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mercoledì 13 aprile 2016

Kyenge : presenta rapporto su immigrazione

Migranti: presentato a Europarlamento rapporto immigrazione

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Kyenge (S&D/PD): proposta soglia massima migranti obbligatoria per ogni Stato

STRASBURGO – Superare l’attuale sistema di Dublino, aprire vere e proprie vie legali di accesso all’Unione Europea per stabilire corridoi umanitari, concentrandosi sulle cause che portano i migranti a partire. Insieme alla tutela di Schengen, alla lotta contro il traffico di esseri umani e alla proposta di un meccanismo vincolante e permanente di reinsediamento dei richiedenti asilo, sono i punti principali contenuti all’interno del rapporto sull’approccio europeo all’immigrazione presentato oggi a Strasburgo e che rappresenta la posizione dell’Europarlamento in materia per i prossimi anni.............................. 

giovedì 10 settembre 2015

salute dei migranti in Europa

orso castano : bisogna stare molto attenti a considerare i migranti come portatri di particolari problemi mentali, le nazionei di provenienza sono molto cambiate e le generazioni giovanili di migranti non hanno piu' una cultura animistica/magica, se non residuale , tanto e' vero che la capacita' di adattamento alla cultura del paese di arrivo e' spesso sufficientemente rapidanel bene e nel male. Da questo punto di vista e' sbagliato creare centri specifici di psichiatria transculturale dove si rischia di crea un'immagine distorta della cultura di provenienza del migrante. La globalizzazione ed internet hanno spinto verso un'omogeneizzazione delle culture , pur paradossalmente spingendo verso la nascita di culture localistiche che, pur avendo come sotterraneo riferimento quella della globalizzazione /internet pure esprimono una soggettivita' di gruppo dando una lettura  ed uso particolare della cultura globalizzata. Quindi una situazione culturale in gran movimento, che mischia vecchio/nuovo ma che utilizza un alfabeto che deriva dagli oggetti d'uso , ormai , per la gran parte, informatizzati e di cui non si puo' fare , per comunicare, piu' a meno. Molti migranti utilizzano tablets e smartphones spesso meglio e velocemente almeno tanto quanto gli abitanti del posto di arrivo. 


Un articolo, pubblicato sul Bollettino di politica sanitaria Euro Observer, punta il dito sulla scarsa attenzione dell’Europa nei confronti delle politiche sanitarie rivolte agli immigrati, una distrazione che oggi viene considerata inaccettabile sia dal punto di vista delle prospettive di integrazione europea, sia da quello dei diritti umani. I problemi metodologici connessi allo studio della salute degli immigrati non sono pochi: se il ruolo dell’immigrazione nella diffusione delle epidemie è stato a lungo oggetto di interesse per la salute pubblica, relativamente poco si sa della salute degli stranieri, una volta che si stabiliscono nei Paesi ospitanti e interagiscono con il sistema sanitario locale. Questo è vero soprattutto per l’Europa, dal momento che a differenza degli Stati Uniti e dell’Australia, la maggior parte dei Paesi membri (con le eccezioni di Regno Unito, Svezia e Olanda) non raccoglie con alcuna sistematicità i dati sanitari sullo stato di salute degli immigrati o sul gruppo etnico di appartenenza.

La revisione sistematica della letteratura scientifica evidenzia che gli immigrati non lamentano condizioni di salute necessariamente peggiori rispetto a quelle degli indigeni, ma che, piuttosto, tendono a manifestare un profilo diverso dalla popolazione locale rispetto ai fattori di rischio. Numerosi studi hanno rilevato che per quanto riguarda le cosiddette malattie del benessere gli immigrati manifestano tassi di mortalità inferiori rispetto alla popolazione generale. Tuttavia, sembra che questo effetto si perda con il passare del tempo, e che le nuove generazioni finiscano per apprendere dalla popolazione ospitante uno stile di vita meno salutare. Lo svantaggio degli immigrati è invece palese se si considerano altre cause di mortalità e morbilità, come le malattie trasmissibili, gli incidenti, gli infortuni e le violenze. In particolare, le donne immigrate sono soggette a un forte rischio di esclusione sociale in materia di salute sessuale e riproduttiva.

La mancanza di conoscenza
I dati sull’utilizzo dei servizi sanitari da parte degli immigrati sono piuttosto scarsi, ma le ricerche suggeriscono che gli stranieri incontrano numerosi ostacoli nell’accedere alle cure sanitarie. Ciò avviene in special modo per i programmi di prevenzione, come per esempio lo screening e la vaccinazione. Usufruire di cure sanitarie adeguate è un serio problema per le barriere giuridiche che incontra chi richiedono la cittadinanza, ma anche, e soprattutto, per gli immigrati senza documenti, ai quali in molti Paesi non è concessa parità di trattamento.
Gli ostacoli culturali non sono meno rilevanti: la gestione del momento assistenziale può essere critica in ragione delle differenze linguistiche, mentre per alcune donne immigrate è la mancanza di medici di sesso femminile a determinare il mancato accesso alle cure sanitarie. L’antropologia medica ha dimostrato che le categorie e i concetti utilizzati dagli immigrati per spiegare i propri problemi di salute differiscono significativamente da quelli di matrice occidentale.

L’analisi condotta da Euro Observer rivela lo scarso impegno profuso dall’Europa nel processo di semplificazione, sviluppo e trasferimento di conoscenze delle politiche sanitarie rivolte agli immigrati. Il documento auspica un’immediata risoluzione dei problemi metodologici accennati con l’aumento dei fondi per lo sviluppo di tecniche di ricerca, la collaborazione a livello europeo tra i centri di ricerca nazionali e una maggiore inclusione dei dati sull’immigrazione nelle indagini sanitarie di rilievo nazionale e internazionale.

La situazione dell’Italia
L’approccio adottato da ogni Paese nella gestione delle politiche sulla salute degli immigrati dipende prima di tutto dalla tipologia di immigrazione che interessa il territorio considerato e, in secondo luogo, dal suo livello di benessere globale. Le politiche sanitarie italiane rivolte agli immigrati sono, secondo Euro Observer, relativamente sviluppate, anche se gli autori nutrono dubbi sul buon esito dei piani attuati dal Governo italiano. Questo scetticismo viene imputato alla natura sempre più decentralizzata del sistema sanitario italiano e al fatto che la responsabilità della somministrazione di servizi e della fornitura di Livelli essenziali di assistenza ricada esclusivamente sulle Regioni.

In Italia le politiche di sanità pubblica connesse alla salute degli immigrati risalgono agli anni Novanta. La necessità di un accesso uniforme degli immigrati all’assistenza medica e sanitaria e l’estensione agli stranieri delle stesse vaccinazioni a cui era sottoposta la popolazione italiana vengono sancite con il Piano sanitario nazionale del triennio 1998-2000. Nella pianificazione sanitaria nazionale in vigore è invece il contenimento dei divari strutturali e qualitativi esistenti tra i servizi di assistenza sanitaria delle diverse Regioni italiane a rappresentare un’assoluta priorità.

Come i cittadini italiani, anche gli immigrati regolari hanno accesso ai servizi forniti dal Servizio sanitario nazionale (Ssn), qualunque sia la loro condizione economica. Gli irregolari possono recarsi a centri di assistenza medica speciali del Ssn, a condizione che vengano identificati e certificati come “stranieri temporaneamente presenti”. Secondo la legge italiana, gli stranieri privi di documenti di identità hanno facoltà di accedere ai servizi sanitari senza temere di essere denunciati alle autorità. Con la certificazione di nome, data di nascita e nazionalità gli immigrati ricevono un numero di identificazione e un codice fiscale, grazie ai quali dispongono del diritto all’assistenza medica di base, al ricovero e al trattamento ambulatoriale.
Qualche confronto: Spagna e Paesi Bassi
Come la maggior parte dei Paesi europei, Italia compresa, anche la Spagna non dispone di sufficienti informazioni sullo stato di salute e sull’utilizzo dei servizi sanitari da parte degli immigrati. A differenza dell’Italia, però, ha avviato solo di recente politiche volte a promuovere la coesione sociale attraverso interventi basati sull’equità nelle opportunità, così come nei diritti e nei doveri.
Alcune autorità locali e regionali hanno messo a punto strumenti di rilevazione dello stato di salute e delle condizioni di accesso ai servizi assistenziali degli immigrati. Ne è un esempio il rapporto compilato nel 2005 dalla città di Madrid. Il documento ha evidenziato che gli immigrati della capitale percepiscono la propria salute e la propria qualità di vita come buona o molto buona, con percentuali più elevate di quelle dei nativi spagnoli (rispettivamente 84,8% e 75,8%). Gli immigrati sembrano soffrire molto meno del resto della popolazione di condizioni croniche (34% contro il 56%), ma fanno registrare una maggiore prevalenza di disturbi mentali rispetto agli altri residenti.

A differenza del resto dell’Unione Europea, i Paesi Bassi sono uno dei Paesi, insieme a Svezia e Regno Unito, che raccolgono con sistematicità i dati sanitari sullo stato di salute degli immigrati, sul gruppo etnico di appartenenza e sull’accesso ai servizi sanitari. Dagli studi condotti nel Paese emerge che il sistema sanitario olandese è in linea generale accessibile, ma che persiste un suo diffuso sottoutilizzo da parte di alcuni gruppi e relativamente a specifici servizi sanitari. La rinnovata strategia di assistenza interculturale, più attenta ai problemi delle numerose minoranze etniche presenti sul territorio e più sensibile alle diverse esigenze degli immigrati di prima e seconda generazione, delineata nel 2000 dal ministero della Salute olandese, cerca di venire incontro alle criticità emergenti nel Paese.

Scarica l’articolo di Euro Observer (pdf 252 Kb, in inglese).

Salute migranti

EpiCentro
migranti e salute   , link
Ultimi aggiornamenti
(3 settembre 2015) Azioni intersettoriali per la salute dei migranti: la newsletter Phame
L’8% della popolazione della regione europea dell’Oms è costituita da migranti, che sono stimati essere circa 73 milioni. La mobilità delle persone comporta un aumento delle diversità all’interno delle società che richiede ai sistemi sanitari una maggiore flessibilità e la capacità di adattarsi ai diversi bisogni e profili di salute. Il fenomeno migratorio pone dunque implicazioni di breve, medio e lungo termine, che coinvolgono tutti i 53 Paesi della Regione e che devono essere affrontate con un dialogo interregionale, intersettoriale e coordinato. Sono alcuni degli aspetti sottolineati dall’articolo introduttivo “Intersectoral action for migrant health” pubblicato nel numero di luglio 2015 della newsletter del progetto europeo Phame (Public Health Aspects of Migration in Europe). Il progetto coinvolge gli Stati membri al fine di rafforzare tutti gli aspetti relativi alla salute delle popolazioni migranti. Per maggiori informazioni consulta l’articolo “Intersectoral action for migrant health”, ilnumero completo della newsletter di luglio 2015 e la pagina dedicata alla newsletter Phame.

(30 luglio 2015) Malattie infettive e migranti: i materiali del workshop di maggio 2015
Si è parlato di pratiche di screening per le malattie infettive tra i migranti e di strategie e coperture per le malattie prevenibili da vaccino nella due giorni che, il 28 e 29 maggio 2015, ha visto partecipare esperti da oltre 20 Paesi della regione del Mediterraneo e del Mar Nero. Il workshop “Screening practices for infectious diseases among newly arrived migrants” e “Vaccine Preventable Disease (VPD): strategies and coverage” è, infatti, stato occasione per presentare i risultati preliminari dell’indagine atta ad identificare i programmi di screening attualmente in corso, e loro relative procedure, condotta dal Cnesps dell’Iss nell’ambito delle iniziative di monitoraggio della salute delle popolazioni migranti, supportate dall’Ecdc dal Ministero della Salute italiano. L’indagine ha coinvolto in una prima fase i paesi dell’Ue/Eea ed in una seconda i paesi non-UE del Mediterraneo e del Mar Nero che fanno parte del Network di paesi istituito col Progetto EpiSouth. Leggi l’approfondimento.

(28 maggio 2015) Malattie croniche e migranti in Italia: il rapporto e il convegno
Si è svolto a Venezia, il 18 maggio 2015, il convegno “Malattie croniche e migranti in Italia”. L’evento – organizzato dall’Oms Europa, e il Centro nazionale di epidemiologia sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell’Iss – è stata occasione per presentare il rapporto “Malattie croniche e migranti in Italia. Rapporto sui comportamenti a rischio, prevenzione e diseguaglianze di salute” (pdf 2,2 Mb), pensato per stimolare un dibattito italiano ed europeo sulla salute dei migranti, partendo dai dati del sistemi di sorveglianza Passi sui fattori di rischio. L’importanza del convegno non è stata tanto nella qualità dei discussant e della platea (molti gli operatori della sanità pubblica, i ricercatori e gli studiosi del mondo dell’immigrazione che hanno partecipato) quanto dagli importanti messaggi lanciati dai diversi relatori e condivisi durante la giornata. Stefano Campostrini (Università Ca’ Foscari, Venezia) racconta la giornata.

(5 febbraio 2015) In agenda: il convegno dell’Italian National Focal Point – Infectious Diseases and Migrant
Aprire un dibattito sulla stretta interazione tra gli aspetti economici, politici e socio-culturali e la necessità di garantire a tutti gli individui il diritto alla salute, in un momento storico nel quale agenti patogeni nuovi, o che si pensava fossero stati sconfitti minacciano la salute del singolo e della comunità di appartenenza. Questo l’obiettivo alla base del XIII convegno dell’Italian National Focal Point – Infectious Diseases and Migrant (Network nazionale di esperti sulla salute delle popolazioni migranti, coordinato dall’Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione - Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate - Istituto Superiore di Sanità) dal titolo “Salute e migrazione: nuovi scenari internazionali e nazionali”, in programma a Roma il prossimo 17 febbraio. Per iscriversi all’evento, organizzato dall’Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione, c’è tempo fino al 12 febbraio. Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata sul sito uniticontrolaids.it.

martedì 23 giugno 2015

perche' fuggono dall'Africa. una pagina molto interessante di Limes, ma l'Europa cosa sta facendo?

orso castano : non si capisce bene cosa l'Europa e gli USA (che non sono direttamente interessati) stiano facendo per "normalizzare" l'Africa. Certo e' molto complesso, ma la sensazione che se ne trae e' che piuttosto che ingtervenire per una normalizzazione gli stai europei , procedono divisi per trarrevantaggi dai confliti africani. Se cosi' fosse , cosa di estrema superficialita', allora assisteremo ad una migrazione biblica di africani in fuga. Gli Africani fuggono , non organizzano ne' in Africa , ne' in Europa una controffensiva contro l'IS , pouttosto puntano all'integrazione. Come finora? se cosi' continua certamente drammaticamente, un'Africa ion mano a tagliagole , corrotta, armata da interessi esterni ccontrapposti e' un pricolo   e spnge verso un conflitto anche a carattere generalizzato. Qui' sotto solo alcuni stralci da Limes di pagine che andrebbero lette a fondo per capire il perche' delle migrazioni e cosa potrebbe succedere in futuro.  Risultati immagini per ventimiglia e migrantiRisultati immagini per ventimiglia e migrantiRisultati immagini per ventimiglia e migranti
Limes





AFRICA
Il mancato arresto di Bashir crea un precedente. Il presidente del Sudan, ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra, contro l’umanità e genocidio, ha partecipato tranquillamente al vertice dell’Unione Africana in Sudafrica ed è tornato in patria. Andrà così anche in futuro.

di Antonella Napoli
La jeep, la Libia, il barcone: viaggio in Italia dal Corno d’Africa


 La fuga dei migranti da Eritrea, Etiopia e Somalia verso l’Europa segue un itinerario preciso, dettato da agenzie sudanesi specializzate in traffico di esseri umani. Il ruolo della diaspora e le aperture di Bruxelles al regime di Asmara.di Cecilia Tosi

Non è Boko Haram la vera minaccia per la Nigeria
L’espansione dei jihadisti nel Nordest del paese è solo il sintomo di problemi più grandi che nascono a sud, presso il Delta del Niger. La democrazia ha peggiorato la situazione. La sfida del neopresidente Buhari.
di Ewa Cholewa e Andrea Romoli


Il golpe in Burundi non è una guerra etnica ma una lotta di potere. Il generale Niyombare annuncia il colpo di Stato; il presidente Nkurunziza, che punta al 3° mandato, afferma che la situazione è sotto controllo. Hutu e Tutsi ancora una volta strumentalizzati.
di Roberto Colella

NUMERO DEL MESE

La radice quadrata del caos

Arabia Saudita-Iran-Israele-Turchia
La battaglia per l’egemonia nel Golfo
decide il futuro dell’Euromediterraneo