mercoledì 12 marzo 2014

Bravo il Senato!! Meglio che vada a casa prima che combini altri guai : e Renzi che ne pensa....va in bicicletta !?

Riforma delle aree protette, associazioni  (da GAIANEWS:IT) ambientaliste: “Attacco alla Natura d’Italia”

La Commissione Ambiente del Senato ha terminato la discussione delle proposte di legge della modifica alla legge quadro sui parchi. Secondo le associazioni ambientaliste CTS, FAI, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Pronatura, Touring Club Italiano e WWF Italia si tratta di inaccettabile attacco alla natura. Più moderata la posizione di AIDAP, Associazione dei direttore delle Aree Protette, che però ritiene inaccettabile il meccanismo delle royalities per finanziare le aree protette e la presenza degli agricoltori all’interno dei consigli direttivi.
“La proposta di legge prevede l’introduzione del silenzio assenso per il nulla osta rilasciato dagli Enti Parco, la caccia nei parchi mascherata da controllo faunistico per tutte le specie, royalty per le opere ad elevato impatto ambientale, aumento del potere dei Comuni nella gestione dei parchi e nuove categorie di parchi per soddisfare solo gli interessi di alcuni territori”, spiegano le associazioni in un comunicato.
Val Camonica Foto Luca Giarelli
Val Camonica Foto Luca Giarelli
Ora le associazioni chiedono ai Senatori di fermare la legge “non solo inopportuna ma pericolosa per le sorti della natura italiana,” e l’eliminazione del testo.
Inoltre, così come era già successo in precedenza, le associazioni chiedono che nel percorso ci sia un maggiore coinvolgimento di tutte le parti interessate.
Sono 7 i punti criticati dalle associazioni: Il controllo della fauna che consentirebbe di cacciare nei parchi, il silenzio assenso sul nulla osta del enti parco che rischia di ridurre la capacità di controllo degli Enti Parco sulle trasformazioni del territorio; la gestione dei Parchi da parte dei Comuni, con i quali con la riforma ci sarebbe l’obbligo dell’intesa con i Comuni da parte della Regione che approva definitivamente il Piano.
E poi ancora la possibilità di ammettere opere impattanti nei parchi a costo di Royalties e la presenza dei rappresentanti degli agricoltori nei consigli direttivi.
Un punto riguarda poi i Parchi geologici che con la riforma diventerebbero Nazionali solo “per finanziare la fallimentare esperienza dei parchi geominerari”, dicono le associazioni.
Infine viene criticato il ruolo di Federparchi: infatti “le proposte di Legge dei Senatori attribuirebbero a Federparchi il ruolo esclusivo di rappresentanza degli Enti gestori delle aree naturali protette, sebbene Federparchi sia un’Associazione di categoria che non riunisce tutti i soggetti che hanno oggi la responsabilità della gestione delle aree naturali protette. Si costituirebbe per legge una sorta di monopolio della rappresentanza degli Enti gestori dei Parchi e Riserve naturali del nostro Paese che davvero non pare giustificato e corretto.” dicono le associazioni ambientaliste.
Parchi
AIDAP, con un comunicato critica aspramente la presenza degli agricoltori all’interno dei consigli di amministrazione e il meccanismo delle royalties, ma è invece favorevole ai metodi per la gestione venatoria. Sono invece un falso allarme la modifica della norma sul silenzio assenso, che di fatto secondo AIDAP, non c’è, e quella sulla gestione da parte dei Comuni, cosa che secondo AIDAP avviene già.
AIDAP quindi, dopo aver avviato una concertazione con Federparchi e averne apprezzati alcuni risultati chiede “che il positivo frutto della concertazione con Federparchi sia accresciuto con ulteriori accordi ed attività, sia relativamente agli aggiustamenti ancora necessari alla proposta legislativa, sia per l’introduzione urgente di importanti misure semplificative che abbattano il carico burocratico che grava sulla quotidiana attività di tutti gli Enti Parco. Su questo e su altri aspetti il lavoro da fare con E E Federparchi e Ministero è lungo ma il percorso è tracciato.
AIDAP chiede che “anche attraverso Federparchi, il Senato ed il Governo dimostrino adesso al Paese di avere davvero a cuore il sistema delle aree protette italiane, producendo norme e leggi che rendano l’Italia orgogliosa di avere un patrimonio naturale di primaria rilevanza internazionale, senza svenderlo per qualche percentile di autofinanziamento.”


martedì 11 marzo 2014

rea key : neurobiologiaCorrere stimola la produzione di nuove cellule staminali nel cervello

helmut newton 
da Quotidianosanita'.it............"Questa ricerca ha scardinato un dogma della neurobiologia: finora si pensava che il declino della neurogenesi nell'età adulta fosse irreversibile", ha spiegatoStefano Farioli-Vecchioli dell'Ibcn-Cnr, coordinatore dello studio. "Con il nostro esperimento, lavorando su un modello murino con deficit neuronali e comportamentali, causati dalla mancanza di un freno proliferativo delle cellule staminali (il gene Btg1), abbiamo invece constatato che nel cervello adulto un esercizio fisico aerobico come la corsa blocca il processo di invecchiamento e stimola una massiccia produzione di nuove cellule staminali nervose nell'ippocampo, aumentando le prestazioni mnemoniche. In sostanza la neurogenesi deficitaria riparte quando, in assenza di questo gene, si compie un'attività fisica che non solo inverte totalmente il processo di perdita di staminali ma scatena un'iper-proliferazione cellulare con un effetto duraturo".Lo studio, realizzato nel laboratorio diretto da Felice Tirone che da anni studia alcuni meccanismi molecolari che regolano i processi di proliferazione e differenziamento nella neurogenesi adulta,in collaborazione con Vincenzo Cestari dell'Università La Sapienza, apre nuovi scenari nella medicina rigenerativa del sistema nervoso centrale."La scoperta pone le basi per ulteriori ricerche mirate ad aumentare la proliferazione delle staminali adulte nell'ippocampo e nella zona subventricolare. I risultati avranno delle implicazioni molto importanti per la prevenzione dell'invecchiamento e della perdita di memorie ippocampo-dipendenti", ha concluso Farioli-Vecchioli. Per quanto riguarda le patologie neurodegenerative, "le potenzialità terapeutiche di queste cellule sono davvero ampie, anche se a breve termine non possono scaturire terapie mirate. Il prossimo passo sarà validare la scoperta su altri modelli murini con malattie quali Alzheimer, Parkinson oppure in cui un evento ischemico abbia provocato un'elevata mortalità neuronale, isolando e trapiantando le cellule staminali iper-attivate".

10 marzo 2014

foto di ANU SRI

sabato 8 marzo 2014

read key : genetica : Autismo. I maschi i più colpiti.


orso castano : sarebbe fantastico "accendere" un gene che , a cascata, farebbe partire la "ricostruzione di organi malati! Ci si riuscira' un giorno? Con internet il sapere scientifico ha subito una accelerazione incredibile nella diffusione delle informazioni e nella crescita di nuove idee. E' indispernsabile , per il futuro della nostrfa salujte che questo patrimonio di scopergte sia messo a disposizione di tutti perche' tutti ikn un'interazione sistemica possan o incrfementare nuove scoperte e...una nuova e piu' umana concezione dell'uomo....!




27 FEB - .............. Oggi, uno studio reso noto da Cell Press, pubblicato su The American Journal of Human Genetics, individua un fattore discriminante tra i due sessi: “le femmine necessitano di mutazioni genetiche più significative per superare la soglia diagnostica legata ai disturbi del neurosviluppo”, ................

“Si tratta del  primo studio che dimostra in modo convincente una differenza a livello molecolare tra ragazzi e ragazze che hanno consultato la clinica per una disabilità legata allo sviluppo”, ha spiegato l’autore Sébastien Jacquemont, della University Hospital of Lausanne. “Lo studio suggerisce che vi sia un diverso livello di robustezza nello sviluppo del cervello e le femmine sembrano avere un chiaro vantaggio”.Già studi precedenti avevano evidenziato una predisposizione di genere nella prevalenza dei disturbi del DSA (Disturbo dello spettro autistico), delle disabilità cognitive e della sindrome di deficit di attenzione e iperattività. Tuttavia, fino ad oggi, le indagini biologiche non avevano mostrato risultati che spiegassero in maniera decisiva queste differenze, come sottolineano gli esperti.
 Jacquemont ha collaborato insieme a Evan Eichler della University of Washington School of Medicine, nell’analisi di campioni di DNA, sequenziando set di dati a partire da circa 16mila individui con questo genere di disturbi e poi circa 800 famiglie con storia di DSA (Disturbo dello spettro autistico). In particolare, i ricercatori hanno preso in considerazione le varianti CNVs (Copy-number variants -  variazioni individuali nel numero di copie di un particolare gene) che le varianti a singolo nucleotide (SNVs). I risultati mostrano che le persone di sesso femminile con DSA o disturbi del neurosviluppo presentano un numero più elevato di varianti CNVs ‘danneggiate’, rispetto a persone di sesso maschile con la stessa diagnosi. Così lo studio suggerisce che il cervello delle persone di sesso femminile richiede alterazioni genetiche più estreme per sviluppare i sintomi del DSA o altri disturbi del neurosviluppo.

“Complessivamente, le femmine rispondono molto meglio dei maschi ad una mutazione che colpisce lo sviluppo del cervello”, ha affermato Jacquemont. “I nostri risultati, dunque, potrebbero portare allo sviluppo di approcci specifici legati al sesso dell’individuo per lo screening diagnostico dei disturbi dello sviluppo neurologico”.


Viola Rita

Scoperto interruttore per rigenerare cellule cuore

  • ADNKronos Salute
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Roma, 4 mar. (Adnkronos Salute) - Scoperto un interruttore molecolare che apre la strada alla rigenerazione del tessuto cardiaco danneggiato dall'infarto. Il tutto senza l'impiego di cellule staminali. In uno studio eccezionale, che ha avuto inizio su una coppia di fratellini con un raro difetto cardiaco, i ricercatori della Johns Hopkins University hanno identificato un interruttore molecolare che regola la divisione cellulare del cuore, e che normalmente la 'spegne' intorno al momento della nascita. La ricerca, scrivono gli scienziati su 'Nature Communications', potrebbe essere utile per 'riattivare' il processo selettivamente, e rigenerare il tessuto cardiaco danneggiato.
"Questo studio offre la speranza che si possa trovare un modo per ripristinare la capacità delle cellule del cuore di dividersi in risposta a una lesione e aiutare i pazienti a riprendersi da vari tipi di disfunzione cardiaca", spiega il cardiologo Daniel P. Judge, direttore del Johns Hopkins Heart and Vascular Institute's Center for Inherited Heart Disease. "Normalmente i problemi si risolvono in molte parti del corpo attraverso la divisione cellulare, fatta eccezione per cuore e cervello. Sebbene un altro lavoro abbia generato entusiasmo circa la possibilità di trattamento con le cellule staminali, la nostra ricerca indica una direzione completamente diversa da perseguire per riparare dall'interno un cuore danneggiato".
A differenza di molte altre cellule del corpo, che muoiono e nascono continuamente, quelle cardiache raramente si dividono dopo la nascita. Quando sono danneggiate da infarto, infezioni o altro, insomma, il danno è irreparabile. La scoperta è emersa dall'individuazione di una mutazione genetica che sembra consentire, in casi molto rari, alle cellule cardiache di continuare a replicarsi.
La storia di questa scoperta è iniziata con due fratelli, nati a distanza di anni, ma a cui nelle prime settimane di vita è stata diagnosticata un'insufficienza cardiaca. Uno ha subito un trapianto di cuore a tre mesi, l'altro a cinque mesi. Quando i patologi hanno esaminato i cuoricini danneggiati dopo l'espianto, hanno scoperto che le cellule del cuore dei neonati avevano continuato a dividersi, un processo che non doveva verificarsi alla loro età. Così il team ha indagato sulle anomalie che poteva spiegare il fenomeno, analizzandone il genoma. Un elemento balzava agli occhi degli studiosi: il gene Alms1 era presente in due copie anomale in ciascun fratellino.
I ricercatori della Johns Hopkins hanno contattato i colleghi dell'Hospital for Sick Children di Toronto, in Canada, che avevano rilevato la stessa proliferazione delle cellule del cuore in cinque baby pazienti, tra cui alcuni fratelli. L'analisi genetica ha mostrato che quei bambini avevano mutazioni nello stesso gene Alms1: questo sembra causare una carenza della proteina che induce le cellule del cuore a smettere di dividersi nei tempi previsti. Una divisione cellulare 'impazzita' responsabile, spiegano gli scienziati, dei danni al cuore dei piccoli. In ulteriori esperimenti i ricercatori della Johns Hopkins hanno coltivato cellule cardiache di topo, per poi spegnere il gene Alms1. Rispetto agli animali normali, questi hanno visto aumentare del 10% il numero di cellule del cuore. Un risultato confermato da ricerche fatte dai colleghi del Jackson Laboratory nel Maine, che hanno allevato topi transgenici portatori della mutazione nel mirino. La proliferazione cellulare alla fine si è fermata negli animali mutati, dice Judge.
Secondo lo studioso la conoscenza precisa del ruolo della mutazione dovrebbe aprire la strada a sistemi per favorire la rigenerazione del tessuto del muscolo cardiaco in modo controllato. Ma il cammino è ancora lungo. "I bambini che ci hanno aiutato a riconoscere l'importanza di questo gene sono nati con una rara condizione che porta a insufficienza cardiaca e molti altri problemi, come il diabete, l'obesità, la cecità e sordità. Ora - conclude - speriamo di applicare queste scoperte per aiutarne milioni di altri con malattie cardiache".

read key : epigenetica nelle piante? : sembra proprio di si'

http://ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it/

orso castano: dunque l'epigenetica coinvolge anche le piante. Questo comporta analisi differenziali metodologiche e comparative, nonche' la costruzione di una visione scientifica sistemica , uomo-piante, tutta da costruire, anche importanti intuizioni in tal senso ci sono gia' state. Colpisce l'assenza di simili importanti considerazioniin chi studia l'epigenetica umana. Ma torneremo spesso su tale confronto/argomento






Evolution Plant Epigenetics
Express.  Researchers from the University of Groningen Bioinformatics center, and their collaborators, have made the exciting discovery that epigenotypes in plants result in complex phenotypes that are stably inherited, and subject to selection.
The team prepared inbred Arabidopsis samples with the same genomes, but differing methylomes. Methyl-seq analysis showed that certain differentially methylated regions (DMRs) behave as quantitative trait loci (QTL epi).  These QTL epi were demonstrated to be responsible for 60-90% of two complex traits, flowering time and primary root length.  The same QTL epi were also found functioning in wildtype Arabidopsis.
Co-Team leader, Assistant professor Frank Johannes explains  ‘We used the same method to locate regions in the DNA, not with different sequences but with different epigenetic marks that contribute to certain traits in the plant.  This is a breakthrough, because it changes the way we view genetics. And it may even be of huge economic importance.
Abstract  ’Quantifying the impact of heritable epigenetic variation on complex traits is an emerging challenge in population genetics. Here, we analyze a population of isogenic Arabidopsis lines that segregate experimentally induced DNA methylation changes at hundreds of regions across the genome. We demonstrate that several of these differentially methylated regions (DMRs) act as bona fide epigenetic quantitative trait loci (QTLepi), accounting for 60 to 90% of the heritability for two complex traits, flowering time and primary root length. These QTLepi are reproducible and can be subjected to artificial selection. Many of the experimentally induced DMRs are also variable in natural populations of this species and may thus provide an epigenetic basis for Darwinian evolution independently of DNA sequence changes.
From a plant evolution perspective, this new information could answer the controversial “problem of missing heritability”.

Integrative epigenomic mapping defines four main chromatin states in Arabidopsis

Abstractblogbanner

...............Post-translational modification of histones and DNA methylation are important components of chromatin-level control of genome activity in eukaryotes. However, principles governing the combinatorial association of chromatin marks along the genome remain poorly understood. Here, we have generated epigenomic maps for eight histone modifications (H3K4me2 and 3, H3K27me1 and 2, H3K36me3, H3K56ac, H4K20me1 and H2Bub) in the model plant Arabidopsis and we have combined these maps with others, produced under identical conditions, for H3K9me2, H3K9me3, H3K27me3 and DNA methylation. Integrative analysis indicates that these 12 chromatin marks, which collectively cover ∼90% of the genome, are present at any given position in a very limited number of combinations. Moreover, we show that the distribution of the 12 marks along the genomic sequence defines four main chromatin states, which preferentially index active genes, repressed genes, silent repeat elements and intergenic regions. Given the compact nature of the Arabidopsis genome, these four indexing states typically translate into short chromatin domains interspersed with each other. This first combinatorial view of the Arabidopsis epigenome points to simple principles of organization as in metazoans and provides a framework for further studies of chromatin-based regulatory mechanisms in plants................

alcuni quesiti posti :

mercoledì 5 marzo 2014

read key : interruttore cardiaco che sblocca la riproduzione di cardiociti: speriamo bene, auguri a questi ricercatori!!

univadis - un servizio offerto da MSD

Scoperto interruttore per rigenerare cellule cuore

  • ADNKronos Salute
Roma, 4 mar. (Adnkronos Salute) - Scoperto un interruttore molecolare che apre la strada alla rigenerazione del tessuto cardiaco danneggiato dall'infarto. Il tutto senza l'impiego di cellule staminali. In uno studio eccezionale, che ha avuto inizio su una coppia di fratellini con un raro difetto cardiaco, i ricercatori della Johns Hopkins University hanno identificato un interruttore molecolare che regola la divisione cellulare del cuore, e che normalmente la 'spegne' intorno al momento della nascita. La ricerca, scrivono gli scienziati su 'Nature Communications', potrebbe essere utile per 'riattivare' il processo selettivamente, e rigenerare il tessuto cardiaco danneggiato.
"Questo studio offre la speranza che si possa trovare un modo per ripristinare la capacità delle cellule del cuore di dividersi in risposta a una lesione e aiutare i pazienti a riprendersi da vari tipi di disfunzione cardiaca", spiega il cardiologo Daniel P. Judge, direttore del Johns Hopkins Heart and Vascular Institute's Center for Inherited Heart Disease. "Normalmente i problemi si risolvono in molte parti del corpo attraverso la divisione cellulare, fatta eccezione per cuore e cervello. Sebbene un altro lavoro abbia generato entusiasmo circa la possibilità di trattamento con le cellule staminali, la nostra ricerca indica una direzione completamente diversa da perseguire per riparare dall'interno un cuore danneggiato".
A differenza di molte altre cellule del corpo, che muoiono e nascono continuamente, quelle cardiache raramente si dividono dopo la nascita. Quando sono danneggiate da infarto, infezioni o altro, insomma, il danno è irreparabile. La scoperta è emersa dall'individuazione di una mutazione genetica che sembra consentire, in casi molto rari, alle cellule cardiache di continuare a replicarsi.
La storia di questa scoperta è iniziata con due fratelli, nati a distanza di anni, ma a cui nelle prime settimane di vita è stata diagnosticata un'insufficienza cardiaca. Uno ha subito un trapianto di cuore a tre mesi, l'altro a cinque mesi. Quando i patologi hanno esaminato i cuoricini danneggiati dopo l'espianto, hanno scoperto che le cellule del cuore dei neonati avevano continuato a dividersi, un processo che non doveva verificarsi alla loro età. Così il team ha indagato sulle anomalie che poteva spiegare il fenomeno, analizzandone il genoma. Un elemento balzava agli occhi degli studiosi: il gene Alms1 era presente in due copie anomale in ciascun fratellino.
I ricercatori della Johns Hopkins hanno contattato i colleghi dell'Hospital for Sick Children di Toronto, in Canada, che avevano rilevato la stessa proliferazione delle cellule del cuore in cinque baby pazienti, tra cui alcuni fratelli. L'analisi genetica ha mostrato che quei bambini avevano mutazioni nello stesso gene Alms1: questo sembra causare una carenza della proteina che induce le cellule del cuore a smettere di dividersi nei tempi previsti. Una divisione cellulare 'impazzita' responsabile, spiegano gli scienziati, dei danni al cuore dei piccoli. In ulteriori esperimenti i ricercatori della Johns Hopkins hanno coltivato cellule cardiache di topo, per poi spegnere il gene Alms1. Rispetto agli animali normali, questi hanno visto aumentare del 10% il numero di cellule del cuore. Un risultato confermato da ricerche fatte dai colleghi del Jackson Laboratory nel Maine, che hanno allevato topi transgenici portatori della mutazione nel mirino. La proliferazione cellulare alla fine si è fermata negli animali mutati, dice Judge.
Secondo lo studioso la conoscenza precisa del ruolo della mutazione dovrebbe aprire la strada a sistemi per favorire la rigenerazione del tessuto del muscolo cardiaco in modo controllato. Ma il cammino è ancora lungo. "I bambini che ci hanno aiutato a riconoscere l'importanza di questo gene sono nati con una rara condizione che porta a insufficienza cardiaca e molti altri problemi, come il diabete, l'obesità, la cecità e sordità. Ora - conclude - speriamo di applicare queste scoperte per aiutarne milioni di altri con malattie cardiache".

lunedì 3 marzo 2014

read key :neurofisiologia cerebrale

orso castano : il "riduzionismo, nel campo delle neuroscienze   aveva portato ad una scarsa credibilita' scientifica delle stesse. La multifattorialita' nell'espressione del disturbo mentale , anch'essa riduceva ad una aggregazione di percorsi a causalita' lineare piu' o meno intrecciati tra loro , o, nel migliore dei casi ad un spesso vano tentativo di "pesare" i vari "alberi" nel tentativo di definire le tipologie del disturbo oppure l'evoluzione , che pero' appariva predicibile, del disturbo mentale. Le teorie della complessita' , restituendo ad ogni "albero" progressivita'/autonomia/imprevedibilita' evolutiva , hanno da un lato costretto alla definizione di mosaici mobili delle patologie mentali .L'epigenetica , poi, e sopratutto una visione sistemica a feedback positivo (con possibilita' di reazione non adattiva ma che si colloca in posizione meta rispetto al disturbo) stanno restituendo agli studi biopsichiatrici, una dinamicita' ed una imprevedibilita' piu' vicini alla realta di questi fenomeni. Il percorso sia descrittivo che interpretativo non e' certo agevole.
20130320-195223.jpg
da La Stampa salute
a)............di .LM&SDP..http://www.lastampa.it/2013/04/22/scienza/benessere/salute/elevati-livelli-di-glutammato-nel-cervello-dietro-a-psicosi-e-schizofrenia-J2scsNgWg5FxZ0VSc4NgAI/pagina.html?exp=1........Per determinare cosa succede al cervello e come i pazienti sviluppano la malattia, i ricercatori hanno utilizzato la tecnica di neuroimaging sia su modello animale che su pazienti umani. 
Nella prima fase dello studio, si sono concentrati su 25 giovani a rischio schizofrenia per scoprire che l’attività del glutammato aumentava nell’ippocampo – per cui ne conseguiva un aumento del metabolismo dell’ippocampo; poi l’ippocampo ha cominciato ad atrofizzarsi.
Nella seconda fase dello studio, al fine di osservare se l’aumento del glutammato portava altre modifiche nell’ippocampo, i ricercatori si sono concentrati su un modello murino con schizofrenia.Quando i ricercatori hanno aumentato l’attività del glutammato nei topi, si è ripresentato lo stesso schema osservato nei pazienti umani: l’ippocampo è diventato ipermetabolico e, quando i livelli di glutammato sono aumentati più volte, l’ippocampo ha cominciato ad atrofizzarsi.
Ecco dunque che, in linea teorica, questa disregolazione del glutammato e l’aumento del metabolismo potrebbero essere identificati attraverso le scansioni cerebrali di individui che sono sia a rischio che nella fase iniziale della malattia........................
b.............. Grazie al carbonio 14, prodotto dai test nucleari degli anni ’60, è stato possibile datare le cellule nervose del cervello e scoprire che i neuroni continuano a formarsi nell’età adulta. 
 Lo fanno al ritmo di 1400 al giorno, rinnovandosi costantemente nella regione chiamata ippocampo. La scoperta, pubblicata sulla rivistaCell, si deve a un gruppo coordinato da Jonas Frisen del Karolinska Institute a Stoccolma. 
 Si è pensato a lungo che nell’uomo non si formino nuovi neuroni dopo la nascita. Questa è la prima prova, sottolinea Frisen, che c’è una rigenerazione di neuroni nel cervello umano durante tutta la vita. Ciò suggerisce che il processo contribuisca al funzionamento del cervello e svolga un ruolo importante nelle funzioni cognitive nell’età adulta. La ricerca ha infatti mostrato che la rigenerazione dei neuroni avviene nell’ippocampo, una regione del cervello fondamentale per la memoria e l’apprendimento. Inoltre, è noto che la nascita di nuovi neuroni nel cervello adulto acuisce la memoria nei roditori e lo stesso potrebbe accadere negli esser umani.  
 Ma la scoperta ha anche un’altra implicazione: «si sospettata da tempo - ha osservato Frisén - che la depressione sia legata alla riduzione della rigenerazione dei neuroni nell’ippocampo e alla luce della nuova scoperta potrebbero essere messe a punto terapie più efficaci per la cura di questa malattia»......La tecnica si basa sui livelli di carbonio 14 accumulatosi in atmosfera durante i test nucleari condotti fra il 1955 e il 1963. Poiché nel ’63 i test nucleari sono stati banditi i livelli atmosferici di carbonio 14 sono diminuiti a un tasso noto e la tecnica necessita di sapere le frazioni precise di queste diminuzioni. Quando mangiamo vegetali o prodotti animali, assorbiamo il carbonio 14 presente in atmosfera e accumulato nei cibi ingeriti. Di conseguenza, nel momento in cui mangiamo, l’esatta concentrazione atmosferica di questo elemento si imprime nel Dna dei nuovi neuroni. Confrontando le concentrazioni di carbonio 14 trovate nel Dna con le frazioni atmosferiche note di C14, dal ’63 in poi, i neuroni possono essere datati. Misurando la concentrazione di carbonio 14 nel Dna di neuroni prelevati dall’ippocampo di esseri umani defunti, i ricercatori hanno trovato che più di un terzo di queste cellule vengono regolarmente rinnovate per tutta la vita
c)..............Lo hanno scoperto i ricercatori della University of South Dakota a Sioux Falls, coordinati dal dott. James V. Pottala, del Health Diagnostic Laboratory Inc. di Richmond in Virginia, i quali hanno condotto uno studio su 1.111 donne che facevano parte del Women’s Health Initiative Memory Study e che sono state seguite per otto anni.All’ottavo anno di studio, quando le donne avevano raggiunto una media di 78 anni d’età, i ricercatori hanno sottoposto le partecipanti a scansioni cerebrali con MRI (la risonanza magnetica per immagini) per misurare il volume del cervello.I risultati dei test hanno rivelato che le donne con alti livelli di omega 3 nel sangue presentavano più grandi volumi cerebrali totali: nello specifico, il 7,5% contro il 3,4% delle partecipanti con il doppio di livelli di AGE avevano un volume cerebrale dello 0,7% più grande. Le donne che presentavano alti livelli di omega 3 possedevano anche un volume nell’area dell’ippocampo del 2,7% più grande.Quest’area cerebrale svolge un importante ruolo nella memoria: nella malattia di Alzheimer infatti l’ippocampo comincia ad atrofizzarsi anche prima della comparsa dei sintomi.«Questi livelli elevati di acidi grassi – spiega il dott. Pottala – possono essere ottenuti attraverso la dieta e l’uso di integratori, e i risultati suggeriscono che l’effetto sul volume del cervello è l’equivalente delritardare da uno a due anni la normale perdita di cellule cerebrali che si ha con l’invecchiamento».Se dunque vogliamo proteggere la salute del nostro cervello diamo la precedenza ai cibi che naturalmente contengono gli acidi grassi essenziali come, per esempio, semi di lino e il relativo olio, semi di Chia, salmone e olio di pesce, noci e frutta secca, semi di soia e relativo olio, uova, olio di canola, olio di semi di canapa, spinaci e cavolfiore..