lunedì 24 settembre 2012

Marchionne, "ho fallito nel cercare un partner"il governo deve rimuovere le zavorre

orso castano: Marchionne senza peli sulla lingua. L'Europa e' in crisi, non conviene investire sul mercato europeo , meglio l'America. A meno che il governo Italiano non elimini la "zavorra". Ma cosa
significa per Marchionne la "zavorra"? La Fornero (vedi post seguente) si incarica , con la consueta faccia "'angelo" che "chiagne e fotte" di spiegarcelo. I diritti degli operai devono essere abbattuti come quelli degli impiegati del pubblico impiego. Otterra' solo il risultato di sfasciare definitivamente le strutture dello Stato con drammatiche conseguenze sociali ed umane . Rischiando di affossare l'Italia che non si risollevera' . Ancora una volta ricordo che nell'80, a seguito dei licenziamenti FIAT mascherati da cassa integrazione ad libitum ci furono a Torino 200 operai che si suicidarono!! Lo ricordi questo governo e vada via se non glie ne importa niente . Non ricordare questo vuol solo dire essere dei Killer senza pieta' . Non si capisce perche' Bersani debba (se ci saranno casse integrazioni che mascherano licenziamenti di massa) deve ancora appoggiare questo governo. Che Monti vada via a fare ilo professorone alla Bocconi , UIniversita' nota per essere frequentata da molti  figli di papa' col futuro assicurato in tasca.'  
da (stralci) di oggi
....................Il Paese è in un momento cruciale, secondo Marchionne. "Siamo davanti a un bivio - ha premesso - la nostra scelta è tra ridurre la capacità produttiva e licenziare migliaia di dipendenti, con danni incalcolabili per il sistema italiano, oppure cercare di sfruttare le competenze che abbiamo, la nostra conoscenza di prodotto e di processo, il livello tecnico dei nostri impianti, per aprici la strada verso i mercati esteri. La seconda alternativa non è priva di rischi ma è l'unica strada possibile per evitare una catastrofe. Anche ora c'è bisogno che questo diventi un progetto condiviso". Il messaggio è rivolto al governo Monti. L'amministratore delegato di Fiat giudica "soddisfacente" l'incontro avuto sabato scorso con il Governo, nel senso che "abbiamo messo sul tavolo la situazione. Capiscono benissimo le condizioni di mercato e credo che ci sia un livello di comprensione per le scelte che dobbiamo fare: nessuno può investire in un mercato che perde"......... "negli ultimi 8 anni e mezzo ho cercato costantemente, in ogni modo, di coinvolgere un partner nelle nostre attività in Italia, non ho avuto successo. Dichiaro - ha aggiunto - il mio completo fallimento. Non c'è nessuno che voglia accollarsi anche una sola delle zavorre italiane". Ma le zavorre ha chiarito non sono i lavoratori, ma il sistema Italia. "Dobbiamo ricordarci che abbiamo davanti - ha detto Marchionne - un'Italia che è ancora tutta da ricostruire......... "L'Alfa Romeo non è in vendita". Secondo indiscrezioni, ci sarebbe l'interesse di Volkswagen. "Non sarò certo io - ha detto Marchionne - a deludere quelli che inneggiano a un intervento della Volkswagen. Per quanto mi riguarda do loro il benvenuto come produttori in questo paese e farò tutto il possibile per facilitare il loro ingresso. Ben venga uno stabilimento Volkswagen nel nostro Paese. Ma, a quelli tra voi che sono sul libro paga di Wolfsburg, chiedo gentilmente di ribadire  ai vostri proprietari tedeschi un concetto semplice e chiaro: l'Alfa Romeo non è in vendita. Ho pensato di dirvelo in piemontese per rendere efficace il senso di quello che intendo. 'Monsu' Piech, lassa perde, va cantè 'nt n'autra cort'" (Signor Piech, lascia perdere, vai a cantare in un'altra corte, ndr). "Per raccontarvi tutta la storia - ha detto ancora Marchionne - sembra che Piech abbia detto che non hanno fretta e che per ora Fiat non è ancora abbastanza malconcia. Quando lo sarà, allora lui si prenderà l'Alfa. "Le spacconate dei tedeschi - ha poi aggiunto - non mi sorprendono.......... "Il mercato europeo dell'auto è un disastro, si è infilato in un precipizio che non sembra avere ancora toccato il fondo". "Le previsioni più recenti indicano che quest'anno la domanda di auto in Europa andrà non oltre i 12,5 milioni di unità, il secondo livello più basso in 20 anni. L'andamento nei cinque mercati più importanti d'Europa, Italia, Francia, Regno Unito, Spagna e Germania è ai livelli minimi storici come non si vedeva da circa 30 anni, Germania a parte e le prospettive -ha concluso Marchionne- sono tutt'altro che rosee", ha concluso.

Reuters IT

TORINO (Reuters) - L'apertura verso mercati esteri è l'unica via per evitare la riduzione della capacità produttiva e migliaia di licenziamenti con danni incalcolabili per il sistema italiano..........."Siamo davanti a un bivio, la nostra scelta è tra ridurre la capacità produttiva e licenziare migliaia di dipendenti, con danni incalcolabili per il sistema italiano, oppure cercare di sfruttare le competenze che abbiamo, la nostra conoscenza di prodotto e di processo, il livello tecnico dei nostri impianti, per aprirci la strada verso i mercati esteri", ha spiegato..........."La seconda alternativa non è priva di rischi ma è l'unica strada possibile per evitare una catastrofe. Anche ora c'è bisogno che questo diventi un progetto condiviso", ha proseguito.

domenica 23 settembre 2012

Caso Ilva. Dati shock:



 +42% per i tumori maligni nelle zone più vicine


Sembrerebbe dirlo un nuovo studio, inserito nella perizia epidemiologica per il giudice delle indagini preliminari, con dati che arrivano fino al 2010: i picchi superano il 40% per i tumori e il 60% per le patologie respiratorie. Ma il Ministro Clini replica: “Sono dati manipolati”.....................
da  quotidiano sanita'.it

link del nuovo studio  clicca

Atlante Allen del Cervello Umano , semplicemente stupendo.

orso castano : ha ragione la CGIL, gia' da molti e molti anni i Distretti avrebbero potuto riorganizzare in rete e senza sprechi o doppioni la rete territoriale dei servizi. Ma non e' stato fatto se non in poche situazioni. I responsabili di Distretto sono nominati direttamente dal Direttore Generale ed eseguono pedissequamente, senza autonomia, quello che costoro dicono.Quindi, in ultima analisi la responsabilita' degli sprechi, dei doppioni, delle disfunzioni organizzative , della malasanita' (quanti laboratori accreditati esistono che fanno le stesse analisi degli ospedali o dei  poliambulatori pubblici?) deriva del massiccio clientelismo pubblico-privato che oggi esiste , dal  disimpegno dei  Direttori Generali delle ASL su questo terreno.

univadis

Cgil, creare centri aperti h24 con figura unica medico cure primarie
Roma, 20 set. (Adnkronos Salute) - Gli interventi normativi sulla medicina generale vanno corretti per rendere davvero realizzabile l'organizzazione dell'assistenza sanitaria h24. Innanzitutto, con l'abolizione della guardia medica (12 mila in Italia) per creare un'unica figura del 'medico delle cure primarie' e intervenendo sul numero massimo di assistiti per ciascun 'camice bianco' (da 1500 a 1000). E, infine, cassando la norma del decreto Balduzzi che permette di appaltare l'assistenza h24 agli studi dei medici convenzionati. Con questa proposta, presentata oggi a Roma, la Cgil risponde al "clamoroso bluff sull'assistenza sanitaria territoriale h24" contenuto nel decreto Balduzzi, in questi giorni all'esame della commissione Affari sociali della Camera per la conversione in legge.
Per la Cgil il cuore della sua proposta consiste nel "creare nei distretti Asl veri Centri sociosanitari aperti 24 ore su 24, con assistenza medica e infermieristica e con capacità di offrire anche un primo soccorso per codici bianchi e verdi". Il tutto sulla falsariga di esperienze già in atto o che stanno per essere attivate in alcune Regioni (Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Veneto).
Secondo il sindacato, "nonostante il clamore mediatico", all'interno del provvedimento voluto dal ministro della Salute "non c'è nessuna innovazione. Il decreto si limita a ribadire norme già esistenti e, dove cambia, addirittura prefigura un 'disimpegno' del servizio pubblico nelle cure primarie (appunto con il 'budget/appalto')". "Non c'è l'intenzione di creare una vera assistenza h24 - ha detto Vera Lamonica della segreteria confederale Cgil - perchè quello che ha fatto il Governo è stato confermare norme che già esistevano senza dare tempi certi per la loro applicazione e senza renderle vincolanti". Lo sviluppo dell'assistenza socio sanitaria distrettuale 'h 24', invece "è la chiave di volta per riorganizzare davvero il Ssn e fare spending review, perchè ancora possono esserci ancora margini di risparmio e di eliminazione degli sprechi".
Il clou della proposta è dunque la creazione nel distretto di Centri socio sanitari aperti 24 ore. I medici di medicina generale devono essere associati e assicurare a rotazione la presenza nel centro; la continuità assistenziale, oltre che nei loro studi durante il giorno (ore 8-20) e con le prestazioni domiciliari, va assicurata in questi centri h24. E serve il coinvolgimento di tutti gli altri professionisti delle cure primarie: specialisti ambulatoriali, infermieri, ostetriche, psicologi, figure amministrative e l'integrazione con gli operatori dei servizi sociali dei Comuni. Oggi - assicura la Cgil - tutto questo è possibile grazie anche allo sviluppo delle tecnologie e dell'informatica che può consentire la diffusione dei servizi nel territorio senza alcuna dispersione.
In concreto l'argomento, che è materia concorrente tra Stato e Regioni, per il sindacato "va risolto con un'intesa Stato-Regioni - ha evidenziato Stefano Cecconi, responsabile Politiche della salute della Cgil - e quindi affrontato tra le priorità del nuovo Patto per la Salute. Noi pensiamo si possa fare entro il 2012. La legge permette già l'organizzazione dell'assistenza territoriale h 24 anche per le cure primarie. Ora queste norme vanno rese vincolanti. Anche per questo, si deve esplicitare che l'Accordo di medicina generale (la convenzione) deve essere strumento attuativo che deriva dalla programmazione pubblica nazionale e regionale per garantire i Lea". Alcune innovazioni e precisazioni, "anche se di certo non tutte", secondo la Cgil, "possono essere inserite in sede di conversione in legge del decreto". In sintesi, "tutto questo è realizzabile oggi e non domani - assicura infine Lamonica - con costi inferiori rispetto a quelli del decreto Balduzzi. L'esperienza di alcune Regioni dimostra che si può".
orso castano: non crediamo possa esserci una "uscita" dal "disagio" o dallo stress che segue ad un licenziamento o alla condizione di precario o disoccupato da sempre o di neet , che possa basarsi solo sull'intervento psicologico, perche' la condizione di disoccupato non e' in alcun modo un disturbo psicologico o psichiatrico. Anche se e' vero che persone con carattere piu' fragile possono subire conseguenze disastrose! Quindi l'ascolto ed il sostegno di chi si trova in questa situazione sono molto importanti, come altresi' sono importanti la denuncia pubblica dello stato di sofferenza che la disoccupazione provoca. Negli anni 80 il licenziamento e la cassa integrazione di  decine di migliaia di operai  della Mirafiori a Torino , provocarono circa 200 suicidi. Questo pezzo di storia operaia e sociale non deve essere mai dimenticato !

IV convegno nazionale “disoccupazione e disagio psicosociale”: Milano, 25 ottobre 2012

News pubblicata il 27/07/12 da Fabio Minerva
Accettare la disoccupazione: un compito arduo, ma possibile. Il 25 Ottobre 2012 Sipiss affronta il delicato e urgente fenomeno della disoccupazione, del conseguente disagio individuale, ma anche delle strade che è possibile percorrere per affrontare questo problema.


27/07/12 - Una delle ripercussioni più gravi e invalidanti della forte crisi economica che attanaglia i nostri tempi e la nostra società è la difficoltà a trovare un’occupazione e la perdita, per migliaia di persone, del proprio lavoro. I mezzi di comunicazione restituiscono quotidianamente un’immagine e una fotografia molto vivida di questo urgente e delicato problema ed è aumentato il numero di persone che si trovano a confrontarsi direttamente o indirettamente con questo fenomeno in misura estremamente concreta.
Se da un lato, tuttavia, la disoccupazione costituisce un problema invalidante, inibendo spesso la possibilità di realizzare il proprio presente oltre che di progettare il proprio futuro e paralizzando la società in un senso di precarietà ed incertezza, dall’altro accettare la difficile sfida di ripensarci come lavoratori, reinvestendo propositivamente su se stessi, sembra essere l’unica possibilità di salvezza di fronte a questo mostruoso fenomeno.

In occasione del IV Convegno Nazionale dedicato ai Rischi psicosociali, Sipiss sceglie di affrontare il delicato argomento della disoccupazione, parlando del difficile compito di coloro che , travolti da questo problema, si trovano impossibilitati a mobilitarsi per rivedere il proprio piano di vita , sviluppando, a causa del senso di frustrazione, del profondo disorientamento e della mancanza di punti fermi, una vera e propria patologia. Sipiss, sceglie tuttavia, di non limitarsi a restituire una fotografia brutale per quanto realistica del fenomeno della disoccupazione, ma di parlare di quel percorso di ricostruzione tanto difficile quanto necessario alla ripresa di una vita serena e soddisfacente, non solo da un punto di vista economico, ma anche personale e affettivo.

Attraverso la partecipazione d’importanti istituzioni e la collaborazione di validi professionisti, Sipiss si propone di mettere a fuoco quali interventi possono aiutare gli individui disoccupati a trovare in sé e fuori di sé nuove risorse e prospettive per affrontare il periodo contingente: l’outplacement, interventi educazionali e, nei casi di un disagio già esploso, percorsi di supporto psicologico ad hoc.

Un focus particolare sarà orientato a distinguere tra disoccupati e inoccupati, e cioè tra persone che hanno perso il lavoro e persone che non hanno mai affrontato un percorso lavorativo, come ad esempio i neo-diplomati o i neo-laureati. Emergerà come gli assetti motivazionali, le prospettive e i bisogni che li muovono sono estremamente diversificati e richiedono progetti di intervento personalizzati.


Mail: segreteria@sviluppopsicosociale.com
Web: www.sviluppopsicosociale.com


Tel. 040 3481547
e-mail: trieste@jonasonlus.it
Orari di apertura Segreteria
Lunedì-venerdì 9:00-19:00

Area di intervento

Disagio collegato alla perdita del lavoro

Destinatari

Persone disoccupate e/o in mobilità

      Luoghi di attuazione

      • Centro per l'Impiego della Provincia di Trieste
      • Sede Jonas Trieste

        Durata

        Novembre 2009 – novembre 2010

        Enti coinvolti

        Provincia di Trieste

          Con il contributo di

          Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia

          Abstract

          Il progetto nasce dall'idea di attivare un intervento che possa dare risposta alle emergenti situazione di disagio sociale e sanitario a seguito della perdita del lavoro. Il progetto offre sostegno psicologico a persone momentaneamente prive di occupazione, ovvero persone disoccupate in seguito alla crisi economica e disoccupati di lunga durata, con particolare attenzione alle categorie delle persone in mobilità, ai beneficiari di interventi di inserimento lavorativo e disabili - data la diffusione di nuovi sintomi come ansia, attacchi di panico, depressioni legata all'esplosione della crisi a livello economico con le conseguenti ripercussioni non solo sul piano sociale, ma anche individuale. Il progetto ha previsto tre assi di intervento:
          1. l'apertura quotidiana di uno sportello d'ascolto Jonas presso il Centro per l'Impiego della provincia di Trieste a libero accesso
          2. lo svolgimento di percorsi individuali presso la sede Jonas per chi ne facesse richiesta, per tutta la durata del progetto
          3. lo svolgimento di percorsi di gruppo condotti da uno psicoterapeuta presso la sede Jonas per chi fosse interessato per un totale di 10 incontri

            Responsabile

            Dott.ssa Natalia Filippelli

            venerdì 21 settembre 2012

            Fiat lascia l'Italia?


            orso castano : Curzio maltese in questo articolo ricorda  i suicidi operai degli anni 80, dopo i licenziamenti FIAT  di allora. Rinfrescare la memoria ai nostri governanti, tecnici che si allenano al poligono equitalia che gia' tanti suicidi ha provocato, nel silenzio della psichiatria degli asstone-chairs, e' doveroso

            la Repubblica.it

            Se la Fiat lascia l'Italia e governo e partiti non sanno che fare

            di CURZIO MALTESE (clicca x art.)


            Se la Fiat lascia l'Italia e governo e partiti non sanno che fareLa Fiat sta per annunciare la chiusura degli stabilimenti italiani e la fuoriuscita del nostro Paese dalla più importante attività produttiva del mondo, l'automobile, dopo oltre un secolo di storia. Non si capisce altrimenti che cosa significhi la mossa di archiviare il progetto Fabbrica Italia e di rimandare al 30 ottobre la decisione sul futuro....... siamo all'atto finale. ..... la Fiat di Marchionne ha smesso da tempo di investire in Italia. E ha ingaggiato ingegneri in mezzo mondo per non produrre un solo nuovo modello. Marchionne guarda all'America di Obama che gli ha regalato la Chrysler e aspettava soltanto l'occasione per tagliare gli ultimi rami in patria. 
            L'occasione è adesso, con un governo di ottimati bocconiani, per i quali gli operai non esistono, e la politica assente. Anzi, molto peggio. Una politica cancellata dal trionfo del delirio narcisistico di venti leader, vecchi e nuovi guru, tanto più autoreferenziali quanto più mediocri. 
            E non uno che metta in campo uno straccio di soluzione per le fabbriche che chiudono, un'idea di politica industriale per far crescere un Paese precipitato nella peggiore recessione d'Europa, 
            dopo la Grecia. 
            La chiusura di Fiat Italia significa decine di migliaia di famiglie di nuovi poveri, il default di Torino, già sommersa di debiti, la rabbia e le tensioni operaie di queste settimane moltiplicate per cento. Non la lotta di classe, ma la disperazione di classe. 
            Significa agli occhi del mondo che l'Italia non è un luogo dove investire. Se scappa perfino l'ultima grande azienda, e la più italiana delle aziende, la più sovvenzionata dallo Stato, vuol dire che il declino è inarrestabile............. 


            orso castano : la storia potrebbe ripetersi e gia' si sentono i primi tristi preannunci. Riportiamo per intero questo bell'articolo, pubblicato in "infoaut" on line , che ricostruisce i drammatici avvenimenti e le lacerazioni sociali che seguirono negli anni 80 ai licenziamenti FIAT, Marchinne ed Elkan hanno scelto il momento buono per abbandonare l'Italia, la classe operaia non ha piu' la forza di un tempo, il PCI non c'e' piu', il PD attuale vede alcuni suoi  tristi personaggi, come ICHINO,  dare ragione a chi considera gli operai solo una variabile da usare per far galleggiare precariamente un sistema, sui flutti e le tempeste di una globalizzazione aggressiva, Mister Renzi e' fissato sul "giovanilismo" quasi non esistessero l'ILVA e l'ALCOA o le centinaia di migliaia di disoccupati , Renzi e' fuori dalla lotta di classe e da quella dei lavoratori. La precarieta' regna sovrana ed il sign. Monti faf fatica ad imbonire la massa degli esodati e disoccupati, Madame Fornero non e' degna di nota, e' solo una piccola pedina destrofila . I Soloni psichiatri uomo-poltrona calcarei hanno memoria corta, come allora tacettero di fronte ai suicidi operai (circa 200)  cosi' oggi sono silenziosi ed impotenti di fronte agli attuali disoccupati ed al rischio di un disastro sociale ed umano che una uscita FIAT dall'italia provocherebbe. Ma forse e' meglio che tacciano e continuino   a pensare alle loro misere poltrone.  Dice bene Della Valle, che la FIAT metta mano al portafoglio e restituisca cio' che lo Stato Italiano le ha "regalato" in questi molti decenni , quasi un secolo, o che lasci subentrare , senza pretendere nulla chi vuole risollevare e diversificare il prodotto , magari cambiando anche la tipologia. Ma vorranno Monti & C e3 chi li appoggia , schierarsi contro quel che resta della famiglia Agnelli e di tutta la loro consorteria affamata e parassitaria ??

            16 ottobre 1980: i 37 giorni di Mirafiori

          • Un anno dopo i 61 licenziamenti degli operi FIAT, accusati di "aumentare il clima di conflittualità in fabbrica con gravi conseguenze 
          • 16 ottobresui livelli di produttività", il 10 settembre 1980, a Roma, avviene la rottura delle trattative tra FLM e FIAT sulla cassa integrazione. Il giorno successivo la Fiat annuncia 14.469 licenziamenti. Subito gli operai del 1° turno di Mirafiori proclamano 8 ore di sciopero. La lotta si estende e si trasforma nei giorni successivi in lotta ad oltranza, culminando il 10 settembre con l'occupazione di alcuni stabilimenti, tra cui quello storico di Mirafiori. I picchetti degli operai divennero il simbolo di quell'ultima trincea posta a difesa dell'attacco definitivo del padronato nei confronti della classe operaia.
            Il 27 settembre però, Agnelli è costretto a ritrattare la decisione (per "spirito di responsabilità", aggiunge) dopo le dimissioni del governo Cossiga, e decide di tramutare i licenziamenti in una cassa integrazione per 23.000 lavoratori. Il 30 settebre l'assemblea dei delegati decide di proseguire la lotta e si continua con il blocco totale dei cancelli.
            I picchetti e le occupazioni proseguono incessanti, ma la volontà di PCI e sindacati a non espandere la protesta al di fuori della fabbrica fa presto scemare negli operai la fiducia nei loro portavoce istituzionali; per 35 giorni, pullman di delegati della CGIL sono costretti a partire tutte le mattine dalle città del nord, in particolare dalla zona di Sesto San Giovanni, Milano e Genova con destinazione Torino.
            La direzione FIAT decide allora di riorganizzarsi chiamando a sè funzionari, quadri intermedi, dirigenti e alti impiegati (con l'appoggio dei bottegai e della buona borghesia torinese) che, la mattina del 14 ottobre, convocano una manifestazione al Teatro Nuovo contro il blocco dei cancelli. Rispondono alla chiamata alcune migliaia di colletti bianchi (non più di 12.000), che scendono in corteo per le vie di Torino chiedendo alla FIAT (e, implicitamente, allo Stato) "ordine per lavorare".
            La manifestazione, divenuta poi famosa come la "marcia dei 40.000" grazie a un fruttuoso gioco di numeri cominciato da "La Stampa" (che dava cifre addirittura minori) e proseguito con successo da "La Repubblica", segna una svolta fondamentale nella lotta degli operai FIAT, grazie al suo implicito invito al governo di porre fine al conflitto e al crescente contropotere operaio delle fabbriche torinesi.
            PCI e sindacati non perdono allora l'occasione per dichiararsi sconfitti, e il 15 ottobre firmano a Roma l'accordo che prevede la cassa integrazione per 23.000 lavoratori e la conseguente riapertura della fabbrica.
            Al Cinema Smeraldo di Torino, intanto, centinaia di delegati e lavoratori Fiat premono per entrare: sul palco Benvenuto (UIL), Lama e Galli (CGIL) - che hanno già preso la decisione di soffocare la lotta - cercano in tutti i modi di far accettare ai delegati operai l'accordo che prevede la loro resa. Nonostante gli sforzi e le rassicurazioni ("... la Fiat provvederà a richiamare dalla cassa integrazione guadagni, per il loro reinserimento, quei lavoratori che al 30 giugno 1983 si troveranno ancora in integrazione salariale"), dopo 8 ore di discussione il Consiglio dei delegati Fiat ed i lavoratori presenti approvano a maggioranza una mozione in cui respingono l'accordo.
            Il 16 ottobre è il trentasettesimo giorno di occupazione di Mirafiori, l'accordo viene messo in votazione dalle assemblee di fabbrica. Tutti i maggiori sindacalisti sono presenti in fabbrica: Lama alle Carrozzerie, Benvenuto alle Presse e Carniti alle Meccaniche.
            Ines Arciuolo, tra i 61 operai FIAT licenziati l'anno precendente, racconta così il momento della votazione:
            "Alla fine dell'assemblea del secondo turno della Mirafiori-Carrozzeria, la stragrande maggioranza delle mani – tranne i capi e un solitario astenuto –, esibendo il tesserino giallo che attesta di essere dipendenti Fiat, si alzano decise e votano no all'accordo. Ma dal palco, come se gli operai non fossero presenti a vedere coi propri occhi l'esito del voto, proditoriamente, viene decretato che l'assemblea ha «approvato a larga maggioranza» come annuncerà un delegato del Pci, obbedendo alla direttiva di «far passare l'accordo a tutti i costi» impartita da Fassino, suo dirigente torinese."
            La reazione degli operai è furiosa, particolarmente accesa alle Meccaniche, dove volano sassi verso l'auto in cui si è rapidamente ritirato Camiti. Al secondo turno, tensione ancora più alta perché gli operai sanno come è andata al primo. Sanno anche che sono stati i capi e i crumiri a rovesciare il risultato. Cosi in molti casi si organizzano (per esempio, a Lingotto) per non farli partecipare al voto. Si propone, altrove, di alzare il tesserino, per fare la conta separata dei tesserini gialli (operai) e di quelli di diverso colore. Con queste precauzioni, in ogni modo, si ha la possibilità di verificare che la maggioranza netta degli operai è contro l'accordo. (Il giorno dopo verrà replicato anche il voto della Meccanica Mirafiori del primo turno e, poiché questa volta voteranno solo gli operai, l'ipotesi di accordo sarà respinta).
            Concluse le assemblee, partono alcuni cortei spontanei da Lingotto e Mirafiori che confluiscono alla Porta 5; qui vengono danneggiate un'auto e una cinepresa della RAI, con la polizia che provoca gli operai nel tentativo di caricarli. I lavoratori si riorganizzano subito, e dopo aver fatto dei cordoni, si muovono in corteo fino a Lingotto mentre si spiega alla popolazione che l'accordo è stato respinto dalle assemblee del secondo turno. Alla sera, però, un comunicato CGIL-CISL-UIL annuncia che l'accordo si ritiene approvato.
            La spaccatura coi sindacati divenne insanabile proprio conseguentemente a quelle giornate, e la conseguenza della concertazione e degli accordi padronali avvallati dal PCI fu di 61 licenziati , 24.000 cassaintegrati e un numero impressionante di suicidi (circa 200) tra gli ormai ex-operai FIAT nel corso di tutti gli anni '80.

            giovedì 20 settembre 2012


            univadis..............nei topi un gruppo di particolari neuroni, presenti nell'ipotalamo, controlli gli alimenti ingeriti e coordini il destino del nutrimento a livello dei diversi organi.
            Lo studio, pubblicato sulla rivista 'Embo Journal', indica che topi deficitari del gruppo di neuroni (denominati AgRP), pur nutriti normalmente diventano obesi. Al contrario con una dieta iperlipidica migliorano il loro metabolismo del glucosio. Così la perdita di queste cellule nervose rende gli animali più adatti ad assumere cibi grassi.
            "Questo studio - dicono i ricercatori - rinforza l'ipotesi secondo la quale il cervello potrebbe essere la sede della disfunzione iniziale che porta a patologie associate all'obesità, come il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari o le dislipidemie"................

            ILVA :dramma senza fine; la produzione verra' sospesa??

            orso castano: dramma su dramma: l'ILVA conb i suoi rifiuti scaricati in mare, nell'aria, senza farsi scrupoli, per decenni, tra le piu' grandi acciaierie d'europa, ha provocato , probabilmente, tante morti per cancro , anche se il Ministro Cini contesta i dati epidemiologici, che pure esistono e sono chiari. E' proprio inconciliabile lo sviluppo capitalistico senza danni bio9logici. Gli strumenti di prevenzione ci sono, ma gli interessi ed i profitti vincono su tutto , o almeno hanno vinto in questo caso ; Ma sono purtroppo tanti i casi di incoscienza e di lucida irresponsabilita'.......Se l'azienda chiude ci sara0 tanta disoccupazione: e qui' l'incoscienza dei capitalisti ILVA e' doppia. Pagheranno ? La loro condanna servira' di esempio ? La risposta, diceva un signore di nome Dylan, e' nel vento.
            Prima pagina: Ansa.it
            ..............I custodi giudiziari - gli ingegneri Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento - hanno consegnato a procuratore e pm inquirenti una nota scritta con la quale sostanzialmente bocciano il piano. Ora spetta alla Procura dare il suo parere sia sul piano sia sull'istanza allegata dall'Ilva con la quale si chiede di conservare una minima capacità produttiva che consenta all'azienda di poter fare ulteriori investimenti. Il sequestro degli impianti dell'area a caldo infatti, come stabilito nel decreto del gip e confermato dal tribunale del Riesame, è senza facoltà d'uso............Ieri i presidenti dei Verdi, Angelo Bonelli, e dell'associazione Peacelink, Alessandro Marescotti, avewvano puntato l'indice contro il colosso siderurgico con dati allarmanti: "Nel periodo 2003-2008 nei comuni di Taranto e Statte, i più vicini all'Ilva, c'é stato un aumento del 10% dei decessi per tutte le cause e del 12% per tutti i tumori. Per i tumori del fegato e dei polmoni in provincia di Taranto è stato rilevato un aumento del 24%, per i linfomi del 38%, per i mesoteliomi del 306% per cento, mentre per i bambini si registra un +35% di decessi sotto un anno di età e per tutte le cause, e un +71% per le morti nel periodo perinatale".

            lunedì 17 settembre 2012

            tecnologie ultrapiccole per combattere i tumori


            Fondazione Umberto Veronesi.............Per capirne di più è bene sapere, innanzitutto, che un nanometro equivale a un miliardesimo di metro, la grandezza con cui si misurano gli atomi e le molecole............In particolare, queste tecnologie ultrapiccole vengono sperimentate in oncologia su due fronti: primo, per individuare la malattia il più presto possibile; secondo, per cercare di portare dentro alle cellule cancerose i farmaci, in modo che siano efficaci al massimo contro il tumore e tossici il minimo possibile per i tessuti sani. ......... Mauro Ferrari, ricercatore friulano considerato il padre della nanomedicina, oggi presidente del Methodist Hospital Research Institute di Houston in Texas (Usa) -. I primi farmaci nanotech, fra cui la doxorubicina liposomiale (ancora oggi impiegata per curare tumori di seno e ovaio, sarcomi di Kaposi e neoplasie pediatriche), sono stati approvati quasi 20 anni fa, oggi sono circa una dozzina quelli già in clinica e molti sono poi quelli allo studio dei ricercatori. Alcuni ancora in fase di laboratorio e lontani dal letto del paziente, altri più vicini alla sperimentazione sui malati. Anche per la radioterapia sono già in atto grandi cambiamenti: si possono usare dei nanovettori (appositamente creati in laboratorio) che portano a destinazione solo nell’organo e nelle cellule malate delle particelle che vengono poi “scaldate” dall’esterno con radiazioni non dannose per l’organismo, come il laser. Con il calore i dei nanovettori si aprono, come mine che esplodono, rilasciando l’energia che brucia il tumore, risparmiando del tutto le parti sane. Una tecnica già in uso in Germania, all’ospedale Charité di Berlino, contro il glioblastoma cerebrale, usando nanoparticelle di ossido di ferro irradiate con energia magnetica». Ma perché il futuro della lotta ai tumori deve passare proprio dalle minuscole misure «nano»? «Visto che parliamo di una guerra – spiega Ferrari – bisogna sapere che il nostro nemico, il cancro, è molto astuto: le cellule cancerose, infatti, sono più “forti” di quelle sane. Diciamo, per semplificare, che sono spesso impermeabili e che sono capaci non solo di moltiplicarsi, ma anche di acquisire modi per “resistere” agli attacchi delle cure. Motivo per cui spesso accade, purtroppo, che una terapia dopo un po’ non faccia più effetto. Per aggirare questo ostacolo ci siamo inventati l’oncofisica del trasporto, ovvero la scienza che studia come il cancro si difende dagli attacchi esterni. Sfruttando le conoscenze che ne derivano stiamo creando dei “trasportatori” ( in nanovettori, appunto) efficaci, che sappiano cioè superare le linee nemiche (ovvero entrare dentro le cellule malate) e restarci il tempo necessario per “sganciare le bombe”, radiazioni o farmaci che siano».

            domenica 16 settembre 2012

            Alzheimer. Come diagnosticarlo precocemente con le reti neurali artificiali


            L’Alzheimer è stato riconosciuto dal Consiglio dei Ministri dell’Unione una “priorità europea”. Patologia neurodegenerativa complessa e multifattoriale, la sua diagnosi risulta difficile anche al clinico più esperto. In tale ottica, il volume intende portare all’attenzione non solo dei clinici, ma anche dei non addetti ai lavori, le nuove acquisizioni della ricerca scientifica, illustrando in particolare le potenzialità dell’utilizzo delle Reti neurali artificiali nel contesto della diagnosi precoce dell’Alzheimer.
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            L'Alzheimer è la principale causa di demenza. Nel mondo colpisce 18 milioni di persone, destinate a superare i 34 milioni nell'anno 2025, secondo le stime dell'Organizzazione mondiale della sanità.
            Il 26 settembre 2008 questa malattia neurodegenerativa è stata riconosciuta dal Consiglio dei Ministri dell'Unione una "priorità europea". Patologia complessa e multifattoriale, la sua diagnosi risulta difficile anche al clinico più esperto, tanto che nessun tipo di indagine in vita risulta al momento capace di discriminare "con assoluta certezza" fra invecchiamento fisiologico del cervello, Alzheimer e altre forme di demenza. I trattamenti oggi disponibili, spesso somministrati in fase avanzata di decorso di malattia, sono pressoché sintomatici. È per questo che si rende strettamente necessario mettere a punto strumenti per la diagnosi precoce della malattia, in modo da poterla individuare sin dalle fasi precliniche e predemenziali della sua evoluzione.
            In tale ottica, questo libro intende portare all'attenzione non solo degli esperti, ma anche dei non addetti ai lavori, le nuove acquisizioni della ricerca in materia di biomarcatori candidati promettenti - misurabili attraverso neuroimaging strutturale e funzionale, elettroencefalografia, liquido cerebrospinale e sangue, test genetici, profilo neuropsicologico -, modelli computazionali dell'Alzheimer, tecniche innovative di analisi non lineare dei dati ottenibili in sede di screening; illustrando in particolare le potenzialità dell'utilizzo delle reti neurali artificiali nel contesto della diagnosi precoce dei disturbi cognitivi dell'invecchiamento.

            Marco Mozzoni, laureato in Filosofia alla Statale di Milano e in Neuropsicologia a Pavia con una tesi in neurogeriatria, è iscritto all'Ordine dei giornalisti e all'Ordine degli psicologi. È direttore diBrainFactor, testata scientifica italiana dedicata alla ricerca sul cervello e alle neuroscienze. Suoi principali interessi di ricerca: invecchiamento cerebrale e malattie neurodegenerative, patologie compulsive e nuove dipendenze, potenziamento cognitivo. Svolge attività clinica a Milano e a Pavia. www.marcomozzoni.it

            clicca per la petizione contro la mafia, si faccia luce , appoggiamo i magistrati siciliani

            http://www.avaaz.org/it/italia_contro_la_mafia/?cgorccb

            Alcuni deputati chiederanno al governo con un voto in parlamento di isolare la mafia costituendosi parte civile nel processo, e hanno bisogno del nostro aiuto per convincere Monti a farlo.

            Ci rimangono solo 3 giorni! Chiedi a Monti e a tutto il governo di dire da che parte stanno - se con lo stato o con la mafia. Clicca sotto per firmare la petizione che sarà letta da Antonio Di Pietro in parlamento prima del voto di lunedì e dillo a tutti: 

            http://www.avaaz.org/it/italia_contro_la_mafia/?bgorccb&v=17925 

            Sta per cominciare uno dei processi più importanti contro la mafia che vedrà sul banco degli imputati i boss Riina, Provenzano e Bagarella, parlamentari, ex ministri ed ex ufficiali dei carabinieri. 

            Il processo potrebbe confermare che i politici hanno stretto patti con i mafiosi, minando così la lotta dello stato contro la criminalità organizzata. Ma poteri forti stanno cercando di nascondere la verità, e c'è un solo modo per spazzare via la cortina di omertà: che il governo partecipi al processo sulla trattativa stato-mafia costituendosi parte civile.

            La pressione in parlamento sta aumentando e un'ondata di sostegno popolare potrebbe fare la differenza. Uniamoci urgentemente e chiediamo a Monti e a tutto il governo di mettere fine al sodalizio infame fra stato e mafia una volta per tutte:

            Camusso: «Non si vince sconfiggendo il lavoro»

            orso castano : la FIAT vuole abbandonare l'Italia, cerca un contesto piu' avanzato nell'innovazione e piu' flessibile nella contrattazione della forza lavoro. Ritiene che gli USA possano garantire queste condizioni, del resto Marchionne ed Elkan sono solo a meta' italiani e non hanno particolari legami affettivi con il nostro paese. Hanno pero' la memoria corta : gli aiuti  dello Stato Italiano nei decenni degli Agnelli , sono stati tanti ed enormi , e senza mezze misure, fino a trasformare Torino, completamente, in una citta' FIAT ed a farle perdere , o fortemente indebolire, quasi tutte le altre vocazioni ed opportunita'. Ora il mercato dell'auto e' saturo e le capacita' produttive superano le opportunita' di vendita. Quindi se non si vogliono i piazzali pieni di auto invendute, bisogna tagliare e di brutto. La FIAT non ha neppure intenzione di diversificare le attivita' produttive o di innovare , essendo rimasta indietro di almeno un ciclo produttivo ed avendo quasi distrutto tutti i link con le professionalita' alte universitarie e non,  presenti in Piemonte. Non ci possiamo consentire illusioni. La FIAT , come fabbrica di auto e' mal messa. Forse e' meglio che la sua dirigenza abbandoni al piu' presto l'Italia ed altre aziende europee in grado di diversificare e di non disperdere il sapere ingegneristico accumulato, con fatica  dalle "maestranze", acquistino l'azienda per  nuovi diversi destini ed impulsi. Ma l'Universita', il Politecnico, che pure sono direttamente coinvolti e che potrebbero trovare in un nuovo percorso industriale nuove opportunita' di sapere e di sviluppo per start up o incubatori, tacciono miseramente. I meccanismi di selezione dei laureati continuano a seguire i peggiori schemi clientelari che perpetuandosi impediscono alle forze ed alle ideee bveramente innovative di emergere. E' un silenzio pesante e pauroso quello dei "professoroni", come quello del sindaco Fassino che fa tanti viaggi aerei (cosi' pare) con la ministra, ma che nulla dice rispetto ad eventuali diversificazioni produttive della piu' grande (ex?) azienda del paese!! Non ci si puo' limitare a costruire "spine" per velocizzare gli  spostamenti dentro la citta'. Torino si sta "provincializzando". Sarebbero necessari nuovi personaggi capaci veramente e coraggiosamente di abbandonare i vecchi schemi clientelari e di vedere dove realmente sta l'innovazione. Diversamente un inevitabile declino.

               (stralci , clicca)   di Gianfranco Summo .......... Susanna Camusso, segretario nazionale della Cgil: la Fiat dichiara sorpassata Fabbrica Italia e i 20 miliardi di investimento promessi due anni fa. Ora insorge il mondo politico e sindacale: prova soddisfazione a poter rivendicare «io l’avevo detto»? 

            «No, nessuna soddisfazione perché comunque non c’è alcun risultato positivo. La Fiat si sta rivelando per quel che è, una azienda che non vuole mai raccontare quel che intende fare. Se non mortificare l’idea di lavoro. Ci ha preso in giro. Quel che sta succedendo in questi giorni è la dimostrazione che con l’idea di sconfiggere il lavoro non si vince mai. E tutto questo accade anche a discapito del Mezzogiorno, dove è dislocata una parte importante dell’apparato produttivo industriale della Fiat». 
            ........Oggi lei arriva in Puglia, terra del più grande e inquinante stabilimento siderurgico d’Europa. Si può uscire dalla trappola che contrappone lavoro e salute? 

            «Si deve uscire da questa trappola e l’azienda per prima deve esserne cosciente e consapevole. Slogan inquietanti come “meglio ammalati che affamati” o anche il contrario non ci portano da nessuna parte. Intanto l’Ilva deve investire più di quanto ha dichiarato per mettere in regola la fabbrica. Il ministro Clini è un importante riferimento in questa vicenda dove siamo di fronte alla necessità di tecnologie all’avanguardia per le quali le risorse possono arrivare anche dall’Unione europea a fronte di un importante impegno dell’azienda».

            ...............In Parlamento la Lega ha fatto ostruzionismo sugli stanziamenti nell’area Ilva. Eppure l’acciaio di Taranto serve alle imprese lombarde e venete, un po’ meno a quelle calabresi... 

            «Un ostruzionismo incomprensibile, l’aiuto non è ad una impresa ma alla città. Un intervento doveroso da parte del governo e del Paese. E’ il radicalismo di posizioni che hanno portato solo guai al Paese e che indica l’arretramento progressivo della Lega oltre le ben note fobie. La valutazione di carattere industriale poi, è nazionale: chiudere l’Ilva a Taranto significa fare altrettanto a Genova e togliere alimentazione alle industrie e costringerle ad approviggionarsi di materia prima all’estero». 

            Si torna a parlare di articolo 18 e di referendum, questa volta per cancellare le modifiche della riforma Fornero alla norma dello Statuto dei lavoratori. Secondo lei l’iniziativa di Vendola e Di Pietro è un modo per catturare i consensi elettorali della Cgil?
            «Intanto considerare le organizzazioni sindacali come serbatoi di voti è sbagliato. Chi ha questo tipo di approccio credo proprio che sbagli. Che poi ci sia una modalità di assumere i temi del lavoro come argomenti di contrapposizione politica è indubbio ma non credo che questo faccia bene ai lavoratori. Se va bene, la raccolta di firme produrrà i suoi risultati non prima del 2014, quando sarà in carica un Parlamento della cui composizione ora non abbiamo la minima idea. Ecco, tutto questo fa forse venire meno la genuinità dell’iniziativa. E dire che l’unico problema della legge sul lavoro sia l’articolo 18 è un modo di dividere i lavoratori e non va bene. Più utili sarebbero iniziative concrete per il cambiamento di tutto l’impianto di quella legge e non solo dell’articolo 18»..............