mercoledì 16 settembre 2009

suicidi inascoltati

Postato da Giuliana Carlino - 30 Marzo 2009 Ieri, senza troppo clamore, un uomo, disperato per aver perso il posto di lavoro, si è tolto la vita. Soltanto nell'ultima settimana almeno altre tre persone si sono suicidate o hanno tentato di farlo per lo stesso motivo. E' una situazione preoccupante. Il lavoro però non è stato uno dei temi dell'ordine del giorno nel recente congresso del Pdl. I delegati evidentemente erano troppo occupati ad adorare il loro Capo. Berlusconi, anziché autocelebrarsi, si occupi dei problemi veri del Paese, soprattutto della crisi economica e occupazionale. E' quanto mai necessario agire in fretta prevedendo un sistema di ammortizzatori sociali ............

da BIF on line : uno studio sulla depressione

Fenomeno depressione: ricerca indipendente con e per la medicina generale Intervista a Roberta Joppi, Gruppo di lavoro per ISD Italian Study on Depression, Dipartimento Farmaceutico ULSS 20 Verona. Nell'ambito dei Bandi per la ricerca indipendente dell'AIFA è stato finanziato lo Studio Italiano sulla Depressione in Medicina Generale, Italian Study on Depression – ISD, coordinato da un gruppo multidisciplinare costituito da medici di medicina generale, epidemiologi e farmacisti del SSN. Lo studio è entrato nella fase operativa a gennaio 2008............. Quali sono i primi risultati? Cosa vi ha spinto a disegnare uno studio prospettico osservazionale sulla depressione in Italia? Negli ultimi anni si può dire che il “fenomeno depressione” sia letteralmente esploso tanto nella letteratura scientifica, quanto nell’opinione pubblica. Indagini condotte a livello internazionale, riportate in letteratura, evidenziano che, tra i disturbi di natura psichica, quelli depressivi interessano l’11% dei pazienti che si rivolgono al medico di medicina generale (MMG). Indagini nazionali confermano che anche in Italia la depressione, da quadro clinico relativamente raro e di competenza prettamente specialistica, è divenuta sempre più un problema di pertinenza della medicina generale. Tutto ciò è confermato dal notevole incremento delle prescrizioni di antidepressivi, in particolare quelli di seconda generazione.......................Perché mai questo aumento delle prescrizioni di antidepressivi? Sicuramente vi è stato un ampliamento delle categorie diagnostiche riconducibili al trattamento con tali farmaci. Un’analisi farmacoepidemiologica, condotta retrospettivamente per un periodo di 4 anni (2001-2005) su pazienti di età 21-60 anni, residenti nell’ASL di Verona, ha rilevato un uso difforme di questi farmaci rispetto alle linee-guida. In particolare, il 31% dei soggetti inclusi nello studio è risultato trattato, per un periodo non superiore ad un anno e di questi il 77% aveva assunto antidepressivi per un periodo inferiore a tre mesi. Le linee-guida dichiarano che questi trattamenti, una volta iniziati, devono proseguire per un periodo di 8-12 mesi. I dati di questa indagine sembravano confermare l'idea che questi farmaci venissero utilizzati per condizioni non riconducibili ad una vera depressione, bensì ad una pletora di disturbi di tipo depressivo....................  Lo studio è limitato alla medicina generale. Per quale motivo? Come già illustrato il “fenomeno depressione” sembra essere un problema oramai riconducibile al MMG. In presenza di sintomi depressivi, i pazienti si rivolgono in prima battuta al loro medico di famiglia; la prescrizione di farmaci antidepressivi risulta essenzialmente a carico dei MMG. Tutto ciò si verifica a dispetto della sostanziale assenza di evidenze scientifiche conclusive prodotte nel contesto della medicina generale (MG). In altre parole, in letteratura manca un quadro del percorso diagnostico-terapeutico relativo ai disagi di tipo depressivo che sempre più risultano in carico al MMG. A partire da queste premesse si è pensato ad uno studio sulla depressione con e per la medicina generale italiana.......................Con quale obiettivo?L'obiettivo principale dello studio è quello di produrre un quadro complessivo dell'epidemiologia del problema della depressione in MG: dalla percezione-diagnosi alle differenti modalità di presa in carico e agli esiti dei diversi approcci terapeutici. Si vuole cioè rilevare quanti e quali pazienti si rivolgono al MMG per problemi di tipo depressivo, come il MMG gestisce la fase diagnostica e quella del trattamento (farmacologico, psicoterapia, counselling, ecc.), la durata e gli outcome delle diverse tipologie di presa in carico. Lo studio ha una durata di un anno e prevede tre visite di follow-up: a 3, 6 e 12 mesi.....................Chi ha partecipato al disegno e alla realizzazione? L'ISD è un progetto interdisciplinare, nato dalla collaborazione di epidemiologi del Consorzio Mario Negri Sud, coordinati da Gianni Tognoni, MMG in qualità di singoli e di rappresentanti di Società scientifiche, e farmacisti del Sistema sanitario nazionale. Per la realizzazione è stato prioritario costruire una rete di ricerca con i farmacisti dei servizi farmaceutici territoriali delle ASL e i MMG. Successivamente è stato condotto uno studio pilota con 40 MMG che ha permesso di completare alcuni aspetti del protocollo definitivo (soprattutto nella sezione dedicata alla formulazione della diagnosi) e di mettere a punto le schede raccolte dati. I primi incontri di avvio dello studio sono stati organizzati all'inizio del 2008 dopo l'approvazione del protocollo da parte del Comitato etico del centro coordinatore.........................Come sta procedendo lo studio? Direi che sta andando bene, secondo le aspettative. Gli ultimi dati aggiornati al 4 febbraio riportano 50 ASL contattate di cui 27 attive, 353 MMG formati, di cui 163 hanno incluso nello studio almeno un paziente. Inoltre, la presenza costante dei farmacisti del SSN a supporto dei medici ricercatori si sta rivelando una scelta strategica importante a garanzia della riuscita di ISD. Quanti pazienti sono stati arruolati? Ad oggi sono oltre 1.300, in media 7,4 pazienti per MMG. Sette su dieci sono donne, con età media di 47 anni, tre su dieci uomini con età media di 45 anni. Per la maggior parte si tratta di pazienti già noti al MMG, mentre il 31% per cento è risultato essere di nuova diagnosi. Sono disponibili anche i primi follow-up: a tre mesi per 650 pazienti e a sei mesi per 367 pazienti dei 1.214 inclusi al 4 febbraio........................Che cosa dicono i primi risultati? Il 44,7% del campione è realmente depresso, mente oltre la metà dei pazienti attualmente inclusi nello studio lamenta disturbi depressivi che non sono riconducibili ad una depressione franca. L'87,7% dei pazienti inclusi assume una terapia antidepressiva da sola oppure in associazione a psicoterapia, sedute il counseling o altro. Nel 92,1% dei casi il grado di comunicazione tra il paziente e il proprio MMG è ritenuto soddisfacente..........................  Quali altri aspetti stanno emergendo come peculiari del MMG nel suo approccio ai pazienti con disturbi depressivi?Emerge chiaramente che, al di là delle scale diagnostiche, la percezione che il MMG ha del paziente costituisce una componente importante nella fase di inquadramento diagnostico. Gli strumenti formali (scale e questionari), comunemente utilizzati nel setting specialistico, sono impiegati dal MMG quali componenti integrative e a verifica di un primo inquadramento che egli formula sulla base della sua conoscenza della storia e del contesto socio- familiare del paziente. A tale proposito vale la pena sottolineare che nel 60,7% dei pazienti inclusi nello studio sono stati condotti approfondimenti formali. Sono state, cioè, utilizzate scale e/o questionari psicometrici oppure è stata richiesta una consulenza specialistica (57% dei soggetti con un approfondimento). Un altro dato interessante riguarda il fatto che per oltre un terzo dei soggetti inclusi in ISD, il MMG ha formulato una diagnosi di “possibile depressione”, ritenendo opportuno differire la diagnosi definitiva ad una seconda visita. Questo tipo di approccio, che possiamo definire scarsamente standardizzabile, caratterizza l’approccio del MMG rispetto a quello dello specialista ed è determinato dalla particolare relazione che lega il paziente al proprio medico di famiglia...................  I prossimi passi? Più o meno siamo a metà dell'opera considerato che il nostro target è di circa 3.000 pazienti. Contiamo di raggiungere questo obiettivo entro l’anno, inizio 2010. Il nostro impegno ora è di ampliare la rete di ricerca, coinvolgendo nuovi MMG e nuovi pazienti. Siamo abbastanza fiduciosi di riuscire ad analizzare i dati entro il 2010 e, quindi, di presentare ai medici che hanno realizzato lo studio, all'AIFA, che lo ha finanziato, e alla comunità scientifica una descrizione - per la prima volta su larga scala - delle modalità di diagnosi, presa in carico e valutazione degli esiti di una coorte italiana di pazienti che si rivolge al proprio MMG per un problema di tipo depressivo. 24 marzo 2009 Studio italiano sulla depressione in Medicina generale Lo studio è coordinato da un gruppo multidisciplinare costituito da MMG, Centro studi della Società italiana di Farmacia ospedaliera, due aziende sanitarie locali (ULSS 20 di Verona e ULSS 22 di Bussolengo), i tre Bollettini indipendenti italiani dell'ISDB (Dialogo sui farmaci, Informazione sui farmaci, Ricerca e Pratica). Per saperne di più Italian study on depression website www.isd-gp.it Studio italiano sulla depressione: i primi risultati. Dialogo sui farmaci, n. 6, anno 2008

martedì 15 settembre 2009

Web 2.0 applications as alternative environments for informal learning - a critical review

di  Neil Selwyn Institute of Education, University of London, UK, expert meeting. Session, 2007

usa traduttoe google,clicca

ABSTRACT Enthusiastic educational commentators are casting the internet in a new light through the emergence of so-called ‘Web 2.0’ technologies, which place learners at the centre of online activities and facilitate supposedly new forms of creation, collaboration, and consumption. Proponents anticipate a host of new pedagogical challenges posed by a ‘Facebook generation’ of ‘wiki kids,’ whilst schools and colleges are delivering courses in ‘Second Life’ rather than real-life environments. An impassioned minority of educationalists has even heralded a ‘Web 2.0 transformation of learning’ with “potentially groundbreaking implications for the field of education” (Thomas 2008). Yet such enthusiasm has been tempered by a more sceptical reaction throughout other sectors of the educational and technology communities. Mindful of these debates, this presentation will overview briefly the emerging research literature in the area of Web 2.0 enhanced learning (specifically the Facebook and Second Life applications) and focus on the following issues: • what evidence is there for informal learning taking place within Web 2.0 applications, and if so, in what ways? Can Web 2.0 applications be designed to facilitate informal learning? • What potential benefits and risks do Web 2.0 applications pose for formal learning in educational institutions such as schools? Does Web 2.0 herald the increased individualization and personalization of informal online learning at the expense of learning in more formal offline settings?..........................

CONCLUSIONS

We conclude by addressing two key questions, i.e. i) what is the educational importance of these Web 2.0 applications; and ii) what is the potential for “scaling up learners’ informal uses of Web 2.0 application into formal education settings such as schools? What is the educational importance of these Web 2.0 applications? Despite the immediate appeal of applications such as Facebook and Second Life it is necessary for educators to take time to reflect carefully upon the nature of these Web 2.0 applications as online learning environments and question the learning affordances they offer in practice. Above all it is clear that more rigorous and carefully conducted research is required in this area. There are clear limitations in terms of quantity and quality of the research conducted to date on educative uses of Web 2.0 applications and, indeed, the research conducted on their general use of such technologies. Whilst insightful the studies reported on in this paper nearly all relied upon small-scale case-study research designs. The data collected were often limited in scope and studies could be criticised as lacking the rigour and robustness associated with good social science research. In contrast, there is a relatively more rigorous (although by no means comprehensive) empirical base with regards to young people’s engagement with online resources (i.e. Pew, Mediappro, UK Children Go Online). Some of this research is characterised by largescale data sets, often based on randomised samples and complemented by in-depth exploratory qualitative data. Lack of evidence aside, sensible discussions should be conducted concerning the prevalence of these new forms of online activity in the everyday digital lives of learners. As we have discussed these new ICT applications certainly reflect a significant shift in the nature of young people’s engagement with digital media. For example, in terms of the use of digital media to create information there are signs that young people are taking the opportunities to engage with the creation of information in a variety of ways. A recent Pew report (2005c) found that more than half of young internet users in the US had created some kind of online content, be it a blog, personal webpage or sharing original content in the form of artwork, photographs, music or videos). As such there is growing reason to believe that ICTs are altering fundamentally many young people’s relationships with information. Nevertheless, the potentially empowering nature of these changes in media practice is tempered by the limited penetration of these Web 2.0 practices throughout the general populations of different countries around the world. Even in technology-rich European countries the recent Mediappro (2006) study of EU youth found that passive retrieval of information remains the most popular internet-based activity amongst young people, with content creation a less widely practiced activity. It is important to retain a balanced perspective on the ubiquity of applications such as Facebook and Second Life. Indeed, although Second Life boasts over one and half million unique people who have used it at least once, of that number only 250,000 people could be classed as active users (i.e. using Second Life more than 30 days after their account creation date). Despite its connotations of a virtual world unhindered by physical barriers, issues of between-country disparities are prevalent with the US providing the largest constituency of Second Life users, with Japan, Brazil and the UK users also predominant (Reuters 2007). Amidst the excitement over applications such as Facebook and Second Life we should not overlook issues of digital exclusion and even digital apathy. A further limitation to younger learners’ educative uses of Web 2.0 applications is that of the increased salience of ‘e-safety’ - i.e. the increased potential for young people to be ‘at risk’ when using ICTs, not least by exhibiting a range of ‘risky’ behaviours themselves via ‘inappropriate’ and ‘challenging’ uses of the internet. These behaviours are seen to include interpersonal victimization, disclosure of personal information, aggressive behaviour, talking with people met online, sexual behaviour, and downloading images using file-sharing programs (Ybarra et al. 2007). Questions have also been raised over young people’s ability to use emerging web applications carefully, appropriately and safely. For instance, a recent Pew (2005d) study found   79 percent of young internet users to concur that they are not careful enough when sharing information online with others. Similarly, in terms of young people’s own challenging online behaviours Berson and Berson (2005) found a significant number of adolescent girls to report engaging in risky activities including disclosing personal information, sending personal photos to online acquaintances, and arranging face-to-face meetings. That said there is a considerable body of counter-evidence that young people are not wholly at risk when using ICTs. The Europewide Mediappro project, for example, reported “wide evidence of self-regulation by young people” (Mediappro 2006, p.14), suggesting that young people are more considered and empowered users of online contexts than is sometimes assumed.......................  orso castano : lo studio andrebbe letto integralmente , anche per le citazioni di altri studi in merito. Invita alla prudenza nell'uso di ionternet come mezzo di apprendimento, pur sottolineandone le potenzialita0 e sgombrando il campo da inconsistenti preoccupazioni. L'uso non informato del mezzo , certo , rischia di incentivare comportamenti inadeguati. Si rafforza l'idea che usare internet per la "conoscenza" non e' un gioco , va incentivato  ma anche ben "spiegato"

cosa succede ai centri storici dell'Abruzzo

Ritrovata la nave dei veleni

Andrea Palladino da il Manifesto del 12/9/09 E' stato filmato oggi pomeriggio a 483 metri di profondità, a 20 miglia al largo di Cetraro (Cosenza), il relitto della nave fantasma, il cui naufragio non era mai stato dichiarato. Si tratterebbe della Cunski, uno dei vascelli dei veleni affondati nel Mediterraneo, carichi di rifiuti tossici e radioattivi. La conferma del ritrovamento è appena arrivata dall'assessore regionale Silvestro Greco. “Ora vogliamo la verità, vogliamo che il governo ci dica dove sono le altre navi”, ha commentato Greco a il manifesto che per primo ha rivelato l'esistenza della nave sul fondo del mare. I dati della nave Cunski – ufficialmente smantellata il 23 gennaio 1992 – sono assolutamente compatibili con quanto documentato dal robot sceso oggi nelle acque calabresi. C'è infine una storia libanese .................. orso castano : evviva evviva !, cosi' tra un attacco e l'altro alla magistratura (che magari non sara' perfetta , ma forse sta funzionando) crepiamo di tumore!!

morti di lavoro : France Telecom

dal blog Job Talk del 14/9/09:  Ventidue suicidi in diciotto mesi . Uno ogni ventiquattro giorni. Tutti nella stessa azienda. Troppi per definirli una casualità.  Il mondo occidentale ha vinto la lotta contro la mortalità neonatale e si trova adesso impotente di fronte a questa una nuova forma di mortalità; come potremmo definirla? Mortalità aziendale? Il dato sconcerta. Potremmo liquidare la vicenda convincendoci che erano tutti matti o esauriti. E’ difficile anche intervenire con un giudizio sullo specifico, mancandone elementi sufficienti. Ci sono invece due questioni essenziali che la vicenda interna a France Telecom pone a ciascuno di noi. La prima è: quale luogo di lavoro sa essere così infernale da indirizzare o tentare il pensiero verso una scelta estrema? Non necessariamente dobbiamo pensare a un inferno col fuoco e i forconi, potrebbe essere anche l’inferno dei sorrisini in ascensore, dei demansionamenti occulti, delle promozioni che schiacciano, degli obiettivi ambiziosi e irraggiungibili, della pressione non necessaria, dell’invasione sistematica e strisciante della propria vita da parte della logica aziendale. E’ l’inferno del non rapporto, dove non esistono più colleghi, ma concorrenti, dove ogni parola detta può essere usata contro, dove le mail non sono scritte per comunicare, ma incastrare, con tanto di black copy al capetto di turno. Un luogo dominato dall’odio. D’altro canto Freud aveva già identificato che i suicidi sono spesso degli omicidi rivolti contro se stesso. Occorre davvero odiare tanto qualcuno per arrivare a questi gesti, a volte. La seconda questione, a mio parere più rilevante, è: come è stato possibile che il soggetto non sia stato difeso? Esiste una difesa che ci attendiamo dall’organizzazione del lavoro. orso castano :Altro che esuriti o matti .Invece che il "management" e la solidarieta' purtroppo si fa sempre piu' largo il mobbing trasversale ed orizzondale, esiste la competitivita' incentivata e spinta all'eccesso dall'ideologia padronale sia essa statale che privata, esistono gli "incentivi" aziendali (che sono altra cosa dai progetti individuali in cui il lavoratore puo riconoscersi)dati in misura diversa a questo ed a quello a seconda dell'aderenza all'ideologia del capo e capetto, esisteono le delazioni e le diffamazioni latenti da cui guardarsi. Non stupisce che il movimento Punk avesse definito il lavoro contemporaneo con un termine efficace , anche se poco educato "escrementi" per non dire altro.Nella mia esperienza , tra i molti casi , in un'ìazienda pubblica sanitaria , si arriva a mettere il bastone tra le ruote ad una madre che chiede solo l'applicazione di un provvedimento del Tribunale che le consente di vedere il figlio.

lunedì 14 settembre 2009

internet sulla rete elettrica , proposta al parlamento , clicca x il blog

dal blogIl Blog dell’Intergruppo Parlamentare 2.0

ATTO CAMERA INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/01532 , Seduta di annuncio: 190 del 18/06/2009 , Firmatari: Primo firmatario: CAPARINI DAVIDE, Gruppo: LEGA NORD PADANIA Data firma: 18/06/2009 Elenco dei co-firmatari dell'attoNominativo co-firmatario Gruppo Data firma CROSIO JONNY LEGA NORD PADANIA 18/06/2009 FUGATTI MAURIZIO LEGA NORD PADANIA 18/06/2009 Commissione assegnataria Commissione: IX COMMISSIONE (TRASPORTI, POSTE E TELECOMUNICAZIONI) Destinatari Ministero destinatario: PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E INNOVAZIONE MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO Attuale delegato a rispondere: PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E INNOVAZIONE delegato in data 18/06/2009 Stato iter: IN CORSO Fasi iter: MODIFICATO PER COMMISSIONE ASSEGNATARIA IL 18/06/2009 Atto Camera .....................Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:...............il programma del Governo per mettere tutta la pubblica amministrazione in rete entro l'anno rischia di penalizzare ulteriormente i cittadini e le imprese delle aree marginali del Paese che si troverebbero così a dover colmare un ulteriore digital divide, oltre a quello già esistente rispetto agli altri Paesi europei;..............la possibilità di accedere ai servizi online più evoluti (dai certificati della pubblica amministrazione, alla semplice ricerca di informazioni, ai servizi di web tv on-demand) dipende, infatti, dalla reale possibilità, per gli utenti, di usufruire dei servizi per i quali è necessario il collegamento in banda larga;..............la situazione è ulteriormente aggravata dalla mancanza d'obbligo di fornitura del servizio universale da parte delle compagnie di telecomunicazione che crea un ulteriore discrimine tra i cittadini che hanno accesso alla banda larga di prima generazione e coloro che sono esclusi dai collegamenti broadband, penalizzando ulteriormente le imprese in rete, e aumentando ancora di più il divario con l'Europa, dove sono già disponibili reti a 50 megabit, e i governi hanno stanziato ingenti somme per la costruzione di reti di nuova generazione fino a 100 megabit al secondo;...............una soluzione tecnologicamente già disponibile per portare immediatamente l'accesso in banda larga (fino a 4 megabit di trasmissioni dati) a tutti, è possibile attraverso la presa elettrica domestica, grazie alla tecnologia Powerline Communication (PLC), che utilizza le normali linee elettriche per trasmettere dati, sfruttando le prese preesistenti, senza la necessità di interventi o modifiche;.................il servizio è possibile a partire dalle cabine di trasformazione: si tratta di impianti che convertono la tensione elettrica da media (16.000 Volt circa) a bassa (220/380 volt) per essere poi distribuita agli utenti finali: è sufficiente quindi collegare il modem a qualunque presa elettrica domestica per poter navigare immediatamente in Internet alla velocità di scaricamento di 4 megabit, e di 512 Kb in caricamento. Oltre allo scambio di dati, questa tecnologia consente anche di poter utilizzare normali servizi di telefonia voce e di videoconferenza;.....................negli Usa Ibm sta lavorando ad un progetto per collegare ad internet, attraverso la rete elettrica, intere aree rurali. È lecito domandarsi come mai in Italia questa tecnologia, immediatamente disponibile per chiunque, senza bisogno di alcun intervento e senza costi aggiuntivi, non viene pubblicizzata nè offerta dalle compagnie elettriche;...............per ridurre il digital divide, favorire l'accesso dei cittadini alla pubblica amministrazione, e assicurare alle imprese le condizioni minime per poter operare, sia su scala nazionale, sia globalmente, occorre che le public utilities offrano il servizio basato sulla tecnologia Powerline Communication (PLC), anche attraverso un sistema di incentivi a carico degli enti locali, che potrebbero sostenere i costi per l'acquisto del modem e/o di parte dell'abbonamento a quelle famiglie e/o imprese ubicate in aree rurali attualmente non raggiunte dal servizio a banda larga di prima generazione (Adsl) -: quali iniziative intendano intraprendere i Ministri interrogati al fine chi diminuire il digital divide anche ricorrendo alla tecnologia Powerline Communication.(5-01532)

per chi volesse saperne di piu' sulla Powerline da Wikipedia :Rete ibrida Wi-Fi e Powerline [modifica], clicca qui Powerline può essere utilizzata per portare banda larga a quelle utenze che sono interposte alla rete wireless da alberi, muri o altri ostacoli al segnale. Piuttosto che localizzare in alto il ripetitore se c'è un punto adeguatamente alto, o un improbabile traliccio per servire una singola utenza, è meno costoso collegare al ripetitore wireless più vicino un "convertitore" che invia il segnale su cavo elettrico, anche se l'apparato wireless è distante dalla cabina di bassa tensione (e l'attrezzatura per powerline va posta in un'apposita cabina). L'Italia ha 7500 km di cavi elettrici, una delle reti più estese (per la scelta di una produzione centralizzata dell'energia): è probabile che anche in presenza di un luogo impervio o di abitazioni isolate sia disponibile un cavo elettrico per powerline. Oltre a raggiungere con powerline le utenze più difficili da servire, la rete ibrida ha il vantaggio di rendere accettabile l'onere di coprire via cavo centrali a bassa tensione. Si risparmia la fibra ottica, collegando la centrale di bassa tensione con una serie di ponti radio fino alla centrale di media che viene cablata con fibra ottica. Diversamente dall'invio su cavo elettrico di rame, il segnale col wireless mantiene qualità alta e basse latenze anche su lunghe distanze se nei ripetitori sono presenti dei software di correzione del segnale.

alcuni commenti :

Vincenzo Dice : 19 Giugno 2009 alle 14:38 | Replica La possibilità di utilizzare il rame dei cavi elettrici non è certo una novità e questa possibilità non va certo a colpire la causa principale del digital divide: le aree a bassa densità non vengono coperte perché prive di ritorno economico. Non lo fa Telecom col doppino, a quanto pare non si sta facendo neanche col WiMax, chi ci dice che lo faranno con la Powerline? Va benissimo dare anche questa possibilità, ma si dovrebbe puntare sul rendere la banda larga un servizio essenziale, come l’elettricità o il telefono, rendendolo obbligatorio oppure separando da Telecom la gestione della rete telefonica fisica per trasformarla in un consorzio.

Marty Dice: 22 Giugno 2009 alle 08:12 | Replica Condivido l’opinione di Vincenzo. Premetto che arrivate in ritardo di parla di internet sui cavi elettrici già da qualche anno. Sono però dell’opinione che lì dove non possa arrivare il cavo, arriva l’etere oppure il satellite. Guardate qui: http://tuttogiappone.myblog.it/archive/2008/02/26/lanciato-satellite-per-internet-ultra-veloce.html La nostra nazione non è poi dimensionalmente tanto grande, credo che uno di questi ci basti a togliere di mezzo il digital divide. Marty

fra1027 Dice: 22 Giugno 2009 alle 22:17 | Replica L’idea è buona ma le powerlines danno dei problemi ai radioamatori, interferendo con i loro apparati. C’è da dire che la rete elettrica arriva dovunque ma si devono tenere in considerazione gli eventuali adeguamenti della rete per far funzionare il tutto. Forse però sarebbe più facile dare contributi a Terna che a telecom. Prima di tutto ciò, credo che si dovrebbero individuare le aree in cui installare e promuovere la powerline (tipo zone a basse densità abitativa rurale o montane prive di accesso alla banda larga), cosicchè si limiterebbero i potenziali danni ai radioamatori. L’enel aveva fatto dei test. Quali sono stati gli esiti? Leggo che qualcuno parla di satellite ma questo è ampiamente sconsigliato poichè ha una latenza troppo alta. Inserire la banda larga nel Servizio Universale con una velocità di almeno 640kb/s in download sarebbe cosa buona e giusta e ci metterebbe al passo con gli altri paesi che già l’anno inserita.

domenica 13 settembre 2009

"pillole" da Edgard Morin


04 agosto 2009 , "La mia particolarità è l'aver voluto tenere assieme il diverso" Ancora Edgar Morin e il suo straordinario libro "I miei demoni", Meltemi, 1999.
"Vi è una unità umana. Vi è una diversità umana. L'unità non è solo nei tratti biologici della specie homo sapiens. La diversità non è solo nei tratti psicologici, culturali, sociali dell'essere umano. Vi è anche una una diversità propriamente biologica in seno all'unità umana; vi è unità non solo cerebrale, ma anche mentale, psichica, affettiva, intellettuale; inoltre le culture e le società più diverse hanno principi generativi e organizzativi comuni. E' l'unità umana che porta con sé i principi delle sue molteplici diversità. Comprendere l'umano significa comprendere la sua unità nella diversità, la sua diversità nell'unità." (Edgar Morin)
da Stampa Internazionale del 20/06/2009 
Su Le Monde, il sociologo e filosofo Edgar Morin lancia un appello alla civiltà perché sappia rinnovarsi e dare più importanza all'amore, alla solidarietà e alla poesia. Secondo Morin solo l'ecologia politica potrà riuscire in una simile impresa Il successo dei verdi francesi alle elezioni europee non deve essere né sopra né sottovalutato. Non deve essere sopravvalutato, perché è in parte il frutto delle carenze del Partito socialista, della scarsa credibilità del MoDem e delle piccole formazioni di sinistra. Ma non deve neanche essere sottovalutato, perché testimonia il progresso politico della coscienza ecologica nel nostro paese. Si riscontra tuttavia una scarsa coscienza della relazione tra politica ed ecologia. Di fatto i problemi della giustizia, dello Stato, dell'uguaglianza, delle relazioni sociali, sfuggono all'ecologia. Ma una politica che non tenga conto dell'ecologia sarebbe monca, così come una politica che si riducesse alla sola ecologia. Alla visione di un uomo "sovrannaturale" non si è ancora sostituita la visione della nostra interdipendenza complessa con il mondo vivente, la cui morte significherebbe anche la nostra morte. Tutte le politiche ecologiche hanno un duplice aspetto, uno rivolto alla natura, l'altro alla società. Così la politica che vuole sostituire le energie fossili inquinanti con delle energie pulite è al tempo stesso una politica sanitaria, di igiene, di qualità di vita. La politica del risparmio energetico è anche una politica che lotta contro le intossicazioni consumistiche delle classi medie. La politica diretta a disinquinare le città, sviluppando i trasporti pubblici elettrici e rendendo pedonali i centri storici, contribuirebbe molto alla riumanizzazione delle città, alla reintroduzione della diversità sociale e alla soppressione dei ghetti sociali, compresi quelli di lusso per privilegiati. In questo secondo aspetto dell'ecologia politica – quello rivolto alla società – esiste già una parte economica e sociale. C'è anche qualcosa di più profondo, che non si trova ancora in alcun programma politico, ed è la necessità positiva di cambiare le nostre vite, non solo in direzione di una maggiore sobrietà, ma soprattutto della qualità e della poesia della vita. Questo secondo aspetto non è ancora abbastanza sviluppato nell'ecologia politica. In primo luogo, quest'ultima non ha ancora assimilato il secondo messaggio complementare del movimento ecologico, formulato nei primi anni settanta da Ivan Illich [filosofo dell'ecologia politica]. Quest'ultimo aveva formulato una critica originale della nostra civiltà, mostrando il malessere psichico che accompagnava i progressi del benessere materiale. Il malessere psichico era e rimane un settore riservato a medici, sonniferi, antidepressivi, psicoterapie, psicoanalisi, guru, ma non è visto come una conseguenza della nostra civiltà. Il calcolo applicato a tutti gli aspetti della vita umana nasconde quello che non può essere calcolato, cioè la sofferenza, la felicità, la gioia, l'amore, insomma tutto quello che è importante nelle nostre vite e che sembra extra-sociale, strettamente personale. Tutte le soluzioni sono quantitative: crescita economica, crescita del Pil. Quand'è che la politica prenderà in considerazione l'immenso bisogno d'amore della specie umana? Una politica che integrasse l'ecologia nella natura umana affronterebbe i problemi posti dagli effetti negativi – sempre più importanti rispetto agli effetti positivi – degli sviluppi della nostra civiltà (da cui deriva il degrado dei legami di solidarietà). Questo ci farebbe capire che l'instaurazione di nuove solidarietà rappresenta un aspetto fondamentale di una politica di civilizzazione. Così l'ecologia politica potrebbe entrare a far parte di una grande politica rigenerata, e contribuire a rigenerarla. Se l'ecologia politica apporta la sua verità e le sue insufficienze, i partiti di sinistra apportano, ognuno a suo modo, le loro verità, i loro errori e le loro mancanze. Tutti dovrebbero quindi scomporsi per ricomporsi in una forza politica rigenerata, che potrebbe aprire nuove strade. In economia la strada da seguire sarebbe quella del pluralismo. Dal punto di vista sociale sarebbe quella della regressione delle disuguaglianze, dello snellimento della burocrazia delle organizzazioni pubbliche e private, dell'instaurazione di rapporti di solidarietà. Da quello esistenziale, sarebbe quella di una riforma di vita, che porterebbe alla luce quello che tutti in modo più o meno inconsapevole provano, cioè che l'amore e la comprensione sono i beni più preziosi per un essere umano e che l'importante è vivere poeticamente, nel pieno sviluppo di sé, nella comunione e nella passione.  Di fronte al corso della nostra civiltà, divenuta globalizzata e diretta alla rovina, si impone un cambiamento di rotta. Così tutte queste nuove strade dovrebbero convergere per costituire una grande via che porterà a una rivoluzione, a una metamorfosi. Non siamo neanche all'inizio della rigenerazione politica, ma l'ecologia politica potrebbe dar vita all'inizio dell'inizio. ( Fonte: presseurop.eu) Autore: Edgar Morin


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Persée - Revues scientifiques Frutto della collaborazione tra il Ministère de l'Enseignement supérieur et de la Recherche e l'Université Lumière Lyon 2, Persée è un progetto di pubblicazione elettronica di riviste accademiche nel campo delle scienze umane e sociali. Le collezioni a stampa di numerosi periodici sono state digitalizzate e messe a disposizione su un portale che permette l'accesso al full-text degli articoli in essi contenuti tramite funzionalità di ricerca avanzate. Le riviste sono selezionate da un comitato editoriale che garantisce la qualità delle collezioni digitalizzate. L'accesso è del tutto gratuito. Persée rappresenta un buon modello di diffusione della produzione scientifica secondo la filosofia dell'Open-Access, senza dubbio da imitare.

tra le riviste 

Communications, clicca "Revue semestrielle et thématique. Chaque numéro s’efforce de faire communiquer les disciplines et d’ouvrir des pistes de recherches nouvelles sur des questions anthropo-sociales, historico-culturelles ou épistémologiques."

tra i fondatori Edgar Morin

sabato 12 settembre 2009

la lettera di Ted Kennedy ad Obama

da La Stampa del 11/9/2009

Ecco la lettera sulla riforma sanitaria negli Stati Uniti che il senatore Ted Kennedy ha inviato a maggio al presidente e che Obama ha letto ieri durante la sessione congiunta del Congresso. Il senatore Kennedy è morto il 25 agosto scorso. Eletto per la prima volta nel novembre 1962, ha servito per 46 anni nel Senato americano...........................Caro Presidente..............Ho voluto scrivere alcune parole conclusive per esprimerti la mia gratitudine personale, sia per la gentilezza dimostrata nei miei confronti, sia per celebrare ancora una volta la tua leadership che sta restituendo al nostro Paese il suo futuro e la sua autenticità. A livello personale tu e Michelle avete fatto così tanto, sotto ogni punto di vista, per Vichi, per la nostra famiglia e per me. Avete fatto di questi mesi così difficili un periodo felice della mia vita. E ne avete fatto anche un tempo di speranza per me e per l’America.Ripensando a tutti questi anni, a tutte le battaglie, a tutti i ricordi di questa mia lunga carriera pubblica, io ho fiducia, in questi ultimi giorni della mia vita che, anche se io non sarò qui a vederlo, tu sarai il presidente che infine tradurrà in legge quella riforma sanitaria che è la grande opera incompiuta della nostra società. Per me è stata la battaglia di una vita. Mi ha riservato delle delusioni ma non ho mai pensato di essere stato definitivamente sconfitto. E in questo ultimo anno la prospettiva della vittoria mi ha dato coraggio e il lavoro necessario per sostenerla ha catalizzato le mie energie e la mia determinazione. Ci saranno delle battaglie, ce ne sono sempre state, e stanno già ricominciando. Ma in questi mesi di lavoro comune ho capito che tu non darai mai il segnale della ritirata, che non abbandonerai il campo fino alla vittoria. Ho visto la tua determinazione nel pensare che il momento sia arrivato, posso testimoniare la tua dedizione senza compromessi, la tua convinzione che la tutela della salute sia un caposaldo per la nostra futura prosperità. Ma hai anche ricordato a tutti noi che si tratta di qualcosa che va ben oltre gli aspetti pratici, che abbiamo davanti a noi una questione morale; che in ballo non ci sono solo dettagli politici ma i principi fondanti della giustizia sociale e dell’essenza ultima del nostro Paese. E così, grazie alla tua visione e alla tua risolutezza, io sono pronto a credere che presto, molto presto tutti avranno un’assistenza sanitaria decente in un America dove la salute di una famiglia non dipenderà mai più dall’ammontare del conto in banca. E anche se non vedrò quel giorno so che noi, sì noi, adempiremo questa promessa: l’assistenza sanitaria in America sarà un diritto e non un privilegio. In conclusione, permettimi di ripetere quanto sia orgoglioso di aver partecipato alla tua campagna, di aver avuto un ruolo nei primi mesi di una nuova era di ideali e di obiettivi raggiunti. Iniziai la mia vita pubblica con un giovane presidente che ispirò una generazione e il mondo intero. Mi dà speranza sapere che, nel momento in cui la lascio, un altro giovane presidente ispira un’altra generazione, facendo di nuovo dell’America un esempio per il mondo intero. Così, ho scritto questa lettera per dirti ancora grazie come amico e per essere al tuo fianco ancora una volta, l’ultima, per il cambiamento e per l’America che sapremo diventare. Alla convenzione di Denver dove hai ottenuto la nomination avevo detto che il sogno è ancora vivo. Ora, concludo con l’incrollabile convinzione che il sogno si avvererà in questa generazione e sarà consegnato più forte e più grande alle generazioni che verranno.Con profondo rispetto ed eterno affetto. Ted 

venerdì 11 settembre 2009

il moradistruttore del Serv. Sanit. Nazionale

Here Comes Everybody : un libro su internet e le nuove modalita' di comunicazione

Clay Shirky (born 1964) is an American writer, consultant and teacher on the social and economic effects of Internet technologies. He teaches New Media as an adjunct professor at New York University's (NYU) graduate Interactive Telecommunications Program (ITP).

traduci con google, clicca qui'

Here Comes Everybody: The Power of Organizing Without Organizations is 2008 book by Clay Shirky which evaluates the effect of the Internet on modern group dynamics. The author considers examples such as Wikipedia and MySpace in his analysis. The author says the book is about "what happens when people are given the tools to do things together, without needing traditional organizational structures".[1] The title of the work is taken from James Joyce's Finnegans Wake.[2]........... Critical response........... The Bookseller declared the book one of the two "most reviewed" books over the Easter weekend, noting that the Telegraph's reviewer Dibbell found it "as crisply argued and as enlightening a book about the internet as has been written" and the Guardian reviewer Stuart Jeffries called it "terrifically clever' and 'harrowing".[3]..... Selected quotes...... Page 49: You can think of group undertaking as a kind of ladder of activities, activities that are enabled or improved by social tools. The rungs on the ladder, in order of difficulty, are sharing, cooperation, and collective action. Page 102: Every webpage is a latent community. Each page collects the attention of people interested in its contents, and those people might well be interested in conversing with one another too. In almost all cases the community will remain latent, either because the potential ties are too weak, or because the people looking at the page are separated by too wide a gulf of time, and so on. Page 105: Communications tools don’t get socially interesting until they get technologically boring... It's when a technology becomes normal, then ubiquitous, and finally so pervasive as to be invisible, that the really profound changes happen. Page 123-125: Given that everyone now has the tools to contribute equally, you might expect a huge increase in equality of participation. You’d be wrong… There are two big surprises here. The first is that the imbalance is the same shape across a huge number of different kinds of behaviors... The second surprise is that the imbalance drives large social systems rather than damaging them. Page 215: Small World networks have two characteristics that, when balanced properly, let messages move through the network effectively. The first is that small groups are densely populated… The second… is that large groups are sparsely connected. Page 297: Arguments about whether new forms of sharing or collaboration are, on balance, good or bad reveal more about the speaker than the subject... Society before and after revolution are too different to be readily compared; it’s simple to say that society was transformed by the printing press or the telegraph, but harder to claim that it was made better....... See also..... Adhocracies, temporary organizations. Flash mob References Clay Shirky's site Clay Shirky’s Writings About the Internet Seattle Times review The Bookseller article Most reviewed: Here Comes Everybody and We-think published March 25, 2008 Further reading New York Times book review Ars Technica book review Review by The Guardian EducationPR review orso castano : alcune riflessioni sono utili e convincenti :"I gradini della scala, in ordine di difficoltà, sono la condivisione, la cooperazione e l'azione collettiva............Ogni pagina raccoglie l'attenzione di persone interessate ai suoi contenuti, e queste persone potrebbero anche essere interessati a conversare con un altro anche. In quasi tutti i casi la comunità rimarrà latente, o perché il potenziale dei legami sono troppo deboli, o perché la gente guardando la pagina sono separati da un abisso troppo ampio di tempo, e così via. ...........E 'quando una tecnologia diventa normale  ovunque, e, infine, così pervasivo da essere invisibili, allora i cambiamenti profondi devono davvero accadere........La seconda sorpresa è che lo squilibrio unisce i  grandi sistemi sociali, anziché danneggiarli. ...La prima è che i piccoli gruppi sono densamente popolati ...... La seconda è che i grandi gruppi sono scarsamente collegate. .....La società prima e dopo la rivoluzione sono troppo diversi per essere facilmente paragonato, è semplice dire che la società è stata trasformata dalla stampa o il telegrafo, ma e' più difficile da affermare che è stato fatto di meglio. 

Social media, appunti per una discussione , di clay shirky

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vedi anche : here come everybody

Please help improve the article or discuss these issues on the talk page. It needs additional references or sources for verification. Tagged since September 2009. It reads like a personal reflection or essay. Tagged since September 2009. Social media are media designed to be disseminated through social interaction, created using highly accessible and scalable publishing techniques. Social media supports the human need for social interaction, using Internet- and web-based technologies to transform broadcast media monologues (one to many) into social media dialogues (many to many). It supports the democratization of knowledge and information, transforming people from content consumers into content producers. Businesses also refer to social media as user-generated content (UGC) or consumer-generated media (CGM). Social media can be said to have three components; Concept (art, information, or meme). Media (physical, electronic, or verbal). Social interface (intimate direct, community engagement, social viral, electronic broadcast or syndication, or other physical media such as print). Common forms of social media; Concepts, slogans, and statements with a high memory retention quotient, that excite others to repeat. Grass-Roots direct action information dissemination such as public speaking, installations, performance, and demonstrations. Electronic media with 'sharing', syndication, or search algorithm technologies (includes internet and mobile devices). Print media, designed to be re-distributed........... Distinction from industrial media.............. Social media are distinct from industrial media, such as newspapers, television, and film. While social media are relatively inexpensive and accessible tools that enable anyone (even private individuals) to publish or access information, industrial media generally require significant resources to publish information. Examples of industrial media issues include a printing press or a government-granted spectrum license. "Industrial media" are commonly referred to as "traditional", "broadcast" or "mass" media. One characteristic shared by both social media and industrial media is the capability to reach small or large audiences; for example, either a blog post or a television show may reach zero people or millions of people. The properties that help describe the differences between social media and industrial media depend on the study. Some of these properties are: Reach - both industrial and social media technologies provide scale and enable anyone to reach a global audience. Accessibility - the means of production for industrial media are typically owned privately or by government; social media tools are generally available to anyone at little or no cost. Usability - industrial media production typically requires specialized skills and training. Most social media do not, or in some cases reinvent skills, so anyone can operate the means of production. Recency - the time lag between communications produced by industrial media can be long (days, weeks, or even months) compared to social media (which can be capable of virtually instantaneous responses; only the participants determine any delay in response). As industrial media are currently adopting social media tools, this feature may well not be distinctive anymore in some time. Permanence - industrial media, once created, cannot be altered (once a magazine article is printed and distributed changes cannot be made to that same article) whereas social media can be altered almost instantaneously by comments or editing. Community media constitute an interesting hybrid of industrial and social media. Though community-owned, some community radios, TV and newspapers are run by professionals and some by amateurs. They use both social and industrial media frameworks. In his 2006 book The Wealth of Networks: How Social Production Transforms Markets and Freedom, Yochai Benkler analyzed many of these distinctions and their implications in terms of both economics and political liberty. However, Benkler, like many academics, uses the neologism network economy or "network information economy" to describe the underlying economic, social, and technological characteristics of what has come to be known as "social media". Andrew Keen criticizes social media in his book The Cult of the Amateur, writing, "Out of this anarchy, it suddenly became clear that what was governing the infinite monkeys now inputting away on the Internet was the law of digital Darwinism, the survival of the loudest and most opinionated. Under these rules, the only way to intellectually prevail is by infinite filibustering."[1]........ Information outputs and human interaction........... Primarily, social media depend on interactions between people as the discussion and integration of words to build shared-meaning, using technology as a conduit. Social media has been touted as presenting a fresh direction for marketing by allowing companies to talk with consumers, as opposed to talking at them.[2] Social media utilities create opportunities for the use of both inductive and deductive logic by their users. Claims or warrants are quickly transitioned into generalizations due to the manner in which shared statements are posted and viewed by all. The speed of communication, breadth, and depth, and ability to see how the words build a case solicits the use of rhetoric. Induction is frequently used as a means to validate or authenticate different users' statements and words. Rhetoric is an important part of today’s language in social media. Social media are not finite: there is not a set number of pages or hours. The audience can participate in social media by adding comments, instant messaging or even editing the stories themselves............ Examples.......... Social media can take many different forms, including Internet forums, weblogs, social blogs, wikis, podcasts, pictures, video, rating and bookmarking. Technologies include: blogs, picture-sharing, vlogs, wall-postings, email, instant messaging, music-sharing, crowdsourcing, and voice over IP, to name a few. Many of these social media services can be integrated via social network aggregation platforms like Mybloglog and Plaxo. Examples of social media software applications include: Communication Blogs: Blogger, LiveJournal, Open Diary, TypePad, WordPress, Vox, ExpressionEngine, Xanga Micro-blogging / Presence applications: Twitter, Plurk, Jaiku, fmylife Social networking: Bebo, Facebook, LinkedIn, MySpace, Orkut, Skyrock, Hi5, Ning, Elgg Social network aggregation: NutshellMail, FriendFeed Events: Upcoming, Eventful, Meetup.com Collaboration Wikis: Wikipedia, PBwiki, wetpaint Social bookmarking (or social tagging)[3]: Delicious, StumbleUpon, Google Reader, CiteULike Social news: Digg, Mixx, Reddit, NowPublic Opinion sites: epinions, Yelp, Znopit Multimedia Photo sharing: Flickr, Zooomr, Photobucket, SmugMug Video sharing: YouTube, Vimeo, sevenload Livecasting: Ustream.tv, Justin.tv, Stickam Audio and Music Sharing: imeem, The Hype Machine, Last.fm, ccMixter Reviews and Opinions Product Reviews: epinions.com, MouthShut.com Q&A: Yahoo! Answers, WikiAnswers Entertainment Media & Entertainment Platforms: Cisco Eos Virtual worlds: Second Life, The Sims Online,Forterra Game sharing: Miniclip, Kongregate Other Information aggregators: Netvibes, Twine (website) In recent years, numerous companies and brands have used the platforms and channels above as well as many others not included here to market their products. [4].......... See also:......

Web 2.0 Brand infiltration New media User-generated content Citizen media Social television Social media marketing Social Sculpture

Further reading Benkler, Yochai (2006). The Wealth of Networks. New Haven: Yale University Press Johnson, Steven (2005). Everything Bad is Good for You: How Today’s Popular Culture Is Actually Making Us Smarter. New York: Riverhead Books Scoble, Robert, Israel, Shel (2006). Naked Conversations: How Blogs are changing the way businesses talk with customers. New York: Wiley & Sons Surowiecki, James (2005). The Wisdom of Crowds. New York: Anchor Books. Williams, Anthony D. (2006). Wikinomics, How Mass Collaboration Changes Everything. New York: Portfolio. http://www.wikinomics.com/. Li, Charlene, Bernoff, Josh (2008). Groundswell, Winning in a world transformed by social technologies. Boston: Harvard Business Shirky, Clay (2008). Here Comes Everybody: The Power of Organizing Without Organizations. New York: Penguin. http://www.herecomeseverybody.org/. Gentle, Anne (2009). Conversation and Community: The Social Web for Documentation. Fort Collins: XML Press.

giovedì 10 settembre 2009

Rottamazione? Un danno per salute pubblica

da Doctornews del 10/9/09 :  "Come paventato nei mesi scorsi, la pervicace volontà di rottamare e umiliare i professionisti si sta realizzando in molte aziende sanitarie. Il personale sanitario, medici compresi, viene sempre più spesso considerato come un puro costo, salvo poi lamentare le carenze dell'organizzazione sanitaria. Risparmiare sulla salute sembra l'unico obiettivo"

Ad affermarlo, in una nota congiunta, sono i sindacati della dirigenza medica e veterinaria del Ssn, critici nei confronti della norma contenuta nel decreto legge anticrisi, approvato in via definitiva al Senato, che consente alle aziende di mandare in pensione i medici con 40 anni di contributi, fatta eccezione per gli universitari e i direttori di struttura complessa. Per i sindacati, proprio l'inapplicabilità della norma per universitari e primari "rende ulteriormente iniquo ed incomprensibile il provvedimento in considerazione che tali ruoli non sono certamente carenti, ma le carenze si concentrano proprio nelle funzioni colpite dal provvedimento. Inoltre - aggiungono - questa operazione non prevede alcun incentivo per i giovani che non solo non hanno certezza di rimpiazzare gli esodi, ma che spesso grazie a questa manovra vedranno soppressi posti nella dotazione organica indispensabili per future opportunità di occupazione stabile". Quello che i sindacati della dirigenza medica respingono con forza è "la logica del risparmio sulla salute pubblica. Evidentemente - spiegano - nessuno pensa al futuro, ancorché imminente, alla ricerca di facili risparmi da sottrarre costantemente al servizio pubblico. Risparmiare sulla salute sembra l'unico obiettivo. Ma a vantaggio di chi e di che cosa? Di quali beni e di quali valori? La miopia sta diventando cecità conclamata, molti devono ancora capirlo, ma non resta molto tempo", concludono. La nota è firmata da Anaao Assomed; Cimo Asmd; Aaroi; Fp Cgil medici; Fvm; Federazione Cisl medici; Fassid; Fesmed; Federazione medici Uil Fpl; Aupi; Fedir sanità;Sds Snabi; Sinafo.

orso castano : Brunetta ed il Cavaliere escortato  non risarciranno certo ne' i giovani medici che rischiano di restare disoccupati, ne' i cittadini che subiranno i disguidi dello sfascio della sanita' che con noncuranza , mentre nei loro palazzi romani festeggiano in abbondanza, stanno , con determinatezza portando avanti. Forse qualche euro dovranno tirarlo fuori quando e se la valanga di ricorsi al Tar ed alla Corte Costituzionale , partiranno. Ma , a loro , importa qualcosa? Sono soldi degli Italiani!!!

mentre Obama si batte per una sanita' pubblica , Brunetta vuole distruggerla!! ,clicca.

Obama al Congresso "Sanità per tutti gli americani" dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI , da Repubblica on line del 10/9/09 NEW YORK - "Non sono il primo presidente a provarci - dice - ma voglio essere l'ultimo". Barack Obama lancia il suo ultimatum al Congresso: la "sua" riforma sanitaria va fatta, e va chiusa entro quest'anno. Il presidente ritrova i toni ispirati della campagna elettorale, denuncia lo scandalo di un sistema di assistenza medica che "esclude perfino molti appartenenti al ceto medio". Fustiga il suo Paese con rara violenza: "L'America è l'unica democrazia avanzata, è l'unica nazione ricca, che si trova in condizioni così penose. Dove le assicurazioni ti possono revocare ogni assistenza col pretesto di una malattia pre-esistente; o perché hai perso il lavoro". Racconta storie tragiche, come quella di una donna abbandonata dall'assicurazione nel bel mezzo della chemioterapia per il tumore al seno.  "Dobbiamo offrire un'assistenza sanitaria alla portata dei 46 milioni di americani che non ce l'hanno. Nessuno dovrebbe finire in bancarotta solo perché si è ammalato. Siamo a un punto di rottura, il tempo dei giochi politici è finito". Obama annuncia la sua controffensiva sulla riforma sanitaria, un test decisivo. Lo fa in un attesissimo discorso davanti alle Camere riunite e alla nazione, in diretta alle otto di sera locali su tutti i network tv. E' la sfida su cui si gioca la sua presidenza.

Troppi suicidi, oggi giornata della prevenzione

In media almeno 3mila persone si tolgono la vita ogni giorno nel mondo. E, per ogni suicida, si stima che 20 persone tentino senza successo di uccidersi. Questi i numeri impressionanti diffusi dall'Organizzazione mondiale della sanità, che per domani promuove nel mondo la Giornata per la prevenzione del suicidio, con una serie di iniziative in tutto il pianeta per studiare e prevenire il fenomeno. Un'iniziativa lanciata insieme all'International Association for Suicide Prevention, che punta a mettere in campo "strategie di prevenzione, trattamenti opportuni e attento follow-up per le persone che tentano il suicidio, insieme a un atteggiamento responsabile dei media" nel riferire i casi di cronaca, spiega l'Oms. A livello planetario occorre alzare la guarda, dicono gli esperti, dal momento che il suicidio "è la prima causa prevenibile di morte prematura. I governi devono sviluppare politiche che consentano strategie di prevenzione a livello nazionale. Mentre a livello locale - conclude l'Oms - i risultati degli studi devono essere tradotti in programmi di prevenzione e attività ad hoc nelle comunità".

orso castano : il suicidio , a livello internazionale viene considerato come la cartina di tornasole del buono o cattivo livelli di funzionamento dei Servizi Psichiatrici. In un momento di crisi economica ed occupazionale forte e distruttiva della sicurezza delle persone, la proposta di rottamazione dei medici che punta al risparmio senza pensare alle conseguenze ed allo scardinamento del Serv. Sanit. Naz. , probabilmente per lasciare occupare il posto ai privati sulle macerie di un servizio distrutto, va a colpire i piu' deboli. Brunetta ed il Cavaliere sono i primi diretti responsabili di quello che sta accadendo e che accadra'. Le ASL ed i loro manager al seguito di questa filosofia mostrano solo a che punto di indifferenza e di legame , per la loro nomina diretta dai politici regiuonali, alla "casta" si e' giunti in Italia !! Alla fine e' la solita casta polirtica che governa e quello che stupira' sara' verificare che tutto questo accade anche nelle Regioni governate dalla sinistra . Speriamo di essere smentiti dai fatti!!

il pensiero ed il presente , sempre piu' veloce

DI ALESSANDRO LANNI , da Nova' del 10/9/09La nuova frontiera del pensiero è riflettere su un presente che si trasforma velocemente La filosofia è come la nottola di Minerva, diceva Hegel: per pensare il suo tempo si alza al tramonto. Ma in un'epoca di passaggio come la nostra che si trasforma attraverso gli scossoni delle tecnologie della comunicazione, quando il sole del cambiamento è sempre alto, può il filosofo farsi carico di pensare questo continuo presente tecnologico? Carlo Sini, uno dei più importanti pensatori italiani, ci ha provato col suo ultimo libro, «L'uomo, la macchina, l'automa» (Bollati Boringhieri) nel quale scandaglia l'antico sogno della macchina pensante per vedere come le radici del futuro prossimo affondino nel passato remoto. Computer, web, cellulari: Sini ragiona senza patteggiare per gli apocalittici o per gli integrati («che senso ha schierarsi? Come dirsi a favore o contro l'alfabeto o il linguaggio», dice). Piuttosto, ad alcune domande mirate, risponde "controvento", rifiutando lo stereotipo del filosofo avverso alla tecnologia e scavando sotto la crosta di quel che sembra a prima vista indubitabile. Primo pensiero controvento: la memoria è trasformazione, non conservazione. La facoltà di trattenere nella mente sarebbe in pericolo a causa dei supporti digitali che la surrogano e dello stile di lettura che monitor e derivati impongono. Google ci starebbe rendendo stupidi e anche distratti. «I computer, le macchine in generale -spiega Sini - non dimenticano e per questo motivo non ricordano. Non hanno memoria in senso stretto. Non bisogna confondere la memoria come trasformazione "esosomatica", una banca dati o un archivio con l'atto del ricordare che ha come suo corrispondente, come suo cuore, la capacità di dimenticare». La memoria sceglie, seleziona, informazioni in funzioni di interessi, non è un contenitore da riempire. I computer non hanno memoria perché non trasformano i ricordi, non li rielaborano. Niente isterismi, ci vuole serenità difronte alla trasformazione tecnologica in corso. Secondo pensiero controvento: l'uomo è figlio della tecnica. I filosofi fin dai tempi di Platone sono ostili alla tecnica. Un certo snobismo intellettuale che dura fino a oggi. Addirittura c'è chi (Martin Heidegger) l'ha considerata un rischio supremo per l'uomo. Sini risponde così alla tradizione: «La tecnica è l'uomo, l'uomo è un essere tecnico per definizione, per essenza, e il timore che l'umanità vada a ridursi nella macchina è fuori luogo. Perché la macchina è quanto c'è di più umano nell'uomo». Uomo e tecnologia, prosegue Sini, sono parte l'uno dell'altra, fin dallaprima strumentazione che il neonato sì trova a disposizione - la mano e la voce - che in una collaborazione di decine di migliaia di anni hanno dato luogo alla scrittura alfabetica. Terzo pensiero controvento: internet ed i pc non sono la morte della cultura. Carlo Sini si è occupato dell'alfabeto da filosofo fin da quando vocali e consonanti erano studiati solo da linguisti o antropologi. È nella scrittura che ha luogo e sede la razionalità occidentale, spiega Sini. Ma che succede quando le modalità alfabetiche della nostra cultura subiscono uno shock come quello che hanno inferto digitalizzazione dell'informazione e avvento della rete? Siamo entrati nell'epoca del «lutto per la scrittura», come annunciava preoccupato «Time» qualche settimana fa? No. «Sebbene tutto il sapere occidentale sarebbe impensabile senza la scrittura alfabetica, internet è un luogo non dì morte ma di grande rilancio della potenzialità di diffusione per la libertà della cultura». «E - prosegue il filosofo - se le nuove modalità di scrittura si trasferiscono su supporti nuovi ciò non potrà non avere una conseguenza grandiosa sulle nostre anime».orso castano : condivisibili, convincenti i "pensieri controvento di Sini. La macchina , che condensa in se' il sapere produttivo dell'uomo , lo costringe a cambiare la sua cultura . Una situazione dialettica inevitabile ma superabile, anzi doverosamente superabile. A sua volta questa dialetticita' sara' portatrice di nuova cultura.

mercoledì 9 settembre 2009

Commento al post sulla mediazione familiare.

scritto da caterina (noreply-comment@blogger.com)  a:  luigimorticelli@virgilio.it

caterina ha lasciato un nuovo commento sul  post "L'intervento di mediazione familiare":  Salve, il suo articolo sulla mediazione familiare era molto interessante. Io frequento il penultimo anno di giurisprudenza e una volta laureata vorrei affiiancare alla professione di avvocato quella di mediatrice familiare ma non è ben chiaro quale sia il percorso formativo per accedere a tale professione.è possibile che per ottenere una formazione professionale in mediazione familiare sia necessario ricorrere a Master spesso molto costosi e che non danno nanche la possibilità di usufruire di borse di studio?

da caterina in menteallegra alle 9 settembre 2009 12.42 

orso castano : un elenco dei corsi e dei masters in materia puoi trovarlo sul sito http://www.humantrainer.com/www.psicologia-psicoterapia.it/mediazione-familiare.html .

Faccio lo psichiatra da qualche decennio (il tempo purtroppo vola!) e per sette anni circa sono stato giudice onorario preso il Tribunale per i Minorenni di Torino. Inutile dire  che sono psicoterapeuta familiare. Hai ragione : durante il corso di laurea in giurisprudenza o, dopo, da parte degli ordini professionali, sarebbe corretto che  vi fosse una formazione su alcuni  aspetti sia della psicoterapia familiare vera e propria che della mediazione familiare, cosi' da permettere, a chi svolge la professione forense di capire molte e difficili situazioni (non solo quelle relative a separazioni , divorzi, affidamenti, adozioni, affidi condivisi , ma anche le dinamiche che portano a reati contigui alla tossicodipendenza ed altro). Nelle more mi sembra ci sia il bisogno di informazione e la necessita' di uno spazio di confronto . Sulla colonna destra del mio blog c'e' il link al sito  americano Help for parents , http://www.helpforfamilies.com/help/parents/parent_base.htm, si puo' usare il traduttore di Google

In USA c'e' una estesa cuiltura dell'autoaiuto, Help for families e' una delle tante espressioni  di questa cultura. Pur con i suoi limiti (nei casi complessi va valutato attentamente cosa fare) l'esperienza diretta delle famiglie e' molto importante per i consigli pratici che possono venir fuori. Del resto la conflittualita' e le problematiche familiari  sono molto frequenti, non vanno demonizzate, e' molto scorretto psicoterapeutizzare tutto e tutti , e bisogna imparare da chi e' passato o sta attraversando il problema. Quindi consiglio di  visitare il  sito  e di aprire una discussione. Non sono riuscito a trovare siti anloghi (di auto aiuto familiare) in Italia. Se qualcuno li conosce saro' grato dell'informazione che verra' pubblicizzata tramite il blog.

Grazie per l'intervento

il dibattito arguto e divertente tra la sociobiologia ed i suoi critici

da Domenica , il sole24ore, del 6/9/09 , di Gilberto Corbellini .................................................Gould era un uomo di scena. Una delle sue più spettacolari interpretazioni produsse un testo, firmato insieme a Richard Lewontin, che è tra i più citati della letteratura evoluzionistica dell'ultimo mezzo secolo, e che ha anche rappresentato l'acme di uno psicodramma tutto interno alla scienza evoluzionistica. Si tratta di I pennacchi (spandrels) di SanMarco e ilparadigma di Pangloss: una critica del programma adattamentista. Proprio quest'anno, mentre si celebra Charles Darwin, ricorrono i trent'anni dalla pubblicazione di quell'articolo sui«Proceedings» della Royal Society. Ecco come quel testo venne alla luce. Oggi però quell a critica è ripetuta stancamente anche contro la psicologia darwiniana, che invece ha fatto notevoli passi avanti. Nel 1978 a Boston si consumava una guerra accademica, dichiarata dai marxisti Gould e Lewontin contro la sociobiologia, e in modo particolare contro la persona fisica di Edward O. Wilson, accusato di rinverdire i nefasti argomenti del socialdarwinismo. Nel dicembre di quell'anno il biologo evoluzionista inglese John Maynard Smith, che aveva sviluppato l'applicazione della teoria dei giochi al problema dell'ottimizzazione degli adattamenti evolutivi, organizzava un convegno per discutere dell'Evoluzione dell'adattamento per selezione naturale. Al convegno invitò Lewontin, che da anni portava avanti una critica politico-economica del darwinismo e attaccava l'eccessiva enfasi sulla selezione naturale come origine degli adattamenti biologici. Al convegno, però, sipresentò Gould. Questi disse che l'amico non amava viaggiare in aereo, e che lui voleva comunque fare un viaggio in Inghilterra. Così era venuto a presentare le idee scientifiche di Lewontin, anche se le avrebbe esposte a modo suo. La conferenza di Gould, a detta dei partecipanti fu spettacolare. La prima diapositiva mostrava la cattedrale di San Marco, con i famosi pennacchi della cupola, dove sono raffigurati i quattro evangelisti. Gould spiegò che, contrariamente a quanto sembrerebbe, i pennacchi sono strutture architettoniche non funzionali. Non sono ornamenti né sono fatti per ospitare gli affreschi, ma sottoprodotti imposti dai vincoli di costruzione della cupola. Citando quindi anche i rosoni ornamentali che si trovano nel soffitto della cappella Tudor del King's College di Cambridge, come esempio di strutture non necessarie all'architettura, o sottoprodotti, che invece vengono presentati come se fossero delle soluzioni funzionali, Gould disse che chi cerca qualche spiegazione funzionale in queste strutture ragiona come il dottor Pangloss di Voltaire. Per il quale «le cose nonpossono essere altro che come sono... Ogni cosà è stata fatta per il miglior scopo». E questo è proprio il modo di ragionare dei biologi evoluzionisti,  che vedono adattamenti ovunque, trascurando per esempio i vincoli embriologici che operano nella costruzione delle strutture organiche. Era un attacco micidiale al panselezionismo neodarwiniano, cioè alla pretesa da parte dei biologi evoluzionisti che qualunque tratto fenotipico fosse il risultato della selezione naturale, e quindi un adattamento funzionale a qualche condizione presente o passata. Gould fu attaccato dal moderatore, che lo accusò, insieme a Lewontin, di tradire l'etica della scienza, negando ciò che essi sanno essere valido, cioè il ragionamento adattamentista. E solo per il fatto che vedono adattamenti ovunque, trascurando per esempio i vincoli embriologici che operano nella costruzione delle strutture organiche.E solo per il fatto che detestano le presunte implicazioni politiche di una conseguenza di questo ragionamento, cioè la sociobiologia. Ma Gould si era preparato uno dei suoi colpi di scena, come quando durante le conferenza in Italia citava a memoria dalla Divina Commedia. Indicò ai convenuti il famoso motto della Royal Society «Nullius in verba», e ricordò loro che, diversamente da quello che la maggior parte credeva, non significava «Nulla sulla parola» e che solo i fatti dimostrabili contano. L'espressione veniva da un'epistola di Grazio, dove nullius è genitivo e non nominativo, e che recita: «Nullius addictus iurare in verba magistri/ quo me cumque rapit tempestas, deferor hospes» (Non mi sono venduto a nessun credo e così dove il corso mi trascina arrivo come un ospite). Un colpo mortale inferto ai suoi critici. Così iniziava l'avventura dei "pennacchi di San Marco". Esistono diversi studi quantitativi e qualitativi sull'impatto di quell'articolo, e benché sia il lavoro di Gould e Lewontin più citato, l'impatto scientifico fu piuttosto scarso. Lo stesso Gould diceva che veniva citato «in automatico», e non certo per aderire alle sue critiche dell'adattamentismo, ma per dire «io non sono panglossiano». In realtà il maggior successo l'articolo lo ebbe tra i filosofi e i letterati, questi ultimi in particolare lo studiarono a fondo, anche con la partecipazione un po' compiaciuta di Gould, presunto esempio di come la retorica e l'immaginazione umanistica possano decretare il successo di un testo scientifico. Nel libro licenziato in punto di morte, La struttura della teorìa dell 'evoluzione, Gould rivisita e amplia la portata analogico-esplicativa dei pennacchi di San Marco, andando largamente al di là del significato che l'esempio assumeva nel 1979. Nel frattempo, però, Gould aveva constatato che il termine utilizzato per i pennacchi di San Marco era inappropriato, nel senso che come ebbe modo di precisare Daniel Dennett non di «spandrels» (termine che indica le lunette) si trattava, ma di «pendentives», cioè appunto pennacchi. Inoltre, il concetto di spanarsi risultava troppo ristretto per la prospettiva pluralista da cui Gould cercava di guardare il problema delle relazioni dinamiche tra strutture e funzioni in biologia. Così aveva coniato nel 1982, insieme alla Vrba, il termine «exaptation», che significa «utile come conseguenza della sua forma». Concetto anch'esso non privo di alcune ambiguità semantiche, come è stato messo in evidenza da diversi biologi. Ma questa sarebbe un'altra storia.

Il peccato d'origine di quell'articolo, cioè l'idea che fosse stato scritto per caricaturizzare e quindi ridicolizzare le pretese della sociobiologia di ricondurre a spiegazioni biologiche e funzionali i comportamenti sociali umani, non si è mai cancellato. E quando l'approccio della sociobiologia è stato superato sul piano teorico e metodologico dalla psicologia evoluzionistica, il pregiudizio culturalistico e politico è rimasto. E continua a mascherarsi dietro a caricatu-rizzazioni dei contenuti e dei metodi della psicologia evoluzionistica, di volta in volta accusata ingiustamente di determinismo genetico, di raccontare "storie proprio così", di produrre argomenti panglossiani o di giustificare attraverso le spiegazioni adattative e peggiori azioni umane. Per verificare che per qualcuno, fortunatamente ormai una minoranza nel mondo scientifico ma evidentemente  molto ascoltata dagli umanisti, non molto è cambiato, si può leggere un articolo di Newsweek» di qualche settimana fa che titolava: «Non incolpiamo l'uomo delle caverne». E poi: «Perché violentiamo, uccidiamo e non andiamo a letto solo col nostro partner. La colpa, caro Darwin, non sta nei nostri antenati ma in noi stessi».

orso castano : la possibilita'  di modificare la mappa genetica oggi e' una realta'. Ma difficilmente potranno essere messi in ombra i sistemi di valori, le ideologie, le emozioni umane, le loro sfumature e la loro complessita'. In fondo anche il transumanesimo e' un signo, un'utopia come quella di Campanella o di More . Quando le ideologie prendono pero' la mano e non riusciamo piu' a riconoscerne i limiti , anche storici, diventano cattivi prodotti , come si suol dire, "buone intenzioni che lastricano le strade dell'inferno"

martedì 8 settembre 2009

La separazione come processo psicologico

stralcio da "L'affido condiviso..." di A. Spadaccini,L Bandelloni, I, Caponnetto, L. Castigliolo , in Minori Giustizia n° 2/09..........................Per comprendere la separazione bisogna partire dall'idea di matrimonio e dai bisogni che attraverso di esso ciascuno cerca di soddisfare. Il matrimonio infatti costituisce un tentativo di dare risposta alle proprie tematiche interne attraverso il rapporto con l'altro e per questo presenta un peculiare intreccio tra variabili intrapsichiche e relazionali.La vita a due colloca i partner nella fitta filigrana delle immagini interne di padre e di madre che ciascuno ha costruito e di cui è portatore inconsapevole, cosicché la vita a due può assumere così una valenza riparativa o diventare occasione di dolore e disillusione a seconda o meno che le dinamiche relazionali diventino complementari, almeno in una certa misura, con le figure significative interne che i partner hanno costruito e con i bisogni che rispetto ad esse i coniugi esprimono. Possiamo perciò leggere la perdita delle parti idealizzate del partner non come l'effetto fisiologico del tempo che ne usura inevitabilmente la sopravalutazione romantica, ma come la caduta dell'aspettativa che l'altro sia in grado di assolvere al suo ruolo secondo un modello che corrisponde al mondo interno del compagno/a. Questa caduta dell'idealizzazione può provocare incomprensioni, conflitto e rancori che però vengono normalmente stralciati dal mondo interno ed attribuiti esclusivamente ad una modalità inadeguata del coniuge di rispondere ai compiti di sviluppo o alle normali esigenze della vita quotidiana ed emotiva della coppia. Il fatto che i partner diventino, l'uno per l'altro, gli ospiti stabili del reciproco scenario affettivo consente di vedere la coppia interagente come l'unità da considerare non solo nelle varie fasi della vita coniugale, ma anche nel momento della separazione e perciò di superare il noto schema vittima-colpevole. In sostanza, nelle coppie che falliscono, risulta particolarmente intensa l'aspettativa che, per dirla con le parole di Dicks, costituisce l'obiettivo ultimo o se vogliamo primario del corteggiamento e del matrimonio, vale a dire il desiderio "di un compagno che prometta di estinguere la propria sete di accettazione, di garanzia di affetto e cura, di affermazione e crescita reciproca". Da un certo punto di vista, quindi, le dinamiche più profonde della vita emotiva individuale costituiscono uno dei carburanti dell'aspirazione di ciascuno alla vita di coppia e al desiderio di figli e in queste stesse dinamiche possiamo anche individuare le ragioni della stabilità di tanti rapporti disfunzionali, all'interno dei quali i partner possono trovare delle opportunità per "prendersi la rivincita" rispetto ai primi legami emotivi rimasti irrisolti. Anche la conflittualità di coppia risulta, in parte, espressione delle vicissitudini dell'affido al partner di aspetti vitali della propria vita emotiva. Al momento della separazione queste parti devono essere protette e riprese dentro di sé per mantenere intatte le quote di autostima relative al Sé che nella fase più dolorosa della separazione può sentirsi minacciato nella sua integrità e nel suo valore. Rispetto ai figli, la coppia si trova ad affrontare il compito di trasmettere la portata simbolica del legame che aveva costruito, per mantenere una connessione tra le famiglie (le famiglie di provenienza  del padre e della madre  e le generazioni (i nonni ed in senso più ampio le ascendenze che restano le stesse anche se i coniugi costitiranno una nuova famiglia). La rottura della coniugalita' richiede anche di ridefmire i confini tra sé, gli eventuali legami propri e de partner e la propria storia familiare, i nuovi figli e/o quelli del partner, ritarando all'interno di quesii confini il nuovo profilo delle relazioni.  i figli nella separazione II tema delle conseguenze della separazione sui figli costituisce da sempre un interesse clinico ed è considerato uno degli eventi critici nell'ambito delle possibili esperienze in età evolutiva lar to per i suoi effetti immediati che per le sue influenze a lungo termine. Dobbiamo precisare, preliminarmente, che l'orientamento degli studi sugli effetti della separazione sui figli ha superato da tempo la concezione deterministica della separazione come elemento di rischio tout court, per valutare invece l'interazione tra variabili diverse, quali il genere, l'età, il temperamento e il grado di conflittualità tra i genitori e per individuare quali siano i processi che spiegano l'associazione tra questi fattori  e i diversi esiti evolutivi nei figli delle coppie separate. Una prima linea di ricerca coltivata negli anni settanta e ottanta aveva considerato gli effetti negativi della separazione soprattutto in relazione al cambiamento della struttura familiare, inteso come la perdita delle funzioni normalmente esercitate dalla figura genitoriale non affidataria e del clima familiare come collante delle funzioni affettive e di sostegno normalmente esercitate dalla famiglia. Altri studi hanno proposto la prospettiva divorzio-stress-adattamento, introducendo una linea di riflessione che considera la separazione una delle possibili esperienze negative a cui possono andare incontro i minori, che può trasformarsi in un fattore di rischio evolutivo solo quando è associato ad aspetti quali: il grave conflitto coniugale tra i genitori durante e dopo la separazione, la capacità individuale di far fronte all'evento da parte del genitore presso il quale il bambino vive, la qualità della relazione tra genitori e bambino prima dell'evento separativo, la qualità dell'inserimento scolastico, il temperamento del bambino, il cambiamento delle condizioni economiche della famiglia. Questa prospettiva ha introdotto la considerazione che la qualità della relazione tra bambino e genitori è una variabile cruciale in grado di moderare l'impatto della separazione e del conflitto. La presenza di conflitto durante e dopo la separazione risulta come uno dei fattori maggiormente in grado di incidere sull'adattamento dei figli, e sembra costituire un persistente fattore di rischio anche per i soggetti che vivono in famiglie unite, ponendosi come elemento discriminante del loro grado di benessere-malessere. Nel considerare il peso dei fattori di rischio, dobbiamo anche distinguere la diversa condizione rispetto all'esposizione al conflitto, che può essere dìretta quando il disaccordo dei genitori riguarda direttamente la gestione della vita del figlio e in un certo senso "la sua posizione" tra i due, al punto da dargli la sensazione di essere al centro di una contesa "senza sbocchi", o indiretta, quando cioè, pur non essendo direttamente esposto alla conflittualità genitoriale, il figlio ne vive gli effetti a livello del climi familiare, della qualità del parenting, dello stato emotivo del genitore convivente. Per quanto riguarda gli effetti, la conflittualità coniugi de sembra avere conseguenze sia dirette che indirette sull'adattamento dei figlì provocando in loro stress e vari gradi d'attivazione psicologica, tuttavia va detto che un certo grado di conflittualità coniugale è considerato fisiologico fino a due anni dopò la separazione e che la persistenza di un  conflitto acceso oltre tale limite sembra indicativo di una conflittualità coniugale che esisteva anche durante la vita di coppia e che risulta quindi meno collegata agli aspetti contestuali della separazione, ma esprime semmai un effetto sommativo  tra le due condizioni. Nella valutazione  degli effetti della separazione non va quindi posta in primo piano la questione della presenza o meno di conflitto tra gli ex coniugi, quanto la sua pervasivivita' e l'incapacità degli adulti di chiedersi in che misura la nuova situazione e il loro disaccordo incidano sullo stato dei figli. Un aspetto moderatore dello stress legato alla conflittualità genitoriale a costituito dal modo con cui i genitori lo esprimono e lo gestiscono; intendiamo riferirci alla capacità degli ex coniugi di usare modalità riparative fino a rendere possibile una ripresa del contatto tra loro (maching/mismaching), con la finalità specifica di trasmettere ai figli un senso d'unità parentale che può rinforzare la loro fiducia nella solidità dei legami. Questa capacità degli adulti sembra rivestire una cruciale funzione di protezione verso i figli. Va detto che la rottura della vita coniugale, anche nei casi in cui la situazione relazionale risultava fortemente deteriorata, rompe uno schema adattivo ed un assetto sul piano degli investimenti affettivi, familiari, sociali ed economici e che la fatica del riposizionamento degli ex coniugi in una situazione nuova, sia essa di solitudine o all'interno di nuovi legami, richiede un lavoro emotivo tanto intenso che ha indotto molti autori a considerare la separazione come un processo piuttosto che un evento circoscritto.   Come già sopra delineato, il conflitto, all'interno delle relazioni umane può essere considerato una componente normale nella misura in cui è inevitabile confrontarsi con una pluralità di punti di vista che si contrappongono, pur basandosi tutti su elementi validi e logici. Il conflitto nasce, dunque, dalle differenze e dalla difficoltà che ogni individuo incontra, in misura diversa a seconda delle proprie caratteristiche e delle proprie esperienze, nel "riconoscere, accettare e tollerare tutto ciò che non ha caratteristiche assimilabili o so-vrapponibili a quanto gli appartiene o gli è noto"33. Partire dal presupposto................che la dimensione del conflitto non potrà mai essere eliminata dalla vita delle persone e dalle loro relazioni, non significa credere che non sia possibile imparare strategie per ridurne l'entità e trasformarlo in potenziale elemento evolutivo. Interrompere una relazione di coppia, significativa e duratura, porta ad inevitabili conseguenze di tipo personale, relazionale e familiare, spesso associate a profondi stati di sofferenza sia per i componenti della coppia sia per chi assiste da vicino alla vicenda familiare; risulta quindi evidente l'utilità di un supporto specializzato, volto a facilitare la comunicazione relativa agli aspetti salienti della separazione e ad affrontare, qualora ci sia, il conflitto di coppia. Inoltre, la presenza di figli nella famiglia che si separa è l'elemento che quasi sempre espone a maggiori difficoltà e sofferenza (sia i genitori che i figli) e, quindi, la principale finalità che generalmente si individua analizzando i percorsi di supporto familiare riguarda il raggiungimento di una consapevole co-genitorialità nonostante la scissione. Il termine mediazione richiama la possibilità di trovare uno spazio di accordo tra due o più parti che hanno posizioni divergenti; Kruk34 la descrive come un "processo collaborativo di risoluzione di conflitto", in cui le due parti contendenti sono supportate nel percorso e nella presa di decisioni da operatori imparziali, che aiutano a costruire nuove soluzioni accettabili per entrambi. La mediazione familiare rappresenta quindi uno spazio neutrale e protetto in cui il conflitto può essere, oltre che agito, anche affrontato e risolto, con l'obiettivo di creare una nuova condizione di stabilità e benessere per chi è coinvolto nella separazione in atto35. Generalmente, quando le coppie arrivano a richiedere un intervento di mediazione familiare, il conflitto ha assunto caratteristiche che lo rendono difficilmente gestibile all'interno del sistema familiare, causando conseguenze gravi e creando scenari in cui è ormai impensabile trovare soluzioni adeguate, senza l'aiuto di un esperto. Quando ci si separa ognuno si autoconferma nella propria testa una storia che giustifica e rinforza la propria posizione, una storia deve l'altro è irrimediabilmente colpevole e che conferma se stesso nelle proprie erm iziani e nelle proprie ragioni. Il "malvagio" è l'altro. L'interruzione dell'idea di a- ere un progetto comune provoca sofferenza. In genere i genitori arrivano in mediazione offuscati dalla rabbia; rivendicazioni e rancore definiscono un alto livello ii conflittualità che si centra..........sulla conclusione della storia di coppia. Non si ascoltano. Le narrazioni ind *ddua-li invadono e annullano l'area genitoriale36. Da un altro punto di vista, però, è possibile affermare che nel proce; se separativo, a fianco alle spinte distruttive ed alla sofferenza, troviamo anche potenzialità evolutive sia a livello individuale sia a livello di gruppo famiglia: la possibilità di sbloccare pattern relazionali fissi e disfunzionali, che generano sofferenza e disagio, diventa reale soltanto nel momento in cui avviene una cliia::a comunicazione tra genitori e figli rispetto a ciò che sta succedendo nella coppia. Si può descrivere la mediazione familiare evidenziando un'apparente contraddizione che la caratterizza: due persone, che stanno definendo la fine della propria relazione sentimentale e che si stanno separando, chiedono ad un professionista di aiutarli a trovare un punto di incontro che non tenga conto degli elementi che hanno condotto al conflitto, ma che li porti a re-incontrarsi in una veste già conosciuta - il genitore - ma che necessita di essere riscoperta e ridefinita in maniera nuova. È come se la coppia, consapevole della scarsa lucidità in questo momento di cambiamento, chiedesse supporto per riappropriarsi delle proprie responsabilità rispetto alla gestione dei figli; la responsabilità genitoriale, invece che essere limitata e messa sotto indagine, viene stimolata a rinnovarsi ed a trovare nuove soluzioni basate sulla profondità dei legami già esistenti. Cigoli37 parla di sacralità della relazione genitoriale, per sottolineare che i soggetti che si rivolgono ad un mediatore devono condividere almeno questo assunto e si devono impegnare nel recupero delle risorse, proprie, dell'ex-partner e delle famiglie allargate, al fine di strutturare un nuovo contesto familiare sanato da spinte distruttive e squalificanti. In quest'ottica, risultano necessarie le condizioni di collaborazione e volontarietà nell'affrontare il percorso di mediazione: entrambi i genitori devono essere convinti che la nuova riorganizzazione familiare debba includere anche l'altro, con i significati e le relazioni di cui è portatore; inoltre, entrambi i genitori devono essere d'accordo nell'affrontare questa tipologia di percorso sicuramente più impegnativo dal punto di vista emotivo rispetto ad una gestione della separazione esclusivamente di tipo giuridico che può venire avvertita, al contrario, come de-re-sponsabilizzante e amplificatrice del conflitto. La finalità della mediazione familiare, dunque, è quella di aiutare i due expartner a trovare il miglior modo possibile per interrompere la loro relazione di coppia preservando quella genitoriale; per raggiungere questo obiettivo i soggetti e il mediatore dovranno impegnarsi per creare un contesto di ascolto,attento e rispettoso, all'interno del quale potranno essere discusse le questioni focali della separazione. Come già detto, il meta-obiettivo della mediazione familiare è la gestione del conflitto in corso e può essere articolato in finalità più specifiche a seconda dei singoli casi: spesso il mediatore familiare deve lavorare per far riprendere il flusso della comunicazione tra i separandi che ormai si relazionano soltanto sulle questioni legate alla rottura del loro rapporto; altre volte deve occuparsi della futura riorganizzazione delle relazioni, soprattutto di quelle genitoriali dove l'obiettivo principale è riuscire a raggiungere degli accordi, condivisi e duraturi, che definiscano il nuovo assetto familiare. Ancora, è possibile attribuire a questo tipo di intervento una valenza educativa: il contesto della mediazione diventa un modello di come sia possibile regolare la relazione e la comunicazione in caso di disaccordo; durante il percorso dovrebbe verificarsi, per la coppia, un processo di apprendimento relativo alle modalità più funzionali per affrontare e gestire occasioni di conflitto. Delbert38 scrive: la mediazione familiare è quel processo attraverso cui i conflitti che nascono nel contesto familiare sono gestiti con il supporto di un professionista "neutrale" e qualificato - il mediatore - il cui compito non è quello di risolvere i problemi, ma, ancora una volta, di aiutare gli individui a raggiungere degli accordi e, soprattutto, una modalità di gestione dei rapporti tale da permettere di convivere con il conflitto stesso, mettendo in luce le potenzialità evolutive dei singoli individui e del sistema, o dei nuovi microsistemi che si vanno a formare con le loro diverse forme di interazione. Il terzo neutrale - il mediatore - interviene per aiutare la famiglia a individuare per proprio conto le basi per un accordo: non propone alcuna soluzione ma fornisce degli input, degli stimoli che aiutano la famiglia ad approfondire tutte le possibilità - le diverse "soluzioni" prospettate, insieme a possibili alternative - per arrivare ad un accordo condiviso. Non meno importante è la componente emotiva che accompagna il conflitto, le fasi di presa di decisione, il percorso di separazione ed il raggiungimento dell'accordo finale: una finalità della mediazione è senza dubbio quella di accogliere e permettere l'espressione di stati emotivi intensi, anche violenti, che le persone sperimentano in queste situazioni. La presenza del mediatore e le sue competenze sono utili affinchè non si verifichi un semplice 'sfogo' di queste emozioni, ma si crei piuttosto un contesto dove far emergere punti di vista diversi, utili per trovare strade alternative possibili; le emozioni possono trasformarsi in informazioni significative per chi partecipa alla mediazione (separandi e professionisti), agevolando la comprensione a livello empatico della sofferenza dei soggetti e permettendo di affrontare la difficoltà in senso completo, non esclusivamente da un punto di vista 'strategico' e razionale...........II mediatore dovrà quindi possedere e utilizzare tecniche volte alla creazione di un contesto di ascolto reciproco, offrendolo in prima istanza egli stesso e agendo attivamente per evitare imposizioni e squilibri di una parte sull'altra. Dovrà inoltre impegnarsi per far emergere, tra le due persone, un'immagine condivisa dell'altro come soggetto degno di rispetto e di attenzione; per far ciò sarà utile lavorare sulla storia della coppia, evidenziandone aspetti positivi, competenze e punti di forza, connotando positivamente le aree di accordo, a partire dall'interesse condiviso per il benessere dei figli. In molte situazioni, le persone arrivano alla mediazione familiare ormai esasperate da un conflitto intenso e senza fine; riuscire a ripristinare una comunicazione tra le parti è un requisito fondamentale per procedere alla ricognizione dei problemi e delle aree critiche che dovranno essere prese in considerazione. L'esperienza della mediazione familiare dovrebbe rappresentare un esempio di come, a partire da una situazione di conflitto e di crisi relazionale, sia possibile ricostruire una competenza collaborativa di gestione dei rapporti, in particolare per quanto concerne la genitorialità. Il superamento del conflitto, dunque, rappresenta uno degli obiettivi principali della mediazione, in quanto i partner riescono a definire realmente degli accordi per il futuro soltanto se prima modificano le loro premesse epistemologiche, quelle che portano a definire la crisi coniugale come fallimento personale e la separazione come scontro: devono raggiungere un accordo di fondo sulla prevalenza dell'interesse per i figli rispetto al loro disaccordo; devono riuscire ad integrare i sentimenti e le percezioni di entrambi in una storia terza in cui, effettivamente, si riesca a riaprire uno spazio mentale per i figli, perché ognuno possa di nuovo considerare l'altro come punto di riferimento rispetto alla genitorialità. 5. Il Laboratorio dei Conflitti della Asl 3 "Genovese" II costante aumento della richiesta di supporto alle famiglie in fase di separazione registrato dai servizi pubblici a livello nazionale e regionale, ha fatto sorgere negli operatori dell'"area famiglia" dei servizi consultoriali dell'Asl 3 Genovese, l'idea che fosse opportuno strutturare uno spazio, definito e dedicato, per l'accoglienza di questa tipologia di utenti. Il Laboratorio dei Conflitti nasce nel 2000 da un progetto di sostegno e supporto alle famiglie in fase di separazione, elaborato dagli operatori e fortemente sostenuto dalla dire-zione del servizio. La possibilità di offrire alle famiglie più in difficoltà una consulenza specialistica per ridurre in maniera significativa il dolore associato alla fine della relazione di coppia rappresenta di per sé un obiettivo di grande valore; se a ciò si aggiunge la possibilità, incontrando questi nuclei, di prevenire quanto più possibile la cronicizzazione di dinamiche distruttive che vedrebbero inevitabilmente coinvolti anche i figli della coppia, sia come testimoni della vicenda sia come oggetto della contesa, è facile intuire il valore di tale progetto.