lunedì 31 maggio 2010

Venter, la biologia sintetica s'impone , con grandi promesse.......

DI FRANCESCA CERATI

A una settimana dalla nascita di Synthia, il primo batterio con un genoma completamente sintetico a opera di Craig Venter, le reazioni sono state delle più diverse e contrastanti È davvero l'inizio di qualcosa di rivoluzionario che porterà a progettare organismi partendo da zero? O, al contrario, apre un'epoca buia in cui i malintenzionati produrranno agenti per distruggere l'ambiente? E solo un progresso tecnologico o una svolta concettuale? Va considerato un serio problema o unaben congegnata campagna pubblicitaria da parte di uno scienziato-imprenditore che la sa lunga in fatto di comunicazione (e che riceve milioni di dollari di finanziamenti)? Per gli addetti ai lavori, cioè per chi si occupa di biologia sintetica, Synthia non influenzerà il loro lavoro perché si tratta da un punto di vista tecnico di un piccolo passo, che ha però permesso di fare un grande salto in termini di conoscenza, portando questa disciplina scientifica all'attenzione del grande pubblico.
Basti pensare che non più di un anno fa un sondaggio negli Stati Uniti ha rilevato che solo il 20% delle persone aveva sentito parlare di biologia sintetica, ma ben il 90% pensava che il pubblico avrebbe dovuto essere informato sulle ricerche innovative. Detto fatto. E i segnali in questa direzione sono partiti già all'inizio di quest'anno, quando «Nature», che ha coniato il termine biologia sintetica, ha fatto il punto della situazione a io anni dalla nascita dei cosiddetti SynBio. Ma, a intravedere (o meglio a prevedere) già nel 2008 quello che sarebbe diventato il futuro della ricerca non è stata una rivista scientifica specializzata ,ma un magazine come Esquire. Stilando la lista dei 75 personaggi più influenti del 20simo secolo, la rivista ha inserito cinque scienziati, tre dei quali sono biologi sintetici: Jay Keasling, Drew Endy e ovviamente Craig Venter. Ma cosa sognano i paladini del mondo sintetico? Semi di zucca personalizzati che curano malattie, lieviti che producono biocarburanti per pochi centesimi, organismi fotosintetici capaci di raddoppiare laloro biomassa in poche ore. Non è fantasia, come ricordami altro guru della materia, il genetista George Church, della Harvard medicai school sottolineando che «negli ultimi io anni il costo della lettura e della riscrittura del Dna è scesa di un milione di volte, superando anche la legge di Moore.'.. e nel 2020 la biologia sintetica avrà un impatto notevolissimo in molti campi». Insommma, oggi labiologia sintetica è difficile da ignorare e ci sono  più modi per sapere quello che sta succedendo nei laboratori di tutto il mondo. «Science», per esempio, ha aperto un forum sul suo sito per domande, commenti e discussioni che sta attirando l'interesse di molti. E anche se la maggior parte delle persone ha saputo solo adesso che esiste questa scienza, i laboratori dei diversi continenti sono già attivi da un po'. Pochi giorni fa la Gran Bretagna ha deciso di finanziare con 1,5 milioni di sterline quattro nuovi progetti di biologia sintetica nell'ambito del programma EuroSynBio. L'obiettivo è di mettere a punto metodi biologi per produrre nuovi antibiotici e una nuova classe di farmaci, energia per azionare nanodispositivi, strumenti per lo studio della biologia cellulare. E in ltalia? Gli atenei che si occupano di biologia sintetica nel senso stretto del termine sono pochissimi, Bologna e Pavia sono le uniche università che hanno partecipato al concorso annuale iGem promosso dal Mit di Boston. Partecipazione che nel 2009 ha permesso al team di Paolo Magni, professore di Bioingegneria all'Università di Pavia non solo di vincere, ma di essere riconosciuto - unica università italiana accanto a quattro centri europei - da Nature "per U biocarburante dal siero del latte tra i principali contributi negli ultimi io anni nell'ambito dellabiologia sintetica". Magni torna a Boston anche quest'anno, anche se al momento il suo progetto resta top secret «per evitare che ci venga rubata l'idea». Non è un segreto invece che il suo team è alle prese anche con un altro progetto di biologia sintetica e che riguarda la modificazione di un battere per ottimizzare i filtri del rene artificiale. «Durante la dialisi si usano dei filtri usa e getta per purificare il sangue. In questa fase si può pensare di inserire anche sostanze prodotte da organismi modificati che integrati durante la pulizia del sangue evitano la somministrazione di farmaci Al momento stiamo disegnando le sequenze». Magni nel panoràma italiano della biologia sintetica appare come uni mosca bianca... «In ltalia sono pochi i gruppi universitari che si occupano di questa disciplina, che richiede risorse temporali e strutturali non indifferenti, in cui occorre addestrare le persone perché esula dalle attività curricolari. Di fatto è una scelta culturale. Io ho deciso di intraprenderla guardando quello che succedeva a livello mondiale». Quanto a Venter... «Il suo è un laboratorio importante per il settore, che ha notevoli finanziamenti. Non ha creato la vita, ma ha fatto un passo avanti su una strada segnata.Non mi aspetto che da quia due anni il mondo cambi». Le vere sfide della biologia sintetica, infatti, sembrano altre, come quelle di prevedere le conseguenze non intenzionali che questa ricerca potrebbe avere in ambito ecologico, sociale ed economico e avere, nel caso, gli strumenti per tutelarsi.


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