domenica 15 febbraio 2015

Pesticidi.

Cronache

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Pesticidi. Contaminato il 56,9% delle acque di superficie e il 31% di quelle sotterranee. "Un cocktail di sostanze dagli effetti sconosciuti"


Informazioni legali 

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), le Agenzie Regionali per la 
Protezione dell'Ambiente (ARPA), le Agenzie Provinciali per la Protezione dell'Ambiente (APPA) e le persone che agiscono per loro conto non sono responsabili per l’uso che può essere fatto delle 
informazioni contenute in questo rapporto. ...............

7.2 LA PREVENZIONE DELLA PRODUZIONE DEI RIFIUTI Il tema della prevenzione della produzione dei rifiuti da sempre rappresenta, nell’Unione Europea, una priorità, nell’ambito della gestione dei rifiuti; la Direttiva 2008/98/CE, all’articolo 29 introduce i “Programmi di prevenzione dei rifiuti”. La Commissione europea ha predisposto le Linee Guida, pubblicate il 25 ottobre 2012, per orientare e sostenere gli Stati membri nello sviluppo dei programmi di prevenzione di rifiuti. Nel 2014 la Commissione e l'Agenzia europea per l'ambiente, intendono valutare e confrontare i programmi nazionali di prevenzione dei rifiuti adottati dagli stati membri. Nelle Linee Guida la Commissione ritiene che il passaggio a comportamenti virtuosi diretti alla prevenzione dei rifiuti, uniti ad un migliore uso delle risorse, richieda un insieme integrato di misure; per questo propone degli esempi di programmi nazionali e regionali di prevenzione già adottati da diversi stati membri, unitamente all’illustrazione di differenti approcci e obiettivi, che, tuttavia, impiegano un mix efficace di misure. Tali misure sono abbinate all’indicazione delle risorse necessarie a realizzare i programmi. Il d.lgs. 3 aprile 2006, n.152, come modificato dal d.lgs. 3 dicembre 2010, n. 205, al comma 1 bis, dell’articolo 180, stabilisce che il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare predisponga un Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti ed elabori indicazioni affinché tale programma sia integrato nei piani di gestione dei rifiuti che in tal caso dovranno identificare specifiche misure di prevenzione. Con decreto direttoriale del 7 ottobre 2013, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha adottato il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti. Lo scopo del Programma è dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti. È stato scelto come indicatore per gli obiettivi del Programma la produzione di rifiuti rapportata all’andamento del Prodotto Interno Lordo. Sulla base dei dati rilevati dall’ISPRA, il Programma fissa i seguenti obiettivi di prevenzione al 2020 rispetto ai valori registrati nel 2010: - Riduzione del 5% della produzione di rifiuti urbani per unità di Pil. Nell’ambito del monitoraggio per verificare gli effetti delle misure, sarà considerato anche l’andamento dell’indicatore Rifiuti urbani/consumo delle famiglie; - Riduzione del 10% della produzione di rifiuti speciali pericolosi per unità di Pil; - Riduzione del 5% della produzione di rifiuti speciali non pericolosi per unità di Pil. Sulla base di nuovi dati relativi alla produzione dei rifiuti speciali, tale obiettivo potrà essere rivisto. Entro un anno le Regioni sono tenute a integrare la loro pianificazione territoriale con le indicazioni contenute nel Programma nazionale. L’articolo 199, al comma 3, lett. r), infatti, stabilisce che il piano regionale “preveda un programma di prevenzione della produzione dei rifiuti, elaborato sulla base del programma nazionale di prevenzione dei rifiuti di cui all'articolo 180, che descriva le misure di prevenzione esistenti e fissi ulteriori misure adeguate.” Il programma deve fissare anche gli obiettivi di prevenzione e deve contenere specifici parametri qualitativi e quantitativi per le misure di prevenzione al fine di monitorare e valutare i progressi realizzati, anche mediante la fissazione di indicatori. Per quanto riguarda la raccolta, l’elaborazione dei dati, il popolamento degli indicatori, nonché la definizione di nuovi indicatori, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare si avvale di ISPRA. Al fine di assicurare la trasparenza e la condivisione del Programma, è stato istituito, presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, un Tavolo di lavoro permanente che coinvolge i soggetti pubblici e i portatori di interesse attivi nell’attuazione delle misure previste dal Programma. 202 LA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE 222 Tra le misure generali rientrano la produzione sostenibile, il Green Public Procurement per le pubbliche amministrazioni, il riutilizzo, l’informazione e sensibilizzazione, gli strumenti economici, fiscali e di regolamentazione, nonché la promozione della ricerca. Sul tema del riutilizzo il Ministero dovrà predisporre i decreti attuativi previsti dall’articolo 180 bis, comma 2 del d.lgs. 152/2006. In conformità a quanto previsto dalle linee guida della Commissione europea sono state individuate alcune misure specifiche di prevenzione su particolari flussi di prodotti/rifiuti ritenuti prioritari: rifiuti biodegradabili, rifiuti cartacei, rifiuti di imballaggio, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, rifiuti da costruzione e demolizione. Con il presente Rapporto sono rappresentati, i dati di sintesi, aggiornati, a luglio 2014, dello stato di attuazione della pianificazione regionale sulla gestione dei rifiuti. I dati sono stati acquisiti da ISPRA, anche, grazie alla collaborazione degli enti che provvedono all’elaborazione dei piani stessi (Regioni, Province, ARPA/APPA). Sulla base delle informazioni disponibili, si riportano, nella tabella seguente, i provvedimenti con i quali le Regioni hanno dato corso agli adempimenti necessari all’adozione/approvazione dei piani regionali di gestione dei rifiuti; inoltre, sono indicati i provvedimenti regionali di adozione dei programmi di prevenzione dei rifiuti o le misure di prevenzione previste all’interno dei piani di gestione dei rifiuti............................
vedi anche 
 http://ambientstress.blogspot.com/2015/02/inquinamento-falde-acquifere-le-falde.html

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inquinamento falde acquifere
 Le falde acquifere forniscono circa il 65% di tutta l’acqua potabile europea. Il 20% di tutte le falde acquifere dell’Unione Europea è seriamente minacciato dall’inquinamento. Una goccia di sostanza pericolosa può inquinare migliaia di litri di acqua. L’inquinamento causato oggi può rimanere per generazioni nelle falde acquifere che noi usiamo per ricavare l’acqua potabile. Le risorse idriche sono influenzate dai differenti utilizzi dell’acqua: agricoli, industriali e domestici.
Parliamo della nostra Italia. Dalla relazione territoriale sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti tossici della Regione Campania (oltre 700 pagine), emerge un quadro veramente inquietante. Si stima che per i prossimi 50 anni ci saranno terreni e falde acquifere inquinate, con conseguenze drammatiche per la salute e per l’ambiente! Una tragedia, provocata anche dal pesante condizionamento della malavita nella gestione del ciclo dei rifiuti in Campania. Un caso eclatante,  preso come esempio, è quello dell’avvelenamento delle falde acquifere di Giugliano e delle zone limitrofe: inquinamento causato dallo smaltimento di 30.700 tonnellate di rifiuti pericolosiprovenienti dalla bonifica dell’Acna di Cengio (Savona). La storia. Tra la fine degli anni ‘80 e la metà degli anni ’90 il boss Bidognetti avrebbe smaltito illegalmente, in alcune discariche site a Giugliano di Napoli, attraverso la società “Ecologia 89” che dirigeva, oltre 800mila tonnellate di rifiuti, in gran parte pericolosi, provenienti da aziende del Nord, come l’Acna di Cengio; rifiuti che avrebbero prodotto 57mila tonnellate di percolato che avrebbe poi avvelenato le falde acquifere.
Si tratta della discarica della RESIT, società amministrata dal plurindagato avvocato-imprenditore Cipriano Chianese; la discarica della Novambiente, di proprietà di Gaetano Vassallo, il manager “pentito” dei rifiuti, l’inventore dei traffici di rifiuti tossici dal nord Italia verso la Campania che molto ha rivelato sui meccanismi interni di questo settore e sulle sue connessioni con la classe politica locale e nazionale; la discarica Masseria del Pozzo; la discarica Schiavi e la discarica cava Giuliani. Tutti i siti sono collegati fra loro dalla cosiddetta “Strada della Vergogna”, che è di per sé più una discarica di rifiuti tossici,  regolarmente dati alle fiamme,  che una strada. Alle discariche naturalmente si alternano i campi coltivati del giuglianese, una delle zone agricole più produttive d’Italia. Il professor Balestri, un geologo incaricato dalla Procura di Napoli di relazionare sulla situazione della zona, stima che l’enorme massa di percolato che lentamente sta contaminando le falde acquifere toccherà la punta massima di inquinamento nel 2064. Ha calcolato che la contaminazione da percolato produrrà effetti nocivi sulla popolazione, in particolare sui bambini, ma anche sull’agricoltura, che in zona è ancora molto praticata, fino al 2080.
Consideriamo le possibili conseguenze derivantidalla coltivazione e relativo consumo di prodotti ortofrutticoli provenienti da aree agricole gravemente inquinate in seguito allo sversamento, quasi sempre illegale, di ingenti quantitativi di rifiuti tossici da parte della malavita locale. Le falde acquifere di quelle zone sono inquinate, eppure oggi vengono usate per irrigare terreni dove vengono coltivate verdure o alberi da frutta che finiscono sulle tavole dei consumatori locali e non; vengono allevati animali che brucano erba e forniscono latte per il consumo diretto oppure per produrre formaggi. Potenzialmente, sono migliaia le persone che si potrebbero ammalare o morire per aver ingerito cibi contaminati dalle acque di falda di queste aree. Teniamo inoltre presente che gli scarichi industriali contengono una grande quantità di inquinanti e la loro composizione varia a secondo del tipo di processo produttivo. Il loro impatto sull’ambiente è complesso: spesso le sostanze tossiche contenute in questi scarichi rinforzano reciprocamente i propri effetti dannosi e quindi il danno complessivo risulta maggiore della somma dei singoli effetti.
Non va meglio nel Lazio, in particolare nella Provincia di Latina, dove le falde acquifere di Borgo Montello risultano fortemente inquinate a causa di alcuni materiali radioattivi, interrati illegalmente da esponenti della camorra e finanziati, pare, con fondi regionali.
Smaltimenti illeciti di materiali pericolosi sono stati rilevati anche in 4 aree di circa 12mila metri quadri a Sutri e Castel Sant’Elia (Viterbo), con un elevatissimo inquinamento dei terreni, con conseguenze dannose sulla salute, al quale contribuiscono anche le carcasse di animali e i loro escrementi gettati nei canali o in mare. Rifiuti di ogni genere sono stati rinvenuti anche in una vasta area della borgata palermitana di Partanna Mondello.
E anche al Nord la situazione è tutt’altro che rosea. Cantieri delle autostradeusati come discariche abusive. Una discarica colma di pericolosi scarti di fonderia, nascosta sotto il cantiere della nuova autostrada veneta che dovrebbe collegare le province di Vicenza e Rovigo. Centinaia di tonnellate di scorie – sepolte e ricoperte dal manto d’asfalto che scorre tra icampi coltivati – contenenti alte concentrazioni di metalli pesanti e sostanze chimiche (come cromo,amianto, piombo, nichel e altri ancora).
C’è solo un modo per evitare tutto ciò: emanare norme al fine di tutelare l’ambiente naturale. E, soprattutto, farle rispettare. 

il cesarismo ed il senato: la morte della repubblica romana ; sembra di parlare di Renzi , ma e' un tornare alla storia Romana , Vichianamente, ed a Gramsci, alla sua lungimiranza, alla profondita' del suo pensiero immerso costantemente nella "praxsis"politica dei suoi tempi:r

Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis (CiceroneDe Oratore) :la crisi della repubblica a Roma – Il cesarismo

Renato Guttuso, Notte

Renato Guttuso, portella delle Ginestre

Dall’80 al 40 a.C. la situazione politica a Roma precipitò verso esiti dal chiaro valore (link)  antidemocratico.


Il giovane Gneo Pompeo, già ufficiale di Silla, si mise in evidenza attraverso tre imprese. Nel 77 a.C. ebbe ragione di Marco Emilio Lepido che nell'Etruria e nella Cisalpina, aveva tentato di abolire la costituzione sillana. In Spagna nel 72 a.C., domò l'insurrezione dei Lusitani guidata da Quinto Sertorio. In Italia, pose fine a una rivolta di schiavi guidata dal trace Spartaco nel 73 a.C., e già affrontata dal generale Marco Licinio Crasso. Insieme a Pompeo e Crasso questo fu eletto console nel 70 a.C.; allo scopo di diminuire l'attività del senato, i due restituirono l'autorità ai tribuni e il controllo dei processi ai cavalieri.Un altro uomo stava emergendo, Marco Tullio Cicerone, I'oratore che era riuscito a far condannare, per le molte ruberie, Verre, ex governatore della Sicilia. Nel 67 a.C. Pompeo, al comando di una potente flotta vinse i pirati che spadroneggiavano nel Mediterraneo.
Nel 66 a.C. Mitridate, il re del Ponto, tentò una nuova offensiva contro Roma. Pompeo fu mandato in Oriente e, dopo il suicidio del re, conquistò la regione, fece della Siria e della Giudea due provincie romane e sottomise l'Armenia e la Bitinia.
Il primo Triumvirato
Nel frattempo a Roma il partito dei popolari appoggiava Caio Giulio Cesare, un aristocratico simpatizzante di Mario. Un altro personaggio raccoglieva seguaci, promettendo l'allargamento della cittadinanza, la cancellazione dei debiti e la distribuzione di nuove terre, il sillano Lucio Sergio Catilina.Sconfitto da Cicerone nell'ascesa al consolato nel 63 a.C., ordì una congiura. Cicerone lo smascherò in una seduta senatoria (le famose 4 orazioni Catilinarie), costringendolo a fuggire in Etruria dove poco dopo fu sconfitto e ucciso in battaglia.
Rientrato dall'Oriente, Pompeo sciolse l'esercito e rinunciò a instaurare una dittatura, contestato dal senato per l'ordinamento dato all'Asia, si alleò con Cesare e Crasso formando il primo Triumvirato.
La conquista della Gallia
Il carattere di questo accordo fu soltanto privato, non istituzionale. Cesare ottenne il consolato nel 59 a.C. e fece approvare la distribuzione di terre ai veterani di Pompeo.
L'anno dopo ottenne il governo della Gallia Cisalpina e Narbonese. Arrivato in Gallia nel 58 a.C., costrinse gli Elvezi a rinunciare alla Gallia Narbonese e il principe germanico Ariovisto al protettorato sugli Edui. Sconfitti anche Belgi e Aquitani (57 a.C.), riorganizzò l'intera Gallia in una nuova provincia.Nel convegno di Lucca del 56 a.C. Cesare ottenne il comando in Gallia per un altro quinquennio, mentre Pompeo e Crasso ebbero nuovamente il consolato. Nel 53 a.C. Crasso morì in battaglia contro i Parti, che sbaragliarono l'esercito romano a Cana, in Siria. Pompeo e Cesare rimasero soli. Cesare si preparò alla conquista della Britannia, ma fu costretto a rientrare in Gallia per sedare la rivolta diVercingetorige, re degli Arverni. Vintolo nel 52 a.C., riuscì a pacificare l'intera Gallia (50 a.C.).A Roma continuava la lotta tra popolari e conservatori. Il tribunoPublio Clodio, seguace di Cesare, fece esiliare Cicerone il quale fu richiamato da Pompeo. Scoppiarono tumulti e il senato incaricòPompeo di riportare l'ordine. Egli si fece così eleggere unico console nel 51 a.C.
Ia guerra civile e la morte di Cesare
Cesare rimase in Gallia fino al 49 a.C., quando il senato inviò un ultimatum con l'imposizione di abbandonare la provincia. Varcato il Rubicone (il fiume che divideva la Cisalpina dall'ltalia), Cesare marciò verso Roma. Era l'inizio della guerra civile. Pompeo, con il senato, fuggì in Oriente cercando d organizzare l'esercito. Lo scontro decisivo avvenne aFarsalo in Tessaglia (48 a.C.). Cesare ebbe la meglio: Pompeo si rifugiò in Egitto presso Tolomeo XIV, il quale, per ottenere i favore diCesare, lo fece uccidere a tradimento.Giunto in Egitto, Cesare affidò il trono a Cleopatra, sorella di Tolomeo della quale era divenuto l'amante. Nel 47 a.C. sconfisse Farnace figlio di Mitridate in Africa e in Spagna vinse definitivamente la resistenza dei pompeiani (46-45 a.C.).Tornato a Roma, ormai senza rivali, si dedicò a una serie di riforme economiche e sociali. Console dal 48 a.C. in poi, nel 46 fu nominato dittatore per dieci anni e, all'inizio del 44, dittatore a vita. Tale somma di poteri provocò il risentimento di uomini del suo partito. Alle Idi di marzo (il 15) del 44 a.C., durante una riunione del senato, fu ucciso in una congiura dai repubblicani Bruto e Cassio
Esordio e ascesa di Ottaviano
La successione a Cesare fu contesa da Antonio, generale di Cesare, e Ottaviano, un giovane adottato da Cesare col nome di Gaio Giulio Cesare Ottaviano.............

Naturalmente il concetto di democrazia, già così problematico per la civiltà ateniese, è in questo contesto del tutto improprio. Ma improprio non vuol dire errato.Se si confrontano i comportamenti e gli obiettivi perseguiti dalle due componenti politiche che si affrontarono nella storia della repubblica dal dramma dei Gracchi in poi, non può sfuggire che i populares incarnarono una serie di ideali molto vicini a quanto noi oggi intendiamo per giustizia, uguaglianza ed equa distribuzione delle possibilità.Quello delle leggi di riforma agraria è un tema che ha attraversato la Storia dell’umanità e ha caratterizzato la vita di tutti i movimenti popolari che nel Terzo Mondo hanno lottato o lottano tuttora per la giustizia sociale e l’eliminazione della povertà. Il diritto di cittadinanza e di suffragio è un obiettivo che ha accomunato nel tempo e nello spazio tutti i movimenti politici liberali e democratici dell’Occidente. La riforma della giustizia, ovvero il principio secondo cui il giudice è al di sopra delle parti, fu un principio basilare della Rivoluzione francese ed è il pilastro della moderna giurisprudenza. E così via.
d  Antonio Labriola(1843 Cassino- Roma 1904)  "le idee non cadono dal cielo"

d
Fara Misuraca ed Alfonso Grasso (link, articolo da leggere !!)
.........  "Il vero nemico contro cui muovere guerra diventa allora l'indifferenza: “l'indifferenza é il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, é la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica “. (La città Futura, 1917, numero unico)
Il pensiero di Gramsci, dove ideologia, filosofia e prassi politica trovavano una profonda unità, era volto verso la comprensione della reale situazione italiana dell'epoca e nella certezza della possibilità di trasformarla in senso socialista.
Gramsci considerava il fascismo come punto massimo di crisi della società borghese (massima espressione della dittatura del capitale), poiché alla classe dominante, priva della egemonia sociale, intellettuale e morale che cattura il consenso delle masse, rimaneva solo la forza coercitiva. È da sottolineare, secondo noi, che sia Gramsci che Croce in realtà non hanno compreso pienamente il fascismo che hanno subìto: non hanno considerato, diversamente da Gobetti, che il fascismo era “l’autobiografia della nazione”, il rigurgito di tutti i difetti travestiti da virtù.
Nei Quaderni del carcere Gramsci parla anche di “cesarismo”, riferendosi ad un conflitto in cui le due parti interessate sono in equilibrio, tanto che la situazione può solo risolversi con una distruzione reciproca: "Il cesarismo è la categoria in cui Max Weber ed Antonio Gramsci facevano ricadere le dittature del loro tempo. Questi regimi non si basano solo su strumenti di repressione, ma anche sul consenso. Sono incentrati sulla figura di un capo carismatico e su un forte apparato statale. All’ideologia si sostituisce il carisma del capo. Specifica di questa dittatura è la mediazione tra interessi contrastanti. Il termine deriva dalla dittatura di Cesare nell’antica Roma. In base all'ideologia si parla di sultanismo (cesarismo reazionario), peronismo (cesarismo apolitico, ma la definizione è ambigua), bonapartismo (cesarismo rivoluzionario, quello di Napoleone I e Napoleone III)."
“Si può dire che il cesarismo esprime una situazione in cui le forze in lotta si equilibrano in modo catastrofico, cioè si equilibrano in modo che la continuazione della lotta non può concludersi che con la distruzione reciproca. Quando la forza progressiva A lotta con la forza regressiva B, può avvenire non solo che A vinca B o B vinca A, può avvenire anche che non vinca né A né B, ma si svenino reciprocamente e una terza forza C intervenga dall’esterno assoggettando ciò che resta di A e di B. Nell’Italia dopo la morte del Magnifico è appunto successo questo, com’era successo nel mondo antico con le invasioni barbariche. Ma il cesarismo, se esprime sempre la soluzione "arbitrale", affidata a una grande personalità, di una situazione storico-politica caratterizzata da un equilibrio di forze a prospettiva catastrofica, non ha sempre lo stesso significato storico.
Ci può essere un cesarismo progressivo e uno regressivo e il significato esatto di ogni forma di cesarismo, in ultima analisi, può essere ricostruito dalla storia concreta e non da uno schema sociologico. È progressivo il cesarismo, quando il suo intervento aiuta la forza progressiva a trionfare sia pure con certi compromessi e temperamenti limitativi della vittoria; è regressivo quando il suo intervento aiuta a trionfare la forza regressiva, anche in questo caso con certi compromessi e limitazioni, che però hanno un valore, una portata e un significato diversi che non nel caso precedente. Cesare e Napoleone I sono esempi di cesarismo progressivo. Napoleone III e Bismarck di cesarismo regressivo. Si tratta di vedere se nella dialettica rivoluzione-restaurazione è l’elemento rivoluzione o quello restaurazione che prevale, poiché è certo che nel movimento storico non si torna mai indietro e non esistono restaurazioni in toto. Del resto il cesarismo è una formula polemico-ideologica e non un canone di interpretazione storica. Si può avere soluzione cesarista anche senza un Cesare, senza una grande personalità "eroica e rappresentativa". Il sistema parlamentare ha dato anch’esso un meccanismo per tali soluzioni di compromesso. […]” ( Quaderni del carcere, Einaudi, Torino, 1975, vol. III, p.1619-1622)

orso  castano: Renzi sta operando sul versante del "Cesarismo Regressivo", prima alleandosi con le forze reazionarie ed adesso provando, raggruppando con dubbi ed oscuri metodi qualsiasi deputato sia disposto a seguirlo , anche quelli appartenenti alla cosiddetta "minoranza interna" che di opposizione  reale e storica, oggettivamente (a parte qualche piccolo esempio),  assolutamente inesisitenti, nulla sanno  (come l'astuto Bersani, che va smascherato con chiarezza, oggi alleato di Renzi e della sua spuria "base" chiaramente di destra) ; anzi , questi opportunisti, sono  oggettivamente alleati delle idee di destra di Renzi, idee delle piu' retrive, vicinissime a chi (Benito) considerava il Parlamento "un'aula sorda e grigia, un bivacco di manipoli" dove la dialettica non poteva/doveva abitare (Il discorso del bivacco è stato il primo discorso tenuto alla Camera dei deputati del Regno d'Italia da Benito Mussolini in veste dipresidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia, link che riporta la voce del discorso da wikipedia).
Vorrei ancora riportare la squallida immagine di un parlamento semivuoto, occupato solo da deputati non eletti dal popolo , delle destra piu' cinica e feroce, capitanati da un "ducetto" che , considerando , come detto le opposizioni un "bivacco di manipoli" si autoproclama "trasmormatore moderno" della Costituzione. Fatto gravissimo che il Presidente della Repubblica , on. Mattarella lascia candidamente passare andandosene in volo , si', ma da cattolico - sembra l'unica sua preoccupazione- su un volo di linea. 
Che triste fine sta facendo la nostra Repubblica!! 
Il tutto mentre un placido ministro esteri Paolo Gentiloni annuncia che andremo in guerra, si , ma con calma, cioe' aspettando che l'ONU ce lo dica, mentre orde di assassini manu militari costringono gommoni carichi di miseria ad annegare nel Mediterraneo , ormai ridotto ad una fossa comune di poveri cristi schiavi della mafia e dell'orrore. Che Dio e le preghiere di Papa Francesco ci aiutino assieme alla misericordia divina, che , se puo' perdoni(o castighi) questi miseri esseri umani senza spina dorsale ne' pensiero!!


sabato 14 febbraio 2015

UNITRE, MA PERCHE' NON COINVOLGE GLI SPECIALISTI IN PENSIONE CHE DESIDERANO PARTECIPARE? E'ILSOLITO AUMMA AUMMA, MA CHI FINAINZA, A CHI RISPONDE L'UNITRE? BASTA CON LE CERCHIE CHIUSE! NON E' SCIENZA E' ARIAFRITTA!! OCCORRE PARTECPAZIONE MASSIMA ED ALLARGATA!, NON VAGHE ED INUTILI NUVOLE; VERO POLITICANTI SNISTRI REGIONALI ?

Piemonte. AO Alessandria. Siglato protocollo con Università Terza Età per incontri culturali al Borsalino

Risultati immagini per QUOTIDIANO SANITA'Grazie a un ciclo di incontri giunto alla quarta edizione, l’Università della Terza Età consente al Borsalino di aprire le proprie porte e farsi conoscere come struttura di eccellenza. L'idea di fondo è coniugare, al periodo di ricovero ospedaliero della persona disabile, il bisogno di comunicazione, di dialogo e di relazione di ogni individuo................................Salvatore Petrozzino, direttore dipartimento riabilitativo, aggiunge: “'L’uomo non è un’isola' è il titolo simbolico a cui avevamo pensato all’avvio dell’iniziativa, quattro anni or sono. Intendevamo coniugare, al periodo di ricovero ospedaliero della persona disabile, il bisogno di comunicazione, di dialogo e di relazione di ogni persona che è sempre vivo e presente anche da ricoverata. Partecipare è dialogare ed è espressione di libertà e di autonomia. Proprio perché avviene all’interno del Borsalino l’iniziativa è molto importante. L’Uni3, grazie alla fattiva ed entusiastica partecipazione dei relatori e degli organizzatori, ha ridotto le distanze ospedale-società civile e ha permesso di superare un’altra barriera: anche questo è un ulteriore passo avanti”.


Il programma (MOLTO POETICO E MOLTO POCO SANITARIO/UTILE A CHI STA MALE )completo degli appuntamenti, che si svolgono presso la Sala Pittatore a partire dalle ore 15:
MARTEDI’ 3 MARZO
Chi non sa ridere non è una persona seria.
Relatori: D.ssa Silvia Martinotti e Laura Bombonato.
MARTEDI’ 14 APRILE
Sono solo canzonette?
Insospettabili echi letterari nei testi di musica leggera.
Relatori: Proff. Maria Clotilde Bruno Ferraris e Gian Luigi Ferraris.
MARTEDI’ 5 MAGGIO
Chi è di scena? Viaggio tra le primedonne, le soubrette, i comici, le canzoni e le scene più esiliranti del teatro di rivista italiano.
Relatori: D.ssa Barbara Rossi
MARTEDI’ 9 GIUGNO
Ridere non è solo contagioso, ma è anche la migliore medicina.
Relatori: Prof.ssa Silvia Martinotti e Laura Bombonato.


12 febbraio 2015

da Quotidiano Sanita' : anche in Piemonte la sanita' ha i suoi problemi nonostante il "cambiamento politico" : e meno male che c'e' la "sinistra" di Saitta!!


 

Pronto soccorso/ Quando si nega l’evidenza

12 FEB - Gentile direttore,Risultati immagini per quotidiano sanita'
a leggere il recente l'intervento su Quotidiano Sanità del Direttore del Dipartimento di Emergenza della Città della Salute e della Scienza di Torino, nonché esperto Agenas per l'Emergenza sanitaria, sembrerebbe che
tutti quelli, compresa la SIMEU, che hanno criticato la politica dei tagli lineari ed il drammatico calo dei posti letto, ritenuti il principale responsabile del fenomeno del boarding, cioè la prolungata presenza nei PS di pazienti per i quali non vi sono posti letto disponibili, siano dei visionari.
 
L’affermazione: “Non credo in nessun modo che la riduzione dei posti letto possa incidere sul sovraffollamento nei Pronto soccorso” è più unica che rara, soprattutto se viene da un esperto Agenas. Se fosse vera, dovremmo pensare che un DEA di un ospedale che subisce una drastica riduzione di posti letto, e di personale, in assenza di una contestuale riorganizzazione delle cure primarie, potrebbe non risentirne, grazie a “chimere organizzative” o a “flussi informativi”.
Una tesi bislacca che fa a pugni con le immagini dei DEA che in questi giorni, ma non solo, riempiono il web e le cronache dei giornali locali. Al di là dei problemi logistici e di organizzazione, che non mancano specie nel Centro-Sud, il punto è che i pazienti che il PS decide di ricoverare non hanno, pur in presenza di un calo del numero di accessi, un posto letto ad aspettarli in reparti ormai ridotti all’osso. E mancano alternative al prima ed al dopo l’ospedale, rendendolo un luogo dove è difficile sia entrare che uscire. Nella gerarchia delle cause seguono a ruota la carenza di personale, la maggiore complessità dei pazienti, un approccio più intensivo (e time-consuming) di pazienti in condizioni critiche, l’aumentato afflusso di accessi inappropriati, ritardi nella erogazione dei servizi (consulenze, radiografie ed esami), deficitaria assistenza domiciliare. In questo senso la quantità di letteratura scientifica e di analisi da parte di diverse Autorità Governative è enorme e concorde in tutto il mondo.
 
Basti vedere il dossier di Quotidiano Sanità dove viene ben evidenziato che se il settore dell’emergenza ospedaliera è sempre più in sofferenza lo si deve ad un “tridente” diabolico, nel quale gioca un ruolo centrale la ospedalectomia (Cavicchi), con la riduzione della dotazione di posti letto (- 71mila dal 2000 a oggi, ai quali il Patto della Salute ne aggiungerà altri 3.000 ) ed il blocco del turn over che impedisce il ricambio generazionale (quasi 24mila unità in meno nel Ssn dal 2009 ad oggi) con carichi di lavoro sempre più pesanti. E la mancanza del riassetto della assistenza territoriale.
 
Escludere a priori il ruolo della carenza di posti letto significa trasformare “le barelle” da prodotto in causa. Soluzione: sostituiamo le barelle con le sedie o con le sdraio. E per le soluzioni organizzative prevedere , grazie ai flussi informatici, “ l'accesso al Pronto soccorso, il ricovero appropriato nei tempi standard e la presa in carico da parte della rete territoriale”. Ergo, d’ora in poi si dovrebbe regolare l’accesso in DEA con previsioni e prenotazioni, come per le visite o le vacanze. E per migliorare la logistica “L’Obi (osservazione breve) non dovrebbe superare le 36 ore”. Allora multiamo quelli che superano tale limite e faciliteremo il turnover dei malati. O emaniamo una direttiva vincolante per accelerare le dimissioni dalle corsie (verso dove?). Soluzioni che sollevano di certo il morale del personale sanitario.
 
Se è “difficile immaginare di ampliare il personale per fronteggiare una maggiore domanda di salute per un periodo limitato di 2-3 mesi in concomitanza con l’aumento del picco influenzale”, per superare difficoltà che si ritengono contingenti, i direttori di dipartimento potrebbero, partecipare ai turni notturni per spiegare ai cittadini, con la autorevolezza del ruolo e della scienza, la inappropriatezzadegli accessi e consigliare un uso più oculato dei flussi informativi. Insomma, posti letto e personale non sono un problema. Medici e infermieri saltano i riposi (tutto l’anno e non solo 2-3 mesi l’anno) probabilmente perché non si sanno organizzare. Come i pazienti, che scelgono i momenti sbagliati per andare nei PS.
 
I corifei dell’aziendalismo ed i cultori della tecnocrazia preferiscono chiudere gli occhi per promuovere non-soluzioni con l’aria di chi descrive verità scientifiche. Dall’assalto ai forni ai garbugli degli avvocati. Sempre di Manzoni si tratta e sempre di più la sanità cambia era.

 
Gabriele Gallone
Esecutivo Nazionale Anaao Assomed

12 febbraio 201
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