lunedì 25 gennaio 2010

il governo clinico della sanita'

Riportiamo di seguito un aggiornamento di quanto sta accadendo a livello della Commissione parlamentare competente riguardo ale norme che dovrebbero in futuro assicura il Governo Clinico delle ASL in Italia. questo accordo dovra' ancora percorrere una lunga strada , ma si iniziano a fissare precise indicazioni che potrebbero assicurare piu' voce in capitolo ai medici dipendenti "dirigenti" (dinora solo a parole) del Serv. Sanit. Nazion...........Speriamo bene . Quanto sotto esposto e' tratto dalla rivista dell'ANAAO , "Dirigenza Medica, n° 8/9 09 :
"La strada per l'approvazione definitiva è ancora in salita. Il  Ddl è infatti ora in commissione Affari Costituzionali per ricevere un parere alla luce delle modifiche del Titolo V , per verificare che il provvedimento non sia in contrasto con l'autonomia delle Regioni in campo sanitario. In attesa di scoprire il destino del ddl, ecco una sintetica rassegna delle principali modifiche apportate dalle Comissio-ne Affari Sociali.
ARTICOLO 2-Gli organi dell'Azienda
1. Sono organi dell'Azienda il Direttore generale (Dg), il Collegio di dirczione e il Collegio sindacale. Al Collegio di dirczione spettano poteri in relazione all'atto aziendale, ai programmi di ricerca e formazione, agli obiettivi della contrattazione integrativa aziendale.
2. La Regione disciplina l'attività e la composizione del Collegio di dirczione, prevedendo la partecipazione di diritto del direttore sanitario e del direttore amministrativo e, negli Irccs, del direttore scientifico, nonché la partecipazione di due rappresentanti elettivi delle unità operative, un rappresentante elettivo dei direttori di dipartimento, un rappresentante elettivo delle professioni sanitarie. La Regione può integrare tale composizione con la rappresentanza di altre figure professionali presenti nell'Azienda. Nelle Aziende miste è assicurata la rappresentatività della componente ospedaliera e di quella universitaria.
ARTÌCOLO 3 -La nomina dei Direttori generali
I . Fermi restando tutti gli altri requisiti previsti, i candidati dovranno presentare un certificato di superamento (e non più di "frequenza") di un corso di formazione in materia di sanità pubblica e di organizzazione e gestione sanitarie. I Dg già in carica dovranno adempiere a tale obbligo entro 1 2 mesi dall'introduzione della legge, pena la decadenza dell incarico. 2. 11 trattamento economico del Dg è stabilito dalla Regione nel limite del trattamento economico massimo complessivo previsto dalla contrattazione collettiva nazionale per le posizioni apicali della dirigenza medica, incrementato del 20% ed eventualmente incrementato fino a un massimo dei 20% con la retribuzione di risultato.
II trattamento economico del direttore sanitario e del direttore amministrativo è definito dalla Regione entro il limite dell'85% di quello spettante al Dg, compresa la quota del 20% per gli obiettivi raggiunti.
ARTICOLO 4 -La nomina  dei Direttori di Struttura Complessa
2. La nomina del direttore di struttura spetta al Dg previo avviso pubblicato in Gazzetta Ufficiale che riporti i requisiti curriculari e le competenze professionali richieste almeno 3 mesi prima che il posto si renda vacante. Il Dg nomina una commissione di tre membri presieduta dal direttore sanitario e composta da due dirigenti di struttura complessa dipendenti del Ssn della disciplina oggetto dell'incarico, individuati attraverso pubblico sorteggio da un elenco regionale redatto e curato dalla Giunta regionale ed aggiornato entro il 31 gennaio di ciascun anno. Il sorteggio viene effettuato successivamente alla data di scadenza fissata per la presentazione delle domande. La commissione formula un giudizio motivato su ciascun candidato e presenta al Dg una terna all'interno della quale il Dg nomina, con provvedimento motivato, il vincitore. Nelle Aziende ospedaliero-universitarie la nomina del Direttore di struttura complessa a dirczione universitaria è effettuata dal Dg sulla base di una terna di nominativi proposta dal Rettore, sentito il Direttore del dipartimento ad attività integrata cui afferisce l'unità operativa. (Abrogato il comma che stabiliva la presenza di un professore universitario nella commissione di valutazione delle Aziende ospedaliero-universitarie)
2-ter. L'incarico di dirczione di struttura complessa ha una durata di 5 anni (e non più "da 5 a 7 anni"), con facoltà di rinnovo per lo stesso periodo o per un periodo più breve.
ARTICOLO 8-Limiti di età
1. Alzato da 65 a 70 anni il limite di età per il collocamento a riposo dei dirigenti medici e sanitari del Ssn, compresi i responsabili di struttura complessa.L'intera dirigenza medica, veterinaria e sanitaria del Ssn viene esonerata dall'applicazione della legge 102/2009.
ARTICOLO 9-Esclusività e ìibera professione
1. 11 dirigente medico e sanitario dipendente deve avere con il Ssn rapporto unico, che non esclude l'attività libero-professionale purché espletata fuori dell'orario di lavoro.
2. I volumi di prestazioni libero-professionale non devono essere uperiori a quelli assicurati per i compiti istituzionali né superiori al 50% dell'impegno orario di servizio richiesto all'Azienda per i compiti istituzionali."


orso castano : finalmente la sanita' sembrerebbe tornare in mano a chi vi lavora tutti i sacrosanti giorni dentro , con ridata importanza a chi , finora umiliato, ha fatto la scelta del tempo pieno perche' convinto che fosse la scelta professionale piu' giusta. Ora staremo a vedere chi si opporra' in parlamento all'accordo raggiunto in Commissione : il solito Brunetta , rottamatore nazionale ? La Casta politica pentita che fa il voltafaccia e rovescia gli accordi ? Vedremo......

pet, tac , risonanza a diffusione.....nuove tecniche ...vecchi pericoli?

radioattivita' a Torino......clicca x link





da "la Gazzetta del mezzogiorno.it"01 Aprile 2009 Una campagna di informazione sui rischi dei raggi x, è comunque un atto dovuto»
MAURIZIO PORTALURI Direttore di U. O. Radioterapia

«Ogni anno in Italia sono oltre 54 milioni gli esami medici che utilizzano le radiazioni ionizzanti cioè le radiografie e le Tac. Circa uno ogni abitante. A questi si aggiungano 3 milioni di esami di medicina nucleare. Oltre le radiazioni che provengono dal suolo e dal cosmo, negli ultimi anni, la dose che si deposita nel nostro organismo a causa degli esami radiologici ha ormai raggiunto quella proveniente dalla natura. Una Tac dell’addome corrisponde a circa 500 radiografie del torace ed ad essa corrisponde un rischio di un tumore da raggi in più ogni mille esami. Gli esperti ritengono che negli ultimi anni il 10% dei tumori diagnosticati dipendano dalle radiazioni per uso medico. Purtroppo la consapevolezza di noi medici sul problema non è elevata ed ancor meno quella dei cittadini consumatori. Le leggi in materia ci sono. Un esame radiologico prima di essere eseguito deve essere “giustificato” ed essere effettuato in condizioni “ottimali”.
Ciò vuol dire che non ne debba essere stato eseguito uno analogo da poco tempo, che non sia possibile eseguirne un altro in grado di fornire le stesse informazioni senza l’impiego delle radiazioni ionizzanti, che dopo l’esame richiesto il medico richiedente sappia bene cosa si farà sia in caso di esito negativo che positivo. La Regione Toscana ha approvato nel 2006 una legge con cui si impegna a far crescere la consapevolezza di cittadini e medici sull’argomento, realizzando anche le opportune verifiche e conducendo studi sulle dosi assorbite dai pazienti soprattutto bambini e adolescenti.
La Confesercenti ha condotto un’inchiesta intitolata “100 casi di spreco in Sanità” dalla quale emerge che ospedali mai terminati, prescrizioni “a pioggia”, ricoveri ed esami inutili, scarso utilizzo della tecnologia, personale medico in esubero e paramedico insufficiente rappresentano alcuni dei fattori che hanno portato, nel corso del 2005, a sprecare risorse sanitarie per un totale di 17 miliardi e 400 milioni di euro (circa 100 milioni è il budget annuale del nostro servizio sanitario nazionale e 6 quello della sola Puglia). Una campagna di formazione e di informazione sui rischi da radiazioni ionizzanti per uso medico rappresenterebbe un atto dovuto oltre che per la salute collettiva anche per le casse della nostra sanità. Una campagna che dovrebbe andare di pari passo con quella sui farmaci e sui loro effetti collaterali e con quella sulla promozione delle tecniche di immagine che non usano le radiazioni ionizzanti come la Risonanza magnetica e gli ultrasuoni.
Nella nostra regione in questi mesi si rincorrono le richieste, le pretese ed i contenziosi per la Pet-tac in tutte le province. I cittadini dovrebbero sapere che la Pet tac è un’indagine moderna in grado di dare risposte a due domande: se un tumore ha già dato metastasi quando è stato diagnosticato e se una lesione sospetta dopo le cure è un tumore o meno. Ma devono anche sapere che un esame di quel tipo corrisponde a circa 1400 radiografie del torace e che esiste già un’altra metodica la quale senza usare raggi x è in grado di darci le stesse informazioni della Pet-tac a costi sanitari ed economici di gran lunga inferiori. Si tratta della risonanza magnetica con diffusione total-body. Si avrebbe così anche l’enorme vantaggio di ridurre il rischio di cancro da radiazioni mediche. Si sa, per ridurre i tumori non servono tanto arance, azalee e uova di cioccolata ma meno inquinamento e meno radiazioni ionizzanti. Nella Puglia delle energie rinnovabili sarebbe davvero coerente e necessaria anche in sanità una scelta a favore di tecnologie diagnostiche in grado contrastare l’abuso delle radiazioni ionizzanti notoriamente in grado di provocare il cancro».
BERNARDO SCARANO Direttore U. O. Medicina nucleare
La Risonanza metterà nell’angolo la Pet tac? Secondo il primario di Radioterapia la Risonanza magnetica total body assicura i medesimi risultati della Pet Tac e non espone il paziente ai gravi rischi derivanti dall’eccesso di radiazioni ionizzanti. È anche la sua opinione? «È allarmismo. È molto pericoloso sostenere che la Risonanza a diffusione total-body (nulla a che vedere con la comune risonanza magnetica) possa sostituire la Pet-tac dal momento che l’esame di cui parla il dott. Portaluri non rientra allo stato in alcuna linea guida. Posta così la questione confonde il paziente e diffonde u n’informazione fuorviante. Ritengo che argomenti tanto delicati si debbano trattare con molta cautela. La mia preoccupazione è che con approcci poco prudenti si rischi di non interrompere mai i viaggi delle speranza. Perchè i pazienti, pur di sottoporsi alla Risonanza a diffusione total- body, senza radiazioni, si recheranno ingiustificatamente fuori regione, lamentandosi di non averla in “casa”».
Si avverte un leggero brivido all’idea che una Pet-tac sia l’equivalente di 1400 radiografie al torace.... «Nella valutazione non si può prescindere da costi e benefici. Quando esiste il rischio di un tumore maligno o di metastasi il tempo è prez ioso. L’indagine Pet tac, se giustificata, al momento non ha concorrenti: è uno strumento importante e innovativo in campo oncologico, soprattutto per l’informazione metabolica fornita al clinico e quindi per impostare il piano terapeutico più appropriato. E viene applicata sempre più in quello cardiologico e neurologico proprio per la precocità delle informazioni che produce. Descrive con precisione le funzioni biologiche dell’organismo ed è, al momento, il miglior percorso diagnostico a tutela della salute del paziente. Si tratta di un’apparecchiatura che offre, come dicevo, un’indagine di tipo “funzionale”, cioè evidenzia non solo la presenza delle cellule tumorali, anche il loro metabolismo. Grazie ad immagini ad alta definizione anatomica localizza con estrema precisione le lesioni tumorali ed è in grado di rilevare e circoscrivere quelle parti con una maggiore attività maligna, favorendo così piani di trattamento radioterapici più accurati. Permette, inoltre, di monitorare nel tempo l’efficacia dei trattamenti terapeutici a cui il paziente è sottoposto, risparmiandogli procedure invasive come la biopsia».
Rischi accettabili, dunque, se valutati in rapporto ai benefici. È realistico il timore di quanti denunciano un utilizzo non sempre appropriato di questa metodica, fino a sconfinare nell’abuso? Oppure ritiene che Portaluri sia allarmista anche in questo? «Concordo con il collega Portaluri sul fatto che talvolta si ecceda nella prescrizione di esami diagnostici strumentali non innocui. È un fenomeno di cui si parla da tempo. Che trova giustificazione in quella medicina difensiva che spesso caratterizza l’attività del medico, in modo più incisivo nel settore dell’emergenza, vale a dire nel Pronto soccorso. Mi riferisco al notevole incremento del contenzioso giudiziario in campo medico che apre il fianco alla medicina difensiva. Il professionista non è più libero nelle scelte diagnostiche e terapeutiche, è sempre più condizionato dalla necessità di evitare comportamenti che possano metterlo a rischio di denunce».
Come avviene la scelta del medico? Cosa stabilisce l’appropriatezza di un accertamento strumentale? «Esistono due principi a cui il medico deve attenersi nel momento in cui prescrive un’indagine strumentale: giustificare e ottimizzare. Significa che l’esame deve sempre avere una valida giustificazione, ossia un grave sospetto diagnostico e che sia l’unica indagine possibile. Ottimizzare vuol dire evitare di sottoporre il paziente ad inutili ririschi. La Pet-tac, lo ripeto, in campo oncologico, al momento non ha concorrenti».


da Focus.it


La nuova sfida degli scienziati della Nasa è proteggere gli astronauti in missioni spaziali dalle radiazioni provenienti dal Sole, durante le tante esplosioni sulla sua superficie. Fuori dal campo magnetico terrestre, le cellule sanguigne possono essere infatti danneggiate come mostra il campione prelevato da un astronauta della Stazione Spaziale (nella foto). I filamenti di DNA sono stati colorati con tinte fluorescenti: i punti di colore diverso in alcuni di essi indicano punti di rottura, poi riparati malamente dalla cellula. Le zone più vulnerabili sono quelle vicine al midollo spinale, la fabbrica di sangue del nostro corpo: si stanno perciò progettando equipaggiamenti speciali che, pur lasciando libertà di movimento, proteggano spalle, spina dorsale, anche sterno e cranio, le ossa più vicine al midollo.
Foto: © Nasa

giovedì 21 gennaio 2010

cosa succede nella sanita' , da quotivadis


Anaao, interlocutorio incontro con ministro Fazio

Roma, 20 gen. (Adnkronos Salute) - "E' stato un incontro interlocutorio, servito a fare le presentazioni ufficiali del neo ministro e a mettere sul tavolo i problemi sollevati dalla 'vertenza salute'. Ma la disponibilità e le aperture dichiarate da Fazio sono tutte da verificare". Questo il commento di Carlo Lusenti, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, al termine dell'incontro delle organizzazioni sindacali della dirigenza medica, veterinaria, sanitaria e amministrativa del Ssn con il ministro della salute Ferruccio Fazio. "Pur consapevoli che il ministero della Salute non è l'unico destinatario delle richieste della categoria - sottolinea in una nota Lusenti - a Fazio abbiamo chiesto un impegno concreto a farsi promotore di una azione che, in coordinamento con il Governo e il Parlamento, dia risposte concrete almeno a quattro criticità sollevate dalla categoria". I quattro 'nodi' esposti dall'Anaao sono: "l'accelerazione dei disegni di legge sul rischio clinico e sul governo clinico che restituiscano agli ospedali situazioni di maggior sicurezza e ai medici condizioni di lavoro migliori; la cancellazione definitiva del provvedimento sulla rottamazione che dà la possibilità alle direzioni delle aziende di licenziare professionisti a soli 58 anni di età; il sostegno politico per accelerare la sottoscrizione del contratto di lavoro II biennio economico 2008-2009; la soluzione del problema del precariato in sanità".Pur apprezzando la disponibilità del ministro, l'Anaao non intende tornare indietro riguardo le iniziative di protesta della categoria. "Proprio per tenere alta l'attenzione sui gravi problemi della sanità - conclude Lusenti - la 'vertenza salute' va avanti confermando le manifestazioni di Napoli (4 febbraio), Milano (16 febbraio) e Roma (9 marzo)".
Voti e premi a personale, decreto Brunetta al test in Asl e ospedali

Roma, 20 gen. (Adnkronos Salute) - Valutazioni e incentivi per medici, infermieri e tutto il personale di Asl e ospedali, dove si sperimenterà sul campo la riforma Brunetta della Pubblica amministrazione, con il duplice obiettivo di migliorare i servizi e motivare il personale. Questo il senso del Protocollo d'intesa firmato oggi a Roma dal ministro per la Pubblica amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta, dal direttore dell'Agenzia nazionale per i servizi regionali (Agenas) Fulvio Moirano, dal presidente del Formez Carlo Flamment, dal presidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere(Fiaso) Giovanni Monchiero e dai direttori generali di 18 aziende sanitarie e ospedaliere. Prima della firma del Protocollo il ministro Brunetta ha voluto sottolineare l'importanza della sperimentazione "in un settore particolarmente delicato e sensibile", in cui la relazione tra utente e operatore è più importante rispetto ad altri campi. Premiare la qualità, il merito e riconoscere la remunerazione il sanità "conta molto". E, ha detto Brunetta, "sarei particolarmente orgoglioso di poter dire che in questo settore delicato e sensibile la Riforma ha funzionato", ha detto annunciando la relazione al Parlamento a maggio sulla legge: "Mi piacerebbe che il primo capitolo fosse dedicato alla sanità" e ai risultati ottenuti nel settore. IL PROTOCOLLO - Il protocollo firmato oggi fissa quattro obiettivi per le aziende sanitarie che aderiscono alla sperimentazione: migliorare le prestazioni individuali, utilizzando la valutazione come opportunità; premiare il merito individuale; favorire la crescita professionale; avere dati per la migliore gestione delle risorse umane. Il protocollo, però, non avrà al momento effetti giuridici o economici sul personale, ma servirà a mettere a punto il nuovo sistema di 'voti' e 'premi' non solo di dirigenti e medici, ma anche di infermieri, tecnici e amministrativi sanitari. Per la prima volta si valuteranno le 'performance' individuali anche in rapporto al "grado di cortesia, puntualità, presenza e disponibilità nelle risposte ai bisogni degli utenti". Per ora, inoltre, le valutazioni non si tradurranno in maggiori o minori incentivi. Ma entro il 31 agosto, conclusa la fase di sperimentazione - che durerà in tutto 7 mesi - sarà avviato il nuovo sistema di riconoscimento del merito, archiviando la stagione delle incentivazioni 'a pioggia' del personale. Spetterà ai direttori generali di Asl e ospedali individuare le aree in cui condurre la sperimentazione, sulla base delle indicazioni fornite da un Comitato di indirizzo del quale fanno parte il ministro Brunetta e i presidenti di Fiaso, Agenas e Formez. Proprio il Formez avrà il compito di formare il personale che a sua volta dovrà preparare i 'valutatori' di medici, infermieri, tecnici e amministrativi sanitari. I valutatori, poi, assegneranno gli obiettivi a ciascun dipendente. Per medici e dirigenti cinque gradi di valutazione - che vanno da 'insoddisfacente' a 'ottimo' - verranno applicati su competenze e comportamenti sulla partecipazione e al miglioramento organizzativo, sulle capacità tecnico-specialistiche e sullo sviluppo professionale, nonché sulla risoluzione dei problemi, della programmazione, di innovazione, di relazione con i colleghi e, non ultimo, con i pazienti, i loro familiari e le associazioni. Per infermieri, tecnici e amministrativi le competenze e i comportamenti verranno invece valutati sul contribuito ai programmi dell'Unità operativa: autonomia e responsabilità, qualità del contributo professionale, programmazione e gestione delle attività, relazione con i colleghi e orientamento ai bisogni dell'utenza.
Pronto regolamento Ecm, può partire nuovo sistema
Roma, 20 gen. (Adnkronos Salute) - Il nuovo sistema per l'educazione medica continua può partire. E' stato infatti approvato dalla Commissione nazionale Ecm il regolamento applicativo della nuova fase dell'aggiornamento obbligatorio degli operatori sanitari, come previsto dall'accordo approvato a novembre scorso dalla Conferenza Stato-Regioni. Si tratta di un 'manuale' per i provider che, dopo, diverse limature e aggiustamenti per la complessità della materia, permetterà ora di ripartire sulle nuove linee previste. In arrivo, inoltre anche un altro documento, preparato dalla Commissione Ecm, che indica le sanzioni per le violazioni, a seconda che siano lievi, gravi o molto gravi, e che è già alla firma del ministro della Salute Ferruccio Fazio. La nuova Ecm, insomma, è pronta a entrare a regime. E nei prossimi mesi sono previsti - a quanto apprende l'ADNKRONOS SALUTE - anche gli incontri con le parti sociali per la definizione di eventuali incentivi ai diversi operatori della sanità. Il nuovo sistema, ricordiamo, introduce alcuni elementi fortemente innovativi a partire dall'accreditamento dei provider e non più degli eventi come invece è stato nella lunga fase sperimentale, partita nel 2002. Si inserisce e si regolamenta, inoltre, la formazione a distanza e si dà forza a quella 'sul campo' mentre un nuovo organismo, il Comitato di garanzia, servirà ad assicurare l'indipendenza dell'Ecm dal sistema di sponsorizzazione. Sono previsti, poi, obiettivi di formazione nazionali e regionali. Su tutto questo interviene il regolamento appena approvato, che offre dettagliatissime indicazioni su "come, chi e dove" della formazione continua e 'guida' i provider in tutte le procedure. Ma non sarà però un testo 'intoccabile'. E' previsto infatti l'aggiornamento periodico, in base alle esperienze legate alla sua applicazione. Oltre a definire i principi e i ruoli, il manuale precisa nel dettaglio le modalità di accreditamento del provider, la tipologia di ente (aziende sanitarie, università, società scientifiche, Ordini professionali, eccetera), i requisiti minimi del provider, gli obiettivi formativi, il numero di crediti, le regole per gli sponsor e la pubblicità e contro i conflitti d'interesse. La Commissione nazionale ha prodotto anche due documenti specifici: uno per la formazione sul campo, l'altro sui criteri per l'assegnazione dei crediti.

lunedì 18 gennaio 2010

‘La politica nell’età della tecnica’

un intervento del Vescovo de  La Spezia dal sito "Citta' de La Spezia

“La prolusione scandita dal Vescovo Monsignor Moraglia è stata un’ottima occasione per la politica di comprendere la sua attuale incapacità di leggere la realtà, poiché ancora distante dall’ampia e ormai incipiente riflessione culturale che si sta rendendo necessaria per capire realmente l’evoluzione dell’orizzonte umano – quindi antropologico prima ancora che politico o sociale - nell’età della tecnica e del capitalismo globale. Spiace che i politici oggi non abbiano la forza leggere al di là della realtà fenomenica del loro tempo, poiché ingessati nella loro formazione irrimediabilmente autoreferenziale, incline a recepire l’economia come unico paradigma della totalità dei significati.
Se fosse stata la rapidissima evoluzione del contesto tecno-economico ad aver avuto bisogno di un mondo liquido e post-ideologico per dispiegare il suo autopotenziamento e la sua neutralità etica?Che cosa sono complessivamente gli strumenti se abbiamo perso la capacità di coglierli in funzione di una prospettiva etica o ideale? Nella tradizione greca-romana-cristiana le strutture economiche e le procedure tecniche che attentano - nella loro interconnessione - all’unitarietà della persona, rappresentano l’insostenibile. Esattamente ciò che l’Occidente ha da sempre voluto evitare. L’ibrido, l’insensatezza, il relativismo.Per la filosofia della scienza si tratta di un irrevocabile salto di sistema, di una mutazione di paradigma. Un super apparato tecno-economico in grado di determinare procedure ed organizzazioni non più eticamente finalizzate può potenzialmente determinare un nuovo tipo di ambiente. Che rischia - nel trascenderci con i suoi codici, la sua velocità, la sua intensità simbolica - di prevaricare la nostra capacità morale (culturale e linguistica) di acquisire un rapporto compiuto e libero di fronte alla realtà.
La politica è in ritardo, perché questa trasformazione distorce le categorie culturali con cui da sempre ha guardato la storia, lo sviluppo umano e la sua evoluzione.Stiamo entrando in un universo che sarà altro rispetto all’idea antropologica, razionalistica o teologica della storia a cui eravamo abituati.
La Chiesa, pur soffermandosi soprattutto sugli aspetti etici a cui dovrebbe essere connaturato il contesto economico, ha colto perfettamente il punto.Non è un caso se, dopo l’accorato appello del Vescovo, il Prof. Lupi abbia fatto espressamente riferimento all’esigenza di una nuova fase del pensiero che dinnanzi ai primi preoccupanti segnali di crisi delle identità – e forse delle culture democratiche - sappia far fronte alla grande sfida dei significati dischiusa nell’immediato futuro.
La politica deve esser pronta............... il disorientamento post-ideologico non potrà mai approdare alla negazione dell’etica................
 
18/01/10

martedì 12 gennaio 2010

TULIP : tutti uniti lavoriamo per intervenire precocemente , una nuova (non poi tanto) interessante associazione



da Psichiatria oggi , dicembre 2009, n° 6.
.........Nell'ultimo ventennio il campo della salute mentale, soprattutto nell'ambito dei disturbi psicotici, ha subito un mutamento, probabilmente decisivo per il suo futuro, aprendosi verso un paradigma preventivo che riassume in sé modalità di approccio al giovane in difficoltà, collaborazioni tra gli psichiatri degli adulti e degli adolescenti, conoscenza razionale della malattia da parte delle persone, coinvolgimento della Medicina Generale, progettualità e partecipazione da parte dell'associazionismo.Le ricerche cllniche ed epidemiologiche più attuali, l'esperienza cllnica (Ed-wards & McGorry, 2002; Cocchi & Me-neghelli, 2007, 2008; Meneghelli et al. in press; Pollice et al.,2007) e le raccomandazioni provenienti dalle Linee Guida (Sistema Nazionale Linee Guida, 2007) suffragate dai progressi nel campo della psicoterapia, della psicoeducazione e della psicofarmacologia, hanno alimentato un terreno di conoscenze e di speranze assai fertile per la nascita e lo sviluppo di azioni di prevenzione mirata. La diagnosi precoce, con particolare attenzione alle fasi di avvio del disagio mentale e ai primi - e spesso meno evidenti - segnali del disturbo, seguita da un intervento specifico e multicom-ponenziale volto ad incidere favorevolmente sia sul decorso che sull'esito del disturbo, sono oggi aspetti considerati imprescindibili nella pratica clinica della psichiatria più innovativa (Meneghelli e Bislenghi, 2006; Popolo et al., 2007).
Si è creata una crescente consapevolezza rispetto alla necessità di poter e saper intervenire per ritardare l'insorgenza della patologia, attenuare la sintomatologia, migliorare la qualità della vita e il funzionamento sociale/lavorativo delle persone sofferenti, motivando quindi gli operatori, in una prospettiva di prevenzione, a intensificare le azioni che possano facilitare l'individuazione e l'intervento su persone in fasi precoci di malattia (Cocchi & Meneghelli, 2004). Il periodo iniziale della psicosi può essere scomposto in tre importanti momenti a cui si associano, di conseguenza, differenti interventi fase-specifici: fase ad alto rischio, primo episodio psicotico, periodo critico (i 2-5 anni che seguono l'esordio).
La ricerca clinica (Yung & Jackson. 1999; Phillips et al.. 2002) ha permesso di riconcettualizzare le fasi che precedono l'esordio psicotico, modificando il concetto di prodromo in "stato mentale ad alto rischio". Con il termine "soggetti ad alto rischio" si indicano persone che manifestano una configurazione di segni e sintomi non specifici o sintomi specifici sottosoglia e cambiamenti nel comportamento e nel funzionamento globale, spesso con la compresenza di altri fattori di rischio indicati dalla letteratura (come familiarità psichiatrica, complicanze perinatali, uso di sostanze ed in particolare di cannabis). Gli studi (Hafner & Maurer, 2005) indicano come circa i due terzi dei soggetti che svilupperanno un disturbo psicotico, negli anni precedenti l'esordio (periodo che può durare dai 2 fino ai 5 anni) presentano importanti manifestazioni clini-che: i primi sintomi sono generalmente quelli negativi (ad es. ritiro sociale, difficoltà di concentrazione). insieme a sintomi affettivi (come ansia e depressione); infine, possono presentarsi sintomi positivi in forma attenuata (ad es. idee di riferimento, sospettosità). Inoltre, l'identificazione e il coinvolgimento in percorsi di monitoraggio, di supporto o, se del caso, di cura delle persone a rischio risulta ancora oggi difficile e controversa a causa di molteplici fattori, tra cui:
- la negazione e/o minimizzazione dei problemi da parte di figure significative (familiari, insegnanti);
- la paura dello stigma e il senso di vergogna che possono scoraggiare la ricerca di aiuto;
- sintomi specifici possono influenzare il comportamento di richiesta di aiuto: ad esempio, la sospettosità può ritardarlo,a differenza di quanto può accadere in presenza di sintomi depressivi;
- i Servizi e le loro offerte sono spesso poco visibili o di difficile accesso; in altre parole i Servizi, così come sono concepiti attualmente, non sono accettati da giovani (e anche dai loro familiari) che li vedono come destinazione estrema per malattie che non sono (non possono essere) simili alla loro;
- i medici di base e gli operatori più a contatto con i giovani non hanno spesso adeguate conoscenze e strumenti per riconoscere gli stati mentali a rischio (Simonetal.. 2009):
- i sintomi in fase prodromica non sono specifici per i disturbi psicotici, e possono facilmente essere sottovalutati e confusi con problemi adolescenziali. Ma anche i ritardi nell'iniziare il trattamento dopo un primo esordio psicotico sono spesso rilevanti e la durata della psicosi non trattata (DUP - Duratìon ofUn-treated Psychosis), mediamente stimata tra uno e due anni, è associata a un declino del funzionamento globale, alla resistenza al trattamento e ai tassi di ricadute (Marshall et al., 2005; Malia et al., 2005; Barnes et al., 2008; Jeppesen et al, 2008 ). La maggior parte dei danni che possono instaurarsi, soprattutto se non vi è una tempestività dell'intervento e una "qualità" e efficacia del trattamento, riguardano lo sviluppo personale, lo stile di vita e i rapporti della persona con il suo ambiente sociale. L'individuazione tempestiva seguita, nei 3-5 anni successivi all'esordio, da trattamenti multicomponenziali, modellati sulle caratteristiche e sulle esigenze del singolo soggetto possono ridurre l'impatto psicosociale del disturbo e migliorare la prognosi a lungo termine: questo tempo, dopo la remissione dalla fase acuta, definisce un "periodo critico" in cui la persona è ancora ad alta vulnerabilità, ma durante il quale può aver luogo la prevenzione rispetto ad ulteriori danni o una reversibilità del processo di malattia.L'individuazione e l'intervento precoce nei disturbi psicotici sono, sempre più convincentemente, considerati essenziali nel migliorare gli esiti potenzialmente disastrasi legati al disturbo che colpisce elettivamente adolescenti o giovani adulti durante le fasi dello sviluppo (Craig et al., 2004; Salokangas & McGlashan, 2008; Nordentoft et al. 2009).È, dunque, evidente la necessità di promuovere campagne di sensibiliz-zazione e informazione dirette ai professionisti della salute mentale, ma anche alle figure di riferimento dei giovani (insegnanti, genitori, operatori dei centri di aggregazione) con l'obiettivo di rendere più visibili, adeguati ed "amichevoli" i servizi specialistici, facilitare l'accesso ad una valutazione accurata e non traumatica e alle successive eventuali cure, e allo stesso tempo sviluppare un'idea non stigmatizzante del disagio mentale, fornendo speranza verso i percorsi di trattamento (Larsen et al., 2009)................

orso castano : il programma TULIP , l'associazione Programma 2000, la rete di associazioni che vi collaborano , sono una importante novita' nel panorama di una Psichiatria Italiana ormai asfittica nelle sue istanze ufficiali , istituzionali e culturali, istanze attente molto alla loro sopravvivenza e molto poco a quel che bolle in pentola ed alle novita' che  si affacciano inesorabilmente  nell'area del disagio. Per questo, per il loro "urtare e scombinare posizioni di sapere/potere ormai consolidate ed acquisite , questo movimento , gia' consistente, incontra l'ostracismo di chi ha paura di perdere privilegi e poltrone da cui imbonire con vecchie teorie , ormai neppure piu' con la dignita' "ideologie di ricambio" (il concetto e' di Basaglia) . Visitare il sito e  collaborare mi sembra importante....

NON SPARATE ALLA RICERCA , CLICCA X SITO

da GIORLETTISMO.COM :  NON SPARATE ALLA RICERCA.ORG, è il sito internet che raccoglie firme per fermare la mattanza dei precari della pubblica amministrazione. I precari dell’Ispra (Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale), vogliono fermare il licenziamento di 430 loro colleghi previsto tra giugno e dicembre, già annunciato dalla struttura commissariale che gestisce l’Istituto: per sensibilizzare l’opinione pubblica, presentano quindi un clip autoprodotto, dal titolo “Non sparate alla ricerca”, per spiegare cosa accadrà con la “morte” della ricerca e dei controlli ambientali. Fino all’anno scorso, esistevano due Enti pubblici di Ricerca: l’Icram, unico Ente pubblico ad occuparsi di mare, in un Paese con 8mila Km di coste, e l’Infs, l’Istituto nazionale Fauna selvatica. Esisteva poi un’Agenzia governativa per l’Ambiente, l’Apat, che si occupava di Protezione Ambientale: ognuno dei tre soggetti aveva un’identità forte e competenze tecnico‐scientifiche di grande livello, ma fondamentalmente diverse tra loro. Ad Agosto 2008, il Governo li ha fusi in un’unica entità, creando l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (Ispra). Da quel momento, tutte le procedure economico‐amministrative che erano state ritagliate su misura per le varie attività dei tre ex enti sono state sostituite con procedure arcaiche e farraginose, assolutamente non idonee allo svolgimento delle attività di ricerca. Ora, sono 200 le persone che il 30 giugno vedranno i loro contratti non rinnovati, e da qui alla fine dell’anno si arriverà al licenziamento di 430 unità pari a più di 1/3 del personale ISPRA. I precari chiedono chiarezza e garanzie sul proprio futuro, come su quello della tutela dell’ambiente in Italia.

le criticita' in psichiatria , l'analisi di Rosini

sempre da Dirigenza Medica , n° 8/9 del 09, rivista dell'ANAAO un ampio stralcio sulle Criticita' in Psichiatria , di Enrico Rosini ,psichiatra , Roma
....Le figure professionali che operano nei Dsm sono tuttora organizzate secondo equipe multiprofessionali, che accomunano psichiatri, psicologi, assistenti sociali, etc. L'equipe è responsabile della "presa in carico" dei pazienti, cioè di una diretta assunzione di responsabilità nei confronti di un'utenza territoriale definita. L'operatività dell'equipe si struttura secondo un adeguato bilanciamento tra la volontarietà dei trattamenti, la lotta all'abbandono dei pazienti che eludono o si oppongono al trattamento, fino all'adozione di misure coercitive come il Tso, e la riduzione del grado di dipendenza del paziente dal sistema assistenziale. Nel nostro Paese non esistono modelli di intervento di Psichiatria di Comunità per pazienti con scarsa complian-ce al trattamento, come lo "Assertive Community Treatment" o gli "Outreach Program", adottati e validati da anni nei paesi anglosassoni. Come ha ribadito il Progetto Obiettivo Nazionale 1998-2000, la mission dei Dsm è la presa in carico delle persone affette da disturbi mentali gravi. La quota maggiore di risorse umane ed economiche sono impegnate proprio nel trattamento dei disturbi psicotici gravi degli adulti, sebbene sia sempre più evidente il sempre maggiore impatto degli esordi negli adolescenti e nei giovani adulti, che possono portare, nel tempo, a disturbi psicotici gravi. Disturbi di personalità, "doppie diagnosi", disturbi alimentari, quadri in comorbidità con malattie soma-tiche o in pazienti anziani sono disturbi a sempre maggiore impronta epidemica, a volte con aspetti "sottosoglia", quindi percentualmente sottostimati. Tali disturbi costituiscono un'utenza di cui, spesso, i Dsm non riescono a farsi carico proprio perché carenti di personale addestrato e di linee di intervento specia-listiche in funzione delle diagnosi e delle situazioni di vita. Anche qui un problema di investimenti, risorse e organizzazione. Se i Dsm concentrano comprensibilmente le loro risorse sul trattamento dei pazienti psicotici cronici, a volte con scarsa efficacia vista la natura del loro disturbo, chi si occuperà degli altri disturbi psichici, maggiormente prevalenti nella popolazione generale? Li si può ignorare, o suggerire loro di rivolgersi al privato, o affidarli ai medici di base privi, oggettivamente, delle auspicabili competenze specialistiche, seppur volenterosi.
Le equipe multiprofessionali sono la storica e tuttora imprescindibile organizzazione dei servizi territoriali. Il lavoro in equipe è passato da un'esaltazione quasi mitica negli anni ottanta ad una potenziale inattualità odierna. È un modello pensato soprattutto per il territorio e per i pazienti gravi. Oggi rischia di frustrare le legittime aspirazioni verso l'autonomia professionale dei singoli operatori coinvolti e la loro identità professionale. Il mito fondante delle equipe si basava su un'organizzazione democratica ed egualitaria degli operatori, tesa ad ovviare agli aspetti au-toritari delle cure. Mentre i medici hanno oggi meno potere decisionale, le altre figure professionali hanno aumentato la loro autonomia, creando nuovi equilibri decisionali e confusione nelle competenze. In sostanza vi opera una condizione di intercambiabilità degli operatori che sarebbero in grado di porre una diagnosi e formulare l'opportuna terapia. In questo modo, però, ci si appropria di quello che è, in sostanza, un "atto medico". La stessa intercambiabilità degli operatori vale, frequentemente, per la posizione apicale dirigenziale di Responsabile di struttura. Questi meccanismi gestiona-li perversi stanno progressivamente emarginando gli psichiatri dei Servizi pubblici verso la grave patologia cronica di marca biologica, che impone trattamenti farmacologici di lunga durata, limitando l'utilizzazione di competenze psi-coterapeutiche fruibili da specifiche patologie, (vedi DM n. 3 del 2007).
Se non è chiaro chi è responsabile del "buon" governo cli-nico, è assai ben identificabile chi detiene la responsabilità medico-legale del paziente. Dopo anni di indeterminatezza, la Magistratura è sempre più dell'idea che lo psichiatra debba rispondere dei reati compiuti dolosamente da un proprio assistito nel momento in cui questi, "malato di mente", viene riconosciuto a posteriori incapace di intendere e di volere. È ciò che è successo recentemente ad un nostro collega. In questo modo, se i pazienti non saranno imputabili per reati da loro commessi, lo saranno gli psichiatri, che diventeranno penalmente responsabili dei comportamenti giudizia-ri dei propri assistiti. Ciò perché lo psichiatra riveste, nella propria funzione, una "posizione di garanzia" verso terzi e la collettività........... In direzioni sorprendenti sembrano, poi, andare alcune recenti proposte di legge per la modifica della legge 180. Progetti spesso autoreferenziali, che attribuiscono sempre maggiori rischi e responsabilità medico legali agli psichiatri e lontani dalle più recenti ed aggiornate legislazioni psichiatriche europee. Uscire dal provincialismo ideologico, dare spazio e voce a tutte le figure professionali ma ridefinire ruoli e responsabilità, fondare i modelli di intervento e la formazione del
personale psichiatrico su epistemologie scientifiche e di buon governo clinico, porre i medici al centro del processo terapeutico, recuperare i valori umani e la spinta ideale della 180 sono gli ingredienti imprescindibili di una Psichiatria moralmente e scientificamente avanzata.

per saperne di piu' clicca e vai all'articolo su TULIP

orso castano :  l'analisi e' convincente , anche se c'e' una critica all'operato della Magistratura , che , a giudizio di Rosini, non terrebbe conto dei criteri ispiratori della 180 ed investirebbe il solo psichiatra della responsabilita' dell'intervento sul paziente , mentre nella realta' numerose ( forse in maniera confusa) , altre figure sanitarie, non sempre all'altezza del compito (Rosini cita esplicitamente i medici di medicina generale , che, come risulta dalle statistiche, sono i maggiori dispensatori nazionali di ansiolitici e di antidepressivi  non innocui -si pensi alla sindrome del QT lungo ed alle sue conseguenze-) intervengono sullo stesso paziente. L'analisi , su questo punto meriterebbe un'approfondimento. Certo e' che ad un investimento di maggiori responsabilita' medico legali dovrebbe corrispondere una maggiore chiarezza e precisione, nella normativa , di quale dovrebbe essere il  potere decisionale dello psichiatra , cui dovrebbe spettare la responsabilita' finale dell'indirizzo terapeutico , visto che poi viene investito di pesanti responsabilita' medico legali. Ma non dovrebbe avere lo psichiatra la preparazione professionale indispensabile per  far questo? e chi altri se non lui? Piuttosto , ripeto ,  e' la normativa che su  questo punto e' carente.  O forse questa imprecisione non e' casuale , perche' diversamente si andrebbero a modificare livelli di potere aquisiti da altre figure sanitarie   e.....si dovrebbero rivedere le paghe degli psichiatri e dar loro una maggiore responsabilita' ed autonomia professionale. Ma i Primari , purtroppo talora, e non raramente , con velleita' autoritarie , che ne pensano? e chi li nomina (spesso di nomina ancora oggi politica - tanto si e' lontani dal management clinico-) che ne pensa ? si attendono commenti.....  

lunedì 11 gennaio 2010

l'ampliamento apportato dalle Regioni al Patto sulla Sanita' Stato/Regioni


clicca immg x ingr.

orso castano : insomma un Patto sulla Salute tutto da costruire, quindi molto vago ed , amio giudizio, senza paletti ed impegni vincolanti e precisi. Speriamo bene !! Anche perche' , come per gli altri settori della Sanita' , l'area psichiatrica  pubblica si collooca dentro questo patto subendone i condizionamenti  (clicca qui'  e vai all'articolo sulle criticita' della psichiatria)

Patto 2010-2012: i soldi della sanità (da Dirigenza Medica n° 8/9 del 2009

Patto 2010-2012: i soldi della sanità
Un documento asciutto, che sta tutto in due paginette centrate sulla definizione dei finanziamenti per il triennio 2010-2012 e sulla gestione dei Piani di rientro per le Regioni in difficoltà, che sintetizziamo di seguito.
Fondo sanitario nazionale : Rispetto alla proposta del Governo le Regioni hanno ottenuto, per il cosiddetto Fondo sanitario nazionale, circa 4,5 miliardi di euro in più per il biennio, cui vanno aggiunti i fondi per il 2012. Dunque ci saranno 106,214 mld di euro per il 2010,108,653 mld per il 2011 e 111,695 mld per il 2012.
Investimenti : Impegno del Governo a garantire, nel triennio, 4,715 mld per gli investimenti strutturali (ex art.20), che si aggiungono ai 1.174 previsti a questo scopo per il 2009.Viene innalzata da 23 a 24 mld la quota di accessibilità a questi fondi per ciascuna Regione, consentendo così di partecipare anche a quelle che avevano già utilizzato tutta la loro quota.
Fondi dedicati : Finanziato per 400 min di euro il Fondo per la non autosufficienza (solo per il 2010], mentre il Fondo per le politiche sociali verrà incrementato di 30 min di euro rispetto alla cifra già stanziata nella Legge Finanziaria per il 2010, arrivando ad un totale di 1.094 min.
Contratti e Convenzioni : II Governo si impegna a garantire un ulteriore finanziamento a copertura di eventuali incrementi di contratti e convenzioni del personale del Ssn eccedenti l'indennità di vacanza contrattuale.
Piani di rientro: Se il deficit di una Regione è maggiore del 5% del suo bilancio scatta l'obbligo di presentare un Piano di rientro, che sarà elaborato in collaborazione con Agenas e Aifa e valutato da una nuova struttura tecnica a composizione paritetica tra Governo e Regioni, che lo trasmetterà poi alla Conferenza Stato-Regioni e quindi al Consiglio dei Ministri. Nel caso in cui il Consiglio dei ministri non consideri adeguato il Piano, scatta il commissariamento della sanità regionale, affidata al presidente della Regione che dovrà mettere a punto un nuovo Piano.Stessa procedura nel caso in cui la Regioni non realizzi il Piano di rientro concordato.Il passaggio al commissariamento comporta anche l'entrata in vigore dialcune misure già previste nei precedenti accordi (aumento delle aliquote Irap e Irpef, blocco delturn-overe di qualsiasi spesa non obbligatoria e di altre misure indicate nel nuovo Patto (sospensione dei trasferimenti erariali a carattere non obbligatorio, decadenza dei Dg di Asl e Ao).

orso castano : un piano stringato , troppo , che le Regioni hanno ampliato  (vai al documento, clicca)    

domenica 20 dicembre 2009

RIFORME: EPIFANI, LE FACCIA IL PARLAMENTO; NO BICAMERALE


da Kataweb - News " E' necessario che le riforme le faccia il Parlamento". Lo ha affermato il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, nel corso della trasmissione 'In mezz'ora' aggiungendo di essere contrario all'ipotesi di una bicamerale. "Non e' tempo di bicamerale - ha sottolineato il segretario generale -, le riforme le deve fare il Parlamento che e' la sede piu' appropriata e dove tutto e' piu' trasparente".
ed ancora
L'inciucio è cosa non buona e ingiustadi EUGENIO SCALFARI , clicca x art. intero, da leggere!!
..........Nell'articolo pubblicato dal Giornale il 18 dicembre, Verdini elenca gli obiettivi che il Pdl si propone di realizzare nei prossimi mesi e descrive come meglio non si potrebbe il ruolo di Berlusconi. "Lui ha costruito la figura del leader moderno - scrive Verdini - anzi ha costruito la leadership come istituzione. Per affrontarlo, anche gli altri partiti dovranno affidarsi ad una leadership e se non riusciranno a farlo saranno sempre sconfitti. Ma anche i "media" non potranno esimersi dal concentrare sul leader la loro attenzione, se vorranno cogliere il vero significato di quanto accade". Segue l'elenco degli obiettivi: smontare la Costituzione e adeguarla alla Costituzione materiale; cambiare il sistema di elezione del Csm e quello della Corte costituzionale; riformare la giustizia separando le carriere dei magistrati inquirenti da quelle dei giudicanti; concentrare nella figura del premier tutti i poteri dell'Esecutivo e sancire che tutti gli altri poteri siano tenuti a collaborare lealmente con lui perché lui solo è l'eletto del popolo e quindi investito della sovranità che dal popolo emana. Quest'articolo è infinitamente più preoccupante delle esagitate denunce e liste di proscrizione lanciate da Cicchitto in Parlamento, da Feltri e da Belpietro sui loro giornali e dai vari "pasdaran" del berlusconismo di assalto. Verdini l'ha scritto il 18 dicembre, quando già Berlusconi era tornato ad Arcore ed aveva avviato la politica del dialogo con l'opposizione. Esso contiene dunque con lodevole chiarezza le condizioni di quel dialogo, con l'ovvio preliminare che essi comportano e cioè il salvacondotto in piena regola riguardante i processi del premier. Da qui dunque bisogna partire, tutto il resto è pura chiacchiera.
 

orso castano : vorremmo interessarci meno alle vicende politiche per concentrarci sul disagio e sulle sue chiavi di lettura, ma qui si rischia veramente "LA NOTTE DELLA REPUBBLICA"  e cosi vogliamo sostenere chi si batte per la democrazia e la trasparenza , contro gli inciuci, contro le "ideologie di ritorno" che confondono le idee , che addormentano gli animi, che possono far morire la democrazie e le istituzioni che la sorreggono , come la centralita' del Parlamento. Il rischio di una svolta autoritaria e' grave, l'opposizione dovrebbe avere il dovere di denunciarlo e non essere accondiscendente ad oscure mediazioni inseguendo chi vuole affossare la liberta' e la giustizia.......L'articolo  di Scalfari e' molto bello ed andrebbe letto e meditato.

Ann Mettler: «L'EUROPA HA BISOGNO DI INDICATORI BASATI SULL'OUTPUT E LA REALE PERFORMANCE, PIUTTOSTO CHE MISURARE GLI INPUT COME SPESA IN RICERCA E NUMERO DI BREVETTI»


da no'va (sole24ore) del 17/dic.09 : alcuni dati in sintesi
Abilitatori. Sul fronte degli "abilitatori" dell'innovazione il Ris 2009 rivela che diverse regioni hanno guadagnato terreno rispetto a se stesse, soprattutto in Spagna dove la Comunidad Forai de Navarra, Aragona e la Catalogna migliorano le performance da medie e medio-alte; mentre la Rioja, le Baleari, Castiglia e Mancia ed Estremadura passano da medio-basse a medie, così come il bacino parigino in Francia. In Gran Bretagna avanzano East MidlandseSouthWestda performance medie ad alte. Perdono invece terreno le tre regioni tedesche di Friburgo, Turingia (da medio-alte a medie) e di Lunenburg che scende da performance medie a medio-basse.
Dinamismo delle aziende. L'indicatore che misura il dinamismo delle aziende riassumendo la loro spesa in ricerca e sviluppo, in innovazione non direttamente legate alla ricerca, la percentuale di innovazione interna alle Pmi, la collaborazione tra aziende medio-piccole e i brevetti europei per milione di abitanti depositati da un territorio, registra un miglioramento relativo di due sole regioni, Cipro e il Sud-Est in Romania. Perdono invece terreno le Jihovychod e Strednf Morava nella Repubblica Ceca, l'area di Madrid, l'Irlanda del Nord e Londra (da fiedio-alte a medio-basse). In Repubblica Ceca e in Slovacchia arretrano anche Severozapad e Zàpad Slovensko (da medio basse a basse).
Output. In termini di innovazione dell'output, misurato come innovatori tecnologici e non di processo, utilizzo più efficiente delle risorse e vendita al mercato e alle aziende di nuovi prodotti, il Ris registra il numero più alto di progressi. La Regione Vallona, la Comunidad Forai di Navarra, la Catalogna e la finlandese Pohjois-Suomi avanzano da medio-alte ad alte. Salgono da medio-basse a medio-alte anche i norvegesi di Trondelag, la polacca Pomorskie, il Norie e l'Algarve portoghesi mentre Galizia, Principato delle Asturie e La Rioja crescono da basse a medio-basse. In Romania la regione Centrale salta da bassa a medio-alta. Arrestano invece Azzorre e Madeira da medio-alti a medio bassi.
TECNOLOGIA D'ESPORTAZIONE
12,9% la quota di hi-tech dell'export manifatturiero tedesco. Quella italiana è il 2,5 per cento.
FORMAZIONE DELLA SPESA
È pari a 30,2 % la media della spesa in ricerca investita in formazione in Italia rispetto al 22,1% dell'Eu 27.
L'ECCELLENZA DELL'HI-TECH
33,1% la media della spesa privata in ricerca proveniente dall'industria hi-tech in Italia, rispetto al 38,7% dell'Eu15
I SERVIZI BATTONO L'EUROPA
26,8%  La media della spesa privata in ricerca proveniente dal settore dei servizi in Italia, rispetto al 15% dell'Eu15.
IL CONTAGOCCE PUBBLICO
304 dollari la spesa pubblica procapite in ricerca italiana rispetto ai 492 dollari della media Ue27.
PER CHI CREDE AI DATI SUI BREVETTI
722 I brevetti richiesti allo stesso tempo in Usa, Giappone ed Europa da inventori italiani nel 2005. In Germania erano 6.298.

stralci di dati dal RIS, Regional Innovation Scoreboard Europeo , clicca x sito
 
2009 RIS clusters the regions in five groups, ranging from the highest to the lowest overall innovators:

-- In Austria, Belgium, Finland, Sweden, Denmark and Luxembourg all regions display high and medium-high innovation performance (the latter two countries comprising only one region each).
-- In Germany, The Netherlands, United Kingdom and Norway almost all regions are high and medium-high performers.
-- Medium-low and low innovation regions dominate in Bulgaria, Greece, Poland and Romania (all regions), in Hungary, Portugal and Slovakia (all regions but one), in the Czech Republic and Spain (about 65% of the regions) and in Italy (about half of the regions). Cyprus, Latvia, Lithuania, and Malta – all comprising one region each due to their small size, are also members of this group.
--In an intermediate position are Estonia, Ireland, France and Slovenia.

orso castano : per quanto non sia un economista pure mi sembra evidente l'arretramento tecnologico (a parte qualche  - bisogna dire  molto apprezzabile ed onorevole, visto l'andazzo- eccellenza. Nel nostro ex bel paese si spende poco o si dispende , cioe' si diperdono quelle poche risorse che possiamo permetterci. Che ne pensate?

sabato 19 dicembre 2009

da ANSA.it ,Greenpeace, accordo è un fiasco totale, clicca

COPENAGHEN - "Questo presunto accordo è un fiasco totale, è anche un passo indietro rispetto al protocollo di Kyoto". E' durissima la reazione del direttore generale di Greenpeace, il francese Pascal Husting, alla prima lettura del testo finale dell'accordo di Copenaghen. "Se un capo di stato proverà a dire che questo accordo è un successo - ha aggiunto Husting - vincerà la Palma d'Oro per la comunicazione più menzognera dell'anno"............"Non c'é un solo punto - ha continuato il responsabile di Greenpeace - in cui si parla di obbligatorietà degli accordi. Il protocollo di Kyoto era insufficiente, ma almeno era vincolante. Questo testo è la prova che gli egoismi nazionali prevalgono ed è anche la versione più debole tra quelle circolate oggi". "I dati scientifici sono certi e non possono cambiare - ha concluso Husting - Ma se dopo tanti anni si arriva a questo significa che la politica ha fallito. .

orso castano : e' urgente ed  indispensabile un risveglio delle coscienze.

da ANSA.it, Draghi : gli ammortizzatori sociali sono da rivedere

.............Ma - spiega nel suo discorso - c'é "l'esigenza di una revisione del nostro sistema di ammortizzatori sociali con benefici per l'efficienza produttiva, la tutela dei lavoratori, l'equità sociale". Questo anche perché 1,2 milioni di lavoratori sarebbero sprovvisti di tutele in caso di perdita del posto di lavoro più 450.000 parasubordinati.Tra gli altri argomenti trattati da Draghi le famiglie: l'analisi (relativa al periodo 1991-2006) "conferma nel complesso una condizione di bassa vulnerabilità finanziaria. La 'fragilita' finanziarià - definita come la percentuale di famiglie con una spesa per debiti superiore al 30 per cento del reddito disponibile, risulta complessivamente limitata, pari al 2 per cento, e interessa una famiglia indebitata su dieci".Mentre - sempre secondo Draghi - non c'é nessuna evidenza statistica del rapporto tra criminalità e immigrazione..............

orso castano : la situazione sembra quindi esere a chiazze chiaroscure. Ma certo le chiazze scure sono pesanti .

La fuga o la trincea, il dilemma dei laureati

di CHIARA SARACENO , da la Repubblica del 1/12/09
La prima cosa che sperimenta un giovane italiano laureato che cerca e trova lavoro all'estero è un senso di liberazione. Pur nelle difficoltà quotidiane della lingua, della mancanza di reti sociali di sostegno (almeno agli inizi), della perdita delle abitudini e contesti più noti e vicini, ciò che colpisce favorevolmente è l'esistenza di regole trasparenti, di meccanismi di selezione espliciti. Si percepisce di essere valutati e pesati per quanto si sa dimostrare di valere e sapere, non in-nanzittutto per le filiere cui si appartiene. Queste contano anche fuori Italia, si badi bene. Ma difficilmente possono prevalere del tutto sul merito e la competenza.
Un giovane ricercatore che lavora da anni in un istituto tedesco mi ha detto che non riesce a immaginare di poter provare a tornare in ltalia per fare carriera. Gli manca il know how culturale e psicologico, inclusa la capacità di resistenza alle umiliazioni. Né ha voglia di apprenderlo.................

orso castano : pochi giorni fa sul "sole 24 ore"  veniva pubblicato un articolo : da uno studio fatto da enti pubblici con rilevazioni aeree , si rilevava che in Italia erano stati costruiti DUE MILIONI  di IMMOBILI abusivi. E' una delle tante , ormai irrimediabilmente troppe , illegalita' che hanno distrutto il nostro paese , a cui , evidentemente , lgi apparati politici ed istituzionali non hanno saputo e voluto porre un freno. Oggi il sindaco dell'Aquila , in televisione, su SKY , dichiarava allarmato, che in quella citta  devastata dal terremoto si e' ancora oggi all'emergenza sociale, con 18000 cassaintegrati che non sis sa come ricollocare. L'inverno col freddo e la neve , particolarmente duro da quelle parti, faranno il resto.........Il famoso radicamento al proprion territorio , degli abruzzesi , verra' messo a dura prova ........La politica sembra aver dimenticato. Il terremoto per B et al. e' cosa risolta con case prefabbricate consegnate solo a meta', stando alla denuncia dello stesso Bertolaso...ma fermiamoci qui'. Ci potrebbero accusare di istigare all'odio. E poi siamo sul web che verra' regolamentato dai democratici e dai mediatori per vocazione , smemorati di cosa voglia dire la parola liberta'.
vai al blog Pezzi di Carta

Giovani, Laureati e Disoccupati. Esperienze a confronto.

venerdì 18 dicembre 2009

dal blog "dolce stil web" : brutte cose bollono contro il web libero.....clicca

....................Questi “Parlamentari 2.0″ concordano con il Ministro sulla necessità, ribadita nel suo intervento alla Camera, di “stabilire regole efficaci che permettano di intervenire sui gruppi che pubblicano messaggi violenti senza coinvolgere tuttavia la generalità degli utenti, che utilizzano le opportunità offerte dalla Rete per fini assolutamente leciti.” E’ necessario identificare soluzioni che permettano di garantire la sicurezza e i diritti dei cittadini online senza perdere le immense opportunità offerte da Internet.

Da quanto si legge nel comunicato stampa del Consiglio dei Ministri, “il disegno di legge disporrà la costituzione, presso il Ministero dello sviluppo economico, di un gruppo di lavoro a cui parteciperanno rappresentanti dei fornitori di connettività e di servizi internet per elaborare un codice di autoregolamentazione teso ad evitare che contenuti illeciti vengano pubblicati su internet. Il provvedimento prevede anche disposizioni tese a modificare la disciplina in materia di riunioni pubbliche.”..............

mercoledì 16 dicembre 2009

Nove suicidi in un anno. Gli industriali di Treviso: «Non bisogna demoralizzarsi»

da La Stampa di Torino di  FRANCESCO MANACORDA , INVIATO A TREVISO


L’ultimo - si chiamava Danilo, aveva 61 anni - lo hanno trovato la settimana scorsa nella sua Renault, un tubo dallo scappamento all’abitacolo..................................L’imprenditore che si è suicidato la settimana scorsa lo conoscevo, era uno dei nostri associati. Aveva avviato un’attività artigianale in ferro, crocifissi, che però pare non andasse benissimo. Ma non aveva nemmeno particolari debiti». Perché allora gesti così estremi? «La crisi fa da catalizzatore per due debolezze che sono state in passato punti di forza di questa terra - dice Vittorio Filippi che insegna Sociologia a Verona e studia da tempo imprese e imprenditori del Nord Est - . La prima è la debolezza economica delle imprese, con poca capitalizzazione e nate di recente, che come sub-fornitori o contoterzisti fanno da “polmone” per il sistema produttivo. Insomma sono imprese che in tempi buoni definiamo aggressive, dinamiche, mobili, elastiche, ma che in fasi come questa si ritrovano più deboli e soprattutto molto sole e vedono l’altra faccia di tutti questi aggettivi. E poi c’è una debolezza sociale, visto che questo è un capitalismo personale dove, più che un’impresa, ciascun imprenditore costruisce un progetto di vita. E quando il progetto fallisce...» Quando il progetto fallisce - spiega il direttore generale di Unindustria Giuseppe Milan, nella bella sede con il parquet e le guide all’esportazione in bella mostra - «paradossalmente è proprio la forte coesione sociale che può creare casi tragici. Qui il piccolo imprenditore è nella stragrande maggioranza dei casi un ex operaio che si è messo in proprio. Di giorno lavora fianco a fianco con i dipendenti , la sera gioca a scopa al bar sempre con loro.Il conflitto sociale è basso: con tutte le ristrutturazioni che ci sono state abbiamo avuto solo due occupazioni di aziende». Nuovi problemi ma anche vecchi vizi. In prima pagina su «La Tribuna» titolone: «Beccato finto povero con lo yacht». I numeri del Nord-Est che soffre per un calo del fatturato tra il 30 e il 40% li mette in fila a colpi di PowerPoint Daniele Marini, professore di Sociologia dei processi economici a Padova, nella sede della Fondazione Nord-Est di cui è direttore scientifico: «Qui ogni media impresa ha in media rapporti con 274 subfornitori, significa che fatto 100 il prodotto di un’azienda l’80% lo producono piccole aziende che sono costrette a fare il salto assieme a quelle più grandi».E in quella che è terra di frontiera in tutti i sensi, assai esposta ai venti della congiuntura internazionale, il tasso di disoccupazione resta basso - sotto il 5% - pesa l’incertezza. «Da un anno a questa parte la metà delle imprese - spiega Marini - ha un portafoglio ordini inferiore a un mese, meno di un quarto vede oltre i tre mesi». Certo la crisi non è appannaggio degli imprenditori. La cassa integrazione ordinaria e quella straordinaria tirano al massimo e le preoccupazioni sono per la prossima primavera, quando l’effetto si esaurirà. Stasera a Santa Maria di Sala, vicino a Noale dove c’è l’Aprilia, si tiene una veglia di preghiera per il lavoro. E Giuseppe Sforza, segretario generale della Filcem Veneto, assieme «al fenomeno che vediamo da sei o sette mesi, ossia un assoluto blocco del turnover dei dipendenti, segno che chi ha un posto se lo tiene stretto», segnala un dato nuovo, «empirico e non statistico». Quale? «Torno adesso da una fabbrica che non va particolarmente bene dove arrivano comunque tanti curricula di chi cerca lavoro. In mezzo, per la prima volta, anche le richieste di ex lavoratori autonomi o artigiani che hanno chiuso la partita Iva e ora vorrebbero essere dipendenti». Gli ostacoli alle imprese sono gli stessi di ogni angolo d’Italia, «le banche che ci mettono in media 77 giorni per dare una risposta ai finanziamenti - elenca Pozza -, il Fisco, uno Stato che considera l’impresa nemica».

berlusconi/ maroni: era tanto che aspettavano un'occasione cosi', per le manette al web ....anche Severgnini si dissocia!!





16 dic. (Apcom) -
Gli interventi sul web e il giro di vite contro le contestazioni in occasioni di manifestazioni politiche dovrebbero arrivare con un disegno di legge e non per decreto. Lo dice il ministro dell'Interno Roberto Maroni. "Ce lo ha chiesto l'opposizione, e io non ho obiezioni, perchè l'argomento si presta a polemiche, è controverso, e io voglio evitare strumentalizzazioni e forzature"...........clicca
............ed ancora , sempre da Virgilio news
Bobo Maroni dice "Se sarà il caso, sarà esaminata l'eventuale approvazione di norme più incisive contro l'apologia di reato e l'istigazione alla violenza attraverso Internet". Maroni parla dei gruppi su Facebook che inneggiano all'aggressore Tartaglia - già pentitosi della malefatta - contro Berlusconi, ridando fiato ai "guerriglieri" anti social network come Gabriella Carlucci, che ha parlato di Facebook come di uno strumento di diffusione di odio e veleni e che auspica la soppressione dell'anonimato in Rete.Accusare internet di essere il mandante di Tartaglia è assurdo. Internet è, sì, stato il tam tam dopo l'aggressione e, come sempre accade, si è letto di tutto, dai commenti ironici a quelli imbecilli. Su Facebook sono nati in un attimo gruppi pro-Tartaglia, ma anche gruppi che ne auspicano il carcere più duro. Sempre in un altro attimo, è nato un gruppo a sostegno di Berlusconi con oltre 400mila iscritti. Un po' troppo in pochi minuti. Infatti si è trattato di un falso ed è stato oscurato. Sempre in rete, sul suo blog, Sabina Guzzanti - probabilmente la maggiore oppositrice di Berlusconi nel mondo dello spettacolo - ha usato parole di buonsenso verso il premier. Buonsenso che, al momento, a Montecitorio non si è visto....  clicca

National Clinical Audit Advisory Group (NCAAG) dell' NHS (Servizio Nazionale Inglese)

National Clinical Audit Advisory Group (NCAAG)

The National Clinical Audit Advisory Group (NCAAG) has been established to drive the reinvigoration programme and provide a national focus for discussion and advice on matters relating to clinical audit. The NCAAG will also advise on the DH’s National Clinical Audit and Patient Outcomes Programme (NCAPOP).
About NCAAG
NCAAG functions can be summarised as:
to drive the reinvigoration of clinical audit, both nationally and locally, yielding new publicly available information to support improvements to clinical practice and service delivery to provide strategic advice and guidance to the Department of Health on the National Clinical Audit & Patient Outcomes Programme (NCAPOP), and in particular on proposals for new national clinical audits and for discontinuing existing ones to advise on issues as requested by the Department of Health .The National Clinical Audit and Patients' Outcomes Programme (NCAPOP) is administered by the Healthcare Quality Improvement Partnership (HQIP) - a consortium comprised of the Royal College of Nursing, Academy of Medical Royal Colleges and National Voices.About NCAAG Download memorandum of understanding between NCAAG, HQIP, and the National Institute for Health and Clinical Excellence National Clinical Audit Advisory Group (NCAAG)




traduzione :
Il National Clinical Audit Advisory Group (NCAAG) è stato istituito per guidare il programma di rilancio e per fonire una prospettiva nazionale di discussione e per una consulennza  in materia di audit clinico. Il NCAAG dara' pareri  alla  DH National Audit clinico  e fornira' informazioni sui  risultati del programma sugli outcome dei pazienti (NCAPOP).
Le funzioni del NCAAG  possono essere riassunte come segue:
 - guidare il rilancio di audit clinico, sia a livello nazionale che locale, ottenendo nuove informazioni a disposizione del pubblico per sostenere i miglioramenti nella pratica clinica e nel servizio
- per fornire consulenza strategica e di orientamento del Ministero della Sanità sulla National Clinical Audit & Patient Outcomes programma (NCAPOP), e in particolare sulle proposte di nuove norme nazionali sull'audit clinico e sulla soppressione di quelle esistenti
Il National Audit clinico ed i risultati del programma (NCAPOP) è amministrato dal Healthcare Quality Improvement Partnership (HQIP) - un consorzio composto da Royal College of Nursing, Royal Academy of Medical Colleges and Voices nazionale.

orso castano : il pragmatismo inglese e' andato molto avanti rispetto alla nostra modalita' di monitoraggio scientifico delle prestazioni cliniche. Se si pensa ai nostri Comitatoni Etici brucia-ricerche ed alle modalita' idelogiche-consortili nell'erogazione dei fondi per la ricerca , ed all'assenza di monitoraggio trasparente e  pubblicato (sul web) su dove e come questi fondi vengono utilizzati ..............ragazzi non piangete,,,,,,,non serve a niente!!.

Cambiare l'Università in sei mosse



dal sito di Torinoscienza
In un mondo basato sulla conoscenza, la competizione globale si lega allo sviluppo delle persone migliori. L'università, che dovrebbe essere il centro creativo della formazione, non ha mai goduto della necessaria attenzione. Negli ultimi due anni, poi, abbiamo assistito alla paralisi e al de-finanziamento, ma ora l'agonia non può protrarsi ulteriormente. Dato che la campagna elettorale ignora l'argomento, indirizziamo ai candidati premier sei punti urgenti, alcuni a costo zero.

Primo punto. La «madre di tutte le battaglie» per combattere l'inefficienza, gli sprechi e le pecche dei concorsi nell'università: una seria valutazione, quella che il ministro Moratti aveva introdotto con il Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca (CIVR) e che il ministro Mussi aveva bloccato in attesa di varare un'Agenzia Nazionale per la Valutazione della Ricerca e dell'Università (ANVUR). Proponiamo il potenziamento dell'attività del CIVR e l'incremento del premio per le Università in funzione della qualità della ricerca. Sarebbe opportuno che il premio andasse in parte direttamente ai Dipartimenti che hanno una percentuale di docenti altamente qualificati, sul modello del Research Assessment Exercise (RAE) inglese. Nelle scienze sperimentali si dovrà tenere conto anche della capacità di aggregazione delle strutture per raggiungere masse critiche significative.
Secondo punto. I finanziamenti pubblici per la ricerca debbono essere sottoposti al metodo della «peer review» (la valutazione da parte di «pari» e quindi di altri scienziati che non siano nemmeno potenzialmente in conflitto di interesse), metodo adottato in tutto il mondo.
Terzo punto. L'emanazione dei decreti attuativi per la ripresa dei concorsi nazionali di professore di prima e seconda fascia. Questo può esser fatto in tre mesi. I concorsi locali si sono dimostrati una ope legis mascherata, che va soppressa. Dalla qualità dei decreti attuativi dipenderà il miglioramento del sistema dei concorsi, che verrà sanato quando avremo una valutazione efficiente.
Quarto punto. Blocco dei concorsi di ricercatore. Il reclutamento è il punto più debole. Rappresenta la via d’ingresso alla carriera universitaria per la quasi totalità del corpo docente e avviene, di fatto, premiando chi è stato vicino a chi lo promuove. Una logica che peserà sulla qualità e sui bilanci per decenni, sbarrando la strada ai più meritevoli. Questo primo gradino è in tutti i Paesi una posizione di contratto a termine, che in genere fornisce garanzie per otto anni dalla laurea. Ed è in questo periodo che il ricercatore precario deve poter accedere per merito a un posto di professore, se dimostra autonomia di ricerca. Oggi, oltre i 15 mila ricercatori di ruolo, esistono 50-60 mila ricercatori precari, che svolgono spesso le stesse mansioni dei primi. La proposta è di reclutare in maniera meritocratica, da questa massa, 10 mila nuovi posti di professore.
Quinto punto. Abolire le discriminazioni degli automatismi sulla base dell’età. A partire da 65 anni ogni professore può rimanere in ruolo, senza limiti, a seguito della valutazione della sua produzione degli ultimi tre anni e della capacità di ottenere finanziamenti. Se la sua produzione è carente, va collocato a riposo. Il provvedimento darebbe spazio ai giovani e assicurerebbe il contributo di chi è ancora produttivo: questo sarebbe in linea con quanto avviene in altri Paesi, dove la discriminazione dell’età, ma non del merito, è considerata illegale.
Sesto punto. Riordino del sistema universitario su due livelli. Uno di «college», in cui la trasmissione del sapere rappresenta il 90% dell’attività e il 10% è ricerca, e un secondo livello: questo obbedisce all’idea secondo cui almeno il 50% dell’attività è creazione di sapere. È una logica in linea con le «Teaching Universities» e le «Research Universities» inglesi o i «Colleges» e le Università Usa. Il provvedimento farebbe pesare meno la componente didattica, aggravatasi con le lauree triennali, che ostacola i giovani studiosi, i quali dovrebbero dedicarsi soprattutto alla ricerca.

orso castano : aggiungerei un netto cambiamento della politica di finanziamento alla ricerca , che come oggi e'  caratterizzata da bassi finanziamenti  , legati a logiche clientelari e priva di monitoraggi e riscontri su innovazioni industriali e brevetti .Ma non so se nell' Italia delle caste tutto cio' e ' praticabile. Un'analisi piu' attenta di come sono andate a finire le esperienze di incubatori e star up di piccole iomprese compartecipate dagli stessi ricercatori forse potrebbe suggerire idee.......

Ortoterapia : Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze . Da imitare....clicca

da Donna di Repubblica del 21.nov.09

Venerdì pomeriggio: laboratorio di ortoterapia alla ludoteca dell'Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, Una decina di bambini arriva di corsa dai reparti sulla terrazza e 5Ì scatena con le forbici da giardinaggio. Per tutta l'estate hanno seminato, concimato, raccolto. Pomodorì, melanzane, fragole, perfino rose. Ora che il freddo è arrivato non potranno più uscire, ma ci sono soluzioni alternative: tra laboratori degli odori, bricolage, lezioni di progettazione e teoria, dove i bambini potranno immaginare il "loro" prossimo orto. Aiutati anche da Meyer Radio Tv, la tv a circuito chiuso dell'ospedale, che rende possibile anche a chi non può uscire dalla stanza, come i bambini del reparto di oncoematologia, di assistere in diretta a tutto quello che fanno gli altri (la puntata zero è visibile su www.meyer.it/ta-presadellapastigl/a).

Le coccinelle insegnano
Oggi c'è la lezione di "orto sinergico" con Jonathan, insegnante e designer di giardini mandala: «Orto sinergico significa accostare le piante in base alle loro proprietà per far sì che una aiuti l'altra e non abbiano più bisogno di nulla». La paglia, per esempio, trattiene gli infestanti. Mentre i fiori attirano le coccinelle, che a loro volta mangiano gli afidi dell'insalata. «In questo modo i bambini capiscono il ciclo della vita. E imparando a rispettare la natura imparano ad avere rispetto di se stessi». In questo modo non c'è bisogno dì fertilizzanti e trattamenti chimici, nocivi per tutti e in particolare per i piccoli. Anche il contatto con la terra, per quanto possibile, va evitato: per questo sul tavolo da lavoro oltre a palette, annaffiatoi e minizappe non mancano microguanti in lattice. Ma non è solo un gioco. E nemmeno una moda. Sulla terrazza del Meyer i bambini non sanno nulla dell'orto di Obama, né che coltivare verdure sul tetto è chic. È che annaffiando, estirpando erbacce, imparando a riconoscere il colore e il sapore di una melanzana o di una zucchina, dicono i ragazzi della cooperativa Arca che gestisce la ludoteca, i piccoli ospiti del Meyer non si sentono più persone che hanno bisogno di cure. Ma che curano. Diventano responsabili di qualcosa che dipende dalla loro dedizione. Spostano l'attenzione dalla malattia verso un progetto che li coinvolge, li fa sentire partecipi, attivi. Parte in causa. «Un ambiente sereno e stimolante aiuta i bambini ad affrontare meglio cure e terapie», sintetizza Carlo Barburini, direttore della Fondazione Meyer, che finanzia e rende possibili le attività ludiche e ricreative dell'ospedale. «Esperienze come questa diventano un'occasione di crescita. E una volta usciti dall'ospedale, la degenza non sarà ricordata solo come un incubo, ma come un periodo in cui si è fatto anche qualcosa di bello».
Un'astronave tra gli ulivi
Un'esperienza del genere non poteva nascere che qui. Inaugurata due anni fa, la sede del nuovo Ospedale Pediatrico Meyer si trova in un giardino storico, tutelato dalla Sovrintendenza, ai piedi delle colline di Careggì: tre ettari di parco più uno di uliveto, in predicato di coltivazione esclusivamente biologica. C'è una serra fotovoltaica, e lunghi corridoi a vetri che sembrano le ali di un'astronave atterrata all'improvviso fra gli ulivi: un gioiello di tecnologia e medicina a misura di bambino, mimetizzato nella collina, con l'unico trauma center pediatrico d'Italia, reparti di terapia intensiva neonatale, rianimazione, oncoematologia. Qui tutto è pensato per non fare paura ai bambini, e contemporaneamente in termini di sostenibilita ambientale. Così le tegole dei tetti dei piani intermedi sono verdi e spioventi come quelle di casa, mentre il tetto dell'ultimo piano è verde davvero: è coltivato a Sedum ad andamento tappezzante, una pianta grassa che abbassa la temperatura di cinque gradi durante l'estate e la alza di cinque d'inverno, consentendo un notevole risparmio di energia. Qua e là, spuntano i solar tubes, e le sagome buffe dei cappelli di Pinocchio: entrambi servono a convogliare all'interno dell'ospedale la luce esterna, anche quella zenitale. Biocompatibilìtà e sostenibilita ambientale: insomma, l'humus ideale perché germogliasse l'idea di un laboratorio di ortoterapia per i bambini.

Medicine a fiori
«Se si pensa che fino a qualche anno fa i genitori neanche potevano entrare in ospedale, e il bambino veniva ricoverato da solo, ci si rendere conto degli enormi passi avanti fatti», commenta Nico Muciaccia, coordinatore della ludoteca. Adesso, invece, sulla terrazza si possono vedere le mamme, che assieme ai figli scelgono le verdure e le erbe aro-matiche da usare in cucina. Perché fra i tanti vantaggi del laboratorio di ortoterapia c'è anche quello di dare ai bambini un'educazione alimentare: «I pìccoli ricoverati hanno spesso problemi con il cibo, specialmente se si tratta di verdure. Ma se le hanno piantate, curate, viste crescere, il discorso cambia», continua Muciaccia. A volte può accadere perfino che un educatore lasci incustodita una zappa per mezz'ora per fare altro, e tornando trovi il padre di un bambino che si è messo a zappare al suo posto. Spesso, a dare una mano per le attività che i bambini e gli educatori non possono svolgere - per esempio l'annaffiatura, che va fatta a tarda sera, quando la ludoteca è chiusa - pensano i "nonni" della Società di Mutuo Soccorso dì Careggi. Ma la soddisfazione più grande la spiega Alexis, dell'associazione Antropozoa, coinvolta nel progetto assieme al Dipartimento di Ortoflorifrutticoltura della Facoltà dì Agraria dì Firenze. Ed è quando un bambino partìcolarmente chiuso in se stesso, tanto da non reagire nemmeno alla pet-therapy, si entusiasma all'idea di coltivare pomodorinì nani e da solo pianta tutta un'aiuola. Per questo, oltre al programma in tv, per coinvolgere anche chi non può muoversi dal reparto, i piccoli orticoltori daranno presto vita a un orto itinerante, portando vasi di piante e fiorì ai compagni.