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mercoledì 4 febbraio 2015

aristocrazia/autocrazia.........illibberta'

ORSO CASTANO : come vive un soggetto , consapevole dei suoi diritti edella possib ilita' di eseercitare liberamente la critica ed esprimere il suo pensiero in un regime aristocratico/autocratico, tanto per fare un esempio del modello di quello proposto dal rottamatore "Renzi"? Sommergibile "rapido ed invisibile" di "regime e nerboruta"memoria? CHARLIE HESBO e' stato gia' dimenticato, 12 morti che reclamavano il dirito al libero pensiero marcatamente laico rimarranno senza memoria? Solo i radicali in fondo , in questa triste , almeno per ora Italia, suìi recano ogni anno a portare sotto il monumento a Giordano Bruno  , una corona di fiori.

Isis: pilota giordano bruciato vivo in una gabbia Al Jazeera “Immagini raccapriccianti”


Bruciato vivo chiuso dentro una gabbia. E’ questa la terribile sorte toccata al pilota giordano Maaz al Kassasbeh. L


da Sintesi Dialettica......Cos’è la democrazia? Questo si chiedono Luciano Canfora e Gustavo Zagrebelsky, in un dialogo dove Geminello Preterossi svolge il ruolo di una sorta di playmaker (non di semplice moderatore) che innesca al momento giusto i due protagonisti del saggio. La questione dibattuta è corposissima e ciò spiega la premura dell’editore Laterza a far sapere al lettore in una sua nota che essa è suscettibile di una continua discussione. Tecnocrazia europea, oligarchie nazionali e populismi, sfilano come aspetti diversi di un unico nucleo tematico: la democrazia così come la si conosce appare come un dato acquisito per sempre, come un costume sociale accettato, quindi rassicurante. Per cui, se un’oligarchia deve instaurarsi, allora deve farlo secondo modalità “democraticamente” accettabili. Un tesi inquietante come tutte le cose abitudinarie che poi svelano il loro autentico volto. Risulta davvero difficile muovere critiche plausibili ad un saggio del genere, semmai si può esprimere un rammarico per la brevità della trattazione, che forse avrebbe poi avuto il limite di un eccessivo specialismo. Pertanto, ci limitiamo ad un paio di osservazioni. Il libro appare come il completamento naturale del saggio di Jaques Attali, Breve storia del futuro (Fazi editore, 2007), dove l’autore immaginava i diversi scenari possibili scaturenti dagli odierni assetti politico-finanziari globali. Tuttavia, in queste pagine non aleggia l’ottimismo di fondo che anima il saggio dell’economista francese, se non altro perché affronta proprio alla fine una questione difficile: qual è il confine fra la democrazia e il populismo? Un interrogativo, questo, che contribuisce a lasciare il lettore in preda alla perplessità della risoluzione, soprattutto alla luce delle.osservazioni di politologi come Ilvo Diamanti, sostenitore della tesi dei “partiti autobus” (movimenti che intercettano il bisogno di partecipazione politica dei cittadini che si sentono esclusi dalle iniziative dei partiti)Inoltre, se Canfora e Zagelbresky pensano, in fondo, che il problema sia appunto l’estinzione della democrazia quale regime di partecipazione reale alla gestione del potere a causa della cristallizzazione delle elitès politico-finanziarie, allora sarebbe sembrato interessante un confronto serrato, anche polemico, con le dottrine di Pareto e Mosca, sostenitori dell’esistenza della alternanza dei gruppi politici secondo meccanismi elitari. Un confronto che sarebbe stato stimolante, se si pensa che Pareto e Mosca furono arruolati alla causa ideologica antiparlamentaristica del fascismo, mentre Canfora e Zagelbresky, ognuno con una sua connotazione, sono allocati nelle sfere intellettuali della sinistra italiana. Senza il timore di scadere nel cinismo e nel disincanto inconsolabile, il saggio edito da Laterza restituisce la logica serrata del dialogo platonico, con il merito davvero raro per certe chiusure accademiche da “turris eburnea” di porre anche la questione delle definizioni politologiche intersoggettivamente accettate (aspetto fondamentale per capirsi e polemizzare sul serio: cosa s’intende per consenso elettorale, rappresentanza, ecc.?), che proprio perché note, spesso non sono conosciute; nella consapevolezza che oligarchia non è sinonimo di aristocrazia
L. Canfora, G. Zagelbresky, La maschera democratica dell’oligarchia, a cura di G. Preterossi, Laterza, Roma-Bari 2014, pp. 144, euro 14,00.


GIORDANO BRUNO
Data: Friday, 29 March @ 15:56:17 CET
Argomento: Gestione Amministratore

Art.5186
Film. Francia, Italia 1973. A Venezia Giordano Bruno (1548-1600) prende motivo da una processione commemorativa della vittoria di Lepanto per condannare una religione che fa uso della violenza ...
FILM: http://www.liberamenteservo.it/modules.php?name=News&file=article&sid=5186




sabato 14 giugno 2014

Le liberta' civili stabilite dalla Costituzione vanno pienamente rispettate. Il nostro capo del Governo deve rispettarle!! La Democrazia non si chiama Palude!!!

...Tucidite................I primi che abbiano formulato chiaramente l'ideale della libertà individuale furono gli antichi Greci, e in particolare gli Ateniesi del periodo classico (V e IV secolo a.C.). L'affermazione di alcuni autori dell'Ottocento, secondo cui gli antichi non conoscevano la libertà individuale nel senso moderno, è chiaramente smentita da episodi quali quello del generale ateniese che, nel momento del pericolo supremo (durante una spedizione in Sicilia), ricorda ai suoi soldati che essi stanno combattendo per un paese che lascia loro ‟l'incondizionata facoltà di vivere così come piace" (Tucidide, Guerra del Peloponneso, VII, 69). La concezione greca della libertà era quella di una libertà nella legge, cioè quella di uno stato di cose in cui, come si esprime il detto popolare, la legge è sovrana. Tale concezione si espresse, nel primo periodo classico, nell'ideale dell'isonomia o eguaglianza dinanzi alla legge, che - senza questo nome - troviamo chiaramente formulata in Aristotele. Tale legge includeva una protezione della sfera privata del cittadino rispetto allo Stato spinta al punto che persino sotto i Trenta tiranni un ateniese era, nella propria casa, intoccabile. Ad Atene perfino la facoltà dell'assemblea dei cittadini di modificare la legge era sottoposta a rigorose limitazioni, anche se già si intravvedevano i primi rifiuti, da parte dell'assemblea, di riconoscere nella legge vigente un impedimento alla propria libertà di scelta. Questi ideali liberali furono ulteriormente elaborati, in particolare dai filosofi stoici, che li estesero al di là dei confini della città-stato con la loro concezione di una legge di natura, che limitava i poteri di ogni governo, e dell'eguaglianza di tutti gli uomini.
Questi ideali di libertà dei Greci furono trasmessi ai moderni essenzialmente attraverso le opere degli autori romani; tra essi il più importante fu Cicerone, il personaggio cioè che forse più di ogni altro ispirò la rinascita di quelle idee all'inizio dell'epoca moderna. Ma tra le fonti cui principalmente attinsero i pensatori del Cinquecento e del Seicento vanno almeno menzionati anche lo storico Tito Livio e l'imperatore Marco Aurelio. Roma inoltre tramandò, perlomeno all'Europa continentale, un diritto privato estremamente individualista, imperniato su una concezione estremamente rigida della proprietà privata; un diritto, per giunta, su cui, sino alla codificazione giustinianea, la legislazione aveva scarsamente influito, e che perciò era inteso più come una restrizione che come un esercizio dei poteri dell'autorità di governo.
I primi teorici dell'età moderna poterono anche attingere a una tradizione di libertà nella legge che s'era conservata attraverso il Medioevo, estinguendosi - sul continente - soltanto all'inizio dell'epoca moderna con l'ascesa della monarchia assoluta. Secondo le parole di uno storico contemporaneo, R.W. Southern, ‟la repugnanza per ciò ch'era governato non dalla norma, ma dall'arbitrio, aveva radici profondissime nel Medioevo, e mai questa repugnanza fu una forza possente e concreta come nella seconda parte di quest'epoca. [...] La legge non era il nemico della libertà: al contrario, la fisionomia della libertà era modellata dalla stupefacente multiformità del diritto sviluppatosi in quei secoli. [...] Umili e potenti perseguivano la libertà puntando sul moltiplicarsi delle norme che regolavano la loro vita". Tale concezione aveva un saldo fondamento nella credenza in una legge esistente al di fuori e al di sopra dei governi: idea che sul continente era concepita come legge di natura, e che in Inghilterra era presente come common law, ossia non come prodotto di un legislatore, bensì quale risultato della continua ricerca di una giustizia impersonale. Sul continente l'elaborazione formale di queste idee fu portata avanti soprattutto dalla Scolastica, la quale, muovendo da fondamenta aristoteliche, ricevette la sua prima grande sistematizzazione ad opera di Tommaso d'Aquino. Alla fine del Cinquecento, alcuni filosofi gesuiti spagnoli svilupparono un sistema politico sostanzialmente liberale, in particolare per quanto riguarda l'ambito economico, che anticipava molto di ciò che avrebbe preso forma concreta soltanto con i filosofi scozzesi del Settecento.