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venerdì 30 ottobre 2015

la teoria del GENDER NON e' SCIENTIFICA. Ogni imposizione nella scuola e' disonesta

 Cosa significa per lei il caso di Massa Carrara?
 «Purtroppo, nonostante le assicurazioni del ministro, il gender si sta diffondendo nelle scuole. Nel caso specifico, in questa scuola elementare sono state divulgate le fiabe “Una bambola per Alberto” e “La principessa e il drago”; due delle tantissime favole collegate a progetti che, se ufficialmente pretendono di combattere la discriminazione e l’intolleranza, in realtà sono diretti a educare i bambini a ignorare il proprio senso biologico, a riconoscersi in ogni tipo di genere e a equiparare ogni orientamento sessuale e ogni tipo di famiglia; quindi famiglia eterosessuale come famiglia omogenitoriale».
 Ma se un bambino gioca con una bambola, che male c’è?
 «Un bambino può benissimo tenere in mano un bambola, ma l’eccezione non fa la regola; per questo non va promossa la bambola tra i bambini. Ricordo il paradosso della Norvegia dove per trent’anni ha operato un Istituto del gender che ha ricevuto decine e decine di milioni in corone per promuovere la teoria gender e portare le donne a fare ciò che fanno gli uomini e viceversa. Poi, numerosi scienziati hanno dimostrato che si tratta di una menzogna. Cito il caso del professor Dieseth che ha riunito in una stanza piena di giocattoli per maschi e femmine decine di bambini di pochi mesi: il risultato è stato che ciascun bambino è andato automaticamente al suo giocattolo di riferimento. Quindi, le eccezioni possono accadere ma non possono danneggiare la crescita dei bambini. L’altro aspetto che voglio sottolineare è che anche se in queste favole non vi fosse un riferimento chiaro e diretto alla teoria del gender, fanno vedere la cosa come accettabile. Non c’è niente di male se la principessa libera il principe o se Alberto ha una bambola, il punto è che c’è una sottile sollecitazione a confondere i bambini, come giustamente hanno detto i genitori che hanno ritirato la bambina dalla scuola elementare di Massa Carrara».
 Nell’intervista a Intelligonews, Cecchi Paone rimprovera alla famiglia e al Vescovo che ne difende la scelta, di non conoscere un personaggio centrale nella storia della Chiesa cattolica come Giovanna d’Arco che era una condottiera militare e una figura ultra-mascolinizzata. Cosa risponde?
 «A Cecchi Paone dico che Maria Teresa d’Austria era una grande condottiera così come Eleonora d’Aquitania e tutte le donne che liberamente hanno scelto la loro strada. Ad esempio, nella Firenze del tredicesimo secolo c’era lo statuto della “Femme sole”, cioè donne che non volevano fare famiglia ma carriera e il Comune – profondamente cattolico – le appoggiava. E’ il signor Cecchi Paone a confondere le cose: un conto è che le donne debbano avere pari opportunità e decidere secondo la loro coscienza cosa fare, soprattutto in tema di maternità, ma questo non significa si possano confondere i bambini e cercare di convincerli che il genere è più importante del sesso biologico, per cui lei non è nata femmina ma ha deciso di essere femmina come sostenuto dalla famosa ideologa del genere, Simone de Beauvoir che scrisse che donna non si nasce, si diventa. Quanto a una Giovanna d’Arco ultra-mascolinizzata, mi dispiace ma è ancora Cecchi Paone a confondere le cose. Giovanna d’Arco era sì una guerriera ma era femmina. Forse è lui che la vede mascolina».
 I casi di figli ritirati dalle scuole si ripetono. Secondo lei il ministro dovrebbe intervenire? E in che modo?
 «Il ministro dovrebbe anzitutto mantenere la parola data, ovvero non permettere l’entrata delle teorie del gender, dell’omosessualismo e del transessualismo nelle scuole. Questi progetti sono completamente contro natura e danneggiano la crescita dei bambini. E sappiamo bene cosa oggi si vuole con queste teorie: si vuole un popolo di sudditi obbedienti e ansiosi consumatori, senza radici né identità».
Lucia Bigozzi

DIFENDIAMO I BAMBINI E LA FAMIGLIA DALLA LEGGE CIRINNA’

domenica 17 maggio 2015

Il filosofo Gentile e la sua concezione pedagogica : la scuola come terreno di sperimentazione di modelli di preparazione per lo sviluppo culturale e scientificop del paese.

orso castano : la buona scuola di Renzi somiglia , per non pochi aspetti alla riforma del Ministro Bottai. Finalizza alle aziende l'insegnamento, privileggia il finanziamento dei privati  ed ai privati, limita la liberta'' d'insegnamento. Certo non e' facile conciliare la liberta' d'insegnamento, la interconnessione scuola -sviluppo ecnomico, il monitoraggio costante della valutazione della preparazione docenti- alunni. Pure in altri settori come la sanita' questo punto d'equilibrio e' stato trovato pur tra mille difficolta'ed una dialettica quasi persistente che, a mio giudizio, fa solo molto bene al Servizio sanitario stesso, perche' monitorizza costantemente il suo livello organizzatiovo- scientifico. Prorio la sanita' potrebbe essere preso come modello di organizzazione che si trasforma di continuo, adattandosi alle nuove tecnologioe nel rispetto della liberta' di formazione del medico, anche se certe tendenze autoritarie ed i "culi di pietra" figli di clientelismi radicati nel costume nazionale , persistono, dure ad essere rimosse a causa della eccessiva politicizzazione del Serv. Sanitrario, politicizzazione che svilisce in molti momenti la vivacita' e persino la scientificita' del Sistema bloccandone le capacita'di risposta ai problemi piu delicati della saute.Risultato di immagine per scuola e scienza
Erma di “Pitagora”
Scultura
Da un originale greco della metà del V secolo a.C.

Il pensiero pedagogico di Giovanni Gentile


La filosofia elaborata da Giovanni Gentile prende il nome di attualismo, e muove fichtianamente dall'atto di pensiero, considerato principio unico e fondante di tutta la realtà. Per Gentile la pedagogi si fa veramente scienza solo se diventa filosofia, poiché il processo di svolgimento della vita spirituale, che è l'oggetto specifico dell'educazione, è definibile e comprensibile solo fuori da ogni dualismo e da ogni meccanismo, propri delle filosofie dell'educazione che si ispirano a Herbart e al Positivismo, insufficienti e fuorvianti.
La vera pedagogia è quella che pensa l'educazione, e l'uomo, in termini di spirito, di sviluppo dialettico e di unità, attraverso il principio della sintesi a priori.
L'attualismo pedagogico di Gentile, legato ad una visione spiritualistica e filosofica dell'educazione, intende opporsi radicalmente a tutte le concezioni pedagogiche a base naturalistica, che non riconoscono adeguatamente la natura spirituale propria dell'uomo e introducono opposizioni e dualismi all'interno del suo processo formativo.

Di conseguenza tali pedagogie separano la teorica e la pratica, il conoscere e il fare, provocando una serie di inutili complicazioni e di contrasti irrisolvibili all'interno del processo educativo, oltre che una sostanziale degradazione della pedagogia da scienza ad arte, in quanto la tecnica risulta essere essenzialmente uno strumento operativo e non una vera conoscenza teoretica.
Queste pedagogie, sostiene Gentile, hanno creato un modello di bambino mitico che però non è precisamente nessun bambino vivo, ma una sorta di bambino di infanzia obbligata.
Gentile avvia un confronto serrato con le precedenti teorie pedagogiche, delineando al tempo stesso una precisa concezione della vita della scuola, vista come il luogo specifico dove si compiono i processi di formazione spirituale, e una altrettanto precisa concezione della didattica, totalmente alternativa.
L'obiettivo principale dell'opera di Gentile è di rimuovere tutte le opposizioni che hanno caratterizzato fino ad allora il pensiero pedagogico e che hanno reso irrisolvibili i suoi problemi: quella tra educazione negativa ed educazione positiva; quella tra educazione morale e formale (organizzati nell'educazione attuale); quella tra istruzione ed educazione (riunite nella morale); quella tra educazione religiosa e scientifica (unificate nella filosofia).
Per quanto riguarda la vita della scuola, Gentile la riduce al rapporto tra maestro e scolaro, con l'obiettivo di ridurre ogni dualismo e di affermare l'unità della vita spirituale in svolgimento che si compie all'interno di ogni vero atto educativo. Maestro e scolaro si unificano nella concreta vita dello spirito che si realizza nello spirito formativo della lezione. A ben guardare, però, questa unità si compie attraverso l'affermazione dell'insegnante, la cui presunta autorità filosofica e morale schiaccia praticamente il fanciullo. Il modello gentiliano è un modello totalmente anti puerocentrico.
Gentile venne poi elaborando anche una concezione particolare dell'infanzia distinguendo tre tipi di fanciulli: quello eterno, quello fantoccio e quello reale.
La teoria gentiliana dell'educazione scolastica oscilla tra spontaneismo e disciplina ma propone in sostanza un recupero della scuola tradizionale, legata alla centralità del maestro. Ebbe inolte un concetto positivo di laicità, affermando che ogni vera educazione esige un orientamento ideale, una concezione del mondo e una rosa definitiva di valori; poiché il fanciullo non può elevarsi alla concezione filosofica del mondo, va iniziato ad una concezione religiosa di essa. La religione dunque si fa principio ideale della scuola e Gentile chiuse con forza rispetto a buona parte della cultura pedagogica italiana ed europea moderna, che aveva affermato il principio della laicità dell'educazione.
Il suo modello di insegnamento si basava sulla triade di arte, religione e filosofia, considerati i tre momenti fondamentali dell'apprendimento. L'arte è il momento della pura soggettività; la religione quello dell'oggettività; la filosofia quello della sintesi.
di Gherardo Fabretti
La carta della Scuola presentata dal ministro Bottai al Gran Consiglio del Fascismo il 19 gennaio 1939 e pubblicata il 15 febbraio dello stesso anno, è il documento più emblematico del regime fascista nel settore scolastico che asservì la scuola agli interessi della politica......... La scuola viene divisa in urbana ed in rurale con sfoci diversi nella scuola media, artigiana per le campagne e professionale per le città. Tutto ciò è funzionale alla subordinazione dell'agricoltura all'industria, in vista dell'economia di guerra. la preoccupazione di Bottai è di fronteggiare la disoccupazione giovanile, "preparare un personale esecutivo qualificato, che possa essere rapidamente immesso nel meccanismo della produzione, portandovi oltre ad un'abilità tecnica, una coscienza sociale ed una piena consapevolezza di uomo, di cittadino, di fascista", ciò in vista del potenziamento dell'autarchia e dell'economia di guerra per le campagne d'Etiopia e di Spagna. Il fondamento della Carta della scuola è " di sostituire ad una scuola borghese una scuola popolare, che sia veramente di tutti e risponda veramente alle necessità di tutti, cioè alle necessità dello Stato". Assumono importanza due fattori "quello di mettere le intelligenze nelle condizioni di poter fruttificare e quello di selezionarle rigorosamente secondo le attitudini e le capacità".Anche nel campo dell'educazione la parola d''ordine fu quella di andare verso il popolo, ma una scuola uguale per tutti fino al14° anno di età avrebbe offerto al popolo possibilità astratte di fare ciò che poi non potrebbe fare per le condizioni economiche in cui si trova, dopo la prova della scuola artigianale i migliori avevano una possibilità con la creazione dei Collegi di Stato. L'esigenza dell'unità viene rispettata solo nell'ambito della scuola materna ed elementare, nella quale è rimasta l'esperienza comune di lavoro, infatti il secondo ciclo della scuola elementare formato dalle classi quarta e quinta, fu chiamato "Scuola del lavoro", "Si tratterà di far entrare il lavoro in questa scuola nella forma più facile ed adeguata a dei fanciulli per suscitare coscienza del lavoro, amore ed interesse verso esso e avviarsi praticamente"............... lasciava inalterata la distinzione tra scuole per artigiani, tecnici e professionisti proprio ad un'età nella quale si forma la personalità.Queste distinte scuole erano inadeguate sia dal punto di vista del lavoro che dal punto di vista culturale, la pratica del lavoro restava avulsa dalla tecnica e dalla scienza. Il fascismo non ebbe modo e tempo di realizzare il principio del lavoro nella scuola a causa della guerra , comunque soltanto alla scuola media unica era affidato il compito "di mediare quell'attenta selezione di capacità e di attitudini su cui si doveva fondare una scuola più aderente alle reali necessità del Paese".

la buona SCUOLA del Premier di Destra Storica Renzi IN 12 PUNTI 


1. MAI PIÙ PRECARI NELLA SCUOLA 
Un piano straordinario per assumere 150 mila 
docenti a settembre 2015 e chiudere le Graduatorie 
ad Esaurimento. 

2. DAL 2016 SI ENTRA SOLO PER CONCORSO 
40 mila giovani qualificati nella scuola fra il 2016 e 
il 2019. D’ora in avanti si diventerà docenti di ruolo 
solo per concorso, come previsto dalla Costituzione. 
Mai più ‘liste d’attesa’ che durano decenni. 

3. BASTA SUPPLENZE 
Garantire alle scuole, grazie al Piano di assunzioni, 
un team stabile di docenti per coprire cattedre 
vacanti, tempo pieno e supplenze, dando agli studenti 
la continuità didattica a cui hanno diritto. 

4. LA SCUOLA FA CARRIERA: QUALITÀ, 
VALUTAZIONE E MERITO 

Scatti, si cambia: ogni 3 anni 2 prof. su 3 avranno 
in busta paga 60 euro netti al mese in più grazie 
ad una carriera che premierà qualità del lavoro 
in classe, formazione e contributo al miglioramento 
della scuola. Dal 2015 ogni scuola pubblicherà 
il proprio Rapporto di Autovalutazione e 
un progetto di miglioramento. 

5. LA SCUOLA SI AGGIORNA: FORMAZIONE E 
INNOVAZIONE 

Formazione continua obbligatoria mettendo al 
centro i docenti che fanno innovazione attraverso 
lo scambio fra pari. Per valorizzare i nuovi 
Don Milani, Montessori e Malaguzzi. 

6. SCUOLA DI VETRO: DATI E PROFILI ONLINE 
Online dal 2015 i dati di ogni scuola (budget, 
valutazione, progetti finanziati) e un registro 
nazionale dei docenti per aiutare i presidi a migliorare 
la propria squadra e l’offerta formativa. 

7. SBLOCCA SCUOLA 
Coinvolgimento di presidi, docenti, amministrativi 
e studenti per individuare le 100 procedure 
burocratiche più gravose per la scuola. Per 
abolirle tutte. 

8. LA SCUOLA DIGITALE 
Piani di co-investimento per portare a tutte le 
scuole la banda larga veloce e il wifi. Disegnare 
insieme i nuovi servizi digitali per la scuola, per 
aumentarne la trasparenza e diminuirne i costi. 

9. CULTURA IN CORPORE SANO 
Portare Musica e Sport nella scuola primaria e 
più Storia dell’Arte nelle secondarie, per scommettere 
sui punti di forza dell’Italia. 

10. LE NUOVE ALFABETIZZAZIONI 
Rafforzamento del piano formativo per le lingue 
straniere, a partire dai 6 anni. Competenze digitali: 
coding e pensiero computazionale nella 
primaria e piano “Digital Makers” nella secondaria. 
Diffusione dello studio dei principi dell’Economia 
in tutte le secondarie. 

11. FONDATA SUL LAVORO 
Alternanza Scuola-Lavoro obbligatoria negli ultimi 
3 anni degli istituti tecnici e professionali 
per almeno 200 ore l’anno, estensione dell’impresa 
didattica, potenziamento delle esperienze 
di apprendistato sperimentale. 

12. LA SCUOLA PER TUTTI, TUTTI PER LA 
SCUOLA 
Stabilizzare il Fondo per il Miglioramento dell’Offerta 
Formativa (MOF), renderne trasparente 
l’utilizzo e legarlo agli obiettivi di miglioramento 
delle scuole. Attrarre risorse private (singoli 
cittadini, fondazioni, imprese), attraverso incentivi 
fiscali e semplificazioni burocratiche. 

le critiche dellaCGILFoto di Karl Popper. Immagine tratta dal sito: www.btinternet.com popper, filosofo della scienza
 

Scuola Estiva di Filosofia della Fisica

Relativity — Maurits Cornelius Escher
La libertà di insegnamento è messa in questione con un operazione divisiva fra i docenti: scelti dal dirigente a svolgere determinate funzioni, valutati dallo stesso con poteri di attribuire i riconoscimenti economici, chiamati su progetto con incarichi triennali.
Ma la scuola non è un’azienda, e il modello Marchionne, che tanto piace al Presidente del Consiglio, nella scuola non può funzionare. Perché la libertà di insegnamento non si può mettere a mercato e non può essere sottoposta a premialità.
Il personale ATA, poi, non esiste.
Per evitare danni irreparabili al nostro sistema di istruzione tale disegno va rigettato.
Come va rivisto il proposito di discriminare fra gli aventi diritto alla stabilizzazione del personale precario: ogni immissione in ruolo è la benvenuta ma ogni diritto maturato va rispettato.
Tutto ciò viene fatto all’insegna di un’operazione inaccettabilmente mercantile che pensa dicomprare diritti (alla stabilità, al salario, alla libertà di insegnamento) con qualche manciata di denaro per pochi.
L’oscillazione del Governo fra anzianità e merito e l’approdo finale di questo disegno di legge, che viene varato dopo tanti rinvii, tradisce il vuoto su di una questione fondamentale: quale idea di scuola ha questo Governo? Non è quella di una scuola della Repubblica.
Perché non basta dare 500 euro in più all’anno per spese culturali, non è sufficiente conservare l’anzianità dopo averne decretato la fine, non basta parlare di organico funzionale, se a fronte di ciò la funzione docente viene colpita gerarchizzandola, sottoponendola a premialità discrezionale e a chiamata “mercantile” da albi di fatto reputazionali.
E poi il contratto. Il Governo non ignora l’esistenza dei sindacati: essi vengono beffardemente chiamati “solo” a snellire la normativa.
La scuola non ci sta. Unitariamente, accanto al calendario di lotte già programmato, valuteremo quali ulteriori e forti iniziative occorrerà mettere in campo.
Questo nostro primo commento si basa sulle dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la conferenza stampa del 12 marzo 2015 a Palazzo Chigi e dalla lettura di un testo del DDL diffuso in rete. Ci riserviamo un’analisi più puntuale al momento della presentazione del testo ufficiale alle Camere.
Il nostro commento

Assunzione di 100.701 docenti

  • da Gae esclusa la scuola dell’infanzia. Per l’infanzia si prevedono circa 23.000 assunzioni ma ci vorrà più tempo;
  • tutti i vincitori del concorso 2012 (no idonei);
  • nessuna assunzione da graduatoria di istituto.
I nuovi concorsi partono nel 2016, per consentire per un altro anno la chiamata dei supplenti su materie come la matematica. I nuovi concorsi non riguarderanno i docenti dell’infanzia perché se ne debbono assumere 23.000 per cui non ci saranno nuove disponibilità.
I tanti precari che oggi stanno lavorando, alcuni anche da anni, rischiano di non lavorare più. Viene disattesa la sentenza della Corte Europea perché rimarrebbero fuori tutti i precari già abilitati con almeno 3 anni di servizio non inseriti nelle Gae ma nelle graduatorie d’istituto. Per la FLC CGIL tutti coloro che rientrano nei requisiti riconosciuti dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea debbono essere assunti, e devono essere assunti tutti gli iscritti nelle GAE, come recita la legge 296 del 2007. Il concorso va rimandato fino alla stabilizzazione dei tutti i precari che ne hanno, ad oggi, maturato il diritto. Grave il rinvio dell’estensione e generalizzazione della scuola dell’infanzia visto che in questo grado di istruzione per il prossimo anno non verrà autorizzato neanche un posto in più rispetto allo scorso anno.

Organico funzionale di scuola, circa 50.000 posti in più

Per l’anno prossimo verrebbe attribuito in proporzione alle classi. In futuro invece sarà il dirigente a richiederlo in base alle esigenze di scuola (progetti, scuole aperte, ecc). Prevista la triennalità degli organici
L’attribuzione di posti in più nella primaria in proporzione al numero di classi va bene perché poi la scuola lo potrà utilizzare per le sue specifiche esigenze (ad es. incrementare il tempo pieno, per progetti di recupero e/o arricchimento, altro…). Più complesso farlo nella secondaria visto che le disponibilità, suddivise per singole discipline e classi di concorso, possono non coincidere con il reale fabbisogno di risorse aggiuntive per quella singola scuola.

Non si toccano gli scatti di anzianità

È un significativo risultato della mobilitazione del sindacato per il rispetto del criterio dell’esperienza ma anche a tutela dei salario dei lavoratori. Ma lo si vuole controbilanciare con premi e gerarchie che risultano inaccettabili.

200 milioni di euro in più per la premialità individuale dei docenti

È nelle mani dei dirigenti scolastici che si limiteranno a sentire gli organi collegiali. Queste risorse verranno attribuite alle scuole in proporzione all’organico.
Ben vengano risorse aggiuntive: esse sono un altro risultato positivo della lotta del sindacato. Ma si tratta di ben poca cosa: 200 milioni non sono neanche la metà di quelle tagliate al MOF, copriranno di fatto solo le esigenze di carattere organizzativo ma, soprattutto, riguarderanno pochissimi docenti. Inaccettabile che la premialità venga messa nelle mani e nella discrezionalità dei dirigenti scolastici i quali si limiteranno solamente a “sentire il collegio docenti”. Questa materia va ricondotta alla contrattazione e regolata nel CCNL, ragione per cui occorre rinnovarlo in fretta per affrontare anche questa materia.

500 euro di bonus per ogni docente per sostenere spese “culturali”

È misura positiva, contenuta peraltro nella nostra piattaforma contrattuale. Lo considereremmo un anticipo di quel che si chiede in piattaforma.

Super poteri ai dirigenti scolastici

Valutazione dei docenti meritevoli e attribuzione del premio stipendiale, scelta dei docenti tramite albo territoriale. Questa regola vale per i nuovi assunti. Ma anche per chi è già in servizio cambiano le regole per la mobilità. Essi per spostarsi dovranno entrare nel nuovo meccanismo. Qualora più dirigenti scelgano lo stesso docente allora sarà quest’ultimo a scegliere la scuola dove andare.
Vengono affidati al dirigente scolastico poteri di scelta dei docenti da utilizzare nella propria scuola, di valutazione e riconoscimento del merito e di attribuzione di incrementi retributivi. L’esercizio di tali poteri non avverrà nel rispetto di regole contrattuali definite a livello nazionale o a livello di istituzione scolastica e il dirigente sarà valutato sui criteri che avrà utilizzato e sulle azioni che avrà messo in campo per migliorare i risultati attenuti dalla scuola. Attribuire al dirigente tali poteri nei confronti del personale docente della scuola provocherà lo snaturamento delle funzioni del dirigente e dell’attuale profilo così come delineato dal vigente quadro normativo e contrattuale. Inaccettabile che la valorizzazione dei docenti e l’attribuzione del beneficio economico connesso sia attribuita “solo” dal dirigente scolastico. Inaccettabile l’attivazione dell’albo professionale territoriale “pubblico” dei docenti (non rileva il fatto che lo si limiti solo ai nuovi assunti), cosi come modificare unilateralmente le regole sulla mobilità sia territoriale che professionale (di competenza della contrattazione). Inaccettabile che si pensi di poter legare la mobilità ad una sorta di “nulla osta o gradimento” da parte dei dirigente della scuola dove si vorrebbe andare. Che fine farà la mobilità interprovinciale? Inaccettabile (ed anche inattuabile) la scelta dei docenti, sulla base del loro curricolo e dell’affinità con il progetto di scuola, da parte dei dirigenti scolastici del docente. Il docente, selezionato dallo stato con l’imparzialità di un concorso pubblico, si mette a mercato e si mette a disposizione dl miglior offerente. Si pongono le premesse per devastare la libertà della scienza e dell’arte e del suo libero insegnamento. A nostro parere si ravvisano evidenti elementi di incostituzionalità.

Concorso dirigenti al capolinea

D’ora in poi il dirigente dell’USR sceglierà a sua discrezione super professori con incarico triennale per dirigere le scuole
Dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio sembrerebbe che la selezione dei dirigenti scolastici per concorso pubblico non esisterà più. La scelta dei dirigenti/presidi avverrà per scelta diretta del potere politico amministrativo. Si tratta di una modalità che la scuola italiana ha già conosciuto e che la farà tornare all’epoca in cui i presidi venivano nominati dal Ministro scegliendoli discrezionalmente fra i professori. In ogni caso desta sospetto il fatto che nel testo del  DDL che circola in rete non si faccia menzione dei concorsi da bandire per assumere i dirigenti scolastici. La temporaneità dell’incarico e la possibilità del ritorno all’insegnamento sulla base della valutazione del Ministro o del Direttore Regionale ne condizionerà sia l’indipendenza culturale e professionale che la capacità di rappresentare l’autonomia della propria scuola. Perché anche per questa via si lede la libertà di insegnamento e l’autonomia della scuola, che si vedrà soggetta non alle leggi ma ai dirigenti di nomina politica e agli amministratori politici di turno

Buono scuola (secondo la moda: School bonus)

Un credito d’imposta per chi finanzia la scuola (manutenzione occupabilità ecc)
Nulla di strano che i privati finanzino le scuole. Discutibile che avvenga con il fine previsto nella progetto governativo: integrare le risorse statali posto che esse non saranno mai sufficienti. È un principio inaccettabile e anticostituzionale. Le risorse si accettano anche dai privati ma vanno centralizzate e distribuite in modo egualitario. O tutt’al più si possono accettare in funzione aggiuntiva solo dopo che su tutto il territorio nazionale sono soddisfatti i Livelli essenziali delle prestazioni (art. 117 della Costituzione) che oggi non sono determinati.

Detrazione del 19% fino a 400 euro di spese scolastiche (no per le secondarie) sia per le paritarie che per le statali

Non vediamo la ragione di una misura del genere per le scuole private. Frequentarle è una libera scelta del cittadino che deve avvenire senza oneri per lo Stato.

35 milioni in più per la retribuzione dei dirigenti

Un beneficio economico strappato con anni di lotte e di proteste da parte di tutti i sindacati rappresentativi della dirigenza viene annunciato come un riconoscimento per le nuove competenze attribuite ai dirigenti. Non è così, è una restituzione (e nemmeno l’intero ammontare perché il taglio è stato di oltre 50 milioni). E senza di questi soldi sottratti ogni anno, a partire dal 2012, i dirigenti scolastici attualmente in servizio continueranno a essere pagati meno dei loro colleghi andati in pensione negli anni passati. In realtà, dunque, si tratta di una parte dei soldi che il MIUR aveva promesso di restituire ai dirigenti dopo la mobilitazione unitaria dei sindacati dell’Area V dei mesi scorsi. I dirigenti scolastici della FLC CGIL non considerano i soldi promessi come un premio, ma come un atto dovuto e promesso.................

100 milioni di euro per l’alternanza scuola-lavoro e apprendistato

Il testo del disegno di legge non apporta sostanziali modifiche di carattere ordinamentale alla vigente normativa sull’alternanza scuola lavoro. Sono invece previste alcune specificazioni:
  • quantificazione del numero di ore (almeno 400 ore per tecnici e professionali, almeno 200 ore per i licei) da effettuare in alternanza nel secondo biennio e nell’ultimo anno. Peraltro non sembra che vi sia alcun obbligo per le scuole superiori di attivare comunque percorsi in alternanza
  • tra i soggetti presso i quali è possibile effettuare l’alternanza, vengono inseriti gli ordini professionali e gli enti che svolgono attività che afferiscono al patrimonio artistico culturale e ambientale
  • l’alternanza si può fare anche attraverso l’impresa formativa simulata
  • definizione della “Carta dei diritti e dei doveri delle studentesse e degli studenti in alternanza” (sentite le organizzazioni studentesche)
  • attivazione di corsi di formazione per gli studenti inseriti in percorsi di alternanza, in tema di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.
Si tratta di previsioni complessivamente condivisibili. Ma non ci sono assolutamente indicazioni sui requisiti né delle imprese né dei tutor aziendali e questo è irricevibile. L’aspetto più rilevante è, tuttavia, la parte relativa all’apprendistato nell’ambito dei percorsi di istruzione e formazione professionale, che deve essere letto in combinazione con la bozza di decreto legislativo che modifica l’apprendistato nell’ambito delle norme applicative del Jobs Act. In particolare viene riproposto l’apprendistato per i quindicenni che, come è noto, sono in obbligo di istruzione. Si tratta di una previsione per la FLC CGIL, inaccettabile. Altrettanto grave è l’esclusione dall’applicazione della “Carta dei diritti” degli studenti in apprendistato, come, invece, previsto dal comma 2 dell’art. 8bis del Decreto Carrozza (Decreto Legge 104/13), che, non a caso, verrebbe abrogato.

Materie che vanno in delega

Valutazione, riordino organi collegiali, disabilità, testo unico, innovazione, infanzia 0-6.

Testo unico per le materie contrattuali

I sindacati si “eserciteranno” al tavolo Aran per riordinare in unico testo tutte le materie contrattuali.
Inaccettabile e beffardo. I sindacati verrebbero chiamati ad “esercitarsi” al tavolo Aran non per rinnovare il contratto, ma solo per riordinare in unico testo tutte le materie contrattuali!

126 milioni in più per il funzionamento didattico e amministrativo

Bene tale finanziamento, perché si raddoppia quello attuale. È una nostra storica rivendicazione continuamente posta e riproposta nei tavoli ministeriali e nelle 32 azioni per una scuola giusta.

Fuori gli ATA dalla scuola di Renzi

Si riconferma quanto previsto nel Piano sulla Buona Scuola: nulla per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola!
Assenza totale di un piano di assunzioni e di un organico funzionale per il personale ATA. Questo, oltre alle misure già varate nella Legge di Stabilità 2015 (tagli, blocco supplenze e del turn over AA), comporterà che le scuole per il prossimo anno saranno in una situazione drammatica, sia sul piano del funzionamento, sia su quello della sicurezza.




venerdì 15 maggio 2015

Scuola: quando i fatti smentiscono le parole ,14/05/2015



orso castano: Renzi sta distruggendo anche la scuola pubblica . 600000 lavoratori della scuola rifiutano di votarlo e lo hanno gridato pubblicamente. Il loro fronte ee' compatto. Staremo a vedere cosa succederea'. L'uomo solo al comando, lìyomo di destra, l'alleato di B. lo tenga a mente. Sta affosssando lìItalia e spaccia i + 0,.... per sviluppo del pil. !!! siamo il fanalino di coda dell'Europa comer sviluppo economico e non sara' di certo la svolta autoritaria e di vecchia destra storica che ci fara' 
Risultato Immagine per autoritaria scuolauscire da una situazione economica drammatica.Risultato Immagine per autoritaria scuolaRisultato Immagine per autoritaria scuola
Il Presidente del Consiglio armato di lavagna e gessetti ci fa sapere di tenere più alla scuola che al PIL.
Non gli crediamo. Predica bene e razzola male. Non dice la verità. Vediamo perché.
Dice basta coi tagli alla scuola e invece sottrae alla scuola circa 450 milioni. In finanziaria, infatti, ha tagliato 2.020 unità di personale ATA (alcuni plessi rischiano di non poter essere aperti). I collaboratori scolastici assenti possono essere sostituiti solo dopo 7 giorni. Sono stati tagliati gli esoneri per i vicari, la riforma degli esami di stato si fa per risparmiare sulla pelle dei commissari i quali non saranno più pagati. Si è lontani dal recuperare i tagli dei precedenti governi. Il Documento di Economia e Finanza prevede un’ulteriore riduzione delle spese in istruzione per i prossimi anni, nonostante l'Italia sia già agli ultimi posti fra i paesi OCSE come percentuale rispetto al PIL. Prima operazione di verità: anche lui come i suoi predecessori porta avanti la politica dei tagli lineari, sintomo di povertà culturale. 
Si dice aperto al confronto, che non ha la verità in tasca. Ma allora perché non parla direttamente con i sindacati e con chi nella scuola vive? Negli incontri, ai quali non si presenta, fa dire che comunque l’impianto del disegno di legge sulla scuola non cambia. È questa la sua idea di confronto? Chi vuole dialogare non mantiene un comportamento sprezzante nei confronti dei lavoratori che hanno scioperato e delle organizzazioni che li rappresentano. Organizzazioni che non boicottano ma fanno proposte, che hanno il sostegno e il consenso del mondo della scuola e chiedono di cambiare radicalmente il disegno di legge della brutta scuola e di rinnovare il contratto nazionale. Più di 400.000 docenti, Ata e dirigenti hanno firmato una petizione per rivendicare il rinnovo del contratto. Renzi dica quando intende rinnovare i contratti invece di vendere fumo!
Dice che la “buona scuola” sono i docenti, ma poi propone un modello tutto incentrato solo sulla figura del dirigente. Dice che il preside non potrà chiamare i suoi amici, ma sceglierà i docenti da un ambito territoriale ristretto. Ma in quell’ambito lo fa senza regole. Quale preside chiamerà mai una docente in maternità, un docente genitore di un bambino disabile o magari con idee diverse dalle sue. Altro che merito e competenza!
Sui precari dice che non può accontentare tutti. Ma qui non si tratta di favori, si tratta di rispettare i diritti di chi ogni giorno garantisce il funzionamento della scuola pubblica in condizioni difficili, di chi a vario titolo ha maturato il diritto a stabilizzazione. Di rispondere a una sentenza della Corte di giustizia europea che ha condannato l'Italia per un uso smisurato e non giustificato dei contratti a tempo determinato. Prima bisogna stabilizzare tutti gli aventi diritto e poi partire con concorsi a scadenza regolare. E nulla dice sull’assurda norma secondo la quale dopo 3 anni di lavoro nella scuola si è fuori. Un modo davvero infame di aggirare la sentenza della Corte europea. Caro Renzi non si gioca con la vita e la dignità delle persone.
Dice che darà più soldi agli insegnanti. Vediamo come. I 40 milioni per la formazione sono una goccia nel deserto rispetto a quanto si spendeva per la formazione prima dei tagli.
I 200 milioni da dare ai più meritevoli non solo creeranno divisioni e un clima negativo fra i docenti, ma sono meno di un terzo di quanto già si dava con il Fondo di istituto ai docenti più impegnati (ben 700 milioni sono stati sottratti al fondo di istituto, levando risorse all’autonomia e sottraendo risorse a chi si voleva impegnare di più). E poi cosa c’entra in tutto questo il consiglio di istituto?
I 500 euro personali per comprare libri o andare al cinema andrebbero invece messi a disposizione di una formazione obbligatoria e ben fatta.
Nulla dice della mancanza di un contratto di lavoro da ben 6 anni e della perdita di oltre 6 mila euro in potere d'acquisto dei salari.
Dice che vuole sviluppare l’autonomia. Ma l’autonomia è, soprattutto, libertà di insegnamento. L’art. 2 del regolamento sull’autonomia è chiarissimo, basta applicarlo. L’autonomia non si sviluppa caricando sui DS oneri e responsabilità: si sviluppa dando soldi certi alle scuole all’inizio dell’anno, liberandole dalle molestie burocratiche (delle cento proposte per lo sblocca scuola della sua consultazione on line nel ddl non c’è traccia), rispettando il personale ATA di cui si è completamente dimenticato, restituendo il maltolto dal Fondo di istituto, pagando bene gli insegnanti, investendo in definitiva un punto di PIL in più per allinearci alla media dei Paesi OCSE. Per la prima volta, nella storia della Repubblica, alle scuole non è ancora arrivato un euro per il funzionamento e siamo quasi alla fine dell’anno. Autonomia non può significare trasformare le scuole in aziende e tantomeno piegare l'istruzione al mercato e alle imprese.
Signor Presidente, noi difendiamo la Costituzione e per questa ragione vogliamo che i finanziamenti vadano prioritariamente alle scuole statali. Le scuole cadono a pezzi, manca tutto alle scuole, si chiedono soldi alle famiglie, perché allora finanziare ulteriormente le scuole paritarie e non quelle statali?
Come pensa che possano funzionare scuole che si mantengono quasi esclusivamente con il contributo "volontario" delle famiglie? Se non riescono a pagare le bollette delle utenze, non hanno risorse e personale per fare funzionare i laboratori? Come tenere le scuole pulite e belle se cadono solai e calcinacci e si ha difficoltà anche a comprare attrezzi e detersivi?
Vuole che le diciamo bravo per i finanziamenti in edilizia scolastica. Ma francamente è il minimo che un governo possa fare affinché gli studenti e il personale vivano in scuole sicure. Anche seservirebbero meno annunci e più concretezza.
Lei dice che l’Italia sta ripartendo, ma senza la scuola non riparte. Lei dimostra di non conoscerla. E la scuola non può seguirla su un terreno che ne stravolge i connotati di libertà fondati sulla costituzione.

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Tutte le organizzazioni sindacali del comparto scuola della provincia di Pisa hanno deciso di organizzare un presidio permanente contro il Disegno di legge in discussione in Parlamento su “La Buona Scuola”.Da martedì 12 maggio 2015 docenti e personale Ata, di ruolo e precari, insieme agli studenti medi e universitari partecipano al presidio con discussioni e mozioni su come continuare la protesta contro questo progetto autoritario del governo. Il presidio si tiene in uno degli istituti più antichi della città, in pieno centro, in modo da coinvolgere tutta la cittadinanza su questi temi, oltre a favorire una partecipazione ampia anche da parte dei genitori degli studenti. Il 14 maggio, nel pomeriggio, presso la Camera del Lavoro di Pisa ci sarà un'assemblea di tutte le RSU della provincia per continuare la mobilitazione e proseguire le azioni di lotta.

martedì 5 maggio 2015

Caos Scuola

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di Camilla Mozzetti.......................parlare di precari in senso generale è semplice. Il difficile viene poi quando bisogna capire, con necessaria precisione, in quali graduatorie o doppie graduatorie stazionano, se hanno l'abilitazione se ancora la devono ottenere, se nel frattempo - tra un supplenza e l'altra - hanno trovato altre occupazioni, magari nelle scuole paritarie o private, pur restando inseriti, tuttavia, nelle graduatorie a esaurimento o in quelle d'istituto.............Si sarebbe dovuto procedere per analisi dell'organico, fermo al 2011, fanno sapere dalla Flc-Cgil, il sindacato che più di altri ha intrapreso la via di rottura con l'esecutivo guidato da Matteo Renzi. Prima di mettersi a far di conto su quanti sono i docenti precari, il governo, fanno sapere dal comparto scolastico della Cgil, avrebbe cioè dovuto conteggiare le cattedre disponibili, quelle vacanti, incrociare i dati dell'Inps per capire, ad esempio, quanti insegnanti inseriti in graduatoria percepiscono contributi per altri lavori. Si è scelta invece la via opposta: tirar giù l'elenco dei docenti non ancora stabilizzati e procedere a un piano d'assunzioni...................un miliardo di euro già in legge di stabilità e altri tre che entreranno a regime per il 2016. Con questa disponibilità si potrebbero coprire circa 130mila precari. C'è, però, la mina vagante dei risarcimenti per i docenti che, dallo scorso novembre, hanno impugnato la sentenza della Corte di giustizia europea, contraria alla reiterazione dei contratti per più di 36 mesi e che sono ora in attesa di giudizio. Le graduatorie a esaurimento conteggiano 154.561 precari, compresi circa 10mila - ma è un numero approssimativo - d'insegnanti che lavorano già in altri settori o strutture scolastiche non pubbliche. I docenti assunti di ruolo per l'anno scolastico 2014/2015 sono 28.649, di cui 8mila attraverso il concorso del 2012 (12mila i posti messi a bando all'epoca), che sono andati a coprire 13.342 cattedre di sostegno e 15.307 cattedre nelle scuole dell'obbligo di ogni grado. Solo dalle Gae ne restano, dunque, da assumente 133.912.............................