lunedì 16 marzo 2015

stagisti ed italiani in fuga

orso castano: la fuga all'estero o la trafila , se fortunata, dello stagista che piano piano, dopo anni di studio riesce ad infilarsi in un'azienda . Non credo sia questa la strada per riformare l'area del lavoro in Italia.
Come chiaramente descrive nel primo video piu' sotto, in Italia c'e' un ambiente lavorativo "ostile", direi difficilissimo: estrema competitivita' , umiliazioni, colpi bassi, raccomandazioni, espulsioni , ora poi la situazione e' peggiorata con il job act. Consiglierei a tutti di vederlo perche' e' chiaro e descrive molto bene l'atmosfera essistente in Italia negli ambienti di lavoro. Il tasso di solidarieta' e' diventato bassissimo. La laurea conta poco, vale molto la raccomandazione ,valgono le amicizie politiche. Il governo Renzi ha accentuato queste negativita' con le sue leggi sul lavoro, distruggendo in maniera radicale

Testimonianza raccolta da Annalisa Di Palo

Ho 26 anni e sono toscana, come tutti notano non appena sentono il mio accento: sono arrivata a Torino per lavoro quasi due anni e mezzo fa, da una città di mare, Viareggio. Fin da piccola mi ha sempre contraddistinto una grande autonomia e voglia di indipendenza, che mi ha spinto a cercare mille interessi e cose da fare. La prova più concreta di questa indole ha trovato espressione nel giornalismo, mia prima e grande passione.

Interessata ad approcciarmi al settore, terminata la maturità al liceo classico – un percorso sperimentale con potenziamento delle materie scientifiche - nell’estate 2007 mi sono presentata alla redazione locale del quotidiano La Nazione, chiedendo di poter andare lì per imparare. Ho cominciato così a collaborare con la testata, seguendo la cronaca locale e ottenendo dopo pochi mesi un contratto di collaborazione che mi ha poi portato nel giro di due anni a prendere il tesserino di giornalista pubblicista. Ero di fatto una freelance precarissima con partita iva, pagata ad articolo e in base alla lunghezza.

Nello stesso periodo ho cominciato l’università: mi sono iscritta a Economia e commercio all’università di Pisa, in modo da avere – come tutti più o meno ironicamente mi consigliavano – una sorta di piano B: insomma, ho messo in valigia un mix di conoscenze e competenze che, col senno di poi, credo mi sia servita. In parallelo, sempre decisa a essere quanto più possibile indipendente, affiancavo all’università e al giornalismo anche piccoli lavoretti occasionali, come ripetizioni, hostess e cameriera a chiamata.

Nella primavera 2010 ho aggiunto al curriculum una prima esperienza di stage: non sapevo bene cosa fare dopo la laurea triennale, che sarebbe arrivata di lì a poco, e per essere sicura della scelta che mi solleticava, cioè la specializzazione in marketing, avevo mandato diversi cv in zona chiedendo di poter fare uno stage formativo, anche gratuito, in quell’ambito. Sono quindi approdata in una giovane società di comunicazioneStops, dove per un paio di mesi mi sono occupata dell’organizzazione di un evento dedicato agli amanti di surf e skate, ricevendo anche a fine stage - 
considerando però che non era un’attività a tempo pieno - un compenso complessivo di circa 600 euro. 

Poco dopo, a ottobre 2010, è arrivata la laurea e l’iscrizione al corso magistrale in Marketing e ricerche di mercato sempre a Pisa. Pur continuando le mie attività collaterali, mi sono appassionata sempre più alla materia, e soprattutto alla prospettiva del lavoro che avrei potuto fare dopo. Sapevo che per cercare invece un futuro nel giornalismo avrei dovuto trasferirmi a Milano o Roma, ma avevo ancora l’università da finire: mi sono quindi concentrata al massimo su questa, e poi le cose hanno preso una piega diversa.

All’ultimo tuffo, ho deciso di fare domanda per il bando Erasmus, ed ho vinto la borsa per Parigi. A gennaio 2012, ultimo semestre della specialistica, mi sono quindi allontanata per la prima volta da casa ed ho vissuto un’avventura incredibile e bellissima, in cui ho imparato davvero cosa significa cavarsela da soli. Sicuramente senza il sostegno economico dei miei genitori non sarei potuta andare, perché la borsa copriva ben poco dell’elevato costo della vita parigina, ma ho cercato di dare il mio contributo sfruttando a pieno l’occasione formativa e lavorando saltuariamente come baby sitter, ricevendo veramente tanto – a livello umano e culturale – dai bimbi di cui mi sono occupata.

Festeggiato l’ultimo esame universitario con baguette e vin rouge, ho ricominciato a mandare in giro il cv, presa dall’entusiasmo, per trovare uno stage sul quale fare la tesi di laurea magistrale. Ho cercato anche annunci su Repubblica degli Stagisti, e proprio grazie ad una candidatura inviata tramite questo sito mi hanno convocato quasi subito da Ferrero per i primi test di ragionamento scritto, logico e matematico, e poi per un colloquio individuale: con il TGV ho fatto andata e ritorno due volte da Parigi a Torino! Era giugno, e non ho più avuto notizie dall’azienda praticamente per tutto il periodo estivo, però poi a inizio settembre mi hanno richiamato, dicendo che le selezioni erano andate bene e che cercavano uno stagista curriculare per la funzione New Media, quella che si occupa della presenza online di tutte le marche dell’azienda.

Per me, un sogno: potevo unire il marketing alla passione per la comunicazione. Lo stage, di tre mesi, prevedeva un rimborso di 250 euro mensili, più alloggio, mensa e palestra gratuite. Al termine di questi tre mesi e raccolto anche il materiale per la tesi, sono tornata a casa - era la vigilia di Natale 2012 - senza sapere cosa avrei fatto di lì a breve: se dedicarmi solo alla stesura della tesi, se cercare lavoro a Parigi, di cui mi ero innamorata, se provare in altre realtà aziendali…

Invece, il feedback positivo del mio tutor aveva sortito il suo effetto, e sono stata convocata di nuovo in Ferrero per un altro colloquio. Si trattava sempre di uno stage, ma questa volta semestrale e finalizzato all’assunzione, all’interno della divisione che si occupa di testare sul punto vendita i nuovi prodotti, in modo da valutarne il potenziale per futuri lanci industriali. Avrei pressoché messo da parte il mondo della comunicazione a vantaggio di un’esperienza più in linea con i miei studi. Mille euro netti di rimborso spese, palestra gratuita e residence per le prime tre settimane - il tempo di trovare una casa in affitto - completavano l’offerta.   

A febbraio 2013 
ho cominciato quindi l’ultimo stage della mia vita, che a settembre dello stesso anno si è trasformato in uncontratto di apprendistato triennale, con una Ral di 29mila euro annui, suddivisi in 14 mensilità. Dopo essermi occupata per breve tempo di progetti sperimentali per le praline e i pastigliaggi, da ormai più di un anno e mezzo seguo le sperimentazioni Kinder: il nostro compito è quello di accogliere i nuovi prodotti che si affacciano sul mercato, studiandone il contesto di riferimento ed escogitando i necessari test su punto vendita, così da misurarne le performance. In sostanza, siamo una piccola azienda nell’azienda, in quanto gestiamo a 360° i prodotti e progetti che ci vengono affidati: dalle analisi di mercato e della concorrenza, alla definizione dei criteri di scelta dei panel test, dai rapporti con la forza vendita e i fornitori, al monitoraggio dei dati di sell-in e sell-out.

La sede di lavoro è a Pino Torinese, fuori Torino, e i benefit non mancano: con un’offerta che va dalla palestra interna gratuita alla mensa, passando per assicurazione sanitaria e convenzioni esterne, credo che Ferrero sia davvero un’azienda illuminata e che tiene alle sue risorse. Per non parlare dell’esperienza formativa che offre a chi lavora in un contesto di simili dimensioni. Dopo un primo periodo in cui ho abitato in centro a Torino, mi sono trasferita poco più di un anno fa con il mio ragazzo in un posto più tranquillo e comodo per andare a lavoro: il fatto di lavorare entrambi ci permette di mantenerci da soli, di avere tutto sommato un buon tenore di vita, e di fare anche qualche sogno ad occhi aperti e progetti per il futuro. Naturalmente sento la mancanza della mia famiglia, degli amici e del mare; ma so che per me questa è stata la scelta giusta. 

Il momento è difficile, ma sono convinta che intraprendenza, determinazione e disponibilità sono le doti fondamentali per riuscire ad ottenere qualcosa di buono nel mondo del lavoro. Mettiamoci in gioco, dobbiamo avere il coraggio di accettare le sfide e di fare qualche sacrificio. Dalla loro, anche le aziende possono fare molto: iniziative come quelle dell'RdS network sono ormai indispensabili eppure ancora poco diffuse. È importante invece che le imprese qualifichino il lavoro svolto da studenti e giovani laureati, dando loro un po’ di fiducia verso il futuro. Nessuno lavora volentieri gratis, e nemmeno se non ha speranze di rimanere nell’azienda per la quale si sta impegnando. 


Storie meno fortunate , ma quante c'e' ne sono ?





domenica 15 marzo 2015

Generazione perduta

orso castano: la ricerca e' molto interessante, Mi sembra un po' appiattita sull'individuo che attraverso un'analisi di se stesso dovrebbe capire o costruire un proprio profilo per decisamente iniziare un percorso lavorativo. Le cose mi sembrano piu' complesse. Una volta effettuata l'analisi di se stesso, nulla vieta al soggetto che ha il desiderio di costruire un suo percorso professionale , di cambiare, alla prova dei fatti , il proprio orientamento professsionale. Non c'e' poi nessun riferimento al mercato , alle tecnologie informatiche ed zlle trasformazioni che sta subendo l'informazione  proprio grazie all'informatica ed alla robotica. Il discorso poi "dalla societa' della manifattura a quella della scienza" ed ai livelli sui quali ed alle modalita' su come debbe essere affrontato non e' considerato. Purtroppo la realta' e' complessa ed alla complessita' non si sfugge , occorre con pazienza porsi di fronte ad essa ed affrontarla.
Risultati immagini per generazione perdutaRisultati immagini per generazione perdutaRisultati immagini per generazione perdutaGIOVANI, LAVORO E IDENTITA' 

Analisi categoriale per i diversi profili in relazione alla condizione occupazionale

ProfiloCaratteristiche
TEMPO INDETERMINATORaccontano di essersi trasferiti dalle sedi di origine a costo di sacrifici e rinunce
.Mancanti di aspirazioni e desideriPrevalgono le motivazioni estrinseche (posto fisso, retribuzione, etc), scarso senso di autoefficienza, assenza di progetti a lungo termine
.Consapevoli di sé e delle proprie qualitàUn buon senso di autoefficacia, consistenti elementi di progettualità, assenza di disagio e incertezza
TEMPO DETERMINATORaccontano di essersi trasferiti dalle sedi di origine a costo di sacrifici e rinunce
.Sono diventato ciò che volevo diventareBuona capacità di controllo sulla realtà esterna, motivazioni intrinseche, agentività, self-monitoring, buone capacità progettuali, elevati livelli di stress e disagio psicologico
.Ho paura di diventare...Assenza di agentività sociale, indeterminatezza rispetto alla propria identità, progettualità espressa per lo più in termini negativi, elevati livelli di incertezza e disagio
DISOCCUPATIPrevalgono quelli che non si sono allontanati dalla propria sede di origine. Mostrano i più elevati livelli di stress psicologico, disagio, incertezza, percezioni di ostacoli e impedimenti per la propria realizzazione professionale e personale
.Mi sento in balia degli eventi...Raccontano la propria storia personale secondo un modello temporale statico, mancante di aperture. Gli eventi esterni causa di quello che gli accade. Mancata definizione dell'identità.
.Impegnati ma rassegnati...Presentano strategie di coping adattivo ma limitate proiezioni di sé nel futuro.
AUTONOMIPer la maggior parte risultano lavoratori dipendenti che hanno perso il posto e continuano a lavorare in nero per le stesse ditte dopo avere aperto la Partita Iva. In parte residenti nella città di origine, in parte trasferiti altrove, adottano modelli narrativi di tipo evolutivo. Prevalgono motivazioni intrinseche, capacità progettuali, disagio e incertezza
.Non sono riuscito a diventare quello che volevo...Motivazioni intrinseche, obiettivi a lungo termine, locus interno, poco supportati da buon senso di autoefficacia e agentività.
Fonte: L'INDENTITA' INDEFINITA DEI GIOVANI ITALIANI, (Laura Aleni Sestito, Maria Nasti, Luigia Simona Sica - Dipartimento di Scienze Relazionali “G. Iacono”, Università degli Studi di Napoli “Federico II”)
Repubblica.it: il quotidiano online con tutte le notizie in tempo reale.FEDERICO PACE
............Non sono più giovani. E neppure adulti. I protagonisti della "generazione perduta" anche se passano attraverso la tempesta di diverse esperienze, spesso caratterizzate dal disagio, non riescono con il tempo a trasformare se stessi in qualcosa che li porti oltre le possibilità inespresse e li faccia uscire dall'ombra di un'identità indefinita. Per colpa del lavoro che non c'è, di una società sempre più "instabile" che gli sottrae opportunità, ma anche per caratteristiche proprie. E per la responsabilità di chi non gli offre gli strumenti di supporto che sembrano sempre più necessari. E' questo uno dei risultati emersi dall'indagine realizzata dal dipartimento di scienze relazionali “G. Iacono” dell'università di Napoli “Federico II”.
A confessarlo, in qualche modo, sono stati proprio loro. Sì, perché per scavare nelle profondità del disagio di un arcipelago di generazioni, la professoressa Laura Aleni Sestito, docente di psicologia dello sviluppo e coordinatrice della ricerca condotta insieme a Luigia Sica e Maria Nasti, ha analizzato le testimonianze raccolte dalla nostra testata a novembre del 2009 (leggi tutte le storie).
I compiti mancati dello sviluppo. Dall’analisi, che qui anticipiamo, emerge che solo metà dei giovani, coinvolti nella ricerca, mostra di possedere quelle caratteristiche di personalità utili a fronteggiare i compiti di sviluppo. I giovani, seppure chiamati ad operare in un contesto molto complesso, o forse proprio per questo, solo in piccola parte mostrano di "muoversi a partire da spinte profonde, di avere capacità di controllo sulla realtà interna ed esterna e di percepire se stessi come protagonisti rispetto all'esperienze di adattamento alla realtà lavorativa".
Tra realtà e aspirazioni. Le ricercatrici dell’università di Napoli hanno cercato di fornire una chiave di lettura complementare a quelle in ambito sociologico, antropologico e socio-economico. Al centro, la convinzione che l'identità sia un processo dinamico, una continua negoziazione tra realtà e aspirazioni. Contingenze e progettualità. A prevalere però, nella generazione “senza lavoro”, è una frapposizione di entità non integrate. "L'identità personale e l'identità professionale, spiega Sestito, sembrano non potersi integrare l'una con l'altra anche in soggetti di un’età in cui questo deve accadere. Si persegue una senza riuscire a perseguire l'altra. Indipendentemente dal tipo di attività". Paradossalmente è valido anche per chi ha un contratto a tempo indeterminato. Nel loro caso, per una buona parte, il processo di definizione dell'identità, è compiuto sulla base di fattori esterni, di timori e preoccupazioni, più che speranze e aspirazioni personali.
Quelli che ce la fanno. "Risultano essere maggiormente risolti - racconta Sestito, da anni attenta studiosa della transizione all'età adulta - quelli che sono riusciti ad andare fuori dalla propria città. Anche se poi, denunciano pure loro disagio e stress. Ma con differenze cruciali: ripercorrendo la propria storia hanno mostrato maggiore progettualità a lungo termine e, al momento delle scelte, hanno avuto fiducia nella possibilità di influire sugli eventi. Sono stati capaci di tracciare una traiettoria e di percorrerla nonostante le difficoltà” .
La ricerca del senso. La specificità di un'indagine di questo tipo sta proprio nella decisione di analizzare le storie. "Attraverso le narrazioni - spiega la coordinatrice - attingiamo a quello che è un vissuto non cristallizzato, così come emerge mentre il soggetto lo sta ricostruendo per l’interlocutore”. Il racconto svela qualcosa che altrimenti sarebbe inaccessibile anche all’autore, perché si costruisce nel momento in cui viene creato, stimolato dall'esigenza del doverlo raccontare. Ed è anche un modo di agganciarsi a una collettività e a un contesto.
La complessità e le responsabilità. La sensazione è che oggi, alle prese con una società più "instabile", ci sia bisogno di un "capitale di identità" maggiore di quanto ne fosse necessario in passato. "Oggi è più difficile diventare adulti. Il fatto di avere più chance –dice Sestito - rende tutto ancora più complicato. Dopo avere individuato una scelta, ci si deve assumere le responsabilità, in senso psicologico, dell'identificarsi con le cose che si sono scelte e di assumersele come personale traiettoria di sviluppo. Quanto più la società diventa complessa, tanto più è difficile assolvere a questi compiti".
Le scelte senza indagare se stessi. Molti nodi finiscono per venire al pettine al momento delle scelte da compiere dopo avere terminato le superiori. "Molto spesso all'università - osserva Luigia Sica - arrivano ragazzi che non hanno una percezione realistica delle aree in cui possono essere bravi. Al momento delle scelte su cosa fare, sembra quasi che si pongano il quesito ‘ora quale facoltà faccio?’ invece di ‘cosa voglio fare e cosa sono adatto a fare?’ e questo crea delle aspettative che quasi sempre vengono disilluse. Si sceglie quello che è più attraente e non il più adatto”. Ma forse c’è anche qualcosa di più profondo. “L'indagine sui sé possibili, l'esplorazione delle possibilità future, si è un po' affievolita. Forse il futuro a cui si pensa è più breve. Si sceglie cosa fare l'anno prossimo e non si va oltre".
Le soluzioni possibili. Quali sono allora, in questo ambito, le strade da percorrere per non lasciare che molti giovani siano costretti ad arenarsi in un limbo identitario? Le autrici dell'indagine indicano alcuni strumenti. " I giovani dovrebbero essere aiutati prima a capire le proprie capacità e limiti. E' necessario - suggerisce la Sestito - puntare su un orientamento formativo di accompagnamento negli ultimi due anni della scuola superiore e nei primi due anni dell'università. Ma non l'orientamento di tipo informativo che si fa spesso e rischia di essere disorientante. Pensiamo piuttosto a un training complesso che preveda il riconoscimento di quelle che sono le proprie risorse e i propri vincoli e favorire nei giovani lo sviluppo della capacità di porsi obiettivi realistici appena al di sopra delle proprie possibilità".



sabato 28 febbraio 2015

il manifesto ISIS

L'Isis diffonde il primo documento  in italiano

Nuove minacce Isis via Twitter, bandiera sul Colosseo © Ansa
da ANSA
""Con le mani sul grilletto, stiamo arrivando a Roma": l'ultima minaccia propagandista dell'Isis diretta all'Italia arriva da un account Twitter legato ai jihadisti libici. Poi due foto: la prima ritrae un combattente armato, davanti al mare, che guarda il Colosseo sullo sfondo. Sul monumento sventola la bandiera nera di al Baghdadi. Una scritta recita l'Isis "dalla Libia sta arrivando a Roma". Nella seconda invece è disegnato il gasdotto Greenstream che da Wafa in Libia arriva a Gela, in Sicilia. Si tratta di una delle principali linee di rifornimento energetico dell'Italia.
"Le onde ancora ci separano, ma questo è un mare piccolo, è una promessa al nostro Profeta", minaccia il comunicato allegato ai nuovi proclami Isis: "State attenti, ogni stupido passo vi costerà caro", si afferma forse in riferimento al ruolo guida che l'Italia vuole giocare per la stabilizzazione della Libia. "Ogni stupido passo incendierà tutto il Mediterraneo", si prosegue citando tutti i Paesi confinanti, dalla Tunisia all'Egitto. E ancora attacchi, "siete i cani da guardia" dei Paesi arabi, riferimento a punizioni e torture. Si cita anche Omar al-Mukhtar, l'eroe libico della resistenza anti-italiana negli Anni 20 del secolo scorso.L'account jihadista che ha pubblicato foto e comunicato è inserito nella 'lista nera' del collettivo hacktivista Anonymous, che all'indomani della strage di Parigi nell'attacco a Charlie Hebdo, ha lanciato #OpIsis per 'spegnere' il network online dello Stato islamico. Centinaia gli account sui social network oscurati o 'messi a nudo', così come decine di siti web o indirizzi di posta. Difficile stabilire se l'odierna 'sparata' mediatica sia collegabile a minacce precise e concrete. E' la prima volta che nella propaganda jihadista la bandiera nera viene issata sul Colosseo invece che non sul Vaticano, tradizionale 'bersaglio' dell'Isis. Ed è accertato che da settembre a oggi, il termine "Rum", con cui i seguaci di Baghdadi indicavano secondo la tradizione musulmana l'antica Costantinopoli, ha effettivamente cambiato senso. Dalle minacce del portavoce Isis Adnani, lo scorso settembre, la propaganda dello Stato islamico parla concretamente della Città Eterna, cuore cristiano d'Europa e sede del Vaticano.

orso castano : Continuo a pensare che non avendo l'ISIS una capacita' , al momento , militare o industriale di ricerca tecnologica , ha necessita' di coinvolgere fling soldiers  tecnologizzati europei gia a lungo preparati ed edotti sulle tecniche di guerriglia e , tecnologicamente preparatik (il boia inglese e' laureato in informatica) per impadronirsi delle nostre tecniche. E' importantissimo che questo non avvenga. La loro non e' una guerra religiosa, ma una guera per il predominio di un gruppo di potere foraggiato, olggi non si capisce bene da chi ma lo si scoprira', per fini politici. La guerra minacciata contro l'europa ha qualcosa di oscuro: chi vuole distruggere , o non vuole che si sviluppi il potenziale tecnologico europeo? Perche' i politici nostrani, che controllano ad es il Serv. Naz. Sanitario non lo rendono piu' liberale e consentono a piu' ricercatori di collaborare al Sistema? non si vuole da parte di mezze calzette politiche , in un momento cosi' delicato di far fare il salto dalla societa' manifatturiera a quella tecnologikca compòartecipata da quante piu' persone e tecnici possibile? Ma perche
? chi non vujole questol. Il grosso capitale? gli alleati kwaiktiani o di Dubai? Noi vogliamo un'europa lib erale , aperta, controllata da sempre piu' dai cittadini che ripudi l'orrore e la guerra. Ma forze oscure si stanno opponendo a questo. C'e' una bella canzone di Claudio Lolli, magari un po vecchia , ma sempre efficace che descrive lèìambiguita' di chi come Renzi ha conquistato il posto di leader del PD e da quella posizione vuole (per ordine di chi?) distruggere tuttol il movimento democratico antagonista alla destra e che si batte per la democrazia. Il momento e' delicato e Renzi, a qualsiasi costo, con qualsiasi alleanza deve essere costredtto ad andarsene. La logtta e' lunga ma e' possibile vincerla.

venerdì 27 febbraio 2015

Use of Whole Genome Sequencing (WGS) of food-borne pathogens for public health protection

...............................IV. OVERALL CONCLUSIONSWGS is a powerful tool that can be applied to a wide range of public health and foodsafety applications. Both SNP-calling and gene-by-gene comparison may be validapproaches for the different public health aims of WGS, as long as stable and comparable analytical procedures are used. Draft genomes can be assembled, using relatively modest computing power and widely available software, from data generated by commercially available high-throughput next generation sequencing (NGS) platforms. These include relatively inexpensive bench top instruments. Such draft genomes are suitable for the majority of practical applications in food safety. There are a number of ways in which this technology can be implemented in a food safety setting, including (i) installing the instruments in a food safety environment and (ii) outsourcing to commercial or other public health laboratories. The choice between these models will depend on local issues of throughput and available resources. Further work is required to fully implement WGS in routine application. This includes: (i) the adoption of appropriate quality assurance/quality control (QA/QC) measures; (ii) the development and harmonisation of SOPs; (iii) the establishment of database infrastructure; and (iv) the generation and dissemination of appropriate sets of genomic data. Reference datasets should comprise not only representative complete (i.e. finished) genomes, that can be used for reference mapping if required, but also a larger number of draft genomes with accompanying catalogues of allelic diversity data, required for gene-by-gene approaches. These databases must be open access and widely available, although sensitive epidemiological data will have to remain available only to the competent authorities. Further work is also needed to link these data (i) with previous isolate characterization schemes and nomenclatures, although these may have to be revised in the light of the new insights available, but also (ii) to the phenotypic properties of the isolates from which the genomic data are obtained. As the standardization of data generation, analysis, and storage is key, transnational organizations should aim to facilitate the implementation and integration of WGS across health sectors, working towards the goal of a ‘one health’ approach. It is clear that currently only a few organizations are investing in WGS approaches for realtime analysis of food-borne and other pathogens but many institutes are exploring the utility of these approaches through research collaborations or ‘in house’ using bench-top machines. There are various factors that will hinder more widespread, routine use of these technologies, including funding for machines, IT infrastructure and impact on current workforce. From a bioinformatics viewpoint, access to necessary bioinformatics knowledge, Overall conclusions42 EFSA Scientific Colloquium 20, Parma, 16-17 June 2014 bioinformatics staff, skills and infrastructure for data storage and management (both locally and centrally) are key issues. The need to share knowledge of laboratory and bioinformatics approaches was recognised as necessary to expedite use of WGS. Some sequencing protocols are publicly available but knowledge sharing between bioinformatics groups is informal at best and frequent forums/meetings would be greatly helpful. The greater challenges that lie ahead for the bioinformatics analysis of WGS applied to global public health are perhaps less of a technical IT nature, as technology and computer science is likely to continue to provide the solutions to handle the ever-growing data wave of microbial genomes. The generation and implementation of standards for data storage and sharing are clearly critical needs, since this will drive the data analysis development and will facilitate the harmonisation of WGS data analytical approaches. In terms of data analysis, a few models have emerged but we are still in the early days and, although the current models of data analysis should start to be used and their results compared, novel approaches could still emerge as the sequencing technology keeps evolving. Models for international data sharing resources were discussed including a single, central resource for sequence storage, management and analysis compared with a system of federated databases underpinned by common ontologies and APIs. Concerns were expressed over the scalability of the current global databases (e.g NCBI and EBI) in their current formats to meet the potential tsunami of data likely to emerge in coming years and also whether the considerable funding required for a single central resource would be found. A network of federated, perhaps national, databases may have advantages in terms of resilience but adoption of common APIs and ontologies would be essential. There are currently many developments in different countries to establish resources for centralised analysis of microbial genomes for public health and research purposes. It may be that, as the best approaches emerge, they will be most widely adopted but we should endeavour to ensure that there is interoperability between systems as they are designed and not as an afterthought. The discussions highlighted national differences in attitudes to data release and also differences between attitudes in public health and commercial groups. EFSA Scientific Colloquium 20, Parma, 16-17 June 2014 43 In the meantime, however, there are urgent needs that can help move global approaches forward: X Formal structures for multi-disciplinary collaboration, knowledge sharing and training in laboratory sequencing procedures and bioinformatics approaches is likely to expedite emergence and wider use of best practice. GMI has led some important initiatives but is currently unfunded. X Wider development and adoption of ontologies and APIs will facilitate data sharing and integration across multiple resources. This is essential to ensure best value gained from data generated. X It is recommended that the major structures leading the sharing of raw data (NCBI SRA and EBI ENA) continue to be adequately funded and supported, as they remain the major driver for this change by providing access to the baseline data for stakeholders in this field, from bioinformaticians to clinicians. The most effective use of this technology is not yet obvious and this was discussed extensively during the colloquium. A major difference between WGS and the classical typing methods is that WGS allows all genes to be included in the analysis, instead of a well-defined subset of genes or variable intergenic regions. Therefore, the analysis of WGS data will yield new types of insight. As it is conceptually new, the legal and official systems are not yet adapted to the large-scale application of WGS to support food safety policies. At present it is not clear whether new legislation is required for optimal utilization of WGS, or if the existing legal framework is sufficient. Not only the legal power of evidence supplied by WGS needs to be defined, but also issues such as the determination of quality standards. The need for cooperation is at the same time the Achilles’ heel of WGS. There are several impediments for the free sharing of data. While the deposition of the microbial genomic sequence data in databases for public access beyond the control of the owner of the data is common practice, releasing sensitive epidemiological data will not easily become a routine procedure. Legal obstacles are to be expected and a careful balance must be struck between the desirable complete openness from a food safety point of view and the privacy and related concerns that necessitate confidentiality. Possibly a standard for encryption may need to be developed, to allow exchange of data to be limited to authorized parties only. Ignoring these issues is likely to considerably delay the successful large-scale implementation of WGS for public health at international level. The overall conclusion of the EFSA Colloquium on whole genome sequencing is that the application of WGS for food safety and public health in general requires a paradigm Overall conclusions44 EFSA Scientific Colloquium 20, Parma, 16-17 June 2014 change and the development of new methodologies for processing these data. Since information obtained by WGS can only be utilized to fully benefit food safety and public health if all parties involved use procedures aimed at generating compatible results, international and inter-sector cooperation are crucial. To exploit the enormous potential of WGS, implementation in the EU must be initiated without delay. Recommendations Based on the considerations above the participants of the Colloquium recommended that in general: X Educational interdisciplinary programmes should be established to foster a more in-depth understanding of WGS allowing epidemiologists, bioinformaticians, microbiologists and food safety experts to process, integrate and correctly interpret WGS and epidemiological data for the benefit of food safety and public health. X Given that rapid technical developments can be expected, there is no need for stringent standardization of WGS methodologies, but quality metrics need to be defined. X Databases should be established to contain WGS data for public health, standards should be agreed upon for the curation of these data and minimal demands on the associated epidemiological data should be decided upon. X The legal consequences of the large-scale application of WGS should be reviewed and proposals should be made for any changes in food safety rules and regulations that may be needed. X All parties involved should strive to harmonize terminology and data reporting in plain language accounts aimed at policy makers and other non-specialist readers. X Software and data analysis tools should be developed that are at the same time transparent and easy to use for all staff involved in WGS data processing. X Reference datasets should comprise both finished complete genomes and draft genomes with catalogues of allelic diversity data.EFSA Scientific Colloquium 20, Parma, 16-17 June 2014 45 Specific recommendations for the EU: X EFSA and ECDC should assume a leading role within the EU framework to stimulate, steer and coordinate efforts for the application of WGS across health sectors to further food safety and protection of public health. X EU stakeholders in public health should work together with EU Member States’ competent bodies in food safety and public health towards a joint strategy and action plan to roll out WGS across sectors for enhanced One-Health surveillance of food-borne diseases. X EU stakeholders in public health should strengthen their collaboration with international counterparts, especially in the US, to coordinate and harmonize the application of WGS for food safety and health protection. X EFSA and ECDC should invest in the establishment of databases for molecular typing data and set up procedures to allow data reporting, access and analysis procedures for the safe and optimal use of the information to further public health. X EU stakeholders in public health should contribute to the advanced training of the people who will produce, analyse and interpret WGS data in conjunction with epidemiological data for informing risk managers in food safety and public health. X EFSA should stimulate and encourage scientific research on WGS and the implementation of the results to benefit food safety. X EFSA should initiate and coordinate the development of an EU-wide strategy for communication on food safety issues involving WGS in cooperation with ECDC. X EFSA and ECDC should instil a sense of urgency in all partners regarding implementation of WGS for food and public health safety across the EU.