie ThyssenKrupp ed Eternit. 

riceviamo via mail e volentieri pubblichiamo : "la musica a scuola" di Giulio Maggi

ITALIA; IL “PAESE DELLA MUSICA”

Si dice comunemente: “L’Italia, il Paese della musica”; probabilmente perché abbiamo avuto musicisti come G. Verdi, G. Rossini, G. Donizzetti e tanti altri. Tutto questo viene presentato però, quasi come se negli altri Paesi non si conoscesse la musica e questa, fosse solamente una prerogativa tutta italiana. Davvero è soltanto l’Italia il Paese della musica? Non credo proprio! A parte J. S. Bach, L.W. Beethoven, W.A Mozart, e altri ancora, che certo non hanno bisogno di presentazioni, trovo che negli altri Paesi esista un entroterra di cultura musicale, molto più corposo e spesso che non da noi in Italia. Lo possiamo notare quando si entra, ad esempio, in una chiesa della Svizzera tedesca (cito quel loco perché ci sono stato in vacanza); sistemati sopra i banchi, troveremo i cantici delle preghiere con, al fondo della pagina, le note del pentagramma abbinate alle sillabe del testo. Praticamente da quelle parti, chiunque, anche i non musicisti, sa leggere la musica, esattamente come ognuno di noi, sa leggere un giornale senza essere laureato in lettere.....Se entriamo in una chiesa italiana invece, nei cantici di preghiera troveremo soltanto il testo senza il pentagramma in quanto, durante la funzione, è il prete che dà l’intonazione ai fedeli dall’altare. Mettere le note del pentagramma sotto le sillabe dei testi, infatti, non avrebbe senso perché nessuno, nel nostro Paese, saprebbe decifrare tali simboli ovvero, le note musicali, a meno che ovviamente non abbia frequentato delle specifiche scuole in questo senso. Se la gente in Italia non sa leggere la musica è forse colpa sua? Davvero non credo, piuttosto delle Istituzioni che, mi sembra, non fanno quanto è necessario, o meglio, fanno (anche troppo) quanto è necessario per demolire indirettamente, ogni iniziativa rivolta in questo senso. E’ interessante notare che anche in passato ad esempio, durante il periodo della Controriforma, in Italia si misero dei vincoli severissimi, per chi voleva comporre della musica; ricordiamo la Messa che Palestrina scrisse in onore di papa Marcello, nel tentativo di “intenerirlo” e “commuoverlo” (detto in termini moderni, “insaponarlo”) per ottenere da lui il “permesso” di scrivere musica come se la “sentiva” dentro e non come gli veniva imposto dalla “legge” di allora. Se poi vogliamo essere ancora più completi e pignoli (l’ho letto su un interessantissimo volume di “musica antica”), tornando ancora più indietro nel tempo, noteremo che la musica era oltremodo osteggiata anche dagli antichi romani perché la vedevano come “roba per femminucce”. Se qualche facoltoso mecenate costruiva, a sue spese, un Auditorium per concerti, non appena finita la stagione di questi concerti, il teatro veniva completamente raso al suolo ( In fondo, se erano finiti i concerti…) E’ noto infatti, che questi Auditorium, in genere, venivano costruiti in legno e non in muratura, appunto perché il mecenate, promotore dell’iniziativa, già sapeva che fine avrebbe fatto il suo teatro. Non credo che da allora, sia cambiato molto, a parte la forma esteriore e le “dinamiche” che comunque perseguivano e perseguono (mi sembra) sempre lo stesso fine: impedire, con qualunque mezzo, che la cultura musicale superi un determinato livello, un tetto precedentemente stabilito. Tutto questo, nel mio “piccolo”, lo posso ben dire con cognizione di causa perché insegno musica nella scuola media da oltre 20 anni. Considerando quanto detto e guardando le cose da questa ottica quindi, credo sia proprio ridicolo affermare che l’Italia sia “Il Paese della musica”, del “bel canto” e chissà di che altro ancora. Dopo questa premessa, che avrebbe lo scopo di fare una panoramica d’insieme circa l’argomento musicale che voglio affrontare, ecco il punto. Bisogna riconoscere che, allo scopo di sensibilizzare la musicalità nella gioventù, la musica venne resa obbligatoria nella scuola media già dal 1979, ora siamo nel 2009; ma davvero siamo diventati più “musicali”? Davvero abbiamo sviluppato il buon gusto e davvero siamo in grado di apprezzare il meglio che ci offre la vita? Intendo dire: “il meglio” a prescindere, e nel modo più assoluto, dal “meglio” che ci viene offerto e quasi “imposto” dall’influenza dei mass media? Mah………difficile rispondere. Da come sono strutturate le cose invece, sembra (ho detto solo “sembra”) che questa musica, nella scuola media, debba essere solo un proforma ma che assolutamente non si debba imparare a fare veramente musica, pur se non a livello di Conservatorio, almeno indirizzati su quella strada. Se l’insegnante accetta passivamente tale condizione, non avrà grandi soddisfazioni professionali, ma in compenso “vivacchierà” senza troppi problemi, fra un inutile Consiglio di Classe ed un ancor più inutile Collegio Docenti, preoccupato solamente di “non sforare” il tetto massimo delle 80 ore annuali previste per queste riunioni. Non credo oltre tutto, sia la questione delle 80 ore la cosa importante; ci fosse davvero un problema (uno serio), indipendentemente dalle 80 ore, ci si dovrà riunire per risolverlo, ma se non c’è il problema, cosa ti riunisci a fare, anche se non si sono raggiunte le 80 ore? Al limite, a condizione ci sia un buon rapporto fra colleghi, per socializzare meglio, si potrebbe di tanto in tanto, andare in pizzeria e passare un momento distensivo (guardandosi bene però, dal parlare di scuola) consumando in tale loco, oltre che la pizza, anche il restante delle 80 ore; trovo questo, molto più simpatico e anche più favorevole all’insegnamento. E’ certo comunque che questa formalità inutile delle riunioni invece, completamente fine a se stessa, dequalifica notevolmente la cultura, l’arte e…la musica. Questo genera, a mio avviso, una grande demotivazione nell’insegnante e da lì, possiamo immaginare le conseguenze negative sulla didattica. Tornando al tema, che sarebbe quello di fare si musica, ma non più di tanto, posso dire che nella mia carriera scolastica, più volte mi sono capitati soggetti molto dotati musicalmente ed io, come loro insegnante, mi sono sempre sentito in dovere di valorizzare ed evidenziare il loro talento naturale dandogli, in occasioni di concerti scolastici, delle parti solistiche più difficili ed impegnative. E’ da non credere ma sovente, per questo, ho trovato delle opposizioni non indifferenti; ricordo a questo proposito, che una collega mi disse, subito dopo un concerto scolastico, che non avrei dovuto favorire così tanto questi alunni e dare loro la possibilità di “esprimersi” in modo così evidente in quanto, i ragazzini non bravi come loro, “poveri piccini”, ne avrebbero sofferto moralmente e avuto delle frustrazioni psicologiche. A parte che quando non mi vengono messe contro le classi (come ho la sensazione che qualche volta succede), vedo che tutti gli alunni imparano a suonare uno strumento musicale leggendo le note sul pentagramma, ma certo, non tutti raggiungeranno gli stessi livelli; ora secondo questa collega, io avrei dovuto obbligare questi alunni a suonare “volutamente male” per non far soffrire di “invidia” (perché in fondo, è di quella che stiamo parlando) quelli meno dotati. Un'altra collega mi disse, alla fine di un concerto scolastico tenuto al Museo del Risorgimento (con l’intervento della maschera torinese Gianduia, il dottor Flamini): “ Si d’accordo, tutto bene ma non è giusto che tu porti avanti i più bravi con delle parti solistiche ed impegnative, e gli altri che rimangano nell’anonimato; o tutti o nessuno”. Quindi io avrei dovuto obbligare quelli meno bravi, a fare dei brani difficili, non adatti a loro e ai più bravi, dare delle parti banali, unicamente per non far “soffrire” quelli meno bravi e “livellare” così ogni cosa in una statica e anonima “mediocrità” (ne troppo bene, ne troppo male). Non credo che questo sia molto educativo; ognuno deve occupare il posto che è in grado di ricoprire. Tra l’altro, in tanti anni di insegnamento, non ricordo di alunni che hanno sofferto per questo (a meno che non vengano “manipolati” dall’alto e che non parlino con “bocca altrui”) anzi, hanno sempre tenuto un atteggiamento come di “tifosi”, nei confronti dei loro compagni più dotati musicalmente . Secondo il concetto filosofico di alcuni saggi greci (per la Grecia la musica era importantissima), soprattutto Socrate e Platone, la musica vissuta a livello amatoriale, era considerata un ottimo mezzo educativo perché stimola il senso dell’estetica, così che (parole testuali di Platone) il ragazzino che si esercita con la musica, imparando a suonare uno strumentino o a cantare una bella melodia, qualora sentirà una nota stonata o una brutta esecuzione, non la potrà sopportare. Evolvendo così il concetto di bellezza, estrapolato per finire, anche dalla musica stessa, questo ragazzino non sarà nemmeno più in grado di sopportare una cattiva azione, una azione negativa, anche se non perseguibile per legge, ovvero, una cosa che faccia soffrire il prossimo o che crea imbarazzo; in una parola, una “azione di cattivo gusto” E’ questa la grandezza di Platone, uno dei padri del pensiero occidentale; le leggi ci devono essere, e devono essere assolutamente di impronta democratica per mille motivi; ma è proprio in una legge democratica che il malfattore troverà degli “spazi” per fare i suoi “comodi” ossia del male. Secondo Platone, questo inconveniente lo si risolve (perlomeno in buona parte) insegnando la musica ai ragazzini a livello amatoriale e questo, unicamente per il piacere di fare e sentire buona musica. I ragazzi, dopo il necessario tirocinio, divenuti adulti, avranno in repulsione il male e si serviranno della legge in modo sensato, non per rispettare o far rispettare una legge “fine a se stessa” , ma soltanto come base e punto di riferimento per “fare del bene “ ( è questo lo scopo di una legge) in quanto sapranno istintivamente distinguere il bene dal male perchè prima, quando erano ragazzi, si sono esercitati a distinguere il “bello” dal “brutto”, studiando appunto musica. Personalmente, mi permetto di aggiungere alla grandezza del pensiero platonico, anche il mio punto di vista personale in quanto, come essere umano, sono portato a “pensare” e quindi, pure a “riflettere”. E’ risaputo che la mente, lo stato d’animo e le emozioni umane, non sono mai ferme, statiche, di conseguenza hanno sempre bisogno di un qualche cosa che le “alimenti” e che le “guidi”, o in positivo, o in negativo. In sostanza, se al giovane non vengono offerte occasioni favorevoli per “consumare” positivamente la sua carica emotiva, questo giovane cercherà altre occasioni per consumare a “modo suo”, queste emozioni così che, ci saranno più probabilità che molti/e ragazzi/e prendano cattive strade Nella scuola media, l’insegnamento musicale troverebbe la sua giusta collocazione rispetto a quello che era il pensiero di Platone circa la didattica musicale. Purtroppo però, come disse quel tale: “Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani” che tradotto musicalmente, potrebbe significare: “Abbiamo messo (sulla carta) l’obbligo dello studio musicale, ora dobbiamo metterla nella testa e soprattutto, nell’animo degli italiani, ossia degli stessi insegnanti (soprattutto quelli di altre materie), dei Presidi, dei genitori ecc… e invece, almeno per quanto mi risulta, non è sempre così anzi, il più delle volte, tale materia è ridicolizzata ed insieme ad essa, anche il docente che l’insegna. Ricordo che in passato, dovendo partecipare ad un Concerto, se ricordo bene, di “Settembre Musica”, fui invitato a scrivere il mio “Curriculum Vitae” ed io, fra le altre cose, scrissi che ero docente di Ed. Musicale nella scuola media; il responsabile del Concerto allora mi disse: “No..no..questo non lo devi dire altrimenti ci faresti una brutta figura…”.Purtroppo, con il tempo, mi resi conto che aveva perfettamente ragione. Certo è che tale mentalità, in un Paese che ha la pretesa di definirsi “molto musicale”, risulta perlomeno… “curiosa”. Attualmente, come detto, sempre da come vedo io le cose, l’insegnante di musica si troverà “benino” nella scuola dell’obbligo, soltanto se terrà in ordine il suo registro, se farà “finta” di svolgere una lezione ( per avere l’opportunità di scrivere “qualcosa” sul registro), onde poter “tirare a campare”. Quando e se agisce così però, la colpa non è sua perché, se gli venisse mai l’idea di “lavorare sul serio”, si troverà a camminare contro corrente, vedrà se stesso, assieme alla sua materia (la musica), che nell’immaginario collettivo, saranno diventate una cosa sola, completamente ridicolizzati e snobbati Per me, è stato così fin dall’inizio; tutto sommato vivacchiavo benino quando il tutto era soltanto un proforma, ma quando ho deciso di fare le cose per bene, ossia, alfabetizzare i ragazzi insegnando a leggere le note sul pentagramma suonando un facile brano allora, guarda caso, sono incominciati i problemi. Uno dei problemi più comuni, era che si trovasse “strano” (sia da parte dei bidelli e a volte, di qualche collega) il sentire nei corridoi della scuola, una bella melodia suonata al flauto dai ragazzi, proveniente da un’aula in cui si svolgeva appunto una lezione di musica. Ho notato, che questo destabilizza molto di più che non il sentire, ad esempio, alunni urlare in modo esagerato, sempre nei corridoi. Tali alunni magari ricevono blandi richiami, quasi “affettuosi e materni”, ma sentire della musica suonata sempre da questi ragazzi, allora no, questo è davvero troppo. Così che, per tale motivo, ci sarà sempre qualcuno che sentirà il bisogno di entrarmi in classe, per ricordare agli allievi di consegnare le verifiche, (guarda caso, durante l’ora di musica) o per ricordare che qualche alunno deve ancora dare i soldi per la gita (ancora guarda caso, proprio durante l’ora di musica) oppure, per rimproverare gli alunni (naturalmente, sempre quando c’è l’ora di musica) perché non hanno “consumato” per intero la porzione della mensa (se quelli hanno la “pancia piena”, anche se nel terzo mondo si muore di fame, non potranno comunque consumare per intero la loro porzione) Una volta, per questo, una Preside ha avuto il coraggio di frugare fra i rifiuti delle immondizie, recuperare cibi non consumati e piombarmi in classe nel pomeriggio per fare ai ragazzi una incredibile scenata sventolando, come un trofeo tali cibi non consumati e mandare a monte, a seguito di questo, il saggio scolastico per il quale i ragazzi si stavano esercitando. Quindi, allorché sono riuscito ad ottenere dei risultati concreti (un’altra volta ancora: “guarda caso”), i vari Presidi di turno, hanno incominciato ad osteggiarmi in modo incredibile, sproporzionato, esagerato (a questo proposito, ho una nutrita documentazione scritta e protocollata, dove trapelano eccessi comportamentali fuori del comune). Non so se sto parlando a nome dei colleghi di musica, ma è certo che sto parlando a nome di me stesso perché quanto sto dicendo mi è successo nella realtà….Ho cambiato molte scuole per questi motivi, ma in ognuna di esse, poco più o poco meno, la politica “anti-musica” ha continuato la sua lunga tradizione, fedele al suo impegno perso chissà quando e chissà perché, assumendo aspetti, connotazioni e modalità diverse ...Io credo che se davvero si volesse dare incremento a quest’arte, bisognerebbe includere, come materia d’obbligo, un minimo di filosofia e soprattutto, la lettura e lo studio del libro “Repubblica” di Platone; per quanto riguarda matematica, collegare allo studio dei numeri e delle note, il fenomeno delle oscillazioni molecolari, il numero esatto di ognuna di esse e di conseguenza, la nota esatta che viene generata da queste oscillazioni e fare a questo proposito esperimenti. A livello di Ministero, preparare argomenti interdisciplinari obbligatori in questo senso che contengano la possibilità di questi agganci e di conseguenza, pianificare alcune ore della settimana di compresenza fra insegnanti coinvolti in queste materie. Ecco qual è il posto che dovrebbe trovare, nell’immaginario collettivo italiano, la musica. Chi lo sa, se davvero Platone avesse ragione (come io personalmente credo) e se davvero si dovesse fare tutto questo, potremo verificare, nel nostro Paese e nel nostro quotidiano esistere, un bel salto di qualità, di miglioramento e di benessere.

per chi vuole contattarmi: attilalunno@email.it

Giulio Maggi

06/10/2009 Messina

lunedì 5 ottobre 2009

web :la conoscenza adotta non solo modelli partecipativi. Ma cerca il senso

da Nova del 1 ott. 09 di GUIDO VETERE direttore del Centro Studi Avanzati Ibm di Roma
http://guidovetere.nova1oo.
La conoscenza è conoscibile? E se non lo è, come lo sappiamo? scherza Woody Allen. Su cosa sia la conoscenzasipotrebbe discutere a lungo, ma qualsiasi cosa essa sia, non v"è dubbio che oggi la si ricavi per lo più dal web. Il web è un oceano di parole, dati, immagini e suoni in crescita, solcato daibastimenti dell'industria, dei servizi, del commercio, della pubblica amministrazione. È un mare su cui galleggiano ricerca, cultura, intrattenimento, partecipazione e vita sociale, acque nelle quali milioni di persone pescano il sapere. Ma se oggi si getta l'amo nel web quello che si pesca è informazione. Qualcosa che si deve interpretare, valutare, mettere in relazione, se si vuole accrescere lo stato delle conoscenze. Spesso il pesce della conoscenza se ne resta tranquillo negli abissi dei milioni di pagine per lo più inutili con cui i search engine rispondono alle nostre domande. Un search engine è come una lenza: non prende impegni sul risultato della pesca E se si vuole del pesce, si va in pescheria, non sul molo a pescare. Per questo, cresce nel web l'interesse per i sistemi che offrono il pesce della conoscenza già pescato, esposto sul bancone in cassette ordinate. La conoscenza sul web è, per eccellenza, la Wikipedia. Si tratta di un'enciclopedia di oltre tre milioni di articoli (nella versione inglese) assemblata da una moltitudine di anonimi collaboratori, con un processo la cui mirabolante virtù è ancora da comprendere a fondo. Ma perfino la ragguardevole estensione della Wikipedia non è che un bicchier d'acqua nell'oceano della conoscenza. Non sempre ciò che abbiamo bisogno di sapere nella vita ha dignità enciclopedica, e molti piccoli fatti veri non accendono la virtù del wikipediano.
Le infinite cose che vogliamo sapere sono disperse nei multiformi sistemi del web. Tuttavia, in linea di principio (e talvolta anche di fatto), esse sono a portata di una semplice domanda. Il sito sul quale farete le vostre domande vincerà la competizione del web. Google fa miracoli nel rispondere alle interrogazioni ignorando cosa queste (e le risposte) vogliano dire. Ma il giorno in cui un knowledge erigine sarà in grado di capire là relazione semantica tra le domande degli utenti e la conoscenza che c'è nel web, quei miracoli sembreranno miseri trucchi.
Molti hanno pensato che quel giorno fosse il 15 maggio di quest'anno, quando debuttava Wolfram Alpha, computational knowledge erigine, invenzione del geniale Stephen Wolfram. La credibilità dell'inventore faceva passare in secondo piano l'incredibilità dell'invenzione: un sistema intelligente in grado di computare la "conoscenza sistematica" del web. L'idea di Wolfram è quella di applicare a un ampio spettro di conoscenze certi noti algoritmi per il trattamento dei dati tecnico-scientifici. Ma se ci si guarda dentro, nel knowledge erigine si trovano, più che algoritmi, tante persone in carne e ossa che si dedicano umilmente a scovare e vagliare basi di dati pubbliche, convertirne e ripulirne i dati per alimentare il sistema. Un lavoro certosino che - spiega Wolfram - è solo all'inizio, ma di cui non si vede la fine, il che solleva qualche interrogativo sulla sostenibUità del progetto.
Diverso è l'approccio di sistemi come Freebase e TrueKnowledge che, sull'onda di Wikipedia, sfruttano il crowdsourcing, cioè la forza-lavoro che larete mette a disposizione. A differenza di Wikipedia, dove il sapere è rappresentato ancora in forma iper-testuale, in questi sistemi ci sono ricche trame di concetti e relazioni, facilmente manipolabili, sulle quali è possibile, per le macchine, fare ragionamenti non banali. Risolto il problema della sostenibilità, il crowdsourcing lascia aperti quelli dell'affidabilità e della completezza. Problemi non lievi, che Hakia affronta con una strategia diversa. Come Google, questo semantic search erigine attinge dal web. Ma non ne ricava un semplice indice di parole-chiave, bensì, attraverso certe analisi ontologiche e linguistiche, resoconti significativi su enti e fatti. Sia chiaro: queste analisi consentono di capire solo un frammento di tutte le cose oscure e vaghe che cipiace evocare col linguaggio. Tuttavia, Hakia salva la capra della sostenibilità e il cavolo della completezza. E conserva, nel bene e nel male, quel "disimpegno epistemico", caratteristico dei motori di ricerca: il sistema riferisce più o meno accuratamente ciò che dei fatti si dice. La verità, che è alla base di ogni sapere, resta un problema"di coscienza dell'utente.
ilsole24ore.com

Torino : casi misteriosi di tumori! Dove sono i dati ASL?

da la Repubblica del 1/ott 09  di DIEGOLONGHIN Chiederemo all'Asl di intervenire e di controllare anche la zona attorno all'edificio». I dipendenti di corso Ferrucci 122, sede dell'assessorato allo Sport e dalla Formazione professionale, sono preoccupati. I sette decessi in poco più di un anno, tutti per tumore, anche se di tipo diverso, e le quattro persone malate allarmano i colletti bianchi di Palazzo Civico. Si tratta di casi conosciuti, direttamente o attraverso il tamtam dei colleghi. Non c'è nessun legame con il luogo di lavoro, male cifre, andando a ritroso nel tempo, sono comunque anomale, anche se le verifiche dell'Arpa sulla radioattività non hanno riscontrato nulla distrano. Rimane il dubbio, la richiesta di allargare i controlli fuori dai muri degli uffici. «Vogliamo essere tranquilli — dice una dipendente — sicuri di non rischiare nulla. Toglierci qualsiasi ansia». Anche la Destra chiede conto della situazione con un'interpellanza in consiglio comunale: «Sono coincidenze tutti questi morti? Si faccia chiarezza», dice Giuseppe Lonero. I dubbi non mancano. Dubbi che nascono dai cantieri della zona, come quelli del passante e della vicina Materferro. E poi c'è il capannone con le lastre di amianto bonificato pochi annifa: la palazzina di corso Ferrucci è passata da Fiat al Comune nel 1985,unapermuta con terreni vicini dove poi il Lingotto ha costruito un centro direzionale. Dietro all'edificio, dove ora c'è la palestra di roccia, c'era un capannone usato come magazzino . Chi è passato da lì, molti tra le direzioni di Sport, Turismo e Tempo Libero, ricordano Mastre di Eternit. Alcuni dipendenti avevano anche interpellato l'Inail. Foie stato demolito per far spazio a nuovi uffici e alla palestra. «Altra cosa strana — racconta una dipendente — è che in tutti questi anni sono passati da corso Ferrucci diversi settori, come i musei civici. Alla fine ci sono sempre stati dai due ai tre casi di tumore per comparto. Solo una casualità?». Nessuno sadareunarispo-sta e fanno fede i dati tranquilliz-zanti dell'Arpa, anche se preoccupano i casi di tumore alla mammella, del timo, dei polmoni e dei reni................

orso castano : l'oncologo Bertetto e l'arpa  rassicurano, ma fatto sta che le ASL nonostante li abbiano non pubblicano  i dati sui farmaci  che vengono utilizzati (in ospedale e non)  sul loro territorio , ne' pubblicano i dati sui ricoveri ospedalieri del loro territorio . Perche? E lòe varie associazioni che do vrebbero difendere i diritti dei malati perche' non fanno pressioni per farli pubblicare? Speriamo che il famoso detto di Andreotti,"a pensar male e' un peccato, ma qualche volta ci si azzecca!!", in questo caso non sia vero.