domenica 23 settembre 2012



Tel. 040 3481547
e-mail: trieste@jonasonlus.it
Orari di apertura Segreteria
Lunedì-venerdì 9:00-19:00

Area di intervento

Disagio collegato alla perdita del lavoro

Destinatari

Persone disoccupate e/o in mobilità

      Luoghi di attuazione

      • Centro per l'Impiego della Provincia di Trieste
      • Sede Jonas Trieste

        Durata

        Novembre 2009 – novembre 2010

        Enti coinvolti

        Provincia di Trieste

          Con il contributo di

          Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia

          Abstract

          Il progetto nasce dall'idea di attivare un intervento che possa dare risposta alle emergenti situazione di disagio sociale e sanitario a seguito della perdita del lavoro. Il progetto offre sostegno psicologico a persone momentaneamente prive di occupazione, ovvero persone disoccupate in seguito alla crisi economica e disoccupati di lunga durata, con particolare attenzione alle categorie delle persone in mobilità, ai beneficiari di interventi di inserimento lavorativo e disabili - data la diffusione di nuovi sintomi come ansia, attacchi di panico, depressioni legata all'esplosione della crisi a livello economico con le conseguenti ripercussioni non solo sul piano sociale, ma anche individuale. Il progetto ha previsto tre assi di intervento:
          1. l'apertura quotidiana di uno sportello d'ascolto Jonas presso il Centro per l'Impiego della provincia di Trieste a libero accesso
          2. lo svolgimento di percorsi individuali presso la sede Jonas per chi ne facesse richiesta, per tutta la durata del progetto
          3. lo svolgimento di percorsi di gruppo condotti da uno psicoterapeuta presso la sede Jonas per chi fosse interessato per un totale di 10 incontri

            Responsabile

            Dott.ssa Natalia Filippelli

            venerdì 21 settembre 2012

            Fiat lascia l'Italia?


            orso castano : Curzio maltese in questo articolo ricorda  i suicidi operai degli anni 80, dopo i licenziamenti FIAT  di allora. Rinfrescare la memoria ai nostri governanti, tecnici che si allenano al poligono equitalia che gia' tanti suicidi ha provocato, nel silenzio della psichiatria degli asstone-chairs, e' doveroso

            la Repubblica.it

            Se la Fiat lascia l'Italia e governo e partiti non sanno che fare

            di CURZIO MALTESE (clicca x art.)


            Se la Fiat lascia l'Italia e governo e partiti non sanno che fareLa Fiat sta per annunciare la chiusura degli stabilimenti italiani e la fuoriuscita del nostro Paese dalla più importante attività produttiva del mondo, l'automobile, dopo oltre un secolo di storia. Non si capisce altrimenti che cosa significhi la mossa di archiviare il progetto Fabbrica Italia e di rimandare al 30 ottobre la decisione sul futuro....... siamo all'atto finale. ..... la Fiat di Marchionne ha smesso da tempo di investire in Italia. E ha ingaggiato ingegneri in mezzo mondo per non produrre un solo nuovo modello. Marchionne guarda all'America di Obama che gli ha regalato la Chrysler e aspettava soltanto l'occasione per tagliare gli ultimi rami in patria. 
            L'occasione è adesso, con un governo di ottimati bocconiani, per i quali gli operai non esistono, e la politica assente. Anzi, molto peggio. Una politica cancellata dal trionfo del delirio narcisistico di venti leader, vecchi e nuovi guru, tanto più autoreferenziali quanto più mediocri. 
            E non uno che metta in campo uno straccio di soluzione per le fabbriche che chiudono, un'idea di politica industriale per far crescere un Paese precipitato nella peggiore recessione d'Europa, 
            dopo la Grecia. 
            La chiusura di Fiat Italia significa decine di migliaia di famiglie di nuovi poveri, il default di Torino, già sommersa di debiti, la rabbia e le tensioni operaie di queste settimane moltiplicate per cento. Non la lotta di classe, ma la disperazione di classe. 
            Significa agli occhi del mondo che l'Italia non è un luogo dove investire. Se scappa perfino l'ultima grande azienda, e la più italiana delle aziende, la più sovvenzionata dallo Stato, vuol dire che il declino è inarrestabile............. 


            orso castano : la storia potrebbe ripetersi e gia' si sentono i primi tristi preannunci. Riportiamo per intero questo bell'articolo, pubblicato in "infoaut" on line , che ricostruisce i drammatici avvenimenti e le lacerazioni sociali che seguirono negli anni 80 ai licenziamenti FIAT, Marchinne ed Elkan hanno scelto il momento buono per abbandonare l'Italia, la classe operaia non ha piu' la forza di un tempo, il PCI non c'e' piu', il PD attuale vede alcuni suoi  tristi personaggi, come ICHINO,  dare ragione a chi considera gli operai solo una variabile da usare per far galleggiare precariamente un sistema, sui flutti e le tempeste di una globalizzazione aggressiva, Mister Renzi e' fissato sul "giovanilismo" quasi non esistessero l'ILVA e l'ALCOA o le centinaia di migliaia di disoccupati , Renzi e' fuori dalla lotta di classe e da quella dei lavoratori. La precarieta' regna sovrana ed il sign. Monti faf fatica ad imbonire la massa degli esodati e disoccupati, Madame Fornero non e' degna di nota, e' solo una piccola pedina destrofila . I Soloni psichiatri uomo-poltrona calcarei hanno memoria corta, come allora tacettero di fronte ai suicidi operai (circa 200)  cosi' oggi sono silenziosi ed impotenti di fronte agli attuali disoccupati ed al rischio di un disastro sociale ed umano che una uscita FIAT dall'italia provocherebbe. Ma forse e' meglio che tacciano e continuino   a pensare alle loro misere poltrone.  Dice bene Della Valle, che la FIAT metta mano al portafoglio e restituisca cio' che lo Stato Italiano le ha "regalato" in questi molti decenni , quasi un secolo, o che lasci subentrare , senza pretendere nulla chi vuole risollevare e diversificare il prodotto , magari cambiando anche la tipologia. Ma vorranno Monti & C e3 chi li appoggia , schierarsi contro quel che resta della famiglia Agnelli e di tutta la loro consorteria affamata e parassitaria ??

            16 ottobre 1980: i 37 giorni di Mirafiori

          • Un anno dopo i 61 licenziamenti degli operi FIAT, accusati di "aumentare il clima di conflittualità in fabbrica con gravi conseguenze 
          • 16 ottobresui livelli di produttività", il 10 settembre 1980, a Roma, avviene la rottura delle trattative tra FLM e FIAT sulla cassa integrazione. Il giorno successivo la Fiat annuncia 14.469 licenziamenti. Subito gli operai del 1° turno di Mirafiori proclamano 8 ore di sciopero. La lotta si estende e si trasforma nei giorni successivi in lotta ad oltranza, culminando il 10 settembre con l'occupazione di alcuni stabilimenti, tra cui quello storico di Mirafiori. I picchetti degli operai divennero il simbolo di quell'ultima trincea posta a difesa dell'attacco definitivo del padronato nei confronti della classe operaia.
            Il 27 settembre però, Agnelli è costretto a ritrattare la decisione (per "spirito di responsabilità", aggiunge) dopo le dimissioni del governo Cossiga, e decide di tramutare i licenziamenti in una cassa integrazione per 23.000 lavoratori. Il 30 settebre l'assemblea dei delegati decide di proseguire la lotta e si continua con il blocco totale dei cancelli.
            I picchetti e le occupazioni proseguono incessanti, ma la volontà di PCI e sindacati a non espandere la protesta al di fuori della fabbrica fa presto scemare negli operai la fiducia nei loro portavoce istituzionali; per 35 giorni, pullman di delegati della CGIL sono costretti a partire tutte le mattine dalle città del nord, in particolare dalla zona di Sesto San Giovanni, Milano e Genova con destinazione Torino.
            La direzione FIAT decide allora di riorganizzarsi chiamando a sè funzionari, quadri intermedi, dirigenti e alti impiegati (con l'appoggio dei bottegai e della buona borghesia torinese) che, la mattina del 14 ottobre, convocano una manifestazione al Teatro Nuovo contro il blocco dei cancelli. Rispondono alla chiamata alcune migliaia di colletti bianchi (non più di 12.000), che scendono in corteo per le vie di Torino chiedendo alla FIAT (e, implicitamente, allo Stato) "ordine per lavorare".
            La manifestazione, divenuta poi famosa come la "marcia dei 40.000" grazie a un fruttuoso gioco di numeri cominciato da "La Stampa" (che dava cifre addirittura minori) e proseguito con successo da "La Repubblica", segna una svolta fondamentale nella lotta degli operai FIAT, grazie al suo implicito invito al governo di porre fine al conflitto e al crescente contropotere operaio delle fabbriche torinesi.
            PCI e sindacati non perdono allora l'occasione per dichiararsi sconfitti, e il 15 ottobre firmano a Roma l'accordo che prevede la cassa integrazione per 23.000 lavoratori e la conseguente riapertura della fabbrica.
            Al Cinema Smeraldo di Torino, intanto, centinaia di delegati e lavoratori Fiat premono per entrare: sul palco Benvenuto (UIL), Lama e Galli (CGIL) - che hanno già preso la decisione di soffocare la lotta - cercano in tutti i modi di far accettare ai delegati operai l'accordo che prevede la loro resa. Nonostante gli sforzi e le rassicurazioni ("... la Fiat provvederà a richiamare dalla cassa integrazione guadagni, per il loro reinserimento, quei lavoratori che al 30 giugno 1983 si troveranno ancora in integrazione salariale"), dopo 8 ore di discussione il Consiglio dei delegati Fiat ed i lavoratori presenti approvano a maggioranza una mozione in cui respingono l'accordo.
            Il 16 ottobre è il trentasettesimo giorno di occupazione di Mirafiori, l'accordo viene messo in votazione dalle assemblee di fabbrica. Tutti i maggiori sindacalisti sono presenti in fabbrica: Lama alle Carrozzerie, Benvenuto alle Presse e Carniti alle Meccaniche.
            Ines Arciuolo, tra i 61 operai FIAT licenziati l'anno precendente, racconta così il momento della votazione:
            "Alla fine dell'assemblea del secondo turno della Mirafiori-Carrozzeria, la stragrande maggioranza delle mani – tranne i capi e un solitario astenuto –, esibendo il tesserino giallo che attesta di essere dipendenti Fiat, si alzano decise e votano no all'accordo. Ma dal palco, come se gli operai non fossero presenti a vedere coi propri occhi l'esito del voto, proditoriamente, viene decretato che l'assemblea ha «approvato a larga maggioranza» come annuncerà un delegato del Pci, obbedendo alla direttiva di «far passare l'accordo a tutti i costi» impartita da Fassino, suo dirigente torinese."
            La reazione degli operai è furiosa, particolarmente accesa alle Meccaniche, dove volano sassi verso l'auto in cui si è rapidamente ritirato Camiti. Al secondo turno, tensione ancora più alta perché gli operai sanno come è andata al primo. Sanno anche che sono stati i capi e i crumiri a rovesciare il risultato. Cosi in molti casi si organizzano (per esempio, a Lingotto) per non farli partecipare al voto. Si propone, altrove, di alzare il tesserino, per fare la conta separata dei tesserini gialli (operai) e di quelli di diverso colore. Con queste precauzioni, in ogni modo, si ha la possibilità di verificare che la maggioranza netta degli operai è contro l'accordo. (Il giorno dopo verrà replicato anche il voto della Meccanica Mirafiori del primo turno e, poiché questa volta voteranno solo gli operai, l'ipotesi di accordo sarà respinta).
            Concluse le assemblee, partono alcuni cortei spontanei da Lingotto e Mirafiori che confluiscono alla Porta 5; qui vengono danneggiate un'auto e una cinepresa della RAI, con la polizia che provoca gli operai nel tentativo di caricarli. I lavoratori si riorganizzano subito, e dopo aver fatto dei cordoni, si muovono in corteo fino a Lingotto mentre si spiega alla popolazione che l'accordo è stato respinto dalle assemblee del secondo turno. Alla sera, però, un comunicato CGIL-CISL-UIL annuncia che l'accordo si ritiene approvato.
            La spaccatura coi sindacati divenne insanabile proprio conseguentemente a quelle giornate, e la conseguenza della concertazione e degli accordi padronali avvallati dal PCI fu di 61 licenziati , 24.000 cassaintegrati e un numero impressionante di suicidi (circa 200) tra gli ormai ex-operai FIAT nel corso di tutti gli anni '80.

            giovedì 20 settembre 2012


            univadis..............nei topi un gruppo di particolari neuroni, presenti nell'ipotalamo, controlli gli alimenti ingeriti e coordini il destino del nutrimento a livello dei diversi organi.
            Lo studio, pubblicato sulla rivista 'Embo Journal', indica che topi deficitari del gruppo di neuroni (denominati AgRP), pur nutriti normalmente diventano obesi. Al contrario con una dieta iperlipidica migliorano il loro metabolismo del glucosio. Così la perdita di queste cellule nervose rende gli animali più adatti ad assumere cibi grassi.
            "Questo studio - dicono i ricercatori - rinforza l'ipotesi secondo la quale il cervello potrebbe essere la sede della disfunzione iniziale che porta a patologie associate all'obesità, come il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari o le dislipidemie"................

            ILVA :dramma senza fine; la produzione verra' sospesa??

            orso castano: dramma su dramma: l'ILVA conb i suoi rifiuti scaricati in mare, nell'aria, senza farsi scrupoli, per decenni, tra le piu' grandi acciaierie d'europa, ha provocato , probabilmente, tante morti per cancro , anche se il Ministro Cini contesta i dati epidemiologici, che pure esistono e sono chiari. E' proprio inconciliabile lo sviluppo capitalistico senza danni bio9logici. Gli strumenti di prevenzione ci sono, ma gli interessi ed i profitti vincono su tutto , o almeno hanno vinto in questo caso ; Ma sono purtroppo tanti i casi di incoscienza e di lucida irresponsabilita'.......Se l'azienda chiude ci sara0 tanta disoccupazione: e qui' l'incoscienza dei capitalisti ILVA e' doppia. Pagheranno ? La loro condanna servira' di esempio ? La risposta, diceva un signore di nome Dylan, e' nel vento.
            Prima pagina: Ansa.it
            ..............I custodi giudiziari - gli ingegneri Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento - hanno consegnato a procuratore e pm inquirenti una nota scritta con la quale sostanzialmente bocciano il piano. Ora spetta alla Procura dare il suo parere sia sul piano sia sull'istanza allegata dall'Ilva con la quale si chiede di conservare una minima capacità produttiva che consenta all'azienda di poter fare ulteriori investimenti. Il sequestro degli impianti dell'area a caldo infatti, come stabilito nel decreto del gip e confermato dal tribunale del Riesame, è senza facoltà d'uso............Ieri i presidenti dei Verdi, Angelo Bonelli, e dell'associazione Peacelink, Alessandro Marescotti, avewvano puntato l'indice contro il colosso siderurgico con dati allarmanti: "Nel periodo 2003-2008 nei comuni di Taranto e Statte, i più vicini all'Ilva, c'é stato un aumento del 10% dei decessi per tutte le cause e del 12% per tutti i tumori. Per i tumori del fegato e dei polmoni in provincia di Taranto è stato rilevato un aumento del 24%, per i linfomi del 38%, per i mesoteliomi del 306% per cento, mentre per i bambini si registra un +35% di decessi sotto un anno di età e per tutte le cause, e un +71% per le morti nel periodo perinatale".

            lunedì 17 settembre 2012

            tecnologie ultrapiccole per combattere i tumori


            Fondazione Umberto Veronesi.............Per capirne di più è bene sapere, innanzitutto, che un nanometro equivale a un miliardesimo di metro, la grandezza con cui si misurano gli atomi e le molecole............In particolare, queste tecnologie ultrapiccole vengono sperimentate in oncologia su due fronti: primo, per individuare la malattia il più presto possibile; secondo, per cercare di portare dentro alle cellule cancerose i farmaci, in modo che siano efficaci al massimo contro il tumore e tossici il minimo possibile per i tessuti sani. ......... Mauro Ferrari, ricercatore friulano considerato il padre della nanomedicina, oggi presidente del Methodist Hospital Research Institute di Houston in Texas (Usa) -. I primi farmaci nanotech, fra cui la doxorubicina liposomiale (ancora oggi impiegata per curare tumori di seno e ovaio, sarcomi di Kaposi e neoplasie pediatriche), sono stati approvati quasi 20 anni fa, oggi sono circa una dozzina quelli già in clinica e molti sono poi quelli allo studio dei ricercatori. Alcuni ancora in fase di laboratorio e lontani dal letto del paziente, altri più vicini alla sperimentazione sui malati. Anche per la radioterapia sono già in atto grandi cambiamenti: si possono usare dei nanovettori (appositamente creati in laboratorio) che portano a destinazione solo nell’organo e nelle cellule malate delle particelle che vengono poi “scaldate” dall’esterno con radiazioni non dannose per l’organismo, come il laser. Con il calore i dei nanovettori si aprono, come mine che esplodono, rilasciando l’energia che brucia il tumore, risparmiando del tutto le parti sane. Una tecnica già in uso in Germania, all’ospedale Charité di Berlino, contro il glioblastoma cerebrale, usando nanoparticelle di ossido di ferro irradiate con energia magnetica». Ma perché il futuro della lotta ai tumori deve passare proprio dalle minuscole misure «nano»? «Visto che parliamo di una guerra – spiega Ferrari – bisogna sapere che il nostro nemico, il cancro, è molto astuto: le cellule cancerose, infatti, sono più “forti” di quelle sane. Diciamo, per semplificare, che sono spesso impermeabili e che sono capaci non solo di moltiplicarsi, ma anche di acquisire modi per “resistere” agli attacchi delle cure. Motivo per cui spesso accade, purtroppo, che una terapia dopo un po’ non faccia più effetto. Per aggirare questo ostacolo ci siamo inventati l’oncofisica del trasporto, ovvero la scienza che studia come il cancro si difende dagli attacchi esterni. Sfruttando le conoscenze che ne derivano stiamo creando dei “trasportatori” ( in nanovettori, appunto) efficaci, che sappiano cioè superare le linee nemiche (ovvero entrare dentro le cellule malate) e restarci il tempo necessario per “sganciare le bombe”, radiazioni o farmaci che siano».

            domenica 16 settembre 2012

            Alzheimer. Come diagnosticarlo precocemente con le reti neurali artificiali


            L’Alzheimer è stato riconosciuto dal Consiglio dei Ministri dell’Unione una “priorità europea”. Patologia neurodegenerativa complessa e multifattoriale, la sua diagnosi risulta difficile anche al clinico più esperto. In tale ottica, il volume intende portare all’attenzione non solo dei clinici, ma anche dei non addetti ai lavori, le nuove acquisizioni della ricerca scientifica, illustrando in particolare le potenzialità dell’utilizzo delle Reti neurali artificiali nel contesto della diagnosi precoce dell’Alzheimer.
            Utili Link
            Tema Farmacia Recensione… Leggi tutto
            Brainfactor (web) Recensione… Leggi tutto
            Presentazione del volume

            L'Alzheimer è la principale causa di demenza. Nel mondo colpisce 18 milioni di persone, destinate a superare i 34 milioni nell'anno 2025, secondo le stime dell'Organizzazione mondiale della sanità.
            Il 26 settembre 2008 questa malattia neurodegenerativa è stata riconosciuta dal Consiglio dei Ministri dell'Unione una "priorità europea". Patologia complessa e multifattoriale, la sua diagnosi risulta difficile anche al clinico più esperto, tanto che nessun tipo di indagine in vita risulta al momento capace di discriminare "con assoluta certezza" fra invecchiamento fisiologico del cervello, Alzheimer e altre forme di demenza. I trattamenti oggi disponibili, spesso somministrati in fase avanzata di decorso di malattia, sono pressoché sintomatici. È per questo che si rende strettamente necessario mettere a punto strumenti per la diagnosi precoce della malattia, in modo da poterla individuare sin dalle fasi precliniche e predemenziali della sua evoluzione.
            In tale ottica, questo libro intende portare all'attenzione non solo degli esperti, ma anche dei non addetti ai lavori, le nuove acquisizioni della ricerca in materia di biomarcatori candidati promettenti - misurabili attraverso neuroimaging strutturale e funzionale, elettroencefalografia, liquido cerebrospinale e sangue, test genetici, profilo neuropsicologico -, modelli computazionali dell'Alzheimer, tecniche innovative di analisi non lineare dei dati ottenibili in sede di screening; illustrando in particolare le potenzialità dell'utilizzo delle reti neurali artificiali nel contesto della diagnosi precoce dei disturbi cognitivi dell'invecchiamento.

            Marco Mozzoni, laureato in Filosofia alla Statale di Milano e in Neuropsicologia a Pavia con una tesi in neurogeriatria, è iscritto all'Ordine dei giornalisti e all'Ordine degli psicologi. È direttore diBrainFactor, testata scientifica italiana dedicata alla ricerca sul cervello e alle neuroscienze. Suoi principali interessi di ricerca: invecchiamento cerebrale e malattie neurodegenerative, patologie compulsive e nuove dipendenze, potenziamento cognitivo. Svolge attività clinica a Milano e a Pavia. www.marcomozzoni.it

            clicca per la petizione contro la mafia, si faccia luce , appoggiamo i magistrati siciliani

            http://www.avaaz.org/it/italia_contro_la_mafia/?cgorccb

            Alcuni deputati chiederanno al governo con un voto in parlamento di isolare la mafia costituendosi parte civile nel processo, e hanno bisogno del nostro aiuto per convincere Monti a farlo.

            Ci rimangono solo 3 giorni! Chiedi a Monti e a tutto il governo di dire da che parte stanno - se con lo stato o con la mafia. Clicca sotto per firmare la petizione che sarà letta da Antonio Di Pietro in parlamento prima del voto di lunedì e dillo a tutti: 

            http://www.avaaz.org/it/italia_contro_la_mafia/?bgorccb&v=17925 

            Sta per cominciare uno dei processi più importanti contro la mafia che vedrà sul banco degli imputati i boss Riina, Provenzano e Bagarella, parlamentari, ex ministri ed ex ufficiali dei carabinieri. 

            Il processo potrebbe confermare che i politici hanno stretto patti con i mafiosi, minando così la lotta dello stato contro la criminalità organizzata. Ma poteri forti stanno cercando di nascondere la verità, e c'è un solo modo per spazzare via la cortina di omertà: che il governo partecipi al processo sulla trattativa stato-mafia costituendosi parte civile.

            La pressione in parlamento sta aumentando e un'ondata di sostegno popolare potrebbe fare la differenza. Uniamoci urgentemente e chiediamo a Monti e a tutto il governo di mettere fine al sodalizio infame fra stato e mafia una volta per tutte:

            Camusso: «Non si vince sconfiggendo il lavoro»

            orso castano : la FIAT vuole abbandonare l'Italia, cerca un contesto piu' avanzato nell'innovazione e piu' flessibile nella contrattazione della forza lavoro. Ritiene che gli USA possano garantire queste condizioni, del resto Marchionne ed Elkan sono solo a meta' italiani e non hanno particolari legami affettivi con il nostro paese. Hanno pero' la memoria corta : gli aiuti  dello Stato Italiano nei decenni degli Agnelli , sono stati tanti ed enormi , e senza mezze misure, fino a trasformare Torino, completamente, in una citta' FIAT ed a farle perdere , o fortemente indebolire, quasi tutte le altre vocazioni ed opportunita'. Ora il mercato dell'auto e' saturo e le capacita' produttive superano le opportunita' di vendita. Quindi se non si vogliono i piazzali pieni di auto invendute, bisogna tagliare e di brutto. La FIAT non ha neppure intenzione di diversificare le attivita' produttive o di innovare , essendo rimasta indietro di almeno un ciclo produttivo ed avendo quasi distrutto tutti i link con le professionalita' alte universitarie e non,  presenti in Piemonte. Non ci possiamo consentire illusioni. La FIAT , come fabbrica di auto e' mal messa. Forse e' meglio che la sua dirigenza abbandoni al piu' presto l'Italia ed altre aziende europee in grado di diversificare e di non disperdere il sapere ingegneristico accumulato, con fatica  dalle "maestranze", acquistino l'azienda per  nuovi diversi destini ed impulsi. Ma l'Universita', il Politecnico, che pure sono direttamente coinvolti e che potrebbero trovare in un nuovo percorso industriale nuove opportunita' di sapere e di sviluppo per start up o incubatori, tacciono miseramente. I meccanismi di selezione dei laureati continuano a seguire i peggiori schemi clientelari che perpetuandosi impediscono alle forze ed alle ideee bveramente innovative di emergere. E' un silenzio pesante e pauroso quello dei "professoroni", come quello del sindaco Fassino che fa tanti viaggi aerei (cosi' pare) con la ministra, ma che nulla dice rispetto ad eventuali diversificazioni produttive della piu' grande (ex?) azienda del paese!! Non ci si puo' limitare a costruire "spine" per velocizzare gli  spostamenti dentro la citta'. Torino si sta "provincializzando". Sarebbero necessari nuovi personaggi capaci veramente e coraggiosamente di abbandonare i vecchi schemi clientelari e di vedere dove realmente sta l'innovazione. Diversamente un inevitabile declino.

               (stralci , clicca)   di Gianfranco Summo .......... Susanna Camusso, segretario nazionale della Cgil: la Fiat dichiara sorpassata Fabbrica Italia e i 20 miliardi di investimento promessi due anni fa. Ora insorge il mondo politico e sindacale: prova soddisfazione a poter rivendicare «io l’avevo detto»? 

            «No, nessuna soddisfazione perché comunque non c’è alcun risultato positivo. La Fiat si sta rivelando per quel che è, una azienda che non vuole mai raccontare quel che intende fare. Se non mortificare l’idea di lavoro. Ci ha preso in giro. Quel che sta succedendo in questi giorni è la dimostrazione che con l’idea di sconfiggere il lavoro non si vince mai. E tutto questo accade anche a discapito del Mezzogiorno, dove è dislocata una parte importante dell’apparato produttivo industriale della Fiat». 
            ........Oggi lei arriva in Puglia, terra del più grande e inquinante stabilimento siderurgico d’Europa. Si può uscire dalla trappola che contrappone lavoro e salute? 

            «Si deve uscire da questa trappola e l’azienda per prima deve esserne cosciente e consapevole. Slogan inquietanti come “meglio ammalati che affamati” o anche il contrario non ci portano da nessuna parte. Intanto l’Ilva deve investire più di quanto ha dichiarato per mettere in regola la fabbrica. Il ministro Clini è un importante riferimento in questa vicenda dove siamo di fronte alla necessità di tecnologie all’avanguardia per le quali le risorse possono arrivare anche dall’Unione europea a fronte di un importante impegno dell’azienda».

            ...............In Parlamento la Lega ha fatto ostruzionismo sugli stanziamenti nell’area Ilva. Eppure l’acciaio di Taranto serve alle imprese lombarde e venete, un po’ meno a quelle calabresi... 

            «Un ostruzionismo incomprensibile, l’aiuto non è ad una impresa ma alla città. Un intervento doveroso da parte del governo e del Paese. E’ il radicalismo di posizioni che hanno portato solo guai al Paese e che indica l’arretramento progressivo della Lega oltre le ben note fobie. La valutazione di carattere industriale poi, è nazionale: chiudere l’Ilva a Taranto significa fare altrettanto a Genova e togliere alimentazione alle industrie e costringerle ad approviggionarsi di materia prima all’estero». 

            Si torna a parlare di articolo 18 e di referendum, questa volta per cancellare le modifiche della riforma Fornero alla norma dello Statuto dei lavoratori. Secondo lei l’iniziativa di Vendola e Di Pietro è un modo per catturare i consensi elettorali della Cgil?
            «Intanto considerare le organizzazioni sindacali come serbatoi di voti è sbagliato. Chi ha questo tipo di approccio credo proprio che sbagli. Che poi ci sia una modalità di assumere i temi del lavoro come argomenti di contrapposizione politica è indubbio ma non credo che questo faccia bene ai lavoratori. Se va bene, la raccolta di firme produrrà i suoi risultati non prima del 2014, quando sarà in carica un Parlamento della cui composizione ora non abbiamo la minima idea. Ecco, tutto questo fa forse venire meno la genuinità dell’iniziativa. E dire che l’unico problema della legge sul lavoro sia l’articolo 18 è un modo di dividere i lavoratori e non va bene. Più utili sarebbero iniziative concrete per il cambiamento di tutto l’impianto di quella legge e non solo dell’articolo 18»..............

            sabato 15 settembre 2012

            Severino, ministro della giustizia e tagliadiritti


            orso castano : non sono un operatore della giustizia, ma da cittadino: limitare le possibilita' di essere ascoltato e di introdurre nuovi elementi a propria difesa fa a cazzotti con la nostra civilta' giuridica. Questa misura e' coerente con la cultura di questo governo, che non sa inventare cose nuove ed efficienti ma solo togliere diritti : Monti "l'art. 18 toglie posti di lavoro", FORNERO :" L'ART.18 VA RIFORMATO" ,  nessun serio attacco alle lobby, nessuna patrimoniale. Insomma un governo di destra "serio" che va benissimo ad Alfano e Berlusconi e malissimo ai lavoratori ed i loro sindacati.  


            da Metro News ,  clicca

            PROCESSO CIVILE
            LA RIFORMA È "MINI"

             operativa oggi la legge Severino . Con una pioggia di critiche





            (stralcio)..........Sulla graticola c’è soprattutto il “filtro in appello”, sistema per il quale il giudice potrà decidere sull’ammissibilità o meno del ricorso contro la prima sentenza. Motivando la decisione con un’ordinanza.

            La reazione degli avvocati
            L'Organismo Unitario dell'Avvocatura ieri ne ha denunciato l'inutilità per la riduzione del contenzioso, ma anche i rischi di ulteriori meccanismi discriminatori nei confronti del diritto alla giustizia dei cittadini. «Finirà - dice Maurizio de Tilla, presidente Oua - per accrescere la discrezionalità del giudice e incrementare il contenzioso con i successivi possibili ricorsi per cassazione “per saltus”. È inevitabile, inoltre - sostiene De Tilla - che i parametri formulati nella nuova normativa aprono la porta ad un volontarismo giudiziale difficilmente tollerabile».
            ........ il presidente della Corte di appello di Milano, Giovanni Canzio: «Dobbiamo essere pragmatici - ha detto al Sole24Ore - bisogna sperimentare la norma. Questa del filtro è una norma importantissima. Allinea le norme italiane a quelle del Codice di procedura civile tedesco, permettendo di bloccare l’impugnazione sulla base di una prognosi di insuccesso».
            I ricorsi
            Scompare la possibilità di ammettere in appello le prove nuove ritenute “indispensabili ai fini della decisione della causa”;
            Il giudice può dichiarare inammissibile l’appello quando non ha una ragionevole probabilità di essere accolto; contro questa decisione si può ricorrere in Cassazione.
            Stretta anche per gli altri ricorsi in Cassazione.
            I processi “lumaca”
            Il procedimento per ottenere i risarcimenti previsti dalla legge Pinto per i processi lumaca è più agile: decise un giudice monocratico di Corte d’Appello con una procedura modellata su quella del decreto ingiuntivo. Il processo sfora i terminii di ragionevole durata quando supera i sei anni (tre in primo grado, due in secondo e uno nel giudizio di legittimità)
            Fallimenti
            Aumentano gli strumenti per affrontare le crisi aziendali.
            In primo luogo l’imprenditore può proporre il ricorso per l’ammissione alla procedura di concordato e solo in seguito presentare la proposta, il piano  e la documentaizone.
            Debutta il piano di concordato che prevede tra l’altro la continuità aziendale.

            da   del Sole24ore

            ...........Il Presidente dell'OUA, Maurizio de Tilla, ha sottolinato che "l'intervento legislativo sul filtro in appello e su ulteriori limiti per il giudizio in cassazione è un rimedio peggiore del male che si dice di voler curare. Di fatto, per eliminare il contenzioso si demoliscono i diritti dei cittadini e si dà spazio ad una confusione processuale senza precedenti. Il filtro di inammissibilità in appello finirà per accrescere la discrezionalità del giudice ed incrementare il contenzioso con i successivi possibili ricorsi per cassazione 'per saltus'. Invece che apprestare strutture, personale e risorse snellendo e razionalizzando ulteriormente i riti e le competenze, si sceglie la strada di limitare, direttamente o indirettamente, l'accesso al giudizio di appello".

            Secondo il Presidente dell'OUA la riforma troverà difficile applicazione pratica, poichè incide sui "valori della difesa e sistemi del processo che sono in aperto contrasto con la paradossale previsione di una pronuncia (soggettiva ed arbitraria) di inammissibilità dell'appello, che renderebbe ricorribile in Cassazione non più le sentenze di appello ma quelle di primo grado"......................

            l'uomo rinascimentale ed i tempi moderni


            orso castano : sara' necessario tornare a riflettere altre volte, su cosa accadde nella cultura rinascimentale, dai banchieri (lo erano i medici, agli artisti ed al messagggio che era dentro le loro opere. In un momento tormentato come e' il nostro momento storico lo studio del rinascimento ed di personaggi che ne assimilarono gli insegnamenti come Galileo potrebbero essere di grande aiuto

            Giunti Editore. Origini antiche per un'impresa proiettata verso il futuro


            da Il Progetto Leonardo della Giunti
            Quando nel 1436 Leon Battista Alberti scriveva, «in lingua toscana», la seconda edizione del suo trattato sulla pittura, dedicandolo a Filippo Brunelleschi, riconosceva il luogo e ilprincipale fautore di quella che già si chiamava “rinascenza”. Ancora oggi, come al tempo dell’Alberti, si considerano Brunelleschi, Donatello e Masaccio gli iniziatori del Rinascimento, l'espressione di un nuovo modo di concepire l’uomo e la natura e il rapporto del microcosmo dell’uno con il macrocosmo dell’altra, secondo quanto filosofi e letterati andavano teorizzando.
            L’uomo fatto di anima e di corpo veniva messo al centro del mondo sensibile e terreno. Nasceva così l’esigenza di osservare, definire e rappresentare, secondo principi obiettivi ed empirico-scientifici, la realtà visibile e figurabile, per poi idealizzarla o attribuirle valori simbolici. L’uomo “nuovo” del Rinascimento, sia che appartenesse a unaborghesia laica tesa verso l’affermazione economica, sia che fosse un signore aristocratico interessato a dare un volto più moderno ai suoi domini, si poneva in un confronto costante con il tempo, la vita e la morte.
            Nel Rinascimento l’arte era un lasciapassare per l’eternità, sia per il committente che per l’artista, il quale assume una posizione sociale sempre più prestigiosa. Mantegna, Alberti, Leonardo, Raffaello, Tiziano, Dürer furono artisti di corte privilegiati e insigniti di alti riconoscimenti.

            Il genio di Leonardo

            Una curiosità vivace e una mente speculativa hanno portato Leonardo da Vinci a spaziare praticamente in ogni campo del sapere umano del suo tempo: dalle invenzioni e creazione di macchine, all'architettura, alla botanica, alla fisiologia, alla fisica, alla filosofia, alle lettere, alla pittura ed alla scultura. Utilizzando tutti gli strumenti a sua disposizione e integrando le proprie competenze, Leonardo da Vinci ha dedicato la sua vita e le sue opere all'indagine della realtà.
            Attraverso i codici, scritti e disegni in forma di appunti che ha redatto lungo tutto il corso della sua vita che testimoniano studi, invenzioni di macchine e congegni, ricerche artistiche e letterarie, siamo in grado di srotolare il filo rosso della sua ricerca. Essi rappresentano la dimostrazione del suo procedere mobile e creativo, capace di passare dall'indagine del movimento delle acque agli studi sul volo usando indifferentemente le parole come i disegni.
            Le sue analisi hanno supportato lo svolgersi e l'evolversi delle sue opere pittoriche. La pittura viene considerata da Leonardo come l'arte per eccellenza, il fine ultimo e più alto, come dichiara nel Libro di Pittura. Allo stesso tempo, la potenza intuitiva delle sue scoperte, così come l'evolversi del suo pensiero scientifico e artistico, rintracciabili nei suoi dipinti, ne fanno un corpus scientifico di valore unico, dove si manifesta un reciproco scambio, una complementarità intrinseca tra arte e scienza.
            Così, se i suoi trattati di anatomia costituiscono il fondamento per la realizzazione nei dipinti di figure tanto armoniche e credibili come quelle della Leda o della celebre Gioconda, allo stesso tempo rappresentano uno dei primi seri approcci alla fisiologia nella storia della medicina, tra cui, per esempio, le indagini dettagliate sulla fisiologia del feto umano, mai realizzate prima d'allora.
            Similmente, gli studi di botanica, quelli di ottica e di prospettiva, gli forniscono gli strumenti per realizzare scenari naturali sempre più scrupolosi e verosimili, elaborando una teoria prospettica del tutto originale; ma l'analisi della struttura e del funzionamento dell'occhio sono altresì l'ennesima testimonianza delle sue notevoli intuizioni, che verranno confermate nei secoli successivi dalla scienza moderna.
            Leonardo dà dunque vita ad un corpus di opere di incomparabile ricchezza e allo stesso tempo di grande congruità dettata da uno scopo sublime e universale: capire.


            Quattro erano le vie da percorrere per l’artista: l’applicazione della prospettiva per rappresentare su un piano bidimensionale un soggetto tridimensionale; l’osservazione attenta e indagatrice della natura; lo studiodella storia di cui l’uomo con il suo libero arbitrio è protagonista; infine il recupero dei classici.
            Nell’approccio con il visibile, la “misura” italiana, la “verità lenticolare” fiamminga, l’espressionismo svevo furono le alternative che si posero per il Rinascimento di tutta l’Europa con varie soluzioni combinatorie.
            D’altro canto i testi classici, letterari o figurativi, offrivano una infinità di suggerimenti tecnici, decorativi, iconografici, tematici e filosofici.
            L’arte antica, con capolavori come il Laocoonte, l’Apollo del Belvedere, e l’Ercole Farnese allora riscoperti a Roma, suggerì lo studio del corpo umano, nell’anatomia e nelle proporzioni: anzi esso diventò misura di tutte le cose, anche di progetti architettonici. Anche la città doveva essere a misura d’uomo e doveva racchiudere in sé le qualità di bellezza e funzionalità. Sono molti i progetti di città ideali che si fanno nel Rinascimento ma poche sono le realizzazioni. La più nota è Pienza, commissionata nel 1459 da Enea Silvio Piccolomini, allora papa Pio II, a Bernardo Rossellino.
            Storicamente il Rinascimento attraversa tre fasi fondamentali: dall’umanesimo fiorentino di inizio Quattrocento al Rinascimento propriamente detto della seconda metà del secolo che ha il suo centro di irradiazione nella raffinata cultura laurenziana, si giunge alla “maniera grande” del primo Cinquecento il cui fulcro è nella Roma papale. La cesura netta con questa poi tanto vagheggiata, moderna “età dell’oro” ci fu nel 1527 con il Sacco di Roma. Intanto Lutero aveva già fatto sentire alta la sua voce.



            liberal education


            orso castano : molto interessante questo articolo sugli studi universitari in  USA. Ma  l'importanza della interdisciplinarieta' , lo sviluppo dell'immaginazione e della capacita' di innovazione , lo studio del contesto sociale e storico , della morale politica e del "pensiero" , tutto questo per individuare la soluzione piu' giusta ai problemi  concreti. Ne viene fuori una concezione di cultura molto vicina , ma non sovrapponibile alla cultura rinascimentale . L'uomo rinascimentale, parliamo di uomini come Leonardo da Vinci  o di Michelangelo, spaziavano in tutti gli ambiti della cultura , non da ultimo nel campo della filosofia e nello studio dei classici greci e latini. E' questa forse la differenza : le soluzioni pratiche e le loro ricadute  non dovrebbero essere solo viste come ricadute pragmatiche e basta , ma anche come soluzioni che aiutano a far crescere la cultura umana, a far salire l'uomo , come diceva Gian Battista Vico,  sulle spalle del "gigante" (la cultura in toto)  perche' possa guardare piu' lontano e laicamente

            Monday, September 3, 2012


            Liberal education



            .........,(clicca x articolo) it is a theory of education that holds that the undergraduate student needs to be exposed to a wide range of ideas and perspectives from all the liberal arts: the humanities, history, mathematics, the natural sciences, and the social and behavioral sciences.  The student is required to take a broad range of courses that provide exposure in all of these areas.  He or she also has a major subject – an area of greater specialization; but the course work in the major discipline is usually only about twenty-five percent of all courses.  So the American system usually emphasizes breadth as an important academic value, and specialization in a discipline (biology, sociology, literature) receives somewhat lower priority.  Even engineering education – traditionally a fairly specialized curriculum – requires significant exposure to courses in the humanities and social sciences.  (Martha Nussbaum has written a very important book justifying this approach, Cultivating Humanity: A Classical Defense of Reform in Liberal Education.)
            What are the reasons for this educational philosophy? What advantages does it offer in helping to develop the intellectual capabilities of the student? ............... These reasons fall in several categories: preparing young adults for thinking innovatively and imaginatively; helping young adults to recognize the historical and social context of the problems and processes they study; helping students to deal with moral and political issues in a thoughtful and critical way; helping young people to recognize the value of racial and ethnic diversity within a modern society; building a foundation for deep interdisciplinary work and study at later stages; and cultivating the skills of independent critical thinking.

            Imagination and innovation. Most people would agree that the challenges of the twenty-first century, whether in China, Brazil, or North America, will require new ideas and innovative approaches.  This is true in business; creating new products and solutions requires great creativity.  But it is true in social and political life as well; the social challenges all modern societies face cannot be resolved by simply applying “off-the-shelf” solutions.  So cultivating an ability of young people to think with originality and creativity is a major priority for educational systems in every country.  And a broad liberal education is very well suited to developing these features of thought.  When a student has struggled to provide interpretations of a difficult poem, or to understand the cultural practices of modern Navajo people in the American southwest, or to genuinely comprehend the theory of natural selection that Darwin proposed – the student will have created for himself or herself a set of mental skills that would not have developed if her education were restricted to a single discipline and its methods.  Too much “paradigm dependence” discourages creativity.

            Social and historical context.  The important problems that modern societies face are rarely confined to a single academic discipline.  And there is often a very important component of social and behavioral complexity to even the most technical of contemporary problems.  Suppose that a city is concerned about automobile traffic congestion, and that the civil engineering experts who consult to the city propose adding an additional tunnel to provide more capacity for an important river crossing within the city.  This might be looked at as a civil engineering problem, and it is, to a certain extent.  But even more importantly, it is a problem of human behavior.  What will be the behavioral consequences of an additional tunnel?  Sociologists may provide a basis for thinking that the additional tunnel will increase congestion rather than decrease it – because more drivers will be encouraged to think that there is a more convenient way of driving to their destination.  So the unintended consequence of the civil engineering project is to increase rather than decrease the social problem it was designed to solve.  (This is approximately what has been observed in the experience of the third harbor tunnel in Boston.)  When students have been trained to look within a problem to discover its historical context and its social dynamics, they are likely to solve problems more effectively.

            Moral and political thinking.  It is an important social goal that our society needs to create young people who will be moral persons and engaged citizens.  But behaving morally and exercising the duties of citizenship are skills that we need to learn.  Both require a sophisticated ability to analyze and reason about behavior and about the needs of society.  A broad liberal education is well suited to giving young people the intellectual skills associated with thinking critically about difficult moral and political issues.  For example, suppose a person has received a medical education but now needs to make ethical decisions about possible treatments for some of his or her patients.  The concept of “informed consent” is a complex moral idea, and it is not self-evident.  After all, if the physician himself is confident that a treatment will benefit the patient, why should he need to gain the consent of the patient?  There are very basic moral reasons why this should be the case; but unless the young doctor has had extended experiences in analyzing and debating moral issues, he is poorly prepared for solving this practical issue in his own practice.

            The value of diversity.  A broad liberal education is a very good basis for learning to understand and value the perspectives of people whose racial, ethnic, or cultural backgrounds are very different from our own.  Literature is one such tool.  When students read and discuss a book like The Fire Next Time by James Baldwin, they are quickly drawn into an understanding that the perspective of an African-American writer from the 1960s is profoundly different from their own.  And they begin to see that their own parochial interpretation of the events around them is just that – parochial and limited.  It is important to have the tools that permit young citizens to understand these diverse perspectives.  And, as Scott Page documents in a recent book, when we are successful in incorporating diverse perspectives into concrete problem-solving contexts, we get better solutions (The Difference: How the Power of Diversity Creates Better Groups, Firms, Schools, and Societies (New Edition)).

            Interdisciplinary studies.  Problems like global climate change cannot be effectively addressed from the point of view of a single academic discipline.  Climate change involves ocean chemistry, atmospheric dynamics, international politics, and individual behavior.  And no single discipline can be the basis for a policy that will effectively address climate change.  This means that it is very important to create an intellectual environment that favors interdisciplinary cooperation.  A broad liberal education can do that very well.  When a student graduates from a good liberal arts university in the United States, he or she has a reasonably good grasp of some areas of natural sciences, quantitative reasoning, policy analysis, and historical context; and he or she is able to think critically and communicate effectively with others.  This means that the undergraduate student is in a very good position to be a part of an extended interdisciplinary research or policy effort.

            In short, the advocates for a philosophy of liberal education believe that a liberally educated student is best prepared to be a critical and innovative thinker; a person who is well prepared to think with originality about novel problems; a person who has learned to look for the social and historical context of the problems he or she confronts; and a person who has a sophisticated ability to think about complex moral and social issues.  This individual is likely to be a productive contributor to the organizations he or she joins later in life; he or she is likely to be an engaged citizen and a moral person; and he or she is more likely to embody the qualities of respect and civility that are crucial for collaboration and public life.

            perché l’universalità dell’assistenza è così importante?




            orso castano : la copertura sanitaria universale sarebbe davvero un toccasana anche dal punto di vista economico e l'articolo di The Lancet lo esprime chiaramente . In alcuni paesi le cure sanitarie sono in parte o in toto a carico del paziente che in molti casi contrae debiti per curarsi, sottraendo risorse preziose alla propia economia familiare ed all'economia piu' in generale. Va infatti ripetuto all'infinito che nessuna o quasi assicurazione privata ripiana le spese per le malattie croniche ed invalidanti , lasciando soli i pazienti ad affrontare queste malattie disastrose da tutti i punti di vista!

            Children representing the Great Ormond Street Hospital - Copyright: Getty.................................“La copertura sanitaria universale è uno dei più potenti acceleratori dell’uguaglianza sociale e del miglioramento del benessere delle nostre società, e per questo dovrebbe essere messo all’ordine del giorno dell’agenda globale”, ha commentato Jeannette Vega, direttore del dipartimento della salute della Rockefeller Foundation. “È cruciale in questo momento prendere coscienza del fatto che dovremo occuparci dei 25 milioni di famiglie che ogni anno scavalcano la soglia della povertà per via delle spese sanitarie”.
             
            Chiaramente, spiegano gli autori dello studio, oltre alla presa di coscienza dei policy makers servono anche dati su cui basarsi, ed ecco dunque il senso di questo approfondimento apparso su The Lancet e della richiesta di nuovi studi sull’argomento. In particolare, non è detto che l’assistenza sanitaria universale sia di per sé garanzia di progresso; ma quel che è evidente, da questi lavori appena pubblicati, è che sicuramente è un importante passo avanti. E che oggi bisogna capire non se, ma come farlo. “Quello che succederà a livello sociale ed economico nelle nazioni che assumeranno come centrale la transizione verso questo nuovo approccio alla salute pubblica non è prevedibile, ma di sicuro in quelle nazioni le famiglie saranno sollevate dalla paura di vedere la propria vita rovinata non tanto o non solo dalla malattia in sé, quanto dai suoi costi”, spiega ancora David De Ferranti, direttore del Results for Development Institute, organizzazione no-profit che si occupa dell’accesso alla sanità e all’educazione nei paesi poveri, in un commento agli studi scritto a quattro mani con Judith Rodin della Rockefeller Foundation.  
             
            Insomma, la portata della questione è lampante. Come ha spiegato Margaret Chan, direttrice generale dell’Oms, infatti, quel che è certo è che “la copertura sanitaria universale è il più potente concetto che la salute pubblica può offrire”.
             
            Laura Berardi


            vedi anche http://www.thelancet.com/themed-universal-health-coverage , l'articolo sulla rivista

                               

                               



            domenica 2 settembre 2012

            orso castano  : alcoa e sulcis , due situazioni emblematiche , diverse ma accomunate : la manifattura nel nostro paese si sta sfarinando e questo governo e' chiaramente in affanno e non riesce a frenare lo smottamento. Certo non e' facile, certo l'Universita' , vecchio paachiderma  artrosico e clientelare resta  bloccato e fermo a guardare senza una politica , ad esempio, per start up come bei paesi nordici ed in USA, ma e' certo che il governo non fa nessuna riforma REALE , AL DI LA' DI QUELLE SBANDIERATE, ed i partiti di maggioraanza fanno assurdi dibattiti interni su fesserie immani, e solo per restare attaccati alle poltrone. Occorre cambiare e subito!! Ma la legge della sacra poltrona unita blocca tutto , anche una sana e liberale legge elettoralw. Che schifo!!


            Roma, 31-08-2012 (stralci da :
            L'Alcoa non sembra disponibile a posticipare la chiusura degli impianti dello stabilimento sardo prevista per il 2 settembre in attesa della prossima riunione al ministero dello Sviluppo economico prevista per il 5 settembre: e' quanto si apprende dalla riunione tra i vertici della multinazionale statunitense e il presidente della regione Sardegna Ugo Cappellacci. Di ufficiale, specificano le fonti, non c'e' nulla anche se l'Alcoa non ha espresso nessuna disponibilita' a posticipare la chiusura degli impianti che dovrebbe partire dal prossimo 3 settembre e concludersi entro il 31 dicembre 2012..............