martedì 4 giugno 2013


[Carta di Laura Canali] Il terzo vertice trilaterale tra Turchia, Serbia e Bosnia-Erzegovina si è chiuso pochi giorni fa.
Secondo la formalità delle migliori cancellerie occidentali i presidenti dei tre paesi si sono incontrati ad Ankara per siglare una dichiarazione di cooperazione e solidarietà. Quali sono gli obiettivi della Turchia nei Balcani?
Stando ai 17 punti del documento ratificato dal presidente turco Abdullah Gül, dal suo omologo serbo Tomislav Nikolić e dai membri della presidenza tripartita bosniaca Bakir Izetbegović, Željko Komšić e Nebojša Radmanović, i tre paesi si impegnano a costruire un non meglio precisato futuro comune basato su valori europei, a condividere le rispettive esperienze nel cammino di integrazione, a spendersi per cancellare i reciproci pregiudizi storici, a combattere il crimine organizzato e implementare iniziative macroregionali di cooperazione.
Durante i lavori neanche una parola è stata pronunciata sul tema Kosovo per non irritare la sensibilità degli ospiti (solo Ankara ha riconosciuto Pristina) e non è stata fatta alcuna critica al preoccupante stallo politico amministrativo bosniaco. In sostanza, come richiesto dal presidente Nikolić, nessuna interferenza negli affari domestici altrui.
Dalla fine degli anni Novanta, i Balcani sono diventati una priorità per Ankara che, dalla vittoria di Giustizia e Sviluppo (Akp) alle elezioni politiche del 2002 e con l’arrivo di Erdoğan, ha saputo indubbiamente sfruttare la dissoluzione dell’ex Jugoslavia e dei regimi comunisti per tornare nella regione.
Il risultato è stato un aumento del 530% degli investimenti totali (da 30 milioni di dollari del 2001 a circa 190 milioni nel solo 2011) e dello scambio commerciale, sestuplicato da 2,9 a 18 milioni di dollari; i Balcani sono ora nella lista dei nuovi amici di Ankara.
Con la Bosnia, destinazione principale degli investimenti turchi nell'area, il quadro di accordi commerciali si è sviluppato negli anni Novanta, immediatamente dopo la fine delle guerre jugoslave, quando venne siglato il 1° accordo di cooperazione e commercio, implementato successivamente fino alla creazione nel 2002 dell’area di libero scambio. L’apertura dei rispettivi mercati ha provocato un aumento verticale dell’export turco che è passato in meno di un decennio dai 28 milioni di dollari del 2001 ai 224 milioni del 2010: un aumento del 875%, che fa della Turchia il quarto partner commerciale bosniaco dopo Austria, Slovenia e Germania.
Ancora più rilevante per Ankara è stata la penetrazione in Serbia, nuovo partner strategico regionale, a dispetto della dimensione molto relativa della minoranza musulmana e della freddezza verso il passato imperiale. L’espansione turca è decollata solo a ottobre 2009 con la visita a Belgrado del presidente Abdullah Gül, la prima dopo 23 anni di gelo diplomatico, e ha permesso un rapido aumento delle esportazioni, salite già nel primo triennio del 43%, che hanno raggiunto i 355 milioni di dollari. Ingenti sono gli investimenti diretti nel settore tessile e delle infrastrutture autostradali (come il fondamentale collegamento Belgrado-Bar) che ammontano a 56 milioni di dollari nel 2011.
Il ritorno turco non è però solo una questione economica: fa parte di un disegno geostrategico più ampio. Seguendo la visione di politica estera dettata dal ministro Davutoğlu, la Turchia vede nei Balcani un “cuscinetto geopolitico” centrale per la sua sicurezza, perché una nuova crisi nella regione potrebbe riflettersi oltre il Bosforo. La penisola allora diventa un eccellente banco di prova per l’applicazione del concetto di “zero problemi con i vicini”, chiave di lettura della politica estera dell’era Erdoğan.
La presenza di Ankara nei Balcani passa anche attraverso imponenti politiche culturali e educative. Forte del retaggio ottomano nella penisola, infatti, la Mezzaluna usa il comune sostrato culturale che la lega ai paesi che furono parte dell’impero per riallacciare fruttuose relazioni di buon vicinato.
Attraverso la Tika, Agenzia turca per la cooperazione e lo sviluppo internazionale(che ha sedi dislocate in tutte le capitali della regione) porta vanti una politica estera complementare, promuovendo massicce opere di restauro del patrimonio architettonico e artistico d'epoca imperiale nella regione, così come la costruzione di nuove moschee grazie all’impegno della presidenza negli affari religiosi; una sorta di simbolica riappropriazione dell’eredità ottomana in difesa delle popolazioni islamiche nella penisola.
Nel settore educativo, la Turchia opera mediante la diffusione di scuole di primo e secondo grado soprattutto nei paesi con i quali vi è tradizionalmente più affinità per via della componente musulmana. Quella delle scuole turche nei Balcani è già da tempo una storia di grande successo basata su standard di istruzione spesso molto competitivi rispetto a quelli offerti dalle scuole locali, che prosegue anche a livello accademico. Grazie principalmente a capitali privati, sono state fondate nuove università come la Epoka University e la Bedir University a Tirana, la International Balkan University di Skopje, la International University of Sarajevo e la International Burch University ancora nella capitale bosniaca; la loro costruzione è stata fortemente voluta dal premier Erdoğan, spesosi personalmente per promuoverne l'immagine e la credibilità.
Non solo un’affermazione economica dunque. L’espansione turca nei Balcani occidentali può essere letta complessivamente come un'estensione del suo smart power regionale, mirante alla tessitura di una rete di alleanze, partnership e cooperazioni che a partire dal comune passato ottomano allarghino e legittimino l'influenza turca sull’area. La carta economica avrebbe principalmente lo scopo di rendere il tutto più attraente.
Il progetto turco, tuttavia, deve confrontarsi con le ambizioni europee della regione. I Balcani avrebbero molto da perdere allontanandosi da Bruxelles, con la quale hanno vantaggi politico-economici complessivamente superiori a quelli che la Turchia può offrire oggi. Ma se il cammino dei Balcani occidentali verso l’integrazione europea dovesse complicarsi, il peso della storia comune, i legami etnici e religiosi, il retaggio culturale e la spinta economica potrebbero rendere il riavvicinamento ad Ankara, la cui entrata nell'Ue sembra essersi arenata, più attraente.
La Turchia potrebbe così aumentare sensibilmente la sua influenza sulla regione, fiaccando le ragioni dei sostenitori dell’Unione e infoltendo le fila degli euro-scettici.

BICAMERALE: SEMIPRESIDENZIALISMO, IN EUROPA 10 MODELLI E WEIMAR

 orso castano : e' un passaggio molto delicato, la democrazia e' a rischio e non si puo' giocare . Pesi e contrappesi sono determinanti. C'e', come dice Napolitano il tempo per fare seriamente e bene?

Roma, 4 giu. (Adnkronos)- Semipresidenzialismo si': ma quale. In Italia la partita in bicamerale, Parlamento, dottrina si apre ora. E non e' affatto detto che si concluda con un risultato. In Europa, invece, sono ben 20 gli Stati con forma di governo semipresidenziale.
Inizio' la Francia di De Gaulle fra il 1958 (elezione indiretta del presidente tramite grandi elettori) e il 1962 (prima elezione a suffragio universale e diretto). Seguita nei successivi 40 anni da altre venti nazioni europee: Austria, Bulgaria, Finlandia, Irlanda, Islanda, Polonia, Portogallo, Romania, Russia, Slovenia. Prima di De Gaulle una sola altra Costituzione semi-presidenziale: quella di Weimar che combinava all'elezione diretta del presidente una Camera eletta con un sistema proprozionale purissimo. La caratteristica del sistema semipresidenziale e' di essere a meta' strada fra il presidenzialismo (dove il capo dello Stato eletto direttamente e' il capo dell' esecutivo senza vincolo fiduciario con il Parlamento, modello Usa) e la forma di governo parlamentare (dove invece e' il Parlamento, e non il popolo, a legittimare l'esecutivo: l'attuale sistema italiano). In teoria, dunque, la 'cartina di tornasole' per classificare un sistema semipresidenziale e' nei poteri attribuiti dalla Costituzione al presidente eletto direttamente rispetto al Parlamento e al governo.
L'esperienza di questi 40 anni di semipresidenzialismo nei dieci paesi europei, invece, dimostra che a fare la differenza fra i diversi modelli sono stati piu' di ogni altra cosa il sistema politico e quello elttorale con cui il semipresidenzialismo si e' combinato. E cosi', ad esempio, si va dal ''fortissimo'' presidente russo o da quello francese quando il capo delo Stato coincide con il leader della maggioranza (non c'e' coabitazione), al modello 'intermedio' portoghese, a quello considerato 'soft' dell'Austria, dove il presidente svolge un ruolo essenzialmente di garanzia
'FORTE' IN RUSSIA, MEDIO IN PORTOGALLO, 'SOFT' A VIENNA
(Adnkronos) - Anche in questi casi, pero', molto dipende dal sistema politico-elettorale. Il modello portoghese, infatti, e' considerato 'intermedio' perche' per molti anni i socialisti hanno governato il Paese coabitando con la presidenza del generale Eanez.
Cosi' come il modello 'soft' di Vienna (proposto da noi da tempo dal presidente del Senato Nicola Mancino) e' il frutto del sistema politico austraico. Dove la consociazione di governo fra socialdemocratici e liberali ha prodotto un'alternanza incrociata fra i due partiti alla guida del governo e della nazione. Con la figura di un 'presidente-garante' per prima cosa del patto fra i due partiti.
Tanto basta per dire che anche in Italia, la partita sul semipresidenzialismo sara' giocata soprattutto sul sistema elettorale e, di conseguenza, sul sistema politico che esso andra' delineando. La proposta di Salvi approvata dalla bicamerale come testo base si ispira, per esplicito riconoscimento del relatore, al sistema francese: attenuato nei poteri del presidente e rafforzato in quelli del Parlamento e della sua maggioranza di governo. Nulla dice sul sistema elettorale per il Parlamento. Mentre il doppio tunro con ballotaggio a due e' esplicitamente previsto per il presidente.

NEI POLI GUERRA APERTA SUI DUE TURNI, PAROLA AI TRE LEADER
(Adnkronos) - Nella plenaria di oggi, D'Alema ha gia' detto che per lui un semipresidenzialismo non collegato al doppio turno di collegio e al maggioritario e' ''un pericolo per la democrazia''. Dunque, non ci mettera' la firma. Mentre solo ieri l'assemblea dei bicameralisti Sd aveva ipotizzato l'astensione sul semipresidenzialimso qualora la procedura di voto lo avesse consentito.
La partita nella maggioranza sara' durissima. Semipresidenzialista e' solo Ri. Ppi, Verdi e Prc non sono solo ostili a ogni forma di presidenzialismo, ma insieme a Ccd (Casini lo ha reso esplicito nella sua dichiarazione di voto in bicamerale), Cdu e una minoranza in aumento in Fi hanno gia' dichiarato guerra aperta al doppio turno di collegio.
Dunque accordo a tre Fini-D'Alema-Berlusconi sul doppio turno o fallimento? ''Non c'e' dubbio -profetizza Giorgio Rebuffa- che potra' andare solo cosi': accordo a tre sui due turni o salta tutto. Il treno oggi e' partito e noi non intendiamo fermarci...''.
orso castano : lo stile di Squinzi e' sobrio , essenziale , senza mezzi termini eppure pacato; e' ovvio che non si puo' nnon ripartire dall'impresa, ma occorre anche capire quanta voglia di piccola impresa c'e' in giro, quante cooperative i giovani sono disposti a costruire, quante start up a tutti i livelli (non solo universitari, ma diffusi) , quanti spin off diffusi. Capire anche se una vecchia e decrepita Universita' e' disposta a dare seriamente una mano invece di pensare solo all'autosopravvivenza

ROMA - «Abbiamo dato fiducia al governo Letta: speriamo di aver fatto bene, anche se tutti i giorni vediamo che si perde tempo in inutili polemiche - ha detto oggi il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi - Serve stabilità e governabilità: abbiamo bisogno di un governo che sappia che crescere si può, anzi si deve, di un governo che non deve essere soggetto a continue fluttuazioni».

«La crescita può venire solo dalle imprese». «Il made in Italy - dice Squinzi - il settore manifatturiero e in particolare il comparto calzaturiero risentono delle difficoltà del Paese, del calo vistoso dei consumi interni ma il settore manifatturiero è centrale: la crescita può ritornare solo partendo dalle imprese. Con i dati tragici sull'occupazione giovanile dobbiamo essere capaci di creare al più presto le condizioni per nuovi posti di lavoro».
«Cgil pessimista sull'occupazione, spero si riparta prima». «Mi sembra una previsione molto pessimista: da imprenditore spero si possa ripartire prima» ha detto Squinzi commentando le stime della Cgil secondo cui i livelli occupazionali pre-crisi si potrebbero raggiungere solo nel 2076.
«Rappresentanza, metodo da ripetere». «E' stato un lavoro serio, metodico, senza cercare clamore mediatico - dice Squinzi - E' un metodo a cui non vogliamo derogare, che sintetizzerei con lo slogan "Fatti non parole"». Lo afferma il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, a proposito dell'accordo sulla rappresentanza sindacale da poco siglato anche coi sindacati. «È un accordo con un valore che molti hanno definito storico, comunque di grande prospettiva: mette fine a una stagione di contrapposizioni - conclude Squinzi intervenendo all'assemblea dell'Assocalzaturifici - e mette le basi a un dialogo basato sul rilancio della produttività, della crescita e del welfare».
«Avanti con il dibattito, poi le conclusioni». «Andiamo avanti con il dibattito, poi alla fine trarremo le conclusioni» ha risposto Squinzi a una domanda dei giornalisti sul fatto che l'associazione degli industriali ha tracciato un progetto per le riforme nei prossimi 5 anni, mentre il presidente della Repubblica avrebbe indicato in circa 18 mesi il range temporale nel quale questo governo dovrebbe concludere il percorso delle riforme.
Martedì 04 Giugno 2013 - 13:52

NEET, FLESSIBILITÀ E DISOCCUPAZIONE GIOVANILE: LA VERITÀ DEI DATI O LE BALLE DELLA POLITICA


Sono tantissimi, sono il 24% in Italia, la quota più alta in tutta Europa. Stiamo parlando dei Neet, i giovani tra i 15 e 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso di formazione professionale (Not in Employment, Education or Training). E' quanto emerge dal rapporto annuale dell'Istat che lancia l'ennesimo “allarme disoccupazione giovanile” al quale segue l'ennesimo “dibattito sui giovani d'oggi” da parte di stampa e politica. Se le etichette di bamboccioni o di choosy hanno suscitato rabbia tra i tanti giovani che lottano ogni giorno per emergere dalla loro condizione di immobilità e precarietà, le risposte dei governi di turno al problema fanno decisamente rabbrividire. Per combattere il fenomeno dell'esclusione sociale giovanile, si sostiene da ormai un decennio, è necessario ricorrere a sempre maggiori forme di flessibilità del lavoro, più contratti a termine, più tirocini formativi, maggiore libertà di licenziamento.Analizzando i dati che mette a disposizione Eurostat (dati 2012 aggiornati all'aprile 2013) emerge una realtà diversa, una condizione di emarginazione che non ha nulla a che vedere con le forme contrattuali del lavoro, anzi. Tra il 2011 e il 2012, tra i giovani 15-29enni sono in diminuzione gli inattivi (ossia coloro che non cercano attivamente lavoro) mentre aumenta il numero dei disoccupati (ossia coloro che cercano lavoro e che sono disposti ad accettare da subito una proposta di impiego). Il maggiore aumento di disoccupati si registra nella popolazione di giovani tra i 18 e i 24 anni, ossia quella fascia d'età che termina il percorso di formazione scolastico e che dovrebbe entrare nel sistema universitario. Questo dato è peraltro confermato da quello proveniente dal documento del Consiglio Universitario Nazionale, che nel gennaio 2013 parlava di una riduzione degli immatricolati nelle università italiane da 338.482 a poco più di 280.000. Per i giovani neolaureati italiani, inoltre, i tempi per il reperimento di una occupazione dignitosa (ossia stabile o soddisfacente e con un salario decente) arrivano fino a 5 anni (dati Almalaurea).neet disoccupazione
Da queste informazioni si possono trarre delle conclusioni che sono lontane anni luce da quelle a cui è arrivato il fior fiore dei tecnici ed esperti del lavoro italiani. I giovani disoccupati aumentano non per colpa dei contratti di lavoro ma perché, detto in soldoni, non vanno più all'università o, se si laureano, non trovano comunque lavoro. Il problema non è quindi il mercato del lavoro né la flessibilità dei contratti, bensì il nostro sistema di istruzione e formazione. La condizione di esclusione sociale giovanile in Italia non è una conseguenza diretta della stagnazione del mercato del lavoro né conseguenza delle cosiddette “congiunture economiche internazionali”. Al contrario, i giovani italiani sono disoccupati perché non possono usufruire di un sistema di formazione universitaria e professionale adeguato che sappia valorizzare le loro capacità e che sia in grado di garantire loro una occupazione dignitosa. I continui tagli alla ricerca dell'ultimo decennio e gli scarsi investimenti per la modernizzazione e innovazione del tessuto economico italiano sono la riprova di questo ragionamento. 
Una maggiore flessibilità non farà altro che aumentare i flussi di entrata e uscita dal mercato del lavoro ma non potrà mai garantire una maggiore occupazione generale e duratura. Al contrario invece, gli investimenti in ricerca e innovazione e in una università pubblica di qualità aperta a tutti sono la soluzione che può garantire reali possibilità occupazionali a quei giovani italiani che oggi non vedono nella conoscenza e nella formazione le opportunità di costruzione del proprio futuro.
Per quanto possa sembrare blasfemo citare Andreotti, “a pensar male si fa peccato ma s'azzecca sempre” e il dubbio è che le letture dei dati e dei numeri siano delle letture false e fatte in cattiva fede, utilizzate per costruire una narrazione che sia aderente e coerente più all'agenda politica del momento che alle reali esigenze. E infatti la lettura che finora è stata data suona più o meno così:  più flessibilità e meno investimenti pubblici in ricerca. Ce lo chiede l'Europa.

MEDICI, VETERINARI E DIRIGENTI DEL SSN, BOCCIANO IL BLOCCO DEI CONTRATTI DI LAVORO E DICHIARANO LO STATO DI AGITAZIONE


ANAAO ASSOMED PIEMONTE

Questa la risposta unitaria al DPR scritto dal Governo Monti ed acriticamente fatto proprio dal Governo Letta attualmente all’esame delle Camere.Cambiano i Governi, ma non le politiche. Dopo Tremonti e Monti anche le larghe intese non sanno resistere alla coazione a ripetere di prendere di mira servizi pubblici e servitori dello Stato con cronometrica puntualità.Un esproprio governativo di un diritto costituzionale viene così ad aggiungersi a penalizzazioni, economiche e normative, e vere e proprie leggi speciali, emanate contro i pubblici dipendenti,di cui fanno parte i Dirigenti del SSN.Non soddisfatto del congelamento delle retribuzioni al 2009, del blocco per un quadriennio del contratto di lavoro, e conseguente perdita del potere di acquisto delle retribuzioni di circa il 20%, dell’erosione dei fondi contrattuali, del peggioramento dei requisiti previdenziali, dell’imbarbarimento delle condizioni di lavoro, specie nelle aree di Pronto soccorso, della latitanza di risposte chiare e risolutive alla questione della responsabilità professionale, il Governo intende prolungare il blocco contrattuale e retributivo fino (ed oltre?) al 2014. Un film già visto che continua a caricare sui soliti noti, e solo su di loro, il risanamento dei conti pubblici.

L’attacco a ruolo e status dei Dirigenti del SSN viene usato per minare alle fondamenta la sanità pubblica, malgrado una spesa inferiore alla media Ocse. La sanità italiana, definanziata ed impoverita dal punto di vista economico e professionale, appare destinata con sempre maggiore evidenza ad un ruolo povero per i poveri. Un effetto tsunami colpisce la sfera delle tutele e nessuna Regione sarà più in grado di garantire il diritto alla salute dei cittadini. Che pagheranno tutto e pagheranno caro.
Le organizzazioni sindacali dichiarano lo stato di agitazione delle categorie interessate, rinviando agli organismi statutari ulteriori iniziative di protesta, non escluso lo sciopero nazionale, in difesa della dignità e del valore delle professioni del SSN, della esigibilità reale del diritto alla salute dei cittadini, del diritto costituzionale alla contrattazione.ANAAO ASSOMED – CIMO-ASMD – AAROI-EMAC – FP CGIL MEDICI – FVM – FASSID – CISL MEDICI – FESMED – ANPO-ASCOTI-FIALS MEDICI – UIL FPL MEDICI – SDS SNABI – AUPI – FP CGIL SPTA – SINAFO – FEDIR SANITA’ – SIDIRSS – UGL MEDICI

lunedì 3 giugno 2013

Finocchiaro: "Subito il conflitto d'interessi per parlare di semi-presidenzialismo"


Presidente Finocchiaro, anche lei convertita al semi-presidenzialismo? 
«Credo sbagliato guardare alle riforme come ad un match. Evitiamo i duelli».
Il Capo del governo sostiene che non sarà più possibile eleggere il Presidente della Repubblica con le regole attuali... 
«Credo che l`onorevole Letta si riferisse al clima nel quale è maturata la rielezione del presidente Napolitano. Ma bisogna evitare che una discussione seria su come dare al Paese un sistema istituzionale forte si trasformi, appunto, in una competizione tra opposte tifoserie».
Quale metodo seguire, allora? 
«Partiamo dai mali della democrazia italiana. C`è una prima debolezza: quella dei partiti. Formazioni personalistiche. Tranne il Pd, un partito popolare che mostra, però, anch`esso qualche difficoltà. A volte, infatti, sembra che venga considerato una sorta di trampolino di lancio per candidabili. E` importante avere un leader, certo, ma il Partito democratico deve essere molto di più del suo leader». 
Il dibattito sui partiti rimanda alla proposta del governo di abolire il finanziamento pubblico. Lei d`accordo? 
«È difficile non arrivare a una limitazione e a forme diverse di finanziamento pubblico. Bisogna stare molto attenti, però. Un Paese che non è dotato di una regolamentazione delle lobby, dove non esiste il conflitto d`interessi, dove le infiltrazioni della criminalità organizzata nella politica rappresentano un fenomeno drammatico, non può non assumere le contromisure del caso». 
La sua proposta di legge sui partiti ha destato polemiche, pentita di averla depositata? 
«C`è stata una mistificazione e una strumentalizzazione. Quel ddl riassumeva uno degli otto punti programmatici del Pd su cui i nostri candidati hanno fatto campagna elettorale. L`ho presentato il 20 marzo e non dieci giorni fa. Quel progetto sostiene, tra 1 `altro, che se un partito deve mostrare trasparenza nei propri bilanci ed essere sottoposto a controllo occorre che abbia personalità giuridica. Un tema, questo, che riporta all`attuazione dell`articolo 49 della Costituzione». 
E le critiche sugli intenti antigrillini del suo disegno di legge? 
«Una domanda: indipendentemente dal tema del finanziamento pubblico, lo Stato può riconoscere formazioni politiche che non rispondano nella loro decisione interna a criteri democratici? Anche il progetto del governo si pone il problema della democrazia interna ai partiti» 
Passiamo alle altre riforme, presidente... 
«Il Parlamento è sfibrato dal bicameralismo che spesso rallenta l`iter delle leggi. Il Parlamento legifera sempre più sulla base della necessità di convertire decreti legge e sempre meno per iniziativa propria. Le Camere devono recuperare autorevolezza visto che sono formate da nominati e non da eletti. La legge elettorale non è più in grado, tra l`altro, di assicurare maggioranze stabili. Le vicende degli ultimi anni dimostrano anche le difficoltà degli esecutivi. Tutto questo mentre il protagonismo degli enti locali e delle Regioni reclama una Camera delle autonomie anche al fine di promuovere l`unità nazionale. Prima di duellare tra semipresidenzialismo e cancellierato, quindi, dovremmo partire dai mali che affliggono le nostre istituzioni».
Il semipresidenzialismo non è più un tabù, anche nel Pd si confrontano posizioni diverse... 
«Io non ho tabù. Dobbiamo poter ragionare di tutto, liberamente. Qualora la discussione si incentrasse sul semipresidenzialismo, però, prima bisogna discutere del fatto che un sistema di questo genere deve essere accompagnato da norme rigorosissime su incompatibilità e conflitto d`interessi».
Il professor Zagrelbesky denuncia un assedio alla Costituzione. Non c`è il rischio di indebolire l`equilibrio della Carta? 
«Il percorso della riforma non solo è pienamente coerente con l`articolo 138, ma addirittura lo rafforza attraverso il referendum confermativo sui testi che venissero approvati dalle Camere con la maggioranza dei due terzi. Trovo pretestuosa la critica di chi sostiene che si viola lo spirito della Costituzione perché si parte con disegni di legge di iniziativa del governo. Garantiremo ed esalteremo la sovranità piena del Parlamento. Vorrei ricordare che siamo partiti dall`idea di una Convenzione formata da parlamentari e non parlamentari e siamo arrivati a un percorso che rafforza il 138. Altro che indebolimento». 
C`è scetticismo, tuttavia. Scommette sul fatto che tra diciotto mesi avremo le riforme? 
«Bisogna lavorare ventre a terra. Discuteremo, se necessario, giorno e notte per trovare le migliori soluzioni. Nessuno deve piantare bandierine, però. Basta con la pretesa del "così o niente"».
Impresa quasi disperata se pensiamo alla legge elettorale..

Riforme, Napolitano: «Avete 18 mesi questo governo è a termine»

orso castano : questo governo non ha fatto neppure l'unica vera urgente riforma : un progetto epr la disoccupazione giovanile!! E' rimasto impantanato nella legge elettorale e non riesce a muoversi , cosi' , di questo passo, torneremo a votare con il porcellum e ad assistere impotenti all'aumento , in caduta libera, della disoccupazione giovanile e non. Ha ragione Bonanni : occorre uno shok fiscale o qualcosa del genere, invece si fa metafisica... Ad Ankara ed Istambul si lotta contro un governo islamista autoritario, nei paesi dell'Est rimonta il neonazismo , l'Europa si sta avvicinando pericolosamente alla Repubblica di Weimar.......


da  Messaggero logo

Apprezzamento per le principali forze politiche (Pd, Pdl, montiani) che hanno deciso di dar vita ad un governo «certamente a termine anche se senza nessuna scadenza»; conferma della necessità di approvare le riforme istituzionali entro diciotto mesi a cominciare dalla legge elettorale su cui pende il verdetto della Consulta, nessun giudizio sul dibattito in corso sul presidenzialismo su cui il Colle intende restare «assolutamente neutrale». Sono questi alcuni punti-chiave dell’incontro di Giorgio Napolitano con i giornalisti nei giardini del Quirinale, colmi di pubblico, al termine delle celebrazioni per il 2 giugno.

LE LARGHE INTESE
Il capo dello Stato è rilassato. A chi gli ricorda l’ammonimento ai partiti rivolto nel videomessaggio di sabato perché non siano inconcludenti sulle riforme, risponde: «Anzitutto, ripeto il mio apprezzamento per coloro che hanno dato vita a questo governo. Si è trattato di una scelta che ha comportato e comporta sacrifici per i singoli partiti, una scelta eccezionale, senza dubbio a termine». Il che naturalmente non significa - preciserà successivamente lo staff quirinalizio - immaginare una fine anticipata del governo o fissare una data-limite per la sua sopravvivenza, magari al giugno prossimo. 

«Ma io temo - prosegue Napolitano - che si possa arrivare all’inconcludenza se ad esempio sulla nuova legge elettorale ciascuno sventola la sua bandiera, rimane attaccato al suo modello, come è successo recentemente. Questa volta bisogna riuscirci». Inoltre bisogna tener conto - spiega ancora Napolitano - che potrebbe esserci a breve una nuova sentenza della Consulta con modifiche tassative da apportare alla legge vigente. «Il che non significa - puntualizza - che si debba tornare ad una legge proporzionale pura, si tratta di salvaguardare quel che c’è di maggioritario nella legge elettorale».

A chi gli chiede se ha fissato il termine di un anno per le riforme istituzionali, Napolitano risponde pronto: «Assolutamente no, il termine di diciotto mesi indicato dalle Camere su iniziativa del governo è appropriato. E’ un processo molto complesso. Ho solo detto che di qui al 2 giugno prossimo si capirà a che punto siamo e se è reale la scadenza della fine 2014, che dobbiamo rispettare».

NO COMMENT
Non poteva mancare una domanda sul presidenzialismo dopo le dichiarazioni di Letta e Alfano. Napolitano si tira fuori con forza: «Non dirò nulla né stasera né successivamente sui contenuti delle riforme istituzionali e tanto meno su quelle che chiamano in causa le prerogative o le modalità di elezione del capo dello Stato. Resterò assolutamente neutrale». E a chi insiste ricordando le parole di Alfano, replica seccamente: «Ciascuno ha le sue convinzioni». E’ evidente l’intenzione di Napolitano di non entrare nel merito di una discussione per ora circoscritta «ai rapidi cenni» di qualche esponente politico e sarà affrontata invece nelle sedi consone, cioè in Parlamento. Certo si potrebbe ricordare che in più occasioni - l’ultima volta a Pordenone nel maggio 2012 - egli difese la scelta dei Costituenti che vollero come capo dello Stato una figura «neutra» «assolutamente imparziale» con funzioni di moderazione e di garanzia estranea al conflitto tra le forze politiche.E non risulta che Napolitano abbia cambiato idea.

orso castano : senza peli sulla lingua , come sempre, Lucio Caracciolo , mette in guardia dallo strapotere della Germania . Ma , da profani di geopolitica, ma cittadini dellEuropa, riteniamo che se la Germania ha raggiunto tutto questo potere, e' successo perche' la Germania ha una cultura dell'organizzazione e dell'efficienza di tutto rispetto. In Italia sono sotto gli occhi di tutti l'inefficienza, la raccomandazione, i clan, le caste, la mafia, un mercato illiberale, il familismo amorale, un diffuso Machiavellismo e Guicciardinismo, un0incuria del patrimonio artistico ed ambientale spaventoso, un consociativismo politico da far paura che si esprime attraverso una partitocrazia che non vuol perire e che usa tutti i trucchi per sopravvivere continuamente bleffando il popolo italiano.......C'e' poco da stare allegri : queste "caratteristiche del popolo e della politica italiana difficilmente cambieranno. Forse qualche drastico cambiamento potrebbe essere possibile , vista la gravita' della crisi, ma fino a che punto ?


La moneta unica sta distruggendo il tessuto politico, economico e sociale del continente. In questo momento, il vero governo europeo non è a Bruxelles ma a Francoforte: è la Bce. Dalla Germania non possiamo aspettarci molto, dall'Italia sì.
Il sogno della “moneta unica” ha generato l’incubo della mutua distruzione assicurata.
Vige la dottrina della deterrenza atomica: se Berlino e aggregati portassero disciplinatamente l’austerità alle conseguenze estreme, fino a distruggere il tessuto economico, politico e sociale del continente, Roma e resto del Sud potrebbero replicare mettendo sul tavolo l’opzione di far saltare il banco consolidando il debito e tornando alle valute nazionali.
Dalla Pax Europaea alla Finis Europae. Sarebbe poi la storia a statuire se fu doppio suicidio o mutuo assassinio. Siamo al cuore del dilemma. Dobbiamo scegliere fra euro ed Europa. Dopo aver sacrificato per vent’anni, soprattutto noi italiani, all’idolo dell’euro come genitore dell’unità europea, scopriamo che vale il contrario. La moneta che volle farsi re ha prodotto un’Europa alla rovescia.


L’euro ha quasi azzerato lo spazio della politica nei paesi che l’hanno prodotto. A trarne provvisorio beneficio, formazioni estremiste che predicano scorciatoie iperdemocratiche - ovvero antidemocratiche - mentre vellicano gli istinti sovversivi di cittadini esasperati perché usi alla bonaccia di certezze ormai inservibili.

Possiamo sperare che la Germania, per una volta nella storia, si assuma le responsabilità geopolitiche che le derivano dalle dimensioni economiche e si sveli egemone in Europa per il bene proprio e altrui? Improbabile. In ogni caso, non decidiamo per i tedeschi.

Possiamo credere che l’Italia, per una volta nella storia, decida di decidere, non di essere decisa dal Grande Fratello di turno? Utopico, forse. Ma necessario e urgente. In ogni caso, lo decidiamo noi. Stavolta però, qualsiasi (non) decisione italiana deciderà per buona quota del futuro prossimo dell’Europa - e in non trascurabile misura del mondo. Piaccia o meno, l’Europa alla rovescia significa anche affidare a un paese vocazionalmente irresponsabile la responsabilità di scegliere per tutti.

Varcare la soglia della responsabilità implica recuperare la percezione della realtà: la nave Italia non è inaffondabile. Tutti gli indicatori segnalano che il dislivello con la Germania sta diventando un fossato, ma anche la Francia in stallo e altri rilevanti europartner ci lasciano indietro.

Se non invertiamo la rotta, fra poco vivremo in continenti diversi. Euro o non euro.

Il nuovo numero di Limes, "L'Italia di nessuno", è dedicato a questi temi. In edicola e in libreria, presto su iPad.
(10/05/2013)

sabato 1 giugno 2013

THE CLASH LONDON CALLING

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The Clash - London Calling Lyrics: London calling to the faraway towns Now war is declared, and battle come down London calling to the underworld Come out of the cupboard, you boys and girls London calling, now don't look to us Phoney Beatlemania has bitten the dust London calling, see we ain't got no swing 'Cept for the ring of that truncheon thing [Chorus 1:] The ice age is coming, the sun's zooming in Meltdown expected, the wheat is growing thin Engines stop running, but I have no fear 'Cause London is drowning, and I live by the river London calling to the imitation zone Forget it, brother, you can go it alone London calling to the zombies of death Quit holding out, and draw another breath London calling, and I don't wanna shout But while we were talking, I saw you nodding out London calling, see we ain't got no high Except for that one with the yellowy eyes [Chorus 2: x2] The ice age is coming, the sun's zooming in Engines stop running, the wheat is growing thin A nuclear error, but I have no fear 'Cause London is drowning, and I live by the river Now get this London calling, yes, I was there, too An' you know what they said?

The Clash - London Calling Testi: Londra chiama le città lontaneOra la guerra è dichiarata e la battaglia scendere Londra chiama il mondo sommerso Vieni dalla credenza, che ragazzi e ragazzeLondra chiama, adesso non guardare a noi Phoney Beatlemania ha morso la polvere Londra chiama, vediamo che non abbiamo nessuna altalena 'Cept per l'anello di quella cosa manganello[Chorus 1:] L'era glaciale sta arrivando, il sole sta zoomandoMeltdown previsto, il grano è in crescita sottili Motori di smettere di correre, ma io non ho paura 'Cause Londra sta annegando e io vivo vicino al fiume Londra chiama la zona di imitazione Lascia perdere, fratello, puoi andare da solo Londra chiama gli zombi della morteSmettete di resistere, e disegnare un altro respiro Londra chiama , e io non voglio gridare Ma mentre stavamo parlando, ti ho visto annuire fuori London calling, vedo che non abbiamo nessun altoTranne quello con gli occhi giallastro [Chorus 2: x2] L'era glaciale sta arrivando, il sole sta zoomando Motori di smettere di correre, il grano cresce sottile Un errore nucleare, ma non ho paura 'Cause Londra sta annegando e io vivo vicino al fiume Ora ottenere questoLondra sta chiamando, sì, ero lì, anche An 'si sanno che cosa hanno detto? Beh, alcuni dei quali era vero! Londra chiama in alto del quadrante Dopo tutto questo, non mi darai un sorriso? Londra chiama mi sono mai sentito così simili [dissolvenza] uguali uguali uguali

Just a perfect day drink Sangria in the park And then later when it gets dark, we go home Just a perfect day feed animals in the zoo Then later a movie, too, and then home Oh, it's such a perfect day I'm glad I spend it with you Oh, such a perfect day You just keep me hanging on You just keep me hanging on Just a perfect day problems all left alone Weekenders on our own it's such fun Just a perfect day you made me forget myself I thought I was someone else, someone good Oh, it's such a perfect day I'm glad I spent it with you Oh, such a perfect day You just keep me hanging on You just keep me hanging on You're going to reap just what you sow [x4]
Solo un giorno perfetto
Bevendo sangria nel parco
E poi, più tardi
Quando fa buio, andiamo a casa

Solo un giorno perfetto
dare da mangiare agli animali allo zoo
E poi, più tardi
un film, e poi casa

Oh, è talmente un giorno perfetto
Sono contento di averlo passato con te
Oh, è talmente un giorno perfetto
Tu mi fai resistere e andare avanti
Tu mi fai resistere

Solo un giorno perfetto
I problemi sono lasciati soli
Turisti per conto nostro
E' così divertente

Solo un giorno perfetto
Mi hai fatto dimenticare me stesso
Pensavo di essere qualcun altro,
qualcuno valido

Oh, è talmente un giorno perfetto
Sono contento di averlo passato con te
Oh, è talmente un giorno perfetto
Tu mi fai resistere e andare avanti
Tu mi fai resistere

Raccoglierai ciò che hai seminato (x 2)

God save the sex pistols they're a bunch of wholesome blokes
They just like wearing filthy clothes and swapping filthy jokes
God save television keep the programms pure
God save William Grundy from falling in manure

Ronnie Biggs was doing time until he done a bunk
Now he says he's seen the light and he sold his soul to punk

God save Martin Boorman and nazis on the run
They wasn't being wicked God that was their idea of fun
God save Myra Hindley God save Ian Brady
Even though he's horrible and she ain't what you call a lady

Ronnie Biggs was doing time until he done a bunk
Now he says he's seen the light and he sold his soul to punk
Ronnie Biggs was doing time until he done a bunk
Now he says he's seen the light and he sold his soul to punk

God save politicians God save our friends the pigs
God save Idi Amin and god save Ronald Biggs
God save all us sinners God save your blackest sheep
God save the good samaritan and god save the worthless creep

Ronnie Biggs was doing time until he done a bunk
Now he says he's seen the light and he sold his soul to punk
Ronnie Biggs was doing time until he done a bunk
Now he says he's seen the light and he sold his soul to punk
Sold his soul Sold his soul Sold his soul to punk

Dio salvi i Sex Pistols sono un branco di tizi genuini
Hanno appena come indossare i vestiti sudici e scambiando battute sporche
Dio salvi la televisione mantenere i programms puro
Dio salvi William Grundy di cadere nel letame

Ronnie Biggs stava facendo il tempo fino a quando non avviene un castello
Ora dice che ha visto la luce e ha venduto la sua anima al punk

Dio salvi Martin Boorman e nazisti in fuga
Essi non veniva Dio malvagio che era la loro idea di divertimento
Dio salvi Myra Hindley Dio salvi Ian Brady
Anche se è orribile e lei non è quello che si chiama una signora

Ronnie Biggs stava facendo il tempo fino a quando non avviene un castello
Ora dice che ha visto la luce e ha venduto la sua anima al punk
Ronnie Biggs stava facendo il tempo fino a quando non avviene un castello
Ora dice che ha visto la luce e ha venduto la sua anima al punk

Dio salvi i politici Dio salvi i nostri amici i maiali
Dio salvi Idi Amin e god save Ronald Biggs
Dio salvi tutti noi peccatori Dio salvi la tua pecora nera
Dio salvi il buon samaritano e Dio salvi il bastardo inutile

Ronnie Biggs stava facendo il tempo fino a quando non avviene un castello
Ora dice che ha visto la luce e ha venduto la sua anima al punk
Ronnie Biggs stava facendo il tempo fino a quando non avviene un castello
Ora dice che ha visto la luce e ha venduto la sua anima al punk

Venduto la sua anima ha venduto la sua anima ha venduto la sua anima al punk



NO FUTURE

No FutureVEDI ANCHE : http://www.youtube.com/watch?v=UeSJ9loxFgI&feature=share&list=RD02BaHhxRGYjFA



God save the queen her fascist regime
It made you a moron a potential h bomb !

God save the queen she ain't no human being
There is no future in england's dreaming

Don't be told what you want don't be told what you need
There's no future no future no future for you

God save the queen we mean it man (God save window leen)
We love our queen God saves (God save human beings)

God save the queen cos tourists are money
And our figurehead is not what she seems
Oh God save history God save your mad parade
Oh lord God have mercy all crimes are paid

When there's no future how can there be sin
We're the flowers in the dustbin
We're the poison in your human machine
We're the future your future

God save the queen we mean it man
There is no future in england's dreaming

No future for you no future for me
No future no future for you


I Sex Pistols con Sid Vicious e Johnny Rotten iniziano il british punk come movimento politico e musicale in Inghilterra verso la fine degli anni settanta(mi risulata anche 1974). I Ramones lo iniziano anni prima in America raccontando con le loro canzoni le disgrazie che accadono nel Queens. In Inghilterra arrivano anche i Clash. in questo capitolo è raccontata la storia approfondita di varie canzoni, cioè Blitzkrieg Bop dei Ramones, Anarchy In the U.K., God Save the Queen, Pretty Vacant e No fun dei Sex Pistols e White Riot dei Clash.

Disoccupazione giovani, 'subito un piano Italia'

Prima pagina: Ansa.it
orso castano: il governo non sta governando la disoccupazione , le ASL nazionali si imbellettano con protocolli perche' la psichiatria riprenda la sua antica missione di controllo della devianza dovuta ai "disturbi psicopatologici", funzione che era stata messa in crisi dalla chiusura dei manicomi , ma che chi e' oggi responsabile di questi servizi sta recuperando , abbandonando del tutto la missione di prevenzione secondaria, di ascolto dei piu' deboli perche' supportati evitino di cadere in percorsi devianti, La psichiatria deve recuperare questa funzione di sostegno e difesa dei piu' deboli e non fare collaborazionismo di controllo. !!
ROMA - Un  Piano Nazionale contro la disoccupazione giovanile, prima del Consiglio europeo. Ad annunciarlo lo stesso Presidente del Consiglio, incontrando Hermann Van Rompuy.  Questo, spiega il premier, anche per "dare più forza al Vertice" che sarà dedicato proprio al tema della lotta alla disoccupazione.
Il Piano nazionale, ha aggiunto,  per l'occupazione giovanile "sarà composto da molti interventi che toccano i problemi", tra i quali "l'istruzione e il Sud". Il Piano sara' varato  prima del Consiglio europeo di fine giugno, cosi' che sia approvato dal Parlamento prima dell'estate e sia operativo nel secondo semestre dell'anno.
MONITO NAPOLITANO, RIORIENTARE RISORSE PUBBLICHE PER CRESCITA - Della "questione sociale che si esprime soprattutto nella dilagante disoccupazione giovanile, bisogna farsi carico ponendola al centro dell'azione pubblica, che deve connotarsi per un impegno sempre più assiduo nella ricerca di soluzioni tempestive ed efficaci alle pressanti istanze dei cittadini", dice il Presidente della repubblica, Giorgio Napolitano. "La fiducia potrà rinascere - ed essere a sua volta volano di migliori risultati - se le risposte saranno coerenti e mirate in uno sforzo continuo" volto a "a riorientare l'utilizzo delle risorse pubbliche perché possa concretamente avviarsi una nuova fase di sviluppo e di coesione sociale". 
DISOCCUPAZIONE RECORD, PER  GIOVANI SUPERA 40% - Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni è pari al 41,9% nel primo trimestre del 2012 (dati non destagionalizzati) raggiungendo, in base a confronti tendenziali, il massimo storico assoluto, ovvero il livello più alto dal primo trimestre del 1977. Lo rende noto l'Istat.
Nel primo trimestre del 2013 il tasso di disoccupazione è balzato al 12,8%. Considerando i confronti tendenziali é il livello più alto dal primo trimestre del 1977.
LAVORO: GIU' ANCHE I 'PRECARI', OLTRE 100 MILA IN MENO - Nel primo trimestre 2013 oltre 100 mila 'precari' in meno. Emerge dai dati (non destagionalizzati) dell'Istat, che spiega: "si interrompe la dinamica positiva dei dipendenti a termine", -69.000 (-3,1%), flessione che interessa "esclusivamente i giovani fino a 34 anni".Ritmi più sostenuti per il calo dei collaboratori (-10,4%), 45.000 in meno sull'anno.
UE-17: AD APRILE DISOCCUPAZIONE MAI COSI' ALTA - La disoccupazione nell'Eurozona ha toccato ad aprile il livello più alto mai raggiunto dal 1995: il 12,2% contro l'11,2 dell'aprile 2012. Stessa cosa per quella giovanile, arrivata a quota 24,4%. L'Italia, con il suo 40,5% di giovani disoccupati, è al quarto posto dopo Grecia, Spagna e Portogallo. Lo ha reso noto Eurostat. Nell'Ue a 27 il tasso di disoccupazione si è attestato ad aprile all'11% (lo stesso livello di marzo) contro il 10,3% di aprile 2012. Nell'Eurozona invece il nuovo record è stato determinato dall'incremento segnato rispetto al dato di marzo 2013, quando i senza lavoro sono risultati pari al 12,1%. In termini assoluti, l"esercitò dei disoccupati dell'Eurozona è arrivato a contare lo scorso mese 19,3 milioni di persone (26,5 nell'insieme del'Ue), 95mila in più rispetto a marzo e 1,6 milioni in più rispetto a dodici mesi or sono. I Paesi con i tassi più bassi sono Austria (4,9%), Germania (5,4) e Lussemburgo (5,6). Quelli in cima alla classifica dei disoccupati sono Grecia (27%), Spagna (26,8) e Portogallo (17,8). Nel complesso dell'Ue e rispetto a un anno fa, sono 18 i Paesi che hanno registrato una crescita dei senza lavoro, mentre in 9 c'é stata una flessione. Eurostat segnala poi che anche sul fronte della disoccupazione giovanile, ovvero degli under 25, ad aprile nell'Eurozona (ma anche nell'Ue, dove il tasso è arrivato al 23,5%) sono stati registrati nuovi record. Livelli così alti non erano mai stati toccati dal 1995, cioé da quando è stato avviato il monitoraggio Eurostat comparabile. Nel complesso, i giovani disoccupati nei 17 Paesi euro sono arrivati ad essere 3,6 milioni (5,6 nell'Ue), 188 mila in più rispetto a un anno prima quando il tasso di disoccupazione giovanile era del 22,6%. Germania, Austria e Olanda sono i Paesi con meno ragazzi senza lavoro, con percentuali comprese tra il 7,5 e il 10,6%. Prima dell'Italia, tra i Paesi con i tassi più alti, si collocano invece Grecia (62,5), Spagna (56,4) e Portogallo (42,5).