venerdì 15 maggio 2015

Scuola: quando i fatti smentiscono le parole ,14/05/2015



orso castano: Renzi sta distruggendo anche la scuola pubblica . 600000 lavoratori della scuola rifiutano di votarlo e lo hanno gridato pubblicamente. Il loro fronte ee' compatto. Staremo a vedere cosa succederea'. L'uomo solo al comando, lìyomo di destra, l'alleato di B. lo tenga a mente. Sta affosssando lìItalia e spaccia i + 0,.... per sviluppo del pil. !!! siamo il fanalino di coda dell'Europa comer sviluppo economico e non sara' di certo la svolta autoritaria e di vecchia destra storica che ci fara' 
Risultato Immagine per autoritaria scuolauscire da una situazione economica drammatica.Risultato Immagine per autoritaria scuolaRisultato Immagine per autoritaria scuola
Il Presidente del Consiglio armato di lavagna e gessetti ci fa sapere di tenere più alla scuola che al PIL.
Non gli crediamo. Predica bene e razzola male. Non dice la verità. Vediamo perché.
Dice basta coi tagli alla scuola e invece sottrae alla scuola circa 450 milioni. In finanziaria, infatti, ha tagliato 2.020 unità di personale ATA (alcuni plessi rischiano di non poter essere aperti). I collaboratori scolastici assenti possono essere sostituiti solo dopo 7 giorni. Sono stati tagliati gli esoneri per i vicari, la riforma degli esami di stato si fa per risparmiare sulla pelle dei commissari i quali non saranno più pagati. Si è lontani dal recuperare i tagli dei precedenti governi. Il Documento di Economia e Finanza prevede un’ulteriore riduzione delle spese in istruzione per i prossimi anni, nonostante l'Italia sia già agli ultimi posti fra i paesi OCSE come percentuale rispetto al PIL. Prima operazione di verità: anche lui come i suoi predecessori porta avanti la politica dei tagli lineari, sintomo di povertà culturale. 
Si dice aperto al confronto, che non ha la verità in tasca. Ma allora perché non parla direttamente con i sindacati e con chi nella scuola vive? Negli incontri, ai quali non si presenta, fa dire che comunque l’impianto del disegno di legge sulla scuola non cambia. È questa la sua idea di confronto? Chi vuole dialogare non mantiene un comportamento sprezzante nei confronti dei lavoratori che hanno scioperato e delle organizzazioni che li rappresentano. Organizzazioni che non boicottano ma fanno proposte, che hanno il sostegno e il consenso del mondo della scuola e chiedono di cambiare radicalmente il disegno di legge della brutta scuola e di rinnovare il contratto nazionale. Più di 400.000 docenti, Ata e dirigenti hanno firmato una petizione per rivendicare il rinnovo del contratto. Renzi dica quando intende rinnovare i contratti invece di vendere fumo!
Dice che la “buona scuola” sono i docenti, ma poi propone un modello tutto incentrato solo sulla figura del dirigente. Dice che il preside non potrà chiamare i suoi amici, ma sceglierà i docenti da un ambito territoriale ristretto. Ma in quell’ambito lo fa senza regole. Quale preside chiamerà mai una docente in maternità, un docente genitore di un bambino disabile o magari con idee diverse dalle sue. Altro che merito e competenza!
Sui precari dice che non può accontentare tutti. Ma qui non si tratta di favori, si tratta di rispettare i diritti di chi ogni giorno garantisce il funzionamento della scuola pubblica in condizioni difficili, di chi a vario titolo ha maturato il diritto a stabilizzazione. Di rispondere a una sentenza della Corte di giustizia europea che ha condannato l'Italia per un uso smisurato e non giustificato dei contratti a tempo determinato. Prima bisogna stabilizzare tutti gli aventi diritto e poi partire con concorsi a scadenza regolare. E nulla dice sull’assurda norma secondo la quale dopo 3 anni di lavoro nella scuola si è fuori. Un modo davvero infame di aggirare la sentenza della Corte europea. Caro Renzi non si gioca con la vita e la dignità delle persone.
Dice che darà più soldi agli insegnanti. Vediamo come. I 40 milioni per la formazione sono una goccia nel deserto rispetto a quanto si spendeva per la formazione prima dei tagli.
I 200 milioni da dare ai più meritevoli non solo creeranno divisioni e un clima negativo fra i docenti, ma sono meno di un terzo di quanto già si dava con il Fondo di istituto ai docenti più impegnati (ben 700 milioni sono stati sottratti al fondo di istituto, levando risorse all’autonomia e sottraendo risorse a chi si voleva impegnare di più). E poi cosa c’entra in tutto questo il consiglio di istituto?
I 500 euro personali per comprare libri o andare al cinema andrebbero invece messi a disposizione di una formazione obbligatoria e ben fatta.
Nulla dice della mancanza di un contratto di lavoro da ben 6 anni e della perdita di oltre 6 mila euro in potere d'acquisto dei salari.
Dice che vuole sviluppare l’autonomia. Ma l’autonomia è, soprattutto, libertà di insegnamento. L’art. 2 del regolamento sull’autonomia è chiarissimo, basta applicarlo. L’autonomia non si sviluppa caricando sui DS oneri e responsabilità: si sviluppa dando soldi certi alle scuole all’inizio dell’anno, liberandole dalle molestie burocratiche (delle cento proposte per lo sblocca scuola della sua consultazione on line nel ddl non c’è traccia), rispettando il personale ATA di cui si è completamente dimenticato, restituendo il maltolto dal Fondo di istituto, pagando bene gli insegnanti, investendo in definitiva un punto di PIL in più per allinearci alla media dei Paesi OCSE. Per la prima volta, nella storia della Repubblica, alle scuole non è ancora arrivato un euro per il funzionamento e siamo quasi alla fine dell’anno. Autonomia non può significare trasformare le scuole in aziende e tantomeno piegare l'istruzione al mercato e alle imprese.
Signor Presidente, noi difendiamo la Costituzione e per questa ragione vogliamo che i finanziamenti vadano prioritariamente alle scuole statali. Le scuole cadono a pezzi, manca tutto alle scuole, si chiedono soldi alle famiglie, perché allora finanziare ulteriormente le scuole paritarie e non quelle statali?
Come pensa che possano funzionare scuole che si mantengono quasi esclusivamente con il contributo "volontario" delle famiglie? Se non riescono a pagare le bollette delle utenze, non hanno risorse e personale per fare funzionare i laboratori? Come tenere le scuole pulite e belle se cadono solai e calcinacci e si ha difficoltà anche a comprare attrezzi e detersivi?
Vuole che le diciamo bravo per i finanziamenti in edilizia scolastica. Ma francamente è il minimo che un governo possa fare affinché gli studenti e il personale vivano in scuole sicure. Anche seservirebbero meno annunci e più concretezza.
Lei dice che l’Italia sta ripartendo, ma senza la scuola non riparte. Lei dimostra di non conoscerla. E la scuola non può seguirla su un terreno che ne stravolge i connotati di libertà fondati sulla costituzione.

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Tutte le organizzazioni sindacali del comparto scuola della provincia di Pisa hanno deciso di organizzare un presidio permanente contro il Disegno di legge in discussione in Parlamento su “La Buona Scuola”.Da martedì 12 maggio 2015 docenti e personale Ata, di ruolo e precari, insieme agli studenti medi e universitari partecipano al presidio con discussioni e mozioni su come continuare la protesta contro questo progetto autoritario del governo. Il presidio si tiene in uno degli istituti più antichi della città, in pieno centro, in modo da coinvolgere tutta la cittadinanza su questi temi, oltre a favorire una partecipazione ampia anche da parte dei genitori degli studenti. Il 14 maggio, nel pomeriggio, presso la Camera del Lavoro di Pisa ci sarà un'assemblea di tutte le RSU della provincia per continuare la mobilitazione e proseguire le azioni di lotta.

martedì 12 maggio 2015

la pillola del 5° giorno

Se fino ad oggi l’unica possibilità di evitare gravidanze indesiderate era il ricorso alla cosiddetta pillola del giorno dopo (o contraccezione d’emergenza), ora è stata resa disponibile anche in Italia un’alternativa, la cosidetta pillola dei 5 giorni dopo.
In data 8 novembre 2011 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficialel’autorizzazione al commercio anche in Italia di EllaOne, la cosidetta pillola dei 5 giorni dopo.
Pillola dei 5 giorni dopo, principio attivo
Pillola dei 5 giorni dopo, principio attivo
Il soprannome introduce la caratteristica principale del farmaco, ossia la capacità di impedire l’instaurarsi di una gravidanza se assunta fino a 5 giorni dopo il rapporto a rischio (120 ore dopo).La confezione di EllaOne contiene un’unica compressa a base di ulipristal, nella dose di 30 mg, che è il principio attivo responsabile dell’azione contraccettiva; a titolo di informazione segnalo che la compressa contiene anche lattosio, anche se probabilmente questa non sarà una controindicazione sufficiente ad impedirne l’uso anche nei casi diintolleranza al lattosio a meno che non siano molto gravi.Le compresse in vendita in Italia saranno rotonde e ricurve, di colore bianco, con il codice “Ella” impresso su entrambi i lati; il farmaco è prodotto e commercializzato dalla HRA Pharma.
Dove acquistare EllaOne  :La pillola dei 5 giorni è in vendita a € 34.89 in qualunque farmacia dietro presentazione di ricetta medica per le ragazze minorenni, senza ricetta dai 18 anni in poi.;Come assumere EllaOne :Il trattamento prevede l’assunzione di un’unica compressa da prendere per bocca prima possibile e comunque non oltre 120 ore (5 giorni) da un rapporto sessuale non protetto o dal fallimento di un altro metodo contraccettivo.La compressa può essere assunta a stomaco pieno o vuoto e, nel  caso di vomito entro 3 ore dall’assunzione della pillola dei 5 giorni dopo, è necessario assumerne una seconda.Si può assumere ellaOne in qualsiasi momento durante il ciclo mestruale. Controindicazioni :Si sconsiglia l’uso di ellaOne nelle seguenti categorie di donne:
  • pazienti con asma grave non adeguatamente controllato da glucocorticoidi (cortisone) per via orale;
  • problemi al fegato;
  • intolleranza grave al lattosio;
  • gravidanza già presente, accertata o presunta (vedi dopo);
  • pazienti che hanno già assunto EllaOne durante lo stesso ciclo, perchè l’efficacia in questi casi non è ancora confermata. Interazioni :Alcuni farmaci possono ridurre l’efficacia contraccettiva della pillola,  anche se interrotti da alcune settimane, tra cui:
  • rifampicina, (antibiotico)
  • fenitoina, (epilessia)
  • fenobarbital, (epilessia)
  • carbamazepina, (epilessia)
  • ritonavir, (AIDS)
  • erba di San Giovanni (iperico, sostanza naturale usata contro ladepressione).Un tipo diverso di interazione, ma che porta sempre a ridotta efficacia, è quella con farmaci in grado di diminuire il pH gastrico usati per esempio in caso di gastritereflusso gastroesofageo o ernia iatale.Si raccomanda inoltre di non assumere EllaOne contemporaneamente alla pillola del giorno dopo.

Pillola anticoncezionale

E’ molto importante sottolineare la possibile interazione della pillola dei 5 giorni dopo con gli anticoncezionali orali, ossia con la pillola.
Poichè EllaOne può diminuire l’efficacia della pillola anticoncezionale, in caso di assunzione (per esempio per dimenticanze, errori od altro nell’assunzione) della pillola dei 5 giorni dopo è necessario l’uso del preservativo per tutto il ciclo in corso e, a mio parere, per ulteriori 7 giorni dall’inizio del nuovo blister. In caso di dubbi il ginecologo rimane comunque lo specialista di riferimento per dirimere eventuali dubbi. Effetti collaterali :Dopo l’assunzione di ellaOne, la mestruazione può presentarsi in anticipo od in ritardo di alcuni giorni rispetto al previsto. Nel 7% circa delle donne le mestruazioni si sono presentate con un anticipo di oltre 7 giorni rispetto alla data attesa,
  • nel 18,5% delle donne si è registrato un ritardo di più di 7 giorni,
  • nel 4% delle pazienti il ritardo ha superato i 20 giorni.Oltre il 10% dei soggetti sottoposti a trattamento con ulipristal ha accusato mal di testanausea e dolore addominale.La maggioranza delle reazioni avverse sono in genere lievi o moderate e si sono risolte spontaneamente, ricordiamo inoltre la possibilità di comparsa di (elenco non esaustivo, fare riferimento al foglietto illustrativo per approfondimenti):
  • Disturbi dell’umore,
  • capogiri,
  • dolori diffusi,
  • tensione al seno,
  • stanchezza,
  • mal di schiena.Data la possibilità che si manifestino stanchezza e capogiri si consiglia di evitare di guidare e di usare macchinari pericolosi. Meccanismo d’azione Il meccanismo d’azione principale sembra essere l’inibizione od il ritardo dell’ovulazione; anche se assunto immediatamente prima del momento in cui è prevista l’ovulazione, ulipristal acetato in alcune donne è in grado di posticipare la rottura follicolare. Efficacia :L’efficacia del farmaco sembra essere almeno paragonabile alla pillola del giorno dopo nelle prime 72 ore (secondo alcuni studi significativamente più efficace), che si mantiene però quasi altrettanto elevata nei restanti 2 giorni, quando si registra un tasso di gravidanza del 2.1%. (Fonte: foglietto illustrativo).Il foglietto illustrativo specifica chiaramente che “se si desidera avere un rapporto sessuale dopo aver assunto ellaOne, si deve utilizzare un contraccettivo affidabile come un profilattico, perché ellaOne non è efficace in caso di un nuovo rapporto sessuale non protetto.” AllattamentoL’allattamento al seno è sconsigliato nelle 36 ore successive all’assunzione di ellaOne, quindi in caso di necessità si consiglia di allattare il bambino immediatamente prima di assumere la compressa di ellaOne.Nelle 36 ore successive all’assunzione del medicinale il latte deve essere estratto con il tiralatte e gettato.Differenze con la pillola del giorno dopoSono principalmente 2 le differenze fra EllaOne e la pillola del giorno dopo (Norlevo): la prima differenza è di carattere farmacologico ed è la diversa efficacia contraccettiva, sopratutto oltre le prime 12-24 ore.Se con la pillola del giorno dopo si ha una buona certezza dell’efficacia sopratutto nelle prime 12 ore e comunque non oltre le 72 ore (quando però l’efficacia è scesa a poco più del 50%, ossia una gravidanza indesiderata ogni 2 dei rapporti che avrebbero avuto questa conseguenza), con EllaOne si ha una ragionevole tranquillità per 120 ore dal rapporto a rischio.Da un punto di vista pratico Norlevo non richiede però l’esecuzione del test di gravidanza richiesto per la prescrizione di EllaOne, rendendo quindi più snello ed agevole il percorso d’acquisto.

martedì 5 maggio 2015

Caos Scuola

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di Camilla Mozzetti.......................parlare di precari in senso generale è semplice. Il difficile viene poi quando bisogna capire, con necessaria precisione, in quali graduatorie o doppie graduatorie stazionano, se hanno l'abilitazione se ancora la devono ottenere, se nel frattempo - tra un supplenza e l'altra - hanno trovato altre occupazioni, magari nelle scuole paritarie o private, pur restando inseriti, tuttavia, nelle graduatorie a esaurimento o in quelle d'istituto.............Si sarebbe dovuto procedere per analisi dell'organico, fermo al 2011, fanno sapere dalla Flc-Cgil, il sindacato che più di altri ha intrapreso la via di rottura con l'esecutivo guidato da Matteo Renzi. Prima di mettersi a far di conto su quanti sono i docenti precari, il governo, fanno sapere dal comparto scolastico della Cgil, avrebbe cioè dovuto conteggiare le cattedre disponibili, quelle vacanti, incrociare i dati dell'Inps per capire, ad esempio, quanti insegnanti inseriti in graduatoria percepiscono contributi per altri lavori. Si è scelta invece la via opposta: tirar giù l'elenco dei docenti non ancora stabilizzati e procedere a un piano d'assunzioni...................un miliardo di euro già in legge di stabilità e altri tre che entreranno a regime per il 2016. Con questa disponibilità si potrebbero coprire circa 130mila precari. C'è, però, la mina vagante dei risarcimenti per i docenti che, dallo scorso novembre, hanno impugnato la sentenza della Corte di giustizia europea, contraria alla reiterazione dei contratti per più di 36 mesi e che sono ora in attesa di giudizio. Le graduatorie a esaurimento conteggiano 154.561 precari, compresi circa 10mila - ma è un numero approssimativo - d'insegnanti che lavorano già in altri settori o strutture scolastiche non pubbliche. I docenti assunti di ruolo per l'anno scolastico 2014/2015 sono 28.649, di cui 8mila attraverso il concorso del 2012 (12mila i posti messi a bando all'epoca), che sono andati a coprire 13.342 cattedre di sostegno e 15.307 cattedre nelle scuole dell'obbligo di ogni grado. Solo dalle Gae ne restano, dunque, da assumente 133.912.............................

la Corte Costituzionale, di cui Mattarella fece parte deve esaminare a fondo l'Itaicum



«La proposta messa in campo da Matteo Renzi non tiene conto della sentenza della Consulta che ha detto una parola chiara su quelle che non deve fare una legge elettorale»: il costituzionalista Massimo Villone, un passato di politica attiva sotto le insegne del centrosinistra, è tra i giuristi che hanno sottoscritto l’appello contro l’Italicum.
Che cosa non funziona nella legge elettorale di cui si discute a Montecitorio? 
«La Corte costituzionale ha detto chiaramente no a un premio senza soglia e alle liste bloccate, ossia a quelle tecnicalità che ledono il principio di un’adeguata rappresentatività nel computo dei voti tradotti in seggi, come il principio secondo cui l’elettore deve avere la possibilità di una scelta. L’Italicum, invece, consente una disproporzionalità: chi vince è fortemente sovrarappresentato, i partiti minori sono cancellati e chi perde è sottorappresentato. Le liste bloccate, sebbene corte, impediscono la possibilità di scelta su tutta la rappresentanza parlamentare. E le primarie non sono una soluzione: rappresentano sì un voto popolare, ma di un soggetto diverso dall’elettore. L’Italicum è un’operazione di lifting del Porcellum, mal riuscita. Che espone la legge elettorale a nuove impugnative: ormai c’è un precedente in questo senso e la Consulta non potrà rimangiarsi la linea giurisprudenziale adottata».
L’ex presidente della Consulta Onida sostiene però che le liste bloccate sono questione politica e non costituzionale... 
«La lista bloccata, in sé, non è censurabile. Il sistema tedesco è regolato per metà da liste bloccate proporzionali, ma l’altra metà è affidata all’uninominale maggioritario. Il problema dell’Italicum è che l’intero computo della rappresentanza è coperto da liste bloccate. Eppure la Corte ha detto chiaramente che le liste bloccate, seppur corte, potevano essere ammissibili per una parte della rappresentanza, non per tutta. Come se ne esce? Io non sono un estimatore delle preferenze che propongono un micidiale meccanismo all’insegna del tutti contro tutti, laddove invece un sistema di collegio uninominale darebbe maggiori garanzie. Meglio ancora se misto, con una quota di liste bloccate».
Ma allora perché si insiste sulle liste totalmente bloccate?
«Perché qualsiasi sistema maggioritario, che sia Mattarellum o doppio turno, non garantisce di sapere subito chi ha vinto. E questo miraggio sta inquinando il sistema politico. Ma nessunsistema elettorale che non sia discorsivo, può garantire un vincitore.
Il sistema di collegio assicura un vantaggio al partito più forte, ma non definisce chi governa. Ed è proprio sulla scorta di quest’errore ideologico che è stato tarato l’Italicum. Perché la certezza della governabilità di può avere solamente falsando i numeri».
Ma così non rischiamo di restare senza una nuova legge, condannati alle larghe intese?
«Le larghe intese sono frutto del Porcellum. Pensiamo di evitarle in futuro con una legge analoga? Sarebbe meglio per il sistema politico affrontare la difficoltà di un paio di legislature con un sistema proporzionale, perché tutti tornino a misurarsi con il consenso reale, senza
la droga del maggioritario. Ci siamo abituati a pensare che sia utile per governare, e invece siamo mal governati e senza rappresentanza».
Il centrosinistra di Renzi ci crede fortemente...
«È la caduta culturale del centrosinistra che ha cominciato a perdere quando ha comprato il pacchetto della propaganda del centrodestra, assumendola come propria.
Così all’idea della rappresentanza si è sostituita quella del decisionismo governativo. Ma i governi ora sono deboli per motivi che nulla hanno a che vedere con le tecnicalità delle leggi elettorali. La verità è che quando si comincia a comprare i prodotti degli altri, si esce fuori dal mercato. Prevedo che si farà una pessima legge e che tornerà al vaglio della Consulta».

venerdì 1 maggio 2015

Pensioni. La legge Fornero secondo la Corte dei Conti è incostituzionale. Fornero adesso puoi piangere copiosamente. te lo concediamo!!



orso castano : basta leggere : ArticoloTreRisultati immagini per fornero piange

La Corte dei Conti ligure ha infatti sollevato la questione di legittimità davanti alla Corte Costituzionale in seguito al ricorso presentato da una donna che chiedeva all’INPS l'adeguamento del trattamento pensionistico per gli anni 2012-2013.Difatti la Legge Fornero stabilisce ‘il blocco della perequazione automatica delle pensioni di importo superiore a tre volte il minimo INPS’ per gli anni 2012-2013, con ciò contribuendo, secondo la valutazione dei tecnici della Corte dei Conti, a ‘minare il sistema di adeguamento di tali trattamenti pensionistici sganciandoli, per un tempo considerevole, dalle variazioni derivanti dal costo della vita.Verrebbero in questo modo violati i principi di sufficienza e adeguatezza e causando inoltre effetti sul patrimonio dei destinatari.
Tradotto, la Legge Fornero sarebbe incostituzionale perché comporta per i pensionati una perdita del potere d’acquisto; gli assegni rimangono bloccati ma il costo della vita sale.La percentuale di perequazione per l’anno 2012 è pari al 2,7% mentre per l’anno 2013 al 3%. Questa è la percentuale dell’aumento mensile della pensione negato ai pensionati per il blocco della perequazione deciso dalla Riforma Fornero. Gli adeguamenti e quindi gli arretrati di pensione dovranno essere erogati dall’Inps a chi ha avuto nel 2012 una pensione superiore a 1.405 euro lordi al mese. Forniamo alcuni esempi di calcolo degli arretrati.La pronuncia della Corte Costituzionale non arriverà quasi certamente prima di un paio di mesi, ma quanto accaduto dimostra come il vento sia cambiato:
la Legge Fornero non è più intoccabile.

vediamo cosa e' successo finora!!

Spi-Cgil : una vera e propria tagliola si è abbattuta sui 5,5 milioni dipensionati, negli ultimi 4 anni; con il blocco della rivalutazione degli assegni, sono stati sottratti ai pensionati 9,7 miliardi di euro, pari ad una perdita media pro-capite di 1.779 euro.
Come spiega lo studio fatto dal sindacato, nel biennio 2012-2013, l’adeguamento delle pensioni è stato bloccato per importi superiori a tre volte il trattamento minimo, ovvero circa 1.400 euro lordi. Nel biennio 2014-2015 invece l’adeguamento è stato sull’intero importo della pensione con una percentuale del 100% solo per tutti quelli che hanno un assegno fino a tre volte il trattamento minimo, mentre è diminuito per le altre categorie d’importo dallo 0,95% fino allo 0,40%.
Secondo lo studio, questo è uno scenario destinato a peggiorare se, come stabilito dagli obiettivi della Bce, il tasso di inflazione dovesse tornare sopra il 2%. Secondo gli attuali meccanismi di calcolo della rivalutazione, infatti, ai pensionati sarebbero sottratti ulteriori 3,6 miliardi di euro.

"Occorre correggere i meccanismi attuali di rivalutazione per non penalizzare ulteriormente i pensionati italiani. Bisogna applicare a tutti il 100% di rivalutazione fino a 5 volte il trattamento minimo, pari a 2.500 euro lordi al mese, per poi scendere al 50% per gli importi eccedenti tale cifra". E' la controproposta dello Spi-Cgil per far fronte alla situazione.

Il sindacato dei pensionati della Cgil propone inoltre di intervenire sui coefficienti di trasformazione, "Sarebbe utile – afferma in tal senso lo Spi-Cgil – lavorare su un coefficiente che si basi sulla data di nascita e sull'età di maturazione del diritto alla pensione, sulla falsa riga del sistema 'svedese'. In questo modo il futuro pensionato avrà almeno la certezza del coefficiente minimo che determinerà l'importo della sua pensione".

Riforme: Cgil, necessario garantire adeguati bilanciamenti, rappresentanza e pluralismo

condividiamo la posizione CGIL: 
28/04/2015 “Ciò che ci preoccupa maggiormente è il combinato disposto della modifica costituzionale con la nuova legge elettorale"
Alla vigilia del voto sull'Italicum, la nuova legge elettorale in esame alla Camera, il Segretario Confederale della Cgil, Danilo Barbi torna a ribadire la preoccupazione per il combinato disposto con la modifica costituzionale, criticando la fretta con cui il governo sta affrontando tale discussione. 

“L'isteria con cui il governo sta portando avanti la discussione sulla riforma della Costituzione e sulla legge elettorale è un fatto del tutto nuovo nel nostro Paese, e per questo deve farci riflettere”, dice Barbi in un articolo pubblicato oggi sul Manifesto. Per il segretario Confederale della Cgil
la necessità di attuare le riforme, condivisa dalla Cgil  “non può prescindere da un percorso di confronto e di ascolto sul merito delle questioni”, mentre il governo si limita all'affermazione, più volte ripetuta dal ministro Boschi, «abbiamo già discusso». Le riforme istituzionali per la loro specifica natura devono essere approvate con il più ampio consenso e non a colpi di maggioranza.

“La Cgil – ricorda Barbi - da tempo sostiene il superamento del bicameralismo perfetto, l'istituzione di una Camera rappresentativa delle Regioni e delle autonomie locali e la modifica del Titolo V della Costituzione. La stessa modifica del Titolo V apportata nel 2001 sulla quale è unanime il giudizio negativo per aver prodotto un confuso federalismo con una forte sovrapposizione tra le prerogative dello Stato e quelle delle Regioni, ci dimostra che non basta volere il cambiamento, bisogna anche saperlo promuovere e soprattutto qualificare”. 

Barbi entra poi nel merito della discussione: “ciò che ci preoccupa maggiormente è il combinato disposto della modifica costituzionale con la nuova legge elettorale. La riforma costituzionale proposta dal governo introduce un procedimento legislativo farraginoso e non fa della seconda camera un luogo di rappresentanza delle istituzioni locali adeguato a definire un nuovo equilibrio istituzionale, reso ancor più necessario dall'accentramento di competenze legislative previsto dalle modifiche proposte nel Titolo V. Per noi – prosegue - il problema non è l'elezione diretta dei senatori, ma quali saranno i poteri della seconda camera del Parlamento. Se il Senato deve rappresentare le Regioni e le Autonomie, in una logica di equilibrio tra Stato, Regioni e Comuni e con l'obiettivo di esercitare la necessaria cooperazione istituzionale tra i differenti livelli di governo, deve poter votare le leggi che hanno una ricaduta territoriale, a cominciare dalle risorse. Nell'attuale testo di riforma, invece, si attribuisce a Palazzo Madama la potestà legislativa piena sulla Costituzione, ma non sui principali provvedimenti che interessano Regioni e autonomie”. 

Le modifiche contenute nel Titolo V, unitamente ad una legge elettorale come I'Italicum, spiega il dirigente sindacale “che prevede un ballottaggio con regole sbagliate e determina una grave incertezza su chi sceglie realmente i deputati che siederanno a Montecitorio, potrebbe portare ad una pericolosa contrazione democratica. Nella legge elettorale, noi non contestiamo che il premio di maggioranza venga dato al secondo turno, ma riteniamo che per quest'ultimo debbano valere regole diverse da quelle contenute nel testo governativo”. 

“L'Italicum non prevede né la possibilità dell'apparentamento, né una soglia che permetta il ballottaggio unicamente tra partiti con una rappresentanza pari, almeno, al 50% degli elettori del primo turno, come avviene in Francia per l'elezione dell'assemblea nazionale, dove in caso di mancato superamento di tale soglia il ballottaggio è allargato ai primi tre candidati Senza queste previsioni si rischia di dare la maggioranza assoluta dei seggi a una forza politica che ha conquistato solo il 20% dei voti al primo turno. Al contrario, l'auspicata semplificazione istituzionale che si avrebbe con il superamento del bicameralismo perfetto, richiede necessariamente un sistema elettorale in grado di garantire un forte mandato ai deputati, che renda l'aula di Montecitorio la sede della rappresentanza politica del Paese in tutta la sua complessità, senza mortificare, in nome del principio di governabilità che deve essere comunque tutelato, il pluralismo politico”. 

“I mutamenti dell'organizzazione democratica posti dalla modernità e i cambiamenti del sistema istituzionale proposti nei disegni di legge rimettono in discussione il rapporto che esiste tra governo, parlamento e cittadini. Si pone dunque l'esigenza di rivedere, in modo adeguato, gli strumenti di partecipazione attiva della popolazione. Su questo fronte pensiamo che con la riforma costituzionale si sia persa un'occasione: il governo ha apportato delle piccole e insufficienti modifiche al referendum abrogativo e alla proposta di legge di iniziativa popolare, e nel prevedere l'istituzione del referendum propositivo e di indirizzo lo ha rimandato ad una successiva legge costituzionale, senza fissarne criteri e parametri, rinviandone di fatto la reale introduzione. Poiché siamo nell'epoca delle istituzioni sovranazionali e della velocità, c'è bisogno di riequilibrare il rapporto tra governo, parlamento e popolo attraverso un'idea della democrazia che preveda l'espressione del popolo nel merito delle grandi scelte. Questa, secondo noi, deve essere la nuova frontiera degli stati democratici moderni e deve diventare il principio di governo anche nei grandi stati, non solo nei piccoli, altrimenti si rischia una democrazia rovesciata in cui i governi decidono e i popoli si devono adeguare” ha concluso Barbi.

Italicum, M5S, Sel e Fi lanciano la sfida del referendum abrogativo : il 'politico di destra Renzi dovra' confrontarsi con tutta l'opposizione

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orso castano: contro una leggeelettorale truffa , contro la destara Renziana  che ha cominato lo slogan mussolinianon "un uomo solo al comando"  viva il referendum ; e non importa se la corte lo approvera'. Bisogna mandare a casa Renzzi, tornare a votare per librare l'Italia dal pericolo della destra reazionaria e totalitaria che si differenzia dalla destra democratica e liberale . Appello per il reeferendum abrogativo in totot contro l'Itallicum!!!Risultati immagini per itlicum fascistaRisultati immagini per itlicum fascistaRisultati immagini per itlicum fascistaRisultati immagini per itlicum fascistasegui su twitter
 #no italicum    


All'iniziativa, annunciata dai 5 stelle, hanno aderito anche Forza Italia ("Sfidiamo l'esigua maggioranza di Renzi") e Sel ("Daremo battaglia fuori dalle aule". L'Italicum non è ancora stato approvato in via definitiva dalla Camera, che le opposizioni già si organizzano per spostare fuori dalle aule parlamentari la battaglia contro la riforma elettorale. E cresce il fronte 'pro referendum', arricchendosi della presenza di Forza Italia e Sel. 
A lanciare per primi la proposta sono stati i grillini. Ieri sera, dopo un'assemblea del gruppo alla Camera per decidere il da farsi in vista del voto finale sull'Italicum, che si terrà lunedì sera, Danilo Toninelli ai microfoni del Tg3 aveva detto: "Stiamo valutando, decideremo nei prossimi giorni" se promuovere o meno una raccolta firme per dar vita a un referendum abrogativo dell'Italicum. "Siamo consapevoli del fatto che non è certo che la Corte Costituzionale possa accettarlo - spiegava ancora Toninelli - ma stiamo valutando. Lo faremo, comunque, non da soli, ma sarebbe un'iniziativa aperta alla società civile e alle altre forze di opposizione.Decideremo nei prossimi giorni".
Concetto poi ribadito anche oggi: "La battaglia contro l'Italicum continuerà anche dopo la sua approvazione", ha spiegato Toninelli, questa volta a Rainews24. "Stiamo pensando a un referendum abrogativo totale dell'Italicum. Ovviamente - ha aggiunto il grillino - non vogliamo farlo da soli e potrebbe interessare tutte le forze politiche e della società civile che contestano questo tentativo di accentramento del potere di Renzi". 
Nel pomeriggio il fronte si allarga a Sel. In una conferenza stampa, il capogruppo Arturo Scotto non esclude l'ipotesi referendum: da lunedì "inizierà la nostra battaglia fuori dalle aule. Ci auguriamo che questo disegno di legge salti, ma se dovesse passare metteremo in campo iniziative molto serie nel Paese contro questa legge". Per Sel, insiste il capogruppo Scotto, sono necessarie "tutte le iniziative possibili per limitare l'impatto dell'Italicum, a partire da un fronte molto largo che coinvolga tutti perché già lunedì, fuori dalla Camera, ci sia una mobilitazione molto forte. Questa legge va fermata: o per via parlamentare o provando a coinvolgere i cittadini".
A stretto giro, anche Forza Italia esce allo scoperto e, per voce di Rocco Palese, annuncia: "Davanti a unalegge elettorale truffa della democrazia, che rischia di consegnare il Paese a una deriva autoritaria senza precedenti nella storia della Repubblica, e davanti ad un metodo violento messo in atto dal presidente Renzi e dalla sua maggioranza per approvare l'Italicum alla Camera, Forza Italia ritiene che la via maestra per rimarginare questa assurda ferita sia quella di promuovere un referendum e chiedere agli italiani di esprimersi su questo inaccettabile sistema di voto".
E' una vera e propria sfida quella che gli azzurri lanciano al premier: "Sfidiamo Renzi, sfidiamo la sua esigua maggioranza ormai orfana di una parte consistente del Pd", spiega Palese. E che Forza Italia "vuole riformare e non calpestare le istituzioni" rivendica anche Mara Carfagna, segnalando che "per questo forse l'unica strada da percorrere oggi e' rivolgersi al corpo elettorale". "Rivolgo un appello - dice allora la portavoce FI alla Camera - a chi non condivide questa legge: sediamoci e immaginiamo di promuovere un referendum, diamo la parola ai cittadini, chiediamogli cosa pensano dell'Italicum e se lo vogliono abrogare".