"Signor Presidente, a quasi venti anni esatti dal riordino della rete di emergenza-urgenza con il DPR (Decreto Presidente Repubblica) del 27 marzo 1992 siamo ad interrogarci sulla situazione della rete stessa. Quel DPR, che era un atto di indirizzo e coordinamento, fu uno dei primi provvedimenti ad essere adottato d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni. Quest'atto delineava due sottosistemi dell'emergenza; il sottosistema di allarme sanitario e quello di accettazione di emergenza, con un numero unico di chiamata e la costituzione di centrali operative. Qualche anno più tardi, nel 1996, le cosiddette linee guida Guzzanti, anch'esse adottate d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni, completarono il modello, chiarendo ruolo e funzioni dei due sottosistemi disegnati nel 1992. L'acquisizione culturale e normativa, intendendo il DPR e le linee guida come un unico comparto normativo, è pertanto risalente, salvo quanto dirò fra poco.Vorrei ora soffermarmi sui dati che riguardano le strutture e le attività. Per quanto riguarda le strutture, dai dati del 2009 emerge la presenza di 550 servizi di pronto soccorso, con 343 dipartimenti di emergenza e accettazione attivati, di cui 325 presso strutture pubbliche di ricovero e 18 presso strutture private accreditate. Il pronto soccorso pediatrico risulta presente nel 15 per cento degli ospedali, mentre in più dell'80 per cento degli ospedali è comunque presente un pronto soccorso. I dati di stima sugli accessi al pronto soccorso che si verificano annualmente rilevano circa 23 milioni di accessi. I dati di stima sono il frutto di dati veri e propri, pari a 13 milioni, cui si aggiungono dati stimati perché non tutte le Regioni, tra il 2009 e il 2011, hanno versato i relativi dati. Segnalo a questa Assemblea che dal primo gennaio 2012 le Regioni inadempienti nel flusso informativo sui dati di pronto soccorso saranno penalizzate in ordine all'attribuzione del finanziamento integrativo a carico dello Stato. È perciò probabile che tra un anno noi saremo in condizioni di dare, in un'eventuale informativa, non solo dati stimati, peraltro abbastanza vicini alla realtà, ma dei dati veri e propri.L'attivazione del sistema va completata con l'attivazione dei punti di pronto intervento presenti in molte Regioni (in altre sono presenti sotto forma di sperimentazione). Attualmente abbiamo 103 centrali operative. Per quanto riguarda i dati di attività, ho già ricordato che è in corso un monitoraggio, che dal 2012 consentirà di disporre di dati veri e propri.Dalla relazione sulla situazione sanitaria del Paese del 2010, che io stesso ho presentato il 13 dicembre 2011, ricavo un'affermazione importante: «In questi ultimi anni si è fatto molto per cercare di costruire l'integrazione tra i servizi al fine di garantire la continuità assistenziale in tutto il percorso del paziente. Molto rimane ancora da fare, in particolare nella fase dell'integrazione ospedale-territorio». Tale affermazione, contenuta in un documento ufficiale, dà la misura del problema che abbiamo di fronte. La criticità maggiore è rappresentata dall'iperafflusso e dal sovraffollamento dei pronti soccorsi, dei DEA, persino dello stesso numero unico di chiamato 118.Tra le cause di questo ricorso eccessivo vi sono sicuramente: il desidero dell'utenza di ottenere in tempi brevi una risposta a bisogni percepiti come urgenti; un crescente numero di pazienti fragili che necessitano di interventi in tempi rapidi; la consapevolezza di trovare una risposta qualificata, mediata anche dall'impiego di tecnologie; una non conoscenza del compito affidato ai servizi di emergenza-urgenza, un'imperfetta conoscenza del medesimo; il ruolo di rete di sicurezza rappresentato dai pronti soccorsi; aggiungiamo, in qualche caso, anche la scelta per un servizio che possa bypassare eventuali sistemi di copayment, di compartecipazione ai costi del Servizio sanitario.Come si può rimediare a tale situazione? Quale risposta è già stata fornita e viene fornita dal sistema? Quali proposte è possibile mettere in campo? Noi abbiamo affrontato il tema in questi anni, perché anche su questo c'è una acquisizione culturale risalente, introducendo nel nostro sistema sanitario nazionale il metodo del triage. In fondo, la stessa individuazione dei codici (bianchi, verdi, gialli e rossi) è un sistema di controllo che consente un triage efficace. Abbiamo proposto, ma non ancora portato a compimento, forme di associazionismo dei medici di medicina generale con lo scopo di disincentivare un ricorso inappropriato al servizio di pronto soccorso e assimilati.Ma, se è vero ciò che afferma la relazione sullo stato sanitario del Paese, molto rimane da fare. La prima risposta è certamente quella di rafforzare i servizi territoriali attraverso l'estensione dell'attività dei medici di base, dei servizi ambulatoriali di assistenza; di migliorare l'accesso ai servizi diagnostici per le prestazioni ritenute di urgenza; di accrescere la disponibilità di strutture sanitarie post-acuzie e di residenze sanitarie assistenziali per una dimissione più facile dall'ospedale al territorio; di ricostruire un filo di continuità assistenziale che stia prima e dopo il momento del pronto soccorso sia nei riparti sia nella dimissione successiva; in sostanza, di riqualificare lo stesso metodo del triage e l'attivazione dell'unità di osservazione breve e intensiva (la cosiddetta OBI).Noi sappiamo che è frequente l'accesso al pronto soccorso di pazienti con quadri clinici indefiniti, tali da non consentire l'invio a domicilio, ma che richiedono una chiarificazione diagnostica nelle ore e nei giorni successivi. L'avvio di tali pazienti ad un ricovero ospedaliero ordinario senza un congruo periodo di osservazione può incrementare significativamente la quota di ricoveri inappropriati, ma è inappropriata al tempo stesso una permanenza non giustificata nel pronto soccorso.Quindi occorre evidentemente trovare lo strumento, quale quello dell'osservazione breve intensiva (OBI).
A queste proposte di soluzioni, tali da andare al cuore del problema, se ne aggiungono altre, se vogliamo, di sfondo, ma importanti e non per questo secondarie, che vanno in dettaglio; per esempio, un cruscotto informatizzato che permetta il monitoraggio nell'arco delle 24 ore della disponibilità di posti-letto nelle unità ospedaliere di degenza; una figura di coordinamento, in grado di governare i flussi in ingresso ed in uscita, sia medico sia infermieristico; forse una figura di care-manager, una ulteriore figura di vicinanza a chi entra in Pronto soccorso, lasciata ora a forme importanti di volontariato, ma che forse richiede una migliore integrazione con queste forme; naturalmente, la disponibilità di protocolli e procedure e la loro verifica.Nel caso ben noto del Policlinico Umberto I, la relazione degli ispettori, che avevo mandato, mi ha attestato l'inesistenza di regole operative nei confronti dell'iperafflusso. E questo è particolarmente significativo in un grande ospedale e pronto soccorso come quello dell'Umberto I tanto più che nella commissione che proprio in questi mesi ha elaborato nuove regole di triage dei pronto soccorso partecipava con una figura ed una posizione eminente uno dei dirigenti dello stesso Umberto I. Quindi, da un lato ci sono professionalità molto forti ed importanti; dall'altro però mancano le regole operative. Dunque è chiaro che il problema è soprattutto di organizzazione e di buona organizzazione.Ancora si evidenziano la proposta di un'attività di vigilanza e di monitoraggio dei reparti di degenza per assicurare la piena efficienza, l'attivazione - come ho già detto - degli ambulatori dei medici di medicina generale per consentire la gestione dei casi lievi e moderati.Tutto questo probabilmente potrebbe consentire un miglioramento del sistema. Il quadro che disegnavo prima ci porta a stimare, accanto al 15 per cento di accessi al pronto soccorso cui segue un ricovero, si registra un 85 per cento di accesso senza ricovero, nei quali sicuramente vi è una forte percentuale di inappropriatezza, possibile peraltro - e questo va monitorato - anche nei casi con ricovero. Dai dati a nostra disposizione, emerge che a fronte del 10 per cento di ricoveri del Piemonte ne risulta un 30 per cento nella Regione Molise. È difficile immaginare una inappropriatezza di accesso così forte e probabilmente tale dato deve essere messo insieme all'inappropriatezza del ricovero. Ai dati bisogna sempre prestare molta attenzione. Essi vanno individuati e capiti nella loro interezza.Nell'immediato che cosa si intende fare? Tra gli altri, si intende inserire nella discussione in corso sul prossimo Patto per la salute proprio il tema della continuità assistenziale per arrivare finalmente a definire qualcosa di concreto per quanto riguarda il nuovo ruolo della medicina generale. È un dibattito ormai antico, culturalmente maturo, ancora praticamente molto poco segnato.Non vorrei disegnare un quadro soltanto nero o grigio. Questo non sarebbe un quadro rispettoso della realtà del nostro Servizio sanitario nazionale. Abbiamo 103 centrali operative attivate completate. È stato cioè completato il programma delle centrali operative. Il numero 118 è ormai conosciuto, quasi come il numero dei carabinieri. È un numero entrato a far parte della esperienza quotidiana degli italiani. Lo stesso vale per il servizio di elisoccorso e di telemedicina, che hanno avuto un formidabile accrescimento in questi anni. Ma anche i 343 Dipartimenti di emergenza attivati certamente sono importanti, come i 550 servizi di pronto soccorso ed i punti di pronto intervento.Ma soprattutto è importante, come accennavo, l'acquisizione culturale. Noi abbiamo un'acquisizione culturale che rimonta a venti anni fa e che è stata confermata con le linee guida del 1996. Oggi, forse, siamo in grado di passare ad un ulteriore momento.Noi sappiamo, cioè, che non basta ragionare sulla rete della continuità assistenziale tra ciò che sta prima e dopo il pronto soccorso, ma che dobbiamo riuscire a ragionare delle reti: quella di emergenza urgenza, quella ospedaliera e quella territoriale. La nuova frontiera è questa capacità di tenere insieme queste reti.Non è un caso che, nella attività di affiancamento delle regioni a piano di rientro, uno dei criteri che servono al Ministero della salute e alla AGENAS per verificare, non solo se le regioni stanno nei conti, ma se prestano davvero i servizi sanitari, è quello di andare a vedere se e come hanno disegnato queste tre reti.Ho voluto terminare su questo punto, signor Presidente, onorevoli senatori, perché, a fronte della giusta sottolineatura delle cose che non vanno e della giusta sottolineatura di ciò che ancora resta da fare, come dice anche la relazione sullo stato sanitario del Paese, è giusto che ci sia anche la giusta considerazione di ciò che è stato realizzato e del lavoro che, quotidianamente (altrimenti non si spiegherebbero 23 milioni di accessi al pronto soccorso), i nostri professionisti e la struttura sanitaria fanno.In conclusione, occorre un filtro prima del pronto soccorso, occorre una capacità di filtraggio consolidata dentro il pronto soccorso, occorre prendere sul serio i tre livelli, non intendendoli come competitivi: pronto soccorso, DEA (Dipartimento Emergenza ed accettazione) di primo livello e DEA di secondo livello, ma come qualcosa che si integri, non soltanto all'interno della regione ma, almeno per quanto riguarda i casi più difficili e per quanto riguarda le altissime specialità, che si integri tra Regioni.Per quanto attiene ai servizi di pronto soccorso, quindi, non vi è solo un'attenzione a monitorare quanto succede all'interno delle Regioni, ma anche una necessità di fare e di sviluppare un autentico governo, anche nazionale, di questa problematica con un ruolo sicuramente di propulsione e di impulso da parte del Ministero della salute."
14 marzo 2012
orso castano : l'intervento e' interessante e senza peli sulla lingua, ma manca una seria ed approfondita riflessione sulla organizzazione territoriale della assistenza sanitaria. Perche' Balduzzi non parla dei Distretti e di come vengono fatte le nomine dei Dirigenti di queste strutture pubbliche? Strutture diffuse che presentano forti inefficienze , sotto gli occhi di tutti, dalla farmaceutica territoriale al governo dei medici di medicina generale alla prevenzione primaria e , sopratutto, secondaria, che in molte Regioni, viene fatta malamente o non viene fatta affatto.Laddove si sono voluti superare i Distretti,( Emilia-Romagna e Toscana, Veneto), sono stati creati i Dipartimenti di Primary Care territoriali, che hanno consentito , quanto meno, di stabilizzare la spesa sanitaria, se non di risparmiare su di essa. Questa carenza nelle riflessioni di Balduzzi alla Camera non e' cosa da poco!!
giovedì 15 marzo 2012
le RSA (Residenze Socio Assistenziali per anziani autosufficienti e non) piccoli "porti franchi" in tutti i sensi , da quotidiano sanita'.it
.......controlli nelle strutture ricettive per anziani e residenze sanitarie assistenziali.Per quanto riguarda le prime, le strutture ricettive per anziani, sono stati effettuati 4.972 controlli, 1.473 le strutture risultate non conformi, 902 le segnalazioni alle autorità amministrative, 740 le segnalazioni alle autorità giudiziarie, 14 gli arresti, 1.444 le sanzioni penali, 1.438 le sanzioni amministrative, 150 i provvedimenti di chiusura.
I reati contestati vanno dall’omicidio colposo, al sequestro di persona, all’abbandono di incapace fino ai maltrattamenti. idenze sanitarie assistenziali, i controlli sono stati 590 e 154 le non conformità rilevate, con 89 segnalazioni alle autorità amministrative e 122 a quelle giudiziarie. 12 i provvedimenti di chiusura. Un caso di contestazione di abbandono di incapace, 9 i casi di maltrattamento, 56 quelli di esercizio abusivo delle professioni sanitarie e in un caso omicidio colposo.
orso castano : era ora che anche questo poco edificante capitolo venisse aperto. Gli anziani, i piu' deboli , in Italia si riesce a lucrare persino sulla loro pelle!! Cose inqualificabili.
I reati contestati vanno dall’omicidio colposo, al sequestro di persona, all’abbandono di incapace fino ai maltrattamenti. idenze sanitarie assistenziali, i controlli sono stati 590 e 154 le non conformità rilevate, con 89 segnalazioni alle autorità amministrative e 122 a quelle giudiziarie. 12 i provvedimenti di chiusura. Un caso di contestazione di abbandono di incapace, 9 i casi di maltrattamento, 56 quelli di esercizio abusivo delle professioni sanitarie e in un caso omicidio colposo.
orso castano : era ora che anche questo poco edificante capitolo venisse aperto. Gli anziani, i piu' deboli , in Italia si riesce a lucrare persino sulla loro pelle!! Cose inqualificabili.
malasanita' ed intramoenia , da quotidianosanita'.it
400 ispezioni tra ospedali e strutture private, 704 posizioni mediche valutate, 356 medici denunciati. Danni per 4 milioni. Questi i numeri dell’operazione dei Nas denominata “Tra le mura” illustrata dal generale Piccinno ai senatori della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Ssn.
orso castano: esempi drammatici di malasanita'. Forse sarebbe meglio abolire l'intramoenia, che , a dire di chi governa la sanita' non reca grandi guadagni per le casse delle ASL, e' solo fonte di sprechi, ma contemporaneamente non dovrebbero essere penalizzati i medici che svolgono l'extramoenia alla luce del sole con partita iva e trasparenza contabile. E' anche vero che i medici in Italia non sono pagati come nel resto d'Europa, ma non si puo' "ricattare" il medico per costringerlo all'intramoenia con un aumento della paga base. E' moralmente discutibile. Il medico ospedaliero, e non, deve ricevere, se dipendente , un giusto compenso, che sia a livello europeo, e poi deve avere il diritto, pur sotto controllo, di poter esercitare liberamente la sua professione , senza pero' entrare in conflitto di interessi con le pubbliche istituzioni sanitarie, rispettando i limiti orari e non giocando su liste di attesa artificialmente gonfiate.
14 MAR - Visite svolte in ospedale ma compensi presi sottobanco, induzione a cure a pagamento presso strutture private, prestazioni in regime libero-professionale in orario istituzionale, falsificazione degli atti per indennità di esclusiva e ancora ingiusti profitti ai danni del Servizio sanitario nazionale.
Questa la fotografia delle irregolarità commesse dai medici dipendenti del Ssn nell'ambito della loro attività libero profesionale, scattata dai carabinieri dei Nas che, nel corso dell’indagine svolta nel 2011 e denominata “Tra le mura", ha portato a verificare l’attività di 704 medici denunciandone oltre la metà, 356 (di cui 337 in intramoenia e 19 in extramoenia) per un danno stimato di 4 milioni di euro.
Questi risultati sono stati illustrati dal generale Cosimo Piccinno nel corso di un’audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Ssn, presieduta da Ignazio Marino........peculato per denaro percepito ‘in nero’ per visite mediche fatte per conto dell’ospedale, alla concussione per aver indotto i pazienti a rivolgersi alle strutture private per le cure, all’abuso d’ufficio per attività libero professionale svolta nell’orario di lavoro istituzionale........che fare? “Una soluzione – secondo Marino – non può che passare per la creazione di una Agenzia di controllo indipendente dalla politica, che svolga l’attività di valutazione e controllo del funzionamento dell’assistenza. Ma anche, più semplicemente, raccolga dati sulle strutture del Ssn. Questa agenzia dovrebbe avere anche poteri sanzionatori e di sospensione, tanto sul pubblico quanto sul privato. E soprattutto che sia pienamente indipendente dalla politica. Una soluzione che ho proposto è che le nomine, tutte tecniche, avvengano a metà legislatura e durino fino a metà della successiva. Per il resto, l'ingerenza della politica potrebbe essere superata con un albo nazionale, concorsi per esami e titoli per direttori sanitari e amministrativi e trasparenza. L'urgenza c'è tutta: d'altra parte, per sapere quanti posti letto ci sono basta un Pc”.......contare che al momento è in corso un’altra operazione dei Nas denominata “Damage control” che sta svelando un presunto danno per ulteriori 27 milioni di euro e alla denuncia di 300 persone.
Questa la fotografia delle irregolarità commesse dai medici dipendenti del Ssn nell'ambito della loro attività libero profesionale, scattata dai carabinieri dei Nas che, nel corso dell’indagine svolta nel 2011 e denominata “Tra le mura", ha portato a verificare l’attività di 704 medici denunciandone oltre la metà, 356 (di cui 337 in intramoenia e 19 in extramoenia) per un danno stimato di 4 milioni di euro.
Questi risultati sono stati illustrati dal generale Cosimo Piccinno nel corso di un’audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Ssn, presieduta da Ignazio Marino........peculato per denaro percepito ‘in nero’ per visite mediche fatte per conto dell’ospedale, alla concussione per aver indotto i pazienti a rivolgersi alle strutture private per le cure, all’abuso d’ufficio per attività libero professionale svolta nell’orario di lavoro istituzionale........che fare? “Una soluzione – secondo Marino – non può che passare per la creazione di una Agenzia di controllo indipendente dalla politica, che svolga l’attività di valutazione e controllo del funzionamento dell’assistenza. Ma anche, più semplicemente, raccolga dati sulle strutture del Ssn. Questa agenzia dovrebbe avere anche poteri sanzionatori e di sospensione, tanto sul pubblico quanto sul privato. E soprattutto che sia pienamente indipendente dalla politica. Una soluzione che ho proposto è che le nomine, tutte tecniche, avvengano a metà legislatura e durino fino a metà della successiva. Per il resto, l'ingerenza della politica potrebbe essere superata con un albo nazionale, concorsi per esami e titoli per direttori sanitari e amministrativi e trasparenza. L'urgenza c'è tutta: d'altra parte, per sapere quanti posti letto ci sono basta un Pc”.......contare che al momento è in corso un’altra operazione dei Nas denominata “Damage control” che sta svelando un presunto danno per ulteriori 27 milioni di euro e alla denuncia di 300 persone.
orso castano: esempi drammatici di malasanita'. Forse sarebbe meglio abolire l'intramoenia, che , a dire di chi governa la sanita' non reca grandi guadagni per le casse delle ASL, e' solo fonte di sprechi, ma contemporaneamente non dovrebbero essere penalizzati i medici che svolgono l'extramoenia alla luce del sole con partita iva e trasparenza contabile. E' anche vero che i medici in Italia non sono pagati come nel resto d'Europa, ma non si puo' "ricattare" il medico per costringerlo all'intramoenia con un aumento della paga base. E' moralmente discutibile. Il medico ospedaliero, e non, deve ricevere, se dipendente , un giusto compenso, che sia a livello europeo, e poi deve avere il diritto, pur sotto controllo, di poter esercitare liberamente la sua professione , senza pero' entrare in conflitto di interessi con le pubbliche istituzioni sanitarie, rispettando i limiti orari e non giocando su liste di attesa artificialmente gonfiate.
la Fiat vista dai mercati. La Fiat non va cosi' male, vuole solo abbandonare l'Italia dopo averla "ciucciata" nei decenni precedenti.
Fiat-Chrysler: immatricolazioni di febbraio in Europa , da ADVFN
In febbraio nell’Europa dei 27 più le nazioni aderenti all’EFTA, Fiat-Chrysler immatricola oltre 66 mila vetture e ottiene una quota del 7,2%. Il risultato è stato condizionato dallo sciopero in Italia dei servizi di autotrasporto vetture. Ancora una volta Fiat Panda e Fiat 500 sono le vetture più vendute del segmento A. Lancia/Chrysler accresce le vendite del 3,1%. Prosegue il forte exploit di vendite della Jeep: in febbraio le immatricolazioni aumentano del 58,1%, con crescite sensibili praticamente in tutti i mercati. Nell’Europa dei 27 più le nazioni aderenti all’EFTA Fiat-Chrysler ha immatricolato a febbraio oltre 66 mila vetture. La quota è del 7,2%, in aumento rispetto al 6,9% di gennaio 2012 e con un positivo trend di crescita negli ultimi mesi: 6,3% a novembre e 6,2% a dicembre. Il risultato di Fiat-Chrysler è stato decisamente condizionato dallo sciopero in Italia dei servizi di autotrasporto vetture a mezzo bisarche che ha causato perdite di produzione e quindi di vendita di circa 20 mila unità, che sarà molto difficile recuperare nel corso dell’anno. I danni causati finora avranno un impatto negativo di circa il 10% sulle quote di mercato del mese di marzo in Italia e all’estero.
In febbraio nell’Europa dei 27 più le nazioni aderenti all’EFTA, Fiat-Chrysler immatricola oltre 66 mila vetture e ottiene una quota del 7,2%. Il risultato è stato condizionato dallo sciopero in Italia dei servizi di autotrasporto vetture. Ancora una volta Fiat Panda e Fiat 500 sono le vetture più vendute del segmento A. Lancia/Chrysler accresce le vendite del 3,1%. Prosegue il forte exploit di vendite della Jeep: in febbraio le immatricolazioni aumentano del 58,1%, con crescite sensibili praticamente in tutti i mercati. Nell’Europa dei 27 più le nazioni aderenti all’EFTA Fiat-Chrysler ha immatricolato a febbraio oltre 66 mila vetture. La quota è del 7,2%, in aumento rispetto al 6,9% di gennaio 2012 e con un positivo trend di crescita negli ultimi mesi: 6,3% a novembre e 6,2% a dicembre. Il risultato di Fiat-Chrysler è stato decisamente condizionato dallo sciopero in Italia dei servizi di autotrasporto vetture a mezzo bisarche che ha causato perdite di produzione e quindi di vendita di circa 20 mila unità, che sarà molto difficile recuperare nel corso dell’anno. I danni causati finora avranno un impatto negativo di circa il 10% sulle quote di mercato del mese di marzo in Italia e all’estero.
sabato 10 marzo 2012
Un appello da Avaaz.org

![]() Alimentata da milioni di azioni online e da donazioni da 75.000 di noi, la nostra comunità sta giocando un ruolo centrale nel sostegno del popolo siriano, che porta avanti la sua protesta pacifica in mezzo a mille difficoltà. Insieme stiamo equipaggiando i cittadini reporter, facendo entrare clandestinamente attrezzature mediche e giornalisti occidentali e molto altro. Stiamo facendo la differenza, ma il coraggio sensazionale del popolo siriano è il loro regalo per tutti noi. Leggi questa email per saperne di più, oppure clicca sugli ultimi articoli che parlano del lavoro di Avaaz in Siria: BBC,CNN, El Pais, TIME, The Guardian, Der Spiegel, AFP. |
Abu Hanin è uno di questi eroi. Ha 26 anni, è un poeta, e ha guidatol'organizzazione dei cittadini reporter che Avaaz ha sostenuto per far sì che le voci dei siriani potessero essere ascoltate dal mondo intero. L'ultimo contatto con Abu Hanin è stato giovedì, mentre le truppe del regime raggiungevano il luogo dove si trovava. Ha letto il suo testamento al team di Avaaz a Beirut, e ci ha detto dove aveva sepolto i corpi dei due giornalisti occidentali rimasti uccisi nei bombardamenti. Da allora il suo quartiere di Baba Amr è un buco nero e ancora oggi non sappiamo che ne è stato di lui.
E' facile farsi prendere dalla disperazione quando si guarda la Siria oggi, ma per onorare quelli che sono morti dobbiamo farci portatori della speranza in nome della quale sono morti. Quando Baba Amr è stata rapita dalle tenebre e si è diffusa la paura di un massacro, i siriani sono scesi in piazza in tutto il paese, ancora una volta, dando vita a una protesta pacifica che ha dimostrato un coraggio sconvolgente.
venerdì 9 marzo 2012
da La Repubblica : Rivoluzione per i medici di famiglia studi aperti di notte e nel week end
...........Come funzioneranno i nuovi ambulatori? Lo schema è stato disegnato già da tempo e si basa sulle cosiddette "aft", o aggregazioni funzionali territoriali. Si tratta di grandi studi dove lavorano più professionisti, fino a 16, ma anche guardie mediche. Devono essere organizzati per assicurare una presenza continua e non solo dalle 8 alle 20 per cinque giorni alla settimana. Un paziente che ha bisogno di una visita e non trova il suo medico in ambulatorio, avrà comunque a disposizione un professionista che ha accesso ai suoi dati di salute sul computer e lavora fianco a fianco con il suo dottore. Questo anche di notte e nel weekend grazie all'impiego della guardia medica.
orso castano : Non si capisce bene cosa succedera' : ci sara' una diversa funzione degli attuali poliambulatori di territorio ? Li' si accoprperanno anche la Psichiatria di territorio, la Neuropsichiatria infantile, altri servizi territoriali ora sparsisul territorio?, Speriamo che non venga ascadere la qualita' del servizio, Di per se l'estensione dell'orario e' positiva , ma non e' sufficiente da sola a garantire un miglioramento della qualita' dell'intervento.
Non solo, in futuro dentro questi super ambulatori potrebbero entrare anche i pediatri e alcuni specialisti. Alla fine diventeranno l'unica struttura sanitaria a cui rivolgersi, salvo in caso di emergenze e ricoveri. "Siamo d'accordo con il ministro e ci sembra che il modello delle aft sia quello giusto". A parlare è Giacomo Milillo, segretario del più importante sindacato dei medici di famiglia, la Fimmg. Non si tratta dell'unica sigla presente al tavolo del ministero, ce ne sono anche altre contrarie al cambiamento. Per introdurre la novità dovrà essere modificata la convenzione che lega questi professionisti al sistema sanitario. "È fondamentale in tutto questo sistema il ruolo dei colleghi della guardia medica, che verranno rilanciati da questa impostazione - spiega Milillo - Del resto non possiamo pensare che il collega sessantenne faccia le notti o venga a lavorare nel weekend. Dobbiamo puntare sui giovani e su chi ha voglia di impegnarsi fuori dagli orari consueti. Così i medici di guardia entreranno nei nostri gruppi". La novità non dovrebbe costare molti soldi alle casse della Asl. "Intanto risparmieranno perché avranno i reparti di emergenza alleggeriti - spiega sempre Milillo - Inoltre un'attività più intensa del territorio serve a sollevare gli ospedali anche da alcuni ricoveri, ad esempio di persone anziane con più malattie che hanno spesso ricadute. Infine, le "aft" puntano su una nuova organizzazione e non su un allungamento dell'orario di lavoro dei professionisti per migliorare l'assistenza. I soldi potrebbero servire per aspetti come l'acquisto di attrezzature diagnostiche o per pagare una segretaria". 8/3/20112
Bianco (Fnomceo): “Il Ssn deve diventare luogo di ricerca”
da quotidiano sanita'.it ..........dobbiamo abituarci ad un nuovo paradigma: quello della assistenza legata alla ricerca. Non solo le Università e gli Irccs, ma anche il Ssn deve diventare luogo di ricerca”. Così il presidente della Fnomceo,Amedeo Bianco...........Per Bianco, come previsto anche nel provvedimento sulle sperimentazioni, occorre inserire la cultura e la metodologia della ricerca non solo all’interno del percorso formativo universitario, post universitario master, ma anche in quello della formazione continua “la ricerca è un elemento fondamentale dello sviluppo degli skill dei professionisti e dei sistemi. Questo vuol dire addestrare e sviluppare le potenzialità del nostro sistema”..Occorre poi potenziare gli studi osservazionali che trovano terreno fertile proprio nel Ssn. E "per quanto riguarda la ricerca non profit - ha concluso Bianco -, potremmo anche iniziare a pensare ad accordi di programma con le fondazioni bancarie, per far sì che queste si impegnino versando in un fondo etico una certa quota del loro patrimonio. Sarebbe un riconoscimento di grandi responsabilità sociali”.
Ricerca indipendente: -26% tra il 2009 e il 2010. Fadoi: "Rischio impasse, sosteniamola"

“La ricerca indipendente in particolare – ha sottolineato Gualberto Gussoni, Direttore Scientifico di Fadoi – è chiamata a raccogliere una serie di sfide scientifiche stimolanti, quali la valutazione di efficacia e sicurezza dei trattamenti nei pazienti del mondo reale, la valutazione di strategie terapeutiche complesse, l’integrazione fra ricerca e formazione, la valorizzazione del ruolo attivo che può essere svolto dagli ammalati. Per affrontare queste sfide è necessario lavorare su più fronti, ottimizzando il contesto normativo, ma anche favorendo quanto più possibile lo sviluppo di competenze professionali (esempio infermieri di ricerca/data managers) che si affianchino al medico nella conduzione degli studi, e promuovendo la cultura della ricerca di qualità”...........Per questo i medici internisti, sottolinea Fadoi, continueranno a fare la loro parte, sia nello sviluppo di progetti di ricerca - negli ultimi cinque anni la Società ha condotto, in varie patologie, 20 studi clinici che hanno coinvolto oltre 300 Ospedali italiani e osservato oltre 30mila pazienti - sia come elemento di stimolo alla riflessione strategica sul futuro della ricerca clinica nel nostro Paese.06 marzo 2012
orso castano : molto interessante questo articolo. La ricerca indipendente va sostenuta e pubblicata. Plosone e' un sito che vi dedica particolare attenzione
Sindacati medici, maggior rispetto per ruolo professionale da quotivadis
Roma, 8 mar. (Adnkronos Salute) - "Il medico deve tornare ad essere centrale all'interno del Servizio sanitario nazionale (Ssn), sia che operi sul territorio che nelle strutture ospedaliere". E' l'appello lanciato oggi dai rappresentanti Fimmg, Cimo Asmd, Sumai e Fimp, riuniti a Roma per discutere delle nuove sfide della professione medica. Un evento che ha visto per la prima volta riunirsi le quattro sigle sindacali in rappresentanza dei medici convenzionati e quelli dipendenti.
"Il dialogo tra colleghi è diventato indispensabile - sostiene Giacomo Milillo, segretario generale nazionale della Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) - non possiamo più ipotizzare due mondi separati. I medici di famiglia e i medici ospedalieri lavorano da sempre insieme nel Ssn e adesso più che mai devono trovare un punto di incontro". Dello stesso avviso Riccardo Cassi, presidente Cimo Asmd "dobbiamo lavorare insieme per ridare centralità alla nostra professione. Il medico non è un dirigente - precisa Cassi - è una figura professionale precisa che va definita anche a livello contrattuale".
"Il medico si prende cura dei pazienti e si occupa della loro salute - avverte Roberto Lala, segretario Nazionale Sumai - non possiamo più permettere come sta accadendo in questi giorni di subire continui attacchi fino ad adombrare sui medici responsabilità sulle gare d'appalto. Dobbiamo costruire una forte unità ed eliminare tutte le conflittualità per salvaguardare anche il rapporto con i pazienti". Anche Giuseppe Mele, presidente Federazione italiana medici pediatri (Fimp), sostiene "che bisogna rafforzare sempre di più l'unità delle cure sul territorio affinché - conclude -diventino il pilastro del Ssn".
orso castano : Milillo ha ragione , il ruolo del medico nel serv. sanitario va assolutamente rivalutato. La dirigenza medica, pero', per il momento andrebbe difesa , se la si perde si torna inevitabilmente indietro nel rispetto da parte di istituzioni che oggi sono evidentemente governate dalla politica e da lobby che dovrebbero stare fuori dalla medicina. Purtroppo va detto a chiare lettere che a questo gioco delle lobby e della politicizzazione partecipano molti medici, per autodifesa o talora per la difesa dell'orticello. Se non si cambia sistema la cosa purtroppo continuera'.
giovedì 8 marzo 2012
chirurgia robotica da quotidiano sanita'
....................La chirurgia con componente robotica applicata a reni o prostata sembrerebbe prevedere ricoveri più brevi, e rischi minori di dover ricorrere a trasfusioni o addirittura minori probabilità di morire. Il problema sembrerebbe essere solo quello dei prezzi troppo alti delle parcelle, di migliaia di euro più costose rispetto ad altre procedure.
“Con questo studio volevamo dimostrare che – nonostante i prezzi – sicuramente ci sono dei fattori positivi che riguardano le operazioni effettuate con automi come assistenti”, ja spiegato Jim Hu, primo autore dello studio. Le operazioni sono infatti meno invasive e più efficienti, poiché usano metodi di video chirurgia in laparoscopia, ovvero minuscole videocamere che possono essere inserite nel corpo tramite una o al massimo due piccole incisioni. La chirurgia robotica, inoltre, rimpiazza la mano del medico con strumenti ultra precisi attaccati a braccia meccaniche, che sono controllate tramite una consolle.
Per giungere a questa conclusionei ricercatori hanno analizzato i dati provenienti dai database del governo statunitense, in modo da osservare se queste costose operazioni avessero benefici che giustificassero la maggiore spesa rispetto alle tecniche più vecchie.
In particolare, i dati più recenti (relativi agli ultimi tre mesi del 2008) dimostrano come più della metà delle operazioni di prostatectomia siano state praticate negli Stati Uniti con l’uso di chirurgia robotica, il 44% con tecniche invasive (open surgery) e circa il 3% in laparoscopia normale.
Dai dati si evince che nessun paziente è morto in operazioni laparoscopiche, sia che queste fossero effettuate tramite braccia meccaniche che dalla mano del chirurgo. Negli interventi più invasivi, invece, morivano circa due pazienti ogni mille. In quest’ultimo tipo di operazioni, circa il 5% degli interventi necessitavano una trasfusione di sangue, mentre per quelli con braccio robotico le percentuali non arrivavano al 2%. Inoltre, i pazienti che avevano subito open surgery dovevano rimanere in ospedale in media un giorno in più rispetto a chi era stato operato con l’aiuto delle macchine. Risultati simili si sono osservati per gli interventi di nefrectomia.
Sulla bilancia va però chiaramente messo anche il costo. Per un intervento di prostatectomia con braccio meccanico, si spendono in media 10 mila dollari, negli Stati Uniti, circa 700 dollari in più delle normali operazioni in laparoscopia e addirittura 1100 dollari in più delle operazioni invasive..............

Per giungere a questa conclusionei ricercatori hanno analizzato i dati provenienti dai database del governo statunitense, in modo da osservare se queste costose operazioni avessero benefici che giustificassero la maggiore spesa rispetto alle tecniche più vecchie.
In particolare, i dati più recenti (relativi agli ultimi tre mesi del 2008) dimostrano come più della metà delle operazioni di prostatectomia siano state praticate negli Stati Uniti con l’uso di chirurgia robotica, il 44% con tecniche invasive (open surgery) e circa il 3% in laparoscopia normale.

Sulla bilancia va però chiaramente messo anche il costo. Per un intervento di prostatectomia con braccio meccanico, si spendono in media 10 mila dollari, negli Stati Uniti, circa 700 dollari in più delle normali operazioni in laparoscopia e addirittura 1100 dollari in più delle operazioni invasive..............
le nanotecnologie nella terapia, un significativo passo avanti
In tutto il mondo pian piano le nanotecnologie stanno entrando nella pratica clinica, al servizio della medicina. Costruire strumenti diagnostici in grado di rilevare da una sola goccia di sangue la presenza di marcatori tumorali (leggi su Quotidiano Sanità), con un esame rapido e non invasivo, e di monitorare in tempo reale la concentrazione dei farmaci nei tessuti (come già raccontato), sono diventati problemi all’ordine del giorno. Da oggi la ricerca in questo campo potrebbe fare passi da gigante in Italia, grazie ad un finanziamento di circa 9 milioni di euro dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) e del Ministero dell’Istruzione, Università, Ricerca.
Esperti altamente qualificati nel campo delle nanotecnologie e della nanomedicina, della chimica e della fisica, provenienti dalla Sissa, dall’Università di Trieste e dal Centro di Riferimento Oncologico (Cro) di Aviano, potranno usufruire del fondo nei prossimi anni. Sono inoltre coinvolti nel progetto anche medici e scienziati dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia, dell’Università di Udine, del Sincrotrone Elettra, del Cnr-Iom (Tasc).
L’idea dell’équipe è quella di costruire un ambiente multidisciplinare nel quale progettare dispositivi e protocolli terapeutici innovativi, sensibili e a basso costo, efficaci su quantità infinitesimali di campione – e addirittura su singola cellula – per la prognosi precoce di tumori metastatici e il controllo della tossicità dei farmaci.
In particolare, il team spera di riuscire a fronteggiare le attuali difficoltà di effettuare una diagnosi tempestiva permettendo la rilevazione, tramite esami non invasivi, dei marcatori tumorali, i “segnali di fumo” emessi dai tumori durante il loro iniziale sviluppo. “Rilevare i marcatori tumorali è essenziale a questo scopo”, ha spiegato Alessandro Laio, docente alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. “Il compito del gruppo di ricerca è proprio quello di disegnare al computer la proteina che in modo selettivo e specifico funga da esca per i marcatori tumorali”.
Un lavoro non banale. “Trovare una proteina capace di riconoscere uno specifico marcatore è un po' come cercare un ago in un pagliaio, dato che le alternative possibili sono dell'ordine di 100 miliardi”, ha continuato Laio, rientrato in Italia nel 2006 dopo un lungo periodo passato al Politecnico di Zurigo. “Per risolvere questo formidabile problema, utilizzeremo i metodi di simulazione avanzata al computer di cui siamo esperti”. L’esca proteica andrà poi integrata in un dispositivo basato sulla nanotecnologia, idealmente della dimensione di una siringa. Realizzare tutto questo consentirebbe di rilevare in tempi molto più rapidi l’insorgenza di ritorni metastatici o di tumori primari, permettendo uno screening estremamente semplice............ La convergenza tra la chimica, la fisica, la biologia e la medicina, attraverso innovativi approcci nanotecnologici, permetterà al team non solo di sviluppare strumenti diagnostici originali e dalle alte prestazioni, ma anche di testarne l’efficacia clinica. “Riconosciamo che questo progetto è molto ambizioso”, hanno commentato gli scienziati: “mira a stabilire un nuovo protocollo diagnostico e terapeutico, che si basa sul riconoscimento di una ‘impronta digitale dell’espressione proteica’ e questo potrebbe non solo permettere un miglioramento della diagnostica, ma anche essere importante per chiarire la natura di alcuni meccanismi cellulari e del ciclo cellulare stesso”. Per esempio l’influenza della differenziazione cellulare sui meccanismi molecolari di molte malattie, tra cui il cancro che rappresenta, oggi, una delle maggiori cause di morte.

Esperti altamente qualificati nel campo delle nanotecnologie e della nanomedicina, della chimica e della fisica, provenienti dalla Sissa, dall’Università di Trieste e dal Centro di Riferimento Oncologico (Cro) di Aviano, potranno usufruire del fondo nei prossimi anni. Sono inoltre coinvolti nel progetto anche medici e scienziati dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia, dell’Università di Udine, del Sincrotrone Elettra, del Cnr-Iom (Tasc).
L’idea dell’équipe è quella di costruire un ambiente multidisciplinare nel quale progettare dispositivi e protocolli terapeutici innovativi, sensibili e a basso costo, efficaci su quantità infinitesimali di campione – e addirittura su singola cellula – per la prognosi precoce di tumori metastatici e il controllo della tossicità dei farmaci.
In particolare, il team spera di riuscire a fronteggiare le attuali difficoltà di effettuare una diagnosi tempestiva permettendo la rilevazione, tramite esami non invasivi, dei marcatori tumorali, i “segnali di fumo” emessi dai tumori durante il loro iniziale sviluppo. “Rilevare i marcatori tumorali è essenziale a questo scopo”, ha spiegato Alessandro Laio, docente alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. “Il compito del gruppo di ricerca è proprio quello di disegnare al computer la proteina che in modo selettivo e specifico funga da esca per i marcatori tumorali”.
Un lavoro non banale. “Trovare una proteina capace di riconoscere uno specifico marcatore è un po' come cercare un ago in un pagliaio, dato che le alternative possibili sono dell'ordine di 100 miliardi”, ha continuato Laio, rientrato in Italia nel 2006 dopo un lungo periodo passato al Politecnico di Zurigo. “Per risolvere questo formidabile problema, utilizzeremo i metodi di simulazione avanzata al computer di cui siamo esperti”. L’esca proteica andrà poi integrata in un dispositivo basato sulla nanotecnologia, idealmente della dimensione di una siringa. Realizzare tutto questo consentirebbe di rilevare in tempi molto più rapidi l’insorgenza di ritorni metastatici o di tumori primari, permettendo uno screening estremamente semplice............ La convergenza tra la chimica, la fisica, la biologia e la medicina, attraverso innovativi approcci nanotecnologici, permetterà al team non solo di sviluppare strumenti diagnostici originali e dalle alte prestazioni, ma anche di testarne l’efficacia clinica. “Riconosciamo che questo progetto è molto ambizioso”, hanno commentato gli scienziati: “mira a stabilire un nuovo protocollo diagnostico e terapeutico, che si basa sul riconoscimento di una ‘impronta digitale dell’espressione proteica’ e questo potrebbe non solo permettere un miglioramento della diagnostica, ma anche essere importante per chiarire la natura di alcuni meccanismi cellulari e del ciclo cellulare stesso”. Per esempio l’influenza della differenziazione cellulare sui meccanismi molecolari di molte malattie, tra cui il cancro che rappresenta, oggi, una delle maggiori cause di morte.
Codice "rosa" nei Pronto Soccorso della Toscana da Qotidiano Sanita'.it
Nel 2010 è partito a Grosseto, dove la sperimentazione è durata due anni. Dall’inizio del 2012 si è esteso ad altri quattro pronto soccorso: Arezzo, Prato, Lucca e Viareggio. Il “codice rosa”, un percorso di accoglienza riservato alle vittime di violenza, donne, ma anche bambini, anziani, omosessuali, extracomunitari, entro la fine del 2012 dovrebbe essere esteso a tutti i pronto soccorso della Toscana.
Ad annunciarlo Daniela Scaramuccia, assessore regionale alla salute, che ha presentato oggi alla stampa i primi risultati della sperimentazione............... Il percorso rosa, quello che inizia appena la persona viene individuata come vittima di violenza, e l’accompagna poi nell’assistenza medica, psicologica, sociale, legale, è soprattutto un atteggiamento di fronte alle vittime, una rivoluzione culturale-professionale. Grazie al codice rosa, siamo riusciti a far emergere tanti casi di violenza che altrimenti sarebbero rimasti sommersi”.
Il codice rosa prevede nei pronto soccorso un percorso riservato alle vittime di violenza, cui vengono immediatamente prestate cure mediche e sostegno psicologico, avviando contemporaneamente le indagini delle forze dell'ordine per identificare e perseguire gli autori delle violenze. Vede impegnate task force multidisciplinari composte da personale sanitario, magistrati, forze dell'ordine, che si attivano su ogni singolo caso al momento in cui si verifica l'episodio di violenza. Il progetto ha già varcato i confini regionali: per ora, sono interessate a replicare l’esperienza Sicilia, Puglia, Calabria, Veneto, Lazio.........................
Ad annunciarlo Daniela Scaramuccia, assessore regionale alla salute, che ha presentato oggi alla stampa i primi risultati della sperimentazione............... Il percorso rosa, quello che inizia appena la persona viene individuata come vittima di violenza, e l’accompagna poi nell’assistenza medica, psicologica, sociale, legale, è soprattutto un atteggiamento di fronte alle vittime, una rivoluzione culturale-professionale. Grazie al codice rosa, siamo riusciti a far emergere tanti casi di violenza che altrimenti sarebbero rimasti sommersi”.
Il codice rosa prevede nei pronto soccorso un percorso riservato alle vittime di violenza, cui vengono immediatamente prestate cure mediche e sostegno psicologico, avviando contemporaneamente le indagini delle forze dell'ordine per identificare e perseguire gli autori delle violenze. Vede impegnate task force multidisciplinari composte da personale sanitario, magistrati, forze dell'ordine, che si attivano su ogni singolo caso al momento in cui si verifica l'episodio di violenza. Il progetto ha già varcato i confini regionali: per ora, sono interessate a replicare l’esperienza Sicilia, Puglia, Calabria, Veneto, Lazio.........................
orso castano : peccato che il codice rosa non abbia varcato i confini del Piemonte. Cosa aspetta ad esempio ilsindaco di Torino ad interpellare il sign. Cota, oltre che sulla No Tav , su questo problema? Anzi su questo grosso ed inqualificabile "problema"?
Pronto Soccorso in crisi per tagli ai posti letto, da Quotidiano Sanita'
Col taglio dei posti letto i
Pronto Soccorso sono al collasso
“Abbiamo troppi posti letto”. E’
stato questo per anni il leit motiv che ha ispirato le politiche
sanitarie italiane in nome del risparmio e della razionalizzazione
della rete sanitaria nazionale, considerata troppo
“ospedalocentrica”. Il risultato è stata una riduzione costante
e progressiva dei posti letto ospedalieri, soprattutto di quelli per
acuti.
In tutto quasi 45 mila posti
letto tagliati dal 2000 al 2009, pari al 15,1% del totale con un
rapporto posti letto abitanti passato dal 5,1 ogni mille abitanti di
12 anni fa, al 4,2 attuale (di cui 3,6 per mille dei letti per acuti
e 0,6 per mille per le lungodegenze).......Tra il 2000 e il 2009 i
posti letto pubblici e del privato accreditato sono calati di 44.786
unità, pari al -15,1% e ad un rapporto per 1.000 abitanti che è
passato dal 5,1 del 2000 (di cui il 4,5 per acuti) al 4,2 del 2009,
di cui 3,6 per acuti (vedi tab. 1). La Regione che ha registrato il
calo più rilevante è la Sardegna (-22,6%) che dai 5,7 posti letto
per 1.000 ab del 2000 è scesa fino al 4,4, dato in ogni caso sempre
al di sopra rispetto a quanto indicato nell’ultimo Patto della
Salute 2010-2012 che prevede un rapporto del 4 per 1.000 di cui lo
0,7 per non acuti (nel 2000 la legge prevedeva un tetto massimo di
5,5 posti per 1.000 abitanti, di cui 1 per non acuti). Ma tanti posti
letto sono stati tagliati sopra la media nazionale anche in Friuli
Venezia Giulia (-21,6%), in Puglia (-20,2%), Lazio (-18,8%), Liguria
(-18,4%) e Veneto (-18,3%). Rovesciando la graduatoria, invece, si
scopre che in altre realtà regionali si è optato per riduzioni più
soft o, in alcuni casi, i posti letto sono addirittura aumentati.
Nella classifica dei tagli soft, o meglio sotto la media nazionale
del -15,1%, si è piazzata la Campania che ha tagliato letti per il
5,3%. Un dato da prendere con le molle, poiché la Campania aveva già
nel 2000 il più basso rapporto di posti letto per 1.000 abitanti
(3,9) e in questo caso i tagli sembrano più dovuti alla crisi da
deficit sanitario che da reale esigenza di riportarsi in linea con la
media nazionale. Passando oltre, anche in Abruzzo si è assistito ad
un lieve calo dei letti, pari al -7,6%, mentre ha tagliato un po’
di più l’Emilia Romagna (-10,5%). Ma c’è anche chi non ha
tagliato nulla, anzi, ha incrementato la propria dotazione di posti
letto. E stiamo parlando di Valle d’Aosta e Molise che hanno
rispettivamente ampliato i letti dell’8,7% e del 9,7%.
Nel pubblico tagliati più del triplo dei posti che nel
privato A parte qualche eccezione il taglio dei posti letto è una realtà che negli ultimi dieci anni ha avvolto l’intera nazione. Ma ad essere diminuiti sono stati soprattutto i posti letto delle strutture pubbliche, calati tra il 2000 e il 2009 di 42.105 unità pari al 17,2% (vedi tab. 2). Più del triplo rispetto a quanto verificatosi nel privato accreditato dove il calo medio è stato del 5,3%. Nel dettaglio, a parte il Molise che ha aumentato la dotazione di posti letto nel pubblico (+4,6%), tutte le altre Regioni hanno tagliato, con punte del 26,3% in Sardegna, del 25,5% in Puglia e del 24,2% in Friuli Venezia Giulia. Se si analizza però solo il dato del privato per singola regione si scopre invece che solo otto regioni (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Calabria e Sardegna) hanno diminuito i posti letto nel privato mentre tutte le altre realtà locali hanno incrementato il ricorso al privato accreditato con picchi di maggiorazione di oltre il 50% in Liguria, Abruzzo, Molise, Basilicata. Numeri che hanno fatto spostare di ben due punti la bilancia del rapporto tra posti letto pubblici (dall’82,8% del 2000 al 80,8% del 2009) e posti letto nel privato accreditato (dal 17,2% del 2000 al 19,2% del 2009). Posti letto in Europa: Italia ampiamente sotto la media La riduzione dei posti letto ospedalieri è stata attuata anche negli altri Paesi dell’UE, ma non in misura così pesante come in Italia, che rimane costantemente sotto la media EU Nel 2000 la media italiana per posti per acuti era infatti pari a 4,70 posti per 1000 abitanti, mentre la media UE era di 6,39. E, dieci anni, dopo nel 2009, si registrano le stesse proporzioni con l’Italia su una media di 3,6 letti per mille e l’Europa a quota 5,5 per mille.…....................... |
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paziente depresso e malattie organiche da harmonia mentis
La depressione maggiore è una malattia molto comune. La sua prevalenza nella popolazione italiana è compresa tra il 5% e il 25%, è diffusa maggiormente tra le donne con un rapporto di 2:1 rispetto agli uomini e si caratterizza per un quadro clinico eterogeneo dominato, oltre che da un'alterazione del tono dell'umore, da sintomi psicomotori, cognitivi e neurovegetativi.
Chi soffre di depressione presenta un'incidenza maggiore di patologie organiche, che tendono a risolversi con difficoltà. Ad esempio, è stato osservato un incremento dei fattori di rischio vascolari nei pazienti con depressione a esordio tardivo e riscontrato agli approfondimenti di neuroimaging un aumento delle lesioni cerebrali di natura ischemica nei pazienti affetti da depressione rispetto ai controlli sani.
La correlazione tra depressione e salute fisica sembra bidirezionale. Infatti, molti lavori scientifici dimostrano come una predica l'esordio della depressione e, per contro, come una preesistente depressione predica l'esordio di patologie cardiovascolari. È stato quindi ipotizzato che i meccanismi dannosi vascolari che generano lesioni ischemiche svolgano un ruolo importante anche nella depressione. D'altro canto, è stato osservato che la depressione stessa è un fattore di rischio per malattie cardiovascolari, diabete, malattie gastrointestinali e ipertensione perché ne facilita l'insorgenza e contribuisce al loro decorso. Questo determina una maggiore compromissione del funzionamento, una durata dei ricoveri più lunga e un'incidenza più elevata di complicanze post-dimissione.
Chi soffre di depressione presenta un'incidenza maggiore di patologie organiche, che tendono a risolversi con difficoltà. Ad esempio, è stato osservato un incremento dei fattori di rischio vascolari nei pazienti con depressione a esordio tardivo e riscontrato agli approfondimenti di neuroimaging un aumento delle lesioni cerebrali di natura ischemica nei pazienti affetti da depressione rispetto ai controlli sani.
La correlazione tra depressione e salute fisica sembra bidirezionale. Infatti, molti lavori scientifici dimostrano come una predica l'esordio della depressione e, per contro, come una preesistente depressione predica l'esordio di patologie cardiovascolari. È stato quindi ipotizzato che i meccanismi dannosi vascolari che generano lesioni ischemiche svolgano un ruolo importante anche nella depressione. D'altro canto, è stato osservato che la depressione stessa è un fattore di rischio per malattie cardiovascolari, diabete, malattie gastrointestinali e ipertensione perché ne facilita l'insorgenza e contribuisce al loro decorso. Questo determina una maggiore compromissione del funzionamento, una durata dei ricoveri più lunga e un'incidenza più elevata di complicanze post-dimissione.
Il fatto che la depressione faciliti l'insorgenza e il decorso di malattie fisiche può essere la conseguenza degli stili di vita che i pazienti depressi tendono ad adottare: sedentarietà, fumo di sigaretta, abuso di sostanze psicotrope, tendenza a trascurare la propria salute. Il disinteresse che talvolta i pazienti dimostrano nei confronti della loro salute può indurre a trascurare la propria salute fisica, ad adottare un regime alimentare scorretto (ad es., saltando i pasti o nutrendosi in modo errato), ad alterare il ritmo sonno-veglia, a trascurare la regolare assunzione delle terapie, a saltare i controlli medici programmati. Ad esempio, un paziente che soffre di depressione e diabete potrebbe trascurare il controllo regolare della glicemia, rischiando complicanze tra cui nefropatie, retinopatie e neuropatie. Inoltre, la presenza, durante un episodio depressivo, di sintomi somatici e sintomi d'ansia, di sentimenti di inadeguatezza e di inguaribilità possono spingere il paziente all'abuso di farmaci e di altre sostanze come antidolorifici, benzodiazepine e alcol: ciò determina l'aumento del rischio di cadute, incidenti e disturbi cognitivi.
Da sempre è stata osservata una stretta associazione tra disturbi dell'umore eabuso di sostanze psicotrope. L'abuso di sostanze, come l'alcol o gli oppioidi, può indurre una condizione depressiva. In questi casi, è necessario capire se l'abuso sia secondario a una malattia depressiva preesistente, se ne abbia scatenato l'insorgenza oppure se i sintomi depressivi siano direttamente correlati allo stato di intossicazione o di astinenza e spariscano a seguito della risoluzione degli stessi. L'alta incidenza di condotte di abuso di alcol nei pazienti affetti da depressione è indicativo del fatto che spesso costoro assumono l'alcol per automedicamento.
È necessario, inoltre, tenere in considerazione l'impatto della depressione sulla mortalità da cause mediche e quindi ricordare che il suo trattamento può avere effetti benefici sulla prognosi dei pazienti affetti da patologie organiche.
È necessario, inoltre, tenere in considerazione l'impatto della depressione sulla mortalità da cause mediche e quindi ricordare che il suo trattamento può avere effetti benefici sulla prognosi dei pazienti affetti da patologie organiche.
In alcuni casi, chi soffre di depressione, soprattutto se anziano o con una concomitante malattia medica, può andare incontro a disidratazione con squilibri idroelettrolitici e alterazione dello stato di coscienza o a un importante calo ponderale. Queste condizioni possono rappresentare una vera e propria minaccia per la vita del paziente, rendendo necessario un intervento tempestivo, anche in un contesto ospedaliero........... Nelle depressioni secondarie a condizione medica generale, di solito, la familiarità per disturbi dell'umore è negativa, l'esordio è brusco e tardivo e, talvolta, può accompagnarsi a uno stato confusionale con disturbi della memoria. In questi casi, il trattamento del disturbo organico di base può incidere positivamente anche sui sintomi depressivi, il cui decorso può modificarsi in senso favorevole.
venerdì 2 marzo 2012
No Tav: il governo del pensiero unico contro 360 studiosi da Agora Vox

Oggetto: Appello per un ripensamento del progetto di nuova linea ferroviaria Torino - Lione, Progetto Prioritario TEN-T N° 6, sulla base di evidenze economiche, ambientali e sociali.Onorevole Presidente, ci rivolgiamo a Lei e al Governo da Lei presieduto, nella convinzione di trovare un ascolto attento e privo di pregiudizi a quanto intendiamo esporLe sulla base della nostra esperienza e competenza professionale ed accademica. Il problema della nuova linea ferroviaria ad alta velocità/alta capacità Torino-Lione rappresenta per noi, docenti, ricercatori e professionisti, una questione di metodo e di merito sulla quale non è più possibile soprassedere, nell’interesse del Paese. Ciò è tanto più vero nella presente difficile congiuntura economica che il suo Governo è chiamato ad affrontare. Sentiamo come nostro dovere riaffermare - e nel seguito di questa lettera, argomentare - che il progetto della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, inspiegabilmente definito “strategico”, non si giustifica dal punto di vista della domanda di trasporto merci e passeggeri, non presenta prospettive di convenienza economica né per il territorio attraversato né per i territori limitrofi né per il Paese, non garantisce in alcun modo il ritorno alle casse pubbliche degli ingenti capitali investiti (anche per la mancanza di un qualsivoglia piano finanziario), è passibile di causare ingenti danni ambientali diretti e indiretti, e infine è tale da generare un notevole impatto sociale sulle aree attraversate, sia per la prevista durata dei lavori, sia per il pesante stravolgimento della vita delle comunità locali e dei territori coinvolti.
Ora: il ministro Cancellieri ha intenzione di utilizzare le maniere forti anche nei confronti dei 360 tecnici che, eventualmente, vorranno scendere a manifestare insieme ai cittadini della Val di Susa? Anche con loro, come è accaduto con il mite Perino, si abuserà delle manganellate?E cosa intende il ministro dell'interno quando minaccia di fare sul serio? Giova sapere che oltre alle cariche, le forze dell'ordine in Val di Susa stanno abusando di gas lacrimogeni Cs.E cosa è il Cs? Secondo Wikipedia si tratta di un gas dagli effetti talmente gravi da essere stato bandito addirittura come arma di guerra.
“Benché classificata come non letale – spiega l'enciclopedia - sono stati dimostrati alcuni effetti potenzialmente tossici. Oltre a danneggiare pericolosamente i polmoni, il CS può nuocere gravemente al cuore e al fegato. Il 28 settembre 2000 il Dottor Uwe Heinrich ha pubblicato uno studio commissionato da John C. Danforth per investigare sui possibili effetti di un'esposizione al gas CS. Il Dr Heinrich ha concluso che la possibile tossicità del gas va determinata in base a due fattori: se si fa uso di maschere antigas e se si è chiusi all'interno di una stanza. Se non si utilizzano maschere antigas e si è in un luogo chiuso c'è una significativa possibilità che l'esposizione al gas CS possa contribuire o causare effetti letali.Molti studi hanno associato l'esposizione al CS con gli aborti spontanei. Quando il CS viene metabolizzato, inoltre, è possibile riscontrare del cianuro all'interno dei tessuti umani. Secondo lo United States Army Center for Health Promotion and Preventive Medicine, il CS rilascia fumi molto tossici quando viene scaldato e decomposto, e in particolari concentrazioni è un pericolo immediato per la salute. Coloro i quali sono stati esposti al gas Cs dovrebbero sottoporsi immediatamente a controlli medici".
Insomma, se dalla parte dei No Tav non si accenna a mollare di un centimetro, anzi ci si attrezza con sempre più argomenti scientifici alla mano, da quella del governo l'intenzione è quella di intensificare la già pesante repressione. Ma fino a che punto le manganellate saranno tollerabili?
orso castano: la questione no tav riapre un dibattito all'interno della stessa sinistra. E' questa ,finalmente, a mio giudizio la grande novita'. E' vero non sono mai mancati nella sinistra confronti dialettici, ma qui' c'e' una mobilitazione ed un'organizzazione di popolazioni, non partitica,( oltre che partitica), che si pone problemi importanti, quale il futuro della propria terra , dell'ambiente che li circonda, del diritto a rifitare imposizioni dall'alto, il diritto a controbattere scientificamente mediante controtesi, le tesi date dal governo per scientifiche e scontate. insomma un concreto operare perche' "le verita'" vengano fuori, tutte, non solo quelle governative. Silenziare, reprimere, emarginare questi diritti, a prescindere dal contenuto della "questio", sarebbe n grave errore, sarebbe un consegnare questo movimento di sindaci e cittadini nelle mani di "chissachi', certo non pacifisti , democratici, rispettosi delle regole della democrazia. Del resto se questa opera non si puo' fare li', non mancano certo "altre valli" disposte ad accoglierla. Se invece si vuole perdere soldi (gia' stanziati) e tempo.....si proceda pure alla repressione! Auguri!
piu' spin-off in tutta Italia
27 Settembre 2011
L'indagine della scuola Sant'Anna di Pisa: già 800 le imprese spin-off in tutta Italia
Un fenomeno in crescita, che testimonia che c'è un'Italia che cresce nonostante la crisi. Un'Italia che crea valore aggiunto, che valorizza i giovani talenti e che realizza finalmente una sinergia costruttiva tra il mondo del privato e quello della pubblica amministrazione.
E' il fenomeno delle imprese spin-off della ricerca pubblica, cioè di quei segmenti di aziende nate come veicolo per la valorizzazione di mercato delle attività scientifiche svolte nelle università e negli enti Pubblici di Ricerca (EPR).
L'indagine, commissionata dal Ministero dello sviluppo economico alla Scuola Superiore Sant'anna di Pisa, evidenzia una tendenza in forte crescita, ancorchè molto recente. Le imprese censite sono infatti 802, quasi tutte nate dal 2000 in avanti. La dimensione media di tali aziende è di 10 dipendenti e 700mila euro di fatturato, per un giro d'affari complessivo di 600 milioni di euro e per un totale di 8.000 impiegati.
Ogni anno si registrano 100 nuove spin-off, e la maggior parte di queste nascono nelle Regioni del Nord (oltre il 50%) e del Centro: gli istituti più prolifici sono i Politecnici di Milano e Torino e le università di Bologna e Perugia.
I settori più rappresentati sono evidentemente quelli ad alta intensità di ricerca tecnologica e scientifica, ovvero ITC ed elettronica, ma negli ultimi anni sono cresciuti anche i comparti dedicati alle scienze della vita, dell'energia e dell'ambiente.
Il mercato di riferimento è prevalentemente localizzato in Italia (quasi 90% del fatturato), e il trend del periodo 2006-2008 evidenzia una crescita dei ricavi medi prodotti pari al 23,8%.
L'aspetto interessante è la presenza crescente fra i soci fondatori di soggetti esterni con precedenti esperienze imprenditoriali, a testimonianza di una progressiva acquisizione di fiducia da parte del mondo del privato nelle opportunità concrete delle imprese spin-off. Questo si nota soprattutto nei settori delle nanotecnologie e delle life sciences, dove aumentano anche i parner industriali, accademici e finanziari.
Il fenomeno, pertanto, al di là delle cifre, è pienamente vitale, in grado di fare impresa partendo dal supporto iniziale degli EPR e creando opportunità professionali per i giovani.
Queste aziende, che potremmo definire di ricercatori-imprenditori, si dividono in 5 tipi:
1. gemme tecnologiche: business orientato al mercato delle idee e delle tecnologie, nell'obiettivo di risultare appetibili ad aziende più grandi e farsi acquisire;
2. spin-off accompagnate dall'ente pubblico di ricerca di origine: business legato alla vendita di prodotti/servizi di alta tecnologia, spesso sui mercati globali;
3. imprenditori seriali: orientati sull'offerta di know-how, ad alto contenuto tecnologico;
4. pionieri: business mirato sulla valorizzazione delle competenze maturate mediante la commercializzazione di prodotti sui mercati di sbocco;
5. market-ready spin off: giovani imprese caratterizzate dal possesso sin dal momento costitutivo della disponibilità di un prodotto da immettere sul mercato.
In definitiva, il quadro che emerge dall'analisi suggerisce che le motivazioni per accelerare la creazione e lo sviluppo delle imprese spin-off non vanno cercato solo nella loro capacità di creare posti di lavoro altamente qualificati, ma soprattutto nel ruolo che esse svolgono nel trasferire i risultati della ricerca ai settori produttivi. Queste imprese, infatti, sono un valido mediatore tra il sistema della ricerca e il mercato.
E' il fenomeno delle imprese spin-off della ricerca pubblica, cioè di quei segmenti di aziende nate come veicolo per la valorizzazione di mercato delle attività scientifiche svolte nelle università e negli enti Pubblici di Ricerca (EPR).
L'indagine, commissionata dal Ministero dello sviluppo economico alla Scuola Superiore Sant'anna di Pisa, evidenzia una tendenza in forte crescita, ancorchè molto recente. Le imprese censite sono infatti 802, quasi tutte nate dal 2000 in avanti. La dimensione media di tali aziende è di 10 dipendenti e 700mila euro di fatturato, per un giro d'affari complessivo di 600 milioni di euro e per un totale di 8.000 impiegati.
Ogni anno si registrano 100 nuove spin-off, e la maggior parte di queste nascono nelle Regioni del Nord (oltre il 50%) e del Centro: gli istituti più prolifici sono i Politecnici di Milano e Torino e le università di Bologna e Perugia.
I settori più rappresentati sono evidentemente quelli ad alta intensità di ricerca tecnologica e scientifica, ovvero ITC ed elettronica, ma negli ultimi anni sono cresciuti anche i comparti dedicati alle scienze della vita, dell'energia e dell'ambiente.
Il mercato di riferimento è prevalentemente localizzato in Italia (quasi 90% del fatturato), e il trend del periodo 2006-2008 evidenzia una crescita dei ricavi medi prodotti pari al 23,8%.
L'aspetto interessante è la presenza crescente fra i soci fondatori di soggetti esterni con precedenti esperienze imprenditoriali, a testimonianza di una progressiva acquisizione di fiducia da parte del mondo del privato nelle opportunità concrete delle imprese spin-off. Questo si nota soprattutto nei settori delle nanotecnologie e delle life sciences, dove aumentano anche i parner industriali, accademici e finanziari.
Il fenomeno, pertanto, al di là delle cifre, è pienamente vitale, in grado di fare impresa partendo dal supporto iniziale degli EPR e creando opportunità professionali per i giovani.
Queste aziende, che potremmo definire di ricercatori-imprenditori, si dividono in 5 tipi:
1. gemme tecnologiche: business orientato al mercato delle idee e delle tecnologie, nell'obiettivo di risultare appetibili ad aziende più grandi e farsi acquisire;
2. spin-off accompagnate dall'ente pubblico di ricerca di origine: business legato alla vendita di prodotti/servizi di alta tecnologia, spesso sui mercati globali;
3. imprenditori seriali: orientati sull'offerta di know-how, ad alto contenuto tecnologico;
4. pionieri: business mirato sulla valorizzazione delle competenze maturate mediante la commercializzazione di prodotti sui mercati di sbocco;
5. market-ready spin off: giovani imprese caratterizzate dal possesso sin dal momento costitutivo della disponibilità di un prodotto da immettere sul mercato.
In definitiva, il quadro che emerge dall'analisi suggerisce che le motivazioni per accelerare la creazione e lo sviluppo delle imprese spin-off non vanno cercato solo nella loro capacità di creare posti di lavoro altamente qualificati, ma soprattutto nel ruolo che esse svolgono nel trasferire i risultati della ricerca ai settori produttivi. Queste imprese, infatti, sono un valido mediatore tra il sistema della ricerca e il mercato.
Autore: Giuseppe Baselice
Fonte: http://www.firstonline.info
giovedì 1 marzo 2012
Disoccupati record e vola l'inflazione

(AGI) - Roma, 1 mar. - Disoccupazione record a gennaio, mentre non si arresta la corsa dell'inflazione. Secondo gli ultimi dati forniti dall'Istat il tasso di disoccupazione a gennaio sale ancora e si attesta al 9,2%, in aumento di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di un punto rispetto all'anno precedente. Si tratta del livello massimo dal 2004.Tra i giovani uno s tre e' senza lavoro: il tasso di disoccupazione giovanile, ovvero l'incidenza dei 15-24enni disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, e' pari al 31,1%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a dicembre 2011. Livello record da gennaio 2004, inizio delle serie storiche mensili. La crescita della disoccupazione interessa sia gli uomini sia le donne. La disoccupazione maschile cresce del 2,6% rispetto al mese precedente e del 18,7% su base annua; il numero di donne disoccupate aumenta del 3,2% rispetto a dicembre 2011 e dell'8,9% in termini tendenziali. L'inattivita' diminuisce dello 0,4% in confronto al mese precedente, coinvolgendo sia la componente maschile (-0,7%), sia quella femminile (-0,3%). Rispetto a dodici mesi prima gli inattivi diminuiscono del 2,1%. Il numero dei disoccupati a gennaio scorso e' stato pari a 2 milioni 312 mila, in aumento del 2,8% rispetto a dicembre (64 mila unita').
Su base annua si registra una crescita del 14,1% (286 mila unita'). I dati sulla disoccupazione sono "molto preoccupanti": commenta il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia.
"Dobbiamo fare equilibrio di bilancio - aggiunge - ma se non ricominciamo a crescere i problemi saranno molto forti". Sulla stessa linea il leader della Cisl, Raffaele Bonanni: "I numeri dell'occupazione saranno sempre piu' disastrosi senza investimenti esteri e italiani e senza un lavorio costante e una riconfigurazione della politica economica del nostro Paese". Anche per la Cgil l'esecutivo deve puntare sulla crescita e fermare i licenziamenti. E per la Uil la riforma del mercato del lavoro deve intervenire sui giovani e sulla disoccupazione. Intanto corrono i prezzi al consumo: l'inflazione e' salita a febbraio al 3,3%, dal 3,2% di gennaio mentre su base mensile e' aumentata dello 0,4%. L'inflazione acquisita per il 2012 e' pari all'1,9%. In un solo mese, il carrello della spesa costa lo 0,7% in piu': si tratta del rialzo maggiore dall'ottobre del 2008. A febbraio i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza aumentano infatti dello 0,7% su base mensile e del 4,5% su base annua (+4,2% a gennaio). Rialzo record per la verdura ma corrono anche i prezzi della pasta, della carne e del caffe'. Il rialzo congiunturale dei prezzi degli Alimentari non lavorati e' principalmente imputabile all'aumento dei prezzi dei Vegetali freschi (+8,6%, -0,1% in termini tendenziali). (AGI) .
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