venerdì 4 ottobre 2013

Cos'è il Progetto Benessere Complesso - Complex Wellness ?


Mona Hatoum"Mona Hatoum
La Salute è uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non una semplice assenza di malattia" 
definizione di Salute emanata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
"L'Organismo è un Cerchio"
Ippocrate di Kos, circa 460 - 377 a.C.

Naiza Khan The Robepakistana Naiza H. Khan
La Salute, s'è capito dopo qualche millennio di svalutati moniti di saggi e filosofi, è "complessa".
La Salute non è semplicisticamente una assenza di malattie, ossia una assenza di "rotture" o "malfunzionamenti" della "macchina" corporale o cerebrale.
La Salute è il risultato di una complessa interazione tra più agenti e ambienti: tra me a i miei familiari, colleghi e amici, tra i miei ambienti professionale e personale, tra i miei interessi & attività e l'habitat culturale e sociale, ecc ecc
Naiza H. Khan New Clothes for the Emperor IINaiza H. Khan - New Clothes for the Emperor II, 2009
Muoversi dal tradizionale "asse negativo" (salute come assenza di qualcosa) al più consapevole "asse positivo" (Salute come armonia tra me a Altri/Altro) richiede una impostazione mentale innovativa e scientifica.
Tale impostazione va attuata sia nella ricerca teorica e scientifica, sia nello sviluppo di nuovi prodotti e servizi, sia soprattutto nella loro promozione e diffusione a tutte le fasce sociali che non sanno, né possono, aggiornarsi su temi di estrema importanza per il loro benessere, ma troppo avanzati per il loro livello culturale e per gli schemi culturali "duri a morire" (basti pensare all'ostracismo e scetticismo di appena qualche decennio fa contro le "malattie psico-somatiche" e i "disturbi mentali"...!).
Essenziale per tale coinvolgimento di tutte le fasce sociali in una consapevole e scientifica Cultura del Benessere Complesso (Complex Wellness) è il ruolo di persone che connettano i due "mondi" (ricerca e  industria da una parte, popolazione dall'altra) con innovative ed efficaci forme di autoimprenditorialità , di imprenditoria di sè , di " mettersi in proprio ".
Integrare gradualmente il proprio reddito attuale, oppure migliorare gradualmente il proprio stile di vita con attività proficue aventi maggiore autonomia, motivazione e soddisfazione, fino a crearsi una Nuova Vita economicamente e psicologicamente benestante è possibile soltanto in ambiti innovativi e dalla estesa domanda di mercato - quale appunto il settore del Benessere e del Wellness .
Il "Perché?", o il "Chi me lo fa fare?", lo sai già tu!
Il "Come" puoi condiverlo con Altri in questo Progetto promosso dalla Comunità di ComplexLab.it
Per informazioni e chiarimenti: info@complexlab.it
Ad Maiora!immagine-ruggieri.jpg
La Redazione di Complexlab

martedì 1 ottobre 2013

Alfano: tutto il Pdl voti la fiducia a Letta. Partito nel caos. Giovanardi: gli scissionisti sono i falchi

Messaggero logo

orso castano : che stia per scoppiare il buon senso?! Sarebbe ora. La situazione politica e' gravissima , seguen quella economica che piu' precaria non si puo'. Speriamo nel buon senso. Speriamo che Letta possa continuare il suo lavoro.


Alta tensione nel Pdl, con Angelino Alfano che invita Silvio Berlusconi a fare retromarcia e afferma: «Rimango fermamente convinto che tutto il nostro partito domani debba votare la fiducia a Letta. Non ci sono gruppi e gruppetti». In serata ennesimo vertice a Palazzo grazioli con Berlusconi.

Nonostante i toni bellicosi, tuttavia, il Cavaliere, a quanto riferiscono, è pronto riconsiderare l'idea di votare la sfiducia al governo a patto di alcune richieste che devono essere accolte dal premier Enrico Letta. Per il Cavaliere - è il ragionamento fatto dai fedelissimi - l'unità del partito in questo momento è la cosa prioritaria anche perché l'idea di andare al voto con un Pdl dimezzato non porterebbe i risultati sperati. Ecco dunque la possibilità di riaprire i canali di dialogo con il governo (prova ne sono le riunioni a palazzo Chigi) per un'exit strategy. Tra le richieste fatte avanzare dal Cavaliere ci sarebbe la questione giustizia e in particolare l'interpretazione non retroattiva della legge Severino.

Altra soluzione prospettata è quella di rivedere la squadra di governo, un Letta bis insomma con nuovi innesti tra i ministri Pdl ma soprattutto la possibilità per Alfano di lasciare l'esecutivo e prendere la gestione della nuova Forza Italia. La proposta sarebbe stata fatta dallo stesso ex premier al segretario pidiellino nel corso dell'incontro a via del Plebiscito.
Nel corso della giornata era circolata la voce che un gruppo di senatori fosse già pronto a staccarsi e a creare un nuovo gruppo di 20-30 senatori, che potrebbe chiamarsi "Popolari", pronto a votare la fiducia al premier Enrico Letta.«Abbiamo i numeri, siamo anche più di 40, e siamo fermi nel voler mantenere l'equilibrio di governo. Per questo voteremo la fiducia. Il problema dei numeri, al massimo, è degli altri», ha detto il senatore dissidente del Pdl Carlo Giovanardi in merito alla fiducia al governo Letta. «C'è anche la possibilità che domani tutto il Pdl voti la fiducia a Letta. Mi sembra che sia questo l'orientamento che sta maturando. Certo chi non vuole rimanere nel Pdl se ne andrà per fare numero. Noi rimaniamo nel Pdl; nessuna scissione», ha poi sottolineato Giovanardi intervenendo allo speciale di SkyTg24.Vertice stamani a Palazzo Grazioli con Berlusconi e i big del partito. Poi faccia a faccia del Cavaliere con il segretario Alfano, che dopo è andato da Letta a Palazzo Chigi. Un nuovo incontro dopo quello tesissimo della notte scorsa in cui vicepremier avrebbe anche ventilato l'ipotesi di lasciare il partito con gli altri ministri dimissionari.La riunione dei vertici del Pdl è stata convocata per cercare di evitare lo strappo, minacciato dalla colombe contrarie a sfiduciare il premier. Secondo indiscrezioni, i moderati del Pdl pensano infatti a un nuovo gruppo al Senato pronto a votare la fiducia al governo. Durissimo lo scontro con i falchi del partito. Il presidente del Consiglio intanto stamani è salito di nuovo al Quirinale e poi a Palazzo Chigi ha incontrato il sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Riunita anche la segreteria del Pd che ribadisce la volontà di sostenere la richiesta di chiarezza di Letta.Renzi a Letta: noi leali. Il sindaco di Firenze oggi, secondo quanto si apprende, ha ribadito al premier l'intenzione di essere leale e responsabile nei suoi confronti. Non ci saranno trucchi o trabocchetti, avrebbe assicurato a Letta. «Ho detto oggi al premier Letta che da sindaco, da militante democratico ma soprattutto da cittadino spero che prevalga l'interesse del Paese. E continuo a fare il tifo per un Governo solido che faccia bene per le famiglie, per le imprese, per l'Italia. Tutto il resto lo lascio ai professionisti della chiacchiera...», ha poi scritto Renzi in un post su Facebook.
Andirivieni a Palazzo Chigi. L'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, è stato oggi a palazzo Chigi a colloquio con il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini. Anche Fabrizio Cicchitto è stato a Palazzo Chigi per incontrare il premier. Letta ha poi visto anche Alfano con i ministri dimissionari del Pdl Gaetano Quagliariello e Beatrice Lorenzin.
I sottosegretari non si dimettono. Intanto, non si hanno notizie di lettere di dimissioni da parte dei sottosegretari e dei viceministri del Pdl, come chiesto da Berlusconi dopo le dimissioni dei ministri. Interrogate in merito, fonti qualificate riferiscono che per ora non è arrivata alcuna comunicazione in merito.

read key : genetics :Scoperti 48 nuovi geni per sclerosi multipla, italiani nel team

univadis - un servizio offerto da MSDMilano, 30 set. (Adnkronos Salute) - Raddoppiano i geni 'sotto accusa' come possibile causa della sclerosi multipla. Uno studio condotto dall'International Multiple Sclerosis Genetics Consortium (Imsgc) ha permesso infatti di individuare 48 nuove varianti genetiche che influenzano il rischio di sviluppare la malattia neurologica. Grazie a questa scoperta, ora sono 110 le varianti genetiche note associate alla sclerosi multipla. Al lavoro, pubblicato su 'Nature Genetics', hanno partecipato anche scienziati italiani dell'Irccs San Raffaele di Milano e dell'università degli Studi del Piemonte Orientale di Novara. I geni individuati confermano il ruolo del sistema immunitario all'origine della patologia, e mostrano una sovrapposizione con geni già noti per essere coinvolti in altre malattie del sistema immunitario.

La nuova ricerca si presenta come "il più grande studio internazionale mai condotto in ambito di genetica di sclerosi multipla". Guidato dalla Miller School of Medicine dell'università di Miami, negli Usa, ha coinvolto 193 scienziati di 84 gruppi di ricerca in 13 Paesi, e ha ricevuto fondi da oltre 40 enti e associazioni di pazienti, compresa la Fondazione italiana sclerosi multipla (Fism). E' stato analizzato il Dna di 29.300 persone con sclerosi multipla e 50.794 controlli sani. La Fism ha finanziato la tipizzazione e l'analisi del genoma di mille italiani con sclerosi multipla e mille controlli sani, presso l'università di Novara e l'Istituto di via Olgettina.
Il braccio 'tricolore' dello studio è stato coordinato da Sandra D'Alfonso del Dipartimento di scienze mediche e Ircad (Interdisciplinary Research Center of Autoimmune Diseases) dell'università del Piemonte Orientale, e da Filippo Martinelli Boneschi dell'Istituto di neurologia sperimentale del San Raffaele, entrambi membri del gruppo strategico dell'Imsgc. Hanno collaborato due consorzi di centri sclerosi multipla italiani: Progemus coordinato da Maurizio Leone (Clinica neurologica ospedale Maggiore della Carità e Ircad di Novara), e Progresso coordinato da Giancarlo Comi (direttore dell'Istituto di neurologia sperimentale del San Raffaele).
La sclerosi multipla è una malattia neurologica cronica che colpisce circa 2,5 milioni di persone nel mondo. In Italia si calcolano 68 mila malati, con una nuova diagnosi ogni 4 ore, soprattutto tra i giovani. La patologia determina lo sviluppo di focolai infiammatori che danneggiano il sistema nervoso centrale causando problemi nel movimento, nell'equilibrio, nella percezione degli oggetti e nel pensiero a seconda delle aree colpite. I sintomi neurologici sono transitori all'inizio della malattia, ma diventano persistenti e progrediscono con il passare del tempo nella maggioranza dei pazienti. Il rischio di ammalarsi è maggiore nelle persone con una storia familiare di malattia, e studi su gemelli e famiglie adottive hanno mostrato che questo aumento di rischio è dovuto principalmente alla condivisione di fattori di rischio genetici.
Gli scienziati che hanno condotto lo studio hanno utilizzato una tecnologia chiamata ImmunoChip, una piattaforma in grado di esaminare circa 200 mila varianti genetiche associate a una o più malattie autoimmuni. Oltre ad avere individuato 48 nuove varianti genetiche legate alla sclerosi multipla, lo studio ha anche permesso di confermare e localizzare con maggiore precisione un numero comparabile di varianti genetiche già note per essere associate alla patologia. Anche se ciascuna delle 110 varianti oggi conosciute determina individualmente un piccolo incremento di rischio di sviluppare la malattia, collettivamente queste mutazioni sono in grado di spiegare circa il 20% della componente genetica della malattia.
"Grazie alla pubblicazione di questi dati, la conoscenza della componente genetica di questa malattia complessa ha compiuto un importante passo in avanti", assicura Jacob McCauley dell'università di Miami, a capo del progetto. "La conoscenza dei fattori di rischio genetici implicati in una malattia complessa è un passaggio complicato ma fondamentale. Grazie a questa nuova scoperta - aggiunge - siamo più vicini alla conoscenza e individuazione dei meccanismi molecolari alla base dello sviluppo della sclerosi multipla e dunque alla scoperta dei bersagli di future strategie terapeutiche. Questi risultati rappresentano il completamento di un grande sforzo collaborativo. Uno studio di tali dimensioni e impatto non sarebbe stato possibile senza il lavoro e la volontà di un ampio gruppo di ricercatori e la partecipazione di migliaia di pazienti che hanno dedicato il proprio tempo e la propria energia". L'Imsgc è stato fondato nel 2003 e oggi comprende un pool di scienziati di tutto il pianeta.

lunedì 30 settembre 2013

da TGcom24 :Giorgio Squinzi: "L'Italia rischia il commissariamento dell'Ue"


Il presidente di Confindustria sulla crisi di governo: "Spero prevalga la responsabilità". Anche i sindacati temono l'arrivo della troika

 - "Mi auguro che tutta questa instabilità non porti a una precettazione da parte dell'Europa e a una gestione commissariale". Lo afferma il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, a proposito della crisi politica. "Spero che il senso di responsabilità di chi ci governa prevalga: non vorrei che ci ritrovassimo nella stessa situazione dell'ottobre 2011", ha detto Squinzi concludendo: "Non tocca noi esprimere giudizi su Berlusconi o di tipo politico".
Giorgio Squinzi: "L'Italia rischia il commissariamento dell'Ue"
"E' fondamentale che la legge di stabilità - aggiunge Squinzi rispondendo ai giornalisti a margine di un convegno a Milano - sia realizzata con le decisioni giuste che abbiamo già indicato al presidente del Consiglio Enrico Letta". Il presidente di Confindustria partecipa al convegno 'Growth summit Italia: perché il Paese può farcela' al quale doveva partecipare anche il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, che invece non è presente.

A una domanda su quale ritenesse essere la causa dell'attuale situazione politica, il numero uno di Confindustria ha risposto: "non tocca a noi esprimere giudizi di tipo politico, la cosa che noi riteniamo fondamentale è che il decreto sulla legge di Stabilità sia realizzato con le decisioni giuste che noi abbiamo già indicato al governo Letta".

Anche i sindacati temono la troika - Intanto da Roma Angeletti, nel corso di una conferenza stampa con gli altri sindacati, ha detto che "l'alternativa a un governo vero è un commissariamento vero da parte della troika che farà scelte che mal si conciliano con gli interessi degli italiani". Angeletti, insieme con i segretari generali di Cgil e Cisl, Susanna Camusso e Raffaele Bonanni, ha annunciato assemblee permanenti e presidi e volantinaggi sabato e domenica per protestare con la "irresponsabilità" che ha portato alla attuale situazione.

sabato 28 settembre 2013

Sistemi di accumulo dell’energia


Sistemi di accumulo dell’energia
La capacità di stoccare l'energia prodotta da fonti rinnovabili si sta dimostrando uno dei fronti più significativi nell'evoluzione in chiave smart della rete di distribuzione.
Uno dei grandi limiti dell'elettricità è infatti la difficoltà di accumularla. A differenza di altre risorse o prodotti, non è possibile produrre elettricità e conservarla, ma in ogni istante deve esserci equilibrio tra consumo e produzione di energia.
Grazie a sistemi di storage (stoccaggio) sempre più efficienti, sarà invece possibile immagazzinare l'energia elettrica prodotta quando è più conveniente o quando c'è abbondanza di fonti rinnovabili -pensiamo al sole o al vento-, per usarla quando serve.
Il Gruppo Enel ha già avviato progetti per la realizzazione di sistemi di stoccaggio che permettano la piena integrazione delle energie rinnovabili nelle rete.
In Italia Enel è protagonista del primo progetto di smart grid a Isernia, dove sta realizzando in collaborazione con Siemens un sistema di stoccaggio agli ioni di litio. Inoltre, un dispositivo di storage sarà installato nell'area di Forlì-Cesena nell'ambito del progetto europeo GRID4EU.
Sempre in Italia verranno testati quattro nuovi dispositivi di storage grazie a installazioni pilota nell'ambito di progetti di Smart Grids. In particolare si prevedono applicazioni che interesseranno la rete MT dell'isola di Ventotene e tre cabine primarie delle regioni Puglia, Calabria e Sicilia.
Tecnologie per l'accumulo dell'energia sono applicate da Endesa nell'ambito del progetto Smartcity Málaga(batterie agli ioni di litio -ferro -fosfato) e sono al centro delle soluzioni testate nelle isole Canarie (El Hierro eLa Graciosa), dove la società di Enel sta implementando una delle reti intelligenti che il Gruppo ha in costruzione in Spagna.

    What users say about Qi : Uno scienziato , Tesla, poco creduto , oggi ampiamente recuperato , le cui idee daranno grandi prospetive

    Ricarica Wireless Nexus 4 530x268 [Focus] Approfondiamo la tecnologia della ricarica wireless + video recensione QI Wireless Charger con Nexus 4Ne aveva già parlato il nostro Mark, in un altro articolo, quando Nokia spiegò la tecnologia di ricarica wireless presente nel Lumia 920 ma, approfittando del mio ultimo acquisto, volevo riprendere il discorso un po’ alla mia maniera, facendone un focus, attraverso un linguaggio semplice e comprensibile a tutti.
    Visto che la ricarica wireless è ormai sempre più presente negli smartphone e nei dispositivi di ultima generazione e si appresta ad essere lo standard del futuro, credo possa essere utile un ulteriore approfondimento.
    Il viaggio in questo articolo non sarà brevissimo, ma spero sarà di vostro gradimento. Let’s go ! icon biggrin [Focus] Approfondiamo la tecnologia della ricarica wireless + video recensione QI Wireless Charger con Nexus 4

    tesla [Focus] Approfondiamo la tecnologia della ricarica wireless + video recensione QI Wireless Charger con Nexus 4Un po’ di storia

    Ciò che oggi riusciamo a vedere a volte come qualcosa di molto semplice, quasi banale, nasce da un’idea piuttosto vecchia e quella che chiamiamo ricarica ad induzione, risale addirittura alla fine dell’ottocento.
    Sono molti gli studiosi dell’epoca, come Andre-Marie Ampere, James Maxwell e soprattutto Michael Faraday, tanto per citare nomi tra i più importanti, che hanno contribuito alle grandi scoperte sull’elettromagnetismo, riprese poi da Nikola Tesla (ritratto nella foto a fianco) che ai primi del novecento riuscì a concretizzare e ad evolvere molte delle teorie dei suoi predecessori, arrivando anche a trasmettere energia a distanza. A Tesla dobbiamo il concetto di corrente alternata con il quale ha dato un forte contributo alla concretizzazione della rivoluzione industriale.
    La legge di Faraday in particolare, che è una formula assai complessa, rappresentata da una equazione differenziale, ci dice che se immergiamo una bobina in un campo magnetico, la forza elettromotrice generata nella bobina è proporzionale alle variazioni nel tempo del campo magnetico.
    La ricarica ad induzione quindi in base a tale legge, si effettua con 2 dispositivi : la base di ricarica e il dispositivo da caricare. La base di ricarica ha al suo interno una bobina in cui scorre corrente alternata, generando in questo modo, un campo elettromagnetico variabile.
    Il dispositivo da ricaricare, ha al suo interno un’altra bobina molto simile e quando arriva molto vicino alla base di ricarica, è soggetta al campo magnetico generato da essa e quindi questo genera a sua volta una corrente che si trasmette tra i due dispositivi (esattamente lo stesso che avviene in un normale trasformatore elettrico).
    basic principle t [Focus] Approfondiamo la tecnologia della ricarica wireless + video recensione QI Wireless Charger con Nexus 4
    Poichè il campo magnetico decresce al quadrato della distanza, la stazione di ricarica e il dispositivo devono essere molto vicini per far avvenire il passaggio di corrente, quindi diciamo che questo meccanismo non è molto efficiente in quanto il campo magnetico si propaga e si disperde nel vuoto se i soggetti sono troppo lontani tra loro (al contrario del trasformatore che usa un nucleo ferroso). Ma alla poca efficienza subentra la grande utilità della mancanza di connettori o conduttori scoperti, che rende la ricarica ad induzione elettromagnetica, un’operazione molto sicura, specie in situazioni pericolose, tipicamente nelle vicinanze dell’acqua; ecco quindi perchè la ricarica ad induzione è usata già da molti anni, per esempio negli ospedali, (il nostro Massi può confermare) o nei rasoi e spazzolini da denti elettrici.

    domanda [Focus] Approfondiamo la tecnologia della ricarica wireless + video recensione QI Wireless Charger con Nexus 4Veniamo quindi a questo punto alla domanda spontanea:

    Perché se la ricarica ad induzione è qualcosa di così vecchio, solo ora la vediamo applicata agli smartphone e agli altri dispositivi portatili di ultima generazione propinandocela nei messaggi marketing come “innovazione” ?
    La risposta è piuttosto semplice, ma non banale. Riprendiamo un attimo il concetto tecnico: in primo luogo, un trasmettitore attende un segnale da un ricevitore che gli comunica di aver bisogno di alimentazione.
    Quando rileva un ricevitore, il trasmettitore invia elettricità attraverso una bobina di trasmissione, creando un campo elettromagnetico con una frequenza specifica.
    La bobina ricevente, la quale è progettata per accettare energia a quella frequenza, la trasforma appunto a sua volta, in energia, per ricaricare la batteria del nostro terminale.
    Il problema è quindi proprio il fatto che il dispositivo trasmittente e quello ricevente, “si parlano” solo ad una determinata frequenza, quella cioè per la quale sono stati progettati. Perciò fino ad oggi, pur essendo una tecnologia diffusa, non tutti i trasmettitori e i ricevitori sono progettati per funzionare insieme, anzi si può tranquillamente affermare che ogni dispositivo trasmittente e ricevente è stato qualcosa di molto specifico e verticale e quindi quasi nessuno parlava “la stessa lingua”, ossia funzionavano ognuno ad una frequenza diversa e non erano quindi dispositivi interscambiabili.
    Il mercato dei dispositivi a ricarica wireless induttiva quindi è stato per molti anni come una vera “torre di Babele” …

    qi blue 240x225 [Focus] Approfondiamo la tecnologia della ricarica wireless + video recensione QI Wireless Charger con Nexus 4Il QI e il WPC, ovvero facciamo un “corso di lingue” ai dispositivi di ricarica ad induzione

    QI e WPC sono acronimi che forse avrete sentito, forse li conoscete già, ma molti ne ignorano completamente l’esistenza. Ebbene questi acronimi nascondono la soluzione al problema di prima, ossia la necessità di far nascere uno standard, capace di rendere semplice per il futuro, permettere ad un dispositivo trasmittente di comunicare con qualsiasi dispositivo ricevente che aderisce a tale standard.
    WPC significa Wireless Power Consortium, e rappresenta quindi un consorzio, un’associazione di aziende internazionali che si sono messe insieme con lo scopo di rendere tutti i dispositivi elettronici portatili, capaci di avere compatibilità globale per quanto riguarda la carica ad induzione wireless, in base a delle specifiche ben precise.
    I membri di questo consorzio sono tantissimi (quasi 150) e sono formati praticamente da tutti i produttori di elettronica di consumo, come Samsung, LG, Nokia, Sony, HTC, tanto per citare i nomi a noi più familiari.
    wireless power wpc qi eco [Focus] Approfondiamo la tecnologia della ricarica wireless + video recensione QI Wireless Charger con Nexus 4
    Lo standard generato dal WPC si chiama QI (si pronuncia “CI”), un nome che proviene dalla filosofia cinese (ma più o meno in varie sfumature si trova in tutta la cultura orientale), la quale indica la forza vitale che scorre e anima tutte le cose viventi.
    Che poi se ricordate, andando nel terra terra, era anche la famosa barra di energia in tanti videogiochi di arti marziali (il famoso QI o CHI nella variante giapponese) che indicava lo stato di salute e soprattutto il livello di forza, del nostro combattente.
    Insomma, il nome personalmente mi piace e rende perfettamente l’idea dello scopo che si prefigge, ossia quello di ricaricare qualsiasi dispositivo che aderisce allo standard QI, posandolo su una piattaforma anch’essa Qi based.
    Volendo dare una definizione più comprensibile ancora: il QI è il nuovo standard universale per la ricarica a induzione. È un linguaggio comune che consente ai caricatori ad induzione e ai vari dispositivi elettronici, con un consumo massimo di 5 W di parlare fra loro. Così, qualsiasi dispositivo con accessorio Qi-aware o con il Qi già internamente integrato, si può caricare su una piattaforma di alimentazione basata sullo stesso standard.
    Il Qi ha quindi cambiato tutto e si appresta ad essere largamente utilizzato da qui al prossimo futuro da tutti i membri del WPC (praticamente ogni produttore da noi conosciuto (a parte Apple la quale probabilmente fornirà accessori wireless del tutto diversi ed applicabili solo al loro ecosistema). Se pensate che ad oggi ci sono ancora pochi dispositivi che aderiscono a questo standard, vi sbagliate, poiché al momento se ne contano oltre 8.5 milioni ed ovviamente non sono solo smartphone. Tanto per fare un esempio, in Giappone, il quale ha largamente aderito a questo standard, è già difficile trovare dispositivi elettronici, non dotati di tecnologia di ricarica ad induzione aderenti alle specifiche QI.
    In pratica è come per gli standard Bluetooth e Wi-Fi, che hanno rispettivamente indicato le modalità di comunicazione per i dispositivi a mani libere e per la comunicazione Wireless per la connessione ad internet. Il QI rappresenta la nuova generazione di dispositivi a ricarica induttiva, poiché trasmettitori e ricevitori parlano non solo un linguaggio comune ma comunicano anche in maniera intelligente.
    Per fare un esempio, quando uno smartphone da caricare lo avviciniamo alla base di ricarica, la bobina integrata in esso dice al trasmettitore di inviargli energia. Poi, quando la batteria del ricevitore è carica, la bobina ricevente dice al trasmettitore di smettere di inviare energia, ordinandogli di entrare in standby.
    Certo ci vorrà del tempo, ma immaginate tra qualche anno: la quantità di terminali dotati di tale tecnologia sarà la normalità e ci sarà la presenza di basi di ricarica in tutti i posti possibili: casa, ufficio, alberghi, luoghi pubblici e persino nei sedili di treni e aerei, in questo modo poggiando semplicemente il telefono, esso si alimenterà e difficilmente avremo le batterie scariche.
    Un’altra interessante applicazione poi, la vediamo applicata per esempio in campo automobilistico, dove Nissan e Toyota stanno realizzando un sistema di ricarica dei veicoli elettrici, senza bisogno di collegarli “ad una spina”, quindi utilizzando sempre il metodo induttivo. Il disegno di seguito vi chiarirà meglio le idee.
    nissan charge contact [Focus] Approfondiamo la tecnologia della ricarica wireless + video recensione QI Wireless Charger con Nexus 4
    In pratica con le stesso concetto spiegato prima, semplicemente parcheggiando la macchina nel punto giusto, essa ricaricherà la batteria, senza usare cavi, per induzione elettromagnetica. Poi per pagare l’eventuale ricarica, basterà un microchip che mandi un segnale radio per l’addebito su una carta prepagata per esempio.
    Inoltre Toyota sta già integrando nella Avalon 2o13,  una base di ricarica ad induzione QI, in grado di ricaricare uno smartphone semplicemente poggiandolo sopra:
    toyota avalon qi wireless charge [Focus] Approfondiamo la tecnologia della ricarica wireless + video recensione QI Wireless Charger con Nexus 4
    I membri del WPC dal 2010 sono praticamente raddoppiati ed oltre ai più famosi produttori di hardware, ci sono anche molte aziende di componentistica, che riforniscono proprio i produttori stessi, di componenti elettronici, delle bobine e tutto il necessario per aderire allo standard QI.
    La lista completa del membri del WPC potete vederla QUI .
    Spero con questo articolo di avervi dato qualche elemento in più che vi mancava per quanto riguarda la ricarica wireless, e sapete che quando posso, cerco di passare dalla teoria anche alla pratica. Infatti di seguito, potrete vedere la mia videorecensione di una base di ricarica wireless aderente allo standard QI, con il quale ricaricare il mio Nexus 4 anch’esso dotato di tecnologia di ricarica wireless integrata basata sullo stesso standard.
    LG è un membro del WPC così come lo è Nokia o Samsung, per cui potrete applicare lo stesso test che vi farò vedere nel video, tranquillamente anche al Lumia 920 o Samsung S3, per dire i più famosi, ma molti altri sono già in lista.

    Buona visione ! icon biggrin [Focus] Approfondiamo la tecnologia della ricarica wireless + video recensione QI Wireless Charger con Nexus 4Qi: The global standard -The best user experience

    The idea behind Qi is simple: all devices with the Qi logo will work with all Qi chargers. That’s it. No need for separate chargers, no need for cables, and no need for adapters when traveling. Qi is a global standard – this means that your device can be charged wirelessly wherever you are.Qi is the proven leader in wireless charging. Qi has unrivaled reach, delivers the best user experience, and is moving the fastest to bring new wireless charging innovations to market.

    What users say about Qi

    "Once you have a wireless charger around, then using it becomes second nature, you top-up more often than you would. It’s one tiny hassle removed from the day. The phone doesn’t need to be carefully aligned with the plate, so you just plunk it down and let it charge.""If you've got a couple of Qi chargers you really, really do appreciate the convenience.""I will admit to believing it was a gimmick at first. 6 months later, it is a necessity. I love the wireless features, and would never buy another phone without it.""We're big fans of the wireless charging ability, as it puts an end to fumbling around in the dark for a cable and then taking 20 attempts to finally get it plugged in."More users talking about their experience with Qi ...Wireless charging infrastructure for the mobile world With Qi you no longer have to carry separate chargers for each of your devices. Take your Qi-enabled devices with you, and simply find your closest charging station when you’re low on power – you’ll find them in offices, hotels, airports, railway stations and coffee shops. Qi charging stations are set to become as ubiquitous as Wi-Fi hotspots, and soon the Qi logo will become a major consideration for consumers looking to buy a new device.

    The logo

    Qi takes its name from the traditional Chinese concept of intangible flow of power; the word literally means “vital energy”. The logo is a guarantee that your device can be wirelessly charged wherever you go. The logo is simple yet noticeable – you’ll find it on all kinds of portable devices and packaging.
    Are Qi products already available?
    The number of available Qi products is constantly growing. There are over hundreds of certified products ranging from devices to components; ask your local electronics retailer or browse these using our certified product database.

    I work on product development and would like to start using Qi. How do I go about it?

    All Qi-enabled products are certified in one of our test labs. In order to get your product certified, you must first be a Wireless Power Consortium member. As a member you can use the Qi trademark at no additional cost.

    venerdì 27 settembre 2013

    red key: neuroscienze: animali ed esseri umanipercepiscono l’odore della paura o della repulsione, una capacità utile in situazioni di imminente pericolo

    da State of mind................Questa scoperta dimostra che l’odore della paura possa innescare una risposta del cervello emotivo in assenza di consapevolezza cosciente, dunque 
    Responsabile della percezione olfattiva inconscia nel senso di timore sono i ferormoni, sostanze rilasciate per mezzo della sudorazione che segnalano a chi ci sta accanto, quali emozioni stiamo provando.Tra queste, l’insula, giro del cingolo, il fusiforme della corteccia e la corteccia prefrontale dorsomediale Questa scoperta dimostra che l’odore della paura possa innescare una risposta del cervello emotivo in assenza di consapevolezza cosciente, Infatti il senso dell’olfatto umano è molto più sensibile di quando finora si pensasse, e può contribuire a spiegare perché le sensazioni di panico si diffondono rapidamente in gruppo, dove alcuni individui sono particolarmente impauriti. Si è concluso che il cervello umano orienta automaticamente le regolazioni fisiologiche ai segnali di ansia chemosensoriali, senza dipendere da mediazione cosciente. Come gli animali anche gli esseri umani sono in grado di recepire l’odore della paura o della repulsione, una capacità che può essere utile in situazioni di imminente pericolo. L’essere umano in fin dei conti è un animale e ha mantenuto nel tempo alcune caratteristiche archetipiche che lo spingono a comportarsi in determinati modi a seconda della situazione.Il risultato ottenuto ha indicato che nessuno dei volontari ha individuato a livello cosciente una differenza tra il sudore di chi doveva sostenere l’esame e di chi aveva fatto semplicemente sport.L’odore di sudore tratto da studenti in trepidante attesa di un esame orale ha portato però ad una maggiore attivazione del cervello di una fascia di aree cerebrali note per essere coinvolte in empatia, emozione, rappresentazione degli stati mentali altrui. Tra queste, l’insula, giro del cingolo, il fusiforme della corteccia e la corteccia prefrontale dorsomediale.Questa scoperta dimostra che l’odore della paura possa innescare una risposta del cervello emotivo in assenza di consapevolezza cosciente, dunque potrebbe contribuire a spiegare perché siamo a volte mossi da paure apparentemente senza senso, senza registrare alcuna esperienza sensoriale di accompagnamento.Responsabile della percezione olfattiva inconscia nel senso di timore sono i ferormoni, sostanze rilasciate per mezzo della sudorazione che segnalano a chi ci sta accanto, quali emozioni stiamo provando.Infatti il senso dell’olfatto umano è molto più sensibile di quando finora si pensasse, e può contribuire a spiegare perché le sensazioni di panico si diffondono rapidamente in gruppo, dove alcuni individui sono particolarmente impauriti.

    Si è concluso che il cervello umano orienta automaticamente le regolazioni fisiologiche ai segnali di ansia chemosensoriali, senza dipendere da mediazione cosciente. 

    read key: stem cell:Le cellule staminali e l’ipocrisia tutta italiana

    ....................Le staminali sono cellule “speciali”, primitive, prive ancora di una specializzazione, in pratica possono ancora differenziarsi e trasformarsi in vari tipi di cellule specializzate. Proprio in questa “possibilità di diventar tutto” sta la loro enorme potenzialità. Ma le cellule staminali non sono tutte uguali, ne esistono di diversi tipi: embrionali, ottenute direttamente dalla cellula uovo fecondata in vitro; le fetali che sono presenti in varie parti del feto; e quelle adulte che si possono ricavare dal cordone ombelicale, dalla placenta o dal sangue e dal midollo osseo degli adulti.
    Come sembrerà subito chiaro, per i primi due tipi di cellule staminali, quelle embrionali e quelle fetali i problemi etici sono innumerevoli. Il prelievo delle cellule staminali embrionali, infatti, porta chiaramente alla distruzione dell’embrione stesso; le cellule fetali, invece, vengono recuperate da aborti naturali successivi all’ottava settimana di gestazione. In Italia, è proibito il prelievo di cellule staminali embrionali, anche se non è vietato acquistarle dall’estero.
    Fitti misteri della legge italiana. Il ricercatore italiano non può fare ricerca sulle cellule staminali embrionali perché provocherebbe la distruzione dell’embrione e quindi della vita che se ne svilupperebbe, tutela dalla Costituzione Italiana. Però gli embrioni si possono comprare dall’estero e “uccidere” in terra italiana. Se non è ipocrisia questa.
    La domanda forse è: quando è vita? Fin dall’atto del concepimento? Dopo due settimane come afferma la legge vigente in Gran Bretagna? E, soprattutto, se per la legge italiana è vita fin dall’inizio, perché non impedirne anche l’importazione?
    Forse perché vi è una contraddizione di fondo, mai volontariamente chiarita.
    Fin qui la diatriba è ben complessa. Il Metodo Stamina, tuttavia, non lavora con le cellule embrionali, ma su uno speciale tipo di cellule staminali adulte.
    Ne parleremo la prossima settimana.
    Valentina Palumbo

    read key : stem cells : totipotenti



    E' una singola proteina a frenare la riprogrammazione delle cellule somatiche adulte in cellule staminali pluripotenti indotte, rendendo il processo estremamente inefficiente. Eliminando questa proteina dalle cellule è possibile aumentare l'efficienza della riprogrammazione dall'uno per cento a quasi il 100 per cento, riducendo notevolmente anche il tempo necessario per completare la trasformazione delle cellule adulte in staminali pluripotenti La produzione di cellule staminali pluripotenti a partire da fibroblasti può essere ottimizzata introducendo i fattori di trascrizione responsabili della “riprogrammazione” del genoma mediante un protocollo sequenziale: lo afferma uno studio pubblicato sulla rivista “Nature Cell Biology” firmato da Xiaopeng Liu degli Istituti di Biomedicina e Salute dell’Accademia delle Scienze cinese a Guangzhou, e colleghi di altri istituti di ricerca cinesi.Nel campo della ricerca sulle cellule staminali, una svolta fondamentale si è avuta con il metodo sviluppato dal ricercatore giapponese Shinya Yamanaka nel 2006 che consente di “riprogrammare” fibroblasti, ovvero cellule mature già specializzate, di topo in cellule staminali pluripotenti (iPSC). Si tratta sostanzialmente di introdurre quattro geni, denominatiOct4Sox2c-Mycklf4, nel genoma dei fibroblasti usando dei vettori retrovirali. I quattro geni codificano per fattori di trascrizione, denominati fattori di Yamanaka, che riprogrammano il genoma riportando la cellula a uno stato primordiale lungo il cammino di differenziazione, quello di cellule pluripotenti, in grado di generare tutti i tipi cellulari dell'embrione, ma non ai tessuti extraembrionali.Nel 2007, lo stesso gruppo di Yamanaka ha dimostrato che lo stesso metodo può essere utilizzato per generare iPSC anche da fibroblasti umani. Questa fondamentale scoperta ha alimentato un gran numero di ricerche sulle staminali, con l’obiettivo e la speranza di ottenere nuove terapie per molte patologie. Le iPSC sono preferibili alle cellule staminali embrionali (ESC), anche per motivi etici.Questo sforzo di ricerca ha dato notevoli risultati, con un miglioramento nell’uso di diverse combinazioni dei fattori di trascrizione, nei vettori di trasferimento genico utilizzati e infine nelle fonti di cellule utilizzate. Le applicazioni cliniche hanno tuttavia evidenziato alcuni problemi, che riguardano sostanzialmente due ambiti: l’instabilità genomica, con l’insorgenza di mutazioni a carico del DNA, e l’immunogenicità, cioè l’innesco di una risposta immunitaria da parte dell’organismo ospite, in cui le cellule staminali vengono inoculate. 
    Le numerose ricerche condotte in questi due campi hanno tuttavia fornito risultati tra loro contrastanti, probabilmente per i diversi metodi di riprogrammazione usati. Per superare queste difficoltà occorre quindi una maggiore conoscenza dei meccanismi di riprogrammazione. In quest’ultimo studio, Xiaopeng Liu e colleghi hanno dimostrato che introducendo i fattori di trascrizione in sequenza nei fibroblasti si possono ottenere risultati migliori che nel caso dell’introduzione simultanea finora adottata nelle ricerche. Ciò dimostra che il processo di riprogrammazione è sensibile al timing di attivazione dei fattori di trascrizione. Sulla base di questo risultato, dovranno essere condotti ulteriori studi sia in vitro sia in vivo per valutare gli effetti dei diversi protocolli di riprogrammazione.
     

    musica : per la.....teologia della liberazione







    Teologia della liberazione oggi


    orso castano : attaccata al suo nascere, quasi fosse una cisti infetta da rimuovere, la teologia della liberazione , cosi'mcome le idee della sinistra hanno resistito nell'America Latina ed hanno proliferato portando a frutti insperati: non si puo' dimenticare Boff o altri teologi morti da eroi nella difesa di idee sacrosante . L'articolo brevemente li illustra. Ma di certo bisognera' riprendere il discorso

     evans, fotografo

     usa anni 30Nella parrocchia di Galliate (Novara) venerdì scorso 18 giugno, c’è stato un incontro con Marcelo Barros, monaco benedettino tra i più apprezzati biblisti dell’America Latina e noto esponente brasiliano della Teologia della Liberazione. Tema della serata: “Non lasciate cadere la profezia” una frase presa dal repertorio di un grande vescovo brasiliano, Dom Helder Camara, il quale come vescovo di Recife, ma soprattutto come protagonista del Concilio e delle Conferenze Episcopali latinoamericane di Medellin e Puebla, amava ripetere come una comunità cristiana non può esimersi dal ricercare e praticare la profezia. Marcelo Barros nel suo intervento ha “scavato” con particolare acutezza questa intuizione di Dom Helder. La profezia, e di conseguenza i profeti, per loro natura sono fenomeni e persone scomode perché obbligano la comunità intera a confrontarsi con dei problemi che essa volentieri sarebbe più propensa a tralasciare e rimuovere. Il profeta, proprio perché è l’uomo - che vive un’intima comunione con Dio - sa indicare coraggiosamente sentieri impervi sui quali nessuno vorrebbe camminare. Egli è necessario alla comunità tanto quanto il sacerdote, anzi, una comunità dovrebbe preoccuparsi se tra le sue fila non ci sono profeti. Marcelo Barros attraverso una geniale metafora ha paragonato la figura del profeta a quella dell’urubù, un uccello simile ad un avvoltoio che nei paesi del Sud America svolge un ruolo utilissimo ma non particolarmente gradito, nel senso che mangia tutti quei rifiuti che vengono abbandonati nelle campagne e nelle favelas, eliminando così resti di spazzatura che altrimenti diventerebbero sorgenti di contaminazione per gli animali e le persone, questo servizio di “nettezza urbana”, ne fa un animale temuto e apprezzato, ma diceva Barros, nessuno alleva urubù nel proprio pollaio! Così i profeti, utilissimi ma scomodi, necessari ma “indigesti”, si tollerano ma si fa fatica a valorizzarli e a dare l’appoggio necessario alle loro prese di posizione, salvo poi erigergli monumenti post mortem! L’incontro con Marcelo Barros ha fatto seguito ad un altro appuntamento tenutosi sempre a Galliate con Frei Betto, altro esponente di punta della Teologia della Liberazione latinoamericana, entrambi hanno attirato un pubblico numeroso ad ascoltarli ed entrambi attraverso un linguaggio che rasenta la poesia, hanno saputo affascinare ed avvincere coloro che li ascoltavano presentando le grandi intuizioni della Teologia della Liberazione non come se questa fosse un programma rivoluzionario di stampo cattolico, quanto piuttosto come l’espressione più vera e genuina di chi volendo vivere fino in fondo e con coerenza il Vangelo di Cristo in un contesto di sfruttamento (e fino a qualche anno fa di dittatura militare) sa mettersi decisamente dalla parte dei poveri, degli oppressi e degli ultimi. Che la Teologia della Liberazione oggi stia producendo frutti impensabili fino a  qualche decennio fa, è sotto gli occhi di tutti, terminato il periodo delle dittature militari e dato ai popoli latinoamericani la possibilità di esprimersi attraverso libere elezioni democratiche, questa ha mandato al governo tutta una serie di personaggi politici che hanno attinto a piene mani dal bagaglio della Teologia della Liberazione per avviare profonde riforme sociali dando finalmente voce a coloro a cui per secoli era stata negata. Ricorrendo ad un’immagine si può dire che la quercia della riflessione teologica profondamente scossa da venti impetuosi che cercavano di abbatterla, ha resistito saldamente grazie alle sue profonde radici popolari, tutto ciò ha fatto si che il vento disperdesse in terra feconda quei semi che hanno germogliato una nuova vita nell’America Latina e che grazie alla comunione tra le Chiese si spera possa attecchire anche da noi.