domenica 17 novembre 2013
rad key : pace maker miniaturizzati : via vena femorale
sabato 16 novembre 2013
una sentenza storica : copyright bloccava la libera circolazione globale del sapere
Google Books non infrange il copyright
Lo ha stabilito una sentenza Usa arrivata dopo 8 anni di causa fra BigG e autori
di Redazione Wired.it
Si è chiuso con una vittoria di Google Books il processo iniziato otto anni fa con una denuncia dell’Authors Guild (praticamente, un’associazione degli autori) per stabilire se BigG violasse o meno i copyright negli Usa. Secondo la sentenza, lo strumento di ricerca "consente il progresso delle arti e delle scienze, pur rispettando i diritti degli autori e delle creatività individuali, e non impatta negativamente sui detentori di copyright.” E continua: "Non sostituisce i libri, perché Google non permette alle persone di leggere interi libri online". Insomma, è scritto nero su bianco: " Google Books offre molti benefici pubblici". Inoltre il giudice ha fatto riferimento al fair use, ovvero l'uso " leale ed equo" che Mountain View avrebbe fatto delle opere.
Una sentenza storica, che di fatto apre la porta anche alle altre aziende che vogliono acquisire digitalmente e mettere libri online. Google Books non sostituisce i libri e prevede misure di sicurezza, come non mostrare una pagina ogni dieci.
Google Books ha aperto i battenti nel 2004 (allora si chiamava Google Print), e ha cominciato a mettere online stralci di libri senza però preoccuparsi di avere il permesso dei detentori dei copyright. Da allora sono stati messi in Rete stralci di circa 20 milioni di libri. Cosa che non è mai andata giù agli autori, che nel 2005 hanno fatto causa all'azienda, iniziando una battaglia legale che si è conclusa solo oggi.
(Via: New York Times ; credit per la foto: LaPresse)
Una sentenza storica, che di fatto apre la porta anche alle altre aziende che vogliono acquisire digitalmente e mettere libri online. Google Books non sostituisce i libri e prevede misure di sicurezza, come non mostrare una pagina ogni dieci.
Google Books ha aperto i battenti nel 2004 (allora si chiamava Google Print), e ha cominciato a mettere online stralci di libri senza però preoccuparsi di avere il permesso dei detentori dei copyright. Da allora sono stati messi in Rete stralci di circa 20 milioni di libri. Cosa che non è mai andata giù agli autori, che nel 2005 hanno fatto causa all'azienda, iniziando una battaglia legale che si è conclusa solo oggi.
(Via: New York Times ; credit per la foto: LaPresse)
venerdì 15 novembre 2013
read key : algoritmo crescita: tumore
orso castano: le molteplici (ed incredibilmente numerose) chiavi di lettura delle patologie , ma anche contemporaneamente della biologia in genere, sono la prova evidente della complessita' della biologia umana e non. Come e' possibile estrapolare le chiavi di lettura piu' importanti? E' questa la sfida della complessita' : cercare un unico "paradigma comprensivo di tante chiavi di lettura appare impossibile. E' piu' sensato accettare lo sviluppo autonomo di tali chiavi e rilevare , a livello gterapeutico cosa , a cascata producono, se risultati positivi o no e quando e dove. Insomma le evidenze scientifiche terapeutiche tornano ad essere , come sempre, i criteri sacrosanti di selezione delle ipotesi descrittive e causali .





2 NOV - È stato sviluppato da un team di ricerca tutto italiano il nuovo algoritmo che identifica regioni del Dna con anomalie nel numero di copie, le cosiddette 'copy number variants' (Cnv), coinvolte in moltissime patologie come i tumori, malattie neurodegenerative e cardiovascolari. Si chiama Excavator, è stato recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionaleGenome Biology e – secondo gli autori - ha un importante valore in materia di diagnostica genetica.Lo studio è stato realizzato grazie alla collaborazione tra Alberto Magi eLorenzo Tattini, due studiosi del gruppo di ricerca in Systems Medicine (Università di Firenze e Aou Careggi), guidato da Gian Franco Gensini, il Dipartimento di medicina sperimentale e clinica dell'Università di Firenze (Rosanna Abbate e Betti Giusti), l'Unità di genetica medica dell'Università di Bologna (Marco Seri) e l'Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche (Itb-Cnr) di Milano (Gianluca De Bellis), e ha coinvolto un ampio numero di ricercatori provenienti da diversi settori scientifici che spaziano dall'ingegneria alla chimica, dalla fisica alla biologia, fino alla medicina.
“Fino a pochi anni fa si pensava che la maggiore parte della diversità genetica coinvolgesse singole basi del genoma (i polimorfismi a singolo nucleotide o Snp), mentre alcuni studi pubblicati tra il 2006 e il 2007 hanno dimostrato che la più grande fonte di variabilità genetica risiede nelle Cnv e che queste varianti sono coinvolte in moltissime patologie come i tumori, il morbo di Alzheimer e di Parkinson e le malattie cardiovascolari”, ha spiegato Magi.“L'identificazione di queste alterazioni genomiche in campioni tumorali può aiutare a capire i meccanismi alla base della progressione del cancro”, ha continuato Ingrid Cifola, ricercatrice presso l’Istituto di tecnologie biomediche del Cnr. “Abbiamo applicato Excavator su casi di melanoma cutaneo maligno e siamo stati in grado di identificare Cnv che potrebbero avere un ruolo attivo nei processi neoplastici di trasformazione che portano alla condizione malata, in quanto potrebbero contenere geni essenziali per la crescita del tumore”.“Le Cnv sono importanti per caratterizzare geneticamente anche le malattie rare – hanno poi aggiuntoElena Bonora e Tommaso Pippucci dell'Unità di genetica medica dell'Università di Bologna presso il Policlinico Sant'Orsola-Malpighi - e nell'articolo appena pubblicato si evidenzia come Excavator sia stato in grado di identificare con estrema precisione una Cnv presente nel genoma di due fratelli affetti da ritardo mentale”.
Il nuovo metodo utilizza le tecnologie di sequenziamento di nuova generazione ('Next-Generation Sequencing', Ngs) che consentono di ottenere la sequenza di un intero genoma umano in tempi molto brevi a costi 500 volte più bassi rispetto alle precedenti tecniche di sequenziamento. L’algoritmo è stato applicato all’analisi di malattie genetiche complesse e di tumori umani e ha permesso di identificare con estrema precisione alterazioni cromosomiche potenzialmente coinvolte nell’insorgenza della condizione patologica.“L’enorme mole di dati prodotti dalle tecnologie Ngs comporta una nuova sfida per la comunità scientifica”, ha infine concluso Magi. “Tali tecnologie richiedono infatti lo sviluppo di nuovi strumenti bioinformatici che permettano di estrarre dall'enorme quantità di dati prodotti le informazioni utili per capire le cause dello stato patologico, allo scopo di ottenere una caratterizzazione molecolare più completa delle malattie e indirizzare la scoperta di nuovi marcatori utili per applicazioni cliniche diagnostiche, o di bersagli per lo sviluppo di nuove terapie”.
12 novembre 2013





2 NOV - È stato sviluppato da un team di ricerca tutto italiano il nuovo algoritmo che identifica regioni del Dna con anomalie nel numero di copie, le cosiddette 'copy number variants' (Cnv), coinvolte in moltissime patologie come i tumori, malattie neurodegenerative e cardiovascolari. Si chiama Excavator, è stato recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionaleGenome Biology e – secondo gli autori - ha un importante valore in materia di diagnostica genetica.Lo studio è stato realizzato grazie alla collaborazione tra Alberto Magi eLorenzo Tattini, due studiosi del gruppo di ricerca in Systems Medicine (Università di Firenze e Aou Careggi), guidato da Gian Franco Gensini, il Dipartimento di medicina sperimentale e clinica dell'Università di Firenze (Rosanna Abbate e Betti Giusti), l'Unità di genetica medica dell'Università di Bologna (Marco Seri) e l'Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche (Itb-Cnr) di Milano (Gianluca De Bellis), e ha coinvolto un ampio numero di ricercatori provenienti da diversi settori scientifici che spaziano dall'ingegneria alla chimica, dalla fisica alla biologia, fino alla medicina.
“Fino a pochi anni fa si pensava che la maggiore parte della diversità genetica coinvolgesse singole basi del genoma (i polimorfismi a singolo nucleotide o Snp), mentre alcuni studi pubblicati tra il 2006 e il 2007 hanno dimostrato che la più grande fonte di variabilità genetica risiede nelle Cnv e che queste varianti sono coinvolte in moltissime patologie come i tumori, il morbo di Alzheimer e di Parkinson e le malattie cardiovascolari”, ha spiegato Magi.“L'identificazione di queste alterazioni genomiche in campioni tumorali può aiutare a capire i meccanismi alla base della progressione del cancro”, ha continuato Ingrid Cifola, ricercatrice presso l’Istituto di tecnologie biomediche del Cnr. “Abbiamo applicato Excavator su casi di melanoma cutaneo maligno e siamo stati in grado di identificare Cnv che potrebbero avere un ruolo attivo nei processi neoplastici di trasformazione che portano alla condizione malata, in quanto potrebbero contenere geni essenziali per la crescita del tumore”.“Le Cnv sono importanti per caratterizzare geneticamente anche le malattie rare – hanno poi aggiuntoElena Bonora e Tommaso Pippucci dell'Unità di genetica medica dell'Università di Bologna presso il Policlinico Sant'Orsola-Malpighi - e nell'articolo appena pubblicato si evidenzia come Excavator sia stato in grado di identificare con estrema precisione una Cnv presente nel genoma di due fratelli affetti da ritardo mentale”.
Il nuovo metodo utilizza le tecnologie di sequenziamento di nuova generazione ('Next-Generation Sequencing', Ngs) che consentono di ottenere la sequenza di un intero genoma umano in tempi molto brevi a costi 500 volte più bassi rispetto alle precedenti tecniche di sequenziamento. L’algoritmo è stato applicato all’analisi di malattie genetiche complesse e di tumori umani e ha permesso di identificare con estrema precisione alterazioni cromosomiche potenzialmente coinvolte nell’insorgenza della condizione patologica.“L’enorme mole di dati prodotti dalle tecnologie Ngs comporta una nuova sfida per la comunità scientifica”, ha infine concluso Magi. “Tali tecnologie richiedono infatti lo sviluppo di nuovi strumenti bioinformatici che permettano di estrarre dall'enorme quantità di dati prodotti le informazioni utili per capire le cause dello stato patologico, allo scopo di ottenere una caratterizzazione molecolare più completa delle malattie e indirizzare la scoperta di nuovi marcatori utili per applicazioni cliniche diagnostiche, o di bersagli per lo sviluppo di nuove terapie”.
12 novembre 2013
giovedì 14 novembre 2013
read key : fitoterapia : invecchiamento cutaneo
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.....L'invecchiamento cutaneo è senza dubbio un evento fisiologico ineluttabile, dovuto ad un processo degenerativo comprendente una serie di reazioni autoimmunitarie e che si manifesta esternamente con una disidratazione ed un assottigliamento della pelle, che perde tono, elasticità e morbidezza, e con la formazione di pieghe cutanee, le cosiddette rughe, e spesso anche con la formazione di antiestetiche macchie scure dovute ad un'irregolare concentrazione di melanina; tutto questo avviene a causa di un rallentamento nella produzione di nuove cellule da parte dello strato germinativo dell'epidermide, ad un'alterazione delle fibre elastiche di collagene e dell'attività dell'acido jaluronico, che servono a dare elasticità e idratazione alla cute, nonché all'invecchiamento dei capillari che irrorano il derma, i quali diminuiscono di numero, si induriscono diventando più rigidi, così che si riduce l'ossigenazione delle cellule e il loro nutrimento (vedi figura).
Fino ad oggi le sostanze comunemente utilizzate per contrastare l'invecchiamento cutaneo erano soprattutto quelle utilizzate per uso esterno, mentre oggi si è visto che è conveniente agire anche dall'interno, compensando, per quanto possibile, i fenomeni che si verificano durante le varie fasi del processo.
Anche nel caso delle problematiche legate all'invecchiamento il regno vegetale fornisce una serie di risposte, come ad esempio i fitocomplessi ad azione antiossidante e contrastante la disidratazione dei tessuti, per ridurre e rallentare i processi degenerativi che stanno alla base dell'invecchiamento cutaneo.
La fitoterapia propone inoltre una serie di fitocomplessi ricchi in acidi grassi insaturi essenziali della serie Omega-3 e Omega-6, i quali contrastano in vario modo l'invecchiamento cutaneo, poiché sono presenti in tutte le membrane cellulari e contribuiscono alla loro efficienza, facilitando e migliorando gli scambi fra l'interno e l'esterno delle cellule stesse, a tutto vantaggio della buona salute e del buon funzionamento dei vari tessuti e quindi dell'intero organismo, non solo della pelle.
I fitocomplessi contenenti sostanze ad azione antiossidante e anti-radicali liberi, come il Betacarotene (precursore della Vitamina A) e la stessa Vitamina A, sono efficaci nel preservare la struttura e le funzioni del tessuto epiteliale compensando in parte l'assottigliamento dell'epidermide e il rallentamento nella formazione di nuove cellule, che sono la causa della formazione di rughe.
Le piante contenenti le sostanze funzionali che aiutano a rallentare l'invecchiamento della pelle sono numerose, fra queste ricordiamo la Borragine, da cui si estrae un olio dalle straordinarie proprietà.
L'olio di Borragine è utilizzato per il suo rilevante contenuto in acido gamma-linolenico, che è un acido grasso polinsaturo che si trova, in natura, solo nel latte materno, nell'olio di Borragine, nell'olio di Oenothera biennis e, in minore quantità nell'olio di Ribes nero. Esso rappresenta la fonte vegetale più abbondante di questo acido grasso essenziale, poiché ne contiene circa il 20%. Gli acidi grassi essenziali, che esplicano un'azione conosciuta come "Funzione Vitaminica F", sono così definiti perché non possono essere sintetizzati dall'organismo, ma devono essere introdotti con la dieta; essi costituiscono un gruppo particolare di acidi grassi, precursori di numerose sostanze fondamentali per l'attività biologica dell'organismo, poiché partecipano alla struttura delle membrane cellulari e sono coinvolti nelle risposte agli stimoli infiammatori.
L'olio di Borragine, utilizzato sia per uso interno che per uso esterno, trova quindi l'utilizzo ideale nell'invecchiamento cutaneo, ma è indicato anche per rendere più elastiche le pareti delle arterie, nella sindrome premestruale, nella menopausa, nelle dermatiti croniche, nell'eczema atopico del bambino, oltre che per la prevenzione di molte patologie infiammatorie legate all'invecchiamento.
Un'altra pianta da cui si estrae un olio da utilizzare sia come integratore alimentare sia da applicare direttamente sulla pelle è la Carota, ricca di Vitamina A, notoriamente indicata per la secchezza cutanea e come rigenerante degli epiteli, mentre l'Acerola e la Rosa canina sono ricche di Vitamina C, dalle proprietà antiossidanti e quindi adatta per contrastare la formazione di radicali liberi, così come il The verde.
L'olio di germe di Grano è ricco soprattutto di Vitamina E, anch'essa antiossidante e benefica per la pelle, dal doppio utilizzo interno ed esterno.
Le piante tipicamente usate per uso esterno (ma usate anche per altri scopi anche internamente) sono ancora più numerose, ma fra esse possiamo senz'altro citare la Malva e l'Altea per le sue mucillagini lenitive e idratanti, l'Amamelide, il Rusco, l'Echinacea e la Camomilla per le proprietà disarrossanti e calmanti, il Cardo mariano e ilGinseng, dalle proprietà nutrienti e antirughe, la Calendula, rigenerante e riepitelizzante, il Mirtillo, lo zucchero di Canna, lo zucchero d'Acero, l'Arancio e il Limone, dai quali si estraggono i cosiddetti "Acidi della frutta" che rimuovono le cellule morte superficiali dalla pelle, agevolando il naturale rinnovamento cutaneo.
Come non ricordare poi l'Olio di Jojoba, il Burro di Karité, gliinsaponificabili di olio di Oliva e di Girasole, l'Olio di Ribes nero e di Cartamo, l'Olio di Rosa mosqueta, che forniscono alla pelle lipidi sebosimili (cioè grassi dalla composizione simile a quella del seboumano) ricchi sia di acidi grassi essenziali che di frazioni di insaponificabili, che agiscono sull'epidermide come idratanti e, più in profondità, come eutrofici e nutrienti, stimolanti delle funzioni cutanee, esplicando in definitiva una notevole azione antirughe e antietà.
Ci sono poi alcune piante che hanno un'attività specifica per contrastare gli inestetismi legati al microcircolo, come borse e occhiaie, quali il Meliloto, la Centella asiatica, il Mirtillo, l'Edera, l'Ippocastano, il Ginkgo biloba, il Thé verde, che riducono i ristagni vascolari e gli edemi che danno l'effetto livido tipico delle occhiaie e le borse sotto gli occhi.
Un'altra sostanza naturale molto importante per la bellezza e freschezza della pelle, presente nei tessuti e che, con l'invecchiamento, si degrada perdendo la sua essenziale viscosità e la capacità di trattenere l'acqua, è l'Acido Jaluronico, che troviamo nei prodotti naturali utilizzati come antinvecchiamento, perché svolge un'energica azione idratante, che dona in breve tempo alla pelle un aspetto luminoso, morbido e vellutato.
Bisogna tener presente che la conservazione dell'aspetto giovane si ottiene con più facilità e con risultati migliori se le "cure" antinvecchiamento sono precoci; quindi è consigliabile iniziare già dall'adolescenza con i prodotti adatti, continuando con i cosmetici antietà intorno ai trent'anni, prima a cicli di due-tre volte l'anno, quindi con sempre maggiore frequenza fino ad arrivare ad un uso costante, senza dimenticare di integrare l'alimentazione con gli integratori di cui abbiamo parlato, che servono appunto a rallentare l'invecchiamento.
Particolare attenzione per la pelle devono avere infine le donne in menopausa, perché con la riduzione degli ormoni sessuali femminili il processo di invecchiamento subisce una brusca accelerazione, che richiede quindi maggiore costanza nelle cure e prodotti specifici che contribuiscano a migliorare la microcircolazione e a compensare le nuove esigenze causate da carenze di estrogeni.
Le piante che si utilizzano sono appunto quelle ricche di Fitoestrogeni, come Cimicifuga e Dioscorea (Wild yam).
In conclusione la Natura, come sempre, ci fornisce una ricca gamma di sostanze naturali che ci consentono di approntare integrazioni alimentari e interventi cosmetici, capaci di rallentare al massimo i meccanismi di senescenza della pelle.
Sta a noi saperli sfruttare al meglio.
Dott.ssa Marina Multineddu
mercoledì 13 novembre 2013
read key : neurocienze: cervello invisibile
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deborah turbeville
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.............Parrebbe strano che Shallice parli così meravigliato del cervello, proprio lui che nasce come matematico. E invece è proprio la razionalità, per sua natura ragionante e per nulla ostile a ciò che non si comprende nell’immediato - confessa - che porta allo stupore, vale a dire all’incontro-scontro tra ciò che si pensa «maneggevole» e ciò che invece sfugge: cosa sono la memoria, la volontà o il linguaggio? «Se si “inceppano” queste capacità - continua Shallice - possiamo studiare dove si trova la lesione a monte del problema, ma così abbiamo soltanto un disegno parziale della causa». Ed entra nel merito della questione con una serie di esempi tratti dalla sua attività professionale.




Shallice ha studiato pazienti con danni al cervello, dovuti, per esempio, a tumori o ictus, che possono impedire capacità come la memoria o l’abilità di parlare. «Individuando la lesione che riteniamo potenzialmente responsabile di questi disturbi, ci siamo accorti che il problema non è sempre e semplicemente in cause meccaniche, ma è dovuto a sistemi molto più complessi e dinamici che gestiscono, nel caso specifico, la memoria, ma che non sono soltanto di tipo organico: abbiamo a che fare con funzionamenti mentali che le macchine ancora non tracciano».
L’approccio di Shallice alla malattia è dunque da matematico, proprio come dice il suo curriculum: ha una visione aperta all’astratto e al simbolico, accettando che l’«invisibile» gioca un ruolo essenziale, proprio come i numeri che seppure non si «toccano» - spiega - sono alla base del ragionamento razionale.
Proprio gli studi più importanti del professore insistono sull’eccessiva semplificazione, per esempio, a cui siamo abituati tra memoria a breve e a lungo termine. «Non è così sistematica la memoria - sostiene - e, sebbene sia vero che il cervello lavori in modo diverso per ricordare cosa abbiamo mangiato a colazione piuttosto che il nome di una persona che ripetiamo da anni, è vero anche che la memoria è un sistema integrato con tutto il complesso dei neuroni e con tutti i sensi e che, quindi, non lavora a “compartimenti stagni”».
La scienza contemporanea - come narrava già Italo Calvino - «si regge su entità sottilissime, come i messaggi del Dna, gli impulsi dei neuroni, i quark, i bit senza peso». Sempre più - aggiunge quindi Shallice - «stiamo scoprendo che l’uomo è un prodotto di dinamiche alle quali possiamo dare dei nomi, e magari appurarne l’esistenza tramite le tecniche di imaging cerebrale, ma che non possiamo toccare». E fa un esempio citando il capitolo della psicosomatica: «Se negli Anni 60 avevamo due o tre modelli per parlare di come il cervello realizzi effetti organici da ricondurre alla mente, oggi ne abbiamo già una ventina: le neuroscienze sembrano complicare il puzzle, ma in realtà non fanno altro che aggiungere altri tasselli necessari al mosaico-uomo». Le neuroscienze - conclude il professore, che è stato direttore dell’Institute of Cognitive Neuroscience presso lo University College di Londra ed è «fellow» della Royal Society - introducono inoltre un elemento di complessità in più, ma sicuramente utile alla medicina personalizzata, perché «ci suggeriscono, come fa la psicosomatica, che questa macchina computazionale che è il cervello è diversa da persona a persona». Come dire che sul banco degli scienziati ci sono sempre, in contemporanea, fenomeni fisici e fenomeni umani.
read key : prevenzione : ictus
Roma, 12 nov. (Adnkronos Salute) - L'ictus non è una fatalità, ma si può prevenire e curare.
"Baster
ebbe tenere sotto controllo i principali fattori di rischio: glicemia, colesterolo, pressione arteriosa, fibrillazione atriale ed evitare il fumo per ridurre dell'80% il rischio di avere un attacco.Se poi si è colpiti dall'ictus e si è portati entro le 4 o 5 ore in una Stroke unit (Unità di emergenza dedicata), la mortalità a tre mesi diminuisce di circa il 15% e l'invalidità ad un anno addirittura del 25%". E' la fotografia scattata da Vladimir Hachinski, docente di epidemiologia e neurologia all'University of Western Ontario in Canada, intervenuto oggi a Roma al seminario 'Scacco all'ictus', organizzato dalla Casagit in collaborazione con Alice Italia onlus, con il patrocinio di Federsanitá Anci.



La prevenzione, quindi, é la chiave per vivere meglio e più a lungo.
martedì 12 novembre 2013
read key : epidemiologia : tumori
l'oncologo Umberto Veronesi afferma che l'incidenza dei tumori è aumentata esponenzialmente nell'arco di 50 anni. Il ministro della Salute Lorenzin conferma un calo dei casi in Italia ma sottolinea una disparità di accesso alle cure
Il direttore scientifico dell'Istituto Europeo di Oncologia, Umberto Veronesi, lancia l'allarme sull'aumento dell'incidenza di tumori nel mondo. "Cinquanta anni fa si ammalava di tumore una persona su venti, oggi quasi una su due", ha dichiarato l'oncologo. L'ex ministro della Sanità, che ha affermato che le e-cig non sono cancerogene, ritiene che la lotta ai tumori passa da tre aspetti fondamentali: ricerca, prevenzione attraverso un cambio dello stile di vita e abbattimento dei fattori di rischio ambientali come ad esempio lo smog, che uccide 220mila persone l'anno nel mondo.
Bearice Lorenzin: "Di tumore si guarisce ma c'è troppa differenza nelle cure tra Regioni"
n Italia la mortalità si è ridotta - Per l'esperto è fondamentale abbattere i fattori di rischio ambientali e personali, legati agli stili di vita. Ma nell'armamentario contro i tumori resta strategica la ricerca. In Italia la sopravvivenza dopo cinque anni dalla diagnosi di tumore ha raggiunto il 53%, con una riduzione della mortalità in tutte le aree del Paese.
Questa percentuale di sopravvivenza pone l'Italia al terzo posto in Europa, nonostante una l'invecchiamento della popolazione. Come ha riferito il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, nel nostro Paese nel 1990 morivano 40 donne ogni 100 mila colpite dal tumore alla mammella, oggi sono 20,ossia la metà. In totale sono 1,3 milioni gli italiani guariti dal tumore, dunque non più "il male incurabile" ma sempre più una malattia cronica.
La prevenzione passa dai controlli - Lorenzin ha aggiunto: "I livelli di risposta della popolazione verso l'attività di prevenzione sono più che incoraggianti: in un anno sono state circa 1,5 milioni le donne tra i 50 e i 69 anni che si sono sottoposte a screening. I controlli riducono di oltre il 45% la mortalità".
Un appello ai buoni stili di vita condiviso con Veronesi che divide la lotta ai tumori in due grandi aree: controllare e abbattere le sostanze che nell'ambiente possono produrre tumori ed eliminare i comportamenti pericolosi. Il ministro, ricordando le liste d'attesa, ha detto: "Rimangono le differenze per l'accesso agli screening e in qualche caso alle cure".
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che ha lanciato l'allarme sulle smart drugs vendute in Rete, ha riferito i numeri sui casi di tumore in Italia. A 5 anni dalla diagnosi, il 53% dei malati è sopravvissuto (1,3 milioni di pazienti), numeri che ci pongono al terzo posto in Europa per speranza di vita dopo aver contratto un tumore. Nel 1990 morivano 40 donne su 100mila colpite da cancro al seno, oggi i decessi sono dimezzati. Per quanto riguarda la prevenzione, la Lorenzin ha affermato: "I livelli di risposta della popolazione verso l'attività di prevenzione sono più che incoraggianti: in un anno sono state circa 1,5 milioni le donne tra i 50 e i 69 anni che si sono sottoposte a screening. I controlli riducono di oltre il 45% la mortalità".
read key : medicina di genere : osteoporosi



27/06/2013 L’osteoporosi viene generalmente considerata come una patologia femminile: per questo nell’uomo ha ricevuto finora poca attenzione. In realtà, un terzo delle fratture dell’anca a livello mondiale riguardano proprio la popolazione maschile, soprattutto quella con più di 70 anni. Per quanto la causa possa essere di tipo idiopatico, cioè non derivante da altre patologie, più spesso risulta legata a problemi come ipogonadismo, deficienza di vitamina D, inadeguato introito di calcio, trattamenti ormonali per la cura del cancro alla prostata e uso di sostanze tossiche che alterano il metabolismo dell’osso.
Il trattamento farmacologico è diverso tra uomo e donna per la grande eterogeneità di fattori che cooperano nell’insorgenza di questa malattia nel sesso maschile. Una malattia legata all’avanzare dell’età: non è un caso infatti che il disturbo risulti in aumento nei Paesi dell’ovest, dove si registra un marcato incremento dell’aspettativa di vita.
Lo sviluppo scheletrico nell’uomo è stato oggetto di un recente studio che ha riassunto le conoscenze finora ottenute dagli studi sperimentali e osservazionali sull’osteoporosi maschile. Lo scheletro nell’uomo matura più tardivamente rispetto a quello della donna e la densità minerale ossea (BMD) nella zona corticale dell’osso maschile è più alta rispetto a quella dell’osso femminile. Non solo: le ossa dell’uomo – essendo più grosse – garantiscono una migliore resistenza dello scheletro e l’architettura trabecolare e connettivale si preserva maggiormente. Inoltre nelle donne la diminuzione della produzione di estrogeni dopo la menopausa aumenta la fragilità ossea, cosa che non accade appunto negli uomini; gli estrogeni controllano il 70% del turnover dell’osso mentre gli androgeni (ormoni maschili) solo il 30%, e nei casi di deficit di testosterone (ormone maschile per eccellenza) si va incontro alla perdita dell’osso e a un aumentato rischio di fratture. In questi casi, spesso dovuti a una situazione di ipogonadismo con ridotta funzionalità delle gonadi maschili, si instaura anche una atrofia muscolare con diminuzione della massa muscolare. Da tutto questo si deduce che diverse caratteristiche agevolano il sesso maschile, “proteggendolo” dall’insorgenza dell’osteoporosi. Tuttavia ce ne sono altre, riscontrabili soprattutto negli uomini sopra i 65 anni, che non sono altrettanto “protettive”. Parliamo di carenze nutrizionali, come lo scarso livello di vitamina D, che risulta sotto il limite di guardia di 25 ng/mL; la poca esposizione al sole per permettere la produzione di questa vitamina; un’alimentazione povera di cibi che contengono, appunto, la vitamina D, come fegato, olio di fegato di merluzzo e pesci grassi. Non si tratta di carenze di poco conto perché con bassi livelli di vitamina D in circolo anche il calcio viene assorbito meno: tutto ciò fa aumentare l’ormone paratiroideo (PTH), il quale stimola le cellule che demoliscono l’osso a rilasciare calcio dalle ossa, e di conseguenza diminuisce anche la densità minerale ossea. Inoltre l’introito di calcio risulta sotto i limiti raccomandati di 1200 mg al giorno.
In generale nella popolazione maschile ci sono anche abitudini errate, come il fumo di tabacco, l’abuso di alcolici e di caffeina, superiori rispetto a quelle riscontrabili nel sesso femminile. I fumatori, che in genere si avvicinano alle sigarette già da adolescenti, presentano una BMD molto bassa e quindi sono soggetti a un alto rischio di fratture. La situazione peggiora se si considera l’abuso di alcolici, che danneggia la struttura ossea in modo ancora più serio. Infine, il trattamento del tumore della prostata con agenti soppressori degli androgeni è un fattore di rischio per lo sviluppo dell’osteoporosi: in uno studio recente il 33% dei pazienti con cancro alla prostata trattati in questo modo mostravano una bassa BMD e lo sviluppo di osteoporosi.
Considerando tutti questi fattori di rischio, la ricerca dovrà concentrarsi anche nel simulare modelli per valutare la forza delle ossa e il rischio di frattura in età differenti e condizioni differenti dei pazienti. Gli esperti comunque consigliano di: ridurre fumo e alcol, potenziare l’apporto di calcio e vitamina D, evitare di vivere in luoghi chiusi e di condurre una vita sedentaria, fare attenzione all’uso di cortisonici.
Autore: Herrera A., et al; Rivista: World journal of orthopedics; Anno: 2013
vedi anche :
Osteoporosi malattia di genere: cause molto diverse tra uomo e donna :...... prof. Alberto Ferlin del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova. “L’osteoporosi – illustra l’esperto endocrinologo patavino - è un esempio di malattia di genere, nel senso che le cause in gioco possono essere molto diverse tra uomo e donna. Nella donna una delle cause più importanti è legata al venir meno, con la menopausa, degli ormoni ovarici, gli estrogeni, che hanno un effetto protettivo sull’osso. Nell’uomo la patogenesi non è molto chiara, ma recenti sviluppi nella ricerca indicano che un ruolo fondamentale è svolto dalla ipofunzione del testicolo. Infatti - prosegue Alberto Ferlin - con l’età si assiste a una diminuita produzione del testosterone, che ha un ruolo chiave non solo nell’acquisizione di una maggior massa ossea nell’uomo rispetto alla donna durante la crescita.......
domenica 10 novembre 2013
read key : medicina di genere : psoriasi
Studi clinici sulla medicina di genere
Fotografo
Anna Di Leo

Lo studio, che ha riscosso grande interesse nella comunità medico-scientifica nazionale, è finalizzato a rilevare e valutare la diversa incidenzadegli effetti collaterali tra le donne e gli uomini affetti da psoriasi, appunto, che ricevono il trattamento a base di ciclosporina.
Gender Attention coinvolge 1.200 pazienti (800 donne, delle quali 400 in età fertile e 400 in menopausa), dura 18 mesi ed è condotto in 54 Centri universitari e ospedalieri di Dermatologia.
Gender Attention coinvolge 1.200 pazienti (800 donne, delle quali 400 in età fertile e 400 in menopausa), dura 18 mesi ed è condotto in 54 Centri universitari e ospedalieri di Dermatologia.
Secondo quanto rilevato in molte occasioni, le donne sviluppano spesso lemedesime patologie degli uomini con modalità diverse, risultando inoltre più soggette agli effetti collaterali legati alle terapie. Tra le cause di questa situazione c'è proprio l'assenza di un'adeguata quantità di informazioni cliniche a riguardo, dato che la maggior parte delle persone coinvolte negli studi sono di sesso maschile. E questo benché siano proprio le donne a utilizzare il maggior numero di farmaci.
Oltre agli aspetti scientifici, il valore aggiunto di Gender Attention è pertanto quello di dare visibilità e risalto alle differenze di genere e a quanto sia importante tenerne conto, nella medicina e nella farmacopea.
“Un approccio di genere è importante non soltanto per garantire l'appropriatezza terapeutica nel sesso femminile, ma anche in quello maschile.”
Stefano Vella
Direttore del Dipartimento del Farmaco, Istituto Superiore di Sanità
Direttore del Dipartimento del Farmaco, Istituto Superiore di Sanità
read key : ambientstress : mesotelioma all'Olivetti



........Le ipotesi di reato sono di omicidio colposo e lesioni colpose plurime. Le indagini sono concentrate sui decessi di una ventina di lavoratori, avvenuti dopo la pensione, tra il 2008 e i primi mesi di quest’anno. Si tratta di soggetti che tra la fine degli anni settanta e il Novanta avevano lavorato in reparti contaminati da fibre di amianto e che successivamente si sono ammalati di mesotelioma pleurico. L'Ingegnere fu presidente dell’azienda dal 1978 al 1996 e suo fratello Franco, che all’Olivetti aveva ricoperto il ruolo di vicepresidente e amministratore delegato. Nella lista c'è anche Corrado Passera che era stato co-amministratore delegato tra il 1992 e il 1996. L’accusa per tutti gli indagati è di omicidio colposo e lesioni colpose plurime. La procura sospetta che non fossero state adottate le contromisure necessarie per evitare che gli operai venissero a contatto con le fibre di amianto.....................
Un sospiro di sollievo arriva da un recentissimo studio sull’inquinamento urbano presentato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Infatti, tra le 1100 città del mondo, quelle italiane risultano tra le meno preoccupanti. È però un dato certo che, tra le 30 città analizzate nel “bel paese”, Torino è quella con il maggior tasso d’inquinamento nell’aria con 47 microgrammi per metro cubo. A seguire vi sono altre due metropoli: Milano e Napoli, con 44 microgrammi per metro cubo d’aria. Tra le più pulite si collocano invece Genova, Cagliari e Livorno. Ciò che l’OMS ha messo a punto è una vera e propria mappatura globale che mira ad approfondire la correlazione tra inquinamento atmosferico e cancro. Non a caso il capoluogo piemontese detiene il record italiano di melanomi. Nella mappatura eseguita dall’OMS sono considerati, tra i vari inquinanti, principalmente le polveri sottilicome il PM10 e il PM2,5 (di granulometria rispettivamente paria a 10 e 2,5 micron). Nella fattispecie, i dati considerati sono stati quelli relativi all’arco temporale compreso tra gli anni 2003 e 2010. In Italia, oltre alle grandi città, sono state campionate anche città più piccole, come Forlì, Cremona e Novara, e l’analisi è stata condotta dettagliatamente da nord a sud, misurando gli agenti inquinanti con strumenti ufficiali in ogni città. Scopo della ricerca è infatti la valutazione dell’esposizione umana all’inquinamento mediante una banca dati che raccoglie le misurazioni delle stazioni di monitoraggio dislocate nei centri urbani, nelle zone trafficate, nelle aree residenziali e commerciali. A livello mondiale il valore medio di PM10 misurato varia tra i 21 e i 142 microgrammi per metro cubo d’aria, mentre la media del cosiddetto inquinamento "non preoccupante" si aggira attorno ai 71 microgrammi. Dalla mappatura emerge che la situazione migliore si trova in Nord America, in particolare negli Stati Uniti dove, dove si registrano quasi esclusivamente “puntini verdi”, cioè valori medi di inquinamento al di sotto dei 20 microgrammi per metro cubo. Valori soddisfacenti sono stati registrati anche in Europa, mentre la situazione è molto preoccupante in Medio Oriente e nei Paesi meridionali dell'Asia dove il carbone è ancora la principale fonte di approvvigionamento energetico e dunque le emissioni sono maggiori. Tra le città più inquinate a livello mondiale vi sono Kermanshah, in Iran, con 229 microgrammi d’inquinante per metro cubo d’aria, e Ulaanbaatar, in Mongolia, con addirittura 279 microgrammi per metro cubo.
mercoledì 6 novembre 2013
read key : psicologia: narcisismo : sindrome di adone
Sindrome di Adone? Anche i maschi ossessionati dal fisico e dal cibo
Crescono i casi di vigoressia, ricerca maniacale della perfezione fisica Passano più tempo davanti allo specchio delle loro coetanee. E corrono gli stessi rischi per la salute: anoressia, bulimia, gli effetti di diete estreme, ma anche dell'uso di ormoni della crescita per favorire una muscolatura sempre più vigorosa. È in aumento il numero di ragazzi, adolescenti e giovani, che nella ricerca ossessiva di un fisico palestrato e dell'agognato "six pack" corrono pericoli irreversibili per la salute. Secondo una ricerca del Children's Hospital di Boston, pubblicata su Jama Pediatrics, condotto tra 5.500 adolescenti americani il 18% è “estremamente preoccupato” dal peso e dalla forma fisica.Il culto del corpo e la mania della magrezza a tutti i costi hanno dei risvolti psicologici e sociali molto gravi, assicurano i ricercatori americani, tra i quali bisogna inserire l'uso di stupefacenti, droghe leggere e pesanti, e ilbinge drinking, il consumo smodato di alcolici, usati come mezzo per perdere peso. Ma è anche una questione di consapevolezza. “Finora tutte le valutazioni mediche sui disturbi alimentari – come anoressia e bulimia – sono state condotte pensando alle adolescenti – spiega Alison Field, tra gli autori della ricerca – ma non alle preoccupazioni dei ragazzi che sono preoccupati più dalla muscolosità che dalla magrezza”. “Pompare” i muscoli è infatti il pensiero fisso del 9,2 degli adolescenti intervistati e il ricorso a farmaci, proteine e ormoni è nei fatti frequente tra questi adolescenti. Il 2,5% è preoccupato dal peso, il 6,3% è vittima di entrambe le ossessioni. Per Andrea Vania del Dipartimento di pediatria e neuropsichiatria infantile università Sapienza di Roma "il fenomeno è presente anche in Italia". "Il principale disturbo di condotta alimentare dei giovani maschi italiani - spiega Vania - è il complesso di Adone, detto anche vigoressia o bigoressia, ovvero la fissazione di voler diventare più vigorosi e muscolosi".di Cosimo Colasanto (06/11/2013)
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