martedì 9 luglio 2013

Draghi allontana prospettive di ripresa Eurozona

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Il presidente dell'Eurotower taglia le stime di crescita della zona euro e lo spread supera i 280 punti. A incassare peggio il colpo è Milano, dove Mps perde oltre l'8% e Fiat indietreggia del 6,4% dopo un report di Morgan Stanley. Pesa anche l'annuncio della Federal Reserve...di  | 6 giugno 2013

.............Hanno inciso sicuramente le dichiarazioni di Draghi, secondo cui il risanamento di bilancio è “inevitabile” per l’Eurozona. “Non può esserci crescita con una creazione infinita di debito“, ha avvertito, “prima o poi si viene puniti ed è esattamente quel che è successo”. E’ servito a poco, quindi, l’annuncio con cui la Bce ha lasciato i tassi d’interesse di riferimento fermi allo 0,5% per stimolare la crescita, una decisione che era attesa dal mercato. La tensione in Borsa è dovuta anche all’annuncio con cui la Federal Reserve, la Banca centrale americana, ha dichiarato ieri che il tasso di crescita dell’economia Usa resta “fra il modesto e il moderato”, sottolineando che il credito concesso dalle banche è aumentato soltanto in maniera “modesta” e che la ripresa dell’economia è legata all’occupazione..

lunedì 8 luglio 2013

Stamina consegna i protocolli

Milano, 5 lug. (Adnkronos Salute) - "La data fissata con l'Istituto superiore di sanità per la consegna del protocollo" per l'applicazione del metodo Stamina è l'1 agosto". Ad annunciarlo all'Adnkronos Salute è Davide Vannoni, presidente di Stamina Foundation. La consegna "ci sarà", spiega, salvo colpi di scena. E' infatti prevista un'altra tappa cruciale prima della consegna del protocollo: "Il 12 luglio si terrà il primo incontro di Stamina con il comitato scientifico per la sperimentazione"..................

sabato 6 luglio 2013

Mediazione obbligatoria: le proposte anticostituzionali della Casta.LA DEBOLEZZA DEL PD, aggiustatutto spostato verso la Casta AVVOCATIZIA

orso castano : l'atteggiamento della Casta avvocatizia si commenta da solo!! Vogliamo la Mediazione Obbligatoria, cosi' ciome era nella formlazione originaria, sena , ovviamente l'eccesso di delelega!!

A.N.P.A.R. (Associazione nazionale per l'arbitrato & la Conciliazione
dal 1995)

www.anpar.it

info@anpar.it

Al presidente Epifani

e ai signori On. del Parlamento

Apprendiamo da organi di stampa che il PD ha manifestato il proprio
interesse ad approfondire la proposta avanzata dal CNF di introduzione
della procedura di negoziazione assistita degli avvocati, per il
raggiungimento di un accordo tra le parti che abbia valore di titolo
esecutivo, evitando di andare in tribunale. Per vostra più opportuna
conoscenza alleghiamo il comunicato già inviato a tutte le forze
politiche presenti in Parlamento, che ha "fortemente voluto" la
reintroduzione della mediazione civile, dopo l'eliminazione
dell'eccesso di delega rilevato dalla consulta al comma 1
dell'articolo 5 del D. Lsg 28/2010. L'eccesso di delega una volta
sanato anche secondo i suggerimenti "indiretti" della Corte fa sì che
il D.Lsg citato deve ritornare ad essere applicato così come previsto
nella sua formulazione originaria e senza stravolgimenti. Quello che
volete proporre su impulso "di avvocati al vostro interno", oltre ad
essere già stato motivo di dicussione delle parti interessate avanti
alla Commissione Giustizia del Senato (presente anche ANPAR) l'anno
scorso è un voler coartare la volonta dei cittadini che non sarebbero più liberi di risolvere una controversia tra di loro senza l'assistenza di nessuno (il contrario sarebbe una norma anticostituzionale). Cercate di fare piuttosto che  eliminare dai regolamenti degli organismi di mediazione il potere al mediatore
di "FARE UNA PROPOSTA". 

venerdì 5 luglio 2013

da Panorama .it Francia e Gran Bretagna spiavano come gli USA. Lìombra del grande fratello non e' piu' un'ombra ma una realta'

È Prism-fobia,ecco i software spia di Francia e Regno UnitoAntonino Caffo
Le rivelazioni sul programma di spionaggio della NSA, PRISM, hanno causato un coro di indignazione in tutta Europa. Se è la Germania la nazione che più di altre si è mostrata contraria allo spregiudicato utilizzo dello spionaggio governativo, in altri paesi le dichiarazioni di Edward Snowden hanno lasciato segni minori per due buone ragioni: le agenzie governative locali già sapevano e facevano lo stesso. Stiamo parlando di Francia e Gran Bretagna nazioni in cui, secondo le notizie degli ultimi giorni, erano già presenti programmi spia alla stregua di PRISM. Oggi il quotidiano francese Le Monde ha dimostrato l’esistenza di un software della DGSE, la Direzione generale per la sicurezza esterna francese, per raccogliere sistematicamente dati da computer e telefoni in Francia sia per comunicazioni interne che rivolte all’estero. Tutte le email, messaggi di testo, registrazioni telefoniche e accessi ai social network vengono conservate per anni.
Decisamente ai margini della legalità, il programma utilizzato dai servizi di Intelligence ha raccolto, da anni, i metadati delle conversazioni digitali e via cavo dei francesi. L’obiettivo è quello di conservare non il contenuto dei messaggi ma il contenitore, ovvero i le informazioni sugli interlocutori, date e orari, così da essere utilizzati per indagini future rilevanti. Come afferma Le Monde , il DGSE ha un palazzo di tre piani a Parigi, compreso di seminterrato, dove si trova un supercomputer in grado di gestire decine di milioni di gigabyte di dati. Altri servizi segreti francesi hanno accesso al database attraverso quella che viene chiamata “condivisione delle infrastrutture”. La Commissiona francese per l’informatica e le libertà (CNIL) ha affermato come “il regime giuridico delle intercettazioni di sicurezza vieta che vi siano sistemi del genere attuati dai servizi segreti, sulla falsariga di PRISM”. Questo perché la legge non permette l’archiviazione di massa di dati tecnici da parte di nessuno, tantomeno dell’intelligence. Ascoltato da Le Monde, un parlamentare francese ha confermato: “Gran parte dei collegamenti elettronici in Francia sono intercettati e memorizzati dal DGSE”.
Oltremanica la situazione non è migliore. Secondo l’edizione britannica di Wired , lo scandalo PRISM che ha inghiottito gli Stati Uniti non ha risparmiato il Regno Unito. Snowden ha fatto saltare il coperchio dall’enorme pentolone dello spionaggio 2.0 e sui rischi della privacy ai tempi di internet. “Negli ultimi due anni – si legge – un’unità segreta della polizia metropolitana di Londra (il Met) ha utilizzato strumenti di sorveglianza generalizzata delle conversazioni sui social media dei britannici”. Operativa 24 ore al giorno e durante tutta la settimana la piattaforma, chiamata Social Media Intelligence o meglio “Socmint”, ha un organico di 17 agenti della National Domestic Extremism Unit (NDEU) chespiano ogni giorno migliaia di tweet, post su Facebook, video YouTube e qualsiasi altro contenuto giri nella sfera social dei cittadini di sua maestà.

Socmint è stato avviato a partire dalle sommosse londinesi del 2011 e nutre di una sostanziale differenza con la controparte statunitense. Mentre PRISM raccoglie i dati privati che, in teoria, dovrebbero essere nascosti per il monto esterno, Socmint preleva quella serie di informazioni su dati che sono effettivamente pubblici, per necessità o ignoranza dell’utente. Si prospetta anche in questo caso l’ipotesi che se un individuo, per qualsiasi motivo, viene considerato “interessante”, tutte le sue conversazioni digitali potrebbero essere utilizzate per completare il suo profilo grazie a tecniche di social engineering , ovvero di raccolta dati pubblici sul web. Il punto è: conviene ancora utilizzare smartphone, tablet, computer e tutti gli altri device elettronici e connessi alla rete per scambiarsi informazioni personali e messaggi sensibili? Definitely maybe, direbbero gli inglesi.

Far ricrescere il fegato grazie alle cellule staminali

orso castano : la ricerca sulle staminali va avanti , nonostante le polemiche. La "medicina rigenerativa" punta a ricostruire organi non necessariamente situati nella stessa collocazione anatomica della nascita. E' una sfida gigantesca che , al di la' dei  risultati che tutti si augurano positivi, comunque rivoluzionera' il modo di intendere la terapia di malattie davvero terribili.

Scienziati giapponesi adottano nuova tecnica (da salute 24ore)

Servono organi per i trapianti. E le staminali potrebbero essere una risposta alle liste d'attesa. Dopo il rene, anche il fegato entra nell'elenco degli organi che è possibile far ricrescere a partire da staminali pluripotenti indotte (iPS), cellule “germinali” create a partire da cellule adulte, come quelle della pelle, riprogrammate in laboratorio affinché si sviluppino nelle linee cellulari volute. I ricercatori dell'Università di Yokohama, in Giappone, hanno sperimentato nei topi la possibilità di rigenerare il fegato, organo che in natura ha già una caratteristica rara, quella di poter ricrescere. Tanto che la chirurgia consente oggi di asportare fino al 75% della sua massa, conservando la funzionalità della ghiandola chiave per molte funzioni dell'organismo, dalla digestione al controllo degli zuccheri, fino alla depurazione di sostanze tossiche. Ma il fegato è anche un organo fittamente vascolarizzato e questa condizione è la vera sfida per gli scienziati e per la Medicina rigenerativa. I ricercatori giapponesi hanno sviluppato in principio delle staminali differenziate nell'endoderma, il “foglietto” di cellule interne che attraggono la struttura dei vasi sanguigni. Su questa struttura iniziale hanno seminato cellule endoteliali ottenute da cordone ombelicale o dal midollo osseo, ritenute tra le più adeguate alla riprogrammazione “staminale”. Questo mix si è dimostrato in grado di auto-organizzarsi per permettere al fegato di svilupparsi. I ricercatori stanno, tuttavia, testando le diverse opzioni per permettere l'attecchimento dei fattori di crescita e delle staminali nell'addome.
“l prossimo passo sarà quello di provare a infondere le gemme attraverso il flusso sanguigno”, spiega Takanori Takebe, che ha coordinato la ricerca. “Il trapianto di 'gemme' epatiche può essere una soluzione per l’insufficienza epatica – aggiunge Takebe –. Questa stessa tecnica si potrà sperimentare per pancreas, reni e polmoni”.
Il numero di casi di Epatite C, intanto, è sempre critico. La malattia è una delle cause prevalenti di danni permanenti al fegato. L'Italia detiene il record in Europa di persone infette dal virus, 1.6 milioni di persone, pari al 3% della popolazione.

di Cosimo Colasanto (04/07/2013)

le novita' ufficiali per la Mediazione Obbligatoria , e' il risultato di una trattativa

Si riassumono le novità, introdotte dall'art. 84, comma 1, D.L. 21
giugno 2013, n. 69, recante "Disposizioni per il rilancio
dell'economia" (Gazzetta Ufficiale n. 144 del 21 giugno 2013). 

Citiamo la Sent. n. 272 del 6 dicembre 2012 con la quale si dichiarava
da parte della Consulta l'illegittimità costituzionale, per "eccesso"
di delega legislativa, del "solo" comma 1, dell'art. 5, del D.Lgs. 4
marzo 2010, n. 28, nonché di tutte le altre disposizioni dichiarate
incostituzionali in via consequenziale.

Le altre principali novità sono:

1. Mediazione delegata: eliminazione del consenso delle parti per
rimetterle dinanzi ai mediatori e obbligo del giudice di indicare
l'organismo di mediazione cui le parti dovranno esperire il tentativo.

In questa circostanza, la mediazione diventa condizione di
procedibilità della domanda.

2. Conciliazione e/o transazione processuale: l'art. 77 del Decreto in
esame ha introdotto l'art. 185-bis c.p.c. ai sensi del quale il
giudice, alla prima udienza, ovvero sino a quando è esaurita
l'istruzione, deve formulare alle parti una proposta transattiva o
conciliativa.

Il rifiuto della proposta transattiva o conciliativa del giudice,
senza giustificato motivo, costituisce comportamento valutabile dal
giudice ai fini del giudizio.

3. Casi di non applicazione: la mediazione viene esclusa nei casi di
cui all'art. 696-bis c.p.c. (consulenza tecnica preventiva ai fini
della composizione della lite)

4. Durata: ridotto da quattro a tre mesi il periodo massimo entro il
quale il procedimento di mediazione deve concludersi.

6. Costi: in caso di mancato accordo vengono ridotte le indennità per
il procedimento rispettivamente: 80 euro, per le liti di valore sino a
1.000 euro; 120 euro, per le liti di valore sino a 10.000 euro; 200
euro, per le liti di valore sino a 50.000 euro; 250 euro, per le liti
di valore superiore.

7. Mediatori: tutti gli avvocati sono di diritto mediatori (resta
il'obbligatorietà dell'aggiornamento e del tirocinio biennale).

8. Condominio: l'obbligatorietà della mediazione in materia di
condominio è l'unica che, salvo modifiche in sede di conversione,
sconterà la competenza territoriale (L. n. 220 del 2012, il quale ha
previsto che in materia di condominio il tentativo di mediazione deve
essere intrapreso a pena d'inammissibilità presso un organismo avente
sede nella circoscrizione del Tribunale dove è situato il
condominio).

Il rebus arabo

orso castano : come sempre interessante l'anasi di LIMES. L'Egitto e l'Africa del Nordo vedono il contrapporsi di forze tra loro diverse per ideologia, religione ed interessi economici, speriamo bene. Certo non si puo' piu' parlare di "primavere" arabe, ma di conflitti , speriamo locali, interreligiosi, conflitti che ci dicono che una democrazia di tipo occidentale e ben lontana da questa cultura. Eppure con questi paesi dovremo confrontarci, sono ad untiro di schioppo dalla Sicilia e vedono e vedranno sempre piu' il sud dell'Europa come un riferimento concui confrontarsi ed un parner economico.
Limes

.......Se non vuoi gli islamisti, vai sul sicuro e non far votare il popolo. Se poi il popolo ha votato e rivotato gli islamisti e tu sei abbastanza certo di non poter mai vincere un’elezione, scatena la piazza, accendi la mischia e chiama i militari a scioglierla.

Questa regola, sperimentata nel 1991-92 in Algeria, quando dittatori più o meno utili alla causa occidentale punteggiavano la galassia araba, è confermata oggi in Egitto. Dove il fallimentare esperimento dei Fratelli musulmani, incarnato dal presidente Mohammed Morsi, è stato liquidato per vie brevi dal potere militare, invocato da Piazza Tahrir e dintorni.

Paradosso: coloro che - con qualche ottimismo - consideriamo meno distanti dai valori democratici, si affidano al colpo di Stato per affermarsi sui vincitori - certo non inclini al modello Westminster - di tutte le elezioni più o meno democratiche tenute in Egitto dopo la caduta di Mubarak.

Ma il generale Abdel Fatah al-Sisi, capo delle Forze armate e quindi del massimo conglomerato economico nazionale, non intende intestarsi la responsabilità di un paese ingovernabile. Dal suo cappello ha quindi estratto il presidente della Corte costituzionale, Adly Mansour, cui è stato affidato ad interim il portafoglio di Morsi, in vista della formazione di un altrettanto provvisorio governo che dovrebbe preparare nuove elezioni...................Il campo politico è polarizzato e paralizzato. I Fratelli musulmani, dopo 85 anni di opposizione semiclandestina, si sono rivelati incapaci di convertirsi in forza di governo. Si sono illusi che bastasse vincere le elezioni per governare. E nelle componenti più conservatrici, di cui Morsi è espressione, hanno immaginato di poter non troppo gradualmente imporre la propria agenda al resto del paese.

Quanto alle opposizioni, che vanno dalla sinistra radicale agli ipernazionalisti, dai (pochi) liberali occidentalizzanti agli avanzi (corposi) del vecchio regime - le notizie sulla sua morte si confermano premature - non hanno mai considerato Morsi un presidente legittimo, o con il quale si potesse comunque stipulare un compromesso. Per tacere della galassia salafita, che conta di profittare della sconfitta dei Fratelli per ingrossare le proprie file.

L’eco del golpe egiziano risuona in tutta la regione e nel mondo. Esulta il presidente siriano al-Asad, contro il quale Morsi, in uno dei suoi molti gesti inconsulti, aveva chiamato alla guerra santa. Protesta inquieto il leader turco Erdoğan, finito a suo tempo in galera nell’ultimo “golpe bianco” delle Forze armate kemaliste, vieppiù allarmato dal rimpallo non solo mediatico fra Piazza Taksim e Piazza Tahrir.

E gli americani, che tanto avevano puntato sui Fratelli musulmani allo scoppio delle “primavere”? A Obama va bene tutto, purché sia scongiurato il fantasma dell’ennesima guerra civile, a massacro siriano ancora in corso, che rischierebbe di risucchiare gli americani nei conflitti mediorientali da cui cercano in ogni modo di districarsi, per dedicarsi alla sola priorità: la Cina.

I prossimi mesi ci diranno se dall’intervento delle Forze armate egiziane potrà scaturire la pacificazione fra le principali componenti politico-religiose, islamisti inclusi. Oppure se le opposizioni approdate al governo sull’onda della piazza anti-Morsi e dei carri armati di al-Sisi vorranno continuare nella prassi dei Fratelli, solo a segno rovesciato: il potere è tutto nostro, guai a chi lo tocca.

In tal caso, la reazione violenta degli islamisti frustrati è scontata. Battesimo ideale per l’ennesima leva jihadista.
(5/07/2013)

Stamina. "Dietro Vannoni ci sono le multinazionali". Ma lui smentisce finalità di lucro

orso castano : sono in tanti a scommettere sule staminali totipotenti. I rischi che si attivino geni oncogeni assieme a quelli che servono nella  stimolazione per fini rigenerativi esiste, ma e' anche possibile "spegnere questi geni oncogeni, ma le nostre conoscenze su di loro  sono ancora limitate : agiscono da soli , in gruppo, quali meccanismi epigenetici li attivano e li spengono ? domande che attendono risposte precise! Purtroppo "Big Pharma" cimette soldi e zampino e vuole il ritorno , il business. Questo vizia e distorce i processi di ricerca. Occorrera' stare attenti, seguire le informazioni che filtrano da siti autonomi e distanti dagli interessi di BIG PHARMA. Non e' facile!


L’accusa arriva dal professor De Luca che ha attaccato il fondatore di Stamina Foundation di avere dietro le spalle una società che ha due obiettivi: fare business con le cellule mesenchimali e fare in modo che queste siano trattate come trapianti per non affrontare i controlli. La replica “nessuna finalità di lucro”

05 LUG - "Vannoni sostiene che dietro noi scienziati ci sono le multinazionali. Vero il contrario”. Ad affermarlo èMichele De Luca, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa ‘Stefano Ferrari’ dell’Università di Modena e Reggio Emilia, nel suo intervento al Consiglio generale dell'Associazione Luca Coscioni. “Loro – ha proseguito De Luca riferendosi alla Fondazione Stamina – sono appoggiati da Medestea”, una società ha spiegato lo scienziato che “nel suo sito ha due obiettivi: fare business con le cellule mesenchimali per venderle” e fare in modo che “ queste vengano trattate come trapianti in modo da non dover affrontare i controlli”. Tutta questa campagna mediatica, conclude De Luca, è stata fatta da Vannoni “che non è un biologo, non è un medico, ma uno esperto in comunicazione persuasiva. Non si può proseguire con la sperimentazione clinica altrimenti l’Italia e la nostra scienza si umilia dinanzi alla comunicata internazionale”.

Pronta la replica di Davide Vannoni che afferma “Con Medestea ho firmato nel 2012 un contratto dove non c’è alcuna finalità di lucro. Nessun paziente pagherà mai niente per comprare cellule. Sono Fondazionionlus a trovare fondi per costruire un laboratorio e a gestire le cose”. Vannoni ha poi aggiunto che la multinazionale “Medestea ha altri progetti economici, come la sperimentazione in fase 3 anti Aids in Africa, con l'ottica di riuscire a portare questa metodica in più posti del mondo”. Peraltro, ha osservato Vannoni, “Medestea doveva finanziare parte della nostra attività con due milioni di euro, ma è in crisi di liquidità, per cui ce ne ha dati solo 450 mila. Speriamo che ci siano altri versamenti”. I tre milioni, vincolati nel Fondo sanitario nazionale, che saranno stanziati per la sperimentazione, ha rassicurato Vannoni, “andranno tutti al laboratorio dove verrà fatta la sperimentazione”.

Sia come sia il caso Vannoni è destinato a diventare il “Caso Di Bella del terzo millennio”. Ne è convintoPaolo Bianco, dell’Università la Sapienza di Roma, il quale intervenendo al Consiglio generale dell'Associazione Luca Coscioni ha ribadito “il caso Di Bella impallidisce dinanzi al caso Stamina”, che non “è un problema di scienza e medicina, ma un problema di ordine pubblico, nel quale la politica ha avuto le sue responsabilità ed è venuto il momento che la politica si assuma le sue responsabilità”.

Chiaro l’invito alla ministra Lorenzin, che deve offrire "le garanzie non a Vannoni ma ad una popolazione che da mesi è sottoposta ad un clamoroso inganno mediatico. La risposta immediata da parte delle istituzioni – ha concluso Bianco – è necessaria”.

Il richiamo alla politica vien anche da Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Bergamo, che ricorda come sul caso Stamina “il Parlamento italiano era in un vicolo cieco e ha scelto l’unica via possibile: con il varo della sperimentazione ha chiesto a Vannoni di scoprire le carte. E ha puntato 3 milioni per vedere le carte”. Remuzzi quindi spezza una lancia in favore della scelta del Parlamento: “La sperimentazione era il minore dei mali. Era l’unica via. Altrimenti avremmo avuto all’infinito un giudice e poi un altro ad autorizzare la terapia. Ora si farà chiarezza e tutto questo finirà, in un modo o nell'altro”.

Da sempre contraria alla sperimentazione anche l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca che ha denunciato “da subito, insieme agli scienziati che si sono personalmente esposti, l'imbroglio che la Fondazione Stamina stava organizzando ai danni dei pazienti e dello Stato. Il cosiddetto metodo Stamina non esiste, come gli esperti di staminali, a cominciare dal Nobel Yamanaka, vanno dicendo da mesi. Ma il ministro Balduzzi e alcuni suoi consulenti non ne hanno voluto sapere di evitare all'Italia l'ennesima figuraccia internazionale, lasciando nelle mani dell'attuale ministro di gestire una vicenda che ha trovato sbocco nell'incredibile decisione del Parlamento di stanziare 3 milioni di euro per sperimentare un metodo che non si può studiare scientificamente”.

05 luglio 2013

L’accusa arriva dal professor De Luca che ha attaccato il fondatore di Stamina Foundation di avere dietro le spalle una società che ha due obiettivi: fare business con le cellule mesenchimali e fare in modo che queste siano trattate come trapianti per non affrontare i controlli. La replica “nessuna finalità di lucro”.

05 LUG - "Vannoni sostiene che dietro noi scienziati ci sono le multinazionali. Vero il contrario”. Ad affermarlo èMichele De Luca, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa ‘Stefano Ferrari’ dell’Università di Modena e Reggio Emilia, nel suo intervento al Consiglio generale dell'Associazione Luca Coscioni. “Loro – ha proseguito De Luca riferendosi alla Fondazione Stamina – sono appoggiati da Medestea”, una società ha spiegato lo scienziato che “nel suo sito ha due obiettivi: fare business con le cellule mesenchimali per venderle” e fare in modo che “ queste vengano trattate come trapianti in modo da non dover affrontare i controlli”. Tutta questa campagna mediatica, conclude De Luca, è stata fatta da Vannoni “che non è un biologo, non è un medico, ma uno esperto in comunicazione persuasiva. Non si può proseguire con la sperimentazione clinica altrimenti l’Italia e la nostra scienza si umilia dinanzi alla comunicata internazionale”.

Pronta la replica di Davide Vannoni che afferma “Con Medestea ho firmato nel 2012 un contratto dove non c’è alcuna finalità di lucro. Nessun paziente pagherà mai niente per comprare cellule. Sono Fondazionionlus a trovare fondi per costruire un laboratorio e a gestire le cose”. Vannoni ha poi aggiunto che la multinazionale “Medestea ha altri progetti economici, come la sperimentazione in fase 3 anti Aids in Africa, con l'ottica di riuscire a portare questa metodica in più posti del mondo”. Peraltro, ha osservato Vannoni, “Medestea doveva finanziare parte della nostra attività con due milioni di euro, ma è in crisi di liquidità, per cui ce ne ha dati solo 450 mila. Speriamo che ci siano altri versamenti”. I tre milioni, vincolati nel Fondo sanitario nazionale, che saranno stanziati per la sperimentazione, ha rassicurato Vannoni, “andranno tutti al laboratorio dove verrà fatta la sperimentazione”.

Sia come sia il caso Vannoni è destinato a diventare il “Caso Di Bella del terzo millennio”. Ne è convintoPaolo Bianco, dell’Università la Sapienza di Roma, il quale intervenendo al Consiglio generale dell'Associazione Luca Coscioni ha ribadito “il caso Di Bella impallidisce dinanzi al caso Stamina”, che non “è un problema di scienza e medicina, ma un problema di ordine pubblico, nel quale la politica ha avuto le sue responsabilità ed è venuto il momento che la politica si assuma le sue responsabilità”.

Chiaro l’invito alla ministra Lorenzin, che deve offrire "le garanzie non a Vannoni ma ad una popolazione che da mesi è sottoposta ad un clamoroso inganno mediatico. La risposta immediata da parte delle istituzioni – ha concluso Bianco – è necessaria”.

Il richiamo alla politica vien anche da Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Bergamo, che ricorda come sul caso Stamina “il Parlamento italiano era in un vicolo cieco e ha scelto l’unica via possibile: con il varo della sperimentazione ha chiesto a Vannoni di scoprire le carte. E ha puntato 3 milioni per vedere le carte”. Remuzzi quindi spezza una lancia in favore della scelta del Parlamento: “La sperimentazione era il minore dei mali. Era l’unica via. Altrimenti avremmo avuto all’infinito un giudice e poi un altro ad autorizzare la terapia. Ora si farà chiarezza e tutto questo finirà, in un modo o nell'altro”.

Da sempre contraria alla sperimentazione anche l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca che ha denunciato “da subito, insieme agli scienziati che si sono personalmente esposti, l'imbroglio che la Fondazione Stamina stava organizzando ai danni dei pazienti e dello Stato. Il cosiddetto metodo Stamina non esiste, come gli esperti di staminali, a cominciare dal Nobel Yamanaka, vanno dicendo da mesi. Ma il ministro Balduzzi e alcuni suoi consulenti non ne hanno voluto sapere di evitare all'Italia l'ennesima figuraccia internazionale, lasciando nelle mani dell'attuale ministro di gestire una vicenda che ha trovato sbocco nell'incredibile decisione del Parlamento di stanziare 3 milioni di euro per sperimentare un metodo che non si può studiare scientificamente”.
05 luglio 201305 LUG - "Vannoni sostiene che dietro noi scienziati ci sono le multinazionali. Vero il contrario”. Ad affermarlo èMichele De Luca, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa ‘Stefano Ferrari’ dell’Università di Modena e Reggio Emilia, nel suo intervento al Consiglio generale dell'Associazione Luca Coscioni. “Loro – ha proseguito De Luca riferendosi alla Fondazione Stamina – sono appoggiati da Medestea”, una società ha spiegato lo scienziato che “nel suo sito ha due obiettivi: fare business con le cellule mesenchimali per venderle” e fare in modo che “ queste vengano trattate come trapianti in modo da non dover affrontare i controlli”. Tutta questa campagna mediatica, conclude De Luca, è stata fatta da Vannoni “che non è un biologo, non è un medico, ma uno esperto in comunicazione persuasiva. Non si può proseguire con la sperimentazione clinica altrimenti l’Italia e la nostra scienza si umilia dinanzi alla comunicata internazionale”.

Pronta la replica di Davide Vannoni che afferma “Con Medestea ho firmato nel 2012 un contratto dove non c’è alcuna finalità di lucro. Nessun paziente pagherà mai niente per comprare cellule. Sono Fondazionionlus a trovare fondi per costruire un laboratorio e a gestire le cose”. Vannoni ha poi aggiunto che la multinazionale “Medestea ha altri progetti economici, come la sperimentazione in fase 3 anti Aids in Africa, con l'ottica di riuscire a portare questa metodica in più posti del mondo”. Peraltro, ha osservato Vannoni, “Medestea doveva finanziare parte della nostra attività con due milioni di euro, ma è in crisi di liquidità, per cui ce ne ha dati solo 450 mila. Speriamo che ci siano altri versamenti”. I tre milioni, vincolati nel Fondo sanitario nazionale, che saranno stanziati per la sperimentazione, ha rassicurato Vannoni, “andranno tutti al laboratorio dove verrà fatta la sperimentazione”.

Sia come sia il caso Vannoni è destinato a diventare il “Caso Di Bella del terzo millennio”. Ne è convintoPaolo Bianco, dell’Università la Sapienza di Roma, il quale intervenendo al Consiglio generale dell'Associazione Luca Coscioni ha ribadito “il caso Di Bella impallidisce dinanzi al caso Stamina”, che non “è un problema di scienza e medicina, ma un problema di ordine pubblico, nel quale la politica ha avuto le sue responsabilità ed è venuto il momento che la politica si assuma le sue responsabilità”.

Chiaro l’invito alla ministra Lorenzin, che deve offrire "le garanzie non a Vannoni ma ad una popolazione che da mesi è sottoposta ad un clamoroso inganno mediatico. La risposta immediata da parte delle istituzioni – ha concluso Bianco – è necessaria”.

Il richiamo alla politica vien anche da Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Bergamo, che ricorda come sul caso Stamina “il Parlamento italiano era in un vicolo cieco e ha scelto l’unica via possibile: con il varo della sperimentazione ha chiesto a Vannoni di scoprire le carte. E ha puntato 3 milioni per vedere le carte”. Remuzzi quindi spezza una lancia in favore della scelta del Parlamento: “La sperimentazione era il minore dei mali. Era l’unica via. Altrimenti avremmo avuto all’infinito un giudice e poi un altro ad autorizzare la terapia. Ora si farà chiarezza e tutto questo finirà, in un modo o nell'altro”.

Da sempre contraria alla sperimentazione anche l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca che ha denunciato “da subito, insieme agli scienziati che si sono personalmente esposti, l'imbroglio che la Fondazione Stamina stava organizzando ai danni dei pazienti e dello Stato. Il cosiddetto metodo Stamina non esiste, come gli esperti di staminali, a cominciare dal Nobel Yamanaka, vanno dicendo da mesi. Ma il ministro Balduzzi e alcuni suoi consulenti non ne hanno voluto sapere di evitare all'Italia l'ennesima figuraccia internazionale, lasciando nelle mani dell'attuale ministro di gestire una vicenda che ha trovato sbocco nell'incredibile decisione del Parlamento di stanziare 3 milioni di euro per sperimentare un metodo che non si può studiare scientificamente”.

05 luglio 2013

giovedì 4 luglio 2013

Dante Alighieri

“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!” Dante Alighieri così parla dell’Italia nel canto VI del Purgatorio.

Lobby contro la mediazione obbligatoria



orso castano : riflessioni sulla mediazione obbligatoria e lo sciopero di una certa categoria che lotta contro il rinnovamento della cultura giuridica , forse pro domo sua.
Lavoro, lotta all'evasione, competitività, ripresa economica,benessere dei cittadini, riforme strutturali, .........non possono essere ostacolate ispirandosi ad una ideologia sulla mediazione civile fuori da ogni regola . Chi scrive non appartiene a un ordine legislativo e non ha incarichi di governo, esprime il suo parere a chi , invece, ha facoltà di decisioni politiche, per ottenere l’emanazione di provvedimenti normativi utili a sviluppare e concretizzare la cultura della mediazione nel nostro paese, sviluppo come segno di incremento di civilta' , anche giuridica.
Giù, quindi le mani dalla mediazione civile e commerciale da parte di lobby e caste - dice Pecoraro - dell'associazione nazionale per
l'arbitrato e la mediazione dal 1995. Notizia dell'ultim'ora:  
la Corte Costituzionale in un comunicato "ha dichiarato INFONDATE le questioni di legittimità dell'art. 1, comma 2, della legge 14/2011, del decreto legislativo 7settembre 2012, n. 155 e del decreto legislativo 7 settembre 2012, n.157. In poche parole la Corte Costituzionale ha dato ragione al Parlamento, al Governo, alla Cancelleri, a partire da settembre cambia la geografia dei tribunali.Non c'e' nessuna "calpestata dignità". La ministra Cancelleri ha detto semplicemente la verità. 
Il vero scopo  dell'intervento del presidente del CNF e' unicamente quello di voler mettere le mani sulla risoluzione EXTRAGIUDIZIALE delle
controversie (mediazione e arbitrato), paventando la gratuità dei
procedimenti. Gli avvocati lavorano gratuitamente? " Abbiamo già visto il disastro di certi organismi di mediazioni dell'avvocatura prima della "sospensione della obbligatorietà". Perchè non sono state pubblicate il numero delle mediazioni che gli organismi costituiti dagli ordini
professionali hanno portato a termine? La verità: tutte le domande
presentate per la mediazione hanno avuto per esito la mancata adesione
(sic!). Su cento domande poche "unità" di accordi conclusi. Bene,
dunque, l'affondo/risposta della ministra Cancelleri. Ha detto semplicemente la verità di come effettivamente stanno le cose e la Corte
Costituzionale Le ha dato ragione su tutte le questioni . Uno sciopero
che, guarda caso, coincide con il "periodo feriale". Ma c'è una
ragione: se fatto in data diversa forse pochi avrebbero aderito e la
lobby ne sarebbe uscita ancora una volta sconfitta. Alla saggia
Cancelleri non può capitare nulla di male : ha detto come sempre quello
che pensa : nessuno è obbligato a percorrere la via che
porta alla risoluzione delle controversie al di fuori della giustizia
ordinaria. La volontà dei cittadini è sacra e non può essere
condizionata da falsità ed interessi di parte.
 
vedi anche : A.N.P.A.R. (Associazione nazionale per l'arbitrato & la Conciliazione
dal 1995)www.anpar.it 

Piu' rischi diabete per chi e' poco istruito e ha un basso reddito

  • orso castano : se mai ce fosse bisogno questo studio pubblicato sulla rivista Plosone mostra come tantissimi altri, che la poverta' materiale e/o culturale sono quasi determinanti per alcune malattie diffuse ed alla lunga fortemente invalidanti


ADNKronos Salute  2 Lug 2013Roma, 2 lug. (Adnkronos Salute) - Altro che malattia del benessere. Il diabete è fortemente associato con lo stato socioeconomico, ma non come si riteneva fino ad ora: basso reddito, basso livello di istruzione e basso status professionale sono infatti tutti elementi collegati a un elevato rischio diabete. Almeno secondo uno studio firmato da Silvia Stringhini e i suoi colleghi dell'Istituto di medicina sociale e preventiva di Losanna, in Svizzera su 'Plos Medicine'. Ebbene, secondo i ricercatori una parte sostanziale di questo legame sembra attribuibile all'infiammazione cronica."Mettendo insieme le prove che collegano le avversità socioeconomiche all'infiammazione, e l'infiammazione al diabete di tipo 2 - scrivono gli autori - sembra ragionevole postulare che una maggiore attività infiammatoria cronica in individui esposti alle avversità socio-economiche per tutta la vita può, almeno in parte", influire su questa associazione e "sul futuro rischio di diabete di tipo 2". Per testare la loro ipotesi, gli studiosi hanno analizzato i dati dello studio Whitehall II. Un lavoro che ha seguito più di 10.000 funzionari britannici che lavoravano a Londra, fin dalla metà degli anni 1980. Lo studio è in corso, e i protagonisti sono sottoposti a regolari controlli sanitari, oltre a fornire ai ricercatori aggiornamenti su impiego, reddito e situazione sociale.Per il loro studio, i ricercatori elvetici si sono concentrati su 6.387 partecipanti che hanno fornito informazioni su istruzione e attività lavorativa, ma anche sull'occupazione del proprio padre. Dal confronto di queste informazioni con i dati sanitari, il team ha scoperto l'associazione tra un basso stato socioeconomico e l'aumento del rischio di diabete. Inoltre i processi infiammatori, misurati ripetutamente attraverso biomarcatori nel sangue, hanno spiegato ben un terzo di questa associazione."I nostri risultati - dicono gli autori - suggeriscono anche che la lotta contro le differenze socioeconomiche nel caso dell'infiammazione, soprattutto tra i gruppi più svantaggiati, potrebbe ridurre le disuguaglianze sociali nel diabete di tipo 2". Ecco perchè, sostengono i ricercatori, studi futuri dovrebbero verificare quali interventi riducono l'infiammazione cronica, per capire se gli effetti di questo fenomeno sulla salute possono essere reversibili.

Asl Roma F aderisce a progetto prevenzione popolazione a rischio suicidio

orso castano : finalmente , era ora che i Medici di Medicina Generale prendessero in seria considerazione , in un periodo di anomia sociale e percarieta' diffusa come quasi regola di vita per i singoli, ma anche per molte famiglie, la costruzione di un intervento sulla depressione/suicidio. Due cose serie stupiscono : 1) lo scollamento tra i servizi psichiatrici che dovrebbero essere i primi ad essere coinvolti, perche' la depressione e' tra le prime cause di ricorso allo psichiatra/psicoteraputa, ed i MMG, come se viaggiassero su due mondi diversi. E di questo devono rispondere le ASL in prima persona : quelle che  non lavorano sul, disagio,con un gioco di squadra ben organizzato, ma all'incontrario  sulla separatezza dei saperi e degli interventi , secondo una logica di ascolto prevalente di chi puo' portare piu' consenso e voti privileggiando cosi' gli gli operatori col "potere" potenzialmente   "piu' vasto e diffuso".  2) l'assoluto abbandono della prevenzione , sopratutto di quella secondaria , cioe' dell'intervento precoce , che porterebbe ad un notevole risparmio ed ad un accrescimento della salute nella popolazione. Non occorre infatti aspettare che ci sia stato un tentativo di suicidio!! Chi arriva a tanto ha gia' manifestato la sua disperazione ben prima , ma non e' stato ascoltato e non ha piu' fiducia di essere ascoltato. Non ci vuole molto a capirlo, ma la logica che insegue questo Sistema Sanitario e' "altra". La tutela della salute nel senso di prevenire per curare meno e meglio sembra essere molto lontana; dentro le lenti di un binocolo rovesciato. Speriamo in bene!
Roma, 3 lug. (Adnkronos Salute) - Un progetto di prevenzione contro il suicidio o a favore di chi l'ha tentato. A metterlo in campo è l'Asl Roma F, che inserisce l'iniziativa nel Piano regionale di prevenzione. L'obiettivo è quello di monitorare i casi di tentato suicidio e di gesti autolesivi tra i pazienti che giungono in pronto soccorso, organizzando i dati attraverso programmi informatici, favorendo la formazione degli operatori sanitari per caldeggiare l'attenzione al problema e implementare percorsi assistenziali dedicati.Sarà attivata una rete di informazione e supporto comprendente i medici di medicina generale che si occuperanno di segnalare i casi a loro noti e il dipartimento di salute mentale per quanto riguarda i percorsi assistenziali successivi. All'interno di una prospettiva di miglioramento della qualità delle prestazioni sanitarie che si effettuano ogni giorno, il piano di prevenzione si configura come un ulteriore elemento di aiuto alla popolazione, che la Asl Roma F porterà avanti con gli strumenti più idonei ed efficaci.

Tumori cervello operati a malato sveglio

(ANSA) - VENEZIA, 4 LUG - Il neurochirurgo opera e fa domande, il paziente completamente sveglio, in anestesia locale, risponde, legge ed esegue piccoli movimenti.
E' la piu' avanzata strategia di intervento sui tumori al cervello messa in atto nella Neurochirurgia dell'ospedale di Mestre (Venezia), diretta da dott. Franco Guida.
''La neurochirurgia moderna - dice Guida - ha come obiettivo non solo il trattamento delle patologie, ma anche il mantenimento di una adeguata funzione cerebrale''.

mercoledì 3 luglio 2013

Wi-Vi, un segnale WiFi per vedere attraverso i muri

da WEBNEWS  Il sistema sviluppato dai ricercatori del MIT può rilevare il numero e i movimenti delle persone che si trovano dietro un muro o una porta chiusa.

2 luglio 2013
In futuro, grazie ai ricercatori del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Informatica del MIT, potranno essere costruiti dispositivi che permettono di vedere le persone attraverso i muri (in realtà solo la loro posizione). Attualmente esistono sistemi che offrono la stessa funzionalità, ma si tratta di apparecchiature molto costose che sfruttano tecnologie radar di tipo militare e quindi non accessibili alle persone comuni.Il sistema Wi-Vi, realizzato dal team guidato dal professore Dina Katabi, è invece economico, portabile e a basso consumo. Il dispositivo rileva la posizione e il movimento delle persone che si trovano dietro un muro o una porta, utilizzando un segnale WiFi a bassa potenza. A differenza di radar e sonar, Wi-Vi traccia gli esseri umani mediante la riflessione del segnale che attraversa il muro. Il segnale “rimbalza” sul corpo umano e torna indietro. Per eliminare le riflessioni sui muri e sugli oggetti, i ricercatori hanno sviluppato una particolare tecnologia.Il sistema usa due antenne per la trasmissione e un singolo ricevitore. Le due antenne trasmettono un segnale quasi identico, ma sono uno l’inverso dell’altro. A causa dell’interferenza, il segnale riflesso dagli oggetti statici, come i muri, viene cancellato. Solo le riflessioni che variano tra i due segnali, cosa che accade quando si colpiscono oggetti in movimento, tornano indietro al ricevitore e quindi permettono di rilevare il movimento delle persone dietro un muro. Wi-Vi può essere usato anche per calcolare la posizione delle persone in un dato istante. Quando si muovono in una stanza, varia la loro distanza dal ricevitore e conseguentemente cambia il tempo impiegato dal segnale per tornare indietro.
Il sistema potrebbe essere utilizzato per localizzare le persone intrappolate sotto le macerie dopo un terremoto, oppure dalle forze di polizia per individuare il numero di malviventi presenti in una stanza, prima di effettuare un’irruzione. Un altro possibile campo applicativo è la difesa personale. Grazie al dispositivo si potrebbe rilevare una persona dietro una angolo o una recinzione. Dato che il sistema rileva i movimenti, si potrebbe utilizzare come interfaccia basata sulle gesture, aprendo le porte ad un nuovo modo di interagire con i giochi.


Leggi qui: Wi-Vi, un segnale WiFi per vedere attraverso i muri | Webnews 

il ricordo di una grande scienziata, aperta e critica di certi parrucconi paludati nostrani

Margherita Hack racconta oltre alle vicende di Tolomeo e Copernico come, nel passare dei millenni, l'uomo ha guardato le stelle e cercato di dare una spiegazione sensata a questo meraviglioso scenario di cui facciamo parte che è il cosmo.
(aprile 2012, n.d.r.) 

Dalle stelle la misura dell'uomo

da AIRI assoc ricerca industriale

Presentazioni delle Tecnologie prioritarie per l’industria AIRI a Kilometro Rosso

Presentazioni tenute il 17 giugno 2013 da AIRI presso Kilometro Rosso, Bergamo.
- Alberto Bombassei, Presidente Kilometro Rosso
- Guido Venturini, Direttore Generale Confindustria Bergamo
Il contesto industriale lombardo - Stefano Ierace, INTELLIMECH
Le innovazioni del prossimo futuro – Renato Ugo, Presidente AIRI

Presentazione delle tecnologie prioritarie di settore
Lucio Pinto, PIRELLI — Informatica e Telecomunicazioni
Paolo Carmina, STMicroelectronics — Microelettronica e Semiconduttori
Massimo Chindemi, ENI — Energia
Elena Borello, Centro Ricerche FIAT — Trasporto su strada, ferro e mare
Salvatore Grimaldi, Alenia Aermacchi — Aeronautica
Emanuele Carpanzano, Synesis  — Beni strumentali per l’industria manifatturiera
Francesco Pignataro, Vinavil (Gruppo Mapei) — Chimica 1 e 2
Maria Luisa Nolli (Assobiotec) — Farmaceutica e Biotecnologie

La ricerca industriale italiana secondo l'VIII rapporto AIRI

orso castano : interessante intervista  che fa il punto sulle  debolezze e sulla capacita' di interconnessione delle ricerche che rischiano di restare periferiche e di piccolo cabotaggio a causa di una cultura eccessivamente individualistica e periferica che vola basso....

da youtube  :Renato Ugo, presidente di AIRI, l'Associazione Italiana per la Ricerca Industriale, e Alberto Bombassei, presidente di Brembo e di Kilometro Rosso, ci mostrano lo stato di salute della ricerca industriale e dello sviluppo tecnologico.
Li abbiamo incontrati presso il Parco Scientifico e Tecnologico Kilometro Rosso di Bergamo in occasione dell'incontro "LE INNOVAZIONI DEL PROSSIMO FUTURO - TECNOLOGIE PRIORITARIE PER L'INDUSTRIA"; occasione in cui è stato presentato l'VIII Rapporto AIRI, centrato su tecnologia e ricerca industriale.

martedì 2 luglio 2013

Cancellieri: «Grandi lobby frenano riforme» Polemica sul fuori onda contro gli avvocati

orso castano : Brava Cancellieri, non arretrare! Spriamo che proprio le caste delle Giustizia non facciano cadere il governo per difendere , come sempre i loro privilegi. La Casta degli avvocati e' semplicemente terribile; Purtroppo non esiste solo la fortissima resistenza degli avvocati e della loro lobby, ma anche quella di chi amministra direttamente la giustizia: detenuti in attese di giudizio, sentenze errate come ormai cosi' frequentemente rileva la Corte di Giustizia Europea,Basta andare sui  siti delle  "vittime della giustizia" ( aggiungiamo  "ingiusta") : http://www.art643.org/ , oppure  http://www.aivm.it/.  Questa giustizai va profondamente riformata , e subito. I cittadini non ne possono piu'!!
ROMA - «Gli avvocati... Le grandi lobby che impediscono che il paese diventi normale». Così il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, risponde alla domanda su chi stia frenando sulle riforme che nel suo settore questo governo sta portando avanti. «Ma noi andiamo avanti», assicura il ministro. Sulla giustizia «non c'è un sentimento comune del governo, o meglio c'è solo a parole», aggiunge il ministro, che osserva: «quando affrontiamo il singolo caso, scattano i campanilismi e le lobby».

Il ministro parla al convegno di Confindustria, dove ad intervistarla è Enrico Mentana. E racconta le difficoltà incontrate non solo sulla riforma della geografia giudiziaria, ma anche sulla mediazione obbligatoria. E in particolare sulla riforma dei tribunali Cancellieri parla di una «battaglia che combattiamo tutti i giorni», ma sulla quale «non possiamo arretrare».

La polemica. «Le parole del ministro Cancellieri sono gravissime. Rappresentano una mancanza di rispetto ed esprimono una concezione antidemocratica. Mai avrei pensato che un Guardasigilli avesse una tale concezione dell'Avvocatura e della tutela dei cittadini. Sono affermazioni da Stato illiberale». Il presidente dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, Francesco Caia, torna sul fuori onda - di cui riferiscono organi di stampa - del ministro della Giustizia che sabato, in occasione della manifestazione "Il Sabato delle Idee", ha interrotto la cerimonia alla quale partecipava per incontrare avvocati e sindaci che protestavano contro la riorganizzazione dei Tribunali. «Li vado ad incontrare così me li levo dai piedi», ha detto il ministro secondo quanto svelato dai microfoni di Sky Tg 24. «Le frasi del ministro - aggiunge Caia - sono talmente chiare che purtroppo sono inequivocabili». Il presidente degli avvocati di Napoli ha scritto una lettera ai vertici dell'Avvocatura per sollecitare un documento in vista dell'incontro che si svolgerà domani pomeriggio a Roma, proprio con la Cancellieri e già fissato da tempo. Informerà il presidente della Regione Campania, i deputati e i sindaci, tutti interessati dalla vicenda della riorganizzazione della giustizia, e se non ci saranno risposte concrete subito, Caia annuncia che chiederà l'intervento del Presidente della Repubblica e del presidente del Consiglio. «Dalla Cancellieri non è arrivato nessun segno, se continua così chiederemo le sue dimissioni», conclude Caia.

La replicaÈ grave la «gazzarra» che hanno fatto gli avvocati di Napoli sabato scorso, «io mi sono allontanata dal convegno per consentire ai lavori di andare avanti». Il ministro reagisce attaccando ai rimproveri che le muovono gli avvocati di Napoli. E a chi le riferisce che hanno definito «gravi» le sue parole registrate in un fuori onda, risponde: «e quello che fanno loro, interrompendo il corso della riunione? Hanno interrotto il pg mentre parlava con una gazzarra».
Martedì 02 Luglio 2013 

lunedì 1 luglio 2013

In Egitto : confusione, rabbia, delusione e...rischio di guerra civile. Da Limes , da leggere

Limes
.............Salma è giovanissima, studia giornalismo. Aveva 19 anni quando è iniziato tutto e manifestava a piazza Tahrir ogni venerdì, oltre a prestare servizio negli ospedali per aiutare i feriti. “Ho conosciuto la morte e il dolore. Ma l’euforia della piazza era tale che mai avrei immaginato che si potesse trasformare in quello che è adesso. Sono stata anche in cura da uno psicologo. Ho cominciato a chiedermi se i miei amici scesi in strada per difendere i loro diritti fossero morti per nulla. Alla fine impari ad accettare la realtà.”

Le faccio notare che alcuni tra gli stessi attivisti e politici che un tempo animavano il "Movimento 6 aprile" in piazza ora ammettono che la rivoluzione è da rifare. Lei risponde risoluta: “È ridicolo pensarlo. Bisogna insistere, ripartendo da noi giovani. Siamo noi il motore di tutto. Ci sono già segnali positivi, come le elezioni dei rappresentanti studenteschi delle università, dove la Fratellanza è uscita sconfitta a vantaggio dei secolaristi”. Ma gli eventi recenti mostrano come il pericolo di una trasformazione di istanze collettive in interessi specifici, generando un tutti contro tutti, sia elevato.

Il ministero della Giustizia ha dichiarato che i privati cittadini possono arrestare coloro che vengono colti in attività sovversive, applicando così un vecchio articolo del codice di procedura penale egiziano. Il rischio è di favorire la creazione di milizie locali paramilitari. Si andrebbe verso l’anarchia, secondo l’esercito, che ha già stigmatizzato le parole del procuratore generale. Ma per strada i baltagaia (i lealisti) si sono schierati subito al fianco della polizia lanciando sassi contro i manifestanti e girando armati per strada.L’impasse rivoluzionaria latente sembra generata da una sensazione diffusa di manipolazione sovraordinata, che attanaglia quasi tutti i protagonisti. Quando si sospetta che altri apparati di potere (un'eco dei nostri “anni di piombo”) possano trarre beneficio dall’esternazione della rabbia sociale, il popolo si ferma e dubita di se stesso. Col timore di sentirsi spodestato dalle proprie intenzioni genuine...................
Dall’altra parte, la polizia ha dato vita ad uno sciopero inedito nella storia dell’Egitto. “Guadagno 300 euro al mese e lavoro 16 ore al giorno. Lo sciopero è più che giustificato” rivela Haitham, poliziotto di Port Said. I vertici della polizia però danno motivazioni diverse, affermando che non intendono essere percepiti dalla popolazione come le milizie dei Fratelli musulmani. Si parla di spaccatura anche all’interno dei servizi di sicurezza, tra la base e il vertice. Crepe che rischiano di portare il paese verso l’anarchia e la guerra civile................Gran parte della manodopera qualificata di Port Said si è ritrovata senza lavoro per via delle alte richieste salariali. Più facile assumere dall’hinterland, dove i lavoratori non beneficiano di sgravi fiscali come a Port Said. A ciò si aggiungono i timori per una presunta intesa tra Morsi e il Qatar per un piano di espansione del Canale finanziato dal paese del Golfo. “Ci hanno anche restituito la Free Trade Zone, che ci era stata tolta, per farci abbandonare le proteste” - afferma Kamal, attivista locale del Dostour, il partito liberale di El-Baradei. “Ma a noi non basta. Li abbiamo già i soldi. Anzi, se ne hanno bisogno siamo noi che possiamo darne a loro. Ora vogliamo una legge che ci tuteli e che preveda che il 90% dei lavoratori di Port Said venga da qui”...................I Fratelli musulmani si ritrovano un’intricata matassa da sbrogliare anche qui, nella ricca cittadina del Canale di Suez, cuore pulsante dell’economia egiziana e finora immune a qualsiasi sentimento anti governativo. L’esercito sembra pronto a subentrare e a traghettare il paese verso una nuova fase di transizione.

La disastrosa condizione economica nazionale imporrebbe scelte impopolari come l’aumento delle tasse, ma la fiducia nel governo sembra in picchiata e gli scioperi sono in aumento. In tanti, al Cairo, mi ripetono la stessa frase “Non sappiamo più che strada stiamo percorrendo. Morsi ci dice di prendere una direzione ma non sappiamo dove ci porterà”............

dal Corriere della sera .it