lunedì 25 giugno 2012

stress psicosociale (DSM4): Stress lavoro correlato



da Wikipedia

.............................Cos’è lo stress da lavoro correlato [modifica]

è l'esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d'aiuto, qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere.
Maslach e Leiter (2000) hanno perfezionato le componenti della sindrome attraverso tre dimensioni: deterioramento dell'impegno nei confronti del lavoro, deterioramento delle emozioni originariamente associati al lavoro ed un problema di adattamento tra persona ed il lavoro, a causa delle eccessive richieste di quest'ultimo. In tal senso il burnout diventa una sindrome da stress non più esclusiva delle professioni d'aiuto ma probabile in qualsiasi organizzazione di lavoro.
Applicando la precedente definizione ad una situazione lavorativa, l'Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro (European Agency for Safety and Health at Work) ha adottato la seguente definizione: "lo stress lavoro correlato viene esperito nel momento in cui le richieste provenienti dall’ambiente lavorativo eccedono le capacità dell’individuo nel fronteggiare tali richieste".[1]
L'articolo 3 dell'Accordo Europeo dell'8 ottobre 2004 - così come recepito dall'Accordo Interconfederale del 9 giugno 2008 - definisce lo stress lavoro correlato come “condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro” (art. 3, comma 1).[4]
Nell'ambito del lavoro tale squilibrio si può verificare quando il lavoratore non si sente in grado di corrispondere alle richieste lavorative. Tuttavia non tutte le manifestazioni di stress sul lavoro possono essere considerate come stress lavoro-correlato. Lo stress lavoro-correlato è quello causato da vari fattori propri del contesto e del contenuto del lavoro.

La European Agency for Safety and Health at Work [modifica]

L'Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro è un'organizzazione europea che ha come obiettivo il continuo miglioramento della qualità della vita lavorativa nell'Unione Europea. Questa missione viene perseguita diffondendo la cultura della prevenzione in collaborazione con i diversi governi locali, analizzando statistiche e ricerche nel campo della sicurezza dei luoghi di lavoro e diffondendo linee guida, buone pratiche e qualsiasi tipo ci consiglio ai vari stakeholders sociali.
Anche il rischio da stress lavoro correlato è stato oggetto di studio dello European Risk Observatory dell'Agenzia, quindi si riportano di seguito alcuni dati diramati dall'ente.[5] interessa tutte quelle figure caricate da una duplice fonte di stress, ovvero quello personale e quello della persona aiutata; in particolare colpisce i medici e le altre figure sanitarie, compresi volontari e studenti, gli addetti ai servizi di emergenza, tra cui poliziotti e vigili del fuocopsicologipsichiatri eassistenti socialisacerdoti e religiosi (in particolare se in missione)[6]insegnanti ed educatoriavvocati e ricercatori [7]se non opportunamente trattati, questi soggetti cominciano a sviluppare un lento processo di "logoramento" o "decadenza" psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacità per sostenere e scaricare lo stress accumulato ("burnout" in inglese significa proprio "bruciarsi"). In tali condizioni può anche succedere che queste persone si facciano un carico eccessivo delle problematiche delle persone a cui badano, non riuscendo così più a discernere tra la propria vita e la loro. Il burnout comporta esaurimento emotivodepersonalizzazione, un atteggiamento spesso improntato alcinismo e un sentimento di ridotta realizzazione personale. Il soggetto tende a sfuggire l'ambiente lavorativo assentandosi sempre più spesso e lavorando con entusiasmo ed interesse sempre minori, a provare frustrazione e insoddisfazione, nonché una ridotta empatia nei confronti delle persone delle quali dovrebbe occuparsi. Il burnout si accompagna spesso ad un deterioramento del benessere fisico, a sintomi psicosomatici come l'insonnia e psicologici come la depressione. I disagi si avvertono dapprima nel campo professionale, ma poi vengono con facilità trasportati sul piano personale: l'abuso di alcol, di sostanze psicoattive ed il rischio di suicidio sono elevati nei soggetti affetti da burnout.[8]
Per misurare il burnout ci sono diverse scale ma è da ricordare la scala di Maslach: un questionario di 22 items, ossia domande, atte a stabilire se nell'individuo sono attive dinamiche psicofisiche che rientrano nel burnout. A ogni domanda il soggetto interessato deve rispondere inserendo un valore da 0 a 6 per indicare intensità e frequenza con cui si verificano le sensazioni descritte nella domanda stessa.
La prevalenza della sindrome nelle varie professioni non è ancora stata chiaramente definita, ma sembra essere piuttosto elevata tra operatori sanitari quali medici e infermieri (ad esempio, secondo un recente studio olandese inPsychological Reports, non meno del 40% dei medici di base andrebbe incontro ad elevati livelli di burnout), insegnanti e poliziotti.[8] [9][10]

Le fasi del burnout [modifica]

Negli operatori sanitari, la sindrome si manifesta generalmente seguendo quattro fasi.[11][12]..................

stress psicosociale (DSM4) :Un po' di stress e' positivo da AGI

(AGI) - Washington, 25 giu. - Lo stress di breve durata puo' far bene al sistema immunitario. E' quanto sostiene un recente studio di uno scienziato della School of Medicine della Stanford University, che ha monitorato la traiettoria delle cellule del sistema immunitario in risposta a stress di ore o in risposta a minacce immediate e ha tracciato, con grande dettaglio, come gli ormoni scatenati dallo stress aumentano la risposta immunitaria. La ricerca e' stata pubblicata sulla rivista 'Journal of Psychoneuroendocrinology'. Lo studio, condotto sui ratti, prova che la risposta immunitaria e' accresciuta, e non soppressa come si credeva, dalla risposta chiamata "fight-or-flight" (combatti o scappa). Una triade di ormoni dello stress influisce sulle principali sottopopolazioni delle cellule del sistema immunitario, offrendo anche la prospettiva di poter manipolare i livelli ormonali per migliorare il recupero di pazienti sottoposti a interventi o le risposte ai vaccini. Lo stress cronico, pero', quello che dura settimane e mesi, ha effetti deleteri, tra cui la soppressione della risposta immunitaria. Sottoponendo topi da laboratorio a lievi stress si e' assistito a una mobilitazione massiccia di vari tipi di cellule del sistema immunitario nel sangue e poi, nel giro di un paio d'ore, anche su pelle e altri tessuti. In particolare, a provocare questa 'migrazione' sono stati tre ormoni rilasciati dalle ghiandole surrenali (norepinefrina, epinefrina e corticosterone, l'equivalente nei ratti del cortisolo umano) in quantita' e tempi diversi, in risposta allo stress. La risposta e' simile in tutti gli animali. "Ulteriori studi saranno necessari anche su soggetti umani - ha detto Firdaus Dhabhar, il principale autore dello studio - che speriamo di condurre, prima che queste applicazioni possano essere effettivamente utilizzate".

venerdì 22 giugno 2012

anti stress psicosociale , campane tibetane , relaxing music ,)

orso castano : ritengo che la relaxing music possa essere un buon aiuto per lo stress psicosociale , una branca della scienza , la cimatica, di cui parleremo, studia gli effetti del suono sulla materia comprese le cellule. Vi invito a sperimentare questo suono rilassante e ..meditativo.

stress psicosociale (DSM4) Lo stress ossidativo e i geni – nuova ricerca -



http://www.liquidarea.com/2009/05/lo-stress-ossidativo-e-i-geni-nuova-ricerca/






Cellula attaccata dai radicali liberi
Cellula attaccata dai 
Le scienze In una serie di esperimenti, si è riusciti a identificare un nuovo fattore di trascrizione, chiamato Mga2, cruciale per il meccanismo di adattamento alla presenza di bassi livelli di composti ossidativi
Lo , sia nella letteratura scientifica sia nella pubblicistica, è stato spesso legato all’invecchiamento, all’insorgenza dei  e di altre malattie. Paradossalmente, alcuni  hanno trovato che una piccola esposizione a composti ossidativi può in realtà offrire una protezione dalla presenza di dosi più massicce.
Ora i ricercatori dell’Università della California a San Diego hanno scoperto il responsabile di tale effetto: il lavoro pubblicato sull’ultimo numero della rivista on-line ad accesso libero PLoS Genetics spiega il meccanismo sottostante al processoche previene il danno cellulare da parte dei derivati reattivi dell’ossigeno (, ROS).
“Possiamo bere succo di melagrana per combattere i  o seguire una dietabasso introito calorico per essere più longevi”, ha commentato Trey Ideker, capo della divisione di genetica del Dipartimento di medicina della UC San Diego e professore di bioingegneria della Jacobs School of Engineering. “Ma ora i nostri suggeriscono che effettivamente gli esseri umani sono in grado di prolungare la propria vita esponendo il proprio corpo a minime quantità di ossidanti.”

I ROS sono ioni che si formano come prodotto di scarto naturale del dell’ossigeno e rivestono un ruolo importante nei processi di segnalazione molecolare all’interno delle cellule. Questa classe di piccole molecole include gli ioni ossigeno, i e i perossidi. Tuttavia, in condizioni di stress ambientale  – per esempio, per l’esposizione alla radiazione ultravioletta, al calore o a sostanze chimiche nocive – i livelli di ROS possono aumentare drasticamente. Tale effetto, a sua volta, può determinare un significativo danno cellulare a carico delle molecole di  e di RNA e delle  con effetti cumulativi che vanno sotto il nome di .Uno dei maggiori contributi a a quest’ultimo è dato dal perossido di idrogeno derivato da un tipo di radicali prodotti dai mitocondri con la produzione di energia. Sebbene la cellula abbia un metodo per minimizzare gli effetti dannosi del perossido di idrogeno, convertendolo in ossigeno e acqua, tale processo non riesce nel 100 per cento dei casi.
Ideker e colleghi hanno così cominciato a studiare nei  i processi coinvolti nelprocesso di adattamento della cellula alla presenza di perossido di idrogeno, cercando di chiarire in che modo avviene l’ormesi, il fenomeno per il quale una sostanza tossica agisce come stimolante in piccole dosi e come un inibitore a grandi dosi.
Si è così proceduto a trattare le cellule con una piccola dose di perossido di idrogeno seguita da una alta dose cercando al contempo i  candidati a controllare questo meccanismo di adattamento, per il quale è risultato cruciale un nuovo fattore di trascrizione chiamato Mga2.
“Si è trattato di un risultato sorprendente perché Mga2 si trova in un ‘posto di controllo’ di un cammino completamente differente di rispetto a quelli che rispondono a una esposizione acuta ad agenti ossidativi: questo secondo cammino è attivo solo alle più basse dosi”, ha concluso Ideker.

giovedì 21 giugno 2012

stress psicosociale (DSM 4) , asse 4

da  Stress e Neural : una parte del puzzle plasticità del cervello

Victoria Crater MarsQui sotto avete un articolo molto penetranti sullo stress da uno dei nostri Collaboratori Esperti nuovi Gregory Kellet, un ricercatore presso UCSF. Buon divertimento! (Credito per Pic of Victoria Crater in Marte: Mars Reconnaissance Orbiter, via Wikipedia).
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"Il mio cervello è fritto, pane tostato, esausto, bruciato. Quante volte avete detto o sentito una versione o l'altra di queste affermazioni. La maggior parte di noi pensa che si stanno figurativa quando noi pronunciamo frasi di questo tipo, ma le ricerche dimostrano che le conseguenze biologiche del sostenuti alti livelli di stress possono avere noi di essere più accurata di quanto ci piacerebbe pensare.
Crash Course sullo stress
I nostri corpi sono un equilibrio complesso tra i sistemi che lavorano a tempo pieno per tenerci vivo e vegeto. Questo equilibrio si adegua continuamente alla miriade di cambiamenti che si verificano ogni secondo dentro di noi e dei nostri ambienti. Quando si fa buio le nostre pupille si dilatano, quando arriviamo a caldo si suda, quando l'odore cibo che acquolina in bocca, e così via. Questo equilibrio costante mantiene un intervallo di stabilità nel corpo tramite il cambio, e viene spesso indicato come allostasi. Qualsiasi modifica che minaccia tale equilibrio può essere definito come carico allostatico o stress.
Carico allostatico / stress fa parte essere vivi. Per esempio semplicemente alzarsi la mattina, tutti sperimentiamo la necessità molto importante per aumentare la nostra frequenza cardiaca e pressione arteriosa, al fine di nutrire il nostro cervello appena elevato. Anche se di solito gestibile, si tratta di un cambiamento che il corpo ha bisogno di adattarsi e, per nostra definizione, un fattore di stress.Lo stress è un problema solo quando questo carico allostatico diventa sovraccarico. Quando il cambiamento è eccessiva o la nostra capacità di adattamento è compromessa, le cose cominciano ad andare male. Ci concentreremo qui su quello che sembra accadere nel cervello in tali condizioni.
Energy Mobilizazione
Che si tratti di alzarsi la mattina, preoccuparsi della inesistente passato / futuro, o arrabbiarsi con il biglietto del parcheggio ultima, stress richiede energia. Uno dei ruoli più importanti della lotta infame o la risposta di volo è di mobilitare l'energia, e lo fa bene. Se avete bisogno di scappare da uno sciame di api assassine o di difendersi da un orso ad attaccare, sarete assistiti da varie sostanze chimiche prodotte all'interno del corpo. Tra questi il ​​noto adrenalina-oggi più comunemente indicata come adrenalina e un gruppo meno noto di sostanze conosciute come i glucocorticoidi, in particolare cortisolo. Sia epinefrina e le glucocorticoidi sono coinvolti nel rendere energia immagazzinata disponibili per l'uso in forma di grassi e zuccheri. L'adrenalina fa nel breve termine (pochi secondi), mentre glucocorticoidi agiscono su un periodo più lungo (minuti alle ore). Vediamo gli effetti della più lontana delle due, i glucocorticoidi.
Your Brain sullo stress
Il cortisolo, il più importante dei glucocorticoidi, fa un lavoro eccellente che ci permette di adattarsi alla maggior parte dei fattori di stress che durano più di un paio di minuti, ma meno di un'ora. A breve termine sarà effettivamente migliorare il nostro sistema immunitario, memoria e attenzione. A lungo termine, passato mezz'ora a un'ora, i livelli di cortisolo eccessivamente elevati cominciano ad avere effetti negativi. Sembra che sono stati progettati più a che fare con brevi scatti di forte stress, come il battere di nuovo orso che attaccare, piuttosto che fattori di stress lungo tratto-out come il rispetto delle scadenze. I nostri cervelli sembrano essere più vulnerabili agli effetti dello stress eccessivo in una regione chiamata ippocampo. L'ippocampo è una massa di neuroni, ognuno con diversi branch-come estensioni (dendriti e assoni) che rendono le connessioni (sinapsi) con altri neuroni in tutto il cervello. Tra le altre cose, questa regione è importante nei rapporti con le emozioni e consolidare nuovi ricordi. Come per tutte le regioni del cervello, la sua capacità di adattarsi si basa su essere in grado di alterare la ramificazione e le connessioni dei suoi neuroni. L'ippocampo è anche una delle sole regioni del cervello noti per essere in grado di produrre nuovi neuroni, un processo chiamato neurogenesi.
Cervello Dam-age
Sopportare un elevato stress per più di 30 minuti ad un'ora ha mostrato di influenzare negativamente l'ippocampo in vari modi. Per iniziare, un'esposizione prolungata al superiore ai livelli normali di cortisolo risultati nella potatura posteriore del numero di filiali e connessioni sinaptiche dei neuroni dell'ippocampo. Con una varietà di meccanismi, queste condizioni anche aumentare il tasso di morte cellulare in questa regione del cervello.
Come se non bastasse, è anche una recente ricerca dimostra che un aumento persistente dei livelli di glucocorticoidi ha anche effetti negativi, riducendo la capacità dell'ippocampo di creare nuovi neuroni. Per un periodo di tempo, tutto ciò comporta la diminuzione delle dimensioni del dell'ippocampo con cali associati a funzioni cognitive, compresa la capacità di trattenere nuove informazioni e di adattarsi a situazioni nuove.
Damage Control
Fortunatamente gli effetti negativi di stress eccessivo non solo può essere fermato, ma anche una volta invertita la sorgente (o psicologico fisico) viene rimossa o sufficientemente ridotti. La prossima volta analizzeremo le tecniche si possono utilizzare per proteggere i nostri cervelli grazie alla gestione dei fattori di stress inevitabili Siamo tutti di fronte come parte dell'essere umano. Per ulteriori informazioni approfondita con uno dei ricercatori maggiori esperti in materia di stress, controllare il seguente video (1 ora e 20 minuti): Robert Sapolsky .
Gregory Kellet sulla gestione dello stress- Gregory Kellett ha un master in Cognitive Neurology / Ricerca Psicologia SFSU ed è un ricercatore presso UCSF, dove indaga attualmente la psicofisiologia dello stress sociale. Ha scritto questo articolo per SharpBrains.com contribuire alla nostra iniziativa pubblica istruzione.

Rompicapo per lo stressBy: Caroline LathamEcco un test molto veloce per determinare il vostro livello di stress. Leggi la descrizione che segue completamente prima di guardare l'immagine.L'immagine qui sotto è stato utilizzato in un caso di studio sui livelli di stress presso l'ospedale di Santa Maria. Guarda entrambe le delfini che saltano fuori dall'acqua. I delfini sono identici. Un strettamente monitorati, studi scientifici hanno rivelato che, nonostante il fatto che i delfini sono identiche, una persona sotto stress troverebbe differenze tra i due delfini. Le differenze più una persona che trova tra i delfini, lo stress più che persona sta vivendo.Guardate la fotografia, e se si trova più di uno o due differenze, si consiglia di prendere una vacanza o almeno avere un massaggio.Clicca qui per vedere la foto prima di leggere di più.Come hai fatto? Avete bisogno di una vacanza? A quanto pare devo fare!Spero di avervi dato una bella risata! Su una nota seria, la risata è un ottimo modo per ridurre lo stress e stimolare la funzione immunitaria. La prossima volta che ti senti sopraffatto, chiamare un amico che ti fa ridere o la testa fuori per un comedy club. Vi sentirete meglio per questo!Letture consigliateBennett MP, Zeller JM, Rosenberg L, McCann J. L'effetto della risata allegra sullo stress e attività delle cellule natural killer. Altern Ther Med Salute. 2003; 9:38-45.Berk LS, Tan SA, Fry WF, BJ Napier, JW Lee, Hubbard RW, Lewis JE, Eby WC. Cambiamenti ormonali neuroendocrine e lo stress durante una risata allegra. Am J Med Sci. 1989; 298:390-6.I vantaggi terapeutici della risata


stress psicosociale , DSM 4, asse 4, fisiologia




IL SISTEMA LIMBICO


     Il sistema limbico è un sistema neuronale che si trova alla base del cervello, al di sotto della corteccia. Comprende l’amigdala, l’ippocampo, i corpi mammillari ed il giro del cingolo.



     Nell’uomo (ma anche nei mammiferi), questo sistema presiede alle risposte viscerali immediate (risposte allo stress), alla formazione della memoria recente, alla modulazione del comportamento affettivo, alle risposte di aggressività e di riconoscimento della paura.
     Si attiva in relazione alle emozioni, o ai comportamenti messi in atto sotto la spinta delle emozioni. È stato definito da Eisler come una sorta di "contatore Geiger dello stress".
     Tristezza e gioia, euforia e rabbia, ostilità ed aggressività sono in rapporto ai cambiamenti funzionali di questo sistema neuronale e, in ultima analisi, al funzionamento dei suoi neuromediatori. Noradrenalina (Na), Serotonina (o 5-idrossi-triptamina - 5HT) e Dopamina (Da) sono i principali neuromediatori implicati nella regolazione dell’umore: quando si altera (per cause interne -biologiche- o esterne -psicologiche-) la funzionalità di questi neuromediatori compaiono i sintomi propri dei Disturbi dell'Umore. La depressione è associata ad una riduzione di questi neuromediatori e/o ad una variazione della sensibilità dei rispettivi recettori; nel disturbo depressivo queste modificazioni tendono ad autoalimentarsi ed a stabilizzarsi. I farmaci antidepressiviagiscono ripristinando l’equilibrio tra neuromediatori e recettori.

mercoledì 20 giugno 2012

stress psicociale e disturbi org. corr. (DSM 4 TR, asse 4) counceling ed infertilita'


da  
19/06/2012, Editoriali in Salute della donna cura di a
Impatto psicologico dell’infertilità e dei protocolli di Procreazione Medicalmente Assistita
Ruolo e importanza del counselling per la coppia infertile
Key words: infertilità, counselling, linee guida
A cura di: Paolo Spriano e Valentina Pignanelli – MMG Milano
La riproduzione e il divenire genitori rappresentano una parte fondamentale della vita di una coppia. Il concepimento è fortemente correlato, sia per la donna che per l’uomo, all’autostima, all’identità sessuale e alla percezione della propria immagine corporea1. Una coppia quando raggiunge la consapevolezza della propria infertilità accusa sempre una profonda crisi emozionale che và tenuta in considerazione dal medico durante tutto il percorso diagnostico e terapeutico proposto nell’ambito di protocolli di Procreazione Medica Assistita (PMA). Questo è ancor più vero se si considerano coloro che avevano pensato di pianificare la propria vita riproduttiva, adottando metodi contraccettivi. In questi casi è molto spiccata la prima reazione alla diagnosi di infertilità, caratterizzata da sentimenti di sorpresa, incredulità, negazione. Parallelamente, si fanno spazio sentimenti di rabbia, frustrazione, ansia e depressione2. Il pattern dei sintomi caratteristici della “crisi” della sterilità è assimilabile a quello correlato ad un forte evento stressante, ma a differenza delle crisi traumatiche, in cui la fase reattiva si risolve quasi sempre nell’arco di circa sei settimane, nell’infertilità nuovi eventi, nuove speranze e nuove delusioni ritardano l’adattamento e la risoluzione del trauma primitivo, rinnovandosi ad ogni comparsa di ciclo mestruale o in occasione di eventi esterni come la nascita di un bambino nell’ambito familiare3.
La grande complessità di tale quadro psicologico è stata recepita dalle norme applicative della Legge 40/2004 con l’indicazione di “garantire alle coppie un servizio di supporto psicologico prima e durante l’esecuzione dei singoli trattamenti, allo scopo di attivare le risorse interne al singolo individuo perché possa affrontare più agevolmente le difficoltà”.
Allo scopo le raccomandazioni dell’ESHRE (European Society of Human Reproduction and Embriology)4, attualmente in corso di revisione5, propongono tre diversi tipi di counselling utili per il supporto della coppia inserita in protocolli di PMA:

Decision‐making counselling: con lo scopo di consentire ai pazienti di comprendere e di riflettere, durante la proposta di trattamento, sulle implicazioni che questo potrebbe avere per loro, per le loro famiglie e per gli eventuali figli, aiutando inoltre le persone a scegliere se e quando interrompere un trattamento.
Support counselling: con l’obiettivo di sostenere le coppie nei momenti di maggiore stress, favorendo l’elaborazione di nuove strategie per gestire le difficoltà, considerando che lo stress è causato dalla frustrazione del naturale desiderio di un figlio, ma anche dalla pressione sociale o familiare intorno alla genitorialità o dal rischio che il trattamento fallisca. Il trattamento in sé, inoltre, è causa spesso di stress aggiuntivo e situazioni specifiche di stress sono tipicamente quelle in cui è necessario prendere rapidamente delle decisioni in merito al trattamento, i periodi di attesa del risultato del test di gravidanza, i giorni successivi al fallimento di un ciclo di trattamento, le occasioni di conflitto date dal dover decidere se interrompere o meno il trattamento e naturalmente l’elaborazione della rinuncia definitiva.
Therapeutic counselling: che si propone di assistere le persone o le coppie nello sviluppo di strategie che consentano loro di far fronte alle conseguenze dei trattamenti dell’infertilità e aiutarle a moderare le loro aspettative ed accettare la realtà di particolari situazioni. In particolare le persone sono invitate a esaminare la loro attitudine verso: la propria infertilità, l’infertilità del partner, la possibilità che il trattamento fallisca.
Obiettivi del counselling in questi pazienti che vivono una situazione di forte stress emotivo sono:
  • favorire l’espressione delle emozioni
  • identificare le cause di stress
  • promuovere interventi volti a ridurre lo stress e aiutare le coppie a reagire meglio alle difficoltà
  • discutere i fattori personali, situazionali o sociali che possono predisporre o innescare un forte stress.
Nei casi in cui si ottiene la gravidanza è fondamentale favorire la transizione dalla condizione di pazienti infertili a quella di genitori in attesa di avere un bambino , contenendo i sentimenti di incredulità e ambivalenza legati alla gravidanza e alla capacità futura di essere genitori.
In presenza di gravidanze multiple è importante fornire un quadro realistico di cosa può comportare divenire genitori di due (o tre) figli della stessa età.
In determinate situazioni il medico può aiutare la coppia a porre fine ai trattamenti, soffermandosi sul significato personale di non aver raggiunto un importante scopo della vita.
Anche la sessualità e la vita di relazione spesso richiedono una discussione aperta ed approfondita, volta ad identificare fattori che possono contribuire al problema quali la depressione o gli effetti collaterali delle terapie.
Infine, il counselling diagnostico e terapeutico non può trascurare il contesto socioculturale di appartenenza dei pazienti. A tal proposito, è utile esplorare il significato dell’infertilità nella cultura della coppia, mettendo in luce le pressioni sociali che la coppia subisce per il mancato concepimento, in particolare la donna, spesso percepita come unica responsabile dell’infertilità
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Servizi psicosociali aggiuntivi quali il counselling telefonico e le informazioni date per iscritto possono riportare alla normalità l’esperienza dei pazienti, fornendo loro notizie sulle più comuni reazioni psicologiche all’infertilità e sulle modalità di reazione a tale condizione,evitando che si sentano esclusi se la propria esperienza differisce da quella descritta e in modo che le indicazioni date siano ampiamente accessibili.
Inoltre, l’autonomia dei pazienti può essere incoraggiata da strutture di natura proattiva come i gruppi di auto‐aiuto, in cui ciascun membro partecipa al successo del gruppo, e all’interno del quale vengono fornite indicazioni cliniche e supporto psicologico.
Tutto questo è utile se considerato come strumento per il medico nel ridurre il disagio psicologico e la naturale tendenza all’isolamento della coppia infertile nel dolore della propria esperienza, favorendo i meccanismi adattativi di risposta allo stress della riproduzione assistita. Il passaggio critico dell’intervento medico è rendere la coppia co‐protagonista della ricerca del figlio, e non semplicemente “oggetto” di cura. Presupposti fondamentali per un buon esito sono: la creazione del rapporto empatico tra il medico e la coppia e, per il medico, che nella coppia ciascun individuo venga preso ugualmente in considerazione. Infatti i due componenti della coppia possono affrontare diversamente la sterilità e non di rado possono avere opinioni contrastanti su quanto il problema infertilità abbia condizionato il proprio rapporto coniugale e la propria vita sessuale. Per una coppia di fronte alla crisi dell’infertilità il medico rappresenta l’elemento chiave del triangolo relazionale, e questo vale in qualsiasi momento del percorso diagnostico‐terapeutico. Pertanto i medici curanti e gli specialisti coinvolti in protocolli di PMA devono essere consapevoli del valore critico attribuibile ad un loro intervento di counselling rivolto alla coppia per l’elaborazione di strategie di superamento della crisi interiore generata dall’infertilità, e ciò deve avvenire indipendentemente dall’ottenimento o meno della gravidanza cercata.


Preoccupante aumento dei NEET in Europa

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Italia fanalino di coda nelle politiche di istruzione e occupazione giovanile.

In questi tempi di recessione globale, una delle principali preoccupazioni dei policy makers europei riguarda i giovani e, soprattutto, il successo della loro transizione dalla scuola al mercato del lavoro. Dati allarmanti di Eurostat e indagini svolte al livello europeo dallo Youth Forum e da Eurofond mettono in luce l’aumento preoccupante dei NEET, “not in employment, education or training”, ossia  giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di istruzione e formazione. Gli ultimi dati Eurostat mostrano i giovani come i più colpiti dall’attuale crisi economica: il tasso di occupazione giovanile in Europa è sceso del 32,9% e nel luglio 2011 il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 20,7%, pari a circa cinque milioni di giovani disoccupati. Si rileva inoltre, che sebbene vi siano differenze significative tra gli Stati membri dell’UE, in tutti la disoccupazione dei giovani ha risentito dei cambiamenti del PIL in misura maggiore rispetto alla disoccupazione generale. Infatti, a fronte del rallentamento della crescita economica, si registra un aumento del tasso di disoccupazione dei giovani, i più vulnerabili nei periodi di recessione, in quanto, in un mercato che offre minori opportunità lavorative, essi devono competere con persone in cerca di lavoro che hanno acquisito molta più esperienza di loro. Proprio partendo da questa generale visione critica, i responsabili delle decisioni politiche dell’UE hanno iniziato a concentrare la loro attenzione sui NEET.L’acronimo NEET nasce per la prima volta nel Regno Unito alla fine degli anni 80, per definire una modalità alternativa di classificazione dei giovani a seguito dei cambiamenti avvenuti nelle politiche in materia di indennità di disoccupazione. Da allora l’interesse per i NEET è cresciuto a livello politico europeo e definizioni equivalenti a questa sono state create in quasi tutti gli Stati membri. L’importanza assegnata a questo tema è tale oggi da essere diventata una delle flagship delle politiche economiche e occupazionali proposte dalla Commissione europea.La dimensione del problema è notevole: nel 2010 la percentuale di giovani NEET era del 12,8% nei 27 Paesi dell’UE, percentuale che corrisponde circa a 7,5 milioni di giovani. Questa percentuale varia in modo significativo tra gli Stati membri, spaziando dal 4,4% dei Paesi Bassi al 21,8% della Bulgaria. In tutti gli Stati membri, ad eccezione del Lussemburgo, è stato registrato un aumento rilevante dei NEET all’insorgere della crisi. Nel 2010 in Italia e nel Regno Unito le dimensioni dei NEET hanno raggiunto la cifra di 1,1 milioni tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni. Specificatamente in Italia circa 800mila giovani, pari al 18% del totale, hanno lasciato prematuramente gli studi. Nel mezzogiorno quasi la metà dei ragazzi che abbandonano la scuola lo fa senza aver trovato una occupazione.
Ma quali sono i giovani che rischiano di diventare NEET?
Ci sono dei fattori sociali, economici e personali che possono aumentare le probabilità che una persona entri a far parte del gruppo NEET?
L’indagine condotta su vasta scala a livello transanazionale da Eurofound ha rilevato che sono a rischio i soggetti che presentano delle disabilità, i giovani con un background di immigrazione, i giovani con un basso livello di istruzione, con un reddito familiare basso, i cui genitori sono stati disoccupati o che a loro volta hanno un basso livello di istruzione.Dai risultati dell’indagine si deduce che il gruppo NEET è alquanto eterogeneo e può suddividersi in tanti sottogruppi a seconda delle condizioni prese in considerazione, fisiche, economiche, sociali. Ognuno di essi presenta delle esigenze diverse, alcuni hanno il controllo della propria condizione, come ad esempio coloro che sono usciti dalla scuola e non cercano lavoro, altri invece si trovano in questa categoria indipendentemente dalla loro volontà, come chi presenta una disabilità, i disoccupati.Pertanto potremmo dire che con il termine NEET si andrebbe a designare “lo svantaggio” in tutta la sua multiforme accezione.L’appartenenza alla categoria NEET, oltre ad essere uno spreco del potenziale dei giovani, ha ripercussioni negative per l’economia e la società.Trascorrere dei periodi di tempo come NEET può condurre all’isolamento, all’insicurezza, alla criminalità, ad avere problemi di salute fisica e mentale. Ognuna di queste conseguenza implica un costo sociale. Pertanto appartenere al gruppo NEET non costituisce solo un problema individuale ma anche un problema per le società e l’economia nel suo complesso, basti pensare ai costi per le finanze pubbliche, come l’indennità di disoccupazione, gli assegni familiari, oppure ai costi per le risorse.Per questo, il governo e le parti sociali hanno fissato degli obiettivi per ridurre, a livello globale, la percentuale dei NEET.Negli ultimi anni gli Stati membri dell’UE hanno predisposto politiche nazionali ed europee destinate ad aumentare l’occupabilità giovanile e a promuovere maggiore partecipazione all’occupazione da parte dei giovani, sia attraverso misure relative all’istruzione, come il prevenire e ridurre l’abbandono scolastico e incrementare i corsi di istruzione e formazione professionale, sia attraverso misure che facilitano la transizione dalla scuola al lavoro.Una volta che gli studenti dispongono delle abilità e competenze necessarie sono disponibili iniziative politiche che possono favorire il loro ingresso nel mercato del lavoro.Molti paesi hanno introdotto una serie di incentivi, agevolazioni fiscali, sovvenzioni, tagli dei costi non salariali del lavoro, al fine di incoraggiare le aziende ad assumere, formare i giovani e a creare occupazioni supplementari destinate a loro.In questo contesto si può dire che tutti gli Stati membri dell’UE hanno adottato o stanno adottando misure per affrontare le sfide poste dalla crisi economica e dalle sue conseguenze sulla gioventù, per reintegrare i giovani nel mondo del lavoro o dell’istruzione, ma i risultati di queste azioni potranno essere valutati e apprezzati solo in un prossimo futuro.
Fonti :
www.youthforum.org   www.youthforum.org
www.eurofound.europa.eu    www.eurofound.europa.eu