lunedì 26 novembre 2012

Ddl diffamazione, Senato boccia l'articolo 1 sul carcere per i giornalisti

orso castano: finalmente, un voto corretto. Ora si ricomincia, tocchera' al nuovo gopverno, speriamo bene!! Il carcere non e' la misura per sanzionare i giornalisti, ci sono altri sistemi, la rettifica immediata sulla  prima pagina dello stesso giornale ,un risarcimento idoneo ma non spropositato ed mincutente ilo timore di pubblicare , le sanzioni dell'ìOrdine, financo lasospensione temporanea, ecc, ma non il carcere ne'l'intimidazione tramite una pena pecuniaria impossibile ad essere pagata dai piccoli giornalisti/editopri (spesso i piu' liberi e coraggiosi)

Repubblica.it: il quotidiano online con tutte le notizie in tempo reale.

Con 129 voti contrari, 29 favorevoli e 9 astenuti respinto il cuore del provvedimento, che prevedeva la detenzione per l'autore di un articolo diffamatorio ma non per il direttore della testata. Il Pdl, come annunciato, non ha partecipato al voto. Gasparri polemico sull'ordine di arresto per Sallusti. Vita (Pd): Morte annunciata di una porcata.................

venerdì 23 novembre 2012

epigenetica

giovedì 22 novembre 2012

a Torino come a Bologna : i gruppi catto-sinistri piuttosto chiusi e corporativi amanti del carro del comando , occupano lo spazio politico-istituzionalei distrutto e/o liberato dalla destra leghista. Bisogna che tutto cambi perche' non cambi nulla

1 Ottobre 201
orso castano : la catto-sinistra e' qualcosa di terribile, la negazione piu' profonda del liberalismo, altro che cattolicesimo liberale!! qui' gruppi chiusi,  fatti di amici degli amici, di figli di amici degli amici, rigidamente selezionati, pretendono di "costruire "reti" in nome dell'altruismo. In realta in nome delle loro congreghe eterne, coperte dai soldi delle Banche Potenti della citta', che si spartiscono il ricco mercato degli stipendi e delle pensioni , oltre , ovviamente ,ad altro..... Di nomi nuovi neppure l'ombra , le solite vecchie scarpe al potere con la faccia di chi "chiagne e fotte". Questa e' l'anima chiusa ed illiberale della cosidetta catto-sinistra a Torino. Poveri noi: Professori  (la Fornero e' solo l'esempio torinese-nazionale, sembra non molto amato e preso a sberleffi dagli operai/studenti), vecchie glorie politiche nazionali ormai "stanche" e santi in terra, "liberati" con soldi ripuliti, tanti, che con le loro congreghe chiuse controllano i "servizi" oblativi (ma poi non tanto, vista la trasudante ricchezza,( ovviamente rispettosa e rispettata dalla sinistra di potere che la distribuisce a persone di cui si fida!!) , vecchia , ma sempre con poltrona simbiotica. Caro Scalfari, come spiegare la ribellione di Renzi? e' stupido? e' corrotto?é e' un ciarlatano in cerca di gloria?  Troppo sempilce!! Forse nella Tecno Struttura Regionale e Cittadina, della Sinistra qualcosa non quadra , qualcuno fa fatica a distinguerla oggi nel modo di fare  , dalla destra. L'Ideologia non aiuta a capire, i fatti si. E poi anche  l'ideologia e' cosi' diversa dopo il crollo del muro? Ce lo spieghino in maniera chiara!! In citta' ci sono un mucchio di Vincenziani........oltre ad una "mano morta" attivissima......

Glossario Scalfariano. Anno 2012. Lezione domenicale, 30 settembre.Fuori, giornata uggiosa, crisi economica, disoccupazione alle stelle, incertezza istituzionale, calzolai in mediobanca, rottamatori in camper, caos culturale.Dice il rottamatore in camper, che dobbiamo superare il retaggio culturale del passato, dobbiamo smetterla di pensare alla Destra e alla Sinistra, cominciare a pensare in nuovo.  Ma non è così. Scalfari Eugenio non ci sta proprio.“Hanno un senso, destra e sinistra, eccome. Nell'equilibrio tra i due fondamentali principi di libertà e di eguaglianza la sinistra sceglie l'eguaglianza nella libertà e la destra sceglie la libertà senza l'eguaglianza. Questa è la differenza e non è cosa da poco”.Certo. Messa così non è cosa da poco. No. Poi se uno si ferma a rileggere con attenzione, sente come un retrogusto, un non so che, come se ci fosse qualcosa che non quadra.Facciamo ordine. La Destra sceglie la libertà senza l’eguaglianza. E questo è chiaro. Ognuno è libero di far ciò che vuole: se ha le capacità, l’astuzia, la voglia e la fortuna, realizza se stesso. Se invece gli manca qualche ingrediente è spacciato. Nessuno lo aiuterà mai, perché la Destra è solo libertà e la libertà è un principio egoista, di per sé. E’ qui che entra la sinistra: per correggere, per sistemare, per riequilibrare, laddove la libertà non arriva. La sinistra scegliel’eguaglianza nella libertà. Questo però è meno chiaro. Al di là dello stile prosaico, che non si discute, il concetto non si afferra così prontamente.L’eguaglianza nella libertà….. la precondizione è l’eguaglianza, poi viene la libertà. Cioè, è bene che uno abbia “condizioni uguali” ad un altro, indipendentemente dalle sue capacità, dalla sua voglia, dal suo impegno. Quando tutti saranno uguali, tutti saranno liberi. Trovato! Il buon vecchio retaggio della sinistra accademica e professorale. Eccolo là. Il diktat ideologico. Un po’ camuffato, imbellettato, ma pur sempre lui.Fuori, giornata uggiosa, crisi economica, disoccupazione alle stelle, incertezza istituzionale, calzolai in mediobanca, rottamatori in camper,caos culturale.
Glossario Scalfariano. Anno 2012. Lezione domenicale. La stessa dal 1976.

attacchi alla liberta' di pensiero













orso castano: soffia a tratti, sia a livello delle comunicazioni internazionali come  di quelle  nazionali un'aria repressiva , un bisogno di mettere sotto controllo la liberta' di espressione, un bisogno di  non far trapelare quello che accade dietro le quinte di un mondo ormai globalizzato, dove le notizie piu' scottanti e problematiche non si vogliono diffondere. L'attacco ai giornalisti e' molto forte. Con cio' non si vogliono difendere le diffamazioni o le pubblicazioni di notizie false: Chi le pubblica se ne assume la responsabilita' compresa quella della rettifica e della riparazione del danno arrecato......Ma il carcere e' l'estremo limite. La negazione assoluta della libberta' di espressione, certe posizioni, compresa quella del PD con Ambrosoli sbilanciato su posizioni forcaiole pur di non perdere i voti dei benpensanti potrebbero esserci risparmiate. Sono la solita minestra riscaldata di un modo di fare politica sbagliato. Peccato!. Ma qui si parla di carcere e di liberta' di pensiero......Caro Ambrosoli!!    




di CLAUDIO LEONARDI
Google è già sulle barricate per opporsi alla revisione dei trattati di regolamentazione di internet prevista da una agenzia Onu, l’International Telecommunication Union (Itu), che potrebbe ottenere la ratifica degli Stati membri tra il 3 e il 14 dicembre a Dubai. 
Il motore di ricerca sta raccogliendo firme per una petizione battezzata Take Action , con cui denuncia, in particolare, il rischio che sia introdotto, per siti quali Facebook, Skype e YouTube, l’obbligo di pagamento di un pedaggio per raggiungere gli utenti, e sostiene che l’Itu, “ha in programma di rinegoziare un trattato vecchio di decenni” e “alcune proposte potrebbero permettere ai governi di censurare siti legittimi, o anche consentire di bloccare l’accesso a internet“. Il gigante di Mountain View, inoltre, contesta alla radice l’autorità dell’agenzia Onu, dal momento che “solamente i governi hanno una voce” e non le società o le persone che hanno contribuito alla nascita e crescita della Rete. In pratica, la Conferenza Mondiale sulle telecomunicazioni internazionali (Wcit) sarebbe “il posto sbagliato” per prendere decisioni sul futuro del Web. L’Itu ha respinto le accuse al mittente, sottolineando che ogni Paese può invitare chi vuole per far parte della propria delegazione alla riunione. Inoltre, ha ribadito che un nuovo trattato era necessario per garantire “il libero flusso di informazioni in tutto il mondo, promuovendo l’accesso alla Rete a prezzi accessibili ed equi per tutti e gettando le basi per l’innovazione e la crescita del mercato”. In realtà, i contenuti del nuovo trattato, che sostituirebbe il precedente siglato nel 1998, non sono ufficialmente noti. Il sito Wcitleaks, tuttavia, gestito da ricercatori della George Mason University, ha rivelato i dettagli di alcune delle proposte avanzate. La Russia , per esempio, vorrebbe sottrarre agli Stati Uniti alcuni strumenti di controllo sul funzionamento di Internet. 
 Il riferimento è all’Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), l’autorità incaricata di distribuire in tutto il mondo gli indirizzi Internet. In passato, l’organizzazione rispondeva al dipartimento per il commercio statunitense, ma alcune recenti riforme le hanno dato parziale autonomia. Troppo poco per Cina, Russia e India, che, secondo i documenti trapelati, vorrebbero attribuirne i poteri direttamente all’Itu............. Per quanto riguarda l’introduzione di pedaggi sul traffico online, il problema ruota attorno alla necessità di recuperare i soldi che, in passato, provenivano dalla telefonia, oggi bypassata da strumenti di teleconferenza come quello di Skype o quelli integrati all’interno di social network quali Facebook e Google+. Il segretario generale dell’Itu, Hamadoun Toure , ha spiegato senza mezzi termini che il dibattito dovrà “affrontare la disconnessione in corso tra le fonti di reddito e le fonti di costi e decidere il modo più appropriato per farlo”............... Il rischio, naturalmente, è quello di una frammentazione dell’accessibilità al web, che restituirebbe non più una mappa omogenea, ma diversificata in base al territorio. A questo si aggiunge la concreta possibilità di interventi di censura mascherati da gabelle, soprattutto nei Paesi con minori garanzie democratiche.

22 NOV 2012
(AGI) - Roma, 22 nov. - Con 122 si', 111 voti contrari e 6 astenuti e' passato l'emendamento messo a punto dal presidente della commissione Giustizia Filippo Berselli, che esclude il carcere per i direttori ed i vice direttori responsabili di quotidiani e periodici in caso di condanna per diffamazione.
  L'emendamento e' passato con "l'assoluta contrarieta'" del Pd perche', ha detto la capogruppo in commissione Giustizia, Silvia Della Monica, e' un "testo con errori di carattere tecnico e con violazioni di carattere costituzionale". Il ddl ha perso sempre di piu' il suo carattere di legge generale ed astratta ed e' diventato un ddl ad personam". "Leggi ad personam di cui - ha aggiunto - avevamo perso le tracce col governo tecnico e che vediamo risorgere in coda di legislatura".
Contro si sono espressi anche Idv, Udc e Api, astenuti tre senatori radicali eletti nel Pd. Non ha partecipato al voto l'ex procuratore Gerardo D'Ambrosio, che ha detto chiaro in aula: "mi rifiuto di partecipare ad un modo di legiferare come questo. Mi rifiuto nella maniera piu' assoluta di partecipare a questa che sta diventando una sceneggiata incredibile"......................


martedì 20 novembre 2012

un esempio virtuoso per la salute: Regione Toscana promuove ricerca per auto a idrogeno

''La Toscana - afferma la vicepresidente Stella Targetti - punta sull'idrogeno per avere una mobilita' a misura d'uomo e di ambiente: obiettivo che possiamo raggiungere solo lavorando in squadra''.

Nel quinquennio appena concluso (con fondi di RegioneToscana superiori a 5,1 milioni) l'idrogeno e' stato studiato, sul territorio di Pisa, per un suo concreto impiego nei sistemi di mobilita': con il progetto 'H2-Filiera idrogeno' e' stato realizzato un veicolo leggero da trasporto alimentato a fuel cell (celle a combustibile); con il progetto 'Savia' e' stato costruito un prototipo funzionante di veicolo alimentato a idrogeno e ammoniaca; con 'NanocatGeo' e' stato progettato un dispositivo elettrochimico per generare idrogeno mediante dispositivi eolici.Adesso si tratta di proseguire e di valorizzare questa prima parte di lavoro. Sono individuati tre ambiti di particolare interesse: veicoli e dispositivi per la mobilita' sostenibile in modo da sviluppare un sistema di mobilita' elettrica nelle principali citta' toscane; i green process per produrre idrogeno e ammoniaca da utilizzare nella propulsione di veicoli sostenibili; la sperimentazione di prototipi per aree urbane e centri storici, porti e ospedali, aeroporti e aree produttive nel quadro del rinnovamento dei rispettivi parco-mezzi a vantaggio dell'utilizzo di veicoli meno inquinanti.
 ''Con questo accordo - sottolinea Stella Targetti - ci prepariamo, come Regione, a cogliere al meglio le opportunita' che saranno offerte dai futuri bandi europei e nazionali sulla green economy e le smart cities''.

Piemonte : tagli lineari, ancora tagli , ed infine tagli....la stada al pprivato e' spianata


Piemonte :"Sanità, tutto quello che Cota elimina"

orso castano : la ormai quasi chiusura di un ospedale, piccolo e' vero , ma con piu' di un secolo di esperienza, come il Valdese significa  dispersione della professionalita',  meno laboratori pubblici attrezzati, meno specialisti con strumentazione adeguata nella citta'. Ancora una volta chiudere o disarticolare un piccolo ma superfunzionante  ospedale pubblico, non significa eliminare la domanda di assistenza sanitaria che c'era prima della chiusura. Questa resta e cerchera' altrove le soluzioni ai suoi problemi. Sarebbe curioso ma illuminante, se queste soluzioni tra un po' venissero proposte da un privato che magari chiede l'accreditamento. Chiudere senza discutere a fondo con sindacati e popolazione servizzi sanitari d'eccellenza significa creare ad arte un vuoto che qualcun altro si incarichera' di colmare. E' questo il disegno? Allora non e' fuori luogo pensare ad una macroregione (Veneto-Lombardia-Piemonte) con le stesse modalita' di erogazione dei servizi sanitari e con le stesse aziende private che la offrono. Non e' un caso che di Prevenzione secondaria non si parla piu' in Regione e non e' un caso che sono gia' li' belle e pronte agenzie private che erogherebbero servizi territoriali, con i prescrittori MMG , tenuti buoni con qualche soldo in piu', ma sostanzialmente irregimentati e  rinchiusi dentro strutture 24 h su 24. Questa e' la spending review di qualche destro politico in barba alla flessibilita' , utilizzando la scarsa chiarezza di idee e l'assenza approfondita di discussione nel centrosinistra , almeno su alcuni punti essenziali come la prevenzione secondaria, l'intervento di anzianita' attiva,  le malattie croniche , il cui peso assistenziale ricade gia' tuttoggi quasi totalmente sulle famiglie, la continuita' terapeutica ospedale/ territorio, sempre assente con Distretti malfunzionanti e clientelarizzati letteralmente militarizzati dai Direttori Generali che li comandano a bacchetta,  cure primarie e centri specialistici territoriali allo sbando culturale  e privi di un serio management di fronte alle problematiche sanitarie drammatiche di questi tempi.!!


di SARA STRIPPOLIRepubblica Torino

Opposizione all'attacco: l'allontanamento di Demicheli è solo un pretesto. Artesio: dietro le dichiarazioni populiste c'è un piano che riduce le prestazioni. Boeti il Valdese chiude

i"È cominciata l'epurazione". La reazione del centrosinistra al licenziamento del direttore della sanità Vittorio Demicheli e all'ipotesi che i deficit di Giulio Fornero (To2) e Marina Fresco (To4) costino la loro uscita di scena prematura, è durissima. Dal Pd a Rifondazione a Sinistra e Libertà (c'è anche il ritorno di Vincenzo Chieppa, pdci) piovono accuse sulla giunta Cota, criticata per aver "usato Demicheli per distogliere in realtà l'attenzione dai tagli ai servizi".Il responsabile della sanità per il Pd Nino Boeti bolla la scelta di silurare il direttore reigonale come una "decisione sbagliata che arriva ad un mese dalla scadenza dei contratti", mentre l'ex-assessore di Rc Eleonora Artesio commenta l'elenco delle misure di contenimento presentate a Roma il 29 luglio nel piano di rientro generale del Piemonte: "Le dichiarazioni populiste tese a catturare favori più che a difendere diritti come nel caso delle malattie rare e dei disabili - dice Artesio - sono in netta contraddizione con la lista degli interventi pianificati per gli anni futuri". 
La lista è lunga: la revisione della rete di emergenza con la trasformazione di un dipartimento di emergenza e urgenza in pronto soccorso e di 4 pronti in punti di primo intervento e una riduzione di personale di 30 medici per tre milioni di euro; la revisione dei laboratori di analisi con una riduzione di costi di personale di 2 milioni e 700 mila euro; la revisione della rete ospedaliera con la trasformazione dell'ospedale Valdese e parzialmente di altre due strutture in week hospital (aperto dal lunedì al venerdì), insieme con la riduzione di 20 direttori di struttura complessa. E ancora: il taglio di 300 operatori dell'assistenza, 12 milioni di euro. Poi ci sono le misure di blocco delle spese, degli incrementi per nuovi servizi (addio all'hospice di Chivasso, al centro per gli stati vegetativi di Carmagnola, al centro di procreazione assistita di Asti); il blocco del turn over; il taglio secco di personale interinale del cinquanta per cento nel 2010 e di un ulteriore dieci nel 2012.Al "pacchetto presentato in ministero", incalza la minoranza si devono aggiungere le conseguenze dei provvedimenti contenuti nei singoli piani di rientro delle aziende sanitarie, chiamate a recuperare complessivamente 130 milioni. Il Sant'Anna revoca i concorsi, le Molinette sacrifica posti letto, la To1 condanna il Valdese: "Di fatto - dice Boeti - il Valdese in questa condizione chiude, mentre Fornero paga il prezzo di servizi aperti sul territorio". I cittadini devono sapere cosa sta succedendo, si infervora Monica Cerutti: "Ad esempio, che i duemila posti letto aggiuntivi per gli anziani sono solo virtuali, visto che la Regione, come si legge nel piano "definirà i tetti per le singole aziende". 
Cota dice che non vengono tagliati i servizi: "Ma non si può pensare di offrire una sanità pubblica di livello in Piemonte risparmiando 330 milioni di euro in quattro anni come hanno annunciato. Altro che rimborsi per le cure odontontoiatriche", sintetizza Boeti.

lunedì 19 novembre 2012

Piemonte, Cuneo : cosa alcuni DG intendono per spending review : la desertificazione della SANITA' PUBBLICA


dalla rivista on line dell'ANAAO ASSOMED del Piemonte
orso castano : semmai la sinistra dovesse arrivare a governare l'Italia, dovra', come si fa per le montagne, ripopolare di "alberi" (leggi servizi) estese aree che con colpi di coda micidiali certi liberal-politici stanno , in questo fine legislatura, letteralmente desertificando , forse ( ma stiamo pensando al male) per lasciare libero spazio ai "costruttori privati", cioe' ai novelli , o vecchi, "palazzinari della sanita'". Questo dovra' essere fatto attraverso leggi nazionali ed in fretta, se non si vuole il  precipitare della sanita' italiana agli ultimi posti nel mondo. Purtroppo, al di la' di lunghi, ed a volte poco chiari discorsi , come ad esempio quelli che si vanno facendo (con argomentazioni profondamente filosofiche ed ingegneristiche) condite dai soliti lamenti, sulle famigerate "Cure Primarie, argomento quanto mai salottiero con i MMG che tengono di regola il "cordone" culturale, non sembra che il "Centrosinistra" si renda fino in fondo conto dei guasti irreparabili che si stanno producendo in questa fase, guasti che assumono la caratteristica della "irreversibilita'". Proporrei, nei vari convegni che i "sinistri" vanno facendo sullla sanita', di predistribuire a ciascun relatore, almeno 5 tazzine di caffe', prima che faccia il suo proloquio, onde fugare l'itervento sistematico di Morfeo. Ed ecco un esempio di desertificazione sanitaria:

Al Direttore Generale
Dott.ssa G. Briccarello
Torino, 06/11/2012

..............Nella premessa alla delibera si giustifica la necessità dell’atto con l'attuazione del nuovo assetto organizzativo così come delineato dal Piano Socio Sanitario Regionale, per la concretizzazione della messa in rete degli Ospedali all’interno delle rispettive Federazioni sovrazonali di afferenza; ma in mancanza di un disegno organico delle reti ospedaliere e del territorio e  dell’esplicitazione dei criteri utilizzati per la selezione delle strutture da cancellare, sembra che l’impegno di questa Direzione sia rivolto all’eliminazione indiscriminata (salvo eccezioni..) di strutture complesse e semplici, per la maggior parte territoriali, per il solo fatto di essere temporaneamente non coperte, senza una valutazione della reale complessità della attività svolta, né dell’impatto sull’organizzazione e sulla salute pubblica, e alla riconduzione dell’organizzazione territoriale alle due Federazioni,............Pur essendo strettissimi i tempi a disposizione per una disamina completa della bozza, di seguito 
elenchiamo, in grassetto,  alcune prime osservazioni specifiche: 
1. Soppressione della S.C. Unità Valutazione e Organizzazion e degli Screening (UVOS) con 
conseguente riallocazione delle risorse umane e dei compiti istituzionali alle dipendenze del 
Dipartimento Integrato della Prevenzione; - N.B: si occupa degli screening di Prevenzione 
Serena per tutta Torino – in collaboraz con le Molinette -
2. Soppressione della S.C. Anestesia Ospedale Valdese  con conseguente riallocazione delle 
risorse umane e dei compiti istituzionali alle dipendenze della S.C. Anestesia del Presidio 
Ospedaliero Oftalmico “Sperino”;    sembra prematura una riallocazione di strutture 
dell’Ospedale Valdese al di fuori di un contesto di riorganizzazione generale 
dell’Ospedale;
3. Soppressione della S.S. Senologia Ospedale Martini:  insieme alla soppressione del service di senologia del Valdese, elimina completamente in azienda le strutture che si 
occupano di tumore della mammella ;
4. Ridenominazione della S.C. Neuro Psichiatria Infantile Torino 1 Est in Neuro Psichiatria 
Infantile Asl Torino1, soppressione della S.C. NPI Torino 1 Ovest, soppressione della S.S. 
Rischio Psicoevolutivo e  e contestuale istituzione della S.S. Neuro Psichiatria Infantile 
Ospedaliera e del Rischio Psicoevolutivo: la NPI e’ struttura a valenza  medica, il rischio 
psicoevolutivo è un PDTA regionale di competenza psicologica ;
5. Soppressione della Struttura Semplice Dipartimentale Allergologia Ospedale Martini e 
contestuale riconduzione delle funzioni alla SSD Pneumologia: Le funzioni espletate 
dall’allergologia non possono essere ricondotte ad una disciplina che non è nemmeno 
equipollente 
6. Soppressione  della S.S. Igiene degli Alimenti e bevande con riconduzione delle relative 
funzioni alla S.C. Igiene degli Alimenti e Nutrizione : la soppressione risulta in contrasto 
con la specifica normativa di settore (D. M. Ministro Sanità 16 ottobre 1998); 
7. Riconduzione della S.S. Promozione della Salute alla S.C. Igiene e Sanità Pubblica
disciplina diversa da quella di primitiva origine – OSSB – non vacante;
8. Riconduzione della S.S. Medicina dello Sport alla S.C. Igiene e Sanità Pubblica contrario a 
quanto previsto dalla DGR 1-8611/2008  e DCR 167–14087/2012, che  prevede la sua 
collocazione  in staff al dipartimento;
9. Riconduzione della S.S. Igiene Edilizia Urbana alla S.C. Igiene e Sanità Pubblica: vista la 
complessità delle funzioni svolte potrebbe configurarsi come s .s.d;
10. Soppressione delle SS.CC. Distretto 1-8, Distretto 2; Distretto 3; Distretto 9-10 e contestuale 
istituzione delle SS.CC. Distretti 1-2-3 e Distretti  8-9-10 – Ambiti territoriali non 
rispondenti all’attuale normativa, sia per n. di residenti, sia per corrispondenza con 
Enti gestori dei servizi socio-assistenziali (circoscrizioni)
11. Trasformazione S.S. Geriatria Territoriale in Struttura Semplice a valenza Dipartimentale : è 
l’unica “valorizzata” dal provvedimento;
12. Istituzione della S.S. Percorsi di cura  Ospedale/Territorio afferente alla S.C. Geriatria: è
contraria a quanto previsto dalla DGR 27-3628/2012 che ne prevede l’afferenza alla 
Direzione Sanitaria di presidio
13. Ridenominazione della SSD Gestione Emergenza Interna in SSD Gestione della Sanità 
Penitenziale e dell’Emergenza (difficile capire la ratio dell’unificazione di queste due 
funzioni…. . 
Area Veterinaria: La proposta presentata risulta complessivamente inadeguata, in riferimento 
alla recentissima normativa (D.L. 185/2012  – decreto Balduzzi-) che prevede l’istituzione della 
nuova area denominata “Area di  Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza alimentare”,  nella 
quale devono essere  allocate strutture organizzative intese come centri di responsabilità e di 
costo, dotati di autonomia tecnico-funzionale e organizzativa, e che rispondono di obiettivi 
dipartimentali e aziendali.  In materia si allega parere pro veritate dello Studio Legale Zuccarello 
– Monacis.
Da considerare inoltre  il peculiare contesto operativo dei quattro servizi veterinari dell’ASL TO 
1, che assicurano in modo sovrazonale articolate attività di prevenzione estese ad un bacino 
d’utenza che equivale a circa ¼ della popolazione regionale.
  
In conclusione:
- alcune strutture, ancorchè vacanti e duplici, non sono state né  “ricondotte” né eliminate: 
perché ?? (es. Med. Legale )
- è evidente il diverso livello di attenzione della Direzione per i minori (penalizzati con 
l’eliminazione di una SC – NPI e l’istituzione di una ss a valenza ibrida clinico-psicologica ), 
per le donne (eliminazione di entrambe le strutture che si occupano di senologia, una ss del 
Martini e il service del Valdese, oltre che dell’UVOS  – Prevenzione Serena del Ca
Mammella e Cervice uterina) rispetto agli anziani, con la “valorizzazione” delle strutture che 
se ne occupano (una ss che diventa ssd; istituzione di una  nuova  ss che si occupa di percorsi di cura ospedale/territorio che anziché essere articolazione della Direzione 
Ospedaliera, è inserita nella geriatria: si occuperà anche dei percorsi inerenti le altre unità 
operative, diventando di fatto una seconda direzione sanitaria?)
- è altrettanto evidente un disegno complessivo rivolto alla progressiva riduzione/ 
depauperamento del servizio pubblico, con conseguente dirottamento della popolazione 
verso le strutture private convenzionate, che erogano le prestazioni richieste dall’utenza 
non più effettuabili dall’Azienda. 
Le scriventi OO.SS. Dirigenza Medica chiedono formalmente di  sospendere l’iter di 
approvazione del provvedimento presentato, in attesa delle emanande linee guida regionali 
sull’organizzazione aziendale,  ritenendolo non rispondente alle vigenti norme in materia di 
sanità regionale e nazionale, e di attivare i necessari percorsi di discussione/condivisione sia a 
livello aziendale, che extra aziendale ( circoscrizioni, regione,  altri stakeholders ) per la 
predisposizione di un nuovo piano di organizzazione rispondente sia a criteri di economicità e 
valorizzazione delle risorse umane aziendali, sia di risposta corretta e appropriata alla 
domanda di salute dei nostri cittadini.
Distinti saluti. 
CIMO ASMD  Dr. Francesco Zurlo e Dr. Roberto Remondino (firmato in originale) 
ANAAO ASSOMED  Dr. Giuseppe Avogliero e Dr.ssa M. Antonella Arras (firmato in originale) 
F. V.M.       Dr. Riccardo De Luca e Dr. Guido Massimello (firmato in originale) 
FESMED  Dr.ssa Marinella Fammartino (firmato in originale) 
CISL Medici  Dr. Raffaele Massimo De Caro (firmato in originale) 
CGIL Medici FP  Dr. Roberto Dosio e Dr. A. Colzani  (firmato in originale)

domenica 18 novembre 2012

. Cure primarie. Pubblico/Privato. Confindustria Lazio: "Acceleriamo riforma Balduzzi usando poliambulatori privati"




orso castano : con buona pace di Balduzzi e di certi partiti politici che cianciano verbosamente di primarie , alla fine , mancando i soldi , finira' che nel "pantano  territoriale" dove mille accreditamenti clientelari sono negli anni cresciuti e consolidati, i "privati" prevarranno, grazie anche ai tagli ospedalieri ormai definiti e definitivi. Il resto sembrano pure chiacchiere.
31 OTT - Il pacchetto di misure contenute nel decreto punta infatti “al riordino dell’assistenza territoriale e del sistema delle cure primarie” con la creazione di nuove forme aggregative di professionisti del Servizio Sanitario Nazionale, dotate della strumentazione di base ed aperte al pubblico per tutto l’arco della giornata. “Condividiamo – si legge in una nota - appieno l’obiettivo di favorire un percorso di deospedalizzazione e di rafforzamento dell’assistenza territoriale, ma dobbiamo osservare che con questa impostazione la riforma non solo non ridurrà, ma verosimilmente aumenterà le spese, in primis per creare le strutture polifunzionali”. “In ciò – prosegue - “trascurando” il ruolo che i poliambulatori privati accreditati possono svolgere nel rendere la riforma concretamente realizzabile. Esiste infatti una rete di poliambulatori privati che opera da più di 30 anni in nome e per conto del Servizio Sanitario Nazionale, offrendo servizi altamente qualificati, a basso costo, e con una capillare distribuzione su tutto il territorio nazionale”. “E’ difficile – specifica l’associazione - comprendere la logica che porta alla creazione di nuove realtà, invece di utilizzare una rete di poliambulatori già esistente che assolverebbe a tutte le garanzie di salvaguardia della salute del cittadino, nonché alle esigenze di prestazioni diagnostiche da parte dei medici di famiglia, senza alcun onere per la finanza regionale”.

Chi l'ha detto che la sanità pubblica è (soltanto) un'idrovora che aspira e spreca risorse pubbliche? E come credere che «fare lo stesso con meno» – ovvero garantire gli stessi risultati di salute con meno fondi – sia un «automatismo» scontato come appare nell'equazione delle manovre governative? La Bocconi, "casa madre" del premier Mario Monti, sembra pensarla diversamente. E mette in guardia: «C'è il serio rischio che, alla riduzione degli input, faccia seguito una proporzionale riduzione degli output e quindi della capacità di soddisfare i bisogni». L'equazione bocconiana, insomma, è un'altra: non c'è lotta agli sprechi che tenga, più tagli significano inevitabilmente meno servizi alle persone.È quasi una doccia fredda sulle politiche sanitarie di questi anni che di qui al 2015 hanno operato tagli per oltre 30 miliardi al Ssn, quella che arriva dal rapporto «Oasi 2012» che sarà presto reso ufficiale dal Cergas Bocconi. Il rapporto (di cui il settimanale «Il Sole 24 Ore Sanità» dà ampie anticipazioni) fin dalle premesse non la prende alla larga. E pur senza negare vizi e difetti della sanità pubblica, anzi, mette subito le cose in chiaro: «Il Ssn è già sufficientemente «parsimonioso», spiega Elena Cantù, la coordinatrice del rapporto Cergas. Così risulta da una spesa «sistematicamente» inferiore alle medie Ue. Tanto che a monte dei deficit accumulati, ben 41,5 miliardi, dal 2001 a oggi, stanno cause esogene al Ssn: la montagna del debito pubblico (da sola la spesa per interessi passivi vale i 2/3 dell'intero fabbisogno sanitario) e «l'incapacità del sistema economico di crescere».Insomma, si guardi (anche) altrove. Perché «chiedere sacrifici a un sistema già parsimonioso» rischia di condurre a un punto di non ritorno. ...............Finanziamenti che sono invece «sempre più insufficienti, al punto da innescare il «rischio concreto di intaccare ulteriormente una copertura pubblica già incompleta», tanto più nella versione a ventuno facce del malsano federalismo sanitario di casa nostra. Tutto questo con bisogni di assistenza che cambiano con l'invecchiamento della popolazione che sta rivoluzionano radicalmente i modelli di assistenza, scaricando spese sempre più alte sul welfare sanitario. Due casi sono emblematici. I badanti (774mila) che hanno superato i dipendenti del Ssn (646mila) e le spese che sempre più gli italiani sopportano di tasca propria: il 55% paga da sé le visite specialistiche, con la punto massima del 92% per andare dal dentista. Sebbene poi, in tempi di crisi, proprio nel 2011 per la prima volta la spesa privata abbia fatto segnare un calo (-1%), annotano Patrizio Armeni e Francesca Ferrè.Di qui alla più recente spending review, il passo è breve. E ancora non mancano critiche. Nel mirino anzitutto «la politica dei tagli lineari sui singoli fattori produttivi»: l'accusa è di ignorare che in molte Regioni già molto s'è fatto e che non ci sono grandi spazi per fare di più, in una sorta di miopia politica che trascura gli scarti interregionali, tanto da aver costruito manovre tarate sulle realtà sotto piano di rientro dai deficit, che sono «ormai quasi la metà del Paese». Ecco perché «l'automatismo del fare lo stesso con meno (risorse)» è destinato a crollare.  Ed ecco perché il Cergas Bocconi elenca le sue priorità per traguardare qualità ed efficienza dei servizi. Le innovazioni di prodotto e di processo, l'abbandono dell'idea «illusoria» di governare i processi dal centro, la necessità di chiarire quali livelli di assistenza (i Lea) saranno ancora possibili definendo l'elenco delle priorità da garantire.........

Montezemolo e la nuova DC :l'interclassismo centrista e casiniano. Speriamo producano innovazione a tutti i livelli !


orso castano : ed ecco ricomparire sulla scena la nuova DC, stessi ingredienti , stessa composizione sociale interclassista, stesse benedizioni ecclesiastiche, quasi quasi gli stessi imprenditori (ma almeno ci sono, a casa le super SUV, largo ai pulman per apparire "popolari"; sembravano "azzerati" dal Prof. Bocconi-Monti). Una bella botta per Renzi che sperava di accaparrarsi questa fetta di elettorato e che dovra' contentarsi dell'elettorato cattolico di sinistra , piu' ridotto numericamente. Altro che rottamazione . Renzi non ha compreso che la Politica e' una ccosa difficile sopratutto nel nostro paese ed ogni faciloneria si paga cara. 

......................Ma un politico di lungo corso come l’ex segretario del Ppi Pier Luigi Castagnetti, venuto qui soltanto a curiosare, dà una lettura diversa: «Di questi tempi è molto, molto difficile “cammellare”...». Gente normale, arrivata di sua volontà e con le sue gambe, dunque. Ed attraversando le file, guardando in faccia le persone e come sono vestite, ma soprattutto, ascoltando i discorsi dal palco, si chiarisce meglio la sorpresa: non è liberista ma semmai interclassista e con una ambizione popolare il «partito» di Luca Montezemolo e Andrea Riccardi, della Cisl, delle Acli e della Comunità di Sant’Egidio.  

Eloquenti alcuni passaggi dell’intervento di apertura di Montezemolo: «La crescita non la porta la cicogna, ma le imprese e chi lavora nelle imprese»; «il più grande patrimonio delle aziende sono le donne e gli uomini che ci lavorano» (e in platea il leader della Cisl Raffaele Bonanni applaude); «occorre ripensare il Welfare in chiave di crescita e solidarietà»; «oggi più che mai chi lavora e chi produce sta sulla stessa barca»; «oggi iniziamo a costruire un movimento civico, liberale, popolare e riformista». Certo, il messaggio forte della Convention è quello che riguarda il governo Monti, un messaggio subliminale che - dagli interventi di Montezemolo e Riccardi - si sintetizza così: chi ha apprezzato quella esperienza, voti per questa Lista. Certo, i principali interventi hanno battuto tutti sulla rottura con «venti anni di politica senza scelte», ma con una costante connotazione interclassista (come si diceva ai tempi della Dc) che ha attraversato anche gli interventi dei leader degli altri due movimenti, Comunità di Sant’Egidio e Acli, che in attesa della Cisl hanno veicolato la gran parte delle persone presenti. Il presidente delle Acli Andrea Olivero ha detto: «Siamo per riformare il Welfare non per smantellarlo». E il ministro per la Cooperazione Andrea Riccardi: «Vorremmo che questa Repubblica fosse capace di coniugare la crescita economica con la solidarietà, perché la prima non esiste senza la seconda». E quanto al leader della Cisl Raffaele Bonanni stavolta ha preferito non intervenire, immaginandosi come un ponte verso l’Udc di Casini, tanto è vero che è restato a braccia conserte quando Montezemolo ha scandito: «Non potremo accettare gattopardismi!». ....................

Camusso : su produttività ancora punti critici


orso castano : riprende il confronto dialettico tra capitale e lavoro. Era ora, finora un blocco assurdo aveva  lasciato questo spazio immenso alla finanza che lo aveva rapacemente occupato tutto distruggendo , alla sua maniera, il tessuto produttivo, il capitale di rischio, l'innovazione tecnologica , mettendo al primo posto la speculazione finanziaria. Speriamo bene . I finanzieri o esperti di finanza , che dir si voglia, non sono dei politici e non sanno fare questo mestiere. E' ora che si facciano da parte.

da


Roma, 16 nov. (Labitalia) - Il leader Cgil, Susanna Camusso, scrive alle imprese per "formalizzare" i nodi ancora aperti sull'accordo per la produttività "non risolti dalle risposte ricevute nell'incontro della settimana scorsa". Un confronto, quello sulla produttività, scrive ancora Camusso, "che è nato male, non tiene conto delle relazioni sindacali e di svolgimento della stagione contrattuale, proposto dal governo che continua per contro a non attivare politiche per la crescita". Cinque comunque i nodi ancora da sciogliere e che la Cgil ripropone "nell'esercizio di responsabilità che la stagione richiede e che la Cgil ha sempre praticato": democrazia e rappresentanza; tutela del potere d'acquisto; strutturalità delle risorse; demansionamento; controllo a distanza, oltre alla "preoccupazione" per l'imminente legge delaga sulla partecipazione.Sulla democrazia e la rappresentanza, si legge, la Cgil chiede in sostanza un "avanzamento dell'accordo del 28 giugno", senza rinvii sui criteri per la certificazione degli iscritti nonché di quelli relativi al voto dei rappresentanti in forma proprozionale delle Rsu. La questione, prosegue la lettera, "permetterebbe la riparazione di un vulnus all'accordo stesso" determinato dall'esclusione della Fiom da tavolo delle trattative con Federmeccanica per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Le risorse che il governo farà affluire sulla produttività, inoltre, dovranno essere "strutturali" anche se di questo tema, denuncia ancora la Cgil, "non si trova nella discussione parlamentare in atto". Camusso esprime "grande preoccupazione" sulle condizioni "peggiorative" e di "riduzione di diritti" che il testo dell'accordo, così come delienato dalle imprese, potrebbe produrre su demansionamento e controllo a distanza.Tutti temi, questi, che riguardano "aspetti non marginali o lessicali del testo, ma di sostanza delle relazioni", scrive ancora Camusso, che nella lettera torna a chiedere per riparare al vulnus di democrazia e rappresentanza, ...............Quanto alla politica salariale, si legge ancora nella lettera inviata a Abi, Ania, Rete imprese Italia, Alleanza per le Cooperative e Confindustria, questa "deve trovare una sua composizione con la tutela del potere d'acquisto funzione essenziale del contratto nazionale di lavoro che trova espressione nei minimi contrattuali". Un tema, questo, conclude Camusso, "ancor più rilevante in presenza della crisi, della diminuzione dei consumi e di un'assenza di politica dei redditi". E avverte: "Ci parrebbe grave che una nuova rottura si producesse mentre ci apprestiamo ad affrontare un 2013 ancora più pesante nei suoi effetti sul lavoro e sulle imprese, di quanto già visto nei 4 anni di crisi alle nostre spalle".

sabato 17 novembre 2012

questo e' il governo!! ancora tagli al servizio pubblico. Viva il privato , napolitano che dice ? Dalle sue parole la cosa non lo turba, speriamo di sbagliarci, dicono che sia di sinistra......


Governo e Parlamento
Patto Salute addio? Scaduto il termine del 15 novembre. Scattano 13 miliardi di tagli 16 NOV - E' scaduto ieri, nel silenzio di Governo e Regioni, il termine fissato dalla Spending review per la sigla del Patto per la Salute. A questo punto scattano le misure previste per beni e servizi, posti letto e per l'acquisto di prestazioni dal privato accreditato. Ma anche su farmaci e altri settori previsti dal decreto Tremonti.

giovedì 15 novembre 2012

Napoli, rissa al comizio di Bersani fra studenti e servizio d'ordine Pd


da    :  http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/
orso castano : Bersani non meritava ma la situazione rischia dinsfuggire3 al controllo dei partiti  che in parlamento si autodefiniscono "di sinistra". LA SITUAZIONE  ECONOMICA ED OCCUPAZIONALE E' PESSIMA E STIAMO CAMMINANDO SUL FILO DI UN RASOIO. LE MANIFESTAZIONI EUROPEE DANNO LA DIMENSIONE  DI QUESTO BALLO VICINO AD UN PRECIPIZIO. MEGLIO CHE QUESTO GOVERNO CHE STA DANDO MAZZATE E COLPI DI CODA DA VERO "DESTRO ILLIBERALE" PRIMA DI CHIUDERE I BATTENTI.SE NE VADA AL PIU' PRESTO PRIMA CHE LE PIAZZE SI RIEMPIANO DI GENTE "ARRABBIATA" E SENZA UNA CHIARA PROSPETTIVA POLITICA!!
NAPOLI - Momenti di tensione durante il comizio di Pier Luigi Bersani a Napoli. Poco prima che il segretario iniziasse il suo intervento al Teatro Augusteo, una trentina di appartenenti a collettivi studenteschi campani ha fatto irruzione in sala urlando: «Tutti-liberi», mostrando immagini degli scontri di ieri nelle piazze italiane. Comizio interrotto e intervento energico del servizio d'ordine del Pd. Si scatenata una rissa in teatro.
CINQUE MINUTI DI CAOS - Volano schiaffi e insulti. Il segretario democrat, spento il microfono, resta a guardare attonito la scena. Gli studenti provano ad esporre uno striscione che però viene prontamente rimosso. Uno di loro riesce a prendere il microfono e per circa un minuto ricorda gli scontri del giorno precedente . «La colpa è anche al Pd che sostiene il governo Monti». Il tutto dura cinque lunghissimi minuti, fino a quando tra i fischi assordanti del pubblico che gremisce all'inverosimile il teatro, gli studenti vengono allontanati.
Alessandro Chetta15 novembre 2012

Torna la finanza creativa


La scuola di finanza creativa, fondata dall’ex ministro dell’economia e delle finanze Giulio Tremonti all’inizio di questo millennio, venne chiusa frettolosamente dal suo stesso fondatore nel 2009 (DL 207/2008, L 14/2009) dopo il clamoroso fallimento della seconda operazione di vendita di immobili pubblici mediante procedure di cartolarizzazione (e che costò agli enti coinvolti circa 1,7 miliardi di euro per rientrare in possesso degli immobili conferiti nell’operazione). Che cosa s’insegnava in questa scuola? Si esponevano le tecniche di istituti finanziari innovativi: cartolarizzazioni, operazioni su derivati, swap, ad alto contenuto d’ingegno (ecco perché era “finanza creativa”) capaci, sostanzialmente, di creare denaro dal nulla (un po’ come il gatto e la volpe che suggeriscono al credulone Pinocchio di sotterrare le 5 monete d’oro nel campo dei miracoli; dalla semina, sarebbe nato un albero carico di zecchini). Ora, sentendo l’annuncio del lancio,da parte della Regione Piemonte, di due fondi immobiliari che, attraverso complesse operazioni di ingegneria finanziaria, dovrebbero portare nelle casse regionali, in tempi rapidi, 600 milioni di euro (e si dice che i fondi dovrebbero addirittura già generare redditività da metà del 2013), sembra che la scuola tremontiana (si spera non quella del gatto e della volpe) abbia riaperto i battenti in Piemonte.
Dice la Regione (da quanto si apprende) che nel primo fondo – definito Fondo immobiliare regionale (Fir) - confluiranno beni per 500 milioni di euro. Comprenderà i 250 milioni di euro di valore del futuro grattacielo della sede regionale, altri immobili della Regione e quelli non strategici degli ospedali; avrà una durata ventennale, potrà indebitarsi per 200 milioni, e le quote di partecipazione saranno del 33% della Regione e del 66% di investitori privati (manca un 1%, ma poco rileva). Nel secondo – definito Fondo immobiliare sanitario (Fis) - confluiranno immobili degli ospedali per 1 miliardo di valore, avrà durata venticinquennale, potrà indebitarsi per 350 milioni, le quote di partecipazione saranno per il 66% delle aziende ospedaliere e per il 33% di investitori terzi (manca anche qui un 1%, ed i terzi, in questo caso, sono “investitori etici”: fondazioni bancarie, fondi pensione). Questa, in sintesi, l’operazione. Si ricorre cioè ad uno strumento: il fondo immobiliare che, in base alle sue regole di funzionamento, riunisce più beni immobili appartenenti a soggetti diversi, ne affida la gestione ad una società professionale esterna (definita: società di gestione del risparmio – sgr), che provvederà a venderli, locarli, permutarli, rivalorizzarli; attraverso queste operazioni, la società assicurerà una redditività del patrimonio immobiliare del fondo, non conseguibile se ogni immobile fosse gestito singolarmente. I soggetti che possiedono quote del fondo ottengono un reddito (ma non si deve dimenticare che partecipano anche alle perdite, particolarmente pesanti di questi tempi a causa della crisi) in base alle quote possedute. La sgr cercherà di aumentare il valore dei capitali raccolti minimizzandone le perdite, e ripartirà il risultato netto della gestione. Trattandosi di strumenti finanziari, i fondi immobiliari sono disciplinati dalle norme sull’intermediazione finanziaria (d. legislativo 58/1998). La Banca d’Italia ne approva la regolamentazione e ne monitora l’attività.Dunque, il ragionamento è semplice. La Regione constata: siamo senza soldi. Come possiamo farne rapidamente? Raccogliamo immobili sui quali possiamo dire la nostra (così si pensa per gli immobili ospedalieri), costituiamo un fondo, lo affidiamo ad una sgr la quale, nel momento in cui acquisisce la disponibilità di una massa patrimoniale importante, ci anticipa subito una somma: i 600 milioni prima ricordati (anche le cartolarizzazioni funzionavano più o meno così: fare rapidamente cassa, senza valutazione dei risultati; se poi erano fallimentari, lo Stato – o gli enti che vi avevano fatto ricorso - ripianavano il buco, ovviamente con denaro del contribuente). Per dovere di verità, occorre dire che anche lo Stato sta pensando, in questo momento, ad operazioni simili per gestire la valorizzazione (vendita, locazione, permuta) del suo patrimonio - l’ormai noto “mattone di stato”. Però, guarda caso, pensa di farle fare alla Cassa depositi e prestiti, la più potente banca che oggi esiste in Italia e che – altro particolare non insignificante - è sua. Non risulta che nei piani della Regione sia ipotizzabile un analogo intervento. In ogni caso, trattandosi di operazione ormai solennemente annunciata, merita procedere a qualche approfondimento per analizzarne la fattibilità. Ovviamente lo si deve fare tenendo presenti le norme sui fondi immobiliari, perché è di questo che si parla. Ma è proprio alla luce di queste regole che qualcosa non torna.
Per costituire fondi immobiliari e renderli operativi, i tempi non sono proprio così brevi; né sono tali quelli occorrenti per trovare gli investitori che ne acquistino le quote. Inoltre, se i beni da conferire nei fondi sono beni patrimoniali disponibili, cioè da mettere liberamente sul mercato, l’operazione è facilitata. Chi opera nel settore vede soltanto, in questo caso, l’esigenza di separare i beni che danno già un reddito (per esempio, case o terreni locati, facilmente stimabili), da quelli che devono essere valorizzati (carceri, caserme, altri beni demaniali, per questo inizialmente non stimabili) perché lo possano generare. Questi elementi sfuggono nel caso Regione. Nel primo fondo (stimato in 500 milioni di euro e sulle stime, per quanto appena detto, forse bisognerebbe aspettare) conferirebbe un bene, tuttora non esistente, pari alla metà del valore del fondo: la sua sede futura. Ma è un bene che fa già parte del suo patrimonio? Oggi sembrerebbe di no poiché (per quanto si sa e per le procedure realizzative scelte: leasing in costruendo) apparterrà alla Regione quando avrà corrisposto al costruttore il valore del manufatto. E poi, quale sarà la redditività futura di un bene che sarà utilizzato per fini istituzionali? La Regione pagherà alla società di gestione un affitto per consentirle di chiudere in positivo il conto economico e, conseguentemente, remunerare gli investitori, compresa se stessa? E come restituirà alla sgr le somme inizialmente anticipatele? Non c’è dubbio che sono un debito che, prima o poi, va onorato. Per un groviglio di norme finanziarie e patrimoniali, la questione diventa dunque complessa. Considerazioni analoghe si possono fare sul secondo fondo che dovrebbe accorpare gli immobili ospedalieri definiti “core” cioè, se si capisce bene, proprio quelli destinati all’attività di ricovero. Saranno le aziende sanitarie a pagare un affitto per poter occupare gli immobili e consentire alla società di gestione, analogamente a quanto detto prima, di chiudere in nero il conto economico? Se non c’è utile economico, ed a meno che non si vogliano trasformare in benefattori con elargizioni a fondo perduto, gli investitori terzi, anche se “etici” scappano. Per le considerazioni fatte, sarebbe utile conoscere meglio la reale composizione dei beni che confluiranno nei due fondi.

A conti fatti la Regione Piemonte, vittima di operazioni di finanza creativa ereditate dai precedenti governanti, non si avvii sulla stessa strada. Pensi sempre ai poveri cittadini che, già oberati dai debiti sui derivati, in un domani potrebbero trovarsi a dover pagare cari prezzi per altre operazioni di ingegneria finanziaria. Prima di agire, chieda subito alla Corte dei conti, come promesso dall’assessore al bilancio Giovanna Quaglia, che cosa pensa del progetto. La finanza seria e che dà risultati positiviè sempre quella reale, non quella creativa.

Mapolitano: il "buon migliorista" cambia il pelo ma non il vizio.

orso castano : le parole del Presidente Napolitano destano un grande allarme. Forse non si rende conto fino in fondo della fortissima opposizione che in tutta Europa si sta manifestando, ma siamo solo agli inizi, contro un sistema di pensiero che vuole relegare l'intervento del settore pubblico a ruoli fortemente marginali.  I veri conservatori sono gia' ben annidati ed accoccolati , per non dire saldamente insediati e protetti dal sistema politico nel settore pubblico e sono le migliaia e migliaia di culi di pietra nei posti di potere che si danno il cambio , siano essi di destra e di sinistra, che loro stessi svuotano di ogni significato politico, (e gli "scandali , anzi il magna magna denunciato sulla stampa che mister Rutelli ed il PD Ambrosoli , lumbard mascherato, vorrebbero mettere a tacere con un enorme bavaglio e con la scusa della diffamazione a mezzo stampa. Se Napolitano vuole un vero cambiamento nella Sanita', lo deve dire chiaro : no' ai privati nella sanita' pubblica, fuori i culi di pietra che occupano tutti i posti di potere, no' alla dequalificazione della sanita' pubblica dando addirittura piu' potere clinico agli infermieri per problemi di costi , apertura di un serrato e diffuso dibattito in tutti i luoghi di lavoro della Sanita' per ascoltare le voci di chi ci lavora da decenni e che ha le idee ben chiare su cosa non va e come si dovrebbe cambiare , RISPARMIANDO E TANTO. Ma dubitiamo che Il Presidente voglia percorrere una strada che porterebbe ad uno scontro di potere e ad abbattere consolidate poltrone che fanno tanto comodo a qualche politico, magari bocconiano.

Intervista all'ex Ministro Sanita' Fazio................Quali sono le innovazioni principali inserite nel suo Ddl? 
A mio avviso le innovazioni più significative a livello strutturale sono due. La prima è relativa alle norme sulla sperimentazione clinica, provvedimento chiave per dare il necessario rilancio al sistema produttivo in sanità. Semplificare e modernizzare le regole per le sperimentazioni cliniche, sia di fase uno che di fase due e tre, stimolerebbe, infatti, l'interesse dell’industria internazionale per il nostro Paese con un conseguente aumento del Pil italiano stimato tra i 300 e i 500 milioni l’anno. Aumento di cui credo l’Italia in questo momento abbia bisogno. La seconda innovazione strutturale è, invece, relativa alla riforma degli ordini professionali.
 
Il decreto Balduzzi è legge. È un decreto che riforma la Sanità e in particolar modo incide sul rapporto territorio-ospedale a lei molto caro. Che valutazione dà del provvedimento?
Il giudizio complessivo è positivo, soprattutto per quanto riguarda la riforma territoriale. L'attuale esecutivo ha infatti proseguito sulla strada che avevamo tracciato per fortificare l'integrazione dei presidi ospedalieri con il territorio mettendo al centro il paziente. Anche per quanto riguarda le politiche relative all’intramoenia condivido l’impostazione che è simile a un articolo del Ddl che era in discussione alla Camera.
Una riflessione a parte è invece d'obbligo sull'aggiornamento dei Lea che, a mio parere, da tempo necessitano di una revisione e di un adeguamento proprio per evitare di intervenire, come invece di fatto sta avvenendo, con tagli lineari sulle spese relative alla strumentazione e ai dispositivi medici con le probabili conseguenze di riduzione della qualità delle cure e di depressione dello sviluppo.
...................................
 
E per quanto riguarda invece la parte sulla dirigenza sanitaria?
Da tempo sostengo che è necessario pensare a un cambio del metodo di nomina e di valutazione dei vertici ospedalieri e delle Asl in base anche alle performance con l’obiettivo di avviare un auspicabile processo di depoliticizzazione della sanità. Al contrario, l'attuale provvedimento che abolisce la chiamata diretta e non permette ai direttori sanitari di scegliere i primari rischia di ingessare il sistema chiudendolo e creando, di fatto, una struttura piramidale a ingresso dal basso che disincentiva l'ammodernamento.
L’obiettivo delle aziende ospedaliere e delle Asl deve essere quello di diventare delle aziende reali, con la definizione di un chiaro sistema di incentivi e di punizioni.

 
Cosa pensa dei tagli e dei prezzi di riferimento?
Una revisione delle metodologie di acquisto appare necessaria, soprattutto in alcune Regioni. Il rischio è quello di diminuire sensibilmente la qualità dei beni e dei servizi offerti dal settore sanitario soprattutto se il contenimento economico è concepito in prezzi di riferimento basati sui costi e non sulla qualità. Questo provvedimento rischia di ridurre ulteriormente la qualità dei beni e servizi e di mettere in grave difficoltà le industrie produttrici.
Per quanto riguarda i tagli, si parla di 8/9 miliardi all'anno dal 2014, in parte relativi alla manovra Tremonti e in parte alla nuova manovra del governo attuale. A questi però occorre aggiungere il blocco dell’articolo 20 che non viene calcolato nel Fondo sanitario nazionale, e che ammonta a circa 2 miliardi l’anno, ma che, in realtà, rappresenta i fondi per il finanziamento per l’edilizia sanitaria, per le infrastrutture e per le alte tecnologie.
A questi tagli vanno aggiunti quelli sull'industria farmaceutica, beni e servizi e farmacie. Tutte iniziative che rischiano seriamente di bloccare lo sviluppo del settore sanitario.
 
È dunque necessaria una riforma strutturale. Come farla in assenza di fondi?
A mio avviso, anche in assenza di fondi è possibile lavorare per ottenere un cambiamento vero e percepito dal pubblico che punti all’eliminazione dell’inappropriatezza, alla razionalizzazione della spesa e alla riduzione degli sprechi con il conseguente miglioramento dell'efficacia del sistema.
È necessario intervenire rendendo realmente trasparente la governance del sistema sanitario mediante i meccanismi di valutazione delle performance già esistenti. I cittadini devono avere accesso ai dati utili per poter scegliere in modo consapevole dove indirizzare i percorsi di cura e di diagnosi. È quindi necessario rendere pubblici i dati relativi alla produttività, all'appropriatezza, all'efficienza e all'efficacia degli esiti. Si tratta di una modalità di gestione delle informazioni che all'estero esiste da tempo e che è facilmente realizzabile grazie a un portale web. Avevamo lavorato a questo progetto ma in questo momento appare tutto fermo.
In assenza di fondi è inoltre necessario pensare a interventi fiscali per sostenere gli investimenti in sanità per evitare di bloccare a tempo indeterminato il settore nell'attuale situazione di crisi finanziaria. Defiscalizzare il project financing, non in favore delle imprese ma in favore delle Regioni e facilitarne il ricorso, conferirebbe agli organismi territoriali una riduzione delle spese di investimento. Si tratta di un provvedimento realizzabile anche solo tramite un emendamento al Ddl dello scorso esecutivo.
 
In questo momento di contenimento dei costi occorre ripensare al ruolo del privato in sanità?
In questo momento così delicato il privato è l'unico a poter immettere risorse nel sistema. Per questo il rifiuto di un suo ruolo all'interno del settore porterebbe inevitabilmente alla distruzione del sistema universalistico che invece può essere reso sostenibile proprio grazie a un rapporto positivo, controllato e governato tra pubblico e privato. La governance pubblica, fondamentale e alla base del nostro sistema universalistico, non deve infatti essere confusa con la gestione unicamente pubblica, che appare invece come un'idea vetero-statalista.
 
Che valutazione dà invece del suo successore al ministero della Salute?
................ In momenti come questi è invece essenziale lavorare in un'ottica di rilancio del sistema produttivo partendo dalle reali possibilità di intervento proprio per dare al settore un’alternativa possibile.
 
Dalle politiche nazionali passiamo invece a quelle regionali della salute. Vorrei sapere che ne pensa della proposta di Legge Palumbo di far tornare la sanità in capo allo Stato, condivide l’idea che il federalismo sia da rivedere?
La mia esperienza di Governo è durata tre anni e mezzo e mi sono reso conto che, se escludiamo le leggi manifesto oppure le norme condivise da tutti come le cure palliative, lo Stato in materia di Sanità può prendere decisioni solo tramite accordi Stato-Regioni.  Si tratta evidentemente di un compromesso che mette in difficoltà il Governo centrale e il Parlamento e che li rende dipendenti in tanti aspetti dagli organismi territoriali.
Non solo, moltiplicando per 21 quelli che sono i decisori sulla sanità e in assenza di regole precise sull’aziendalizzazione e sulla non politicizzazione della sanità stessa, i problemi di fatto non si sono risolti ma, anzi, si sono moltiplicati. La realtà che stiamo vivendo sottolinea come sia necessario un intervento per mettere ordine al sistema e per permettere al Parlamento di poter legiferare anche in
materia di sanità.
 
Ma secondo lei affidare la sanità alle regioni è stato un errore?
Io ho sempre pensato che il sistema “Beveridge” centralizzato fosse complicato e che quindi un aiuto da parte delle regioni avrebbe potuto rendere la gestione sanitaria nazionale più agile a condizione dell’esistenza di una reale collaborazione tra gli organismi territoriali e lo stato centrale.
 
Parliamo del caos vaccini che ha coinvolto la Sanità nelle ultime settimane, qual è la sua opinione?
I vaccini rappresentano una materia delicata anche e soprattutto perché coinvolgono in prima persona e in poco tempo un’ampia fascia di popolazione. Anche nel corso del mio periodo al Governo ci sono state delle criticità che hanno sollevato delle problematiche ora risolte.  Nel caso contingente il mio parere è che un aggregato di proteine non di membrana non possa essere nocivo. Credo che il problema sia stato la gestione della situazione in modo troppo allarmistica.
 
Stefano Simoni


Ora l'opinione di Ivan Cavicchi


.........Poi il presidente dice cosa dovremmo fare: evitare interventi sommari, non essere conservatori, guardare avanti e lontano. Il primo riguarda le politiche di governo, il secondo i critici delle politiche di governo, il terzo entrambi. Napolitano ha confermato quanto dichiarato recentemente al congresso dei chirurghi quando ha detto che i limiti economici non possono ledere i diritti per cui è necessario “ricercare” nuove soluzioni che riescano a tenere insieme diritti e restrizioni finanziarie.
 
Ora cerchiamo di capire la logica del presidente:
- lo scopo …costruire delle compatibilità;
- il mezzo…utilizzare al meglio le risorse;
- le condizioni…attuare politiche distinte di miglioramento e di cambiamento.
 
In questa sequenza logica che condivido, l’unica differenza tra me e Napolitano, è terminologica, io non userei la parola “compatibilità” ma la parola “compossibilità”, ma è chiaro che nelle intenzioni del presidente le due parole sono sinonimi, per “compatibilità” egli intende il far coesistere il diritto alla salute con le restrizioni finanziarie.
 La filosofia di fondo di questo ragionamento è quindi tutta nel sottoporre un valore, il diritto alla salute, dato un preciso contesto, alle condizioni che riescono ad esprimerlo attuandolo…quel famoso inciso, rimarcato nel testo parlato per ben due volte, “a patto che…” :
- la salute dipende in meglio o in peggio da quei “condizionali” che sapremo mettere in campo…quindi dalle politiche che riusciremo ad esprimere;
- dovremmo “ricercare” tutto quanto è in grado di assicurare la compatibilità/compossibilità tra il diritto e i limiti.

 In sostanza l’operazione “oracolare” che fa il nostro presidente è:
- giustificare i tagli perché c’è la crisi;
- dichiarare che i tagli pongono un problema di compatibilità;
- criticare gli interventi sommari;
- scaricarci addosso la responsabilità del cambiamento;
- se non si è in grado di cambiare si perde il diritto alla salute;
- se ciò accade la colpa non è dei tagli ma di chi non riesce a cambiare;
- chi non riesce a cambiare è un conservatore;
- i conservatori sono il nostro problema principale.

 
Napolitano sa benissimo, che il definanziamento del sistema sanitario in particolare se attuato con “interventi sommari” distrugge i margini della compatibilità, inducendo atteggiamenti difensivistici se non conservatori. Il presidente ci dice che dobbiamo “ricercare” soluzioni di cambiamento e ci spinge a guardare “avanti e lontano” cioè a trascendere la politica dei tagli con un altro genere di politiche.
 L’operazione del presidente è quella di spostare il problema dai tagli ai conservatori quasi a dirci che il vero problema non sono i primi perché necessari e inevitabili ma i secondi che al contrario sono un ostacolo. Di fronte all’inevitabilità dei tagli non possiamo fare altro che “guardare avanti e lontano”. I conservatori sono coloro che non riescono a guardare avanti e lontano.
 L’obiezione che io avanzo, condividendo il disagio di Fassari, è la seguente: signor presidente i conservatori sono reali più dei tagli, cioè esistono in quanto tali e molti di loro in buona fede difendono la sanità pubblica, molti altri non hanno semplicemente idee da spendere ...questi ultimi sono in tanti, e difficilmente riducibili, e sono ovunque a partire dalle istituzioni che comandano. Allora mi chiedo, signor presidente, se non sia il caso essere più espliciti nell’indicare il cambiamento che serve per rimuovere l’antinomia tra i tagli che solleciterebbero un cambiamento e i conservatori che per una ragione o per un’altra, non riescono a rispondere a tale sollecitazione.
 Forse signor presidente servirebbe una riforma perché no? Qualcuno di noi da tempo sta provando a dirlo. Se proprio non è una riforma qualcosa che gli somigli. Signor presidente se non si rimuovono le contraddizioni che vi sono tra la necessità di tagliare e quella di cambiare, si chiude la partita dell’art. 32. Senza un cambiamento i tagli saranno devastanti perché le volenterose misure di miglioramento o di riordino alle quali stanno dedicandosi le regioni saranno insufficienti. Se così fosse Lei, come oracolo, farebbe certamente una brutta figura ma noi tutti perderemmo il diritto alla salute.
 

Ivan Cavicchi        13 novembre 2012

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ROMA - La salvaguardia del servizio sanitario nazionale «credo che sia compatibile anche in prospettiva di una maggiore selezione e riduzione della spesa pubblica a patto che ci sia la ricerca di soluzioni razionalizzatrici ed innovative». A dirlo, all'indomani dell'annuncio di nuovi tagli alla Sanità, è il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della giornata della ricerca sul cancro. Il capo dello Stato invita però a «guardarsi da atteggiamenti puramente conservativi e difensivi dell'esistente».
Salvaguardare il servizio sanitario nazionale. Il Capo dello Stato invita anche a guardarsi da «critiche distruttive giudizi sommari» perchè «dobbiamo guardare avanti, dobbiamo guardare lontano e saper utilizzare al meglio le risorse che sono della collettività e dei cittadini». «Balduzzi - sottolinea il Capo dello Stato, riferendosi alle parole del ministro appena intervenuto al Quirinale - ci ha parlato di alcuni propositi del governo sul servizio sanitario nazionale: io credo che l'istituzione del servizio, 34 anni fa, e per decisione bipartisan fu un grande balzo in avanti» per il progresso del paese. 
La ricerca. «L'intervento pubblico e privato in tutti i settori della ricerca è una priorità da far valere ancora più in tempi di crisi come quella attuale. Ho battuto molto su questi temi e spero che il messaggio sia stato accolto anche attraverso le decisioni del governo e le iniziative del ministro Balduzzi», aggiunge il Capo dello Stato.