domenica 27 febbraio 2011

La donna nella storia della cultura EBRAICA E CRISTIANA

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La nostra cultura è segnata, come ogni cultura, dalla “mano della donna” anche se non tutti sono disposti ametterein rilievo tale fatto e a volerlo evidenziare: ma comunque resta nel profondo della storia umana tale segno particolare.
La donna segna in modo incisivo la storia dell’umanità, e non si può prescindere da questo dato di fatto.
Come Cattolici e come Cristiani, non possiamo non prendere in considerazione il modo in cui la donna veniva considerata nella cultura ebraica, dalla quale la nostra stessa religione ha attinto simboli e feste, anche se poi “trasformate” dalla Resurrezione di Cristo.
Nella cultura ebraica, la famiglia aveva un 'sogno' particolare: avere una discendenza molto numerosa. Nel grande numero di figli, la coppia ebraica vedeva la benedizione del Padre Celeste.
Ma il compito principale nella famiglia, per quanto riguardava l'educazione delle figlie, era della madre.
La bambina lavorava con la madre ed imparava così le varie usanze familiari. In tale modo riusciva anche ad apprendere le tradizioni religiose del suo popolo.
Quando aveva circa 13 anni, la bambina ebrea riceveva già la richiesta di matrimonio. Lei non veniva consultata per questa svolta importante della sua vita, ma erano i relativi padri di famiglia che contrattavano la cosa. Infatti il padre dello sposo andava a parlare, in casa della sposa, proponendo una somma di denaro quale compenso per la famiglia della donna.
In tutto questo i due interessati non venivano mai consultati e tutto veniva svolto dalle rispettive famiglie.
Era un vero e proprio contratto che si compiva con l'ingresso, nella casa dello sposo, della fidanzata.
La giovane sposa, anche se ora aveva cambiato famiglia, non vedeva però mutata la sua situazione, in quanto rimaneva sempre soggetta a qualcuno: prima il padre, ora il marito.
Nella nuova famiglia la sposa aveva come compito il procreare e il prendersi cure di tutte le faccende domestiche.
La nascita dei figli, soprattutto dei maschi, la faceva essere maggiormente considerata e meritevole di più attenzioni affettive: in lei, proprio perché metteva al mondo dei figli, si vedeva colei che faceva da 'intermediario' fra l'umanità e Dio, in virtù delle benedizioni divine che scendevano sulla nuova famiglia con la nascita di bambini.
La donna, poi, fra le sue virtù, ne aveva una che la metteva in particolare rilievo: la fedeltà assoluta al coniuge.
Mentre lo sposo poteva anche commettere adulterio, ed avere anche più mogli, per la sposa non era lo stesso.
Comunque la situazione di bigamia era sempre una condizione piuttosto eccezionale, in quell'ambiente, in quanto era la monogamia lo stato di vita più frequente della famiglia ebraica.
Il dislivello fra maschio e femmina, fra sposo e sposa, era notevole, ma non era stato voluto così dal Creatore.
Il Padre della Vita aveva creato con pari dignità l'uomo e la donna, ma la cultura dell'epoca, l'ambiente e le situazioni storiche del tempo, avevano stravolto la visione originaria del rapporto di coppia.
Bisognerà aspettare la venuta di Gesù per ristabilire l'equilibrio iniziale e ridare alla donna la dignità che per lei aveva voluto lo stesso Creatore.
Nell'ambiente ebraico, l'uomo e la donna, teoricamente, erano con la stessa dignità. Ma non era così nella vita pratica.
Gli ebrei avevano smarrito, dimenticato, il progetto originario che Dio aveva fatto sull'uomo e sulla donna.
Solo nel Nuovo Testamento tale progetto riprende la sua forma iniziale.
Dai testi evangelici possiamo comprendere il pensiero di Gesù sulla figura della donna palestinese e sulla donna in generale.
Gesù stabilisce un contatto col mondo femminile che ci sottolinea il suo modo di rapportarsi alla donna ed il modo in cui debba essere considerata.
Per esempio, se leggiamo, in questa ottica, la risposta che il Maestro dà alla domanda sul divorzio, ci rendiamo conto che egli si rifà alla Genesi e sottolinea come la natura umana, dal Creatore, sia stata creata di uguale dignità fra uomo e donna. 
Durante tutta la sua vita pubblica, Gesù dona alle donne molto del suo tempo, conversando con loro, parlando anche con loro del modo di porsi nei confronti della vita materiale e spirituale.
Basta, per esempio, guardare l'episodio di Marta e Maria, in cui egli, intrattenendosi con loro, mette in risalto quale sia la 'parte' migliore da scegliere nella vita. 
Gesù parla anche con le donne peccatrici, con donne che sono eretiche, con donne che sono pagane. Egli non fa distinzioni perché la Parola di Dio è per la salvezza di tutti. Le richieste e le esigenze delle donne sono tenute in considerazione allo stesso modo di quelle per gli uomini, anche per quanto riguarda i miracoli.
Il Cristo mette, quindi, sullo stesso piano la donna e l'uomo, ascoltando entrambi e dando consigli per vivere in modo migliore la propria vita di fede. 
Durante le nozze di Cana egli compie il suo primo miracolo esaudendo la richiesta fatta da una donna, sua Madre. A Betania resuscita il suo amico Lazzaro, dietro le richieste delle sorelle Marta e Maria.
Guarisce una donna curva di sabato.
Guarisce la donna che era emorroissa da tanti anni.
E così via... 
Nei vangeli troviamo tanti gesti e miracoli che Gesù fa per la donna, o dietro sua richiesta, ed a volte anche senza che questa dica nulla.
Il suo considerarla in questo modo la riporta alla dignità iniziale, che ritroviamo descritta nella Genesi, quando Dio Padre aveva donato alla coppia umana la stessa dignità. 
Il Maestro nella donna sottolinea pure il ruolo della maternità.
Basta osservare in che modo ascolta la richiesta della madre dei figli di Zebedeo. Ha pietà della vedova di Naim che porta alla sepoltura il suo unico figlio.
Ha come sue seguaci madri di suoi discepoli. 
Per la donna Gesù rivela un rispetto particolare: la pone sempre sullo stesso piano dell'uomo, l'ascolta allo stesso modo, la aiuta nel bisogno. Per lui è adultero anche l'uomo, e non soltanto la donna, quando c'è un'unione non legittima ed extraconiugale.
La donna adultera da lui non viene condannata ma perdonata ed invitata a non peccare più.  
Per l'ambiente ebraico di quel tempo, in cui la donna viveva sempre una condizione subalterna nei confronti dell'uomo, diventa uno 'scandalo' l'atteggiamento di Gesù che, invece, tratta uomo e donna sullo stesso piano.
Lui ripristina il progetto originario di Dio sulla coppia umana, progetto che comporta il rispetto reciproco e la pari dignità per entrambi.
Ma non solo questo: l'atteggiamento di Gesù nei confronti della donna ci insegna anche ora il giusto modo di rapportarsi e di considerare la persona umana.
Qualsiasi sia il sesso o la condizione sociale, uomo e donna sono comunque figli dello stesso Padre Celeste, che ha donato alla coppia umana la pari dignità. 
Adele Caramico


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BEATI
• Dal greco classico felice condizione degli déi (che non hanno preoccupazioni umane = niente
pene, fatiche, lavoro, morte…)
• Epoca ellenistica persona felice
ANTICO TESTAMENTO
• è beato chi vive con integrità, seguendo i comandamenti di Dio
• chi cerca un rapporto intimo con la Sapienza (la giustizia divina rivelata nella Toah)
• Nei Salmi è beato l’uomo chI teme Dio e medita la sua legge, pratica la giustizia, ha cura del
povero
• Salmo 128 è beato colui che è benedetto da Dio (beatitudine=benedizione)
• LXX è beato colui che ha ricchezza, figli, onori… cose che rendono felice
Mt 13,16
• Beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono
Lc 11, 27
• Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!
Gv 13,17
• Dopo la lavanda dei piedi Gesù invita i discepoli a vivere l’amore scambievole e dice: “Sapendo
queste cose sarete beati se le metterete in pratica”
Gv 20,29
• Beati quelli che pur non avendo visto crederanno
L’ETIMOLOGIA DEL TERMINE INDICA DUE ASPETTI:
- La pienezza totale di benessere
- Il movimento, il cammino, il muoversi verso
La beatitudine non si riceve… ma si raggiunge con il cammino
PURO/ LIMPIDO
Ma anche senza mescolanza, senza macchia, mondo, guarito
Salmo 51
“Crea in me o Dio un cuore puro” # si fa riferimento all’atto creativo. Il cuore puro è dono di Dio.
Nelle cultura ebraica
Si riferisce soprattutto alla purezza rituale la purezza è assenza di contaminazione
Salmo 24: Dice che solo chi è “puro di cuore” può entrare nel tempio ed essere ammesso alla presenza del Signore”
La purezza è legata alla santità di Dio
La purezza è quella caratteristica che discrimina esseri e cose tra puri e impuri. il contatto con un oggetto impuro (cosciente o no l’individuo) contamina la persona e la
esclude dal culto e, quindi, dalla comunione con Dio, poiché SOLO CHI E’ PURO PUO’
ENTRARE IN RELAZIONE CON IL SACRO
Il libro del Levitico definisce cosa rende impura la persona:
- La nascita dell’individuo (la donna durante i primi sette giorni dopo il parto e durante il periodo
delle sue “regole” è IMMONDA – Dopo l’ottavo giorno, quindi dopo la circoncisione, deve
purificarsi per 33 giorni se è nato un maschio, 66 se è nata una femmina);
- Il cibarsi di alcuni animali o il contatto con i loro cadaveri;
- La vita sessuale (la donna e l’uomo che abbiano avuto un rapporto con emissione seminale si
laveranno nell’acqua e saranno immondi fino alla sera)
- La lebbra (è definita lebbra qualsiasi tipo di malattia, anomalia o affezione cutanea, comprese le
scottature e la calvizie)
Perciò l’uomo (e a maggior ragione la donna) nella cultura ebraica si trova continuamente in una situazione di impurità e quindi nell’impossibilità di avere una relazione continua con Dio.
Giobbe dice: “come può giustificarsi un uomo davanti a Dio e apparire puro un nato da donna?”
Eppure già nell’ANTICO TESTAMENTO sono presenti delle occasioni (seppur rare) in cui si sottolinea che la RETTA INTENZIONE
giustifica l’uomo davanti a Dio, e quindi supplisce al bisogno di purificazione rituale.
CUORE
Nella Bibbia il termine cuore definisce:
- l’organo fisico
- l’interiorità della persona
ANT.TEST.: Porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore (Ger 31,33)
Nella cultura ebraica indica:
- l’interiorità del cuore
- la sede del pensiero
- la sede della volontà
- la sede delle funzioni intellettive (ecco perché a volte è anche tradotto con il termine “mente”)
è il luogo in cui la persona pensa, dialoga interiormente, sceglie e decide di agire… è il luogo vitale
del discernimento e dei progetti , è nel cuore che la persona sceglie a chi aderire, con chi essere in relazione, chi amare, a chi obbedire, chi seguire…
PUREZZA DEL CUORE
In Matteo la purezza di cuore è intesa come l’ATTEGGIAMENTO INTERIORE della persona che NON si attacca agli idoli è conseguenza diretta della scelta di povertà # solo chi non idolatra la ricchezza e sceglie come “Unico Bene” Dio, può entrare nella categoria dei puri di cuore. (idolatria = trattare cose, persone o situazioni come se fossero Dio)
La persona pura di cuore NON si identifica con la persona religiosa.
La persona religiosa crede e accetta la presenza di Dio… eppure molte volte, specie nei momenti di fatica e dolore, è pronta a considerare Dio come il responsabile dei propri mali.
La persona pura di cuore è la persona fedele a Dio, che non dubita mai della sua presenza ed esistenza, che lo ama, e si sente così profondamente amato da Lui da non poterlo considerare come fonte e causa di qualsiasi male o disarmonia.
Nella nostra cultura potremmo dire che una persona “pura di cuore” è una persona limpida/trasparente nei rapporti con Dio e con il prossimo
- si fa riferimento alla sfera più intima della persona – quella che noi oggi chiamiamo COSCIENZA –
una sfera conosciuta solo da Dio dove:
- si sperimentano emozioni e sentimenti
- nascono le intenzioni e i progetti
- si delineano i comportamenti dell’uomo
Ecco perché la purezza di cuore riguarda
- pensieri
- sentimenti
- azioni
Per Matteo colui/lei che sceglie Dio come “Unico Bene” (e quindi vive da povero) non ha bisogno di seguire le norme rituali di purificazione, è già puro e quindi può instaurare una relazione stabile e continua con Dio. Questo nuovo rapporto con Dio, che non si basa sul timore di un servo nei confronti del suo sovrano, ma sull’amore fiducioso di un figlio verso il Padre.
La vera purezza – che nasce dal cuore – si traduce in amore e si manifesta sempre attraverso atteggiamenti che trasmettono vita a chi non possiede la pienezza.
Mt 15, 19
“Dal cuore infatti provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le immoralità, i furti, le false testimonianze, le calunnie”.
Sono sette atteggiamenti di ingiustizia verso il prossimo, che comportano un attentato alla pienezza
di vita di cui l’altro ha diritto Ciò che permette la relazione con Dio è la sincerità del rapporto con gli altri e non l’osservanza ai rituali di purificazione.
È la capacità di aiutare generosamente chiunque si trovi nel bisogno che consente un’esperienza immediata di Dio.
Perché VEDRANNO DIO
“saranno intimi di Dio” familiari
Nella cultura ebraica
Vedere la faccia di una persona = essere in intimità, essere familiare di…
Vedere la faccia di Dio = essere alla presenza di Dio
(nell’ANT.TEST si dice che nessun uomo può vedere Dio e restare vivo. Eppure Abramo, Giacobbe, Mosè, Isaia hanno VISTO dio e PARLATO con lui, restando in vita…)
Nel NUO.TEST.
Dio resta “l’invisibile” (Gv Dio nessuno l’ha mai visto)
Il Figlio però ce lo ha rivelato
Gv 14,9 “Chi ha visto me ha visto il Padre”
Nella lingua ebraica il nostro vedere si traduce con due termini diversi:
1. Vedere (fisico) vedere, osservare, guardare persone, cose o situazioni…
2. Vedere (percepire) “Non vedi che…” = con capisci
Gv 16,16
“Un poco e non mi vedete (fisico) più, e ancora un poco e mi vedrete (percepire/capire)”
Gv 11,40 (Gesù a Marta)
“Non ti ho detto che se credi vedrai (percepire/capire)?
E’ il secondo termine (percepire/vedere) che Matteo utilizza nelle sue beatitudini che può essere tradotto con: percepisco, riconosco, sento, mi rendo conto, considero, faccio attenzione, constato, riconosco…
Mt 25,40
“Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” 4
Il “Dio con noi” consente a quanti sono trasparenti nella relazione con gli altri di percepire la sua presenza nella propria esistenza. (nella cultura ebraica questo privilegio era riservato agli angeli).
Non è una realtà futura ma una esperienza quotidiana costante. Gesù ci fa conoscere il desiderio di Dio: che tutti siano felici e beati, ricchi di ogni bene e in pace
La persona dal cuore puro non è una persona che non pecca, ma una persona che ha scelto nella sua
volontà e nei suoi pensieri il bene ha scelto di entrare in limpida relazione con gli altri e con Dio.
PUREZZA DI INTENZIONI - PENSIERI
Mc 5, 25-34
Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti
medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”. E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male.
Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: “Chi mi ha
toccato il mantello? ”.
I discepoli gli dissero: “Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato? ”.
Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna impaurita e
tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Gesù
rispose: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Và in pace e sii guarita dal tuo male”.
PUREZZA DI SENTIMENTI
Lc 10, 38-42
Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua
casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua
parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti
curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose:
“Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno.
Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”.
PUREZZA DI AZIONI
Lc 7, 36-50
Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. A quella vista il fariseo che l’aveva invitato pensò tra sé. “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice”. Gesù allora gli disse: “Simone, ho una cosa da dirti”. Ed egli: “Maestro, dì pure”. “Un creditore aveva due debitori: l’uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più? ”. Simone rispose: “Suppongo quello a cui ha condonato di più”. Gli disse Gesù: “Hai giudicato bene”. E volgendosi verso la donna, disse a Simone: “Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato”.

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