martedì 12 gennaio 2010

TULIP : tutti uniti lavoriamo per intervenire precocemente , una nuova (non poi tanto) interessante associazione



da Psichiatria oggi , dicembre 2009, n° 6.
.........Nell'ultimo ventennio il campo della salute mentale, soprattutto nell'ambito dei disturbi psicotici, ha subito un mutamento, probabilmente decisivo per il suo futuro, aprendosi verso un paradigma preventivo che riassume in sé modalità di approccio al giovane in difficoltà, collaborazioni tra gli psichiatri degli adulti e degli adolescenti, conoscenza razionale della malattia da parte delle persone, coinvolgimento della Medicina Generale, progettualità e partecipazione da parte dell'associazionismo.Le ricerche cllniche ed epidemiologiche più attuali, l'esperienza cllnica (Ed-wards & McGorry, 2002; Cocchi & Me-neghelli, 2007, 2008; Meneghelli et al. in press; Pollice et al.,2007) e le raccomandazioni provenienti dalle Linee Guida (Sistema Nazionale Linee Guida, 2007) suffragate dai progressi nel campo della psicoterapia, della psicoeducazione e della psicofarmacologia, hanno alimentato un terreno di conoscenze e di speranze assai fertile per la nascita e lo sviluppo di azioni di prevenzione mirata. La diagnosi precoce, con particolare attenzione alle fasi di avvio del disagio mentale e ai primi - e spesso meno evidenti - segnali del disturbo, seguita da un intervento specifico e multicom-ponenziale volto ad incidere favorevolmente sia sul decorso che sull'esito del disturbo, sono oggi aspetti considerati imprescindibili nella pratica clinica della psichiatria più innovativa (Meneghelli e Bislenghi, 2006; Popolo et al., 2007).
Si è creata una crescente consapevolezza rispetto alla necessità di poter e saper intervenire per ritardare l'insorgenza della patologia, attenuare la sintomatologia, migliorare la qualità della vita e il funzionamento sociale/lavorativo delle persone sofferenti, motivando quindi gli operatori, in una prospettiva di prevenzione, a intensificare le azioni che possano facilitare l'individuazione e l'intervento su persone in fasi precoci di malattia (Cocchi & Meneghelli, 2004). Il periodo iniziale della psicosi può essere scomposto in tre importanti momenti a cui si associano, di conseguenza, differenti interventi fase-specifici: fase ad alto rischio, primo episodio psicotico, periodo critico (i 2-5 anni che seguono l'esordio).
La ricerca clinica (Yung & Jackson. 1999; Phillips et al.. 2002) ha permesso di riconcettualizzare le fasi che precedono l'esordio psicotico, modificando il concetto di prodromo in "stato mentale ad alto rischio". Con il termine "soggetti ad alto rischio" si indicano persone che manifestano una configurazione di segni e sintomi non specifici o sintomi specifici sottosoglia e cambiamenti nel comportamento e nel funzionamento globale, spesso con la compresenza di altri fattori di rischio indicati dalla letteratura (come familiarità psichiatrica, complicanze perinatali, uso di sostanze ed in particolare di cannabis). Gli studi (Hafner & Maurer, 2005) indicano come circa i due terzi dei soggetti che svilupperanno un disturbo psicotico, negli anni precedenti l'esordio (periodo che può durare dai 2 fino ai 5 anni) presentano importanti manifestazioni clini-che: i primi sintomi sono generalmente quelli negativi (ad es. ritiro sociale, difficoltà di concentrazione). insieme a sintomi affettivi (come ansia e depressione); infine, possono presentarsi sintomi positivi in forma attenuata (ad es. idee di riferimento, sospettosità). Inoltre, l'identificazione e il coinvolgimento in percorsi di monitoraggio, di supporto o, se del caso, di cura delle persone a rischio risulta ancora oggi difficile e controversa a causa di molteplici fattori, tra cui:
- la negazione e/o minimizzazione dei problemi da parte di figure significative (familiari, insegnanti);
- la paura dello stigma e il senso di vergogna che possono scoraggiare la ricerca di aiuto;
- sintomi specifici possono influenzare il comportamento di richiesta di aiuto: ad esempio, la sospettosità può ritardarlo,a differenza di quanto può accadere in presenza di sintomi depressivi;
- i Servizi e le loro offerte sono spesso poco visibili o di difficile accesso; in altre parole i Servizi, così come sono concepiti attualmente, non sono accettati da giovani (e anche dai loro familiari) che li vedono come destinazione estrema per malattie che non sono (non possono essere) simili alla loro;
- i medici di base e gli operatori più a contatto con i giovani non hanno spesso adeguate conoscenze e strumenti per riconoscere gli stati mentali a rischio (Simonetal.. 2009):
- i sintomi in fase prodromica non sono specifici per i disturbi psicotici, e possono facilmente essere sottovalutati e confusi con problemi adolescenziali. Ma anche i ritardi nell'iniziare il trattamento dopo un primo esordio psicotico sono spesso rilevanti e la durata della psicosi non trattata (DUP - Duratìon ofUn-treated Psychosis), mediamente stimata tra uno e due anni, è associata a un declino del funzionamento globale, alla resistenza al trattamento e ai tassi di ricadute (Marshall et al., 2005; Malia et al., 2005; Barnes et al., 2008; Jeppesen et al, 2008 ). La maggior parte dei danni che possono instaurarsi, soprattutto se non vi è una tempestività dell'intervento e una "qualità" e efficacia del trattamento, riguardano lo sviluppo personale, lo stile di vita e i rapporti della persona con il suo ambiente sociale. L'individuazione tempestiva seguita, nei 3-5 anni successivi all'esordio, da trattamenti multicomponenziali, modellati sulle caratteristiche e sulle esigenze del singolo soggetto possono ridurre l'impatto psicosociale del disturbo e migliorare la prognosi a lungo termine: questo tempo, dopo la remissione dalla fase acuta, definisce un "periodo critico" in cui la persona è ancora ad alta vulnerabilità, ma durante il quale può aver luogo la prevenzione rispetto ad ulteriori danni o una reversibilità del processo di malattia.L'individuazione e l'intervento precoce nei disturbi psicotici sono, sempre più convincentemente, considerati essenziali nel migliorare gli esiti potenzialmente disastrasi legati al disturbo che colpisce elettivamente adolescenti o giovani adulti durante le fasi dello sviluppo (Craig et al., 2004; Salokangas & McGlashan, 2008; Nordentoft et al. 2009).È, dunque, evidente la necessità di promuovere campagne di sensibiliz-zazione e informazione dirette ai professionisti della salute mentale, ma anche alle figure di riferimento dei giovani (insegnanti, genitori, operatori dei centri di aggregazione) con l'obiettivo di rendere più visibili, adeguati ed "amichevoli" i servizi specialistici, facilitare l'accesso ad una valutazione accurata e non traumatica e alle successive eventuali cure, e allo stesso tempo sviluppare un'idea non stigmatizzante del disagio mentale, fornendo speranza verso i percorsi di trattamento (Larsen et al., 2009)................

orso castano : il programma TULIP , l'associazione Programma 2000, la rete di associazioni che vi collaborano , sono una importante novita' nel panorama di una Psichiatria Italiana ormai asfittica nelle sue istanze ufficiali , istituzionali e culturali, istanze attente molto alla loro sopravvivenza e molto poco a quel che bolle in pentola ed alle novita' che  si affacciano inesorabilmente  nell'area del disagio. Per questo, per il loro "urtare e scombinare posizioni di sapere/potere ormai consolidate ed acquisite , questo movimento , gia' consistente, incontra l'ostracismo di chi ha paura di perdere privilegi e poltrone da cui imbonire con vecchie teorie , ormai neppure piu' con la dignita' "ideologie di ricambio" (il concetto e' di Basaglia) . Visitare il sito e  collaborare mi sembra importante....

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