venerdì 12 giugno 2009

come lavora il cervello

di Matteo Motterlini da "Domenica" del  9/6/09  Il nostro è un cervello «entu­siasticamente pluralista». Le nostre decisioni migliori sono il prodotto della peculiare capacità di affrontare una data si­tuazione da molteplici punti di vista. La saggezza della folla sembra potersi applicare anche ai cir­cuiti neurali. A metterci nei guai sono i casi in cui tagliamo «la di­scussione mentale» e imponia­mo un artificioso consenso alla «controversia neurale». Le catti­ve decisioni sfociano infatti dal­la convinzione di sapere qualco­sa che in realtà non si sa (situa­zione a volte molto più rischiosa della semplice ignoranza) e dal­la certezza di avere ragione, con la conseguenza di sottostimare l'evidenza contraria alle proprie conclusioni; Quando ciò acca­de, è perché facciamo prevalere  le facoltà raziocinanti del «cervello consapevole» - ma ironicamente all'oscuro di tutta quella attività che ha luogo fuori dalla corteccia prefrontale; oppure perché privilegiamo solo le nostre emozioni, finestre spalan­cate sui meccanismi automatici inconsci per cui "sentiamo" senza bisogno di pensare. Dopo "Proust era un neuro­scienziato" (Codice Edizioni, ' 2008), con inalterato gusto per l'esplorazione dei più recenti meandri delle neuroscienze e una rara abilità narrativa resa avvincente dall'analisi di decisioni (spesso drammatiche) in conte­sti reali (dalla finale del Super-Bowl ai servizi segreti; da un atterraggio di emergenza alla sala chirurgica; dai tavoli da poker agli investimenti in borsa), nel suo nuovo How we decide, Jonah Lehrer spiega che per fare la co­sa giusta è necessario usare en­trambe le parti della nostra men­te: «Per troppo tempo abbiamo trattato la natura umana come se fosse una cosa o l'altra. Siamo ra­zionali o irrazionali. Ci basiamo sulla statistica oppure ci affidiamo all'istinto. La logica apollinea sensazioni dionisiàche; l'id contro l'ego; il cervello rettile contro i lobi frontali. Queste di­cotomie non sono solo false; so­no distruttive». Piatone pensava che lo scopo della corteccia pre­frontale fosse di metterci al ripa­ro delle nostre emozioni per for­tificarci contro le passioni. Ma Platone, in fin dei conti, non face­va esperimenti (e meno che mai con risonanza magnetica). «Dal­la prospettiva del cervello uma­no - dice Lehrer - l'Homo sapiens è l'animale più emozionale di tutti». Monitorando il battito cardiaco, la pressione sangui­gna, la temperatura corporea e la conduttanza cutanea di un grup­po di traders durante una giorna­ta in cui prendono un migliaio di decisioni finanziarie per una qua­rantina di milioni di dollari, si è potuto osservare come i loro pa­rametri fisiologici fossero corre­lati con emozioni molto intense. Ciò non significa affatto che co­storo stessero agendo "irrazionalmente". Anzi, le peggiori deci­sioni risultarono scaturire nelle situazioni in cui le emozioni era­no o completamente mute oppu­re del tutto travolgenti. «Per fare l'investimento giusto, la mente ha bisogno dell'input emotivo, ma le emozioni devono esistere in un dialogo con l'analisi razio­nale». Il motivo per cui le emo­zioni sono "intelligenti" è che es­se catturano la saggezza del­l'esperienza. Prevalentemente grazie al sistema della ricompensa, esse «trasformano gli errori in eventi educativi». Primo consiglio: prestate at­tenzione ai vostri sentimenti, perché loro sanno più di quanto sapete voi. E ricordatevene alla prossima visita all'Ikea.. Un re­cente studio mostra infatti che più tempo le persone passano a vagliare deliberatamente i prò e contro dell'acquisto di un diva­no, meno soddisfatti saranno delia propria decisione. Meglio, in questi casi, scegliere per istin­to (e lo stesso sembra valere per marmellate, vino, cereali, denti­fricio eccetera). Secondo consi­glio: controllate sempre le rispo­ste automatiche e viscerali che provengono dal cervello emoti­vo. Neppure di questo importan­te alleato ci si può fidare. Per co­me è emerso nel corso dell'evo­luzione, il nostro cervello è simi­le all'ultimo «sistema operativo che è stato messo in commercio con troppa fretta», afflitto come è dagli stessi problemi che carat­terizzano ogni nuova tecnolo­gia: «Ha un sacco di difetti pro­gettuali e un software pieno di bachi». Per esempio, gli stessi circuiti dopaminergici che ci fan­no apprendere dall'esperienza, possono portarci alla rovina fa­cendoci tirare compulsivamen­te la leva di una slot machine; la nostra capacità di cogliere rego­larità nella natura e generate indispensabili aspettative, può portarci a scorgere regolarità an­che dove gli eventi sono in realtà governati dal caso - come per esempio nei mercati azionari -, generando l'illusione di poter prevedére ciò che è intrinseca­mente stocastico. Il mondo, sem­plicemente, è più casuale di co­me lo percepiamo, e questo le nostre emozioni non lo possono sa­pere (lo sanno invece molto be­ne alla Apple: nel riprogettare l'algoritmo della funzione "shuffle" dell'iPod - con le parole di Steve Jobs - «abbiamo dovuto farlo meno casuale per farlo sem­brare più casuale»). Come difendersi dai nostri «bachi innati»? Esercitando gli usi della ragione: in particolare ciò che la rende unica, vale a di­re la sua capacità di meta-rap­presentazione; il potere cioè di pensare il pensiero e di pensare perché "sentiamo" quello che "sentiamo".

.........."Razionali non si na­sce; si diventa".O Jonah tenrec, «Come decidiamo», Codice, Torino, pagg. 300, €24,00.

era ora!! finalmente il governo imbavaglia internet. La liberta' fa paura !!?? clicca

Ddl intercettazioni e obbligo di rettifica By intergruppo2punto0  Un piccolo aggiornamento sul ddl intercettazioni: come molti di voi avranno letto, il testo del “maxi-emendamento” (v. comma 28) sul quale è stata votata ieri la fiducia non ha recepito il contenuto degli emendamenti 18.1 e 18.2 presentati da alcuni membri di questo intergruppo (sia di maggioranza che di opposizione) e del parere espresso dalla Commissione Telecomunicazioni, volti a limitare l’obbligo di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione previsto dalla Legge sulla stampa ai soli mezzi di informazione registrati come tali (e quindi, per quanto riguarda internet, alle sole testate giornalistiche online)....................

orso castano : riporto  solo dal blog dell'intergruppo parlamentare 2.0  (clicca), relativamente alla parte  riguardante internet presente sul decreto legge, un'obiezione banale che pero' e' indicativa del livello cui si colloca questo DDL.

Gabriele Dice: 11 Giugno 2009 alle 16:02 | Replica In concreto, dall’entrata in vigore della legge un privato cittadino che gestisce un sito web dovra’ monitorare ogni giorno la sua posta ed essere pronto a intervenire nel proprio sito anche se si trova lontano da casa o e’ ricoverato in ospedale. Ancora, nel caso di guasto tecnico (alla linea del gestore o a quella del server su cui si trovano le sue pagine) cosa accade?

Ciccio Dice:  11 Giugno 2009 alle 16:36 | Replica  posta posta elettronica posta elettronica certificata  

giovedì 11 giugno 2009

PROMOZIONE DELLA SALUTE MENTALE, clicca

proponiamo questo interessante documento scritto nel 2008 dal Prof. Morosini e dal dott Gaddini. Intendiamo anche cosi' ricordare l'impegno e la capacita' intuitiva del Prof Morosini, purtroppo mancato.

di  Pierluigi Morosini (a), Andrea Gaddini (b) (a) Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Roma (b) Laziosanità, Agenzia di Sanità Pubblica della Regione Lazio Importanza della promozione della salute mentale nel contesto dei programmi di educazione alla salute Sono molte le evidenze che i programmi di educazione alla salute, nel campo ad esempio dell’alimentazione, della guida, dell’uso di sostanze, della sicurezza nei rapporti sessuali, possono fallire o essere addirittura controproducenti se le campagne di informazione non sono accompagnate da interventi diretti a cambiare gli atteggiamenti, a promuovere le competenze sociali e il senso di autoefficacia (Slater, 1989; Maibach & Flora, 1993; Kelly et al., 1990). Importanza dei disturbi mentali e epidemiologia Ci sono molti motivi per l’aumento di interesse per i temi della salute mentale (Williams et al., 2005): – è aumentata la consapevolezza che i disturbi mentali sono frequenti e invalidanti. Ci si rende conto che non si tratta più di problemi che riguardano solo una piccola frazione della popolazione ma che molti, (secondo stime spesso citate, addirittura una persona su 4, può soffrire di un disturbo mentale durante la sua vita. La fondamentale stima delle conseguenze della varie malattie di Murray e Lopez (2004) ha messo in rilievo il carico di disabilità legato ai disturbi mentali; ad esempio la depressione era nel 2000 la quarta causa di sofferenza ed è destinata a diventare la seconda nel 2002; – sono diventate più chiare le gravi conseguenze economiche dei disturbi mentali. Il costo complessivo dei disturbi mentali si stima che sia tra il 2,5 e il 4,0% dei prodotti nazionali lordi; inoltre si comincia a valutare l’impatto negativo anche del disagio psichico, ossia di stati non così gravi da poter essere classificato come disturbi mentali; – sono aumentate le conoscenze sui legami tra disturbi psichici e fisici e sul ruolo che gli stili di vita, connessi ovviamente ad aspetti psichici, hanno nell’insorgenza delle malattie fisiche; – è aumentata la consapevolezza della relazione tra salute mentale e diritti umani e in particolare della discriminazione ed emarginazione che può subire chi soffre di un disturbo mentale grave. Tra i segni della crescente importanza della salute mentale vi sono il World Health Report del 2001 (WHO, 2001), la recente dichiarazione dei ministri della salute dell’area europea approvata nella conferenza del 2005 di Helsinky (OMS, 2005) e il cosiddetto Libro Verde sull’Europa dell’Unione Europea (Commissione Europea, 2005). Secondo l’OMS (WHO, 2004) un ragazzo su cinque sotto i 18 anni ha problemi di carattere emotivo o di comportamento e uno su 8 soffre di un disturbo mentale. Lo studio PrISMA ha riguardato pre-adolescenti di 10-14 anni delle scuole medie inferiori in 7 aree urbane, incluse due aree metropolitane (Roma e Milano). Nella prima fase i genitori sono stati invitati a compilare la Child Behavior Checklist (CBCL). 5627 ragazzi erano stati selezionati per lo studio, in 3434 i genitori hanno partecipato (percentuale di non partecipazione del 38,9%). Nella seconda fase il 10% dei ragazzi postivi al punteggio totale della CBCL e il 10% dei ragazzi negativi sono stati intervistati mediante l’intervista psichiatrica strutturata DAWBA. La percentuale di non partecipazione è stata del 34,7%. La prevalenza del soggetti soprasoglia al CBCL è risultata del 9,8%, quella dei disturbi mentali alla DAWBA dell’8,2% (Tabelle 1 e 2). La diagnosi di disturbi emotivi si riferisce principalmente ad ansia e depressione, quella di disturbi del comportamento a deficit di attenzione e iperattività e ai disturbi della condotta). Dei 336 ragazzi con problemi emotivi e comportamentali solo 49 (14%) avevano consultato un professionista della salute mentale, e solo 26 (8%) avevano un insegnante di sostegno. La prevalenza di disturbi mentali è risultata associata con età maggiore, basso livello di istruzione del padre e della madre, basso reddito, avere ripetuto una classe, vivere con un genitore single. I giovani adolescenti italiani, oltre ad avere i problemi comuni a tutti gli adolescenti, come il malessere esistenziale e la mancanza di fiducia in se stessi, sembrano mancare particolarmente di capacità progettuali e di obiettivi a lungo termine, ed essere più riluttanti a assumersi responsabilità, con la conseguente tendenza a rimandare le scelte di vita importanti (Buzzi et al., 2002). Il quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile italiana (Buzzi et al., 2002) ha anche messo in evidenza come molti di essi (con punte fino al 40% del campione) si sentono annoiati, tristi, ansiosi, confusi, paurosi delle critiche e senza fiducia negli insegnanti. Salute mentale ed economia Sir Richard Layard della London School of Economics, autore del libro Felicità (2005), è convinto (Leylard, 2002) che i principali problemi in Gran Bretagna non sono la disoccupazione e la povertà ma l’ansia e la depressione. Ne è seguito un progetto che è diventato parte del Manifesto del Partito laburista per l’introduzione di trattamenti psicologici a vario livello, tra cui quello scolastico. Layard è favorevole all’approccio basato sul benessere messo a punto da Giovanni Fava (Fava e Ruini, 2006) e, come economista, pensa che non proporsi il miglioramento di se stessi e non essere preparati ad affrontare gli eventi e le situazioni stressanti non sono solo nocivi per l’individuo, ma anche freni alla crescita di un sistema sociale ed economico efficiente (Rigatelli, 2006). Efficacia degli interventi di promozione della salute mentale Negli ultimi anni sono state fatte numerose ricerche sui fattori di protezione nei confronti di situazioni a rischio e di prevenzione dei comportamenti a rischio. È stato messo in luce l’effetto benefico di capacità di autoregolazione e percezione di autoefficacia, capacità di affrontare e risolvere, abilità sociali e capacità di provare empatia (Caprara et al., 2002; Bandura, 1996; Fuligni, 2002) e inoltre l’effetto protettivo del sostegno sociale (Weitzman & Chen, 2005; Kendler et al., 2005 ). Un recente progetto europeo dal nome Monitoring positive mental health, finanziato dalla DG SANCO come parte dell’European Mental Health Agenda, si propone di sviluppare un sistema di indicatori per valutare gli sforzi che i paesi dell’Unione fanno per promuovere la salute mentale. Tra le aree prese in considerazione ha grande importanza la scuola, in tutte le sue fasi; il progetto dà per scontato che ogni paese dovrebbe avere una politica di promozione della salute mentale nella scuola e che ogni scuola dovrebbe avere delle attività di promozione della salute mentale nei suoi programmi. Vengono in particolare proposti come possibili indicatori a livello nazionale il numero di progetti finalizzati alla promozione della salute positiva e a livello di scuole le ore settimanali dedicate al miglioramento di abilità sociali e di soluzione di problemi, lo sviluppo di strategie antibullismo e l’esistenza di attività di sostegno e tutela da parte di “pari”. Sono infatti molte ormai le evidenze disponibili sulla efficacia di interventi di promozione della salute mentale nelle scuole (Janet-Llopin et al., 2005) e sul fatto che sia meglio rivolgere gli interventi preventivi ai fattori comuni sottostanti ai diversi comportamenti a rischio e disadattativi (Greenberg et al., 2001). Per quando riguarda la prevenzione dei disturbi mentali, non vi sono differenze di efficacia e di costo tra interventi universali, rivolti a tutti gli studenti, e interventi rivolti a gruppi a rischio, ad esempio figli di genitori affetti da depressione o da altre patologie psichiatriche, ma è chiaro che i primi hanno più possibilità di aumentare il livello di salute mentale media di una popolazione. Gli interventi efficaci sono caratterizzati dai seguenti fattori: 1. avere più di otto incontri di durata compresa tra 60 e 90 minuti ciascuno; 2. aver obiettivi ben definiti; 3. avere un approccio di tipo cognitivo-educativo mirato allo sviluppo pratico di competenze e abilità; 4. comprendere interventi non solo sugli studenti, ma anche sull’organizzazione scolastica e/o sugli insegnanti e/o sui genitori. Inoltre viene considerato essenziale che gli interventi siano oggetto di studi di valutazione di efficacia controllati metodologicamente corretti, cosa ancora molto rara, non solo nel nostro paese. L’efficacia media degli interventi non è però elevata, con una dimensione dell’effetto pesata solo di 0,22, con la massima dimensione dell’effetto di 0,75; alcuni programmi anche in questo campo hanno dato esiti peggiorativi (Jane-Llopis et al., 2002). Tra gli interventi di probabile efficacia promossi dal già citato Libro verde (Commissione Europea, 2005) vi sono i seguenti: – Neonati e bambini lotta contro la depressione post partum delle madri; miglioramento delle competenze parentali; visite domiciliari di personale sanitario per assistere futuri genitori o neo genitori. – Adolescenti e giovani insegnamento di abilità sociali; materiale informativo sulla salute mentale per studenti, genitori e insegnanti. – Ambiente di lavoro cultura di gestione partecipativa individuazione di disturbi psichici nel personale; condizioni di lavoro adeguate alle necessità dei lavoratori (es. orari di lavoro flessibili). – Anziani reti di sostegno sociale; promozione dell’attività fisica e partecipazione a programmi comunitari e di volontariato. – Disoccupati corsi per promuovere l’autostima e la capacità di trovare lavoro per i disoccupati, programmi di inserimento lavorativo per le persone affette da malattie psichiche o handicap. – Prevenzione della depressione interventi scolastici per migliorare le competenze sociali e la prevenzione del bullismo, interventi sul luogo del lavoro volti a ridurre lo stress, promozione dell’attività fisica per le persone anziane, diffusione di approcci psicologici di tipo cognitivo-comportamentale. – Prevenzione del suicidio la European Alliance against Depression si è proposta di ridurre i suicidi istituendo reti regionali d’informazione tra settore sanitario, pazienti e loro parenti, facilitatori sociali e il pubblico generale; nel progetto pilota si è osservata una riduzione del 25% dei suicidi e dei tentativi di suicidio, in particolare tra i giovani. Interventi in Italia In Italia non ci risultano essere programmi di promozione nella scuola che rispondano a tutti o anche alla maggior parte dei criteri elencati sopra. In più la situazione italiana sembra essere caratterizzata da una forte demotivazione del personale docente, soprattutto delle scuole superiori, con grossa difficoltà all’inserimento di aspetti di educazione alla salute nel curriculum scolastico. Il Ministero della Salute e quello del MIUR hanno pubblicato e distribuito, una raccolta di sei opuscoli, dal titolo “Missione salute”, studiati per gli studenti dei primi due anni del ciclo secondario, con allegato un manuale che propone ai docenti alcuni possibili itinerari didattici. I sei elaborati riguardano specificamente il problema delle droghe e del doping, le relazioni interpersonali e la sessualità, i trapianti e la donazione del sangue e degli organi, gli incidenti domestici, il problema dell’alimentazione con i disturbi collegati, e infine le infezioni (malattie) sessualmente trasmesse. Nessuno di questi manuali riguarda di per sé la salute mentale e tutti comportano per la loro applicazione un ruolo molto attivo degli insegnanti. Vi sono inoltre programmi dei due ministeri contro lo stigma nei confronti della malattia mentale (World Psychiatric Association, 2001), che però possono essere considerati rivolti più al trattamento inteso in senso lato e alla prevenzione secondaria dei disturbi mentali che alla promozione della salute mentale e alla prevenzione primaria. Un esempio italiano che risponde in gran parte per il contenuto a questo progetto è rappresentato dallo studio pilota effettuato in due classi di Bologna (Marmocchi, 2004), secondo il modello delle life skills dell’OMS. Questo studio si è rivolto agli studenti delle scuole secondarie inferiori e ha comportato un intervento molto attivo degli insegnanti. Estremamente interessante è l’esperienza condotta, sempre in Emilia Romagna, dal gruppo coordinato da Giovanni Fava (Ruini et al., 2003) che hanno adottato l’approccio noto come Psicologia del benessere Il modello di benessere adottato, che deriva da quello elaborato da Carol Ryff e Burton Singer, si base sui seguenti 6 fattori: – autonomia - non eccessiva dipendenza dal giudizio degli altri; – relazioni positive con gli altri; – propositi per il futuro; – auto-accettazione; – padronanza ambientale; – senso di crescita, accettazione del nuovo. I centoundici studenti delle scuole medie coinvolti nella ricerca sono stati aiutati a focalizzarsi anziché sulla soluzione degli elementi di disagio, malessere e sofferenza, cioè gli obbiettivi delle tecniche psicologiche tradizionali, sulla valorizzazione degli aspetti positivi della situazione e degli altri. Anche in questo approccio si cerca di migliorare le abilità di comunicazione, si incoraggia particolarmente a mostrare apprezzamenti e a fare complimenti piuttosto che critiche. Molto interessanti anche le esperienze condotte da Mario Becciu e Anna Rita Colasanti (2004) in medie superiori dell’area di Roma. Il loro approccio, ben descritto nel libro “La promozione delle capacità personali”, è molto, fosse troppo ricco e richiede la conduzione da parte di psicologi esperti. Interessante anche l’esperienza svolta nelle scuole medie di Rovereto da un gruppo di lavoro coordinato da Luigino Pellegrini sulla base di dispense tratte dagli stupendi libri di Mario di Pietro l’“ABC delle emozioni” e “L’educazione razionale emotiva”, la cui efficacia è stata valutata anche in uno studio controllato (Di Pietro et al., 1999). Programmi proposti Per rispondere all’esigenza diffusa di promuovere la salute mentale nelle scuole, anche come base sui cui innestare interventi di educazione alla salute specifici, e per venire incontro alle specificità della situazione italiana, sarebbe opportuno mettere a punto interventi con le caratteristiche qui di seguito delineate. Per il contenuto, gli interventi dovrebbero essere imperniati sull’insegnamento della capacità di definire obiettivi realistici e stimolanti, di affrontare e risolvere problemi, di comunicare in modo più efficace e assertivo, di sviluppare l’autodisciplina, di migliorare le abilità di negoziazione e di cooperazione, di migliorare la capacità di controllo degli impulsi e di promuovere quella di tenere maggior conto delle reazioni emotive degli altri. Si tratta in gran parte delle componenti della cosiddetta Formazione Sociale ed Emotiva, delle life skills dell’OMS (1993) e anche della cosiddetta intelligenza emotiva (Goleman, 1996). Questi contenuti sono in gran parte presenti nell’intervento di Bologna citato sopra (Marmocchi, 2004). Data l’ignoranza generale, non solo degli studenti, sulla natura dei disturbi mentali e gli atteggiamenti ancora stigmatizzanti nei confronti di alcuni di essi, sarebbe anche utile dedicare un capitolo del manuale all’illustrazione dei principali sintomi dei disturbi psichiatrici e ad indicazioni su che cosa ciascuno può fare per aiutare chi ne soffre. Sia per i contenuti, sia per la metodologia, sarebbe importante tenere conto, anche se in modo non esclusivo, degli approcci suggeriti per studenti più giovani da Di Pietro (Russell e Di Pietro, 2005; Di Pietro, 1998), per gli adolescenti e adulti vulnerabili alla depressione da Fava (Fava & Ruini, 2003) che ha elaborato la cosiddetta terapia del benessere e per i pazienti psichiatrici dallo psichiatra neozelandese Falloon (2000), promotore di interventi psicoeducativi familiari individuali e di gruppo di provata efficacia basati appunto sulle abilità di comunicazione e sul problem solving. Fava e Ruini (2003) hanno potuto dimostrare con studi controllati che la sua terapia del benessere, è efficace nel ridurre gli episodi depressivi. Quanto al metodo, data l’attuale situazione della scuola in Italia, potrebbe essere indicato che, per essere generalizzabile, gli interventi si basino su manuali rivolti agli studenti, dove vengano illustrati, con linguaggio semplice adatto alle diverse età, con illustrazioni, e con esempi adatti alla cultura giovanile, i principi e gli strumenti pertinenti agli obiettivi e vengano suggerite esercitazioni a due, a tre e in piccolo gruppo.Come conduttori dei gruppi, mentre per le scuole elementari e medie inferiori dovrebbero essere o gli stessi insegnanti o personale dei servizi di salute mentale, per le medie superiori si potrebbe pensare ad altri studenti appositamente formati, della classi più avanzate o dei primi anni di università, con la supervisione di insegnanti motivati anch’essi appositamente formati. Si è visto che i programmi condotti da “pari” o da esperti esterni hanno più probabilità di essere efficaci di quelli condotti dagli insegnanti (Weissberg & O’Brien, 2004). Follow-up: è noto che molti interventi psicosociali possono avere risultati che non si  mantengono nel tempo se non sono sostenuti da cosiddette sessioni booster, ossia da incontri di “richiamo”, anche distanziati nel tempo, in cui vengono richiamati i principali elementi delle abilità e degli atteggiamenti che sono stati obiettivo dell’intervento. Anche per i programmi scolastici di promozione della salute mentale vi sono evidenze che sia opportuno procedere a questi incontri di richiamo almeno una seconda volta durante il ciclo scolastico (Janet-Llopin et al., 2005). Età Ci sono notevoli indizi inoltre (Greenberg et al., 2001) che i programmi di promozione della salute mentale rivolti agli studenti dovrebbero cominciare già nelle scuole materne e elementari ed essere accompagnati da interventi diretti a cambiare la cultura della scuola nei giovani e a coinvolgere le famiglie. Weisserg et al. (2001) concordano che in futuro le ricerche non si dovranno chiedere solo se un certo programma funziona, ma anche quale combinazione di programmi o strategie funziona meglio. Difficoltà Le difficoltà prevedibili del metodo suggerito sono minori che con altri approcci, dato che esso non richiede per la sua effettuazione l’intervento attivo di specialisti e soprattutto richiede agli insegnanti solo un’attività di sostegno e supervisione. Le difficoltà comunque ci potranno essere ed essere costituite principalmente da: – conflitti o gelosie tra istituzioni; – difficoltà di introduzione sistematica nel curriculum scolastico; – resistenze da parte di psicologi e dirigenti scolastici con un diverso approccio teorico e poco interessati alla valutazione scientifica degli interventi. Bibliografia Bandura A. Self-efficacy in changing societies. Traduzione italiana: Il senso di autoefficacia. Trento: Erikson; 1996. Becciu M, Colasanti AR. La promozione delle capacità personali: teoria e prassi. Milano: Franco Angeli; 2004. Buzzi C, Cavalli A, De Lillo A. Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia. Bologna: Il Mulino; 2002. Caprara CV, Delle Fratte A, Steca P. Determinanti personali del benessere nell’adolescenza: indicatori e predittori. Psicologia clinica dello sviluppo 2002; 2:203-23..............................segue

Servizio dell'Universita' dell'Aquila x la prevenzione secondaria in Psichiatria

guarda il pieghevole illustrativo 

mercoledì 10 giugno 2009

Interventi all'esordio del disturbo psichiatrico

da "L'Altro" rivista della SIFIP (Soc. Ital. Formaz. in Psich.) , genn. apr. 2009, di Rocco Pollice, Carla  Bernardini, Stefania di Mauro, Donatella Ussorio, Ilaria Santini, Rita Roncone ,Clìnìca Psichiatrica, Scuola di Specializzazione in Psichiatria, Università dell'Aquila

................................Il primo contatto con i servizi di salute mentale di solito avviene quando si rendono palesi le manifestazioni ca­ratteristiche della fase acuta del disturbo pienamente sviluppato, sebbene quest'ultime siano precedute da se­gni e sintomi precoci. C'è un generale consenso, ormai prevalente, sul fatto che non esista alcun disturbo men­tale nella vita adulta che non abbia degli antecedenti nell'infanzia e nell'adolescenza. Questa semplice verità giustifica gli sforzi di spostare il baricentro degli inter­venti dalla vita adulta alle fasi evolutive del ciclo vitale. I Disturbi Psichici, esordendo più di frequente in età tar­do adolescenziale e giovanile, inoltre, impediscono di fatto un completo sviluppo ed un compiuto raggiungi­mento delle "tappe" relative alle competenze sociali e cognitive, rendendo l'individuo precocemente disabile, e ciò spesso prima ancora di avere maturato un "ruolo" nella società (Hafner et al., 1999; McGorry et al., 2002). Le conseguenze maggiormente gravose dei disturbi mentali sono rappresentate da costi economici diretti e indiretti, perdita (o riduzione) di produttività degli altri familiari, con aumento del carico psicologico con possi­bilità per quest'ultimi di sviluppare disturbi mentali mi­nori, stigma, riduzione della qualità di vita, deriva co­gnitiva, psicologica, funzionale, relazionale e sociale del paziente stesso (Falloon, 1992). La diffusione dei disturbi mentali nella popolazione è tale che una significativa riduzione dei costi sociali ed economici associati a tali disturbi non può ottenersi solo con interventi destinati al trattamento, ma, all'interno dello spettro degli interventi possibili, soprattutto con lo sviluppo di interventi "preventivi". La prevenzione comprende un range di azioni sequenziali, finalizzate a migliorare la salute mentale della po­polazione. Deve essere considerato come un continuum, e non come momenti separati e parcellari, che compren­de interventi per la prevenzione, interventi per il tratta­mento ed interventi per il mantenimento. Gli interventi preventivi posso essere distinti in universali, ovvero strategie di promozione della salute mentale, selettivi, per i soggetti ad alto rischio, ma senza segni oggettivi di disagio o di disturbo ed infine indicati o specifici, per i soggetti ad alto rischio con segni e sintomi soggettivi e oggettivi di disagio. Gli interventi precoci, pertanto, devono essere conside­rati come l'insieme di più strategie messe in atto al fine di promuovere la salute del soggetto ed il cui fine è co­stituito dalla promozione del benessere mentale ed edu­cazione alla salute psicologica, dalla prevenzione e da interventi multimodali all'esordio. Negli ultimi anni maggiore attenzione è stata dedicata al riconoscimento precoce di segni e sintomi psicologici e comportamentali, per consentire la precoce identifica­zione del maggior numero di soggetti a rischio e di indi­rizzarli nel più breve tempo verso un adeguato tratta­mento.............................Esordio ed intervento precoce.................................... L'esordio dei disturbi psichiatrici può avvenire in qualsiasi momento nel corso della vita di un individuo, ma la sintomatologia clinica di solito si manifesta nel corso della prima età adulta. L'esordio può esser distinto in: esordio della malattia, inteso come il primo segno (non specifico) di disagio/disturbo mentale, ed esordio del­l'episodio, inteso come primo sintomo di primo ordine (segno specifico) o primo momento in cui vengono sod­disfatti i criteri operazionali di un sistema diagnostico. Il quadro clinico dei disturbi "psicotici", nel suo decor­so temporale, può avere configurazioni molto diverse ma può essere descritto, generalmente, sulla base di tre periodi o fasi successive. La prima fase viene definita come periodo prodromico (o "a rischio"), in quanto la maggior parte dei pazienti presenta dei segnali di avver­timento di disagio psicologico. I segnali di avvertimen­to includono sintomi affettivi, negativi, positivi (in for­ma attenuata) ed alterazioni comportamentali Tale pe­riodo ha una durata variabile da 3 a 5 anni prima del­l'esordio psicotico ed è rappresentato dal tempo che in­tercorre tra la comparsa di questi segnali di disagio psicologico e l'esordio del disturbo psicotico ed è collega­to al concetto di durata di malattia non trattata (DUI) (Me Gorry et al., 2001). A questa fase segue il primo episodio psicotico, durante il quale, per la prima volta, si rende evidente la presenza di sintomi psicotici fran­chi, come allucinazioni, deliri, comportamento disorga­nizzato. L'ultima fase, infine, viene definita periodo "critico", ed è rappresentata dai primi anni successivi all'esordio della malattia, in cui si può verificare una ra­pida progressione del quadro clinico, con desincroniz­zazione tra il funzionamento clinico e sociale ("tossicità biologica"). I criteri per diagnosticare un "disturbo psicotico" richie­dono un'accurata datazione dell'inizio del disturbo e la distinzione dei sintomi prodromici da quelli dell'episo­dio psicotico acuto. Dati forniti dalla recente letteratura, identificano tre raggruppamenti di sintomi prodromici: sintomi psicotici attenuati (cambiamenti delle percezio­ni, perplessità, sospettosità e umore delirante), sintomi nevrotici non specifici e correlati all'umore, (reazioni ad altri sintomi: disturbi del sonno, ansia, irritabilità, scarsa motivazione e umore depresso o elevato), cam­biamenti comportamentali, in risposta ad altre esperien­ze, di tipo sia nevrotico sia psicotico in forma attenuata (Pollice et al., 2007). Nonostante i vasti investimenti sui farmaci psicotropi e gli sforzi di standardizzare le tecniche psicoterapiche, i servizi tradizionali di pratica psichiatrica hanno fallito nel migliorare le esigenze dei giovani. Ad esempio, la categorica distinzione delle malattie mentali è di per sé stigmatizzante. Come risultato, molti giovani si vergo­gnano di essere affetti da una malattia mentale ed evita­no il trattamento. Un focus su interventi per la promo­zione della salute mentale può essere destigmatizzante grazie al riconoscimento del fatto che tutte le persone hanno molto in comune tra loro. II mancato riconoscimento del primo episodio rappre­senta, attualmente, un problema importante ed è asso­ciato con una prognosi peggiore: la recente letteratura suggerisce che esiste un periodo estremamente variabi­le, da 1 mese a 20 anni, tra il primo episodio psicotico ed il primo intervento terapeutico. Nella maggior parte dei casi, il ritardo tra l'esordio e il primo trattamento è sorprendentemente lungo (1-2 anni): lo psichiatra vede troppi casi in fase avanzata e ha professionalmente a che fare con un numero troppo piccolo di stati prepsicotici. Questo ritardo, che si realizza in fasi critiche dello svi­luppo per l'adolescente ed il giovane adulto, potrebbe influenzare in modo profondamente negativo la pro­gressione del disturbo, il funzionamento psicosociale, la risposta al trattamento farmacologico e l'incidenza delle ricadute e delle ospedalizzazioni. La disabilità persona­le e sociale si instaurano soprattutto nei primi tre anni di malattia ("Criticai Period") (Birchwood et al., 2000). Le conseguenze del ritardo diagnostico e terapeutico nei disturbi psicotici, si ripercuotono in ambiti molteplici della vita del soggetto: psicosociale, familiare, con au­mento del carico familiare e stigma ambientale, e clinico, con la possibilità che ci sia una scarsa risposta ai trattamenti, con relativo aggravamento della sintomato­logia non specifica, con più ricadute ed ospedalizzazio­ni e un maggior rischio suicidano (Hafner et al, 2005). Inoltre, se un disturbo psicotico all'esordio viene mi­sconosciuto, al mancato trattamento, si aggiungono an­che gli effetti di trattamenti inadeguati, che possono portare ad un declino del funzionamento globale, ad un maggior rischio di neuropsicotossicità cerebrale, disci­nesie tardive (antipsicotici) ed a un maggior numero di viraggi, di cicli e di cronicità residua (antidepressivi) (.Schaffner et al., 2001) Le possibili conseguenze di una diagnosi e di un trattamento tardivo possono comporta­re anche alterazioni anatomofunzionali in alcune speci­fiche aree cerebrali, come una vera e propria perdita di materia cerebrale, con progressione postero anteriore, che correla in maniera significativa con la presenza di allucinazioni e deliri. Questa perdita inizia nelle aree as-sociative posteriori e si estende progressivamente fino alla corteccia delle aree frontali: numerosi studi, infatti, evidenziano che nei pazienti schizofrenici si verifica una massiva perdita di tessuto cerebrale con amplia­mento dei ventricoli laterali e che i pazienti Bipolari presentano una diminuzione del volume cerebrale spe­cie nelle aree temporali ed ippocampali. Esiste pertanto un generale consenso sul fatto che sia necessario mette­re in atto degli interventi preventivi, con una formula­zione di appropriate linee guida, condivise a livello nazionale ed internazionale in modo tale da poter identifi­care le persone a rischio, stabilire il ruolo della terapia farmacologica e dei trattamenti psicologici nei soggetti in fase prodromica o al primo episodio psicotico e la configurazione ottimale dei servizi destinati all'identifi­cazione e trattamento di questi soggetti. Attualmente non vi è un consenso unanime rispetto all'utilizzo di trattamenti farmacologici nei soggetti gio­vani a rischio. Al contrario, l'impiego di trattamenti psi­cologici specifici (terapia cognitivo comportamentale) nei soggetti in fase prodromica è raccomandato al fine di ridurre i sintomi, migliorare le abilità sociali, ricono­scere i pensieri disfunzionali, abbassare i livelli di ansiae di depressione spesso correlati al disagio vissuto in fa­se prodromica. Pertanto tutti i pazienti dovrebbero esse­re sottoposti a trattamenti psicologici in aggiunta a quelli farmacologici: è dimostrato infatti che la Terapia Cognitivo-Comportamentale previene le recidive ed au­menta la funzionalità globale e che una Psicoeducazio­ne previene le recidive, aumenta la compliance al trat­tamento ed aumenta il funzionamento sociale. Materiali e metodo Presso l'ospedale San Salvatore de L'Aquila è attivo da aprile 2006 l'ambulatorio "SMILE". Tale Unità Opera­tiva Semplice è rivolta a soggetti con "problemi psico­logici o comporatamentali", compreso il "semplice" di­sagio, di età compresa tra i 17 e i 30 anni ed ha come obiettivi: l'identificazione accurata dei precursori , dei prodromi e degli esordi psicotici e la successiva artico­lazione di un programma di prevenzione e di cura sulla basi di un modello di evoluzione verso l'esordio della malattia mentale suddividibile in quattro fasi. Queste ultime si articolano in: fase premorbosa (fattori di rischi e da tratti di vulnerabilità), fase prodromica precoce, ca­ratterizzata da sintomi affettivi (depressione e ipoma­nia), emozionali (ansia), da sintomi negativi e compor­tamentali aspecifici, da deterioramento psicosociale ("stati mentali a rischio"), fase prodromica tardiva, ca­ratterizzata da un approfondimento dei sintomi prece­dentemente indicati e/o da sintomi psicotici episodici o intermittenti e fase psicotica all'esordio, caratterizzata da disturbi dello spettro psicotico (Schizofrenico e Af­fettivo). Tutti i soggetti che si rivolgono allo SMILE vengono sottoposti ad un modulo ambulatoriale, costituito da quattro incontri. Durante il primo incontro viene effet­tuata una identificazione ed analisi del problema, con la formulazione di una ipotesi diagnostica. Il secondo in­contro prevede un assesment clinico con una valutazio-ne divisa per specificità diagnostica (Ansia, Disturbo Umore, Disturbi Psicotici, Personalità, Altro) ed una va-lutazione individuale dei familiari. Il terzo prevede l'ef­fettuazione di indagini neuropsicologiche ed elettrofi-siologiche (ERP), mentre al quarto si effettua una defi­nizione diagnostica ed una proposta programmata di trattamento ("restituzione"). Il trattamento prevede di­verse strategie terapeutiche, individuali o di gruppo, in base alla diagnosi effettuata, tra cui: Terapia Cognitivo-Comportamentale, Problem solving, Ristrutturazione cognitivo-emotiva, Social Skill Training, Auto-aiuto, Riabilitazione Neuropsicologica ("tradizionale" e co­gnizione sociale) ed interventi psicoeducazionali (Psi­coeducazione al disturbo, Riconoscimento dei Segni precoci di crisi, Psicoeducazione ai farmaci). Sono pre­visti, infine, interventi anche per i familiari dei pazienti, quali ad esempio: Psicoeducazione al disturbo, Ricono­scimento dei Segni precoci di Crisi, Psicoeducazione ai farmaci e gruppi di Auto-aiuto.

Risultati:

Sono stati visitati 670 giovani, di età compresa tra i 17 e i 30 anni, per un totale complessivo di 2243 visite. At­tualmente risultano in carico 451 soggetti, di cui 118 Maschi ( pari a 26,19%) e 333 Femmine (pari a 73,81%). L'età media è risultata pari a 23 anni (ds + 5,8). Rispetto alla diagnosi, il 33% dei soggetti che si sono rivolti allo SMILE presentava un Disturbo d'ansia, il 26% un disturbo di personalità, il 16% Depressione Maggiore, il 8% uno Stato mentale a rischio, il 12% un Disturbo Bipolare ed il 5% un Disturbo dello Spettro Schizofrenico . Gli aspetti prodromici nel primo episodio di psicosi più comunemente rilevati nella nostra esperienza sono stati: riduzione della concentrazione e dell'attenzione, ridu­zione dell'iniziativa e della motivazione, mancanza di energia, depressione dell'umore, disturbi del sonno, an­sia, ritiro sociale, sospettosità, deterioramento dei fun­zionamento di ruolo ed irritabilità II 26% dei nostri giovani utenti, presentava in anamnesi una sintomatologia che era suficiente a determinare una specifica diagnosi, precedente al contatto con lo SMI­LE: il 18% Disturbi d'Ansia, il 10% Disturbi dell'Umo­re, il 9% Disturbi di Personaltà (prevalentemente del Cluster B) ed il 4% Disturbi da Abuso di Sostanze. Ri­teniamo si possa ipotizzare che, in molti dei nostri pa­zienti, tali sintomi potrebbero essere considerati come sintomi premorbosi o prodromici. I Disturbi prevalenti riscontrati nei precedenti 24 mesi erano costituiti da: per il 9% dei soggetti DAP (Disturbo da Attacchi di Panico), il 7% Fobia Sociale, il 7% Di­sturbi Maggiori dell'Umore, il 5% Disturbi Psicotici e al momento dell'ingresso nel nostro progetto/servizio "soltanto" il 4% dei nostri pazienti aveva ricevuto una di queste indicazioni diagnostiche. II 23% di essi attualmente ha una diagnosi di disturbo "psicotico" (Spettro Schizofrenico o Spettro Bipolare dell'Umore). I disturbi con maggior prevalenza lifetime sono costitui­ti da:Disturbi d'ansia (29%), Disturbi dell'umore (21%), Dstrubi del controllo degli impulsi (25%), Di­sturbo da uso di sostanze (15%). Le strategie terapeutiche messe in atto sono state: tratta­menti psico-sociali (63%), trattamenti integrati (30%) e trattamento farmacologico (7%) Conclusioni In accordo con la letteratura recente, la nostra esperien­za, seppure in una fase iniziale, ci consente di ritenere che il modello preventivo (così come descritto e messo in atto nel nostro servizio) appaia coerente e si basi su una logica impeccabile. Vi è, per i giovani, una notevole possibilità di ridurre la sofferenza e la perdita di oppor­tunità che scaturisce da un disagio psicologico non ac­colto e non trattato sufficientemente poiché, per la mag­gior parte dei giovani con problemi psicologici, l'identi­ficazione precoce, se accompagnata dall'offerta di un trattamento efficace e dalla sua acccttazione, limiterà i danni biopsicosociali conseguenti. La prevenzione dei disturbi mentali prevede una fase di "identificazione dei bisogni e dei casi", una di "tratta­mento standard dei disturbi conosciuti" ed una fase de­gli "interventi di mantenimento", con trattamenti a lun­go termine per la diminuzione delle ricadute e del ri­schio di insorgenza di nuovi episodi e trattamenti di af-ter-care, inclusa la riabilitazione. La diagnosi e il trattamento precoce dei disturbi psichia­trici si mostra pertanto fondamentale per: la rilevazione dei disturbi precocemente per prevenire condizioni di malattia più gravi in seguito e per ridurre o prevenire il decadimento psicologico e sociale. Una accurata carat­terizzazione dei precursori e dei prodromi, inoltre, po­trebbe avere un importante significato diagnostico e prognostico (Cameron 1938).   BIBLIOGARFIA Birchwood M, Fiorillo A. The criticai period for early intervention. Psychiatr Rehabil Skills 2000; 4: 182-198 Cameron D.E. Early schizophrenia. American Journal of Psychiatry, 95:567-578,1938 De Girolamo G, Tansella M, La diffusione dei disturbi mentali. Famiglia Oggi, n.ll- 2001,pag. 8. Falloon IRH. Early intervention for fìrst episodes of schizophrenia: A preliminary ex- ploratìon. Psychiatry 1992; 55: 4-15 Gallese V,, Keysers C, Rizzolatti G. A unifying view of thè basis of social cognition.'Trends in Cognitive Sciences Voi.8 No.9 September 2004...............................segue

martedì 9 giugno 2009

la scienza si confronta con la complessita'

da Domenica del Sole24ore  del 7/6/09

di Mark Buchanan (giornalista americano , divulgatore scientifico) Nel 1972 il fisico americano Philip Anderson, futuro premio Nobel, pubblicò sul settimanale «Science» un articolo intolato «More is different», su ciò che accade quando interagiscono parecchi elementi, atomi o molecole, ma anche formiche o essere umani. Le interazioni, com'è ovvio, portano a una interdipendenza disordinata e rendono più difficile capire cosa succede e perché. In sostanza Anderson scriveva che le interazioni portano anche a una "emergenza", alla comparsa spontanea di nuovi tipi di ordine e di organizzazione, ad aspetti che non si possono far risalire al carattere delle singole parti. Studiate finché volete la struttura e le proprietà di un'unica molecola d'acqua, per esempio, e non riuscir ete lo stesso a concepire che a i ° C un insieme di quelle molecole formerà un liquido e un solido a -i°C. Il brusco cambiamento da uno stato all'altro non implica alcuna alterazione delle molecole di per sé, cambia la sottile organizzazione della rete delle loro interazioni. È vero anche per un ecosistema o un'economia. Non importa quante informazioni si raccolgano al livello di una sola specie o di un solo agente economico, non c'è verso di determinare le configurazioni orgànizzative che consentono al collettivo di funzionare in quanto tale. Come interagiscono migliaia di semplici geni e proteine per creare l'organismo umano in tutta la sua complessità e con tutte le sue capacità? E una colonia di formiche per organizzare i suoi membri, privi di intelligenza, in una comunità intelligente, capace di localizzare fonti di cibo e di orchestrare, con sbalorditiva raffinatezza, attacchi collettivi per respingere gli invasori? Domande come queste, e molte altre a esse collegate, sono l'oggetto dalla scienza detta dei "sistemi complessi" o della complessità con la quale siamo passati dal tentativo di identificare e di capire le singole parti a quello di capire la funzione collettiva dei sistemi dai quali dipendiamo, dai molteplici ecosistemi del mondo in cui miriadi di specie interagiscono, al clima e all'economia globale. Un tempo, erano sistemi indagati esclusivamente da ricercatori strettamente specializzati. Oggi tuttavia è chiaro che si possono capire soltanto accorpando svariati saperi scientifici, con i fisici che prestano idee e metodi agli economisti, con biologi che collaborano con informatici e matematici. Questa scienza recente ha rivelato, ed è stata una scoperta importante, che molti sistemi all'apparenza senza nulla in comune mostrano profonde similitudini. Per esempio, semplici regolarità matematiche note come legge di potenza, descrivono.statisticamente nel tempo l'andamento dei terremoti e, con pari accuratezza, le fluttuazioni del mercati finanziari, la distribuzione della ricchezza nella maggior parte delle nazioni, e i flussi delle informazioni su internet. In sistemi cosìdiversi, sembrano essere all'opera processi organizzativi molto generali. Si sono fatti progressi immensi nel descriverli e i modelli' migliori sull'andamento dei terremoti appaiono notevolmente simili ai modelli dei mercati finanziari o del comportamento di internet. Un'altra scoperta è che, in linea generale, nella maggior parte dei sistemi complessi il cambiamento non assume la forma di tendenze lineari o di cicli regolari, al contrario: è per lo più erratico e imprevedibile. gli eventi dirompenti, per esempio, avvengono molto più spésso di quanto tendiamo a immaginare, e hanno effetti sproporzionati. Sull'arco di un decennio, la mezza dozzina dei terremoti più gravi produce più danni ai beni e alle personedi tutti gli altri messi insieme.  Allo stesso modo, sull'arco di un anno la maggior parte del movimento di un dato titolo di borsa è spesso dovuta a cambiamenti repentini in pochi giorni precisi. Tipicamente, in un qualsiasi sistema complesso il ritmo del cambiamento presenta oscillazioni selvagge, con rari picchi che risaltano sullo sfondo di calma relativa, con transizioni improvvise violente in mezzo a periodi dì quiescenza. In un mondo complesso, l'imprevedibilìtà è normale. L'idea sottostante alla scienza dei sistemi complessi è che tutto sta nell'organizzazione. Nel nostro mondo, .questa prende forme che la scienza classica non lascia presagire, concentrata comè sulla ricerca delle leggi stabili ed immutabili che descrivono l'universo , basti  pensare alla teoria  quantistica o alla cosmologia. Ma la scienza odierna e' andata oltre, Non è più ossessionata'dalla previsione esatta e dal controllo. Ha imparato ad accettare che l'imprevedibilità è un aspetto inevitabile ed a volte persino benefico del mondo, una risorsa da cui è possibile - ogni tanto - trarre vantaggio. Sappiamo ormài che alcune delle verità più profonde sul nostro mondo riguardano le sue organizzazioni complesse, e che se vogliamo viverci meglio e usarne saggiamente, la conoscenza di queste verità ci è indispensabile, i (traduzione di Sylvie Coyaud)

lunedì 8 giugno 2009

Gelmini: no a valore legale laurea , d'accordo con proposta Cacciari

da  ANSA.it 4.4.2009

CASTENEDOLO (BRESCIA), 4 APR -Il ministro della Pubblica Istruzione Gelmini si è detta "d'accordo sull'abolizione del valore legale del titolo di studio".  Si è pronunciata in tal senso nel corso di un incontro pubblico tenutosi a Castenedolo al quale, oltre a lei, ha partecipato anche il sindaco di Venezia Massimo Cacciari. Proprio il filosofo, intervenendo poco prima, aveva lanciato questa proposta. "Sono d'accordo sull'abolizione del valore legale del titolo di studio" ha detto il ministro.

intervista a Cacciari: "Processare la cultura? No, l’Università" di Matteo Sacch ..............Parliamo di università, di riforme. «Quali riforme? Le riforme sono tutte da fare». Se le dico «valore legale del titolo di studio»? «Da anni dico che il valore legale dei titoli di studio va abbandonato. Abolirlo crea competitività fra gli atenei e aiuta ad attrarre gli investimenti verso i poli d’eccellenza... Certo, poi bisogna mantenere tutta una serie di controlli sul livello dell’insegnamento, sul che cosa si insegna. Serve un quadro normativo chiaro, non si può permettere che qualcuno vada in cattedra a raccontare La vispa Teresa... Ma in ogni caso, una volta mantenute norme e regole, l’eliminazione del valore legale si trasformerebbe in un’importante molla di rilancio. Il resto sono discussioni al livello del grembiulino...». Favorevole o contrario alla trasformazione delle università in fondazioni? «Favorevole. In un quadro normativo chiaro, che fissi le regole è garantisca un controllo pubblico adeguato, credo che favorirebbe gli investimenti dei privati. Soprattutto per l’ambito scientifico che ne ha più bisogno». Queste però sono proprio le cose contro cui gli studenti protestano e vanno in piazza... «Tutto dipende da come viene presentata la questione, dalla comunicazione. Se viene percepita come una mera privatizzazione... Se non viene spiegata la necessità di cambiamento, e si fa passare come unico messaggio quello del taglio delle spese è ovvio che gli studenti si incazzino... Bisogna insistere sulle opportunità che si andrebbero a creare, gli studenti intelligenti capirebbero. Poi quelli che protestano comunque ci sono sempre».

orso castano : Viva l''Italia!! Anche Cacciari contro la scuola pubblica!! Cosi' facendo si dara' pieno potere agli Ordini Professionali che , probabilmente, secondo molti, stileranno una graduatoria distinguendo tra "Laureifici" e Universita' "eccellenti"

La Cina vuole tutti nuovi pc con software che blocchi siti web , clicca

Ancora censura !!

SINGAPORE (Reuters) - Il governo cinese vuole che tutti i personal computer venduti nel Paese asiatico dal primo luglio dispongano di un programma informatico che blocchi l'accesso a certi siti web. Lo scrive oggi il "Wall Street Journal". Il giornale cita il principale sviluppatore del software, secondo cui il bersaglio principale è la pornografia e il governo intende proteggere i giovani da contenuti "dannosi". Il software, il cosiddetto "Green Dam-Youth Escort" (Diga Verde-Scorta della Gioventù), bloccherebbe l'accesso ai siti vietati connettendosi a uno specifico database, scrive il quotidiano. La società Jinhui Computer System Engineering ha sviluppato il programma con l'aiuto dell'Accademia Dazheng per la tecnologia del linguaggio umano di Pechino. Il ministero cinese dell'Industria e dell'Informazione tecnologica ha indicato il requisito in un avviso il 19 maggio scorso, che però non è stato ancora pubblicizzato, scrive il Wsj.

orso castano : il web fa paura !! E' un formidabile strumento di diffusione di informazioni  in tempo reale ed in tutto il mondo. La liberta' fa paura , la critica fa paura al potere che preferisce l'ignoranza , la diffusione del sapere fa paura e tutti gli antidemocratici del mondo lo sanno ....

La legge francese sul copyright , clicca

L’HADOPI è legge By intergruppo2punto0 Il Senato francese ha approvato definitivamente con 189 voti favorevoli e 14 contrari la famosa Proposta di legge “HADOPI”. Il provvedimento istituisce l’Autorità per la diffusione delle opere e la protezione dei diritti su Internet (HADOPI), che può, dopo 2 segnalazioni inviate al titolare della connessione Internet sulla quale si sono verificate violazioni del diritto d’autore, decretare la sospensione dell’accesso ad internet per un periodo che va da 2 mesi a 1 anno. Il nostro auspicio è che le Istituzioni francesi tengano conto, nell’attuazione di questa legge, dell’emendamento al c.d. “Pacchetto Telecomunicazioni” approvato la scorsa settimana a larghissima maggioranza dal Parlamento Europeo, attraverso il quale si riconosce che l’accesso ad Internet è un diritto fondamentale allo stesso modo in cui lo sono la libertà di espressione e il diritto all’informazione. L’emendamento prevede inoltre che l’accesso ad Internet non possa essere negato in modo preventivo, ma solo a seguito di una verifica effettuata dall’Autorità giudiziaria. Speriamo che su questo tema, di grande attualità anche in Italia, abbia luogo una vasta consultazione che coinvolga sia la società civile che le imprese per trovare un equilibrio più positivo tra l’esigenza di proteggere la proprietà intellettuale e l’esercizio del diritto di accesso. L’Intergruppo 2.0 si impegnerà affinché ciò accada.

domenica 7 giugno 2009

Suicidi, il presidente Formigoni: "I giovani domandano, vanno ascoltati" , clicca

clicca per l'amico charly

(Ln - Milano)  5 febbraio 2009 , Ogni anno nel mondo si verificano un milione di suicidi. In meno di 20 anni il tasso del suicidio giovanile in Italia è cresciuto del 13%, arrivando ad interessare 76,7 casi su un milione, con un aumento significativo nella fascia 15-19 anni. E' la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali per i giovani maschi tra i 15 e i 24 anni.  Dai dati Istat, uniti all'esito della ricerca effettuata nel 2006 in Lombardia, è emerso che, su un campione anonimo di 2.312 studenti delle scuole secondarie superiori, il 12% dei ragazzi intervistati afferma di pensare al suicidio e il 10% di essersi fatto intenzionalmente del male o aver tentato il suicidio. Sono questi alcuni dei drammatici dati emersi oggi nel corso del Simposio internazionale, su "Il suicidio negli adolescenti - Dall'eziopatologia alle strategie di prevenzione". L'incontro, promosso dall'associazione "L'amico Charly Onlus" e ospitato al Palazzo della Regione, è stato organizzato per approfondire il tema del suicidio giovanile e del sostegno al disagio adolescenziale. "Quello che spesso si dimentica - ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, intervenendo in apertura dei lavori insieme a Annamaria Dominici (direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale per la Lombardia), Mariolina Moioli (assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche Sociali del Comune di Milano) e Mariagrazia Zanaboni (presidente L'amico Charly Onlus) - è che l'essenza dei giovani è la domanda su se stessi, sulla vita, sul rapporto con gli altri, una domanda che spesso i giovani hanno difficoltà ad esprimere.(clicca x l'amico charly ) L'incomprensione che si verifica tra il mondo dei giovani e degli adulti può avere conseguenze gravi e drammatiche. Per questo occorre uno sforzo per stabilire dei canali di comunicazione". "Il preoccupante fenomeno del disagio giovanile - ha proseguito Formigoni - interpella le famiglie e tutti coloro che sono coinvolti nel percorso educativo dei ragazzi, sulle ragioni che possono portare anche a un atto così grave ed estremo come il suicidio. La verità, infatti, è che il suicidio è un atto che nasce e matura nella solitudine. Di fronte a questa situazione allora è fondamentale recuperare la dimensione educativa, l'unica in grado di affrontare il problema nella sua totalità; l'unica in grado di mostrare ai giovani in difficoltà una visione reale, ovvero positiva, della vita, della propria esistenza". "Compito delle istituzioni - ha detto ancora il presidente - è quello di liberare le energie emergenti dal tessuto sociale, favorendo tutte le espressioni originali del nostro territorio, nell'ottica di una vera sussidiarietà". A questo proposito il presidente ha ricordato alcune delle iniziative sostenute da Regione Lombardia: la realizzazione dell'Officina dei Giovani, uno spazio aperto, un luogo di ascolto e di confronto per gli adolescenti nel cuore di Milano; un progetto sperimentale di accoglienza e accompagnamento, promosso insieme a L'amico Charly e all'Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli, rivolto agli adolescenti che hanno tentato il suicidio ed alle loro famiglie; il sostegno ad azioni di rete per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica, attraverso la legge per la famiglia, ancora oggi unica nel panorama nazionale; la legge per gli oratori e il supporto agli altri luoghi di aggregazione, comprese le strutture sportive.  "Ciascuno di noi - è stato l'augurio conclusivo di Formigoni - non si stanchi mai di inseguire i sogni e le speranze della propria giovinezza, perché solo una società che dia spazio a questo impeto ideale può realmente crescere e migliorare. E' necessario accompagnare i giovani alla scoperta della bellezza della vita; una bellezza che non deve cedere di fronte alla fatica e al dolore; una bellezza che non ci dobbiamo mai stancare di testimoniare nella nostra vita di tutti i giorni". (Ln)

alcune riflessioni , certamente incomplete , ma utili: 

clicca x l'amico charly

Che cosa spinge al suicidio i bambini e i giovani? La decisione di suicidarsi è il risultato di molteplici e complessi fattori. Più del 90 per cento dei giovani suicidi soffrivano di almeno un grave disturbo psichiatrico, anche se fra gli adolescenti vittime del suicidio si riscontra un minor numero di psicopatologie. E’ importante sottolineare che mentre la maggior parte dei suicidi presenta una storia di disturbi psichiatrici, un numero limitato di adolescenti con problemi psichiatrici tenta il suicidio. Altri importanti fattori che possono aumentare la tendenza la suicidio sono: Precedenti tentativi di suicidio Concomitanza con l’alcolismo e l’uso di stupefacenti Casi di precedenti suicidi in famiglia Presenza di psicopatologie nei genitori Stato di disperazione Tendenza all’impulsività o all’aggressione  Facilità di accesso a strumenti letali come le armi Tendenza al suicidio di membri della famiglia, amici o persone care Precedenti di abuso sessuale o psichico Tendenze omosessuali o lesbicismo (tendenza al suicidio ma non a portarlo a termine) Relazioni difficili fra genitori e figli Stress della vita, in particolare improvvise perdite di relazioni interpersonali, problemi legali o disciplinari Mancanza di coinvolgimento nella vita scolastica o sul lavoro  Esistono dei sistemi con i quali i famigliari o gli amici possono individuare i giovani soggetti a rischio? Sì, si può insegnare a scoprire i segni premonitori della predisposizione al suicidio. Alcuni dei comportamenti più significativi sono stati elencati nel precedente paragrafo. Il fattore più determinante è la forte tendenza al suicidio di per se stessa, sia sotto forma di idealizzazione del suicidio sia come recente tentativo di suicidio. Altre segni premonitori sono:

clicca x l'amico charly

Cambiamento nelle abitudini alimentari o nel ritmo del sonno Allontanamento dagli amici, dalla famiglia e dalle normali attività Azioni violente, comportamenti di ribellione, tendenza a fuggire Uso di alcol e droghe Scarsa cura della propria persona Significativo cambiamento nella personalità  Persistente stato di noia, difficoltà di concentrazione, diminuzione della resa a scuola o sul lavoro Continue lamentele di disturbi, come mal di pancia, mal di testa, fatica ecc., spesso legate ad emozioni. Perdita di interesse nelle attività di svago Insofferenza nei confronti di elogi o riconoscimenti Per gli adolescenti già sottoposti a cure psichiatriche, una sensibilizzazione ai problemi psichiatrici dei famigliari può risultare efficace per aiutare i famigliari a meglio comprendere i problemi dei loro giovani. Lo scopo di tale sensibilizzazione è di migliorare l’accettazione delle cure, instaurare un rapporto con i genitori in modo da consentire loro di tenere sotto osservazione i pazienti con particolare riguardo a cogliere i sintomi ricorrenti, e aiutare i famigliari ad imparare come comportarsi con i figli e come affrontare le malattie della mente. Esistono delle prevenzioni del suicidio? Sì, il suicidio si può prevenire. Come fatto notare più sopra la maggior parte dei suicidi si compie dopo alcuni segali premonitori. Una delle strategie di prevenzione più efficaci è quella di insegnare alle persone come accorgersi e affrontare i segnali premonitori di tendenze suicide aumentando così la tendenza a cercare aiuto dei giovani a rischio. Il controllo dell’esistenza di psicopatologie tra gli adolescenti può essere un modo di identificare soggetti a rischio. Tuttavia poiché la predisposizione al suicidio è soggetta ad alti e bassi i controlli dovranno essere ripetuti nel tempo. La cura di psicopatologie dei genitori può attenuare la tendenza al suicidio nei giovani psicolabili. Uno degli scopi principali della strategia di prevenzione risulta quella di ridurre i fattori di rischio. Le psicopatologie, in particolare i disturbi di personalità, l’asocialità, l’abuso di sostanze, sono fortemente collegati alla predisposizione al suicidio. Innanzitutto bisogna chiarire che questi disturbi della psiche sono tutti curabili, quindi è importante che i disturbi psichiatrici nei giovani vengano prontamente diagnosticati e opportunamente curati. Secondo un recente rilievo, l’individuazione di alcuni fattori di rischio, come precedenti tentati suicidi, l’esistenza di psicopatologie nei giovani o nei loro genitori, la detenzione di armi in casa, può portare ad una significativa riduzione del rischio di suicidio. Se un giovane tenta il suicidio come si deve intervenire? Sfortunatamente si conosce ben poco sui sistemi di cura da applicare ai giovani. Tuttavia alla base dei tentati suicidi dei giovani vi è uno stato di depressione, quindi la terapia cognitivo-comportamentale e le terapie di gruppo risultano tutte efficaci per curare la depressione. Resta il fatto che, poiché chi si è effettivamente suicidato non rientra nella casistica delle cure prese in considerazione, non ne conosciamo in effetti l’efficacia. Si è tentato di affrontare in modi differenti i tentati suicidi nei giovani. E’ importante notare che nessuna delle cure ha dimostrato l’efficacia nel ridurre la tendenza al suicidio fra i pazienti. Le differenti modalità di cura hanno tuttavia portato alcuni benefici nei giovani a rischio. Per esempio il gestire la situazione ha dimostrato di migliorare l’adesione ai trattamenti di cura e ridurre il ricorso al pronto soccorso. 

SALUTE E SICUREZZA SUL LAVORO IN UNA INDAGINE "innovativa" ISTAT/INAIL

Recentemente l’ISTAT ha pubblicatoi risultati di un’indaginesvolta contemporaneamente intutti i Paesi membri U.E. nell’ambitodella strategia Europea perla salute e sicurezza sul lavoro.L’indagine, avviata nel 2006 conuna fase di test preliminari su un campione di infortunati, elaboratoe fornito dall’INAIL, è statapoi estesa a tutti gli occupatiintervistati attraverso un modulo“ad hoc” inserito nell’indagineForze di Lavoro del 2° trimestre 2007. I risultati dell’indagine,che dal lato quantitativo si allineanoperfettamente alle statisticheufficiali INAIL, fornisconouna analisi assolutamente innovativasulla percezione della presenza,nei luoghi di lavoro, difattori di rischio per la salutedistinti in due categorie: fisici epsicologici. E’ la prima volta,infatti, che nel nostro Paese vieneeffettuata una rilevazione direttaa tutti i lavoratori sull’esposizioneai fattori di rischio, che possiedeuna connotazione del tuttosoggettiva.Sono oltre 10 milioni i lavoratoriche percepiscono almeno uno deifattori di rischio per la propriasalute. In particolare, circa 8,7milioni di occupati (pari al37,4%) avvertono la presenza difattori di rischio che possonocompromettere la salute fisica,mentre 4 milioni (17,4% deglioccupati) si sentono esposti arischi per l’equilibrio psicologico.In rapporto agli occupati, emergein modo netto il differenzialedi genere per i fattori di rischio dinatura fisica, in quanto ne avvertonola presenza il 44,3% degliuomini, contro il 26,7% delledonne, mentre per i fattori dinatura psicologica entrambi igeneri si attestano su livelli prossimial valore medio (17,4%).L’analisi evidenzia inoltre che,per entrambe le categorie dirischio, la quota più alta siriscontra al Centro e le classi dietà più interessate sono quellecentrali (35-54 anni).(Franco D’Amico)

mercoledì 3 giugno 2009

dal rapporto 2009 di Amnesty International , clicca x articolo intero

Il mondo è seduto sopra una bomba a orologeria sociale, politica ed economica, innescata da una crisi dei diritti umani: è quanto afferma oggi Amnesty International, presentando a Londra, Roma e in altre capitali il proprio Rapporto Annuale 2009, il volume (pubblicato in Italia da EGA Editore) che analizza la situazione dei diritti umani in 157 paesi e territori nell'anno precedente.  "Dietro alla crisi economica si cela un'esplosiva crisi dei diritti umani" - ha dichiarato Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International nel corso della conferenza stampa di Roma. "La recessione ha aggravato le violazioni dei diritti umani, distolto l'attenzione da esse e creato nuovi problemi. Prima, i diritti umani erano messi in secondo piano in nome della sicurezza, ora in nome della crisi economica".............................

esistenzialismo ed ascolto dell'altro in psichiatria

da L'altro , rivista di formazione in psichiatria , genn.-aprile 2009

Pietro Prinì è stato il maggiore filosofo italiano dell'esistenzialismo cattolico ed ha traghettato questa corrente di pensiero nel terzo millennio. È stato il Presidente Onorario dell'Istituto di Filosofìa e Antropologia Clinica Esi­stenziale ......Prini, recentemente scomparso, seguendo il pensiero di Gabriel Marcel, suo maestro, critica i razionalismi epistemologici delle scienze dell'uomo che, "proponendosi di fondare 'la scienza' o un tipo di conoscenza 'valida per tutti', sacrificano la singolarità irripetìbile dell'esistente e la incircoscrivibile trascendenza dell'Essere ad un'astratta e vuota universalità di oggetti o di 'funzioni ' gravitanti intorno ad un ugualmente astratto ed iperbolico 'Soggetto' che, per essere il soggetto di tutti o di'chi non importa chi' è in effetti il soggetto di 'nessuno' " (Citato in Antiseri D. Taglia-gambe S. cur.i (2008), Filosofi Italiani Contemporanei, Storia della filo sofia, voi. 14, Milano, Bompiani).

Parto da questo accento critico proprio dell'esistenzialismo per proporre il quesito alla base di questo lavoro: la centralità della persona, la sua coniugazione in atti esistenti vi unici, irripetibili ed irriducibili, può dialogare con l'impostazione materialistica neuro scientifica? La risposta affermativa è la cifra del pensiero neo-esistenziale, un pensiero che costruisce il proprio modello di riferimento nel suo farsi, nel suo esistere ed agire, ancora acerbo per certi aspetti, in quanto falsificabile solo parzialmente, non ancora "scientifico" ma già tecnico. ...... L'uomo è Persona, in quanto unico, irripetibile ed irriducibile. Questo primo assunto appare più un dogma, in forma di aforisma, ....Partiamo dall'unicità. Essa emerge dalla incredibile mole di informazioni che costituiscono la persona, tra le quali: • Informazioni genetiche: riconoscono le variabili di specie, di sottospecie, razza, etnia, le variabili degli individui genitori, le variabili dei gameti che l'hanno generata. • Informazioni congenite: tutte le variabili che hanno consentito l'incontro dei due gameti, ambiente esterno ai genitori, ambiente interno della madre, stimoli diretti sul feto durante la gestazione, al momento del parto etc. • Informazioni da imprinting, apprese sub-liminalmen-te, acquisite attraverso il sistema dei neuroni specchio, esperienze formative, apprendimento culturale etc. • Informazioni mediate dagli strumenti conoscitivi che società e ambiente mettono a disposizione della per­sona. Siamo di fronte ad una tale mole di variabili, quantificabili ad infinito, pur se non infinite, che determinano l'unicità di quella persona, i cui tratti si evolvono attraverso l'interazione di queste diverse variabili. Questo'quasi infinito ad n potenza' determina conseguente-mente anche l'irripetibilità della Persona: quale 'macchina' potrebbe ricostruire esattamente tutte le variabili e tutte le interazioni che hanno dato vita a Giuseppe A in modo da creare un Giuseppe B identico al precedente? Se una tale macchina esistesse o se se ne potesse ipotizzare la realizzabilità potremo trovarci di fronte alla possibilità di un experimentum crucis che falsificasse l'assunto dell'unicità ed irripetibilità della persona. Una macchina del genere è stata creata dalla fantascienza: il tele trasportatore di Star Trek. Il capitano Kirk entra nel cilindro di cristallo del teletrasporto; in questo cilindro, un elaboratore potentissimo, collegato a sistemi scanner sofisticatissimi, "fotografa" molecola per molecola, atomo per atomo, il capitano Kirk ed invia l'informazione, attraverso onde radio (?) in un punto specifico in cui il capitano deve recarsi, mettiamo sull'astronave vulcania-na del suo amico Spock. Quindi l'apparecchio "disintegra" il capitano e lo "riproduce" partendo dagli elementi base che trova nell'aria dell'astronave vulcaniana ...et voila, il capitano Kirk è arrivato sull'astronave vulcaniana, pur se essa si trova a migliaia di chilometri dal-l'Enterprise (la leggendaria astronave di Kirk); bene, il capitano Kirk "ricostruito" ha in sé tutte le informazioni che ha accumulato in una vita così avventurosa ma è lo stesso capitano Kirk "disintegrato"? e il capitano Kirk disintegrato dove è finito? La sua coscienza è stata distrutta? La singolarità del funzionamento del teletrasporto lascia emergere quesiti anche sul terzo elemento dell'assunto'dell'uomo per cui ,  quasi infinito ad n potenza', determina conseguentemente anche l'irripetibilità della Persona: quale 'macchina' potrebbe ricostruire esattamente tutte le variabili e tutte le interazioni che hanno dato vita a Giuseppe A in modo da creare un Giuseppe B identico al precedente? - il Mitwelt, il mondo degli altri e con gli altri, la relazione lo-Tu, la relazione Io-molti, il rapporto alla società come complesso di molti uomini e della loro interazione; - l'Eigenwelt, il mondo dal di dentro, l'assunzione del sé, il rapporto con le emozioni, il pensiero, il dolore ed il piacere, la fantasia, la memoria. Ognuno di questi mondi, ovviamente intrinsecamente legati tra loro ed indivisibili, è terreno di esperienza delle facoltà mentali ed accoglie funzioni che le neuroscienze stanno progressivamente decriptando. Neuroscienze ed Exsistenzenwelt. Tra ipotesi e scoperte le neuroscienze ci costringono quotidianamente ad accendere processi di verifica sia del nostro territorio di conoscenze, con cui ci confrontiamo clinicamente, sia dei nostri strumenti di intervento. Un'ipotesi neuroscientifica "debole", tra quelle recentemente affacciatesi alla ribalta internazionale, l'ipotesi della possibilità che l'oggetto di studio neuro scientifico non possa limitarsi alla sola mente, ma che debba rivolgersi alla "mente estesa", potrebbe trovare nuovo sostegno da una sua particolare accezione: gli "oggetti" che vengono inclusi nella mente estesa sono oggetti progettuali (intenzionali), elaborati nel tempo ed utilizzati come estensione della persona. Penne, computer, carta, libri, tribunali, scuole sono considerati tutti sussidi della mente; può sembrare assolutamente improponibile immaginare come parte integrante della nostra mente oggetti chiaramente dotati di una propria "essenza", altra da noi: ma ognuno di essi è il frutto dell'attività progettuale dell'uomo e, in parte, determina la vita stessa dell'uomo. Gli oggetti non sono immodificabili, cambiano nel tempo e nel luogo, il loro variare è determinato, in genere, dal progetto attivato dall'intenzionalità, così come il loro cambiamento determina modifiche nell'esistenza umana e nella progettualità stessa dell'esistere. La costruzione di un progetto è imprescindibile dalla storia dell'individuo ed è legato alla gestione dell'Erlebnis, del vissuto o, come precisa Ales Bello, "ciò che da noi è vissuto", viventia (Ales Bello A., De Luca A. (cur.i), Le fonti fenomenologiche della psicologia, Pisa 2005,Ed.ETS). L'Erlebnis è a sua volta legata alle esperienze della persona, storicizzate e contestualizzate; il comportamento emotivo, le scelte, i progetti, le ansie tutte riflettono la particolare Erlebnis del momento. ............. Ancora ho provato ad'immedesimarmi in colui che voleva diffondere la sua opera, un poema o un saggio, in un tempo in cui la replicazione dei testi era affidata alle mani faziose degli amanuensi e destinate alla lettura corale: la scelta stessa di porre in scritto le proprie idee, fantasie, impressioni, sapendo che pochi potranno fruirne e che, quei pochi, potranno conoscerle artatamente distorte da chi le ricopia o da chi le proclama, potrebbe aver scoraggiato molte menti che oggi avrebbero potuto essere considerate geniali? (Mi rendo conto del rischio che corro di scivolare verso una storia dei "se", non è mia intenzione farlo). Infine ho provato anche a confrontare una possibile esperienza attuale con quella di chi, tra qualche anno (si spera presto), accoglierà la sentenza di un medico "lei ha un cancro" con un "solo questo? Meno male, temevo peggio." [Tomma-so Campanella (sé modificato, in Metaphysica, 1623) e Wilhelm Leibniz (l'altro ha una modificazione di me che io non ho, in Monadologia). Ringrazio Ferdinando Brancaleone per questi suggerimenti]. Ebbene, per quanto mi sia sforzato, non mi è stato possibile replicare i contenuti emotivi e le proposizioni di quella progettualità, né avvicinarmi ad essa; in questo senso immagino che l'ipotesi della mente estesa incontri una validazione "esistenziale". Inoltre, considerando che possano essere inclusi nella mente estesa anche l'ambiente intorno a noi, gli oggetti necessari, le immagini naturali e costruite, essa può di­mostrarsi interlocutrice privilegiata dell'Umwelt binswangeriano, il "[...}"mondo circostante": è, questo, ciò che generalmente viene chiamato ambiente; è il mondo in cui regnano le leggi naturali, è il mondo delle pulsioni biologiche, il mondo degli istinti, delle forze deterministiche" (Brancaleone F. (1987), ....... ......... Una contrapposizione che potrebbe, invece, risolversi in una complementarietà se lanciamo l'ipotesi che il rapporto tra strutture interne e mondo esterno non sia dicotomico, ma favorito in parte dall'attività dei neuroni mirror; l'evoluzione stessa dei neuroni mirrar potrebbe essere stata selezionata dalle prime forme di socializzazioni e di interazioni, evolutesi nel rapporto lo-Tu, antropologicamente fondato. Transitiamo, in questo modo, nel Mitwelt, il mondo con, il sociale, il mondo dei propri simili, ma anche dei non simili: i neuroni specchio agiscono su ogni comportamento osservato o filtrano i comportamenti attraverso scelte culturalmente evolute? È vero "sotto certi aspetti e in certi contesti, che cultura e individualità possano definirsi come espressioni reciproche l'una dell'altra, è una banalità" (Auge M. (1992), Nonluoghi, Eleuthera Ed., Milano 2005, pag. 25) ma è altrettanto vero che il confronto con l'altro non può prescindere dalla sedi­mentazione di culture archetipe. Ecco, allora, che da questa sedimentazione nascono le 4 classi di "altri" del­l'antropologo francese: l'altro esotico (noi europei/gli altri asiatici), l'altro etnico (l'altro degli altri, diverso da noi, turco, arabo, ebreo etc.), l'altro sociale, (l'altro da me, gli altri che incrocio, che immagino che fruiscono di quello di cui fruisco io), l'altro intimo (il mio prossimo affettivo, l'interlocutore familiare, l'amico). La differenza tra essi marca attraverso la nostra facoltà di Teoria della Mente.......La Teoria della Mente è l'unica che ci consente di ragionare sull'Eigenwelt; indivi­duiamo nell'altro la presenza di Erlebnis grazie alla TOM; se così non fosse la nostra sensazione di presenza nel mondo ci porterebbe all'estremo materialismo, in cui tutti i nostri simili non sono altro che degli oggetti, privi dei contenuti antropologici dell'esistenza. Immaginate un Blade Runner che si trovi in una città sconosciuta della terra, senza il proprio strumento di riconoscimento iridale, incapace di dare certezze alla sua intuizione di essere circondato da replicanti: tutti manifestano comportamenti emotivi, ma sono frutto di propensioni psicologiche o di un programma cibernetico? e quanto è "umano" il programma cibernetico delle emozioni dei replicanti?.......................................Erklàren/verstehen.............................. Dopo queste considerazioni mi autorizzo a rileggere con rinnovato spirito la dicotomia erklaren/verstehen, imposta alla psicopatologia da Jaspers. Nel linguaggio quotidiano i due termini assumono, a volte, ruolo di sinonimi; particolarmente nella nostra lingua i concetti "capire" e "comprendere" sono spesso assimilati. TJ snodo filosofico fondamentale per leggerne la differenza è quello imposto dallo storicismo tedesco e riprosto da Dilthey nella separazione tra Naturwissensch ten e Geistwissenscaften (scienze della natura e scienza dello spirito) (Dilthey W., Introduzione alle scienze a lo spirito, (1883), Firenze 1974); il verstehen implica contestualizzazione storica, l' erklaren ricerca la consequenzialità logica.Comprendere può non implicare il capire; comprende persona, capisco il motivo di quel comportamento. Se una persona mi racconta i suoi problemi con vocee spezzata dall'emozione, il volto segnato dalle lacrime posso capire le ragioni del suo disappunto e della sua tristezza...ma se questa persona è originario della Manciuria e non conosce parola diversa dalla sua lingua (io ho qualche difficoltà con il cinese, lo confesso), e' estremamente difficile per me capire qualcosa; eppure l'emozione, la tristezza, la difficoltà del singolo riuscire a comprenderle (l'abbraccio, anche virtuale, è universale). Affinchè io comprenda devo essere in grado di: - sospendere il giudizio (epoche) - creare un rapporto empatico - dare senso al rapporto creato. Il processo di attivazione degli strumenti di comprensione passa per il riconoscimento di alcuni aspetti i comportamento dell'altro e per la mia capacità di rapresentazione mentale.Ha consentito questa mia possibilità il sistema dei neuroni specchio, lo ha elaborato lo strumento mentale e mi consente di possedere una teoria della mente, lo formalizza e stabilizza il lavoro dell'amigdala, che sostie le emozioni e le "predice" nell'altro, a partire dal rii noscimento di certi elementi di comportamento. L'empatia, "l'enigma [...] oscuro o addirittura tormentoso" di Husserl, complesso processo mentale che è alla base del Mitwelt, è oggi nuovo campo di studio de neuroscienze. Partendo dall'opera dei neuroni specchi attraverso una lunga storia evolutiva, potrebbe esse strutturato un procedimento che Preston e de Waal eludono nel modello perception-action: "Un modello  percezione-azione di empatia attesta precisamente e la percezione dello stato dell'oggetto attiva automaticamente nel soggetto le rappresentazioni dello stato, de situazione e dell'oggetto e che tale attivazione inneì o genera le risposte somatiche e automatiche associa a meno che queste vengano inibite." (Preston S.D., Waal S.B.M. (2002), "Empathy: its Ultimate and Pro mate Basis. In Behavioral and Brain Science, 25, p. cit. in Boella L., Neuroetica, R. Cortina, Milano 20( p. 96). Lo scarto tra i due individui che si confrontano, riproponendo l'esempio, lo scarto linguistico tra il cinese e l'inglese potrebbe essere colmato da questo procedimento; la mia emozionalità, stimolata dai comportamenti dell'altro, completerebbe il processo di "comprensione". Il verstehen è una facoltà: posso sostenerla ed implementarla attraverso un lavoro di confronto con il mio Mitwelt, costante, continuativo, mirato alla comunicazione, non pregiudicante.'La capacità di sospendere il giudizio (epoche), un'altra mia facoltà, è fratto di un allenamento: devo allenarmi, infatti, a contenere (se non a contrastare) quella facoltà di giudizio che mi consente di capire, erklaren, e che è stata rinforzata nel lungo tempo dell'evoluzione culturale nel tessuto della tradizione culturale occidentale, in cui sono nato ed opero...............................Un mondo di possibilità................................... Kierkegaard proclamava l'uomo immerso in un mondo di possibilità: il modo di essere dell'esistenza non è la realtà o la necessità, ma la possibilità. Al singolo "tutto è ugualmente possibile", nessuna possibilità gli è pre­clusa; ma "soltanto chi è formato dalla possibilità, è formato secondo la sua infinità" (Citazioni da S. Kierkega­ard: "II concetto d'angoscia"). Essere immersi in un mondo di possibilità comporta che sono disponibili tante altre possibilità nella ricerca di soluzioni a qualsiasi problema si stia affrontando: esistono diverse possibilità di lettura, diverse possibilità di risoluzione, diverse possibilità di errore e così via. Il concetto aristotelico del terzo escluso, tertium non datur, viene parafrasato in tertium datur (Watzlawick P. (1986), Di bene in peggio, Feltrinelli, Milano 19877 2003, pag. 31-35); le rigide logiche comportamentali trovano alternative insperate attraverso l'esplorazioni di mondi diversi, linguaggi diversi, pensieri diversi. Edward De Bono ha targato questa ricerca del differente con la cifra del pensiero laterale ed ormai, in oltre 40 anni di vita, questo concetto è entrato nel linguaggio comune, oltre che nella filosofia quotidiana. La ricerca del terzo escluso, il pensiero laterale, la prova di alternative, tutti tendono ad ampliare le possibilità del singolo. La ricerca di ogni ulteriore possibilità è uno strumento fondamentale nella pratica delle professioni d'aiuto orientale esistenzialmente; esse agiscono favorendo la consapevolizzazione delle altre possibilità che il singolo ha a disposizione senza che, sino a quel momento, se ne sia accorto. Come mai il singolo ha bisogno di strumenti specifici o di aiuti professionali per trovare alternative e non riesce direttamente a rendersi conto delle possibilità in cui è immerso? A noi manca la facoltà di "leggere" direttamente la nostra mente: essa parla un linguaggio che ci è ancora precluso e ci invia segnali che ci consentono solo di costruire una "rappresentazione" delle sue caratteristiche. Conosciamo una mappa dettagliata della nostra mente ma, come tutte le mappe, essa non è esaustiva. L'esplorazione dei territori sconosciuti deve avvenire, allora, attraverso strumenti alternativi, saltando la rigidità di schemi prefissati, lavorando con le emozioni, seguendo un professionista che ci aiuta ad aprire strade nuove: in tal modo ampliarne le nostre "mappe interne". E, attraverso quest'opera di "scavo", come pensava Freud, o di esplorazione, più legata all'hic et nunc, come propone il modello neoesistenziale, prendiamo contatto con quelle possibilità che, una volta presenti e attive, si sono lentamente "addormentate", ovvero con quelle possibilità che non abbiamo mai "incontrato" nella nostra vita, o in cui non abbiamo mai creduto. Il darwinismo neurale di Edelman (Edelman G.M. (1987), Darwinismo neurale, Torino 1995, Einaudi Ed.) è, a mio avviso, un possibile modello neuroscientifico di queste sopite alternative; come circuiti neuronali motori concorrono per quell'unico comportamento, fin quando uno di essi non supera gli altri che, a quel punto, si "ritirano", si assopiscono, ma non scompaiono, così comportamenti complessi, alternative di scelta, possono coesistere con quelle "più adatte", quelle che contribuiscono a sostenere il "sistema di valore presente nel cervello" (Edelman G.M. (2006), Seconda Natura, Milano 2007, R. Cortina Ed., pag. 26), senza che la mente le registri. L'utilizzo di strumenti che stimolano la ricerca interna senza "invadere" la mente dell'altro, vale a dire strumenti non conoscitivi ma facilitatori dell'autoconsape-volizzazione, può condurre il singolo alla scoperta di al­ternative particolarmente produttive per superare la difficoltà del momento. Ampliarne le nostre mappe interne: conoscere, ascoltare, osservare, viaggiare, incontrare, provare, sperimentare, amare, tutto un mondo altro da quello che abbiamo sempre concepito.Ritengo che sia questa la cifra del modello neoesistenziale, il "goal" cui tende la cura della persona; forse anche lo scopo, possibile e non dichiarato, della totalità delle psicoterapie...............................................Per non concludere..........................Ancora un elemento che segna significativamente il modello neoesistenziale, un elemento forse non essenziale, di metodo: l'ironia, o meglio, l'autoironia che l'antropologo esistenziale stimola anche nella persona che a lui si rivolge. Già Viktor Frankl aveva introdotto metodologicamente in psicoterapia l'autoironia, quando proponeva come metodo aspecifico in logoterapia strumenti come la de-reflessione e, soprattutto, l'intenzione paradossa; contemporaneamente alle esperienze frankliane e negli anni successivi, gran parte delle psicoterapie strategiche, relazionali e familiari hanno utilizzato l'humour, il sorriso, il "prendersi in giro", il paradosso quali strumenti di intervento aspecifico o mirato in psicoterapia. Altre forme di intervento, anche non strettamente psicoterapeuti-che, utilizzano l'ironia per rafforzare prescrizioni o indagini interne: cito, tra le altre, la terapia provocativa di Farrelly o alcuni aspetti metodologici dell'ipnosi diMilton Erickson e tutte le professioni d'aiuto che nascono dal filone umanistico-esistenziale. Quale logica sottende alla scelta di comunicare con ironia o stimolare l'autoironia nei rapporti d'aiuto? Ogni metodologia di intervento, legata ad uno specifico modello psicologico, ha una teoria di supporto all'utilizzo dell'humour: approfondire il discorso esula dalla scopo di questo lavoro. Mi appare, invece, pertinente interrogarmi se esista una "giustificazione" neuroscientifica del potere taumaturgico dell'ironia. Il riso, studiato antropologicamente in ogni sua accezione, ha un ruolo omeostatico sulla mente? ne consente un progresso? Per il nostro modello l'ironia, l'humour, il paradosso sono tutti potenti strumenti di ampliamento delle mappe interne, consentono quella "ricerca interna" che attiva, forse, circuiti neuronali "addormentati" o percorsi logici-biologici sino ad ora evitati, con un'immediatezza che nessun altro strumento metodologico riesce ad avere.È mia personale convinzione che, attraverso lo studio dei presupposti neuroscientifici dell'ironia, potremmo raccogliere risposte significative sulle possibilità di autocura della mente. È una strada che si dovrà ancora percorrere.

* Direttore della Unità Operativa Salute Mentale 26/27 ASL Caserta 1, Presidente dell'Istituto di Scienze Uma­ne ed Esistenziali, Napoli................................orso castano : molto interessante il lavoro di Prini, purtroppo scomparso , ed anche molto utile . Ci aiuta a porci in maniera corretta nei confronti dei "pazienti", o meglio di altri esseri umani comenoi, magari meno fortunati , che chiedono ascolto. Lavoro da leggere con grande attenzione.