domenica 1 febbraio 2009

Italia :scarsa innovazione e preoccupazione

Due post un po' contrastanti dal sito PMI.IT : segnali di crescita buoni ma sottolivello /preoccupazione sociale , paghe basse , manager superpagati anche se non riescono a far risalire la china al nostro paese (ma non c'e' qui' Obama a fermare le strapaghe) , lavoro nero , disoccupazione giovanile ...........Forse, senza voler essere pessimisti ad ogni costo, l'EURISPES non ha tutti i torti. Ne consegue che il disagio sociale (non quello dei manager) aumenta e la credibilita' nel sistema (vedi il mito della flessibilita' che arrichisce..) scricchiola. Non c'e' disagio invece per il sistema bancario che sembra (beato lui) solido (ma in concreto che significa?) , e sei milioni di piccole imprese che dovrebbero farci ben sperare......ma se c'e' poca innovazione queste care piccole medie imprese saranno in grado di reggere la globalizzazione? O abbandoneranno il campo non avendo intgeresse a cambiare per crescere e resistere? Staremo a vedere !! da PMI.it , clicca x link di Alessandra Gualtieri , giovedì 29 gennaio 2009 Secondo i dati dello "European Innovation Scoreboard 2008", l'Italia si colloca al di sotto della media europea in quanti a innovazione, nonostante buoni segnali di crescita Secondo i dati del rapporto EIS - European Innovation Scoreboard 2008 - che annualmente valuta il livello d'innovazione europea, nei 27 Paesi UE e in relazione al resto del mondo - il Vecchio Continente continua a risalire la china, colmando il divario che lo separa da realtà come USA o Giappone. Un trend costante ma lento e graduale, così come quello dell'Italia: rispetto a paesi storicamente innovativi come Svizzera, Svezia, Finlandia, Danimarca, Germania e Regno Unito (in cima alla classifica), il Belpaese si piazza però solo in zona "crescita moderata". Nel 2008 le performance risultano stabili, dopo un triennio più altalenante, ma senza eccellere: l'Italia è sotto la media UE27 sia in quanto a grado di innovazione che di trend di crescita. Punti di forza in Italia, le iniziative di supporto all'innovazione e gli incentivi pubblici, con positive ricadute su occupazione e produzione. Il rapporto - promosso dalla Commissione Europea e pubblicato la scorsa settimana - cita anche il trend positivo in quanto a registrazione di brevetti e marchi e lo sviluppo crescente della banda larga nel Paese. Negli ultimi cinque anni buoni risultati sono stati raggiunti anche in termini di alta formazione, con un incremento di nuove professionalità tecnico-scientifiche, tuttavia il settore Risorse Umane ancora debole, così come sono ancora pochi investimenti privati e partnership tra imprese. Tra l'altro, c'è da registrare che paesi tradizionalmente più indietro nella classifica (Spagna, Portogallo e Grecia) sono invece riusciti a raggiungerci e a collocarsi sotto di noi di poche spanne, con un ritmo di crescita, pertanto, ben maggiore del nostro. L'Italia preoccupata del Rapporto Eurispes 2009 di Alessandro Vinciarelli , venerdì 30 gennaio 2009 Stipendi più bassi d’Europa per gli impiegati e da capogiro per troppi manager, giovani preoccupati per il precariato e assenza di lavoro: è la fotografia del "Rapporto Italia 2009" dell'Eurispes È stato presentato oggi il "Rapporto Italia 2009" dell'Eurispes, che da ventun'anni fotografa la società italiana. Una realtà nazionale caratterizzata da stipendi bassi, precariato e assenza di lavoro. E mentre le retribuzioni in Italia risultano le più basse d'Europa, gli stipendi dei livelli dirigenziali risultano quasi quattro volte superiori a quelli degli impiegati che operano nello stesso comparto. Un divario che cresce ulteriormente se si guarda ai top manager con compensi 243 volte maggiori delle retribuzioni medie. Ad essere preoccupati per il problema precariato sarebbero soprattutto i giovani, che in tempo di crisi risentono anche dell'assenza di possibilità lavorative e delle basse retribuzioni. La piaga del lavoro nero continua a colpire soprattutto i lavoratori dai 35 ai 44 anni. Solo il 12,4% ritiene la flessibilità nel lavoro uno strumento per eliminare la disoccupazione. Per la maggioranza questa peggiora le possibilità occupazionali dei giovani e rende il lavoro più incerto. Oltre alla difficoltà generale di trovare un'occupazione, il 39,5% dei disoccupati lamenta anche di non riuscire a trovare un posto corrispondente alla propria formazione. Poco più della metà degli occupati si dichiara soddisfatta del proprio lavoro, mentre il 56,7% non lo è affatto relativamente alla retribuzione, il 49,3% non lo è per l'inadeguatezza delle tutele sindacali, il 61,1% per l'impossibilità di conciliare studio e lavoro ed il 50% per l'impossibilità di avere rapporti con più aziende. In relazione alla crisi economica che sta attanagliando il mondo intero, nel rapporto si legge di un'Italia che può contare su un sistema bancario solido e su un sistema produttivo fondato su quasi sei milioni di piccole e medie imprese, capaci di farci guardare al futuro con più tranquillità...

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