domenica 22 febbraio 2015

Anonymous contro ISIS: prudenza si ma non mettiamo bastoni tra le ruote !! Ottimo il lavoro di Anonimus , anche se con qualche difficolta'

(foto: Getty Images).....................Il video – che viene ripreso dal sitoMintpressnews, da Inquisitr, e poi dai media italiani (ma non dalla stampa di settore internazionale: forse perché avevano già trattato ampiamente il tema a gennaio?) – fa una precisazione iniziale: spiega che gli attivisti di Anonymous impegnati in questa operazione includono “musulmani, cristiani, hacker, cybercriminali, agenti, spie (sì, spie; nessuno ha commentato questa inclusione nell’elenco, personalmente mi ha lasciato interdetta: conosco anons che al solo sentire la parola avrebbero l’orticaria e che mai la includerebbero in un video. ndr) … impiegati, studenti, ricchi, poveri”. E avvisa l’Isis: “Vi daremo la caccia, manderemo offline i vostri siti, le email, esporremo i vostri dati. Voi sarete trattati come un virus e noi saremo la cura… Perché Internet ci appartiene”. Collegata al video, una pagina online dove è diffuso il bottino digitale degli anon: circacinquecento profili Twitter di presunti jihadisti o simpatizzanti sospesi dalla piattaforma; una decina di pagine Facebook da tenere sott’occhio; una cinquantina di account email di presunti jihadisti; una decina di siti mandati offline; e vari dati che dovrebbero servire a identificare decine di identità digitali.
D’altra parte, sul pad, la pagina online diffusa da opIceISIS/OpCharlieHebdo (campagne che sono in qualche modo confluite anche se hanno due canali di chat diversi sul network AnonOps, dove si trova anche una meno frequentata opIsis), gli account Twitter jihadisti indicati come sospesi sarebbero circa 900. Facendo un controllo a campione se ne trovano alcuni che non lo sono. Se si incrocia questa lista con quella diffusa dal gruppo del video del 6 febbraio (che, mi dicono alcuni operatori del canale di chat opIceISIS, sarebbe in questi giorni confluito nella loro stessa operazione) alcuni account coincidono.
La stima dei profili Twitter effettivamente sospesi da queste campagne dovrebbe essere quindi tra i 500 e i mille. Insomma un risultato interessante ma non eclatante. Bisogna anche tenere presente lo scenario complessivo: molti account sospesi spesso sono riaperti con piccole differenze nel nome. Complessivamente gli account jihadisti o di simpatizzanti erano, secondo alcune stime, 60mila prima dell’assassinio del giornalista James Foley. Dopo quella data Twitter ha iniziato a chiuderne in quantità solo per violazione dei termini di servizio, ma ancora lo scorso settembre sfioravano i 30mila.
Per quanto riguarda i siti attaccati da Anonymous, opIceISIS/OpCharliHebdo ne segnala una quindicina mandati offline (e che lo sono ancora, come http://mhesne.com). Una decina sono invece quelli indicati dal pad collegato al video del 6 febbraio, alcuni dei quali sono ora online. Come spiegato inprecedenza qua, mandare siti offline non è comunque una prerogativa di queste campagne degli anon, che puntano semmai a infiltrarli ottenendo alcuni dati. Infatti nella operazioni che convergono su AnonOps circolano documenti dove sono raccolte istruzioni e kit per infettare utenti sospetti. Ci sono anche molti sottogruppi e crew specifiche come l’HagashTeam.
Ricapitolando. Da settimane, in alcuni casi mesi, vanno avanti varie operazioni di Anonymous contro la presenza online di jihadisti. OpIsis, OpCharlieHebdo, OpIceIsis: in parte sono coordinate in parte si muovono in autonomia. Per ora il risultato principale di queste campagne è stato far chiudere alcune centinaia di profili Twitter di presunti jihadisti. Buttare offline qualche decina di siti. Pubblicare decine di mail di presunti jihadisti (questo come si può intuire è l’aspetto più spinoso della faccenda: quelle mail si riferiscono davvero a terroristi?), o dati personali di presunti hacker jihadisti: ad esempio il nome e altre info di un tunisino che, sostiene l’OpIceISIS, sarebbe il fondatore della crew The Fallaga DZ Team e l’admin di vari siti jihadisti. E di produrre diversi video che hanno smosso, a volte anche troppo, l’immaginazione dei media.  La capacità degli anon di sparpagliarsi online, riemergere in diversi account, moltiplicarsi in sigle e insieme dare l’apparenza di un coordinamento, confondere anche un po’ le acque e i media è certamente ancora la loro forza. Perché è su questo piano, quella della comunicazione, che Anonynous, come in fondo anche l’Isis, si muove online.

l'ISIS , la notte perenne dell'orrore, la perversione mortale eretta a bandiera del potere avanza. Reagiamo !!

orso castano: non e' una guerra di religione. Il falso slogan della "guerra contro i crociati" nasconde un groviglio di interessi, innanzitutto, a mio avviso, l'approssimarsi in occidente della produzione di energia alternativa al fossile che depaupererebbe le casse dell'Arabia e degli altri paesi finanziatori di questi mostri senza nessuna etica se non la morte , le atrocita' finalizzate al potere. Vogliono distruggere la civilta' scientifica occidentale. Vogliono la supremazia del fossile contro le energie rinnovabili. E' una battaglia epocale che dobbiamo vincere con intelligenza , astuzia ed il massimo della forza d'urto.

Appello per salvare le minoranze iracheneAPERTURA

 La guerra in Iraq rischia di provocare la scomparsa delle ultime comunità cristiane, yazide, shabak, turcomanne rimaste nel paese. Da metà giugno sono centinaia di migliaia le persone in fuga. Un ponte per… sta operando da allora per rispondere all’emergenza. Abbiamo distribuito, fino ad ora, acqua, succhi di frutta, pasti ipercalorici, latte in polvere, cibo, kit igienici, coperte e stufe per accogliere chi sta fuggendo disperato.
Ma la guerra non si arresta, ogni giorno ci sono nuovi bisogni. Interi quartieri delle città di Dohuk e Erbil sono pieni di profughi, così come scuole e parchi pubblici.
Circa 900.000 persone si sono spostate in cerca di aiuto verso l’area kurda dell’Iraq. Il numero di sfollati interni cresce fino a 1,8 milioni considerando anche le persone fuggite in altre aree del paese.
L’Iraq, come la Siria ed il Libano, rappresentava uno dei pochi mosaici di civiltà rimasti nel Vicino Oriente. Prima dell’attacco americano del 2003 c’erano più di un milione di cristiani. Oggi ne sono rimasti 400.000. Migliaia anche le altre minoranze che hanno subito stragi e persecuzioni negli ultimi anni. Sono figli di culture millenarie come gli yazidi, o i siriaci cristiani che parlano ancora l’aramaico. Vivevano già da tempo sotto assedio e protetti dai kurdi. Oggi l’Is li sta di nuovo perseguitando.
Dopo i primi giorni di emergenza sono migliaia le famiglie che hanno bisogno di un alloggio, di mandare i figli a scuola, di assistenza e protezione. Un ponte  per… sta lavorando con loro e per loro da mesi. In programmi di assistenza psico-sociale, di protezione delle donne, di informazione su diritti e bisogni. E stiamo raccogliendo ancora fondi per far fronte alle necessità di base delle famiglie che subiscono ora anche l’inverno.  Contiamo sul tuo sostegno.

sabato 21 febbraio 2015

e nessuno fa niente! Si aspetta l'ONU, ma l'ONU storicamente non si e mai impegnata per la soluzione di crisi internazionali!

Libia, gas nervino di Gheddafi in mano all'Isis. Panico in Italia!

LIBIA - Una notizia che tremare anche l'Italia. Armi chimiche come il gas nervino Sarin sono state trafugate dai miliziani dell'Isis

200mila suicidi dopo aver perso il lavoro o per la paura di perderlo o di non trovarlo

Morire di disoccupazione. Nel mondo , da Quotidiano Sanita' .it,

Uno studio svizzero pubblicato su Lancet Psychiatry quantifica l’entità del problema: un caso di suicidio su cinque sarebbe infatti legato alla disoccupazione. E ogni anno sono quasi un milione i suicidi nel mondo. L'impennata di quelli legati alla disoccupazione si è registrata in questi ultimi anni di crisi economicaRisultati immagini per neetneet generation in europe

16 FEB - Diversi studi condotti in passato a livello nazionale o in una determinata regione del mondo hanno dimostrato che il timore di perdere il lavoro o una condizione di disoccupazione prolungata nel tempo possono rappresentare una minaccia per la salute e il benessere mentale, sia del diretto interessato, che della sua famiglia. La crisi economica del 2008 e le conseguenti politiche di austerità imposte a vari Paesi europei hanno prepotentemente riacceso il dibattito su questo argomento.  Anche per questo è stato accolto con grande interesse uno studio dell’Università di Zurigo pubblicato su Lancet Psychiatry, che è anche il primo ad aver tracciato un quadro completo della situazione, attraverso la raccolta dei dati provenienti da quattro regioni del mondo, nel periodo compreso tra il 2000 e il 2011.

Ogni anno sono quasi un milione le persone che si tolgono la vita in tutto il mondo e in media un caso di suicidio su cinque è associato alla disoccupazione. Per cercare di capire quanti di questi suicidi possano essere ricondotti alla disoccupazione, gli autori di questa ricerca sono andati ad esaminare i dati relativi a 63 nazioni, in quattro regioni del mondo: nord e sud America, Europa del nord e occidentale, Europa del sud e dell’est, altri Paesi non appartenenti all’Europa, né alle Americhe. Non sono stati raccolti dati relativi a India e Cina e mancano quasi del tutto quelli pertinenti al continente africano.“Ogni anno, all’incirca un caso di suicidio su cinque è legato alla disoccupazione. Nonostante le ovvie differenze tra le diverse nazioni  – spiega Carlos Nordt, sociologo Ospedale Psichiatrico dell’Università di Zurigo  - abbiamo riscontrato  significativa somiglianza nell’associazione tra disoccupazione e tassi di suicidio in tutte le regioni del mondo. Ad essere interessati sono entrambi i sessi e tutte le fasce d’età. Dopo l’anno della grande crisi, il 2008, nel breve termine sono stati registrati circa 5.000 casi di suicidio in eccesso, tra quelli legati alla disoccupazione. Quello che non era ancora noto però – prosegue Nordt – è che nel 2009 i suicidi associati alla disoccupazione sono stati oltre 46.000. La disoccupazione in tutte le regioni del mondo considerate in questo studio, è  risultata associata ad un aumento del 20-30% del rischio relativo di suicidio”.
 L’impatto della disoccupazione sul numero di suicidi è stato maggiore nelle nazioni con un basso tasso di disoccupazione pre-crisi, più che in quelle dove il problema era già molto sentito. Significativo anche il fatto che l’impennata del numero di suicidi abbia ha preceduto la crisi del mercato di lavoro e l’aumento della disoccupazione di circa sei mesi. Ciò significa che anche l’incertezza relativa all’evoluzione della situazione economica, ha il suo peso. Una pressione crescente sul posto di lavoro, come accade nel corso delle ristrutturazioni, può portare ad un clima che favorisce il fenomeno suicidi. “In queste contingenze – commenta lo psichiatra Wolfram Kawohl, autore senior dello studio – è fondamentale investire nel trainingdi specialisti, quali quelli del dipartimento risorse umane, per portare al tempestivo riconoscimento di campanelli d’allarme circa un aumentato rischio di suicidio, sia sul posto di lavoro, che all’esterno e aiutare dunque le persone a gestire questi problemi”.
 E’ importante anche comprendere che i problemi causati dalla disoccupazione hanno un impatto non solo sui diretti interessati, ma possono riguardare anche gli over 65, cioè le persone già uscite dal mercato del lavoro. “Le paure diffuse tra la gente in un contesto di profondi cambiamenti economici – conclude Nordt -dovrebbero essere prese seriamente in considerazione, per mettere a punto adeguati interventi di prevenzione dei suicidi”.
 “L’Organizzazione Mondiale della Sanità – scrivono in un articolo di commento Roger T Webb e Navneet Kapur del Centre for Mental Health and Risk, Università di Manchester  – ha stimato che nel 2012 si siano tolte la vita nel mondo circa 804.000 persone. Negli USA si sono verificati oltre 900 suicidi a cavallo degli anni 1981-82. Questi anni, i primi dell’amministrazione Reagan, sono stati contraddistinti da una rapida impennata degli esuberi che ha portato in breve il tasso nazionale di disoccupazione ai più alti livelli della storia, dall’era della Grande Depressione, tra le due guerre. Più di recente, abbiamo avuto modo di osservare gli effetti negativi della crisi economica del 2008. Le regioni della Gran Bretagna con i più alti tassi di disoccupazione sono state anche quelle che hanno registrato il maggior aumento dei suicidi, soprattutto tra la popolazione maschile.
 “Ma il numero dei problemi legati alla recessione economica – ammoniscono gli autori dell’editoriale – rischia di essere grandemente sottostimato se ci si ferma a considerare solo i suicidi legati alla disoccupazione. In questi momenti difficili anche chi il posto di lavoro ancora lo mantiene infatti, può subire stress psicologici pesanti, legati ad una riduzione del guadagno, all’incertezza lavorativa, ai debiti, all’impossibilità di pagare un mutuo, alla bancarotta. La Trussell Trust, una charity inglese che organizza lefood bank, sorte un po’ ovunque in Gran Bretagna negli ultimi anni, riferisce che nel 2014 c’è stato un sensibile aumento di domanda dei loro servizi, nonostante, almeno sulla carta, la Gran Bretagna sia formalmente in ripresa economica. Sempre stando ai dati della Trust, il motivo principale per cui la gente si rivolge alle loro ‘mense’ sono gli stipendi troppo bassi.
 E al di là del dramma dei suicidi – concludono gli autori dell’editoriale – che rappresentano sono la punta del’iceberg dei disagi inerenti alle difficoltà lavorative o alla disoccupazione, è necessario arrivare a conoscere in maniera più approfondita le manifestazione psicosociali dei periodi di difficoltà economica, compresi i tentativi di suicidio, i problemi legati allo stress e all’ansia, la depressione, la perdita della speranza, i problemi legati all’alcol, la rabbia, i conflitti familiari e la rottura delle relazioni. Allo stesso tempo  sarà importante studiare il come e il perché alcuni individui riescano a passare indenni attraverso periodi di gravi difficoltà economiche, senza ripercussioni sulla loro sfera psichica e sul loro benessere in generale”.
 
Maria Rita Montebelli 

16 febbraio 2015

c'e' chi attacca , e fortememnte, il jobs act. occorrera' documentare quotidianamete su i provider , i piu' numeroso possibile, le conseguenze negative che questra misura produrra'1

...............il Jobs Act cambierà da subito le nostre vite, e avrà enormi ripercussioni sul nostro futuro, indipendentemente da cosa materialmente siamo oggi: se studenti, lavoratori, disoccupati, precari. Abbasserà infatti i diritti di tutti i lavoratori, i salari di tutti i lavoratori, ci renderà più precari e flessibili alle loro esigenze, ci lascerà meno tutelati dal punto di vista degli ammortizzatori sociali… 
Risultati immagini per jobs act fine dei diritti
La nostra classe ha intuito la portata dell’attacco, e infatti sta reagendo generosamente, per quanto disordinatamente, frenata dalle dirigenze di sindacati e partiti nel caso dei lavoratori, o da difficoltà materiali, incertezze e repressione nel caso dei movimenti sociali. Eppure la battaglia va combattuta, anche perché non esprime solo una difesa “corporativa” dell’esistente, ma ci apre la possibilità di mettere in comunicazione segmenti di classe che di solito non comunicano e anzi vengono artificiosamente divisi dal Governo: “garantiti” e non garantiti, giovani e vecchi etc. Il nostro compito in questo momento non è solo di dare visibilità a tutte le iniziative operaie e del movimento per cercare di connetterle e mostrare – contro la realtà  che raccontano i media – che una larga opposizione sociale al Jobs Act è effettivamente in campo. Lo sforzo politico che come compagni dobbiamo fare è di essere noi collegamento e inquadramento delle infinite date di agitazione e momenti spontanei, radicandoci nelle esigenze di larghe masse di persone
Risultati immagini per jobs act fine dei dirittiDopo la ridicola figura della “sinistra” PD che vota “criticamente” il Jobs Act, dopo aver visto la CGIL fare una mera opposizione di facciata e gli altri confederali accodarsi a Renzi, dopo che anche le finte “opposizioni” in Parlamento non sono stato in grado di produrre un reale conflitto, c’è uno spazio politico enorme..........Ma non si possono sottacere le pesanti responsabilità del gruppo dirigente della Cgil nell’aver consentito una tranquilla approvazione del Jobs Act mettendo in campo lo sciopero generale a babbo morto.Oggi questo gruppo dirigente sembra più preoccupato di chiudere la breve stagione dell’alterità a Renzi e al Pd che a rispondere ai bisogni di chi lavora. La frase: “Il mestiere del sindacato è contrattare” ieri è nuovamente risuonata nella sala del direttivo, a significare la distanza siderale da ogni antagonismo sociale. Quello che resterebbe è solo il sindacalismo della miseria appunto, quello confinato nel modello del 10 gennaio che consente ovunque di ridurre salari e diritti ai lavoratori.Si riapre così la crisi della Cgil, per qualche mese solo nascosta dietro la ripresa dell’iniziativa. Una crisi di risultati, di credibilità, di prospettiva. Se non ci si misura davvero con l’incompatibilità dell’iniziativa sindacale in questa fase dell’economia capitalista, con la durezza dello scontro che ti è imposto e con l’irrilevanza a cui sei confinato e si continua a camminare in avanti con la testa rivolta indietro a guardare il palazzo e la concertazione, allora si finisce certamente nel burrone..........

venerdì 20 febbraio 2015

padroni: mano libera ai licenziamenti, ai soldi in svizzera ci pensano loro. Questa la fetida politica di un destro destro. E la sn. del PD.? Ingoia. Non e' piu' di sinistra e non garantisce i piu' deboli. Bisogna cercare altrove

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da Corriere della Sera ,Economia...........Risultati immagini per Renzi di destraRisultati immagini per Renzi di destraRisultati immagini per Renzi di destra

Renzi vuole di nuovo la lotta di classe. Lo ringraziamo. Sta portando il paese sull'orlo giusto.!

Jobs act: da marzo contratto a tutele crescenti
Ma l'attenzione, venerdì, era tutta sulla riforma del lavoro: il nuovo contratto «a tutele crescenti» scatterà dal primo marzo. Che cosa prevede? Per le nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato si limita la possibilità del reintegro del lavoratore, prevedendo invece indennizzo economico certo e crescente con l’anzianità di servizio. Il reintegro sarà possibile solo in caso di licenziamento discriminatorio o per licenziamento disciplinare per il quale venga provata l’insussistenza del fatto materiale contestato.
Addio ai contratti co.co.pro dal 2016
Il Consiglio dei ministri, in prima lettura, ha esaminato anche lo schema di decreto delegato per attuare le nuove tipologie contrattuali. È prevista in questo contesto l’eliminazione delle collaborazioni a progetto con il divieto di nuovi contratti di questo tipo. Viene cancellato anche il contratto di associazione in partecipazione, utilizzato soprattutto nel settore commerciale. L’abolizione dei contratti a progetto e dell’associazione in partecipazione e la rimodulazione delle altre tipologie contrattuali dovrebbero andare in vigore dal 2016. Per quest’anno - si apprende - sarà ancora possibile stipulare questi contratti mentre anche dopo il 2016 sarà possibile stipulare co.co.pro con accordi sindacali.
Arriva la nuova aspi e dis-coll
Ok definitivo anche per i nuovi ammortizzatori sociali. Il primo è la Dis-Coll, cioè l’indennità di disoccupazione per i collaboratori che hanno almeno 3 mesi di versamenti contributi e avrà una durata pari alla metà dei mesi di versamento e potrà arrivare ad un massimo di sei mesi. L’altra novità è la Naspi, che scatta da maggio e che, rispetto alla Aspi durerà più a lungo. Il sussidio sarà pari alla metà dei periodi contributivi degli ultimi 4 anni, in pratica potrà arrivare al massimo a 24 mesi. (cioe' una presa peril culo...)
Camusso: «Verso la libertà di licenziare»
«Sul tema del lavoro il Governo va nella direzione sbagliata», è il commento della leader della Cgl Susanna Camusso. Lo ha detto a Pasian di Prato, prima di partecipare a un convegno. Camusso ha aggiunto che «l'unico risultato sarà quello di aver liberalizzato i licenziamenti, di aver deciso che il rapporto di lavoro invece di essere stabilizzato sia frutto di una monetizzazione crescente. Non credo quindi - ha proseguito il segretario generale della Cgil - che questa sia la risposta che si aspetta un Paese che continua ad avere una disoccupazione altissima, che non ha prospettive per i giovani e che invece di facilitare i licenziamenti dovrebbe costruire soluzioni per il lavoro».
Landini: «Non aiuta chi ha bisogno di lavorare»
Dello stesso parere il segretario generale della Fiom Maurizio Landini: «Credo che oggi si confermeranno quelle scelte sbagliate che rendono possibili e più facili i licenziamenti e che non cancellano la precarietà. Non siamo in presenza dell'estensione degli ammortizzatori sociali quindi delle tutele universali per tutti, siamo in presenza di una riforma che non migliora le condizioni di chi ha bisogno di lavorare».

domenica 15 febbraio 2015

Se l'Isis fa paura è ora di chiudere le frontiere!! GENTILONI NON FARE LO STRUZZO!! CI AMMAZZERANNO CON I MISSILI. NON AVERFE PAURA!!

Chiudiamo le frontiere!!!
Blocchiamo i Prefetti che , su imput del Governo, accolgono anche i terroristi camuffati!!!
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HA PAURA DI ANDARE A COMBATTERE E DIFENDERE L'ITALIA ?

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per non dimenticare e fare un confronto con il comportamento che sta tenendo il nostro astuto Presidente del Consiglio Matteol , affetto da bullismo pat.....


Risultati immagini per mussolini stringe la mano al reMussolini in un discorso alla Camera dichiara di assumere su di sé «la responsabilità politica, morale e storica» dell’uccisione di Giacomo Matteotti, accusa le opposizioni aventiniane di avere favorito un «risveglio sovversivo» e annuncia l’emanazione di «leggi fascistissime». La seduta della Camera è sospesa. I ministri De Stefani, Oviglio, Casati, Sarocchi si dimettono (vedi 3 gennaio). Le opposizioni aventiniane pubblicano un manifesto in cui, confermando la scelta di astenersi dall’attività parlamentare, esprimono ancora una volta la condanna morale del fascismo (vedi 8 gennaio) • I prefetti ricevono una circolare che li invita ad assumere tutte le misure necessarie per garantire il mantenimento dell’ordine pubblico e a tenere sotto uno stretto controllo le organizzazioni che possano risultare politicamente sospette (vedi 4 gennaio) • Presentato alla Camera un disegno di legge sulla disciplina delle società segrete che mira soprattutto a colpire l’influenza della massoneria nelle istituzioni e all’interno della pubblica amministrazione (vedi 12 gennaio) • In una sola seduta la Camera approva 2376 decreti legge presentati dal governo(vedi 14 gennaio) • Inaugurato a Roma il Supercinema, con 1500 posti (vedi 19 gennaio) • L’Assemblea nazionale albanese proclama la repubblica ed elegge presidente Ahmed Zogu, con poteri quasi dittatoriali (vedi 21 gennaio). Zogu avvia una politica di avvicinamento a Roma (a novembre, ilgoverno italiano emanerà un decreto per l’istituzione di aziende autonome per lo sfruttamento dei terreni petroliferi nella repubblica albanese) • Il governo istituisce la cosiddetta Commissione dei Saloni (emanazione della Commissione dei 15 istituita nel settembre del 1924 dal Gran consiglio del fascismo), presieduta da Giovanni Gentile (vedi 31 gennaio) • Roberto Farinacci diventa segretario del Partito nazionale fascista (vedi 12 febbraio) • Il finanziere Giovanni Treccani fonda l’istituto per la pubblicazione dell’Enciclopedia italiana, diretto da Giovanni Gentile (vedi 18 febbraio) • A Bologna, nel corso di un convegno delle istituzioni fasciste di cultura, viene diffuso il Manifesto degli intellettuali fascistiscritto da Giovanni Gentile (vedi 21 aprile) • Il Consiglio nazionale delle corporazioni sindacali fasciste chiede di essere riconosciuto dallo Stato e rivendica il diritto di intervenire nella determinazione delle scelte relative alla produzione e all’economia nazionale (vedi 25 aprile) • «Il Mondo» pubblicala Risposta di scrittori, professori e pubblicisti italiani al manifesto gentiliano, scritta da Benedetto Croce(vedi 1 maggio) •Giuseppe Donati, direttore del quotidiano del Partito popolare «Il Popolo», è costretto a lasciare l’Italia(vedi 13 giugno). • Si apre a Roma il IV Congresso del Partito nazionale fascista (vedi 21 giugno) • Si apre aRoma, con la lettura di un messaggio inviato da don Sturzo dall’esilio londinese, il V Congresso del Partito popolare (vedi 28 giugno) •Entra in vigore la concessione del servizio telefonico nazionale, affidato a cinque società private: Stipel, Teti, Telve, Timo e Set. Allo Stato resta la gestione della rete a grande distanza (vedi 1° luglio) • Istituito il comitato permanente per il grano, composto da 9 membri e guidato dal segretario Mario Ferraguti: inizia la «battaglia del grano»(vedi 3 luglio) • Italia e Iugoslavia firmano a Nettuno un trattato per la definizione dei confini dalmati (vedi 18 luglio) • In Toscana, nuova violenta aggressione dei fascisti a Giovanni Amendola (vedi 20 luglio) • Deciso il ripristino del dazio sul grano (vedi 24 luglio) • Per evitare l’arresto per l’attività svolta nella rivista clandestina «Non mollare», Gaetano Salvemini fugge in Francia (vedi 4 agosto) • La Confindustria e la Confederazione delle corporazioni sindacali fasciste siglano il patto di Palazzo Vidoni. Alle organizzazioni fasciste è riconosciuto, di fatto, il monopolio della rappresentanza sindacale. Il segretario generale della Cgdl, Ludovico D’Aragona, si dimette (vedi 2 ottobre) • Trattato di Locarno: la Germania e i suoi ex avversari dichiarano di rinunciare per il futuro all’uso delle armi, affidando la soluzione elle controversie a organismi arbitrali. Garanti dell’accordo, Italia e Regno Unito (vedi 16 ottobre) • L’Italia completa l’occupazione del territorio della Somalia assegnatole con il riconoscimento del protettorato del 1889(vedi 19 ottobre) • Istituito il Governatorato di Roma(vedi 28 ottobre). Il quotidiano cattolico «Il Popolo», organo ufficiale del Partito popolare, è costretto a cessare le pubblicazioni (vedi 3 novembre) • Sventato un attentato contro Mussolini (vedi 4 novembre ) del quale sono accusati il socialista Tito Zaniboni ed il generale massone Luigi Capello. L’episodio offre il pretesto per l’introduzione di nuove leggi repressive • L’unione per la cinematografia educativa (Luce) diviene, per decreto, istituto nazionale (vedi 5 novembre) • Alfredo Frassati lascia la direzione del quotidiano «La Stampa» e cede la sua quota di proprietà del giornale alla Fiat (vedi 9 novembre) • A Torino, il periodico di Piero Gobetti «La Rivoluzione liberale» è costretto a chiudere (vedi 10 novembre) • La Confindustria accetta di inserire nella sua denominazione ufficiale il termine fascista(vedi 12 novembre) • Italia e Stati Uniti firmano un accordo per la riduzione dei debiti di guerra che agevola notevolmente l’opera di risanamento del bilancio dello Stato italiano (vedi 14 novembre) • Il pittore Giorgio De Chirico partecipa a Parigi alla prima mostra dei pittori surrealisti(vedi 14 novembre) •In seguito all’approvazione della legge sulle associazioni segrete il gran maestro Domizio Torrigiani scioglie le logge che fanno capo al Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani (vedi 22 novembre). Anche la massoneria di piazza del Gesù finirà per disperdersi •Inaugurato il teatro di Torino con L’italiana in Algeri di Gioachino Rossini, composta su libretto di Angelo Anelli(vedi 26 novembre) •Il governo introduce l’uso del saluto romano negli uffici della pubblica amministrazione (vedi 27 novembre). Gli impiegati dei ministeri iscritti al Pnf possono venire utilizzati per sorvegliare l’attività politica di altri dipendenti pubblici e lo stemma del fascio littorio viene collocato in tutte le sedi dei ministeri e illuminato in occasione delle festività nazionali. Istituite l’Opera nazionale maternità e infanzia (Onmi) e l’Opera nazionale dopolavoro (Ond) • Luigi e Alberto Albertini lasciano la conduzione de «Il Corriere della Sera», il cui controllo passa nelle mani della famiglia Crespi(vedi 28 novembre)• Pubblicata la sentenza istruttoria del processo Matteotti: i cinque esecutori materiali dell’omicidio (Amengo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Amelto Poveromo e Augusto Malacria) sono rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio non premeditato. Riconosciuti responsabili del fatto anche l’ex capo dell’ufficio stampa della presidenza del consiglio, Cesare Rossi, e Filippo Filippelli, all’epoca direttore de «Il Corriere italiano» (vedi 1 dicembre). Al termine del processo Dumini, Volpi e Poveromo sono condannati a 5 anni e 11 mesi di reclusione. Gli altri sono assolti • Italia e Egitto firmano un accordo relativo alla definizione della linea di confine Cirenaica (vedi 6 dicembre ) • Il presidente del consiglio assume la carica di Capo del governo, primo ministro, segretario di Stato e non è più responsabile dei propri atti di fronte al Parlamento, ma soltanto nei confronti del re (vedi 24 dicembre) • MuoreAnna Kuliscioff, tra i maggiori esponenti del socialismo italiano (vedi 29 dicembre) • Paolo Scarfoglio allontanato dalla direzione de «Il Mattino» (vedi 29 dicembre)• Emanata una nuova legge che restringe ulteriormente la libertà di stampa (vedi 31 dicembre). Molti giornali sospendono le pubblicazioni • Mussolini annuncia, in un discorso al Campidoglio, di voler avviare nella capitale una vasta ristrutturazione urbanistica (vedi 31 dicembre) •Esce la raccolta di liriche di Eugenio Montale Ossi di seppia, già pubblicata disordinatamente a partire dal 1922 sulla rivista «Primo tempo».