mercoledì 7 ottobre 2009

Il re e' nudo ? non ancora , ma lo stanno spogliando, siamo alle mutande !!!

da ANSA del 7/10/09 ore 19

IN PRIMO PIANO

'Lodo Alfano illegittimo' il Premier, vado avanti

Berlusconi:'La Corte e' di sinistra'. Bossi: non ci piegano, se salta federalismo faremo guerra

Consulta, Lodo Alfano illegittimoConsulta, Lodo Alfano illegittimo
-- POLITICA --

La Corte a maggioranza: serviva una legge costituzionale. Franceschini: ristabilito principio d'uguaglianza. Bersani: si vada a sentenza. Di Pietro: Berlusconi si dimetta

Il Lodo Alfano :

DISEGNO DI LEGGE

___

ART. 1.

1. Salvi i casi previsti dagli articoli 90

e 96 della Costituzione, i processi penali

nei confronti dei soggetti che rivestono la

qualità di Presidente della Repubblica, di

Presidente del Senato della Repubblica, di

Presidente della Camera dei deputati e di

Presidente del Consiglio dei ministri sono

sospesi dalla data di assunzione e fino alla

cessazione della carica o della funzione.

La sospensione si applica anche ai processi

penali per fatti antecedenti l’assunzione

della carica o della funzione.

2. L’imputato o il suo difensore munito

di procura speciale può rinunciare in ogni

momento alla sospensione.

3. La sospensione non impedisce al

giudice, ove ne ricorrano i presupposti, di

provvedere, ai sensi degli articoli 392 e 467del codice di procedura penale, per l’assunzione

delle prove non rinviabili.

4. Si applicano le disposizioni dell’articolo

159 del codice penale.

5. La sospensione opera per l’intera

durata della carica o della funzione e non

è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina

nel corso della stessa legislatura.

6. Nel caso di sospensione, non si

applica la disposizione dell’articolo 75,

comma 3, del codice di procedura penale.

Quando la parte civile trasferisce l’azione

in sede civile, i termini per comparire, di

cui all’articolo 163-bis del codice di procedura

civile, sono ridotti alla metà, e il

giudice fissa l’ordine di trattazione delle

cause dando precedenza al processo relativo

all’azione trasferita.

7. Le disposizioni di cui al presente

articolo si applicano anche ai processi

penali in corso, in ogni fase, stato o grado,

alla data di entrata in vigore della presente

legge.

8. La presente legge entra in vigore il

giorno successivo a quello della sua pubblicazione

nella Gazzetta Ufficiale.

orso castano: era ora , stiamo a vedere cosa fara questa sinistra e sopratutto il PD.

Mercedes Sosa , argentina , musica popolare

Cantando ao sol como a cigarra, depois de um ano sob a terra, como um sobrevivente que volta da guerra. Na voz da Mercedes Sosa, essas palavras ganham mais força, um ensinamento para todos nós!

martedì 6 ottobre 2009

la semantica ed Il futuro di Google e Bing: tecnologie che entrano nel cuore della lingua e della cultura

da Noo'va , Sole24ore,. del 27/sett09 , DI MARCO VARONE Fra gli addetti ai lavori, ha fatto scalpore la recente dichiarazione dell'amministratore delegato di Googe, Eric Schmidt, che rappresenta un significativo cambio di direzione per il colosso di Mountain View: dopo avere sostenuto per anni che la tecnologia a keyword era più che sufficiente per ottenere i risultati migliori, Schimdt ha affermato che devono passare dalle parole al significato, per capire meglio cosa chiedono gli utenti e quale sia il contenuto dei documenti indicizzati. Da un certo punto di vista, non si tratta di nulla di nuovo perché ormai da tempo è in atto, sull'onda lunga del "semantic web", una qualche integrazione di tecnologie semantiche (cioè in grado di capire il significato) all'interno dei motori di ricerca: Microsoft, al momento del lancio di Bing, ha indicato che utilizzava elementi semantici (anche se, per ora, non è molto chiaro quali e in che modo essi diano un vantaggio nelle normali ricerche). Il fatto però che lo dichiari il leader assoluto di mercato costituisce una legittimazione e uno spartiacque fra prima e dopo: si apre ufficialmente l'era della semantica diffusa applicata al web. I motori di ricerca per internet ne hanno fatta di strada in questi anni, dai primi successi di Altavista e Lycos fino allo strapotere (giustificato dai risultati migliori di tutti gli altri) di Google ma negli ultimi due o tre anni Google stesso ha raggiunto una sorta di "plateau" dove le innovazioni che fanno la differenza sono sempre meno e la concorrenza (Bing in particolare) si avvicina molto più rapidamente che in passato. La tecnologia a keyword (integrata da una serie di elementi statistici come il famoso PageRank) ha avuto l'enorme vantaggio di essere semplice, facilmente applicabile a tante lingue e molto veloce: caratteristiche che erano fondamentali nei primi anni del web (dove investimenti e potenze di calcolo erano molto più ridotti) ma che adesso non sono così più importanti. Applicata al web, ha anche sfruttato il lavoro assolutamente gratuito e volontario di centinaia di milioni di persone che ogni giorno, facendo delle ricerche e cliccando su uno o più risultati, forniscono ai produttori una quantità enorme di informazioni di inestimabile valore per ordinare i risultati delle ricerche in modo ottimale (in un certo senso, questo volontariato è il prezzo che gli utenti pagano per usare servizi che sono gratuiti: invece di soldi, lavoro). Nonostante tutto questo, è ormai tempo che questa tecnologia sia affiancata da qualcosa di nuovo: non bisogna buttare via quanto fatto ma aggiungere tecnologie in grado di migliorare i risultati delle ricerche attualmente problematiche e di rendere più semplice trovare le informazioni desiderate anche alle persone che non sanno come comporre una ricerca ottimizzata. Occorre non avere paura di sporcarsi le mani e buttarsi nel cuore della lingua e della cultura di ogni paese: fino a ora, si è utilizzato un approccio molto "asettico" che non entrava nel merito ma lavorava a livello simbolico. Per comprendere il significato, invece, bisogna scendere al livello sottostante, capire che un testo è un insieme di frasi, concetti, attributi e relazioni che vanno analizzati nel loro insieme per riuscire a cogliere tutti gli aspetti importanti del contenuto e rispondere in maniera puntuale alle ricerche degli utenti. Servono investimenti significativi (ogni lingua è complessa di per sé e diversa dalle altre ed è spesso inscuidibile dalla cultura di un paese), più lavoro manuale e meno automatico e più potenza di calcolo rispetto a ora: questi aspetti accelereranno ancora di più la polarizzazione già in corso che porterà ad avere sostanzialmente solo due player, Google e Bing, nel mercato dei motori di ricerca generalisti. Realtà più piccole, esistenti o start-up, potranno dare il loro importante contributo per aspetti tecnologici innovativi o su contesti verticali (la semantica è una tecnologia ancora giovane e con molti spazi di crescita) ma molto difficilmente potranno competere su larga scala con i due giganti attuali. http://marcovarone. nova1oo. ilsole24ore.com

per saperne di piu' sulla semantica : da Wikipedia :......."La semantica è quella parte della linguistica che studia il significato delle parole (semantica lessicale), degli insiemi delle parole, delle frasi (semantica frasale) e dei testi.La semantica è una scienza in stretto rapporto con altre discipline, come la semiologia, la logica, la psicologia, la teoria della comunicazione, la stilistica e la filosofia del linguaggio. La posizione della semantica, studiata nell'ambito di una teoria generale dei segni, diventa più chiara se messa a confronto con la pragmatica e la sintassi."............

orso castano : un notevole passo avanti. Cercare il significato piu' pregnante tra le righe di quanto viene pubblicato sul web , studiare questa massa di dati importanti, elaborarne una staistica , accelerera' tutti i processi di costruzione e rilevazione di senso nell'analisi del mondo reale di cui, va sottolineato , il web e' solo un'immagine riflessa in uno specchio, immagine dinamica e cangiante, ma sicuramente sempre piu' importante nella costruzione della cultura in senso lato.

Vladimir Jankélévitch :il valore del soggetto. (da non mai dimenticare!)

da Domenica del 27 sett 09 , di Remo Bodei In questo libro di abissale profondità quello che dapprima colpisce come un paradosso è che l'autore, dopo aver dichiarato che la morte è inafferrabile e indicibile, ci scrive (o, meglio, ne parla, perché il testo - pubblicato nel 1966 - nasce da conversazioni radiofoniche registrate tra il 1957 e il 1959) nell'edizione italiana ben 463 fitte pagine. Si potrebbe fare dell'ironia, ma si avrebbe torto, perché Jankélévitch fa giustizia di tutte le invenzioni e le fantasie consolatorie o minatorie che gli uomini hanno elaborato per «immaginare l'inimmaginabile», sicuri di non poter essere smentiti dai morti. Egli sembra, tuttavia, oscillare - secondo le sue stesse categorie - tra l'«indicibile» e l'«ineffabile». Dell'indicibile, infatti, non si può dire nulla, mentre dell'ineffabile non si finirebbe mai di dire. Succede, in quest'ultimo caso, come quando si cerca di sviluppare il n o la frazione 22/7: si potrebbero aggiungere all'infinito numeri non periodici. Ad esempio, in opere come La musica e l'ineffabile (Milano, Bompiani, 1998), «la musica non dice quanto dice, o meglio, non dice niente, nella misura in cui dire significa comunicare senso». Si propone anzi di «esprimere l'inesprimibile all'infinito, l'ineffabile, ciò su cui c'è infinitamente, interminabilmente da dire». Anche la pittura, come osserva altrove, ha il compito di evocare ineffabilmente l'infinito, come nei quadri di Claudio Lorenese, nelle sue marine dove il sole al tramonto in un giorno d'estate allude alla dolce nostalgia delle partenze, «alla nascita che è morte», a tutto ciò che finisce e ricomincia. Anche per chiarire che nella morte non c'è niente - o c'è solo «un quasi niente» - da svelare occorrono, dunque, molte parole. Riprendendo la definizione che Bichat diede nel 1800 della vita come «l'insieme delle funzioni che si oppongono alla morte», Jankélévitch sottolinea l'inscindibilità tra vita e morte, l'equivocità - che non va resa univoca - dei loro rapporti, per cui la vita, in fondo, resiste a qualcosa che è essa stessa. In altre parole, noi siamo sempre, insieme e indissolubilmente, ospiti della vita e ospiti della morte, perché la vita è presa a prestito dalla morte e «la morte è quell'informe che da forma alla vita». Una posizione, questa, sostenuta a suo tempo anche da Schopenhauer, attento lettore di Bichat: «Nascita e morte appartengono del pari alla vita: si fanno equilibrio: sono condizioni reciproche l'una dell'altra» (per inciso, una pregevole ricostruzione, in chiave storico-filosofica, della questione è apparsa recentemente grazie al volume di DanielaSteila Vita/morte, nella collana Lessico dellafilosofia, Bologna, il Mulino, 2009). Jankélévitch dice tanti no: alla banalizzazione della morte, ridotta alla sua fisicità; alla fine serena e consolatoria della vita esemplata dal Socrate del Fedone platonico; al non volerci pensare o all'indifferenza nei suoi confronti; agli esercizi spirituali per prepararsi a essa, alla maniera di Seneca o di Sant'Ignazio; alla promessa dell'ai di là o, più specificamente, del Paradiso cristiano o mussulmano, che la riduce a un«semplice cambiamento diresidenza». Annientamento e sopravvivenza dell'anima dopo la morte sono assurde e non spiegano niente. Senza ridurre il mistero a un problema, la morte è, piuttosto, un «non senso» che si avvicina al «vizio assurdo» di Pavese o, secondo l'immagine di Rilke, al nocciolo di cui «siamo solo la buccia e la foglia». Ogni individuo è unico, espressione di una «semelfattività indelebile», di «un io che vive una sola volta» (sarebbe bello, pur rinunciando all'immortalità, vivere almeno due volte, come diceva Vittorio Gassmann: la prima come prova teatrale, la seconda come spettacolo rifinito). Di fronte all'impossibilità dichiarata da Jankélévitch di trovare un significato alla morte si potrebbe essere presi dalla disperazione, ma egli in parte vi sfugge, combattendo su due fronti: da un lato contro i filosofi necrofili (leggi, soprattutto, lo Heidegger di Essere e tempo), i quali «cercano il non-essere nell'essere, e rifiutano ciò che la vita offre»; dall'altro contro i filosofi consolatori, che promettono l'impassibilità o il premio finale per una vita ben spesa. Certo, Jankélévitch riconosce che il tempo non può ritornare sui suoi passi e che la caducità e fragilità del nostro essere è innegabile. Eppure, a ciascuno di noi è offerta la propria, paradossale quota di immortalità: «colui che è stato non può non essere stato; ormai questo fatto misterioso e profondamente oscuro dell'essere stato è il suo viatico per l'eternità» (L'irreversible et la nostalgie, Paris, Flammarion, 1974). La morte è un'ovvietà che non finisce di stupirci: «Come mai se, da quando esistono gli uomini muoiono, il mortale non si è ancora abituato a questo evento naturale e tuttavia sempre accidentale?». Alla fine del volume in positivo non si scopre propriamente nulla, ma come sostiene Tolstoi alla fine di Anna Karenina: «Non ho scoperto nulla, ho soltanto imparato a conoscere quel che sapevo». Vladimir Jankélévitch, «La morte», Einaudi, Torino, pagg. 464, €28,00.

da Wikipedia :Vladimir Jankélévitch (Bourges, 31 agosto 1903 – Parigi, 6 giugno 1985) è stato un filosofo francese. Insegnò all'Istituto francese di Praga e all'Università di Tolosa e di Lilla............ egli innesta un'originale filosofia dell'istante, come cesura radicale di portata rivoluzionaria. Il tempo come istante è occasione di creazione conoscitiva, morale, ed artistica. La morte è nel suo pensiero qualcosa che esclude ogni forma di pensabilità e comprensibilità, e che al contempo è presupposto necessario alla vita stessa ("La morte è un vuoto che si spalanca all'improvviso nella pienezza della continuità. La morte è per eccellenza l'ordine straordinario"). ..................... 

Lo Statuto dei Lavoratori : ricordiamolo !!

IL LAVORO CONTINUA A UCCIDERE Convegno, Torino, 23 Maggio 2009. Riprese e montaggio di Silvia Tagliabue. Verità e giustizia per le vittime operaie ThyssenKrupp ed Eternit. 

riceviamo via mail e volentieri pubblichiamo : "la musica a scuola" di Giulio Maggi

ITALIA; IL “PAESE DELLA MUSICA”

Si dice comunemente: “L’Italia, il Paese della musica”; probabilmente perché abbiamo avuto musicisti come G. Verdi, G. Rossini, G. Donizzetti e tanti altri. Tutto questo viene presentato però, quasi come se negli altri Paesi non si conoscesse la musica e questa, fosse solamente una prerogativa tutta italiana. Davvero è soltanto l’Italia il Paese della musica? Non credo proprio! A parte J. S. Bach, L.W. Beethoven, W.A Mozart, e altri ancora, che certo non hanno bisogno di presentazioni, trovo che negli altri Paesi esista un entroterra di cultura musicale, molto più corposo e spesso che non da noi in Italia. Lo possiamo notare quando si entra, ad esempio, in una chiesa della Svizzera tedesca (cito quel loco perché ci sono stato in vacanza); sistemati sopra i banchi, troveremo i cantici delle preghiere con, al fondo della pagina, le note del pentagramma abbinate alle sillabe del testo. Praticamente da quelle parti, chiunque, anche i non musicisti, sa leggere la musica, esattamente come ognuno di noi, sa leggere un giornale senza essere laureato in lettere.....Se entriamo in una chiesa italiana invece, nei cantici di preghiera troveremo soltanto il testo senza il pentagramma in quanto, durante la funzione, è il prete che dà l’intonazione ai fedeli dall’altare. Mettere le note del pentagramma sotto le sillabe dei testi, infatti, non avrebbe senso perché nessuno, nel nostro Paese, saprebbe decifrare tali simboli ovvero, le note musicali, a meno che ovviamente non abbia frequentato delle specifiche scuole in questo senso. Se la gente in Italia non sa leggere la musica è forse colpa sua? Davvero non credo, piuttosto delle Istituzioni che, mi sembra, non fanno quanto è necessario, o meglio, fanno (anche troppo) quanto è necessario per demolire indirettamente, ogni iniziativa rivolta in questo senso. E’ interessante notare che anche in passato ad esempio, durante il periodo della Controriforma, in Italia si misero dei vincoli severissimi, per chi voleva comporre della musica; ricordiamo la Messa che Palestrina scrisse in onore di papa Marcello, nel tentativo di “intenerirlo” e “commuoverlo” (detto in termini moderni, “insaponarlo”) per ottenere da lui il “permesso” di scrivere musica come se la “sentiva” dentro e non come gli veniva imposto dalla “legge” di allora. Se poi vogliamo essere ancora più completi e pignoli (l’ho letto su un interessantissimo volume di “musica antica”), tornando ancora più indietro nel tempo, noteremo che la musica era oltremodo osteggiata anche dagli antichi romani perché la vedevano come “roba per femminucce”. Se qualche facoltoso mecenate costruiva, a sue spese, un Auditorium per concerti, non appena finita la stagione di questi concerti, il teatro veniva completamente raso al suolo ( In fondo, se erano finiti i concerti…) E’ noto infatti, che questi Auditorium, in genere, venivano costruiti in legno e non in muratura, appunto perché il mecenate, promotore dell’iniziativa, già sapeva che fine avrebbe fatto il suo teatro. Non credo che da allora, sia cambiato molto, a parte la forma esteriore e le “dinamiche” che comunque perseguivano e perseguono (mi sembra) sempre lo stesso fine: impedire, con qualunque mezzo, che la cultura musicale superi un determinato livello, un tetto precedentemente stabilito. Tutto questo, nel mio “piccolo”, lo posso ben dire con cognizione di causa perché insegno musica nella scuola media da oltre 20 anni. Considerando quanto detto e guardando le cose da questa ottica quindi, credo sia proprio ridicolo affermare che l’Italia sia “Il Paese della musica”, del “bel canto” e chissà di che altro ancora. Dopo questa premessa, che avrebbe lo scopo di fare una panoramica d’insieme circa l’argomento musicale che voglio affrontare, ecco il punto. Bisogna riconoscere che, allo scopo di sensibilizzare la musicalità nella gioventù, la musica venne resa obbligatoria nella scuola media già dal 1979, ora siamo nel 2009; ma davvero siamo diventati più “musicali”? Davvero abbiamo sviluppato il buon gusto e davvero siamo in grado di apprezzare il meglio che ci offre la vita? Intendo dire: “il meglio” a prescindere, e nel modo più assoluto, dal “meglio” che ci viene offerto e quasi “imposto” dall’influenza dei mass media? Mah………difficile rispondere. Da come sono strutturate le cose invece, sembra (ho detto solo “sembra”) che questa musica, nella scuola media, debba essere solo un proforma ma che assolutamente non si debba imparare a fare veramente musica, pur se non a livello di Conservatorio, almeno indirizzati su quella strada. Se l’insegnante accetta passivamente tale condizione, non avrà grandi soddisfazioni professionali, ma in compenso “vivacchierà” senza troppi problemi, fra un inutile Consiglio di Classe ed un ancor più inutile Collegio Docenti, preoccupato solamente di “non sforare” il tetto massimo delle 80 ore annuali previste per queste riunioni. Non credo oltre tutto, sia la questione delle 80 ore la cosa importante; ci fosse davvero un problema (uno serio), indipendentemente dalle 80 ore, ci si dovrà riunire per risolverlo, ma se non c’è il problema, cosa ti riunisci a fare, anche se non si sono raggiunte le 80 ore? Al limite, a condizione ci sia un buon rapporto fra colleghi, per socializzare meglio, si potrebbe di tanto in tanto, andare in pizzeria e passare un momento distensivo (guardandosi bene però, dal parlare di scuola) consumando in tale loco, oltre che la pizza, anche il restante delle 80 ore; trovo questo, molto più simpatico e anche più favorevole all’insegnamento. E’ certo comunque che questa formalità inutile delle riunioni invece, completamente fine a se stessa, dequalifica notevolmente la cultura, l’arte e…la musica. Questo genera, a mio avviso, una grande demotivazione nell’insegnante e da lì, possiamo immaginare le conseguenze negative sulla didattica. Tornando al tema, che sarebbe quello di fare si musica, ma non più di tanto, posso dire che nella mia carriera scolastica, più volte mi sono capitati soggetti molto dotati musicalmente ed io, come loro insegnante, mi sono sempre sentito in dovere di valorizzare ed evidenziare il loro talento naturale dandogli, in occasioni di concerti scolastici, delle parti solistiche più difficili ed impegnative. E’ da non credere ma sovente, per questo, ho trovato delle opposizioni non indifferenti; ricordo a questo proposito, che una collega mi disse, subito dopo un concerto scolastico, che non avrei dovuto favorire così tanto questi alunni e dare loro la possibilità di “esprimersi” in modo così evidente in quanto, i ragazzini non bravi come loro, “poveri piccini”, ne avrebbero sofferto moralmente e avuto delle frustrazioni psicologiche. A parte che quando non mi vengono messe contro le classi (come ho la sensazione che qualche volta succede), vedo che tutti gli alunni imparano a suonare uno strumento musicale leggendo le note sul pentagramma, ma certo, non tutti raggiungeranno gli stessi livelli; ora secondo questa collega, io avrei dovuto obbligare questi alunni a suonare “volutamente male” per non far soffrire di “invidia” (perché in fondo, è di quella che stiamo parlando) quelli meno dotati. Un'altra collega mi disse, alla fine di un concerto scolastico tenuto al Museo del Risorgimento (con l’intervento della maschera torinese Gianduia, il dottor Flamini): “ Si d’accordo, tutto bene ma non è giusto che tu porti avanti i più bravi con delle parti solistiche ed impegnative, e gli altri che rimangano nell’anonimato; o tutti o nessuno”. Quindi io avrei dovuto obbligare quelli meno bravi, a fare dei brani difficili, non adatti a loro e ai più bravi, dare delle parti banali, unicamente per non far “soffrire” quelli meno bravi e “livellare” così ogni cosa in una statica e anonima “mediocrità” (ne troppo bene, ne troppo male). Non credo che questo sia molto educativo; ognuno deve occupare il posto che è in grado di ricoprire. Tra l’altro, in tanti anni di insegnamento, non ricordo di alunni che hanno sofferto per questo (a meno che non vengano “manipolati” dall’alto e che non parlino con “bocca altrui”) anzi, hanno sempre tenuto un atteggiamento come di “tifosi”, nei confronti dei loro compagni più dotati musicalmente . Secondo il concetto filosofico di alcuni saggi greci (per la Grecia la musica era importantissima), soprattutto Socrate e Platone, la musica vissuta a livello amatoriale, era considerata un ottimo mezzo educativo perché stimola il senso dell’estetica, così che (parole testuali di Platone) il ragazzino che si esercita con la musica, imparando a suonare uno strumentino o a cantare una bella melodia, qualora sentirà una nota stonata o una brutta esecuzione, non la potrà sopportare. Evolvendo così il concetto di bellezza, estrapolato per finire, anche dalla musica stessa, questo ragazzino non sarà nemmeno più in grado di sopportare una cattiva azione, una azione negativa, anche se non perseguibile per legge, ovvero, una cosa che faccia soffrire il prossimo o che crea imbarazzo; in una parola, una “azione di cattivo gusto” E’ questa la grandezza di Platone, uno dei padri del pensiero occidentale; le leggi ci devono essere, e devono essere assolutamente di impronta democratica per mille motivi; ma è proprio in una legge democratica che il malfattore troverà degli “spazi” per fare i suoi “comodi” ossia del male. Secondo Platone, questo inconveniente lo si risolve (perlomeno in buona parte) insegnando la musica ai ragazzini a livello amatoriale e questo, unicamente per il piacere di fare e sentire buona musica. I ragazzi, dopo il necessario tirocinio, divenuti adulti, avranno in repulsione il male e si serviranno della legge in modo sensato, non per rispettare o far rispettare una legge “fine a se stessa” , ma soltanto come base e punto di riferimento per “fare del bene “ ( è questo lo scopo di una legge) in quanto sapranno istintivamente distinguere il bene dal male perchè prima, quando erano ragazzi, si sono esercitati a distinguere il “bello” dal “brutto”, studiando appunto musica. Personalmente, mi permetto di aggiungere alla grandezza del pensiero platonico, anche il mio punto di vista personale in quanto, come essere umano, sono portato a “pensare” e quindi, pure a “riflettere”. E’ risaputo che la mente, lo stato d’animo e le emozioni umane, non sono mai ferme, statiche, di conseguenza hanno sempre bisogno di un qualche cosa che le “alimenti” e che le “guidi”, o in positivo, o in negativo. In sostanza, se al giovane non vengono offerte occasioni favorevoli per “consumare” positivamente la sua carica emotiva, questo giovane cercherà altre occasioni per consumare a “modo suo”, queste emozioni così che, ci saranno più probabilità che molti/e ragazzi/e prendano cattive strade Nella scuola media, l’insegnamento musicale troverebbe la sua giusta collocazione rispetto a quello che era il pensiero di Platone circa la didattica musicale. Purtroppo però, come disse quel tale: “Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani” che tradotto musicalmente, potrebbe significare: “Abbiamo messo (sulla carta) l’obbligo dello studio musicale, ora dobbiamo metterla nella testa e soprattutto, nell’animo degli italiani, ossia degli stessi insegnanti (soprattutto quelli di altre materie), dei Presidi, dei genitori ecc… e invece, almeno per quanto mi risulta, non è sempre così anzi, il più delle volte, tale materia è ridicolizzata ed insieme ad essa, anche il docente che l’insegna. Ricordo che in passato, dovendo partecipare ad un Concerto, se ricordo bene, di “Settembre Musica”, fui invitato a scrivere il mio “Curriculum Vitae” ed io, fra le altre cose, scrissi che ero docente di Ed. Musicale nella scuola media; il responsabile del Concerto allora mi disse: “No..no..questo non lo devi dire altrimenti ci faresti una brutta figura…”.Purtroppo, con il tempo, mi resi conto che aveva perfettamente ragione. Certo è che tale mentalità, in un Paese che ha la pretesa di definirsi “molto musicale”, risulta perlomeno… “curiosa”. Attualmente, come detto, sempre da come vedo io le cose, l’insegnante di musica si troverà “benino” nella scuola dell’obbligo, soltanto se terrà in ordine il suo registro, se farà “finta” di svolgere una lezione ( per avere l’opportunità di scrivere “qualcosa” sul registro), onde poter “tirare a campare”. Quando e se agisce così però, la colpa non è sua perché, se gli venisse mai l’idea di “lavorare sul serio”, si troverà a camminare contro corrente, vedrà se stesso, assieme alla sua materia (la musica), che nell’immaginario collettivo, saranno diventate una cosa sola, completamente ridicolizzati e snobbati Per me, è stato così fin dall’inizio; tutto sommato vivacchiavo benino quando il tutto era soltanto un proforma, ma quando ho deciso di fare le cose per bene, ossia, alfabetizzare i ragazzi insegnando a leggere le note sul pentagramma suonando un facile brano allora, guarda caso, sono incominciati i problemi. Uno dei problemi più comuni, era che si trovasse “strano” (sia da parte dei bidelli e a volte, di qualche collega) il sentire nei corridoi della scuola, una bella melodia suonata al flauto dai ragazzi, proveniente da un’aula in cui si svolgeva appunto una lezione di musica. Ho notato, che questo destabilizza molto di più che non il sentire, ad esempio, alunni urlare in modo esagerato, sempre nei corridoi. Tali alunni magari ricevono blandi richiami, quasi “affettuosi e materni”, ma sentire della musica suonata sempre da questi ragazzi, allora no, questo è davvero troppo. Così che, per tale motivo, ci sarà sempre qualcuno che sentirà il bisogno di entrarmi in classe, per ricordare agli allievi di consegnare le verifiche, (guarda caso, durante l’ora di musica) o per ricordare che qualche alunno deve ancora dare i soldi per la gita (ancora guarda caso, proprio durante l’ora di musica) oppure, per rimproverare gli alunni (naturalmente, sempre quando c’è l’ora di musica) perché non hanno “consumato” per intero la porzione della mensa (se quelli hanno la “pancia piena”, anche se nel terzo mondo si muore di fame, non potranno comunque consumare per intero la loro porzione) Una volta, per questo, una Preside ha avuto il coraggio di frugare fra i rifiuti delle immondizie, recuperare cibi non consumati e piombarmi in classe nel pomeriggio per fare ai ragazzi una incredibile scenata sventolando, come un trofeo tali cibi non consumati e mandare a monte, a seguito di questo, il saggio scolastico per il quale i ragazzi si stavano esercitando. Quindi, allorché sono riuscito ad ottenere dei risultati concreti (un’altra volta ancora: “guarda caso”), i vari Presidi di turno, hanno incominciato ad osteggiarmi in modo incredibile, sproporzionato, esagerato (a questo proposito, ho una nutrita documentazione scritta e protocollata, dove trapelano eccessi comportamentali fuori del comune). Non so se sto parlando a nome dei colleghi di musica, ma è certo che sto parlando a nome di me stesso perché quanto sto dicendo mi è successo nella realtà….Ho cambiato molte scuole per questi motivi, ma in ognuna di esse, poco più o poco meno, la politica “anti-musica” ha continuato la sua lunga tradizione, fedele al suo impegno perso chissà quando e chissà perché, assumendo aspetti, connotazioni e modalità diverse ...Io credo che se davvero si volesse dare incremento a quest’arte, bisognerebbe includere, come materia d’obbligo, un minimo di filosofia e soprattutto, la lettura e lo studio del libro “Repubblica” di Platone; per quanto riguarda matematica, collegare allo studio dei numeri e delle note, il fenomeno delle oscillazioni molecolari, il numero esatto di ognuna di esse e di conseguenza, la nota esatta che viene generata da queste oscillazioni e fare a questo proposito esperimenti. A livello di Ministero, preparare argomenti interdisciplinari obbligatori in questo senso che contengano la possibilità di questi agganci e di conseguenza, pianificare alcune ore della settimana di compresenza fra insegnanti coinvolti in queste materie. Ecco qual è il posto che dovrebbe trovare, nell’immaginario collettivo italiano, la musica. Chi lo sa, se davvero Platone avesse ragione (come io personalmente credo) e se davvero si dovesse fare tutto questo, potremo verificare, nel nostro Paese e nel nostro quotidiano esistere, un bel salto di qualità, di miglioramento e di benessere.

per chi vuole contattarmi: attilalunno@email.it

Giulio Maggi

06/10/2009 Messina

lunedì 5 ottobre 2009

web :la conoscenza adotta non solo modelli partecipativi. Ma cerca il senso

da Nova del 1 ott. 09 di GUIDO VETERE direttore del Centro Studi Avanzati Ibm di Roma
http://guidovetere.nova1oo.
La conoscenza è conoscibile? E se non lo è, come lo sappiamo? scherza Woody Allen. Su cosa sia la conoscenzasipotrebbe discutere a lungo, ma qualsiasi cosa essa sia, non v"è dubbio che oggi la si ricavi per lo più dal web. Il web è un oceano di parole, dati, immagini e suoni in crescita, solcato daibastimenti dell'industria, dei servizi, del commercio, della pubblica amministrazione. È un mare su cui galleggiano ricerca, cultura, intrattenimento, partecipazione e vita sociale, acque nelle quali milioni di persone pescano il sapere. Ma se oggi si getta l'amo nel web quello che si pesca è informazione. Qualcosa che si deve interpretare, valutare, mettere in relazione, se si vuole accrescere lo stato delle conoscenze. Spesso il pesce della conoscenza se ne resta tranquillo negli abissi dei milioni di pagine per lo più inutili con cui i search engine rispondono alle nostre domande. Un search engine è come una lenza: non prende impegni sul risultato della pesca E se si vuole del pesce, si va in pescheria, non sul molo a pescare. Per questo, cresce nel web l'interesse per i sistemi che offrono il pesce della conoscenza già pescato, esposto sul bancone in cassette ordinate. La conoscenza sul web è, per eccellenza, la Wikipedia. Si tratta di un'enciclopedia di oltre tre milioni di articoli (nella versione inglese) assemblata da una moltitudine di anonimi collaboratori, con un processo la cui mirabolante virtù è ancora da comprendere a fondo. Ma perfino la ragguardevole estensione della Wikipedia non è che un bicchier d'acqua nell'oceano della conoscenza. Non sempre ciò che abbiamo bisogno di sapere nella vita ha dignità enciclopedica, e molti piccoli fatti veri non accendono la virtù del wikipediano.
Le infinite cose che vogliamo sapere sono disperse nei multiformi sistemi del web. Tuttavia, in linea di principio (e talvolta anche di fatto), esse sono a portata di una semplice domanda. Il sito sul quale farete le vostre domande vincerà la competizione del web. Google fa miracoli nel rispondere alle interrogazioni ignorando cosa queste (e le risposte) vogliano dire. Ma il giorno in cui un knowledge erigine sarà in grado di capire là relazione semantica tra le domande degli utenti e la conoscenza che c'è nel web, quei miracoli sembreranno miseri trucchi.
Molti hanno pensato che quel giorno fosse il 15 maggio di quest'anno, quando debuttava Wolfram Alpha, computational knowledge erigine, invenzione del geniale Stephen Wolfram. La credibilità dell'inventore faceva passare in secondo piano l'incredibilità dell'invenzione: un sistema intelligente in grado di computare la "conoscenza sistematica" del web. L'idea di Wolfram è quella di applicare a un ampio spettro di conoscenze certi noti algoritmi per il trattamento dei dati tecnico-scientifici. Ma se ci si guarda dentro, nel knowledge erigine si trovano, più che algoritmi, tante persone in carne e ossa che si dedicano umilmente a scovare e vagliare basi di dati pubbliche, convertirne e ripulirne i dati per alimentare il sistema. Un lavoro certosino che - spiega Wolfram - è solo all'inizio, ma di cui non si vede la fine, il che solleva qualche interrogativo sulla sostenibUità del progetto.
Diverso è l'approccio di sistemi come Freebase e TrueKnowledge che, sull'onda di Wikipedia, sfruttano il crowdsourcing, cioè la forza-lavoro che larete mette a disposizione. A differenza di Wikipedia, dove il sapere è rappresentato ancora in forma iper-testuale, in questi sistemi ci sono ricche trame di concetti e relazioni, facilmente manipolabili, sulle quali è possibile, per le macchine, fare ragionamenti non banali. Risolto il problema della sostenibilità, il crowdsourcing lascia aperti quelli dell'affidabilità e della completezza. Problemi non lievi, che Hakia affronta con una strategia diversa. Come Google, questo semantic search erigine attinge dal web. Ma non ne ricava un semplice indice di parole-chiave, bensì, attraverso certe analisi ontologiche e linguistiche, resoconti significativi su enti e fatti. Sia chiaro: queste analisi consentono di capire solo un frammento di tutte le cose oscure e vaghe che cipiace evocare col linguaggio. Tuttavia, Hakia salva la capra della sostenibilità e il cavolo della completezza. E conserva, nel bene e nel male, quel "disimpegno epistemico", caratteristico dei motori di ricerca: il sistema riferisce più o meno accuratamente ciò che dei fatti si dice. La verità, che è alla base di ogni sapere, resta un problema"di coscienza dell'utente.
ilsole24ore.com

Torino : casi misteriosi di tumori! Dove sono i dati ASL?

da la Repubblica del 1/ott 09  di DIEGOLONGHIN Chiederemo all'Asl di intervenire e di controllare anche la zona attorno all'edificio». I dipendenti di corso Ferrucci 122, sede dell'assessorato allo Sport e dalla Formazione professionale, sono preoccupati. I sette decessi in poco più di un anno, tutti per tumore, anche se di tipo diverso, e le quattro persone malate allarmano i colletti bianchi di Palazzo Civico. Si tratta di casi conosciuti, direttamente o attraverso il tamtam dei colleghi. Non c'è nessun legame con il luogo di lavoro, male cifre, andando a ritroso nel tempo, sono comunque anomale, anche se le verifiche dell'Arpa sulla radioattività non hanno riscontrato nulla distrano. Rimane il dubbio, la richiesta di allargare i controlli fuori dai muri degli uffici. «Vogliamo essere tranquilli — dice una dipendente — sicuri di non rischiare nulla. Toglierci qualsiasi ansia». Anche la Destra chiede conto della situazione con un'interpellanza in consiglio comunale: «Sono coincidenze tutti questi morti? Si faccia chiarezza», dice Giuseppe Lonero. I dubbi non mancano. Dubbi che nascono dai cantieri della zona, come quelli del passante e della vicina Materferro. E poi c'è il capannone con le lastre di amianto bonificato pochi annifa: la palazzina di corso Ferrucci è passata da Fiat al Comune nel 1985,unapermuta con terreni vicini dove poi il Lingotto ha costruito un centro direzionale. Dietro all'edificio, dove ora c'è la palestra di roccia, c'era un capannone usato come magazzino . Chi è passato da lì, molti tra le direzioni di Sport, Turismo e Tempo Libero, ricordano Mastre di Eternit. Alcuni dipendenti avevano anche interpellato l'Inail. Foie stato demolito per far spazio a nuovi uffici e alla palestra. «Altra cosa strana — racconta una dipendente — è che in tutti questi anni sono passati da corso Ferrucci diversi settori, come i musei civici. Alla fine ci sono sempre stati dai due ai tre casi di tumore per comparto. Solo una casualità?». Nessuno sadareunarispo-sta e fanno fede i dati tranquilliz-zanti dell'Arpa, anche se preoccupano i casi di tumore alla mammella, del timo, dei polmoni e dei reni................

orso castano : l'oncologo Bertetto e l'arpa  rassicurano, ma fatto sta che le ASL nonostante li abbiano non pubblicano  i dati sui farmaci  che vengono utilizzati (in ospedale e non)  sul loro territorio , ne' pubblicano i dati sui ricoveri ospedalieri del loro territorio . Perche? E lòe varie associazioni che do vrebbero difendere i diritti dei malati perche' non fanno pressioni per farli pubblicare? Speriamo che il famoso detto di Andreotti,"a pensar male e' un peccato, ma qualche volta ci si azzecca!!", in questo caso non sia vero.  

Il caso Lexapro e la depressione in età pediatrica

Nel marzo 2009, l’FDA ( Food and Drug Administration ) ha approvato l’antidepressivo Lexapro ( Escitalopram ) nel trattamento del disturbo depressivo maggiore nei pazienti in età pediatrica ( 12-17 anni ). Secondo la società produttrice del farmaco Forest Laboratories, nei soli Stati Uniti, quasi 2 milioni di bambini e adolescenti hanno sofferto di depressione maggiore nel corso del 2008. Qualche mese prima dell’approvazione, il Dipartimento di Giustizia statunitense aveva accusato Forest Laboratories di aver promosso l’uso pediatrico di Lexapro nei pazienti in età pediatrica. Lexapro, come gli altri antidepressivi può promuovere pensieri suicidari in questa popolazione di pazienti. Il Wall Street Journal, in precedenza aveva riportato che il Dipartimento di Giustizia aveva accusato Forest Laboratories di aver violato le leggi anti-tangente, versando soldi ai medici affinché prescrivessero Lexapro ai pazienti pediatrici. Forest Laboratories è stata anche accusata di aver nascosto i risultati di uno studio che aveva concluso che Lexapro e Celexa ( Citalopram ), un altro antidepressivo, non erano farmaci efficaci nel trattamento dei pazienti pediatrici. Pur conoscendo che i farmaci non erano efficaci nei bambini e negli adolescenti, e che potevano causare pensieri suicidari in questa popolazione, Forest Laboratories promosse Lexapro e Celexa nel trattamento della depressione pediatrica, utilizzando uno studio più favorevole. E in quel periodo, l’FDA non aveva ancora approvato il farmaco in questa popolazione di pazienti. Negli Stati Uniti, Lexapro, che è stato approvato nel 2002 per il trattamento della depressione negli adulti, appartiene alla classe degli SSRI ( inibitori selettivi del riassorbimento della serotonina ). Nella scheda tecnica di Lexapro così come in quella degli altri antidepressivi è incluso un Black Box Warning riguardo all’aumentato rischio di suicidalità ( pensieri suicidi e comportamento suicidario ) nei bambini, adolescenti e giovani adulti in studi di breve periodo.

Dopo la spirale di suicidi fra dipendenti dell'azienda, sostituito il numero due di France Telecom , clicca

da APCOM , Dopo la spirale di suicidi fra dipendenti dell'azienda , avvicendamendo ai vertici di France Telecom dopo la spirale di suicidi, 24 in un anno e mezzo, fra i dipendenti del gruppo. L'azienda ha annunciato oggi le dimissioni del numero due, Louis-Pierre Wenes, che verrà sostituito da un fedelissimo di Nicolas Sarkozy, Stephane Richard, ex direttore di gabinetto del ministro dell'Economia, signora Christine Lagarde. Richard, nominato a luglio direttore generale con delega alle questioni internazionali di France Telecom,.............. 

domenica 4 ottobre 2009

le leggi dello stato : i Comuni non possono usare iresidui passivi !!!

da Agora' , rivista on line del Comune di Torino del 2/10/09
Un Consiglio aperto lunedì in piazza castello
Rivedere le regole finanziarie per i comuni, a partire dal Patto di stabilità. E’ questo che chiederanno, attraverso una mozione, i Consigli comunali del Piemonte che si sono dati appuntamento per un Consiglio comunale aperto, lunedì 5 ottobre alle 10.30, in piazza Castello a Torino ed al quale sarà presente anche l’assemblea elettiva di Palazzo civico. Sindaci Con le attuali regole, infatti, il patto di stabilità interno blocca nelle casse comunali quantità considerevoli di euro di residui passivi che sarebbero invece, secondo i comuni, immediatamente spendibili per investimenti. Si tratta di risorse che i comuni non possono utilizzare neanche per completare lavori già appaltati e/o in avanzata fase di realizzazione o destinare a situazioni di emergenze sociali. In Piemonte, spiega Amalia Neirotti, presidente dell'Assemblea Anci piemontese, sono 131 i comuni toccati dal Patto di stabilità (riguarda i comuni con più di 5mila abitanti) su un totale di 1206. Il Consiglio verrà introdotto da Beppe Castronovo, in qualità di presidente del Consiglio comunale di Torino, che ha convocato la seduta, su invito dell’Assemblea regionale dell’ANCI (Assemblea nazionale comuni italiani) "Obiettivo della seduta", spiega Amalia Neirotti, presidente dell'Assemblea piemontese dell'Anci, "è quello di votare congiuntamente una mozione relativa ad una possibile modifica del Patto di Stabilità, la cui bozza è stata preparata durante una riunione dell’ANCI regionale a fine luglio, tenutasi a Rivalta". In caso di maltempo, l’iniziativa alla quale potranno assistere i cittadini, si svolgerà nel foyer del Teatro Regio.

messina : da anni in pericolo !! La Regione, lo stato che hanno fatto ?

Messina, tragedia annunciata: "Decine di vittime, centinaia i dispersi, morire di fango" Striscia la notizia ci mostra un' alluvione a Messina che purtroppo non ha destato attenzione nei mezzi di informazione. La gente è in difficoltà ed ha bisogno di aiuto!

w la liberta' di stampa e di espressione

Saviano parlà della necessità per un giornalista di poter svolgere tutti il proprio lavoro tranquillamente, senza dover subire attacchi personali sul proprio privato. Parla anche di "onore" Una folla enorme alla manifestazione contro Berlusconi per la libertà di espressione

capoccioni, piani alti, e ministri....come Brunetta : come "governare internet" , i blogger ....sono tagliati fuori. Nessun dibattito sulla rete.

..................Tra i temi affrontati, alcuni nodi di grande attualita': la liberta' di espressione, la sicurezza, l'anonimato in Rete, il diritto d'autore, i diritti e doveri degli utenti e le reti sociali. Al Forum sono stati invitati, tra gli altri, i Ministri Mariastella Gelmini, Renato Brunetta e Giulio Tremonti, il Viceministro Paolo Romani e alcuni dei parlamentari piu' impegnati su questi temi, tra i quali Antonio Palmieri, Luigi Vimercati e Vincenzo Vita.

L'evento e' organizzato dall'Istituto di Informatica e Telematica (IIT) del CNR di Pisa in collaborazione con la sezione italiana della Internet SOCiety (ISOC Italia) e con l'Ufficio italiano del W3C (W3C Italy).

Costruiamo insieme il futuro della Rete!" Pisa, 5-7 Ottobre 2009 Auditorium del Centro Congressi dell'Area della Ricerca CNR Programma del Forum L'evento sara' trasmesso in diretta video, per la visualizzazione seguire http://reti4.iit.cnr.it/live/live.jsp In seguito all'evento sarà disponibile sul sito tutta la documentazione audio-visiva. LUNEDI' 5 OTTOBRE 2009................ 10:00 Registrazione 11:00 Saluti di benvenuto al Forum Claudio Montani, Presidente dell'Area della Ricerca CNR di Pisa Marco Filippeschi, Sindaco di Pisa 11:10 Saluti istituzionali e relazioni di apertura dei lavori Introduce Francesco Beltrame, Direttore del Dipartimento ICT del CNR Luciano Maiani, Presidente del CNR Giovanni Biondi, Capo Dipartimento per la Programmazione del Ministero dell'Istruzione, Universita' e Ricerca Markus Kummer, Coordinatore Esecutivo del Segretariato ONU per l'Internet Governance Forum Tarek Mohamed Kamel, Ministro delle Comunicazioni del Governo della Repubblica Araba di Egitto, Paese che ospitera' l'Internet Governance Forum 2009 [videomessaggio] Bertrand de La Chapelle, Rappresentante del Governo francese nell'High Level Group UE sull'Internet Governance Stefano Trumpy, Rappresentante del Governo italiano nel Governmental Advisory Committee di ICANN Domenico Laforenza, Direttore dell’Istituto di Informatica e Telematica del CNR 13:00 - 14:00 Pranzo (Chiostro 1° piano e sala 29) 14:00 - 16:00 Sessione tematica N.1: Sicurezza e liberta' di espressione: quale equilibrio? Presiede Guido Scorza, Docente di Diritto dell'Informatica, Universita' di Bologna 16:00 - 16:30 Pausa caffe' (Chiostro 1° piano e sala 29) 16:30 - 18:30 Sessione tematica N.2: Reti sociali: cosa e' pubblico, cosa e' privato Presiede Davide Bennato, Docente di Sociologia dei Processi Culturali e Comunicativi, Universita' di Catania 18:30 Chiusura dei lavori MARTEDI' 6 OTTOBRE 2009........... 08:30 - 10:30 Sessione tematica N.3: Diritto d'autore: tra tutela e diffusione del sapere Presiede Juan Carlos De Martin, Co-Direttore del Centro NEXA su Internet & Societa' del Politecnico di Torino 10:30 - 11:00 Pausa caffe' (Chiostro 1° piano e sala 29) 11:00 - 13:00 Sessione tematica N.4: Identita' in Rete: anonimato o riconoscibilita'? Presiede Andrea Monti, Presidente dell'Associazione per la Liberta' nella Comunicazione Elettronica Interattiva 13:00 - 14:00 Pranzo (Chiostro 1° piano e sala 29) 14:00 - 16:00 Sessione tematica N.5: Diritti in Rete e principi: tra globalizzazione e nuove minacce Presiede Beatrice Magnolfi, Sottosegretario nella XV Leg. 16:00 - 16:30 Pausa caffe' (Chiostro 1° piano e sala 29) 16:30 - 18:30 Sessione tematica N.6: Gestione della Rete: verso quale futuro? Presiede Rita Forsi, Direttore dell’Istituto Superiore delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell'Informazione 18:30 Ricordo del Professore Giuseppe Biorci MERCOLEDI' 7 OTTOBRE 2009.............. 8:30 - 11:00 Confronto di esperienze (in parallelo) Internet e tecnologie del futuro Modera: Flavia Marzano, Presidente UnaRete Internet e nuove forme di impresa Modera: Sergio Bellucci, Consigliere di Amministrazione di LAit Internet e nuove forme di intervento amministrativo e politico Modera: Carlo Mochi Sismondi, Direttore Generale del FORUM PA Internet, arte e cultura Modera: Arturo di Corinto, Cattid - Universita' Sapienza di Roma 11:00 - 13:30 Sessione plenaria di chiusura del Forum Contributi al prossimo IGF globale di Sharm El Sheikh 2009 Introduce Laura Abba, Dirigente dell'Istituto IIT del CNR Intervengono i moderatori dei confronti di esperienze ed i presidenti delle sessioni tematiche, con una breve relazione di rapporto sui principali argomenti emersi. Conclusione dei lavori dell’Internet Governance Forum Italia 2009 Introduce Domenico Laforenza, Direttore dell’Istituto IIT del CNR Intervengono: Angelo Raffaele Meo, Professore del Politecnico di Torino Giovanni Adamo, Dipartimento Identita' Culturale del CNR Fabio Pistella, Presidente del CNIPA Federico Gelli, Vicepresidente della Regione Toscana Dopo la conclusione dell'evento, nel pomeriggio di mercoledi' 7 sono previsti i seguenti eventi: 1. Una riunione aperta a tutti, per impostare le azioni future di IGF Italia. La riunione sara' curata dal Comitato dei Promotori di IGF Italia che venne costituito a Cagliari in occasione dell'IGF Italia 2008.

venerdì 2 ottobre 2009

Vasco Rossi , Liberi Liberi , clicca

generale , clicca 

L'«equilibrio di Nash»

di Armando Massarenti da Domenica , Sole24ore del 27 sett 09 .............Secondo la definizióne j. Nash, due giocatori sono in una situazione di equilibrio quando nessuno dei due, al termine del gioco, (cioè quando gli è anche nota la mossa dell'avversario e può analizzare l'intera giocata col senno di poi), farebbe una mossa diversa da quella che ha fatto. Nessuna recriminazione, nessun risentimento ha senso, perché, in tali situazioni di equilibrio, considerando la propria strategia, il giocatore vede che è la più razionale, tenuto conto delle strategie possibili dell'avversario. Nash ha,dimostrato che per ogni gioco finito con due giocatori è possibile trovare almeno un punto di equilibrio. L'«equilibrio di Nash» è la strategia nella quale ogni giocatore massimizza il suo risultato sapendo quali sono le strategie degli altri giocatori. Nei giochi ripetuti, un equilibrio cooperativo, cioè un equilibrio di Nash, si genera nel tempo e diventa stabile. Diventa, in altre parole, una «norma». Purtroppo però questo equilibrio non sempre disegna la situazione migliore. Se la norma implicita che si afferma e autogénera è «evadere il fisco», «pagare tangenti» o «passare con il semaforo rosso», dovremmo chiederci se, in questa e in mille altre occasioni che ci riguardano assai da vicino, possiamo fare qualcosa perché si realizzi un equilibrio diverso, o se, in certi casi, non sia meglio la competizione invece della cooperazione. La teoria dei giochi è uno degli strumenti più efficaci per capire questi meccanismi. Peccato che non la si prenda abbastanza in considerazione quando si parla di riforme.

John Nash , matematico, Nobel , su giochi strategici e comportamento sociale

di John Nash, da Domenica , Sole 24ore del  27 sett 09 ................Il  dilemma del prigioniero ripetuto porta a un risultato paradossale: da una situazione di impasse si impara ad aver fiducia negli altri  Lo spunto per questo lavoro mi è venuto qualche tempo fa, da un incontro con studenti universitari che frequentavano un campo estivo dedicato alla scienza. Stavo parlando di evoluzione in natura e mi sembrava che, tale argomento si prestasse a essere indagato con la teoria dei giochi, di uso più frequente nelle ricerche economiche. Dopo quell'incontro ho voluto vedere se era possibile costruire modelli di cooperazione, attraverso mosse di accettazione con le quali un giocatore può semplicemente accettare [o rifiutare] l'agency di un altro, o di una preesistente coalizione di giocatori. La mossa doveva assumere una forma interamente cooperativa, come se fosse "altruistica", senza nulla di competitivo. Le partite sarebbero state ripetute più volte, ogni giocatore avrebbe potuto reagire in maniera non cooperativa se un altro esibiva una sequenza di comportamenti indesiderati. Il gioco, insomma, somigliava alle partite reiterate del Dilemma del prigioniero, utilizzato ora anche dalla biologia  teorica. In quésta disciplina ha già rivelato una  possibilità paradossale: ilcomportamento cooperativo può risultare da un' evoluzione naturale pur partendo dal presuppostoi che gli organismi  o le specie, in interazione siano spinti dal proprio interesse, cioè da un motivo non cooperativo. Personalmente.penso che gli esperimenti siano la strada giustaper scoprire «la verità ultima» su come giocano gli esseri umani. A mettere in pratica la teoria dei giochi però, ci  sono anche corporazioni e stati. Un'analisi del gioco così com'è praticato ridotta a quella del comportamento umano sarebbe poco utile. Quindi non siamo ricorsi a volontari e abbiamo simulato al computer il comportamento evolutivamente stabile di una triade di giocatori che contrattavano tra dì loro. Dal punto divista sperimentale, la triade equivale a un insieme di tre, robot e la capacìtà di svolgerere esperimento diventa una mera questione di matematica. (...)' Nella simulazione, a volte i giocatori "devono" accettare globalmente le azioni altrui, sebbene còn riluttanza, o non otterrebbero mai i vantaggi di una  coalizione, specificati dalla funzione matematìca che li caratterizza. È abbastanza ovvìo che la mossa di accettazione è quasi altruistica, perché l'agente non è costretto a considerare gli ìnteressi di altri giocatori* "se non" attraverso la struttura contestuale del gioco reiterato e attraverso le reazioni altrui incorporate nella struttura del modello. A volte, il giocatore che accetta "esigerà" di essere premiato con il livello  di benefici da lui scelto, commisurato alle  conseguenze utilitarie medie di un suo voto di accettazione. ............ Vale a dire che i giocatori potevano trasformarsi in negoziatori avveduti, in  paziente attesa che la controparte facesse concessioni. L'inserimento nel modellò di una «accettazione riluttante asintotticamente perfetta» ha procurato un altro vantaggio. Ha eliminato una regola apparentemente àrbitrariadélvoto, secondo la quale la partecipazione di più di un elettore rendeva certificata ed effettiva una singola mossa di voto scelta a caso. Con i miei colleghi, ho cercato per più di un anno di trovare una buona variante del modello, in cui le parti avrebbero adottato modalità cooperative con l'assistenza di agenti che avrebbero pilotato il processo per conto dei giocatori iniziali Mi sembrava normale, si osservano analoghi comportamenti cooperativi nelle società umane. Ma Io sforzo è andato a vuoto, perlomeno nella forma in cui è stato tentato. il problema, in parte, era che la riluttanza di un giocatore ad accettare l'intermediazione di un agente, un avvocato per esempio, sembra innaturale se l'agente è adatto a svolgere bene la propria funzione. (Avevamo concepito una funzione robotica per gli agenti-avvocati Nel caso speciale di un gioco a due partecipanti, era risultato in precedenza che un esito cooperativo "era" realizzabile nel modello in cui avevano "entrambi" bisogno di accettare la funzione di uno specifico agente-avvocato robotico per riuscire a cooperare, e per accedere così ai benefici utilitari disponibili solo in condizioni di cooperazione). Ma non siamo riusciti a trovare un buon modello che comprendesse la funzione robotica di agenti-legali nei giochi con tre partecipanti. C'era la complicazione dei diversi "stadi" nella coalizione dei giocatori, e in fin dei conti sembrava diventare "troppo vantaggioso" per due dei giocatori iniziali essere rappresentati da un agente-avvocato: non potevano più - in un equilibrio del loro gioco - comportarsi come se fossero riluttanti ad accettarne l'agency. Con il senno di poi, è chiaro che il nostro schema di agenti avvocati robotici , concepiti per operare a vantaggio degli interessi dei giocatori originari, non corrispondeva alla "vita reale". Nella società umana dopotutto, è la "competizione" tra gli avvocati che li spinge a difendere i veri interessi dei loro assistiti! per comprendere megio vedi anche il post : "come si riformano le regole"  

Nubifragio a Messina, quattordici morti e numerosi dispersi

............I GEOLOGI: "UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA" "Una tragedia annunciata, anzi che si preannunciava ogni anno. E questa volta purtroppo è accaduto". Il presidente dell'ordine dei Geologi della Sicilia, Gian Vito Graziano, commenta ad Apcom gli effetti del nubifragio che ha provocato morti e distruzione."Nelle zone a sud di Messina, ma anche in altre province come a Palermo, ogni anno si ripropongono sempre gli stessi problemi avvicinandosi ai mesi più piovosi. Oggi - prosegue - esistono strumenti di pianificazione regionale avanzati, che ci fotografano situazione quasi in diretta, ma non si interviene. La colpa è di un'assenza cronica di fondi, ma anche la manutenzione ordinaria - come la pulizia di canali, fiumi e tombini - non viene fatta". (Apcom)

giovedì 1 ottobre 2009

due parole sulla sanita' in Italia

Violenza sulle donne , ISTAT 2007

..............................PRINCIPALI RISULTATI Sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata). 5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila violenze fisiche (18,8%). Circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%). Il 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner, se si considerano solo le donne con un ex partner la percentuale arriva al 17,3%. Il 24,7% delle donne ha subito violenze da un altro uomo. Mentre la violenza fisica è più di frequente opera dei partner (12% contro 9,8%), l’inverso accade per la violenza sessuale (6,1% contro 20,4%) soprattutto per il peso delle molestie sessuali. La differenza, infatti, è quasi nulla per gli stupri e i tentati stupri. Unione europea Fondo sociale europeo Negli ultimi 12 mesi il numero delle donne vittime di violenza ammonta a 1 milione e 150 mila (5,4%). Sono le giovani dai 16 ai 24 anni (16,3%) e dai 25 ai 24 anni (7,9%) a presentare i tassi più alti. Il 3,5% delle donne ha subito violenza sessuale, il 2,7% fisica. Lo 0,3%, pari a 74 mila donne, ha subito stupri o tentati stupri. La violenza domestica ha colpito il 2,4% delle donne, quella al di fuori delle mura domestiche il 3,4%. Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Anche nel caso degli stupri la quasi totalità non è denunciata (91,6%). È consistente la quota di donne che non parla con nessuno delle violenze subite (33,9% per quelle subite dal partner e 24% per quelle da non partner). Le donne subiscono più forme di violenza. Un terzo delle vittime subisce atti di violenza sia fisica che sessuale. La maggioranza delle vittime ha subito più episodi di violenza. La violenza ripetuta avviene più frequentemente da parte del partner che dal non partner (67,1% contro 52,9%). Tra tutte le violenze fisiche rilevate, è più frequente l’essere spinta, strattonata, afferrata, l’avere avuto storto un braccio o i capelli tirati (56,7%), l’essere minacciata di essere colpita (52,0%), schiaffeggiata, presa a calci, pugni o morsi (36,1%). Segue l’uso o la minaccia di usare pistola o coltelli (8,1%) o il tentativo di strangolamento o soffocamento e ustione (5,3%). Tra tutte le forme di violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche, ovvero l’essere stata toccata sessualmente contro la propria volontà (79,5%), l’aver avuto rapporti sessuali non desiderati vissuti come violenza (19,0%), il tentato stupro (14,0%), lo stupro (9,6%) e i rapporti sessuali degradanti ed umilianti (6,1%). I partner responsabili della maggioranza degli stupri. Il 21% delle vittime ha subito la violenza sia in famiglia che fuori, il 22,6% solo dal partner, il 56,4% solo da altri uomini non partner. I partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate. I partner sono responsabili in misura maggiore anche di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei. Il rischio di subire uno stupro piuttosto che un tentativo di stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima. Gli sconosciuti commettono soprattutto molestie fisiche sessuali, seguiti da conoscenti, colleghi ed amici. Gli sconosciuti commettono stupri solo nello 0,9% dei casi e tentati stupri nel 3,6% contro, rispettivamente l’11,4% e il 9,1% dei partner. Sono più colpite da violenza domestica le donne il cui partner è violento anche all’esterno della famiglia. Hanno tassi più alti di violenza le donne che hanno un partner attuale violento fisicamente (35,6% contro 6,5%) o verbalmente (25,7% contro 5,3%) al di fuori della famiglia; che ha atteggiamenti di svalutazione della propria compagna o di non sua considerazione nel quotidiano (il tasso di violenza è del 35,9% contro il 5,7%); che beve al punto di ubriacarsi (18,7% contro il 6,4%) e in particolare che si ubriaca tutti i giorni o quasi (38,6%) e una o più volte a settimana (38,3%); che aveva un padre che picchiava la propria madre (30% contro 6%) o che a sua volta è stato maltrattato dai genitori. La quota di violenti con la propria partner è pari al 30% fra coloro che hanno assistito a violenze nella propria famiglia di origine, al 34,8% fra coloro che l’hanno subita dal padre, al 42,4% tra chi l’ha subita dalla madre e al 6% tra coloro che non hanno subito o assistito a violenze nella famiglia d’origine. Le violenze domestiche sono in maggioranza gravi. Il 34,5% delle donne ha dichiarato che la violenza subita è stata molto grave e il 29,7% abbastanza grave. Il 21,3% delle donne ha avuto la sensazione che la sua vita fosse in pericolo in occasione della violenza subita. Ma solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un reato, per il 44% è stato qualcosa di sbagliato e per il 36% solo qualcosa che è accaduto. Anche nel caso di stupro o tentato stupro, solo il 26,5% delle donne lo ha considerato un reato. Il 27,2% delle donne ha subito ferite a seguito della violenza. Ferite, che nel 24,1% dei casi sono state gravi al punto da richiedere il ricorso a cure mediche. Le donne che hanno subito più violenze dai partner, in quasi la metà dei casi hanno sofferto, a seguito dei fatti subiti, di perdita di fiducia e autostima, di sensazione di impotenza (44,9%), disturbi del sonno (41,5%), ansia (37,4%), depressione (35,1%), difficoltà di concentrazione (24,3%), dolori ricorrenti in 3 diverse parti (18,5%), difficoltà a gestire i figli (14,3%), idee di suicidio e autolesionismo (12,3%). La violenza dal non partner è percepita come meno grave di quella da partner. 2 milioni 77 mila donne hanno subito comportamenti persecutori (stalking), che le hanno particolarmente spaventate, dai partner al momento della separazione o dopo che si erano lasciate, il 18,8% del totale. Tra le donne che hanno subito stalking, in particolare il 68,5% dei partner ha cercato insistentemente di parlare con la donna contro la sua volontà, il 61,8% ha chiesto ripetutamente appuntamenti per incontrarla, il 57% l’ha aspettata fuori casa o a scuola o al lavoro, il 55,4% le ha inviato messaggi, telefonate, e-mail, lettere o regali indesiderati, il 40,8% l’ha seguita o spiata e l’11% ha adottato altre strategie. Quasi il 50% delle donne vittime di violenza fisica o sessuale da un partner precedente ha subito anche lo stalking, 937 mila donne. 1 milione 139 mila donne hanno subito, invece, solo lo stalking, ma non violenze fisiche o sessuali. 7 milioni 134 mila donne hanno subito o subiscono violenza psicologica1: le forme più diffuse sono l’isolamento o il tentativo di isolamento (46,7%), il controllo (40,7%), la violenza economica (30,7%) e la svalorizzazione (23,8%), seguono le intimidazioni nel 7,8% dei casi. Il 43,2% delle donne ha subito violenza psicologica dal partner attuale. Di queste, 3 milioni 477 mila l’hanno subita sempre o spesso (il 21,1%). 6 milioni 92 mila donne hanno subito solo violenza psicologica dal partner attuale (il 36,9% delle donne che attualmente vivono in coppia). 1 milione 42 mila donne hanno subito oltre alla violenza psicologica, anche violenza fisica o sessuale, il 90,5% delle vittime di violenza fisica o sessuale 1 milione 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni, il 6,6% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Gli autori delle violenze sono vari e in maggioranza conosciuti. Solo nel 24,8% la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto. Un quarto delle donne ha segnalato un conoscente (24,7%), un altro quarto un parente (23,8%), il 9,7% un amico di famiglia, il 5,3% un amico della donna. Tra i parenti gli autori più frequenti sono stati gli zii. Il silenzio è stato la risposta maggioritaria. Il 53% delle donne ha dichiarato di non aver parlato con nessuno dell’accaduto. 690 mila donne hanno subito violenze ripetute da partner e avevano figli al momento della violenza. Il 62,4% ha dichiarato che i figli hanno assistito ad uno o più episodi di violenza. Nel19,6% dei casi i figli vi hanno assistito raramente, nel 20,2% a volte, nel 22,6% spesso.................

orso castano : la ricerca va letta tutta , molto interessante la parte che riguarda la violenza intrafamiliare. Colpisce la vastita' del fenomeno. Meglio non pensare alle ripercussioni sui figli , sul cattivo esempio che spesso porta a perpetuare comportamenti fortemente negativi.