martedì 15 settembre 2015

musica , passenger , Iggy Pop

https://youtu.be/hLhN__oEHaw
Io sono il viaggiatore e viaggio e viaggio, 
viaggio attraverso i bassifondi delle città, 
vedo le stelle venir fuori dal cielo, 
yeah il cielo splendente e vuoto, 
sai, sembra così bello stanotte, 

io sono il viaggiatore, 
io stò sotto il vetro, 
guardo attraverso la mia finestra così lucente
vedo le stelle venir fuori stanotte 
vedo il cielo splendente e vuoto 
sui bassifondi squarciati della città, 
e tutto è così bello stanotte 
cantando la la la... 

entra nell'auto, 
noi saremo il viaggiatore, 
viaggeremo attraverso la città stanotte, 
vedremo i bassifondi squarciati della città, 
vedremo il cielo splendente e vuoto, 
vedremo le stelle che brillano così splendenti,
stelle fatte per noi stanotte. 

oh il viaggiatore, 
come viaggia? 
oh il viaggiatore 
e lui viaggia e viaggia. 
guarda attraverso le sue finestre, 
che cosa vede? 
vede il cielo segnato e vuoto, 
vede le stelle venir fuori dal cielo, 
vede l'oceano un viaggio sinuoso, 
e tutto è stato fatto per te e me stanotte, 
tutto questo è stato fatto per te e me, 
perchè questo appartiene solo a te e me 
allora facciamo un viaggio e vediamo cosa è mio, 
cantando la la la... 

oh il viaggiatore, 
viaggia e viaggia, 
vede cose da sotto il vetro, 
vede cose dlla sua parte di finestra, 
vede le cose che sa che sono sue, 
vede il cielo splendente e vuoto, 
vede la città dormire di notte, 
vede le stelle che sono fuori stanotte 
e tutto questo è tuo e mio 
e tutto questo è tuo e mio 
allora facciamo un viaggio e un altro e un altro 
cantando la la la... 

Entropy - Nigel Stanford ,new music

giovedì 10 settembre 2015

traffico di minori : conseguenze : suicidio

West - Quotidiano sulle politiche socialiEcco il più infame danno collaterale del trafficking di Annalisa Lista - 10.09.2015 Ecco il più infame danno collaterale del trafficking Nell’ultimo mese, 1 bambino vittima di trafficking su 8 ha tentato il suicidio. A denunciarlo uno studio della London School of Hygiene and Tropycal Medicine pubblicato sulla rivista Jama Pediatrics. I risultati, basati su un campione di adolescenti tra i 10 e i 17 anni sfruttati per prestazioni sessuali, lavoro forzato, accattonaggio, hanno confermato che le conseguenze del maltrattamento subito possono essere letteralmente devastanti. Il 56% delle giovani vittime, ad esempio, è caduto in un forte stato depressivo. Il 33% ha mostrato disturbi dell’ansia. Il 12% ha addirittura tentato di togliersi la vita o praticato autolesionismo.

salute dei migranti in Europa

orso castano : bisogna stare molto attenti a considerare i migranti come portatri di particolari problemi mentali, le nazionei di provenienza sono molto cambiate e le generazioni giovanili di migranti non hanno piu' una cultura animistica/magica, se non residuale , tanto e' vero che la capacita' di adattamento alla cultura del paese di arrivo e' spesso sufficientemente rapidanel bene e nel male. Da questo punto di vista e' sbagliato creare centri specifici di psichiatria transculturale dove si rischia di crea un'immagine distorta della cultura di provenienza del migrante. La globalizzazione ed internet hanno spinto verso un'omogeneizzazione delle culture , pur paradossalmente spingendo verso la nascita di culture localistiche che, pur avendo come sotterraneo riferimento quella della globalizzazione /internet pure esprimono una soggettivita' di gruppo dando una lettura  ed uso particolare della cultura globalizzata. Quindi una situazione culturale in gran movimento, che mischia vecchio/nuovo ma che utilizza un alfabeto che deriva dagli oggetti d'uso , ormai , per la gran parte, informatizzati e di cui non si puo' fare , per comunicare, piu' a meno. Molti migranti utilizzano tablets e smartphones spesso meglio e velocemente almeno tanto quanto gli abitanti del posto di arrivo. 


Un articolo, pubblicato sul Bollettino di politica sanitaria Euro Observer, punta il dito sulla scarsa attenzione dell’Europa nei confronti delle politiche sanitarie rivolte agli immigrati, una distrazione che oggi viene considerata inaccettabile sia dal punto di vista delle prospettive di integrazione europea, sia da quello dei diritti umani. I problemi metodologici connessi allo studio della salute degli immigrati non sono pochi: se il ruolo dell’immigrazione nella diffusione delle epidemie è stato a lungo oggetto di interesse per la salute pubblica, relativamente poco si sa della salute degli stranieri, una volta che si stabiliscono nei Paesi ospitanti e interagiscono con il sistema sanitario locale. Questo è vero soprattutto per l’Europa, dal momento che a differenza degli Stati Uniti e dell’Australia, la maggior parte dei Paesi membri (con le eccezioni di Regno Unito, Svezia e Olanda) non raccoglie con alcuna sistematicità i dati sanitari sullo stato di salute degli immigrati o sul gruppo etnico di appartenenza.

La revisione sistematica della letteratura scientifica evidenzia che gli immigrati non lamentano condizioni di salute necessariamente peggiori rispetto a quelle degli indigeni, ma che, piuttosto, tendono a manifestare un profilo diverso dalla popolazione locale rispetto ai fattori di rischio. Numerosi studi hanno rilevato che per quanto riguarda le cosiddette malattie del benessere gli immigrati manifestano tassi di mortalità inferiori rispetto alla popolazione generale. Tuttavia, sembra che questo effetto si perda con il passare del tempo, e che le nuove generazioni finiscano per apprendere dalla popolazione ospitante uno stile di vita meno salutare. Lo svantaggio degli immigrati è invece palese se si considerano altre cause di mortalità e morbilità, come le malattie trasmissibili, gli incidenti, gli infortuni e le violenze. In particolare, le donne immigrate sono soggette a un forte rischio di esclusione sociale in materia di salute sessuale e riproduttiva.

La mancanza di conoscenza
I dati sull’utilizzo dei servizi sanitari da parte degli immigrati sono piuttosto scarsi, ma le ricerche suggeriscono che gli stranieri incontrano numerosi ostacoli nell’accedere alle cure sanitarie. Ciò avviene in special modo per i programmi di prevenzione, come per esempio lo screening e la vaccinazione. Usufruire di cure sanitarie adeguate è un serio problema per le barriere giuridiche che incontra chi richiedono la cittadinanza, ma anche, e soprattutto, per gli immigrati senza documenti, ai quali in molti Paesi non è concessa parità di trattamento.
Gli ostacoli culturali non sono meno rilevanti: la gestione del momento assistenziale può essere critica in ragione delle differenze linguistiche, mentre per alcune donne immigrate è la mancanza di medici di sesso femminile a determinare il mancato accesso alle cure sanitarie. L’antropologia medica ha dimostrato che le categorie e i concetti utilizzati dagli immigrati per spiegare i propri problemi di salute differiscono significativamente da quelli di matrice occidentale.

L’analisi condotta da Euro Observer rivela lo scarso impegno profuso dall’Europa nel processo di semplificazione, sviluppo e trasferimento di conoscenze delle politiche sanitarie rivolte agli immigrati. Il documento auspica un’immediata risoluzione dei problemi metodologici accennati con l’aumento dei fondi per lo sviluppo di tecniche di ricerca, la collaborazione a livello europeo tra i centri di ricerca nazionali e una maggiore inclusione dei dati sull’immigrazione nelle indagini sanitarie di rilievo nazionale e internazionale.

La situazione dell’Italia
L’approccio adottato da ogni Paese nella gestione delle politiche sulla salute degli immigrati dipende prima di tutto dalla tipologia di immigrazione che interessa il territorio considerato e, in secondo luogo, dal suo livello di benessere globale. Le politiche sanitarie italiane rivolte agli immigrati sono, secondo Euro Observer, relativamente sviluppate, anche se gli autori nutrono dubbi sul buon esito dei piani attuati dal Governo italiano. Questo scetticismo viene imputato alla natura sempre più decentralizzata del sistema sanitario italiano e al fatto che la responsabilità della somministrazione di servizi e della fornitura di Livelli essenziali di assistenza ricada esclusivamente sulle Regioni.

In Italia le politiche di sanità pubblica connesse alla salute degli immigrati risalgono agli anni Novanta. La necessità di un accesso uniforme degli immigrati all’assistenza medica e sanitaria e l’estensione agli stranieri delle stesse vaccinazioni a cui era sottoposta la popolazione italiana vengono sancite con il Piano sanitario nazionale del triennio 1998-2000. Nella pianificazione sanitaria nazionale in vigore è invece il contenimento dei divari strutturali e qualitativi esistenti tra i servizi di assistenza sanitaria delle diverse Regioni italiane a rappresentare un’assoluta priorità.

Come i cittadini italiani, anche gli immigrati regolari hanno accesso ai servizi forniti dal Servizio sanitario nazionale (Ssn), qualunque sia la loro condizione economica. Gli irregolari possono recarsi a centri di assistenza medica speciali del Ssn, a condizione che vengano identificati e certificati come “stranieri temporaneamente presenti”. Secondo la legge italiana, gli stranieri privi di documenti di identità hanno facoltà di accedere ai servizi sanitari senza temere di essere denunciati alle autorità. Con la certificazione di nome, data di nascita e nazionalità gli immigrati ricevono un numero di identificazione e un codice fiscale, grazie ai quali dispongono del diritto all’assistenza medica di base, al ricovero e al trattamento ambulatoriale.
Qualche confronto: Spagna e Paesi Bassi
Come la maggior parte dei Paesi europei, Italia compresa, anche la Spagna non dispone di sufficienti informazioni sullo stato di salute e sull’utilizzo dei servizi sanitari da parte degli immigrati. A differenza dell’Italia, però, ha avviato solo di recente politiche volte a promuovere la coesione sociale attraverso interventi basati sull’equità nelle opportunità, così come nei diritti e nei doveri.
Alcune autorità locali e regionali hanno messo a punto strumenti di rilevazione dello stato di salute e delle condizioni di accesso ai servizi assistenziali degli immigrati. Ne è un esempio il rapporto compilato nel 2005 dalla città di Madrid. Il documento ha evidenziato che gli immigrati della capitale percepiscono la propria salute e la propria qualità di vita come buona o molto buona, con percentuali più elevate di quelle dei nativi spagnoli (rispettivamente 84,8% e 75,8%). Gli immigrati sembrano soffrire molto meno del resto della popolazione di condizioni croniche (34% contro il 56%), ma fanno registrare una maggiore prevalenza di disturbi mentali rispetto agli altri residenti.

A differenza del resto dell’Unione Europea, i Paesi Bassi sono uno dei Paesi, insieme a Svezia e Regno Unito, che raccolgono con sistematicità i dati sanitari sullo stato di salute degli immigrati, sul gruppo etnico di appartenenza e sull’accesso ai servizi sanitari. Dagli studi condotti nel Paese emerge che il sistema sanitario olandese è in linea generale accessibile, ma che persiste un suo diffuso sottoutilizzo da parte di alcuni gruppi e relativamente a specifici servizi sanitari. La rinnovata strategia di assistenza interculturale, più attenta ai problemi delle numerose minoranze etniche presenti sul territorio e più sensibile alle diverse esigenze degli immigrati di prima e seconda generazione, delineata nel 2000 dal ministero della Salute olandese, cerca di venire incontro alle criticità emergenti nel Paese.

Scarica l’articolo di Euro Observer (pdf 252 Kb, in inglese).

Salute migranti

EpiCentro
migranti e salute   , link
Ultimi aggiornamenti
(3 settembre 2015) Azioni intersettoriali per la salute dei migranti: la newsletter Phame
L’8% della popolazione della regione europea dell’Oms è costituita da migranti, che sono stimati essere circa 73 milioni. La mobilità delle persone comporta un aumento delle diversità all’interno delle società che richiede ai sistemi sanitari una maggiore flessibilità e la capacità di adattarsi ai diversi bisogni e profili di salute. Il fenomeno migratorio pone dunque implicazioni di breve, medio e lungo termine, che coinvolgono tutti i 53 Paesi della Regione e che devono essere affrontate con un dialogo interregionale, intersettoriale e coordinato. Sono alcuni degli aspetti sottolineati dall’articolo introduttivo “Intersectoral action for migrant health” pubblicato nel numero di luglio 2015 della newsletter del progetto europeo Phame (Public Health Aspects of Migration in Europe). Il progetto coinvolge gli Stati membri al fine di rafforzare tutti gli aspetti relativi alla salute delle popolazioni migranti. Per maggiori informazioni consulta l’articolo “Intersectoral action for migrant health”, ilnumero completo della newsletter di luglio 2015 e la pagina dedicata alla newsletter Phame.

(30 luglio 2015) Malattie infettive e migranti: i materiali del workshop di maggio 2015
Si è parlato di pratiche di screening per le malattie infettive tra i migranti e di strategie e coperture per le malattie prevenibili da vaccino nella due giorni che, il 28 e 29 maggio 2015, ha visto partecipare esperti da oltre 20 Paesi della regione del Mediterraneo e del Mar Nero. Il workshop “Screening practices for infectious diseases among newly arrived migrants” e “Vaccine Preventable Disease (VPD): strategies and coverage” è, infatti, stato occasione per presentare i risultati preliminari dell’indagine atta ad identificare i programmi di screening attualmente in corso, e loro relative procedure, condotta dal Cnesps dell’Iss nell’ambito delle iniziative di monitoraggio della salute delle popolazioni migranti, supportate dall’Ecdc dal Ministero della Salute italiano. L’indagine ha coinvolto in una prima fase i paesi dell’Ue/Eea ed in una seconda i paesi non-UE del Mediterraneo e del Mar Nero che fanno parte del Network di paesi istituito col Progetto EpiSouth. Leggi l’approfondimento.

(28 maggio 2015) Malattie croniche e migranti in Italia: il rapporto e il convegno
Si è svolto a Venezia, il 18 maggio 2015, il convegno “Malattie croniche e migranti in Italia”. L’evento – organizzato dall’Oms Europa, e il Centro nazionale di epidemiologia sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) dell’Iss – è stata occasione per presentare il rapporto “Malattie croniche e migranti in Italia. Rapporto sui comportamenti a rischio, prevenzione e diseguaglianze di salute” (pdf 2,2 Mb), pensato per stimolare un dibattito italiano ed europeo sulla salute dei migranti, partendo dai dati del sistemi di sorveglianza Passi sui fattori di rischio. L’importanza del convegno non è stata tanto nella qualità dei discussant e della platea (molti gli operatori della sanità pubblica, i ricercatori e gli studiosi del mondo dell’immigrazione che hanno partecipato) quanto dagli importanti messaggi lanciati dai diversi relatori e condivisi durante la giornata. Stefano Campostrini (Università Ca’ Foscari, Venezia) racconta la giornata.

(5 febbraio 2015) In agenda: il convegno dell’Italian National Focal Point – Infectious Diseases and Migrant
Aprire un dibattito sulla stretta interazione tra gli aspetti economici, politici e socio-culturali e la necessità di garantire a tutti gli individui il diritto alla salute, in un momento storico nel quale agenti patogeni nuovi, o che si pensava fossero stati sconfitti minacciano la salute del singolo e della comunità di appartenenza. Questo l’obiettivo alla base del XIII convegno dell’Italian National Focal Point – Infectious Diseases and Migrant (Network nazionale di esperti sulla salute delle popolazioni migranti, coordinato dall’Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione - Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate - Istituto Superiore di Sanità) dal titolo “Salute e migrazione: nuovi scenari internazionali e nazionali”, in programma a Roma il prossimo 17 febbraio. Per iscriversi all’evento, organizzato dall’Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione, c’è tempo fino al 12 febbraio. Per maggiori informazioni visita la pagina dedicata sul sito uniticontrolaids.it.

martedì 8 settembre 2015

Cacciano gli immigrati ma rischiano l’estinzione

West - Quotidiano sulle politiche sociali


di Nicola Dotto - 08.09.2015
Mentre si arrovellano su come cacciare gli immigrati, i Balcani rischiano l’estinzioneA l punto da diventare vere e proprie terre di nessuno. In primis la Bulgaria che nei prossimi 35 anni andrà incontro a un crollo demografico del 30%, rappresentando un record negativo a livello mondiale. Con oltretutto quasi la metà della stessa popolazione che vivrà sotto alla soglia del livello di povertà. Subito a seguire nella classifica la Romania con una contrazione demografica stimata del 22%, e in ordine sparso Croazia, Serbia, Bosnia, Moldavia, Ungheria…Sono i numeri dell’ultimo rapporto ONU “World PopulationProspect”. Che, per il prossimo futuro, indica l’India, dove vivono attualmente 1 miliardo e 31 milioni di abitanti, come il Paese destinato a strappare il primo posto alla Cina per numero di abitanti.

Germania: con i siriani accoglienza o selezione? da WIRED italia

orso castano: articolo non del tutto convincente . la GERMANIA ha in passato accolto moltissimi turchi ed investito marchi su marchi per la loro integrazione, sempre la GERMANIA non avrebbe potuto permettersi treni blindati che riportavano indietro migranti respinti perche' non aventi diritto in quanto provenienti da aree geografiche dove predomina sulla guerra una grade poverta'. La sua immagine e credibilita' ne avrebbe risentito in modo tragico riportando alla mente la ferocia nazista. La scelta tedesca puo' presentare aspetti di perplessita' nel selezionare tra i migranti "i migliori". L'Italia , senza dubbio , ha mostrato piu' apertura solidale e piu' liberalita' (piu' disponibilita' ad un melpot di tipo americano -- almeno in teoria--) ma , purtroppo, cosa dannatamente italiana, questa italica disponibilita' e' viziata dalla presenza (per fortuna limitata anche se certo non di piccolo cabotaggio) corruzione, e dagli interessi materiali. La cultura mafiosa , machiavellica , guicciardiniana , fa , purtroppo, parte integrante della nostra cultura. 


da  Risultati immagini per wired

.............Merkel, sospendendo il trattato di Dublino e dunque accettando di farsi carico di tutte le richieste di asilo che arriveranno da persone che fuggono da quel dilaniato territorio senza controllare come siano giunte ai confini federali, ha fatto una scelta allo stesso tempo politica e di prospettiva. C’è poco di esteri e di cooperazione europea e molto di equilibri interni in quelle decisioni. Riguardano non solo una tradizione consolidatissima di accoglienza e un’integrazione vera – turchi e italiani ne sanno qualcosa, difficoltà e sacrifici inclusi – ma anche e soprattutto la bilancia demografica del Paese (nel 2012 erano a 1,38 figli per donna, sotto all’1,40 dell’Italia e all’1,41 del Giappone), le necessità occupazionali e, probabilmente, anche una mossa di “incanalamento del flusso”, se così si può dire senza mancare di rispetto verso nessuno.
La scelta di aprire a tutti i siriani che vorranno cercare rifugio in Germania catapulta infatti il Paese in una posizione di leadershipanche nell’unico fronte sul quale, nei mesi scorsi, sembrava non esserlo (basti pensare al procurato naufragio dell’identica proposta avanzata da Jean-Claude Juncker anche sulla spinta dell’Italia). Pure in virtù dell’impeccabile organizzazione sfoderata in queste ore, da Monaco a Dortmund, sottolineata per esempio da Tonia Mastrobuoni sulla Stampa.
Ma non è forse facile fare accoglienza in questo modo,scegliendosi i rifugiati da accogliere e pretendendo poi di dare lezioni ai vicini che non svolgerebbero a dovere il loro compito? È doloroso ammetterlo e, di conseguenza, spietato incrinare il sentimento di genuino entusiasmo e affetto con cui nel corso del fine settimana abbiamo assistito all’arrivo di migliaia di persone in cammino da mesi specialmente a Monaco. Ma i siriani interessano alla Germania semplicemente perché, con metà della popolazione in fuga, si tratta spesso di individui della classe mediameglio istruiti e dunque più utili in termini di esigenze lavorative di quanto possano esserlo coloro che con essi hanno condiviso il lungo cammino.
Dopo alcuni mesi di riflessioni e incertezze, il ragionamento dalla Cancelleria federale sembra più che altro essere stato un altro. Non certo la convergenza sulla proposta dei Paesi mediterranei, che infatti continua a zoppicare nonostante la retromarcia tedesca: “Se proprio dobbiamo sbloccare un sistema di quote, facciamo il primo passo, poniamoci alla guida e scegliamoci chi vogliamo accogliere”. Dieter Zetsche, il capo del colosso automobilistico Daimler, ha per esempio candidamente ricordato che le persone che arrivano in queste ore dal Medio Oriente “sono giovani, ben istruiti e molto motivati: esattamente ciò di cui abbiamo bisogno”. Più che un’accoglienza indiscriminata e umanitaria, a me ricordano i torni di una selezione aziendale su scala internazionale.

domenica 6 settembre 2015

I migranti : ultimo anello di una catena di errori dal Sole24ore, del 27/08/2015


orso castano : articolo breve , veloce , ma anche se poco articolato (necessariamente rispetto all'obiettivo) esprime un angolo di visione pochissimo discusso ed approfondito, purtroppo. Ma potrebbe essere l'unica angolatura che consentirebbe , non di risolvere il problema migrazioni, che e' strutturale, ma almeno di iniziare a capire cosa  fare per governarlo.

La rotta balcanica è balzata in prima pagina solo di recente ma è da oltre un anno che questa tratta, come quella africana con il suo terminale in Libia, viene battuta in maniera importante.
Ma se è complicato risolvere le guerre in corso, l’aspetto più inquietante è l’assenza di un governo europeo. L’Europa non ha imparato dal passato recente - basti pensare alle guerre balcaniche - e neppure da quello remoto: alla fine della seconda guerra mondiale in Europa si aggiravano circa 40 milioni di profughi, molti dei quali non tornarono mai più alle loro case. Soltanto la Germania ne aveva 17 milioni. Forse non è casuale che Berlino, con un gesto senza precedenti, abbia aperto automaticamente le porte ai siriani.
La Siria è un caso emblematico. Il conflitto cominciato nel 2011 si è trasformato quasi subito in una guerra per procura tra gli Stati della regione. L’Occidente ha incoraggiato l’afflusso dei combattenti stranieri dalla frontiera turca condividendo l’obiettivo degli alleati arabi sunniti - Turchia, Arabia Saudita, Qatar - di abbattere Bashar Assad, per poi pentirsi tardivamente di fronte all’ascesa barbarica del Califfato. Quindi c’è poco da fare gli ipocriti se i jihadisti tornano a seminare il terrore in Europa: la destabilizzazione anti-Assad si è risolta in un boomerang, come già accadde con i mujaheddin lanciati contro l’Armata Rossa in Afghanistan. Aggiungiamo che in Iraq l’avanzata dell’Isis ha generato oltre 200mila profughi, cristiani e yezidi, soltanto nel Kurdistan iracheno. Non lamentiamoci se i cristiani spariscono dal Medio Oriente: dove mai dovrebbero tornare? Ora ci sono 2 milioni di rifugiati siriani in Turchia, un milione in Libano - che ha già i suoi problemi di stabilità - oltre 900mila in Giordania.
Anche la generosa accoglienza di Ankara - così generosa che la stessa Unhcr se ne chiedeva da tempo le ragioni - è stata funzionale all’abbattimento di Assad e dei suoi alleati. Ma con lo sdoganamento dell’Iran lo scenario è cambiato e la Turchia, soddisfatta l’esigenza di colpire i curdi del Pkk, si sta adattando a un possibile negoziato con Usa, Europa, Russia, Iran, Arabia Saudita, per la spartizione del Levante in sfere di influenza. I rifugiati non servono più, anzi sono diventati ingombranti e infatti è cominciato l’esodo siriano verso le coste greche e i Balcani.
E dopo tante manovre per sbalzare di sella Assad, costate 260mila morti e milioni di profughi, sembra che gli americani siano giunti alla conclusione che la via per stabilizzare la Siria, mettendo un freno all’espansione dei jihadisti, sarebbe lasciare il regime che ha governato il Paese per decenni: sconcertante.
Tra errori di valutazione, ambiguità , contraddizioni, cambiamenti repentini di linea, i governanti europei devono spiegare che affrontano un’emergenza di cui i migranti sono l’ultimo anello di una catena di clamorosi errori politici. 
(2015-) Streaming Serie TV 

"L’umanità sta soffrendo per il più grande esodo della sua storia. Milioni di persone hanno viaggiato indietro nel tempo, fuggendo da un disastro globale. Tutti coloro che sono tornati indietro per salvare se stessi, devono rispettare due regole fondamentali: non si può parlare del futuro, e non ci si può relazionare con le proprie famiglie. Uno dei viaggiatori del tempo ha una missione ben precisa: evitare il proprio omicidio."


Una carta di Laura Canali
Limes................Si arriva al paradosso che organizzazioni umanitarie di tutti i livelli, dalla più grande e internazionale alla più piccola e locale, devono infrangere le leggi per garantire, per quanto possibile, aiuto ai migranti. Alla struttura “tradizionale” della gestione delle emergenze e di più ampi aiuti umanitari – una struttura ormai stabilizzata nei suoi problemi e nelle sue soluzioni – si aggiunge questo nuovo aspetto che pone una sfida completamente nuova sia dal punto di vista della logistica, che richiede nuovi approcci e una certa creatività – che dal punto di vista etico. Se per avere informazioni è necessaria la costruzione di un network del tutto nuovo, immerso fin quasi alla gola nell’informale, per aiutare le persone in cammino ci vuole un mix fra abilità/scaltrezza operativa e creatività. Allo studio, ad esempio, c’è un numero telefonico unico e una app che permettano di trasmettere nel più breve tempo possibile le coordinate di chi è in viaggio. Ma la vera nuova tecnologia dell’aiuto umanitario non è digitale: è un “kit di transito” il più possibile leggero che contiene beni primari di vitale importanza e di sopravvivenza. È configurato in ordine a questo scopo, in base alle rotte che il migrante deve affrontare, e deve adattarsi di volta in volta alle esigenze del passaggio in un particolare ambiente, in un particolare momento dell’anno, in una particolare fase politica. È uno zainetto sempre più leggero, immaginato come “salvavita in cammino”. È anonimo, per eludere i controlli di chi, individuata l’organizzazione che lo fornisce, potrebbe impedire a questa di operare, espellerla dal paese, farle terra bruciata intorno, accusarla di “ingerenza umanitaria”. Contiene sempre prodotti per l’igiene personale con particolare attenzione agli inverni gelidi – i materiali liquidi si congelerebbero. Se per attraversare le foreste serbe d’inverno, dove la temperatura può scendere fino a meno 20 gradi, sono necessari un pasto caldo, un fuoco e una coperta isotermica, per affrontare l’estate greca, durante la quale i migranti transitano sulle isole prima di raggiungere i confini macedoni, i bisogni cambiano radicalmente: cibi e bevande energetiche, un sacco a pelo. Altra costante dello zainetto, essendo necessità primaria, è la presenza al suo interno di materiale informativo. Nei kit la geografia entra nella forma di una mappa, la politica nella forma di depliant informativi di tipo legale, medico, logistico (soprattutto relativo alle possibilità di trasporto). Uno zainetto pesa dai 500 grammi ai 2 chili. Individuare i tempi e i luoghi della sua distribuzione è uno dei rebus da sciogliere: “Se quell’uomo o quella donna o quel bambino non esistono, come fai a salvavargli la vita dandogli un kit di sopravvivenza?”. Qui ritorna l’importanza del network. Le distribuzioni possono avere logistiche e problematiche differenti in zone diverse di uno solo paese. Ai confini con la Fyrom, per esempio, per poter ricevere le distribuzioni i migranti devono uscire dalle foreste nelle quali si nascondono per sfuggire alla polizia greca. Le distribuzioni sono il più possibile “rapide, in assetto mobile, per non compromettere la sicurezza dei migranti”. Al contrario, nel contesto estivo del turistico Dodecanneso, “le autorità ti pregheranno di distribuire e fornire assistenza ai migranti per non generare un disordine che sarebbe evidente anche ai villeggianti”.Lo zainetto è uno strumento povero, come il migrante. Ma può poco o nulla per risolvere l’altro grande problema della persona in viaggio: la salute mentale. Durante il cammino il migrante può perdersi, perdere l’obiettivo che lo ha spinto a partire o a fuggire. Può passare settimane, mesi, anni in stato di estrema prostrazione, subire detenzioni e torture. La salute mentale viene indicata come priorità dalla mia fonte, ma è qualcosa che “in viaggio” è davvero difficile curare. All’arrivo deve essere valutata attentamente.I migranti non sono tutti uguali, anzi. Uno degli elementi che li differenzia è la “velocità di migrazione”. I percorsi migratori implicano in base al budget di ognuno e alle occasioni, alla fortuna, all’accesso alle informazioni, ai legami con altre persone che hanno fatto la stessa cosa o a familiari sparsi nel mondo, una “velocità” o “lentezza” che determina la loro vulnerabilità fisica e mentale. Ciò fa di loro degli “esperimenti”, delle “vite”, delle “persone” che non hanno identità classiche, come la nazionalità.Il 7 maggio 2015 è andata in onda in simultanea su quattro canali televisivi la prima puntata di una serie di fantascienza prodotta da BBC Worldwide e Altremedia dal titolo Refugiados. Il mondo si sveglia un giorno e si trova davanti la più grande emergenza della storia: dal nulla si materializzano 3 miliardi di rifugiati. La tensione narrativa dell’intera puntata è tutta giocata sul fattore “caos” generato dall’invasione. Nella storia, subito drammatica, i rifugiati invadono un mondo ricco e tranquillo; non parlano, hanno paura, destabilizzano l’equilibrio di comunità piccole e grandi.Le reazioni sono quelle che vediamo sempre più rappresentate nei media: c’è chi si mette ad aiutare, chi cerca di rimanere lontano dall’evento, chi pensa che si debba reagire con la forza e spazzare via il pericolo usando tutti i mezzi necessari. L’invasione avviene tutta d’un colpo, da un giorno all’altro, e i “normali cittadini” non possono che adeguarsi. Scopriamo la provenienza dei rifugiati alle prime battute. In una fattoria immersa nei boschi uno dei protagonisti – uno dei rifugiati – chiede aiuto a una famiglia composta da madre, padre e figlia. Alla domanda “chi sei?”, risponde: “Io non sono l’unico, siamo dovuti scappare per sopravvivere. Veniamo dal futuro”.In un certo senso i migranti che arrivano oggi in Europa vengono dal futuro. Sono persone sulle quali si concentrano tutte le contraddizioni di un mondo che viaggia a velocità diverse. Sono vera, tangibile avvisaglia di un mondo globalizzato che è cambiato molto più velocemente e molto più in profondità di quanto non siano cambiate le istituzioni nazionali e internazionali che dovrebbero governarlo. E che si manifesta, per questo, in forme disordinate e imprevedibili.

venerdì 4 settembre 2015

la teoria del tutto ed il tempo esistenziale

Pubblicato il 09 gen 2015 su you tube      https://youtu.be/wyX1B8I3R5cRisultati immagini per l'illusione del tempo
Questo appassionante documentario  ci accompagnerà con mano alla scoperta della vera natura della quarta dimensione, il "tempo", abbastanza diversa da come tutti siamo abituati a concepirla.
un commento: 
Perdete tempo, il tempo non esiste. Esiste solo spazio pieno di materia in movimento . Velocita della luce, tempo, spazio-tempo sono solo ilusioni.

Ma questa teoria del tempo , di Eistein, contrasta con la nostra percezione del tempo , vissuto, percezione ben rappresentata dall'artista Florencia Martinez ........: di Ivan Quaroni 
L’artista argentina le riassume così: “Non è vero che siamo felici, non è vero che la bellezza è immutabile, è invece vero noi corriamo contro il tempo e che tutto ha una scadenza”... Dorian Gray è l’ideale dell’uomo contemporaneo, per il quale contano solo la bellezza e l’emozione subitanea, il capriccio e la sua immediata soddisfazione. Dorian Gray è il paradigma ante litteram del consumatore compulsivo. Quello che il sociologo inglese Zygmunt Bauman ha definito l’uomo che sceglie, l’individuo che prende continuamente decisioni in merito ai suoi consumi poiché le sue scelte non sono mai definitive. L’homo eligens di Bauman non è l’uomo che ha scelto, ma quello che, appunto, sceglie...... l’homo eligens continua a nutrire l’illusione di poter ingannare il tempo e, con esso, la morte.
Il pregiudizio maschile, inverato dalla logica pubblicitaria, insegue l’ideale di una donna eternamente giovane e avvenente, sensuale e condiscendente. A causa di questo stereotipo la donna reale, quella in carne ed ossa, subisce una sorta di ansia di prestazione estetica, il cui destino è quello di aggravarsi con il trascorrere del tempo e la comparsa delle prime rughe, quelle che la pubblicità, con diabolica astuzia ha ribattezzato col termine diinestetitismi. .......…Il Pasto Nudo, titolo mutuato dall’omonimo romanzo di William S. Burroughs, diventa allora il simbolo di un martirio, di un rito sacrificale in cui è immolato sull’altare l’ideale di una beauté incorruttibile e sempiterna. Non si tratta qui di negare l’importanza della bellezza, ma piuttosto di sottolinearne il potere destabilizzante nei confronti dell’uomo, che non nell’impossibilità di possederla, la offende o la occulta........"

segnalo ora un film e la sua colonna sonora: e' la biografia del Premio nobel per la fisica del fisico Stephen Hawkins
 clicca sul link ,     https://youtu.be/q1s0egP7YxM    si dovrebbe vedere il film.

da you tube........ In particolare, l'uomo (hwkins) persegue l'obiettivo scientifico di spiegare il mondo, arrivando ad elaborare la formula matematica che dia un senso complessivo a tutte le forze dell'universo: quella "teoria del tutto" che dà il titolo al film. La teoria del tutto (il film) però non si concentra sull'aspetto accademico o intellettuale della vita di Hawking ma privilegia l'aspetto personale e l'evoluzione parallela di due forze dell'universo: l'amore per la moglie e i figli, e la malattia, quel disturbo neurologico che porterà al graduale decadimento dei muscoli dello scienziato e lo confinerà su una sedia a rotelle. La contrapposizione di vettori riguarda anche le convinzioni ideologiche di Stephen e Jane: lui crede solo alle verità dimostrabili, lei nutre una profonda fede in Dio.
James Marsh, regista,  premio Oscar......... sceglie una narrazione molto convenzionale per raccontare una storia eccezionale. .......

Petitgand : orrore infinito

https://youtu.be/17fk_ShY1Ao

https://youtu.be/rhUHCm4tdsc

https://youtu.be/etvj6MfMXWs?list=PLZ9mq5CPvkRcU8lcumRrRhuKgzZcJL1vC


mercoledì 2 settembre 2015

intervista a wim wenders su "il sale della terra"




La mia "Road Movie Trilogy", composta da Alice nelle cittàFalso movimento e Nel corso del tempo, risale a una quarantina di anni fa, e all'epoca il film era l'unico mezzo per realizzarle. Non esisteva neppure lo strumento del video, né per girarli né per distribuirli. Ma oggi è cambiato tutto, completamente.

Le sfide sono altre.
L'intero processo produttivo si è modificato. Il panorama è diverso, anche dal punto di vista degli stimoli visivi e ambientali. Il numero dei film che escono è aumentato più che mai. I video musicali, la pubblicità e le piattaforme Internet hanno trasformato regole e linguaggi.

Oggi un film come Il cielo sopra Berlino passerebbe inosservato, restando sugli schermi solo qualche settimana per poi essere sostituito in fretta da altro. Sia chiaro che non mi sto lamentando, anzi. Per me è stato un grande privilegio aver potuto lavorare come regista in un periodo tanto dinamico per l'arte, il linguaggio e l'organizzazione produttiva.
E' così entusiasmante quel che faccio! Durante la mia carriera ho potuto lavorare con attori e tecnici che avevano cominciato a essere operativi nell'era del cinema muto, e ora mi capita di lavorare con ragazzi che non hanno mai toccato una pellicola. Le possibilità si ampliano e gli strumenti progrediscono sempre più velocemente, sia nell'ambito della fiction sia in quello del documentario.

Buena Vista Social Club è stato il primo documentario musicale mai realizzato in digitale, e Pina è stato il primo documentario girato in 3D. Fino alla fine del mondo fu il primo film a usare il digitale-Hd, cioè una tecnologia che in pratica all'epoca non esisteva affatto, tanto che per realizzare le sequenze del sogno dovemmo trasferirci per tre mesi negli studi NHK di Tokyo, dove si trovava l'unico prototipo esistente al mondo capace di ottenere l'editing in alta definizione.

Oggi qualsiasi ragazzino di talento, munito di computer, potrebbe arrivare al medesimo risultato. Ma fummo noi, per primi, a intravedere lo sviluppo digitale delle immagini, e in fondo era proprio questo il tema del film: provare a indicare l'orientamento della nostra cultura visiva, tentare di capire dove ci stava portando.

Ecco perché mi emoziona molto sapere che La Repubblica ha scelto proprio Il sale della terra per inaugurare la sua "sala virtuale". C'è forse qualcosa di più interessante del mischiare il nuovo e il classico? E Sebastião Salgado, non è forse già diventato un classico? Salgado è il fotografo più perfezionista che io abbia mai conosciuto. Pochi, oggi, lavorano come lui. Tanti fotografi arrivano in un posto, scattano qualche foto e se ne vanno. Invece Sebastião s'immerge totalmente nelle situazioni che ritrae. Vi passa il suo tempo, vive insieme alle persone, stabilisce rapporti di amicizia, condivide le loro vite quanto più gli è possibile e in modo assolutamente empatico. Dedica il suo lavoro a queste persone e dà loro una voce.

Io credo che Sebastião, a tutti gli esseri umani che sono stati davanti alla sua macchina fotografica, abbia saputo restituire la dignità che spesso erano stati costretti a perdere a causa delle guerre, delle carestie e di tutte le atrocità di cui lo stesso Salgado è stato testimone. Mi tolgo il cappello di fronte a quest'uomo. Anzi, meglio: è il mio film a farlo.
(testo raccolto da Leonetta Bentivoglio)

musica : hans zimmer play list

orso castano : il successo e l 'assegnazione di eventuali premi ad un film , oltre che dagli investimenti che vengono fatti e che condizionano la spettacolarita' del film, alla  fine e' data dalnumero degli spettatori che lo vanno a vedere e che ne danno un giudizio positivo. Da questo punto di vista , senza voler entrare nelle dinamiche psicologiche che coinvolgono lo spettatore, la colonna sonora di un film di successo e' molto importante. Queste colonne sonore , insieme alla trama e , naturalmente, alle capacita' di recitazione degli attori , per molti versi fanno parte della musica che accompagna il percorso del nostro tempo. La tipologia, il timbro, la melodia di questa musica sono simbolicamente significativi e fanno parte della cultura dei tempi che viviamo.

https://youtu.be/zKuZ_3XjbA0?list=PL88924304E85A66C6
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musica : tan dan

https://youtu.be/HCkbfapn-I4Risultati immagini per cina: paesaggiRisultati immagini per cina: paesaggiRisultati immagini per cina: paesaggiRisultati immagini per cina: paesaggiRisultati immagini per cina: paesaggiRisultati immagini per memorie di una geisha