sabato 5 maggio 2012

quello che fa equitalia e' costituzionale? e' legale?


Equitalia è una sorta di creatura mista, una spa di diritto privato che è posseduta quasi equamente tra la stessa Agenzia delle Entrate e l’Inps. Essa è nata per riscuotere tasse e tributi, una funzione virtuosa dunque,esercitata in modo inflessibile. I cittadini devono saldare dei conti fino all’ultimo centesimo, naturalmente.E gli impiegati di questa macchina statale non possono avere elasticità che li porti a giudicare caso per caso. Anche perchè, stando in Italia si troverebbero di fronte 27 milioni di casi. Tutti, in fondo siamo convinti di essere un caso a parte. Inoltre, il ricorso contro eventuali ingiustizie di Equitalia è complicatissimo, tanto più che se si decide di non pagare in attesa del giudizio subentrano sequestri e altri metodi estorsivi..................


Quando Equitalia colpisce a tradimento: ipoteche e pignoramenti nascosti al contribuente


Oscar Giannino : "Disperati Mai" , ottima iniziativa


DISPERATI MAI
Radio 24 dà voce agli imprenditori in difficoltà



 
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Radio 24 continua la raccolta delle storie di imprenditori, artigiani, professionisti in difficoltà. L'obiettivo è denunciare le difficoltà gravi che stanno vivendo, in modo che ascolti l’opinione pubblica e, soprattutto, la politica. Abbiamo ricevuto una valanga di testimonianze. Da diversi giorni ormai diamo spazio alla letture delle mail nei programmi Nove in punto, con Oscar Giannino, e Focus economia, con Sebastiano Barison

suicidi equitalia

Pietro Paganelli è in condizioni «assolutamente disperate», anzi, «è senza possibilità di recupero». L'uomo di 72 anni ha tentato il suicidio a Napoli. Secondo Maurizio Postiglione, responsabile Rianimazione dell'ospedale Loreto Mare, il paziente, «che si è sparato alla tempia, non ce la può fare».L’anziano è giunto in ospedale in condizioni disperate e presenta lesioni che non sono suscettibili di cura. Addirittura «c’è una lesione cranica aperta con fuoriuscita di materiale cerebrale».L’uomo, da qualche tempo aveva ricevuto una cartella esattoriale di 15mila euro, e la disperazione l’ha portato al gesto estremo. A Pozzuoli (Napoli) c’è grande disperazione, e la sua famiglia è scossa. Ai suoi cari , Pietro Paganelli ha lasciato un biglietto: «La dignità vale più della vita».L'uomo vive a Pozzuoli (Napoli) mentre la sua officina, dove riparava barche, è a Napoli, in via Fedro: è lì che ha tentato il suicidio e dove è stato trovato dal figlio. Solitamente il sabato mattina, l'anziano andava in barca. Stamattina, però, quando i suoi familiari si sono accorti che le chiavi della barca erano in casa e che al telefono cellulare non rispondeva, si sono preoccupati e hanno allertato i carabinieri.
Dopo l'ennesimo suicidio nel napoletano, parla l’avvocato Gennaro De Falco che faceva parte del pool di legali che assistono la società pubblica


"Non difenderò più Equitalia. E rinuncerò al mio onorario per le cause fatte finora". Queste le parole dell'avvocato Gennaro De Falco legale per Equitalia, società incaricata della riscossione nazionale dei tributi. In una lettera pubblicata dal quotidiano Il Mattino, tutta la sua frustrazione dopo l'ennesimo caso di suicido nel napoletano. 

"Conoscevo Peduto, l'immobiliarista napoletano che si è suicidato dopo aver ricevuto una cartella di Equitalia. L'ho incontrato per la prima volta nel '95 quando gli diedi incarico di vendere la mia casa. Aveva figli della stessa età dei miei e la sua agenzia era nel mio quartiere vicino al mio studio. Insomma, le nostre vite scorrevano quasi parallele".

"Questo suicidio di cui a torto o ragione mi sento corresponsabile mi ha convinto a non accettare più incarichi di difesa di Equitalia. Sto pensando di devolvere alla sua famiglia la quota dei miei onorari quando mi verranno corrisposti. In queste condizioni non mi sento di andare avanti, in Italia in questi anni si è messo in moto un meccanismo diabolico che sta distruggendo famiglie, persone ed imprese"

"Non so se questa mia decisione servirà a qualcosa ma almeno alleggerirà la mia coscienza, forse aiuterà a restituire un minimo di dignità agli avvocati ed a far riflettere tutti sulla sostenibilità sociale ed etica della gestione di questa crisi".

La ripresa secondo Monti e Fornero , figli fedeli della finanza internazionale. Bersani rifletta !!

orso castano : ma come fa la psichiatria ufficiale a stare zitta! in questi giorni tristi, davanti a questi gesti drammatici, cosa fanno i primari/poltrona/calcarei della psichiatria ? distribuiscono antidepressivi? ed i medici di famiglia, anche loro antidepressivi? perche' stanno zitti, perche' non solidarizzano ufficialmente con queste vittime dell'ideologia della finanza internazionale per la quale il pareggio di bilancio e' tutto , l'essere umano e' nulla, e se fa casino fanno intervenire la brava ed efficiente Equitalia , che, a questo punto , da SPA tutto/profitto e basta, potrebbe diventare anche un'associazione di pompe funebri su mandato del governo!


venerdì 4 maggio 2012

Il Leviatano di Hobbes da "storicamente", la concezione dello stato"


Sul frontespizio della prima edizione inglese del Leviathan (1651)[37] troviamo, posta come epigrafe, una citazione tratta dalla Vulgata: «Non est potestas super terram quae comparetur ei Iob. 41.24». Il Leviatano, inciso sul frontespizio, è rappresentato come un essere gigantesco, dall’aspetto umano. Il suo corpo, formato da una miriade di scaglie raffiguranti uomini in miniatura, sovrasta una città e i suoi dintorni. Con la mano destra tiene una spada, con la sinistra un bastone pastorale. Sotto il braccio destro compaiono cinque piccoli pannelli, in cui sono illustrati: una roccaforte, una corona, un cannone, armi e bandiere, un campo di battaglia. Sotto il braccio sinistro si trovano incolonnati altri cinque pannelli: una chiesa, una mitria pastorale, le folgori della scomunica, un piccolo repertorio delle sottili e acuminate distinzioni della scolastica e infine un concilio[38].
Hobbes ci ha offerto tre chiavi di lettura per comprendere il significato del suo Leviatano. Nell’introduzione al libro egli lo definisce animale artificiale, un automa: è un prodotto dell’arte umana che, imitando l’uomo naturale, riesce a spingersi oltre i confini di una semplice riproduzione meccanica, come quella di un orologio. Risultato di questo atto creativo, la cui ratio consiste nel superamento della imperfetta condizione naturale, è il magnus Leviathan, la comunità politica o stato: «Magnus ille Leviathan, quae civitas appellatur, opificium artis est et homo artificialis, quanquam homine naturali, propter cujus protectionem et salutem excogitatus est, et mole et robore multo major»[39].
Un’altra indicazione troviamo nel capitolo in cui Hobbes illustra il processo generativo dello stato, cioè sempre del grande Leviatano, che in questo caso è anche definitodeus mortalis: «Atque haec est generatio magni illius Leviathan, vel, ut dignius loquar, mortalis Dei; cui pacem et protectionem sub Deo immortali debemus omnem»[40].
La terza indicazione proviene dal cap. XXVIII, «Delle punizioni e delle ricompense», alla fine del quale Hobbes sintetizza la trama del suo lungo discorso politico: «Hactenus de natura hominis, quem superbia aliaeque passiones suae ad submittendum se regimini alicui compulerunt, et rectoris sui potentia ingente disserui; comparans illum magno illi Leviathan; de quo (Job XLI.24,25) dicit Deus,non est potestas super terram, quae comparetur ei: factus est, ita non metuat: videt sublimia omnia infra se; et rex est omnium filiorum superbiae»[41].
La rappresentazione del Leviathan nel libro di Giobbe ha offerto a Hobbes un modello, nel delineare l’immagine dell’unità dello stato nella persona sovrana. Il Leviathan forma un corpo compatto, senza incrinature, non supplica e non scende a patti con gli uomini, proprio come il sovrano di Hobbes. L’immagine del terrore che regna tra i denti del mostro è riproposta da Hobbes in un suggestivo brano: «è tanta la potenza e tanta la forza che gli sono state conferite e di cui ha l’uso, che con il terrore di esse è in grado di informare la volontà di tutti alla pace interna e all’aiuto reciproco contro i nemici esterni»[42]. Non possiamo poi dimenticarci che il significato del libro di Giobbe è legato al tema del giusto sofferente[43]. Secondo Greenleaf, ai tempi di Hobbes i significati simbolici ed allegorici del libro di Giobbe, e le relative implicazioni politiche, erano esplicitamente riconosciuti. Joseph Caryl (che scriveva i suoi commenti a Giobbe nel 1643, proprio all’inizio della guerra civile) era consapevole degli insegnamenti pratici che il suo libro avrebbe potuto avere e lo raccomandava al lettore cristiano, perché le sventure dell’Inghilterra sembravano analoghe a quelle dell’individuo Giobbe. E, proseguendo nell’analogia, intravedeva una probabile futura restaurazione della prosperità per una nazione così duramente colpita[44].
Sia per Caryl che per Hobbes il tema centrale di Giobbe è proprio questo: perché spesso i malvagi prosperano e i buoni soffrono le avversità. «Questa questione, nel caso di Giobbe, è decisa da Dio stesso non con argomenti derivanti dal peccato di Giobbe, ma dal suo potere. Infatti, mentre gli amici di Giobbe argomentavano che la sua afflizione era per un suo peccato, ed egli si difendeva con la coscienza della sua innocenza, Dio stesso si occupa della cosa e, avendo giustificato l’afflizione con argomenti tratti dal suo potere, come questo, dove eri quando ponevo le fondamenta della terra? (Giobbe, XXXVIII 4), e simili, approvò l’innocenza di Giobbe e riprovò l’erronea dottrina dei suoi amici»[45].
Il passo su Giobbe si inquadra nel discorso che Hobbes fa a proposito dello stato di natura. Qui vigeva lo «jus omnium in omnia» e quindi anche il diritto di ciascuno a regnare su tutti gli altri, con un’eccezione: nel caso in cui «ci fosse stato un uomo con un potere irresistibile, non vi sarebbe stata ragione per la quale, con quel potere, non avrebbe retto e difeso se stesso e gli altri, a sua discrezione. Perciò a quelli il cui potere è irresistibile il dominio su tutti gli uomini è naturalmente aderente per l’eccellenza del loro potere»[46]. Dio regna sugli uomini e ha «il diritto di affliggerli a suo piacimento», aggiunge Hobbes, semplicemente in base alla sua onnipotenza. Il peccato è la causa della punizione; Dio però fonda il diritto di punire gli uomini non solo sui loro peccati, ma anche sul suo potere irresistibile. Il Leviathan, «rex super universos filios superbiae», ha un analogo potere sulla terra. «Solamente lo Stato è capace di contenere l’orgoglio per un prolungato periodo, anzi non ha altra ragion d’essere salvo che il naturale appetito dell’uomo sia l’orgoglio, l’ambizione e la vanità. E con questa convinzione che Hobbes del suo libro, il Leviathan, diceche è “iustitiae mensura, atque ambitionis elenchus”»[47].
Nel 1650-51 Carlo I, la cui condanna a morte era stata eseguita nel 1649, non poteva più rappresentare nulla di simile. Nell’incisione che precede la terza parte della traduzione inglese del De Cive[48]è tratteggiata la figura di Carlo I, che reca sul collo i segni della decapitazione. Egli è rappresentato con a fianco un agnello, simbolo dell’innocenza, mentre si ritrae da un fascio di armi. Di fronte a lui, ormai inerme, compaiono tre bestie: un dragone, un leopardo e un serpente. Il dragone potrebbe simboleggiare la faziosità, il leopardo l’invidia o l’ipocrisia, il serpente il peccato d’orgoglio e la ribellione[49]. A chi dunque doveva essere affidato il compito di soggiogare i figli dell’orgoglio? Un’interessante risposta può venire dall’esame dei frontespizi del Leviathan.
L’incisione che appare sul frontespizio del libro di Hobbes era stata attribuita a Wenceslas Hollar. Di recente, Keith Brown ha compiuto un’analisi minuziosa del frontespizio, mettendo in evidenza che l’imprecisione di alcuni particolari, soprattutto in relazione all’architettura degli edifici raffigurati, sarebbe in contrasto con le qualità stilistiche di Hollar[50]. È invece probabile che l’artista boemo fosse l’autore del disegno preparatorio del frontespizio, che Hobbes consegnò, insieme ad una copia manoscritta del suo libro, al futuro Carlo II Stuart durante l’esilio parigino[51]. Visto però che la composizione generale e lo stile delle due versioni sono simili, si può pensare che un artigiano inglese abbia eseguito l’incisione per la stampa sulla base del modello di Hollar, che Hobbes aveva inviato all’editore insieme al manoscritto del libro. L’importanza del disegno è dimostrata dal fatto che Hobbes si premurò di offrirlo in dono al futuro Carlo II (a cui il filosofo aveva insegnato matematica durante l’esilio) prima della pubblicazione.
Il comportamento di Hobbes si può spiegare con la preoccupazione che egli aveva di cautelarsi nei confronti degli ambienti monarchici[52]. Il filosofo temeva che i fautori della monarchia Stuart non avrebbero approvato il contenuto del libro. Quindi, con abile mossa, poteva aver richiesto proprio l’opera di Hollar, già maestro di disegno di Carlo II e suo fedele sostenitore, le cui qualità stilistiche dovevano certo essere gradite al sovrano in esilio. Ma, a parte l’interessante questione degli aspetti stilistici, è sorprendente constatare che vi sono due sostanziali differenze tra il disegno e la versione a stampa del frontespizio: i tratti del volto e la composizione del corpo deldeus mortalis. Nel disegno lo sguardo degli individui che compongono il corpo è rivolto all’esterno e potrebbe indicare una coincidenza tra la volontà del sovrano e quella dei sudditi. Secondo Brown, l’immagine che suggerisce questa unità d’intenti ricorda la raffigurazione di una mostruosa «legione» di demoni[53]. Brown si riferisce al frontespizio della Lettera apologetica di John Dee, indirizzata all’arcivescovo di Canterbury[54], «che mostra Dee in ginocchio sul cuscino della speranza, dell’umiltà e della pazienza, con il capo levato in preghiera verso i cieli rannuvolati in cui si possono vedere l’orecchio, l’occhio e la spada vendicatrice di Dio; di fronte a lui è il mostro multicefalo delle lingue mendaci e delle dicerie sgradevoli, con le teste rivolte in atteggiamento malevolo nella sua direzione. Egli assicura sinceramente all’arcivescovo che tutti i suoi studi sono stati indirizzati alla ricerca della verità divina e che si tratta di studi sacri, non diabolici come falsamente asseriscono i suoi nemici»[55].
L’intento di Hobbes, come abbiamo già illustrato, era proprio quello di eliminare dal suo Leviatano ogni suggestione demoniaca. In questo caso, l’identica disposizione degli sguardi, sia del Leviatano che degli individui strettamente connessi al suo corpo, può essere meglio intesa se messa in rapporto con il cambiamento dei tratti del volto del «dio mortale». Nel disegno del frontespizio si nota una rassomiglianza con il ritratto del giovane Carlo II [56], mentre nelle due edizioni a stampa del 1651[57] il volto potrebbe ricordare quello di Cromwell. Il cambiamento può essere attribuito alla prudenza dell’editore londinese o dello stesso Hobbes, che aveva sempre cercato di mantenere aperta la via del ritorno in patria. Il filosofo, pur avendo insegnato matematica a Carlo II nel 1646, cercò di far togliere dalla edizione del De Cive del 1647 il proprio ritratto con sotto la scritta che era stato maestro del principe di Galles. Tale titolo poteva infatti precludergli il ritorno ed egli non capiva perché non doveva ritornare in Inghilterra se, «in qualsiasi modo», veniva ristabilita la pace[58].
Nel 1662, a restaurazione monarchica ormai avvenuta, il matematico John Wallis accusò Hobbes di aver scritto il Leviathan per ingraziarsi Cromwell e poter così ritornare in patria dopo undici anni di esilio. Hobbes si difese, affermando che non aveva inteso adulare Cromwell, il quale diventò protettore due o tre anni dopo, ma che aveva scritto il libro in difesa «di quei molti e fedeli servitori e sudditi di sua maestà che avessero preso la loro parte nella guerra o fatto comunque il loro massimo sforzo per difendere i diritti e la persona del re contro i ribelli: costoro non avendo altri mezzi di protezione né, per la maggior parte, di vita, furono costretti a venire a patti... e a promettere obbedienza in cambio della salvezza delle loro vite e dei loro patrimoni»[59].

Prima della restaurazione, Hobbes era stato molto più esplicito e aveva riconosciuto, con un certo orgoglio, che il suo libro aveva disposto la mente di molti gentiluomini ad obbedire scrupolosamente al governo di Cromwell[60]. Tuttavia, al di là delle compromissioni, Hobbes riteneva di aver compiuto un’opera di carattere scientifico, sulla base di princìpi certi e universali, e proprio per questo è plausibile che egli considerasse Cromwell (nel periodo 1650-51) il più adatto a rappresentare la figura del Leviatano. Chi altri poteva garantire «la mutua relazione tra protezione e obbedienza, dì cui la condizione della natura umana e le leggi divine (sia naturali che positive) richiedono un’osservanza inviolabile»?[61]. E infatti, nell’incisione a stampa del frontespizio, gli individui in miniatura hanno lo sguardo rivolto verso la faccia del Leviatano, in atteggiamento di obbediente sottomissione. C’è una perdita d’effetto nei confronti del disegno, in cui meglio si esprimeva la volontà unica di popolo e sovrano, ma gli uomini si trovano di fronte alla cruda necessità di obbedire a chi è in grado di salvare la vita e il patrimonio[62].
Se le uniche forme pratiche di governo erano per Hobbes monarchia assoluta e dittatura[63], la sua proposta, in questo caso, era proprio quella di una dittatura che ponesse fine alle guerre civili d’Inghilterra, al Behemoth del lungo parlamento[64]. Anche una forma di stato democratica, in cui cioè la sovranità risiede in una grande assemblea, finisce per trasformarsi in una dittatura. «E come un fanciullo ha bisogno di un tutore o di un protettore per preservare la sua persona e la sua autorità, così pure (nei grandi stati) l’assemblea sovrana, in tutti í grandi pericoli e turbamenti, ha bisogno di custodes libertatis, cioè di dittatori o protettori della sua autorità; essi sono come dei monarchi temporanei, ai quali essa può, per un periodo di tempo, affidare per intero l’esercizio del suo potere e ne è privata (alla fine di tale periodo) più spesso di quanto lo siano i re minorenni dai loro protettori, reggenti o altri tutori»[65].
Eppure, mentre Hobbes scriveva il Leviathan, non si era verificato alcun episodio che potesse trovare rigorosa corrispondenza in questo testo, anche se il filosofo affrontava un problema che era certamente «nell’aria» in quel periodo[66]. Auspicava forse una dittatura sovrana, come ha sostenuto Schmitt?[67]
Il testo del Leviathan, sopra citato, si trova all’interno di una discussione sulle difficoltà di funzionamento della monarchia ereditaria. In quel testo, Hobbes vuol dimostrare l’impossibilità di funzionamento, nel lungo periodo, della forma di governo democratica e della sua maggior pericolosità rispetto alla monarchia assoluta. L’assemblea sovrana, nel tentativo di conservare la summa auctoritas, commissiona la propria custodia ad un dittatore. Tale soluzione, una dittatura commissaria, è simile alla forma di una monarchia temporanea, perché l’assemblea affida l’intero esercizio del suo potere (la summa potestas), per un periodo limitato di tempo, a chi è in grado di difenderla nel caso di «grandi pericoli e turbamenti». Ma accade spesso che, passato il momentaneo pericolo, l’assemblea si trovi privata di quell’auctoritasche doveva essere difesa: il titolare della monarchia temporanea può aspirare alla sovranità assoluta, perché il suo potere proviene dall’esercito di cui èstato messo al comando e non più dall’assemblea. Chi detiene il potere militare diventa dunque l’effettivo sovrano. «Infatti il potere, con cui il popolo deve essere difeso, consiste nei suoi eserciti e la forza di un esercito nell’unione delle forze sotto un comando, comando che ha perciò il sovrano istituito, perché il comando della milizia, senza altra istituzione, rende sovrano chi lo ha»[68].
Ammettiamo pure che, in questo caso, non si possa parlare di sovranità per istituzione, ma per acquisizione, che si ha appunto quando gli uomini «per timore della morte o della prigionia, autorizzano tutte le azioni di quell’uomo o assemblea che ha in suo potere la loro vita e la loro libertà»[69]. Ebbene, in entrambi i casi i diritti di sovranità sono, per Hobbes, esattamente gli stessi. Se il titolare della dittatura commissaria garantisce protezione agli individui, essi pattuiscono tra loro di autorizzarne la sovranità a tutti gli effetti. Ecco che appare allora un nuovo e legittimo Leviatano.

UnderstandingSociety: Macro causes of European fascism

UnderstandingSociety: Macro causes of European fascism

THURSDAY, MAY 3, 2012

Macro causes of European fascism

Michael Mann's book Fascists makes use of causal claims at a range of levels, from the macro to the micro, to explain the emergence of European fascism.  Here is a passage that highlights four macro-level causes of fascism:
The interwar period in Europe was the setting that threw up most of the self-avowed fascists and saw them at their high tide. My definition is intended firstly as “European-epochal,” to use Eatwell’s (2001) term (cf. Kallis 2000: 96), applying primarily to that period and place – though perhaps with some resonance elsewhere. The period and the continent contained four major crises: the consequences of a devastating “world,” but in fact largely European, war between mass citizen armies, severe class conflict exacerbated by the Great Depression, a political crisis arising from an attempted rapid transition by many countries toward a democratic nation-state, and a cultural sense of civilizational contradiction and decay. Fascism itself recognized the importance of all four sources of social power by explicitly claiming to offer solutions to all four crises. And all four played a more specific role in weakening the capacity of elites to continue ruling in old ways. (23)
So what are the causal ideas expressed here?

The factors Mann singles out here are decidedly macro-level:
  • war
  • class conflict and economic depression
  • rapid transition to democratic nation-states
  • cultural impressions of decay
These are high-level social conditions involving military power, economic power, political power, and cultural realities. Perhaps not surprisingly, these factors correspond to the main legs of Mann's own theory of social power: "My earlier work identified four primary 'sources of social power' in human societies: ideological, economic, military, and political" (5).

So the causal factors identified here are clearly at the macro level.  The outcome Mann identifies is equally macro-level: the advent of fascist movements and governments in a handful of major European states.  So the basic claim here is a macro-macro causal claim.

The causal claims expressed in the paragraph can be summarized in this way:
  • Factors F1, F2, F3, F4 each played a causal role in the rise of fascism
  • Factors F1, F2, F3, F4 each weakened (caused) the capacity of elites to continue to rule
What is the meaning of the idea that "F1 played a causal role in the rise of fascism"? Most simply, it is the notion that the factor occupies a position in the full causal diagram or causal narrative of the rise of fascism, beginning at some point in time.  The action of hops in the process of brewing beer plays a causal role: many events and processes must occur in a timed sequence, but the activity of the hops is one necessary part of the overall process.

And how would an investigator piece together the causal narrative of a complex happening?  It would appear that the method of "process tracing" is the most direct way of piecing together a causal narrative.  This requires going through one or more empirical cases and probing the events that occurred to attempt to assess whether and how they played a causal role in the production of the outcome. This is exactly the form that Mann's investigation of the various fascisms of Europe takes; he examines the histories and tries to discern the causal sequences that are contained in them. (George Alexander and Andrew Bennett consider some of the challenges of this methodology in Case Studies and Theory Development in the Social Sciences.)

To say that a condition is a cause of a given outcome expresses as well the idea that the condition is either necessary or sufficient for the outcome; the presence or absence of the condition makes a difference for the occurrence of the outcome. The appearance of the cuckoo is neither necessary nor sufficient for the chiming of the clock; so the cuckoo is not a cause of the chiming. It would appear, then, that Mann is also committed to claims like this:
  • If war and depression had not occurred then fascism would not have prevailed in Italy 
  • If Spain's democracy had been more solid and well established, then fascism would not have prevailed in Spain
Other causal ideas are suggested by the paragraph, even if not explicit:
  • War has the causal power to stimulate powerful social movements in combatant countries.
  • Widespread economic depression has the causal power to stimulate class antagonism.
  • Ideologies have the causal power to stimulate mobilization of adherents.
  • Ideologies of cultural decay have the power to weaken the capacity of elites to govern.

monti puo' essere denunciato ?

Blog di frontediliberazionedaibanchieri
Friday 4 may 2012
Penso che tutti sappiamo cos'è una banca e a grandi linee come funziona.

Tutti quanti abbiamo sentito parlare delle banche centrali: Banca d'Italia, BCE Banca Centrale Europea, FED Federal
Reserve (banca centrale degli Stati Uniti) ecc.
E certamente tutti sappiamo cos'è la moneta, prima lira, adesso euro, dollaro ecc.
Ma se vi chiedo: chi stampa la moneta? Già i dubbi cominciano a farsi avanti, beh sicuramente lo stato, c'è la Zecca di
stato, chi altri sennò?
Ammettiamo che sia vero, e se chiedo ancora: ma quanta moneta può stampare "lo stato" (tra virgolette)? Dilemma,
non era in base alle riserve di oro della Banca Centrale?
Bene, non fatevi prendere dallo sconforto e cominciamo ad entrare nel merito.
Iniziamo dalla moneta, chi la stampa? In Italia la Zecca conia solamente le monete metalliche, le banconote vengono
stampate dalla Banca d'Italia, poco male direte voi, è la banca centrale dello stato; voi dite? Guardiamo cosa scrive il
Sole 24 Ore sabato 16 febbraio 2002 (pagina 7):
Azionisti della Banca d'Italia in %
Intesa Bci 26.8
Banca di Roma 11.1
Unicredito 10.9
San Paolo Imi 9.0
Mediobanca 8.3
Inps 5.0
Carige 3.9
Bnl 2.8
Mps 2.5
Ras 1.3
Altri 18.4
da Il Sole 24 Ore.
Intesa Bci, il più grande gruppo bancario italiano nato dalla fusione di: Banco Ambrosiano Veneto - Cariplo e Banca
Commerciale Italiana.
Banca di Roma, nata dall'unione del Banco di Santo Spirito (fondato da Papa Paolo V Borghese) - Cassa di risparmio di
Roma - Banco di Roma.
2
Unicredito, nasce dall'unione di: Credito Italiano - Rolo Banca - Cariverona - Cassa di Risparmio di Torino -
Cassamarca - Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto - Cassa di Risparmio di Trieste.
E così via...
E già cominciamo a vedere la prima anomalia, il capitale della Banca d'Italia non è dello stato.
Se poi si indaga sul meccanismo con cui le banconote passano dalla Banca Centrale allo Stato c'è da rimanere scioccati:
praticamente la Banca d'Italia presta questi soldi allo stato, (come fanno le banche commerciali con noi), e poi li rivuole
con gli interessi, però per ogni banconota stampata la spesa è di qualche centesimo, mentre il valore della banconota è
quello scritto sopra (5, 10, 20, 50, 100, 200, 500). Meraviglioso, la banca spende qualche centesimo per stampare la
banconota da 100 €, la da allo stato e poi ne rivuole 100 più gli interessi, la differenza tra il costo di stampa ed il valore
della banconota si chiama "signoraggio", (tenete a mente questa parola). Anticamente le monete erano d'oro o d'argento
ed il loro valore era quello del materiale con cui erano fatte, poi qualche signorotto pensò che era meglio (per lui) fare
queste monete di rame o ferro, scrivendoci però sopra un numero per determinarne il valore, a questo punto la
differenza tra il costo del materiale + la manodopera per farla, ed il valore della moneta, diventa un bel guadagno per
chi la fabbrica, questo guadagno fu chiamato signoraggio.
Oggi le banche centrali hanno preso il posto di questi signorotti, ma mentre prima le monete le usavano per comprare le
cose, adesso le banconote le prestano allo stato e poi ci riprendono sopra anche gli interessi, e così il debito pubblico
sale, le tasse aumentano e indovinate chi le paga?
Ricordatevi sempre che la Banca d'Italia è privata, perciò una buona parte delle nostre tasse la paghiamo non allo stato
ma a ai signori Mario, Giovanni, Luigi ecc. che sono proprietari di banche che a loro volta sono proprietari della Banca
Centrale. Adesso con l'euro e la Banca Centrale Europea è la stessa cosa, il signoraggio viene ripartito tra le banche dei
vari stati dell'unione.
Ecco un estratto dal sito www.cronologia.it:
"
La Banca Centrale Europea (BCE) è ufficialmente di proprietà delle banche centrali degli stati che ne fanno parte.
Siccome le banche centrali sono controllate da società private, di conseguenza anche la BCE è una società privata.
Soci e proprietari della Banca Centrale Europea:

Banca del Belgio (2.83%)
Banca della Germania (23.40%)
Banca della Spagna (8.78%)
Banca d'Irlanda (1.03%)
Banca Lussemburgo (0.17%)
Oesterreichische Nationalbank (2.30%)
Banca Danimarca (1.72%)
Banca della Grecia (2.16%)
Banca della Francia (16.52%)
Banca d'Italia (14.57%)
Banca d'Olanda (4.43%)
Banca del Portogallo (2.01%)
Suomen Pankki (1.43%)
Banca d'Inghilterra (15.98%)
Banca di Svezia (2.66%)
Il signoraggio della Banca Centrale Europea viene diviso in quote tra le banche aderenti a seconda della percentuale
di azioni. La Banca d'Italia ha il 14.57% di azioni della BCE, e quella sarebbe la sua quota di signoraggio formale che
prende, ovviamente prenderà anche una gran parte del capitale che sfugge al controllo.
 3
In America la situazione non è migliore della nostra, anzi:
vediamo cosa dice Marcello Pamio il 28/10/2005 sul sito www.disinformazione.it:
"...La Fed, cioè la banca centrale degli Stati Uniti d'America (privata e con sede a Puerto Rico) oltre ad essere la più
potente e influente al mondo è costituita da un gruppo di 12 banche chiamato Federal Reserve System, e di cui
Greenspan ne è appunto il governatore!
Tale banca o sistema di banche è letteralmente ed economicamente nelle mani dei seguenti gruppi bancari privati:
Rothschild Bank di Londra
Rothschild Bank di Berlino
Warburg Bank di Amburgo
Warburg Bank di Amsterdam
Lehman Brothers di NY
Lazard Brothers di Parigi
Kuhn Loeb di NY
Israel Moses Seif Bank d'Italia

Goldman Sachs di NY
Chase Manhattan Bank di NY l'impero Rockefeller!
Per tanto pochissime persone, oggi come ieri, controllano la banca più influente del pianeta!

mercoledì 2 maggio 2012

da Il Messaggeero.it, sintesi della situazione.....

orso castano : Fornero , la maestrina piemontese "che gioca a fare il gambero" , ma anche , ci sembra amante del bluff, sta giovando la sua partita a a poker con i sindacati , cioe' con la forza sociale piu' rappresentativa del paese, incurante che questo tira e molla alla fine  portera' allo scontro sociale , di cui si intravedono  segnali di fumo. E' un ministro che sta mettendo a rischio il paese , che non riesce a vedere che l'art 18 e la sconfitta del lavoro. Perche' Bersani non ne chiede il cambio al Monti-internazional-finanziario? Ma di quali appoggi gode la piemontese nel PD?  Ichino?  Fassino? Chi ....altro? Bersani e' prudente, non si sbilancia, beato lui....
Il Messaggero
Fornero. «Non è un bel primo maggio sia per l'assenza di lavoro che è un grandissimo problema, ma anche per gli incidenti sul lavoro, gli ultimi due accaduti ieri», ha detto il ministro del lavoro, Elsa Fornero a Radio Anch'io. «Aver modificato l'articolo 18 in maniera importante, senza per altro ripudiarlo, permetterà di dare all'economia quel dinamismo di cui oggi soffre la mancanza», ha aggiunto il ministro, spiegando che «permetterà anche di spostare l'occupazione da quello che oggi è un precariato diffuso a una forma di contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato, proprio perché meno flessibile».
La Cgil: detassare la tredicesima. «La Cgil chiede al governo di «cambiare la politica di rigore e recessione per fare una politica di crescita», afferma Camusso. Dopo aver chiesto di investire per creare più lavoro per i giovani, per l'istruzione e per le infrastrutture, Camusso torna sul tema delle tasse: «la prima richiesta che facciamo al governo è abbassare le tasse sul lavoro dipendente e fare una politica di crescita e di investimenti». La Cgil chiede al governo di cominciare detassando la tredicesima già quest'anno. «Abbiamo bisogno - ha detto Susanna Camusso - di una risposta sui redditi dei lavoratori e dei pensionati. Ci detassi la tredicesima e nel 2013 si faccia una riforma strutturale».
Camusso: i tecnici nominano altri tecnici, stravagante. «Trovo stravagante che i tecnici abbiano bisogno di nominare altri tecnici, il tema è cambiare registro perché con queste politiche non si esce dalla crisi», ha poi aggiunto Camusso, rispondendo ad una domanda sulla nomina del commissario e dei consulenti da parte del governo Monti, prima di salire sul palco del concertone di piazza San Giovanni a Roma. Quanto ai tagli alla spesa, Camusso ha sostenuto che «servirebbero anche più di 4 miliardi e 200 milioni per stimolare lo sviluppo. Invece mi pare - ha proseguito - che si vada sempre verso le stesse ricette che prevedono il taglio del welfare».
«La festa andava fatta anche in un momento difficile come questo», ha detto ancora il segretario della Cgil. «Il problema vero - ha proseguito - è che non si riconosce il lavoro come elemento che crea ricchezza. Per questo bisogna sfruttare ogni situazione utile per stare insieme a chi non ha il lavoro». 
Analogo l'appello della Cisl, che chiede al governo di tagliare le tasse sul lavoro dipendente e pensioni, perché questa è la via maestra della ripresa economica. «Non si vedono tagli alle spese e non si vedono tagli alle tasse - ha detto Bonanni - è inutile girarsi intorno, nessun governo al mondo per rilanciare l'economia carica di tasse i cittadini. Non c'è ripresa se non si interviene sui punti focali di quello che fa ricchezza». Secondo Bonanni bisogna inoltre vendere i beni di Stato che ammonterebbero a 500 miliardi. 
E Angeletti, è pronto a togliersi il cappello se il governo riuscirà a tagliare i costi della politica, a partire dall'eliminazione delle Province. «La vera prova è vedere se sono capaci di tagliare i costi della politica e di prendersela con i più forti. Il presidente Bce ha detto di tagliare le Province, se lo facessero mi toglierei il cappello. Dovrebbero tagliare 5 miliardi di costi della politica. Potrebbero farlo con un decreto e metterci la fiducia. Per i risparmi di 20 miliardi sulle pensioni ci hanno messo un giorno».
Bersani. «Siamo in recessione dobbiamo dare un occhio alle piccole imprese che perdono liquidità e lo Stato deve fare la prima mossa ora, penso che questa settimana si possa trovare una soluzione». Lo ha detto Pierluigi Bersani, segretario nazionale del Pd, intervenuto a Portella della Ginestra per celebrare il 1 maggio.

da Ilsole24ore, Merkel: una Bei più forte?

orso castano : soldi dell'eurobanca per rilanciare gli investimenti anche in Italia. Forse questo spiega le pressioni di Napolitano per un'approvazione rapida dell'art 18 rivisto e spiegherebbe la nomina di Bondi per la Spending Review. Ma tanta fretta , troppa, suggerisce che c'e' una paura di fondo : la vittoria di Hollande in Francia che  ridarebbe fiato all SPD in Germania e fiato alla battaglia sindacale in Italia. Questo , forse, fa paura a chi voleva sterilizzare (Fornero? ma anche chissa' altro..) i diritti dei lavoratori in Italia per trasformaare il nostro in un paese in via di sviluppo, con la forza lavoro senza diritti certi ed alla merce' della finanza internazionale. L'unita' sindacale ed ancor piu' quella di una sinistra senza, a tuttoggi, un'alleanza chiara e' il punto debole su cui forzano la mano i vari Fornero e Monti , che credono solo alle ricette della finanza internazionale e non a togliere un po' di quattrtini ai piu' ricchi con una seria patrimoniale.

............ L'idea di una ricapitalizzazione della Banca europea per gli investimenti è al centro delle discussioni, grazie anche a una posizione della Germania più accomodante, fosse solo per motivi di politica interna. di Beda Romano .........«Posso immaginare il potenziamento ulteriore della Banca europea per gli investimenti», ha detto la signora Merkel alla Leipziger Volkszeitung. Di più, come fa di solito, il cancelliere non ha voluto aggiungere di Beda Romano ..............L'Italia sta facendo campagna sia per un rafforzamento del mercato unico, sia per un riorientamento del bilancio comunitario in modo da utilizzarlo per aiutare la crescita economica. «Sull'ipotesi di dare il via libera ai project bond, alle obbligazioni europee dedicate a specifici progetti infrastrutturali oggi in discussione con il Consiglio e il Parlamento non c'è ancora il benestare tedesco - spiega un esponente comunitario -, ma ci sembra che la posizione di Berlino si stia ammorbidendo»......................La Germania non vuole che un eventuale piano per la crescita si traduca in minori sforzi di risanamento dei conti pubblici. Al tempo stesso si rende conto della difficilissima situazione economica e sociale di molti paesi della zona euro. Non basta: il possibile (probabile?) arrivo all'Eliseo del candidato socialista François Hollande è fonte di nervosismo a Berlino, per l'impatto che potrebbe avere sia sul rapporto franco-tedesco che sul ruolo del partito socialdemocratico nella Repubblica Federale....................In questo contesto, al cancelliere tedesco fa comodo potersi affiancare al premier italiano. È un modo per evitare l'isolamento nel caso di vittoria di Hollande a Parigi e tentare di ammaliare l'opposizione socialdemocratica che potrebbe vincere nello Schleswig-Holstein e nel Nord-Reno Vestfalia. In un'ottica tedesca la partita ha obiettivi evidenti. Non è ancora chiaro quanto potrà ricavarne l'Italia. L'idea di Monti di non computare gli investimenti nel deficit pubblico continua a non piacere a Berlino. di Beda Romano - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/Hvxh5

da "La perfetta letizia" on line, le ACLI dicono la loro


orso castano : a parte il richiamo contro "la deriva idividualistica" e al "ruolo sociale dell'impresa" che dovrebbe redistribuire meglio i profitti, che speriamo tutti ci siano, c'e' un'incertezza sull'articolo 18 e sulle posizioni governative decise a riformare in peggio i diritti dei lavoratori, che lascia perplessi. Staremo a vedere...le ACLI in passato sono state un punto di riferimento per il mondo cattolico. Sull'art. 18 non si puo' essere incerti. Si arriverebbe ad un contrasto anche con la parte  (consistente) del sindacalismo "cattolico" , proprio dentro i sindacati piu' rappresentativi............In questo contesto, le Acli, le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, promuovono a Roma, dal 3 al 6 maggio, il loro 24° Congresso nazionale sul tema “Rigenerare comunità per ricostruire il Paese, artefici di democrazia partecipativa e buona economia”. Un titolo che punta in alto, come afferma il presidente delle Acli, Andrea Olivero, al microfono di Federico Piana: ascolta
R. – Sì, abbiamo deciso di puntare alto con questo congresso, perché riteniamo che il tema della rigenerazione della comunità sia un tema cruciale, fondamentale per poi ridare respiro al nostro Paese e poter far sì che le tante riforme di cui sentiamo parlare in questi giorni trovino una loro cornice ideale in un progetto di società, in un progetto di crescita che non può essere soltanto, appunto, nei numeri del Pil ma deve vedere maggiore occupazione, deve vedere maggiori tutele e maggiori diritti per le persone. 
D. – Rigenerare comunità per ricostruire il Paese: in che modo si possono rigenerare queste comunità, secondo le Acli? 
R. – Bè, innanzitutto contrastando la deriva individualistica. Noi abbiamo, in questi anni, assistito – via via – allo sgretolamento della comunità a causa di questa ideologia potente che si è fatta strada e che anche nello stesso mondo del lavoro, in molti casi ha portato le persone a leggersi soltanto come soli, come atomi: lo stiamo vedendo drammaticamente anche in questi giorni, in queste ore, con i tanti casi di suicidio o comunque di disperazione individuale: non si crede più al fatto che si possano trovare soluzioni comuni. Invece, noi continuiamo a riaffermare che bisogna, all’interno della comunità, farsi carico collettivamente i problemi e cercarne le soluzioni. 
D. – Quali sono le soluzioni, secondo voi? 
R. – Innanzitutto, andare a costruire economia civile. Come ha detto Papa Benedetto XVI nella Caritas in veritate, è questa la grande sfida dell’oggi. Cioè, fare in modo che le imprese – le nuove imprese – si assumano le responsabilità sociali, siano connesse alla comunità e abbiano anche una ridistribuzione maggiore del reddito. Una seconda proposta che noi avanzeremo sarà quella di un piano straordinario per l’occupazione giovanile. Io credo che tutti siamo disposti ad assumerci ancora dei pesi, di fare ulteriori sacrifici se siamo certi che qualcuno ne trarrà beneficio, in particolar dei più giovani, le generazioni che, appunto, oggi stanno patendo più di tutti la crisi. Il terzo elemento è quello di vedere il welfare non come un costo ma come un investimento per la società. Noi sappiamo che senza coesione sociale non si cresce e, soprattutto, si vive male. Noi pensiamo che oggi, con una maggiore ridistribuzione del reddito, con scelte naturalmente coraggiose e – ci rendiamo conto – anche difficili, ma necessarie si può tentare di uscire dalla crisi. ................D. – Lei ha parlato di riforme: basta quella sull’articolo 18 oppure serve qualcosa di più radicale, di più incisivo? 
R. – Se vogliamo acquisire investimenti – e l’Italia di investimenti ne ha veramente bisogno – la riforma del mercato del lavoro va sicuramente fatta. Personalmente, credo che sull’articolo 18 abbiamo fatto troppe battaglie ideologiche, e credo che i posti di lavoro non si garantiscano solo con tutele legislative. C’è necessità di ripresa, c’è necessità di una grande ripresa, anche, della contrattazione e di relazioni industriali innovative. D. – Finora siamo stati molto ancorati ai cosiddetti “sacrifici”. C’è chi dice che manca un piano di sviluppo concreto … 
R. – Io credo che il governo fino adesso si sia mosso nella linea giusta. Però, adesso siamo veramente ad un punto di non ritorno. Credo che sia assolutamente indispensabile che ci siano investimenti anche pubblici per rimettere in movimento l’economia italiana. Vedo che, a livello europeo, su questo tema da qualche giorno ci sono posizioni più convinte e più unitarie.

martedì 1 maggio 2012

da Corrieredellasera.it : sempre + indispensabile un'alleanza tra lavoro ed impresa per salvare l'Italia


orso caSTANO: PER FRENARE LA "LIBIDO PREDATORIA" DELLO STAtO CHE PICCHIA SEMPRE PIU' FORTE SUI PIU' RICATTABILI E NON VUOLE PATRIMONIALI, NE' VUOLE TASSARE LA FINANZA SPECULATIVA , PER UNA VITTORIA DI HOLLANDE CHE VUOLE UNA SVOLTA , CONTRO UNA FINANZA CHE IGNORA I SUICIDI E CONSIDERA GLI UOMINI SOLO COME MEZZI PER ACCUMULARE DANARO, PER UNA VITTORIA DEI VALORI E DEL RISPETTO DELL'UOMO NON DEGRADATO A SOLO HOMO OECONOMICUS.... 

PRIMO MAGGIO DIFFICILE PER TANTE AZIENDE E DIPENDENTI

Appello agli imprenditori: non arrendetevi

I suicidi e le storie di chi resiste

Ogni giorno gli imprenditori mi scrivono, e mi scriveranno anche oggi, in questo Primo Maggio del 2012 che mai come quest'anno sentono essere anche la loro festa. Alla mia mail, su Facebook, su Twitter. Sono piccolissimi, piccoli, grandi, grandissimi imprenditori, e sembrano aver trovato una lingua comune, il bisogno e la voglia di parlare, di farsi ascoltare.
Hanno paura. Sono arrabbiati. Mi confidano gli stessi problemi, mi rivolgono le solite domande. Molti vogliono solo sfogarsi, qualcuno mi chiede consiglio. Quando li incoraggio a non mollare, a trovare dentro di loro la forza e il coraggio che hanno sempre avuto, mi chiedono perché non dovrebbero mollare, oggi.
Perché non dovrebbero chiudere le loro aziende, o aprire concordati a quelle percentuali risibili che la legge consentirebbe loro, o persino fallire? Perché dovrebbero continuare a cercare di resistere all'onda di marea di una globalizzazione indiscutibile e irresistibile, alla scomparsa del credito bancario, al rarefarsi e all'affievolirsi dei loro clienti e dei loro mercati, all'annerirsi quotidiano del sudario di sconforto e pessimismo che copre oggi il nostro Paese? Negli ultimi mesi i loro messaggi sono cambiati. Si sono incattiviti. Hanno sviluppato per i politici un vero e proprio odio, e quest'odio spalmano uniformemente e forse - forse - ingiustamente su tutti i partiti e su tutti i leader. Sono furibondi, offesi dalla leggerezza, dalla spudoratezza di chi hanno mandato in Parlamento. Ogni segno di ingiusto privilegio, ogni furto che viene alla luce è accolto da un furore che mai avevo sentito prima. Come se, per la prima volta nelle loro vite, gli imprenditori sentissero come loro i soldi dello Stato. È un buon segno, forse, questo furore.
Sono stanchi d'essere additati come evasori da chi ogni giorno evade dalla decenza; a loro che sono rimasti sorpresi dalla durezza della battaglia tutta politica sull'articolo 18; a loro che si chiedono perché sia così importante lastricare d'oro la strada alle multinazionali affinché investano in Italia e non per le imprese italiane che ancora esistono e resistono o per quelle che potrebbero nascere. Ecco, alle loro domande io riesco solo a rispondere commosso che, se mollano loro, molla il Paese. Che hanno nelle mani il futuro dell'Italia e dei nostri figli. Che senza di loro non ce la faremo mai. E mi pare di vederli mentre leggono la mia risposta e sorridono e mi danno del figlio di buona donna perché io la mia azienda l'ho venduta otto anni fa. Sì, sorridono e forse un po' si rincuorano, e alla fine fanno quel che faceva il sommo maestro Samuel Beckett, quando scriveva: Non posso continuare. Continuerò .