mercoledì 25 febbraio 2009

DANNATE O.N.G. : I somali affamati ridevano delle tre signore obese

alcune riflessioni di Giulietto Chiesa sull'11 settembre.....c'entra con l'Africa , commentate!

L'antropolgo Alberto Salza accusa. E spiega il fallimento della copperazione internazionale in Africa. Dove con gli aiuti arrivano ignoranza, arroganza, stupidita. E amore. Il nemico peggiore Lo sai perché non abbiamo io sviluppo economico, in Africa?». La domanda è di Ater, ragazzo dinka del Sud Sudan sopravvissuto alla guerra civile, ogni giorno della sua vita. Gli rispondo, da pater-nalista: «Dimmelo tu», «Ascolta e non fare battute», dice luì, severo come chi è cresciuto temendo il suono di ogni aeroplano. «Il fatto è che noi africani divìdiamo tutto. Voi siete fortunati: ave­te l'egoismo su cui costruire la ric­chezza». Nelle chiese di Lalibela, in Etiopia, avevo incontrato gli eremiti, che ancora oggi si acquattano sulle membra semimummificate di chi li ha preceduti in fetidi buchi delle pareti, come piccioni. Qualcuno porta loro da mangiare. Qualcun altro riceve qual­cosa. "Non è così difficile moltiplicare pane e pesci", avevo detto a me stes­so, "è molto più complicato divìderli". Come ha scritto Seyyed Hosseìn Nasr in Ideali e realtà dell'Isiam: "La carità materiale oggi in auge riduce l'uomo a una bestia: gli da cibo e vestiti, ma lo priva di protezione. Gli insegna a cam­minare, ma gli toglie la vista, la sola che potrebbe indicargli dove andare". Tra gli esperti, l'Indice di Povertà Umana (HPI. misura di deprivazione) sostituisce l'obsoleto Indice di Svilup­po Umano (HDI, misura di progresso). Quest'ultimo sì basava su: aspettativa di vita, istruzione e livello di sopravvi­venza. L'HPi analizza le stesse compo­nenti, ma con il cannocchiale a rove­scio: assenza di longevità ("Ce la farò o no a superare i quarant'anni?"). edu­cazione ("QuaI'è il mio livello di analfabetIsmo?") e benessere ("Quanto pos­so contare su acqua pulita e servizi sanitari? Quanti dei miei bambini sotto i cinque anni sono sottopeso?"). Su 108 Paesi in via di sviluppo, la CIA (proprio loro: cia.gov/library/publications/the-world-factbook/rankorder/) stila una classifica. La miseria assoluta è privile­gio dell'Africa: 1) Ciad: 2) Mali; 3) Bur-kina Faso; 4) Etiopia: 5) Niger: 6) Gui­nea; 7) Sierra Leone; 8) Mozambico; 9) Benin; 10) Guinea Bissau. E allora diamo il via ai quattro cava­lieri dell'apocalisse degli aiuti all'Afri­ca: Ignoranza, Arroganza, Stupidità e Amore, in volo sui candidi aerei del-l'Humanitarian Air Service delle Nazioni Unite. L'ignoranza costa un sac­co dì soldi. Nel nord del Kenya, per esempio, una ong ha costruito un impianto per la lavorazione della car­ne bovina: tre milioni di euro spesi. I turkana della zona, però, si rifiutano dì vendere le vacche. A me è stato chiesto dì organizzare un'importazione clandestina di bestiame oppure dì capirci qualcosa. «Vedi, noi abbiamo un proverbio», mi ha detto un turka­na grattandosi l'acconciatura di fan­go blu che nasconde un osso del­l'antenato. «Il sentiero delle capre va al mercato; quello delle vacche in­contra il sentiero delle capre, ma al mercato non ci va».Le vacche, per i turkana. sono capita­le sociale: servono per matrimoni e cerimonie. Non si possono vendere vecchie amiche cornute a un mattato­io dipinto di bianco, Bastava chiedere. L'arroganza parte da lontano. Come scrìve Yasunari Kawabata, in La casa delle belle addormentate-. "Qualunque vita, per quanto inumana, con l'assue­fazione diventa umana". Ma noi ad­detti all'aiuto umanitario, la settima in­dustria al mondo, non ci crediamo. Così in Ogaden, al confine tra Etiopia e Somalia, ho chiesto quale fosse il quantitativo minimo di vita. Alcune ri­sposte: "Mangiare una volta ogni due giorni e una pillola medicinale al me­se". "Avere dieci pecore, undici figli e vìvere sull'altopiano desertico: la mia, di vita". "Una vita che ti lasci vivere". "Non te lo dico. Tu non sei uno dì noi". Allora ho permesso che le Spe­cial Forces americane, in Ogaden per l'invasione della Somalia, lasciassero per un giorno intero i malati dell'ospe­dale di Gode sotto il sole rovente ("Co­sì imbianchiamo le corsie, che fanno schifo"), e che poi vaccinassero i cam­melli puntando le mi­tragliatrici sui pastori (dialogo urlato: "Ci volete avvelenare le bestie!"; "È per il vo­stro bene, ignoran­ti!"). Dato che siamo come soldati in guer­ra contro miseria e ingiustìzia, nel nostro lavoro ci vorrebbe una disciplina asso­luta. E invece lascia­mo che gli operatori dello sviluppo appaiano agli occhi de­gli africani come ricconi su costosissi­me fuoristrada bianche, con una fama meritata di ubriaconi e puttanieri, op­pure come poveri diavoli che non san­no bene quello che fanno, se non bec­carsi un lauto stipendio e i benefìt per la famiglia. Un giorno, in Ogaden, aspettavamo gli ispettori del World Fo­od Programme che dovevano decide­re gli aiuti alimentari dopo una care­stia. Avevamo allineato i pastori somali a fianco della pista sterrata. Se ne sta­vano ritti nel vento, sottili come tagli di Fontana. Atterrò l'aereo. Sulla scaletta apparvero tre donne bianche, cosi obese che a malapena riuscirono a scendere. Guardai i somali affamati. Nella calura, le loro linee tremolavano.Stavano ridendo. La stupidità uccide. La mania igienica dell'Occidente am­mazza gli africani. Oggi è di moda la latrina. Ne edifichiamo dappertutto, con esiti comici. In Sud Sudan. una ong ha costruito gabinetti in muratura in mezzo alle praterie, i dinka si sono rifiutati dì entrarci. Spiegazione di uno di loro: «Quella è una casa molto più bella delle nostre capanne. Noi non cachiamo dentro le case». In realtà la latrina può concentrare e proteggere la materia fecale dove il soie distrugge­rebbe i batter!, che così arrivano alla falda acquifera. Sul lago Turkana, in Kenya, due epidemie di colera coinci­sero con la costruzione di due latrine, a distanza di dieci anni. Le capanne di sterco e fango dei samburu impressio­narono una dottoressa svizzera, inviata dall'Organizzazione Mondiale della Sa­nità in Kenya. La accompagnavo, du­rante la carestia del 1984, a visitare i villaggi abbandonati dai pastori. Le mosche erano dappertutto. La signora arricciava il naso e criticava l'igiene ìn­tima dei samburu, gente che mette le vacche in casa per sentirsi bene con il mondo. A un certo punto trovammo un villaggio senza mo­sche. Le coperture delle capanne era­no dì plastica, rica­vate dai teloni blu e gialli degli aiuti umanitari. «Vede che se si impegna­no riescono a tener­si puliti? Niente mo­sche qui», disse la dottoressa. «Mi stia a sentire», risposi «niente mosche si­gnifica niente merda; niente merda in­dica che le vacche sono morte; niente vacche, niente latte. Niente latte, tutti morti, lo preferisco la merda e le mo­sche, signora». Ma è l'amore il nemico peggiore. Per anni ci siamo fatti pren­dere il cuore dai bambini africani. Ave­vano gli occhi grandi e umidi, con le ciglia da fanciulla. Sono i sìntomi del kwashiorkor, una grave forma dì mal­nutrizione infantile per cui la crescita è ritardata, lo stomaco si gonfia e gli ste­roidi non vengono interamente elimi­nati, creando un'azione femminilizzante: viso tondo, ciglia lunghe, occhi lan­guidi. Un giorno venni mandato a di­scutere d'amore con un assassino d'Africa. Se ne stava appoggiato alla sua "tecnica", i! camioncino dotato di mitragliatrice pesante che fa parte del paesaggio in Somalia. Aveva bandoliere e cartucce dappertutto. Era così magro che mi venne da pensare: "So­no i proiettili a tenerlo in piedi". In qualità dì antropologo embedded. avevo l'incarico di scoprire perché i si­gnori della guerra sì fregassero, tra i rifugiati, tutto il cibo destinato a vecchi e bambini. Non è facile parlare a uno così. Non è il fatto che giochi con il kalashnikov a rendermi nervoso. È che è sicuro di sé, al cento per cento. È impossìbile guardarlo negli occhi: non ci tieni a vedere il tuo volto rifles­so, come un bersaglio. Comunque, ci sono sofisticate tecniche dì approccio verbale e gestuale, in questi casi. «Ma che cazzo credete di fare?», dissi spo­standogli la canna del mitragliatore verso terra. «Non dovete rubare il mangiare di vecchi e bambini. Siete uomini adulti, guerrieri!». Invocai la maledizione di Allah: qualche volta funziona, qualche volta non funziona. Sorrise. «Vedo che hai capito», disse. Mi feci guardingo: i somali fregano chiunque. «Capito cosa?», mormorai. «Che gli adulti hanno bisogno di man­giare, per combattere», disse. «Il fuci­le mangia i proiettili. Senza proiettili, il fucile è solo acciaio dì ferro (proprio così, in italiano). E non serve a nien­te», concluse sputando il bolo anfetaminico del qat. «I vecchi e i bambini sono vittime collaterali», disse dolce­mente il miliziano.«I bambini hanno capacità riprodut­tiva, ma niente cultura. Se moria­mo, i nostri bambini saranno alleva­ti come americani». Sputò dì nuovo. «I vecchi hanno la cultura, ma non la capacità riproduttiva. Se rimango­no vivi solamente loro, il nostro po­polo sparirà. Ecco perché noi lascia­mo morire di fame i vecchi e i bam­bini, mangiando il loro cibo. Questa è la tattica. La strategia è che così fa­cendo possiamo salvare il futuro. Dai da mangiare ai vìvi, non ai morti». Per ragionare così duro, ci vuole un amore totale, un amore così puro per la propria gente da amputarne la parte che non serve. «Se non capia­mo questo amore, è meglio che re­stiamo a casa», scrissi nel rapporto. (Alcuni degli episodi qui descritti sono citati dal libro di Alberto Salza Niente. Antropolo­gia della miseria estrema in uscita per Sperling & Kupfer).

per saper di piu' chi e' Salza e per chi opera clicca qui'

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1 commento:

Unknown ha detto...

Quanti soldi vengono dati alle ONG per progetti in Africa ? Lo sviluppo economico di quel continente e' complesso da realizzare, ma non sarebbe ora di effettuare un bilancio serio e critico su quello che e' stato fatto finora dall'occidente? quali e quanti risultati sono stati ottenuti , a fronte dei i soldi spesi, ci risulta , a fiumi? Ancora una volta : questi dati dovrebbero essere pubblicati sul web!!