mercoledì 14 luglio 2010

SISTEMI SENSORIALI DISTRIBUITI

da no'ova  (sole24ore) del  10/6/10
I giroscopi a nove assi aprono la strada a comandi separati per ogni componente. Il robot si muove agilmente, un po' lento, ma senza gli scatti tipici delle operazioni industriali. Non lo comanda un programma, ma un piccolo cubo tenuto in mano da un operatore. Un controllo remoto particolare, appena realizzato nei laboratori di St Microelectronics. Si chiama infatti i-Nemo, ed è la prima scheda elettronica multisensioriale a nove assi. Ovvero i tre assi della rotazione a 360 gràdi  (su giu, destra-sinistra, avanti-indietro) e, per ciascuno di essi, il calcolo preciso delle forze di torsione (beccheggio, rollio, imbardata). I giroscopi micromeccanici (Mems) sviluppati nei laboratori di Castelletto di Settimo Milanese sono ovviamente il cuore di iNemo, calcolano in ogni istante gli spostamenti del cubo e, insieme a un magnetometro (bussola, posizione assoluta), a un sensore di pressione (altezza assoluta) e di temperatura, inviano i segnali a un microprocessore, che li elabora e fa istantanemente il punto della posizione spaziale di iNemo, calcola le coordinate e le invia al computer di controllo del robot. Il quale, con un programma basato sulla migliore matematica di calcolo dinamico tridimensionale (basato su notazioni numeriche chiamate quaternoni) impartisce gli ordini di movimento al braccio meccanico, riproducendo fedelmente il movimento di iNemo. Detto così sembra semplice, «ma l'applicazione al robot del controllo iNemo ha richiesto un apposito studio svolto da un ricercatore catanese presso un'università in Svezia - spiega Nunzio Abbate, responsabile del laboratorio meccatronico dell StMicroèlectronics a Catania -: il prototipo però funziona a dovere, e mostra le potenzialità del sistema multisensoriale associato al robot di lavorazione».
Questo apre almeno due grosse prospettive, secondo Abbate: «I controlli remoti tridimensionali accurati, come questo, possono dar luogo, oltre alla telemanipolazione classica, a forme di apprendimento e auto-programmazione delle macchine. Una volta istruite dallo stesso movimento umano». Ma è la seconda prospettiva, nascosta ma ancora più avanzata, quella che forse interessa di più. «Questi sistemi sensoriali sono piccoli, hanno intelligenza e comunicazione anche wireless a bordo e costeranno poco. Quindi, insieme a un leader meccatronico italiano, stiamo cominciando a pensare a un robot tutto sensorializzato, per ogni sua componente in movimento. Dove ogni  segmento del braccio, per dare un'idea di dove si trova lo comunica agli altri segmenti, e agisce una logica cooperativa». Oggi, il robot (o la macchina utensile) è infatti ancora una macchiria logicamente centralizzata: un solo programma, o modello cinematico, calcola tutte le coordinate spaziali per ogni componente del braccio o della testa mobile di lavorazione. Con la sensorializzazione distribuita, invece, ogni componente si coordina con gli altri, e i tempi di elaborazione della macchina potranno essere ridotti drasticamente. «Secondo le nostre prime ipotesi un robot con sensorializzazione e calcolo distribuito potrebbe persino raggiungere livelli di velocità e efficienza (costo per operazione) superiori di cinque volte agli attuali».Si tratta, ancora, di studi preliminari. Ma che fanno presagire una rivoluzione alle porte per l'intero mondo della meccanica strumentale. Già oggi impegnata in un trend alla sensorializzazione spinta delle macchine e all'aggiunta di assi aggiuntivi alle teste di lavorazione (sempre più agili, e quindi a minor costo energetico). E, in generale allo sviluppo di sistemi di lavorazione a crescente efficienza. il  sistema sensoriale distribuito andrebbe proprio in questa direzione, (g.car.) giuseppe.caravita@ilsole24ore.com

orso castano: un robot e' sempre e solo un robot , non ha un sistema di valori , non ha il senso della storia, non si intende di politica , non vive di contraddizioni, e sopratutto non prova emozioni, non piange, non ride, non costruisce progetti esistenziali, non si annoia, non desidera l'impossibile, non si deprime, non elabora utopie, non ama le poesie, non le vive e non si si immerge nei mondi poetici , non puo' diventare Omero, ne' un pittore metafisico..... eppure , a gran velocita', la ricerca ingegneristica punta a creare , anche se in maniera parcellizzata, una macchina che mima l'uomo; c'e' da chiedersi, e sara' interessante monitorare, fin dove si spingera' e perche'. Questo percorso ci dira' molto sull'uomo stesso e del perche' vuole un doppio piu' potente di se stesso. Forse un nano meccanico sulle sue spalle lo fara'sentire piu' gigante? Sara' interessante anche vedere come la fantascienza , compresa la filmografia tratta la materia. Blade Runner docet......

lunedì 12 luglio 2010

Io sono il mio corpo: Il dialogo come antidoto all’idolatria

di Bernhard Casper da no'ova (sole24ore) di giugno 2010
Se ci chiediamo da che cosa sia generalmente caratterizzato l'essere uomini nell'epoca della postmodernità, dovremo dare due risposte molto diverse.Per un verso oggi, in quanto uomini, ci troviamo determinati da una normalizzazione onnicomprensiva. Sembra che ci sia lecito essere uomini soltanto in quanto accettiamo di essere funzioni di un sistema, in quanto cioè abbiamo un codice: un codice fiscale, un codice per l'assistenza sanitaria e altri codici digitali che ci rendono funzioni formali di sistemi. Per altro verso, di fronte a questa formalizzazione estrema del nostro esserci in un mondo sempre più razionalizzato, che ha le sue radici nell'Illuminismo, vi è una materializzazione altrettanto totale del nostro Sé, una generale biologizzazione o appunto una somatizzazione, una comprensione dell'uomo che trova tutto il senso della nostra esistenza in nient'altro che nella nostra corporeità: «Io sono tutto corpo e nulla fuori di questo», come annuncia lo Zarathustra di Nietzsche.L'affermazione di Nietzsche rilancia la riflessione sul limite umano e sulla relazionalità: ognuno ha forte necessità dell'altro. Alla fin fine cos'è che ci interessa davvero? Proviamo a riflettere.
Innanzitutto: in effetti non abbiamo alternative rispetto a questa fondamentale condition humain che il nostro «io sono corpo» significa. La nostra verità consiste nel fatto che ci troviamo a confrontarci continuamente con un «non». Non siamo tutto. E non abbiamo un tempo illimitato. Ma questo significa un destino fatale? O non si mostra forse proprio in ciò la chiamata sommessa di un senso che si annuncia nel nostro «io sono corpo»; di un senso che non è fatto danai e che tuttavia ci si da proprio in questo nostro esserci corporeo? Poniamo che non avessimo bisogno dell'altro che è separato da noi e che non è a nostra disposizione, e che esistessimo come una monade assolutamente chiusa in se stessa, che si estende illimitatamente e senza tempo (come un antico dio, che riempie l'intero cosmo); poniamo che nel nostro esserci non fossimo segnati da questo doppio «non» dello stato di bisogno della nostra corporeità. Gioiremmo ancora davvero del nostro esserci? O questo non significherebbe piuttosto soltanto la sconfinata noia di un continuo «niente di nuovo sotto il sole» e il disgusto di un simile essere, così come è stato tematizzato nella filosofia del Ventesimo secolo, da Sartre e da Camus? La positività della corporeità finita del nostro esserci non consiste in verità nel fatto che incontriamo sempre di nuovo l'altro corporeo che non ci è contemporaneo e non è a nostra disposizione in un accadimento  inanticipabile? E che questo ci viene donato sempre di nuovo? Non è racchiusa proprio in questo la gioia per il nostro esserci, il piacere di vivere? Il fenomeno del godimento, L'accadimento corporeo di ciò che Agostino ha portato al linguaggio con il verbo fruì, il godimento del cibo, delle bevande, degli elementi della natura in cui siamo immersi, ma anche dell'abbraccio tra amanti, non ci sarebbe affatto se non fossimo esserci in un corpo finito e bisognoso. Non stiamo parlando della perversione idolatrica del godimento, che è sempre possibile per gli uomini, se dimenticano che proprio nel godimento restano bisognosi dell'altro. Stiamo parlando del fatto che fondamentalmente il godimento è possibile soltanto perché ci siamo nel nostro corpo, che ha bisogno dell'altro da se stesso e che esiste soltanto nell'intervallo del tempo che accade.Il godimento, in quanto accadimento umano primordiale, significa che io gioisco dell'altro che mi si dona. E in verità mi si può donare solo ciò che io non posso darmi da me stesso. Qui non si può parlare affatto di un disprezzo del corpo: anzi la nostra corporeità viene qui presa sul serio. Di questo gioire dell'altro corporeo parlano anche le lodi del Cantico di frate sole di Francesco d'Assisi, che non soltanto osa magnificare il nostro incontro con il sole, la luna e le stelle, con il vento e la sorgente, e con la madre terra con i fiori e l'erba nulla di tutto questo potremmo darcelo da soli -, ma alla fine osa persino esaltare il nostro incontro con «sora nostra morte corporale»; l'incontro, che non è assolutamente a nostra disposizione, con il «non» del nostro stato di bisogno mediante il quale soltanto esistiamo in quanto coloro che ci sono in modo corporeo.Ci si può chiedere perché gli uomini in realtà cerchino sempre di nuovo il confronto con l'altro indisponibile della, natura, l'altezza delle montagne, l'ampiezza dei deserti, l'imprevedibilità degli animali e delle piante nei luoghi selvaggi. Proprio perché l'avventura di questo incontro con l'indisponibilità dell'altro fa esperire loro in modo intensificato il loro esserci corporeo, nell'esperienza appagante dell'avere la possibilità di essere (Seinsdurfen). De facto anche le nostre piccole e grandi esperienze del tutto quotidiane possono mostrarsi come esperienze di questo tipo. In esse, in quanto incontri con ciò che è altro rispetto a noi, possiamo esperire ogni volta di nuovo e in modo nuovo il fatto che in quanto esserci abbiamo la possibilità di essere nel corpo. In questo modo ciò che in prima battuta poteva apparire nel nostro «io sono corpo» come puro limite, l'indisponibile, può rivelarsi proprio come il luogo in cui ci viene donata la nostra vita vera in quanto corporea e finita; in quanto vita che ha un senso incondizionato, il quale, poiché è incondizionato, non si lascia produrre da noi, ma ci si invia in dono proprio in quanto siamo corpo. E nell'esperienza del fatto che siamo donati a noi stessi nel nostro corpo non vi è già un senso religioso? Ci riceviamo nel nostro corpo nell'incontro con l'altro e per questo siamo grati a un indicibile. Un simile atto fondamentale di culto non lo si può ritrovare in molte figure storiche della religione, anche al di fuori della tradizione biblica? E qual è il senso ultimo di questo «io sono tutto corpo»? Poniamoci ancora una volta questa domanda nella più piena situazione del nostro essere uomini. Voglio dire che in questa situazione piena della coumanità viene alla luce nel modo più chiaro il significato pieno delle due componenti costitutive della nostra corporeità, anche nella loro sensatezza ultima: il bisogno dell'altro e il nostro dipendere dall'accadimento mortale del nostro tempo in quanto tempo, che abbiamo in quanto noi stessi, dell'uno-con-1'altro..............(Traduzione di Stefano Bancalarì)


Sempre di Casper riportiamo stralci di un'interessante intervista , che raccomandiamo di leggere  sul sito :
http://www.filosofilungologlio.it/index.php/interviste/93-il-dialogo-come-antidoto-allidolatria-intervista-a-bernhard-casper.html

........................Lei ha dedicato una vita intera allo studio e all’interpretazione del pensiero dialogico, di cui è considerato il più autorevole esperto, ma anche il più raffinato prosecutore cogliendo nel binomio linguaggio/ tempo le condizioni stesse dell’accadere di quell’evento universalmente comprensivo che mi trascina verso qualcosa che è estraneo e altro, ovvero l’Altro. Che cos’è dunque il dialogo? Che cosa si deve intendere per pensiero dialogico?
«Inizierei col precisare – risponde lo studioso – che una buona teologia ha sempre bisogno di due occhi: l’u conno sistematico, l’altro storico e che la fede cristiana necessita sempre di una esplicazione ragionevole. La filosofia classica e l’elaborazione del pensiero dei padri medievali si sono, da subito, poste il grande interrogativo: che cosa è l’essere assoluto? Si sono quindi collocate in quell’orizzonte dell’essere che, come coglieva Agostino, primum cadet in intellectum. Questa metafisica è divenuta, pertanto, il mezzo per esplicare l’atto della fede nella grande epoca che da Aristotele e Platone giunge a Hegel. Poi con l’empirismo e con la teorizzazione di una scienza che rende, per dirla con Cartesio, l’uomo signore e padrone della natura si è cominciato a pensare la realtà more geometrico, con conseguenze tuttora ben visibili poiché se non si può negare che il progresso scientifico abbia certamente condotto a risultati importanti. Essi, proprio perché esposti nella forma di evidenze atemporalmente valide del tipo: “se, allora”, non dicono cosa si debba realmente fare, ponendo il soggetto nella difficoltà di scegliere tra possibilità meramente formali. Per uscire da una tale aporia, che determina l’attuale dis-orientamento dell’uomo, occorre ricorrere a quella fenomenologia del linguaggio che ebbe la sua svolta decisiva già nell’800 e arrivare con Humboldt alla constatazione che per parlare si ha bisogno di due persone. Già Aristotele nella Retorica lo aveva intuito: “qualcuno parla a qualcuno su qualcosa” restringendone, tuttavia, l’intendimento all’ambito scientifico. Ma se si vuole, davvero, capire il linguaggio lo si deve intendere nel suo realissimo essere parlato. Condizione che implica l’incontro con l’Altro, che come me è mortale e finito. Questo coincide con l’intuizione di Kant, che conferisce nell’economia della razionalità umana, il primato alla pura ragione pratica. Nella II formulazione dell’imperativo categorico v’è il fondamento dell’umanità. E il linguaggio stesso si mostra come umanità, a condizione che non degeneri, appunto, nella strumentalizzazione dell’altro o in un tentativo di limitarsi a parlare soltanto con sé, cadendo preda di un’autoreferenzialità autistica e patologica. Perché parliamo? In ultima analisi per promuovere l’essere insieme degli uomini. Nel suo temporalizzarsi, l’uomo coglie nell’evento che si fa dialogo e preghiera la possibilità stessa di dire sì ad un accadimento della storia»..........
............. Professore, il nostro tempo sembra essere attraversato da un duplice fenomeno: da un lato si assiste ad una crescente secolarizzazione – quasi fosse un deserto che s’accresce di nietzschiana memoria – dall’altro, si registra quello che Lei, poco fa, ha definito un progressivo decadimento del religioso. A partire dalle stimolanti pagine del suo Evento e preghiera (Cedam, Padova 003) potrebbe spiegarci in che cosa consiste il rischio cui può condurre l’adorazione del sacro fascinosum e tremendum di cui parlava Rudolph Otto e in quale tipo di errore cade l’uomo che si lascia irretire in ciò che Lei chiama «un’infinizione senza infinito»?
«Per intendere il decadimento del religioso occorre, innanzi tutto, precisare come sia necessaria una criteriologia capace di aiutarci a distinguere la vera relazione religiosa – che è sempre una sofferenza liturgica ossia un darsi in consegna all’Altro fino a farsi suo ostaggio in una gratuità che non richiede nulla in cambio – dalla sua degenerazione in forme idolatriche. Si danno, pertanto, due gesti: quello del possedere tutto, proprio di colui che trasforma il finito in infinito e l’intenzionalità autentica, che connota chi riceve ringraziando. Chi ci afferra è sempre e soltanto Dio. In proposito Meister Eckhart ha parlato di una gratitudine (Dankbarkeit) “ripartoriente”: nel farmi ostaggio dell’Altro io riconosco la gratitudine come un dono che mi viene da Dio. Heidegger ha mostrato – argomenta il pensatore – come la filosofia e il pensiero fenomenologico debbano “co-dirigere” l’intendimento del religioso. Se lei immagina due persone in dialogo sulla loro rispettiva appartenenza religiosa, potrebbe pervenire alla conclusione che questo dialogo non consista in altro che in un mero scambio di reciproca autoaffermaziotrario ne. In questo caso, non si dà futuro ed è proprio a partire dalla constatazione di questa “paralisi dialogica” che io posso esplicare all’Altro il mio rapporto con l’Assoluto e sono in grado di farlo – questo è un elemento imprescindibile – soltanto se sono autocritico, ovvero se possiedo una ragione critica che mi fa rilevare come il fenomeno religioso possa essere vero o falso. L’aspetto interessante da mettere in evidenza – continua il noto studioso – consiste nel fatto che il pericolo del rapporto religioso, che si schiude nella preghiera, deriva dalla sua stessa essenza. La preghiera appartiene costitutivamente all’esserci umano, nella misura in cui questo è assegnato a se stesso, ossia tentato. Se non fossimo assegnati a noi stessi, non potremmo pervenire a questo andare– oltre–noi che nel pregare accade liberamente. Trovandomi chiamato dall’Altro nella mia libertà, mi apro alla “Gloria dell’Infinito”. Ma, spesso, accade che venga meno la fiducia che mi fonda nel mio pregare: non accetto di reggere il fardello della mia condicio humana, sul quale, per altro, si fonda la mia dignità. Di qui il decadimento dell’evento responsoriale che ci fa comprendere come fosse fondata la constatazione di Feuerbach, che non esitò ad affermare come le religioni possano trasformarsi in fenomeni che sono espressione dell’egoismo di un gruppo o come sia da prendere realmente sul serio il sospetto freudiano secondo cui le religioni non sarebbero altro che nevrosi coerciti ve. Siamo dinnanzi a una perversione del rapporto religioso, dal quale si schiudono due figure: quella del “tiranno del Regno dei Cieli”, che è tentato di anticipare ciò che può darsi solo come cosa ultima e quella del pusillanime che non fede. L’uno punta troppo in alto, l’altro si accontenta di troppo poco: in entrambi i casi si assiste ad uno sbrigativo sottrarsi alla serietà della realtà intera della storia che ci chiama in causa in quanto libertà storicamente connotate. Semplicemente ci si accontenta di una “quasi infinità”, che è posta soltanto dagli uomini e che si fonda su una falsità che può essere tenuta in vita solo con la violenza. Ben si comprende, dunque, come il decadimento del religioso comporti il crollo dei modi fondamentali del mio temporalizzarmi: l’attesa, l’attenzione, la pazienza. Sottrarsi alla chiamata della trascendenza significa fondarsi su un’autoassicurazione, che è poi un’affermazione di possesso, un puro rendere sé e gli altri “oggetto di un oggetto”, “un recitare meccanicamente”, dimentico del fatto che, come ricordava Rosenzweig, nel pregare ne va di me»..............
orso castano : gli ampi starlci di questo intervento di un esperto di teologia (davvero  meriterebbe di essere letto per intero) pone questioni cruciali, fissa paletti, delimita confini difficilmente travalicabili. La pratica del dialogo' e' indispensabile. Essere solo per se stessi priva di sensio il percorso dell'esistenza. Siamo condannati al con-esserci, al dialogo continuo per dare un senso alla nostra vita. Questo sia che lo si voglia leggere sotto l'angolatura laica che sotto quella   religiosa. E questo e' particolarmente vero nel campo della relazione d'aiuto psicologica, dove e' assolutamente indispensabile , pur applicandoli per quello che hanno di utilita', i tecnicismi, per privilegiare l'empatia, l'ìincontro sul piano umano, per illuminare insieme  le zone d'ombra , per cercare attraverso la dialettica quel filo di Arianna che puo' condurre fuori dal labirinto nel quale, chi ci sta di fronte, si e' venuto, per le vicende della vita, a trovare

mercoledì 7 luglio 2010

videogame: campo di sperimentazioe per la psicologia sociale nel campo: interazione uomo/macchina ?

DA LOS ANGELES , Luca Tremolada da  no'ova , giugno 2010
La periferia meno nobile dell'industria dei videogame è a qualche decina di metri dalla South Hall del Los Angeles Convention center. Lontano dalle luci stroboscopiche e dagli effetti speciali dell'E3, la fiera più grande del mondo dedicata ai videogiochi che si è conclusa la settimana scorsa in California. Quasi nascoste dagli occhi dei big dell'intrattenimento elettronico. Un paesaggio di banchetti carichi di periferiche, pistole di plastica, sedili gonfiabili a forma di go-kart, insomma accessori di varia natura. «Passiamo per essere dei moderni giocattolai - racconta un produttore taiwanese -. Ma più passa il tempo più tutto il settore assomiglia a un Luna Park». A queste parole Kazuo Hirai il numero uno di Sony Erìtertainment risponde storcendo il naso. «Macché giocattoli - protesta-. tecnologie come il 3D integrato con il controller Move richiedono anni di investimenti in ricerca e sviluppo, e o anche un sistema complesso di attori per produrre contenuti e di sviluppatori per lavorare sul software, dove tutti devono fare la « propria parte».  In effetti , il gaming è un ecosistema che finora ha avuto il merito di portare sul mercato nuove tecnologie : i videogiochi hanno praticato l'online almeno tredici anni prima della televisione che solo or a sta conducendo prove di interattvità. Grazie a Nintendo Ds la filosofia del touch ha anticipato di un paio di anni il boom di iPhone e affini. Il grande pubblico ha scopèrto cosa fossero sensóri di movimento, accelerometri e giroscopi grazie al Wifi. E ora la stereoscopia che, pur essendo una tecnologia «antica», ha trovato nelle console e nella capacità di eleborazione dei chip la sorgente ideale per produrre in real time la terza dimensione.
Le console con la scusa del gioco "hanno introdotto sensori, interfacce, software, giroscopi, chip grafici: tecnologia a basso costo. Quest'anno poi i tre big del TE hanno spremuto nuove hardware che promette esperienze di gioco più immersive (30) e interazioni uomo-macchina ancora più naturali. Kinect, il sensore di Microsoft sulla carta è il più rivoluzionario. Il sìstema di gioco sviluppato internamente da Redmond con tecnologia dell'israeliana PrimeSense effettivamente riconosce la voce e il movimento del corpo, promette nuove forme di interazione senza l'intermediazione del controller. Quanto a Nintendo erano quindici anni che cercava di ottenere effetti 3D sulle console portatili. Precisamente da quando nel 1995 fecero flop con Virtual Boy, una macchina da gioco nata con l'ambizione di ricreare attraverso un complesso sistema di specchi oscillanti, e led effetti stereoscopi il 3D. Solo oggi sono riusciti nell'intento, eliminando addirittura.gli occhialini. Muovendo una leva l'immagine acquista profondità con un effetto ologramma. Una piccola magia ottenuta evidentemente grazie a sforzi titanici.Queste tecnologie tra pochi mesi saranno in commercio. Ad attenderle non ci sono solo programmatori più o meno entusiasti. Le associazioni dei consumatori con i coltelli tra i denti si apprestano a valutare l'impatto di questi nuove forme di interattività sulla salute. Ma anche con diverso intento i laboratori e le università. O semplicemente gli hacker che smonteranno pezzo a pezzo questi device per inventare nuovi oggetti inbarà alla proprietà intellettuale. I più interessati però sono gli studiosi del rapporto uomo-macchina. L'immersività del 3D e le nuove periferiche di gioco consentono un interazione più naturale con i mondi sintetici spostando più in là i confine della loro materia di studio, abbracciando le categorie proprie della psicologia sociale. «C'è una rivoluzione in atto», commenta Luca Chittaro professore di interazione uomo-macchina dell'Università di Udine. «Fino a qualche anno fa gli Studi di questo tipo si ispiravano alla psicologia cognitiva. Si misuravano le performance dell'individuo che usa la macchina. Ora invece si analizzano le reazioni fisiologiche del córpò a questi agenti virtuali. E sì osserva che le persone in relazione tra loro e con le macchine hanno comportamenti fisiologici molto simili». In sostanza, percepiamo il virtuale come se fosse reale. Se questo è vero, questi giocattoli potrebbero comprendere come siamo fatti. E potrebbero diventare degli specchi attraverso i quali poterci guardare. I videogiochi hanno poco meno di quarant'anni.-Ma la ricerca sembra essere inziata solo ora.

orso castano :non era corretto tagliare parti dell'articolo, veloce, ben scritto, stimolante. Le conclusioni fanno pensare: l'interazione uomo macchina  si avvicina sempre di piu' a quella uomo -uomo , si , forse, ma quando e come , in quali situazioni. E' sacrosanto che anche la psicologia sociale studi questi fenomeni emergenti , sempre piu' diffusi e commerciali; insomma non si scherza piu' con i videogame.... 

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martedì 6 luglio 2010

siamo proprio piccoli , ma non lo sappiamo (a volte...)

La missione Planck dell'European Space Agency (Esa) ha rilasciato la sua prima immagine dell'universo che fornisce un contributo alla conoscenza sulla formazione di stelle e galassie, e racconta come l'Universo stesso sia venuto alla luce dopo il Big Bang............(vai al link x art.)

venerdì 2 luglio 2010

In Finlandia la Banda Larga è un Diritto !!!

Quest’oggi è una giornata storica per la Finlandia,è la prima nazione in cui la banda larga diventa un Diritto Fondamentale. Differente anche l’approccio Finlandese contro i filesharers : SI alle lettere di avvertimento, NO al regime dei 3 schiaffi e alle disconnessioni forzate.
A partire da quest’oggi la banda larga è un diritto per ogni cittadino Finlandese a cui verrà garantito almeno 1Mbps. Si tratta di una vittoria per la Finlandia ma anche di una vittoria “ristretta” poichè “conti alla mano” 1Mbps è 1/7 di quanto offrono quest’oggi i vari Alice, Infostrada, Tele2 e qualsiasi altro ISP. E’ altrettanto vero che le ADSL “nostrane” sono note per promettere e non mantenere ma l’impressione almeno per Alice è che le performance siano buone e, se non raggiungono i 7Mbps, “poco ci manca”......................

profili di salute a Torino: tratti dal bilancio sociale dell'aslto2 e dalla banca PEPS del Comune di Torino

per ingrandire clicca sull'immagine
Depressione. Stima prevalenza anno 2007
Fonte: ASL To 1, ASL To 2 Nord - Servizi Farmaceutici


















maschi
Anno 2007. Tassi specifici per 100.000. Maschi
          0-14   15-29   30-39   40-64  65-74   >74

circ1    0       1.383    2.738   4.554  7.316    12.327
circ2    17     1.184    2.198   3.873  6.899    11.606
circ3    26     1.293    2.496   3.923  7.403    12.433
circ4    71     1.001    2.305   4.026  6.456    12.140
circ5    65     1.063    2.386   3.947  6.679    10.102
circ6    0       970       2.542   3.803  6.780    10.943
circ7    37     1.126    2.158   3.970  7.105    12.542
circ8    57     1.236    2.586   4.224  7.530    11.842
circ9    23     1.319    2.450   4.774  7.118    12.767
circ10  86     1.139    2.668   4.411  7.841    10.456




femmine
Anno 2007. Tassi specifici per 100.000. Femmine
            0-14     15-29    30-39    40-64     65-74    >74

circ1    45         2.146     4.205   10.053     13.476   18.115
circ2    53         1.829     4.157    8.459      13.174   17.628
circ3    55         1.855     4.151    9.275      13.792   18.187
circ4    0           1.902     4.326    8.907      13.342   16.496
circ5    28         1.981     4.710    9.405      13.663   17.188
circ6    15         1.788     4.781    9.026      13.001   17.779
circ7    40         1.715     4.217    8.832      13.274   17.144
circ8    61         2.188     4.596    9.258      13.922   17.287
circ9    48         2.178     5.041    9.798      15.045   19.731
circ10  45         2.525     4.592    9.401      13.866   18.295



Dati allarmanti , non aggiornati , risalenti al 2004 e 2005 (per quanto riguarda “il profilo di salute” (pag 20), cosa importantissima) scritti in pdf con forti restrizioni per cui e' molto difficile riportare , anche parzialmente le pagine. E' questa la trasparenza pubblica ? Non esistono dati piu' aggiornati? Bene , allora non si puo' non dire che l'ufficio che tratta i dati e' fortemente indietro.
Ecco alcuni dati che fannno saltare sulla sedia!: nella circoscrizione 4 , S. Donato, Campidoglio, Parellla  per le donne + 6% di decessi per cause dell'apparato cardio circolatorio. Nella circoscrizione 5 , Borgo Vittoria, Madonna di Campagna, Lucento, Vallette e' un disastro !: + 9% ed oltre per i tumori maligni e + 8% per le malattie dell'apparato cardicircolatorio e per le malattie (+8%) correlate al fumo , per le donne valori simili per le cardiocircolatorie e le malattie legate all'alcool (20%). La numerosita' dei ricoveri eccede il livello atteso per l'1% dei maschi e del 3% per le donne. Malattie dell'apparato cardiocircolatorio e dell'apparato digerente sono responsabili di un elevato tasso dimortalita' per la donna  rispettivamernte  del  9% e del 7% rispetto alla media . L'incidenza del diabete risulta  la piu' alta di torino per ambedue i generi (+27%per i maschi e +38% per la donna ). Qualcosa di buono pure risulta ai dati  rilevati "dai farmaci" (anche se non viene mostrato alcuno schema statististico) : un -9% di depressione tra gli uomini, ma non si cita il termine di confronto , ne' quali farmaci siano stati considerati. Va ricordato che tra il 2005-2007 nella sola Torino si sono verificati 149 suicidi e 159 tentativi tentativi di suicidio.
Sono solo alcuni dati. Chi volesse consultare tutto il bilancio sociale vada al sito http://www.aslto4.it/Bilancio%20Sociale%20%20AslTo2.pdf

Torneremo su questo argomento; pur dando atto che la presentazione e la pubblicazione  sul web del bilancio sociale e' un fatto molto positivo perche' e' indice di trasparenza ed offre la possibilita'.di un dibattito pubblico ed aperto proprio sul web. Ci auguriamo che la pubblicazione continui nei prossimi anni e che molti commenti e suggerimenti sostengano questa ottima iniziativa.  

per saperne di piu vedi anche la banca dei PEPS di Torino:  
http://www.comune.torino.it/pass/php/4/documenti/salute/peps/Html/index.htm


slogan e bandiere contro il bavaglio

da Repubblica.it

Piazza Navona gremita per dire "no" al ddl .Compostezza ma grande partecipazione emotiva alla manifestazione indetta dalla Fnsi a Roma. Show della D'Addario che, fischiata dai partecipanti, si allontana. E Saviano emoziona la platea: "Altro che privacy, difendono il malaffare"

giovedì 1 luglio 2010

tracce di disagio sul web : un software puo' aiutarci a rilevarle

 PREVENZIONE E SOCIAL NETWORK
da no'ova , sole24ore, di giugno


Dopo un suicidio, spesso si ritrovano nei messaggi sui social network tracce di un disagio di cui nessuno si era accorto. Ora gli stessi mezzi potrebbero diventare strumenti di prevenzione, perché un team dell'Università Ben Gurion del Negev, in Israele, ha  sviluppato un software che individua i segnali precoci di depressione nei testi dei blog, e l'ha sperimentato con [successo su oltre 300.000 messaggi inviati a vari siti di salute mentale. Il  software ha individuato, tra tutti i Ì messaggi, quelli dei 100 ragazzi più depressi e quelli spediti dai 100 meno a rischio; la valutazione è stata poi ( sottoposta a psicologi clinici, che hanno  confermato la diagnosi nel 78%dei f casi. Il sistema non cerca parole dirette come depressione o suicidio, ma si focalizza su altre'quali solitudine, I insonnia, malinconia, e verifica le  associazioni con altri termini come il  colore nero, soprattutto se usati per descrivere stati d'animo. (o.cod.)
l'articolo originale :
http://www.eurekalert.org/pub_releases/2010-06/aabu-bup062110.php
oppure:
http://virtualblog.splinder.com/post/22911429/sei-depresso-e-non-lo-sai-ora-te-lo-dice-un-software-in-grado-di-analizzare-cio-che-scrivi-nel-blog-e-in-rete
oppure
http://www.aabgu.org/media-center/headlines/are-your-texts-depressed.html

venerdì 18 giugno 2010

Bilancio sociale ; IN NOME DELLA TRASPARENZA VERSO I CITTADINI CHE PAGANO!! : tra mito, realta' abbozzata, tanto fumo e...arrosto??

stralci da Wikipedia (che ringraziamo e riteniamo uno strumento validissimo per la rete : "Per quanto diffusa, è ancora difficile individuare una definizione unica di responsabilità sociale e “giova osservare che nonostante la fluorescenza di studi e dibattiti nel corso dell’ultimo quarto di secolo, non esiste a tutt’oggi una definizione largamente condivisa” (S. Zamagni, 2007)."......"La definizione di responsabilità sociale più diffusa è stata pubblicata dall’Unione Europea: “Integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali e ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate” (Libro Verde della Commissione delle Comunità Europee, 2001)............"Con la Responsabilità Sociale di Impresa si intende un modello di governance allargata, in base al quale chi governa l'impresa ha responsabilità che si estendono dall'osservanza dei doveri fiduciari nei riguardi della proprietà ad analoghi doveri fiduciari nei riguardi, in generale, di tutti gli stakeholder” (L. Sacconi, 2005)"...."“Il bilancio sociale è l’esito di un processo con cui l’amministrazione rende conto delle scelte, delle attività, dei risultati e dell’impiego di risorse in un dato periodo, in modo da consentire ai cittadini e ai diversi interlocutori di conoscere e formulare un proprio giudizio su come l’amministrazione interpreta e realizza la sua missione istituzionale e il suo mandato” (Ministero dell’Interno, 2007)."...Il bilancio sociale è un documento con il quale un'organizzazione, che sia un'impresa o un ente pubblico, o un'associazione, comunica periodicamente in modo volontario, gli esiti della sua attività, non limitandosi ai soli aspetti finanziari e contabili. Il bilancio sociale nasce dalla consapevolezza che esistono diverse categorie di persone, definiti stakeholders, che hanno un diritto riconosciuto, o interesse, a conoscere quali ricadute, o effetti, l'ente produce nei propri confronti. Una conseguenza di questo aspetto, è che l'ente, per rendere conto degli effetti del proprio operato sulle diverse categorie di persone, non può esimersi dal coinvolgerli, per individuare insieme quali siano questi effetti."........."Attraverso il bilancio sociale l'ente rende espliciti i risultati della sua attività, confrontandoli con gli obiettivi, dichiarati, in modo da permettere a tutti, ma in primo luogo a se stessa, di verificare se tali obiettivi siano stati raggiunti, o si renda necessario piuttosto, introdurre ulteriori interventi. Una gestione corretta, e sperimentata nel tempo, del bilancio sociale, ne fa non solo uno strumento di dialogo, ma un vero e proprio strumento di consapevolezza, e quindi di gestione. Non a caso è stato definito "lo specchio magico" (Viviani, 2001)."

--Una discreta e valida  discussione teorico-filosofica sul tema (l'Italia , si sa' e' la regina delle discussioni teorico-filosofiche) clicca x link

Il Bilancio Sociale nell’ambito del No Profit : Dott. Giuseppe Chiappero ,Dott. Davide Barberis ,Dott. Lorenzo Ferreri ,Dott. Pier Luigi Foglia


Gruppo di Lavoro “Enti Locali” e “No-profit” dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Ivrea - Pinerolo - TorinoConclusione A completamento di questa relazione, si vuole ancora una volta ricordare che nelle organizzazioni non orientate al profitto, enti pubblici e non profit, il bilancio sociale, processo completo ed articolato che coinvolge trasversalmente tutta l’azienda, può costituire un’importante occasione per mettere in luce gli obiettivi di miglioramento su cui, trasformandoli in progetti, indirizzare gli sforzi della futura gestione, correggendo eventualmente gli orientamenti strategici resi espliciti nell’identità distintiva. Uno strumento flessibile per progettare e realizzare azioni concrete di sviluppo durevole, programmi di “formazione intervento” che coinvolgono l’intera struttura organizzativa e realizzano una “buona pratica” di gestione aziendale: un “circolo virtuoso” di “programmazione/gestione/rendicontazione/verifica dei risultati”, che accresce la responsabilizzazione degli Amministratori e dei Dirigenti sul raggiungimento degli scopi socialiedistituzionali, offrendo al tempo stesso agli interlocutori esterni una modalità di valutazione sul merito dellì’operato sociale dell’ente. Dall’esito di questo processo, desumibile dalla relazione sociale, dipende gran parte del consenso e della fiducia dei portatori d’interessi, elementi indispensabili per assicurare la capacità dell’ente nel perseguire lo scopo sociale e la sua sostenibilità. Infine, a livello globale l’adozione del bilancio sociale è anche la conferma che il mondo del non profit, pubblico e privato, è pronto ad affrontare la sfida di Johannesburg, che ha individuato con chiarezza nelle sinergie tra governi, settore privato, organizzazioni non profit, studenti e cittadini la via primaria del cambiamento per uno sviluppo durevole e sostenibile.

giovedì 17 giugno 2010

i MEMS , microsensori, "sentiranno" e potranno indurre trasformazioni dell'ambiente e di parti del corpo umano


DI GIUSEPPE CARA VITA , stralci dall'articolo da no'ova di giugno 20210
L' hanno chiamato, internamente, Fast and Furious. Perché, nell'ottobre dell'anno scorso, Mister X, un grande cliente dell'St Microelectronics - il nome è riservato in maniera ferrea - si innamorò di un pre-progetto ancora quasi futuribile presentatogli da Benedetto Vigna, il leader del gruppo Mems (sensori micromeccanici) della multinazionale franco-italiana Un giroscopio a tre assi, estremamente piccolo (su un chip di silicio quadrato di 3 millimetri di lato) ma capace di "sentire" qualsiasi forza di torsione.
Forse il sensore micromeccanico più ambizioso mai sviluppato: un sorta di margherita di centinaia di lamelle di silicio, ciascuna di pochi micron, vibranti come molle. Ogni torsione, ogni movimento genera su ogni lamella elastica una minuscola differenza di potenziale elettrico che un sofisticato chip di controllo, delle stesse dimensioni del sensore e posto sopra di esso, analizza in tempo reale. Bastano poche decine di milliwatt, su una scala tanto piccola, perché un telefonino "senta" con precisione elevata i movimenti del suo proprietario, e, a seconda dell'applicazione, si trasformi in una sorta di "super-mouse" per giochi, oppure in un puntatore nello spazio virtuale "annotato". «Muovi il telefonino in un luogo e il giroscopio, accelerometro e magnetometro (bussola) incorporati nel telefono danno la posizione precisa al sistema - spiega Vigna - che, in risposta ti invia le informazioni su quel luogo. Oggi oltre 180mila applicazioni come queste sfruttano i sensori dell'iPhone, da zero di tre anni fa».
Il giroscopio tridimensionale, il "cuore pulsante" per i suoi progettisti di Castelletto (un centinaio di giovani, in maggioranza italiani) è stata una delle maggiori accelerazioni di progetto .................il "supermouse" vagheggiato nel 2004 da Benedetto Vigna e dai suoi cinquanta giovani progettisti (poi raddoppiatisi) incontrò prima la Nintendo, con la Wii, e poi la Apple con l'iPhone. Risultato: da allora Stm ha prodotto circa 700 milioni di Mems, il business nato da zero sfiora oggi i 200 milioni di dollari, si estende a circa il 50% del mercato mondiale degli accelerometri e si è diversificato sui più sofisticati giroscopi, magnetometri (bussole), sensori acustici (ovvero microfoni su chip di silicio) e di pressione. E a tutta la connessa (ma cruciale) elettronica di controllo. Fino a sistemi plurisensoriali combinati, ormai imminenti, che promettono ulteriori rivoluzioni. .....Come? «L'invasione i dei Mems ormai è realtà nei videogi e nei telefonini,  milioni di pezzi all'anno e le  applicazioni diventeranno sempre più sofisticate. Noi stiamo lavorando ..sul mercato anch'esso gigantesco medicale. Dove i crpsensori hanno spazio ancora tutto esplorare». E Vigna mostra i primi esempi: una lente a contatto in cui è incorporato uni nuscolo sensore per misura pressione nell'occhio. E un cer che registra e analizza il battito cardiaco. «Per ora quest'ultimo lavorerà con le consolle che ti fanno giocare a tennis in casa, e ti avvertirà se stai esagerando - rileva Vigna -, ma domani diverrà uno strumento di uso diagnostico generale». E poi la robotica e la meccatronica del futuro, comandata da "supermouse e forse sensorializzata su ogni parte meccanica in movimento. E l'acustica intelligente, con matrici di microfoni che captano chi sta parlando in una riunione e si orientano. Sono solo esempi di queste minuscole macchine vibranti che stanno cambiando l'interazione tra uomo e dispositivi, ben al di là, ormai, del solo computer o joystick «Abbiamo già realizzato un prototipo di schedina elettronica che misura, insieme, accelerazioni, torsioni, orientamento e pressioneI segnali vanno a un microprocessore che li elabora e fornisce coordinate di alto livello logico - osserva Ungaretti -. Si chiama I-Nemo ed è solo il primo dei sistemi multisensoriali che faranno la differenza in molti campi. Noi ne abbiamo intravisto qualcuno, ma altri ne troveranno di nuovi». È una frontiera analoga ai primi Mems di Castelletto: in accelerazione.
giuseppe.caravita@ilsole24ore.com

orso castano : le nanotecnologie , in ogni campo della attivita' umana, determineranno notevoli cambiamenti. Certo non sono  esenti da rischi, come gia' su questo blog fu accennato. Il rischio , ad esempio , che possano , interagendo con importanti strutture cellulari, dopo essere riuscite a penetrare le barriere naturali del corpo umano, determinare mutazioni o interferenze tali da compromettere il  fisiologico funzionamento del corpo stesso.Ma ormai sembrano , in crescendo, essere diventate una forte linea di interesse per il profit e quindi la documentazione , il monitoragio su di esse dovra' farsi stretto. Del resto non vanno neppure demonizzate; i vantaggi che derivano dal loro uso sono notevoli. anche nella terapia, come le bio-mems , campo di ricerca in forte sviluppo , sta dimostrando.

Non basta l'approccio cognitivo: sviluppare l'aspetto emozionale della creatività verso i contenuti legati all'innovazione

stralci dall'art.  di  RICCARDO VIALE  su noo'va (sole24ore) del  giugno 2010
Da più anni si parla, in Italia, sulla falsariga dell'esperienza americana, di educare i giovani all'innovazione............In alcuni paesi o aree urbane la particolare configurazione locale di valori e norme sociali sembra essere più o meno adatta a spingere il soggetto verso comportamenti favorevoli alla attività inventiva e alla creazione di imprese innovative.
Sembra... determinante, una conoscenza di sfondo "inno genetica" che l'individuo assorbe nei suoi processi di sviluppo e socializzazione. Valori e norme comportamentali come la curiosità intellettuale, la capacità di "problem solving", l'anticonformismo nelle soluzioni, la propensione al rischio, il gusto per la conoscenza e la comprensione della realtà naturale è umana, sembrano iscritti nella cultura locale, trasmessa attraverso l'istruzione e l'interazione sociale. Solo sulla base di questa specificità sembra spiegarsi la differente performance innovativa di aree che hanno analoghi fattori di contesto economico, finanziario e amministrativo, come alcune regioni degli Stati Uniti.
Da qui la necessità intravista da alcuni studiosi e policy maker di orientare gli strumenti educativi verso la promozione di questo tipo di valori e comportamenti, quando il contesto locale ne sia privo.
Il problema nasce, però, a questo punto. Come educare alla cultura dell'innovazione? La tendenza attuale è di orientare i programmi scolastici, liceali e universitari,
. Cultura scientifica, tecnologica, economica e di "business administration" instillata ad adolescenti viene proposta come lo strumentò privilegiato. Questa tendenza sconta però alcuni errori di fondo. Il più grave è quello del periodo in cui può essere efficace l'intervento educativo.
Come insegna la nuova psicologia dell'età evolutiva (si veda il nuovo volume di Alison Gopnik dal titolo The Philosophical Baby, Farrar, Strauss and Giroux, New York, 2010), l'evoluzione cognitiva presenta un cambiamento che potrebbe essere rappresentato, metaforicamente, come il passaggio da una fase di ricerca a quella di sviluppo produttivo.
I bambini nei primi anni di vita presentano il potenziale più alto di capacità creativa e di ricerca rispetto alle fasi successive. La loro mente e il loro corpo sono uno strumento d'indagine continua, di creazione di ipotesi sulla base dell'evidenza e della fantasia e di controllo e cambiamento concettuale alla luce di nuovi dati. La mente è libera di indagare e di sondare innumerevoli possibilità di interpretare il mondo. Il corpo permette l'interazione sensoriale con la realtà esterna da cui ricevere, elaborare e immagazzinare sempre nuovi dati. I bambini sono dei veri e propri laboratori di ricerca viventi.
Dopo i primi anni però diminuisce progressivamente l'effervescenza creativa e prende piede una tendenza a sistematizzare e sviluppare le proprie ipotesi sul mondo. ......... Le ipotesi tendono a cristallizzarsi, il bisogno di conformismo con il gruppo dei pari e con il contesto sociale di riferimento, la necessità di affrontare, in modo sempre più autonomo e pragmaticamente di successo, la realtà circostante portano il futuro adulto a fissare ed utilizzare gli strumenti concettuali di cui dispone. Si passa, per usare la terminologia di Thomas Kuhn, a una fase di "scienza normale" dove la componente di cambiamento concettuale diventa minore.
Il bambino, e successivamente l'adolescente, come "scienziato normale" diventa progressivamente sempre più impermeabile alla messa in discussione delle sue ipotesi sul mondo. ........È un errore, quindi, pensare di poter influire sulla propensione all'attività creativa e innovativa con programmi didattici che inizino a livello adolescenziale. È corretto invece concentrarsi su fasi di sviluppo precedenti cercando di alimentare e mantenere vivo nel tempo la dimensione di "child as a little scientist" (bambino come piccolo scienziato).
Il secondo errore è credere di promuovere la propensione all'innovazione attraverso programmi centrati solo sulla conoscenza tecnico scientifica e su quella di tipo economico gestionale. Come evidenzia anche nel nuovo rapporto Cotec-Wired sulla cultura dell'innovazione non è chiaro se l'acculturazione verso la scienza e tecnologia abbia una influenza determinante nell'acccttazione delle tecnologie. Sembrano esserci altri fat-toripiù profondi, come quelli legati al genere. Ad esempio, all'interno di campioni di scienziati maschi e femmine, con la stessa base conoscitiva, continua a esserci una differenza sensibile nell'acccttazione delle tecnologie, con una maggiore propensione nei maschi che nelle femmine.
Anche l'età sembra giocare un ruolo importante nel favorire, nei più giovani, una maggiore percezione degli aspetti benefici delle tecnologie. La maggiore propensione e apertura verso il nuovo, insita in questo atteggiamento, sembra diminuire progressivamente con l'età, dal "piccolo scienziato" in poi.
Ciò che sembra interessante inferire dalla tesi del "piccolo scienziato" e dai dati contenuti nel rapporto è che atteggiamento creativo e apertura al nuovo sono intimamente fusi. ..................Sarebbe auspicabile sviluppare gli aspetti valoriali ed emozionali legati all'innovazione. Si dovrebbero stimolare le capacità inferenziali e di problem solving creativo e originale. Si dovrebbe in definitiva cercare di non far diventare un retaggio del passato quell'audacia, curiosità e originalità che hanno contraddistinto l'adolescente nelle fasi iniziali eroiche della sua vita.
riccardo.viale@fondazionerosselli.it


martedì 15 giugno 2010

su internet chi dona e chi riceve spesso sono anonimi: cosa fare x favorire la crescita della reciproca conoscenza? Facebook e' sufficiente?

(un  ampio stralcio dell'articolo).................Ad analizzare il fenomeno sono l'antropologo Marco Aime e la sociologa Anna Cossetta in "Il dono al tempo di Internet (Einaudi, pp. 121, euro 10)": «Anzitutto i doni scambiati in rete spesso non danno affatto luogo a relazioni» spiega Aime, docente di antropologìa culturale all'Università di Genova e autore di studi sulle comunità alpine e sull'Africa occidentale. «È così sia quando si ricevono in regalo musica, film, giochi e applicazioni (dove la figura del donatore rimane sfocata e indistinta), sia quando a essere donata è la cosa più preziosa che abbiamo: il nostro tempo». Quello dedicato, a titolo gratuito, a compilare Wipedia o alla programmazione di software che poi tutti potranno scaricare. E lo stesso discorso vale anche per i video su YouTube, dove si può assistere a lezioni di chitarra, cucina, inglese e così via. «Anche in questi casi non si creano relazioni, perché chi mette a disposizione il dono lo fa più per rispondere a motivazioni proprie, come la ribellione contro i monopoli del software, o la ricerca di autopromozione».In passato i doni hanno sempre avuto anche la funzione di costruire un legame: Io ti dono questa cosa, di cui mi privo, non solo per aumentare il tuo benessere ma anche per comunicarti che mi fido di te. E per creare una futura occasione di incontro quando riterrai (se riterrai) di contraccambiare. Su Internet invece la figura del prossimo è il grande assente. «In rete ci facciamo rappresentare da segni come avatar, pseudonimi che tendono a confondersi con quelli di mille altri, perché privi delle caratteristiche fisiche e dell'espressività che ci identifica e ci rende unici. Come ha detto lo psicanalista Luigi Zoja, il prossimo, mediato dalla tecnica, smette di consegnarci sfumature umane e quindi di emozionarci».
Ecco perché le comunità virtuali rimangono fredde. E quasi isolate nel vuoto. «I gruppi che si formano sul web, magari nei forum dedicati a hobby e passioni, sono comunità inedite, dove, pur dialogando e condividendo interessi comuni, si tende a rimanere al di fuori di qualsia-si territorio, a fare a meno di quel contatto fisico e sensoriale che ha caratterizzato fin dal principio le relazioni umane» spiega Aime. 
 «Inoltre sono comunità di persone in un certo senso mascherate: finché restano confinate all'online e non traducono ciò che li unisce in incontri, momenti conviviali o manifestazioni - come invece è successo negli eventi organizzati dal popolo viola o dal blog di Beppe Grillo -non possono creare che comunità liquide, deresponsabilizzate».
E tutto questo accade per la prima volta nella storia umana: prima di internet, quando si entrava a far parte di un gruppo, emergevano giocoforza dei vincoli di responsabilità tra i membri. «Invece Internet fa sì che possiamo sentirci insieme ad altri senza conoscerli affatto e senza caricarci di alcun tipo di responsabilità verso di loro». Così vicini, così lontani, e soprattutto gratis. GIULIANO ALUFFI , da Il venerdi' di Republicxa del 11/6/2010

per saperne di piu' vedi "friend wheel"
"friend block" , "define me" , tutti strumenti di Facebook per approfondire la conoscenza e la rete di relazioni

martedì 8 giugno 2010

la globalizzazione digitale come propulsore per la crescita culturale (e scientifica)

DI JEFFREYD. SACHS da noo'va (sole24ore) di maggio , stralci.
................. Conneet to Learn (www. connecttolearn.org), una nuova iniziativa globale che punta a garantire a tutti i bambini un'istruzione secondaria. Il colosso delle tic Ericsson e la cantante Madonna hanno unito la loro immagine con l'obiettivo di garantire la scuola  per i ragazzi e la connessione a livello globale tramite banda larga wireless. Io e i miei colleghi del PEarth Institute e della Milennium Promise Alliance partecipiamo all'iniziativa. ................ Oggigiorno si trovano telefoni mobili sui taxi di Nairobi còsi come tra i pastori del Kenya settentrionale. Nel mondo'ci sono 4,6 miliardi di utenti di cellulari e questo numero sta crescendo. Solo nell'Africa subsahariana ce ne sono 250 milioni. La diffusione del 30 (e presto del 46) offre la prospettiva di un 'asso avanti decisivo per l'istruzione. Anche le scuole più lontane possono connettersi ainternet e alle altre scuole grazie aun semplice pannello solare, a computer low-cost e all'accesso wireless. Qualsiaisi scuola ....... oggi puo' avere accesso allo stesso livello di informazioni del resto del mondo.
........ i risultati sono elettrizzanti Alcune comunità che avevano una frequenza scolàstica bassa hanno visto un'affluenza in crescita dopo che alcuni interventi low-cost, a partire dalla connessione internet, dai pranzi a scuola e dall'acqua potabile, hanno portato all'incremento della qualità e ai risultati della scuola. Con finanziamenti modesti, comunità tradiziónaliste e impoverite che non prendevano in considerazione l'istruzione femminile hanno potuto comprendere l'immenso valore per la comunità proveniente dalla scuola sia per ragazzi che per ragazze.In un Millennium Village in Etiopia visitato di recente con il ministro della Sanità un padre mi ha spiegato come avesse'deciso di mantenere la figlia a scuola piuttosto che farla sposare a 12 anni con il figlio del' vicino: «Ho chiesto a mia figlia cosa desiderasse fare, lei trii ha detto che volava proseguire a studiare, e così ha fatto». Il ministro mi ha guardato stupito spiegandomi di non aver mai sentito un discorso del genere in quella regióne: non solo il padre aveva chiesto alla figlia, ma le aveva anche dato retta! Stiamo assistendo a cambiamenti del genere in tutta l'Africa. Comunità povere stanno festeggiando la prospettiva di un rapido aumento della scolarità femminile........................................L'istruzione secondaria universale, soprattutto a livello femminile, è un elemento di trasformazione per uscire dalla povertà, poiché l'istruzione modifica anche le dinamiche demografiche dei paesi. Nelle regioni più povere del pianeta, le ragazze, che non arrivano a un'istruzione secondaria, si sposano giovani e hanno in, media 6-8 bambini. Quelle che  proseguono la scuola si sposano molto più tardi, di solito, dopo aver passato i vent'anni, lavorano e hanno 2-3 figli. L'interazione tra la riduzione della fertilita' la riduzione della povertà è profonda e rapida. Se le famiglie povere hanno meno figli, possono permettersi di investire di più per ogni figlio in salute, alimentazione e istruzione. Le mamme possono investire più tempo per il lavoro superando le secolari barriere della discriminazione tea i sessi. Un calo della crescita demografica significa meno pressione sulla terra, sull'acqua e sulla biodiversità. In breve i legami tra istruzione e fertilità, crescita economica più rapida e minor degrado ambientale sono troppo evidenti e potenti per essere ignorati. La connessione di bimbi in tutto il mondo e l'incentivazione di social network tra bimbi già in tenera età potranno portare benefici educativi di lunga durata. Al recente lancio di un link che connette una scuola americana con una in Kenya i bambini hanno potuto eseguire una lezione condivisa di lettura a voce alta e hanno potuto poi realizzare con stupore di poter condivìdere una storia con bimbi a 8mila chilometri di distanza. Il Teachers College della Columbia University seguirà attentamente il processo della sperimentazione tra le due scuole, con metodi di monitoraggio per valutarne il valore in termini di miglioramento dell'apprendimento cognitivo ed etico. Attualmente si stima che circa 300 milioni di bambini in età scolare siano privati della possibilità di completare la scuola secondaria, in gran parte per ragioni economiche. Questa carenza, che minaccia il futuro di questi ragazzi e delle loro società, può essere adesso colmata a basso costo. Un Fondo globale per l'istruzione, congiunto a un piano globale per connettere i ragazzi in tutto il mondo, offre una chance per un progresso che non era ipotizzabile solo pochi anni fa. Tali iniziative rappresentano un altro esempio chiaro di una verità di base del nostro tempo: l'estrema povertà, l'analfabetismo e la mortalità dovuta a malattie curabili sono calamità anacronistiche quando abbiamo le tecnologie e la volontà globale in grado di combatterle!

© Project Syndicate

Jeffrey D. Sachs è direttore dell'Earth Institute della Columbia University e co-fondatore della Ngo Millennium Promise. Le due iniziative si sono alleate con Madonna ed Ericsson nellaConneet to Learn Initiative, lo ringraziamo per il suo impegno e non mancheremo di diffondere le sue iniziative.

un esempio di software e-learning : MOODLE elaborato dall'Universita' La Sapienza di Roma : clicca qui'

orso castano : a mio parere siamo ancora molto lontani dall'aver sfruttato ed impiegato appieno le risorse della Rete. Molto e faticoso il cammino che resta da fare ,  le potenzialita' sono enormi. L'ìinformazione e' sapere ed il sapere e' potere . Le capacita' decisionali di chi "sa" aumentano incredibilmente nella qualita' e l'emancipazione dalla poverta' e levoluzione verso l'autonomia scientifico-economica  diventano una realta' .

mercoledì 2 giugno 2010

cresce la disoccupazione ! il 30% dei giovani non ha lavoro

Non si arresta la crescita del tasso di disoccupazione. Ad aprile, secondo i dati dell'Istat, ha raggiunto l'8,9%; al top dal 2001, quando nel quarto trimestre aveva registrato la medesima percentuale. Particolarmente negativi i dati sulla disoccupazione giovanile. Ad aprile è stata pari al 29,5%, con un aumento di 1,4 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,5 punti rispetto ad aprile 2009.Il tasso di disoccupazione complessivo all'8,9%, è più elevato di 0,1% rispetto al mese di marzo e di 1,5% rispetto all'aprile 2009. Inoltre, nel mese di aprire sono calati di 307mila unità gli occupatirispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. I lavoratori risultano pari a 22 milioni e 831mila, in aumento dello 0,2% rispetto a marzo ma inferiore dell'1,3% rispetto ad aprile 2009. Il tasso di occupazione è pari al 56,9%, in aumento, rispetto a marzo, di 0,1%, ma ancora inferiore di 0,9% Il numero delle persone in cerca di occupazione risulta pari a 2 milioni 220mila unità, in crescita dell'1% (+21mila unità) rispetto al mese precedente e del 20,1% (+372mila unità) rispetto ad aprile 2009. (Apcom)