domenica 28 luglio 2013

Le riforme istituzionali e il dilemma del prigioniero Pubblicato: 08/06/2013

orso castano : direi che il famoso paradosso del "dilemma del prigioniero" che vede penalizzati i concorrenti che non adottano un comportamento cooperativo , rischiando tutti e due di avere il massimo della pena, puo' essere preso a modello di riferimento . Peccato che chi alla fine paga non sono solo i due contendenti ma i cittadini che , magari, vorrebbero un governo piu' cooperante e non un governo, come (e questa volta hanno una buona parte di ragione) hanno denunciato i M5S , piu' dedito ai patteggiamenti "transazionali" che ad una visione complessiva che privilegi gli interessi generali. Comunque  , direbbe Fellini, "e la barca va" . Vale per tutti il richiamo del sindacato : "con questa disoccupazione si sta perdendo tempo ed i prvvedimenti adottati sono puri pannicelli caldi, nonstante i proclami di shock economici propagandati di cui pero' non si vede neppure l'ombra.


italy


Il dibattito sulle riforme istituzionali sta prendendo una brutta piega. Come nel dilemma del prigioniero, anziché cooperare per ottenere il risultato per tutti migliore, i partiti si preoccupano solo di limitare i propri rischi. In altri termini, si pensa più a impedire che l'avversario politico possa trarne un (presunto) vantaggio che al bene del Paese. E così ancora una volta si corre il pericolo di giungere a un nulla di fatto per effetto di veti incrociati.

Innanzitutto, la discussione sul presidenzialismo è viziata dal retro pensiero che Berlusconi, il demagogo per antonomasia, sia eletto grazie al voto popolare, nonostante l'età, i vari processi (e le condanne), i fallimenti del passato e la disistima internazionale. Ovviamente non si può escludere che Berlusconi si presenti, ma oggi vi sarebbero altri candidati in grado di far leva sul voto popolare (a cominciare da Renzi).
Ancora una volta, dunque, il fattore B polarizza l'attenzione, distogliendo dalle vere questioni in gioco e diventanto, paradossalmente, la più classica delle profezie che si auto-avverano. Si guarda cioè solo all'indomani, dimenticando che le riforme sono destinate a durare ed è meglio cercare la soluzione più confacente ai mali del paese.
Altrettanto superficiali sono le affermazioni secondo le quali il presidenzialismo non funzionerebbe mai in Italia, a differenza di molti altri paesi occidentali (in primis Francia e Stati Uniti) - perché gli italiani sono un popolo che si lascia facilmente incantare dall'"uomo forte" e rischieremmo di finire nelle mani di un despota. Si tratta ovviamente di affermazioni apodittiche, un po' come quelle che attribuiscono la paralisi della giustizia civile alla "connaturata litigiosità dei nostri connazionali" anziché ai vizi di un sistema che incentiva a promuovere cause pretestuose. E sono affermazioni tanto più fastidiose in quanto si pretende di dare risposte tecniche a problemi importanti partendo da basi irrazionali e indimostrabili.
Non molto dissimili sono, a nostro avviso, le posizioni di coloro che, quasi fideisticamente, definiscono la nostra Costituzione "la più bella del mondo" e si oppongono a ogni tentativo di modificarla. Con tutto il rispetto per i nostri padri costituenti, data la situazione di stallo istituzionale e di reiterata crisi politica l'evidenza empirica sembrerebbe suggerire il contrario. Peraltro, non si possono dare tutte le colpe alle riforme della legge elettorale succedutesi negli ultimi vent'anni. Anche la Prima Repubblica non ha funzionato molto bene, se si pensa che dal dopoguerra al 1993 abbiamo avuto 51 governi.
In realtà la discussione dovrebbe partire dai problemi ai quali si cerca di dare risposta con la riforma costituzionale. A nostro avviso, qualsiasi riforma dovrebbe mirare a tre obiettivi: governabilità, accountability ed execution.
Il primo obiettivo è evidente. Nonostante gli sforzi di questi ultimi anni, non solo i grandi partiti non sono riusciti ad aggregare quelli più piccoli per giungere al bipartitismo dei paesi più maturi, ma neppure il bipolarismo si è radicato. Le ultime elezioni lo hanno dimostrato. Occorre dunque incentivare i diversi partiti e movimenti a raggrupparsi e questo sicuramente è favorito dal doppio turno.
Il secondo obiettivo - lo abbiamo già trattato in un nostro precedente intervento - riguarda appunto la responsabilizzazione della classe dirigente. Ovvero, chi si presenta alle elezioni deve rispondere delle proprie azioni (od omissioni) ai propri elettori. Invece, siamo soliti sentire proclami di programmi miracolosi (dal milione di posti di lavoro al reddito di cittadinanza per tutti), subito dimenticati dopo le elezioni. La scusa è quasi sempre la stessa: "io avrei voluto farlo, ma me lo hanno impedito". È dunque necessario che il leader della coalizione vincente possa godere di una propria maggioranza che consenta di attuare il programma presentato agli elettori.
Le alleanze post-elezioni invece fanno sì che tutte le promesse vengano annacquate in un compromesso al ribasso. Un paper di qualche anno fa di Alesina, Ardagna e Trebbi dimostrava che la correzione dei deficit di bilancio e dell'inflazione avviene più facilmente nei paesi con governi "forti" (ovvero con un sistema presidenziale o nei quali il governo dispone di una larga maggioranza e l'esecutivo incontra meno vincoli).
Il terzo obiettivo riguarda la fase di attuazione delle riforme. In Italia siamo pieni di belle idee, ma manca l'execution. Manca per molteplici ragioni: per le lungaggini parlamentari, in parte imputabili al bicameralismo perfetto; per la tecnica legislativa che spesso consiste nell'emanazione di leggi generiche la cui esecuzione presuppone poi una normativa secondaria (i cosiddetti decreti attuativi) che non arriva mai, anche per le resistenze della burocrazia ministeriale; perché i governi durano poco; perché sempre più spesso ci si limita all'effetto annuncio dei provvedimenti in assenza degli articolati di legge ecc.
I rimedi sono dunque l'abolizione del bicameralismo, la semplificazione dell'iter legislativo, la creazione di corsie preferenziali per il dibattito parlamentare che consentano di legiferare senza abusare della decretazione. Tutto questo però non basterà se non si provvederà anche, sulla base di una normativa che già consente lo spoil system, a creare una nuova classe dirigente che sostituisca quella che Roberto Mania e Marco Panara hanno chiamato la "Casta dei Quiriti".
Ci sono già 35 saggi, esperti di diritto costituzionale, chiamati a discutere di queste problematiche e non vogliamo certamente rubare loro il mestiere. Ci preme però che qualsiasi risposta venga data in questa sede parta dai problemi reali del paese, eviti pregiudiziali ideologiche e giochi politici, si fondi su solide argomentazioni e soprattutto sia realistica. L'alternativa, come nel dilemma del prigioniero, è una lunga condanna per tutti.

Alberto Saravalle
Carlo Stagnaro

giovedì 25 luglio 2013

testo del "Decreto del fare"

per il testo completo del decreto clicca (da leggioggi-it) :http://www.leggioggi.it/wp-content/uploads/2013/06/decreto_fare.pdf

Riportiamo il pezzo riguardante la mediazione obbligatoria :
Capo VIII
Misure in materia di mediazione civile e commerciale
Art. 84
(Modifiche al decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28)
1. Al decreto legislativo 4 marzo 2010 n. 28, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) All’articolo 4, comma 3, dopo il primo periodo è inserito il seguente periodo: 
“L’avvocato informa altresì l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di 
mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale”; allo stesso comma, 
sesto periodo, dopo la parola “documento,” sono inserite le seguenti parole: “se non 
provvede ai sensi dell’articolo 5, comma 1,”;
b) all’articolo 5, prima del comma 2, è inserito il seguente comma:
“1. Chi intende esercitare in giudizio un’azione relativa a una controversia in materia di 
condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, 
comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e da 

diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari, è tenuto preliminarmente a esperire il procedimento di 
mediazione ai sensi del presente decreto ovvero il procedimento di conciliazione previsto 
dal decreto legislativo 8 ottobre 2007, n. 179, ovvero il procedimento istituito in attuazione 
dell’articolo 128-bis del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia di cui al 
decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, per le materie ivi 
regolate. L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della 
domanda giudiziale. L’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di 
decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il giudice ove rilevi 
che la mediazione è già iniziata, ma non si è conclusa, fissa la successiva udienza dopo la 
scadenza del termine di cui all’articolo 6. Allo stesso modo provvede quando la mediazione 
non è stata esperita, assegnando contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per 
la presentazione della domanda di mediazione. Il presente comma non si applica alle azioni 
previste dagli articoli 37, 140 e 140-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 
6 settembre 2005, n. 206, e successive modificazioni.”;
c) all’articolo 5, comma 2, primo periodo, prima delle parole “salvo quanto disposto” 
sono aggiunte le seguenti parole: “Fermo quanto previsto dal comma 1 e”; allo stesso 
comma, stesso periodo, le parole “invitare le stesse a procedere alla” sono sostituite dalle 
seguenti parole: “disporre l’esperimento del procedimento di”; allo stesso comma, stesso 
periodo, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “; in tal caso l’esperimento del 
procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale.”; allo 
stesso comma, secondo periodo, le parole “L’invito deve essere rivolto alle parti” sono 
sostituite dalle seguenti parole: “Il provvedimento di cui al periodo precedente indica 
l’organismo di mediazione ed è adottato”; allo stesso comma, terzo periodo, le parole “Se le 
parti aderiscono all’invito,” sono soppresse;
d) all’articolo 5, comma 4, prima delle parole “2 non si applicano” sono aggiunte le parole 
“I commi 1 e”; allo stesso comma, dopo la lettera b) è aggiunta la seguente lettera: “b-bis) 
nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, di 
cui all’articolo 696-bis del codice di procedura civile;”;
e) all’articolo 5, comma 5, prima delle parole “salvo quanto” sono aggiunte le parole 
“Fermo quanto previsto dal comma 1 e”;f) all’articolo 6, comma 1, la parola “quattro” è sostituita dalla seguente parola: “tre”; al 
comma 2, dopo le parole “deposito della stessa” sono aggiunte le parole “e, anche nei casi in 
cui il giudice dispone il rinvio della causa ai sensi del quarto o del quinto periodo del 
comma 1 dell’articolo 5 ovvero ai sensi del comma 2 dell’articolo 5,”;
g) all’articolo 7, il comma 1 è sostituto dal seguente comma: “1. Il periodo di cui 
all’articolo 6 e il periodo del rinvio disposto dal giudice ai sensi dell’articolo 5, commi 1 e 
2, non si computano ai fini di cui all’articolo 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89”;
h) all’articolo 8, comma 1, le parole “il primo incontro tra le parti non oltre quindici’’ 
sono sostituite dalle seguenti parole: “un primo incontro di programmazione, in cui il 
mediatore verifica con le parti le possibilità di proseguire il tentativo di mediazione, non 
oltre trenta’’;
i) all’articolo 8, dopo il comma 4, è aggiunto il seguente comma: “5. Dalla mancata 
partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione, il giudice può 
desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’articolo 116, secondo 
comma, del codice di procedura civile. Il giudice condanna la parte costituita che, nei casi 
previsti dall’articolo 5, non ha partecipato al procedimento senza giustificato motivo, al 
versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al 
contributo unificato dovuto per il giudizio.”;
l) all’articolo 11, comma 1, dopo il terzo periodo, è aggiunto il seguente periodo: 
“Prima della formulazione della proposta, il mediatore informa le parti delle possibili 
conseguenze di cui all’articolo 13.”;
m) all’articolo 12, comma 1, dopo le parole “Il verbale di accordo,” sono aggiunte le 
seguenti parole: “sottoscritto dagli avvocati che assistono tutte le parti e”;
n) all’articolo 13, il comma 1 è sostituito dal seguente comma: “1. Quando il 
provvedimento che definisce il giudizio corrisponde interamente al contenuto della 
proposta, il giudice esclude la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice che ha 
rifiutato la proposta, riferibili al periodo successivo alla formulazione della stessa, e la 
condanna al rimborso delle spese sostenute dalla parte soccombente relative allo stesso 
periodo, nonché al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di un’ulteriore somma di 
importo corrispondente al contributo unificato dovuto. Resta ferma l’applicabilità degli 
articoli 92 e 96 del codice di procedura civile. Le disposizioni di cui al presente comma si 101
applicano altresì alle spese per l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto 
all’esperto di cui all’articolo 8, comma 4.”; dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti 
commi: “2. Quando il provvedimento che definisce il giudizio non corrisponde interamente 
al contenuto della proposta, il giudice, se ricorrono gravi ed eccezionali ragioni, può 
nondimeno escludere la ripetizione delle spese sostenute dalla parte vincitrice per 
l’indennità corrisposta al mediatore e per il compenso dovuto all’esperto di cui all’articolo 
8, comma 4. Il giudice deve indicare esplicitamente, nella motivazione, le ragioni del 
provvedimento sulle spese di cui al periodo precedente.
3. Salvo diverso accordo le disposizioni precedenti non si applicano ai procedimenti davanti 
agli arbitri.”;
o) all’articolo 16, dopo il comma 4, è aggiunto il seguente comma: “4-bis. Gli avvocati 
iscritti all’albo sono di diritto mediatori.”;
p) all’articolo 17, al comma 4 sono premesse le seguenti parole: “Fermo quanto previsto 
dai commi 5 e 5-bis del presente articolo,”; allo stesso comma, dopo la lettera c) è aggiunta 
la seguente lettera: “d) le riduzioni minime delle indennità dovute nelle ipotesi in cui la 
mediazione è condizione di procedibilità ai sensi dell’articolo 5, comma 1, ovvero è 
prescritta dal giudice ai sensi dell’articolo 5, comma 2.”; dopo il comma 4 sono inseriti i 
seguenti commi: “5. Quando la mediazione è condizione di procedibilità della domanda ai 
sensi dell’articolo 5, comma 1, ovvero è prescritta dal giudice ai sensi dell’articolo 5, 
comma 2, all’organismo non è dovuta alcuna indennità dalla parte che si trova nelle 
condizioni per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, ai sensi dell’articolo 76 (L) 
del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia 
di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 30 maggio 2002, n. 115. A tale fine la 
parte è tenuta a depositare presso l’organismo apposita dichiarazione sostitutiva dell’atto di 
notorietà, la cui sottoscrizione può essere autenticata dal medesimo mediatore, nonché a 
produrre, a pena di inammissibilità, se l’organismo lo richiede, la documentazione 
necessaria a comprovare la veridicità di quanto dichiarato.
5-bis. Quando, all’esito del primo incontro di programmazione con il mediatore, il 
procedimento si conclude con un mancato accordo, l’importo massimo complessivo delle 
indennità di mediazione per ciascuna parte, comprensivo delle spese di avvio del 
procedimento, è di 60 euro, per le liti di valore sino a 1.000 euro; di 100 euro, per le liti di valore sino a 10.000 euro; di 180 euro, per le liti di valore sino a 50.000 euro; di 200 euro, 
per le liti di valore superiore.”.
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano decorsi trenta giorni dall’entrata in vigore 
della legge di conversione del presente decreto.

Decreto del fare, passa la fiducia ma Camera bloccata: riforme a rischio

di Ettore Colombo
Messaggero logo
ROMA - La Camera dei deputati vota la fiducia sul decreto del Fare e Letta (il cui primo commento è: «Il voto dI Montecitorio è un segnale molto importante») incassa il via libera dell’aula con 427 sì (Pdl, Pdl, Sc) e 167 no (M5S, Sel, Lega e FdI), ma l’ostruzionismo messo in atto dai Cinquestelle fa slittare di giorno in giorno la conversione in legge del decreto, che dovrà poi andare al Senato per l’approvazione definitiva.
Prima conseguenza, il rinvio a cascata di tutti gli altri disegni di legge che attendono l’esame della Camera e il cui esame è fermo: riforme, soldi ai partiti e omofobia. Impossibilitati a presentare e discutere emendamenti in Aula sul decreto del Fare, a causa della questione di fiducia posta dal governo, i grillini ripiegano su un escamotage antico quanto micidiale: la presentazione di ordini del giorno a raffica (ben 251, ma ve ne sono anche di Sel e Lega) che vanno tutti, e inesorabilmente, discussi.
LAVORI A RILENTO
I grillini sono 106 e nessuno rinuncia ai tempi a disposizione previsti dal Regolamento: cinque minuti per illustrare l’odg e cinque minuti per la dichiarazione di voto più dieci minuti a testa per il voto finale. Fanno almeno 40 ore. L’ufficio di presidenza della Camera convoca prima una seduta notturna e poi – a tarda serata – si diffonde la voce di una seduta fiume, cioè a oltranza, per oggi il che vuol dire costringere i deputati a lavorare tutto il giorno in modo ininterrotto fino alla serata di oggi e, probabilmente, fino a venerdì mattina per il voto finale. Il vero obiettivo politico dei grillini è in realtà quello di far saltare il ddl sulle riforme ed evitare che venga approvato «in piena estate» rimandandolo a settembre.
Di fatto, però, l’ostruzionismo dei grillini mette a rischio provvedimenti importanti su cui vuole qualificarsi l’azione del governo. A cominciare dalla legge sul finanziamento ai partiti, che slitta al primo agosto e il cui iter rischia di essere interrotto dalle vacanze estive. Con ovvie ricadute (negative) presso la pubblica opinione così sensibile a questi temi. E ancora: lo slittamento, a causa ostruzionismo grillino, riguarda un’altra legge di alto rilievo su cui si è raggiunto un difficile accordo tra le forze politiche e dentro i partiti: quella contro l’omofobia. Il filibustering pentastellato sta intanto provocando nel Pd una mobilitazione particolare. Tutti i deputati democrat dovranno stare in aula per tutto il fine settimana e anche oltre, in modo da approvare i decreti in scadenza: oltre a quello del Fare, anche quelli su ecobonus, Ilva, lavoro e svuotacarceri. Per approvarli in tempo, l’esecutivo potrebbe anche procedere a colpi di fiducia.

GLI ARTICOLI
Intanto, l’articolato del decreto del Fare prevede diverse misure volte a sostenere il flusso del credito alle imprese, semplificazioni burocratiche, durata dei processi civili, e tra le ultime modifiche inserite, wi-fi libero, azionariato diffuso, tagli alla banda larga e un diverso regime di incompatibilità tra la carica di parlamentare o ministro e sindaco mentre la norma che eliminava il tetto degli stipendi ai manager pubblici verrà cancellata al Senato.

da firmare, la distruzione di quello che e' rimasto del "Giardino d'Europa"

Cari avaaziani, 



Dopo aver devastato ecosistemi in tutto il mondo, le multinazionali del petrolio stanno prendendo di mira l’Italia. L’unica nostra possibilità per impedire che si vada verso un disastro ambientale è far ripristinare subito le tutele ambientali spazzate via con un condono l'anno scorso. La maggioranza dei senatori dice di essere pronta a farlo, ma con la pausa estiva alle porte abbiamo pochi giorni per farne un caso nei media. Firma ora e condividi con tutti: 


Firma la petizione
Dopo aver devastato ecosistemi in tutto il mondo, le multinazionali del petrolio stanno prendendo di mira l’Italia. Ma c’è un modo per impedire che distruggano anche l’Adriatico e il Mediterraneo. 

Medoilgas, un’enorme multinazionale, ha dichiarato di voler iniziare a trivellare presto a pochi passi dalla costa rifiutandosi persino di fare una valutazione di impatto ambientale. E se la faranno franca potremmo ritrovarci in poco tempo con oltre 70 piattaforme a occupare l’intero Adriatico e mari in tutta Italia: una perdita di petrolio devastante sarebbe solo una questione di tempo. Ma c’è una soluzione: rafforzare subito la legge. 

Abbiamo pochi giorni. Senatori di tutti i partiti sono pronti a sostenere una modifica urgente ma il problema è che stanno per andare tutti in vacanza. Firma la petizione per convincerli a proteggere l’Italia dalle multinazionali del petrolio prima che sia troppo tardi, e poi condividi con tutti: se raggiungeremo le 100mila firme, attireremo l’attenzione dei media con un'azione nel centro di Roma

https://secure.avaaz.org/it/italy_no_offshore_h/?bgorccb&v=27435 

La cosa incredibile è che un divieto totale a queste pericolosissime trivellazioni a poca distanza dalla costa esisteva, ma Monti lo ha abolito l'anno scorso. Ora, le aziende petrolifere possono trivellare vicino alla costa senza neppure l’obbligo dei normali controlli necessari a proteggere l'ambiente. Medoilgas è solo la prima e la più aggressiva tra le multinazionali a sfruttare questo condono. Ma c’è una proposta che sta raccogliendo il sostegno dei parlamentari proprio in questi giorni, che chiuderebbe la porta a pericolose trivellazioni in mare richiedendo severi controlli ambientali prima di qualsiasi nuova operazione di questo tipo. 

Tutta questa corsa incontrollata al petrolio nei nostri mari è senza senso. I suoi sostenitori dicono che più trivellazioni siano necessarie a rilanciare l’economia, mase avvenisse una perdita di petrolio a causa di comportamenti senza scrupoli, la nostra costa potrebbe esserne devastata irreparabilmente, assieme alla nostra economia basata sul turismo e a migliaia di posti di lavoro in luoghi bellissimi. E perfino se andassimo avanti con le trivellazioni, gli esperti stimano che tutto il petrolio estratto sarebbe appena sufficiente per darci energia per un paio di mesi. Semplicemente correre il rischio non ha senso. 

Ma le multinazionali del petrolio gestiscono quantità di denaro enormi che possono usare per influenzare i senatori e far fare loro la cosa sbagliata. E' questo il motivo per cui ora dobbiamo agire. I senatori sono dalla nostra parte, e se ci facciamo sentire con forza e chiaramente, potremo proteggere le nostre preziose aree naturali dalle disastrose melme nere che incombono su di noi: 

https://secure.avaaz.org/it/italy_no_offshore_h/?bgorccb&v=27435 

La comunità di Avaaz ha sempre spinto le grandi aziende ad agire eticamente, e spesso abbiamo vinto, come quando abbiamo costretto H&M a firmare uno storico accordo per la sicurezza dei lavoratori pochi giorni dopo aver lanciato la nostra campagna! E’ arrivato il momento di proteggere i mari italiani dall'azione distruttiva delle multinazionali del petrolio. 

Con speranza e determinazione, 

Alex, Ian, Luca, Aldine, Alice, Pascal, Patricia, Iain e tutto il team di Avaaz 

martedì 23 luglio 2013

migliorare la macchina dello Stato

orso castano : la macchina statale e' ampia e diversificata. Individuare criteri semplici e generalizzabili per migliorarla e' sicuramente utile, ma ad essere troppo semplicistici sin rischia di non vedere i singoli problemi e di non trovare le giuste soluzioni . Lavorare di caciavite forse , senza gerarchizzare , essendo al massimo flessibili e valorizzando l'esperienza reale rispetto alle teorie ed ai pedigree. Ma in un mondo di lobby e lobbisti , di familismo amorale, di machiavellismo e guiccciardinismo dilagante, di lassismo e/o di autoritarismo legale dove la giustizia fatica a trovare il giusto mezzo, e' davvero difficile riformare.




1.Modificare il modo di governare, ricorrendo a meno leggi e interessandosi maggiormente della realizzazione degli obiettivi. La politica e i governi debbono imparare a guidare l'amministrazione e a valutarne azione e risultati. 2.Non illudersi di poter tornare allo stato di natura, con le «zone a burocrazia zero». Degli apparati esecutivi c'è bisogno. Per ridurne il peso, molto si può fare creando centri autentici di responsabilità.3.Gli esecutivi soffrono di deficit di capacità realizzativa: una delle cause è che tutti sono responsabili, quindi nessuno lo è. Occorre eliminare le mezzadrie di competenza. 4.Occorre uscire dal circolo vizioso dello spoils system. Bisogna fare una verifica degli incumbents, stabilizzarli, eliminare lo spoils system e sostituirlo con un meccanismo fast stream, tipo ENA francese, che serva sia al reclutamento sia alla collocazione.5.Riportare in auge il merito, riscoprendo i concorsi, ma ripensandone i meccanismi: verificare le attitudini, non le sole conoscenze; introdurre prove che corrispondano alle mansioni da coprire; valorizzare casi pratici ed esperienze professionali. In questo modo si ridà speranza ai giovani. 6.Riprendere il controllo (democratico) dell'amministrazione. Il Parlamento ha rinunciato all'attività di controllo dell'amministrazione, illudendosi che la moltiplicazione delle leggi possa supplire. Le leggi sono, però, editti, grida: non vengono necessariamente eseguite. Anche i vertici amministrativi non controllano, sia perché i gabinetti ministeriali sono insufficienti, sia perché le attività di vigilanza e ispezione sono scomparse. Unici controllori sono i giudici, che però arrivano in ritardo, sono spesso «usati» di Sabino Cassese - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/hALjL

domenica 21 luglio 2013

Associazione Lavoro Over 40® Professionalità per competere in un mondo che cambia

 

presso i locali della “Cascina Marchesa” – C.so Vercelli, 141 -Torino

Associazione Lavoro Over 40® - Professionalità per competere in un mondo che cambia Sede Legale Via S. Maria di Loreto 11 23807 Merate  Sede Operativa C/O ACLI Via della Signora 3 20122  Milano   C.F. 97357200159   cell. 0039-340-3793580 (solo pomeriggio)  fax 0039-02-30134865  Sito www.lavoro-over40.it   E-mail info@lavoro-over40.it Marchio registrato N. 0001209085 CCIAA MILANO 07/06/2006
Procedura per segnalare  una discriminazione per età o altro
Gli accordi  con  UNAR per la lotta alla discriminazione per età
Premessa Dal 2005 siamo impegnati a lottare contro la discriminazione per età. Ogni qualvolta i soci ed i simpatizzanti ci indicano un annuncio con discriminazione di età (e non solo),  la Associazione segnala costantemente alle aziende la violazione della legge antidiscriminazione (DLGS 216/03). I risultati sono tendenzialmente, ma lentamente, positivi e ce ne accorgiamo dalla diminuzione degli annunci con discriminazione di età, soprattutto quelli gestiti dalle grandi agenzie per il lavoro e società di recruitment.  
Collaborazione con UNAR Per essere ancora più incisivi dall’inizio del 2012 collaboriamo con UNAR (ufficio antidiscriminazione della Presidenza del Consiglio), che recentemente ha riconosciuto la validità e qualità del nostro intervento, tanto da stringere rapporti più stretti in questo ambito  in vista di un allargamento della loro azione  con una presenza istituzionale presso tutte le regioni.
Miglioramento della azione Per migliorale l’intervento ci invitano a fare segnalazioni più puntuali completando i riferimenti con l’indirizzo completo ed anche i riferimenti telefonici ed e-mail. La ragione della richiesta risiede nel fatto che il loro obiettivo è fare  denunce puntuali alle aziende e che devono scrivere ai responsabili per rendere efficace l’intervento. In assenza di tali elementi l’azione non è possibile.  
Come segnalare un annuncio discriminatorio Per rendere efficace l’azione invitiamo soci e simpatizzanti a segnalare gli annunci di discriminazione, rilevati da qualunque media seguendo tali indicazioni. 1) Segnalare l’annuncio discriminatorio a UNAR (www.unar.it) scegliendo dal sito la sezione più idonea, cioè se si tratta di una discriminazione subita o di cui si è venuti a conoscenza. 2) La segnalazione deve essere il più possibile completa e riconoscibile al fine di intraprendere l’azione  nei confronti delle aziende. Pertanto sarà opportuno segnalare:  Testo sintetico della discriminazione ( oppure il link se si tratta di un sito)  Risalire alla azienda. Quindi fare una eventuale ricerca in internet per conoscere i dettagli anagrafici (nome indirizzo, mail e possibilmente ufficio o persona di riferimento), aiutandosi in tutti i modi con riferimenti diretti od indiretti ricavabili dall’annuncio.   Qualora si tratti di una società di recruitment e non sia possibile risalire al nome della azienda  indicare i riferimenti di tale società.  Se non ci sono questi elementi minimi, la azione di UNAR non potrà proseguire.
3) Inviare anche alla associazione i suddetti riferimenti all’indirizzo antidiscriminazione@lavoro-over40.it  oppure belgio1966@yahoo.it oppure a presidente@lavoro-over40.it  4) UNAR provvederà a proseguire l’azione di comunicazione conciliante nei confronti della azienda attraverso un staff di legali appositamente incaricati. 5) La Associazione Lavoro Over 40 provvederà a scrivere all’azienda  segnalando la violazione di legge e invitando a non indicare più tali discriminazioni per età. Anche in questo caso se non ci sono gli elementi indicati al punto 2 saremo costretti a non proseguire nell’azione.
Le azioni legali possibili  Se lo ritenete opportuno potrete fare una denuncia contro al discriminazione. Nei limiti del possibile vi aiuteremo. La denuncia è necessaria  al fine di arrivare a sentenza e quindi creare un precedente la cui efficacia è molto alta.
Rimaniamo a disposizione per tutti i necessari chiarimenti
Associazione Lavoro Over 40 Giuseppe Zaffarano Presidente Associazione Lavoro Over 40 Cell. 340-3793580 e-mail presidente@lavoro-over40.it web    www.lavoro-over40.it
orso castano : il governo pur di non far crollare il livello dell'asistenza sanitaria, ripiana i debiti, mentre l'organizzazione della sanita' non cambia e continua a divorare soldi. Una profonda trasformazione legata ad una revisione massiccia delle strutture territoriali per aumentare la qualita' dell'intervento all'esordio e l'assistenza integrata con la collaborazione dei cittadini per le malattie criniche , sempre a livello territoriale , urge , anzi e' irrinunciabile. Ma colpire e ridurre spazi agli accreditamenti ormai consolidati, purtroppo spesso in odore clienterale, sara' impresa ardua, molto ardua!!

NOVARA
20/07/2013 - IL CASO

Sanità, alle Asl del Piemonte 803 milioni di euro per ripianare i debiti


La sede dell’Asl in via dei Mille a Novara

Firmato l’accordo a Roma: 71,6 milioni di euro per Novara; 43,6 per il Vco e 15,4 per Vercelli
NOVARA
Al via il trasferimento di risorse a Comuni ed Enti locali. Lo conferma la Regione ricordando che è stato firmato a Roma l’accordo per l’anticipazione di 803 milioni di euro, da girare alle Asl a copertura del buco sanitario del precedente quinquennio. Per quella di Novara arrivano 71 milioni. 

Il decreto legge 35 garantisce in queste ore alle casse del Piemonte risorse complessive per 1 miliardo e duecentocinquanta milioni di euro, 447 milioni grazie all’articolo 2 (pagamenti dei debiti delle regioni) e 803 milioni in base all’articolo 3 (pagamento dei debiti degli enti del servizio sanitario nazionale). 

«Nel giro di qualche giorno completiamo lo stanziamento dei fondi a Comuni, Province, consorzi e Comunità Montane - assicura l’assessore al Bilancio, Gilberto Pichetto Fratin - e allo stesso tempo provvediamo a estinguere i debiti con i fornitori diretti della Regione. I due terzi dei 447 milioni complessivi che il Piemonte ottiene dallo Stato spettano infatti proprio agli enti locali». 

«Il pagamento dei debiti delle Aziende Sanitarie è stato il nostro primo obiettivo - osserva inoltre l’assessore alla Sanità, Ugo Cavallera - insieme all’impegno di evitare il commissariamento della Sanità piemontese da parte del Governo. 

Per quanto riguarda la suddivisione provinciale, non considerando i fondi assegnati a Finpiemonte e le somme relative ai fornitori diretti della Regione, le risorse stanziate per il 2013 grazie agli articoli 2 e 3 del decreto legge 35/2013 vedono l’assegnazione di 621 milioni per Torino; 100,9 per Alessandria; 35.9 per Asti; 29.2 per Biella; 183.9 per Cuneo; 71.6 per Novara; 43.6 per il Vco e 15.4 per Vercelli.  

paradigma genetico ed epigenetico a confronto

orso castano: le vicende politiche italiane sono scollegate dall'evoluzione dei paradigmi scientifici. Sicche' queste evoluzioni non influenzano le vicende politiche ne' stimolano la creazione di nuove teorie politiche che possano risolvere i profondi ed annosi problemi della nostra politica. Purtroppo non e' possibile non seguire la trasformazione dei vecchi paradigmi scientific. Siresta fuori alla crescita culturale e da nuove visioni del mondo..

Il  Paradigma     Genetico
Il modello esplicativo del paradigma genetico è fondato sul centrismo genico (gene‐centered).
Secondo questo modello, l’adattamento di una popolazione è spiegato dalla capacità
dell’ambiente di selezionare i caratteri ereditari favorevoli e del patrimonio genico di mutare
casualmente. In questa concezione, viene implicitamente assunto che i geni siano tali da (1)
determinare i relativi caratteri in modo diretto e additivo ed (2) essere tramandati in forma
invariata da una generazione all’altra, a eccezione di eventimutazionali casuali.
L’assunzione che i geni possano determinare i relativi caratteri fenotipici in modo diretto
presuppone che stiano in rapporto uno ad uno con le proteine perle quali codificano. In effetti
questa aspettativa è fondata sulle esperienze di Tatum e Beadle in Neurospora secondo cui
esiste un solo gene per ogni enzima presente nella cellula (Zubay, 1987). Numerose evidenze
sperimentali, prima fra tutte, la recente stima di circa 30,000 geni del progetto del genoma
umano (Human Genome Project, 2001), dimostrano invece che la diversità proteica supera di
gran lunga quella semplicemente derivabile dalle conoscenze genomiche (Davison and Burke,
2001). Inoltre, i meccanismi displicing alternativo, le modificazioni post‐trascrizionali dei neo‐
trascritti e quelle post‐traduzionali delle proteine nascenti consentono ad uno stesso gene
strutturale di produrre numerose varianti proteiche a seconda del contesto cellulare o
ormonale in cui è fatto esprimere (Black, 1998). Se i geni agissero in modo addittivo come
assunto dal centrismo genetico l’integrazione genomica dovrebbe essere intesa come una
conseguenza dell’ambiente in cui gli stessi geni sono stati casualmente selezionati (Sterelny
and Kitcher, 1988), piuttosto che una condizione necessaria, per quanto non sufficiente,
perché possano esprimersi in modo temporalmente coordinato. In altre parole, si riduce ad
effetto ciò che, in virtù della complessità delle interazioni geniche, dovrebbe invece essere
inteso come “causa” della stessa possibilità di esprimere in modo coordinato l’informazione
codificata (Pepper, 2002). Assumere che i geni agiscano in modo diretto ed additivo, equivale
quindi ad attribuire un ruolo causale soltanto al genotipo e a ridurre ilrelativo fenotipo a puro
e semplice contenitore per l’espressione genica. In questo contesto, la selezione genotipica si
giustificherebbe perché soltanto i geni possono svolgere ilruolo direplicatori e non altre unità
come i genomi, gli organismi e le specie. In questa visione “egoista” i geni costruirebbero
perciò gli organismi unicamente come veicoli per la propria replicazione e, in quanto tali,
sarebbero gli unici ad andare soggetti al vaglio selettivo (Dawkins, 1999). Tutto ciò comporta il
totale disconoscimento della natura e della complessità delle interazioni che sussistono tra
genoma e ambiente e l’attribuzione alsolo gene dello status di innovatore perché unico, tra le
tante strutture cellulari, a potersi autoreplicare (Maynard Smith e Szathmáry, 2001). In altre
parole, gli organismi si riproducono perché contengono molecole che si replicano. Da questo
punto di vista, la riproduzione a livello organismico viene quindi a coincidere con la
replicazione a livello molecolare. In realtà, attribuendo valore funzionale alla sola replicazione,
si assume come attivo il processo di copiatura del DNA che è invece da riternersi passivo e
attribuisce aisoli errori di copiatura la possibilità di introdurre novità nel patrimonio genico di
una specie.
Se il gene è concepito inmodo diretto e additivo è gioco forza che in una visione gene‐centered
non si possano prevederemeccanismi di feedback tra genotipo e ambiente.Questa concezione
è da correlarsi con il presupposto fondamentale di una vera e propria barriera tra la linee
germinale e somatica. Ne consegue che niente di ciò che è sperimentato dal fenotipo può
essere trasferito al genotipo ed essere trasmesso inalterato attraverso le generazioni. Si noti
tuttavia che le evidenze a sostegno della teoria di Weissman si fondano sull’osservazione che
le cellule germinali segregano precocemente nel corso dell’embriogenesi (Illmensee et al.,
1976), mentre in realtà la possibilità che la barriera somato‐germinale possa essere superata è
dimostrata sia dalla persistenza intergenerazionale di endosimbionti nei follicoli ovarici di
molte specie di insetti (Giorgi and Nordin, 1994), sia dal trasferimento endocitotico di
retrovirus espressi dalle cellule follicolari di Drosophila melanogaster (Leblanc et al., 2000). In
conclusione, questi dati dimostrano che il processo di trasformazione genica è molto più
complesso di quanto il paradigma genetico della mutazione puntiforme lasci presupporre. Il
concetto di gene sul quale il paradigma è tuttora fondato equivale a quello di unità indivisibile
della trasmissione ereditaria della prima accezione mendeliana. In realtà, equiparando il gene
a un tratto di DNA equivalente a un’unità di espressione, sia pure comprensiva di elementi
regolatori e strutturali (Portin, 1993; Morange, 1998), se ne disconosce l’evolvibilità, cioè la
capacità di generare fenotipi ereditabili in virtu’ di strategie che siano esplorative di nuovi
adattamenti e al tempo stesso riducano i vincoli che si frappongono al cambiamento (Kirschner
andGerhart, 1998).
Il paradigma epigenetico
................ Se intesa nella sua accezione più ampia di biologia dello sviluppo,
l’epigenetica designa non soltanto una forma in divenire, ma anche e soprattutto la possibilità
che l’informazione espressa nel corso dello sviluppo non risulti semplicemente da
un’espressione genica programmata, ma si generi in funzione della molteplicità delle strutture
e delle interazioni realizzate a partire dall’uovo fecondato. Così intesa, la visione epigenetica
coinvolge molto di più di quanto non emerga dal semplice studio di quei cambiamenti
ereditabili della funzione genica che avvengono in assenza di variazioni mutazionali (van

Speybroeck et al., 2002)................... l’idea stessa che sia limitante fondare l’intera interpretazione evolutiva sull’equazione
riproduzione = replicazione. Così facendo si assume implicitamente che l’unica possibilità di
introdurre cambiamenti innovativi nell’evoluzione sia in via genetica, e che possa avvenire
soltanto tramite variazioni causali del processo di replicazione. Si disconosce il ruolo svolto da
altre strutture cellulari, e si assume implicitamente che un organismo in sviluppo altro non
faccia che esprimere istruzioni geniche pre‐costituite. Da questo punto di vista il processo
evolutivo viene concepito come selettivo, mentre allo sviluppo embrionale rimane solamente
un ruolo istruttivo (Jablonka and Lamb, 1998). Tutto lo scopo del paradigma epigenetico è
proprio quello di dimostrare che anche lo sviluppo può essere selettivo per cui parte delle
innovazioni introdotte nel patrimonio genetico di una specie sono di fatto vagliate ed espresse
nella periodo embrionale....................un organismo non eredita soltanto copia del patrimonio genico
parentale, ma anche un insieme di organuli e membrane. Un uovo fecondato non è quindi
soltanto un veicolo di trasmissione genica, ma è esso stesso luogo di espressione
dell’informazione codificata e luogo entro cui il potenziale ricombinatorio delle sequenze
nucleotidiche viene dotato disignificato, perché posto in condizioni di esprimersisotto forma
di neo‐trascritti e proteine. In altre parole, l’uovo funge da contesto nel quale il messaggio
genico può diventare significativo.
Il contenuto genico di un nucleo zigotico è tale per cui soltanto l’ovoplasma è in grado di
poterne “leggere” l’informazione e renderla così significativa. In presenza di un solo nucleo
somatico, lo stesso ovoplasma è incapace di dare inizio allo sviluppo embrionale,se non dopo
riprogrammazione. Ugualmente, un nucleo zigotico trapiantato in un citoplasma somatico è
destinato all’insuccesso. Molto spesso si dimentica di rimarcare quanti tentativi di trapianto
nucleare siano stati effettuati per ottenere una sola clonazione con esito positivo. Per
esempio, la nascita di Dolly è stata ottenuta tramite 277 esperimenti di trapianto nucleare. Di
questi, 247 sisono impiantati nell’utero materno, ma soltanto 29 hanno iniziato a svilupparsi e
solo uno ha completato lo sviluppo (Beardsley, 1997)...............In un senso più
strettamente scientifico gli esperimenti di trapianto nucleare dimostrano la capacità del
genoma nucleare di mantenersi inalterato nel corso del processo di differenziamento cellulare,
e quella del citoplasma ovulare di riprogrammare il genoma differenziato a seguito del
trapianto nucleare (Gurdon and Byrne, 2003). Dal punto di vista epigenetico entrambi queste
caratteristiche dimostrano la possibilità per uno stesso contenuto genico di realizzare funzioni
diverse a seconda del contesto citoplasmatico nel quale è fatto esprimere.................L’uovo è molto di più di un contenitore di geni. A renderlo strutturalmente complesso è la
distribuzione eterogenea di membrane e di organuli che nell’insieme contribuiscono a
polarizzarlo. L’asse antero‐posteriore di un uovo è infatti definito nel corso dell’ovogenesi ad
opera di proteine e neo‐trascritti di originematerna.Questisi distribuiscono eterogeneamente
nell’ovoplasma in virtù di ancoraggi selettivi con il citoscheletro ovulare (Martin et al. 2003).
L’esistenza di asimmetrie ovularisotto forma di polarizzazioni antero‐posteriori o apico‐basali
è condizione necessaria e sufficiente perché l’embrione possa esprimere correttamente il
potenziale genico di cui è dotato.Dal momento che queste asimmetrie sono pre‐determinate
in via materna, una visione strettamente genetica ne attribuirebbe la causa ai soli geni della
madre (Dollar et al., 2002). Secondo il paradigma epigenetico invece la causa andrebbe
ricercata anche in tutti quei fattori,siano essi membrane, organuli o elementi del citoscheletro
che, a seguito di un’espressione genica materna, vengono ad essere distribuiti
eterogeneamente nell’ovoplasma, o divengano essi stessi causa di una distribuzione
differenziale dei neo‐trascritti materni.Le differenze che intercorrono tra le interpretazioni genetica ed epigenetica possono essere
esemplificate dal confronto con la teoria dell’informazione. In questo contesto, l’informazioneHumana.Mente – numero 6 – Luglio 2008 
46 
recepita da un ricevitore è funzione tanto dello stato della rispettiva sorgente, quanto del
canale di connessione. Ne consegue che la distinzione tra canale e sorgente è, in un certo
senso, lasciata alla libera scelta dell’operatore. Mantenendo costanti le condizioni del canale è
possibile conoscere lo stato della sorgente, come pure è possibile conoscere le condizioni del
canale quando quelle del ricevitore sono mantenute costanti (Griffiths e Gray, 1994). Da
questo punto di vista interpretare l’endosimbiosi batterica in termini esclusivamente genetici
equivale ad attribuire ai geni il ruolo di sorgente, assumendo che il canale debba essere
necessariamente costante. Al contrario, l’interpretazione epigenetica sottolinea l‘importanza
delle condizioni metaboliche dei simbionti e soprattutto le loro reciproche interazioni come
contesto all’interno del quale l’espressione genica di entrambi può venir dotata di senso................. In
conclusione, ci sono molte strutture e processi delle uova alle quali l’interpretazione
epigenetica riconosce il ruolo di potenziali fattori ereditari. Interpretarle in chiave
esclusivamente genetica equivarrebbe a disconoscerne l’importanza in relazione alle
condizioni che sono permissive per un’espressione genica appropriata............. Se la proposta epigenetica si limitasse ad annoverare tra i fattori ereditari, non solo i
geni, ma anche altri elementi strutturali delle uova fecondate, non potrebbe certamente
proporsi come nuovo paradigma,ma al più potrebbe semplicemente aspirare ad un’estensione
del concetto di genetica. Al contrario nella visione epigenetica, l’unità diselezione è definita in
relazione a un intero ciclo vitale che è comprensivo sia della sua potenzialità evolutiva che dei
processi disviluppo (Griffiths andGray, 2003).
Attribuire all’intero ciclo vitale il ruolo di unità di selezione fa venir meno la distinzione tra
selettivo ed istruttivo applicato al binomio evoluzione e sviluppo. Non più ciò che è scelto
selettivamente nel corso dell’evoluzione è applicato istruttivamente all’embrione in sviluppo. I
due processi divengono così intrinsecamente dipendenti uno dall’altro per cui solo ciò che è
compatibile con il modello di sviluppo può essere selezionato fenotipicamente ed essere
quindi assimilato nel genoma. In secondo luogo, lo stesso genotipo non è più funzionalmente
equivalente alla sommatoria dei geni selezionati singolarmente, ma è al contrario, un’unità
genomica integrata capace di esprimere strategie adattative diverse per ogni stadio di
sviluppo. Infine, l’idea stessa di ambiente deve essere ampliata oltre la semplice concezione di
luogo come habitat e includere invece quella di luogo come Umwelt. L’ambiente in quanto
habitat pone a vaglio soltanto le capacità dell’individuo adulto a procacciarsi
competitivamente le risorse energetiche. L’ambiente come Umwelt invece è il mondo
semiotico dell’organismo in sviluppo, che viene per ciò stesso a comprendere tutti quegli
stimoli percepiti come significativi per la sua sopravvivenza (Barbieri, 2001b).................
Conclusione
L’obiettivo ultimo di un’impresa scientifica è di spiegare i fenomeni in osservazione
derivandone la descrizione dal minor numero possibile di assunzioni iniziali (Kitcher, 1981). In
tal modo, fenomeni che risultino apparentemente diversi sul piano dell’esperienza diretta
possono essere spiegati in riferimento agli stessi modelli esplicativi e secondo paradigmi
sempre più ampi. L’unificazione che è così raggiunta può rivelare l’esistenza di connessioni
impreviste, o imprevedibili, tra alcuni dei fenomeni precedentemente attribuiti a reami diversi
della conoscenza. Nel presente articolo abbiamo voluto verificare se fenomeni come
l’evoluzione e lo sviluppo embrionale possano essere spiegatisecondo uno stesso principio di
unificazione. A tale scopo sono stati posti a confronto il paradigma del centrismo genetico,su
cui la moderna sintesi neo‐darwiniana si fonda, e l’analisi dei meccanismi epigenetici di natura
ereditaria. Come è stato ampiamente discusso, in una visione gene‐centered, le innovazioni
introdotte selettivamente nel patrimonio genetico agiscono istruttivamente nello sviluppo.
Conseguentemente soltanto il genotipo è selezionato, mentre il relativo fenotipo è
determinato in base ad un rapporto meccanicistico tra DNA e proteine. In sostanza, le cause
remote di fenomeni quali l’evoluzione e lo sviluppo debbono essere ricercate nell’esistenza di
un programma di natura esclusivamente genetica.
Il paradigma epigenetico contende tutte queste asserzioni, sostenendo che una genomica
funzionale debba fondarsi non su un programma genetico, ma su un programma di sviluppo.
Nel programma genetico è compendiato soltanto il concetto d’informazione, mentre nel
programma di sviluppo questa informazione diventa significativa (Keller, 2000). Se il
programma fosse inteso in termini esclusivamente genetici, sarebbe impossibile distinguere
tra geni come sorgenti d’informazione e geni come entità su cui il programma stesso agisce.
Per non ridurre il concetto di gene a pura e semplice istruzione pre‐esistente nel DNA, è stato
proposto di articolare il programma disviluppo in modo da comprendere tutte quelle strutture
dell’uovo fecondato che, come i geni, sono trasmesse inalterate da una generazione all’altra
(Keller, 1999). È comprensibile che proposte di questo tipo abbiano suscitato reazioni
contrastanti nella stessa comunità scientifica. Per alcuni il significato di gene dovrebbe
articolarsi in due concetti distinti: quello di gene preformista (Gene‐P) capace di
predeterminare il fenotipo e quello di gene dello sviluppo (Gene‐D) per sostenere l’idea di
un’espressione genica differenziale (Moss, 2002). Per altri, la denuncia dei limiti del centrismo
genico non ne invalida in principi riduzionistici, ma anzi testimonia la necessità che il
riduzionismo debba essere praticato a livelli ancora più spinti perrisolvere quelle ambiguità su
cui l’epigenetica fonda la propria critica (Carroll, 2001).
Fortunatamente il confronto tra centrismo genetico ed epigenesi non deve necessariamente
risolversi con la legittimazione di uno dei due paradigmi. Entrambi i modelli esplicativi sono
legittimati dall’attuale ricerca bio‐molecolare, per quanto differiscano per il livello di
organizzazione cui sono riferiti. Mentre è da rifiutare l’idea di un determinismo genetico
secondo cui noi siamo i nostri geni, non possiamo che accettare il principio che noi non
saremmo senza i nostri geni (Morange, 2002a). Infine, anche in una prospettiva storica, il
confronto tra i due paradigmi non avrebbe potuto risolversi tra modelli esplicativi alternativi.
L’epigenesi infatti non avrebbe avuto alcuna possibilità di evolversi concettualmente di persé,
se non in opposizione al centralismo genetico di cui ha sottolineato i limiti esplicativi e le
inevitabilisemplificazioni (Morange, 2002b).

FrancoGiorgi

mercoledì 17 luglio 2013

NO OGM

GreenpeaceSe non visualizzi correttamente questa mail CLICCA QUI
Ciao luigi,
Vietata la coltivazione di OGM in Italia. Grazie a te!
Vietata la coltivazione di OGM in Italia
Aiutaci a proteggere la biodiversità e la nostra agricoltura.
SCRIVI AL MINISTRO
il decreto interministeriale per fermare la coltivazione degli OGM è stato firmato. Questa vittoria è stata possibile grazie alle 58 mila persone che, come te, hanno partecipato alla nostra petizione e chiesto al Ministro della Salute Lorenzin di adottare misure d'emergenza per bloccare la contaminazione OGM. 

Il primo passo è stato fatto, ma la biodiversità e la nostra agricoltura sono al sicuro solo sulla carta. Ora è necessario procedere alla decontaminazione dei due campi friulani seminati con mais MON810 della Monsanto il 15 e 16 giugno scorso. Noi ci accerteremo che venga fatto prima che le piante fioriscano per impedire al polline di contaminare campi vicini e lontani, trasportato dal vento e dagli insetti.

Adesso questo decreto concede 18 mesi alle Regioni per stabilire misure di coesistenza.Noi di Greenpeace ci saremo ma abbiamo bisogno del tuo sostegno per vigilare affinché anche a livello regionale vengano prese decisioni in grado di tutelare l'agricoltura, l'ambiente e i consumatori italiani. Solo con il tuo contributo saremo in grado di contrastare gli interessi delle potenti multinazionali del biotech e dare un calcio agli OGM.


Federica Ferrario,Responsabile Campagna Agricoltura Sostenibile

lunedì 15 luglio 2013

la Lobby avvocatizia si e' mossa ed il governicchio Letta comincia ad aprirsi e rinnegarev la Mediazione Obbligatoria !!

orso castano : finalmente una prima apertura per la povera lobby avvocatizia, che povera in canna, vuole offrire gratis una mediazione ad hoc, chiamata "negoziazione assistita". Parola di Gato e Volpe , sara' gratuita ed assolutamente a favore dei poveri cristi. Via il sociale! Via la Mediazione degli incompetenti!! Il governicchio Letta restituisce alla casta avvocatizia il potere di cui ha sempre goduto! questo e' lo Stato ed il Governo Italiano. Viva le lobby!!

Mediazione: da Comm. Giustizia temperamenti a obbligatorietà e onerosità
CNF, comunicato 11.07.2013
Decreto del fare, la commissione giustizia apre alla negoziazione assistita. Temperamenti a obbligatorietà e onerosità della mediazione. Il CNF: “Un primo passo avanti. Ma è opportuno un cambio di rotta”
Una osservazione di metodo e tante di merito, molte delle quali richiamano anche testualmente le richieste avanzate dal Consiglio Nazionale Forense.
Si tratta delle raccomandazioni e delle condizioni che ha posto la Commissione giustizia della Camera che, nella seduta di martedì 9 luglio, ha dato il suo parere sul testo del decreto “del fare”, pubblicato nel Bollettino delle Commissioni di ieri


Un parere che il CNF giudica un primo passo avanti, di cui dare atto al Parlamento, pur chiedendo l'immediata correzione di rotta sull’utilizzo della decretazione d’urgenza e verso la predisposizione di un disegno di legge organico in materia di giustizia non è avvenuto.

Il CNF ribadisce l’inopportunità politica e costituzionale di trattare la materia della giustizia con decreti legge e chiede che sia data immediata attuazione al richiamo della commissione giustizia di una limitazione drastica da parte del Governo della decretazione d’urgenza, in modo che-dice il parere- “le prossime iniziative in materia di giustizia, affinché possano essere esaminate dalla Commissione Giustizia in sede referente e con tempi adeguati alla loro complessità, siano adottate dal Governo facendo ricorso a provvedimenti circoscritti a tale materia, utilizzando lo strumento della decretazione d'urgenza solo nei casi in cui sia strettamente necessario”.
Dal punto di vista della efficiente amministrazione della giustizia, infatti, è necessario ricostituire un quadro complessivo coordinato organico e sistematico della disciplina per far sì che gli operatori – magistrati e avvocati – e i cittadini che si rivolgono al giudice possano contare su norme chiare, precise, e non introdotte con provvedimenti d’urgenza, frutto di improvvisazione e privi di concertazione con le categorie interessate.

Anche per favorire una riflessione attenta da pare del Parlamento, l’Avvocatura chiede con convinzione lo stralcio delle norme relative dal dl.

Il CNF valuta con favore il richiamo espresso alla necessità di introdurre la negoziazione assistita dagli avvocati, come ulteriore sistema di risoluzione alternativa delle controversie.
E anche la previsione di una maggiore tecnicalità nel procedimento di mediazione, anche con l’assistenza obbligatoria dei legali in tutta la procedura.

Le altre modifiche suggerite dalla Commissione giustizia in tema di mediazione vengono incontro alle richieste minime dell’Avvocatura.
In questo senso, non solo resta in piedi la ferma critica alla obbligatorietà- non prevista dalla direttiva comunitaria e sostanzialmente sconosciuta nel resto d'Europa-, ma la sualimitazione temporale dovrebbe essere più accentuata: tre anni sono troppi tenendo conto del fatto che l'istituto è stato già a lungo sperimentato.
Condivisibile è la tendenza alla gratuità, totale nei primi sei mesi e con riferimento al primo incontro di programmazione a regime; e la richiesta di eliminare o limitare le conseguenze "sanzionatorie" del contegno assunto dalle parti durante il procedimento.
Preoccupa invece la richiesta di ampliamento delle materie da portare in mediazione.

Sullo smaltimento dell’arretrato, fa bene la commissione a ricordare che sono necessari “nuovi e più razionali investimenti in materia di informatizzazione, risorse umane e di organizzazione, volti a garantire un organico di personale togato ed amministrativo adeguato, sia in termini numerici che professionali”, come sostiene il CNF.
Ed è condivisibile la richiesta di modificare l’utilizzo degli stanziamenti del Fondo unico Giustizia in modo che aumenti la quota del Fondo (oggi non inferiore ad un terzo) spettante al Ministero della Giustizia.

Anche sulla motivazione breve delle sentenza, è apprezzabile lo sforzo della commissione volto a eliminare il riferimento ai precedenti conformi o al rinvio a scritti difensivi e altri atti di causa, che non è sufficiente a garantire il diritto di difesa che sarebbe compromesso sotto il profilo della impugnazione.

Come esplicitamente richiesto dal CNF, il parere suggerisce anche la soppressione delle norme su Fori per le società estere e quella norma, assolutamente fuori tema, che vorrebbe modificare la composizione delle commissioni di esame per l’abilitazione forense.

Il CNF verificherà l’andamento dei lavori e auspica che in sede di approvazione degli emendamenti presentati nelle commissioni di merito, affari costituzionali e bilancio di Montecitorio, possano compiersi passi avanti più significativi.
(CNF, comunicato 11 luglio 2013)

domenica 14 luglio 2013

roberto saviano


LogoRoberto Saviano a Martina Franca – Domenica 14 luglio ore 19..Repubblica.it: il quotidiano online con tutte le notizie in tempo reale...................Se al sud un magistrato combattivo, integerrimo, può essere tollerato perché le sue inchieste al massimo incidono sul livello «militare» dell'organizzazione mafiosa o al massimo sull'attività prettamente criminale (dallo spaccio di droga alla richiesta del pizzo), al nord un ostacolo come Bruno Caccia è insostenibile perché rischia di mettere a rischio quella che è la struttura «legale» della mafia, rappresenta una barriera per la sua ramificazione nell'economia legale del paese. Nel caso dell'omicidio Caccia, a differenza di quanto avviene solitamente nelle uccisioni mafiose seguite da una efficiente entrata in funzione della «macchina del fango» (dopo aver ammazzato Pippo Fava, ad esempio, la mafia siciliana cercò di diffondere la voce che il giornalista era diventato un bersaglio perché pedofilo), alle cosche calabresi è bastato affidarsi all'oblio. Tanto che un filmato di Libera rivela che, su dieci persone intervistate a caso per le strade di Torino, almeno otto non hanno idea di chi fosse Caccia, né del perché gli sia stato intitolato il Palazzo di giustizia....................Entrambi denunciano che il pericolo più grande è l'indifferenza, che il far finta di nulla apre autostrade all'infiltrazione mafiosa. Saviano fa sua una dichiarazione riportata dal presidente della Corte d'appello Mario Barbuto e sottolinea: «Anch'io credo che Caccia sia stato ucciso per il futuro, per quello che aveva intuito». E ricostruisce il metodo dell'infiltrazione mafiosa spiegando: «La mafia è più generosa delle banche, non porta via l'azienda all'imprenditore in difficoltà, lo trasforma in una testa di legno e la politica tace». Fa l'esempio di una grande azienda, la Parmalat. Dalle carte dell'inchiesta emerge che le famiglie mafiose avevano garantito che i prodotti Parmalat sarebbero stati esposti in prima fila sugli scaffali dei negozi sotto il loro controllo e, quando un'azienda concorrente ha proposto prezzi più bassi, hanno rimediato dando fuoco allo stabilimento rivale.A chi avesse ancora dei dubbi non resta che passare una mattina nell'aula bunker della Vallette dove si sta concludendo il processo Minotauro: scoprirà così che i mafiosi non vengono da Marte o da sud. Più banalmente vivono a Leinì o ad Alpignano, vicino a noi. .