domenica 23 dicembre 2012

definizioni di riformismo

Treccani  :  Enciclopedia delle Scienze Sociali (1997)


Zeffiro  Ciuffoletti


sommario: 1. Definizione di riformismo. 2. Il riformismo dispotico illuminato. 3. Il riformismo liberal-radicale. 4. Il protoriformismo: associazionismo e democrazia. 5. Il riformismo cesaristico e il riformismo conservatore o dall'alto. 6. Socialismo e riformismo: l'antitesi ambigua fra riforme e rivoluzione. 7. Dalla 'Progressive era' al 'New deal'. 8. Dal Welfare State al modello laburista. 9. La crisi del Welfare State e il ripensamento del riformismo. □ Bibliografia. 

8. Dal Welfare State al modello laburista
Tuttavia anche in Europa i difficili problemi della riconversione dopo la prima guerra mondiale e ancor di più i traumi provocati dalla grande crisi del 1929 avevano dimostrato tutta l'insufficienza delle politiche tradizionali e la drammaticità sociale e politica degli effetti della crisi. L'intervento dello Stato sembrava lo strumento più idoneo per orientare le strategie dello sviluppo economico e per la realizzazione di un regime di pieno impiego della manodopera. Le politiche di pianificazione adottate dallo Stato sovietico e dallo statalismo autarchico dei regimi fascisti costituivano la variante totalitaria alle teorie adottate in alcuni paesi europei per affrontare la grande depressione. Solo in Svezia la socialdemocrazia cercò di coniugare una politica economica di chiara ispirazione keynesiana con una strategia riformatrice, mentre in Inghilterra si realizzò una certa convergenza fra le stesse teorie keynesiane e la tradizione laburista. Più contrastata fu la politica delle riforme di struttura proposta in Francia dai socialisti e dai comunisti nel 1936 dopo il successo del Fronte popolare; mentre in Belgio, il partito operaio guidato da De Man e Spaak, vide nel planismo, nella socializzazione delle industrie monopolistiche e delle banche, la chiave di volta per superare, da un lato, l'inerzia del riformismo tradizionale, e per giungere, dall'altro, a una revisione del marxismo. Il riformismo degli anni tra le due guerre si presentava in Europa quantomai eterogeneo e contraddittorio, non solo in relazione alle diverse esperienze nazionali, ma anche ai contrasti ideologici fra le diverse componenti della sinistra, dove i comunisti, pur avendo abbandonato la teoria del socialfascismo, s'erano trovati ad abbracciare, dopo la svolta del Comintern del 1934-1935, la politica dei Fronti popolari per motivi tattici e senza una reale convinzione riformista.
Solo nel dopoguerra in Europa si cominciarono ad adottare politiche di programmazione economica e di estensione delle funzioni dello Stato nel quadro di un processo di estesa democratizzazione politica e di politiche di sviluppo. Il caso inglese si presentò, allora, come un punto di riferimento centrale del socialismo riformista europeo nel periodo della ricostruzione. I laburisti, saliti al potere nel 1945, ripresero i progetti della commissione Beveridge del 1942 per la creazione di un sistema di assicurazioni sociali e di un servizio collettivo di assistenza sanitaria. Il risoluto programma di riforme sociali, che ebbe come protagonista il premier Clement Attlee e il ministro della Sanità Axeurin Bevan, nel contesto di una politica che si richiamava alla teoria keynesiana della complementarità fra misure monetarie e misure fiscali, pose le fondamenta di un moderno Stato sociale. A questo modello si ispirarono, sia pure con diverse sfumature, alcuni partiti socialdemocratici nordeuropei a capo di governi monocolori o di coalizione. In particolare in Svezia si arrivò alla definitiva istituzionalizzazione del principio della concertazione fra capitale e lavoro in materia di formazione professionale e di condizioni di lavoro, e alla graduale estensione dell'intervento pubblico nei settori della comunicazione e delle risorse naturali. Anche in Norvegia e Danimarca i socialdemocratici adottarono politiche di perequazione fiscale e di costruzione di moderni sistemi di sicurezza sociale.
Tutte le iniziative riformatrici e i progetti di programmazione formulati dai laburisti e dalle socialdemocrazie dell'Europa nordoccidentale, diventate ormai forze di riferimento anche dei ceti medi, obbedivano a modelli empirici e a criteri funzionali, come del resto avvenne in Olanda sotto l'influenza delle scelte socialiste ispirate agli orientamenti pragmatici della scuola di Tinbergen.
A questo modello si richiamò anche la nuova socialdemocrazia tedesca, specialmente dopo il congresso di Bad Godesberg (1959), che portò all'abbandono esplicito di ogni legame con la tradizione marxista, ponendo la socialdemocrazia tedesca quale punto di riferimento riformatore nell'ambito del sistema capitalista. Ormai i socialdemocratici si ponevano il compito di controbilanciare l'economia di mercato, rinunciando a sostituirla e puntando, invece, alla difesa e allo sviluppo delle garanzie dello Stato sociale e della democrazia secondo il modello del Welfare State.
Un modello nel quale si ritrovavano tutti i socialdemocratici che avevano abbandonato il marxismo, ma anche tutti i liberali che si riconoscevano nella tradizione per cui chiunque voleva uno Stato compiutamente liberale non poteva esimersi dal metter mano a riforme sociali. Una tradizione liberale che si era irrobustita teoricamente grazie alla critica del totalitarismo, a partire da pensatori come Karl Popper, teorico della "società aperta" (cfr. The open society and its enemies, London 1945), per il quale solo la democrazia può rendere efficace il controllo sui governanti e rendere possibile l'attuazione di riforme senza violenza.
Nel secondo dopoguerra, accanto al paradigma riformistico del Welfare State, che, come si è visto, trovò un punto di riferimento centrale nel laburismo inglese durante il periodo della ricostruzione, si assistette a una rinascita del riformismo strumentale, ma su basi nuove, come variante occidentale del movimento comunista internazionale. Il riformismo strumentale manteneva la contrapposizione fra democrazia formale e democrazia sostanziale, e vedeva nella richiesta di riforme sempre più avanzate e di struttura lo strumento di lotta in grado di far scoppiare le contraddizioni delle società capitalistiche e l'inevitabile conflitto fra democrazia e capitalismo. 
9. La crisi del Welfare State e il ripensamento del riformismo
L'esaurimento del socialismo e la scomparsa di ogni credibile alternativa teorica alla democrazia liberale costituiscono, oggi, una sfida per il riformismo, specialmente in presenza dell'offensiva neoliberale contro il Welfare State.
Per quasi due secoli il riformismo ha cercato di contrastare l'estremismo rivoluzionario e lo spirito reazionario. Le due culture che più hanno agito nel dare forma e senso alla società moderna sono state il liberalismo e il socialismo, ma proprio queste due culture, quando si sono irrigidite nel dogmatismo ideologico, sono state fortemente divise e antagonistiche, quando, invece, si sono incontrate hanno alimentato il moderno riformismo. Alla fine del XX secolo la vera questione che si pone non è quella del rapporto fra liberaldemocrazia e socialismo, che ancora nel 1942 un liberale come Joseph Schumpeter aveva sostenuto essere decisiva per le sorti dell'Occidente, bensì quella del rapporto fra democrazia e capitalismo. Dopo il crollo dei regimi comunisti dell'Est, i destini della modernità (il capitalismo e la democrazia) sono ormai inseparabili. Si tratta di capire se ci sia spazio per una concezione della democrazia che non sia totalmente subordinata al modello del mercato e alla sua logica concorrenziale. Non è difficile, tuttavia, constatare che se la libertà non esiste senza mercato, nessuna società democratica, a cominciare dalla più capitalistica (gli Stati Uniti), può funzionare senza una vasta rete di ridistribuzione sociale. Nel senso stretto, economico del termine, oggi non esistono più, né a Oriente né a Occidente, società puramente liberali o società puramente socialiste. Del resto nemmeno le riforme neoliberiste di Reagan e della Thatcher hanno prodotto il completo smantellamento del Welfare State. Il riformismo ha potuto agire meglio quando le istituzioni liberaldemocratiche hanno lasciato aperto il campo alla dialettica politica e sociale, e al cambiamento indotto dal processo di modernizzazione e dallo sviluppo dell'economia di mercato. L'accettazione della democrazia formale costituisce non solo il vero discrimine fra il riformismo forte e il riformismo strumentale, ma il banco di prova del riformismo possibile. Nuovi problemi e nuove emergenze, a partire dal rovesciamento del rapporto tra crescita economica e aumento degli occupati nell'industria, l'inizio della loro diminuzione da un lato e, dall'altro, il loro passaggio dall'area debole della società a quella protetta e del benessere ("la società dei due terzi"), impongono una seria revisione dello Stato sociale. Si è interrotto il circolo virtuoso dello sviluppo economico e della progressiva estensione del Welfare, che ovunque ha prodotto deficit insostenibili e inefficienze, oltreché perdita del senso di responsabilità collettiva e individuale. I costi della solidarietà orizzontale sono stati scaricati, attraverso il deficit pubblico, sulle generazioni future. Inoltre la politica di inclusione nella cittadinanza non può più avere una dimensione esclusivamente nazionale, né può trascurare il fenomeno dell'immigrazione, ossia della presenza di vaste fasce sociali prive non solo di diritti sociali, ma di tutte le prerogative della cittadinanza, compresi i diritti politici (v. Zincone, 1992). La sfida ambientale, il disordine internazionale, il declino demografico dei 'paesi ricchi' dell'Occidente, il sorgere di nuovi movimenti sociali e nuovi soggetti politici, la sfida della diversità etnica e culturale, richiedono una nuova definizione del riformismo e una nuova capacità progettuale. La nota tesi di Keynes, secondo cui le idee finiranno per prevalere sugli interessi, dovrà cimentarsi in un contesto ancora più complesso e difficile per dimostrare che il Welfare State si può ancora oggi considerare l'acquisizione più alta della cultura riformista e l'artificio migliore, ancorché imperfetto, per ridurre sia il privilegio che la povertà. (V. anche Benessere, Stato delComunismoLiberalismo;MarxismoRivoluzioneSocialismo). bibliografia

l'Ordine degli Specialisti di omeopatia, agopuntura e fitoterapia Read more: http://it.ibtimes.com/articles/40111/20121221/in-arrivol ordine degli specialisti di omeopatia agopuntura e fitoterapia

..da  life and style magazine.....
.........Per queste ragioni è stato approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome un documento sulla regolamentazione della formazione in tali ambiti,  proposto dal Gruppo tecnico interregionale medicine complementari, coordinato dalla Regione Toscana.Pertanto, è in arrivo un Ordine vero e proprio che preveda una regolamentazione nazionale e una serie di requisiti obbligatori, rivolte sia a coloro che praticano l'omeopatia, la fitoterapia e l'agopuntura, sia ai docenti che si occupano della formazione.

Infatti, i medici esperti dovranno avere una competenza comprovata da uno studio di minimo tre anni e che comprenda almeno 500 ore teorico/pratiche, oltre allo studio individuale ed alla formazione guidata e gli insegnanti saranno tenuti a rispettare delle norme transitorie, degli obiettivi definiti e un metodo didattico condiviso. In accordo con l'Ordine dei Medici, ora spetta alla Conferenza Stato-Regioni dare l'approvazione definitiva all'intesa, che dovrebbe giungere all'inizio del 2013.L'obiettivo è quello di tutelare la salute del cittadino che ricorre a omeopatia, agopuntura e fitoterapia riducendo il più possibile il rischio di finire nelle mani di una persona non abbastanza competente per esercitare tali discipline.        Di Giulia Bazzocchi

Read more: 

http://it.ibtimes.com/articles/40111/20121221/in-arrivo-l-ordine-degli-specialisti-di-omeopatia-agopuntura-e-fitoterapia.htm#ixzz2FrYBSrue

http://it.ibtimes.com/articles/40111/20121221/in-arrivo-l-ordine-degli-specialisti-di-omeopatia-agopuntura-e-fitoterapia.htm#ixzz2FrY5DYDI


 http://it.ibtimes.com/articles/40111/20121221/in-arrivo-l-ordine-degli-specialisti-di-omeopatia-agopuntura-e-fitoterapia.htm#ixzz2FrXUINGe

sabato 22 dicembre 2012

un esempio "laico" da seriamente considerare della Regione Friuli. Un progetto analogo e' gia' stato proposto ad un'ASL di Torino, ma c'e' chi si e' messo di traverso." Vae Victis" (Livio), a Torino questo e' il motto, a meno che le cose' non vengano organizzate dai soliti "Illuminati" che controllano il "settore/mercato"in questione.


AL CENTRO PER L'IMPIEGO 
Disoccupazione e disagio
attivato un punto d'ascolto
È l'altra faccia della crisi economica. Se da un
lato si perde o si rischia di perdere il lavoro, dall'altro si creano situazioni di disagio sociale. Un disagio che non sempre è legato a questioni economiche. Nasce così 'work in progress" un progetto
per affrontare la crisi, per dare un sostegno psicologico a chi è disoccupato. L'idea è stata realizzata
dall'associazione Jonas
Trieste Onlus che da anni si occupa dei nuovi
sintomi del disagio contemporaneo come l'anoressia o la bulimia, ma
anche gli attacchi di panico, le depressioni e
le dipendenze patologiche.
Dal 24 marzo, al Centro per l'impiego della
Provincia, in Scala dei
Cappuccini, è attivo un
punto di ascolto al quale possono accedere
gratuitamente tutte le
persone disoccupate e
iscritte alle liste di disponibilità al lavoro,
grazie anche  a l contributo della Regione e alla collaborazione della Provincia di Trieste.
«Work in progress nasce con lo scopo di attivare
un intervento che possa dare risposta alle emergenti situazioni di disagio sociale e sanitario a seguito della perdita del lavoro - ha spiegato Natalia
Filippelli, psicologa dell'equipe di Jonas onlus:
«Essere disoccupati non significa solo non essere
più in grado di sostenere le spese di ogni giorno.
Si può verificare anche una perdita di tipo soggettivo, dalla quale possono scaturire situazioni di disagio non solo sociale ma anche psichico». Il punto di ascolto ha lo scopo di fare da filtro iniziale
per poi attivare percorsi individuali o di gruppo.
«L'obiettivo è quello di offrire sostegno psicologico per favorire il reinserimento lavorativo e sociale. Il progetto è sperimentale», sottolinea Filippelli: «Lo stato di disoccupazione può avere degli effetti a vari livelli e diventare un ostacolo al nuovo
inserimento lavorativo».
Il nuovo strumento va ad affiancarsi al lavoro degli operatori del Centro dell'impiego. «Spesso il
personale si trova ad dover affrontare soggetti già
in difficoltà psicologica», spiega l'assessore provinciale al lavoro Adele Pino: «La perdita del lavoro
può rappresentare un trauma molto profondo. Con
questo progetto e con il punto di ascolto gratuito
offriamo una possibilità in più». Lo sportello - punto di ascolto è aperto al pubblico dal martedì al venerdì, dalle 9.15 alle 12.45.
Ivana Gherbaz

A Torino si svende al privato : viva il patto di stabilita'!!! Ma nessuno ne sa niente. Viva la trasparenza politica del PD e della Sinistra!!


  • orso castano : "Zitti zitti, piano piano, dal balcone ce ne andiamo tutti quanti per le scale  via di qui'". La svendita delle proprieta' del Comune, sono dei cittadini, che come al solito non sono stati avvisati. Sarebbe stato troppo difficile e troppe polemiche sarebbero sorte se ci fosse stato un referendum, un dibattito pubblico. E i grillini che ne pensano? Che fine ha fatto la loro proposta di bilancio partecipativo? Che ne pensano dell'operazione Opera pia Lotteri, una struttura per anziani che rischia di scomparire, senza che i cittadini ne sappiano granche'? Comunque riportiamo un pezzo delle chiacchiere/proposte grilline, un altro pezzo del loro "libro dei sogni , da Citta' Agora' del  07-02-2012 Movimento 5 Stelle Beppegrillo.it, 

    LogoPer la prima volta è approdata in commissione bilancio, su nostra iniziativa, una proposta di sperimentazione del "bilancio partecipativo", che è anche in discussione in tutte le 10 circoscrizioni cittadine.
    La prima impressione è stata che molti consiglieri conoscessero poco tale strumento di democrazia diretta. .
    Alcuni consiglieri hanno espresso palesemente contrarietà, definendolo uno strumento contrario al principio della delega rappresentativa, secondo il principio per cui "io eletto democraticamente non ho la necessità di far re-intervenire i cittadini direttamente nel decidere come spendere una parte del bilancio". Posizione diversa invece quella dell'Assessore che ha evidenziato alcuni limiti (che credo siano superabili) dello strumento in termini di applicazione, ma ha colto con interesse la nostra proposta.
    Con la nostra proposta, come hanno già fatto molti altri enti locali, vogliamo far si che siano i cittadini tramite le circoscrizioni (che dovrebbero essere il reale strumento di interlocuzione dell'amministrazione con essi) a decidere, in un ambito predefinito, come spendere una parte delle risorse economiche dell'ente.
    Altro non si tratta che di instaurare una forma di trasparenza, partecipazione, e condivisione con i cittadini. I modelli applicabili sono molti e si differenziano in base alle caratteristiche della città e del luogo di attuazione, ma i benefici sono trasversali e molteplici:
    - facilitare il confronto con la cittadinanza e promuovere scelte e decisioni condivise, riducendo anche i conflitti;
    - permettere di rispondere in modo più efficace alle necessità dei cittadini, consentendo anche l'emersione di sofferenze e fabbisogni nascosti;
    - favorire e permettere lo sviluppo della "cittadinanza attiva", coinvolgendo il Torinese nel processo della gestione pubblica attraverso forme di democrazia diretta;
    Gli enti locali che in Italia lo hanno già sperimentato sono molti, eccone alcuni esempi: Reggio Emilia, Pescara, Paderno Dugnano, Nola.
    A titolo esemplificativo riportiamo brevemente le principali fasi del processo:
    1. condivisione del progetto del Bilancio Partecipativo: informazione/formazione per coinvolgere i cittadini;
    2. emersione del bisogno: convocazione dell’assemblea con i cittadini e possibilità da parte loro di rivolgere domande e segnalare progetti e proposte;
    3. verifica di fattibilità: i tecnici valutano la fattibilità delle proposte ricevute indicando anche una stima dei costi e se possibile i tempi necessari per l'attuazione
    4. scelta di priorità: le informazioni derivanti dallo studio di fattibilità vengono comunicate e i cittadini sono chiamati ad esprimere la propria preferenza tra le proposte che hanno superato la verifica di fattibilità
    5. griglia delle priorità: si costruisce una griglia di priorità in base all'esito della votazione
    Torino sarà la prossima città tramite le sue circoscrizioni? La mozione per ora è rimasta sospesa in commissione bilancio, in attesa di approfondimenti. Vi aggiorneremo sugli sviluppi.

    CittAgorà on line n. 714 del 21 dicembre 2012‏

FASSINO ANNUNCIA IL RIENTRO DELLA CITTÀ NEL PATTO DI STABILITÀ (Con felicita' di Monti e Fornero, complimenti Fassino!!)
In apertura del Consiglio comunale del 21 dicembre il Sindaco Piero Fassino ha delineato il quadro delle dismissioni relative alle quote di partecipazione della Città in Amiat - Trm, Sagat e Gtt. Fassino ha ricordato che in queste ore si sono perfezionati gli adempimenti conclusivi per la cessione del 49% di Amiat e dell’80% di Trm. Iren F2I, il soggetto aggiudicatario, ha proceduto al versamento alla Città di 155 milioni di euro, il corrispettivo cui si è giuntI al termine della procedura di gara. Ha quindi sottolineato che si sta completando la cessione delle quote del 28% detenute dalla Città in Sagat.
http://www.comune.torino.it/cittagora/article_11472.shtml

VARIANTE CONTINASSA, LA DELIBERA È IN AULA
Nella seduta di mercoledì 19 dicembre il Consiglio comunale ha iniziato l’iter per l’approvazione della variante al Prg dell’area della Continassa. Un provvedimento che riguarda l’ampio accordo tra il Comune di Torino e la Juventus. Infatti, nell’area attigua allo Juventus stadium, la società calcistica bianconera è intenzionata a investire oltre 40 milioni di euro. I consiglieri in Sala Rossa hanno dibattuto sul merito di alcune parti dell’intesa a distanza di un mese dall’adozione del provvedimento, in particolare sulla perizia a cura del Politecnico che fissa in 11,7 milioni i diritti edificatori che la Juventus dovrà versare nelle casse di Palazzo Civico.
http://www.comune.torino.it/cittagora/article_11463.shtml

OPERA PIA LOTTERI, UN'EVOLUZIONE POSITIVA PER DEGENTI E STRUTTURA
L’Opera Pia Lotteri si dirige verso una prospettiva positiva. Paolo Giunta, commissario straordinario dell’ente è stato ospite delle Commissioni Lavoro (presidente Domenico Mangone) e Assistenza, presieduta da Lucia Centillo. La situazione della struttura sanitaria sta evolvendo verso uno sbocco positivo, sia per i degenti che intendono restare presso l’ente, sia per il personale (soprattutto Operatori socio-sanitari). I lavoratori dovrebbero mantenere il loro posto di lavoro, una parte dovrebbe essere assorbita dalle aziende sanitarie nel corso del 2013.
http://www.comune.torino.it/cittagora/article_11468.shtml

CRIMINALITÀ, IL CONSIGLIO COMUNALE FINANZIA UNA RICERCA
Nella seduta del 17 dicembre, il Consiglio Comunale di Torino ha approvato (30 voti favorevoli, un consigliere astenuto) il finanziamento di un assegno di ricerca su “Criminalità organizzata, contesto di legalità e sicurezza urbana. Un'indagine tra gli operatori economici di Torino”. Il progetto, voluto dalla Commissione consiliare Speciale per la promozione della cultura della legalità e del contrasto dei fenomeni mafiosi, presieduta da Roberto Tricarico, e finanziato dal Consiglio Comunale, prevede la stipula di una convenzione con il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell'Università degli Studi di Torino e la collaborazione con la Camera di Commercio di Torino.
http://www.comune.torino.it/cittagora/article_11471.shtml

Tagli nasdcosti di letti ospedalieri....e la popolazione non sa nulla!!


orso castano : siamo alle solite , si taglia , si taglia , senza proposte alternative, senza attrezzare altri servizi. Ne consegue una sola cosa , che chi non trovera' posto negli ospedali torinesi dovra' ricoverarsi nelle Case di Cura Private, pardon, accreditate, e chi non trovera' posto neppure in quelle, dovra' pagare di tasca propria chissa' dove ricoveri e cure. Viva l'assessore regionale alla sanita'!!  

A gennaio chiudono Avigliana, Giaveno e Venaria. Ma nessuno sa nulla

Beninteso. Che chiudano questi 3 inefficientissimi ospedali è sacrosanto. Che non si siano chiusi ben prima (Giunta Ghigo e Giunta Bresso) è incomprensibile (o meglio, per chi non è un ingenuo, comprensibilissimo).
Che si chiudano dall’oggi al domani, senza avvertire i dipendenti, senza mandare uno straccio di lettera ai loro rappresentanti, senza valutare le conseguenze di un trasferimento e ricollocazione dei pazienti, di nascosto, COME I LADRI, questo non è accettabile.
Ad oggi a Venaria  operano 8 medici (di cui un Primario) e due medici libero professionisti (il cui contratto è in scadenza). Almeno 3 medici sono esentati dalle notti. Vi sono 45 posti letto (30 acuti e 15 lungodegenti).
Messaggio per l’Ingegnere e il DG Cosenza: persone, non pacchi da trasportare in un magazzino…..
Un punto di primo intervento  da tenere aperto h24 e una serie di guardie w reperibilità che, malgrado la dimensione ridotta della struttura, costringono i dipendenti a non poter usufruire delle ferie. A nessuno di loro nè al restante personale è stato detto nulla. VERGOGNA. A Giaveno, ad oggi, 26 turni del mese di gennaio risultano scoperti. Vengono mandati medici di Venaria e di Rivoli a coprire le guardie notturne per 27-28 posti letto (anche qui con delle persone sopra). Avigliana ormai è una barzelletta di ospedale. Ma a NESSUNOviene detto nulla su dove andrà a finire. Nessun piano alla luce del sole. Tipico di chi ha la coda di paglia e non ha il coraggio delle proprie azioni. Così pensano che tra un botto e l’altro di Capodanno nessuno si accorga che chiuderanno i battenti i 3 piccoli, inutili e costosi nosocomietti.
Il verduriere sotto casa mia programma molto meglio la disposizione delle cassette di frutta alla mattina…….
Data la consultazione con la Tavola Valdese per l’Ospedale Evangelico e le capacità programmatorie per la ricollocazione delle attività dopo la chiusura di quella struttura ci aspettiamo comunque di molto peggio…..

scienza ed arte: guardare ai nuovi modelli di lettura artistici aiuta la scienza


orso castano : non e' certo la prima volta che si discute sui limiti dei paradigmi scientifici e sulla loro "falsificabilita'". Piu' sono falsificabili piu' sono scientifici, piu' sono flessibili e modificabili piu' accolgono aspetti nuovi del mondo e della realta'. Lo avevano capito i falsificazionisti inglesi da Popper a Lakatos, da Kuhnn a Feyerabend, fino ai loro "seguaci" contemporanei. E' questo un filone su cui bisognera' esaustivamente reintervenire!!
Home..........di rispettare il principio della verosimiglianza. Questo obiettivo era stato raggiunto con il Rinascimento italiano che aveva fornito anche gli strumenti razionali e tecnici del controllo dell’immagine naturalistica: il chiaroscuro per i volumi e la prospettiva per lo spazio. Dall’Impressionismo in poi, la pittura ha progressivamente rinnegato questi principi, spostandosi su nuovi territori da esplorare. Già Manet aveva abolito il chiaroscuro, risolvendo l’immagine, sia plastica che spaziale, in soli termini coloristici. Alla fine dell’Ottocento, era rimasto da smontare l’ultimo pilastro della pittura tradizionale: la prospettiva. Questo fece Picasso nel suo periodo di attività che viene definito “cubista”.Picasso portò lo spostamento e la molteplicità dei punti di vista alle estreme conseguenze. Nei suoi quadri le immagini si compongono di frammenti di realtà, visti da tutte le angolazioni e miscelati in una sintesi del tutto originale. Nella pittura tradizionale, la scelta di un unico punto di vista, imponeva al pittore di guardare solo ad alcune facce della realtà, che si presentava di conseguenza come semplice. Nei quadri di Picasso, invece, l’oggetto viene rappresentato da una molteplicità di punti di vista, in un’ottica complessa, ma riuscendo a dare una rappresentazione globale dell’oggetto. Questa sua particolare tecnica, tuttavia, lo portava a immagini dall’apparente incomprensibilità, in quanto risultavano del tutto diverse da come la nostra esperienza è abituata a vedere le cose e ciò nonostante di effetto coinvolgente.Come si rapporta questa rivoluzione artistica alla scienza? Perché si è detto che c’è bisogno di un nuovo Picasso in scienza che dia anche alle sue “opere” un generale impatto empatico? La mia impressione è che la scienza contemporanea abbia applicato molto bene l’idea di guardare gli oggetti da differenti punti di vista (lo “spezzettamento” di cui si è parlato), ma abbia completamente mancato l’obbiettivo di farne poi unasintesi, una rappresentazione globale della realtà, di trasformare le idee scientifiche in cultura.

Cosa sta succedendo nel PD ?

orso castano : difficile e disorientanti queste posizioni  del PD. Comprensibile , entro certi  limiti la rinuncia di Ichino , troppo "spostato" su posizioni alla "Fornero"che rischiano di confondere l'elettorato , ma non spingere e non favorire la presentazione dell'operaio Thyssen marca e mette paletti verso uno spostamento al centro dello scieramento. "Tanto i voti di "sinistra" li raccatta  Vendola, ma l'esperienza del governo Prodi mostra che questa operazione e' complessa e difficile. Staremo a Vedere.  Repubblica.it: il quotidiano online con tutte le notizie in tempo reale.del 22/12  
ROMA - Pietro Ichino non si candiderà alle primarie per i parlamentari del Pd. Il giuslavorista, che ha sostenuto Renzi, ha voluto così esprimere il suo dissenso dalla linea del partito. "Vedo alcuni difetti gravi di chiarezza,  mi troverei in imbarazzo nel fuoco della campagna elettorale, se questa ambiguità non venisse superata". La notizia è trapelata al Pd di Milano, che ha formalizzato la lista dei candidati. In corsa fra gli altri, i parlamentari uscenti Barbara Pollastrini, Emila De Biasi, Fiorenza Bassoli, Emanuele Fiano, Vinicio Peluffo, Emilio Quartiani e Luigi Vimercati, che non hanno dovuto raccogliere le firme.
E dalle varie città cominciano ad arrivare i nomi.
A Torino rinuncia anche il sopravvissuto della Thyssen,l'operaio Antonio Boccuzzi. "Sono entrato in Parlamento come simbolo di una tragedia che ha profondamente scosso Torino e l'opinione pubblica - racconta Boccuzzi - Ho lavorato per trasformare quel 'simbolo' in una  battaglia per il diritto alla sicurezza sul lavoro. Ho seguito con attenzione tante crisi aziendali lungo tutto il nostro Paese. Da qui le ragioni che stanno alla base della mia rinuncia: rinuncia a candidarmi alle primarie, non certo rinuncia all'impegno politico". "La battaglia per il diritto alla sicurezza sul lavoro è per me una missione e come tale l'ho concepita".

Poi, in un'intervista a Repubblica Torino, Boccuzzi è più netto. "Il partito non mi ha sostenuto". In Piemonte rinuncia anche l'ambientalista Roberto Della Seta: "Amo molto Torino e il Piemonte, ma non sono espressione del territorio. Il mio profilo è legato alle tematiche ambientali".


ecco l'intervista sempre da il Repubblico:

Il sopravvissuto alla tragedia della Thyssen, voluto in parlamento da Veltroni, spiega perchè ha scelto di non candidarsi: "Qui a Torino mi sarei aspettato maggior sostegno"

di DIEGO LONGHIN

"In questi giorni ho valutato a lungo la possibilità di candidarmi o meno. Arrivo da un mondo diverso rispetto alla politica, non ho un radicamento sul territorio e in questi anni non l'ho costruito, ho preferito dedicarmi ad una battaglia per il lavoro e per il diritto alla sicurezza sul lavoro. Sono entrato in parlamento come "simbolo" di una tragedia che ha profondamente scosso Torino e l'opinione pubblica. Ho seguito con attenzione tante crisi aziendali lungo tutto il nostro Paese. Da qui le ragioni che stanno alla base della mia rinuncia: rinuncia a candidarmi alle primarie, non certo rinuncia all'impegno politico". Così Antonio Boccuzzi, deputato del Pd, spiega le ragioni del suo passo indietro.

E' stato il partito nazionale a chiederglielo?
"No, ho scelto di assumere questa decisione dopo un confronto con i vertici della direzione nazionale, che mi hanno assicurato che il partito intende valorizzare l'impegno e il lavoro svolto in questa legislatura: questo mi ha portato a scegliere di mettere al primo posto il Partito democratico".

Si è sentito tradito dal Pd?

"Tradito no. Certo, mi sarei aspettato più sostegno, soprattutto da parte del partito torinese. Questo sì.  Io non contesto le primarie, anzi, il Pd ha avuto coraggio nello scegliere questo strumento, nonostante i tempi ristretti"

mercoledì 19 dicembre 2012


, di rispettare il principio della verosimiglianza. Questo obiettivo era stato raggiunto con il Rinascimento italiano che aveva fornito anche gli strumenti razionali e tecnici del controllo dell’immagine naturalistica: il chiaroscuro per i volumi e la prospettiva per lo spazio. Dall’Impressionismo in poi, la pittura ha progressivamente rinnegato questi principi, spostandosi su nuovi territori da esplorare. Già Manet aveva abolito il chiaroscuro, risolvendo l’immagine, sia plastica che spaziale, in soli termini coloristici. Alla fine dell’Ottocento, era rimasto da smontare l’ultimo pilastro della pittura tradizionale: la prospettiva. Questo fece Picasso nel suo periodo di attività che viene definito “cubista”.
Picasso portò lo spostamento e la molteplicità dei punti di vista alle estreme conseguenze. Nei suoi quadri le immagini si compongono di frammenti di realtà, visti da tutte le angolazioni e miscelati in una sintesi del tutto originale. Nella pittura tradizionale, la scelta di un unico punto di vista, imponeva al pittore di guardare solo ad alcune facce della realtà, che si presentava di conseguenza come semplice. Nei quadri di Picasso, invece, l’oggetto viene rappresentato da una molteplicità di punti di vista, in un’ottica complessa, ma riuscendo a dare una rappresentazione globale dell’oggetto. Questa sua particolare tecnica, tuttavia, lo portava a immagini dall’apparente incomprensibilità, in quanto risultavano del tutto diverse da come la nostra esperienza è abituata a vedere le cose e ciò nonostante di effetto coinvolgente.
Come si rapporta questa rivoluzione artistica alla scienza? Perché si è detto che c’è bisogno di un nuovo Picasso in scienza che dia anche alle sue “opere” un generale impatto empatico? La mia impressione è che la scienza contemporanea abbia applicato molto bene l’idea di guardare gli oggetti da differenti punti di vista (lo “spezzettamento” di cui si è parlato), ma abbia completamente mancato l’obbiettivo di farne poi unasintesi, una rappresentazione globale della realtà, di trasformare le idee scientifiche in cultura.

lunedì 17 dicembre 2012

Lombardia: Ambrosoli, serve revisione sistema sanitario

orso castano : le valutazioni di Ambrosoli sull'individualismo  sono schematiche, ma non era certo il luogo o il momento di fare analisi. Sula prevenzione  ha perfettamente ragione. Ma come riordinare e rilanciare, ammesso che non lo si dica per propaganda elettoralistica, la massa di clientelismo intricato ed inestricabile , la litania infinita di accreditati questuanti, i doppioni territoriali , fonte di dispersione e spesa di fiumi di dabnaro, il rilancio della prevenzione secondaria a partire a dall'antiaging, oggi di primaria importanza, Ambrosoli non puo' e non deve cavarsela con quattro battute . Deve aprire un dibattito serio su internet , e non nel chiuso del suo partito dalle ambizioni di trasparenza infinita, deve lasciare che i cittadini , tra cui molti con grande esperienza dicano la loro e raccontino quello che quotidinamente capita nella sanita'
logo asca

...........................Ambrosoli spiega il senso di quelle che sono state definite 'primarie civiche' e non del centrosinistra: ''le primarie di partito sono state revocate, da piu' parti era arrivata una sollecitazione per una mia candidatura e io sono estraneo al mondo dei partiti, cosi' in questo processo selettivo i segretari di partito sono rimasti fuori''. Alla domanda su come intercettare il voto di tutti quei lombardi che per tre volte hanno votato Formigoni, ha risposto: ''Con le proposte per il bene dei cittadini. In passato sono state fatte scelte che hanno limitato le aspettative delle future generazioni, su sviluppo, ricerca, lavoro universita'. Sono stati anni di propensione all'individualismo, una delle ragioni che fa nascere la voglia di allontanarsi dalla politica, alimenta il voto di protesta. E' ora di invertire le proposte, e Albertini e Maroni rappresentano la continuita' con gli ultimi diciassette anni, Albertini in particolare e' sostenuto da Formigoni''. Ambrosoli sostiene poi la necessita' di una revisione del sistema sanitario regionale ''un mix di pubblico e privato che ha delle virtuosita', ma servono controlli, verifiche sulle attivita' prestate, sulla loro qualita'. Ogni volta che si eroga denaro, vanno controllate le prestazioni e la stabilita' finanziaria dei soggetti accreditati. Ma la sanita' e' fatta anche di prevenzione, medicina di base, proteggere il mix attuale e' anche una politica sui ticket che non renda il costo del ticket equivalente a quello della prestazione sanitaria senno' si devia il paziente da un percorso pieno di garanzie a uno con delle incognite''.

com/rus

domenica 16 dicembre 2012

Moderati Illuminati


orso castano : interessante , anche se , come dice l'autore, tagliata con l'accetta , questa descrizione antropologico-politica dei vari raggruppamenti elettorali e di interessi presenti  in Italia. Il discorso , ovviamente, e' schematico , ma, forse , occorrera' rifletterci bene:  nell'animo di ciascun italico-elettore, al di la del politichese , coesistono parti, piu' o meno grandi, di queste posizioni-politiche-stati d'animo. Il dibattito politico ne e' impregnato e queste elezioni dovrebbero essere lette anche da un punto di vista antropologico. Anche se come base di partenza , al di la dell'antropologia, vanno messi sotto una grande lente d'ingrandimento, i disoccupati, il degradarsi dell'innovazione produttiva, l'abbassarsi del valore solidarieta', la sofferenza enorme di centinaia di migliaia di giovani precari.

da  
Elezioni prossime/venture… (schema o vademecum?): vedo al presente la politica italiana secondo quest’ottica, tagliando con l’accetta per cercare di capirne qualcosa.

Distribuisco l’elettorato italiano nei tre classici schieramenti: DESTRA, CENTRO, SINISTRA: categorie abusate e ormai fatte a brandelli, ma… Ricucendo i brandelli, assegno alla ‘destra’ la CONSERVAZIONE, al ‘centro’ la TRASFORMAZIONE e alla ‘sinistra’ la RIVOLUZIONE – categorie più comprensibili. Il conservatore fa forza a che il suo bene proprietario si conservi e la sua ricchezza già enorme s‘accresca. Il trasformatore – o riformista – tende a distribuire in parte più/meno equa quella ricchezza e/o appropriarsene. Il rivoluzionario punta ad annientare non tanto quella ricchezza, ma chi ne è proprietario, sostituendosi a lui come nuovo proprietario.   
Entrando nel dettaglio...
Spaccando ancora con l’accetta, distinguo i conservatori – un 5/10% dell’elettorato italiano – in RETRIVI e ILLUMINATI. Quelli che chiamo 'retrivi' sono, con tutte le loro coorti e indotti di lussi, residence, negozi, alberghi, prodotti, etc. svariate centinaia di migliaia di persone: ciniche, ottuse e spesso insulse, arroccate nella loro libidine di privilegi e di possesso. Quelli che chiamo 'illuminati' sono poche centinaia di soggetti (studiosi, editorialisti, scrittori, docenti, manager, esperti ai vari titoli di grido) che lavorano ad una verniciatura di humanitas fatta di progetti edificanti e di aperture futuristiche; ma puntando in realtà con le loro formule a scongiurare esasperazioni esterne/avversarie che rischierebbero di travolgerli. Questi formano per me – ‘retrivi’ e ‘illuminati’ – la destra.

Tagliando sempre con l’accetta, distinguoriformisti – un buon 60/70% dell’elettorato italiano – in MODERATI e PROGRESSISTI. Quelli che chiamo 'moderati' sono in numero stragrande chi si perimetra nella sua insignificanza di relativo benessere: umano abbastanza piatto, questo s’accontenta del suo status entro limiti, sperando di poter ottenere di più dalla politica. Quelli che chiamo 'progressisti', in numero minore, sono più acculturati, professionisti seri e/o specialisti, con una psicologia di proiezione nel futuro fatta genericamente d’idee avanzate, moderniste, anticipatrici. Questi formano per me – ‘moderati’ e ‘progressisti’ – il centro
Infine distinguo i rivoluzionari – un 20/30% dell’elettorato italiano – in QUALUNQUISTI ed ARTISTI. Quelli che chiamo 'qualunquisti'alludono, tra il borbottamento e il manifesto mediatico, l’anarchismo solitario e il gruppuscolo a volte armato, a grandi svolte utopistiche. Quelli che chiamo 'artisti' (particolarmente chi lavora a tempo pieno alla propia opera) ora spizzicando il proprio ego ora convincendosi d’averne uno superiore – vanno dal pittore al mistico, dal musicista al poeta, dal vagabondo straccione al filosofo ossuto… Questi, di numero imprecisabile e indefinibile, sono per me – ‘qualunquisti’ ed ‘artisti’ – la sinistra.

DUE OSSERVAZIONI DI CHIUSURA. La prima: elementi/parti/aspetti di destra/di centro/di sinistra, ognuno di noi ce l’ha nell’animo in dosi/percentuali diversissime. La seconda: nessuna delle tre componenti è specificamente/coerentemente/autenticamente rappresentata nei nostri parlamenti/consigli/assise/comitati/assemblee, etc. Euro Roscini


Ultima modifica di Euro Roscini il ven ott 05, 2012 11:44 am, modificato 1 volta in totale. 

sabato 15 dicembre 2012

fonti energetiche

da   AGI ENERGIAorso castano : Italia il governo Monti , formato da grandi professori, capaci ed intelligenti, non e' stato capace di formulare un piano energetico nazionale, sicche' siamo completamente nelle mani di un mercato instabile ed esposto ai ricatti dei paesi produttori. Eppure di fonti alternative al fossile  (carbone, gas , petrolio) ne avremmo tante: dall'eolico, ai vulcani, al mare, ai fiumi grandi e piccoli, ma questo governo di professori, figlio dell'alta finanza , non puo'" fare la guerra" ai "genitori" ed ha accentuato la dipendenza energetica (non costruendo neppure i rigasificatori che avrebbero permesso un libero acquisto di gas dove meglio conveniva!!!). Questo governo nasconde accordi presi in ambito euro-americano? Si cominci a parlare a fondo e da sinistra di questo problema!!Forza Bersani, dicci quello che sai! La situazione internazionale ci fa rischiare grosso , di scivolare in un baratro di dipendenza. I ricercatori italiani della fusione a freddo e dello sfruttamento/produzione sono sottofinanziati e bloccati, i cittadini continuano ad arricchire  volere o volare  gli sceicchi del gas e del petrolio. Bersani dicci cosa vuoi fare quando andrai a Montecitorio. La destra del passo dell'oca non scherza, i finanzieri internazionali hanno paura di non controllare il paese e si raccomandano a S. Monti. Il piduista B. figlio dichiarato di Gelli lo sa bene. Dove stiamo andando? Bersani, fa un cenno!

La sicurezza delle infrastrutture energetiche

martedì 13 settembre 2011

A cura di Filippo Clô (RIE)


Le rotte di trasporto terrestri e marittime – prevedano esse cisterne o petroliere ovvero terminali o pipelines – sono obiettivi altamente vulnerabili in quanto bersagli sensibili nonché facili da colpire, soprattutto se passanti per zone (geo)politicamente instabili.

Ne sono esempio gli Stati cosiddetti “falliti”, ove non vi è una vera e propria autorità sovrana detentrice del “monopolio dell’uso legittimo della forza” ma una caotica spartizione del potere a livello regionale e tribale. Una situazione che, di fatto, li rende rotte impraticabili anche se potenzialmente molto utili. Tra questi troviamo l’Iraq e l’Afghanistan, paesi chiave per gli equilibri energetici globali, ma anche le ex repubbliche sovietiche Tagikistan e Kirghizistan o lo Yemen, meno celebri ma non per questo meno rilevanti.

Sotto questo aspetto, la presenza in paesi sia produttori che di transito di regimi autoritari dal pugno di ferro ha spesso offerto alla comunità internazionale un certo livello di garanzia sull’integrità delle strutture – fisse o di passaggio – presenti nei loro territori e quindi sulla continuità dei flussi. Un servizio importante per l’economia mondiale che ha spesso risparmiato critiche ai loro cruenti dittatori contribuendo alla loro permanenza al potere.
L’incedere nell’ultimo anno dei tumulti in Nord Africa e in Medio Oriente, oltre aver incalzato i già elevati timori per la sicurezza energetica “classica” (ovvero i rischi per la continuità di un’ offerta congrua ed economicamente accessibile a causa delle interruzioni della produzione in paesi come Libia, Algeria, Egitto o Yemen…), ha alzato le attenzioni relative la sicurezza delle infrastrutture energetiche, la cui situazione di incertezza è probabile si protragga ben oltre la fine – ufficiale – delle crisi.

Queste regioni sono infatti percorse da kilometri e kilometri di oleodotti e gasdotti (vedi mappe pipelines Nord Africa e Medio Oriente) che in situazione di (semi)anarchia diventano bersagli allettanti per dissidenti e gruppi armati: pertanto attentati ed non meglio definiti incidenti sono all’ordine del giorno.



TUNISIA - LIBIA - ALGERIA 



Il luglio scorso, un tratto del gasdotto Transmed  è stato sabotato nei pressi di Zaghouan, a sud di Tunisi. Il gasdotto collega le riserve metanifere del deserto algerino con la Val Padana. Tali rifornimenti sono cruciali per l’Europa e soprattutto per l’Italia che in questo momento già subisce la carenza delle forniture libiche. I flussi non sono stati interrotti, ma la situazione resta incerta, almeno fino a quando il 23 ottobre l’elettorato tunisino non verrà chiamato a eleggere la propria assemblea costituente, e forse anche dopo. Lo stesso vale anche per i vicini Algeria e Libia; quest’ultima  ha già visto attaccare l’oleodotto, che trasporta il greggio dal campo Awbari nel sud del paese alla raffineria di Az-Zawiya fuori Tripoli, e il gasdotto che rifornisce di elettricità la capitale. 







                                                                                                                                                    EGITTO - ISRAELE


In sei mesi il gasdotto Arab Gas Pipeline (AGP) è stato soggetto a ben 5 attentati – tre dei quali nei soli ultimi trenta giorni – nel suo tratto egiziano in cui attraversa la penisola del Sinai causando l’interruzione dei flussi verso Giordania, Israele e Libano. È il caso certamente più delicato sia per la ripetitività dell’atto che per le pressioni che va ad aggiungere alle già tese relazioni tra i paesi arabi e lo stato ebraico
                                                                                                             






         
           TURCHIA-IRAN
                                                                                                                                                            
L'11 agosto scorso il gasdotto Tabriz-Ankara è stato sabotato per mano dell’organizzazione terroristica curda PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) nella provincia turca di Agri, prossima al confine con l’Iran. L’atto è rivolto alle economie di entrambi i paesi. Il 29 luglio un simile attentato era avvenuto a Bazargan, in Iran, causando danni contenuti e rallentamenti, ed il 3 agosto in una zona a sud-ovest della Turchia. Il gasdotto rifornisce la Turchia tra i 15 e i 18 miliardi di metri cubi di gas al giorno. Il momentaneo ammanco, durato circa una settimana, è stato compensato da forniture russe e azere via Bluestream.




                                                                                  IRAN



Le infrastrutture oil and gas del paese sono spesso soggette ad esplosioni, perché: datate, carenti di manutenzione, soggette ad errori
tecnici ed atti di sabotaggio (soprattutto nelle regioni a nord-ovest). Tra febbraio e aprile esplosioni in un gasdotto (nei pressi della città sacra di Qom,) nel centro del paese, hanno interrotto i rifornimenti dai giacimenti del sud alle raffinerie del nord. Il 5 agosto è stata registrata un’esplosione nell’oleodotto (4.000 bbl/g dalla vicina Ahvaz oil processing unit) passante per la provincia petrolifera di Khuzestan nel sud-ovest del paese, prossimo al confine iracheno e al Golfo. Un’indagine parlamentare è stata aperta per conoscere la natura dell’esplosione. La provincia – a prevalenza araba in un paese non-arabo – non è infatti nuova ad episodi di violenza.
(si veda ingrandimento mappa)







                                                                                                                    
  PAKISTAN

Le zone maggiormente colpite sono i confini nord con l’Afghanistan, dove i militanti attaccano di sovente i tanker NATO, ed il Baluchistan, zona metanifera del paese, dove i ribelli Baloch  sabotano i gasdotti. Lo scorso agosto è stato dato fuoco a 16 oil tankers nell’oil terminal di Peshawar, dove la NATO si rifornisce di carburante. Dal 2009, il passo Khyber che connette Peshawar (Pak.) con Torkham (Afgh.) è sempre più soggetto ad attentati. Sempre in agosto, vi sono stati due attentati ad un gasdotto vicino a Quetta, Baluchistan. Il secondo, 15 agosto, ha provocato danni significativi e l’interruzione delle forniture in vari distretti della regione. Esplosioni di gasdotti avvengono anche nelle città: Gujranwala, (Punjab, 5 giugno e 3 agosto), Charsadda (North West Frontier Province, 30 agosto)
(si veda ingrandimento mappa)






                                                                                                           SIRIA



Gli attentati alle pipeline hanno interessato anche i disordini in Siria che proseguono da marzo. Il 12 luglio due esplosioni hanno interessato due gasdotti minori vicino a Deir al-Zour, nell’est del paese presso il confine con l’Iraq. Fonti ufficiali hanno imputato le condizioni climatiche, altre le stesse forze armate. Il 29 luglio è stato invece sabotato un oleodotto vicino a Homs diretto alla raffineria di Baniyas. In questo caso sono reciproche le accuse tra dimostranti e forze governative.

                                                                                                                                                      


                                       YEMEN

                                                                 
        
 
                               
                      Come in tutta l’area MENA, anche lo Yemen è stato scosso dalle proteste. In marzo il principale oleodotto del paese è stato sabotato da gruppi tribali. L’oleodotto ha una capacità di 200.000 barili al giorno e trasporta per 438 km il greggio dai campi di Ma'arib and Shabwa al  terminal Ras Isa, nella provincia Hodeida. Da quando è stato riparato, a metà luglio, la Ma’arib pipeline ha subito altri due attacchi causando la quarta sospensione dovuta a sabotaggi.
(si veda ingrandimento mappa)





                                                                                                               KAZAKHSTAN-TURKMENISTAN



L’8 agosto 2011 un incendio ha interessato un tratto del gasdotto CAC-4 (Central Asia Center) nel distretto Zhylyoi, regione Atyrau. Il CAC è un impianto mastodontico anche se un po’ datato che interconnette tutto il Centro Asia (ex-Unione Sovietica), ma sempre sospetti paiono gli incidenti lungo le sue rotte. Soprattutto quando in mezzo ci sono gli interessi russi. Nell’aprile 2009 un simile incidente avvenne in Turkmenistan proprio quando il gigante russo Gazprom era intenzionato a modificare al ribasso i contratti di take or pay di acquisto del gas turkmeno.