domenica 22 maggio 2011

continua la protesta in Spagna, le piazze piene, la politica (magg. ed opp. sotto accusa) la disoccupazione e' da record

http://it.euronews.net/2011/05/22/piazze-ancora-piene-in-spagna-per-la-protesta-dei-giovani-e-oggi-si-vota-per-le/
"Primo problema e' il sistema" uno degli slogan piu' gridati. Ne la sin. ne' la dest. convincono. Occorre un salto di qualita'  e òìeliminazione delle consorterie. Trasparenza e liberta', sostegno reale alle iniziative occupazionali piccole e grandi. No! alle frottole!
clicca
La protesta contro il sistema, che non affronta il disagio economico di intere generazioni, va avanti, alimentata da una disoccupazione giovanile che in Spagna è al livello record del 45 per cento.“Non si può andare avanti cosi. I politici non possono prenderci in giro. La Spagna è divenuta un paese che non puo essere esempio di niente”, si lamenta una neolaureata.Il sabato di riflessione in Spagna è passato con le piazze piene di giovani. Puerta del Sol stracolma a Madrid, ma raduni analoghi sono in corso in altre città del paese.“E’ troppo. Il governo e l’opposizione devono riflettere, oggi sono uguali. Dovrebbero smettere di mentirci, ne abbiamo davvero abbastanza”, aggiunge una insegnante.In base ai sondaggi tuttavia sarebbero i socialisti a pagare il prezzo più alto. Il turno di oggi riguarda il rinnovo di oltre 8000 comuni e di 13 dei 17 governi regionali. Con la protesta giovanile sullo sfondo, le elezioni locali di oggi secondo le attese dovrebbero punire sia la maggioranza di governo che l’opposizione.
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Ma il rating non è il Vangelo , da Il Tempo.it

.......È inutile girarci intorno: il taglio dell’outlook dell’Italia deciso da Standard & Poor’s, la seconda come importanza delle tre agenzie di rating dopo Moody’s e prima di Fitch, è una botta per il governo. Anche per il momento in cui cade. In una situazione di incertezza politica tra i due turni delle amministrative, ed i mercati iper-sensibili in Europa, dove il default della Grecia appare sempre più all'ordine del giorno. La notizia nel week end, a borse chiuse, cosa che in altri tempi sarebbe accolta come un trattamento di riguardo, rischia di produrre effetti amplificati da qui a lunedì. Vedremo. Il giudizio di S&P, senza voler minimizzare, è articolato ma contraddittorio. L'agenzia ha infatti ridotto da stabile a negativo l'outlook, cioè la previsione sulla nostra economia, essenzialmente per due motivi: le deboli prospettive di crescita ed un possibile stallo politico («political gridlock»); però ha confermato il dato più sensibile, il rating sul debito che resta di A+. Così appare dovuta la prima reazione di Giulio Tremonti: che contesta l'analisi, «molto diversa da quelle espresse e confermate nei giorni scorsi dalle principali organizzazioni internazionali, Commissione europea, Fondo monetario, Ocse». Meno logico è il giudizio liquidatorio di due leader sindacali. «È un'agenzia screditata» dice Raffaele Bonanni della Cisl, «è un abbaglio» gli dà man forte Luigi Angeletti della Uil. E campata in aria è l'esultanza elettorale di Bersani e Di Pietro. «Berlusconi chiacchiera e Standard & Poor's decide» dichiara il primo: decide che cosa? «Si conferma lo stato disastroso dei nostri conti pubblici» afferma il leader dell'Idv: caso mai si dice il contrario, che troppo rigore frena la crescita.........


orso castano : E' vero, troppo rigore frena la crescita. Tremonti dovrebbe saperlo. Significa + disoccupati, + precarieta'+ ,-- occupazione intellettuale, marginalizzazione del sistema produttivo. Perche' si ostina ? 

Ariaston non c'e' piu', al suo posto "hot point" , dice Merloni. con tanti e rilevanti investimenti

..................NUOVA LINEA - Ricordando prodotti come la storica «Margherita» Ariston, il gruppo di Fabriano ha voltato pagina, presentando la nuova linea Hotpoint, come la nuova lavabiancheria «per la cui realizzazione industriale sono stati investiti oltre 25 milioni di euro», per l'ad Marco Milani «la migliore che abbiamo mai fatto». Il lancio di nuovi prodotti con tecnologie altamente innovative verrà supportato «da investimenti in comunicazione che raggiungeranno la cifra record di 100 milioni di euro». E «nel 2011 l'azienda investirà 90 milioni di euro in ricerca e sviluppo di nuovi prodotti, livello mai raggiunto in passato». «Per noi il futuro inizia da domani mattina - dice il presidente di Indesit Company, Andrea Merloni - con tutti i nuovi prodotti presentati oggi di cui siamo molto orgogliosi». «La competività di una azienda dipende dalla capacità di innovare e proporre sempre nuove soluzioni, ne abbiamo dato una forte dimostrazione», ha commentato l'amministratore delegato Marco Milani.


orso castano: la strada sarebbe quella giusta, ma come S.Tommaso, vogliamo mettere la mano nel costato.

venerdì 20 maggio 2011

Mediterranean Partnership Fund (MPF), clicca x sito , uno strumento europeo , risponderanno i vari paesi o si assistera' alla solita pantomima per accaparrarsi i soldi europei?


1. Dimensione Regionale

La dimensione regionale della “Primavera Araba” nel Mediterraneo richiede una risposta globale, coordinata e la riconsiderazione delle nostre linee direttrici in tema di dialogo politico, sicurezza, sviluppo, migrazioni e società civile.Un approccio rinnovato comporta uno sforzo per promuovere: integrazione fra economie e mercati della regione; maggiore liberalizzazione del commercio; integrazione infrastrutturale; in particolare nel settore dell’energia e dei trasporti; Piccole e Medie Imprese (PMI) e micro-credito; coinvolgimento delle IFI e del settore privato; mobilità per gli studenti ed un approccio d’insieme alla migrazione; sostegno alla produzione ed alla creazione di lavoro.
2. Istituzioni Finanziarie Internazionali esistenti, Banche Regionali di Sviluppo
L’area Mediterranea è l’unica area regionale priva di una Banca Multilaterale o Regionale dedicata. La Banca Africana di Sviluppo fornisce sostegno finanziario per lo sviluppo del continente Africano e copre in parte la sponda Mediterranea  L’Unione Europea opera programmi mirati nella regione. La FEMIP (Facility for Euro-Mediterranean Investment and Partnerhip) – uno strumento Banca Europea degli Investimenti – sostiene i Paesi partner del Mediterraneo nella modernizzazione economica e sociale e l’integrazione regionale. La Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS), è dedicata all’Europa Centrale e Orientale, per facilitare la transizione verso un’economia di mercato, promuovere iniziative private in Paesi impegnati a rispettare principi dello stato di diritto, della democrazia multi-partitica e dell’economia aperta.Un importante passo avanti sarebbe la promozione della FEMIP in un’istituzione autonoma, partecipata dalla BEI e dai Governi (o altre istituzioni) della regione Mediterranea e Mediorientale.Ciò può essere abbinato all’estensione dell’area di intervento e la creazione di uno strumento finanziario specificamente orientato al sostegno alle PMI.
3. Elementi per un “Mediterranean Partnership Fund”Al fine di accompagnare lo sviluppo economico e sociale nella regione, l’Italia sta studiando un nuovo strumento – un Mediterranean Partnership Fund (MPF) – per sostenere il settore privato e le PMI, aperta agli investitori pubblici dei Paesi Europei e extra-Europei, i Paesi della regione Mediterranea e Mediorientale inclusi fondi di sviluppo interessati, come pure investitori privati (es. Fondi di investimento) con il sostegno delle IFI esistenti. Il MPF sarà complementare alle istituzioni finanziarie esistenti. Sarà innovativo nell’approccio, nel finanziamento e negli strumenti. Le caratteristiche salienti saranno un forte elemento di cooperazione e di partenariato fra governi e soggetti privati. Agirà come uno strumento di corporate banking, di innovazione progettuale, di diversificazione del portafoglio e di gestione del rischio concentrandosi sulle PMI e il capitale di rischio per l’intera regione considerata. Tale strumento potrà comportare una più ampia crescita strutturale economica e sociale, sviluppo del capitale umano, trasferimento di tecnologia e di conoscenze tecniche, un’attenuazione dell’inefficienza dei mercati locali di capitale, sostegno per le capacità istituzionali.
Fonte: ufficio stampa fondazione Banco di Sicilia
orso castano : non si capiscono , nei dettagli, i progetti, non si capisce quali sono gli strumenti di controllo :solo  chi e' in parlamento controlla gli investimenti. Vorremo che tutto fosse pubblicato su internet.Diversamente i cirttadini europei pagheranno per "sviluppi"chenon potranno seguire passo passo ne vedranno mai gli esiti  E' giusto che si sappia dove finiscanoi soldi dei cittadini europei.Nei meandri di qualche istituzione trasnazionale o nelle tasche di qualche ...... africano ', fino alla prossima rivoltaper la trasparenza e la liberta'. Hanno ragione i ragazzi di Madrid : ci vuole la democrazia diretta; purtroppo certe idee hanno una fiammata breve , breve come le utopie della giovinezza. Ma oggi c'e' internet , USIAMOLO, DICIAMO AI POLITICI ED AI MANEGGIONI : VOGLIAMO LA TRASPARENZA , ALTRIMENTI ANDAVETENE!!

Madrid :speriamo che il virus contagi l'Europa , la democrazia diretta contro la corruzione e le mediazioni partitocratiche, la stampa finora tace, la rivolta giovanile pacifica e rivendicativa fa PAURA!!

da ADN Cronos    
Madrid, 20 mag. (Adnkronos) - I manifestanti della Puerta del Sol di Madrid sfidano le autorita' che hanno imposto un bando alle loro attivita' a partire dalla mezzanotte di oggi, per 24 ore, in vista delle elezioni di domenica. Nella tarda serata, la Commissione elettorale ha infatti posto un divieto a manifestazioni e altri eventi collettivi per consentire la ''pausa di riflessione'' pre elettorale. Una decisione accolta dai ragazzi e non che da domenica scorsa occupano la piazza pacificamente con attivita' spontanee, spettacoli, giochi e seminari, con fischi e da tre striscioni srotolati dall'edificio piu' alto: ''Democrazia'', ''la lotta nelle strade, non alle urne'', ''europei, rise up! (sollevatevi, ndr). Proteste simili canalizzate in un movimento che si fa chiamare M-15, per 15 maggio, il giorno appunto in cui ha preso vita, sono iniziate anche a Barcellona, Saragoza, e numerose altre citta' del Paese. I ragazzi protestano contro il sistema politico spagnolo, a loro dire corrotto e al servizio delle banche e del capitale, chiedendone una riforma radicale. Il movimento si e' consolidato su Internet nei mesi scorsi, in risposta alla grave crisi economica che ha colpito il paese, portando il tasso di disoccupazione al 20 per cento, una cifra molto piu' alta fra il giovani.(Ses/Ct/Adnkronos)20-MAG-11 09:39
da TGCOM del 20/5/2011

9:13 - A migliaia hanno occupato la Puerta del Sol di Madrid per a loro "Spanish Revolution". Sono i giovani spagnoli, che chiedono al governo una riforma della società e della politica. L'esecutivo di Zapatero per ora non ha voluto procedere allo smantellamento forzoso della "cittadella della rivoluzione" e le manifestazioni si moltiplicano anche in molte altre città spagnole. Ma i giovani pensano di esportare la loro protesta anche in EuropaUn contagio che

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sta spiazzando i partiti politici tradizionali e che punta a espandersi anche in Europa. Il cuore della protesta rimane la Puerta del Sol di Madrid, occupata da domenica da migliaia di "indignados", che sfidano il divieto deciso dalla commissione elettorale regionale. I giovani hanno sistemato alla Puerto del Sol la loro roccaforte fatta di 
tende e tele di plastica azzurra. Centinaia di giovani sono accampati anche a Barcellona, in Plaza Catalunya. E la piattaforma "Democracia Real, Ya!", ha annunciato concentrazioni autoconvocate nelle reti sociali da qui a domenica in Europa e un po' in tutto il mondo: a Parigi, Bruxelles, Berlino, Vienna, Edimburgo, ma anche Buenos Aires e Bogotà, in Italia per ora a Torino e Padova. A Puerta del Sol gli indignados annunciano che CLICCA X VIDEO
non si muoveranno almeno fino alle elezioni amministrative e regionali spagnole di domenica. Vogliono una democrazia più diretta, denunciano il bipartitismo "tossico" spagnolo, fra Psoe e Pp, la collusione con i banchieri, la corruzione, una gestione della crisi "che salva le banche, non i cittadini".La "Repubblica di Puerta del Sol", come l'ha battezzata El Pais, ha istituito la sua democrazia diretta. I cittadini in assemblea decidono le prese di posizione del movimento. Oggi gli indignados in 24 punti hanno chiesto una riforma del sistema elettorale, il voto proporzionale integrale, il divieto di finanziamento privato ai partiti, l'esclusione degli indagati dalle liste elettorali (sono "centinaia" secondo la stampa i candidati sotto processo per corruzione sulle liste di Psoe e Pp per comuni e regioni). Ma anche un referendum per scegliere fra Monarchia e Repubblica in Spagna, un "affitto sociale universale", "un ruolo per tutti gli esseri umani", l'abolizione delle leggi ingiuste. ..................................I partiti cercano di recuperare in qualche modo la rivolta dei giovani. La sinistra di Izquierda Unida si dichiara parte del movimento. Il Psoe di Zapatero, pur nel mirino degli indignados per i giri di vite antideficit dell'ultimo anno, afferma di "capirli". Lo stesso premier, cui i sondaggi promettono una dura sconfitta domenica, ha detto di ritenere che "ci siano delle ragioni per questo scontento e questa critica", e che i partiti "devono migliorare". E a destra anche il Partido Popular, che dovrebbe stravincere domenica, cerca di cavalcare l'onda e si dice convinto che i giovani in realtà ce l'hanno con Zapatero.

giovedì 19 maggio 2011

UNIMED , CLICCA X SITO



 

Negli ultimi anni l’UNIMED ha
sostenuto la creazione di un
secondo livello di rete costituito
 da sub-networks specifici.
Obiettivo dei sub-networks
è quello di creare un database
su centri di ricerca, dipartimenti
universitari, ricercatori, linee di
ricerca e progetti in corso,
partnership già avviate e in via d
i definizione in determinati settori
La struttura dei sub-networks
permette infatti un fitto scambio
di informazioni tra i soggetti
partecipanti delle due rive del
Mediterraneo, volto alla creazione
di partenariati, collaborazioni e progetti.
Scopo di tali progetti è quello di
rafforzare la coesione economica
e sociale, promovendo, da
un lato la cooperazione
transfrontaliera, transnazionale e
interregionale e dall’altro lato lo
sviluppo locale sostenibile.
Attraverso l’attività dei sub-networks 
è possibile incrementare la
cooperazione tra le università delle
due sponde del Mediterraneo,
favorire lo sviluppo e il ravvicinamento
dei sistemi educativi, al fine altresì
di promuovere, inter alia, le riforme
previste dal Processo di Bologna.


Al momento i subnewtorks su
cui si sta concentrando l’azione
dell’UNIMED sono i seguenti:

Trasporti, Logistica e 

Multimodalità

Energie Rinnovabili 

e Ambiente

Patrimonio Culturale 

Immateriale

Turismo nel Mediterraneo

 

cosa significa Salafita


Il termine "salaf "in arabo significa "predecessori, antenati" e indica, nel nostro caso, i primi seguaci dell'Islam. Praticamente ha un  significato corrispondente a quello che  ha nel mondo cristiano il termine " evangelico". Propugna quindi un ritorno alle origini, alla purezza dell'insegnamento dell'islam non contaminato con le tradizioni dei vari popoli, dai compromessi con le esigenze politiche ed economiche, soprattutto purificato da tutte le influenze provenienti dal mondo occidentale cristiano e, peggio ancora, ateo. Non può quindi essere qualificato come un  movimento "tradizionalista" anzi il suo punto essenziale è la lotta alle tradizioni . Nemmeno può esser considerato nazionalista  perchè intende combattere tutti i nazionalismi : le regole dell'Islam non debbono


essere calate in questa o quella realtà nazionale , valgono per tutti e sempre dagli aridi deserti dell'Arabia ai campus universitari europei. La visione è strettamente internazionalista. Allah non fa distinzioni fra le nazioni, la causa dell'islam non è la causa  di un popolo particolare ma è la causa dell'umanità intera. Nessuna differenza fra negri ed bianchi, fra orientali o occidentali. L'unica differenza è fra  "muslim"  (credenti ) e "kafir", (non credenti)
 Il concetto fondamentale  è la distinzione  fra "SALAF" (cioe delle origini) e  "BIDA" cioè innovazione rispetto  ai tempi  di Maometto.: la prima accettata in modo assoluto, la seconda respinta e qualificata   "shirk "(politeismo ), o  "kufr " (paganesimo)
Qualche esempio :
- Viene respinto il culto delle tombe  tanto che in Arabia si giunse fino a distruggere le tombe di Kadija e dei  califfi
 - non si ammettono  "madhab" (maestri) come interpreti della sharii'ah (legge, islamica data da Allah)
 - Viene respinto anche la invocazione alla intercessione di Maometto : non è ammesso  dire  YA MUHAMMAD  (per intercessione di Maometto)
Il pensiero salafita viene contestato da altre componenti dell'islam: per restare negli esempi citati: 
-si dice che il culto delle tombe è contenuto nelle prime tradizioni in quanto Muhammed stesso disse "Io (sarò) vivo e fresco nella mia tomba, a chi mi saluterà, gli ritornerò il saluto."
- che l'intercessione del Rasul Allah (inviato di Dio; Rasul viene generalmente tradotto in occidente con Profeta) è presente anche  negli hadith   (racconti del Profeta) : ad esempio vi si  narra  che un cieco recupera la vista per sua intercessioneche in effetti anche i salafiti hanno i loro  "madhab " (maestri) da seguire
-Soprattutto si contesta che una minoranza vuole  imporre il proprio parere alla grande maggioranza della UMMA (comunità dei credenti ) e che soprattutto ad innovare  (BIDA) sono proprio i salafiti che dopo 1400 anni vogliono mutare quello che i "muslin" hanno sempre fatto
-Non ci addentriamo in un dibattito teologico tutto interno al mondo dell'Islam:
 solamente notiamo  come gli argomenti addotti dagli uni e dagli altri ricordano singolarmente quelli addotti da cattolici  e protestanti nel '500: non è un caso: le tesi salafita  sono molto simili a quelle  luterane con la richiesta di tornare ai tempi evangelici che in effetti è la versione cristiana del ritorno ai predecessori (Salaf)..............Ma l'Occidente  da un punto di vista del rigorismo islamico è invece il "male": è egoismo eretto a sistema, immoralità e prostituzione eretti a principi morali. Bisogna allora contrapporre a tanto  male il ritorno integrale al Corano, la purificazione da ogni influsso occidentale. Questo non significa  rinunciare alle scoperte  scientifiche e al progresso tecnico degli occidentali  ma rifiutare le loro concezioni etico politiche. Non si riconosce il nesso, che invece per noi europei è chiarissimo, fra progresso tecnico-
scientifico e nuove concezioni filosofiche nate dal Rinascimento in poi in Europa .
Può destare meraviglia che teorie tanto radicali possano trovare seguito non solo nei paesi tradizionalmente islamici  ma anche e  forse soprattutto fra  i mussulmani nati o vissuti  in Occidente e anche fra i convertiti di origine occidentale. Bisogna  però considerare un fenomeno importante indicato in sociologia con il temine " marginal man", cioè della situazione in cui vengono a trovarsi individui che a causa di emigrazione restano  sospesi  fra due identità  diverse.
 Un musulmano che vive in Occidente  sarà percepito dagli occidentale come un "diverso" perchè mussulmano  e dai suoi compatrioti ancora come un "diverso" perchè vive in Occidente: un emigrante di terza generazione in Francia di origine magrebina non verrà percepito come francese dai francesi ma nemmeno come arabo dagli arabi: la sua identità  rimane  incerta, indefinita. Il Salafismo  invece gli offre una identità decontestualizzata nel tempo e nello spazio: un salafita non è ne afgano ne americano, non è del XXI scolo o del X secolo: vive in una specie di patria ideale senza confini, non ha tradizioni nè patria nè tempo . E una identità particolarmente adatta    per chi non riesce più a identificarsi in nessuna patria e in nessuna tradizione.
A questo punto c'è da chiedersi che cosa  c'entra il terrorismo , il  jihad contro l'Occidente  con  il Salafismo: approssimativamente in Occidente il "fondamentalista" islamico è quasi sinonimo di terrorista. In realtà il  rapporto è molto complesso e vario.
 Innanzitutto  va notato che niente accomuna di per se il mussulmano che vuole essere particolarmente pio con il terrorista. Seguire i dettami del Corano in modo puntuale, stare attenti che negli animali macellati non resti alcuna traccia di sangue,che non si mangi nulla del maiale,  che le preghiere vengano recitate nel modo più corretto non ha alcuna attinenza con il  mettere bombe sui treni o far crollare  i grattacieli. Anche in Occidente vi sono molti movimenti religiosi cristiani  che contestano alcune aspetti della modernità, che si battono contro l'egoismo liberista  e contro la pornografia ma certo non vengono percepiti come pericoli. Nessuno penserebbe al Papa come un pericoloso sovversivo perchè si dichiara contro il consumismo e richiama fedeli e non fedeli a una rigorosa morale sessuale. Nemmeno è da credersi che, come qualche volta si sente dire, che i musulmani intendano convertire il resto del mondo a colpi di bombe e di massacri. Anche nei tempi antichi i mussulmani non hanno mai costretto gli altri a convertirsi all'Islam come la sopravvivenza  di comunità cristiane nel Medio Oriente testimonia.
 In realtà   storicamente il Safalismo non è stato sempre "nemico" dell'Occidente; anzi spesso si è collegato a un movimento di riforma del mondo islamico che tendeva a metterlo al passo con l'Occidente. In tempi recenti la monarchia wahabita dell'Arabia è stata la più fedele alleata degli USA nell'area medio orientale ,e in genere i movimenti più religiosi sono stati alleati di fatto con l'Occidente in chiave anticomunista. Lo stesso Bin Laden in altri tempi ha ricevuto, sia pure indirettamente, qualche aiuto dagli Usa . I Talibani hanno preso  il potere  in Afganistan con l'appoggio se non proprio degli Usa di due alleati storici degli  Usa stessi cioe il Pakistan e l'Arabia Saudita.
 Tuttavia è pure un fatto che attualmente le organizzazioni terroristiche che hanno operato in Occidente si richiamano alla ideologia safalita e comunque all'integralismo islamico.
Per comprendere  tale rapporto che può apparire incomprensibile  bisogna, a nostro parere, partire da una analisi del mondo arabo e musulmano in generale.  Prima degli anni 80 hanno prevalso in esso correnti  che più o meno si ispirarono alla cultura occidentale sia che si riferissero  al modello liberista  cha a quello socialista pure esso tutto interno, giova  ricordarlo , alla cultura occidentale. Alcuni stati erano allora filo occidentali, altri filo russi con tutte le possibili gradazioni ed equilibri. Ma questa opera di modernizzazione non ha dato i frutti sperati per motivi che qui non esaminiamo. Correnti allora più integraliste islamiche che qui indichiamo con il temine generico di Salafismo hanno preso consistenza e rilievo. ed é nata quindi una lotta tutta interna al mondo arabo musulmano fra coloro che intendevano portare avanti l'opera di modernizzazione in senso occidentale e coloro che invece ritenevano che il rinnovamento poteva venire solo da un ritorno integrale all'islam. Il conflitto come era forse inevitabile in un mondo non democratico  è passato dal piano puramente culturale al confronto politico e militare. In Iran esplose la rivoluzione sciita , una vera rivoluzione popolare,  come concordano  tutti gli osservatori. In qualche altro paese prevalse qualche regime integralista ma nel complesso  le elittes rivolte all'occidente hanno mantenuto il potere Anche nei paesi dove esso si era affermato i frutti non erano stati quelli sperati e alla fine degli anni 90 l'integralismo politico ispirato all'Islam   sembrava in declino. A questo punto alcuni gruppi hanno ritenuto che il vero nemico da colpire non fossero i regimi arabi laici ma gli occidentali considerati loro protettori.  Gruppi come quelli di Al Qaeda hanno cioè alzato il tiro colpendo gli Usa nella speranza non certo di conquistare gli Usa ma di unire tutti il mondo arabo musulmano in una guerra comune contro l'occidente e fare apparire i regimi arabi non islamici come una emanazione dell'Occidente, del grande Satana
 Il conflitto a nostro parere  è interno al mondo mussulmano ed   è debordato al di fuori di esso quando la parte soccombente ha tentato di riprendere vigore coinvolgendo gli Occidentali  in un conflitto che non li riguardava e che essi difficilmente riescono 
Difficile indicare le prospettive di un conflitto quando esso è  in corso.  Crediamo che in in qualche modo il terrorismo ha avuto un successo nel provocare l'intervento militare americano in Medio Oriente trasformando questi da aggrediti in aggressori. In effetti nessun arabo crederà mai che gli americani sono in Afganistan o in Iraq per difendersi ma interpreterà l'intervento come una aggressione. D'altra parte questo avviene largamente anche in Occidente.
Vero è pero che la possibilità che l'integralismo possa prender il poter nei paesi arabi che era il fine essenziale del terrorismo si è indefinitivamente allontanato : In qualche paese nel quale aveva il potere lo ha perso. Dovunque in Occidente e in Medio Oriente la caccia al sospetto di terrorismo è accanita.  soprattutto poi il movimento salafita nel suo insieme viene visto  come la fonte del terrorismo ed è difficile distinguere   un salafita pacifico e un salafita che ricorre al terrore.
Consideriamo poi la proporzione delle forze in campo: da una parte vi è la enorme potenza economia e militare degli Usa:dall'altra parte un movimento  frammentato in mille rivoli diversi , privo di mezzi e di guida. Il resto del mondo può essere anche in disaccordo con questa o quella iniziativa americana ma tutti dalla Cina all'Europa all'India alla  stessa maggioranza dei musulmani è comunque nemica del terrorismo  islamico. In questi termini non vi può essere alcun dubbio sull'esito finale del  conflitto. Anche se i movimenti terroristici vincessero una o cento battaglie questo non farebbe che altro che  aumentare la forza e la determinazione dei loro avversari. Il problema è  invece quanti esseri umani, migliaia, centinaia di migliaia , milioni debbono ancora morire inutilmente. clicca x art. int. (consiglio di leggerlo e' semplice e  molto utile)


orso castano : e' indubbio che si puo' intuire come andra' a finire stanti le attuali forze militari in campo e la determinatezza dell'occidente a non lasciarsi sottomettere. La cosa che piu' preoccupa sono la massa dei senza ricchezza, sui barconi, che  si avventurano verso l'Europa . Limitarsi a ricondurli a casa oppure limitarsi a dare al governo  tunisino migliaia di dollari  e' come dare del pesce ad un affamato ma non insegnargli a pescare. 
Mangiato il pesce l'affamato , il giorno dopo, tornera' a chiedere il pesce oppure, nel caso dei soldi, questi ,, come la storia ben insegna, finiranno nelle mani degli speculatori ,dei ladri o, peggio, dei numerosi killer che , machete alla mano, non esiteranno a deturpare, ammazzare, magari a bordo di un  pick up, con una mitraglietta, oppure dgli aspiranti signori della guerra, molto piu' orgazzati ed armati, che si impossesseranno di fette di territorio brutalmente. E la collaborazione tra Uniiversita'? oppure tra associazioni professionali, creandole la dove non esistono? e' una pazzia? eppuren senza questo tessuto connetivo non ci sara' rripresa, ci saranno come sempre le multinazionali  da una parte, col desiderio di possesso delle materie prime  e diseredati dall'altra, magari  con la laurea  in tasca , ma senza mezzi,  che  dovranno adattarsi a diventare schiavi...........

mercoledì 18 maggio 2011

I Cristiani Coopti in Egitto e l'islamizzazione in atto.


Meunier, partiamo da lei. Perché ha deciso di tornare dagli Stati Uniti in Egitto, proprio in un momento di grandi tensioni come quello attuale?
Negli ultimi tre anni sono stato in Egitto sempre più spesso, e da quando è iniziata la rivoluzione e il regime di Mubarak è caduto, ho scelto di ristabilirmi in modo definitivo nel mio Paese d’origine. Il mio obiettivo è cercare di educare i copti, rafforzando la loro partecipazione e la loro mobilitazione politica e organizzandola in modo da rendere il loro impegno sempre più efficace. I cristiani devono infatti integrarsi sempre di più nella vita politica e nel governo egiziano.No, penso proprio di essere l’unico. I copti stanno fuggendo, molti di loro sono spaventati e preoccupati per le loro vite, i loro beni e le loro famiglie. Io sto facendo il possibile per calmarli e mi auguro che il Consiglio Militare prenda delle misure per inviare un messaggio chiaro, affermando che l’Egitto è un Paese sicuro, in modo che i cristiani rimangano e partecipino alla transizione politica.
Il dialogo tra cristiani e musulmani in Egitto è possibile?
Il dialogo è possibile, siamo fratelli e sorelle vissuti gli uni accanto agli altri per molti secoli e la maggioranza dei musulmani egiziani non sono dei fanatici. L’attuale problema è che gli elementi fanatici stanno alzando la voce sempre di più, incrementando così la tensione da entrambe le parti. La nuova situazione sta preoccupando gli stessi musulmani moderati. Ma la domanda cui è più difficile rispondere è perché il Consiglio Militare non si stia impegnando per risolvere questo problema. Al contrario, i militari stanno dando voce ai fanatici, concedono loro spazio sui media e facile accesso alle risorse del governo. E questo crea nella gente l’impressione di trovarci già in uno Stato islamico.Ma qual è il motivo di questo comportamento del Consiglio Militare?
E’ la domanda che si stanno ponendo tutti. Personalmente ritengo che questa applicazione sbagliata del concetto di democrazia sia un errore di valutazione, o un segno di debolezza. Escluderei che il Consiglio Militare sia mosso da cattive intenzioni, anche perché sta gestendo una situazione e un compito oggettivamente difficili. Ma non li stanno affrontando nel modo giusto, probabilmente per la paura di essere visti come l’esercito che spara al suo popolo. Ma quando hai a che fare con dei fanatici, o dei criminali, non ci sono possibili scappatoie: devi applicare la legge.
Quali sono le riforme più urgenti per dare ai copti uguali diritti?
Ritiene che gli scontri religiosi possano portare a una guerra civile come in Libano?
E’ possibile, esiste un grosso rischio che ciò possa accadere, e che le violenze settarie estendendosi e aumentando arrivino a peggiorare l’intera situazione. E se i militari al potere non riusciranno a intervenire in modo rapido e giusto, questo può portare a una guerra civile.
E’ vero che dopo la caduta di Mubarak molti copti stanno lasciando l’Egitto?
C’è molta pressione in questo momento, e i copti che stanno fuggendo dal Paese sono numerosi. In Egitto ultimamente c’è molta violenza e un incremento dell’estremismo islamico, i cui effetti sono amplificati da una mancanza di azione da parte della polizia e del governo. Questo rende numerose persone preoccupate e spaventate, e la situazione si sta facendo via via più difficile.
Ci sono anche degli copti che, come lei, stanno tornando nel Paese d’origine?

Il primo problema riguarda la costruzione delle chiese, per consentire apertamente anche ai cristiani la realizzazione di nuovi edifici di culto. Inoltre abbiamo bisogno di una legge per garantire piena cittadinanza e uguaglianza tra gli individui e fermare le discriminazioni. Soprattutto sul lavoro i copti sono molto discriminati, e in particolare nel settore pubblico i loro diritti non sono garantiti. Il governo deve inoltre compiere degli sforzi massicci sul piano educativo, sia nelle scuole primarie sia in quelle secondarie, per insegnare la tolleranza, i diritti civili e la libertà. C’è ancora un grande lavoro da compiere, prima che i copti possano dirsi cittadini egiziani a tutti gli effetti.Come si organizzeranno i copti in vista delle elezioni di settembre?
Presenteranno dei loro candidati nei partiti di ispirazione democratica, insieme agli esponenti musulmani moderati. Ritengo però che sia prematuro tenere le elezioni in settembre, andrebbero quindi rimandate. Prima il Consiglio Militare deve riuscire a garantire la sicurezza del Paese, altrimenti prevarranno le forze più fanatiche. Tutti stanno chiedendo al Consiglio Militare di rimandare le elezioni, ma quest’ultimo ha deciso di tenerle ugualmente in settembre. Neanch’io riesco a capacitarmi dei motivi di questa decisione.
Ayman Nour, numero uno di Al Ghad, ha affermato che «il problema dei copti deve restare un affare interno, non vogliamo che altri interferiscano nelle nostre questioni». Lei cosa ne pensa?

La libertà religiosa non è mai una questione interna, bensì una responsabilità dell’intera comunità internazionale. Non vogliamo ovviamente un esercito che venga da fuori e occupi l’Egitto, ma potremmo avere bisogno di aiuto nella soluzione dei conflitti oltre che di sostegno finanziario, in quanto la disoccupazione ha raggiunto livelli molto elevati. Quando le chiese sono bombardate e i cristiani uccisi, non ci si può limitare a dire: «E’ una questione interna, non interferite». Basta vedere quello che è successo in occasione dei genocidi in Rwanda o in Kosovo, per comprendere che la comunità internazionale non può derogare ai suoi doveri. E quindi, finché il governo egiziano non sarà in grado di affrontare da solo questi problemi, qualsiasi «interferenza», purché non violenta, sarà la benvenuta.       Pietro Vernizzi


0rso castano : c'e' il rischio che i mussulmani , sopratutto i salafiti, alimentino il clima di scontro intendendo islamizzare l'Egitto. Andrebbero in fumo le speranze di uno stato laico garante delle liberta' religiose e sopratutto andrebbe in fumo il rinnovamento scientifico e culturale di quel paese, che non dimentichiamo fa parte del mediterraneo. Cosa puo' fare e cosa sta facendo il Vaticano e l'Europa? La partita e' enorme e non si puo' lasciare che incompetenti facciano mosse sbagliate. Il momento e' assai delicato!!

Analisi impietosa del CENSIS riportata da Rpeubblica .it del 17/5/2011




….......Non solo, i giovani italiani, secondo Roma, sono scarsamente istruiti. Tra i middle young (25-34 anni d'età), quando normalmente il ciclo educativo dovrebbe essere compiuto, il 29% ha concluso solo la scuola secondaria inferiore, contro il 16% di Francia e Regno Unito, e il 14 della Germania. E ancora, i laureati registrano i valori più bassi rispetto agli altri grandi Paesi europei: il 20,7% a fronte di una media europea del 33%, del 40,7 del Regno Unito e del 42,9 della Francia.IInoltre, dati i tempi prolungati dei diversi cicli formativi, l'ingresso nella vita lavorativa per i giovani italiani è ritardato rispetto agli altri Paesi europei. Tra i più giovani (15-24 anni) il 60,4% risulta ancora in formazione, rispetto al 53,5 della media Ue, il 45,1 della Germania e il 39,1 del Regno Unito. Gli occupati sono il 20,5% rispetto al 34,1% della media europea, il 46,2% della Germania e il 47,6% del Regno Unito.
 Un'altra particolarità tutta italiana è l'alta percentuale di giovani che non studiano né lavorano. "La vera anomalia italiana è rappresentata dai giovani che non mostrano interesse nè nello studio, nè nel lavoro: in Italia sono l'11,2% rispetto al 3,4% della media europea". Quello che l'istituto definisce il "record di inattività volontaria". Secondo i dati Censis, per i middle young, tra i 25 ed i 34 anni d'età c'è un'inversione tra chi studia (dal 60% si scende al 7) e chi lavora (dal 21% si sale al 65), e crescono le persone alla ricerca di un lavoro o esclusi da qualsiasi attività (dal 20% al 28%). E' bassa la partecipazione al lavoro nell'età dell'apprendistato e del diploma. Nei successivi dieci anni, la quota di chi non ha avuto accesso alla vita attiva, alla piena autonomia e responsabilità raggiunge il 35% tra i 25-34enni, e la percentuale sale al 45% tra le donne e al 53% nel Mezzogiorno. "E non bisogna neanche agitare lo spauracchio del lavoro precario - ammonisce una nota del Censis - i giovani occupati a tempo determinato in Italia sono il 40,1% nella classe di età 15-24 anni e l'11,5% tra i 25-39enni, meno che negli altri grandi Paesi europei. In Germania le percentuali salgono rispettivamente al 56% e 13,5, al 54,3 e 25,6 in Spagna, al 53,9 e 13,2 in Francia".Scarso, infine, l'impatto della laurea. Da noi "non paga" e "i nostri laureati lavorano meno di chi ha un diploma, meno dei laureati degli altri paesi europei, e con il passare del tempo questa situazione è pure peggiorata", ammette Roma.Di fronte a questo scenario, sono tre le proposte avanzate dal direttore del Censis per favorire la possibilità di impiego dei giovani. "Anticipare i tempi della formazione e metterla in fase con le opportunità di lavoro: la laurea breve dovrà sempre più costituire un obiettivo conclusivo nel ciclo di apprendimento". Inoltre "non solo lavoro dipendente, ma soprattutto iniziativa imprenditoriale, professionale e autonoma: bisogna detassare completamente per un triennio le imprese costituite da almeno un anno da parte di giovani con meno di 29 anni", ha proseguito Roma. "Infine accompagnare il ricambio generazionale in azienda. Si potrebbe introdurre un meccanismo per il quale l'azienda che assume due giovani con alti livelli di professionalità potrà essere aiutata a collocare un lavoratore a tempo indeterminato non più giovane, dopo opportuni corsi di formazione, in altre unità produttive, rimanendo il costo della formazione in capo ai soggetti pubblici".


martedì 17 maggio 2011

Ossa e tessuti rigenerati, novita' della bio-ortopedia da univadis del 16/572011 , occorre pass univaadis



...........................'Platelet rich plasma' o Prp. Una tecnica sviluppata da Alberto Gobbi, fondatore del Centro internazionale di studio delle cartilagini, dell'invecchiamento articolare e delle lesioni da sport (Oasi) di Milano.............Il plasma arricchito di proteine (Prp) rappresenta, secondo Gobbi, un'alternativa alla soluzione chirurgica. Questa tecnica, al centro del Congresso mondiale della Società internazionale di artroscopia, chirurgia del ginocchio e medicina dello sport, in corso a Rio De Janeiro, si basa su meccanismi naturali dell'organismo. Infatti sfrutta le elevate capacità rigenerative e di guarigione dei fattori di crescita rilasciati dalle piastrine contenute nel sangue...............il plasma, ricco di piastrine e di cellule mesenchimali, consente di riparare con successo i danni della cartilagine del ginocchio, prevenendo lo sviluppo di complicanze, alleviando il dolore e accelerando il recupero funzionale" . Secondo l'esperto, la tecnica Prp è di facile esecuzione e sostanzialmente priva di effetti collaterali. E' infatti studiata per promuovere la guarigione a lungo termine dei tessuti e permette nel tempo un significativo miglioramento della sintomatologia e una drastica ripresa della funzionalità................un intervento di 'Bone marrow stimulation' del legamento crociato laterale, consentendo a Guardalà di conservare il legamento originale favorendone la guarigione. Questo è avvenuto attraverso l'introduzione di cellule staminali mesenchimali dotate di capacità rigenerative naturali. "Dopo meno di 2 mesi - continua la nota - l'atleta ha recuperato la funzionalità dell'arto e il tono muscolare tanto da tornare subito a gareggiare in pista".................Oltre alle lesioni ai legamenti, la bio-ortopedia ha negli ultimi anni aperto la strada a nuove possibilità di cura. Molte affezioni dell'apparato muscolo-scheletrico, come le lesioni dei tessuti muscolari, tendinei, ossei o cartilaginei, "possono essere risolte sfruttando la possibilità di estrarre cellule dal nostro organismo, che vengono coltivate e poi reinserite, dopo opportuna selezione, nel distretto da curare", spiega l'Oasi. Inoltre può essere efficace nella cura dei traumi, e probabilmente nella prevenzione dell'invecchiamento articolare.Le tecniche di ingegneria tissutale hanno reso possibile la realizzazione di bio-materiali su cui innestare cellule mesenchimali o staminali per ricostruire la zona lesionata, rigenerando un tessuto anatomicamente identico all'originale...............il trattamento con Prp sviluppato da Gobbi rappresenta per molti pazienti una valida alternativa alla soluzione chirurgica. Secondo l'esperto "non dà effetti immediati, ma è studiato per promuovere la guarigione a lungo termine dei tessuti e permette nel tempo un significativo miglioramento della sintomatologia ed una drastica ripresa di funzionalità".. 


orso castano :  indubbiamente le staminali sono una nuova frontiera.

Il giudice, medici possono non seguire norme in contrasto con professione da Univadis del 16/5/2011 (clicca ma occorre purtroppo la passw. univadis)


Roma, 16 mag. (Adnkronos Salute) - I medici "possono non ottemperare alle norme dell'ordinamento qualora queste contrastino con gli scopi della professione medica". I professionisti, inoltre, hanno giurato di "perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza". Sono le dichiarazioni del primo presidente emerito della Corte di Cassazione Vincenzo Carbone in risposta alle domande dell'Associazione medici dei ingiustamente accusati di malpractice (Amami) sulla recente sentenza della Corte di Cassazione (IV Sez. penale n.13746/2011) che dispone il divieto di operare pazienti in fin di vita. Affermazioni riportate dalla stessa Amami in una nota. L'associazione, infatti, ha lanciato venerdì due iniziative - il corso di sopravvivenza 'giuridico mediatica' per camici bianchi' e il 'No D Day', giornata senza dimissioni ospedaliere - che hanno avuto "adesioni senza precedenti", continua la nota. E proprio in occasione del corso, svolto a Roma venerdì e sabato, il presidente Carbone ha risposto alle domande dei medici, "riprendendo il codice deontologico dei camici bianchi, siglato nel 2007 dalla Federazione nazionale degli Ordini e leggendo il nuovo giuramento". "Incalzato sulle due sentenze della Cassazione, Carbone con riferimento a quei giudici - si legge in una nota Amami - si lascia sfuggire un 'evidentemente hanno sbagliato' riconoscendo anche un ipotizzabile principio di inesigibilità nei confronti dei medici rispettosi del loro giuramento". Per il presidente dell'Amami, Maurizio Maggiorotti, "è giusto che il medico che ha sbagliato debba pagare, ma se nessun errore viene commesso o ci si limita ad adeguarsi alle linee guida non si capisce perché a rimetterci debba essere sempre e comunque il medico oltre che il paziente".

orso castano  : mi pare l'articolo chiarisca bene i confini tra l'accanimento terapeutico e la intenziinalita' cosciente del medico che , fatte le dovute valutazioni, dedcida di seguireil protocollo nella speranza di dare vita al paziente.

Strauss-Kahn , la violenza sulle donne e la verita' giudiziaria


"Le donne all'Ecofin contro Juncker che aveva preso le difese del direttore del Fmi, «un buon amico»", "Un passo indietro, subito. " , "«È una vicenda devastante e dolorosa»,"(dice....L'apprezzata titolare francese delle Finanze Christine Lagarde è indicata tra i papabili alla successione alla guida del Fondo )

Quanta fretta , quante condanne a priori, quante sostituzoni ai giudici, ma esattamente cosa e' successo ? non lo sapremo con esattezza fino alla fine del processo. Per il momento solo ricostruzioni giornalistiche. Khan rischia fino a 70 anni di reclusione , ma se si trattasse di un complotto internazionale? tropppa fretta da parte dim persone per nulla disinteressate (ed un po' cannibaliche). Vedremo........se dovremo sbattere l'ennesimo "mostro in prima pagina"
Resta comunque il fatto che la violenza sessuale  (e non) sulle donne e' esecrabile.


lunedì 16 maggio 2011

Boom di interventi tra over 45, prestiti in banca per il ritocco , da UNIVADIS


Milano, 13 mag. (Adnkronos Salute) - Hanno tra i 45 e i 55 anni. Sono mogli e madri al giro di boa dell'età di mezzo. Sul corpo e in volto portano i segni del tempo che passa, delle esperienze alle spalle e dello stress di una vita da acrobate in equilibrio fra casa, figli e lavoro. "Donne invisibili" che però hanno voglia di rinascere, di rimettersi in pista e tornare a piacere a se stesse e agli altri. "Per uscire dal loro stato di 'trasparenza' agli occhi del mondo cercano di recuperare un aspetto sexy e si rivolgono al chirurgo". E quando il portafogli è vuoto non si arrendono, vanno in banca e "scelgono la strada del finanziamento". A fotografare il trend, con "un boom di interventi" che raggiunge il suo picco proprio alle porte dell'estate, è Giulio Basoccu, primario del Reparto di chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva dell'Istituto neurotraumatologico italiano (Ini) di Roma. Nel pieno degli 'anta', queste donne "si sentono improvvisamente cambiate, meno desiderate, cercate, guardate - spiega l'esperto - Si tratta di donne sposate, madri, appesantite nel corpo dopo almeno un paio di gravidanze, con il seno segnato dall'allattamento, con un giro vita ormai scomparso, costrette a indossare abiti larghi per nascondere i chili di troppo, perdendo quindi anche il gusto di vestirsi in modo da poter esaltare il proprio corpo". Ormai loro "il corpo lo coprono, diventano e si sentono invisibili, soprattutto agli occhi degli uomini". Archiviata la freschezza dei vent'anni e lo charme più maturo dei 30-40, anche le rughe si fanno più marcate e all'ennesima prova dello specchio le over 45 dicono basta e corrono dal chirurgo. Per le 'donne invisibili' mettere in cantiere un restyling diventa dunque una priorità. "C'è chi punta sul seno - racconta Basoccu - e chiede una mastoplastica additiva per recuperare il volume della mammella svuotata dopo l'allattamento per due figli. Poi c'è chi punta su glutei, ginocchia e addome, chiedendo un intervento di liposuzione per eliminare gli accumuli di grasso e per ritornare ad avere un corpo sinuoso", e c'è invece "chi punta tutto sul viso con interventi di resurfacing, mini-lifting, trattamenti alle piastrine, rivitalizzanti e botulino"."Lo stato di disagio di queste donne - sottolinea il chirurgo estetico - aumenta soprattutto in vista dell'estate, quando le persone sono costrette a scoprirsi per le temperature molto alte e gli inestetismi sono, inevitabilmente, più visibili".Per Basoccu "la voglia di queste pazienti di riacquistare la propria femminilità è fortissima, vogliono tornare a piacere, vogliono essere ammirate e guardate di nuovo". Pretendono una seconda chance, e quindi "chi non può permettersi in termini economici un intervento di chirurgia estetica non si ferma davanti al portafogli vuoto e sceglie la strada del finanziamento. La chirurgia estetica dà loro risultati visibili e queste donne hanno fretta di cambiare e di stare meglio".
 per saperne di piu' sulle complicazioni:In coma dopo un intervento di chirurgia plastica. E’ successo ad una donna di 24 anni, Alessia Rufini, di Santa Maria delle Mole che ha rischiato di perdere la vita per un triplice intervento di chirurgia plastica. La giovane, di professione parrucchiera, nel 2004 si era rivolta ad un chirurgo per rifarsi il seno, ma lo specialista le avrebbe consigliato di ritoccare anche naso e cosce.
Fin quì nulla di anomalo, se non fosse che il medico avrebbe garantito di poter effettuare i tre interventi in un’unica seduta. Senza apparentemente tener conto dei rischi per la paziente. La malcapitata si ritrova a sua insaputa a farsi operare in una clinica, dove è in servizio il medico cui si era rivolta, che non è attrezzata per le emergenze, ma solo per piccoli interventi ambulatoriali, con anestesia locale. Le complicazioni durante l’intervento e una forte emorragia la portano al coma, durato ben 47 giorni. Il caso di Alessia Rufini non è certo un fatto isolato e prima di sottoporsi ad interventi di chirurgia plastica è bene conoscere i possibili rischi e le complicazioni cui si potrebbe andare incontro.Nella maggior parte dei casi si tratta di complicazioni dovute all’intolleranza da anestesia, o complicazioni post-operatorie quali possono essere gli ematomi, la difficoltà di cicatrizzazione, o ancora infezioni. Esiste sempre un rischio di complicazioni, anche se il chirurgo ha eseguito l’intervento in maniera perfetta. Tuttavia è ovvio, come nel caso sopra riportato, che effettuare tre interventi in una sola seduta espone a gravi rischi che è possibile preventivare ed evitare. Molto dipende dalla ragionevolezza e affidabilità del chirurgo, nessun buon chirurgo con un minimo senso dell’etica professionale, metterebbe a repentaglio la vita di un paziente. Alcuni effetti collaterali possono essere facilmente evitati. E’ stato dimostrato che ilfumo interferisce con i processi di cicatrizzazione, così come l’assunzione di particolarifarmaci. Ogni intervento ha rischi più o meno specifici. Nel caso della liposuzione, ad esempio, che è l’intervento di chirurgia estetica più richiesto le complicazioni possono derivare da diversi fattori:
  • Infiltrazione di una quantità eccessiva di anestetico e/o fluidi
  • Rimozione di una quantità eccessiva di grasso
  • Associazione della liposuzione ad altri interventi chirurgici nella stessa seduta operatoria
  • Stato di salute del paziente non ideale e/o non correttamente valutato
  • Mancato o inadeguato monitoraggio postoperatorio dei pazienti sottoposti alla rimozione di grossi volumi di tessuto adiposo
Per la mastopessi, meglio conosciuta come lifting del seno, i rischi sono minimi, essendo un intervento abbastanza semplice, tuttavia puo’ capitare che si incorra in infezioni ed emorragie. Le fumatrici dovrebbero astenersi dal fumare qualche mese prima dell’operazione. Nessun chirurgo garantisce risultati perfetti e privi di complicazioni. A tal proposito prima di un intervento il paziente deve firmare uno speciale documento, il consenso informato. Nel consenso informato sono descritte tutte le informazioni che riguardano l’intervento: modalità, tecnica utilizzata, anestesia, convalescenza, rischi e possibili complicazioni. vedi il sito, clicca