giovedì 24 luglio 2014

read Key :Antiaging: nutrizione e attività fisica contro l’invecchiamento muscolare

orso castano: interessante articolo che da indicazioni preziose , da aggiornare costantemente sulla'anti aging, vera e propria lotta contro l'inabilita' chee puo' essere praticata eseguendo particolari esercizi fisici ed adottando una dieta particolare. Da leggere e memorizzare.
http://www.thenewstribe.com/2012/08/04/9-best-anti-aging-food/

Rivista della Società Italiana di Medicina Generale N. 2 • Aprile 2011 http://www.progettoasco.it/riviste/rivista_simg/2011/02_2011/4.pdf
Antiaging: nutrizione e attività fisica contro l’invecchiamento muscolare 
Massimo Negro*, Sara Rucci**, Fulvio Marzatico***
* Prof. (ac) Master in Nutrizione Umana, Università di Pavia; Coordinatore Commissione Scientifica SINSEB (Società Italiana Nutrizione Sport
e Benessere); * Ricercatrice Lab. di Farmacobiochimica, Nutrizione Sportiva e Nutriceutica del Benessere, Università di Pavia; *** Direttore Lab. di
Farmacobiochimica, Nutrizione Sportiva e Nutraceutica del Benessere, Università di Pavia; Vicepresidente Nazionale SINSEB (www.sinseb.it)

.................La sarcopenia inizia a comparire intorno alla quarta decade di vita, portando ad una perdita di massa muscolare del 3-5% entro i 50 anni  e successivamente dell’1-2% ogni anno 2. Un andamento che in circa il 40% dei soggetti porta a dimezzare il patrimonio muscolare entro i 75 anni di età 3, con una prevalenza leggermente maggiore negli uomini rispetto alle donne 4. Il fenomeno della sarcopenia ha profonde ripercussioni sulle capacità motorie e sul livello di attività fisica dei soggetti: nei casi più gravi compromette l’autonomia di movimento, l’equilibrio diviene instabile, si diventa incapaci di salire e scendere le scale o portare a casa la spesa, la frequenza del passo è
fortemente ridotta. Nell’anziano la sarcopenia contribuisce ad aumentare il rischio di cadute e di fratture correlate, rappresentando la principale causa di invalidità e debolezza 5. Il problema
della sarcopenia in Italia, analogamente ad altri paesi industrializzati, ha un notevole impatto socio-economico se si considera che la struttura demografica della popolazione si sta modificando, con una riduzione delle fasce d’età più giovani e un progressivo aumento di quelle anziane.............. Una pratica regolare dell’attività fisica e l’adozione di un’alimentazione adeguata rappresentano le
linee guida, mentre si stanno facendo strada nuove strategie che includono l’utilizzo d’integratori e supplementi dietetici.
Cause della sarcopenia 
Metabolismo proteico . L’omeostasi del muscolo scheletrico è garantita da un continuo turnover di aminoacidi attraverso i processi di sintesi e degradazione proteica. Diversi studi hanno riportato come la sintesi proteica muscolare nei soggetti anziani sia ridotta del 30% rispetto ai giovani 6 ed il catabolismo sia notevolmente aumentato 7, soprattutto a causa della mancanza di attività fisica. Questo conduce in tempi più o meno lunghi ad una diminuzione della massa muscolare, sia per la perdita numerica delle fibre, sia per la riduzione della sezione delle fibre rimanenti . Il fenomeno interessa prevalentemente le fibre di tipo II, responsabili dell’attività contrattile ad elevata produzione di forza. Inoltre, con l’età diminuisce anche il numero delle cellule satelliti, responsabili della rigenerazione post-traumatica delle fibre muscolari, e questo contribuisce ulteriormente alla perdita di massa muscolare e di forza .
Livelli ormonali
Il livello degli ormoni anabolici (testosterone, GH, estrogeni) decresce con l’età, e questo sembra favorire lo sviluppo della sarcopenia 8. La diminuzione dei loro livelli circolanti è stata, infatti, messa in relazione alla riduzione della massa muscolare e della forza 10.
Alterazioni neuromuscolari 
Con l’invecchiamento il muscolo scheletrico va incontro a processi di denervazione irreversibili 11. Il numero dei motoneuroni spinali diminuisce già di circa il 50% dopo i 60 anni , portando ad atrofia muscolare 11. Per cercare di limitare il fenomeno l’organismo mette in atto processi di reinnervazione che normalmente coinvolgono fibre nervose a scossa lenta (Slow Twitch, ST), adiacenti a quelle andate perse. Questo se da un lato riduce l’atrofia muscolare, dall’altro modifica
i pattern muscolari di contrazione portando parte delle fibre muscolari di tipo II verso profili funzionali ST . Le unità motorie “rimodellate” producono, quindi, meno forza rispetto a quelle
originarie, e hanno minor efficienza, precisione e potenza di movimento.
Livello di attività fisica 
Nonostante la sarcopenia non possa essere arrestata dall’attività fisica, la scarsità di movimento e soprattutto l’assenza di carichi di forza sul muscolo ne accelerano la progressione 1. L’inattività aumenta il catabolismo proteico , riduce la capacità di reclutamento muscolare e facilita i fenomeni di denervazione conducendo i soggetti a un più rapido declino delle abilità motorie. Da questo punto di vista l’attività fisica pregressa (soprattutto con carichi di forza/potenza) sembra possa costituire un fattore di protezione per la sarcopenia, rallentandone insorgenza ed evoluzione.
Nutrizione 
Spesso gli anziani presentano quadri di malnutrizione che possono incidere pesantemente sull’evoluzione della sarcopenia. Un’indagine condotta dal dipartimento americano dell’agricoltura
(United States Department of Agricolture, USDA) ha mostrato che circa il 25% delle donne sopra i 65 anni non ha un adeguato apporto giornaliero di proteine . Viene inoltre segnalato che l’RDA (Recommended Dietary Allowance) per le proteine, fissato a 0,8 g/kg/die, nei soggetti anziani non
sembra adeguato e dovrebbe essere rivisto
Aumento del tessuto adiposo 
Il tessuto adiposo bianco (White Adipose Tissue, WAT) elabora diversi peptidi ad azione regolatoria che prendono il nome di citochine. Con l’avanzare dell’età l’aumento del WAT contribuisce
ad elevare il tasso ematico di alcune citochine, in particolare TNF-a e IL-6, i cui livelli circolanti possono aumentare da 2 a 4 volte nel corso dell’invecchiamento . Questo porta l’organismo di un soggetto anziano verso una situazione d’infiammazione cronica che oltre ad agire negativamente sul
metabolismo di vari distretti (sistema vascolare, immunitario, ormonale e osseo), inibisce la sintesi proteica muscolare favorendo lo sviluppo della sarcopenia . Lo scenario descritto assume maggiore gravità in condizioni di obesità o sovrappeso, in cui l’eccesso del WAT aumenta ulteriormente la produzione di TNF-a e IL-6 favorendo ancor più le alterazioni a carico del muscolo scheletrico .
Stress ossidativo 
La progressiva riduzione del numero e dell’efficienza mitocondriale è stata proposta quale meccanismo capace di indurre sarcopenia . Nel corso dell’invecchiamento, infatti, la produzione
mitocondriale di specie radicaliche (Reactive Oxigen/ Nitrogen Species, RONS) aumenta e le difese antiossidanti sono sempre meno efficienti. Questo comporta crescenti fenomeni di stress ossidativo e perossidazione lipidica che danneggiano le fibre muscolari . I danni cellulari da RONS colpiscono
prevalentemente le fibre muscolari di tipo I (ossidative) , data la maggior presenza di mitocondri, ma non si esclude che tali danni possano interessare anche le fibre di tipo II.
Schema riassuntivo dei principali fattori che intervengono 
nella genesi della sarcopenia
• alterazioni del metabolismo proteico; 
• variazione dei livelli ormonali; 
• alterazioni neuro-muscolari; 
• assenza di stimoli di forza sul muscolo; 
• ridotta assunzione di proteine con la dieta; 
• aumento del tessuto adiposo; 
• fenomeni di stress ossidativo.
Effetti della sarcopenia 
Nei soggetti anziani non allenati il declino della prestazione muscolare è particolarmente evidente con conseguenze che interessano l’autonomia funzionale motoria e il metabolismo di altri tessuti. La forza diminuisce di circa il 40% passando dai 30 agli 80 anni 19, fino a dimezzarsi negli ultra novantenni 20, e questo è stato correlato direttamente con la perdita della massa muscolare 19 20. La perdita di forza interessa sia i grossi gruppi muscolari, sia i muscoli distali degli arti 21 22, influenzando negativamente la capacità deambulatoria e la velocità del passo , riducendo l’abilità di effettuare movimenti e gesti tipici dell’attività quotidiana: salire e scendere le scale, sollevare oggetti, alzarsi dalla sedia . Viene meno anche la capacità di reazione muscolare ed il controllo motorio, con aumento del rischio di cadute per instabilità posturale 8. La diminuzione di forza è quindi causa di disabilità che nelle forme più gravi necessita di assistenza ed è stata associata anche ad un più elevato rischio di mortalità . In correlazione alla sarcopenia, è stato inoltre dimostrato che la perdita di potenza anaerobica (watt/kg peso) decade al ritmo di 1% all’anno e a 70 anni è circa il 50% in
meno rispetto ad un giovane di 20 anni 25. La sarcopenia contribuisce poi ad abbassare il dispendio energetico a riposo 11 e la sensibilità periferica all’insulina 19, facilitando l’accumulo di grasso sottocutaneo e viscerale 8. La sarcopenia condiziona in misura importante anche l’invecchiamento dell’osso, favorendo l’insorgenza dell’osteoporosi in età senile . La perdita della massa muscolare e della forza di contrazione riducono, infatti, il carico meccanico sullo scheletro, fondamentale per stimolare l’attività metabolica del tessuto minerale. La diminuzione della massa muscolare nell’anziano si ripercuote, infine, anche sulla termoregolazione, rendendo i soggetti meno capaci di adattarsi alle variazioni della temperatura ambientale.
Schema riassuntivo delle implicazioni cliniche della 
sarcopenia nell’anziano:
• aumento disabilità; 
• aumento osteoporosi; 
• aumento rischio cadute; 
• aumento rischio fratture; 
• alterazione della termoregolazione; 
• aumento tessuto adiposo. 
Strategie di trattamento 
per la sarcopenia
L’approccio più razionale da seguire per rallentare il decorso della sarcopenia vede l’abbinamento di un’adeguata nutrizione e di un regolare programma di esercizio fisico. Trattamenti alternativi basati su somministrazioni di preparati ormonali trovano ancora qualche controversia e richiedono ulteriori indagini .
Esercizio fisico 
Nonostante i benefici scientificamente dimostrati, l’allenamento di forza negli anziani continua a ricevere scarse considerazioni e solo in pochi centri specializzati entra a far parte delle linee guida ufficiali di trattamento per la sarcopenia. L’allenamento di forza è l’unico in grado di contrastare
efficacemente la perdita di massa muscolare, agendo specificamente sulle fibre muscolari di tipo II e producendo risposte anaboliche di adattamento non ottenibili con gli allenamenti aerobici . Diversamente dal lavoro aerobico, gli esercizi muscolari di forza inducono ipertrofia, aumentando
forza e potenza contrattile ; stimolano, inoltre, la capacità neuro-motoria specifica di reclutamento delle fibre muscolari di tipo II e questo consente sia un miglioramento dell’output muscolare di forza, sia d’intervenire positivamente nel rallentarei fenomeni di denervazione descritti . Gli allenamenti di forza negli anziani possono essere eseguiti in totale sicurezzase ben programmati, ed è stato dimostrato che attraverso stimoli di appropriata intensità si possono produrre guadagni di
massa muscolare e di forza comparabili con quelli ottenibilinegli individui più giovani . In letteratura esistono alcuni lavori con protocolli di training che mostrano risultati piuttosto interessanti .
Condizionare l’espressione di forza negli anziani attraversoesercizi e metodologie specifiche  ne consente poi  l’utilizzo funzionale in varie attività che la richiedono (deambulazione,velocità del passo, spostamento di carichi, ecc.) .Programmi di allenamento con i pesi riducono di oltre il 30% il
rischio di cadute, come dimostrato in studi a lungo termine (2 anni) ,modificando significativamente uno degli aspetti che maggiormente caratterizza il quadro di “fragilità” dell’anziano.
Complessivamente i benefici migliori si osservano sui soggettiche già mostrano forti segni di sarcopenia .
Precauzioni e controindicazioni
Pur essendo sicuri e scientificamente validati, gli allenamenti con i pesi devono, tuttavia, essere individualizzati nei soggettiportatori di patologie croniche come diabete e malattie cardiovascolari. Pazienti con insufficienza cardiaca, disfunzioni valvolari o neuropatie devono essere attentamente valutatiprima di essere sottoposti a training di forza a che se di bassa intensità . Assoluta controindicazione a sforzi di forza-potenza vedono, invece, l’angina instabile, aritmie e ipertensione
incontrollate, cardiomiopatia ipertrofica, alcune forme di retinopatia.
Nutrizione
L’alimentazione in età geriatrica deve essere curata enfatizzandosoprattutto l’introduzione di nutrienti come proteine,calcio, vitamina D e B12, importanti nel trattamento della sarcopenia. Per le proteine in particolare, negli ultimi anni è stata ipotizzata l’inadeguatezza delle attuali RDA in ragione dell’aumentato catabolismo proteico che comunemente si osserva negli anziani 29. Studi hanno, infatti, dimostrato come  un apporto giornaliero di proteine pari a 0,8 g/kg di peso produca
un bilancio azotato negativo nei soggetti sedentari e solo marginalmente positivo nei soggetti attivi . Da diversi autori e da istituzioni internazionali (International Society of Sports Nutrition) arriva dunque la raccomandazione di considerare appropriate introduzioni proteiche superiori (1,2-1,4 g/kg/die), da adattare in relazione al carico di lavoro.
Allenamento di forza: metodologia pratica
L’esercizio di forza o contro resistenza (strength training (ST) o resistence training (RT)) vede l’esecuzione di movimenti con l’utilizzo di pesi liberi,elastici, macchine isotoniche o a corpo libero contro gravità. L’intensità dell’esercizio si misura in percentuale dell’1-RM, cioè del massimo carico
che consente di effettuare un’unica ripetizione. Intensità pari al 60-90% dell’1-RM sono tipicamente utilizzate nei programmi di sviluppo della forza e massa muscolare. A seconda dei casi, tuttavia, si possono impiegare inizialmente intensità notevolmente inferiori (30% 1-RM) da aumentare
progressivamente fino ad individuare la percentuale di carico utilizzabile. Un basso carico nelle fasi preliminari permette di educare i soggetti alla percezione del tipo di lavoro e studiare eventuali limitazioni articolari o deficit di forza in determinati angoli di movimento. Per stabilire la percentuale
di carico i test massimali possono essere evitati; attraverso metodiche indirette (test di Brzychi) si possono svolgere test submassimali in sicurezza e con pesi moderati assicurando

"Indicazioni di base – I programmi di ST prevedono di norma da uno a due esercizi per gruppo muscolare (petto-spalle-braccia-dorso-addome-arti inferiori); due o tre set da 8-15 ripetizioni per ogni esercizio. Gli esercizi possono essere multiarticolari (Squat, Leg press, ecc. o monoarticolari(Biceps curling, Triceps extension, ecc.). La ripetizione definisce il ciclo completo di movimento costituito da contrazioni “concentriche” ed “eccentriche” alternate. Ogni set è seguito da una pausa di lavoro di circa uno o due minuti. La respirazione deve accompagnare l’esecuzione delgesto, coordinando l’espirazione alla fase concentrica di movimento, evitando espirazioni forzate a glottide chiusa (manovra di Valsalva).In generale si svolgono due o tre sessioni di allenamento settimanali (30-40 minuti) per avere incrementi di prestazione, mentre per programmi di mantenimento anche una sola sessione di lavoro ha dimostrato di poter mantenere buoni livelli di forza ."
sulla sicurezza dell’intervento . L’apporto energetico, inparticolare da carboidrati, dovrà essere adeguato per poter gestire diverse situazioni ponderali: tendenza alla diminuzionedel peso oppure ricerca di una riduzione della percentuale di grasso.
Integratori e supplementi
Prodotti dietetici a base di proteine sono stati valutati negli anziani al fine di poterne sfruttare gli effetti positivi sullo sviluppo della massa muscolare e della forza. In tal senso si è dimostrata efficace l’assunzione di proteine in polvere immediatamenteal termine di training di forza piuttosto che in tempi successivi (2 ore dopo) 44. Rispetto all’utilizzo di proteine, effetti superiori sullo stimolo della sintesi proteica sembrano essere ottenibili con supplementi a base di aminoacidi essenziali (Essential Amino Acids, EAA), anche in assenza di esercizio fisico . Si stanno, inoltre, valutando miscele di EAA arricchitedi leucina: un aminoacido che stimola la sintesi proteica
agendo direttamente sui meccanismi biomolecolari di regolazione. Diversamente dai giovani, infatti, nei soggetti anziani la presenza di una maggiore concentrazione di leucina in un supplemento a base di EAA (41% contro il 26% normalmente presente in questi aminoacidi) sembra essere fondamentale per avere significative risposte di stimolo sulla sintesi proteica muscolare.
Alcuni lavori hanno dimostrato i benefici derivanti dall’utilizzo di creatina in soggetti anziani, specialmente quando accompagnatoda lavoro muscolare . L’assunzione cronica di creatina
(settimane) sembra stimolare la proliferazione delle cellule satelliti e dei mionuclei nei muscoli sottoposti ad allenamentidi forza . Un interessante studio è quello pubblicato nel 2007 da Tarnopolsky et al. 50 nel quale la supplementazione con creatina è stata associata all’assunzione di acido linoleico coniugato (Coniugated Linoleic Acid, CLA), una sostanzanota in letteratura per la sua efficacia nel ridurre la massa grassa in soggetti adulti in sovrappeso. Nello studio durato sei
mesi, i volontari (soggetti con età media di circa 70 anni) sonostati sottoposti a un programma di esercizio contro resistenza (macchine isotoniche) due volte a settimana. I risultati
mostrano come, rispetto al placebo, la supplementazione con creatina + CLA negli anziani abbia favorito un significativo miglioramento della massa magra, riducendo la massa grassa;
un risultato che offre ulteriori prospettive per ciò che concerne la modulazione antiaging della composizione corporea. Anche l’impiego di supplementi a base di acidi grassi omega-3 può essere valutato; il tentativo è quello di ridurre i fenomeni d’infiammazione cronica e conseguentemente prevenire lealterazioni strutturali e funzionali dei tessuti nel corso dell’invecchiamento
Conclusioni
Secondo dati ISTAT nel 2050 circa il 34% della popolazione italiana avrà più di 65 anni, contro il 19,5% del gennaio 2005 51. Un fenomeno che richiede una modifica delle politiche di programmazione sanitaria e la predisposizione di interventispecifici di educazione alimentare e alla pratica regolare dell’esercizio fisico. Diversamente si avranno pesanti ricadute in termini di costi sociali per assicurare servizi di assistenza (domiciliare o residenziale) a un crescente numero di soggetti incapaci di svolgere le normali attività quotidiane in sufficienteautonomia. Abbinato a una corretta alimentazione e all’utilizzo di eventuali supplementi, l’esercizio di forza è l’intervento
più produttivo e scientificamente validato per conservare lamassa muscolare, la forza e la potenza esecutiva di un gesto. Esercizio aerobico e ginnastica dolce, raccomandate per anni come uniche attività per gli anziani, pur essendo capaci di regolare il peso, migliorare la capacità aerobica e la flessibilità articolare non possono certo sostituirsi al lavoro contro resistenza. Come citano autori anglosassoni riferendosi allafunzione muscolare specifica di forza: “use it or lose it” (usala
o la perderai).


mercoledì 23 luglio 2014

red Key : stamin mesenchimali : nuove fibre muscolari



orso castano: prevenire o combattere l'invecchiamento muscolare e' un problema notevole in una societa' che vede allungarsi l'eta' media  di vita e che , da numerosi studi, osserva come nell'invecchiamento le fibre muscolari 1 e , meno ,2. Qui sotto una proposta terapeutica utile quando la sarcopenia e' avanzata. In altro articolo come prevenirla.

Cellule ringiovaniscono muscoli e li rinforzano dopo esercizio

  • ADNKronos Salute
Roma, 22 lug. (AdnKronos Salute) - Un'iniezione di giovinezza e forza per i muscoli, sfiancati da un esercizio di resistenza. Il tutto grazie alle cellule staminali mesenchimali. Un recente studio, condotto sui topi, ha mostrato che queste cellule aiutano a ringiovanire i muscoli spossati dopo un'attività fisica intensa. Iniettando le staminali nei muscoli delle zampe degli animali prima di una serie di esercizi (simili alle contrazioni eseguite da persone che fanno un allenamento di resistenza), i ricercatori sono stati in grado di aumentare il tasso di riparazione e la forza di questi muscoli nei topi sotto 'allenamento'.
I risultati, descritti dal team dell'University of Illinois su 'Medicine and Science in Sports and Exercise', potrebbero un giorno portare a nuovi approcci per combattere il declino muscolare legato all'età, spiega al ricercatrice Marni Boppart, che ha diretto lo studio. "Siamo interessati a comprendere in che modo i muscoli rispondono all'esercizio, e quali componenti cellulari contribuiscono all'aumento della riparazione e alla crescita muscolare - spiega - ma il primo obiettivo del nostro laboratorio è quello di comprendere in che modo possiamo ringiovanire i muscoli, in modo da prevenire la disabilità che si manifesta con l'età, e di aumentare la qualità della vita generale".
Le staminali mesenchimali si trovano naturalmente nell'organismo e sono in grado di differenziarsi in diversi tipi di cellule. Ebbene, secondo il lavoro queste staminali secernono fattori di crescita che stimolano le cellule precursori del muscolo, chiamate cellule satelliti, ad espandersi nei tessuti, e contribuiscono a ripararli dopo un trauma. Una volta presenti e attive, le cellule satelliti si fondono con le fibre muscolari danneggiate, formando nuove fibre per ricostruire il muscolo e aumentarne la forza.
"Il trapianto di staminali mesenchimali può offrire una soluzione valida per 'svegliare' le cellule satelliti 'invecchiate'", conclude la studiosa.

lunedì 21 luglio 2014

Human European Brain Project

orso castano : le neuroscienze hanno bisogno dell'apporto di  piu' punti di vista "pesati e credibili.. Nessuno di questi puo' e deve essere escluso. E' una battaglia di democrazia nella scienza , tanto piu' importante quanto riguarda le scienze del cervello. Tagliare fuori le scienze cognitive e' un errore e ricorda i tempi in cui le scienze cognitive non venivano considerate scienze e  chiavi dilettura "disumanizzate" ed "organiciste"-esasperate dominavano la cultura scientifica nello studio del cervello.

Open message to the European Commission
concerning the Human Brain Project

Sign the letter
Open message to the European Commission concerning the Human Brain Project
July 7, 2014
We the undersigned members of the European neuroscience community are writing to express our concern with the course of the Human Brain Project (HBP). The HBP, and its cousin the U.S. BRAIN Initiative, have the noble goal of making major advances in our understanding of both normal and pathological brain function. Given the potentially enormous benefits to society that would be gained from achieving this goal, it deserves a significant collective investment of our societies’ resources.
However, the HBP has been controversial and divisive within the European neuroscience community from the beginning. Many laboratories refused to join the project when it was first submitted because of its focus on an overly narrow approach, leading to a significant risk that it would fail to meet its goals. Further attrition of members during the ramp-up phase added to this narrowing. 
In June, a Framework Partnership Agreement (FPA) for the second round of funding for the HBP was submitted. This, unfortunately, reflected an even further narrowing of goals and funding allocation, including the removal of an entire neuroscience subproject and the consequent deletion of 18 additional laboratories, as well as further withdrawals and the resignation of one member of the internal scientific advisory board.
A formal review of the HBP is now scheduled to evaluate the success of the project’s ramp-up phase and the plan for the next phase. At stake is funding on the order of 50M€ per year European Commission for the “core project” and 50M€ in “partnering projects” provided largely by the European member states’ funding bodies.
In this context, we wish to express the view that the HBP is not on course and that the European Commission must take a very careful look at both the science and the management of the HBP before it is renewed. We strongly question whether the goals and implementation of the HBP are adequate to form the nucleus of the collaborative effort in Europe that will further our understanding of the brain.
It is stated that the review must address the excellence, impact as well as the quality and efficiency of implementation. We believe that a review will show that there are substantial failures to meet these criteria, especially concerning the quality of the governance demonstrated and the lack of flexibility and openness of the consortium. 
In order to carry out the upcoming review in the most transparent and accountable manner possible, we hold that it should meet the following criteria:
  • The panel should be composed of highly regarded members of the scientific community whose views reflect the diversity of approaches within neuroscience.
  • The review process should be transparent: review panel members identities should be disclosed and the goals, procedures and output of the review process should be public.
  • The panel should be independent: the members of the panel should not be involved in the development of, advocacy for, or governance of the HBP; they should provide a signed disclosure of any significant funding or scientific relationships to the HBP.
  • The EC must by regulation evaluate if the HBP is meeting the core criteria of the FET Flagship Project, including scientific excellence, impact and quality of implementation. We call attention to concerns raised by the sparse community support and systematic loss of HBP partners that appear highly relevant to the FET criteria of:
    • Extent to which the consortium enables fostering complementarities, exploiting synergies, and enhancing the overall outcome of regional, national, European and international research programmes.
    • Quality of the proposed governance and management structure.
    • Openness and flexibility of the consortium.
  • Based on this review, the panel should make binding recommendations concerning the continuation of the HBP as a whole as well as continuation of individual subprojects, including the allocation of resources across subprojects and the possible creation of new subprojects.
  • The panel should be tasked and empowered to create a transparent process for the formulation of the calls for partnering projects and the review of applications for those calls, such that these reflect community input, are coordinated with the core but are independent of the core administration.
  • One or more members of the panel should continue to serve as the core of an external steering committee for the period of the funding under review. These continuing members would need to be fully independent of the project (i.e. receiving no funding).
In the case that the review is not able to secure these objectives, we call for the European Commission and Member States to reallocate the funding currently allocated to the HBP core and partnering projects to broad neuroscience-directed funding to meet the original goals of the HBP—understanding brain function and its effect on society. We strongly support the mechanism of individual investigator-driven grants as a means to provide a much needed investment in European neuroscience research. The European Research Council would provide a well-proven mechanism for allocating such funds.
In the event that the European Commission is unable to adopt these recommendations, we, the undersigned, pledge not to apply for HBP partnering projects and will urge our colleagues to join us in this commitment.

la risposta della Commissione Europea finanziatrice:

No single roadmap for understanding the human brain
published by Robert MADELIN on Fri, 18 Jul 2014 12:45:37
-
The European Commission has received an open letter from a number of scientists expressing concerns about the EU's Human Brain Project, its scope and governance.
As a public research funding agency, we take all such signals seriously. We welcome debate. And we will do our best to address concerns, while bearing in mind that, overall, Brain Science is, in Europe as in the world, an increasingly diverse and very big community, with tens of thousands of actors in neuroscience alone.
The Human Brain Project (HBP) addresses what is arguably in the Top Ten unknowns facing Mankind. Understanding better our human brain is one of the greatest challenges of our century; but unlocking its mysteries is far from easy.
The HBP supported since last year by the Commission is an ambitious and innovative initiative. It represents a €1 billion investment over the 10 next years, selected as the best among several proposals to offer scientific and technological excellence, sound implementation, and the greatest value and impact on science, technology, the society and the economy.
The central aim is to build a world-class experimental facility to study the structure and functions of the human brain. This new information and communications technology (ICT) infrastructure will integrate neuroscience data and will be used to design brain-computer models to understand and simulate the human brain.
This endeavour brings together many different research communities – notably in neuroscience, computing and medicine. Each of them is vital to the project and each should be part of it. The Commission will continue to engage with all those communities. We also want all professional brain communities as well as civil society brain-focussed groups to be part of the broader eco-system for this mega-project.
The exact scope of the project is a matter for the project itself, and that is the subject of the current public debate. In parallel, the HBP's own proposal for a Framework Partnership Agreement (FPA) with the Commission is currently being evaluated by high-level and independent experts. It outlines how the project could be implemented under Horizon 2020. The evaluation results are expected in September.
We expect recommendations on the proposed structure of the partnership – that is, the balance between the core project and a number of partnering projects – as well as on the governance of the overall initiative. This will address therefore the issue of the most effective integration of the cognitive neuroscience community in HBP's activities.
I am pretty confident that the next months will see a satisfactory approach even on the issues raised by the critics of the current project plans. That will in turn unlock the HBP's ring-fenced budget in Horizon 2020. While HBP does not use resources dedicated to such as the European Research Council or the health "societal challenge", which give parallel support to neurosciences, I am also confident that HBP will complement such programmes and projects, at EU and at Member State level.
In parallel with assessing the HBP in detail, we are currently working on the details of collaboration with national research funding agencies. We also aim at more coordination and efficiency beyond our continent. Collaboration with the very ambitious U.S. BRAIN Initiative is on the right track; this is a global challenge which will benefit from a global approach.
In short, at this stage of the definition of the HBP in detail, it is helpful to have all views out in the open: but we must now wait and see for some weeks. Setting up such ground-breaking projects is not an easy task: researchers have to play their part to meet the challenge.
Obstacles will come along the path, but at the end there are huge potential benefits for our society, our economy and for science.


music armatrading


These are the times
Tears fill the back of your eyes
These are the times
The birds migrate across the skies

These are the times
What hope you had, you forget
These wicked times
You're bound to feel all sanity is lost

In these times everyone needs love
In these times do you pray to God

In these times everyone needs comfort
And would welcome a hand to hold
Compassion is the fire that burns the hurt that pains the soul
And though my eyes are so polluted
By the sight of lost desires
I can see you standing by

This is my fear
That distance will come between us
And it could mean nothing, nothing
To get from here to there

We own the world
And everything that's in it
Let our love shine
Like glistening raindrops, resting on a rose

In these times celebrate our love
In these times let's be thankful of

All the days we can spend together
And I'm happy to hold your hand
Your passion is the food that feeds the hunger in my heart
And now my eyes are clearly open
No more longing for the past
Now I have you in these times

In these times everyone needs love
In these times do you pray to God

In these times everyone needs comfort
And would welcome a hand to hold
Compassion is the fire that burns the hurt that pains the soul
And though my eyes are so polluted
By the sight of lost desires
Good to have you in these times



Sinking Caught up in a whirling motion
Such a strange sensation
The currents uncertain
Like sails of a mill
I spin
Like wheels I move in a circle
While you stand on the bank
Immune or evasive
Throw me a lifeline
Save me...

Intimacy and affection
Frozen
In this game of chance
I forfeit
Full hand of love
With no counters
Like a moth
With no flame
To persuade me
Like blood in the rain
Running thin
While you stand on the inside
Looking in
Save me...

Inside looking in
Complete in yourself
Throw me a lifeline
Save me...

Stand on the bank
Immune or evasive
Throw me a lifeline
Save me...

domenica 20 luglio 2014

Il "Piano giovani " e la generazione del grazie - Blog

0rso castanouna foto sintetica , un po' ironica, efficace, ma l'autrice nei commenti ha avuto qualche critica. La situazione e' drammatica!!!

Claudia Rizzo 16 luglio 2014“

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„Grazie, anche oggi, per il nostro tirocinio quotidiano.Grazie, anche oggi, per il nostro Progetto Amva-Neet, Piano Giovani, Garanzia Giovani o che dir si voglia quotidiano.

Il "Piano giovani " e la generazione del grazie - Blog
„Grazie, anche oggi, per il nostro tirocinio quotidiano.
Grazie, anche oggi, per il nostro Progetto Amva-Neet, Piano Giovani, Garanzia Giovani o che dir si voglia quotidiano.
Grazie, anche oggi, per il nostro sfruttamento quotidiano.
Grazie, anche oggi, per la nostra elemosina quotidiana.
Grazie, anche oggi, per la nostra retribuzione misera quotidiana.
Grazie, anche oggi, per il nostro “Tanto se te ne vai, dietro di te c’è la fila” quotidiano.
Grazie, anche oggi, per il nostro presente: eternamente incerto, precario, instabile e sospeso.“






La chiamavano “Generazione mille euro”, invece si è trasformata, nel giro di pochi anni, nella “Generazione del grazie”: una generazione composta da milioni di giovani e meno giovani che vengono derisi, sbeffeggiati e umiliati ogni giorno. Una generazione che ormai vive sotto continuo ricatto e che si trova costretta a dire "meglio questo sfruttamento che niente". Che cala la testa e sopporta perché ha perso qualsiasi speranza e fiducia nei confronti di Istituzioni che l'hanno completamente dimenticata e abbandonata. Una generazione che, vinta dal non avere rappresentanza, si aggrappa alle briciole di politicanti allo sbaraglio che, invece di intervenire in modo strutturale sulla questione occupazionale, mettono a tacere la disperazione per qualche mese regalando pochi spiccioli. Già, la tanto propagandata Rivoluzione della campagna elettorale coincide oggi (a quasi un anno dal Progetto Neet, tanto sbandierato dall’ex Premier Letta) con l’ormai noto, e intriso di polemiche, cavallo di battaglia dell’Assessore Scilabra (che, a trent’anni, forse ha scordato cosa voglia dire avere trent’anni in Sicilia): il più che fieramente pubblicizzato “Piano Giovani”.In cosa consiste? Negli ennesimi tirocini che servono da contentino per tappare la bocca a chi è ormai esausto della propria esistenza, a chi si sente perso e inutile, a chi si trova in un vicolo cieco e non sa come uscirne, a chi manda centinaia di curricula al mese ma non riceve mai una risposta, a chi deve rinunciare ai propri sogni perché non si può più permettere di sognare, a chi studia per un mestiere e fa tutt’altro, a chi pensa “non ce la farò mai a costruirmi un presente, un futuro, una famiglia” e si rinchiude nella propria rassegnazione, a chi si vede scavalcare dal raccomandato di turno e non può fare nulla a causa di una politica sempre più complice, a chi è costretto ad abbandonare la propria città in cerca di una vita dignitosa e si ritrova a piangere di nostalgia, a chi rinuncia ai propri diritti e accetta paghe da fame e orari disumani, a chi passa ore a pigiare un tasto e scopre che nel giro di un batter di ciglia le molliche sono state quasi tutte accordate, a chi si trova costretto a dire sì a 500 euro lordi al mese per sei mesi perché l’alternativa è stare a casa a guardare chi, senza arte né parte, ne guadagna migliaia al giorno.Le percentuali della disoccupazione, così come quelle dell’emigrazione, crescono: in Sicilia hanno raggiunto vette spaventose e destinate a non fermarsi. Noi, però, sembriamo ormai assuefatti a certi numeri da capogiro: numeri che non ci stupiscono e non ci indignano, ma che, al contrario, ci svuotano e ci fanno aggrappare alla prima propaganda da quattro soldi (lordi) di alcuni politici che utilizzano lo sconforto in modo strumentale.

.......... E qual è la risposta alla domanda sempre più rassegnata e scoraggiata “Che ne sarà di noi”? I soliti titoli sensazionali, i già sentiti slogan che alludono alla questione senza realmente attraversarla e viverla, le arcinote promesse da campagne elettorale che lasciano il tempo che trovano smentendosi da sole col passare dei giorni, i famosi discorsi di comprensione che servono soltanto a pulirsi la coscienza mentre tutto rimane uguale a prima: chiacchiere insomma, chiacchiere utili al consenso e a rivoluzioni evidentemente mancate.
C'era un tempo in cui le parole avevano un significato. C'era un tempo in cui, se non si dava peso ai significati, si alzava la testa e si protestava. Ecco perché io dico che è tempo, adesso, di riprenderci la nostra dignità: da quella emotiva a quella esistenziale, da quella lavorativa a quella morale.

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cenni di anatomia cerebrale : le vie dello stress

La parte superiore dell'encefalo è divisa in due emisferi che dominano uno sull'altro a seconda delle funzioni.

immagine sistema nervoso    immagine sistema nervoso

immagine sistema nervoso

Diencefalo

Situato subito sotto il cervello il diencefalo viene suddiviso in tre regioni
  1. Epitalamo – detto tetto del diencefalo comprende la ghiandola pineale (Epifisi) che secerne melatonina regolatore dei cicli circadiani.
  2. Talami – dx e sn che costituiscono le pareti del diencefalo centro di processamento di informazioni sensitive. I nuclei talamici sono centri di controllo di informazioni sensitive e motorie. Le informazioni sensitive ascendenti sono processate nei nuclei talamici prima di essere trasportate nel cervello o al tronco cerebrale. Esso agisce come un filtro, permettendo il passaggio solo ad una parte delle informazioni che vi giungono. In più è un’importante stazione di controllo per le attività motorie volontarie e involontarie. Il talamo a 5 nuclei principali.
    1. Nuclei del gruppo anteriore fanno parte del sistema limbico e svolgono un ruolo importante nelle emozioni, nella memoria, e nell’apprendimento.
    2. Nuclei del gruppo mediale mantenimento della coscienza negli stati emozionali, collegano le informazioni sensoriali di altri parti del talamo ai lobi frontali.
    3. Nuclei del gruppo ventrale trasmettono le informazioni riguardanti comandi motori somatici dai nuclei della base e dal cervelletto alla corteccia motoria primaria e alla premotoria. Pianificano il movimento e aiutano a metterlo in pratica.
    4. Nuclei del gruppo posteriore comprendono il pulvinar e i nuclei genicolati. Il pulvinar integra informazioni sensoriali per proiettarle alle aree associative della corteccia. Il nucleo genicolato laterale di ogni talamo riceve informazioni visive dalla retina per mezzo dei tratti ottici, che si proiettano nella corteccia visiva e scendono al mesencefalo. Il nucleo genicolato mediale invece riceve le informazioni uditive dirette alla corteccia uditiva
    5. Nuclei laterali circuiti emozionali e sensitive.
  3. Ipotalamo – pavimento del diencefalo, centro del controllo viscerale, controllo delle emozioni e produzione ormonale esso è collegato alla ghiandola pituitaria (Ipofisi)
    1. Controllo subconscio della muscolatura scheletrica (collera, piacere, dolore).
    2. Controllo delle funzioni autonome centri ipotalamici correggono e coordinano le attività di centri autonomi in altre parti del tronco cerebrale, correlate con la regolazione della frequenza cardiaca, pressione ematica, respiratoria, digestiva.
    3. Coordinazione delle attività del sistema nervoso ed endocrino inibizione e stimolazione dell’ipofisi.
    4. Secrezione di 2 ormoni: ormone antidiuretico che riduce l’eliminazione dell’acqua a livello renale, e l’ormone ossitocinamuscolatura liscia uterina, prostata e ghiandola mammaria.
    5. Produzione delle emozioni e condotta comportamentale.
    6. Coordinamento tra le funzioni volontarie e quelle autonome.
    7. Regolazione della temperatura corporea
    8. Controllo del ritmo circadiano

 

Mesencefalo

I nuclei presenti nel Mesencefalo processano informazioni visive e uditive e generano risposte motorie somatiche involontarie a questi stimoli + alcuni centri del mantenimento della coscienza .
Ponte
Subito sotto il mesencefalo contiene Nuclei coinvolti nel controllo motorio viscerale e somatico, connette il cervelletto al tronco cerebrale,

 

Cervelletto

Coordinare e correggerei automaticamente le attività motorie sulla base di informazioni sensoriali e del ricordo di movimenti già eseguiti.

 

Bulbo

E’ il punto di connessione tra il midollo spinale e l’encefalo, la parte superiore ha un tetto la caudale assomiglia al midollo spinale. Le informazioni sensoriali vengono indirizzate al talamo e agli altri centri del tronco cerebrale; inoltre contiene i principali centri per l’integrazione delle funzioni autonome (frequenza cardiaca, pressione ematica, attività digestiva).

Nuclei Celebrali - Gangli della base- Nuclei basali

Sono raggruppamenti di sostanza grigia all’interno degli emisferi cerebrali. Tali nuclei si trovano in ogni emisfero al di sotto dei ventricoli laterali, e sono circondati da sostanza bianca e tra essi o intorno ad essi vi sono fibre di proiezione o commessurali.
Corpo striato A+B

Nucleo Caudato – possiede una gran testa e un’esile coda che curva seguendo la curva del ventricolo all’apice della coda vi è un nucleo (amigdala)


Claustro

  1. Nucleo Lenticolare
    1. Putamen
    2. Globus Pallidus
I nuclei celebrali sono coinvolti con il controllo subconscio del tono muscolare (definizione: grado residuo di contrazione leggera e continua che persiste nel muscolo a riposo è importante per la funzione della postura.) e la coordinazione dei movimenti appresi. Questi nuclei non iniziano particolari movimenti. Ma una volta che il movimento sta per partire essi assicurano il ritmo generale del movimento.
Nucleo caudato – quando camminiamo è il caudato con il Putamen che controllano l’alternanza dei movimenti,delle braccia e delle gambe, che intercorrono tra il momento in cui si è deciso di iniziare a camminare e quello in cui si decide di farlo. (durante la camminata)
Claustro – processi inconsci di informazione visiva
Amigdala -
Globus Pallidus – controlla e corregge il tono muscolare per preparare il corpo ad un movimento volontario. (I movimenti involontari di tutto un braccio per poter poi prendere una penna che è il movimento volontario.)
Sistema limbico – Comprende quei nuclei e quei fasci che si trovano tra cervello e diencefalo. Le sue funzioni sono
Controllo degli stati emozionali e conduzioni dei comportamenti correlati
    1. Collegamento delle funzioni inconsce ed autonome di parti dell’encefalo
    2. Archiviazione della memoria
Amigdala è un centro di integrazione tra il sistema limbico, il cervello e vari sistemi sensoriali.
Lobo limbico giri e strutture più profonde adiacenti l’encefalo.
    1. il giro del cingolo
    2. corpo calloso
    3. giro dentato
    4. giro paraippocampale
    5. ippocampo – apprendimento e memoria a lungo termine
    6. fornice – sostanza bianca che collega l’ippocampo con l’ipotalamo,
Molte di queste fibre terminano nei corpi mammillari (nuclei presenti nel pavimento dell’ipotalamo) che contengono nuclei motori che controllano i movimenti riflessi associati con il mangiare, come il masticare, e l’inghiottire.
La formazione reticolare è una rete di nuclei interconnessi che ha il quartier generale nel mesencefalo.

Fonte: http://crocelodigiana.it/files/medicina_-_anatomia_e_fisiologia_del_sistema_nervo.doc

Autore del testo: non indicato nel documento di origine

 

dal blog di Fabiola Menon , nutrizionista

orso castano : un esempio di visione sistemica dello sviluppo delle patologie. Questa chiave di lettura porta ad abbandonare lo studio d'organo isolato dal resto del corpo per portare l'attenzione sulle interconnessioni tra i vari sistemi funzionali presenti nel corpo umano. Gli sviluppi di questa chiave di lettura si complementano con le scoperte dell'epigenetica , che studiano le influenze sul DNA dell'ambiente interno ed esterno alla cellula. Quello che rischia di essere messo in ombra e' lo studio della  funzione che ciascun organo esercita nel sistema generale costituito dal corpo umano. Come spiegare i dati che , anche se lentamente,  si accumulano sulla cosiddetta "memoria d'organo" , magari riguardanti la memoria del sistema immunitario legata alla storia quell'organo? Come funziona questa memoria?  Che funzione ha? come viene costruita? Se la chiave di lettura PNEI porta , o forse piu' correttamente spinge a mettere in ombra la "diagnosi d'organo, le ricerche dovrebberero nello stesso tempo  indurre a  focalizzare l'attenzione sulla funzione dei rispettivi organi nel "coro" del corpo umano pena una cattiva comprensione  della patologia.........  http://www.informasalus.it/data/foto/i/immunita-innata-e-toll-like-receptors-tlr_2952.jpg

un articolo da Pubmed

Effector T cell differentiation and memory T cell maintenance outside secondary lymphoid organs.

Abstract

Naive T cell circulation is restricted to secondary lymphoid organs. Effector and memory T cells, in contrast, acquire the ability to migrate to nonlymphoid tissues. In this study we examined whether nonlymphoid tissues contribute to the differentiation of effector T cells to memory cells and the long-term maintenance of memory T cells. We found that CD4, but not CD8, effector T cell differentiation to memory cells is impaired in adoptive hosts that lack secondary lymphoid organs. In contrast, established CD4 and CD8 memory T cells underwent basal homeostatic proliferation in the liver, lungs, and bone marrow, were maintained long-term, and functioned in the absence of secondary lymphoid organs. CD8 memory T cells found in nonlymphoid tissues expressed both central and effector memory phenotypes, whereas CD4 memory T cells displayed predominantly an effector memory phenotype. These findings indicate that secondary lymphoid organs are not necessary for the maintenance and function of memory T cell populations, whereas the optimal differentiation of CD4 effectors to memory T cells is dependent on these organs. The ability of memory T cells to persist and respond to foreign Ag independently of secondary lymphoid tissues supports the existence of nonlymphoid memory T cell pools that provide essential immune surveillance in the periphery.

Con la PNEI viene finalmente introdotto nella nostra medicina Occidentale un concetto poco familiare per noi ma che rappresenta una pietra miliare, anzi direi un Dogma, della Medicina tradizionale Cinese e delle Medicine orientali in generale: cioè che l’uomo è uno, indivisibile, che il corpo è uno spazio, un luogo dove il pensiero è diffuso e permea ogni organo, ogni apparato, ogni scambio cellulare. L’avreste mai detto? Eppure è così, e tanto, a questo proposito, ci hanno insegnato proprio i trapianti d’organo.
     Naturalmente, per lo stesso principio, vale anche l’opposto: tutte le molecole e i miliardi di scambi chimici, e di conseguenza energetici, che si generano nel nostro corpo, danno forma al pensiero e si evolvono in una forma mentale. E’ chiaro che questo apre le porte alle malattie somato-psichiche. Esistono dei disturbi della sfera psichica che si instaurano, che si presentano proprio a seguito di uno squilibrio della parte organica (quante persone, ad esempio, hanno sviluppato una forma depressiva a seguito di disturbi gastrici……)
     La PNEI è una vera e propri rivoluzione in corso d’opera,la PNEI induce  una rivoluzione  nell’atteggiamento del Medico, perché lo obbliga a cambiare definitivamente il suo focus: che passa dalla patologia alla persona, che passa dal disturbo segnalato alla persona che lo sta segnalando.La PNEI reclama con forza una radicale modificazione del modello medico dominante, un modello vecchio e scadente nella pratica clinica, che rappresenta solo un impaccio allo sviluppo della ricerca scientifica.
Ma scendiamo nel dettaglio: quali sono le idee portanti del vecchio modello che la PNEI mette in discussione? Proviamo a riassumerle……
1. Il cervello umano è simile a un computer, una stazione di comando centrale che conosce l’esterno leggendolo come un calcolatore legge un nastro magnetico. E governa l’interno tramite gli ordini impartiti dall’alto al basso attraverso la rete nervosa. Quindi il cervello visto come reparto speciale e inaccessibile dell’organismo, dove i suoi codici e i suoi componenti sono unici e non rintracciabili in nessun altro organo.
2. Le difese immunitarie viste come qualche cosa di meccanico ed automatico: arriva l’anticorpo che blocca l’antigene neutralizzandolo.
3. E infine il sistema immunitario, gli ormoni, visti come sistema di bioregolazione automatica, la cui influenza sulle malattie comuni è praticamente nulla. Interessano la diagnosi in quei rari casi di grave squilibrio endocrino che si presentano all’osservazione clinica.
     La PNEI sostiene che la comunicazione all’interno dell’organismo non sia di tipo gerarchico ma bidirezionale e diffuso: quindi un network, una rete di informazioni, che si diffonde in tutto l’organismo senza il rispetto di una gerarchia...................la medicina psicosomatica, che se ne va con tutto il suo incerto armamentario a predominanza psicologica…….Esempio: di fronte ad un’Artrite reumatoide la vecchia medicina psicosomatica consiglierà di indagare le caratteristiche psicologiche dell’ammalata, la sua infanzia, la sua infanzia, il rapporto con una madre restrittiva, la sua personalità tirannico-depressa, eccetera.
     La conclusione pratica di questo approccio sarà, nel migliore dei casi, l’aggiunta di un supporto psicologico. Nel peggiore dei casi un’analisi di cui non si vedrà mai la fine…..in aggiunta a una bella dose quotidiana di cortisone in abbinamento con un altro farmaco che non faranno altro che mandare definitivamente in tilt l’equilibrio tra i grandi sistemi di regolazione già perturbato dall’infiammazione che è alla base della Artrite reumatoide.
     Ma allora come si fa a risolvere? Se abbiamo ormai capito che gli interventi terapeutici attuali non sono risolutivi cosa fare? Come procedere operativamente?In pratica che cosa fa il terapeuta che si occupa di PNEI per risolvere il problema che gli ha sottoposto il paziente? Semplice: procede in una visita molto accurata della persona, considerando sia i disturbi della parte organica, a partire dall’infanzia, che i disturbi della parte emotiva, sempre a partire dall’infanzia (distinguiamo queste due parti per comodità…sappiamo bene che non sono separate, anzi….).
     Ne risulta un quadro accurato dove si intrecciano indissolubilmente le emozioni e le malattie. Questo è un quadro tridimensionale dove la profondità è data dalla dimensione del tempo. In questo quadro si inserisce la chiave di lettura del terapeuta che deve sia leggere che interpretare. Cioè deve trovare la logica che lega lo sviluppo nel tempo di tutti i disturbi, organici ed emozionali. Trovata la logica (….e c’è sempre una logica è che a volte è veramente difficile trovarla….) il caso può considerarsi risolto. Perché?
     Perché la logica sta sempre nello squilibrio, o nel cattivo metabolismo di un elemento minerale fondamentale per il corretto mantenimento di alcune o molte funzioni basilari che avvengono incessantemente nel nostro organismo, milioni di volte al giorno. E’ come un disco rotto, qualcosa che si inceppa, che non permette un determinato compito, una reazione ad esempio. O uno scambio ionico, una di quelle cose che le ognuna delle nostre cellule fa milioni di volte al giorno. Una di quelle cose che rappresenta la biochimica, la biologia della cellula..

sabato 19 luglio 2014

Non Lavoro

Orso castano : il documento dell'Associazione Lavoro Over 40 e' molto interessante anche per la competenza di chi lo ha scritto. Il modello di welfare proposto ben si integra con le pratiche di Start Up, Spin Off , Think Tank , diffusi a tutti i livelli professionali di qualsiasi tipo. Ma pare c he un economicismo d'accatto e riduttivo punti sopratutto al salario di cittadinanza , che e' un concetto molto pericoloso , perche' in tal modo lo Stato , invece di prendere in considerazione l'essere umano in maniera olistica , in carne e pensiero, si scarica di questa responsabilita' lasciando solo , con poche monete i disoccupati e gli dice “sopravvivi ed arrangiati”. E' chiaro che qui' non si invoca uno statalismo imperante ed onnicomprensivo, ma offrire opportunita' di impegno professionale basato sulla libera scelta del soggetto in parallelo ai bisogni di sviluppo , culturale e materiale , e' e dovra' esser un compito di un welfare umano e degno di questo nome, sopratutto se si vuole uno sviluppo scientifico ed umano della nostra societa'
Associazione Lavoro Over 40® Professionalità per competere in un mondo che cambia
Associazione Lavoro Over 40® - Professionalità per competere in un mondo che cambia Sede Legale Via S. Maria di Loreto 11 23807 Merate  Sede Operativa C/O ACLI Via della Signora 3 20122 Milano  C.F. 97357200159 cell. 0039-340-3793580 (solo pomeriggio)  Sito www.lavoro-over40.it  E-mail info@lavoro-over40.it Marchio registrato N. 0001209085 CCIAA MILANO 07/06/2006


Esimio Sig.
Presidente Della Repubblica
Giorgio Napolitano
Piazza del Quirinale
Roma
Gentile
Sig. Presidente del Consiglio
Dott. Mateo Renzi
Palazzo Chigi
Piazza Colonna 370
Roma
Gentile
Sig. Ministro del Lavoro
Dott. Giuliano Poletti
Via Veneto 56
Roma
Gentile
Presidente della Camera
On.Laura Boldrini
Gentile
Presidente del Senato
Sen. Pietro Grasso
Gentile
Presidente Commissione Lavoro del Senato
Sen. Maurizio Sacconi
Gentile Presidente Commissione Lavoro della Camera
On. Cesare Damiano
Merate 15 luglio 2014
Il Presidente della Repubblica in occasione della visita a Monfalcone del 6 Luglio 2014 per la commemorazione dello scoppio della prima guerra mondiale, alla una domanda di un cittadino che lamentava la gravità della disoccupazione giovanile, ha risposto “Senza lavoro per i giovani l’Italia è finita”. Affermazione drammaticamente ed assolutamente vera , ma che le orecchie di persone mature (over 40/50/60) che hanno perso il lavoro e che hanno grandissime difficoltà di reinserimento, non vorrebbero mai sentire, e fanno rabbrividire, soprattutto se pronunciate dalla più alta carica dello Stato.
In occasione del discorso di fine anno, lo stesso Capo dello Stato aveva puntigliosamente evidenziato le difficoltà economiche e sociali che incontrano le persone mature senza lavoro, additandole come una criticità da curare. Oggi evidenzia la disoccupazione giovanile e i suoi riflessi drammatici sul futuro. Insomma sembra che le risposte siano sempre opportunistiche e date in funzione della platea che ha davanti. Si tratta di due verità, la disoccupazione giovanile e quella in età matura che purtroppo convivono, ma solo la prima viene considerata grave: la seconda viene considerata un problema di secondaria importanza, ignorata; e le persone che la subiscono sono considerate zavorra da gettare, spazzatura. Il futuro si costruisce sul presente!
La nostra Associazione Lavoro Over 401, che si occupa della disoccupazione in età matura (over 40/50/60) da oltre 10 anni, sente il dovere di replicare alla affermazione del Capo dello Stato dicendo che: “Senza lavoro alle persone mature over40/50/60 non c’è presente”. Il futuro si costruisce sulle azioni sviluppate nel presente e non sulle parole ed intenzioni per il futuro. La mancanza di lavoro attuale per le persone mature preclude il presente e non consente generazioni giovani di costruire un futuro.
La Associazione Lavoro Over 40 si occupa da oltre10 anni di questa triste realtà e si batte per rivendicare la dignità di queste persone disoccupate in età matura (over 40/50/60), denunciando, in tutte le occasioni, la loro difficile condizione, aiutandole, dove possibile, al reinserimento lavorativo e combattendo pregiudizi e stereotipi che esistono su questa classe di lavoratori, dimenticata ed ignorata da tutti, relegata a “zavorra” e soggetta spesso a pesanti azioni discriminatorie.
Insomma persone dimenticate e lasciate sole con il loro problema, abbandonate a se stesse senza alcuna speranza per il futuro.
E’ un fatto di buon senso. Basta fermarsi tra la gente comune ed ascoltarla attentamente per capire questo semplice concetto, dove sono i problemi e quali siano le priorità. Anche i media se ne sono accorti e spesso fanno servizi che mettono in luce questa triste realtà. Ma pare che il buon senso non sia nelle corde delle nostra classe politica, focalizzata oggi demagogicamente solo sul tema della disoccupazione giovanile (che comunque è preoccupante).
In tutti questi anni più volte abbiamo sollecitato la attenzione al problema senza essere ascoltati e.
La gravità della disoccupazione in età matura ( over 40/50/60).
Il CENSIS nella ricerca pubblicata il 18 giugno 2014 “Il vuoto della generazione adulta” ha dimostrato con una ricerca che la disoccupazione Over 50 è cresciuta del 146% dal 2008 ad oggi . Altrettanto ha confermato ADAPT, il centro studi della Università di Modena e Reggio Emilia fondato da Marco Biagi e diretto dal Prof. Michele Tiraboschi. Noi della Associazione Lavoro Over 40 lo affermiamo da diversi anni denunciando in più occasioni il pericolo di essere sopra ad una bomba ad orologeria che stava per scoppiare. Ora sta accadendo proprio questo. Eppure senza fare costose ricerche ed impegnare tante risorse è sufficiente analizzare le statistiche ISTAT negli ultimi dieci anni (vedere tabella) per verificare che:
1) la dimensione assoluta della disoccupazione in età matura è costantemente maggiore di disoccupazione giovanile;
2) prima del 2008 cioè prima della crisi, la disoccupazione giovanile era in diminuzione (-11% per la classe 15-24 anni dal 2004 al 2008)mentre la disoccupazione in età matura era in crescita (dal 9 al 19% per le rimanenti classi di età);
3) che dal 2008 ad oggi la disoccupazione giovanile è cresciuta meno della disoccupazione in età matura (67% per la classe 15-24 anni contro 70-116% per le altre classi di età)
Di fronte a tale evidenza, riscontrabile attraverso una semplice lettura dei dati ISTAT, le Istituzioni non si sono minimamente degnate di valutare la dimensione ed i riflessi sociali della disoccupazione in età matura (over40/50/60).
Le istituzioni, a partire dal Presidente del Consiglio Renzi ed ai suoi predecessori Letta e Monti-Fornero, si sono preoccupate solo di aiutare i giovani senza accorgersi (volutamente?) di avere un problema più grosso rispetto alla disoccupazione giovanile. Ci si è sempre allarmati perché la disoccupazione giovanile (15-24 anni), che ora supera il 42%; giusta preoccupazione! La disoccupazione giovanile non è da trascurare, per carità, ma se occorre dare una priorità i numeri parlano chiaro: la disoccupazione in età matura (over 40/50/60) misurata in termini assoluti, e non relativi, è superiore a quella giovanile e i riflessi sociali sono più pesanti. E non sono parole!
Cosa bisogna pensare? Cecità delle istituzioni? Incapacità di leggere i dati? Impossibilità di ricercare o proporre soluzioni? Divieti di altre lobby o dei sindacati? No! Crediamo che tutto ciò sia frutto di un opportunismo demagogico, con il risultato di relegare i lavoratori maturi (over 40/50/60) disoccupati e scoraggiati sempre più ai margini della società come se fossero zavorra da scaricare.
In una recente ricerca realizzata dalla nostra Associazione, si registra che i lavoratori maturi (over 40/50/60) disoccupati sono per la maggior parte assenti dal mercato del lavoro e in stato di disoccupazione da almeno 2 anni (circa 60%) e lontani dalla pensione almeno 6 anni (oltre il 81%) o almeno 10 anni (circa il 65%). Come faranno a coprire il periodo rimanente per chiudere la loro attività lavorativa fino alla pensione, aggravata dal fatto che quest'ultima si è allungata grazie alla Riforma delle Pensioni pensata dal ex-Ministro Fornero? Come potranno continuare a lavorare se le Istituzioni li
abbandonano e se le aziende rifiutano di fatto il loro reinserimento lavorativo? Come potranno fare fronte ai numerosi impegni presi in passato (mutuo, scuole per i figli e quanto altro) se vengono a mancare le risorse economiche?
Anche con la recente svolta il Presidente del Consiglio Renzi, nel prendere in mano il problema del mondo del lavoro, ha aperto una finestra sulla disoccupazione (per ora solo a parole e non con fatti concreti), facendo riferimento a tutta la dimensione del problema, anche se in prevalenza la attenzione è ancora rivolta a quella giovanile. Un piccolo ma insufficiente segnale. E le altre forze politiche...?
Le conseguenze sociali della disoccupazione in età matura.
La disoccupazione giovanile è certamente seria e pesante ed è un tema da affrontare, ma è un problema che colpisce spesso persone singole o pochi nuclei familiari e riguarda il futuro delle generazioni. Al contrario la disoccupazione in età matura (over40/50/60) oltre ad essere di dimensione più elevata di quella giovanile, colpisce moltissimi nuclei familiari e riguarda il presente con un preoccupante effetto moltiplicatore. Infatti la disoccupazione in età matura over 40/50/60):
1. produce devastanti effetti personali. Oltre alla perdita di dignità e identità, si trovano di fronte a difficoltà nel sostenere gli impegni economici presi in tempi precedenti.;
2. interessa in genere persone coniugate con prole (almeno l’80%). Pertanto le conseguenze di disoccupazione, si rifletterebbero negativamente su tutto il nucleo familiare e quindi su almeno il triplo delle persone disoccupate;
3. ha effetti negativi sulla disoccupazione giovanile, in quanto questi ultimi non possono più contare sul sostegno della famiglia;
4. genera effetti negativi sulla generazione dei genitori, dei quali le persone mature (over40/50/60) spesso sono il punto di riferimento e di sostegno.

Accadrà qualcosa?
Ora che gli Istituti di Ricerca, i media, qualche forza politica e persino Papa Francesco pongono la loro attenzione sulle conseguenze della disoccupazione in età matura (over 40/50/60), si intende ancora tenere gli occhi chiusi di fronte ad una realtà che balza immediatamente agli occhi? Ci si prenderà la responsabilità finalmente di occuparsi di questo grave problema? Si potranno prendere provvedimenti seri per farvi fronte? Vorrà il nostro Governo prendere in considerazione meccanismi capaci di aiutare il reinserimento dei lavoratori maturi (over40/50/60) oltre che pensare (giustamente) ai giovani? Si potrà cominciare a parlare di disoccupazione tout court e non solamente di disoccupazione giovanile? Staremo a vedere, ma noi ci auguriamo che si faccia presto!!!.
E’ possibile studiare ricette risolutive?
Non è compito della Associazione proporre indirizzi di politica economica, ma sentiamo il dovere di dare alcuni suggerimenti maturati sulla base della esperienza di dieci anni di attività in continuo contatto con questa popolazione di lavoratori maturi (over 40/50/60), dimenticati da tutti e relegati sempre più ai margini della società, di essere considerati zavorra e con grave rischio di caduta nella povertà assoluta.
Adottare esempi europei.
Certo non ci sono ricette pronte da adottare; né si può pensare che per legge o decreto si risolva il problema della disoccupazione in età matura. Tuttavia è possibile ripercorrere le esperienze straniere positive, sviluppate prevalentemente nei paesi del Nord Europa, ed adattarle alla realtà italiana.
Ricorso agli incentivi: arma a doppio taglio!
La richiesta più semplice ed immediata è di prevedere incentivi alle aziende per il reinserimento degli Over 40 nel mondo del lavoro, analogamente a quanto previsto nel decreto Salva Italia del dicembre 2011 per contrastare la disoccupazione giovanile e femminile oppure nella bozza di intervento emessa con Decreto Interministeriale Lavoro-MEF del 21/11/2013.che, ancora una volta, interviene a sostegno di lavoratori in aziende in crisi, mentre per i lavoratori maturi già disoccupati non è previsto alcun intervento.
In questo modo, però, si corre il rischio di vanificare l’effetto “incentivi”; perché prevedendoli per gli under 35 nella legge Fornero, per gli under 29 del Decreto Lavoro di Letta e se poi si facessero anche per gli over 40, si arriverebbe al paradosso di incentivare il reinserimento di tutti i lavoratori, annullando l’effetto stimolante. Senza considerare, poi che le aziende non condizionano l’assunzione di una persona all’esistenza di incentivi, ma si fanno guidare da altri criteri. Meglio utilizzare questi incentivi con altre finalità.
Basta con le politiche passive sul lavoro!
La strada percorribile è di parlare seriamente di politiche attive del lavoro, di accompagnamento e riqualificazione dei disoccupati (di qualunque età o condizione) con percorsi studiati ad hoc e non quella di
continuare ad adottare le politiche passive a sostegno della CIG e mobilità; strumenti validi in condizioni di economia di mercato normale ma insufficienti, dispendiosi ed inefficaci per arginare la situazione attuale di crisi. Quindi annullare tutte le forme di incentivi alla assunzione (che sarebbe un risparmio per lo Stato), salvo le categorie protette, e sostituirli con sostegni al reddito al lavoratore da adottare nell'ambito dello sviluppo di percorsi di inserimento o reinserimento concordati con le aziende. Questo per evitare che tali sostegni si traducano a pura assistenza, senza l’impegno attivo e diretto del lavoratore al proprio reinserimento. Il nuovo decreto di delega al governo per la revisione delle politiche di ammortizzatori sociali prevede questa strada, ma è solo un decreto di delega. Attendiamo la sua traduzione in norme.
Qualche regione, come ad esempio la Lombardia con la Dote Unica Lavoro, sta tentando di percorrere la strada del reinserimento lavorativo programmato, coinvolgendo un'ampia classe di categorie di lavoro disagiate, ma è solo un esempio sporadico che occorrerebbe incentivare. Invece nella maggior parte di Italia se ne parla continuamente ma si fanno poche azioni.
Azione sul cuneo fiscale?
Se la economia non ricomincia a girare, le cose diventano più difficili. Non sta certamente a noi dare indirizzi di politica economica, ma riteniamo che l'impegno di ridurre il cuneo fiscale sia una strada importante da percorrere e che debba essere studiata con molto equilibrio ed attenzione. In caso contrario non porterebbe frutti positivi ai lavoratori. Infatti se si riducono le detrazioni fiscali pensate che aumenti il netto in tasca ai lavoratori o che si riduca il lordo che deve impegnare l'imprenditore per ottenere quel netto? Se non si studiano attentamente provvedimenti è più probabile che la seconda soluzione prevarrà. Infatti un imprenditore sarà portato a tenere fermo il netto al lavoratore e ridurre il peso dei balzelli che deve pagare per garantire tale netto. Quindi il vantaggio è dell'imprenditore, che vedrà certamente ridotto il costo del lavoro, con conseguenze positive sulla economia, mentre il lavoratore rimarrà al palo. Un vantaggio, quindi, che arriverà al lavoratore solo dopo molto tempo, sempre che tale riduzione si rifletta poi anche sui prezzi di mercato.
Implementare maggiormente la Flessibilità tutelata
Se un lavoratore viene chiamato ad una forma flessibile di lavoro, accetta il rischio di avere un lavoro temporaneo e quindi di passare alcuni periodi senza essere occupato. E allora perché non pagarlo più di un lavoratore a tempo indeterminato? L’’attuazione della flessibilità tutelata, consente di calmierare il mercato della precarietà, portandolo verso il vero concetto di flessibilità.
Controllo rigido della discriminazione. Aumento delle sanzioni previste dalle norme in materia di lavoro
L’esempio di discriminazione è quotidiano: basta aprire i giornali e leggere le offerte di lavoro, oppure basta scorrere le offerte delle Istituzioni per averne un esempio. E tutto questo in contrasto con le strategie di Lisbona e con la normativa europea.
Spesso la norma che vieta la discriminazione (DLGS 216/03) viene disattesa da privati, Agenzie per il Lavoro e da coloro che fanno ricerche e selezione di lavoratori. Ma capita di peggio. Assistiamo a violazioni della 216/03 nel pubblico, dove si continuano a pubblicare bandi di concorso illeciti con paradossali anacronistici limiti di età vietati dall’ordinamento giuridico:
Occorre prevedere maggior controllo delle leggi inasprendo le sanzioni e portandoli a valori altamente incisivi (e non simbolici come accade ora) e soprattutto attivando gli organismi di controllo per la loro rigida e ferrea applicazione.
Cambiare la cultura del mondo del lavoro
E’ la maggiore e più radicale sfida che occorre affrontare e che richiede grandi sforzi di trasformazione in tutte le componenti.
Gli imprenditori devono cambiare mentalità, impegnandosi culturalmente alla piena valorizzazione del Capitale Umano. I sindacati devono modificare il loro approccio al mondo del lavoro, difendendo le tutele ma anche pretendendo l’impegno del lavoratore non solo a difendere i propri diritti, ma anche a sostenere i doveri. Anche il lavoratore deve cambiare approccio. Deve essere disponibile alla formazione continua, sia richiesta dall’azienda ma anche sviluppata autonomamente, al fine di mantenere alta la propria professionalità all'interno ed all'esterno della azienda.
Le istituzioni devono saper governare e guidare lo sviluppo armonico di queste componenti senza far prevalere una delle parti e soprattutto devono diventare il garante di questo sviluppo.
E’ ingiusto fare leggi che favoriscono il lavoro dei carcerati oppure la cassa integrazione per grandi aziende (es. Alitalia), e poi trascurare gli onesti cittadini che per loro sventura si sono trovati senza lavoro in età matura. Quali aupici? La nostra Associazione si mette a disposizione per collaborare alla ricerca di soluzioni valide e concrete al problema, forte della esperienza fatta in questi 10 anni. Richiediamo quindi di poter incontrare gli organi competenti per affrontare il problema dei lavoratori maturi (over 40/50/60) disoccupati o precari, problema che a volte assume aspetti drammatici se calati sulle singole realtà.
Cordiali saluti
Giuseppe Zaffarano
Presidente Associazione Lavoro Over 40
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