venerdì 13 marzo 2009

teoria dei giochi : decisioni e conflitti

di Thomas Schelling  da la Repubblica dell'11 marzo 2009

Esistono due definizioni di teoria dei giochi. Una "soft" e una "hard". In base alla definizione "più facile", la teoria dei giochi è lo studio di come due o più entità -persone, governi, organizzazioni - prati­cano una scelta tra varie azioni possibili, in situazioni il cui esito dipende proprio dalle scelte che i due o tutti loro effettua­no, e nelle quamodo col quale essi dovrebbero (o potrebbero) effettuare razionalmente le loro scelte interdipendenti.

Ogni individuo deve saper anticipare le decisioni che prenderanno gli altri, ma ciò significa quindi che ognuno di loro deve saper anticipare ciò che gli altri stanno a loro volta anticipando, il che implica saper anticipare ciò che ciascu­no di loro presume di stare anticipando! Questa delucidazione potrebbe appari­re un'involuzione formidabile, ma in so­stanza significa soltanto saper indivi­duare una serie di aspettative che siano coerenti e logiche tra loro. In un certo senso, occorre individuare e agire in fun­zione di una comune aspettativa della conclusione "presumibile". Vi è poi un'altra definizione, quella "più complessa", che probabilmente ri­flette - o perlomeno rifletteva fino a tempi recenti - gli interessi della preponde­ranza dei teorici dei giochi, secondo i quali, dunque, "La teoria dei giochi può essere definita come lo studio di model­li matematici del conflitto e della coope­razione tra coloro che sono incaricati di prendere decisioni intelligenti e razio­nali" (Roger B. Myerson, 1991). (Il mio dizionario American Heritage del 1975, Edizione NewCollege, definisce la teoria dei giochi come "l'analisi matematica di modelli astratti di competitivita strategica..."). La differenza è duplice: l'enfasi sulla "matematica" o sui "modelli matemati­ci" - anzi, la loro esclusività - e l'enfasi sulla decisione "razionale". C'è qualco­sa di ambiguo in relazione al modificatore "matematico". Consentitemi una piccola digressione: ritengo che l'inven­zione più importante nella storia della matematica sia il simbolo " = ", il segno di uguale. Si tratta di uno strumento contabile: se uno sa che due entità unite da quel segno sono uguali, allora sa anche che in­dipendentemente da qualsiasi cifra si aggiunga o si sottragga da entrambi i la­ti dell'equazione questi restano uguali; che qualsiasi moltiplicazione di entram­bi i numeri per uno stesso numero, o an­che una qualsiasi potenza o estrazione di radice, li lascia esattamente uguali; così come qualsiasi alterazione del ge­nere che porta una delle due parti dell'e­quazione (per convenzione sempre  quella di destra) a essere uguale a zero, equivale a dire che ogni fattore dell'altro lato è una radice dell'equazione. Nel suo complesso tutta l'algebra—e l'algebra è parte integrante della maggior parte del­la matematica simbolica — dipende da questo semplice strumento contabile. Mi rendo conto che la più grande in­venzione nella storia dell'amministra­zione aziendale è la contabilità a partita doppia, in virtù della quale tutti gli attivi e i passivi sono collegati tra loro dal se­gno dell'uguale e qualsiasi discrepanza è riconoscibile come valore netto, nega­tivo o positivo. La più grande invenzione nella storia della macroeconomia è stata, fino a 75 anni fa circa, la contabilità della bilancia dei pagamenti, che poi, negli anni Qua­ranta, si trasformò in contabilità delle entrate statali, un sistema a partita qua­drupla, che metteva insieme la contabi­lità a partita doppia delle due contropar­ti di una transazione. Nello studio per il quale ho ricevuto l'onorificenza, il mio interesse si è focalizzato meno sui problemi dell'anticipa­zione reciproca (come quello al quale ho appena fatto riferimento), e maggior­mente sulla comprensione delle moda­lità con le quali le controparti possano tentare di influenzarsi reciprocamente nel loro comportamento e influire di conseguenza sulle scelte che ciascuno di loro effettua. (Nel caso del traffico auto­mobilistico, per esempio, abbiamo ap­purato che esiste la possibilità di segna­lare le nostre intenzioni) Questa problematica si presenta nell'atteggiamento che le nazioni tengono nelle loro relazioni, nelle controversie industriali, nell'or­dinamento penale, nelle contrattazioni commerciali legate a un acquisto, quan­do si incoraggiano i bambini e perfino gli animali e quando si cerca di imporre a entrambi la disciplina, nelle estorsioni e nei ricatti e addirittura, come abbiamo visto, quando si cerca di concordare una soluzione al traffico automobilistico o dei mezzi a due ruote. Un metodo efficace per condizionare il comportamento altrui - ho notato -consiste nell'influenzare le aspettative che l'altro nutre in relazione al proprio comportamento. Ho anche avuto modo di prendere atto che ciò si realizza spesso  decidendo  la propria linea d'azione in anticipo e in modo palese rispetto agli al­tri, o in ogni caso comunicandolo al prossimo in modo credibile. Di conse­guenza sarebbe possibile definire il pro­prio comportamento in due modi, o in­condizionatamente o condizionandolo alla reazione altrui. Mi ha colpito, in particolare, il ruolo che in tutto ciò riveste l'impegno, il fatto di impegnarsi nei confronti di una deter­minata linea d'azione: nel caso dell'in­gorgo stradale, per esempio, il fatto di prendere la decisione "Io proseguo!" piuttosto chel'altra "Io rallento". Nell'e­sempio del traffico, la decisione "Io pro­seguo!" è credibile, perché se non fosse una sua palese intenzione non sarebbe utile alle finalità del conducente. Si trat­ta oltretutto di una decisione incondi­zionata, non contingente alla decisione altrui di rallentare. (Traduzione di Anna Bissanti)

Sanita' e lobby (5) : Liguria

Burlando: “Sulla sanità non ascolteremo le lobby”

Claudio Burlando

“Quando si fanno le cose difficili i passaggi sono difficili. Noi non possiamo mettere a posto questa sanità se non cominciamo ad avere processi importanti di razionalizzazione. Vogliamo organizzare gli ospedali sulla base delle esigenze dei cittadini e dei malati non su quella dei primari”. E’ il commento del presidente della Regione, Claudio Burlando, alla spaccatura registrata ieri in consiglio nella maggioranza su un odg relativo alla riorganizzazione ospedaliera. “Noi vogliamo riformare la sanità - ha detto Burlando - e non staremo a sentire le lobby. Io difenderò tutto ciò che sono le spese che riguardano i pazienti, ma le lobby, di qualunque genere, non le posso difendere, né quelle che producono farmaci, né quelli che vogliono più reparti per i primari, né quelle di rappresentanti politici di ogni parte che sono interessati a cose poco utili”. Sul problema specifico del Santa Corona, il presidente ha ricordato che “le Marche sono grandi come la Liguria ed hanno un unico centro direzionale, un’unica Asl; noi abbiamo 12 centri di spesa, 12 strutture amministrative. Dobbiamo privilegiare le spese per la sanità, non le spese per l’amministrazione della sanità. Si presenta una occasione importante, cioé quella di avere il direttore generale di Savona che può dirigere l’agenzia della sanità per coordinare l’offerta sanitaria e allora pensiamo che sia ragionevole che il direttore generale di Savona coordini il governo clinico regionale ed il direttore di Savona coordini l’attività unica territoriale e ospedaliera della provincia”. “Non toglieremo nulla dal punto di vista assistenza sanitaria-ospedaliera in quel territorio - ha aggiunto - anzi: i 6 milioni di euro che si risparmiano unificando la struttura amministrativa andranno tutti sulla sanità. Noi dobbiamo curare la gente, non dare lavoro a direttori generali. Se una struttura amministrativa unica governa tutte le Marche, che non lo si possa fare per Savona mi sembra abbastanza discutibile”. Burlando ha concluso con un appello: “Non possiamo ogni volta dire che i costi della politica vanno diminuiti e poi quando si prova a fare qualcosa trovare ostacoli. O la politica cavalca tutte queste spinte e non mette a posto niente o si trova il coraggio di fare certe cose e ci si prova. Siccome a noi il coraggio non manca, ci proviamo”.

(dal blog)  Marco risponde ...........Lei non ascolta neppure i Cittadini altrimenti saprebbe che non vogliono che si distrugga il Santa Corona. Si preoccupa delle spese che non riguardano i pazienti? Allora pensi al San Martino di Genova, al San Paolo di Savona, agli ospedali di Albenga e Cairo Montenotte che sono in deficit e lasci stare il Santa Corona che ha il bilancio in pareggio. Non si può paragonare la nostra amata Liguria con le Marche… sono due realtà differenti. Invece di fare questo pasticcio dovreste sanare i bilanci degli ospedali in deficit e aumentare l’offeta medica in ogni ospedale..........

(dal blog) Paolo risponde :

14 Giugno 2007 ,  per  completezza di informazione vediamo di chiarire quali soluzioni sono state adottate dalla Regione Marche, che così spesso viene citata. Nel 2001 le Marche avevano 13 ASL e 4 Aziende Ospedaliere (AO). Con 13 ASL la regione aveva una popolazione media di 100.000 abitanti per azienda sanitaria, circa un terzo della media nazionale.Nel 2003, con la legge regionale n. 13, viene così riformato il sistema:

- le 13 ASL sono state accorpate in un’Azienda Sanitaria Unica Regionale (ASUR) con sede ad Ancona, articolata al suo interno in 13 Zone Territoriali (le precedenti ASL) con 13 Direttori di Zona, comprendenti 31 stabilimenti ospedalieri a gestione diretta

- le 4 AO sono state ridotte a due: l’A.O. San Salvatore di Pesaro l’A.O. “Ospedali Riuniti” di Ancona, nata dalla fusione per incorporazione delle aziende “Lancisi” e “Salesi” nell’azienda Umberto I (a sua volta integrata con l’Università) tutte operanti ad Ancona. Perchè in questa riforma, le Marche non si sono private delle Aziende Ospedaliere? Forse perchè uno dei capisaldi su cui si fonda il progetto di riorganizzazione, è quello di avere ospedali a rilevanza regionale con autonomia di governo aziendale (garantita da una propria direzione strategica), perni (cosidetti “HUB”) della rete che corrispondono alle strutture di alta specializzazione, deputate all’assistenza di “secondo livello” con vocazione plurispecialistica. Forse questo non interessa al Presidente Burlando. P.S. da notare che la Zona Territoriale di Pesaro ha, a sua volta, uno stabilimento ospedaliero a gestione diretta (Novafeltria) con 55 posti letto per acuti e 15 di lungodegenza.

giovedì 12 marzo 2009

Regione Piemonte : una ricerca sui suicidi

Relazione sulla Salute Mentalein Piemonte aprile 2008 ( clicca per la rfelazione intera) ....................La mortalità per suicidio è tradizionalmente considerata un indicatore dello stato di salute mentale della popolazione e della qualità del trattamento del disturbo mentale. Il 90% dei suicidiavvengono in soggetti con disturbo mentale diagnosticabile . Mentre può essere problematico impedire ilsuicidio in un soggetto che ne abbia manifestato l’intenzione (prevenzione secondaria), una tempestiva eaccurata diagnosi ed un efficace trattamento dei disturbi mentali, di quelli dell’umore in particolare, puòagire in termini di prevenzione primaria insieme ad interventi di carattere sociale ed economico . Aquesto proposito è importante ricordare che tra coloro che commettono suicidio, in media il 19% ha avutocontatto con un servizio di salute mentale e il 45% con un medico di medicina generale nel mese precedentealla morte. Le rispettive percentuali nell’anno precedente la morte sono 32% e 77% ...................

Il Piemonte ha un tasso per suicidio più alto sia di quello italiano che di quello del Nord Italia. Ladifferenza è più evidente per i maschi che per le femmine: per queste ultime i valori sono simili a quelli delNord Italia. La tendenza alla diminuzione del tasso nel periodo 1990-2002 è sostanzialmente parallela aquella italiana e a quella del Nord Italia ...............Nel triennio 2000/2002 si sono verificati in media, annualmente, 399 decessi per suicidio, inegualmentedistribuiti sul territorio regionale: la prevalenza del fenomeno è più alta nelle zone di montagna in tutta laregione, nella provincia di Cuneo e nella zona dell’Alessandrino .Il tasso standardizzato per 100.000 abitanti regionale è di 14,6 negli uominie e di 4,5 nelle donne................

Il tasso di soggetti residenti con prescrizioni di antidepressivi è andato progressivamente aumentando neltempo da 1131 nel 1997 a 3841/100.000 nel 2004 nei maschi e da 2280 a 7842/100.000 nelle femmine.Anche in questo caso le donne hanno un tasso superiore agli uomini: il rapporto tra tassi femmine/maschi è 2e si mantiene costante nel periodo di osservazione.Questa fonte informativa tiene conto delle sole prescrizioni su ricettario regionale, pertanto rilevasolamente i farmaci di fascia A prescritti su questo ricettario: sono pertanto esclusi tutti i farmaci di fascia Ce i farmaci di fascia A prescritti su altro ricettario (medici libero professionisti) nonché i farmaci di fasci H (ospdalieri) aerogazione diretta da parte del SSR. Questa fonte informativa è soggetta inoltre alle variazioni legateall’aggiornamento del prontuario terapeutico (inserimento ed espunzione)...............Nel 2004.......Il tasso di soggetti residenti con prescrizione di antidepressivi aumenta progressivamente con l’età sianegli uomini sia nelle donne mantenendosi costantemente più elevato in queste ultime (rapporto tra tassifemmine/maschi di circa 2 con alcune oscillazioni) fino a raggiungere il valore di 13.425/100.000 nei maschie di 16.833/100.000 nelle femmine nella fascia di età 85-89 anni per poi diminuire. (Figura 12).............Nello stesso anno sono state effettuate 1.824.119 prescrizioni di antidepressivi (categoria ATC N06A) a264.724 soggetti. Le ASL 8, 9, 15-18, 20-22 presentano un eccesso di prescrizioni di questa categoria difarmaci di diversa grandezza, rispetto all’intero territorio regionale .

Conclusioni Lo schema proposto nell’introduzione individuava cinque possibili livelli di analisi della salute mentale diuna popolazione e delle risposte offerte da un Sistema Sanitario Nazionale come quello italiano. A partire daquello schema, possono essere formulate alcune considerazioni conclusive, ed alcune proposte diapprofondimento possibile. Prevalenza reale dei disturbi mentali nella popolazione. I dati nazionali dello studio ESEMeD, in attesa che siano disponibili i dati relativi al territorio regionale,descrivono una prevalenza di disturbi non psicotici del 7%, più bassa che negli altri paesi europeipartecipanti. La prevalenza di disturbi depressivi è del 3,5% e quella dei disturbi d’ansia è del 5%. I disturbisono più frequenti nelle donne. Questo tipo di dati applicati al Piemonte producono una stima di circa260.000 soggetti affetti da un disturbo mentale non psicotico.Per quanto riguarda la mortalità per suicidio è stato possibile analizzare la situazione piemontese.Si è messo in evidenza che il Piemonte rappresenta una delle regioni con il tasso più alto in Italia e come,all’interno del territorio regionale, la prevalenza del fenomeno sia inegualmente distribuita: è più alta neicomuni con indice di deprivazione medio e alto e nei comuni di collina e di montagna. Queste differenzeinducono a pensare che ci sia spazio per attività di prevenzione che limitino il rischio di suicidio, attività chedevono essere basate su una articolata ed efficiente rete di strutture e servizi socio-sanitari che consentano: laprecoce rilevazione ed un appropriato trattamento della depressione; la precoce rilevazione dei problemi disalute mentale; il trattamento effettivo dei disturbi psicotici; la prevenzione e il trattamento dell’alcolismo edei disturbi da uso di sostanze; l’identificazione dei problemi specifici delle differenti fasce di età econdizioni sociali; il supporto psicologico nelle malattie somatiche.Non sono invece disponibili indagini accurate sia sulla incidenza che sulla prevalenza reale dei disturbipsicotici; anche se è plausibile l’ipotesi che questi soggetti vengano pressoché sempre a contatto con ilsistema sanitario, appare tuttavia estremamente rilevante, soprattutto in termini di esito, quanto sia il temponecessario per il primo contatto. Soprattutto su questo piano mancano i dati necessari per misurare laprevalenza non trattata, oppure quella trattata tardivamente rispetto all’esordio.

Segnalazione al medico di medicina generale.

Un dato particolarmente interessante che emerge dallo studio ESEMeD appare essere quello relativoall’utilizzo di servizi sanitari o di professionisti privati: solo il 17 % dei soggetti con un disturbo d’ansia e il21% di quelli con un disturbo depressivo si sono rivolti a servizi sanitari o a professionisti privati.Il medico di medicina generale (MMG) si configura come centrale nel trattamento di questo tipo dipatologie: tra coloro che si sono rivolti a servizi sanitari il 38% si è rivolto al solo MMG e il 28% al MMG ead uno specialista della salute mentale.Questa centralità va ribadita e sostenuta, tenendo presente l’impatto certamente elevato di unmiglioramento delle possibilità di riconoscimento precoce sia delle patologie psicotiche sia di quelledepressive. Le nuove strategie di organizzazione della medicina generale a livello distrettuale andrannovalutate anche su questo piano specifico. Vanno inoltre meglio chiarite le ragioni della diffidenza nellacomunicazione tra cittadini e medici di medicina generale, soprattutto in presenza di problemi emotivi o dicomportamento. Trattamento da parte del medico di medicina generale. Sempre dello studio ESEMeD risulta come il 14% dei soggetti che si sono rivolti ai servizi non abbiaricevuto alcun tipo di trattamento: non è presentata nei risultati la disaggregazione per professionista e quindinon è possibile risalire alla proporzione relativa ai soli MMG.

Prevalenza dei soggetti inviati ai servizi o a specialisti della salute mentale.

Nello studio ESEMeD circa il 17% dei soggetti con un disturbo mentale non psicotico è in contatto conuno specialista della salute mentale. I dati disponibili confermano che lo sviluppo dei Dipartimenti di SaluteMentale è stato sufficientemente tempestivo ed omogeneo in tutta la Regione; a questa omogeneità sul pianodelle strutture si contrappone una evidente disomogeneità sul piano dei tassi di utilizzo e delle risorseassorbite. Emergono infatti importanti differenze nell’utilizzo dei servizi di salute mentale sul territorioregionale per quanto riguarda sia i servizi territoriali ambulatoriali, sia i servizi di emergenza, sia i ricoveri inSPDC. Tali differenze sono state finora approfondite in rapporto ai parametri di deprivazione sociale dellepopolazioni delle singole ASL; i risultati ottenuti necessitano di conferme ulteriori, mentre sono tuttoracarenti informazioni sufficienti sul grado di appropriatezza degli interventi offerti e sulla soddisfazione degliutenti e delle famiglie.L’utilizzo delle strutture residenziali appare caratterizzato da una permanenza nel 44% dei soggettisuperiore ai due anni (che era il limite temporale inizialmente fissato per queste strutture): questapercentuale, che trova analogie in molte altre regioni, va considerata l’espressione di un bisogno che non era stato previsto e che richiede un’attenzione specifica. 

Ricoveri :   Il numero di primi ricoveri per disturbo mentale, inclusi quelli psicotici, è progressivamente sceso neltempo, in misura maggiore del numero di primi ricoveri per tutte le cause.La distribuzione geografica dei ricoveri non è omogenea per il gruppo diagnostico nel suo complesso conuna maggiore frequenza nelle zone della provincia di Cuneo, in quella montana ovest, nella zona dellaprovincia di Alessandria confinante con la Lombardia e in alcuni centri urbani (Torino, Asti, Alessandria).La distribuzione geografica dei ricoveri è diversificata a seconda dei differenti gruppi diagnosticiconsiderati. I ricoveri per disturbi dell’umore sono più frequenti nelle zone montane della provincia diCuneo, a Torino e nella zona di Asti. Nelle zone montane della provincia di Cuneo e a Torino sono più frequenti i ricoveri per disturbo psicotico così come in alcune zone dell’Alessandrino. I ricoveri per disturbopsico-organico sono più frequenti nelle zone montane ad ovest e in quelle dell’estremo nord nonché aTorino. I ricoveri per disturbo da uso di alcol sono più frequenti nelle zone montane ad ovest e dellaprovincia di Cuneo, a Torino e nella parte dell’Alessandrino confinante con la Lombardia e la Liguria. Iricoveri per patologie alcolcorrelate appaiono più utilizzati nelle zone montane dell’intera regione. Quelli perdisturbo da uso di sostanze sono più diffusi a Torino e nelle zone dell’Alessandrino confinanti con laLombardia e la Liguria.Emergono inoltre alcune differenze per condizione socioeconomica con eccessi di ricoveri per alcunecategorie diagnostiche nei soggetti residenti in comuni con indice di deprivazione maggiore e nei soggetticon più basso titolo di studio.

Le informazioni disponibili e quelle potenzialmente utiliL’insieme dei dati presentati offre un quadro sufficientemente chiaro delle molteplici dimensioni daconsiderare nella valutazione della salute mentale di una popolazione.Ciononostante, esistono bisogni informativi ancora insoddisfatti, che meritano di essere presi in attentaconsiderazione, al fine di farli diventare obiettivi condivisi per i responsabili dei Dipartimenti di SaluteMentale piemontesi, ma anche al fine di orientare gli investimenti di ricerca nei prossimi anni. Molte delle esigenze informative ancora insoddisfatte possono essere colmate attraverso modelli di indagine collaborativi (regionali o nazionali), che consentano di raccogliere informazioni rilevanti senzaappesantire in modo significativo le attività quotidiane degli operatori dei DSM piemontesi.

Essendo da tempo previsto un sistema informativo nazionale sulla salute mentale, esso può certamenterappresentare una fonte potenziale di integrazione dei sistemi informativi regionali già utilizzati per questarelazione; questa integrazione è necessaria soprattutto per quelle agenzie del DSM – come i CSM - che sonomolto significative sul piano operativo, ma gravemente sottorappresentate sul piano informativo.Lo squilibrio di affidabilità dei dati attuali rischia di privilegiare, in sede di analisi ed interpretazione delleattività dei DSM, i dati ospedalieri rispetto a quelli extra-ospedalieri.E’ senza dubbio necessario che gli investimenti specifici di ricerca privilegino le patologie chemaggiormente incidono sulla salute complessiva di una popolazione (depressione e schizofrenia), epermettano di ridurre le distanze – conoscitive ed operative - esistenti tra esordio, riconoscimento etrattamento tempestivi, gestione a breve e lungo termine.L’attenzione crescente all’appropriatezza delle risposte offerte e dei percorsi assistenziali va condivisa epromossa. Oltre al valore intrinseco di verifica e miglioramento della qualità assistenziale, essa rappresentaanche una risposta al crescente bisogno degli utenti del SSN (e dei loro familiari) di esercitare una verificasulla qualità dei trattamenti che vengono forniti.La cultura della valutazione è un complemento necessario dello sforzo che è stato fatto in questi 30 anniper garantire una vera equità – di trattamento e di cittadinanza – ai soggetti (utenti e famiglie) cheattraversano forme di sofferenza così profonde e durature.

orso castano : dunque i dati raccolti (seppure aggiornati a qualche anno fa) riguardo  al tasso di suicidi, alle prescrizioni di antidepressivi, alle modalita' di intervento , spesso generiche e non dedicate, spesso scollate tra loro (tra medici di medicina generale, che sembrano avere grossi problemi di riconoscimentodel disturbo, e servizi territoriali psichiatrici) , mostrano una certa disorganizzazione rispetto al problema; disorganizzazione datata , e certo il problema non e' da poco. Ci si chiede quali piani di intervento le  ASL abbiano messo in piedi e ,  nel caso esistano, se li stiano sostenendo. Ci si chiede se la Regione incalzi le ASL su questo punto, se le ASL abbiano impegnato i Primari ( nominati dai Commissari, quindi di loro fiducia) sulla ricerca di  soluzioni al problema  e se questi siano in grado di pubblicare sul web le soluzionida loro stessi trovate , per aprirle al dibattito nella trasparenza ( come prevede la legislazione vigente) , almeno con le onlus che si dedicano ai problemi psichiatrici. Certo non vogliamo suggerire a chi ha responsabilita', di imitare Obama , che prima di approvare le leggi , le pubblica sul web per aprirle al pubblico dibattito; ma certo va ricordato ai nostri governanti regionali che stanno trattando della vita e della salute dei cittadini e che hanno a disposizione per la sanita' il budget piu' grosso tra quelli dell aRegione.

a proposito di un assassinio a Torino

 del 12/3/09

"Dovevano darmi l'auto" Il ladro assassino si difende di Meo Ponte "Non date la colpa a me, dovevano darmi la macchina". Si difende così Antonio Olivieri, 43 anni, l'uomo che ieri ha ucciso il prorietario dell'auto che stava tentando di rubare, riducendo poi in fin di vita la figlia. E' accaduto a Torino, in via Monte Rosa, nel popolare quartiere di Barriera di Milano. "Dovevano lasciarmi stare - ha raccontato in cella - l'ho fatto perché sono inseguito dalla mafia e dalla camorra. E anche dai marocchini" ................Il sottufficiale però aveva notato il coltello (un Opinel con una lama di almeno venti centimetri) spuntargli dal taschino della felpa, lo aveva distratto ed era riuscito a disarmarlo. Poi, dopo averlo denunciato per porto abusivo di arma da taglio, aveva chiamato un´ambulanza dicendo agli infermieri: «È tutto tagliato, ma fategli anche una visita psichiatrica approfondita perché è completamente fuori». Sull´ambulanza però Antonio Olivieri era stato in silenzio. E al pronto soccorso era parso un agnellino. Come quando vigili e carabinieri lo portano in carcere e lui si volta e dice: «Ora sono al sicuro»

del 12/3/09

"Mio fratello, vittima di sottovalutazioni"  di Federica Cravero Penso anche sia difficile prevedere un raptus, ma non per chi conosce bene una persona: ho letto che a quell´uomo dovevano nascondere i coltelli Fosse deceduto in un incidente stradale o per un malore ci sarebbe solo il dolore: invece qui c´è lo sgomento e la rabbia per una morte tanto assurda  «C'è stata un'enorme sottovalutazione del problema. In due posti non sono riusciti a fermare una persona di quel tipo. Ma so anche che è difficile leggere nella mente di una persona cosa sta per fare. .................. Un gesto imprevedibile, dunque? «No, questo no. Chi lo conosceva bene, la sua famiglia, ha delle responsabilità. Un conto è chi lo vedeva per la prima volta, un altro chi lo frequentava. Ho letto che dovevano nascondergli i coltelli. Va bene che è difficile denunciare un parente ma, per la miseria, a nessuno è venuto in mente di segnalare la pericolosità di quest'uomo? Che sia uno squilibrato non lo giustifica. Nel Medioevo si esagerava a imprigionare qualcuno sulla base solo di un sospetto, ma in questo caso un po' più di prudenza avrebbe salvato una vita».

orso castano: una breve riflessione, esiste un sistema di rilevazione sanitario in grado di intercettare chi soffre di disturbi cosi' gravi (almeno cosi' sembra suggerire il comportamento dell'assassino) ? Se esiste , perche' non ha funzionato ?  quante altre volte non ha funzionato? fino a che punto e' responsabile la famiglia?  i servizi territoriali per la salute  mentale ed i medici di famiglia sono in grado di prevenire simili episodi? fino a che punto si interrogano su quest'ultimo problema?

Sanita' e lobby : Calabria

Mafia, politica e sanità.

stralcio dal sito , per il sito e  l'articolo intero clicca qui'  

di Giovanni Tizian

Non è una novità l’infiltrazione delle ‘ndrine nella sanità calabrese e la connivenza della dirigenza sanitaria e dei politici con il potere mafioso. Eppure qualcuno finge ancora di scandalizzarsi.Gennaio 2008, finiscono in manette l’onorevole- medico Domenico Crea, Antonio Crea, medico e figlio del consigliere regionale nonché direttore sanitario della clinica di residenza sanitaria convenzionata con il servizio sanitario regionale “Villa Anya” di Melito Porto Salvo. Insieme a loro, Antonio Iacopino, capostruttura della segreteria politica del consigliere Crea, gia’ direttore sanitario della clinica. Agli arresti domiciliari sono finiti Giuseppe Biamonte, direttore generale ad interim dell’assessorato alla sanità, Pietro Morabito, gia’ direttore generale dell’ ASL 11 di Reggio Calabria, direttore generale dell’ azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, Laura Autelitano, medico, moglie di Antonio Crea, direttore amministrativo di “Villa Anya”, Francesco Cassano dirigente medico dell’ Ospedale di Melito, gia’ direttore del distretto sanitario n 4 di Melito, Salvatore Asaro, medico direttore del Pronto soccorso dell’ ospedale di Melito, gia’ geriatra all’ Unita’ di valutazione geriatrica dell’ Asl n 11 di Reggio Calabria, Domenico Pangallo, dirigente Asl Melito e responsabile dell’ Unita’operativa ospedaliera pubblica/privata accreditata, gia’ direttore sanitario Asl 11 di Reggio Calabria, Roberto Mittiga collaboratore professionale, componente della commissione verifica dei requisiti minimi della Asl 11 di Reggio Calabria, Domenico Latella, gia’ direttore amministrativo Asl 11 di Reggio Calabria. Tra gli arrestati ci sono esponenti della ndrine dei Morabito, tra cui Giuseppe Pansera, già detenuto, genero del boss “u tiradrittu”. I provvedimenti riguardano anche i due Marciano, affiliati alla ‘ndrina dei Cordì, che si trovano già in carcere perché accusati dell’omicidio di Francesco Fortugno. Alla luce della rete clientelare sviluppata tra politica e ‘ndrangheta delineata dalle indagini che hanno portato al commissariamento dell’Asl 9 di Locri prima e dall’inchiesta “Onorata sanità” dopo, appare chiaro come l’omicidio di Fortugno sia stato deciso per non rompere equilibri che già si erano consolidati e che non dovevano essere messi in discussione. Evidentemente l’onorevole Crea rappresentava il punto di riferimento, l’adepto che avrebbe dovuto favorire le ‘ndrine assecondando la loro volontà di dominio, in cambio di voti. Sarebbe stato lui a indirizzare i soldi verso le casse giuste. Il denaro doveva seguire la rotta prescelta dai Morabito, Cordì, Crea. Si sarebbero spartiti i guadagni tra di loro. Fortugno non rientrava nei programmi. Primario era e Primario doveva restare. L’elezione di Fortugno non garantiva la necessaria acquiescenza e gli stessi profitti previsti con Crea alla regione. Doveva essere Crea dall’alto del consiglio regionale a suddividere gli appalti e le assunzioni con la compiacenza di Pietro Morabito, dirigente generale Asl di Catanzaro, e Giuseppe Biamonte, dirigente vicario del dipartimento della sanità della regione Calabria. Ognuno al suo posto per recepire e indirizzare i milioni di euro verso cliniche amiche o addirittura di famiglia, per sistemare il cugino, il fratello e il compare nelle diverse aziende sanitarie e tutto questo a discapito della sanità calabrese in agonia perenne................................

mercoledì 11 marzo 2009

Obama e le Lobby

sabato 28/02/2009  da Ass. NewBigol USA, OBAMA: "DURA LOTTA CONTRO LE LOBBY"  Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha difeso in modo aggressivo le scelte del suo bilancio a beneficio di sanità, educazione ed energia. "Sono pronto alla lotta contro i potenti interessi colpiti dalle mie decisioni", ha detto nel suo discorso del sabato alla nazione. "Capisco perfettamente che queste iniziative non piaceranno agli interessi particolari ed ai lobbysti che sono impegnati nel vecchio stile di fare denaro", aggiunto."So che sono pronti al combattimento. Per loro ho un semplice messaggio: anch'io sono pronto alla battaglia", ha precisato. Obama ha sottolineato di avere promesso durante la campagna elettorale di far pagare più tasse ai ricchi, di investire nella energia pulita e nella educazione, di rendere accessibili a tutti la copertura sanitaria. "Questo è il mutamento che ho promesso come candidato. Questo è il cambiamento votato a novembre dagli americani. E questo è il cambiamento contenuto nel bilancio che ho mandato al Congresso", ha affermato Obama. Il presidente ha ammesso che far passare tale bilancio "non sarà facile" anche in un Congresso controllato dai democratici "perché rappresenta un mutamento vero e drammatico" che minaccia lo status quo a Washington. "Il sistema attuale può star bene ai potenti interessi che hanno dominato Washington, grazie alle loro connessioni, per anni e che adesso sono pronti a combattere - ha detto Obama - ma non sta bene a me. Io lavoro per gli americani". Il presidente ha citato espressamente, tra i potenziali avversari delle sue iniziative, l'industria della assicurazioni sanitarie, le banche, le compagnie petrolifere e del gas. Ma ha detto di essere pronto alla lotta. 

Sanita' e lobby (3) : Abruzzo e Italia

Le mani sulla sanità  di Paolo Biondani e Daniela Minerva  ,  28 Luglio, 2008................

Cento miliardi l'anno. È il costo della salute in Italia. Una torta da spartire per la politica. Tra nomine, appalti e rimborsi a privati. Un business che sempre più spesso finisce nel mirino della magistratura  Oggi è in cronaca l'Abruzzo. Un mese fa c'era la Lombardia. Prima il Piemonte, la Puglia, il Lazio, la Calabria: da almeno 15 anni, decine di indagini giudiziarie documentano migliaia di truffe, sprechi, clientelismi, favoritismi, disservizi, frodi criminali, corruzioni e infiltrazioni mafiose. La salute degli italiani muove un giro d'affari di oltre 100 miliardi di euro. Che molti vedono come una torta da spartire. E i pm di Milano che indagano sulla Santa Rita e le altre "cliniche degli orrori", in un'audizione segreta al Senato, finiscono col descrivere la sanità come «un sistema che fa diventare i reati una prassi».  Come è potuto succedere? Da un lato c'è un flusso continuo, e da decenni in crescita, di denaro pubblico a disposizione per appalti, convenzioni con strutture accreditate, gente da assumere. Dall'altra ci sono i partiti alla guida delle Regioni, che stringono la morsa su ospedali e Asl attraverso il loro plenipotenziario, il direttore generale. Dopo la legge Bindi di riforma del Servizio sanitario nazionale del 1999, il manager è nominato dal governatore, quindi dalla politica, ed è lui che decide tutto: dai contratti alla scelta dei primari. In mezzo ci sono i medici, che maledicono quella legge che ha tolto loro tutto il potere e li ha messi nelle mani della politica; e i malati, che in molte parti d'Italia fanno sentire la loro voce e minacciano chi li governa, ma in molte altre no.Su di loro contava Rosy Bindi quando firmò quella legge, nella convinzione che i governatori avrebbero fatto le cose per bene perché la sanità è uno snodo cruciale del consenso. Ma così non è andata: le mani della politica sulla torta si sono trasformate, spesso, in un reticolo di tangenti, appalti truccati, nomine incongrue. Perché la legge di depenalizzazione dell'abuso d'ufficio con finalità politiche del 1997 aveva reso praticamente impunibile chi spadroneggiava.  Così il sistema è saltato, fatte salve le solite isole felici. I reati, come dicono i pm, sono prassi. Da un lato le nomine, poltrone troppo spesso occupate da incapaci, ma dall'altra i denari. Oltre 100 miliardi, di cui la metà cash, a disposizione dei privati. Che forniscono beni e servizi agli ospedali, ma anche prestazioni sanitarie che il pubblico non riesce a erogare. È questo il ventre molle del sistema che crea consenso distorto per politici rapaci e che arricchisce manager disonesti. Perché sono gli uomini della politica a decidere chi e in quale misura può partecipare al business. E magari su chi si può chiudere un occhio nei controlli.  Così, stando alle accuse dei giudici di Pescara, il re delle cliniche abruzzesi Vincenzo Maria Angelini ha gonfiato i conti e il presidente Ottaviano Del Turco ha intascato in contanti, tra cucina e salotto, la sua fetta dei 15 milioni di tangenti confessate dall'imprenditore. L'ex sindacalista del Pd va considerato innocente fino alla sentenza definitiva, ma resta il fatto che la sua giunta e quella precedente di centrodestra hanno lasciato, tra il 2001 e il 2006, un buco nei bilanci sanitari di 908 milioni, scesi a 800 solo grazie ad aiuti statali d'emergenza. Di certo il costo del sistema, in Abruzzo, è impazzito. Solo nella stagione elettorale 2004-2005, la spesa pro capite è schizzata da 1.515 a 1.729 euro. Come dire che, da un anno all'altro, il debito di ogni abruzzese è aumentato di oltre 200 euro. E così è più o meno ovunque: i bilanci della sanità seguono una variabile politica, la spesa esplode negli anni più vicini alle elezioni. Il primato italiano è della giunta Storace, che ha governato il Lazio fino al 2005: nel suo ultimo biennio la sanità regionale è andata in rosso di ben 3,4 miliardi. Spesi per che cosa? Tutta buona sanità? Non proprio tutta se, negli stessi mesi le ammissioni (parziali) dell'imprenditrice Anna Iannuzzi, detta Lady Asl, hanno rivelato mazzette, imbrogli e rimborsi falsi e provocato 70 arresti, inguaiando anche tre assessori regionali: Giulio Gargano, Marco Verzaschi e Giorgio Simeoni, che è diventato deputato di Forza Italia. Nel frattempo, la giunta è cambiata, insieme ai 19 direttori generali: ora c'è un tecnico, accanto a 7 Ds, 8 della Margherita, 1 del Prc e 1 del Pdci, a rispecchiare gli equilibri in giunta. I manager di Marrazzo hanno promesso pulizia e rigore. Hanno cominciato col cambiare primari e ridefinire gli appalti. E poi si sono trovati, quindici giorni fa, con le cronache di un giro di mazzette per un appalto informatico da 21 milioni di euro. Tra gli accusati, Anna Maria Robustellini, presunta "socia occulta" della ditta sub-appaltatrice Inside e, contemporaneamente, responsabile dei bilanci della Asl RmC. La stessa di Lady Asl. Tutto cambia a Roma C, per non cambiare nulla. Quando si tratta di spartirsi una ventina di milioni.  In un vortice di mazzette e appalti, quello che sembra importare meno a molti dirigenti è il fatto che stanno amministrando la salute pubblica. E che ogni euro in mazzette e servizi scadenti è un euro tolto ai malati. Ma la questione morale in sanità non esiste, se i presunti corrotti finiscono in Parlamento e nessuno sembra pagare mai il conto. Basti pensare a cosa accade in Sicilia, dove il debito sanitario aumenta di anno in anno, insieme alla fuga nelle altre regioni e nel privato dei malati. Che altro non possono fare se si si dà retta alle ispezioni fatte nella scorsa legislatura dalla commissione di controllo sul Servizio sanitario del Senato, che racconta raccapricciata lo stato dei due più grandi ospedali di Palermo, il Villa Sofia e il Policlinico universitario. Eppure, la giunta di Totò Cuffaro ha lasciato in eredità un disavanzo di tre miliardi. Andati anche a pagare Michele Aiello e la sua clinica oncologica Villa Santa Teresa, a Bagheria, che quando a governare la Sicilia era l'Udc di Cuffaro, incassava ogni dodici mesi 50 milioni di euro, mentre oggi che Aiello è stato condannato a 14 anni per mafia, la regione ne paga solo 6. Il prezzo di un ciclo di cure contro il tumore alla prostata è sceso da 136 mila a 8 mila euro. E il pentito Nino Giuffrè ha convinto i giudici: «Nel centro di Aiello erano rappresentati gli interessi economici di Provenzano». In Sicilia la mafia uccide, ma la politica cura. Attraverso i direttori lottizzati, i partiti scambiano voti con assunzioni (47.970 dipendenti della sanità regionale, con 12.808 dirigenti e 3.009 autisti per 256 ambulanze), con appalti (record nazionale di acquisti di beni e servizi: più 56 per cento in quattro anni) e con accreditamenti di cliniche, laboratori e studi privati (addirittura 1.844, per metà gestiti da un solo dottore). Cuffaro, che a gennaio ha festeggiato con i cannoli la condanna a cinque anni per favoreggiamento aggravato dall'aver aiutato «singoli mafiosi», ora confida nella prescrizione in appello, ma la pista degli interessi della sua famiglia nella sanità potrebbe riaprirsi a sorpresa. Un'inchiesta della polizia e dei pm di Palermo sta ricostruendo la mappa di un comitato d'affari sospettato di governare la sanità nella provincia di Trapani. L'accusa ipotizza che alcuni centri privati siano in realtà imprese mafiose, create per drenare milioni di rimborsi pubblici. Gli artefici di questa specie di cupola sanitaria, stando ai pochi atti finora depositati, fanno ripetuti riferimenti a presunti interessi di «famigente liari di Totò Cuffaro»: gli inquirenti stanno cercando riscontri. La lobby trapanese pilota anche nomine e promozioni dei medici: gli inquirenti hanno già scoperto 60 raccomandazioni, tutte andate a segno. Finora pochissimi dottori hanno rotto l'omertà, ammettendo di dovere, oltre al posto, una continua obbedienza ai «pupari » della sanità.  A Trapani chi sgarra paga: questa inchiesta è partita dall'omicidio, nel 2005 a Mazara del Vallo, di un infermiere risultato comproprietario del centro clinico "Cem". Nell'anno di interregno tra Cuffaro e Lombardo la salute dei siciliani è stata amministrata dai direttori generali (10 di Forza Italia, 6 dell'Udc, 6 dell'Mpa, 4 di An, un commissario e un cattedratico), che si sono spartiti una torta «incredibile», come la definisce la Corte dei conti: «Nel 2007 la spesa sanitaria è cresciuta da 7,5 a 8,5 miliardi (più 13 per cento), con un incredibile aumento di quasi 200 euro per ogni residente. Un costo assolutamente spropositato rispetto alla qualità del servizio», visto che i contribuenti siciliani continuano a pagare «218 milioni l'anno per curarsi in altre regioni ». Ma il nuovo governatore Raffaele Lombardo promette che tutto cambierà. E ha pronti i suoi uomini. In un clima nazionale che sembra promettere l'impunità, anche nella sanità le elezioni possono più delle inchieste. E scombinano le fedeltà politiche: in Campania, dove la giunta Bassolino spende dal 2005 più di 9 miliardi all'anno per ritrovarsi con debiti netti per 4 e mezzo, ora i direttori di Asl e ospedali targati Pd sono saliti a 19, grazie a un'ex di Rifondazione e a Luigi Annunziata, il manager ex Udeur che faceva infuriare Sandra Mastella perché non nominava i primari di suo gradimento. L'Udeur ora all'opposizione ha solo tre poltrone, i socialisti due.  Questi gli equilibri del nuovo assetto politico. Ma la Campania va alle urne e gli uomini di Bassolino stringono le fila: a far saltare il risiko potrebbe essere il vero uomo forte della sanità in Campania, l'assessore Angelo Montemarano, il postdemitiano che per otto anni ha guidato l'Asl Napoli 1 (con oltre un milione di assistiti e 9 ospedali), creando circa metà di quel passivo che ora, come assessore, dovrebbe risanare. In bilico sembra essere anche la poltrona di Armando Poggi, che ha fatto il miracolo di salvare l'Asl Napoli 3 dopo lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Ma ora è in rotta con Bassolino. E chissà se il terremoto Montemarano lo manterrà in sella. Ma ad aver problemi con le nomine non sono solo gli amministratori del sud. Nel novembre scorso il sindaco di Milano, Letizia Moratti, si è trovata indagata, tra l'altro, per aver assunto come responsabile dei servizi sociali, «senza concorso», l'ex dirigente sanitaria calabrese Carmela Madaffari. Nel suo curriculum spiccava la «decadenza per gravi inadempienze» dalle Asl di Lamezia Terme e di Locri. La procura della Corte dei conti, che rimprovera alla giunta Moratti di aver sprecato 11 milioni in questa e altre nomine, conclude che il «garantismo » riservato alla prescelta «sembra dovuto anche ai cittadini» che hanno «altrettanto diritto di essere amministrati da dirigenti senza ombre ». E di ombre sulla sanità lombarda ce ne sono molte. È vero, l'eccellenza di molti ospedali, soprattutto pubblici, attrae malati e i bilanci sono quasi a posto: 435 milioni di buco dal 2001 al 2006. Ma la sanità privata è alla sbarra: il bilancio provvisorio è di 66 indagati, 9 ospedali sotto inchiesta, oltre 7 mila truffe già accertate, dozzine di interventi «criminali» e giudici che tuonano contro «rimborsi gonfiati sistematicamente ». E i numeri fanno pensare a un problema di sistema: stranamente, in Lombardia un ricovero pubblico costa in media 3.127 euro, mentre ognuna delle 272 mila degenze private vale 129 euro in più. Non è così nella stragrande maggioranza delle regioni: il privato costa meno del pubblico anche, in genere perché è in gran parte sul pubblico che pesano gli interventi sanitari di maggior impatto (dai trapianti alle neurochirurgie alle rianimazioni). Il record del risparmio è del Friuli, che paga alle cliniche 600 euro in meno. Non a caso la giunta Illy è l'unica in Italia che ha chiuso il quinquennio sanitario in attivo: più 102 milioni. Eppure Illy ci ha rimesso la poltrona. Non sempre il buon governo della sanità paga. E i partiti stringono il cerchio: il governatore forzista del Veneto Giancarlo Galan rivendica che è stato «giusto » assegnare a fine anno, senza qualsiasi selezione di merito, 18 poltrone sanitarie «ai più capaci»: tutti di Forza Italia. Mentre la Lega protesta perché ha tre direttori e An tuona perché ne ha solo uno «neanche designato dal partito». Ma così fan tutti, come diceva Clemente Mastella accusato di lottizzare i primari: sembra proprio il manuale Cencelli a disegnare la mappa del potere sanitario. Perché la torta della sanità serve a comprare consensi e perfino a scalare i partiti, come faceva in Piemonte il direttore dell'ospedale Molinette, Luigi Odasso, che con le tangenti riscosse sugli appalti del suo ospedale si era pagato, tra l'altro, 1.600 tessere di Forza Italia. E serve a far girare la macchina della politica, come è accaduto, secondo i pm di Bari, anche in Puglia. Qui l'ex governatore Raffaele Fitto, ora deputato, ha evitato l'arresto, bloccato dal Parlamento, per i 500 mila euro versatigli dal gruppo Tosinvest della famiglia Angelucci. In dicembre i pm hanno chiesto di processarlo anche per associazione per delinquere e peculato. Ma Fitto è a Roma e a comandare la Puglia oggi è Nichi Vendola, che per ripulire il business della salute ha chiamato il tecnico Alberto Tedesco, anche se le aziende di suo figlio vendono prodotti sanitari a due cliniche accreditate. Tutto cambia a Bari, ma gli stessi pm del caso Fitto ora accusano la dirigente nominata da Vendola e Tedesco, Lucia Buonamico, di aver accreditato cliniche senza requisiti. Una trappola per colpire chi fa pulizia o un nuovo scandalo? Ogni risposta è prematura: l'inchiesta è ancora agli inizi. Per Fitto invece il caso è chiuso: l'ex governatore è entrato nel governo Berlusconi, come ministro per i rapporti con le Regioni. Anni di inchieste e processi, dunque, ma chi è rimasto nella rete della giustizia? Tra vecchi benefici e nuovi sconti di pena, oggi nessun colletto bianco rischia la galera per condanne inferiori ai sei anni di reclusione. Per la corruzione, il massimo è cinque. E così si avvera la profezia del magistrato Piercamillo Davigo, che nel 1992, dopo il primo arresto di Tangentopoli (Mario Chiesa, mazzette su appalti sanitari), capì che le successive condanne, per quanto numerose (ben 1.408), sarebbero servite solo a «far evolvere una nuova specie più resistente alle indagini». Come dire che gli impuniti ormai sono più furbi dei pm.  Ha collaborato Mariaveronica Orrigoni Fonte: espresso

lobby e sanita' (2): Lazio

'Giornali del gruppo per fare lobby e la Regione pagava false prestazioni' Repubblica — 05 febbraio 2009 pagina 12 sezione: POLITICA INTERNA  ROMA - «La pressante influenza, attraverso i mezzi di informazione di loro proprietà, sulle cariche istituzionali della Regione Lazio, Presidente della e assessore alla Sanità»; i vincoli stretti con «il presidente dell' Aiop, associazione italiana ospitalità privata, in realtà il plenipotenziario della Tosinvest per i rapporti con le istituzioni pubbliche». Ma anche i legami con i «funzionari della Regione Lazio e dell' Agenzia sanità pubblica che consentivano di partecipare e organizzare la volontà decisionale della Regione Lazio». Sono i «tre livelli operativi» con i quali gli Angelucci, padre e figlio, e il loro impero Tosinvest era in grado di «assicurarsi l' impunità per il proprio operato assicurandosi informazioni riservate ed esercitare pressioni anche sulle indagini sulle loro attività». Così il gip Roberto Nespeca nelle ottocento pagine di ordinanza di custodia cautelare fotografa il potere del "re" delle cliniche del Lazio. La rete di protezione. «Pur non rivestendo ruoli operativi nella struttura San Raffaele e nel gruppo Tosinvest, esercitando un controllo diretto delle attività aziendali e assicurano al sodalizio una rete di copertura in grado di garantire alla struttura la possibilità di conservare profitti illeciti ( prestazioni non effettuate ma remunerate». Il Gip Nespeca specifica anche i ruoli svolti dagli Angelucci: «Curano le relazioni esterne mettendo a disposizione della struttura sanitaria per dispensare favori per ricoveri e prestazioni diagnostico- strumentali. Consentono rettifiche o smentite con l' utilizzo strumentale dei messi d' informazione di loro proprietà. Esercitano attività di pressante influenza sulle cariche istituzionali della Regione Lazio con lo scopo di interferire nella fase di regolamentazione normativa, attraverso delibere di giunta o l' emissione di singole determinazioni ed evitano o attenuano le attività della Regione per il contenimento della spesa sanitaria». Le pressioni su Marrazzo. Il 17 settembre 2007 Angelucci senior parla con Mauro Casanatta, presidente regionale dell' Aiop: «Mauro, ho visto adesso Piero (Marrazzo) che ha incontrato prima Lionello Cosentino. Ahoo, queste cose non le dire... Allora, mi ha detto questo Piero: "Guarda Tonino, so come sta la situazione, so cosa state preparando (protesta stampa contro l' ex assessore alla Sanità Augusto Battaglia) e avete ragione. Cosa vi devo dire... Allora lui ( Marrazzo) sarebbe disposto a fare un tavolo e a incontrarci mercoledì stesso. Mettiamo tutto sulla bilancia e facciamo un protocollo valido fino al 2010. In effetti è quello che volevamo noi». Casanatta risponde: «Certo. Angelucci: Alla fine però mi ha detto 'a Tonì io sto facendo quadro con Lionello Consentino, in questa maniera mi posso muovere come posso perché finora se il Pd sta dietro ad Augusto Battaglia, io che te posso fa' ?». Il figlio del procuratore. «La Tosinvest ha adottato una strategia tesa ad ottenere il massimo profitto economico e suscita un indubbio timore reverenziale nei confronti dei funzionari - accusa ancora il gip - I vertici del sodalizio si dimostrano consapevoli di poter superare qualunque ostacolo, così come nel caso dei sequestri delle cartelle cliniche presso il San Raffaele. I proprietari della Tosinvest avvicinano il figlio del procuratore di Velletri, Rinaldo Mazzetti che lavora presso una struttura del gruppo per poter influenzare le indagini in corso». I funzionari complici. Tra le ottocento pagine dell' ordinanza, sono molte le intercettazioni che riguardano i legami tra le cliniche Angelucci e funzionari dell' Asl RM H e della Regione. Fabio Passafiume, responsabile del settore di controllo dell' Asl RH spiega al suo interlocutore:«I ricoveri riguardavano patologie finte e le impegnative fanno ridere». Maurizio Iacono, responsabile dell' area accreditamenti nel parlare della clinica San Raffale spiega: «lo sappiamo bene che tarrocano le cartelle». In un' altra telefonata Antonio Vallone, ad della Tosinvest commenta: «Bisogna crescere questi sono gli obiettivi». Il manager Asl e l' ispezione. Il 6 settembre 20o7 Antonio Angelucci parla con Luciano Mingiacchi, manager della Asl RmH: «Senti una cosa, sono arrivati i Nas da noi, fanno un' ispezione. Un atto dovuto, però mi sono meravigliato. C' è qualcosa che non funziona. Allora cominciamo a predere carta e penna denunciamo tutto alla Procura. Strano è che tu mi fai una lettera dove mi contesti una serie di cose, mi sembra antipatico. Non pensi che occorre un chiarimento?». Il titolo su Libero. Il 22-11-07 Angelucci padred parla con Battaglia che si lamenta di un titolo su Libero. Subito dopo Angelucci chiama il vice direttore di Libero e chiede spiegazioni. - (m.b. e c.p.)

Sanita' e lobby (1): Puglia

Sanità, "Una lobby in stile Romeo" Un governo ombra sulla Sanità in Puglia di Gabriella De Matteis , da la Repubblica.it , Bari, febr, 2009 Una «lobby», composta da funzionari dell´assessorato alla sanità, di alcune Asl pugliesi e da imprenditori. Un gruppo di potere che aveva creato un sistema, simile a quello di Romeo in Campania. Che pilotava gli appalti, le procedure di accreditamento. Per il momento è questa l´ipotesi investigativa sulla quale lavora la Direzione distrettuale antimafia. L´inchiesta conta quindici indagati, tra i quali l´ormai ex assessore alla Sanità, Alberto Tedesco.  Ma nel fascicolo del pubblico ministero Desirèe Digeronimo ci sono anche una valanga di sospetti, alimentati dalle intercettazioni telefoniche. Alcune sono state decisive per acquisire gravi indizi di colpevolezza. Altre hanno fornito spunti che devono essere approfonditi. L´epicentro dello scandalo era la Bat, la sesta provincia pugliese. Ma le indagini riguardano anche altre città e quindi altre Asl, da Lecce a Foggia, passando per Taranto e Bari dove i carabinieri del reparto operativo hanno acquisito carte e documentazioni. Tutto ruotava attorno all´assessorato alla sanità, ai più stretti collaboratori di Alberto Tedesco. Dagli uffici baresi, ipotizzano gli investigatori, arrivavano indicazioni a quelli periferici delle Asl. E ai direttori generali, ai manager delle aziende sanitarie non restavano troppe alternative, se non quella di tradurre in realtà «i consigli» baresi. Non fosse altro perché - così sospettano gli investigatori - gli stessi direttori generali erano stati scelti non sulla base dei requisiti. Questo è lo scenario che emerge dall´inchiesta della Dda.  Al centro del fascicolo ci sono le pratiche per la fornitura di strumentazioni, destinati agli ospedali. Le gare non sempre ci sono state, in alcuni casi le Asl hanno fatto ricorso ad affidamenti diretti, in altri invece gli appalti erano pilotati, con unico obiettivo: far vincere le stesse aziende. E al centro degli accertamenti dei carabinieri del reparto operativo ci sono anche le forniture, garantite ad alcuni ospedali anche dalle aziende riconducibili ai figli di Tedesco (che, comunque, non sono iscritti nel registro degli indagati).  Questo è un filone del fascicolo, l´altro riguarda i rimborsi per le prestazioni, erogate da alcuni centri privati. C´è il caso, ad esempio, di una struttura di Matera, specializzata nella riabilitazione domiciliare che ha erogato il servizio nel territorio dell´Asl della Bat. Nel 2007 ha raggiunto un fatturato di 300mila euro. E solo nel mese di marzo ha ottenuto rimborsi per 80mila euro. Un servizio che, aveva fatto notare in un´interrogazione il consigliere regionale Nicola Marmo, altri ambulatori accreditati avrebbero potuto fornire. Sotto la lente d´ingrandimento c´è poi un centro di riabilitazione di Bernalda di proprietà di un imprenditore biscegliese, molto vicino politicamente all´assessore alla Sanità, Alberto Tedesco. Secondo quanto denunciato da alcuni consiglieri regionali di Alleanza nazionale, c´è stato un incremento improvviso di mobilità extra regionale dalla Puglia verso questa clinica. In particolare ci sarebbe un contratto stipulato tra la Asl di Taranto e la clinica con un tetto di 524mila euro per le prestazioni di riabilitazione.  Le indagini non sono concluse. La Direzione distrettuale antimafia ipotizza oltre al reato di associazione per delinquere anche quello di corruzione, ma sino a questo momento non è stato accertato un giro di tangenti in denaro. Piuttosto si ipotizza un grande sistema clientelare basato su scambio di utilità: appalti e rimborsi affidati agli amici in cambio di fedeltà e sostegno elettorale. Il prossimo passo dell´inchiesta ora sarà la convocazione in procura dei quindici indagati, tra i quali l´assessore uscente Alberto Tedesco. ....... 

lunedì 9 marzo 2009

Medicina hight tech : telemedicina , farmaci intelligenti, ecc.

Telemedicina , farmaci intelligenti, esami via sms , la salute punterà su dottori a distanza di monitor, controlli tramite software, di Monica Marcili da Donna di la Repubblica , del 7/3/09 Chirurgia robotizzata Prego, sì accomodi, il me­dico è oniine: inserisca la password. Preferisce rice­vere la visita in campagna o si troverà in città? L'im­portante è che ci sia una connessione Internet ad alta velocità, E non dimentichi di prendere la nano-medicina: il suo cervello mostra affaticamento". Un discorso fantascientifi­co, che però può diventare routine. La telemedicina, la chirurgìa robotizzata ed i farmaci progettati con le nanotecnologie sono già una realtà, destinata a rivoluzionare la figura e la preparazio­ne del medico. A patto di superare qualche banale intoppo organizzativo e tecnologico. Con la telechirurgia i medici operano a distanza, manovrando un robot, che può essere, per esempio, una sonda collegata a un computer. Per ora il li­mite di queste operazioni è legato al costo dì avere a disposizione una linea superveloce di trasmissione dati, che permetta al medico dì avere un feed-back in tempo reale fra la sua decisio­ne e la manovra, come spiega il professor Eugenio Quaini, cardiochirurgo e consulente scientìfico del Diparti­mento cardiovascolare degli Ospedali Riuniti di Bergamo: «Per poter garanti­re affidabilità e sicurezza è necessario lavorare con una banda che possa tra­smettere almeno 10 Mbìts al secondo - effettivi e contìnui - e che garantisca un ritardo di trasmissione non superio­re a 165 millìsecondi. Chiaramente l'utilizzo di questo tipo di connessioni, già disponìbili, comporta un costo proibitivo che al momento attuale non giustifica l'utilizzo diffuso della tecni­ca». Ma la chirurgia a distanza ha aperto un nuovo filone dì ricerche: sa­rà sempre meno necessario '"aprire" il paziente, limitando così il rìschio dì in­fezioni ed errori, come accenna i! professor Pier Cristoforo Giulianotti, chi­rurgo e direttore della divisione di chi­rurgia generale e robotica dell'Univer­sità delI'IIinois di Chicago: «I campì di innovazione più attivi in questo mo­mento sono la miniaturizzazione degli strumenti e lo sviluppo di software complessi per l'acquisizio­ne dì immagini in modo che la base dell'atto chi­rurgico dì "guardare" con i nostri occhi, che richiede ovviamente l'apertura del corpo, possa essere sosti­tuita da immagini ricostrui­te al computer utilizzando gli ultrasuoni. Questa è la base della robotica mini­mamente invasiva». E se il paziente avesse qualche timore? «Non c'è al­cun rischio, nella peggiore delle ipotesi l'intervento può essere immediata­mente convertito in tradizionale», ras­sicura Giulìanotti. Purtroppo la telemedicina sta avanzando molto len­tamente, spiega il dottor Remo Bedini, responsabi­le del laboratorio di telemedicina ed elettronica medica all'Istituto di Fisiologia cllnica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa: «Esistono tecnologie sofisticate che potrebbero permettere una tele­medicina effettiva, ma questo non ac­cade per un semplice e banale proble­ma di organizzazione. Un'unica ecce­zione su tutti: Israele. Paradossalmen­te le problematiche socio-economìche di questo Paese hanno stimolato e dif­fuso ampiamente quello che per noi è ancora un approccio futuristico. Eppu­re l'Italia potrebbe non essere seconda a nessuno: risale addirittura al 1984 il primo progetto dì telemedicìna per cardiopatici». Monitoraggio a distanza Ci sono persone che hanno bisogno dì un "occhio vigile" in modo costante: è il caso dei diabetici. GlucoTel è sul mer­cato dallo scorso novembre: un pic­colo apparecchio elettronico che con­sente di monitorare la glìcemìa e spedire i dati direttamente al database del medi­co attraverso il cellu­lare. Lo usano molti diabetici tedeschi, olandesi e quelli degli Emirati Arabi Uniti, ma anche svedesi, austriaci e perfino turchi. È un'idea dell'azienda BodyTel e, come spiega il suo direttore marketing, Mìchaela Klinger, rende più facile anche il lavoro del medico: «I dati sono trasmessi in tempo reale, il monitoraggio da parte dello speciali­sta è continuo e aggiornato e ci sono funzioni di allarme che tramite sms o e-mail avvisano il medico se i valori re­gistrati escono dai range. Vogliamo av­viare un sistema analogo per monito-rare peso e pressione, che sarà dispo­nibile alla fine dell'anno». Le nanotecnologie permettono di smontare e rimontare gli atomi come se fossero pezzi di Lego: ottenere in questo modo nuove molecole funzio­nali è lo scopo dei "designer" di nano-farmacì. Una delle ultime notìzie in questo campo è la realizzazione di una specie di "micro-sommergibile" per la consegna dì principi attivi di­struttivi alle singole cellule tumorali, ri­sparmiando così il tessuto sano. Il lea­der di ricerca si chiama Dan Peer, è Direttore del Laboratorio dì Nanomedicina del dipartimento di Ricerca cellu­lare e immunologia e del Centro per le Nanoscienze e Nanotecnologie del­l'Università di Tei Aviv e dice: «Abbia­mo impiegato circa quattro anni per mettere a punto questo nano-dìspositì-vo e continuiamo a perfezionarlo. Per ora gli esperimenti condotti sui topi non hanno evidenziato effetti collatera­li, ma per affermare la stessa cosa su­gli umani dobbiamo aspettare i risultati delle prime prove, che prevediamo ini­zieranno fra due anni. Il nostro siste­ma è come se fosse "invisìbile" al si­stema immunitario ed è completa­mente digeribile». Anche in Europa è ini­ziato uno studio di nanomedicina: riguarda la cura e la diagnosi deli'Alzheimer. Il pro­getto si chiama NAD (Nanoparticles for therapy and diagno-sis of Alzheimer Disease), è finanziato dal Settimo Programma Quadro del­l'Unione Europea, avrà un costo totale di 14.6 milioni dì euro, dì cui 3,8 desti­nati all'Università di Milano Bicocca, a cui appartiene il direttore scientifico del progetto, il professor Massimo Masserini che spiega: «Stiamo realiz­zando nanoparticelle multifunzione: a esse saranno legate molecole in grado di riconoscere (diagnosi) e distruggere (terapia) le placche amiloidi che si de­positano nel cervello. La parte più diffi­cile è far passare questi nanofarmacì attraverso la barriera emato-encefali­ca, il sistema di protezione del cervello che blocca le sostanze nocive presenti nel sangue e purtroppo anche i tarma­ci. Per ora le prove sono state eseguite in vitro ma entro quest'estate inizieran­no le prove sui topi». DIAGNOSI A 2.680 KM Cartelle cllniche elettroniche consultateli a distanza e comunicazioni via satellite per chiedere consulti medici da tutto il mondo: questo è, in poche parole, il "Progetto Tristan", dal nome dell'isola considerata uno degli insiediamenti umani più remoti al mondo: Tristan da Cunha. situata a circa 2.680 chilometri a ovest dì Città del Capo. Ora i pazienti e i medici di questa città possono accedere a teleassistenza medica avanzata, grazie a servizi e supporto offerti da un team di alta tecnologia, guidato da IBM e Beacon Equtty Partners, sotto la guida del Medicai Center dell'Università di Ptttsburgh e la consulenza del dottor Richard Bakalar. Chief Medicai Officer per IBM, che ha creato anche il primo Ufficio di Telemedicina (Telemedicine Office) integrato della Marina Militare statunitense. Racconta Paul Grundy, uno degli ideatori del progetto: «Fino a poco tempo fa, l'unico medico dell'isola, il dottor Care! Van der Merwe, poteva affidarsi a una tecnologia minima e a un supporto medico limitato. Lavorando da un ospedale senza nemmeno un telefono per fornire assistenza ai pazienti, spesso ha eseguito diagnosi e procedure "salvavita" senza apparecchiature adeguate o competenza specialistica. Data l'assenza dì un sistema di comunicazioni in grado di accettare allegati di posta elettronica e aiutare a interpretare le radiografie o gli elettrocardiogrammi, il medico si affidava a immagini digitali scansite, stampate e mandate via fax a specialisti a migliala dì chilometri di distanza, ritardando le diagnosi di giorni». Ora il medico locale acquisisce elettronicamente e condivide dati e informazioni con il resto del mondo, oltre a dialogare con i colleghi mediante videocamera».

domenica 8 marzo 2009

COMUNICAZIONE SANITARIA E POTERE

stralcio dall'intervento di Gianfranco Domenighetti , dell'Istituto di Comunicazione Istituzionale e Formativa (ICIF), Università della Svizzera Italiana e Istituto di Economia e Management della Sanità (IEMS), Università di Losanna

............................PER UNA POLITICA SANITARIA ANCHE DI TIPO “CULTURALE”  Un’ulteriore considerazione, più di fondo, è che, stante l’attuale scollamento tra medicalizzazione della vita (che eserciterà una pressione significativa sulla crescita dei costi, delle prestazioni e dei servizi) e risorse disponibili per il finanziamento dei sistemi sanitari, è indispensabile e urgente la messa in atto accanto alla classica politica sanitaria di tipo organizzativo-strutturale anche di una politica sanitaria di tipo culturale che miri appunto a combattere il consumismo e a ricondurre alla realtà dell’”evidenza” le attese smisurate ed in larga misura indotte degli individui e della società verso l’efficacia dell’impresa medico-sanitaria. Una tale politica dovrebbe essere fondata sull’informazione istituzionale e centrata sulla comunicazione del rischio e sulla messa in evidenza dell’incertezza della medicina, dei conflitti di interesse e della “corruzione” soggiacenti (34) in modo tale da creare un sano sospetto (o se si preferisce “un approccio scettico”) verso l’efficacia a 360 gradi di tutto quanto proposto dal sistema e dal mercato (35). Il problema è che il successo di una tale politica sanitaria di tipo culturale in vista di una “deprogrammazione” della società civile richiederebbe la partecipazione entusiasta dei professionisti della sanità, il che non sembra essere, almeno fino ad oggi, per nulla evidente.  CONCLUSIONI  Oggigiorno la comunicazione sanitaria diretta verso la società civile dovrebbe quindi anche, se non soprattutto, orientarsi verso una lettura critica della medicalizzazione della vita indotta direttamente o indirettamente dall’industria della tecnologia della salute. Non a caso il rapporto 2006 di Transparency International (34) è tutto dedicato alla “Corruzione nel settore sanitario”. Infatti, asimmetria informativa, complessità e incertezza danno ai produttori, ai fornitori e ai prescrittori di beni e servizi sanitari una rendita di posizione sconosciuta agli altri settori economici di largo consumo. Essa è in grado di manipolare le preferenze dei cittadini che, nella loro quasi totalità, preferiscono ovviamente vivere piuttosto che morire. L’uso dell’e-health e di internet può o potrà aiutare il cittadino a distinguere il “grano dal loglio”? Probabilmente già ora i giovani (più abili in informatica) nella misura in cui conoscono la lingua inglese e sono minimamente “letterati” al gergo medico-sanitario possono accedere a siti di qualità come ad esempio quelli prodotti dal National Health Service britannico o da altre agenzie pubbliche e, in Italia, dall’Istituto Mario Negri (www.partecipasalute.it). Sicuramente in un prossimo futuro internet e l’e-health saranno un potentissimo strumento di “empowerment” del cittadino-consumatore che tuttavia necessiterà, in particolare per il paziente, della verifica tramite la comunicazione interpersonale con un professionista della sanità. Tuttavia il confronto dialettico ne sarà probabilmente arricchito per tutte quelle situazioni dove l’urgenza non imporrà decisioni immediate. “Secondo Google sto benissimo” è una frase che, sempre più spesso, comincia a diffondersi (35).  segue bibliografia

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Disease Mongering (malattie forzose)

A Collection of Articles on Disease Mongering in PLoS Medicine Illustration: Giovanni Maki Inaugural Conference on Disease Mongering April 11-13, 2006 Newcastle, Australia www.diseasemongering.org

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