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lunedì 12 gennaio 2015

L’assenza di Obama alla marcia di Parigi non è casuale

orso castano: Obama ha capito. In Afganistan ha avuto molti morti, la partecipazione degli altri stai dell'alleanza ci chiediamo se sia stata all'altezza degli stessi americani, anche se onoriamo i nostri morti che hanno dato la vita per la liberta'. Ma ora bisogna fare di piu', essere piu' uniti. Quella dell'ISIS e' una guerra solo in picola parte religiosa , solo di facciata, e' una guerra contro i valori dell'occidente , guerra che maschera il fallimento degli stati arabi nello svilupposcientifico, e' guerra contro l'occidente che riuscira', se lo vorra', a trovare anche in b reve tempo energie alternative, mettendo in creisi il valore del petrolio. Forse e' per questo  che l'Arabia, il Quatar, ed altri stati arabi finanziano alla grande i terroristi che in nome di Allah ammazzano e torturano chi dissente dalle loro idee. La religione teocratica , la Sharia coprono interessi piu' vasti, piu' profondi. L'ideologia mussulmana si adatta allo scopo.  
.........................In realtà degli americani, dopo il disastro di Bush junior e della guerra in Iraq del 2003, non hanno anno nessuna intenzione di avviare una Seconda Guerra al terrorismo. Troppi problemi, troppi guai. È vero che guidano la coalizione internazionale contro il Califfato in Siria e in Iraq, ma per ora non sembrano intenzionati a mettere il piede a terra o partecipare ad altre missioni militari come in Libia, sia pure sotto l'ombrello delle Nazioni Unite. Gli americani in Iraq hanno schierato duemila consiglieri e le truppe speciali -hanno persino tentato di liberare il pilota giordano abbattuto dall'Isil - ma intendono gestire la situazione, senza farsi troppo coinvolgere, insieme a una compagnia di alleati ambigui come arabi e turchi. Stanno negoziando con Ankara l'addestramento del New Army siriano che dovrebbe essere lanciato alla riconquista del Nord della Siria e questo appare sufficiente. Almeno per il momento, poi si vedrà. Ma la Francia e l'Europa devono anche farsi un esame di coscienza. È impossibile avere un ruolo attivo nel mondo dei giganti della politica e dell'economia senza una politica estera e di difesa comune. Oppure vogliamo sempre aspettare che arrivino gli americani? di Alberto Negri - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/JLG76C 

 (Ap) NEW YORK - In un discorso storico alle Nazioni Unite Barack Obama ha chiesto al mondo di allearsi con l'America per combattere l'oscurantismo del terrorismo e della violenza dell'Isis e di Al Qaeda, le insofferenze religiose, le guerre tribali, l'indottrinamento di bambini «che non nascono certo con la propensione alla violenza e all'odio». Il presidente americano ha promesso una guerra senza quartiere per distruggere l'Isis e ha chiesto ai leader religiosi di ogni fede di unirsi per condannare le dimostrazioni di violenza «che nessun Dio potrebbe mai giustificare». C'è una promessa per il mondo, ha detto in chiusura Obama: «Ho visto negli occhi della gente comune di ogni qualcosa di fondamentale che tutti condividiamo.... I diritti umani cominciamo nei piccoli posti nel mondo degli individui, dei nostri vicini dobbiamo essere uniti... Vi chiedo di essere con l'America».
vai anche a https://www.google.it/search?newwindow=1&site=imghp&tbm=isch&source=hp&biw=1366&bih=643&q=isis+decapitazioni&oq=isis&gs_l=img.1.1.0l10.2250.3310.0.6807.4.4.0.0.0.0.94.353.4.4.0.msedr...0...1ac.1.60.img..0.4.352.dUT-IMD6mxY#imgdii=sUeIVeUN-X8kYM%3A%3Bte4x2I5DY9BopM%3BsUeIVeUN-X8kYM%3A&imgrc=sUeIVeUN-X8kYM%253A%3BgPEmdCxwgL8LSM%3Bhttp%253A%252F%252Fmn37f51mvh00alp9-zippykid.netdna-ssl.com%252Fwp-content%252Fuploads%252F2014%252F06%252F212.jpg%3Bhttp%253A%252F%252Falfredodecclesia.blogspot.com%252F2014%252F08%252Fimmagini-della-brutalita-dell-isis.html%3B300%3B168


dal nostro corrispondente Mario Platero - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/nbRRYn dal nostro corrispondente Mario Platero - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/nbRRYn

giovedì 8 gennaio 2015

una bella analisi : La sfida che ci lancia lo Stato Islamico da LIMES di Mario Giro. Da leggere +++++

uLimesno stralcio del bell'articolo................Il nodo da affrontare dunque è la “narrazione” che l’Is ha elaborato negli anni e realizzato in questi mesi. La ritroviamo nei post di tanti giovani jihadisti che hanno scelto di andare a combattere partendo da moltissimi paesi: un misto di recriminazioni storico-immaginarie, vere frustrazioni, false identificazioni, distorsione di miti occidentali (come le grand soir della rivoluzione, che risolverà ogni cosa). Nel discorso che l’Is invia per internet viene ad esempio ritorto contro di noi tutto l’armamentario post-ideologico “no-global” e nichilista della “falsa democrazia delle banche”. 

Se la democrazia è questa, perché difenderla? Chiede al Baghdadiagli arabi che pure si erano infervorati per le Primavere e agli emigrati musulmani in Europa che si sentono cittadini di seconda classe? L’Is ci conosce bene e sa fare marketing. Ecco perché si tratta di un avversario temibile, molto più pericoloso dei talebani (antidiluviani che non amano la tecnologia) o di altre forme di estremismo passatista. Un gesto come quello degli australiani che si sono offerti di scortare gli immigrati musulmani nei giorni successivi all’attacco alla cioccolateria è molto più pericoloso per l’Is di qualsiasi discorso incendiario dei fomentatori della destra europea o americana. Assomiglia alla reazione dei norvegesi dopo Utoya: difendere la nostra qualità democratica senza cadere nella caccia alle streghe, che è proprio l’errore che vorrebbe farci commettere al Baghdadi. 

Nel mondo del revivalismo estremista islamico vengono utilizzati tutti i registri ideologici, un mix di antico e postmoderno (con largo uso della tecnologia e dei social media), un nuovo prodotto etnico-religioso creato ad arte, simile alla raccolta degli scritti irrazionali dell’assassino di Utoya, Breivik o di altri. Davanti a tutto questo, la dottrina dello “scontro tra civiltà” è un’arma non solo spuntata ma goffamente preistorica. Come scrive Loretta Napoleoni nel suo recente saggio sull’Is, abbiamo a che fare con “l’utopia politica sunnita del XXI° secolo, un potente edificio filosofico che per secoli gli studiosi hanno cercato invano di far nascere”. Il cinismo inetto e isterico che prevale oggi in certe elite occidentali servirà solo ad aumentare la patologia. 

Per essere forti ci vuole un’idea, un’ideale, un’utopia da contrapporre all’Is, con forza e fiducia nei propri mezzi. Ma le “passioni tristi” di un mondo egocentrico e psicologicamente infragilito come il nostro, non promettono bene. Dovremmo saper comunicare il valore universale della democrazia, accettando anche l’autocritica sul nostro egoismo che tutto vuole per sé e nulla concede. Sciaguratamente, sembriamo noi stessi stufi del metodo democratico. Dobbiamo poter trasmettere un’idea positiva di globalizzazione come incontro tra diversità non irriducibili e reciproco arricchimento. Ma ciò è possibile solo con una politica economica che non allarghi le diseguaglianze: sarebbe ora di smetterla con l’ipocrisia di imporre ad altri regole che noi stessi non seguiamo e non vogliamo: il peso del mondo multipolare si porta tutti insieme. Dovremmo poter comunicare il bello e il buono di un convivere basato sulla pace e sui diritti umani, se non fosse che spesso utilizziamo questi ultimi come arma contro altri, con un’arroganza che respinge. 

Di fronte alla sfida capiamo meglio cosa vuol dire “accoglienza” degli immigrati e integrazione, che hanno il merito almeno di non aumentare l’odio, l’incomprensione, la distanza. Chi vi si dedica lavora per il futuro e protegge la nostra civiltà molto meglio di chi grida, condanna e aumenta pregiudizi. Mense, scuole e luoghi di rifugio strappano tanti giovani musulmani alla disperazione dell’avventura jihadista, in modo non diverso da come scuole, servizi sociali e presenza delle associazioni strappano i giovani italiani alle mafie. Questa è una lezione tutta italiana da comunicare al mondo. Soprattutto la scuola: non è forse questa una battaglia ideale da fare totalmente nostra e da annunciare al mondo come narrazione alternativa? 

Il terribile massacro di Peshawar - maestri uccisi davanti agli allievi e l’orribile caccia all’alunno - ci dà la dimensione di quanto l’umile ma nobile lavoro dell’insegnante sia pericoloso per il terrorismo di qualunque tipo. Il sangue di quegli insegnanti e di quei bambini pakistani si mescola così idealmente a quello di don Pino Puglisi e di tutti quelli che si sono sacrificati per l’educazione dei bambini e dei giovani. Dobbiamo onorare tutti gli educatori, maestri ed insegnati ovunque nel mondo, dalla valle dello Swat a Scampia, che credono nel potere della parola e non cedono alla violenza. Se c’è un luogo sacro in democrazia, tale è la scuola. Non basterebbe questa come narrazione alternativa se solo volessimo farcene carico?