giovedì 2 dicembre 2010

dal sito "Affari Italiani.it :Retroscena/ Università, ecco il perché del rinvio Giovedí 02.12.201


..............Colpo di scena. La tanto attesa riforma dell'università slitta a dopo il voto di fiducia del 14 dicembre. Il Senato infatti, contrariamente a quanto si immaginava, affronterà il ddl Gelmini solo dopo il Berlusconi day. Ma perché si è arrivati a questa scelta, si chiedono in molti nel Palazzo? Stando a quanto Affaritaliani.it ha appreso da fonti della maggioranza sarebbe una mossa decisa dallo stesso presidente del Consiglio d'accordo con i massimi vertici del Popolo delle Libertà, per tentare di mettere nell'angolo i finiani. Infatti Futuro e Libertà, che ha votato a favore della riforma alla Camera, tiene molto al restiling del sistema universitario. 
Perciò, per evitare di mandare tutto all'aria - è la speranza del premier e della maggioranza - le colombe di Fli avrebbero una ragione in più per evitare di far cadere il governo (magari attraverso l'astensione o uscendo dall'aula) tra meno di 15 giorni pena l'addio al ddl Gelmini. E dire addio alla riforma dell'università sarebbe un ulteriore duro colpo per il governo. Un braccio di ferro senza senso, visto anche l'appello della Gelmini: "Subito la riforma, o saltano concorsi e fondi". E il ministro ha ragione.
Cosa salterebbe senza il via libera alla riforma? Non partirebbero i concorsi per i professori associati (4500 in tre anni) infilati nel disegno di legge per provare a placare la protesta dei ricercatori. Non si potrebbero bandire nemmeno i concorsi per i ricercatori, visto che le regole in vigore scadono alla fine del 2010. Non ci sarebbero nemmeno gli scatti di merito che, su proposta del gruppo dei finiani, prenderebbero il posto di quelli di anzianità già cancellati fino al 2013. Insomma, Berlusconi conosce tutte queste difficoltà e ha giocato la carta che può risultare vincente.

orso castano : e se invece oltre che ricattare e  lisciare il pelo con dolci carezze  ai ricercatori, cercando di cattivarsene la simpatia promettendo bandi di concorso e sistemazioni (tentando cosi' di spezzare l'unita' del movimento ,( contentando gli aspiranti ricercatori , ma a quali condizioni poi ?!.....), non ci fosse stato anche il timore di perdere  consenso, viste le macroscopiche sviste che il disegno di legge conteneva rispetto al diritto allo studio ed alla prepotente invasione del privato -privato, che l'avrebbe fatta da padrona sulla ricerca  e sull'accesso all'Universita', ritrasformandola in una istituzione per i figli di papa' e per quelli che hanno piu' opportunita' per superare gli sbarramenti che inevitabilmente, un tal progetto avrebbe portato. Insomma se la lotta degli studenti avesse inciso sulle scelte di Berlusconi che vedeva il consenso perdere seri colpi grazie alla sua "composta" e " seria" Gelmini? Ma non bisogna abbassare la guardia!!!!

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