martedì 22 dicembre 2015

un altro passo avanti nella ricerca , copiando dalle piante.


CULTURA 22 dicembre 2015

Il genio delle donne applicato alla robotica: al top una scienziata dell’Iit

Francesco Margiocco
80.0%IMPORTANTE
20.0% Insignificante
Barbara Mazzolai dell’Iit e Cecilia Laschi della Scuola Superiore di Pisa
Barbara Mazzolai dell’Iit e Cecilia Laschi della Scuola Superiore di Pisa

Plantoide è il nome del robot che imita gli alberi e che sta portando tanta gloria alla sua inventrice. Mazzolai, responsabile del centro di micro bio-robotica dell’Istituto italiano di tecnologia, è una delle “25 donne della robotica” che secondo l’annuale classifica del sito per specialisti Robohub.org, “vale la pena di conoscere”. Plantoide ha radici munite di sensori in tutto simili ai sensori naturali che si trovano sulle punte delle radici degli alberi. Come i sensori degli alberi riescono a riconoscere la presenza di acqua e di sostanze necessarie per vivere, così fanno quelli del robot. Plantoide è formato da un tronco, da foglie e da radici ciascuna con cinque sensori: di gravità, di temperatura, di umidità, tattili e chimici.«Le radici degli alberi crescono autonomamente, dalla punta, per la successiva aggiunta di materiale naturale, ossia di cellule, ed è esattamente quello che fanno le radici del robot», spiega Mazzolai. «Solo che qui - aggiunge - la crescita avviene per l’aggiunta successiva di un materiale artificiale».Il materiale è il Pla, l’acido polilattico usato nelle stampanti tridimensionali. È un materiale di derivazione organica - può provenire dalla canna da zucchero o dall’amido di mais - con proprietà termo-plastiche che lo rendono malleabile quando è sottoposto ad elevate temperature. Si presenta come un filo che, se riscaldato, può dare origine, un filo dopo l’altro, a nuove forme. In questo caso l’acido polilattico avvolto in una bobina che si trova all’interno del robot è trascinato da un motore fino alla punta della radice dove, riscaldandosi, crea un prolungamento della radice stessa.
Le applicazioni di Plantoide possono essere molte. In agricoltura può servire a conoscere la qualità del suolo. «Questi controlli in agricoltura andrebbero fatti sempre, e il nostro robot offre un sistema molto economico che non necessita nemmeno di un operatore, perché Plantoide ha in sé la capacità di crescere a seconda di quello che trova». Il robot potrebbe anche essere impiegato nella ricerca del petrolio, per cercare nuovi giacimenti e rinviare di qualche decenni le ansie sul presunto esaurimento dell’oro nero. «Il prototipo è pronto e abbiamo ricevuto diverse manifestazioni di interesse da parte di aziende»..........................

mercoledì 9 dicembre 2015

stragi, catastrofi umanitarie e petrolio :NIGERIA:150 CIVILI INERMI TRUCIDATI DA SOLDATI DEL CAMERUN -

orso castano : uno dei tanti quotidiani massacri in Africa. In secondo piano ma strettamente connessi gli ingteressi sul petrolio. L'occidente deve accelerare la produzione di energie rinnovabili . La tecnologia gia' esiste, manca la distribuzione delle energie rinnovabili , le attrezzature che consentono , ad es. , lungo le strade e le autostrade , la "ricarica " delle fonti di queste energie! E' davvero strano e sospetto che di fronte ad una tecnologia ormai avanzata si tardi da parte dei governi a investire in queste strutture!
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Nigeria, attacco kamikaze di Boko Haram, decine di morti in una processione sciita Nigeria: oltre 30 morti e 80 feriti per un attentato attribuito ai Boko Haram Ciad, 38 morti in triplice attacco al confine con Nigeria 09 dicembre 2015 Alcuni sopravvissuti nigeriani raccontano che soldati del Camerun hanno attraversato il confine con la Nigeria, assalito e bruciato villaggi, ucciso almeno 150 civili inermi. Coloro che sono riusciti a scappare dal massacro hanno impiegato giorni di cammino nella foresta prima di arrivare in un centro per rifugiati di Fufore. Il governo di Yaoundè ha negato tutto: "I nostri soldati sono molto ben addestrati e rispettano i diritti umani". La tensione tra i due Paesi sta effettivamente crescendo a causa delle continue stragi perpetrate dagli integralisti islamici nigeriani Boko Haram anche in Camerun. Al centro di Fufore sono arrivati almeno 643 rifugiati. Provengono dai villaggi nigeriani situati tra Gamboru e Banki, una striscia di circa 150 chilometri lungo il confine con il Camerun. Al momento non è ancora chiaro chi abbia effettivamente attaccato queste centinaia di civili inermi massacrandoli a decine né perché, ma secondo il responsabile dell'Onu per la regione si tratta di "un vero e proprio disastro umanitario". La scorsa settimana il ministro del Petrolio della Nigeria aveva parlato di una importante scoperta di petrolio nel bacino del lago Ciad che rischia di alimentare conflitti di confine tra Nigeria, Ciad, Camerun e Niger. - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Nigeria-150-civili-inermi-sono-stati-trucidati-da-soldati-del-Camerun-che-hanno-passato-i-confini-Resonsabile-Onu-per-la-regione-un-vero-e-proprio-disastro-umanitario-22a05b9e-1d86-4de6-8168-f9b2f7744368.html

martedì 8 dicembre 2015

alla finestra a guardare e filosofare

orso castano : l'analisi del manifesto sulll'impoverimento dei ceti medi e' interessante ma , al di la' della "necessita' per il capitalismo di far ripartire il processo di accumulazione e di "impiegare il capitale umano inutilizzato" , occorre fare proposte concrete per "sblindare" ,"sbloccare" queste energie, per recuperare questi saperi,per innovarli, e sopratutto occorre che la modalita'  di produzione e di organizzazione delle piccole aziende venga agevolata e supportata dal fisco fino al supporto tecnologico ed alla ricerca scientifica. ma sembra che che dovrebbe istituzionalmente far questo sia "fermo al palo " e continui a ragionale secondo vecchie, o staravecchie,
vecchie logiche di potere e di cerchie chiuse , ed il governop , come i vecchi governi, sta a guardare!


http://ilmanifesto.info/ceti-medi-senza-futuro/
Come si fa a mobilitare una società arroccata in se stessa e sfinita dalla crisi? Questa è la domanda che percorre il 48° rapporto Censis sulla società italiana presentato ieri al Cnel a Roma. I dati sulla recessione analizzati nell’ultimo anno confermano il crollo dei consumi delle famiglie: –8% del Pil dal 2008, Questo ha comportato un cambiamento delle abitudini, soprattutto del ceto medio che continua ad essere l’ago della bilancia di tutte le politiche sociali. Si sta scoprendo una vita «a consumo zero» con la riduzione di pranzi e cene fuori casa (62%), cinema e svago (58%). Si riducono gli spostamenti in auto per risparmiare la benzina e si cambiano le abitudini alimentari. In un paese dove crescono drammaticamente le diseguaglianze economiche, e la redistribuzione delle risorse viene annientata dalle politiche dell’austerità, le famiglie risparmiano su tutto.
Per il Censis è questo il senso dell’aumento del risparmio privato, contanti e depositi bancari sono aumentati in termini reali del 4,9% e costituiscono il 30,9% del totale (erano il 27,3% nel 2007). Questa massa monetaria pari a 1.219 miliardi di euro a giugno viene definita come «capitale inagito». Si tratta di un capitale liquido, o «cash», che rappresenta una forma di tutela individuale contro i rischi sistemici di un paese giunto al terzo anno di recessione senza vedere all’orizzonte una svolta. Anzi, la percezione della «vulnerabilità» porta il 60% degli italiani a temere di finire in povertà in qualsiasi momento: «è come se la povertà fosse un virus che può contagiare chiunque» aggiunge il Censis, riferendosi al ceto medio in via di impoverimento o di vera e propria proletarizzazione. Questo «capitale inagito» «è anche il carburante dell’informale, del nero, del sommerso, serve a creare reddito non tassato e per abbattere i costi». Quelli da sostenere nel caso di una malattia improvvisa, oppure per l’istruzione dei figli e ancora per la perdita del lavoro.
Il bonus Irpef da 80 euro, che vedrà la probabile consacrazione nella legge di stabilità, finirà in queste pieghe. Non rilancerà dunque i consumi, come auspica il governo Renzi, ma potenzierà le strategie di immunizzazione approntata dal ceto medio del lavoro dipendente che percepisce tra gli 8 mila e i 26 mila euro annui. Da questa elargizione sono state escluse tutte le forme del lavoro autonomo, il precariato, e i pensionati. Soggetti che restano nel cono d’ombra della politica. Una decisione che sembra avverare una previsione fatta nel 2007 da Sergio Bologna nel libro «Ceti medi senza futuro?» (Derive Approdi). La crisi ha bloccato anche gli investimenti. Nel rapporto viene descritto il crollo nell’hardware (-28,8%), nelle costruzioni (-26,9%), mezzi di trasporto (-26,1%). Dal 2007, il crollo è stato superiore a 333 miliardi di euro, più di quanto previsto dal bluff del piano Juncker (poco più di 300 milioni, quelli reali sono solo 21). Non vanno meglio gli investimenti diretti esteri: nel 2013 sono stati 12,4 miliardi contro i 72 dell’anno precedente. Gli investimenti che dovrebbero creare nuove imprese e rilanciare l’occupazione, quelli per cui è stato fatto il Jobs Act che cancella l’articolo 18 e eroga tutele a singhiozzo per i neo-assunti, sono crollati del 60%. Considerate le premesse strutturali della crisi non è detto che quest’opera di deregolamentazione raggiunga il risultato auspicato.C’è poi il «capitale umano dissipato». Così il Censis descrive il secondo effetto della recessione italiana: oltre 3 milioni di disoccupati, 1,8 di inattivi, 3 «disponibili a lavorare». In Italia ci sono «8 milioni di individui non utilizzati» che «aspettano di essere valorizzati e instradati verso un mercato del lavoro per tradurre il loro potenziale in energia lavorativa e produttiva».
La scelta di questa terminologia neoliberista ricavata da Gary Becker — il teorico del «capitale umano» — non è casuale. Il rapporto fa proprio il problema del capitalismo contemporaneo, e il suo punto di vista scisso tra l’euforia finanziaria e la depressione per la catastrofe di quella reale. Il suo problema è far ripartire il processo di accumulazione, quello di valorizzazione della forza-lavoro e l’efficacia dell’azione politica che ha interiorizzato il punto di vista del mercato e distrugge lo Stato, il welfare o i beni comuni.
La politica, subalterna alla cultura neo-liberale, è incapace di cogliere il cuore della contraddizione e continua a rispondere agli input del mercato promuovendo la frammentazione sociale, la distruzione del sistema dei «corpi intermedi» istituzionali, professionali o di categoria, come della rappresentanza democratica o del lavoro. La sua incapacità di fornire una risposta all’altezza della crisi del capitale si riflette nel blocco — variamente descritto nel rapporto — del desiderio. Non circola il denaro e non si consuma. Al soggetto indebitato vengono negate le sorgenti della sua felicità e per questo diventa sempre più riottoso e individualista.
In questo approccio manca una profonda critica del neoliberismo, e dei suoi presupposti antropologici. La domanda iniziale: come si «movimenta» una società in crisi rischia di non trovare una risposta che non sia quella di una politica che coinvolga la società all’interno di un discorso «neo-borghese». Un tentativo che si è rivelato fallimentare negli anni dei governi delle «larghe intese», come del resto attesta la stessa indagine del Censis.
Dalla lettura del rapporto si evince ancora un alto tasso di fiducia nei sindacati, soggetti utili alla vita democratica. Interessante è la descrizione della «terra di mezzo» dove crescono identità lavorative «ibride» tra nuova impresa, lavoro autonomo e precariato. Nel 2013, 3,4 milioni di occupati. Tra i 15–24 anni queste «identità» sono maggioritarie. Si sta consolidando un «quinto stato» che non trova rappresentanza nè tra i sindacati nè nell’impresa e che subisce, più di altri, la violenza della crisi.

uan "societa' sghemba anche nei pensieri"

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orso castano : la sanita' italiana a furia di tagli e di vere e proprie ruberie , come riferiscono ormai frequentissimamente i giornali quotidiani, si sta' sfarinando sotto i nostri occhi. A tutto questo il governo Renzi non sa o non vuole porre rimedio. Forse spera che una sanita' privata di rincalzo poissa risolvere il problema. Ma Renzi deve  (ma non c'e' l'ha) avere una prospettiva storica. La sanita' privata in Italia e' , nella grande maggioreanza dei casi, a rimorchio di quella pubblica, non c'e' mai stata vera competizione nelle tariffe e nella presa in carico seria e dignitosa dei casi piu' gravi (anche perche' piu' onerosi e con un ritorno economico quasi nullo). La sanita' pubblica non deve morire anche se Renzi a furia di tagli sembra volere prorpio questo. E' urgente che chi . come lui, non riesce a governare si faccia da parte, con umilta' e senso civico, ammesso che riesca a trovarne. Il welfare soffre e si sfascia. Come sostine il censis "siamo in una societa' sghemba anche nei pensieri".


dal Rapporto Censis......................La sanità nella percezione degli italiani
Oggi arriva il Censis con la sua poderosa opera di analisi della situazione sanitaria, che, per flash, è così rappresentata: “È il 42,7% dei cittadini italiani a pensare che la sanità stia peggiorando, quota che sale al 64% al Sud. Inoltre, il 55,5% considera inadeguato il Servizio sanitario regionale, quota che sale all'82,8% nel Mezzogiorno. Per capire il ricorso al privato, va considerato il trade off tra costo e tempi di attesa che, con la capacità del privato di offrire prestazioni a prezzi sostenibili e la lunghezza delle liste di attesa nel pubblico, si risolve spesso nella scelta dei cittadini di pagare per intero di tasca propria le prestazioni. Ad esempio, per una colonscopia nel privato si spendono 224 euro e si attendono 8 giorni, nel pubblico con il ticket si spendono 56 euro e si attendono 87 giorni; per una risonanza magnetica nel privato si spendono 142 euro e si attendono 5 giorni, con il ticket si pagano 63 euro e si attendono 74 giorni. Costi e tempi di attesa hanno andamenti inversi nel passaggio dal pubblico al privato, poiché all'aumentare dei costi delle prestazioni nel privato corrisponde una diminuzione dei tempi di attesa e viceversa. Una colonscopia nel privato richiede circa 169 euro in più rispetto al pubblico e riduce i tempi di attesa di 74 giorni; per una risonanza magnetica nel privato la spesa è di 79 euro in più con una riduzione dei tempi di attesa di 69 giorni”.

Fiducia nel medico di famiglia ma difficoltà nei percorsi di cura

Il Censis conferma poi la fiducia che gli italiani ripongono nel medico di famiglia, come emerse già negli anni scorsi: “Gli italiani ribadiscono l'importanza del ruolo svolto dal medico di famiglia:
il 57,3% afferma che dovrebbe essere sua la responsabilità di dare informazioni circostanziate ai pazienti e guidarli verso le strutture più adatte. Il 42,6% ritiene che gli Uffici relazioni con il pubblico e gli sportelli delle Asl dovrebbero offrire informazioni più precise e articolate. Un italiano su 5 vorrebbe anche disporre di graduatorie sui servizi e la loro qualità basate sui giudizi dei pazienti. Accanto a quelle di tipo informativo, le difficoltà che i cittadini sperimentano nel rapportarsi al Servizio sanitario nazionale sono anche di carattere pratico, legate ai tempi di attesa prima di accedere ai servizi richiesti. Tra le persone che hanno effettuato visite specialistiche e accertamenti diagnostici, rispettivamente il 22,6% e il 19,4% ha dovuto attendere perché privo di alternative. E quando l'attesa c'è stata, è stata consistente: in media, 55,1 giorni prima di effettuare una visita specialistica e 46,1 giorni per un accertamento”.
...........................Risultati immagini per censis

Queste analisi sulla situazione sanitaria si inquadrano in uno

scenario che vede la società italiana con una forte difficoltà

nell’autopropulsione. Giuseppe De Rita e Massimiliano Valerii

hanno parlato della sindrome del “limbo”, in continuità con

l’intuizione Censis dell’anno scorso, quando si parlò di “deflazione

delle aspettative” e di una “società sghemba anche nei pensieri”.

Temi e sforzo di interpretazione da parte dei due esponenti del

Censis, tutto da approfondire. Cosa che faremo con attenzione

nei prossimi giorni.

Orfeo Notaristefano

sabato 5 dicembre 2015

graduatoria ospedali da la Stampa : secondo la Regione Piemonte

La classifica degli ospedali piemontesi FEMORE (l’intervento entro 48 ore dalla rottura riduce il rischio di morte) Martini di Torino Ospedale di Mondovì (Cuneo) Ospedale degli infermi di Biella I MIGLIORI 3 I PEGGIORI 3 San Giacomo di Novi Ligure (Alessandria) Gradenigo di Torino Civile di Aqui Terme (Alessandria) INFARTO MIOCARDIO (minore mortalità a 30 giorni) Martini di Torino Civile di Ivrea (Torino) Molinette di Torino I MIGLIORI 3 I PEGGIORI 3 Maggiore della Carità di Novara Ospedale degli Infermi di Biella San Pietro e Paolo di Borgosesia (Vercelli) TUMORE DELLA MAMMELLA (strutture con maggior numero di interventi) Sant’Anna di Torino Molinette di Torino IRCCS di Candiolo (Torino) I MIGLIORI 3 I PEGGIORI 3 San Lorenzo di Carmagnola (Torino) Policlinico di Vercelli San Pietro e Paolo di Borgosesia (Vercelli) - LA STAMPA VALLE D’AOSTA LOMBARDIA LIGURIA VALLE D’AOSTA andria) lessandria a) dria) TORINO Vercelli Carmagnola Alessandria Candiolo M
qsRapporto Censis. Il 42% degli italiani pensa che la sanità stia peggiorando. Più della metà boccia le gestioni regionali. E sono quasi 8 milioni i cittadini che si indebitano per pagarsi le cure

orso castano :    No Comment !!

dispersione nell'ambiente di metaboliti di farmaci nei paesi in via di sviluppo

orso castano : l'ecofarmacovigilanza si va sviluppando. La dispersione nell'ambiente di metaboliti attivi di derivazione dai farmaci testimonia di uno smaltimento scorretto e di un filtraggio, da parte dei depuratori, veramente deficitario. Lanciare un allarme e' indispensabile !!

 
Il dicloflenac, l’ibuprofene e altri principi attivi comunemente usati – lo studio stima ne vengano prescritti più di 30 milioni al giorno nel mondo – avrebbero effetti negativi sulla crescita di piante come la lattuga e il ravanello. I farmaci a uso umano finiscono nell’ambiente e nel suolo in diversi modi, ad esempio quando i sistemi di gestione e smaltimento dei rifiuti non sono in grado di rimuovere i composti chimici dai liquami. Un problema serio soprattutto se si considera che in molti Paesi in via di sviluppo i detriti fognari vengono usati come fertilizzanti e le acque reflue, le acque di scarico per l’irrigazione dei campi.
 
Gli effetti negativi della presenza di queste sostanze chimiche nel suolo sono riscontrabili nella lunghezza delle radici così come dei germogli e nella dimensione complessiva della pianta, caratteristiche che vanno a incidere direttamente sul processo di fotosintesi clorofilliana. 

 vedi anche molto interessante come proposta di modello da utilizzare nella ricerca degli inquinanti ambientali da farmaci :
.......Banca dati Farmacoambiente Il database “Farmacoambiente”, raccoglie le informazioni reperibili nella letteratura scientifica sulla presenza nell’ambiente, persistenza nei media ambientali e tossicologia ambientale dei farmaci. Complessivamente sono stati reperiti dati di presenza, persistenza e tossicologia ambientale relativi a circa 100 principi attivi farmacologici, contenuti in altrettanti articoli scientifici pubblicati nella letteratura Internazionale. Le informazioni relative a ciascun farmaco sono state successivamente completate con dati sulle caratteristiche farmacocinetiche-metaboliche e chimico-fisiche di rilevanza ambientale. Quando disponibili i dati di vendita per l’Italia -anno 1997- è stato inoltre possibile calcolare, per alcuni di essi, i carichi ambientali teorici, ossia la stima dei quantitativi di principi attivi riversati annualmente nell’ambiente in Italia. Tutte le informazioni così reperite sono state organizzate in un database denominato “Banca dati Farmacoambiente” contenuto nel CD accluso e, nel prossimo futuro, disponibile anche on line......................

Farmaceutica in ambiente: Sources, destino, effetti e rischi

Klaus Kümmerer
Springer Science & Business Media, 9 marzo 2013 - 265 pagine

ecofarmacovigilanza: un articolo da leggere con attenzione

AIFA Agenzia Italiana del Farmaco logo
..................Oggi i progressi della scienza analitica consentono di rilevare i residui di farmaci presenti nell’ambiente una volta non riconoscibili e di valutare l’eventuale eco-tossicità di molti prodotti e composti farmaceutici che penetrano nell'ambiente, anche se in quantità relativamente piccole.Le potenziali vie di ingresso nell’ambiente[2] sono l’escrezione del composto originario o dei suoi metaboliti attraverso il sistema fognario, il rilascio diretto nelle acque reflue delle officine produttive, degli ospedali o lo smaltimento tramite WC/lavandini, i depositi terrestri, ad esempio nell’impiego di fanghi, la lisciviazione di rifiuti solidi dalle discariche, o l’irrigazione con acque reflue trattate o non trattate.
L'escrezione di farmaci dopo l'uso terapeutico umano e veterinario è la porta principale d'ingresso dei farmaci nell'ambiente ed è una conseguenza inevitabile del consumo di medicinali e pertanto molto più difficile da controllare. I farmaci sono generalmente solubili in acqua e quindi finiscono negli scarichi fognari. Molte sostanze chimiche farmaceutiche non sono degradabili per resistere all'ambiente acido dello stomaco o per avere una lunga durata, e possono penetrare, persistere e  diffondersi nell'ambiente, specialmente nelle acque, e ritornare, attraverso la catena alimentare, negli esseri umani................Conseguenze di inquinamento ambientale da farmaci  :   L'esposizione degli esseri umani e degli animali ai farmaci attraverso l'ambiente può essere diretta o indiretta[3].  Nel lungo termine gli inquinanti farmaceutici potrebbero essere responsabili di tossicità cronica e di altri effetti tra cui la resistenza microbica, alterazioni del sistema endocrino, inibizione della crescita, distruzione degli ecosistemi microbici, citotossicità, mutagenicità, e teratogenicità. Anche se non esiste uno studio sistematico che provi un pericolo determinato o la tossicità da farmaci presenti nell’ambiente per l'uomo, gli effetti potenziali sulle fauna selvatica sono stati ampiamente dimostrati. Un esempio è la drastica riduzione del numero di avvoltoi nel subcontinente indiano dovuto alla loro esposizione indiretta a diclofenac. Uno studio in Pakistan ha rivelato che gli avvoltoi subiscono gravi danni renali dal consumo delle carcasse di bestiame trattate con questo farmaco. In un periodo di tempo relativamente breve, il numero di avvoltoi è diminuito così drasticamente da renderli una specie in via di estinzione. Un altro esempio è la sterilità delle rane attribuita a tracce di pillole contraccettive orali nelle acque. L'ivermectina, usata come antielmintico nella pratica veterinaria, eliminata attraverso le feci, reca danno a organismi come lo scarabeo stercorario. La presenza di ormoni sessuali femminili (etinilestradiolo) nell’ambiente acquatico sembra provochi mutazioni sessuali nei pesci. È ipotizzabile che gli esseri umani, che sono in cima alla catena alimentare, possano essere interessati dagli inquinanti farmaceutici ambientali. Tuttavia, per dimostrarlo sono necessarie ulteriori ricerche.
“Il pericolo principale è la resistenza microbica – scrivono Bikash Medhi and Rakesh K. Sewal, due farmacologi indiani dell’Institute of Medical Education and Research di Chandigarh, in un editoriale pubblicato sull’Indian Journal of Farmacology – L'esposizione continua a basse dosi di antibiotici attraverso l'acqua potabile potrebbe condurre infatti a forme di resistenza. Il minore interesse delle case farmaceutiche per lo sviluppo di nuovi antimicrobici a favore  di farmaci "lifestyle" potrebbe aggravare il problema. Anche se l'effetto di dosi molto basse di farmaci nell'ambiente non è chiaro, popolazioni particolari come le donne incinte, i bambini, la popolazione geriatrica, le persone con insufficienze renali o epatiche potrebbero essere esposte a un maggiore rischio, perché in queste categorie la farmacocinetica è alterata e anche dosi minime possono rivelarsi tossiche. Allo stesso modo, alcuni farmaci in micro dosi potrebbero evidenziare azioni sinergiche”.
Gli approcci di EPV comprendono la progettazione di farmaci verdi, la chimica verde (o sostenibile), lo sviluppo di prodotti biodegradabili, la minimizzazione delle emissioni industriali, l'educazione all'uso razionale dei farmaci, il miglioramento delle pratiche di prescrizione, gestione e smaltimento dei farmaci inutilizzati. Questi nuovi approcci sono stati introdotti nel monitoraggio ambientale di antidepressivi, antibatterici come flourochinolonici, ormoni, paracetamolo e diclofenac.
A causa della complessità dell’esposizione dell'ambiente ai farmaci e del loro specifico effetto biochimico, per migliorare la comprensione scientifica del fenomeno sono necessarie ulteriori ricerche, che comprendono il monitoraggio biologico di specie diverse, la misurazione, la previsione e l'identificazione dei potenziali effetti delle sostanze inquinanti. La Commissione europea (CE) valuta i dati relativi alla presenza di farmaci nell'ambiente e il potenziale impatto sull'ecosistema e sulla salute pubblica, in modo da garantire un costante aggiornamento della normativa vigente per i farmaci umani e veterinari. L'industria, il mondo accademico e i governi sono stati incoraggiati a condurre studi in partnership per verificare che l'orientamento EPV stia offrendo livelli adeguati di tutela ambientale e alcune aziende farmaceutiche dell'Unione europea hanno utilizzato i piani di gestione del rischio ambientale (ERMPs) come risorsa per la valutazione e la gestione dei rischi ambientali di un farmaco durante tutto il suo ciclo di vita. I piani includono informazioni di chimica-fisica, sul metabolismo umano, la farmacocinetica, la tossicologia preclinica e l'impatto ambientale del principio attivo e degli eccipienti del farmaco. L’ERMP deve essere aggiornato qualora vengano identificati eventuali rischi ambientali nuovi o emergenti. Le ricerche accademiche stanno rapidamente progredendo e di recente la Società di Tossicologia e Chimica Ambientale (SETAC) ha pubblicato i risultati di un laboratorio collaborativo che ha individuato le prime grandi questioni relative all'impatto dei prodotti farmaceutici sull'ambiente e ha definito le aree in cui indirizzare la ricerca futura.
Sulla base di questi progressi teorici essenziali, sono state introdotte in Occidente alcune disposizioni obbligatorie ispirate ai principi di EPV. L'Unione Europea ha prodotto una serie di interventi legislativi e di progetti di orientamento normativo in materia di EPV, tra cui il KNAPPE ("Knowledge and need assessment on pharmaceutical product in environmental waters”), che hanno valutato i rischi ambientali associati agli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, ai betabloccanti, agli antibiotici e ai farmaci citotossici. Tra tutti i progetti sull’EPV, l’ERA[4] (Environmental risk assessment), che è per definizione una valutazione predittiva dei rischi normalmente basata su studi sperimentali di laboratorio, è un sistema riconosciuto come fondamentale per attuare strategie volte a minimizzare l'eventuale impatto ambientale dei prodotti farmaceutici. Sia in Europa che in Nord America, tale tipo di valutazione è obbligatoria prima del lancio di nuovi medicinali, e i regolamenti ERA europei sono attualmente i più esigenti. i risultati della valutazione condotta dall'azienda che sviluppa il farmaco vengono sottoposti all'Agenzia Europea dei Medicinali insieme ai dati di qualità, sicurezza ed efficacia richiesti a supporto della domanda di autorizzazione all'immissione in commercio con procedura centralizzata.
La valutazione di rischio ambientale viene condotta con un approccio a stadi, che prende il via con un iniziale screening (fase I), volto a identificare l'esposizione ambientale dei farmaci sulla base del loro potenziale di bioaccumulo e persistenza nell'ambiente. Se, a seguito della valutazione preliminare, risulta un'esposizione significativa, o se vengono identificati rischi particolari per via di specifiche caratteristiche del composto, si rende necessaria la conduzione di ulteriori studi (fase II). I test di fase II identificano i potenziali effetti dei farmaci sull'ambiente e su organismi rappresentativi (ad esempio i pesci o le dafnie per l'ambiente acquatico). A tale scopo, varie metodologie di prova ampiamente riconosciute (previste principalmente dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, OCSE) costituiscono la base del processo di valutazione dei rischi, che può essere ulteriormente esteso, se necessario, caso per caso.
Il quoziente di rischio (RQ) utilizzato per le valutazioni EPV in Occidente (anche per l'ERA) è il rapporto tra la concentrazione ambientale prevista (PEC) e la concentrazione prevista priva di effetti  (PNEC). Il PEC fornisce una stima della concentrazione massima di prodotto prevista in base alle proprietà fisico-chimiche e al volume annuale di utilizzo (l'uso e la successiva escrezione nel sistema delle acque reflue). Il PNEC deriva da test ecotossicologici condotti normalmente su alghe, dafnie e pesci (che rappresentano tre livelli trofici); combinati con un fattore di valutazione che rappresenta l'incertezza derivante dalle differenze di tossicità tra specie e all'interno della stessa specie.
Se RQ < 1 il farmaco testato ha un rischio ambientale trascurabile e quindi può essere impiegato.  Se RQ = 1 (ovvero, PEC = PNEC), potrebbero verificarsi effetti ambientali collaterali. In questo caso si può intervenire affinando la valutazione, limitando l'utilizzo (per ridurre il PEC) o non utilizzando la sostanza. Al contrario, se RQ > 1 sarà necessario ridurre l’impiego fino a quando il PEC sarà inferiore al PNEC o non utilizzare il prodotto.
L'uso di farmaci è divenuto inevitabile nella nostra vita, ma non è indispensabile scendere a compromessi con l'equilibrio dell'ecosistema. Proteggere il pianeta dagli effetti negativi di queste sostanze è possibile. Dall'evoluzione della medicina personalizzata e dai progressi della biofarmaceutica, ad esempio, si attendono farmaci a ridotto impatto ambientale.
Un aspetto fondamentale è l'educazione all'uso razionale e consapevole del farmaco, che l'AIFA promuove direttamente e attraverso partnership.
La valutazione del rischio ambientale (ERA), come detto, è divenuta obbligatoria per ottenere l'autorizzazione alla commercializzazione dei farmaci nell’Unione Europea. I risultati di tali valutazioni sono influenzati però da diversi fattori come le dosi, il metabolismo, la biodegradabilità, la concentrazione ambientale e l'ecotossicità del farmaco. È anche difficile, sulla base di studi di tossicità acuta, prevedere il potenziale pericolo cronico di un medicinale in concentrazioni sub-acute.
Per tale ragione esistono margini per l'elaborazioni di modelli più complessi ed efficaci in grado di ridurre l'incertezza relativa all'impatto ambientale dei farmaci e alla loro ecotossicità. L'Italia sta fornendo un contributo fondamentale all'elaborazione di questi algoritmi. L'Agenzia sta infatti studiando un progetto innovativo attraverso cui si cerca di simulare quale sarà l’impatto ambientale, ovvero la tossicità acquatica dei composti. L’efficacia di tali modelli, insieme a una crescente trasparenza e al miglioramento nella gestione dei farmaci inutilizzati e scaduti, rappresentano sfide fondamentali per il futuro del pianeta.

[1] Si stima che ogni anno vengano consumate 100.000 tonnellate di antibiotici. Più di 30 miliardi di dosi di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) ogni anno solo negli Stati Uniti.Ecopharmacovigilance: An issue urgently to be addressed
Cari lettori,
come avrete notato non sono un amante degli editoriali. Tuttavia il Natale è un buon motivo e mi fa piacere inviarvi i più calorosi auguri. Un altro motivo per me di grande interesse è quello di farvi conoscere la Ecofarmacologia. L 'ecofarmacologia è una "disciplina" di recente interesse che unisce due mondi molto diversi: il mondo dei farmaci e il mondo ecologico. Vi potreste domandare perchè tutto ciò. Personalmente ho un forte interesse verso l'ambiente, d'alta parte mi occupo di farmaci, in particolare dal punto di vista del loro profilo di sicurezza, da molto tempo. L'ecofarmacologia riguarda la "vita del farmaco" nell'ambiente (ecosistema) con tutte le eventuali conseguenze sulle specie animali, uomo in prima linea. Si valuta che all'anno approssimativamente 100mila tonnellate di prodotti farmaceutici siano venduti in tutto il mondo. Sono cifre da capogiro. I farmaci vengono eliminati dall'organismo, anche metabolizzati, e finiscono perciò nell'ambiente attraverso gli scarichi inquinando fiumi e suolo dove possono restare anche per anni e anni. Le eventuali conseguenze che ne possono derivare per la salute dell'uomo sono evidenti. Dovremo perciò avere sempre più interesse per i rischi ambientali che dipendono dall'impiego di farmaci su larga scala. Perdipiù l'uso dei farmaci è in continua crescita, essendo il farmaco considerato quasi alla stregua di un "bene di consumo". Essi possono raggiungere i corsi d'acqua, i laghi e i mari. Vi sono dati interessanti sui rischi che estradiolo e etinilestradiolo possono causare sull' ambiente acquatico. La ricerca in questo settore oggi è orientata in particolare sui pesci mentre sull'uomo non si conosce pressochè nulla.
Quel che dico non deve allarmarvi ma piuttosto farvi pensare. L'uomo potrebbe assumere quantitativi minimi di farmaci, senza saperlo e non necessari, con un'eventuale compromissione della risposta ad essi e con rischi non previsti. Nel caso degli antibiotici la resistenza batterica può essere un fatto da non sottovalutare. Ricordo che il governo svedese ha richiesto all' Agenzia Nazionale sui Farmaci di stendere un documento ufficiale sull'impatto ambientale dei farmaci più utilizzati in quel paese. Inoltre nella Direttiva 2004/27/CE del Consiglio si legge che la domanda di autorizzazione all'immissione in commercio di un medicinale per uso umano comporterà una valutazione dei suoi rischi per l'ambiente.
C'è molto su cui riflettere e molto da fare. E' un mondo nel quale nuotiamo e del quale conosciamo ben poco!
Giampaolo Velo