martedì 18 maggio 2010

la .......necessita' di una psicopatologia

da Psichiatria Oggi , dell'aprile 2010 Diretto da P.L. Scapicchio . Piu' sotto un ampio ed interessante stralcio dello stesso Scapicchio sulla psicopatologia. 

"..................... Nella nostra disciplina, la presenza contemporanea di tre componenti, biologica, psicologica e sociale, non rappresenta un elemento di debolezza, ma piuttosto la dimostrazione della sua particolare natura integrativa, che come tale deve essere percepita, presentata e promossa. Piuttosto che combattersi e denigrarsi l'un l'altra, le varie componenti dei diversi approcci dovrebbero essere considerate come elementi che lavorano in sinergia e si alimentano a vicenda. La dialettica è benvenuta, ma il fanatismo distruttivo deve essere assolutamente scoraggiato (e non applaudito, come sfortunatamente spesso avviene). ' In effetti, in psichiatria è sempre aperto il ' dibattito su cosa sia un disturbo mentale, sulla relazione esistente tra malattia e compromissione funzionale e sul ruolo dei valori vs le evidenze nell'ambito del processo diagnostico. Tuttavia, non sono convinto che una discussione di questo tipo sia solo il segno di una debolezza intrinseca delle basi teoriche della nostra disciplina. Se fossi un internista, seguirei questo dibattito con grande interesse. La psichiatria può avere semplicemente dato l'avvio ad una discussione che coinvolgerà in futuro tutta la medicina.  È vero che, di tanto in tanto, i criteri per la diagnosi dei disturbi mentali vengono cambiati e che abbiamo a disposizione due sistemi diagnostici in competizione tra loro, ma ciò scuote realmente le fondamenta della nostra pratica clinica? Io penso di no. Non credo che al momento attuale i clinici non abbiano le idee chiare su cosa sia la schizofrenia o la depressione, o che aspettino con particolare ansia le nuove edizioni dei due manuali diagnostici per imparare cosa siano questi disturbi. In psichiatria, i principali concetti che guidano la diagnosi hanno mostrato per decenni una notevole stabilità: anche considerando che si tratta solo di "convenzioni arbitrarie", esse sono risultate di grandissima utilità (e migliala di pazienti hanno tratto beneficio dalla loro definizione). Naturalmente, ciò non significa che questi concetti non possano essere perfezionati: molti clinici accoglieranno con favore ogni futura opportunità di rendere le loro valutazioni diagnostiche più articolate e personalizzate e saranno lieti di assistere a quella "rinascita della psicopatologia" ripetutamente invocata in anni recenti.
In effetti, è in atto una discussione sulla reale effectiveness degli antipsicotici e degli antidepressivi. Purtroppo questo dibattito è pesantemente influenzato da conflitti di interesse, economici e non (da
un lato, i rapporti finanziari esistenti tra alcuni ricercatori e le aziende farmaceutiche, dall'altro, il pregiudizio ideologico, che a volte rasenta il fanatismo, di molte persone sia al di fuori della nostra professione che all'interno di essa). Ma sarebbe assurdo anche solo ventilare la possibilità che antipsicotici e antidepressivi non abbiano alcuna reale attività, ma agiscano esclusivamente come placebo. Le basi empiriche del loro uso, che hanno resistito al test del tempo seppur in ambiente completamente sfavorevole, sono infatti molto solide. Questi farmaci hanno cambiato e continuano a cambiare in meglio migliaia di vite umane, naturalmente se utilizzati in maniera appropriata, come la maggior parte degli psichiatri esperti sa fare. Tuttavia, dobbiamo mettere in atto procedure in base alle quali, per ogni nuovo antipsicotico o antidepressivo messo in commercio, debba essere stato realizzato almeno un trial cli-nico, condotto in maniera indipendente dall'azienda che produce il farmaco. Sì, noi psichiatri siamo fortemente stigmatizzati, soprattutto per quella che in passato era la nostra immagine professionale. Ciò che dobbiamo fare è ridefinire, perfezionare e promuovere un'immagine nuova. Molti di noi trattano in maniera competente un ampio range di disturbi mentali molto comuni nella popolazione generale. Forniamo la nostra consulenza nelle carceri, nei luoghi di lavoro e nelle scuole. I colleghi di altre discipline mediche chiedono il nostro parere rispetto ai problemi emotivi dei loro pazienti. Interagiamo continuamente con gli utenti e con le organizzazioni che si occupano di assistenza. Questa nuova realtà della nostra professione non è ben conosciuta, e probabilmente non sufficientemente sviluppata, in molte regioni del mondo. Noi dobbiamo costruire e rendere pubblica questa nuova immagine. Nello stesso tempo, dobbiamo garantire che in tutto il mondo la pratica clinica psichiatrica corrisponda effettivamente ad essa. Mi piace l'articolo di Heinz Katschnig, ma non ne condivido il pessimismo di fondo. Se lo psichiatra è in crisi, secondo me si tratta di una crisi di crescita. Il nostro futuro è nelle nostre mani, ancor più che in quelle dei nostri pazienti o dei politici. Smettiamo di combatterci e di accusarci a vicenda e cominciamo a lavorare insieme per promuovere la realtà e l'immagine della nostra professione." Mi ha colpito, al Marriott come leggendo World Psychiatry, il richiamo energico alla riscoperta dell'importanza della psicopatologia. Al Marriott Maj ha testualmente affermato: "Senza l'analisi psicopatologica non c'è diagnosi né diagnosi differenziale". Il lessico di psicopatologia della SOPSI, lanciato in occasione del Congresso stesso, mi ha riportato indietro di decenni, quando l'esercizio della psicopatologia (non ancora minato dall'uso indiscriminato ed improprio dei Manuali diagnostici) appariva addirittura bizantino
.
Ma credo che Maj abbia ragione nella sua "crociata" e che ci abbia indicato una strada qualificante come poche in questo momento di verifica del nostro rapporto con la medicina. Gli anziani Maestri psicopatologi magari sorrideranno al pensiero che la psicopatologia possa svolgere anche una funzione politica a favore della psichiatria, accreditando una nostra immagine professionale più articolata e più attenta al soggetto, ed indicando ai medici una più realistica visione dei loro pazienti.
In ogni caso la strada è aperta e la forte spinta a percorrerla è sostenuta da motivazioni cliniche inoppugnabili. Mario Maj ha dimostrato, con la sua determinazione, quanto può incidere una società scientifica sugli orientamenti e sui comportamenti non solo dei suoi iscritti, ma anche dei governi. Ne riparleremo." 

orso castano : la necessita' di una psicopatologia , a prescindere da come la si voglia "tagliare", "costruire" ( restano comunque punti fermi di riferimento l'ICD10 dell'OMS ed il DSM4 dell'APA) e' indispensabile per intendersi. Il ruolo dello psichiatra e' oggetto assai complesso , collocandosi la psichiatria in un crocicchio scientifico che vede confluire diversi saperi e che pone il grosso compito/problema di ricomporre un mosaico in continuo movimento ed in continua evoluzione  , perche' i saperi scientifici che confluiscono nel crocicchio sono in continua evoluzione e ridiscussione addiritura delle loro basi di partenza. Tutto questo e' positivo e dovrebbe costringere la psichiatria ad un costante aggiornamento e  ad una metanalisi seria di questi saperi, per arrivare a possedere un'immagine del disagio psicologico (e quindi dell'uomo) il piu' possibile realistica e coerente con la cultura e le strutture sociali ed economiche del periodo storico in cui queste scienze si sviluppano. Il compito non e' facile  ed il "falsificazionismo" del buon Popper nonche' le teorie della complessita (anch'esse in costante evoluzione) potrebbero costituire un buon viatico. Il rischio di restare indietro , di essere tremendamente ripetitivi, di essere quindi inadeguati , c'e' e potrebbe essere pagato (come sempre.....) dai piu' deboli......

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