martedì 18 maggio 2010

cos'e' la magnetoencefalografia? clicca e vedi le slide (molto interessante, a new neuroimaging)

Magnetoencefalografia (MEG)
Applicazioni :
RICERCHE CLINICHE:
DiagnosiDiagnosidididisfuzionidisfuzionicerebralicerebrali(epilessia epilessia)
PianificazionePianificazionedidiinterventiinterventichirurgicichirurgici‐‐mappatura di molte funzioni ––sensoriali, motorie, linguaggio, memorialinguaggio, memoria
PlasticitPlasticità Neuronale

http://www.unich.it/unichieti/ShowBinary/BEA%20Repository/Area_Siti_federati/Psicologia/Materiale_Didattico/0_AA0910_Materiale_Didattico/0_Mag%20Psico/01%20Costantini/All.6%20Costa//file;jsessionid=GNmHLQ1LK6nrnQd1RCyh4FCTvC4LHWY5yv1thMgTn3qXy9WKsmhg!2116880059!NONE

 orso castano : esame molto inteessant, non invasivo

per una pubblica amministrazione trasparente x il risparmio e la crescita economica




di LUCATREMOLADA da no'va (sole24ore) del 13 maggio 2010
Non esiste telecamera intelligente migliore del cittadino. Sembra una banalità - scherza Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie -, ma chi meglio di noi può segnalare alla Pubblica Amministrazione buche nella strada, semafori che non funzionano e disservizi vari? Chi meglio del cittadino può fornire dati a chi gestisce la cosa pubblica?». Di riflesso, chi meglio di Comune, Provincia, Regione e di tutti quegli enti che collezionano datipubblici può "restituire" ai cittadini e alle imprese quelle informazioni utili a disegnare servizi di nuova generazione? Rispondere a queste domande - retoriche - significa immaginare applicazioni di Pa personalizzata Con le informazioni in tempo reale del traffico dei mezzi pubblici si potrebbe immaginare un servizio onli-ne per segnalare quando l'autobus è sotto casa. Decidere con Skype e Go-ogle Maps la scuola peri propri figli, . disporre su web dei risultati dei propri esami clinici insomma, con pochissima tecnologia e un po' di banda larga si potrebbero inventare servizi veramente interattivi.
Per praticare un simile scenario la conditio strie qua non è disporre  di dati liberamente accessibili da parte di tutti, senza restrizioni di "copyright, brevetti o altri meccanismi di controllo. Sembra facile? Negli -Stati Uniti, Barack Obama ha chiesto alle amministrazione di pubblicare tutti i dati pubblici in suo possesso su internet. In Italia invece il presidente americano faticherebbe ad applicare la sua direttiva sull'Open Government. «Qui da noi - spiega Belisario - ci sono due ostacoli. Il primo è di carattere organizzativo: le amministrazioni spesso non hanno consapevolezza del loro patrimonio informativo. Il secoado è di natura normativa: le regole in tema di privacy, copyright e trasparenza amministrativa andrebbero ripensate. Partiamo dal copyright. Prima di mettere online un dato, l'ente deve stabilire per ogni tipo di informazione a chi appartiene e in caso affermativo se può essere concessa la libera riutilizzazione».
Spesso le amministrazioni non sanno quali sono i dati che hanno e soltanto una minima parte di questi è digitalizzata. L'altro aspetto da prendere in considerazione è la normativa sulla privacy. Quando nel marzo 2008 l'Agenzia delle Entrate pubblicò i dati dei contribuenti, anticipando in un certo senso l'operazione trasparenza del ministro Renato Brunetta, il garante intervenne in modo deciso facendo sparire da internet il documento. «Quella vicenda - prosegue Belisario - ci insegnò che qui da noi non tutto quello che è pubblico è pubblicabile. Un conto è chiedere in qualità di cittadini informazioni pubbliche direttamente
agli uffici, un'altro è pubblicarle su internet. Quando poi, due mesi dopo, Brunetta chiese di pubblicare sui siti del ministero i dati relativi ai curricula, ai redditi del personale, il compromesso con il Garante della privacy fu di rendere inaccessibilitàli informazioni ai motori di ricerca. Questo perché le amministrazioni devono sempre rispettare il principio di proporzionalità del Codice Privacy, ponendo attenzione anche al "diritto all'oblio" degli interessati». Queste due situazione hanno reso chiaro che nel trade off privacy-trasparenza occorre sempre valutare caso per caso. Nessuno dei due prevale. L'altra differenza - non da poco - è che nel sistema americano il cittadino ha diritto ad accedere a qualunque informazione pubblica. Nel nostro ordinamento, invece, «la conoscibilità dell'informazione pubblica è subordinata all'interesse». In altre parole, per avere accesso a determinate informazioni, i cittadini devono dimostrare un interesse qualificato. «Eccoperché -afferma l'avvocato - in assenza di un ripensamento di privacy e trasparenza, la filosofia dell'opendata resta per le amministrazione una scelta facoltativa». Che però non esclude casi di amministratori che studiano e sperimentano come "esportare" all'esterno il know how pubblico. In Veneto Claudio Dario è anche presidente del Consorzio Arsenàl, un centro di di ricerca per la sanità digitale: «Dal 2004 come Ussl di Treviso siamo i primi a consentire l'estrazione dal nostro sito dei referti. L'idea è trovare soggetti privati come banche o internet provider interessati a raccogliere tutti i dati digitali del paziente, non solo dalle Ussl ma anche dalle altre strutture per offrire un libretto sanitario elettronico». Sul fronte privato, Engineering (si legga l'articolo in basso) all'Expo di Shanghai ha presentato Smart Cities, un servizio di mash up che intende fornire servizi interattivi della Pa attraverso gli Strumenti del Web 2.0 (Facebook, Google Map, Skype, ecc.). Su quello invece del cittadino l'ultima iniziativa degna di nota è www.pazienti. org, una piattaforma collaborativa tra pazienti e operatori sanitari. «Questi casi dimostrano bene che per innovare nella Pa non servono rriacroinvestimenti o piani quinquennali mastodontici - commenta David Osimo, direttore e socio di Tech, società di consulenza per le politiche pubbliche -. Il Pubblico dovrebbe semplicemente occuparsi di rimuovere gli ostacoli. Nient'altro. Per esporsi a quelle che Nassim Taleb d'autore del "II cigno nero", ndr) definisce serendipity positive, non resta che lasciare liberi gli innovatori di innovare».
www.twitter.com/lucatremolada   

clicca x sito

lunedì 17 maggio 2010

altre riflessioni sul DSM V : c'e'ì il rischio di un enorme operazione disease mongering (vedi su questo blog)

Ancora alcune osservzioni sul nuovo DSM , il V, tratte da  Venerdi' di Repubblica,(mi scuso con l'autore, ma ho perso il suo nome -sono proprio uno psichiatra- ma spero che si faccia vivo nei commenti o mi scriva :

"Non ci  sono più le ragazze timide di una volta. Sono finite negli anni Settanta. Quelle molto spendaccione, invece, rischiano di andare fuori corso tra due anni. A farle fuori, con un colpo di penna, è stato e sarà un librone poco noto e molto importante. Che ha ribattezzato le prime come affette da «fobia sociale» e potrebbe rinominare le seconde come vittime di «shopping compulsivo». Parliamo del Diagnostìc and Statistical Manual of Meritai Disorders, la bibbia della psichiatria, che da un lustro è in fase di revisione e che vedrà le stampe nel maggio 2013. Se sopravviverà a quella che Science ha definito «la guerra civile della psichiatria». Perché da quando la prima bozza è stata resa pubblica, il mese scorso, il fuoco delle polemiche non accenna a placarsi. «Non è troppo tardi per salvare la normalità dal Dsm-V» ha scritto sul Los Angeles Times Allen Frances, curatore della versione precedente. Per lui e una schiera crescente di suoi eminenti colleghi, la nuova edizione introdurrebbe tali e tanti discutibilissimi nuovi disturbi mentali da ridisegnare i confini tra salute e malattia nella sempre più dettagliata mappa della psiche. Ipersessualità, dolore complicato, accumulo patologico sono solo alcune delle possibili new entry, I critici contestano un'infinità di cose. La segretezza con cui si è giunti alla loro formulazione. L'influenza indebita delle case farmaceutiche su questa moltiplicazione classificatoria, secondo il principio che se c'è una nuova patologia ci sarà una nuova pillola per curarla. E soprattutto le basi scientifiche della futura tassonomia. Se la data d'uscita non è dietro l'angolo, non c'è comunque un minuto da perdere, avverte Prances nel suo editoriale: «Questa medicalizzazione all'ingrosso di problemi normali potrebbe portare all'erroneo etichettamento di disturbo mentale per decine di milioni di passanti innocenti. È una questione sociale che trascende la medicina. E per evitare il peggio è necessario che nell'analisi costi-benefici sia tenuto di conto l'interesse pubblico nel suo complesso». Serve che la gente, non solo gli americani perché il manuale detta legge in tutto il mondo, sappia cos'è questo oscuro e fondamentale zibaldone della psicopatologia che rischia di compiere l'upgrade carico di conseguenze del dolore in depressione, dell'apprensione in ansia e della vivacità in iperattività. Il primo Dsm è del '52. Una specie di brogliaccio ad uso degli psichiatri militari che dovevano decidere se le reclute potevano reggere o no lo stress del combattimento. La seconda versione è del '68 ma non è che con la terza del '74, sotto la supervisione del leggendario psichiatra Robert Spitzer, che diventa il canone con cui distinguere i malati dai sani. All'epoca poco più di una dispensa universitaria rilegata a spirale, 150 paginette per 3 dollari e 50. Mentre il Dsm-IV, licenziato nel '94 e ancora in vigore in forma leggermente rivista,ne conta oltre 900 e ne costa 83. E soprattutto ha visto in vent'anni triplicare i disturbi, da 100 a 300. Lo schema, la decisiva svolta di Spitzer, è quella di introdurre una checklist, una lista di sintomi in base ai quali impostare la diagnosi. Il disturbo ossessivo-compulsivo dunque prevede una preoccupazione per dettagli, regole e organizzazione tale da perdere di vista il movente principale, oppure l'incapacità di separarsi da oggetti di nessun valore, neppure sentimentale, o altre sei tipologie. Per poterlo diagnosticare bisogna averne quattro su otto. Il procedimento è rimasto lo stesso ma con gli anni le patologie e le loro definizioni si sono così moltipllcate che oggi si può arrivare a un responso di schizofrenia incrociando ben 114 diversi sintomi. La difficoltà di base, oggi come allora, è che la psichiatria si muove su un terreno più scivoloso delle altre specialità mediche. Ci sono descrizioni, non marker biologici. Non esiste un'analisi del sangue o genetica per stabilire se sei depresso. Ed è per questo che il perimetro definitorio diventa così cruciale. «il Dsm è un'opera veramente fondamentale» ammette il professor Luigi Cancrini, uno dei più noti psichiatri e psicoterapeuti italiani, «che ha contribuito a unificare varie tradizioni psiehiatriehe e ha ilmerito di aver sostituito "disturbo" con "malattia". La sua valutazione delle patologie dovrebbe avverare secondo cinque assi, a partire dai sintomi per arrivare al "funzionamento globale" da O a 100 di una persona. Però molti psichiatri si fermano ai sintomi ed è qui che è massima la pressione delle case farmaceutiche. Se si inventano nuove etichette infatti si possono inventare nuove pillole. Invece tenendo nel dovuto conto anche gli altri assi, una persona può pur fare acquisti smodati ma se ciò non le impedisce di funzionare bene in società non si può parlare di disturbo della personalità». Sarebbe insomma un potrebbe fornire una vidimazione ufficiale a una serie di disturbi sottosoglia, premorbosi. Se si crea la sindrome da rischio psicotico e si cura un ragazzine che ogni tanto fa strani discorsi, si rischia di fargli più male che bene perché solo circa un terzo di chi conosce episodi del genere sviluppa poi una vera psicosi. Spalancare questi cancelli potrebbe far rientrare una quantità di falsi positivi talmente grande da configurare un'epidemia». Senza considerare che quei farmaci hanno una quantità di effetti collaterali come la perdita della libido, l'aumento di peso e un'inferiore aspettativa di vita.È molto più facile ingoiare una pasticca che pensare un intervento psicosociale . "anni fa avevamo provato a far passare  una legge per rendere gratuita la psicoterapia» ricorda Cancrini, «tutti erano d'accordo a parole ma non è mai passata. E in fondo introdurre nuove patologie ha anche un effetto rasserenante sul singolo: se esiste il virus dello shopping compulsivo allora non è colpa mia, sono assolto». Le Big Pharma fanno la loro parte nel mercato delle indulgenze. Ed è un fatto che il 70 per cento dei membri della task force che redige il Dsm-V ha ammesso rapporti diretti con l'industria, un conflitto di interessi aumentato del 20 per cento rispetto ai curatori del Dsm-IV. Quando c'è da finanziare convegni o laboratori spesso sono le aziende a metter mano al portafogli. Nel suo accorato appello  per fermare la deriva medicale il professor Frances ammette errori nella sua gestione: «Nell'edizione del '94 provammo a essere il più attenti e conservativi possibile nel definire le patologie. Eppure involontariamente abbiamo contribuito a tre false epidemie: il disordine da deficit di attenzione, l'autismo e il disordine bipolare nei bambini. Adesso possiamo dire che la nostra rete aveva maglie troppo larghe e ha catturato tanti pazienti che sarebbero stati molto meglio se non fossero mai entrati nel sistema sanitario mentale». Ex ragazzi vivaci bombardati col Ritalin. Siamo ancora in tempo per evitare un bis che potrebbe avere conseguenze ancora peggiori.

orso castano : anche questo articolo mette in guardia dal rapporto troppo stretto tra le case farmaceutiche e gli estensori del DSM , cioe' il rischio del deasease mongering , malattie fasulle, che partono da sintomi lievi diffusi  , che vengono considerati e tresformeti in "Disturbi da curare". Cita il caso clamoroso del Ritalin e della sindrome ipercinetica nei bambini.  La Regione Piemonte stabili' serie limitazioni alla prescrizione del Ritalin. Si assiste insomma da una medicalizzazione sempre piu' spinta delle situazioni di disagio , che nei momenti di crisi sociale , cumulandosi , se del caso, a quelle soggettive , inducono esasperazione e bisogni di sostegno , che , pero', non dovrebbero prioritariamente essere medici o di psicoterapie molto strutturate (come suggerisce Cancrini). 

il familismo italiano ( familismo amorale ?) ci aiuta a capire?

da  Venerdi' di Repubblica  di CARO SERRA, rubbrica domande/risposte
Domanda :i recenti scandali emersi a proposito della gestione clientelare della Protezione Civile hanno fatto emergere una realtà ben dura a morire: la connotazione familistica della società italiana. Da quando, negli anni Cinquanta del Novecento, Edward Banfield coniò per primo il termine «familismo amorale» per descrivere la realtà sociale meridionale, i comportamenti degli italiani sono cambiati ben poco. D'accordo con Paul Ginsborg, si può dire che «la famiglia è un grande attore politico rimasto troppo a lungo nascosto dalla storia». La sinistra italiana su ciò ha una responsabilità. Per decenni E familismo è stato sia negato a livello accademico che non assunto come un problema politico da affrontare e risolvere, fl risultato è stato che i comportamenti cliente-lari e familistici di molti dirigenti politici della sinistra sono stati troppo tollerati fino a rendere difficile distinguere la sinistra dalla destra. A mio parere è uno dei principali motivi della crisi della sinistra italiana.
Franco Palella Pagani

C ARO Palella, sono molto d'accordo. La società e l'individuo (cardini, rispettivamente, delle grandi culture politiche moderne, quella socialista e quella liberale) non godono di buona salute. Il mattone della società italiana è la famiglia, che nella migliore delle ipotesi è la prima cellula della socialità, nella peggiore ne è la parodia mafiosa. Ed è la seconda ipotesi, quella infausta, che mi pare largamente verificabile, specie nel Meridione. Mi sembra sia stato Fiatano (e chi, se no) a dire che l'Italia è il solo Paese moderno nel quale la parola «cognato» sia moneta corrente. L'Istat ci ha informato di quanto esorbitante sia,
nella condizione sociale e di censo degli italiani, O peso dell'appartenenza familiare.
Ma non direi che nel dibattito politico questo elemento di conservazione, e stagnazione, abbia rilievo: ed è proprio la sinistra che dovrebbe occuparsene, perché se i suoi obiettivi sono una maggiore uguaglianza delle possibilità individuali, e una minore inerzia delle posizioni di rendita, allora il familismo dovrebbe essere il primo dei suoi bersagli. Il fortissimo peso della Chiesa cattolica nel nostro Paese non aiuta. Famiglia, per ragioni politiche e non certo spirituali, è diventata quasi una parola sacra. Molte delle spinte e dei fermenti che tendono a liberare l'individuo dalle sue molteplici soggezioni, e a creare una società più dinamica cozzano contro questo totem. Non è mai inutile ricordare che l'attenuante del delitto d'onore è stata cancellata dal nostro codice pochissimi anni fe. Che ancora più recente è la ridefinizione dello stupro come reato contro la persona e non come reato contro la morale. Che siamo stati tra gli ultimi Paesi europei a legalizzare il divorzio. Il familismo non è solo un vizio della socialità. È anche un'incrostazione culturale resistente. E una sinistra che pensa di allearsi con Casini, inseguendo l'eterno sogno di «conquistare il centro» perdendo se stessa, non mi sembra che possa mettere fai agenda una rivoluzione socialista e liberale. Non sa quanto.

Edward C. Banfield – Le basi morali di una società arretrata – , Il mulino, Bologna 2008 (ristampa ed. 2006) , clicca

Ritorna in libreria, con una nuova prefazione di Arnaldo Bagnasco, dopo oltre un trentennio dalla sua seconda edizione italiana del 1976, il libro di Edward C. Banfield.
Nella metà degli anni '50 del secolo scorso, il sociologo americano Edward C. Banfield raggiunse un paese del nostro Mezzogiorno e vi si installò con la moglie e la prole per un periodo di nove mesi. Il paese era Chiaromonte (PZ) e divenne Montegrano nella 'finzione sociologica'. Banfield fece molte domande in giro, somministrò questionari, redasse la sua ricerca… insomma ci studiò come se fossimo una tribù di irochesi!
Bardato degli strumenti tipici delle indagini “sul campo” della sociologia (questionari, test, tabelle ecc) ma in effetti con la mente presa dalle idee "chiare e distinte" del Tocqueville della Democrazia in America, Banfield compara inizialmente Montegrano a St. George (Utah, USA). Nota che a St. George c'è tutto un pullulare di attività associazionistiche che perseguono scopi che vanno al di là dell'interesse materiale ed immediato del proprio nucleo familiare: nuove adesioni per la Croce Rossa, raccolta di fondi curata da un'associazione tra professionisti e dirigenti per costruire una nuova camerata della locale scuola media, raccolta di iscrizioni per la difesa antiarea in caso di attacco straniero... Un'industria locale regala i volumi di un'enciclopedia alla scuola, la camera di commercio promuove un pubblico dibattito per collegare con una strada i paesi circonvicini, l'Associazione Genitori ed Insegnanti si rivolge alla cittadinanza con un manifesto egoriferito che dice: «Come cittadino responsabile della nostra comunità, tu appartieni all'Associazione!», che ricorda un po' i manifesti di reclutamento dei soldati americani, dove appariva uno zio Sam che con l'indice proteso si rivolgeva al cittadino medio chiedendogli cosa intendesse fare lui per l'America. Insomma i comportamenti degli individui e delle associazioni a St. George sono per lo più community oriented.
E a "Montegrano"? Niente di tutto ciò. L'orfanotrofio e il convento sono cadenti, i contadini non sono disposti a cedere nemmeno una giornata lavorativa per ripararli, tutto ciò che è pubblico è alla malora e nessuno è disposto a sacrificare una briciola del proprio tempo e delle proprie risorse se non ha in vista un ritorno personale. Insomma a Montegrano tutti i comportamenti degli individui sono family oriented.
Perché, si chiede Banfield? Per delle ragioni mentali-culturali, è la risposta, a Montegrano si riscontra un'assenza di quella particolare forma di socialità detta civcness, "senso civico", che è il nerbo della democrazia. Tale senso civico altro non è che lo spirito associativo (da Tocqueville considerato alla base della democrazia in America) di chi mette a disposizione il proprio tempo, le proprie specifiche attitudini e talvolta il proprio denaro in una organizzazione che persegue finalità che non ricadono nell'interesse immediato e diretto del singolo ma della collettività. Orbene, non sono i fattori strutturali, quali la miseria, l'ignoranza o la patologica diffidenza verso lo Stato che possono spiegare il comportamento dei montegranesi. «Ognuna di queste teorie contiene elementi di verità, ma nessuna basta da sola a spiegare i fatti che debbono venir presi in esame».I Montegranesi agiscono così perché la loro base morale è il contrario del senso civico, essa si fonda cioè sul "familismo amorale", ovvero la regola: «massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare; supporre che tutti gli altri si comportino allo stesso modo».Questa incapacità di associarsi (di uscire dal guscio del proprio nucleo familiare o della propria consorteria) è fattore di arretratezza economica e ostacolo al progresso politico. Per Banfield : «Non si può attuare un sistema economico moderno se non si sa curare e mantenere in vita un’organizzazione professionale; in altri termini, più elevato è il livello di vita che ci si propone di raggiungere, tanto più risulterà indispensabile l’organizzazione. L’incapacità di organizzarsi costituisce ugualmente un ostacolo al progresso politico: infatti proprio dalla possibilità di coordinare, in relazione ai problemi di interesse pubblico, le linee di condotta di un gran numero di persone dipende, tra l’altro, l’attuazione di forme di autogoverno. In breve, i medesimi elementi che concorrono alla formazione di un’associazione ai fini economici, concorrono altresì alla formazione di associazioni di carattere politico».Questa incapacità di fondo di sapersi associare ed evolvere verso forme più alte di economia e democrazia deriva per Banfield da un ethos, quello del familismo amorale appunto – e qui si colloca il nucleo segreto della sua ipotesi di tipo culturalista, ossia sovrastrutturale, mentale/culturale–, ethos che egli definisce con William Graham Sumner (Folkways. A study of mores, manners, customs and morals) come «l’insieme delle usanze, delle idee, dei termini di giudizio e di comportamento comuni che individuano e differenziano un gruppo da altri gruppi». È noto che il dibattito che ne seguì si incentrò proprio sulla contrapposizione dell’elemento culturale/sovrastrutturale versus quello economico/strutturale (insomma Weber versus Marx) e soprattutto nell’accento posto dai critici di Banfiled sulla convinzione che bastasse far avanzare la struttura economica per rendere inoffensivo il familismo amorale. A questa ipotesi Banfield contrappose il suo pessimismo già nel proprio libro. Anche qualora cambiassero le condizioni economiche è ben difficile che cambi qualcosa a Montegrano. Occorre innanzi tutto un mutamento di mentalità (el repulimiento de las cabezas direbbe Ortega y Gasset) e tutto ciò potrebbe giungere come prodotto sussidiario di una missione protestante! Banfield segnala, con una punta di perfidia, successi in tal senso in Brasile. Insomma la sua tesi è totalmente inscritta nell’esperienza economico-culturale dell’angloprotestantesimo. Non possiamo addentrarci nelle spire di tale dibattito. Possiamo solo ricordare che in Italia le idee di fondo di Banfield sono state riprese in qualche modo dall’antropologo Carlo Tullio-Altan, e avranno una singolare incidenza nello studio di Robert Putnam Making democracy work (La tradizione civica nelle regioni italiane) dove il rendimento delle istituzioni democratiche (in questo caso le nostre Regioni) è sottoposto alla capacità “culturale” pregressa (risalente addirittura all’esperienza dei Comuni) di sapersi associare. Da ciò il maggior rendimento delle Regioni del Nord rispetto a quelle del Sud.
Alfio Squillaci
La tradizione civica nelle regioni italiane, Robert D. Putnam Ordina da iBS Italia

Il titolo originale del libro di R.Putnam è Making Democracy Work e, nel suo nucleo più profondo, è uno studio sul "rendimento delle istituzioni", ovvero su quelle basi "strutturali" nonostante la loro essenza immateriale, le Istituzioni appunto (in questo caso le Regioni italiane), in cui si invera una democrazia. Nel discorso di Putnam le Istituzioni funzionano, "rendono", se si radicano su un humus "culturale" fecondo - e qui si rintraccia il raccordo sotterraneo con le tesi di Banfield - , su una moral basis consentantea e favorevole a quelle istituzioni medesime. Da qui il maggior rendimento dell'Istituzione-Regione al Nord Italia - dove gli orientamenti collettivi alla cosa pubblica, fin dal lontano Medio Evo, sono di tipo orizzontale-collettivo-cooperativo-inclusivo, rispetto al Sud dove le mentalità determinano invece comportamenti di tipo verticale-individuale-concorrenziale-esclusivo. In altre parole al Nord, secondo Putnam, il comportamento dei cittadini è community oriented e favorisce il funzionamento delle Istituzioni in quanto - e qui sia Putnam che Banfield seguono le indicazioni di Tocqueville - favoriscono l'associazionismo, ossia la molecola originaria di ogni democrazia, il luogo "mentale" prima che istituzionale in cui i cittadini, spontaneamente sviluppano il massimo dei comportamenti community oriented. Più associazioni ci sono in un territorio, più i cittadini sono disposti a "perdere" il loro tempo per scopi collettivi, più funzionano, "rendono" le Istituzioni - che sono le associazioni pubbliche per antonomasia - più in ultima istanza funziona la democrazia. Il contrario vale per le società rette dal familismo amorale, e per questo definibili "arretrate", perché si basano su fondamenti culturali che sviluppano comportamenti incapaci di sorreggere e far funzionare istituti democratici, più evoluti rispetto a quelli di una comunità che non riesce a farsi società...........

orso castano : i due testi , ormai considerati classici forse ci possono aiutare a capire quanto sta accadendo nel nostro paese. Se a queste spinte familistiche aggiungiamo una sedmpre piu' diffusa depolicitizzazione (come deacculturazione ed incapacita' di formulare una critica  "politico/idealistico )  ed una tendenza ad una sorta di narcisimo diffuso e consumistico (ce ne occuperemo) essendosi esteso ormai il pregiudizio che le "ideologie"  e le "utopie" sono come la peste e vanno fuggite.

domenica 16 maggio 2010

eugenio scalfari : modernita' e barbarie (post-modernita'?)

di ALBERTO ASOR ROSA da la Repubblica
Da Montaigne a Diderot, da Tolstoj a Freud. Nel suo nuovo libro, il fondatore di "Repubblica" traccia un intenerario fra letteratura e filosofia  Quel mondo perduto tra Nietzsche e ProustL'antecedente immediato di quest'ultimo libro di Eugenio Scalfari, Per l'alto mare aperto (Einaudi, pagg. 281, euro 19,50), è Incontro con io (Rizzoli, 1994). Immediato? Sono passati sedici anni, come si vede, fra l'uno e l'altro, e nel frattempo Scalfari ha pubblicato quello che definirei un romanzo allegorico, La ruga sulla fronte (Rizzoli, 2001) e quella che definirei un'autobiografia filosofica, L'uomo che non credeva in Dio (Einaudi, 2008), oltre, s'intende, vari altri testi di carattere più decisamente politico- economico ed impegnato. Immediato in che senso, allora? Nel senso che Incontro con io segna il punto di partenza di un lungo percorso (tornerò su questo termine) che l'Autore ha deciso non da ora di compiere attraverso la cultura della modernità, passando però, e via via sempre più instancabilmente, attraverso se stesso, attraverso "io".Questo percorso raggiunge il suo culmine (per ora) in Per l'alto mare aperto. Il catalogo degli autori che Scalfari chiama a raccolta per sostenere la propria idea di modernità si è fatto sempre più vasto e comprensivo: da Montaigne a Pascal, da Diderot a Tocqueville, da Cartesio a Kant, da Spinoza a Marx, da Leopardi a Baudelaire, da Dostoevskij a Tolstoij, da Rilke a Kafka a Proust, da Freud a Nietzsche, le varie "cime" (raramente tranquille, più spesso tempestose) della modernità sono scalate dal nostro Autore con straordinaria agilità e incredibile capacità comunicativa (che però non diviene mai volgarizzazione pura e semplice). Però, al tempo stesso, si è fatta sempre più vasta e comprensiva la problematica dell'"io" che filtra, deposita, organizza, dà "senso" (espressione scalfariana), sistematizza i materiali che mette (o rimette) a disposizione del lettore. Al centro del libro, dunque, non sta, puramente o semplicemente, la cultura della modernità, come Scalfari la intende. Ma c'è Scalfari come sperimenta, vive, modifica, vivendola, la cultura della modernità nell'atto d'intenderla. Se si perde di vista questo doppio passaggio, c'è il rischio di perdere di vista il senso assai complesso dell'intero libro............... Infatti, in Per l'alto mare aperto: "L'Intelligenza che viaggia nel mondo sempre in lotta con la stupidità. Un viaggio difficile, contrastato, un viaggio per spiriti liberi...". Più esplicitamente ancora: "Continuando questo mio viaggio...". La forma del viaggio comporta in Scalfari un recupero dantesco (Diderot = Virgilio) e uno omerico-dantesco: Ulisse, inteso come "mito" primigenio cui ancorare solidamente la modernità. Comporta una ricostruzione del tessuto culturale, ideale, filosofico, letterario della modernità, con le sue tappe, i suoi crocicchi, i suoi incontri e scontri, ma anche, come ogni viaggio che si rispetti, i suoi ritorni all'indietro, quando risulta necessario. Ma comporta anche, - e su questo aspetto io vorrei attirare di più l'attenzione, forse perché meno visibile, - un'esplorazione a' rebours del proprio passato da parte dell'Autore, fino alle insondabili profondità infantili, in cui un certo interesse, una certa pulsione sono germinati, per fondersi più avanti con le letture dell'adolescenza, della giovinezza, della maturità e della vecchiaia. ........La seconda osservazione riguarda il catalogo. ............. Io la riassumerei in questo modo: la modernità è un pensiero forte, che, a partire da una fiducia illimitata nella Ragione, man mano che si misura rigorosamente (e in mille straordinari modi) con il filtro dell'"io", del soggetto dichiarato e risolutamente monocentrato, perde i suoi fondamenti iniziali, si sfalda, trova nuove forme e, nelle nuove forme, dissolve ogni contatto persino con un residuo di Assoluto. Per questo il canone, pur rimanendo ancorato all'Illuminismo-Diderot, comincia di fatto con Montaigne e finisce con Nietzsche. Il relativismo, s'intende, ne rappresenta l'approdo finale. Ma - se non è un gioco di parole - un relativismo che resta anch'esso solidamente razionale e non perde mai i suoi rapporti con l'umano. E cioè un relativismo che non disintegra né immiserisce i valori, ma, - spero che neanche questo sia un gioco di parole, - li relativizza, riconoscendone intelligentemente la presenza e l'opportunità (ma anche i limiti) all'interno dell'agire storico-umano.........Confesso che uno dei capitoli che mi ha colpito di più, per comprensibili motivi personali, è quello dedicato a Karl Marx. Si chiede Scalfari in esordio, e lo chiede ai suoi lettori (riprendendo fra l'altro un topos sul quale noi ci siamo già soffermati): "Sapevamo, non è vero? Che in questo nostro viaggio uno degli incontri più significativi sarebbe stato questo [con Marx]". Be', io non lo sapevo: non nel senso che io non sia incline ad attribuire a Marx il ruolo nel percorso storico della modernità che Scalfari gli attribuisce: ma nel senso che non avrei pensato che Scalfari, intellettuale della più specchiata tradizione liberaldemocratica, fosse disposto a farlo, - e in questa misura. Arrovesciando totalmente il Marx sostenitore della dittatura del proletariato nel Marx critico e analista della società capitalistica, Scalfari finisce brillantemente per collocarlo fra i teorizzatori dello Stato centralizzato ed autonomo e al tempo stesso (ma non contraddittoriamente) della società civile intesa come luogo in cui l'individuo esercita in modo privilegiato la propria libertà. Se mai, un lettore incontentabile potrebbe osservare che fra i testi fondativi dell'imperitura modernità marxiana, accanto al Capitale, si potrebbero annoverare, e persino con qualche motivazione in più, gli Scritti filosofici giovanili e i Grundrisse: ma il baricentro del ragionamento non cambierebbe certo granché. Il corollario è che, secondo Scalfari, la modernità è cominciata, c'è stata ma è anche finita. Intorno a noi i nostri contemporanei sono i nostri posteri e i nostri posteri sono i nuovi barbari. È un pensiero con cui mi sono anch'io recentemente confrontato, ed è - io credo - il pensiero di una generazione e di una storia. Fin dove arrivano questa generazione (forse una multi-generazione) e questa storia (forse più storie, molte storie diverse)? La cultura della modernità dovrebbe fare un ultimo sforzo: capire più esattamente dove la frattura si è verificata e perché, dove le generazioni e le storie più esattamente sono rientrate nella barbarie.(07 maggio 2010)

bella l'intervista  (riportata qui' sotto) di Fabio Fazio a E. Scalfari sul libro , da vedere (facile la ricerca) , sito http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d696a962-a796-4155-8c0e-8f1f51ec2883-ctcf.html?p=0
Scalfari moderno Ulisse
L'espresso

di Wlodek Goldkorn, 07/05/2010
Eugenio Scalfari, cominciamo dall'inizio. Per esergo del libro c'è una citazione di Anna Achmatova. La poetessa russa dice "Ma voi amici! Siete rimasti in pochi"... Perché?

"Quella poesia è un saluto agli amici, ai pochi amici ancora rimasti, che erano all'epoca vecchi come lei. E io ho voluto scrivere questo libro come saluto agli amici, ai pochi amici che mi sono rimasti".
Achmatova assieme ai suoi amici si ostinava a resistere ai barbari, in quel caso gli stalinisti. Anche i nostri sono tempi di barbari e resistenza? Leggendo il suo libro si sente l'urgenza della barbarie che incombe. E lei ne parla spesso anche nei suoi interventi in questi giorni.
"Io uso il termine 'invasioni barbariche', perché è molto in voga. I barbari sono i contemporanei. Io distinguo infatti tra i moderni e i contemporanei, però non voglio dare un giudizio negativo su questi ultimi".
Intanto. Chi sono i primi?
"Sono coloro che hanno ancora una qualche idea di storia della modernità così come nacque con l'illuminismo, modificato dal romanticismo e dalle avanguardie e fino al relativismo".
Siamo tutti figli di quella cultura.
"È una cultura che è terminata. Non è la prima volta che un'epoca si chiude. Il problema è che chiudere un'epoca non è un'operazione semplice come spegnere la luce".
Le epoche si chiudono con le catastrofi.
"Soprattutto si chiudono lentamente. Un esempio che ci è familiare: il tramonto dell'impero romano è durato due secoli. Non finisce nel 476 quando Romolo Augusto viene deposto e Odoacre diventa patrizio romano. Il declino dell'impero inizia prima, con Teodosio, mentre la vera fine si ha con l'arrivo dei Longobardi".
Oggi è tutto più veloce.
"Vero. Ma il punto è che chi vive nell'epoca del declino non se ne rende conto (un'eccezione ai tempi dei romani era Boezio). Ho la sensazione che noi pensiamo che quello che sta succedendo è una correzione del corso della storia come avvenne ai tempi del Romanticismo: non percepiamo come al posto della modernità siano venuti i contemporanei, appunto".
Chi sono?
"Una nuova generazione, radicalmente diversa, nel linguaggio e nei valori, da quelle precedenti. Finora, di generazione in generazione, abbiamo conosciuto i modi di vita, i valori e i linguaggi di chi c'è stato prima di noi. E li abbiamo contestati. Abbiamo cercato di innovare, partendo dalle conoscenze del passato. Oggi c'è invece il rifiuto di valori precedenti. Si cerca di ricominciare da zero. La parola scritta è rifiutata. Il linguaggio nuovo è quello fatto da immagini e suoni".
Ed è questa la barbarie?
"Alla lettera, sì. I barbari sono coloro che secondo i greci non possedevano il loro linguaggio: gli altri. Però il linguaggio e il pensiero sono il riflesso l'uno dell'altro. Il pensiero determina il linguaggio, ma è da esso a sua volta condizionato. E quando mutano i modi di scambiare il pensiero cambia la civiltà. Ma non mi chieda come sarà l'epoca che sta cominciando. E non mi faccia dire che i barbari sono peggiori di noi".
I barbari mancano di memoria?
"I contemporanei hanno tutte le banche dati nei loro computer. Quando vogliono usare cose antiche perché gli servono, le rintracciano comodamente. Non mancano di memoria, la rifiutano".
Rifiutano la nostra memoria collettiva?
"Certo".
Una parte della classe dirigente del Paese ha difficoltà a celebrare il 150 anniversario dello Stato. Si è mai visto nella storia un potere che non vuole festeggiare la nascita dello Stato che governa?
"È un buon esempio del rifiuto della memoria. Ovvio che la versione scolastica del Risorgimento è oleografica e sbagliata: si trattò di un fatto di élite in assenza delle masse popolari. Ma la Storia l'hanno sempre fatta le minoranze attive e non le masse, sono state sempre le minoranze (talvolta spinte da grandi ideali, talvolta da cupidigia o avventurismo) all'origine delle svolte politiche e sociali, che hanno dato vita ai nuovi poteri. Non sempre però il nuovo potere riesce a coinvolgere successivamente le grandi masse popolari".
È successo in Italia?
"Non sarei così drastico. È stato faticoso. I cattolici furono tenuti fuori dalle istituzioni per 40 anni. L'Italia contadina, tagliata fuori dal mercato, analfabeta, priva di ospedali e che come espressione dello Stato ha conosciuto solo i carabinieri e gli esattori delle imposte, costituiva il 65 per cento del Paese. L'idea della nazionalità è arrivata tardi, e drammaticamente, nel mare di sangue e nel fango delle trincee del Carso e dell'Isonzo. Ma basta parlare di politica".
Una sola domanda ancora. Come definirebbe la Lega rispetto alla modernità?
"Più che premoderna è vandeana".
Torniamo al libro. Lei parla tra le altre cose del ruolo degli intellettuali, e spiega come questa figura sia legata all'idea di modernità. Con il passaggio d'epoca avremo ancora degli intellettuali o solo degli specialisti in determinate materie?
"Il rischio che sia la tecnologia a guidare l'uomo e non l'uomo la tecnologia, esiste. E lo specialismo aumenterà. Ma a questa tendenza, gli ultimissimi moderni hanno reagito. Basti pensare a figure come Paul Valéry, Montale e Calvino. Sono persone che hanno parlato di tutto perché la modernità non è specialismo. Il pensiero moderno comporta l'universalità. Quello che succederà dopo? Fare previsioni sul futuro è come scrivere sull'acqua".
Sinceramente, non le fa paura un mondo privo di autorità morali indipendenti, dove non ci saranno più uomini armati solo di parola, ma della cui posizione tutti devono tener conto, soprattutto quando non sono d'accordo?
"È una domanda da fare ai contemporanei e non a un moderno. Mi è difficile immaginare che si potrà fare a meno di uomini in grado di spiegare il mondo e il nesso tra causa ed effetto. Ma quelli di cui abbiamo appena parlato erano dei sopravvissuti. È stato Nietzsche l'ultimo dei moderni".
Perché?
"Perché distrugge la metafisica. La modernità comincia il suo cammino lottando contro la metafisica. È un punto fondamentale. Il problema è che Nietzsche viene scambiato per un nichilista. Lui invece è un relativista. Con Nietzsche cessa il credo negli assoluti e quindi nell'Assoluto. E il mondo diventa un mondo di interpretazione dei fatti. Attenzione: non si tratta di un soggettivismo radicale che dice che il fatto non esiste perché è tutto un'invenzione del nostro pensiero".
Infatti Nietzsche non torna a prima di Cartesio.
"Lo prosegue, anche se per paradosso. Il modello che distrugge è quello platonico: di idee archetipiche che stanno di là, nell'oltremondo. Nietzsche dice invece che il centro è in ognuno di noi. E a pensarci bene questa è un'esperienza che ognuno di noi verifica nella propria vita. Ma potrei dire che Nietzsche per certi versi si riallaccia perfino a Sant'Agostino: perché la predeterminazione della salvezza anticipa paradossalmente una modernità che si disfa della metafisica".
In fondo questo è il tema del suo libro: la storia della modernità, un percorso che lei comincia con Montaigne.
"E con l'idea che tutto si muove intorno a noi mentre noi misuriamo tutto con il nostro metro, che anche esso cambia, perché anche noi cambiamo mentre osserviamo. Nietzsche parla a un certo punto del fatto che dal caos può nascere "una stella danzante Ecco perché 'La modernità è il pensiero danzante'. È la flessibilità estrema: è il percorso da Montaigne a Nietzsche. Con quest'ultimo la modernità ha già dato tutto quello che poteva dare. Del resto Nietzsche sa che il modo con cui viene letto dipende anche da chi lo legge e con quale stato d'animo, con quale predisposizione".
E siamo al libero arbitrio, fondamento della modernità. Fin dove si può spingere? Dove è il limite? Fin dove è lecito dire: faccio così perché lo voglio?
"Per Schopenhauer il vivere è il volere, ma il volere è qualcosa di inesplorabile, una cosa inintellegibile, che è impossibile vedere come nasce. Ma perché non lo possiamo vedere? Perché noi abbiamo una cosa che si chiama inconscio e che è il deposito degli istinti, un grumo di passioni".
E siamo a Freud, un altro tra i protagonisti del suo libro e della modernità...
"Dico un paradosso: se noi sapessimo come nasce la volontà aboliremmo l'inconscio. Ovviamente non siamo in grado di farlo, anche perché l'inconscio rimane un organo misterioso, nonostante il lavoro della medicina e dell'analisi psicologica: nasce in una zona che non possiamo definire anatomicamente. Ecco, il libero arbitrio affonda in un brulicare di istinti che è impossibile tenere sotto la lente. Possiamo solo cercare di capire quale è l'istinto predominante: ed è quello della sopravvivenza. Lo è nel regno animale, vegetale, e perfino nella struttura dell'atomo. È un istinto che si biforca tra l'egoismo, l'amor proprio, e la sopravvivenza della specie".
Ora ha definito cosa è l'etica: è sapere essere cosciente che la sopravvivenza è anche collettiva.
"Infatti, l'autonomia della coscienza significa l'assunzione della responsabilità. L'essere umano è l'unico in grado di pensare il proprio pensiero, l'unico che sa che un giorno dovrà morire: evento inaudito. Siamo gli unici che sono coscienti di invecchiare. Sono cose che ci danno il senso del limite. Non è solo etica. La consapevolezza di morire ci porta a creare degli esorcismi contro la morte. Uno perché scrive i libri?".
Per continuare a vivere oltre la morte.
"Per prolungare la memoria di sé. Vale anche per il contadino che pianta l'albero".
Lei racconta un Odisseo che rifiuta l'offerta dell'immortalità e del perenne amore della ninfa Calipso. Rifiuta quindi la felicità. Perché?
"Racconto anche un Ulisse animalesco. Quello che tornato a Itaca riacquista quell'istinto di violenza che sembrava aver superato durante il viaggio perché ne era diventato consapevole".
Ma perché rifiuta l'immortalità?
"Perché Ulisse è consapevole che gli dei non hanno né passato né futuro, che gli dei sono delle figure stereotipe e lui non lo vuole diventare. Odisseo è un uomo consapevole di se stesso e non vuole trasformarsi in un qualcosa che non lo è. L'offerta d'immortalità equivale alla scomparsa del suo io. Ecco perché lui quell'offerta la rifiuta".
E la felicità?
"Quella appartiene all'Idiota di Dostoevskij. L'uomo che ha rinunciato al pensiero".

mercoledì 12 maggio 2010

Stimolatore magnetico nella terapia dell'emicrania

di Livio Frittella , da Previdenza medica di aprile 2010
L' hi-tech viene in aiuto di chi soffre di cefa-lea cronica, in particolare di emicrania con aura, caratterizzata da sintomi che "annunciano" l'arrivo del mal di testa. Questa patologia affligge il 30 per cento dei malati di cefalea, vale a dire - nel mondo - il 18 per cento delle donne e il 6 per cento degli uomini. In Italia gli affetti da emicrania sono 6 milioni. Un apparecchio portatile, simile a un computer palmare, potrebbe costituire una valida alternativa alla terapia farmacologica, specialmente per quelle persone che soffrono di un'emicrania resistente al trattamento coi medicinali. Lo hanno scoperto i ricercatori di un'equipe dell'Albert Einstein College of Medicine di New York, coordinata da Richard Lipton. Si tratta di un dispositivo elettronico che opera una stimolazione magnetica transcranica (TMS) con singolo impulso, una metodologia non invasiva e indolore già molto impiegata in medicina, specialmente per la cura della depressione (quest'ultima e l'emicrania hanno molti punti in comune). L'apparecchio viene appoggiato a ridosso dì una determinata zona cerebrale, localizzata alla base della testa: da esso scaturisce un campo elettromagnetico di bassa intensità capace di modificare l'onda di depolarizzazione elettrica che si genera dall'area occipitale del cervello e che poi si diffonde verso la fronte, causando i disturbi distintivi dell'emicrania, cioè il dolore intenso, pulsante e disabilitante, associato a nausea, vomito, fotofobia e fastidio per rumori e suoni. Nella sperimentazione -che ha avuto tanto successo da diventare oggetto di una pubblicazione sulla rivista "Lancet Neurology" - è stata presa in considerazione una versione portatile dello stimolatore, molto facile da maneggiare grazie ai due manici e quindi perfettamente utilizzabile dal paziente stesso, in grado quindi di gestire in piena autonomia la terapia al sopraggiungere di ogni terribile attacco.L'apparecchio è stato testato in doppio cieco, per un periodo di tre mesi, su 201 pazienti emicranici. Una parte di loro, dunque, è stata sottoposta a una fal-sa stimolazione. Nel 40 per cento dei soggetti, l'im-pulso magnetico - che fra l'altro non avrebbe alcun effetto collaterale - si è dimostrato molto più efficace del placebo, eliminando il dolore per 2 ore (39% dei casi), per 24 e per 48. Una sperimentazione simile fu condotta anche in Italia, qualche anno fa, presso l'Ospedale Valduce di Como, ma allora venne usato un macchinario di grandi proporzioni, poco pratico e definito scomodo dai soggetti partecipanti al test.. Contro l'emicrania, comunque, esistono molte terapie farmacologi che. Il problema è che - quando funzionano - possono provocare effetti indesiderati molto gravi, ad esempio a carico del sistema cardiovascolare. Allora sarebbe importante capire in anticipo chi non è sensibile alle cure convenzionali, per evitargli i problemi collaterali. Di recente è stato individuato un test genetico utile proprio a questo scopo. La scoperta del test in questione si deve a Paolo Martelletti, direttore del centro di riferimento regionale per le cefalee presso l'ospedale di Roma Sant'Andrea. La ricerca, pubblicata dal Journal of Headache and Pain e condotta su 102 pazienti, ha stabilito che la risposta ai triptani - la classe di farmaci più comune usata per l'emicrania - dipende da un preciso segmento del Dna. Nel 50% dei casi il paziente non risponde o risponde in mìnima parte al trattamento perché non possiede i geni adatti, e questo causa la cronicizzazione della patologia spesso accompagnata da fenomeni di dipendenza dai farmaci. Chi non può essere curato con i medicinali tradizionali, dunque, può passare subito a un altro tipo di terapia. Magari ci si augura al più presto quella che vede coinvolta la TMS.





Received: 25 April 2006  Accepted: 26 June 2006  Published online:25 October 2006
Abstract  The objective was to assess the impact of transcranial magnetic stimulation (TMS) on pain and the autonomic nervous system (ANS) in migraine. Fortytwo people [mean age 41.43±11.69 (SD) years, 36 females] were randomised into high vs. low TMS stimulation groups and received 2 brief pulses of TMS. Thirty-three (33/42) individuals had heart-rate variability assessed, before and after stimulation. No group effects were found. Pain decreased by 75%; 32% of people after 1 treatment reported no headache after 24 h. Mean heart rate decreased from 79.05±10.27 to 72.89±11.35 beats/min. The low-frequency (LF) and the high-frequency (HF) areas derived from power spectral analyses increased [mean 6522±1277 to 8315±1009 beats/min2 (LF) (p=0.001) and mean 5600±1568 to 8755±3071 beats/min2 (HF) (p=0.001)]. The LF:HF ratio decreased from mean 1.31±0.51 to 1.13±0.48 (NS). TMS produces immediate, sustained reductions in pain and modification of the ANS.



per chi conosce l'inglese c'e' ina bella intervista a R. Lipton su Youtube :http://www.youtube.com/watch?v=E_m8Gl1ZoWg


orso castano : le tecniche "comportamentiste e cognitiviste,  che non sempre hanno goduto di  "simpatia" tra gli addetti ai lavori , talora , per la loro semplicita' ed efficacia ,  possono ottenere  buoni risultati e meritano di essere utilizzate nell'interesse dei pazienti . C'e' una differenza tra la produzione a scopo terapeutico di un campo magnetico a bassa frequenza e l'autoapprendimento basato sul feedback ottenuto con l'ausilio di un sensore che monitorizza  ed un computer che rende visibile il feedback al paziente.Tutte e due le tecniche utilizzano apparecchiature elettroniche. Non credo sia buona cosa per preconcetti o ideologismi rifiutarle.

domenica 9 maggio 2010

Ipertensione, un pacemaker per buttare via i farmaci , clicca x art.

da La Stampa di Torino di fine aprile
Oltre un milione di italiani affetti da ipertensione resistente ai farmaci ha da oggi, anche in Italia, una speranza in più. Uno stimolatore dalle dimensione di un pacemaker impiantato sotto cute può fare ciò che i medicinali non sono più in grado di ottenere: riportare la pressione del sangue a valori definitivamente normali. Utilizzato ormai da quattro anni negli Stati Uniti, lo stimolatore è stato impiantato per la prima volta alle Molinette su una paziente di 50 anni con punte di pressione sanguigna costantemente attorno ai 140-250 millimetri di mercurio: attraverso due elettrodi collegati alle carotidi, una micro-scarica mette in allarme il cervello non più in grado di registrare naturalmente la soglia del pericolo. «Grazie a questo piccolo impianto, simile a quello utilizzato anche nel trattamento dell’epilessia - spiega il professor Franco Veglio, responsabile della Medicina interna universitaria e del Centro ipertensione delle Molinette - partono immediatamente dal cervello segnali a cuore, vasi sanguigni e reni che inibiscono la produzione degli ormoni vasocostrittori». Chiuso in una piccola «tasca» sotto-pelle dal professor Alessandro Ducati, direttore della Neurochirurgia universitaria, il pacemaker anti-ipertensione farà parte delle abituali tecniche adottate dall’ospedale di corso Bramante nei casi più gravi.........


per saperne di piu': usa traduttore bing  (clicca)


Lowering Blood Pressure: Drug Free Vascular Surgeons Lower Blood Pressure with Implanted Device , clicca

September 1, 2005 — A new cell phone-sized implant can keep blood pressure in check from within the chest, just like a pacemaker controls heartbeats. When the device detects a rise in pressure, it sends electrical signals to the brain via the carotid arteries in the neck. The brain then signals the body's own natural system to reduce blood pressure;
Problem for millions of people. Previously, medication and diet were all doctors had to control it. Now a new device can help lower blood pressure and keep people alive and active longer.
Baby Jamier is Annette Lawrence's pride and joy, but until now she didn't have enough energy to enjoy her new grandson. "Before I couldn't even get out of bed. I couldn't really do anything."
At just 37, she lived every day with life-threatening high blood pressure. Karl Illig, a vascular surgeon at the University of Rochester Medical Center in Rochester, N.Y., says, "She constantly had blood pressure up in the 200s." Dr. Illig was the first doctor in the nation to try the new device. "[The device] is basically like a pacemaker. That's the best way to look at it."
The Rheos Baroreflex Hypertension System is saving Lawrence's life. It is as small as a cell phone and inside her chest. The device works by sending electrical impulses to the carotid arteries in the neck. "That electrical signal is then sent up the nerves into the brain telling the brain, 'Ah ha! Your blood pressure's too high,'" Dr. Illig explains. Then, the brain sends signals to decrease the heart rate, open blood vessels, and release more fluid from the kidneys, activating the body's existing system to naturally reduce blood pressure.
Dr. Illig says, "The blood pressure really is too high, but the brain doesn't sense it that way so this is kind of giving it a kick start." With the device turned off, Annette's blood pressure is 175/ 104. When it's turned on, her blood pressure drops to 143/ 86 -- right on track. "Since I had this procedure done, boy I tell ya, I've got so much energy. I'm ready to keep up with [my grandson]," Laurence says.
The risks of receiving the system are relatively low. Patients are put under a general anesthesia and undergo a two-to three-hour operation. So far, there are no visible side effects to the system. This device is not for everyone. Patients must have tried and failed all other medications.
BACKGROUND: Researchers have developed an implantable device that lowers blood pressure by activating the body's natural blood pressure regulation systems, rather than relying on drugs. It is currently in clinical trials at the University of Rochester Medical Center, among other locations around the country.
HOW IT WORKS: The Rheos system electrically activates the body's system for regulating blood pressure. Electrical signals are sent to the central nervous system, and the body interprets this as a rise in blood pressure. So the brain counteracts this by sending signals in response to dilate blood vessels. This allows blood to flow more freely, reducing the heart rate and encouraging the kidneys to release fluid. The Rheos system consists of a battery-operated implantable generator, inserted under the skin near the collarbone, and two "leads" that run from the generator to left and right carotid sinus in the neck.
BENEFITS: Reducing blood pressure is associated with lowering the risk of stroke, heart attack, heart failure and kidney disease. The device offers hope to patients who have not been able to control their blood pressure with medications.
WHAT IS BLOOD PRESSURE: Blood pressure is the force in the arteries when the heart beats, and when the heart is at rest. When blood pressure is high, there is an increased risk of heart disease (which leads to heart attack) and stroke. It is most common in adults over age 35, and is especially prevalent in African Americans, the middle-aged and elderly, obese people, heavy drinkers, and women who are taking birth control pills. Those with diabetes, gout or kidney disease are also prone to suffer from high blood pressure.
ed ancora :The Rheos High Blood Pressure or Hypertension Therapy System – which is being developed by CVRx, Inc. of Minneapolis – consists of a battery-powered implantable generator, which is inserted under the skin near the collarbone, and two carotid sinus leads, which run from the generator to the left and right carotid sinus in the neck.

The device activates the carotid baroreceptors – a key regulator of the body’s cardiovascular system – which prompts signals that are interpreted by the brain as a rise in blood pressure. The brain then works to counteract this perceived rise in blood pressure by sending signals to other parts of the body that relax the blood vessels and inhibit the production of stress-related hormones. These changes enable the heart to increase blood output, while maintaining or reducing its workload, thereby reducing blood pressure when it is elevated and alleviating the symptoms of heart failure.

orso castano : ancora non conosciamo tutte le potenzialita' del cervello nel controllare il nostro corpo. Nel caso dell'ipertensione sembra , da queste applicazioni, che ci sia da parte dei barocettori un'informazione limitata. Ma e' anche  vero che il nostro corpop , in questo caso, sembra aver dimenticato le modalita' di recepire queste informazioni e di inviarle al cervello. Perche' A questo non risponde la tecnica , ma e' una domanda troppo importante per restare inevasa....

venerdì 7 maggio 2010

PARKINSON, STIMOLAZIONE MAGNETICA EFFICACE CONTRO LE DISCINESIE

Ridurre i movimenti involontari nei malati di Parkinson si può. Lo sostiene uno studio dell’Irccs Fondazione Santa Lucia di Roma in collaborazione con l'università di Tor Vergata e l'università di Siviglia, che ha permesso di stabilire che la stimolazione magnetica transcranica (Tms) potrebbe rappresentare una valida tecnica riabilitativa, assolutamente non invasiva, per questi pazienti. É oramai noto da tempo comee, in un'elevata percentuale di casi, dopo alcuni anni di terapia con un farmaco normalmente utilizzato per il trattamento del Parkinson (la levo-dopa), insorgano movimenti involontari, denominati discinesie, la cui origine è ancora in gran parte da chiarire. I ricercatori sono partiti dall’osservazione che è possibile modulare l'attività delle cellule nervose presenti nell'area del cervello a cui viene applicato, dall'esterno, un campo magnetico. La Tms è stata quindi praticata in 20 persone affette da Parkinson e che presentavano discinesie indotte dalla terapia con levo-dopa. La stimolazione è stata applicata a livello del cervelletto per una durata di 2 settimane, ogni giorno e per alcuni minuti. Dopo il trattamento, i pazienti mostravano una persistente riduzione della frequenza e dell'intensità dei movimenti involontari. Inoltre, si è visto che il miglioramento clinico si e' associato a modificazioni nell'eccitabilità delle aree motorie connesse con il cervelletto. Grazie a questi risultati, si è potuto dimostrare il ruolo importante che questi circuiti neuronali sembrano giocare nello sviluppo delle discinesie, un disturbo ancora misterioso e che può diventare anche pesantemente invalidante.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Neurology.

martedì 4 maggio 2010

Stimolazione Magnetica Transcranica (rTMS)

La Stimolazione Magnetica Transcranica è stata approvata per il trattamento della depressione resistente in Canada ed ha anche ottenuto l'approvazione in USA della Food and Drug Administration. L'equipe del centro garantisce valutazione diagnostica iniziale, durante il trattamento e l'applicazione del protocollo di stimolazione. La stimolazione magnetica è una metodica già in uso negli ospedali e nelle strutture ambulatoriali con scopi diagnostici. Recentemente, alcuni studi hanno suggerito l'efficacia di tale tecnica nel trattamento di alcuni disturbi psichici. Nella terapia con rTMS, uno strumento chiamato "stimolatore" fornisce energia elettrica ad un coil (ansa) magnetico che genera un campo magnetico a livello cerebrale per un breve periodo di tempo. Il campo magnetico prodotto dal coil passa senza ostacolo attraverso lo scalpo fino all' encefalo senza alcuna dispersione ed in modo pressoché indolore potendo pertanto raggiungere le strutture cerebrali sottostanti, in particolare la corteccia cerebrale, e modificarne l'attività elettrica in modo da migliorare i sintomi di alcuni disturbi come la Depressione ed il Disturbo Ossessivo Compulsivo. Il coil è posto sul capo in modo tale da permettere al campo magnetico di raggiungere la regione del cervello di interesse. Lo stimolo magnetico produce una risposta registrabile, che si manifesta con un rumore simile ad una serie di clic ed una sensazione tipo formicolio sulla pelle del capo.Il rischio più serio attribuito alla rTMS è la possibilità che si manifestino convulsioni quando viene somministrata una serie di impulsi ad alta potenza e quando vengono emesse ripetute serie di impulsi estremamente vicine tra loro. Comunque, l'effetto collaterale più comunemente riportato della TMS è una cefalea muscolo-tensiva. Se incorre un episodio di cefalea, questo avviene durante o immediatamente dopo la TMS e dura da pochi minuti ad ore dopo la TMS.
PROTOCOLLO PER IL TRATTAMENTO DELLA DEPRESSIONE MAGGIORE TRAMITE r-TMS
(Stimolazione Magnetica Transcranica Ripetitiva), Puoi essere sottoposto al trattamento r-TMS se hai i seguenti requisiti:
• Età compresa tra 18-70 anni
• Diagnosi primaria di Depressione Maggiore, confermata dalla Structured Clinical Interview per DSM-IV-TR (SCID).
• Durata dell’episodio indice di almeno un anno.
• La terapia farmacologica del pz deve comunque rimanere invariata per tutto il ciclo di terapia con rTMS;
• I soggetti eleggibili per il trattamento sono quelli la cui risposta clinica sarà stata considerata inadeguata in base ad un punteggio > 17 o corrispondente ad un miglioramento inferiore al 50% misurati tramite la HDRS, ed una CGI in cui non risulti essere “molto migliorato” durante il trattamento farmacologico a dosaggi
standard per un periodo di almeno 2 mesi con almeno 2 classi di antidepressivi. Non puoi invece essere sottoposto al trattamento r-TMS se ha i seguenti requisiti:
• Portatori di pace-maker cardiaci o pompe di medicamento, protesi intracardiache o condizione cardiaca instabile o acuta;
• Protesi acustiche (impianti cocleari);
• Clip metalliche cerebrali;
• Decadimento cognitivo;
• Pregressi TIA/Ictus o altre cerebropatie vascolari accertate;
• Epilessia (familiarità positiva per epilessia, anamnesi positiva per epilessia);
• Gravidanza in corso;
• Tic motori;
• Lesioni cerebrali occupanti spazio;
• Aneurismi cerebrali
• Demenza;
• Disturbo di Parkinson;
• Corea di Hungtington;
• Sclerosi Multipla;
• Utilizzo di farmaci con proprieta’ proconvulsivanti: bupropione, maprotilina, TCA, antipsicotici classici;
• Corrente utilizzo di farmaci illeciti;
• Significative anormalità agli esami di laboratorio
• Riconosciuta o sospetta gravidanza.
• Donne durante il periodo dell’allattamento.
• Donne in potenziale stato di gravidanza che non usino nessuna forma di contraccezione quando coivolte in rapporti sessuali.
VALUTAZIONE CLINICA
• Anamnesi patologica prossima e remota e particolare attenzione agli aspetti psicosociali, alla comorbidità psichiatrica e medica e agli eventi stressanti;
• Anamnesi farmacologica ed effetti collaterali dei principali farmaci con cui il pz è stato trattato;
• Illustrazione del consenso informato e raccolta firma
• Somministrazione delle scale di valutazione clinica:
1. Prima dell’inizio del trattamento;
2. Alla fine del trattamento;
3. Al primo controllo a circa 1 mese dalla fine del trattamento;
SCALE DI VALUTAZIONE
Per valutare se soffri di Depressione Maggiore puoi sottoporti al seguente
test e controllare alla fine della compilazione del test il punteggio da te ottenuto confrontandolo con la scala di valutazione nella tabella in fondo al test
• Hamilton Rating Scale for Depression (HAM-D)
PROCEDURA DI SOMMINISTRAZIONE DELLA TMS
- Il trattamento durerà 10 giorni lavorativi, con l’interruzione dei fine settimana.
- In totale sono 10 sedute (1 seduta al giorno) suddivise in due applicazioni ed intervallate da
una pausa di 20 minuti, per una durata complessiva di circa 1 h e trenta.
MODALITÀ DI STIMOLAZIONE:
La terapia rTMS si svolge in ambulatorio e viene fatta da un medico tramite l’utilizzo di uno
strumento chiamato “stimolatore” che fornisce energia ad un coil (ansa) magnetico che genera
un campo magnetico a livello cerebrale per un breve periodo di tempo. Tale campo magnetico
riesce a raggiungere le strutture cerebrali, in particolare la corteccia cerebrale, e modificarne
l’attività in modo da migliorare i sintomi di alcuni disturbi come la Depressione ed il Disturbo Ossessivo Compulsivo.
La terapia è assolutamente indolore.
               uno studio clinico sulla materia , clicca x art.

domenica 2 maggio 2010

un modello di intervento che utilizza l'empatia contro l'aggressivita' (clicca x il sito)

Welcome to Roots of Empathy

"Roots of Empathy is Canada's olive branch to the world." - enRoute Magazine



Roots of Empathy is a powerful idea whose time has come. An evidence-based classroom program, its mission is to build caring, peaceful, and civil societies – child by child – through the development of empathy in children.The program was founded in Canada in 1996 by Mary Gordon, an internationally recognized educator, social entrepreneur, and child advocate, and today has reached more than 315,000 children worldwide. Roots of Empathy also has a sibling program, Seeds of Empathy, designed for early childhood settings.At the heart of the program are classroom visits by an infant and parent. Through guided observations of this loving relationship, children learn to identify and reflect on their own thoughts and feelings and those of others (empathy). Independent evaluations consistently show children who receive Roots of Empathy experience dramatic and lasting effects in terms of increased pro-social behaviour (sharing, helping and including) and decreased aggression. For more information, watch our video (9 minutes). Roots of Empathy has been recognized by His Holiness, the Dalai Lama, Daniel Goleman, the World Health Organization, Helen Clarke, Administrator of the United Nations Development Program and former Prime Minister of New Zealand, among others. The organization works in partnership with indigenous people globally, and has been endorsed in Canada by National Chief Shawn Atleo (and formerly Phil Fontaine) of the Assembly of First Nations. Mary Gordon, Founder/President of Roots of Empathy has won numerous awards, and her program has also won an international Changemakers award from the Ashoka Foundation.

usa (clicca)
orso castano : una buona idea , collaudata, da imitare laddove e' possibile. Certo e' un esempio di come il concetto di empatia deve uscire dalla diade paziente -terapeuta per essere usato ed applicato in situazioni di gruppo, sia nelle scolaresche che in altri gruppi come , perche' no' (e non mancano numerose esperienze in questo campo) le famiglie.