giovedì 21 luglio 2016

musica, mohamed assaf

https://youtu.be/E6NG3Q-cAfs


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Osservatorio sui farmaci
Progetto pilota per la produzione nazionale di sostanze e preparazioni di origine vegetale a base di cannabis
Sistemi di monitoraggio delle prescrizioni e delle sospette reazioni avverse
14 luglio 2016 - Il 9 novembre 2015 il ministero della Salute ha emanato un decreto che regolamenta la produzione nazionale e le preparazioni di origine vegetale a base di cannabis. Per semplicità di consultazione seguono elementi tratti dal Decreto 9 novembre 2015 (pdf 430 kb).

La produzione verrà effettuata in conformità alle convenzioni internazionali in materia di sostanze stupefacenti o psicotrope recepite con leggi nazionali; alla normativa europea in materia di sostanze attive ad uso umano; alla normativa nazionale in materia di prescrizioni mediche magistrali e relativi medicinali preparati in farmacia e alle disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore.

Il decreto prevede una fase pilota di ventiquattro mesi, in questa fase è prevista una produzione fino a 100 kg di infiorescenze di cannabis sulla base delle richieste delle Regioni e Province autonome in relazione al numero dei pazienti trattati.

Monitoraggio delle prescrizioni
Ai fini epidemiologici le Regioni e le Province autonome dovranno fornire all’Istituto superiore di sanità (Iss) annualmente (trimestralmente per i primi 24 mesi) i dati aggregati per età e sesso dei pazienti trattati con preparazioni magistrali a base di cannabis. A tale scopo i medici all’atto della prescrizione dovranno riportare nella Scheda appositamente predisposta i dati dei pazienti trattati relativi a età, sesso, posologia in peso di cannabis ed esigenze di trattamento riportate sulla ricetta, nonché gli esiti del trattamento nella patologia trattata. La trasmissione dei dati all'Istituto superiore di sanità, in conformità con il Codice in materia di protezione dei dati personali deve essere fatta, secondo modalità stabilite da ciascuna Regione o Provincia autonoma, dalla Asl o dal medico prescrittore previa registrazione sulla piattaforma web. Scarica la Scheda di monitoraggio delle prescrizioni (doc 222 kb).




In attesa di stabilire le modalità operative di accreditamento alla piattaforma dedicata all’inserimento e alla trasmissione delle schede di prescrizione all’Iss, le schede possono essere inviate via mail ai seguenti indirizzi di posta elettronica:
Oppure per fax al numero: 06-49904248.

Monitoraggio della sicurezza: sistema di fitosorveglianza
Nell’ambito delle attività del Sistema di sorveglianza delle sospette reazioni avverse a prodotti di origine naturale coordinato dall’Istituto superiore di sanità, il monitoraggio della sicurezza sarà effettuato attraverso la raccolta delle segnalazioni di sospette reazioni avverse associate alla somministrazione delle preparazioni magistrali a base di cannabis. Gli operatori sanitari che osservino una sospetta reazione avversa devono fornire tempestiva comunicazione all’Iss della reazione attraverso la scheda di segnalazione ad hoc. Scarica la Scheda di segnalazione di sospetta reazione avversa a prodotti a base di piante officinali e a integratori alimentari (pdf 130 kb).

il Manifesto dell'intergruppo parlamentare per la liberalizzazione della legge sulla cannabis

 (per la proposta di legge vai a :http://www.cannabislegale.org/proposta-di-legge/   e commenti di WIRED http://www.wired.it/attualita/politica/2016/07/21/cannabis-legale-legge/ )


Manifesto Risultati immagini per cannabis
Nella sua ultima Relazione annuale, la Direzione Nazionale Antimafia ha denunciato apertamente, a proposito dell’azione di contrasto alla diffusione dei derivati della cannabis, “il totale fallimento dell’azione repressiva” e “la letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi”. D’altra parte, aggiunge la DNA, dirottare ulteriori risorse su questo fronte ridurrebbe l’efficacia dell’azione repressiva su “emergenze criminali virulente, quali quelle rappresentate da criminalità di tipo mafioso, estorsioni, traffico di essere umani e di rifiuti, corruzione, ecc.” e sul “contrasto al traffico delle (letali) droghe ‘pesanti’”.

In questo quadro, è proprio la DNA a proporre politiche di depenalizzazione che potrebbero dare buoni risultati “in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite”.

La proposta della DNA è tutt’altro che teorica, vista l’evoluzione della politica e della legislazione sulle droghe leggere nel Paese, che è stato per decenni un guardiano e un garante inflessibile dell’ordine proibizionista. Negli USA, infatti, cresce rapidamente il numero degli Stati che hanno legalizzato la produzione e la vendita della marijuana per uso ricreativo. Colorado, Washington, Oregon, Alaska e District of Columbia segnano una tendenza che è destinata a consolidarsi e che la Presidenza Obama non intende minimamente avversare. A questi si aggiungono l’Uruguay nonché altri Paesi, anche europei, che stanno sperimentando strategie più o meno esplicite di depenalizzazione.

L’opzione antiproibizionista sulla marijuana non è più semplicemente un’idea, ma è diventata una concreta strategia di governo, con effetti positivi sul piano sociale, sanitario e del contrasto alle organizzazioni criminali e con una dimostrabile efficienza sul piano fiscale. Pensiamo che anche in Europa e in Italia abbia senso lavorare per seguire l’esempio dei paesi che per primi sono passati a un sistema di piena regolamentazione legale della produzione, vendita e consumo della cannabis, adattandone le caratteristiche al nostro contesto sociale e giuridico. E pensiamo che debbano essere proprio i legislatori a organizzare una vera riflessione pubblica su questo tema, a maggior ragione dopo un richiamo autorevole e drammatico come quello della DNA.

Per questa ragione abbiamo deciso di costituire un intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati, capace di rivolgersi insieme ad opinione pubblica e forze politiche e di lavorare a una proposta comune, credibile e concreta da presentare all’attenzione delle Camere. Occorre che una discussione evidentemente aperta sul piano politico e civile trovi finalmente riscontro anche nel dibattito istituzionale.

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l.m. : non si insistera' mai abbastanza sulla importanza della Farmacovigilanza : medici , farmacisti ed operatori sanitari, sono obbligati a farla. Per consultazioni, informazioni alcuni dei siti nazionali a mio avviso importanti: 

 http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/glossary/term/1454

http://www.farmacovigilanza.org/

IL FARMACO CHE PROVOCA IL CANCRO? LIBERO IN ITALIA, ILLEGALE IN EUROPA. ECCO DI COSA SI TRATTA

Perché il governo italiano e il ministro Lorenzin non vietano un farmaco per diabetici già illegale in Francia e Germania? Perché le aziende che lo producono sono state multate per nove miliardi di dollari negli Stati Uniti e in Italia è ancora possibile trovare questo principio attivo nelle nostre farmacie?
Stiamo parlando del pioglitazone, elemento utilizzato nella cura dei pazienti affetti da diabete e commercializzato nel mondo dalla giapponeseTakeda Pharmaceutical e dalla statunitense Eli Lilly, all’interno di Actos, un farmaco che da anni provoca effetti collaterali gravissimi, ma di cui in Italia nessuno sembra accorgersi.
A lanciare l’allarme, per ultimo, è il medico Domenico De Felice, che sul Fatto Quotidiano accusa il ministro della Salute del governo Renzi di non aver preso le misure necessarie per prevenire la diffusione di questo farmaco così pericoloso. Eppure le gravi controindicazioni sono note da tempo.
Già nel 2007, l’Agenzia del Farmaco italiana metteva in guardia “sui rischi associati all’assunzione di rosiglitazone e pioglitazone”, farmaci che aumentano la sensibilità dei tessuti all’azione dell’insulina:
Negli anni successivi alla loro commercializzazione”, si legge sul Bif, Bollettino di informazione sui farmaci, “sono state segnalate nuove reazioni avverse associate all’assunzione di questi farmaci, quali edema maculare con diminuzione della vista, fratture distali e infarto del miocardio per quanto concerne il rosiglitazone, e cancro alla vescica per il pioglitazone. Queste segnalazioni hanno stimolato l’attenzione della comunità scientifica e hanno portato le agenzie regolatorie a rivalutare il rapporto rischio-beneficio di questi farmaci”.
Alla luce di tutte queste ricerche, il medico De Felice già nell’aprile dell’anno scorso ha lanciato un’accusa forte al ministro Lorenzin – ma che potrebbe essere estesa a tutti i suoi predecessori:“Signora Lorenzin vuole ascoltare, informarsi oggi e ritirare dalle farmacie italiane immediatamente un farmaco rischioso che tranquillamente può essere sostituito da altri? Signora Lorenzin lei è a capo di un ministero per curare o per far ammalare i cittadini italiani?”.
Tra l’altro, ricorda lo stesso De Felice, “la Società Italiana di Diabetologia (Sid), sponsorizzata con soldi pubblici dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), sin dal lontano 2008 ha praticato in Italia una costosa, inutile e a tutti gli effetti pericolosa sperimentazione clinica multicentrica denominata Tosca, a base soprattutto di Pioglitazone-Actos”. Una sperimentazione che fino ad oggi, secondo i calcoli del medico, sarebbe costata ben 200 milioni di euro.
Cosa aspetta il ministro Lorenzin a prendere provvedimenti? In attesa che si adoperi per trovare alternative sicure, ricordiamo che il diabete si combatte soprattutto attraverso l’alimentazione, con alimenti e frutti che aiutano a prevenirlo.

mercoledì 20 luglio 2016

il governo intende colpire ancora la sanita' emanando leggi che portranno la sanita' fuori dall'europa. Questo governo se ne deve andare! la nostra salute , c on servizi sanitari indeboliti subira' peggioramenti!

 ............................Il bersaglio però non è tanto l'atto d'indirizzo del comitato di settore, ma sono le regioni che quel comitato esprimono. L'atto in sé prevede il passaggio graduale ad organizzazione del lavoro "basata su obiettivi e risultati verificati in modo stringente", programmazione per coprire le esigenze di servizio "secondo i piani aziendali di attività", meccanismi per comprimere i contenziosi, nuove disposizioni sui servizi di guardia medica e di pronta disponibilità "in coerenza con le modifiche sull'organizzazione del lavoro", valorizzazione dei turni di notte e dei dirigenti senior.

«Dell'atto d'indirizzo, in sé generico e aperto a consistenti miglioramenti, diamo una valutazione tutto sommato non negativa. È un documento che potrebbe permettere finalmente un confronto al tavolo con la parte pubblica dopo sette anni di blocco», dice Carlo Palermo vicesegretario Anaao Assomed. «Ci preoccupa invece la Conferenza delle regioni, che ha reiterato un documento del novembre 2015 con valutazioni sull'orario di lavoro e richieste di deroghe a nostro avviso del tutto illegittime rispetto alla disciplina "europea" recepita dall'Italia con il decreto legislativo 66/2003 e rispetto alle pronunce della Corte di Giustizia Ue». In questi ultimi anni, la direttiva 88/03/CE che impone un riposo di almeno 11 ore tra due turni è stata oggetto di letture giurisprudenziali della Corte di Giustizia comunitaria (sentenze Simap-Spagna, Jaeger-Germania, Grecia). Queste sentenze prevedono già il superamento dei vincoli della direttiva in condizioni eccezionali e transitorie per difendere il bene supremo della salute. «Ma, dopo aver effettuato il turno aggiuntivo, l'azienda - ricorda Palermo - deve consentire un immediato ristoro del riposo pari all'orario svolto in eccesso: se il doppio turno è stato di 14 ore -tre in più del consentito - anche il riposo successivo andrà incrementato di 3 ore e quindi portato a 14 ore».

«Quando parliamo di Italexit - sottolinea Palermo - facciamo riferimento ad alcuni "spropositi" contenuti nel documento delle regioni che travalicano il senso delle sentenze della Corte di Giustizia Europea, alla luce delle quali potremmo, a un tavolo contrattuale, al massimo cercare di ottimizzare le condizioni di servizio per i nostri ospedali in situazioni particolari (interventi chirurgici della durata di molte ore, l'intera attività legata ai trapianti, o condizioni di emergenza/urgenza legate ad eventi catastrofici). Invece le regioni cercano deroghe strutturali per giustificare condizioni croniche di carenza di organico. Per esempio, chiedono di portare il periodo medio in cui valutare il tempo massimo di lavoro settimanale, previsto dall'Unione Europea in 48 ore, da 4 mesi a 6 se non a 12 mesi. In ospedali con cronica carenza di organico come i nostri si creano le premesse per una deroga eterna. E ancora: la richiesta delle regioni di rivisitare tutti i rapporti tra turni di lavoro diurni, notturni e riposi tenendo conto delle attuali condizioni di lavoro, in molti ospedali istituzionalizza il turno mattino-notte riportandoci a condizioni ante-legge 161/2014. In pratica, si pretendono deroghe stabili alle norme europee per eludere l'assunzione di personale prevista dalla Legge di Stabilità, anche se con finanziamenti molto incerti. Su queste basi è molto difficile arrivare a quell'accordo con i sindacati che le regioni affermano di volere. Per sollecitarci, le regioni hanno sventolato perfino la minaccia di un decreto interministeriale (Funzione Pubblica e Lavoro) in caso di mancato accordo, dimenticando che un decreto contrario a fonti normative superiori di riferimento avrebbe vita breve. A meno appunto di non far uscire l'Italia dall'Unione Europea».

il governo intende colpire ancora la sanita' emanando leggi che portranno la sanita' fuori dall'europa. Questo governo se ne deve andare! la nostra salute , c on servizi sanitari indeboliti subira' peggioramenti!

 ............................Il bersaglio però non è tanto l'atto d'indirizzo del comitato di settore, ma sono le regioni che quel comitato esprimono. L'atto in sé prevede il passaggio graduale ad organizzazione del lavoro "basata su obiettivi e risultati verificati in modo stringente", programmazione per coprire le esigenze di servizio "secondo i piani aziendali di attività", meccanismi per comprimere i contenziosi, nuove disposizioni sui servizi di guardia medica e di pronta disponibilità "in coerenza con le modifiche sull'organizzazione del lavoro", valorizzazione dei turni di notte e dei dirigenti senior.

«Dell'atto d'indirizzo, in sé generico e aperto a consistenti miglioramenti, diamo una valutazione tutto sommato non negativa. È un documento che potrebbe permettere finalmente un confronto al tavolo con la parte pubblica dopo sette anni di blocco», dice Carlo Palermo vicesegretario Anaao Assomed. «Ci preoccupa invece la Conferenza delle regioni, che ha reiterato un documento del novembre 2015 con valutazioni sull'orario di lavoro e richieste di deroghe a nostro avviso del tutto illegittime rispetto alla disciplina "europea" recepita dall'Italia con il decreto legislativo 66/2003 e rispetto alle pronunce della Corte di Giustizia Ue». In questi ultimi anni, la direttiva 88/03/CE che impone un riposo di almeno 11 ore tra due turni è stata oggetto di letture giurisprudenziali della Corte di Giustizia comunitaria (sentenze Simap-Spagna, Jaeger-Germania, Grecia). Queste sentenze prevedono già il superamento dei vincoli della direttiva in condizioni eccezionali e transitorie per difendere il bene supremo della salute. «Ma, dopo aver effettuato il turno aggiuntivo, l'azienda - ricorda Palermo - deve consentire un immediato ristoro del riposo pari all'orario svolto in eccesso: se il doppio turno è stato di 14 ore -tre in più del consentito - anche il riposo successivo andrà incrementato di 3 ore e quindi portato a 14 ore».

«Quando parliamo di Italexit - sottolinea Palermo - facciamo riferimento ad alcuni "spropositi" contenuti nel documento delle regioni che travalicano il senso delle sentenze della Corte di Giustizia Europea, alla luce delle quali potremmo, a un tavolo contrattuale, al massimo cercare di ottimizzare le condizioni di servizio per i nostri ospedali in situazioni particolari (interventi chirurgici della durata di molte ore, l'intera attività legata ai trapianti, o condizioni di emergenza/urgenza legate ad eventi catastrofici). Invece le regioni cercano deroghe strutturali per giustificare condizioni croniche di carenza di organico. Per esempio, chiedono di portare il periodo medio in cui valutare il tempo massimo di lavoro settimanale, previsto dall'Unione Europea in 48 ore, da 4 mesi a 6 se non a 12 mesi. In ospedali con cronica carenza di organico come i nostri si creano le premesse per una deroga eterna. E ancora: la richiesta delle regioni di rivisitare tutti i rapporti tra turni di lavoro diurni, notturni e riposi tenendo conto delle attuali condizioni di lavoro, in molti ospedali istituzionalizza il turno mattino-notte riportandoci a condizioni ante-legge 161/2014. In pratica, si pretendono deroghe stabili alle norme europee per eludere l'assunzione di personale prevista dalla Legge di Stabilità, anche se con finanziamenti molto incerti. Su queste basi è molto difficile arrivare a quell'accordo con i sindacati che le regioni affermano di volere. Per sollecitarci, le regioni hanno sventolato perfino la minaccia di un decreto interministeriale (Funzione Pubblica e Lavoro) in caso di mancato accordo, dimenticando che un decreto contrario a fonti normative superiori di riferimento avrebbe vita breve. A meno appunto di non far uscire l'Italia dall'Unione Europea».

martedì 19 luglio 2016

De Benedetti e l'amianto

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/18/olivetti-amianto-de-benedetti-condannato-a-5-anni-e-2-mesi/2914735/

Anche  ad Ivrea l'amianto ha colpito ancora . De Benetti  ha messo in atto tutte le misure idonee ad evitare le morti dei suoi operai. Siamo ancora al primo grado ma la faccenda e' seria. I morti ci sono stati e questo fatto drammatico deve mettere in allerta tutti i responsabili di aziende pubbliche o private  che con l'amianto non sio scherza.Carlo De Benedetti condannato: 5 anni e 2 mesi per l’amianto alla Olivetti di Ivrea


Omicidio colposo e lesioni i reati contestati all'imprenditore. Che ha detto: " Sono stato condannato per reati che non ho commesso". Il pm: "Queste morti si potevano evitare". Stessa pena per il fratello Franco Debenedetti. Un anno e 11 mesi per l'ex ministro ed ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera, assolto Roberto Colaninno

sabato 16 luglio 2016

oriana fallaci

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da "il Giornale" http://www.liberoquotidiano.it/news/opinioni/11822653/Oriana-Fallaci---Ho-il.html


 
PER DARE VOCE ALLE COSCIENZE CHE LEI HA RISVEGLIATO

"Parigi è persa: qui l'odio per gli infedeli, è sovrano e gli imam vogliono sovvertire le leggi laiche in favore della sharia". È una delle "profezie" più inquietanti e apocalittiche, di Oriana Fallaci. Subito dopo le nuove stragi a Parigi, su Facebook in molti hanno condiviso i passaggi più duri di alcuni tra i libri e i discorsi della giornalista toscana, fiera oppositrice (controcorrente) dell'Islam e delle sue pulsioni fanatiche e radicali, soprattutto dopo l'11 settembre 2001.

"Islam contro ragione" - "Illudersi che esista un Islam buono e un Islam cattivo ossia non capire che esiste un Islam e basta, che tutto l'Islam è uno stagno e che di questo passo finiamo con l'affogar dentro lo stagno, è contro Ragione. Non difendere il proprio territorio, la propria casa, i propri figli, la propria dignità, la propria essenza, è contro Ragione. Accettare passivamente le sciocche o ciniche menzogne che ci vengono somministrate come l'arsenico nella minestra è contro Ragione. Assuefarsi, rassegnarsi, arrendersi per viltà o per pigrizia è contro Ragione. Morire di sete e di solitudine in un deserto sul quale il Sole di Allah brilla al posto del Sol dell'Avvenir è contro Ragione. E contro Ragione anche sperare che l'incendio si spenga da sé grazie a un temporale o a un miracolo della Madonna".

Il Corano e i cani infedeli - "Il Corano non mia zia Carolina che ci chiama «cani infedeli» cioè esseri inferiori poi dice che i cani infedeli puzzano come le scimmie e i cammelli e i maiali. È il Corano non mia zia Carolina che umilia le donne e predica la Guerra Santa, la Jihad. Leggetelo bene, quel «Mein Kampf», e qualunque sia la versione ne ricaverete le stesse conclusioni: tutto il male che i figli di Allah compiono contro di noi e contro sé stessi viene da quel libro. È scritto in quel libro".

la profezia della Fallaci :"Stiamo diventando colonia dell'Islam" da "il Giornale"

La Fallaci lo diceva nel testamento: "Stiamo diventando colonia dell'Islam"..........Risultati immagini per oriana fallaci giovane...............Risultati immagini per oriana fallaci giovane........ Proprio come avvenne a Cassandra, nessuno l’ha ascoltata quando parlava di Eurabia, del dilagare islamico nel Vecchio Continente, di come saremmo stati schiacciati - e in parte già lo eravamo - dalle armate musulmane. E adesso Eurabia è qui e noi continuiamo a nascondere la testa sotto la sabbia, anzi, sotto la carta delle migliaia e migliaia di pagine di giornale che ci imbottiscono il cranio con parole come «accoglienza», «democrazia» ogni volta che citano quanto sta accadendo in Nord Africa. «Non mi piace dire che Troia brucia», scriveva la Fallaci, «che l’Europa è ormai una provincia anzi una colonia dell’Islam e l’Italia un avamposto di quella provincia, un caposaldo di quella colonia. Dirlo equivale ad ammettere che le Cassandre parlano davvero al vento, che nonostante le loro grida di dolore i ciechi rimangono ciechi, i sordi rimangono sordi, le coscienze svegliate si addormentano presto». 
Bene, adesso le fiamme a Troia sono più alte che mai. Le ondate di immigrati in arrivo sono il culmine di un progetto antico, che da sempre cova tra gli islamici. «L’attuale invasione dell’Europa non è che un altro aspetto di quell’espansionismo. Di quell’imperialismo, di quel colonialismo. Più subdolo però, più infido. Perché a caratterizzarlo stavolta (...) sono anche o soprattutto gli immigrati che si installano a casa nostra». Oriana aveva annusato gli umori fondamentalisti che ribollivano in Stati come la Libia e che oggi, levato il coperchio, stanno saltando fuori. «Perdio, non v’è un solo paese islamico che sia governato da un regime laico, da uno straccio di democrazia! E perfino quelli schiacciati da dittature militari come in Iraq e in Libia e in Pakistan, perfino quelli tiranneggiati da una monarchia assoluta come in Arabia Saudita e nello Yemen, perfino quelli retti da una monarchia più ragionevole come in Giordania e in Marocco, non escono mai dai cardini d’una religione che regola ogni momento della vita e della giornata!», gridava in La Rabbia e l’Orgoglio. In La Forza della Ragione ricordava invece come nel 1979 «i mullah e gli ayatollah spodestarono lo Scià e instaurarono la Repubblica Islamica dell’Iran», rispolverando immediatamente «varie Sure del Corano. In particolare quelle che riguardavano il comportamento sessuale». Anche allora, la rivolta musulmana aveva ottenuto il plauso di tutti i progressisti, innamorati della religione maomettana. 

venerdì 8 luglio 2016

in guardia sul fai da te nella stimolazione trans cranica


Ricercatori: cautela  sui rischi nascosti del fai da te nella Brain Stimulation

Fonte: Perelman School of Medicine.
Penn e Harvard ricercatori portano carica in segno di avvertimento 'fai-
da-te' gli utenti di stimolazione transcranica a corrente continua ricerca di una maggiore funzione del cervello di eventuali risultati indesiderati   Il trend crescente di "fai-da-te" stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS) pone rischi nascosti ai membri sani del pubblico che cercano di usare la tecnica per il miglioramento cognitivo. I ricercatori della Scuola di Medicina di Perelman all'Università della Pennsylvania e Beth Israel Deaconess Medical Center, un insegnamento della Harvard Medical School ospedale, insieme a diversi membri della (cognitivo) comunità di ricerca neuroscientifica mettono in guardia contro tali rischi coinvolti nel consumo dei tDCS, la applicazione di corrente elettrica al cervello. La loro lettera aperta apparirà nel numero di luglio di 7 Annals of Neurology.
dispositivi tDCS sono costituiti da una fascia che avvolge la testa con elettrodi posti a specifiche posizioni del cuoio capelluto per indirizzare regioni specifiche del cervello che trasmettono diversi livelli di corrente elettrica al cervello per ottenere il risultato desiderato, come ad esempio un maggiore stato di rilassamento, energia , messa a fuoco, la creatività, o una varietà di altri obiettivi.Poiché i dispositivi tDCS sono facilmente realizzati con strumenti semplici, la pratica della stimolazione cerebrale auto-amministrato dalla comunità laica è cresciuta negli ultimi anni.
ricerca neuroscienze cognitive suggerisce che la tDCS può migliorare la cognizione, e alleviare i sintomi di ansia, depressione, e di altre condizioni.
"I risultati pubblicati di questi studi potrebbero portare gli utenti tDCS fai da te a credere che si possono ottenere gli stessi risultati se imitano la stimolazione modo in cui viene consegnato in studi di ricerca. Tuttavia, ci sono molte ragioni per cui questo semplicemente non è vero ", ha detto il primo autore, Rachel Wurzman, PhD, un ricercatore post-dottorato presso il Laboratorio per la Cognizione e Stimolazione Neurale a Penn. "E 'importante per le persone a capire il motivo per cui gli esiti di tDCS possono essere imprevedibili, perché sappiamo che in alcuni casi, i benefici che si vedono dopo tDCS in alcune abilità mentali possono andare a scapito degli altri."
La "lettera aperta" è firmata da 39 ricercatori che condividono questo sentimento, che rappresenta un consenso senza precedenti tra gli esperti tDCS.
"Data la possibilità che l'uso improprio dei nostri articoli potrebbe causare danni, come comunità abbiamo ritenuto necessario - un obbligo etico - di spiegare in una rivista peer-reviewed perché è che in genere non incoraggiamo fai-da-te usare di tDCS, "ha detto.
Dettagli La loro lettera molte ragioni della comunità scientifica di preoccupazione.
In primo luogo, non è ancora noto se la stimolazione si estende al di là delle specifiche regioni cerebrali mirati. Questi effetti indiretti possono alterare le funzioni cerebrali non intenzionali. "Non sappiamo come la stimolazione di una regione del cervello colpisce circostanti, le regioni non stimolate," ha detto il co-autore Roy Hamilton, MD, MS, un assistente professore di neurologia e direttore del Laboratorio di Cognizione e Stimolazione Neurale a Penn. "Stimolare una regione potrebbe migliorare la propria capacità di svolgere un compito, ma male la capacità di eseguire un altro."
Inoltre, ciò che una persona sta facendo durante tDCS - leggere un libro, guardare la TV, sonno - può cambiare i suoi effetti. Quale attività è meglio per ottenere un certo cambiamento nella funzione del cervello non è ancora noto.
Wurzman, Hamilton e colleghi continuano a dire che non hanno mai effettuato tDCS ai livelli di frequenza qualche esperimento gli utenti domestici con, come ad esempio stimolando tutti i giorni per mesi o più. "Sappiamo che la stimolazione da alcune sedute può essere molto duratura, ma non conosciamo ancora i possibili rischi di una dose cumulativa più grande su più anni o per tutta la vita", hanno scritto.
L'immagine mostra un sistema di tDCS fatto in casa.
Poiché i dispositivi tDCS sono facilmente realizzati con strumenti semplici, la pratica della stimolazione cerebrale auto-amministrato dalla comunità laica è cresciuta negli ultimi anni. immagine NeuroscienceNews.com è accreditato FastFactsSciencetube.
Gli autori suggeriscono anche che i piccoli cambiamenti nelle impostazioni tDCS, tra cui il posizionamento ampiezza, durata stimolazione e l'elettrodo della corrente, possono avere effetti grandi e inaspettati; più stimoli non è necessariamente migliore.
Infine, il gruppo avverte che gli effetti della tDCS variano tra persone diverse. Fino al 30 per cento dei soggetti sperimentali rispondere con cambiamenti di eccitabilità cerebrale nella direzione opposta da altri soggetti che utilizzano impostazioni tDCS identiche. Fattori quali il sesso, manualità, ormoni, farmaci, ecc potrebbero avere un impatto e potenzialmente invertire un dato effetto tDCS. E, più ricerca è condotta allo scopo di trattare la malattia, con l'obiettivo di alleviare i sintomi, con una divulgazione dettagliata o rischi come richiesto di studi di soggetti di ricerca umani. Il livello di rischio è molto diversa per i soggetti sani che svolgono tDCS a casa.
"Gli utenti privati ​​di dispositivi tDCS devono essere consapevoli che non abbiamo davvero a capire come la stimolazione determina i risultati attesi o come circostante regioni cerebrali sono colpiti, ma sappiamo che i cambiamenti del cervello che determinano possono essere di lunga durata, per una migliore o peggio, "gli autori avvertono.