mercoledì 11 novembre 2015

CON HELMUT SCHMIDT SCOMPARE UN GRANDE EUROPEO

orso castano : ad uno ad uno , anche per via dell'eta', scompaiono i "lumi" che hanno gettato le basi e che hanno daton un forte contributo cukturale e politico , alla costruzione dell'Europa,  a quella cultura, a quel concetto di Europa, area dove sono nate e...spesso tragicamente cadute, le grandi Utopie del secolo scorso. Ma anche l'area del mondo che ha saputo apprendere e modificare, attraverso questi "lumi" , quelle utopie per costruirne , sul piano teorico e speriamo sempre in concreto, di nuove , non belliciste, non violente e piu' rispettose dell'ambiente. Questro non senza vivaci dibattiti e contraddizioni. Ma la dialettica non va mai demonizzata, Anzi e' l'unica garanzia di un reale progresso e di una costruzione solida della democrazia.
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Tutte le notizie di Rai News - ultime notizie in tempo reale - home page, logo rai news intervista al Prof. Rusconi professore emerito di Scienze politiche presso l'Università di Torino - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Muore-Helmut-Schmidt-rusconi-77ac229f-b148-40a0-bf6b-09f297da92fa.html

Professor Rusconi, scompare Helmut Schmidt, che fu cancelliere in Germania dal 1974 al 1982, una delle figure chiave del dopoguerra, un leader politico socialdemocratico, un intellettuale, un europeista convinto, un punto di riferimento ideale per l'intera Europa. Quale eredità ci lascia, quali riflessioni le suggerisce la sua scomparsa? 

Schmidt è stato un politico sapiente, accorto, pragmatico; nell'aneddotica gli si contrappone sempre il suo compagno di partito Brandt, che invece viene ricordato come il leader dalle grandi visioni ideali. In realtà molte delle operazioni che Schmidt promosse e che all'epoca potevano apparire dettate appunto dal pragmatismo, viste in retrospettiva acquistano un valore molto più ampio. La creazione del Consiglio Europeo, oggi organismo di governo fondamentale dell'UE, quella del Sistema Monetario Europeo che, ha condotto alla creazione dell'euro ne sono un esempio. Brandt coniò il felice termine Ostpolitick ma fu Schmidt a stabilire rapporti proficui e duraturi con la DDR, rapporti che contribuirono a determinare il crollo del muro di Berlino. Sono scelte che hanno plasmato il futuro, hanno dato anima e forma all'Europa in cui noi viviamo e che oggi è entrata in crisi. Ecco, quel che colpisce è che una grande personalità, un grande leader del passato, scompaia proprio nel momento in cui l'Europa appare non solo in crisi ma anche priva di guide che siano al livello delle figure del passato............

Quella famosa fotografia di Mitterand e Kohl che si tengono la mano di fronte all'ossario di Verdun ?

Per Schmidt il rapporto con la Francia era in assoluto il più importante, da preservare ad ogni costo. Fu criticato, anche aspramente, perché sembrava a volte mettere da parte il metodo comunitario rispetto al valore che annetteva al rapporto tra Parigi e Berlino. Fu accusato di volere un direttorio franco tedesco per l'Europa. Ma lui era acutamente consapevole che occorreva evitare a tutti i costi la rottura di quell'equilibrio, di quel rapporto essenziale, essenziale proprio in prospettiva storica, soprattutto per la Germania che solo attraverso una relazione feconda con la Francia avrebbe potuto correggere i suoi errori fondamentali e recuperare un rapporto costruttivo con il proprio passato, nell'interesse dell'intera Europa.

Come verrà ricordato in patria? 

Come il grande pragmatico che amava le idee e sapeva realizzarle, io credo. Come una delle poche figure rimaste in grado di riconnettere la Germania di oggi alla sua identità migliore e alla sua storia. Certo colpisce quanto sia diversa oggi l'Europa da quel progetto che aveva immaginato, con una Germania sola al comando suo malgrado, "egemone riluttante" secondo la definizione dell'Economist, una Francia che non riesce a esprimere alcuna leadership, in acuta difficoltà economica, una Gran Bretagna che parla apertamente di uscita dall'Unione, e poi questa crisi dei migranti, che ha colto tutti di sorpresa, nella quale, è vero, la Germania ha agito da leader responsabile ma che rischia di isolarla ancor di più, con i paesi dell'Est in rivolta e quelli dell'occidente in crisi. Schmidt nei suoi ultimi anni era rattristato da questa Europa che faceva fatica a condividere ed anche da una Germania che, io credo, gli sembrava priva degli strumenti per orientarsi in una fase storica imprevista e nuova, una fase in cui gli strumenti tradizionali di Berlino non servono più. - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Muore-Helmut-Schmidt-rusconi-77ac229f-b148-40a0-bf6b-09f297da92fa.html

martedì 10 novembre 2015

André Glucksmann nous a laissé

Risultati immagini per andre' glucksmannorsRisultati immagini per andre' glucksmanno castano : A. Glucksmann era un "sessantottino" doc. Dalla cultura nata in quella stagione che aveva posto una grande3 attenzionne al soggetto, all'immaginazione al potere, ai diritti civili, all'attenzione ai piu' deboli nel senso del mpotere contrattuale politico, alla lotta contro nle "grandi ideologie" che grondavano di "lacrime e sangue" , al faro che dovrebbe guidare "gli uomini liberi" : Voltaire , "Indipendentemente da cosa uno dica, tutti devono sempre poter dire la propria. Io sono per questo pronto a lottare sino alla morte per la libertà!".
Treccani............Tra le sue pubblicazioni più recenti si segnalano: Le discours de la haine (2004; trad. it. 2005); l’autobiografia Une rage d'enfant (2006; trad. it. 2006); Mai 68 expliqué a Nicolas Sarkozy (2008; trad. it. Sessantotto. Dialogo tra un padre e un figlio su una stagione mai finita), serrata analisi della contestazione politica del Sessantotto francese ed europeo scritta con il figlio Raphaël; Les deux chemins de la philosophie (2009), riflessione sulle basi teoriche dell'esistenzialismo articolata attraverso la comparazione del pensiero di Socrate e di Heidegger; Voltaire contre-attaque (2014).04-parkeharrison_190x74
In difesa della globalizzazione, con il Candido di Voltaire, proprio quando tutti sembrano abbandonare la nave del cosmopolitismo. Nella destra francese, Sarkozy torna in politica e per prima cosa ripete che la Francia deve denunciare il trattato di Schengen sulla libera circolazione delle persone in Europa. A sinistra, il socialista Manuel Valls dice che i rom non hanno vocazione a integrarsi e devono tornare in Romania e Bulgaria. Marine Le Pen, a suo dire né di destra né di sinistra ma «contro il sistema», vince le elezioni europee promettendo che farà uscire la Francia dall’Unione Europea. Se questa è la politica, il panorama culturale francese tributa poi un grande successo al ripiegamento nazionale di un libro come L’ identité malheureus e di Al a in Finkielkraut, dalla parte dei «francesi sedentari che fanno comunque l’esperienza dell’esilio perché (per colpa dell’immigrazione, ndr) intorno a loro tutto è cambiato». Questi sono i tempi, e allora il filosofo André Glucksmann torna con un saggio provocatorio, che osa difendere idee ormai poco alla moda come l’universalismo e la contaminazione, dall’epoca dei Greci alla base della civiltà europea.
Voltaire contre-attaque (Robert Laffont) è una staffilata di 207 pagine al nuovo consenso. «Un consenso — scrive Glucksmann — che, a destra, sinistra e ali estreme, sguazza nei ruscelli putridi degli egoismi di corto respiro. Assecondando gli stati d’ansia, la politica diventa un’arte reazionaria. Vuole salvare quel che può, ripristinare frontiere obsolete, dare una riverniciata a cosiddetti valori che non sono, in realtà, mai esistiti».
Il settantasettenne Glucksmann insorge contro quel tic intellettuale contemporaneo che consiste nel tacciare di ipocrisia e scollamento dalla realtà quanti ancora si ostinano a difendere i diritti dell’uomo, accusati di essere sognatori, «anime belle» irresponsabili, sulle quali poi pende la scomunica definitiva di «radical chic» qualora siano schierati a sinistra. Non è questo certamente il caso di André Glucksmann, e da tempo: protagonista del Sessantotto parigino, l’allora nouveau philosophe intraprese il suo distacco dalla gauche nei primi anni Settanta, quando denunciò gli orrori del socialismo reale a Muro di Berlino ancora ben saldo.
Lei scrive che la contrapposizione tra realismo e difesa dei diritti umani è ridicola.
«Certamente. Dove sta il vero realismo? Il primo dei diritti dell’uomo, la libertà di circolare, non è il regalo di cuori generosi, ma la condizione necessaria della nostra prosperità. Abbiamo rigettato le ideologie progressiste che, in nome di un modello unico di Umanità, hanno giustificato tante ignominie, e abbiamo fatto bene. Ma dalle utopie marxiste e dalle elegie hegeliane siamo precipitati a questa specie di fatalismo, di cinismo postmoderno».
Perché Voltaire è importante per l’idea di Europa e di Occidente?
«È un antidoto ai nazionalismi, è un filosofo molto più contemporaneo di tutti i suoi successori, adepti dei sistemi chiusi. Voltaire rifiuta le ideologie, l’ossessione per le radici, le frontiere, lotta contro i fanatismi. Ha vissuto quasi tre secoli fa, ma di sicuro è meno anacronistico dei critici che gli sono succeduti. Anche il mio amico Roland Barthes, che pure era un voltairiano, si è distaccato da Voltaire. È sempre stato così, i sostenitori a un certo punto sono diventati i più grandi detrattori».
Barthes accusava Voltaire di essere anti-intellettuale, troppo leggero.
«Mi viene da ridere. La semplicità, lo stile distaccato e ironico sono precisamente i suoi punti di forza e non di debolezza. Contro Hegel e i suoi discendenti degli ultimi due secoli, contro i pensatori dell’assoluto, a mio parere conviene andare più indietro. L’ultimo grande è stato Voltaire, ma Barthes non poteva riconoscerlo perché era schiavo dello spirito sistemico della sua epoca, del marxismo. Gli eredi di Voltaire non li troviamo in filosofia, ma in letteratura: Stendhal e Flaubert vanno nello stesso senso».
Per esempio?
«Prendiamo Flaubert e i rom: poco incline al romanticismo, l’autore di Madame Bovary lascia Esmeralda a Victor Hugo e Carmen a Georges Bizet, ma nel 1867 racconta a George Sand del suo incontro con un accampamento di tzigani a Rouen. Dice di aver dato loro qualche soldo e di essere stato aggredito dalla folla per questo, e descrive quell’odio, l’odio che gli uomini d’ordine riservano all’eretico, al filosofo, al solitario, al poeta».
Nel capitolo intitolato «Elogio del mendicante, del gitano e del sans-papiers» lei se la prende con le espulsioni dei rom.
«È incredibile che nella Francia del XXI secolo, dove peraltro la distinzione tra destra e sinistra è completamente saltata, il governo socialista punti a espellere i rom considerandoli una minaccia. Una comunità di 15, di 20 mila persone al massimo, capace di mandare in crisi una nazione di 60 milioni di abitanti? Non si è mai visto un capro espiatorio così perfetto. In una Francia che da almeno un secolo accoglie italiani, polacchi, spagnoli, portoghesi, maghrebini, africani ed ebrei, il pugno di mendicanti nelle nostre strade è una goccia d’acqua, un puro argomento di propaganda».
Lei esalta il Voltaire di «Candido», non quello di «Zadig».
«Zadig è un uomo che accetta il sapere assoluto. Zadig nasce e cresce ricco, sta bene all’inizio delle sue peripezie, bene alla fine, conosce l’infelicità, ma non ne è toccato, guarda i disastri del secolo a cui appartiene, ma non sono i suoi. È un rappresentante della filosofia classica contro Candido».
Degli uomini politici contemporanei c’è qualcuno che lei considera un erede di Voltaire?
«I dissidenti. Václav Havel. I comunisti avevano rivoltato i valori come un guanto, il vocabolario sovietico aveva stravolto la realtà: in nome della pace, immense mobilitazioni militari; in nome dell’Uomo nuovo a venire, la persecuzione dei viventi. Armati delle loro disillusioni, i protagonisti delle rivoluzioni di velluto hanno cambiato l’Europa. La cortina di ferro è crollata sotto la pressione di migliaia di Candidi».
E adesso?
«Dilaga la tentazione dell’“ognuno a casa sua”. Il ripiegamento identitario fa risorgere un pericolo contro il quale due guerre mondiali dovrebbero averci vaccinato. L’Europa è stata ed è una bella idea. Purtroppo si sfalda a partire dalla sua testa prima ancora che per colpa dell’economia. Contro le nuove linee Maginot, bisognerebbe tornare al Candido».
Twitter @Stef_Montefiori

giovedì 5 novembre 2015

suono e fisica quantistica

Un viaggio tra fisica e psicofisica per capire le caratteristiche e la natura del suono

http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/che-cos-e-il-suono-in-fisica.php


Davide Fiscaletti - 14/10/2014 

Che cos'è il suono?
Il suono può essere interpretato sia come fenomeno ondulatorio nell'aria o in altri mezzi elastici (stimolo) sia come eccitazione del meccanismo uditivo che da luogo alla percezione acustica (sensazione). La scelta dell'uno o dell'altro punto di vista da luogo a due aspetti dell'acustica, la fisica e la psicofisica, a cui corrispondono diverse grandezze: frequenza e altezza, intensità sonora e sensazione sonora, forma d'onda (o spettro equivalente) e timbro. Ecco un breve esempio: per le frequenze basse l'orecchio umano percepisce un'altezza differente a intensità differenti, aumentando il volume l'altezza scende. Note pure di frequenza 168 e 318 Hz a basso volume risultano discordanti sgradevoli, a volumi più alti tuttavia l'orecchio li percepisce come in relazione di ottava (come fossero 150 e 300 Hz). Questo per far capire come l'orecchio umano non sia uno strumento di misura esatto, anche se estremamente sensibile. La psicoacustica studia le modalità con cui il sistema uditivo e il cervello elaborano suoni e rumori.
Uno studio sperimentale sistematico dei fenomeni sonori ha inizio con G. Galilei, cui risalgono idee e ricerche sulla natura del suono e sui suoi caratteri, sulle proprietà delle corde vibranti, sui metodi per la determinazione della velocità del suono nell’aria, ecc…; a lui è dovuto in particolare l’aver riconosciuto nell’altezza d’un suono un elemento legato alla frequenza di vibrazione della sorgente sonora e di aver intuito la natura composita del suono delle corde. Quasi contemporanee all’opera di Galilei sono quelle di G. Benedetti, di G.F. Sagredo, che nel 1615 dimostra che il mezzo di trasmissione del suono è l’aria; di M. Mersenne, che effettua una prima determinazione della velocità del suono; e di P. Gassendi, cui è dovuta l’osservazione dell’indipendenza della velocità dall’altezza del suono. Nel 1663 O. von Guericke dimostra che il suono si propaga non solo nell’aria ma anche nei liquidi e nei solidi. Le ricerche del XIX secolo approfondiscono, soprattutto a opera di H. von Helmholtz e Lord Rayleigh, lo studio della propagazione ondosa e, in particolare, degli aspetti energetici di questa, mentre l’invenzione del fonografo e del microfono (1877) pone per la prima volta il problema della registrazione e della riproduzione dei suoni, nonché della loro trasduzione elettrica, problema che costituisce l’oggetto principale dell’elettroacustica. In quest’ultimo settore, crescendo l’importanza delle informazioni sonore nel quadro dei moderni mass media, e nel collegato settore dell’acustica architettonica, si sono avuti i maggiori sviluppi.
Per quanto riguarda la fisica del suono, va anzitutto detto che le onde sonore sono onde meccaniche (vale a dire hanno bisogno di materia per propagarsi) longitudinali (vale a dire il movimento delle particelle avviene nella stessa direzione di propagazione). L'orecchio umano è in grado di essere stimolato da frequenze comprese tra 16 e 20.000 Hz. Un'onda con frequenza inferiore a quella del campo di udibilità è chiamata infrasuono, un'onda con frequenza superiore a quella del campo di udibilità è detta ultrasuono.
L'onda sonora è quindi costituita da una perturbazione del mezzo di trasmissione. In particolare le particelle dell'aria (quasi 100.000 ogni metro cubo) nella loro oscillazione creano delle aree di compressione, dove la pressione è leggermente maggiore di quella atmosferica, e delle sacche di rarefazione, dove la pressione è leggermente inferiore a quella atmosferica. I segnali trasmessi dalla voce e dalla musica sono quindi lievi increspature che si sovrappongono alla pressione atmosferica. Durante lo spostamento dell'onda sonora le zone di compressione e di rarefazione si spostano lungo la direzione del raggio di propagazione.
Il suono, in assenza di interferenze dovute ad oggetti circostanti, si propaga uniformemente in tutte le direzioni, il che significa che i fronti d'onda formano rispetto ad una sorgente puntiforme dei gusci sferici. L'intensità del suono diminuisce quindi con il quadrato del raggio.
L’emissione di suoni da parte di un corpo in vibrazione costituente la sorgente sonora e la loro propagazione sino all’orecchio di un ascoltatore, o, eventualmente, sino al microfono di un dispositivo di registrazione o di amplificazione sonora, avvengono secondo le leggi che governano la generazione e la propagazione di onde elastiche in genere. Per effetto del moto vibratorio della sorgente (per esempio, una corda o una membrana elastica in vibrazione, o anche una massa d’aria in oscillazione entro un recipiente aperto) si determina nell’aria circostante una successione di strati compressi e rarefatti, che si va allargando tutt’intorno (sono queste le onde longitudinali prima nominate): ciascuna delle particelle d’aria contigua alla sorgente prende a vibrare in sincronismo con questa, spostandosi al di qua e al di là della sua normale posizione d’equilibrio e trasmettendo il moto alle particelle a essa contigue lungo la retta che le congiunge con la sorgente, cioè lungo una direzione di propagazione, dei suoni emessi dalla sorgente.
Per comprendere il comportamento di un’onda sonora, si definiscono le seguenti grandezze: lunghezza d’onda, ampiezza d’onda, frequenza, periodo, intensità, velocità di propagazione e timbro. Per lunghezza d'onda si intende la distanza percorsa da un'onda per ritornare nella stessa configurazione, cioè la distanza percorsa dall’onda in un periodo. L’ampiezza d’onda è lo spostamento massimo percorso da una particella oscillante attorno alla sua posizione di equilibrio. Dall’ampiezza è possibile ricavare l’intensità che, nel caso di un’onda sonora, rappresenta la pressione esercitata dall’onda stessa su una superficie. In quanto misura dello spazio, tanto maggiore sarà l’ampiezza, tanto maggiore sarà la pressione esercitata sull’ostacolo. La frequenza è il numero delle oscillazioni compiute da uno stesso punto dell’onda nell’unità di tempo. Il periodo è l’intervallo di tempo necessario per compiere un’oscillazione completa. L’intensità di un’onda sonora è definita come la potenza media per unità di area con la quale l’energia è trasmessa dall’onda. La velocità di propagazione è la velocità con la quale il suono si propaga in un mezzo e dipende dalla densità del mezzo stesso e dalla forza di legame fra le molecole costituenti quel mezzo. Il timbro è l’entità fisica associata alla qualità del suono: esso permette di distinguere suoni aventi frequenze ed intensità uguali, ma generati da sorgenti diverse.
A caratterizzare la perturbazione sonora, punto per punto e istante per istante, può essere assunto lo spostamento che la generica particella del mezzo subisce; se lo spostamento è una funzione sinusoidale del tempo, si parla di suono puro, altrimenti si parla di suono composto; in questo caso il suono si può pensare costituito dalla sovrapposizione di suoni armonici, cioè di suoni puri di opportuna ampiezza e fase iniziale e di frequenza multipla di quella del suono armonico di frequenza più bassa, detto primo armonico o, più correntemente, suono fondamentale; le caratteristiche dei suoni armonici costituenti un suono composto si ottengono mettendo in opera i metodi dell’analisi armonica di Fourier. Le varie armoniche possono partire entrambe dallo 0, e quindi si dicono in fase, oppure presentare dei ritardi. Il ritardo di mezza onda corrisponde a 180°, il ritardo di 360° corrisponde di nuovo alla fase. Spesso le onde complesse presentano delle componenti che non sono multipli interi esatti della frequenza fondamentale, in questo caso non si parla di armonica ma di parziale. Le parziali sono in grado di dare la caratteristica timbrica di alcuni strumenti, come le campane, o il suono del pianoforte.

La rappresentazione del suono
Il suono può essere rappresentato graficamente in modi diversi. Conoscere le sue rappresentazioni è molto utile, perché spesso i nuovi software di editing del suono ci danno l’opportunità di visualizzare le registrazioni audio in tempo reale. Le variabili fisiche con cui si rappresenta un evento sonoro sono le seguenti: tempo, frequenza, ampiezza.
La rappresentazione più comune usata dalla maggior parte dei software audio è l’oscillogramma, chiamato anche forma d’onda. L’oscillogramma mette in relazione il tempo e l’ampiezza. L’oscillogramma ci permette di vedere i transienti di colpi percussivi come la batteria, di individuare in una traccia di canto le singole sillabe, di capire dall’ampiezza del suono l’andamento dinamico. L’oscillogramma non ci dice però niente sulla timbrica del suono, ed è molto artificioso avere informazioni sulla frequenza. Lo spettro sonoro mette invece in relazione ampiezza e frequenza. In uno spettro sonoro il segnale del suono è scomposto in tutte le sue varie componenti, che sono riportate insieme alla loro ampiezza nel grafico. Lo spettro ci permette di vedere la fotografia della timbrica di un suono, quindi le varie armoniche e parziali che lo compongono. Esistono analizzatori di spettro che fotografano lo spettro sonoro in tempo reale, in maniera da seguire la distribuzione delle frequenze in una registrazione. Una rappresentazione del suono, molto utilizzata in diverse applicazioni audio, come il riconoscimento vocale e la bioacustica, è lo spettrogramma, che mette in relazione tempo, frequenza ed energia sonora. Un suono può cambiare nel tempo, cambiando la frequenza della fondamentale e cambiando il suo spettro armonico. Lo spettrogramma ci permette di osservare questi cambiamenti. Lo spettrogramma viene rappresentato in due dimensioni, in cui si riporta in ascisse il tempo e in ordinate la frequenza. Per indicare le ampiezze delle varie frequenze si utilizzano invece o bande di colori o tonalità di grigio, come se fosse una fotografia dall’alto, e i chiari scuri indicassero rilievi e depressioni. In realtà è come se si utilizzasse una rappresentazioni in tre dimensioni (frequenza, ampiezza, tempo), e l’ampiezza venisse proiettata sul piano tempo-frequenza. Alcuni programmi permettono di puntare il cursore sulle varie aree del grafico e avere misurazioni precise delle tre variabili.

Psicoacustica
La psicoacustica è la disciplina che studia il complesso processo per cui un suono fisico diventa una percezione sonora. Lo studio di questo processo ha un carattere altamente multidisciplinare in quanto coinvolge l’acustica, l’elettromeccanica, la neurologia, la psicologia. Molti risultati di acustica percettiva ottenuti nel campo della caratterizzazione delle capacità di analisi in tempo-frequenza dell’orecchio sono impiegati nelle moderne tecniche di compressione dei segnali sonori. Infatti, i più affermati sistemi di codifica del suono sfruttano i principali fenomeni di psicoacustica al fine di minimizzare e ottimizzare il numero di bit necessario per rappresentare un segnale sonoro. Tra i concetti più utilizzati figurano: a) la soglia di percezione uditiva assoluta, ossia la quantità di energia di un suono puro necessaria affinché un ascoltatore possa percepire il suono in un ambiente senza rumore; spesso il sistema di codifica fissa il punto più basso della curva della soglia in funzione della frequenza (all’incirca intorno ai 4 kHz) uguagliandolo all’energia rappresentata da un aumento o diminuzione di 1 bit del segnale; b) le bande critiche di frequenza, ossia le larghezze di banda per le quali il responso soggettivo cambia in modo sensibile, fenomeno collegato alla selettività che ha l’orecchio alle frequenze sonore, principalmente determinata dalla relazione tra frequenze percepite e posizione lungo la membrana basilare; c) il mascheramento, ossia il fenomeno per cui un suono non viene percepito a causa della presenza contemporanea di un altro suono più intenso: la spiegazione del meccanismo responsabile di questo effetto molto complesso, che dipende da vari parametri (come per esempio, la durata temporale del segnale) e si manifesta come mascheramento all’interno di una banda critica oppure, anche, di bande critiche vicine, può essere ricercata nell’inibizione, a livello della membrana basilare, causata dal suono forte, della trasmissione dell’oscillazione associata al suono debole. Sulla possibilità di quantificare il fenomeno del mascheramento si basano tutti i codici di compressione moderni, come, per esempio, il diffusissimo MP3. Infatti una grossa riduzione del numero di bit necessari per la codifica si ottiene allocando dinamicamente un numero di bit variabile in modo tale da perdere le componenti del segnale che si trovino sotto la soglia di mascheramento (e che quindi viene assunta come il livello del rumore di quantizzazione).

Fenomeni non lineari
Alcuni fenomeni (onde d’urto, generazione di armoniche, flusso di materia, cavitazione, ecc…) che possono manifestarsi nella propagazione del suono (o più in generale di un’onda elastica) non sono descritti dall’equazione lineare delle onde, che va sostituita da una forma non lineare nell’ambito della cosiddetta acustica non lineare. Il limite tra fenomeni acustici lineari e non lineari ovviamente non è netto: gli effetti di non linearità sono rilevanti quando il rapporto tra l’ampiezza della velocità di oscillazione delle particelle del mezzo e la velocità di propagazione dell’onda (cioè il numero di Mach, o, in modo del tutto equivalente, il rapporto tra la variazione della pressione dovuta all’onda e la pressione del mezzo a riposo o quello tra l’ampiezza della vibrazione e la lunghezza d’onda) non è molto minore dell’unità. Si può facilmente intuire l’origine di alcuni fenomeni non lineari, se si pensa, per esempio, a una corda vibrante tesa tra i due estremi fissi: se la corda descrive oscillazioni ampie, la sua lunghezza media nel tempo è apprezzabilmente maggiore di quando è a riposo, pertanto sarà maggiore la tensione media cui è sottoposta e quindi maggiore la velocità di propagazione dell’onda che la percorre; analogamente in un fluido investito da un’onda elastica sufficientemente intensa la pressione media è apprezzabilmente maggiore di quella che si avrebbe in assenza del suono. Il flusso di materia in fluidi sottoposti a intenso irraggiamento acustico si deve all’insorgere di una forza netta diversa da zero su ogni particella di fluido attribuibile alla media temporale di termini non lineari nell’equazione del moto. Si può inoltre avere cavitazione acustica o sonora (continua o impulsiva), cioè la formazione di cavità piene di vapore all’interno di un liquido prodotte dalle rapide variazioni locali di pressione associate all’onda acustica.

Suono e scienze cognitive
Una significativa ricerca interdisciplinare condotta dall’Associazione Vocal Sound di Lugano tra i campi della fisica, della medicina e della musica, sul tema “la risposta umana al suono e alla vibrazione”, ha portato a una nuova esperienza dell’Informazione, che, per usare delle parole di Fritjof Capra, fornisce “una nuova via d’accesso alle scienze cognitive attraverso il suono”. In base all’approccio cognitivo sviluppato dall’Associazione Vocal Sound (denominato anche approccio cognitivo ININ) l'uomo può riconoscere che è sempre in sintonia con questa natura profonda della realtà, dove esiste un allineamento con diversi livelli di frequenza che esprimono differenti livelli dell'esistenza. Il processo attraverso cui l’informazione implicita si allinea con l’antenna intuitiva umana può essere riconosciuto come un allineamento con le frequenze del campo vibrazionale in cui siamo immersi, che costituisce l’origine e la vera natura della realtà. A proposito del suono emesso dalla voce umana quando viene sperimentato l’approccio cognitivo ININ, Anna Bacchia e Lorenzo Sorbi scrivono: “Quando l’antenna intuitiva è attiva in ININ la voce emette un suono integrato col sé. In ININ il suono della voce si presenta come un cristallo puro, caratterizzato da dei picchi di frequenza, dette frequenze pure. […] Una delle caratteristiche più interessanti di questo processo è che l’emissione di frequenze pure vocali ha una straordinaria capacità di riequilibrio energetico sull’organismo, come è emerso da una serie di ricerche che abbiamo svolto nel laboratorio Vocal Sound sul tema della risposta umana al suono della voce. Inoltre le frequenze pure sono registrabili in processi dove ascolto e comprensione si svolgono a livelli estremamente espansi”. Il suono che emerge dal processo cognitivo ININ assume pertanto un notevole rilievo anche sul piano curativo, di riequilibrio dell’organismo. A questo riguardo, Anna Bacchia e Melisa Rossi scrivono anche (vedi l’articolo “ININ: il salto quantico della mente”, Scienza e Conoscenza, n° 29): “L’Informazione può riequilibrare il quadro bioenergetico di un organismo attraverso le frequenze pure emesse dal suono di una voce. La voce che emette, non sceglie la tecnica o il suono da emettere, ma quella voce è orientata e SI suona da sé, mentre la consapevolezza della voce che emette è allineata sull’organismo che riceve il suono. Come rilevato in diverse ricerche del Gruppo di Studio Vocal Sound, l’organismo che riceve, dopo tale processo, presenta un ri-equilibrio misurabile del suo quadro bioenergetico generale”.

Riferimenti bibliografici
www.treccani.it/enciclopedia/suono/
www.fmboschetto.it/didattica/pdf/il_suono.pdf
www.mauriziogalluzzo.it/.../suoni/.../il%20suono%20in%20fisica.pdf
A. Bacchia, L. Sorbi, “ÌNIN. La sostenibile leggerezza dell’essere. Scienza, arte e creazione quotidiana”, Collana Vocal Sound 9, 2008.
A. Bacchia, M. Rossi, “ÌNIN, una nuova esperienza dell’Informazione: il salto quantico della mente”, Scienza e Conoscenza, n° 29, 2009.

da UNIVADIS : dna e fotocopiatrice


Fotografata per la prima volta la 'macchina fotocopiatrice' del Dnaunivadis - un servizio offerto da MSD

  • ADNKronos Salute
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Milano, 2 nov. (AdnKronos Salute) - - Si chiama 'replisoma' e funziona come una macchina fotocopiatrice di Dna. Finora per la scienza è stato quasi una leggenda. Ora un team di ricercatori ha svelato la sua vera architettura molecolare e, "con sorpresa", ha scoperto che il suo aspetto non è quello immaginato in decenni di disegni sui manuali scientifici.
La replicazione del Dna è essenziale per la vita, spiegano dagli Usa gli esperti della Rockfeller University, del Brookhaven National Laboratory e della Stony Brook University che firmano lo studio pubblicato su 'Nature Structural and Molecular Biology'. Ma molti meccanismi di base di questo processo rimangono sconosciuti. Come misteriosa era la struttura del replisoma, un blocco di proteine ​​responsabili di sciogliere le eliche del Dna e crearne duplicati per la divisione cellulare.
La scoperta come spesso capita rivoluziona le ipotesi formulate in precedenza, sottolinea l'autore senior della ricerca, Michael O'Donnell, in forze nel Laboratorio sulla replicazione del Dna della Rockefeller University e nell'Howard Hughes Medical Institute. Sotto la lente degli esperti è finito il replisoma trovato negli organismi eucarioti, una categoria che include una vasta gamma di esseri viventi, compresi gli umani e altri organismi pluricellulari. O'Donnell e colleghi avevano prima studiato a lungo il replisoma in semplici batteri unicellulari: la versione più complessa ha oltre 30 meccanismi diversi, proteine, e ha richiesto un lavoro di ricostruzione lungo circa 15 anni. Ma finora non c'erano immagini che mostrassero come ogni singola parte si 'incastra' a formare il replisoma eucariotico nel suo insieme.................L'elica del Dna ha due filamenti, e ognuno di questi viene duplicato da una diversa Dna-polimerasi, un enzima che crea molecole di Dna accoppiando singoli nucelotidi, le unità di base, con i 'partner' corrispondenti. Un altro enzima attivo nel replisoma è l'elicasi che, come una cerniera, ha il compito di separare il Dna in due singoli filamenti preparandolo per la replicazione, per la 'fotocopia'. Il nuovo studio, fra le altre cose, ha permesso agli autori di capire come questi due enzimi sono posizionati l'uno rispetto all'altro.Perché mai il replisoma eucariotico abbia sviluppato una tale struttura non è noto. O'Donnell e colleghi sospettano che possa avere qualcosa a che fare con l'evoluzione della pluricellularità. "Le modifiche ai nucleosomi trasportano informazioni epigenetiche che istruiscono le cellule a diventare i diversi tessuti del corpo, dal cuore al cervello e altri organi durante lo sviluppo embrionale", spiega O'Donnell. Le interazioni osservate dagli esperti, conclude, "potrebbero svolgere un ruolo nell'assegnazione di diverse identità epigenetiche alle due nuove 'cellule figlie' dopo la divisione cellulare. Un passaggio che le mette in grado di formare organi diversi durante lo sviluppo di un animale pluricellulare".

aurora boreale e tempesta solare

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L'allarme della Nasa: "Una tempesta solare potrebbe distruggere la nostra tecnologiaSi tratta di un'eventualità molto bassa, si stima del 12%, ma non per questo ci si può sentire tranquilli e ignorare il problema.

Gli effetti sul nostro pianeta, infatti, sarebbero devastanti: lo sconvolgimentomagnetico metterebbe ko per mesi tutte le nostre reti, da quella elettrica a quella telefonica, e poi le comunicazioni satellitari, la rete internet, i circuiti di carte di credito e bancomat, calandoci in una sorta di black out al quale l'umanità non saprebbe come reagire. Si tratterebbe di dover cambiare per mesi abitudini consolidate da almeno cento anni..................Risultati immagini per le scienze
Risultati immagini per tempesta solare 2014Risultati immagini per tempesta solare 2014Prepararsi alla supertempesta solare prossima venturaUna suggestiva immagine del Sole ottenuta dal Solar Dynamics Observatory della NASA combinando riprese in tre differenti lunghezze d'onda. Un accurato studio dell'attività solare potrebbe permettere di prevedere una super-tempesta con alcuni giornio di anticipo. (Cortesia NASA/Alzate/SDO)
Le tempeste solari sono causate da violente eruzioni sulla superficie del Sole durante le quali avvengono espulsioni di massa coronale (CME). Le CME sono gli eventi più energetici del nostro sistema solare e coinvolgono enormi bolle di plasma proiettate dalla superficie del Sole nello spazio, accompagnate da forti anomalie dei campi magnetici.Se l'intensità della tempesta è tale da alterare fortemente il campo magnetico terrestre, “azzerandolo” sia pur temporaneamente, si potrebbero avere enormi picchi di correnti elettriche nel terreno e nelle linee di trasmissione aeree, con un effetto devastante non solo sui sistemi di comunicazione ma anche sugli impianti di generazione e distribuzione dell'energia elettrica, paralizzando servizi essenziali come i trasporti.......La più grande super-tempesta solare registrata è avvenuta nel 1859 ed è conosciuta come “evento Carrington”, dal nome dell'astronomo britannico Richard Carrington che aveva rilevato il massiccio brillamento solare che l'aveva preceduta. In quell'occasione fu liberata una quantità di energia equivalente a quella che sarebbe stata liberata da 10 miliardi di bombe di Hiroshima esplose contemporaneamente, ma senza che ciò provocasse seri problemi dato che al tempo l'unica infrastruttura sensibile era rappresentata dai meno di 200.000 chilometri di linee telegrafiche. Ma oggi le cose oggi potrebbero andare molto diversamente. a sanità..............