lunedì 3 dicembre 2012

frattali/cantor da Wikipedia Commons (un grande grazie!)

File:3D Cantor set.jpg il suo concetto d'infinito assoluto che identificò con  Dio. Egli scrisse:
« L'infinito attuale si presenta in tre contesti: in primo luogo quando si realizza nella forma più completa, in un'essenza mistica completamente indipendente, in Dio, che io chiamo Infinito Assoluto o, semplicemente, Assoluto; in secondo luogo quando si realizza nel mondo contingente, creato; in terzo luogo quando la mente lo coglie in abstracto come una grandezza, un numero o un tipo di ordine matematico. »
orso castano : provare ad immaginare diversamente la realta'Cantor diede origine alla teoria degli insiemi (1874-1884).[3] Fu il primo a capire che gli insiemi infiniti possono avere diverse grandezze: dapprima mostrò che dato un qualsiasi insieme A, esiste l'insieme di tutti i possibili sottoinsiemi di A, chiamato l'insieme potenza di A. Poi dimostrò che l'insieme potenza di un insieme infinito A ha una grandezza maggiore della grandezza di A stesso (questo fatto è oggi noto con il nome di teorema di Cantor). Dunque esiste una gerarchia infinita di grandezze di insiemi infiniti, dalla quale sorgono i numeri cardinali e ordinali transfiniti, e la loro peculiare aritmetica. Per denotare i numeri cardinali usò la lettera dell'alfabeto ebraico aleph dotata di un numero naturale come indice (\aleph_0 Alef zero); per gli ordinali utilizzò la lettera dell'alfabeto grecoomega.
L'innovativa teoria cantoriana, osteggiata durante la vita del suo creatore, è stata completamente accettata dai matematici moderni, che hanno riconosciuto nella teoria degli insiemi transfiniti uno slittamento di paradigma di prima grandezza.File:Mandelbulb045.JPG

S.Dalì, “Studio topologico di testa che esplode ” 1983

orso castano :  cercando la creativita' da dovunque essa provenga. Un lungo e pazienter lavoro direi indispensabile in un mondo globalizzato che offre "in divenire" letture alternative "all'usato sicuro" che "rassicura" ma che "non spiega molto"

Anche queste opere sono state  create da Dalì a seguito della lettura del libro Stabilité structurelle et morphogénèse del matematico francese René Thom, in cui veniva  introdotta la teoria delle catastrofi. Dalì, ormai in età avanzata, rimase affascinato non solo dalla teoria ma anche dalla personalità di Thom. In questi quadri Dalì dipinge dei corpi femminili deformati fino a far loro assumere nuove forme, seguendo le leggi della topologia, cioè di quella parte della matematica che si occupa di studiare le proprietà delle figure e delle forme che non cambiano quando viene effettuata una deformazione senza "strappi", "sovrapposizioni" o "incollature" e di cui Thom è stato uno dei massimi esponenti.

Balduzzi:sul destino del Valdese non si pronunci

orso castano : non si capisce quali riorganizzazioni del sistema sanitario possa fare Balduzzi a pochi giorni dalla fine del suo governo. Forse e' meglio che lasci tutto com'e' senza chiudere servizi e senza sbilaanciarsi , chiudendo, verso interessi impropri rispetto al servizio sanitario nazionale.  Cota non ha sbagliato chiedendo conto di cosa intende fare Balduzzi, Non  ha escluso colpi di coda con ricadute negative sulle regioni e , quindi, sui cittadini che si vedrebbero privati da uno sgoverno di finanzieri non sempre all'altezza  di servizi utilissimi ed indispensabili. Forse il governo viste le primarie farebbe bene a non muoversi piu' asvendo fatto gia' abbastanza , a nostro avviso, errori non da poco nella sanita'!!..

"In materia di riorganizzazione del sistema sanitario Il governo sta cercando un delicato equilibrio tra ciò che ha a che  fare con il regolamento dei costi standard, ai quali tutti devono adeguarsi, e le indicazioni forti sugli obiettivi da perseguire. Ma gli strumenti per farlo restano di competenza regionale. L'importante è che nessuno faccia lo scaricabarile". E' sembrata una replica, sia pure diplomatica, alle ripetute accuse di Roberto Cota al governo quella che il ministro della Salute Renato Balduzzi ha dato oggi a Torino intervenendo ad un convegno su etica e salute organizzato dall'Ospedale Cottolengo e dall' Aress Piemonte. "Non mi risulta ci siano ospedali che stanno chiudendo, ma solo ospedali da riconvertire - ha spiegato - chiudere vuol dire non dare più servizi, convertire cercare di salvaguardarli per offrirli migliori". Balduzzi ha spiegato di non riferirsi a casi specifici come quello dell'Ospedale Valdese e del suo reparto di Senologia: "E' importante non dare informazioni sbagliate - ha aggiunto il ministro - e il messaggio complessivo non deve essere di tagli, ma di ristrutturazioni e riorganizzazioni, necessarie per garantire, in una situazione economica non facile, i servizi sanitari, possibilmente migliorandoli. E se c'è un ospedale con una caratterizzazione forte e di successo, come potrebbe essere, per fare un esempio, la Senologia - ha aggiunto Balduzzi - quello va mantenuto, ma non voglio entrare sulle singole questioni. Quello che dobbiamo auspicare è un equilibrio tra 
le varie reti ospedaliera, territoriale e dell'emergenza". 
Il ministro ha poi visitato la manifestazione Restructura al Lingotto: "L'idea alla base di questa fiera  - ha detto - è in linea con ciò che sto cercando di fare come ministro: mantenere un sistema sanitario che ci colloca in tutte le classifiche mondiali tra i primi cinque posti, introducendo le 'ristrutturazioni' necessarie per renderlo al passo con i tempi"

domenica 2 dicembre 2012

In cartella clinica anche i racconti scritti dai pazienti sulle loro condizioni

orso castano : bravo il Filippo Neri, mentre i soloni-architettissimi della salute sprecano chiacchiere e chiacchiere sulle evidenti malasanita' italiche', ecco un'iniziativa seria: sappiamo tutti che nelle schede "software", costate l'ira Dio dio, dei vari Pronto Soccorsi  non viene fatta neppure, dico, neppure una  domanda sui problemi psicologici del paziente, sappiamo altresi' tutti che nelle cartelle d'urgenza sia in Pronto Soccorso che nei reparti di urgenza , due, dico due, righe di anamnesi psicologica sono un puro sogno, tanto si e' "corporeizzata la terapia medica dimenticando "l'anima", finalmente ecco un'iniziativa , isolata, purtroppo, umana. Bravi, Bene . purtroppo sono per ora un po' solo a dirlo.

.........anche le storie dei pazienti, scritte di loro pugno seguendo un modello ideato dalla scrittrice Rosalba Panzieri.

.......................“La cartella clinica è un’espressione della letteratura medica, che a sua volta è un’espressione della cultura medica e non può esistere, a mio avviso, una profonda umanizzazione delle cure se non esiste una cultura dell’uomo” sostiene la scrittrice premiata in concorsi e kermesse internazionali per i suoi testi, che aggiunge: “La parola contiene in sé intuizione, scienza e verità. Per cambiare le cose occorre cambiare il pensiero che educa il punto di vista. La malattia è un’astrazione, nel concreto esiste solo il malato, ossia l’uomo con tutto il suo universo di sentimenti. E non può esserci umanità nelle procedure se non c’è traccia dell’uomo nelle procedure. Non si può curare ciò che non si conosce e non si può conoscere nessuno a cui non sia concesso di raccontarsi”.Questo nuovo metodo assistenziale è un risultato del primo laboratorio di ricerca stabile in Italia “letteratura e teatro in corsia”, realizzato dalla scrittrice presso il S. Filippo Neri in collaborazione con Santini e con Vincenzo Loiaconi, direttore della Chirurgia delle Aritmie, che commenta:“ Un progetto rivoluzionario, che potrebbe riscrivere la letteratura medica a partire dall’uomo prima che dalla patologia. Uno strumento di lettura del paziente utilissimo per noi medici, per favorire la concordanza e l’alleanza terapeutica, fondamentale per il buon esito di qualsiasi iter terapeutico”.Tutto il progetto viene portato avanti con il sostegno della Direzione Generale, che ha inserito il “modello narrativo Alfa” tra gli strumenti operativi di corsia e di accoglienza del malato.
“Il progetto Letteratura e teatro in corsia – commenta Lorenzo Sommella, Direttore generale dell’Azienda Ospedaliera S.Filippo Neri- ha la finalità di dare voce al vissuto dei pazienti ricoverati, ai loro sentimenti più profondi rispetto alla malattia e alle persone che si curano di loro, nella convinzione che in medicina non ci si debba limitare alla rilevazione dei segni e dei sintomi , ma che si debbano raccogliere compiutamente la storia della persona che si deve assistere, per poterlo fare meglio. Questo modo, nuovo ma antico, di avvicinare la persona malata, si inserisce nel filone, molto attuale, della medicina narrativa, che aiuta il medico nella interpretazione della patologia che deve affrontare, migliorando il rapporto con il paziente e aumentando la sicurezza e l’efficacia delle cure”.
 

30 novembre 2012
orso castano : era ora che Bersani facesse "un cenno" sulla sanita'. Certo il cenno e' proprio piccolo e l'argomento e' proprio grande. Ma un inizio e' gia' qualcosa. Speriamo che il PD si dia veramente da fare , (fu solo la Bindi a dare una seria svolta al Sistema  confermando pero' la ssua aziendalizzazione che andra' rivista profondamente perche' ha portato solo asprechi e mangerie politiche,  anche per recuperare gli errori che Monti-Balduzzi, magari per non grande ed approfondita competenza, magari per profonda sfiducia verso , bisogna dirlo, la "selva" dei sindacati medici, spesso a difesa corporativa di piccoli segmenti convenzionati-accreditati- doppioni privati inutili-costosi (sopratutto sul territorio , nuova prateria per  business , assieme alla medicina - scorretta e pericolosa- via internet, di cui ancora troppo poco si parla,) del SSN, hanno e stanno facendo . Ma ancora le  mancate liberalizzazioni, l'incancrenimento della piramidalizzazione di potere nelle ASL, la noncuranza verso la politicizzazione del SSN, la disattenzione verso il mangia mangia dei politici sulla sanita', l'assoluto ingabbiamento della liberta' di ricerca e cura dei medici dirigenti ridotti ormai a pedine di un sistema politico, il definanziamento della formazione e della ricerca affidata non all'intuizione del medico dirigente ma all'apparato burocratico-medico-politico, vera e propria cappa soffocante, fatta spesso di personaggi non all'altezza di un compito cosi' delicato, a cio' si aggiunga  la stampa che parla ormai della sanita' solo in termini scandalistici delle ruberie, direi scontate, in un sistema cosi' costruito e mai dei risultati dovuti alla fatica ed all'impegno dei medici dirigenti che male o non pagati, continuano a fare il loro dovere.


da Intervista a Pier Luigi Bersani: “Basta tagli alla sanità. No a nuovi ticket"


.................Segretario, la sanità pubblica italiana è considerata tuttora tra le migliori del mondo ed è anche quella che costa meno tra i Paesi europei con noi confrontabili. Eppure, prima con il governo Berlusconi ed oggi con Monti, continua ad essere oggetto di manovre economiche che hanno ridotto di 31 miliardi (dati Corte dei Conti) il finanziamento dal 2010 al 2014. Una tendenza che il Pd ha intenzione di invertire modificando l’attuale ddl stabilità e, in ogni caso, qualora andasse al Governo nel 2013?
La situazione è difficile, inutile negarlo. Ma con i tagli drastici di questi anni siamo arrivati a una soglia oltre la quale non è possibile andare. Il rischio concreto è di ridurre al collasso l’intero sistema che già oggi si regge grazie all’impegno e alla dedizione di tanti medici, infermieri e tecnici che troppo spesso lavorano in condizioni di grave disagio, tra mille difficoltà. C’è molto lavoro da fare sul versante della riorganizzazione, della lotta agli sprechi e alle inefficienze. C’è da riequilibrare il rapporto tra ospedali e medici sul territorio, ci sono reparti ridondanti all’interno delle stesse strutture ospedaliere e c’è un ricorso alla diagnostica eccessivo che va rimodulato, ma a fronte di tutto questo il fondo del Servizio Sanitario Nazionale non va più toccato, non si può procedere ancora sulla strada dei tagli, la via è quella di una seria riorganizzazione.

Tra i tagli in arrivo figurano 2 miliardi di euro di nuovi ticket sanitari che dal 1° gennaio 2014 andrebbero ad aggiungersi a quelli già esistenti. Pensa di poter prendere un impegno con gli italiani per cancellare questa norma, sempre nel caso di vittoria alle politiche dell’anno prossimo?
Siamo contrari all’introduzione di nuovi ticket e siamo impegnati in Parlamento per cancellare una stangata che è bene ricordarlo, è stata voluta dal governo Berlusconi. Il ministro Balduzzi in questi giorni assicura che farà il possibile per evitare la norma. I ticket vanno nella direzione opposta all’equità, gravano su tutti ma in realtà pesano maggiormente sui bilanci delle famiglie che soffrono di più per la crisi. Anche per questo io credo che un eventuale ricorso al ticket, se non potrà essere evitato, dovrà essere per lo meno graduale e adattato in rapporto al reddito familiare.

In molti think tank liberali, ma anche in alcuni circoli vicini al centro sinistra, si fa comunque strada l’idea che “la sanità per tutti è un lusso che non possiamo più permetterci”. E si pensa a sistemi sanitari più orientati al privato per alleggerire il carico della spesa pubblica. Lei come la pensa?
Nella mia visione la sanità pubblica non è un lusso, è un bene prezioso, essenziale per un Paese che si dice davvero democratico. Inoltre non mi pare che dove i servizi sanitari sono gestiti dai privati, come negli Stati Uniti, la spesa sia inferiore, è vero piuttosto il contrario. I costi della sanità sono in aumento in tutto il mondo occidentale, non dipende dall’Italia ma dalla popolazione che invecchia, dalla tecnologia che aumenta e che fa crescere la domanda. Allora io dico, teniamoci stretta la sanità pubblica e introduciamo un sistema di valutazione serio. Poi, per aggredire i nodi che incidono sulla spesa lavoriamo sull’appropriatezza, rafforziamo il ruolo e le competenze dei medici di famiglia, interveniamo sul dannoso fenomeno della medicina difensiva che gonfia sensibilmente la spesa. Ma per assicurare la sostenibilità del sistema sul lungo periodo il percorso è obbligato e passa per la prevenzione e per la massima attenzione a stili di vita sani che riducano il rischio di malattie croniche come il diabete, i disturbi cardiovascolari, il sovrappeso.  

L’esperienza del federalismo scaturita dalla riforma del Titolo V del 2001, e che vede la sanità tra i settori chiave passati sotto la responsabilità delle autonomie, sembra segnare il passo. Ha perso il suo appeal degli anni d’oro, tra scandali e spese fuori controllo. E soprattutto non si è riusciti a superare il divario Nord Sud che, al contrario, è aumentato. Pensa che vada ripensato il modello di federalismo all’italiana? E se sì, come?
La revisione del Titolo V è un tema reale, segnalato da tempo anche dalle Regioni. Il federalismo ha portato progresso e autonomia nella sanità ma anche una grande disomogeneità tra i vari territori. Un divario così marcato mette in discussione il diritto alla salute e il principio costituzionale di uguaglianza dei cittadini rispetto alle cure ma implica anche una grande difficoltà per fornire indirizzi coerenti a livello nazionale. E’ urgente introdurre un sistema di verifica e di valutazione che contribuisca a ridurre le differenze. Il caso di alcune regioni sottoposte a piano di rientro è esemplare: da un lato si riduce la spesa sanitaria, che in alcune situazioni è davvero fuori controllo, dall’altro si tagliano i servizi e così ora i cittadini per curarsi prendono l’aereo o il treno e vanno al nord. Così non ha senso e non si può andare avanti…

La sanità incide sul Pil per il 7,1% ma restituisce al Paese, in termini di ricchezza, oltre il 12% del Pil. Quindi produce di più di quanto costa. Eppure fino ad oggi, pur essendo maturata la convinzione che il comparto sanitario possa essere realmente un volano di sviluppo, mancano interventi concreti in tal senso. Ad esempio nessuno ha pensato di inserire l’ammodernamento strutturale e tecnologico dei servizi sanitari tra il piano delle grandi opere infrastrutturali. In altre parole ospedali e ambulatori più moderni e magari qualche strada in meno. Lei sarebbe d’accordo a farlo?
Continuo a ripetere in ogni occasione che bisogna far ripartire i cantieri se si vuole dare un po’ di respiro alle aziende, un po’ di lavoro alle persone e se si vuole mettere in sesto il Paese che si sta sgretolando sotto i nostri occhi. Figuriamoci se non sono d’accordo sugli interventi sugli ospedali, tanto più che la Protezione Civile dice che centinaia strutture sono a rischio sismico e necessitano di interventi per la messa in sicurezza. Il settore sanitario, che comprende anche la farmaceutica, va inserito a pieno titolo nel sistema industriale italiano. Esistono delle resistenze e dei condizionamenti che puntano a mantenere lo status quo rispetto ad intensificare gli sforzi per l’innovazione ma certamente, se ne avrò la possibilità, considererò il piano di rinnovamento tecnologico e strutturale degli ospedali una priorità.

Se vincerà le elezioni ci dobbiamo aspettare altre liberalizzazioni per le farmacie o bastano le norme fin qui attuate?
L’attuale Governo aveva annunciato un piano di riforma delle farmacie poi, di fronte alle molte resistenze, ha fatto rapidamente marcia indietro. In ogni caso, le norme per i farmaci non possono prescindere da un ragionamento complessivo che comprenda anche la produzione e la distribuzione. Ma è evidente che un processo di maggiore liberalizzazione è auspicabile. La vera sfida, con le difficoltà connesse, è quella di conciliare l’esigenza di contenere la spesa farmaceutica mantenendo i servizi che la filiera del farmaco assicura e il diritto dei cittadini ad accedere ai farmaci, anche quelli innovativi, per esercitare pienamente il diritto alla salute.


Cesare Fassari

20 novembre 2012

26 NOVEMBRE 2012 Iperplasia prostatica.

  ......................l ritardo diagnostico e terapeutico ne causa l’aggravamento (riduzione del flusso urinario e ritenzione acuta) fino alla necessità di intervento chirurgico.Ecco perché nasce il Quick Prostate Test: per aumentare nel paziente la consapevolezza della malattia e del suo impatto sulla qualità della vita e per i medici di medicina generale per identificare la presenza di IPB e indirizzare il paziente all’urologo, vero driver della malattia. Oggi, infatti, sono a disposizione nuovi strumenti terapeutici che combinando più principi attivi sono in grado non solo di ridurre significativamente il rischio di ricorso ad intervento chirurgico IPB-correlato rispetto alla monoterapia, come dimostrato dai risultati dello studio CombAT, ma anche di migliorare la qualità di vita del paziente e la sua soddisfazione.Le domande del ‘Quick Postate Test’, enunciate all’inizio dell’articolo, si basano sui tre principali sintomi e disagi dell’Ipb. È sufficiente una risposta positiva per riconsiderare il trattamento del paziente o l’invio alla consulenza urologica.“Gran parte dei pazienti – spiega Luigi Schips, Primario del dipartimento di Urologia dell’Ospedale San Pio di Vasto - considera i disturbi urinari come fisiologici, normali e si rassegna a sopportarli. Si stima, infatti, che meno del 50% degli uomini che presentano difficoltà urinarie si rivolge ad un medico poiché il paziente si sente inibito di fronte a tale problematica. L’imbarazzo che prova lo porta alla riluttanza, al riserbo e al timore di dover incorrere nella chirurgia per la risoluzione del proprio problema. In realtà se affrontata in tempo, un semplice cambiamento o modulazione della terapia e una visita urologica mirata sono sufficienti a migliorare sia la sintomatologia, riducendone le manifestazioni, sia la qualità della vita sociale e relazionale non più condizionata dalla vicinanza di servizi igienici. Solo in caso di progressione della malattia l’opzione terapeutica diventa la chirurgia”.“È fondamentale che nel dialogo tra medico e paziente durante la visita si comprenda qual è il reale impatto della malattia sulla vita del paziente e si facciano emergere i sintomi che spesso non vengono riportati. Il ‘Quick Prostate Test’ è un breve e semplice test di monitoraggio, composto da tre domande  che indagano i sintomi urinari, che può contribuire a ottimizzare la gestione dello stato di salute del paziente affetto da IPB. Una risposta positiva ad una sola delle tre domande è sufficiente per mettere in guardia il medico sulla possibilità che un paziente sia affetto da IPB”, sostiene Vincenzo Mirone, Professore Ordinario della Facoltà di medicina e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli e Segretario Generale SIU (Società Italiana di Urologia). “Si tratta, quindi, di uno strumento estremamente utile per facilitare il dialogo tra medico e paziente sia nella prima visita che nelle successive visite di follow-up, consentendo anche di monitorare gli effetti della terapia. Sono oggi molteplici le opportunità terapeutiche possibili in caso di IPB. Prima fra tutte – spiega ancora l’esperto - la terapia con l’associazione estemporanea di dutasteride (inibitore delle 5-alfa-reduttasi) e di tamsulosina (alfa-bloccante) in presenza di sintomi urinari moderati o gravi e di un aumento significativo delle dimensioni prostatiche. I dati che ci vengono dallo studio CombAT, pubblicati lo scorso anno, hanno dimostrato chiaramente come l’associazione di inibitore delle 5-alfa reduttasi e alfa-bloccante siano in grado di determinare nei primi 9 mesi di terapia un miglioramento sintomatologico costante nel tempo ed una riduzione significativa del rischio di ritenzione urinaria acuta (AUR) e della chirurgia correlata all’IPB rispetto alla monoterapia. Tali risultati hanno modificato le attuali linee guida internazionali per il trattamento dell’IPB, che oggi raccomandano la terapia di combinazione in tutti i pazienti con sintomi urinari da moderati a gravi che presentano un elevato rischio di progressione (con prostata di dimensioni > 30 cc, PSA > 1.5 ng/ml)”.
“Rispondendo a tre semplici domande, che non hanno alcun punteggio e quindi non demotivano né scoraggiano per il risultato, il paziente oltre a conoscere meglio la malattia comprende che vi è una soluzione non invasiva al suo problema, grazie ad una migliore modulazione della terapia e a una sinergia di azione tra medico di base e urologo”, aggiunge Ciro Niro, Medico di Medicina Generale presso l’ASL di Foggia, Tesoriere e Responsabile Nazionale dell’Area Uro-Andrologia della SIICP (Società Italiana Interdisciplinare per le Cure Primarie. “Il medico di base, per primo, ottiene invece dal test chiare indicazioni della presenza di malattia e un adeguato orientamento anche per la gestione del successivo follow-up. Il QPT – conclude Niro - è un test ‘opportunistico’, nel senso che consente di diagnosticare la patologia nel corso di una normale visita ambulatoriale alla quale di norma il paziente si presenta per motivi di altra natura e di valutare fin da subito l’occorrenza di indagini diagnostiche più approfondite”.

sabato 1 dicembre 2012

social network e rischi per la democrazia


orso castano : le critiche di Bernabe' hanno un fondamento, ci si deve riflettere sopra

Bernabè


Il presidente di Telecom Italia Franco Bernabè

In un incontro alla Bocconi , il presidente di Telecom Italia ha sottolineato il tema dell’asimmetria sulle regole per la privacy
MILANO
Attenzione alla disparità di regole in tema di tutela della privacy sulla rete tra gli operatori di tlc e gli operatori internet Ott/Over-the-top (come Facebook e Google), tra Europa e Usa. A rischio è nientemeno che la democrazia. A rilanciare con forza l’allarme è il presidente esecutivo di Telecom Italia, Franco Bernabè. “Mi chiedo se e quando il potere dei social network determinerà le scelte politiche quanto questo sia compatibile con la democrazia”, ha detto Bernabè nel corso di un incontro organizzato all’Università Bocconi in occasione della pubblicazione del suo libro Libertà vigilata. Privacy, sicurezza e mercato nella rete, edito da Laterza.  

«Facebook ha un miliardo di clienti, ha 400 miliardi di fotografie. Questo consente un’intrusività incredibile nel mondo delle persone. Molti, i giovani soprattutto, non se ne rendono conto. Credono che il mondo sia ormai totalmente pacificato. Non si rendono conto per esempio che la Germania ha dato origine al nazismo negli anni ’30 e che all’epoca per trovare gli ebrei ci hanno messo due anni. Questo oggi si può fare con un click». «Attenzione - ha esortato Bernabè - perché il mondo non sarà forse sempre pacifico: chissà se non potrà avvenire un giorno qualcosa di simile o addirittura di peggiore».  

Il livello applicativo delll’universo Internet, ha spiegato Bernabè, «è un mondo che non è stato pensato in termini di conseguenze future». Asimmetrie forti, ha osservato, ci sono poi anche tra le regole a livello europeo e quelle degli Stati Uniti. «La privacy negli Usa non è un diritto fondamentale del cittadino, è semplicemente una tutela del consumatore. In Italia e in Europa è una tutela prevista a livello costituzionale».  

«Google, Apple (in quanto proprietaria di iTunes), Amazon eccetera non vogliono regolazione perché dicono che toglierebbe libertà alla rete. Però questa libertà ha notevoli punti oscuri», ha osservato Bernabè riprendendo i punti principali trattati nel suo libro. «Gli Ott, grazie all’effetto rete - ha spiegato - sono cresciuti rapidamente diventando dei monopoli o quasi monopoli (vedi Google per i motori ricerca, vedi Amazon...). Quindi non è libertà per i competitor, ma non lo è nemmeno per gli utenti e i clienti. Il mondo internet infatti è isolato: un profilo su Facebook non lo si può migrare su un’altra piattaforma tecnologica. Nel mondo tlc invece si può trasferire un numero di telefono da un operatore all’altro e ci sono regole privacy forti».  

Il presidente di Telecom Italia ha infatti lanciato l’allarme anche sul piano dell’occupazione. “Sento moltissime banalità. Tanti dicono che per ogni posto di lavoro distrutto nell’economia reale si creano due e mezzo nuovi posti per Internet. Questo non è vero. La borghesia media sparisce. C’è crescente disparità nella distribuzione dei redditi, perché quel tipo di lavori svolti dalla classe media vengono fatti sparire per via dell’avanzamento tecnologico, sostituiti o da lavori ad altissimo valore aggiunto o da lavori a basso valore aggiunto fatti da manodopera a basso costo”, ha affermato.  
(TMNews


orso castano : anche questa e' la storia d'Italia. Fazioni che si combattono per il predominio su una citta'. Le ideologie di riferimento ad un certo punto si perdono, prevale la lotta per occupare il potere. ...Mentre Firenze si indebolisce e perde la sua autonomia cultur4ale e politica. Vale la pena di rilewggere questa storia su Wikipedia (con un invito a finanziarla) . Historia Magistra Vitae ,  (Cicerone, De Oratore, II).  Caro 


Renzi, tu la conosci meglio di altri la storia della tua citta' !!!


.Guelfi bianchi e neri da Wikipedia

guelfi bianchi e i guelfi neri furono le due fazioni in cui si divisero intorno alla fine del XIII secolo i guelfi di Firenze, ormai il partito egemonico in città dopo la cacciata dei ghibellini.
Le due fazioni lottavano per l'egemonia politica - e quindi economica - in città. A livello della situazione extracittadina, seppur entrambe sostenitrici del papa, erano opposte per carattere politico, ideologico ed economico. I guelfi bianchi, un gruppo di famiglie magnatizieaperte alle forze popolari, perseguivano l'indipendenza politica e rifiutavano ogni ingerenza papale. Mentre i guelfi neri, che rappresentavano soprattutto gli interessi delle famiglie più ricche di Firenze, erano strettamente legati al papa per interessi economici e ne ammettevano l'ingerenza negli affari interni di Firenze.
La rivalità tra i guelfi bianchi e i guelfi neri fu al centro della vita sociale e politica, tra la fine del XIII secolo e il primo decennio delTrecento a Firenze, a Pistoia e in altre città della Toscana. Episodi storici legati ai contrasti nati all'interno del Partito guelfo sono ampiamente trattati nella Divina Commedia che proprio in quegli anni veniva scritta da Dante Alighieri............Dopo la cacciata dei ghibellini dalla città e la loro definitiva sconfitta nella Battaglia di Campaldino (1289), si auspicava un periodo di pace per la città di Firenze, ma le rivalità, prima a livello semplicemente personale e poi familiare, si estesero gradualmente a tutta la città, dando vita a una nuova divisione, quella fra guelfi bianchi e neri, capitanati rispettivamente dalle famiglie dei Cerchi e dei Donati.
A Firenze i due schieramenti nacquero gradualmente a partire da alcuni litigi familiari causati da questioni di vicinato: i Cerchi, mercanti di recente ricchezza (Dante li chiama la parte selvaggiacioè campagnola) avevano comprato alcune case, già dei Conti Guidi, accanto a quelle degli orgogliosi Donati ed erano nati alcuni dissidi legati ai più vari motivi di convivenza. Le odierneTorre dei Cerchi e Torre dei Donati a Firenze ci possono dare un'idea di dove si trovassero gli edifici familiari, anche se in antico i possedimenti di ciascuna famiglia erano estesi a molti più edifici confinanti. I rispettivi capifamiglia erano Vieri de' Cerchi e Corso Donati. Il cosiddettovicolo dello Scandalo, un tortuoso vicoletto che serpeggia tra il Corso e Via degli Alighieri, fu creato nel Trecento proprio per dividere le proprietà delle due fazioni, quando nel momento di maggior astio si arrivò a minacciare di buttare giù i muri interni delle case per assaltare i nemici di notte...........

L'intervento di Carlo di Valois e l'esilio dei bianchi [modifica]

Il principe francese si trovava a Firenze dal 1 novembre 1301, in una visita di cortesia mascherata, che generava molta inquietudine nei fiorentini. Vi era entrato in pompa magna, con cavalli e fanti di picche, con l'intento ufficiale di riportare la pace tra le fazioni in lotta, e giurando solennemente di non arrecare danno alla città e alle sue istituzioni per nessuna ragione. Molti sono gli aneddoti che riporta il Compagni, come quello secondo il quale Carlo invitò i priori presso la sua residenza nelle case dei Frescobaldi: essi tuttavia ebbero sospetto e solo tre andarono[5], i quali, una volta lì, si resero conto loro malgrado di non essere desiderati e che l'invito era stato forse solo un maldestro tentativo di imprigionarli tutti.
Il Valois iniziò tuttavia a promulgare leggi dure e richiese il pagamento di tributi per la sovvenzione della sua milizia. Egli aveva inoltre provveduto a nominare alla suprema magistratura fiorentina, quella di podestàCante Gabrielli da Gubbio, uomo fedele alla Chiesa ed ai disegni politici di Bonifacio VIII (9 novembre 1301).
La progressiva occupazione del potere fece sì che non ci furono reazioni quando i Donati iniziarono a rientrare in città alla spicciolata, non solo violando la disposizione dell'esilio, ma dandosi a saccheggi, omicidi e altre efferatezze. Carlo di Valois si risolse anche all'utilizzo di stratagemmi, con lo scopo di eliminare gli elementi a lui ostili, come in occasione della scoperta di un documento che avrebbe provato l'esistenza di una congiura contro la sua persona (1302). Questo documento, tuttora esistente nell'Archivio di Stato, è rappresentato da un atto notarile stipulato tra i Cerchi, i Gherardini e la Repubblica di Siena: tuttavia non è mai stato chiarito se si trattasse di un originale o di una messinscena architettata dai neri, come piuttosto sembrerebbe. Fatto sta, che quella fu la scusa anche per sradicare dal contado le ultime frange della nobiltà signorile e di fatto, con la distruzione del castello di Montagliari, finì l'epoca feudale in Toscana.
All'ottobre 1302 il potere era ormai in mano ai neri che si erano insediati in tutti gli uffici governativi con l'appoggio del papa e del Valois. Al 30 giugno 1302, termine della sua podesteria, Cante Gabrielli si era reso responsabile di 170 condanne a morte ed dell'espulsione di circa seicento cittadini della fazione dei bianchi.

Avvicinamento tra guelfi bianchi e ghibellini [modifica]

Stemma dei Della Tosa (dal palazzo dei Priori diVolterra)
La cacciata da Firenze, con l'esperienza dell'esilio ed i tentativi di rientrare in città con la forza, spinse i guelfi bianchi a cercare l'appoggio del partito ghibellino, come prova ad esempio la battaglia (1303) presso Castel Puliciano, che vide i fuoriusciti fiorentini uniti ai ghibellini di Scarpetta Ordelaffi, signore di Forlì, presso cui Dante si era rifugiato, quell'anno, ricevendone la qualifica di segretario. Ecco come introduce l'episodio Dino Compagni: «La terza disaventura ebbono i Bianchi e Ghibellini (la quale gli accomunò, e i due nomi si ridussono in uno) per questa cagione: che essendoFolcieri da Calvoli podestà di Firenze, i Bianchi chiamorono Scarpetta degli Ordalaffi loro capitano, uomo giovane e temperato, nimico di Folcieri».

I due, in effetti, erano già avversari in patria, a Forlì, dove prevalse il partito degliOrdelaffi. Ma, nella battaglia in questione, il vincitore fu Fulcieri

L'intervento di Carlo di Valois e l'esilio dei bianchi [modifica]

Il principe francese si trovava a Firenze dal 1 novembre 1301, in una visita di cortesia mascherata, che generava molta inquietudine nei fiorentini. Vi era entrato in pompa magna, con cavalli e fanti di picche, con l'intento ufficiale di riportare la pace tra le fazioni in lotta, e giurando solennemente di non arrecare danno alla città e alle sue istituzioni per nessuna ragione. Molti sono gli aneddoti che riporta il Compagni, come quello secondo il quale Carlo invitò i priori presso la sua residenza nelle case dei Frescobaldi: essi tuttavia ebbero sospetto e solo tre andarono[5], i quali, una volta lì, si resero conto loro malgrado di non essere desiderati e che l'invito era stato forse solo un maldestro tentativo di imprigionarli tutti.
Il Valois iniziò tuttavia a promulgare leggi dure e richiese il pagamento di tributi per la sovvenzione della sua milizia. Egli aveva inoltre provveduto a nominare alla suprema magistratura fiorentina, quella di podestàCante Gabrielli da Gubbio, uomo fedele alla Chiesa ed ai disegni politici di Bonifacio VIII (9 novembre 1301).
La progressiva occupazione del potere fece sì che non ci furono reazioni quando i Donati iniziarono a rientrare in città alla spicciolata, non solo violando la disposizione dell'esilio, ma dandosi a saccheggi, omicidi e altre efferatezze. Carlo di Valois si risolse anche all'utilizzo di stratagemmi, con lo scopo di eliminare gli elementi a lui ostili, come in occasione della scoperta di un documento che avrebbe provato l'esistenza di una congiura contro la sua persona (1302). Questo documento, tuttora esistente nell'Archivio di Stato, è rappresentato da un atto notarile stipulato tra i Cerchi, i Gherardini e la Repubblica di Siena: tuttavia non è mai stato chiarito se si trattasse di un originale o di una messinscena architettata dai neri, come piuttosto sembrerebbe. Fatto sta, che quella fu la scusa anche per sradicare dal contado le ultime frange della nobiltà signorile e di fatto, con la distruzione del castello di Montagliari, finì l'epoca feudale in Toscana.
All'ottobre 1302 il potere era ormai in mano ai neri che si erano insediati in tutti gli uffici governativi con l'appoggio del papa e del Valois. Al 30 giugno 1302, termine della sua podesteria, Cante Gabrielli si era reso responsabile di 170 condanne a morte ed dell'espulsione di circa seicento cittadini della fazione dei bianchi.

Avvicinamento tra guelfi bianchi e ghibellini [modifica]

Stemma dei Della Tosa (dal palazzo dei Priori diVolterra)
La cacciata da Firenze, con l'esperienza dell'esilio ed i tentativi di rientrare in città con la forza, spinse i guelfi bianchi a cercare l'appoggio del partito ghibellino, come prova ad esempio la battaglia (1303) presso Castel Puliciano, che vide i fuoriusciti fiorentini uniti ai ghibellini di Scarpetta Ordelaffi, signore di Forlì, presso cui Dante si era rifugiato, quell'anno, ricevendone la qualifica di segretario. Ecco come introduce l'episodio Dino Compagni: «La terza disaventura ebbono i Bianchi e Ghibellini (la quale gli accomunò, e i due nomi si ridussono in uno) per questa cagione: che essendoFolcieri da Calvoli podestà di Firenze, i Bianchi chiamorono Scarpetta degli Ordalaffi loro capitano, uomo giovane e temperato, nimico di Folcieri».
I due, in effetti, erano già avversari in patria, a Forlì, dove prevalse il partito degliOrdelaffi. Ma, nella battaglia in questione, il vincitore fu Fulcieri.
La nascita di conflitti era favorita anche da un sistema giudiziario facilmente corruttibile e sprovvisto di solide leggi con le quali dirimere le controversie. Dino Compagni racconta di vari episodi che avevano come colpevoleCorso Donati e il suo clan, ma attraverso la corruzione dei giudici essi riuscivano sempre a farla franca [4].............

SALLUSTI : DIGNITOSA BATTAGLIA PER LA LIBERTA' DI STAMPA, INMTANTO UN PARLAMENTO IMBELLE NON RIESCE A FARE UNA LEGGE SULLA LIBERTA' DI STAMPA......C'E' DA VERGOGNARSI!!

.ORSO CASTANO : NON DIMENTICHIAMOLO MAI, LA LIBERTA' DI STAMPA E' UN VALORE SACRO !!.
...L'arresto al Giornale. A nulla è valso l'appello di Alessandro Sallusti, che di prima mattina aveva pregato le forze dell'ordine di non "violare" il Giornale e aveva proposto ai magistrati uno "scambio": "Io mi consegno a San Vittore se la polizia non viene in redazione", aveva scritto su Twitter. Ma invece a mezzogiorno la polizia è arrivata in via Negri 4, alla sede del quotidiano, per notificargli l'arresto ai domiciliari, ripreso in diretta dalle telecamere di Tgcom24. Due uomini della Digos lo hanno portato via tra gli applausi dei colleghi. Prima di lasciare la redazione per andare a casa con gli agenti, Sallusti ha rilasciato qualche dichiarazione: "Non sono entrati al Giornale, sono entrati nei giornali. Peccato che sia finita così". "E' una ferita - ha proseguito - per tutti noi. Non si esegue l'arresto di un giornalista all'interno di un giornale. La nostra categoria.. Beh dovrebbe avere un sussulto, no?". E ha annunciato: "Evaderò dai domiciliari e andrò in carcere. Tornerò qui a lavorare, mi arresteranno e andrò definitivamente a San Vittore". Proposito messo in pratica alle 12.45, quando il direttore ha abbandonato l'abitazione dove gli agenti lo avevano appena lasciato. 
 
............................Le reazioni. "Arrivare a una misura coercitiva è davvero assurdo", ha commentato Enrico Mentana, direttore del Tg di La7. "Purtroppo questa - ha continuato - è la inevitabile conclusione di una vicenda insensata. E' insensato che un giornalista venga arrestato per omesso controllo per diffamazione. I reati a mezzo stampa o cagionano gravissime conseguenze alla persona diffamata o non ha senso parlare di misure di questo tipo". Il segretario della  Federazione nazionale stampa italiana Franco Siddi ha espresso "molto rammarico" (video) e l'augurio che "la vicenda porti a tutti consiglio: ora serve molta moderazione, buon senso, grande saggezza per riformare la legge sui reati a mezzo stampa". Necessità ribadita anche dal capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Dura la reazione dell'editore Paolo Berlusconi: "L'arresto di un direttore di giornale, proprio nella sede del suo quotidiano, per una diffamazione neppure da lui commessa: un caso unico nella nostra storia, che ci marchia vergognosamente ed indelebilmente come vero paese da terzo mondo"................... 

mercoledì 28 novembre 2012

Difendi la tua rete


Vuoi vedere in futuro quello che stai cercando?

Il Bundestag consiglia presto un diritto di proprietà intellettuale. Questo dovrebbe editori contro i motori di ricerca e altri servizi dare loro il diritto di vietare i risultati di articoli di stampa o effettuare un pagamento a carico. Per te sarebbe molto più difficile in Internet per trovare le informazioni che cercate. Difendi la tua rete, un singolo intervento contro questo mondo, mescolando per te e condividi questa pagina con i tuoi amici!

.........................Per difendere lo statu quo, Google ha messo online una pagina dedicata alla campagna «Difendi la tua rete. Continua a trovare quello che cerchi» (www.google.de/DeinNetz ). Il sito informa sul punto di vista dell’azienda e dà modo agli utenti di sostenere Mountain View scrivendo ai parlamentari del proprio collegio per manifestare un eventuale dissenso. Per Stefan Tweraser, direttore per la Germania di Google, l’approvazione della proposta «significherebbe meno informazioni per i cittadini e costi più alti per le imprese»......................