martedì 11 agosto 2009

IL GRANDE FRATELLO : NARCISISMO E GRAN BAZAR DEL CORPO

prima di tutto una preghiera per la santa protettrice

ORSO CASTANO : GF e' lo specchio dello scivolare del livello dei valori e della cultura di massa, oppure, se vogliamo salvarlo, uno splendido studio personologico e culturale di come decenni di velinate o di sottocultura, pervicacemente  e ripetutamente proposti sui media (fino all'ossessione programmata)  , hanno ridotto i piu' rustici ed intelligenti degli italioti.....Comunque qui' non si vuole criticare l'aspetto ludico dello spettacolo, ma c'e' ludico e ludico... e qui' mi sembra che il ludico sia strumentale ad un abbassamento del livello culturale. Del resto ci sono precedenti illustri come  il poeta latino  Giovenale che , descrivendo l'atmosfera dei suoi tempi diceva :"panem et circenses" (pane e giochi del circo) come metodo diffuso per governare con consenso  oppure il piu' truce "Feste, farina e forca"  per definire la vita nella Napoli del periodo borbonico. Per fortuna non c'e' piu' la forca;  c'e'   un forte controllo dei Media a fini di consenso e...(.talora).......disinformazione. 

lunedì 10 agosto 2009

un dato da studiare approfonditamente, come parametro dell'efficacia dell'intervento sul disagio , clicca

dati da  :  « Archivio Periodo di riferimento: Anni 2006-2008 Diffuso il: 03 luglio 2009I dati statistici riportati nelle tavole allegate si riferiscono alla rilevazione condotta dall’Istat, sui suicidi e sui tentativi di suicidio relativi all’anno 2008.  Le tavole ripropongono il medesimo schema di presentazione editoriale che è stato adottato, in passato, per la pubblicazione cartacea “Annuario statistiche giudiziarie penali” al fine di rendere possibili anche confronti temporali sull’andamento del fenomeno. Per tale motivo è stata mantenuta la stessa numerazione adottata in precedenza per le corrispondenti tavole del suddetto volume.  Inoltre, a partire dall’anno 2005 è stata aggiunta una nuova tavola relativa ai suicidi e tentativi di suicidio di nati all’estero per sesso e Paese. La rilevazione statistica dei suicidi e dei tentativi di suicidio, della quale viene fornita una breve nota descrittiva, riguarda i dati accertati dalla Polizia di Stato, dall’Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza in base alle notizie contenute nella scheda individuale di denuncia di suicidio o tentativo di suicidio trasmesso all'atto della comunicazione all’Autorità giudiziaria. Ulteriori dati statistici sul fenomeno sono consultabili e scaricabili dal “Sistema informativo territoriale sulla giustizia”..........per la consulatazione delle tavole andare su download :Tavole ZIP (36 kbyte)

totale  suicidi e tentati suicidi  :

...............anno 2006 : m+f 3.284  con i picchi molto alti tra 18/24 e 25/44...........anno 2007 : m+f 6001  con picchi molto alti  tra  18/24 e 25/44 ...............anno  2008 : m+f  6152  sempre con picchi elevati 18/24  e 25/44........per chi volesse consultare una bibliografia sul suicidio , andare sul sito del Gruppo Abele : http://www.gruppoabele.org/Index.aspx?idmenu=3170

orso castano : rinviamo per riflessioni piu' argomentate su questi ed altri dati intendendo tornare spesso su questo fondamentele temai. Una cosa e' certa: il sistema di prevenzione del disagio sociale profondo non funziona , c'e' qualche falla. Tutti gli psichiatri e gli psicoterapeuti dovrebbero riflettere approfonditamente. Lçe parole della Prof.ssa Zanaboni sul video sono sintetiche , precise ed utili, come quelle di chi ha vissuto il dramma in prima persona!!

CENSIS : La deregulation dei comportamenti 16 Giugno 2009

"La trasgressione non scandalizza più, siamo al casting personale di massa Mutamenti antropologici: la «libertà di essere se stessi» nella morale pubblica e privata . Secondo i giovani oggi è debole la condanna sociale per il manager cocainomane (per il 75%) o per la donna che usa il proprio corpo per fare carriera (73%). Secondo L’indagine del Censis, oggi i giovani (18-30 anni) pensano che avere successo nella vita significa soprattutto realizzare le proprie aspirazioni (37,9%), ma anche fare qualcosa di utile per gli altri (26,1%) e, quasi a pari merito, essere se stessi (25,4%). L’affermazione della propria personalità è un valore in sé e slega il successo dal raggiungimento di obiettivi specifici e concreti. Ma il modello vincente che la società propone è quello di diventare ricchi e famosi (lo pensa il 31,3%). Le opinioni dei giovani proiettano l’immagine di una società caratterizzata ormai da un relativismo esasperato, che stenta a condannare anche i comportamenti riprovevoli: per il 75,2% la società esprime una debole condanna per il manager di successo che fa uso di cocaina, o la donna che usa il proprio corpo per affermarsi e fare carriera (73,3%), lo studente modello che si sballa tutti i fine settimana (67,2%), l’imprenditore affermato che usa lavoratori in nero (65,4%), il magistrato con amicizie poco raccomandabili (65%), l’uomo politico con una vita trasgressiva nascosta (63,1%), il professore universitario che fa carriera con i concorsi truccati (58,4%). La poltiglia valoriale e comportamentale sembra sempre più accettata dal corpo sociale, sulla scia di una malintesa retorica della «libertà di essere se stessi». In una generale deregulation dei comportamenti, la ritualizzazione del tempo libero (il fine settimana, la vacanza) si accompagna a un’ampia gamma di azioni fortemente a rischio. Il sabato sera si registra il picco di giovani (entrambi i sessi) che dichiarano di aver bevuto alcol (l’86% circa a fronte dell’1,9% delle ragazze e del 3,9% dei ragazzi che bevono, ad esempio, il lunedì). Si può stimare che il 22,4% dei ragazzi e il 13% delle ragazze tra 11 e 18 anni (quasi 839 mila persone) hanno uno stile di consumo di alcol rischioso o dannoso. Anche sul fronte delle droghe appare sempre più diffuso un modello di consumo «compatibile», di trasgressione controllata, con l’incremento dell’uso di droghe da prestazione (la cocaina o le anfetamine), il crollo dei consumi di sostanze come l’eroina poco conciliabili con la normalità della vita quotidiana, e la diffusione continua di nuove forme di ritualizzazione dei consumi (l’ecstasy nei fine settimana). Le persone segnalate per cocaina sono aumentate da 7.850 nel 1999 a 13.143 nel 2008 (mentre diminuivano da 9.937 a 6.176 quelle per eroina), tra il 2001 e il 2007 le dosi di droghe sintetiche sequestrate sono passate da 315.779 a 393.457. E si concentrano nel fine settimana anche le sregolatezze sulle strade più gravi: quasi la metà dei morti per incidenti stradali, il 70,7% delle contravvenzioni per guida in stato di ebbrezza e il 47,4% di quelle per guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. La trasgressione non scandalizza più. Se esiste ancora un richiamo collettivo condiviso, è il primato del soggetto: il criterio di legittimità del comportamento è la scelta individuale. Vince così il gioco virtuale dell’affermazione di sé. La regola dell’apparizione televisiva e del successo mediatico è proprio quella dell’essere se stessi, dell’affermazione della propria opinione e immagine, qualunque essa sia. Alle selezioni per partecipare al «Grande Fratello» si sono registrate oltre 20.000 presenze per ciascuna delle 9 edizioni realizzate dal 2000 al 2009. Anche il boom di Facebook può essere inserito in questa tendenza al casting personale di massa, per amplificare l’auto-rappresentazione di sé. In Italia gli utenti sono arrivati a 9,7 milioni (oltre 5 milioni maschi, circa 4,5 femmine), con un'articolazione per età che evidenzia una maggiore diffusione tra i giovani (il 26,9% degli utenti ha 18-24 anni e il 31,2% 25-34 anni). In un solo anno gli utenti di Facebook in Italia sono passati dal 2% al 44% dei navigatori del web.

Quello della libertà di essere se stessi è un lungo ciclo storico-culturale - cominciato in Italia negli anni ’70 - destinato probabilmente a finire non in modo repentino, ma attraverso un silenzioso sfarinamento nel tempo, verosimilmente senza scosse.

.............Dalla deregulation ai legami fragili In uno scenario nel quale la molecolarizzazione si fa avanzata, i luoghi e i momenti di aggregazione reale e condensazione sociale vanno diradandosi: si assiste piuttosto a fenomeni di adesione, per lo più temporanea, ad etiche e discorsi imperniati sul valore dell’essenza profonda del sé e del suo diritto ad affermarsi, sia nella vita pubblica che nei contesti sociali di riferimento delle persone. Oggi la capacità di condensazione delle molteplici declinazioni dell’essere sé stessi appare limitatissima, proprio per la sua natura intimamente individualista. La società dei comportamenti individuali non può che essere una società dai legami instabili, frutto di ricomposizioni continue, in cui quello che era fondante può diventare inutile il momento dopo, con un meccanismo quasi inconsapevole la cui cifra maggiore è la temporaneità e la fragilità del legame, seppure intenso, che si tende comunque a costruire proprio in nome dell’affermazione della propria soggettività. Da una parte c’è la valorizzazione di essere se stessi, che proprio in quanto individuale è un’adesione separata ad un unico modello che non crea coesione sociale, e dall’altra un affastellarsi di micro appartenenze con una ricerca continua di relazioni a forte intensità emozionale ma estremamente volatili. Ed allora se e come assisteremo al recupero della capacità di coagulare persone, gruppi sociali, interessi, istituzioni, nuova classe dirigente andando oltre la poltiglia valoriale e comportamentale fondata sulla retorica della «libertà di essere se stessi»? Al momento non sembrano in campo soggetti e culture in grado di arginarla, ma è possibile che questa filosofia della libertà e del valore dell’espressione profonda di sé sia giunta alla fine del proprio ciclo e che nell’onda dei tempi lunghi del cambiamento sociale si possa cominciare ad affermare una cultura di nuova attenzione all’altro in cui ci sia un ritorno alla coscienza del noi contro l’affermazione della mucillagine dell’io

orso castano : desolanti le considerazioni finali del CENSIS :"Ed allora se e come assisteremo al recupero della capacità di coagulare persone, gruppi sociali, interessi, istituzioni, nuova classe dirigente andando oltre la poltiglia valoriale e comportamentale fondata sulla retorica della «libertà di essere se stessi»? ma , al dila dei numeri , che pure indicano ina tendenza consistente verso una tolleranza preoccupante dei disvalori che , abilmente potenti, pervasivi, martellanti, quotidiani ed onnipresenti media (molto individuabili) diffondono , quasi ci fosse un progetto dietro di destabilizzazione del tessuto sociale , fatta a colpi di diffusione di disvalori che dovrebbero portare , nell'intenzione di chi ci lavora con fervore sopra , a quella che qualcuno , magari un po' rozzamente , ma con vocabolo che rende, ha chiamato "PUTTANOPOLI" , la citta' dove  l'essere umano , anima e corpo e' consenzientemente in vendita, protetto in questo comportamento da chi ha il potere. Vorrei ricordare un immagine infernale Dantesca, quella dell'alto prelato che viaggiava sulla schiena di un cavallo con un drappo cosi' lungo e pomposo da toccare e strascinarsi sul terreno , talche' , dice il sommo , non si riusciva a distinguere chi fosse la bestia e chi l'uomo.........

sabato 8 agosto 2009

INNSE RESISTENZA !!

I medici rottamati: vogliamo un SSN migliore , non staremo fermi contro chi vuole declassare la sanita'

RACCOLTA FIRME DELL'ANAAO ASSOMED E MANIFESTAZIONE CONTRO LA 'ROTTAMAZIONE' DEI MEDICI Una manifestazione nazionale di tutti i medici italiani, il ricorso alla Corte Costituzionale, una raccolta di firme da presentare al Presidente della Repubblica per denunciare la politica del Governo che fa dei medici del Ssn professionisti di serie B. Questa la risposta che il Segretario Nazionale dell'Anaao Assomed, Carlo Lusenti proporrà a settembre di fronte "all'ennesima ingiustizia perpetrata nei confronti della categoria medica dal Governo che ha approvato in via definitiva la legge che consente alle Aziende di 'licenziare' i medici con 40 anni di contribuzione con l'eccezione, di dubbia costituzionalità, degli universitari e dei direttori di struttura complessa. Malgrado il nostro impegno, le proteste e gli appelli unitari dell'Intersindacale medica e veterinaria, i dubbi di alcuni ministri e le ripercussioni sul bilancio INPDAP, valutabili in un aggravio di spesa di circa 3 miliardi di euro – afferma Lusenti - i sostenitori della rottamazione (e perché no, di un SSN declassato ed impoverito) ben rappresentati nel Governo hanno scritto la parola fine con il 23simo voto di fiducia al decreto legge anti-crisi, che ha vanificato qualsiasi possibilità del Parlamento di contrastare questa decisione ostinata e per certi versi ossessiva del Governo che ha voluto a tutti i costi infliggere l'ennesima ed incomprensibile punizione alla categoria. In netta controtendenza rispetto alle politiche previdenziali e contro l'interesse dei cittadini, il SSN sarà progressivamente impoverito di risorse umane e professionali, si produrranno sempre più vistosi vuoti delle dotazioni organiche con gli inevitabili e prevedibili conseguenze sulla qualità dell'assistenza". "Ma i medici del SSN - conclude Lusenti - non si arrenderanno ad una politica ostile che immagina il lavoro dei medici nelle corsie degli ospedali come un ozioso passatempo burocratico, che immagina i medici come sadici macellai, che crede di governare un mondo complesso come quello della sanità con norme inique e contraddittorie".   Scritto da AntonioCaperna il 05/08/09 alle 01:24 | Permalink

venerdì 7 agosto 2009

da LA Stampa.it

Innse, operai ancora in cima alla gru .Nuovo acquirente non piace a Podestà Alcuni momenti di tensione fuori dallo stabilimento della Innse Operai provati dal caldo soffocante e da snervante attesa non mollano. La Fiom delusa: «Dalla Provincia un comportamento inaccettabile».

orso castano: La "casta" della Provincia (Milano) non smentisce l' "incapacita'" a risolvere il problema della precarieta' e della disoccupazione. .......

Criminal minds, il cervello dei serial killer

dal sito Brain Factor , clicca; Giovedì 06 Agosto 2009 09:42 Redazione News - Neuroimmagine La psicopatia criminale sarebbe ascrivibile a una alterazione microstrutturale del fascicolo uncinato, un tratto di sostanza bianca che collega nel cervello amigdala e corteccia orbitofrontale. Lo hanno scoperto con risonanza magnetica a tensore di diffusione (DT-MRI) i ricercatori del King's College di Londra (Craig M et al., Altered connections on the road to psychopathy, Molecular Psychiatry, 2009). In pratica, i ricercatori dell'Istituto di Psichiatria del King's College, fra cui Declan Murphy, Michael Craig e il "nostro" Marco Catani, hanno trovato rispetto ai controlli delle differenze nel cervello degli psicopatici in studio - diagnosticati con la Psychopathy Checklist Revised (PCL-R) - che possono "spiegare biologicamente le azioni di questi soggetti". "Se i nostri risultati venissero replicati su larga scala, l'indicazione verso un chiaro deficit strutturale riscontrabile nel cervello degli psicopatici potrebbe avere profonde implicazioni non solo per ricercatori e clinici, ma anche per il sistema giudiziario", ha dichiarato ieri in una nota stampa Craig, autore principale della ricerca. Questioni di etica, anzi di "neuroetica", dunque. E' noto che la psicopatia può essere fortemente associata a un marcato comportamento criminale (omicidi, stupri, ecc.). Precedenti studi avevano legato la psicopatia a disfunzioni di regioni specifiche del cervello, principalmente l'amigdala (struttura che modula emozioni, paura e aggressività) e la corteccia orbitofrontale (regione alla base del processo decisionale). Lo studio del King's College sarebbe però il primo a mostrare il ruolo del tratto di sostanza bianca che connette queste due regioni, chiamato fascicolo uncinato. Ciò è stato possibile utilizzando la tecnica della trattografia in vivo con DT-MRI. I ricercatori del King's College non solo avrebbero osservato una riduzione dell'integrità microstrutturale del fascicolo uncinato negli psicopatici, ma anche una proporzionalità diretta fra la gravità dell'alterazione e il grado di psicopatia manifestata dal soggetto.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 06 Agosto 2009 12:29 )

orso castano : il modello sembra un po' riduzionistico, nel senso che viene ridotta la complessita' del comportamento criminale, rimuovendo le dinamiche psicologiche ed attribuendo il comportamento esclusivamente a cause organiche.

i neuroinsegnanti......

da Brain Factor del 6/8/09Non stiamo parlando delle scuole italiane... In USA gli insegnanti hanno capito che le nuove scoperte delle neuroscienze nel campo dell'apprendimento possono essere di grande aiuto nell'impostazione di metodi più efficaci di "trasmissione del sapere". Ne discute Aalok Mehta sull'ultimo numero di Brain Work, la newsletter di neuroscienze di Dana Foundation (Mehta A, Neuroeducation emerges as insights into the brain and learning grow, Brain Work, Vol. 19, N. 3, Summer 2009). “L'interesse degli insegnanti per le neuroscienze è enorme: a questo punto il bisogno di neuroscienziati nelle scuole è reale”, ha dichiarato a Brain Work Ken Kosik, docente alla University of California di Santa Barbara (UCSB). “Il neuroinsegnamento (neuroeducation) è un campo interdisciplinare che vede una stretta collaborazione fra neuroscienze, formazione artistica e strumenti di insegnamento per sviluppare metodi educativi potenziati”, spiega Metha su Brain Work, richiamando i temi discussi nel recente congresso di Baltimora su “Learning, Arts, and the Brain”, tenutosi presso la prestigiosa Johns Hopkins University, e nel meeting di Washigton “Learning and the Brain”. I rapporti fra educazione artistica, creatività e abilità attentive, la modifica “fisica” dei circuiti neuronali del cervello dovuta all'apprendimento (plasticità cerebrale), le cause dei disturbi dell'apprendimento che colpiscono una buona parte degli studenti, sono stati gli argomenti che hanno visto il maggiore interesse dei neuroscienziati e degli insegnati intervenuti, che – come riporta Mehta - “hanno manifestato grande entusisasmo per le neuroscienze, richiedendo a gran voce studi e ricerche capaci di tradursi direttamente in nuove tecniche di insegnamento, da utilizzare in classe”. In questa direzione vanno le ricerche di Mariale Hardiman, fra i relatori del congresso di Baltimora, che ha messo a punto un modello di insegnamento che fa leva su strumenti neuroscientifici e psicologici di sicura efficacia sul cervello dell'adolescente, illustrato nel libro “Connecting Brain Research with Effective Teaching: The Brain-Targeted Teaching Model”. Sei i punti chiave del modello Hardiman: stimolare relazioni emozionali fra gli studenti, creare ambienti arricchiti di stimoli utili all'apprendimento, progettare indirizzi di studio basati su concetti chiave importanti, insegnare come applicare la conoscenza, valutare periodicamente i risultati educativi, infine “insegnare a imparare”. Agli incontri ha preso parte anche Michael Posner, famoso docente della Oregon University, che ha sostenuto l'importanza dello studio dell'arte nel miglioramento delle capacità di attenzione degli studenti, componente fondamentale dell'intelligenza generale. Ultimo aggiornamento ( Giovedì 06 Agosto 2009 12:52 ) 

orso castano: del libro, oltretutto fuori pubblicazione , non esistono recensiono ne' in italiano ne' in inglese.Per chi volesse approfondire l'argomento :Metha su Brain Work, richiamando i temi discussi nel recente congresso di Baltimora su “Learning, Arts, and the Brain”, tenutosi presso la prestigiosa Johns Hopkins University, cliccare (riporta una sintesi di quanto avvenuto nel congresso della Johns Hopkins University. Va solo tenuto conto che  se e' vero che le neuroscenze possono molto aiutare, non ne va fatta una mitizzazione e vanno messe sempre sotto l'occhio critico della filosofia della scienza  

Cervello si ripara da sé dopo ictus e Alzheimer

da Brain Factor rivista on line

Lunedì 03 Novembre 2008 Marco Mozzoni News - Ictus  Il cervello sarebbe capace di ripararsi da sé dopo insulti acuti quali ictus e trauma cerebrale o patologie neurodegenerative croniche quali Alzheimer (nell'immagine, comparato a un cervello normale) o sclerosi multipla, reclutando cellule progenitrici immature per generare nuove cellule nervose. Lo sostiene il gruppo di ricerca italiano coordinato da Maria Pia Abbracchio del Dipartimento di Scienze Farmacologiche dell'Università di Milano e da Mauro Cimino dell'Università di Urbino, che ha pubblicato in questi giorni uno studio specifico sulla rivista open access Plos One: Lecca D, Trincavelli ML, Gelosa P, Sironi L, Ciana P, et al. (2008) The Recently Identified P2Y-Like Receptor GPR17 Is a Sensor of Brain Damage and a New Target for Brain Repair. PLoS ONE 3(10): e3579. Nello studio viene illustrato come dopo una lesione ischemica cerebrale alcune cellule circostanti la zona lesa emettono un segnale di allarme che induce altre cellule ad attivarsi con finalità riparative. Il segnale di danno viene recepito soltanto da cellule che possiedono il recettore GPR17. Normalmente l' infiammazione locale scatenata dopo la lesione prevale sull'azione riparatrice, ma i ricercatori italiani hanno dimostrato che potenziando il GPR17 é possibile migliorare l'azione autoriparatrice del cervello. "E' proprio attraverso la stimolazione del recettore GPR17 che le cellule progenitrici immature presenti nel tessuto cerebrale iniziano il percorso differenziativo che potrà portarle a generare nuove cellule nervose - ha spiegato la professoressa Abbracchio all'ANSA -. Sono cellule derivanti da cellule staminali che hanno la capacità di evolvere in cellule nervose e cellule gliali. Queste ultime formano la mielina che riveste i prolungamenti nervosi e permette ai neuroni di comunicare fra di loro. Queste cellule possono quindi riformare la guaina mielinica danneggiata dalla lesione, ripristinando così la capacità di trasmettere impulsi. Purtroppo, in condizioni normali questo processo riparativo non si propaga in misura significativa, e il danno prevale sull' attività ricostruttiva. Ci siamo chiesti allora che cosa succede se proviamo a potenziare l'attività del recettore GPR17 - prosegue Abbracchio - e le nostre speranze si sono rivelate giuste: la stimolazione del recettore aumenta notevolmente la maturazione di queste cellule verso forme più specializzate, in grado di riformare la mielina". Si tratta quindi di trovare terapie da somministrare precocemente nelle fasi successive a lesioni neurologiche acute (ictus, traumi spinali) o anche continuativamente nelle malattie degenerative croniche (come la sclerosi multipla e l' Alzheimer) per potenziare l' attività di questo recettore".

Cervello e longevità: intervista a Rita Levi Montalcini

Intervista a Rita Levi Montalcini, che oggi compie 100 anni. Contributo straordinario del Prof. Piergiorgio Strata, ordinario di Fisiologia, Dipartimento di Neuroscienze, Università di Torino, e direttore scientifico dell'European Brain Research Institute (EBRI). A cosa attribuisce il Suo brillante stato mentale, all'età di 100 anni? Mantengo sempre attivo il mio cervello, tuttavia non sono preoccupata per me stessa. Mi interesso del mondo che mi circonda e mi preoccupo in modo particolare di aiutare, combattendo l'ignoranza e i privilegi, quelle decine di milioni di persone che ancora muoiono di fame ogni giorno. Direbbe che è Lei a tenere vivo il suo cervello o è il suo cervello a tenere viva Lei? In realtà, non è così facile distinguere tra l'influenza che la mente ha sul corpo e viceversa. Il cervello non è in grado di funzionare se il corpo non è in salute: non sarei in grado di lavorare se soffrissi di qualche malattia. Quale messaggio si augura i lettori facciano proprio, riguardo il cervello? Il nostro cervello è costituito da parti differenti: la regione paleocorticale o limbica è arcaica, emotiva e aggressiva. Essa non si è sviluppata durante l'evoluzione sostanziale dei mammiferi sub-primati. In questo, l'Homo Sapiens è praticamente uguale agli altri animali. La differenza rispetto alle altre specie viventi è l'enorme sviluppo della componente neocorticale, coronato nell'evoluzione del linguaggio, non così tanto tempo fa. Le tragedie della storia umana, ad esempio l'Olocausto e altri eventi drammatici, sono il risultato della predominanza della componente emotiva paleocorticale sulla componente cognitiva neocorticale. Di conseguenza, il messaggio è di massimizzare le capacità cognitive, caratteristiche dell'attività della componente neocorticale, in modo che queste prevalgano sulla componente limbica emotiva - aggressiva. Quanto da vicino segue la ricerca attuale? Quali sono a Suo giudizio i lavori più promettenti? I processi scientifici e tecnologici si muovono con passo assai rapido e il cervello viene studiato alacremente. Nondimeno, nonostante la mia vista scarsa, ma grazie ad amici, a relazioni personali e ai miei occhiali da lettura, la seguo. Mi tengo aggiornata, in particolare sulla neurobiologia e sulle neuroscienze. E' difficile dire quali sono i campi di ricerca più promettenti. Il nostro cervello non è programmato geneticamente come quello degli insetti. Gli esseri umani si trovano continuamente sotto l'influenza dell'ambiente. Studiare il ruolo dell'ambiente sul nostro cervello è certamente un campo di estremo interesse, oggi. Quale area delle neuroscienze suggerirebbe oggi di studiare agli aspiranti neuroscienziati? E' molto difficile da dire. Le neuroscienze comprendono aree di interesse molto ampie. Forse sarebbe importante comprendere come poter migliorare le capacità cognitive della componente neocorticale del cervello. Se iniziasse oggi la Sua carriera, cosa studierebbe? Cercherei sostanzialmente di migliorare le capacità cognitive del nostro cervello, diminuendo al contempo le capacità arcaiche di natura affettivo - limbica, essendo la prevalenza di queste ultime responsabili di così tante tragedie nel mondo. Contributo straordinario del Prof. Piergiorgio Strata, ordinario di Fisiologia, Dipartimento di Neuroscienze, Università di Torino, e direttore scientifico dell'European Brain Research Institute (EBRI). Traduzione dall'originale EDAB di Marco Mozzoni, con autorizzazione preventiva dell'Autore. Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 22 Aprile 2009 09:09 )

Le istituzioni culturali Pubbliche non usano l'open source ? Il fenomeno e' diffuso? Perche'.....cosa c'e' sotto?

dal Blog Gravita' zero del  6/8/09

IL CODICE DEL VOLO SU DVD, CHE DELUSIONE!

Sono abituato troppo bene a fare acquisti in paesi europei tranne il nostro! Quando all'estero un DVD-Rom viene realizzato, tale lo è per tutte le piattaforme Mac comprese. Così quando ho visto che il DVD "Leonardo da Vinci il Codice del Volo" era realizzato nientemeno che con la partecipazione della Biblioteca Reale di Torino e in collaborazione con il Ministero delle attività culturali ho pensato prima di tutto alla qualità della realizzazione dell'opera. L'ho acquistato e provato... era inutilizzabile! Dovevo disporre di una piattaforma Windows! Inammissibile per un paese che in Europa si sta orientando verso piattaforme open source.

Chi usa Mac-Os e qualsiasi altra piattaforma per i nostri Ministeri è tagliato fuori!Mi sembra di tornare indietro di 10 anni, in un'epoca di monopolio, inammissibile che il governo lo permetta!

orso castano : purtroppo anche qualche ASL non supportao non agevola l'uso dell'open source. L'Assessorato alla Sanita' della Regionbe Piemonte  consente che vengano diffusamente usati sistemi operativi diversi da Linus e piu' precisamente Windows xp o Vista, alla faccia delle raccomandazioni europee. E nessuno dice niente! Meno male che si vuole risparmiare !! Tanto i soldi sono dello stato, cioe' i nostri!!

giovedì 6 agosto 2009

"Lezioni per il futuro , le idee per battere la crisi"

Ben volentieri riportiamo , di gianni riotta l'introduzione al dibattito del Sole 24 Ore del luglio 09 , stralcio dallintroduzione , che lucidamente fa il punto sinteticamente sulla situzione globale economica e no (il libro e' da leggere all'intero) ".......ottismo tardo kennediano, un po' più di spesa pubblica, un po' più di stato, un po' più di buona volontà e tutto andrà a posto. Non più. Perché quel 1989 segnò anche l'era della globalizzazione, aperta dal grande Deng Xiao Ping che dice ai cinesi di arricchirsi e riscopre le virtù classiche asiatiche del lavoro e della comunità e dalla foga con cui piccoli affamati paesi, dalla Sud Corea a Hong Kong, sperano di vincere negli affari. Nei garages di Silicon Valley ragazzini come Jobs e Wozniak intuiscono che il computer, inventato per triturare numeri per gigantesche burocrazie può invece comunicare parole per individui e che la Darpanet, sistema nervoso militare via cavo progettato per resistere alle bombe termonucleari russe, può evolvere in internet e diffondere notizie, ricette della nonna, bilanci d'azienda e lettere d'amore. Nel tumultuoso passare di una generazione un miliardo di esseri umani muove dalla fame a un lavoro decente e mezzo miliardo di loro, tra India e Cina muta da contadini a ceto medio. Ieri una ciotola di riso era il sogno, oggi una borsa Fendi. La velocità del mutamento travolge gli esperti. Nel saggio "The end of work" del 1995 Jeremy Rifkin preconizza fosco un mondo senza lavoro, giusto mentre Robert Rubin, segretario del Tesoro con il presidente Bill Clinton e veterano di Goldman Sachs, contribuisce a creare una dozzina di milioni di posti negli Usa e il pianeta intero lavora con una furia senza precedenti. E la speranza di un nuovo ordine mondiale che viene però spezzata dalle fiamme su Washington e New York dell'n settembre 2001, culminate nelle guerre in Afghanistan e Irak mentre la Russia, ricca di petrolio, e la Cina, ricca di lavoro, tornano protagoniste. Nel contesto di queste idee, di questi dubbi e angosce matura e scoppia la crisi finanziaria e economica del 2008. Provare a spiegarla solo in base a criteri moralistici, gli americani cicale il resto del mondo formiche (e, se mai, gli americani interpretavano negli anni del boom la favola antica in modo bizzarro, consumando sì da cicale ma sgobbando da formiche!), o solo economici e giuridici è fallace. La corsa di quello che il consigliere di Rea-gan, il falco Luttwak, per primo chiamò "turbocapitalismo" dalle colonne della "London Review of books" e la mancanza di regole per il lassismo di Rubin e del presidente della Federai Reserve Alan Greenspan si spiegano solo partendo dall'equilibrio precario della geopolitica 2000. Certo, d'intesa con Greenspan, già nel 1997 Rubin contrastò i freni ai derivati proposti da Brooksley Born, la giurista a capo della Commodity Futures Trading Commission: ma davvero qualcuno ritiene che quei poveri legacci alla piena della storia ne avrebbero fermato il corso? Orfani di ideologie, angosciati dalla crisi industriale e dal nuovo terrorismo, milioni di esseri umani trovarono forza e slancio nella globalizzazione, arricchendosi in Occidente, o indebitandosi per consumare come se fossero ricchi, cambiando status sociale in Oriente e America Latina dopo secoli di sofferenze. Ma nessuna istituzione, nessuno stato, nessun sistema economico, nessuna dottrina politica offriva riparo davanti alla crescita tumultuosa, e alla sua tumultuosa versione dell'azzardo "turbofinanziario". Fallito l'ordine di Bush padre, esaurita la globalizzazione del boom di Clinton e impantanata a Kabul e Baghdad l'America di Bush figlio, ilondo alla soglia della crisi è confuso e senza progetto politico. L'Europa ha bocciato la sua Costruzione e rinunciato a crescere isieme come comunità, non solo mercato. Nello storico discorso all'universita'di Humboldt di Berlino del 2000 il ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer lo dice con lietezza: l'euro è un progetto politico. Una comune valuta per un comune organismo politico del continente. Spenta questa strategia con il no alla Costituzione e lo shock seguito all'allargamento affrettato dell'Unione, l'euro non è più un "progetto" di idee e politica, solo una monetà. Il dollaro, orfano di Bretton Woods ma anche dell'egemonia multipolare di Bush padre e di quella soft di Clinton, resta rifugio dei cinesi ma non è più la bandiera di un mondo. Qualcuno da Pechino sogna una divisa internazionale,moneta sonante di un ulteriore e auspicato ordine mondiale dopo la crisi. Ma la verita' è che il pianeta resta senza ordine né potenza egemonica e stabilizzante. Nel settembre 2008 i due candidati alla Casa Bianca, Obama e McCain, sono in volata, le curve dei sondaggi a poca distanza. È la crisi a spezzare l'equilibrio e far vincere il democratico, ma la buona volontà di Obama è per ora solo speranza, non poco in um'era che non sa più sperare, ma non ha ancora un progetto capace di economia vera. Questo vuoto ha reso devastante la crisi del 2008, che qualcuno calcola come peggiore dei danni delle due guerre mondiale in fila. Non la fine del mercato, di cui pure perfino il Financial Times ha discusso con serietà, né la fine del capitalismo o del modo di produzione post moderno o dell'impero tecnologico criticato da Severino. È la coscienza drammatica che senza un quadro d'ordine planetario - la storia dirà presto se condiviso o imposto, occidentale, orientale o multipolare, ccr istituzioni internazionali o attraverso gli stati classici - la somma dei desideri degli individui e la meccanica della crescita può indurre al caos. La foga con cui economisti e altri studiosi si sono affrontati in questo dibattito de il Sole 24 Ore, magistralmente aperto e chiuso da Guido Tabellini e con interventi internazionali di eccellenza, darà spazio e alimento a ogni teoria corrente, keynesiani ed anti, regolatori e liberisti, classici e innovatori. Ciascuno troverà ràdici alle proprie teorie. Se manca ancora un punto di equilibrio condiviso è perché il quadro teorico seguito alla fine della Guerra Fredda resta in movimento. Il mondo non ha una sintesi né di idee, né di impero, né di forza consolidate Churchill propose l'esercito comune europeo sessanta anni fa: non ce n'è ancora tràccia ; e restiamo in balia delle nostre pulsioni alla crescita, moltipllcate e confuse dal pantografo globale. Dal dibattito innescato da Tabellini e irradiato da tante firme insigni cito solo l'esemplare saggio del presidente Carlo Azeglio Ciampi che si chiede amaro, perché ci siam smarriti? Non chiedete la risposta solo agli economisti, né solo date a loro la colpa. La responsabilità è politica e storica, collettiva e individuale, di ciascuno di noi e dei nostri leader, tutti scolari confusi all'alba del XXI secolo. Come diceva Orazio nella sua Epistola all'amico tormentato Bullazio, 5trenua nos exercet inertia: navibus atque quadrigis petimus bene vivere... Un'inerzia irriducibile ci frustra e andiamo per mari e terre inseguendo la felicità... gianni.riotta@sole24ore.com

II Sole 24 Ore LEZIONI PER IL FUTURO

orso castano : lucido l'articolo , di Gianni Riotta,  introduttivo al libro , che andrebbe letto tutto. Come si suol dire "Buon sangue non mente"; l'ex direttore della Stampa mostra tutta la sua capacita' di analisi e di interpretazione degli avvenimenti economici finanziari dei nostri giorni.

Innse, operai non scendono dalla gru

Operai provati dal caldo soffocante e da snervante attesa. Ma i sindacati parlano di sviluppi nelle prossime ore ........Gli operai, che hanno passato la seconda notte in cima al carroponte, stanno bene, ma con il sole impietoso di questi giorni che batte sul tetto e sulle pareti in lamiera del capannone sono messi a dura prova dal caldo soffocante. Al momento il loro blitz è servito a bloccare il lavoro di smontaggio dei sette giganteschi macchinari, già venduti da Silvano Genta, proprietario della Innse. Dalla mezzanotte di martedì scorso i dirigenti della Fiom, come chiunque altro, non sono più autorizzati dalla Polizia ad incontrare e a sincerarsi delle condizioni di salute dei cinque e i viveri gli vengono consegnati direttamente dalla Digos.........l segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini apre un nuovo scenario: «È stata depositata una proposta di interesse per i capannoni e i macchinari della Innse Presse di Milano, la proposta firmata è stata fatta alla Aedes, l’azienda proprietaria dei terreni su cui sorge la fabbrica metalmeccanica. Una proposta ufficiale di acquisizione dello stabilimento»

da youtube :AGOSTO 2009: DEDICATO AI COMPAGNI DELL'INNSE IN LOTTA PER I LORO DIRITTI.

....le vecchie canzoni di Pino Masi, belle testimonianze di un determinante periodo storico sono tutte su youtube sotto la voce Pino Masi

lucio dalla ........prima.....prima

ciao uomo antonello venditti

mercoledì 5 agosto 2009

le ASL usino trasparenza

INNSE: continua la lotta. Il povero padrone piange

L'ICF e l'integrazione socio sanitaria in Piemonte : che fine ha fatto ? chi ne sa qualcosa?

riportiamo dal sito DIN (Disability Italian Network) l'accenno ad un progetto da realizzarsi in Piemonte........e che ha portato allosservatorio regionale sulla disabilita'

"Dalla lettera di avvio del Processo Formativo convenzionato tra il DIN e la Regione Piemonte, L’ICF per l’integrazione socio-sanitaria in Piemonte, degli Assessori alle Politiche Sociali, Mariangela Cotto, alla Sanità, Valter Galante (marzo 2005). L’interesse della Regione Piemonte nei confronti della classificazione ICF si è tradotto nell’organizzazione di diverse attività delle quali quelle di divulgazione e formazione sono state il primo passo.  Per sostenerle si è attivata per reperire specifiche risorse economiche che hanno permesso di far partire in maggio un percorso formativo rivolto agli operatori dell’area sanitaria e sociale, percorso che proseguirà fino alla metà del mese di ottobre. La formazione offerta porterà alla conoscenza, alla comprensione e all’utilizzo della classificazione ICF e degli strumenti ad essa collegati. Alla luce delle capacità della Classificazione di: descrivere le caratteristiche ed i bisogni delle persone con disabilità, favorire la centralità della persona con disabilità ed il suo coinvolgimento nelle scelte che la riguardano, introdurre un linguaggio comune per la descrizione della salute e degli stati ad essa correlati, tra operatori della sanità e dell’assistenza e tra questi e tutti coloro che si occupano del tema disabilità, permettere una lettura ed una analisi condivisa delle tipologie degli interventi, nel progetto di adozione dello strumento, la Regione Piemonte intende raggiungere gli obiettivi di: una migliore comunicazione tra tutti gli operatori coinvolti e in particolare tra operatori della sanità e dell’assistenza e tra questi e le persone con disabilità e i servizi (della scuola, del lavoro, dei trasporti, del tempo libero, della casa, ecc.) ad essi dedicati,  una omogeneizzazione sul territorio regionale del linguaggio degli operatori. Questo avrà ricadute sia per le attività di certificazione che per la stesura di progetti di intervento di cura e di care delle persone con disabilità, permettendo una più puntuale applicazione della normativa in materia di integrazione socio-sanitaria, introdurre il concetto difunzionamento nel settore sociosanitario che potrà essere oggetto di studio nei sistemi di raccolta dati. Raggiunti questi obiettivi formativi il “Sistema Piemonte per la disabilità” prevede ulteriori sviluppi:  la promozione di una “alfabetizzazione” ICF per il personale di tutti gli Assessorati (perché la salute e la disabilità sono attinenti ad ogni aspetto della vita quotidiana ed ogni atto deliberativo e/o programmatorio deve tenerne conto) valutando il coinvolgimento di altri assessorati oltre a quelli della Salute ed Assistenza promotori dell’iniziativa, l’impostazione di una raccolta dati basata sul funzionamento, progetto questo da sviluppare in collaborazione con altri interlocutori -ad esempio ISTAT e INPS- ed utilizzabile per l’elaborazione delle politiche degli interventi.  L’obiettivo principale di questo progetto è soprattutto quello di consentire alle persone con disabilità e alle loro famiglie di (ri)occupare sin da subito il centro del dibattito, ora troppo spesso focalizzato solo sulla organizzazione dei servizi e non sulla persona.

orso castano :per chi vuol rendersi conto velocemente in cosa consista l'ICF e quali sono le sue potenzialita' anche per molte diagnosi piu' strettamente psichiatriche si cosiglia di visitare la pagina del DIN e , sopratutto, di vedere le tavole in PDF che di seguito indichiamo: Presentazione ICF

martedì 4 agosto 2009

ancora due riflessioni sull'introduzione dell'ICF nel DSM V e nel ICD 10

dalla rivista World Psychiatry del giugno 09

Functional impairment can have different meanings MYRNA M. WEISSMAN Department of Psychiatry, College of Physicians and Surgeons, Columbia University; Division of Epide-miology, New York State Psychiatric Institute, 1051 Riverside Drive, New York, NY 10032, USA Bedirhan Ustun and thè World Health Organization (WHO) group have done thè most sophisticated research on thè assessment of disability as an integrai part of psychiatric classification. As they note, thè concept of disability adjusted life years (DALYs) changed thè view of psychiatric disorders. Mental illness as compared to serious medicai illnesses appeared high on thè list of DALYs because mental disorders begin early in life and do not result in early mortality, so that thè number of years lived with thè disorder is often quite long, resulting in many more DALYs. The high rate of DALYs for psychiatric disorders, demonstrated across thè world, has had a profound effect on thinking about psychiatric illness and has made thè assessment of functional impairment and disability important in any psychiatric classification System. In this paper, thè WHO group proposes to unify thè measurement and collection of data on disability between thè DSM and thè WHO's International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF). I agree with thè importance of unifying these systems and also with developing operational criteria for mak-ing thè assessments. The authors state that thè concept of functioning is a neutral one, encompassing all decrements to body functions, activities, involvement in life situationswhich are known at thè body level as impairment, at thè personal level as activity limitation and at society level as participation restrictions. The authors point out that there is similarity between ICD and DSM in thè operationalization of diagnosis. The notable exception is that ICD does not require clinical significance to make a diagnosis but requires thè ICF operational criteria of disability as a separate domain. The DSM-IV Global Assessment of Functioning (GAP), thè ICF checklist and thè WHO Disability Assessment Scheduled (DAS) all include measures of social functioning which are comparable, such as interpersonal interactions, getting along with people, and occupational or school functioning. These areas can easily be translated across domains and also have relevance cross-culturally. I would question using items like learning and applying knowledge or communication, which are absent from thè GAP, as part of functioning and disability criteria. These items are related to education, income and IQ. Their inclusion in an assessment of disability may confound functioning with education. Bedirhan Ùstùn suggests that thè ICF domains need to be operationalized and I would strongly agree, as similar domains may still have different interpreta-tions. Several years ago, we were asked to compare three functioning scales in a primary care study (1). All three of these scales (thè Medical Outcome Study, 36-item Short Form Health Survey, SF-36; thè Social Adjustment Self-Report, SAS-SR; and thè Social Adaptation SelfEvaluation Scale, SDSS, measure work functioning. All scales, when applied to patients in a primary care study, were able to differentiate between psychiatrically ill and well people. However, thè correlations between thè scales were modest even in thè areas covering similar domains. A comparison of thè questions included in thè scales showed how thè approaches to work assessment differed. The SAS-SR assesses thè actual number of days lost, thè effective performance and interpersonal relationships on thè job, whereas thè SDSS emphasizes interest and motivation, and thè SF-36 asks about problems with work. While each of these scales covered thè area of assessment of work, their approaches to work functioning were quite different. We reccommended that investigatore selecting a functional status assessment instrument carefully review thè content of each scale and, if a broad range assessment is very critical, use more than one scale. In conclusion, I would agree fully with Bedirhan Ùstùn and thè WHO's recommendation that functional impairment be assessed separately from symptoms. It will be useful to have this assessment similar across thè different diagnostic systems. Considerable attention needs to be paid to thè comparability of thè questions in each of thè domains.

Factors that influence functional impairment and outcome of mental illness FRANK NJENGA Upper Hill Medicai Center, Nairobi, Kenya Ùstùn and Kennedy's article raises a number of issues that frequently occupy thè mind of thè practicing psychiatrist. There are many instances in which mild disorders cause severe disability, while at other times severe disorders do not seem to cause much functional disability. A common occurrence in clinical practice is when a patient with what seems like schizophrenia that is not severe gradually deteriorates in his ability to manage his affairs without any discernible worsening of thè clinical symptoms. In this case, there is a marked disconnect between thè severity of thè disorder and that of thè attendant social and functional disability. In seeking to get a greater understanding of these two concepts, other complicating but relevant and important factors quickly come into play. Cultural and social environment give an example of how a mild condition with severe disabling consequences in one environment can have minimal disabling consequences in another environment. In thè typical rural, nomadic lifestyles of thè semiarid pastoral communities of Eastern Africa, powerful systems of social support exist, that enable persons with moderate to severe disease to exist within thè community without much ev-ident disability (1). In contrast, thè  severity of mental disorder would have devastating consequences and manifest as severe disability in urban and periurban slums in big African cities, where social support systems do not exist, and where urban poverty, crime, and poor infrastructure conspire to ensure that survival is only for thè fittest. African urban life would thus make disability more evident in such cases. Treatment or lack of it has a similar though not thè sanie effect. Severe but treated mental illness can end up with minimal disability, while mild but un-treated disorder could have thè oppositeeffect. Access to available medicai care is a complex subject and is not simply a function of thè availability of service. Stigma, education and distance from thè service are but a few of thè many factors that come into play (2). In many cultures, mental illness remains thè subject of great stigma and shame (3). In places where patients with thè mildest of disorders are hidden from sight to avoid thè shame of such conditions, thè disability would seem to be out of proportion with thè severity. Another factor that often makes mild disorders have features of great disability is lack of care or treatment. Persons without social or family support drift to thè fringes of society without necessarily being severely ill, but become disabled in thè sense of being unable to cope with thè demands of family living. Attention-deficit/hyperactivity disorder (ADHD) is a common mental disorder (4) that in clinical practice displays thè great contrast between severity of disorders and thè magnitude of disability. Procrastination is a common symptom of ADHD. In some cases it assumes great prominence as it interferes with role performance, including, in young people, educational achievement, pro-fessional qualifications, and involvement in relationships that could lead to maritai unions. Such individuai appear superfi-cially well, but over a period of adult life become severely disabled and incapable of independent life, and in need of care and protection. In thè process of conceptualizing disability in relation to clinical severity, there are instances where severe mental disorder does not (as in thè above example) lead to significant functional impairment. Morbid jealousy (5) is a ready example of a disorder of great severity but in some cases with unimpaired social and occupational function. The suf-ferer is completely disabled in one sphere (marriage), but functions completely well in others such as work. Clinicians describe instances where a man will set upvery elaborate spying networks to catch a cheating wife, will spend much money and energy to catch her in thè delusional belief of infidelity. Many such men, at least in thè early stages of thè disorder, do not display any form of functional impairment, in spite of suffering a highly significant clinical disorder which, if un-treated, could lead to loss or thè murder of a spouse. Anorexia nervosa remains a very con-troversial subject in Africa (6). The available evidence seems to suggest that it is a rare disorder among indigenous African populations. Genetic, environmental, and cultural explanations have been put forward to explain this observation (7). The situation in Europe and America is thè opposite, with great disability visiting millions of young women, who in thè view of thè Africans "simply refuse to eat food". Viewed from this perspective, one begins to understand how a disabling condition in one continent can have little or no significance in another. The efforts to define disability operationally and separate it from thè disease process faces other challenges. In thè 21st century, millions of people work and live in countries other than where they were born. Some migrate for politicai, economie or security reasons. The case of thè Somali people is a good example of a people without a home in thè ordinary sense, and who are now geographically spread across thè world, in East Africa, Europe and America. The demands placed on such immigrants by a new language, technology, weather and thè simple fact of being "alien" generate further mental health challenges in those with mild or even severe mental illness. Being a new immigrant in itself places an additional burden on an individual, making what would be mild disability at home become severe disability in thè adopted home. Compilations of data on disability among immigrant communities must remain cognizant of this reality. Clinicians come across severely functionally disabled men and women who in their countries of origin functioned as professionals in law, medicine, engineering and other fields. In these cases, severe disability is as much a function of thè disease process as it is a function of all those factors that created thè refugee status. Any future systems of classifìcation must attempt to address all these issues, and state clearly thè limitations posed by thè many variables at play in any clinical or research situation. References 1. Kebede D, Alem A, Shibire T et al. Symp-tomatic and functional outcome of bipolar disorder in Butajira, Ethiopia. J Affect Dis-ord 2006;90:239-49.

orso castano : il disturbo mentale pio' esere comparato solo con poche altre malatie croniche per la sua durata. e questo da' rilievo alle difficolta' cognitive ed operative che il disturbo implica. Le scale di valutazione che riguardano l'area lavorativa e le disabilita' sociali difficlmente possono essere usate come se i deficit in queste aree fossero dei sintomi (oltretuto queste scale possono essere usate da non medici) . Pertanto l'area della disabilita' , pur potendo essere complementare a quella della sintomatologia clinica , e' diversa da essa e richiede una diversa valutazione. E' come se si dovesse giungere alla composizione di un quadro unitario attraverso due diverse diagnosi. Del resto , ad esempio non sempre i disturbi schizofrenici provocano  severe ripercussioni nell'area delle disabilita'  sociale o lavorativa. L'ambiente, come ricordato gioca un fattore determinante sia come risorse che puo' offrire sia come collocazione geografica. L'articolo porta l'esempio della schizofrenia negli ambienti urbani africani. Fa poi altri esempi come l'ADHD e la situazione mentale degli immigrati (ricordo qui' il bel libro di Risso-Castelnuovo, Einaudi, "A mezza parete") fino alla "dissonanza cognitiva" (meglio sarebbe pèrecisare un tipo particolare di dissonanza cognitiva)  che , molto acutamente, l'articolo considera come componente strutturale dell'immigrato in un paese straniero. In sintesi articoli da leggere  a fondo..........

La guaribilità in psichiatria: dall'esperienza personale al dato scientifico.

da "ASL To  2 Informa" del giugno-liglio 09

Questo il tema del seminario organizzato dai Dipartimenti di Salute Mentale "F.Basaglia" e "G. Maccacaro" della ASL TO 2, unitamente ad ASL TO1, ASL TO 3 e Associazione IL BANDOLO onlus, Rosmini di Torino. A promuovere questa cultura della guarigione e dell'auto-aiuto è intervenuto Ron Coleman, noto scrittore e conferenziere, con un passato di utente nei servizi -psichiatrici inglesi. ; Tredici anni vissuti all'interno del sistema psichiatrico occidentale raccontati da chi ha saputo ribaltare il proprio percorso da utente a consulente del medesimo servizio, un cammino di guarigione che ha trovato la propria chiave di volta nel gruppo di auto-aiuto. Una diagnosi implacabile -la schizofrenia- i! tormento delle "voci" che devastano, il calvario di dieci anni di terapie con farmaci ed elettroshock. Poi, la scoperta del gruppo di auto-aiuto per "uditori di voci" e la chiave per comprenderle e controllarle, risalendo a ricordi di eventi traumatici, mettendo a punto quello che è divenuto un metodo con quattro pietre miliari: "se stessi", "le altre persone", "la scelta" e "l'appartenersi", dove le risorse più profonde dell' io diventano esse stesse cura per riscoprire la fiducia in se stessi, l'autostima, la consapevolezza di sé e l'autoaccettazione, sino alla dimensione totalizzante della guarigione. Questo il messaggio conclusivo del "viaggio nella follia" di Ron Coleman, che si confronterà con altri ex pazienti ed operatori dei servizi psichiatrici per discutere le strategie per migliorare la qualità della vita e saldare le schegge di personalità create dalla malattia mentale.  Un messaggio supportato da evidenze scientifiche: "Seri studi dimostrano, pren- i dendo in considerazione un tempo sufficiente di valutazione, che la percentuale di guarigione nelle patologie mentali gravi può arrivare anche al 40% -spiega lo Psichiatra dell'ASL TO2 Giuseppe Tibaldi, organizzatore del seminar io-"Scardinare la convinzione di inguaribilità in psichiatria è un obiettivo essenziale, che non può prescindere dal fattore "tempo", in quanto le evoluzioni e le guarigioni sono molto lente e raramente si ottengono prima di cinque o dieci anni dall'esordio della malattia". Dati alla mano. La più recente review della Letteratura Scientifica in tema di guarigione parla chiaro: su ben 4100 pazienti, suddivisi in 37 gruppi valutati per 36 mesi, il 41,7% dei casi è completamente guarito e solo un 27,1% va incontro ad una situazione di malattia cronica. "Esclusione, pregiudizio, discriminazione sono i peggiori nemici dei pazienti psichiatrici -precisa ancora Tibaldi- per questo è necessario dare voce alle esperienze positive, che sono spesso sottovalutate nelle patologie psichiatriche più gravi, come la schizofrenia, abitualmente considerate ad evoluzione sfavorevole. Pertanto è particolarmente significativo far conoscere l'operato di ex pazienti che hanno assunto un impegno civile nel sostenere la guaribilità, come già avvenuto negli Stati Uniti con Ken Steele, che ha combattuto per il riconoscimento dei diritti politici dei malati, e oggi con Ron Coleman, che diffonde la sua esperienza di gruppo di auto e mutuo aiuto". II seminario, aperto a tutti gli interessati, ha voluto in questo modo lanciare un i messaggio di speranza sulla possibilità di approdare a nuove forme di esistenza, di non farsi annichilire dalla "parte malata" e di poter sopravvivere ali' esperienza psicotica riacquistando una "seconda vita".

orso castano: ci siamo gia' occupati di Ron Colemann , del suo gruppo di "uditori di voci", del suo concetto di guarigione (con "restituzio ad integrum" , o meglio di convivenza con "le voci" . Vorremmo ricordare che il disturbo psichiatrico e' cosa complessa e multifattoriale. Certamente il disagio sociale ne aggrava enormemente la gravita' e ne evidenzia la disabilita'. Gli studi delle neuroscienze non debbono essere ignorati : possono aprirci a terapie molto meno invalidanti (che consentono una buona convivenza - ci si augura sempre piu' breve-  con il disturbo , e la possibilita' di una vita sociale pressoche' normale) e ,sopratutto,  alla "prevenzione secondaria" in psichiatria , capitolo che poco viene affrontato per il timore implicito di sollevare consapevolmente o inconsapevolmente problemi di "etichettamento"; ma spingendoci ancora avanti nel ragionamento, individuare i criteri ed i luoghi d'osservazione dai quali e nei quali si puo' costruire un intervento all'esordio del disturbo, ben sapendo che un intervento all'esordio del disturbo puo' evitare enormi complicazioni e sintomi pesanti, dovrebbe essere uno dei compiti del Servizio Psichiatrico  Pubblico. Ed ancora, seguendo le indicazioni che l'OMS da riguardo alla disabilita' ed il dibattito (pubblicheremo un nuovo post in merito sull'inserimento nel futuro ICD10 e nel futuro DSM V, cercare di complementare i dati sulla disabilita' cognitiva , non sempre correlabile con la gravita' del disturbo psichiatrico, quanto piuttosto correlabile con la concomitanza di malattie fisiche gravi o croniche , nonche' con condizioni sociali-culturali-economiche svantaggiate, puo , secondo molti autori, aiutarci a capire meglio il "disturbo" , o piu' correttamente "quel disturbo, di quel paziente" collocandolo in una dimensione storica-esistenziale precisa, senza correre il rischi di un etichettamento astratto , mi sembra un passo avanti indispensabile per la psichiatria. Purtroppo questo richiede un'integrazione tra i servizi di medicina di base , i servizi sociali e quelli psichiatrici. Ma il cammino sembra ancora molto lingo e complesso da molti punti di vista: organizzativo e culturale............

lunedì 3 agosto 2009

ci siamo: come brunetta , nano rottamator del SSN cosi' scialoia si impegna per la nostra morte radioattiva. ODORE DI MORTE DAL GOVERNO !!

DA ECOBLOG

Con Sviluppo Nucleare Italia Srl, Edf e Enel costruiranno 4 centrali nucleari in Italia pubblicato: lunedì 03 agosto 2009 da Marina in: Energia Italia Persone Politica Nucleare  Nasce Sviluppo nucleare italia Srl, joint-venture tra Edf e Enel, accordo che costitusce di fatto il primo passo verso la costruzione delle centrali nucleari di terza generazione (che producono scorie sette volte più radioattive) nel nostro Paese. Dopo aver spianato la strada politicamente con il Ddl approvato lo scorso 9 luglio in Senato, si passa, così alla parte operativa. Si realizza oggi l’accordo tra Edf e Enel presentato lo scorso febbraio e come scrive Enel sul suo sito:.....“Sviluppo Nucleare Italia Srl”, ha il compito di realizzare gli studi di fattibilità per la costruzione nel nostro Paese di almeno 4 centrali nucleari con la tecnologia di terza generazione avanzata EPR, come previsto dal Memorandum of Understanding firmato da Enel ed EDF il 24 febbraio scorso durante il summit Francia-Italia di Roma. Completate le attività di studio e prese le necessarie decisioni di investimento, è prevista la costituzione di società ad hoc per la costruzione, proprietà e messa in esercizio di ciascuna centrale EPR.

oso castano : davvero distruzione e morte sono nella fantasia dei politici al governo. BRUNETTA ROTTAMATORE DELLASANITA' E SCIALOIA RADIOATTIVO. Riusciranno a farci fuori !!? Ragazzi e'ora di lottare  prima che finisca male . La faccia sorridente di scialoia , quello che diceva che Biagi era un seccatore sempre a caccia di soldi"  potrebbe nascondere la MORTE RADIOATTIVA. ALTRO CHE DISAGIO PSICOLOGICO!!

BrainFactor , clicca

30-lug-2009 Cervello, lavoro e malattie. Nasce centro studi Non solo gli incidenti e infortuni. A minacciare la salute dei lavoratori sono anche le malattie del cervello, un capitolo spesso sottovalutato. Nasce per approfondire i legami fra le patologie neurodegenerative e il lavoro il nuovo centro studi 'in condominio' fra l'Istituto neurologico Carlo Besta e l'Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro-Ispesl L'edificio, inaugurato ieri, ospiterà diversi laboratori che concentreranno l'attività su temi come la quantificazione del dolore neuropatico e delle neuropatie, la statistica sanitaria e laneuroepidemiologia con annessi registri malattie, la valutazione dei disturbi cognitivi. Ma ci sarà spazio anche per 11 ambulatori, per visitare pazienti in cura nel centro. A queste strutture si affiancheranno il centro studi regionale e provinciale per la ricerca sulla Sclerosi Multipla e la prescrizione di farmaci immuno-modulatori, il centro studi disabilità neuroriabilitazione e tempo libero e il centro di coordinamento per la ricerca clinica socio-sanitaria con Ispesl, Istituto affari sociali-Ias, Inail, Arss Veneto, Associazioni di pazienti. Circa 800 metri quadri, ai quali si aggiunge un'ampia sala di accettazione, attesa, cassa e servizi per il pubblico, di circa 120 metri quadri. La spesa per la sistemazione del Centro è stata di 368 mila euro, coperta attraverso finanziamenti ministeriali. "Spesso quando si parla di incidenti sul lavoro ci si riferisce a fatti luttuosi e cruenti e ci si dimentica delle patologie neurologiche che invalidano i lavoratori per tempi lunghi - ricorda il presidente regionale dell'Ispesl,Antonio Moccaldi - Questo è uno dei motivi che ci ha indotto ad aprire questo Centro di studio in accordo con il Besta. Un accordo che ci permetterà di mettere a disposizione dei lavoratori metodologie nuove e d'avanguardia per riportare gli stessi nel percorso lavorativo e verso una vita socialmente più attiva". "Il Centro prenderà il via da subito e sono certo che nel breve periodo potrà essere nuovo riferimento sia per i pazienti che per il settore della ricerca", aggiunge l'ex presidente dell'Irccs Besta, Alessandro Moneta, che ha da poco lasciato il posto a Carlo Borsani. "Lavoro e sanità sono un binomio imprescindibile in una regione come quella lombarda", conclude l'assessore regionale alla Famiglia e solidarietà sociale Guido Boscagli. "Con questo accordo verrà data particolare attenzione alle patologie neurodegenerative e croniche sia in età lavorativa che post-lavorativa e alla valutazione delle capacità funzionali, delle limitazioni delle persone affette da patologie neurologiche, della disabilità in età lavorativa, soprattutto nelle fasi precoci, finalizzata ad una prevenzione secondaria e all'inserimento-reinserimento lavorativo".

domenica 2 agosto 2009

anche questa e' la crisi : operai, cioe' variabile inesistente

una fabbrica che funziona si chiude nonostante l'autogestione operaia porta avanti da mesi la produzione positivamente.